domenica 9 novembre 2014

Bravi

Punto.

Traduzione

Avete l'inglese su un canale stereo e l'originale su un altro. Usate il balance della scheda audio per selezionare la lingua preferita. In alternativa, toglietevi un auricolare. Se la lingua che rimane non è quella desiderate, rimettete l'auricolare che avete tolto, e mettetevi l'altro...

venerdì 7 novembre 2014

Domani (lo streaming)

Ora voglio sentirne ancora uno che chiede: "Ma dov'è lo streaming?"

È qui davanti al vostro naso, va bene? Se vi ho detto che ci sarebbe stato, significa che ci sarebbe stato. Allora chi me l'ha chiesto adesso ora ci si mette davanti e per 20 ore guarda lo schermo nero:












(miiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii quando siete ansiosi! E quanto non sapete aspettare! Per forza poi non ottenete niente! Il famoso "aspettate di vederli nel bianco degli occhi!" che fine ha fatto? Bisogna saper aspettare e bisogna essere carini e coccolosi. Visto come mi sono comportato bene con l'on. Gozi questa mattina? Visto com'era cambiata l'aria? Mi è toccato difenderlo dai giornalisti, giuro. Stradaje a ride.... E comunque, se siete ansiosi voi, figuratevi io! Dovrebbe essere la nostra festa, e io per festeggiarla ho avuto la bella idea di presentare il modello scegliendo come correlatore niente meno che Francesco Lippi, che sarebbe un po' come scegliere di suonare una partita di Bach in costume da bagno di fronte a Bob van Asperen - più 500 persone in sala e tre rosiconi a casa loro col ditino puntato! Il prof. Lippi ha semplicemente detto "a" e già ha trovato una magagna nel modello. Rimediata grazie all'incessante lavoro di Christian. Domani mi triterà, ma va bene così: a me piace crescere, sapete che non mi piace vincere facile, e se ho tendenza a sbattermene delle critiche dei dilettanti, quelle dei professionisti invece me le vado a cercare.

Ribadisco il solito concetto: il prof. Lippi, come del resto il prof. Boldrin, non la pensano esattamente come noi. Ma crescere significa accettare le opinioni altrui e confrontarsi. Lippi finora mi ha aiutato molto a capire i limiti della mia analisi, è stato molto professionale e voi sarete molto cortesi, come sapete essere. Io, viceversa, sono stato tutt'altro che professionale, perché fra i problemi col libro, e la comparsata in tv, non sono riuscito a mandargli in tempo una versione "clean" del lavoro, come avrei voluto. Lo ringrazio tanto più per la disponibilità. D'altra parte, vi segnalo che a me, questa mattina. di "sbranare" l'on. Gozi nel momento in cui succede questo non andava proprio. Non avrebbe avuto senso, tanto più che se questo succede, ciò dipende in parte dal fatto che io e Vladimiro non abbiamo fatto gesti eclatanti, ma scritto libri eclatanti. A proposito di libri, quindi, ricordatevi di Kutuzov, se avete letto Guerra e Pace. E se non l'avete fatto, fatelo prima di domattina - naturalmente fissando lo schermo dello streaming...)

giovedì 6 novembre 2014

Notizie dal CERVED

A seguito dell'ultimo rapporto CERVED segnalato da uno di voi, mi scrive il nostro amico imprenditore di sinistra:

Ti ricordi quanto dicevo su una mail di qualche giorno fa sui rischi di sistema PMI? Dal rapporto cerved 2014 (pag 15): "esistono 24 mila società ad alto rischio che potrebbero entrare in default nei prossimi mesi e che sono esposte per 71 miliardi di euro verso il sistema finanziario". "Solo un miglioramento del quadro macroeconomico (...) potrebbe far ripartire il sistema delle PMI e l'economia italiana". Tieni conto che dal 2008 a giugno 2014 13mila fallite, 5mila in procedura, 23mila liquidate. Vuol dire che rischiamo nei prossimi mesi una valanga di default pari al  60% di tutte quelle saltate nei 6 anni precedenti...


E ora torno a lavorare sul modello...


(a proposito! Mentre qui si lavora, fuori si raglia, oh, come si raglia. Quante persone dall'affettività squilibrata!... Intanto, domattina sono a Omnibus La7 - se interessa. Nel frattempo, al #goofy3 avremo Salvini e Meloni, come sapete, e anche Cuperlo - i miei studenti sono stati entusiasti di scoprire che sono un talebano - ma non sapete che assisterà ai lavori D'Attorre. Tre anni fa non eravamo niente. Oggi siamo nel centro del dibattito. E, pensate un po', non è nemmeno stato necessario fare gesti eclatanti. È bastato scrivere un libro, che io non volevo scrivere. Me lo avete chiesto voi. Quando mi ringraziano per averlo fatto dico sempre che il merito è vostro. Il seguito uscirà il 27 novembre, e non ce ne sarà più per nessuno...)

Ultimi dettagli...

Rientro a casa nella bufera, e vado da Uga.

"Senti, volevo chiederti, ma nella dedica del libro posso chiamarti Uga o preferisci Giulia?"

"Uga, preferisco Uga".

Ormai ha piena consapevolezza di essere un personaggio (astenersi telefono azzurro).

Prima l'editor mi chiama (è un caro ragazzo, quando tutto sarà finito ve ne parlerò). Sapete che nel risvolto di copertina bisogna dire due cazzate sull'autore. Gli faccio:

"Di quante battute deve essere la mia agiografia?"

"Agiografia?"

"Sì, scusa, volevo dire egografia".

Ho anche progettato la seconda edizione del Tramonto dell'euro. 800 pagine. A pagina pari il testo originale. A pagina dispari una cosa così:


Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. Io l'avevo detto. 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Tiratura limitata.

Diventerebbe un oggetto da collezione.

Ma dubito di riuscire a far entrare il mio editore nei paradisi artificiali della metatestualità...



(vado a scrivere la mia agiografia ispirandomi ai grandi modelli...)

mercoledì 5 novembre 2014

Solo il PUD€ parla (il fact checking non paga ogni sabato)

Lo ha detto Celso: "L'informazione è un delinquente che ti tiene alle spalle, mentre un altro delinquente, la troika, ti colpisce alla bocca dello stomaco". Le responsabilità del sistema dell'informazione nell'inquinare il processo democratico del nostro paese sono tali e tante che temo prima o poi la storia gli chiederà il conto. Il mercato si è già portato avanti col lavoro, facendo fallire un bel po' di quelle voci la cui scomparsa, ricordiamolo, sarebbe una perdita per la democrazia se non dicessero tutte la stessa cose e se non mentissero sui dati di fatto.

Soprattutto la menzogna sui dati di fatto è inaccettabile. Io considero "fascismo dell'opinione" l'ascoltare chiunque su qualsiasi tema come se ognuno avesse uguale legittimità ad esprimersi in materia tecnica. A quelli che esordiscono con "io non sono un economista ma..." auguro, quando sarà il momento, di scegliere la terapia previo adeguato consulto fra un tassista, un panettiere e un avvocato. Anche loro esordiranno con "io non sono un medico ma...". E presto ci sarà un dilettante di meno in giro.

Ma su questo, mi rendo conto, si potrebbe discutere. Ammettiamo comunque che la libertà di espressione arrivi fino al punto di poter dire "io non sono un medico ma la diossina fa bene". D'accordo, la diossina pochi l'hanno vista, non siamo tutti oncologi, i meccanismi profondi attraverso i quali essa aggredisce il nostro organismo forse non sono chiari nemmeno a tutti i medici che mi leggono, e allora facciamo così: facciamo finta che sia un'opinione. Per me, esprimerla in un mezzo di comunicazione pubblico rimane criminale, ma ammettiamo che sia materia sulla quale si potrebbe discutere.

Però il fuoco brucia, e questa non è un'opinione. Se la crescita di un paese è del 3%, non è dell'1%, e questa non è un'opinione. Non c'è nessun nesso da esplorare. È un dato. E almeno sui dati l'informazione non dovrebbe mentire.

Invece lo fa, e personalmente, come avrete notato, a me non va tanto di collaborare con chi segue questa prassi. Vi ricorderete "Solo il PUD€ parla" a seguito di uno sgradevole episodio con Bastasin  che vi ho raccontato. Ma non vi ho mai raccontato quando e come decisi di mandarli al diavolo, credo.

Non vorrei sbagliare, ma penso che fosse nella puntata del 4 dicembre 2013, che facilmente troverete sul loro podcast. Una puntata particolarmente delirante, dove, naturalmente, era stato orchestrato il solito tutti contro uno, e l'uno ero io (and prouf of it). Si parla del più e del meno, poi, a un certo punto, il conduttore, prima di dare la parola all'ineffabile Lo Prete (lasciamo perdere), interrompe la trasmissione per dare lettura della seguente missiva di tal Jacopo Di Cocco, che forse è questo qui:



“Sono forse parziale, sono allievo di Spinelli, insieme ai giovani federalisti europei di Bologna, nel 1965, feci coniare una moneta simbolica dell’Unione monetaria europea e la chiamammo euro, ma nel giudicare l’euro di oggi non dobbiamo ragionare per sentito dire. Ad esempio: quanto membri dell’Unione, con monete nazionali, hanno fatto svalutazioni competitive? Nessuno. Perché i paesi entrati di recente, più dinamici, hanno cambi poco variabili con l’euro e stanno crescendo rapidamente verso il reddito medio comunitario. Perché la Slovacchia, entrata nell’euro, cresce molto di più della Repubblica Ceca che è euroscettica? Perché l’Irlanda, uscita dall’Unione monetaria con la Gran Bretagna per entrare poi nell’euro, è arrivata da paese povero ad avere un reddito pro capite del 140% della media comunitaria, e dopo la crisi si è ripresa rapidamente? Se l’Italia, che aveva un reddito pro capite in termini reali superiore a quello tedesco oggi è sotto la media comunitaria, è colpa dell’euro o di altre scelte, e l’euro è solo una scusa per non denunciare le vere colpe?”

E la parola viene data a Lo Prete, il quale, sussiegoso, commenta: “L’antico federalista che ha scritto alla vostra redazione mi sembra prenda molti punti della discussione nel modo in cui andrebbero presi, cioè: l’euro rischia di diventare un alibi”


Dio non paga ogni sabato, e nemmeno il fact checking. Allora, vediamo quanto c'è di vero nel racconto del Di Cocco. 

Lo facciamo un pezzo alla volta. Oggi cominciamo dall'affermazione secondo la quale i membri dell'Unione con monete nazionali non avrebbero fatto svalutazionicompetitive. Inutile ricordare che nel vocabolario italiano la parola svalutazionecompetitiva non esiste, e che non si capisce proprio perché certe persone non riescano a separare un sostantivo da un aggettivo, quando ce ne sarebbero tanti da usare, di aggettivi. Se sei colpito da uno shock, ad esempio, la svalutazione è una ovvia misura difensiva. Ma lasciamo stare.

Dunque, la situazione europea la vedete qui: fra i paesi europei non nell'Eurozona, Danimarca e Lituania sono nel meccanismo di cambio ERM II (il percorso verso l'entrata nell'euro). Gli altri sono i paesi che hanno negoziato un opt-out, cioè Regno Unito e Svezia, dei quali abbiamo già parlato e che hanno entrambi svalutato. Vedetevi i link per i dettagli, e qui vi riporto i grafici per memoria:







poi ci sono i paesi senza opt-out, ma che ancora non sono entrati nell'ERM II (cioè non hanno fissato una data di ingresso nell'euro. Si tratta di Estonia (è entrata nel 2011, al tempo dello shock Lehman era fuori dall'ERMII), Repubblica Ceca, Ungheria, Bulgaria, Romania, Croazia. Della Repubblica Ceca abbiamo già parlato e riporto il grafico:


Rimangono:





Bulgaria, Croazia e Romania sinceramente me le risparmio, ve le faccio vedere domani. Intanto vi ho dimostrato che su undici paesi europei fuori dall'Eurozona al tempo dello shock Lehman, esclusi i due nell'ERMII (che portano il numero a 9), sei hanno svalutato. Non credo che gli altri tre si siano regolati diversamente.

La domanda quindi è: come è possibile che il servizio pubblico lasci passare delle falsità simili, esponendole come lettera di esperto esterno, senza diritto di replica dei presenti? Tutti i paesi fuori dall'Eurozona e dall'ERM II hanno praticato una normale svalutazione difensiva. Perché il servizio pubblico deve dire il contrario?

È un mistero che un giorno andrà appurato.

Intanto, buona notte (e se volete fare voi i grafici di Bulgaria, Croazia e Romania vi ringrazio in anticipo...).





martedì 4 novembre 2014

The First Michele Boldrin Award of Economic Poetry

In occasione del #goofy3, l'associazione a/simmetrie bandisce il primo premio internazionale di poesia economica Michele Bodrin. Il tema di quest'anno è la spesa pubblica improduttiva. Si accettano composizioni poetiche di qualsiasi tipo (sonetti, canzone, odi, poemi), in qualsiasi forma metrica (sciolti, terzine,...). Naturalmente occorrerà rispettare le regole, non quelle europee: quelle della metrica scelta e della prosodia. Particolare rilievo verrà dato alle parodie riuscite (quelle non riuscite non ci interessano).

Data la natura aperta e dialogica dell'evento, si accettano componimenti di qualsiasi orientamento ideologico.

Il vincitore riceverà il premio di 50000 lire (vecchie) direttamente dalle mani del prof. Boldrin, graziosamente offerte dal cassetto della mia scrivania. Qui sotto il primo tentativo:

marco franceschi ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "goofy3: istruzioni per l'uso":

Son denari assai ben spesi
pei silvani calabresi
sulla Sila contano gli aghi dei pin
per la gioia di Boldrin

Postato da marco franceschi in Goofynomics alle 04 novembre 2014 09:30

Nice try, ma non ci siamo con la metrica. Propongo invece per par condicio questa invettiva che incontrerà, ne son certo, il favore del nostro nuovo lettore Michele Boldrin:


Se l'Italia è in mal'arnese
colpa è del calabrese:
forestale improduttivo,
il suo ozio è distruttivo.



Ecco, cortesemente: noi siamo tecnici, quindi ricordiamocene anche quando facciamo poesia...




lunedì 3 novembre 2014

goofy3: istruzioni per l'uso

Allora... ci siamo quasi!

Cominciamo dalle cattive notizie. Jacques Sapir il 10 deve essere in Russia e quindi credo non verrà. Abbiamo dovuto cambiare lievemente il programma, la versione definitiva è qui.

Mi dispiace, ma immaginavo che una cosa del genere potesse succedere: è uno dei tanti dispiaceri che dobbiamo alla simpatica Europa e al modo disinvolto col quale gestisce i suoi rapporti coi paesi terzi. Ma passiamo avanti.

A chi segue da un po' questo blog sarà evidente la progressione costante del nostro lavoro e del suo impatto. Vi ricordate il goofy1? Una cosa organizzata quasi clandestinamente, io che facevo da segretaria, Vanna che mi scrisse per collaborare, dopo un po' (santa subito), tutti amici in un'aula dell'Università, eravamo pochi, meno di 200 (e già c'era chi girava coi taccuini per prendere i nomi e creare il "movimentodarbasso"...).

Per me era l'occasione di conoscervi, e di presentarvi qualche studioso impegnato nel dibattito. Tutto qui. Poi, naturalmente, c'è sempre chi, guardando il fenomeno con le lenti deformanti del web, avrà visto una folla oceanica in quel raduno di poche decine di amici.

Vi ricordate il goofy2? Molte cose erano cambiate. Il libro si era finamente fatto strada (a proposito: ho appena scritto all'editore del prossimo di non tirare solo 1500 copie, altrimenti siamo da capo a dodici come l'altra volta), avevamo costituito a/simmetrie, prima come supporto logistico, ma poi, immediatamente dopo, come progetto più ambizioso. Quella volta eravamo di più, quasi 500, con il coinvolgimento di colleghi di altri paesi (ad esempio Alberto Montero, che tornerà quest'anno, e ci racconterà la sua esperienza con Podemos), con l'interesse di alcuni giornalisti (ad esempio Stefano Feltri, che tornerà quest'anno e che vi pregherei di non stropicciare inutilmente: mamma l'ha fatto così, ma spero abbiate constatato che il suo giornale è, con il Tempo, l'unico che mi fa scrivere, il che dimostra apertura).

Quest'anno il goofy3, e tante altre cose sono cambiate, che fanno schiumare di livida rabbia la ciurma nella sentina del web 2.0, con la quale abbiamo mandato a marcire alcune scorie dalle quali ci siamo depurati nel frattempo. La cosa più importante sulla quale vorrei attirare la vostra attenzione è quella che vi avevo preannunciato qui: comincia il tempo del dialogo.

Certo, non dialogo con chiunque.

Non con gli operatori informativi schierati, da bravi bambini soldato, a difesa del bunker eurista. Quelli li salutiamo caramente, ma non ci interessano: abbiamo quest'anno giornalisti di alto profilo, direttori o anchorman di telegiornali nazionali, diciamo che il livello sale.

Non i cialtroni da social, quelli che ci danno tante lezioncine avendo studiato alla stessa università del compianto dottor Giannino: abbiamo quest'anno economisti di livello eccelso. Certo, sul tema che ci sta a cuore la loro opinione è opposta alla mia. Né Boltho (Magdalen College), né Lippi (EIEF), né Boldrin (Washington University in St Louis) credono praticabile una uscita dall'euro, e alcuni (certamente Boldrin, forse anche Lippi) negano quello che nel mainstream ormai molti placidamente affermano: ovvero, che le criticità italiane dipendono in larga parte anche dall'euro. Ma va bene così.

Questo non ci impedirà di ascoltarli civilmente, perché noi siamo il luogo del dialogo.

Le scorie di facinorosi cialtroni, di piazzaleloretisti, di norimberghisti, ce le siamo tolte di torno, spero, ma qualora così non fosse, non ci son problemi. Io sono di formazione eclettica, cerco di prendere da ogni pensatore il meglio. Ecco, magari non ci spingeremo fino all'irreversibile. Ma non pensate di venire a far piazzate (vi ricordo che l'espressione "gesto eclatante" nacque a valle di un convegno a Pescara) perché non è aria. Chi vorrà farlo, si iscriverà ipso facto al club delle amanti tradite, quelle delle quali si è parlato nella discussione del post precedente. Nessuno vi obbliga a capire che tipo di lavoro sto facendo, anche se, come sapete, io con voi parlo molto apertamente e vi dico tutto quello che vi posso dire. Ma se non me lo fate fare in vostra compagnia, posso continuare a farlo da solo. Dipende da voi, dal vostro comportamento, se a/simmetrie potrà essere considerata un luogo di confronto civile e costruttivo. Quello che non è, ad esempio, il Festival dell'Economia, tanto per dire, dove di campana se ne ascolta una sola. La nostra forza sia ascoltarle entrambe, anche se questo richiederà, ve lo preannuncio, un certo dominio dei nervi.

Ma come lo eserciterò io, così lo farete voi.

So che non mi deluderete, e chi ci proverà (perché infiltrati ce ne sono ovunque) capirà subito che non è il caso.

Detto questo in guisa di colpo d'avvertimento (quindi le formalità sono state tutte espletate), vi ricordo che anche se, crescendo, il goofycompleanno è diventato un appuntamento al quale partecipano economisti di università top 20, segretari di partiti politici nazionali, giornalisti televisivi di lunghissimo corso, rimane sempre la nostra festa e il nostro momento di incontro. Quindi godiamocelo.

O meglio: godetevelo.

Cominceremo sabato pomeriggio alle 15 coi saluti, seguiti da una prolusione di Vladimiro Giacché sul tema delle annessioni monetarie. Dobbiamo fargli i complimenti per esser venuto da noi sfidando la fatwa dei soliti noti! Ascoltarlo sarà molto interessante, come sempre.

Io, da parte mia, ho preferito approfittare della presenza di Boltho e Lippi per chiedergli di fare da discussant alle mie simulazioni di scenario. Il modello di a/simmetrie si sta sviluppando, manca ancora un pezzo di strada per avere uno strumento pienamente rappresentativo (ne parleremo), ma i primi risultati qualche spunto di interesse lo offrono. Certo, mi sono scelto due discussant belli tosti. Ma sapete che non mi piace vincere facile. Sicuramente avranno molte critiche costruttive, e la scienza va avanti così. Per quanto riguarda me, ho preferito questo approccio a un dibattito più nazionalpopolare. Mi costringerà a tirar notte per tutta la settimana, ma la ricerca o si fa sotto stress o non si fa. Voi, da parte vostra, ne sono sicuro, non vi annoierete.


Dopo questo esordio,avremo un dibattito fra politici. Il tema che ho proposto loro è quello della relazione fra sovranità e democrazia, così come lo ha sviluppato, per capirci, D'Attorre. Nel momento in cui la Germania si sgretola, siamo ancora sicuri che quella del vincolo esterno sia una buona idea? Nel momento in cui assistiamo al consolidarsi di istituzioni europee opache e prone agli interessi lobbystici, siamo proprio sicurissimi che ceder loro sovranità sia un'ottimissima idea? Andrea Pancani, persona equilibrata, coordinerà il dibattito.

Poi andremo a cena: il menù lo so ma non lo dico.

Il giorno dopo cominceremo con una tavola rotonda sullo stato delle cose in giro per i Piigs. Chiederemo ad Alekos Alavanos (il politico greco che avete visto nel film fantasma, se avete avuto occasione di vederlo) di spiegarci cosa succede lì, e a Alberto Montero Soler di spiegarci cosa succede in Spagna. Piergiorgio Gawronski ci parlerà delle politiche di "riforma strutturale". A proposito: se ve lo foste perso, il suo intervento al convegno di aprile è stato pubblicato come policy brief di a/simmetrie.

Avremo poi una tavola rotonda fra Marcello Foa, Stefano Feltri e Riccardo Puglisi su crisi e retorica dei media. So che non lo sapevate, ma questo è proprio il tema di ricerca del nostro libberista preferito.

Prima però Carmen Gallus ci presenterà il nuovo vocidallestero.

Dopo pranzo ho chiesto a Brigitte Granville di parlarci della sua esperienza, quando nel team di Jeffrey Sachs dovette smantellare il rublo per Gajdar. Son cose che stanno nelle migliori riviste, come saprete, e mi piacerebbe che ci parlasse del lato pratico della questione. A Claudio Borghi e a Sergio Cesaratto ho chiesto di dirci quello che gli pare: con loro non possiamo capitare male.

Segue er dibbattito: Mario Giordano modera Bagnai e Boldrin.

Qui chiedo la vostra attenzione: dunque: Michele mi sta già provocando per email, dicendo che io sono leghista, che la colpa è dei forestali calabresi, ecc. Ci ridiamo sopra (insieme) e andiamo avanti. La sua posizione è semplice: il problema non è l'euro, il problema siamo noi. Io non sono d'accordo, ma lo ascolterò. La sua presenza, come del resto quella di Lippi, di Boltho e di tutti gli altri, ci onora come Dipartimento e come associazione. Anche se i motivi ad alcuni possono sfuggire, Boldrin rimane un economista top nel suo campo (e lo stesso vale per Lippi: sono entrambi top 5%), quindi, voglio dire, se abbiamo ascoltato er Melanzana, l'uomo che sussurrava ai trulli, o il diplomato diversamente snello, credo che possiamo ascoltare anche loro.

Sono persone che hanno avuto l'onestà intellettuale di accettare il confronto, e di considerarci interlocutori seri. Non hanno cioè scelto di giocare il giochetto dell'amico Tito, ma neanche quello di Aubry (da Aubergine), tanto per capirci.

A me poi Boldrin sta simpatico per diversi motivi. Uno non lo condividerete: a me stanno simpatici quelli antipatici a voi (i narcisisti: Berlu, Sgarbi, perfino Giannino, e naturalmente Boldrin...). Mi piacciono le persone aggressive e che sanno stare in pubblico (questo fa parte del mio lato showman). E soprattutto, e qui domando la vostra attenzione, anche se sono pressoché certo che Michele nel dibattito con me sarà sleale (perché ovviamente, essendo competitivo, come lo sono io, non necessariamente vorrà avere un atteggiamento costruttivo: ma spero di sì), gli dobbiamo riconoscere tutti di aver gestito il suo percorso politico con una certa lealtà. È rimasto sul ponte mentre altri si defilavano, e ha ammesso la sconfitta con grande intelligenza e onestà, fra l'altro dichiarando dei tratti caratteriali nei quali credo capiate che in buona parte mi riconosco.

Di questo vi prego di prender nota, e di non dimenticarlo.

Lui parlerà dei forestali calabresi, i calabresi in sala si asterranno dal commentare, parleremo, e poi andremo a cena. Fine della storia.

Vorrei cioè comunicarvi che un avversario, a differenza di un traditore, merita rispetto. I traditori, chi siano, lo sappiamo. Non mi riferisco alla sentina del web 2.0, quella la lasciamo dov'è. Mi riferisco a roba tipo questa. Oggi ho imparato da Vladimiro l'importante distinzione fra contraddizione principale e contraddizione secondaria. Ecco: per me fanno più male il dibattito quelli che "bagnailibberistavuoleusciredadestraquotasalariconscappellamentorganicodelcapitalevivaleuro", piuttosto che Michele quando mi dà del leghista o dell'arrampicatore politico. Io non mi arrampico, non mi lego, e la cosa finisce lì, si capisce che è una boutade. Con quegli altri, invece, il discorso è un po' più delicato.

La sintesi è che comunque vada, il goofy3 sarà un successo, e che dopo l'euro andremo con Boldrin e Bisin all'osteria, mentre gli altri li manderemo in villeggiatura. Il global warming renderà la loro permanenza in Siberia meno educativa. Vorrà dire che ce li terremo un po' più a lungo...

Se semo capiti, no?

A presto!



VISTO CHE NON È CHIARO NONOSTANTE VE L'ABBIA DETTO DIVERSE VOLTE VE LO SCRIVO A MO' DI LAPIDE IN MODO CHE NON ME LO CHIEDIATE PIÙ: OVVIAMENTE CI SARÀ UNO STREAMING, PER IL SEMPLICE E OVVIO MOTIVO CHE SICCOME L'EVENTO NON SI AUTOFINANZIA, COME QUELLO DELLO SCORSO ANNO, IL CUI BILANCIO È SUL SITO DI A/SIMMETRIE, DOVREMO RICORRERE AI CONTRIBUTI DI TUTTI, QUINDI ANCHE DI CHI NON POTRÀ PARTECIPARE, E CI SEMBRA QUINDI DOVEROSO METTERE ANCHE QUESTI ULTIMI IN CONDIZIONI DI ASSISTERE. SO CHE QUESTA FILOSOFIA, NELLA SUA OVVIETÀ, NON È UNIVERSALMENTE CONDIVISA NEL WEB, MA È LA MIA FILOSOFIA E AI MIEI EVENTI SI FA IN QUESTO MODO.



Peraltro, oggi saprò se esiste la possibilità di espandere la sala. Se qualcuno vuole partecipare "last minute" me lo dica qua sotto, perché se non siete abbastanza non ci perdo tempo. 

sabato 1 novembre 2014

Dal bunker di a/simmetrie

Avrei un po' di cosette da dirvi sul #goofy3, ma sono lesso. Voi intanto rileggetevi il post dei 10.000.000, così vi portate avanti col lavoro. Carini e coccolosi, mi raccomando...