Son momenti drammatici. Capita sempre più stesso che qualche mio collaboratore mi venga a cercare, o mi telefoni, con le lacrime agli occhi. Ma io mantengo la serenità. So che non sono lacrime di disperazione, e neanche di coccodrillo: stanno piangendo dalle risate!
La cloaca del web 2.0 pullula di caimani, che rosicano come caimani (a ciò li chiamò Natura Matrigna), e si aggiungono al coro dei marZiani (che già rosicavano come marZiani).
Siamo abituati a questi ultimi, e sinceramente li apprezziamo (e nel prossimo libro lo dico). Il fatto è che quando loro dicono "ma queste cose le dicevamo trent'anni fa" dicono il vero. Molti di loro sono stati particolarmente lungimiranti, e senz'altro io
non lo sono stato. Mentre partiva il massacro, l'unica cosa che ero in grado di vedere (ed era il 1997) era che l'euro non ci avrebbe dato alcun vantaggio. Mi sembrava l'angolo di attacco più logico per far comprendere il problema alla gente, scrissi un articolo, lo presentai, non essendo nemmeno ricercatore confermato, a un convegno di fronte a un ex-ministro e all'epoca europarlamentare, e poi tornai a farmi i fatti miei.
Capisco benissimo e mi condolgo per la tragica frustrazione di chi aveva visto tanto prima di me e niente ha potuto fare non solo per opporsi al corso degli eventi (è il fiume della SStoria, bellezza!), ma nemmeno per far sorgere una consapevolezza nei più, o almeno nei meno.
Ma la storia si ripete, e la seconda volta come farsa.
Nella melma del web 2.0 è tutto un grufolare di caimani che mentre rosicano a bronza ripetono: "Eh, ma questo lo dicevamo prima noi, e a Bagnai lo abbiamo insegnato noi!"
Non potendolo fare in altro modo (perché non contando un cazzo, porelli, non possono mettermi un chilo di cocaina in macchina per poi andarcelo a trovare, come da prassi...), i caimani cercano di sfogare la loro frustrazione accusandomi di disonestà intellettuale, il che, sinceramente fa un po' sorridere, per tre motivi (il terzo dei quali, veramente, li accomuna ai marZiani, che però sono brave persone).
Il primo è che questo blog ha fatto dell'onestà intellettuale, della citazione delle fonti, della rivendicazione della propria
non originalità, uno stile di vita, uno stile di didattica. Sapete benissimo che ho esordito dicendo che
non mi ero inventato niente, e l'ho fatto, se volete, nemmeno per onestà, ma per tattica dialettica. Era importante infatti che in questo paese di rosiconi e di ignoranti, di maestrine e di teledipendenti, si sapesse che stavo semplicemente divulgando. Non era, di converso, fallacia
ad auctoritatem, perché poi io passavo le ore a spiegarvi la logica sottostante agli argomenti dei Nobel (quando le loro parole non fossero state, come generalmente erano, drammaticamente chiare). Nel libro insisto sul fatto che il primo a dire che le cose non avrebbero funzionato è stato Meade nel 1957, e il primo a dire che la moneta unica avrebbe portato al disastro politico Kaldor, nel 1971. C'è da aggiungere altro? Chi dice di aver scoperto
lui qualcosa negli anni zero è uno zero, è uno che copia la prima invenzione a due voci di Bach, e viene a dirci di aver inventato il contrappunto.
Idea che può venire solo a un dilettante che si rivolge a un pubblico di dilettanti.
Il secondo motivo è che in praticamente tutti questi casi potrei documentare (e in uno l'ho fatto) che prima di approdare su questo blog, e anche per un bel po' mentre lo frequentavano, i simpatici caimani non avevano capito assolutamente l'anima di una beneamata fava. Il lavoro che questo blog ha fatto con voi, lo ha fatto con loro, ma voi siete sereni e loro rosicano. Perché? Credo dipenda dal fatto che hanno perso la mia fiducia e la mia stima, e questo, quando è successo, è successo sempre e solo per uno o entrambi di questi due motivi: (1) la volonta di fare "ermovimentodarbasso", o (2) la volontà di mettere le terga al caldo. Siccome io ho una differente concezione del ruolo dell'intellettuale nella politica, e per me non voglio nessuna prebenda (in effetti non è vero, vorrei essere fatto vescovo
in partibus di Betlemme, perché mi piacerebbe andare a vivere nella Nièvre), è chiaro che con queste persone eravamo su traiettorie divergenti e io vedrei più come un'opportunità che come un limite il fatto che esse si siano separate. Non mi avete appoggiato quando ero debole e avevate la mia fiducia, perché rosicate ora che sono forte e avete la mia sfiducia?
Del resto, rosicando così smaccatamente togliete forza alle vostre basse insinuazioni!
Il terzo motivo è ancora più dirimente, purtroppo. Ammettiamo che io sia invece un arrivista che sfruttando le idee altrui si è costruito una posizione. La cosa fa un po' ridere, perché questo blog
non è "una posizione". È la zattera della Medusa, il rifugio di un pugno di disperati che si sono trovati qui, affratellati da una intuizione e dal sollievo di poterla condividere e supportare con dei dati. Siamo una nicchia di una nicchia di una nicchia. Siamo una minoranza nel web, che è una minoranza nel mondo delle persone istruite, che ha una intersezione quasi nulla col mondo delle persone intelligenti. E lì siamo noi. Altro che posizione! Ma attenzione: qui quello che conta non è il numero. La differenza la fa la qualità, e, se non ce la fate a vederlo da voi, ve lo spiegherò facendovi osservare l'evoluzione dei goofycompleanni.
E si arriva così al punto.
Esattamente come logica vorrebbe che per screditarmi bene sarebbe opportuno far vedere un po' di meno che si sta rosicando, sempre logica (questa sconosciuta) impone che a chi blatera: "l'ho detto prima io" si chieda: "e perché nessuno ti è stato a sentire?".
A quel punto la discussione è chiusa, per il semplice motivo che ci spiegava in modo tanto limpido Jaurès:
"Non si insegna quello che si vuole; dirò addirittura che non si insegna quello che si sa o quello che si crede di sapere: si insegna e si può insegnare solo quello che si è."
Ed è vero.
Il successo della mia divulgazione è stato il successo dell'artista, cioè di quello che è in grado di riconoscere che l'arte è essere semplicemente se stessi (e anche questa verità, come saprete, ci viene dalla Francia, dalla quale speriamo venga presto qualcos'altro). Io non vi ho insegnato cosa sapevo. Vi ho insegnato cosa sono, ed è questo, e solo questo, che vi ha tenuti qui e vi ha costretto a porvi delle domande. Quando si capisce, si capisce soli, come quando si muore. L'insegnante non ti versa nel cranio dei contenuti, la pappetta che ha preparato "prima lui" cinquant'anni dopo Meade. L'insegnante ti insegna a porti delle sfide e a trovare la tua strada. Per questo non è particolarmente necessario che abbia un metodo, né che "lo abbia detto prima lui", e nemmeno che stia dicendo la cosa etnicamente pura (vale per i marZiani). È invece essenziale che sia se stesso, e che quel se stesso non sia una nullità.
La conclusione, farsesca, è che in entrambi i casi, sia in quello in cui è vero, che in quello in cui è falso, quelli che dicono "l'avevo detto prima" qui in Italia, nel momento in cui constatiamo che non sono riusciti a insegnare nulla a nessuno, perché in tanti anni non hanno avuto nemmeno una frazione dei miei allievi, dobbiamo anche dolorosamente (o ilaremente) ammettere che ci stanno confessando di essere il nulla.
Non hanno insegnato nulla perché erano il nulla.
Detto in altre parole, se fosse vero (e comunque non lo è) che la differenza di questo blog non l'ha fatta lo spessore culturale di chi lo scriveva e di chi lo leggeva, sarebbe ahimè tanto più dolorosamente vero che la differenza l'avrebbe fatta lo spessore umano. Dal che consegue che nel momento in cui certe persone mi accusano di certe cose, in realtà, per mera logica, stanno in effetti denunciando il fallimento della loro esistenza, il che, a sua volta, spiega il cumulo di frustrazioni, il che, a sua volta, spiega il rosicamento.
A me spiace molto per loro, perché io non sono un caimano ma un uomo, dotato di un minimo sindacale di umanità. Se avete sbagliato tutto nella vita, se non avete un lavoro che vi piace, se la "carriera politica" alla quale tanto tenevate si è risolta in un nulla di fatto, se nemmeno quando di fronte a voi si apriva la prateria sterminata della menzogna del potere, il cui recinto, quello di un apparente benessere, veniva fatto crollare dalla crisi, che costringeva tutti a interrogarsi, se nemmeno in quel momento siete riusciti ad avere un seguito (e questo blog
non è un seguito, sia perché io
non ho seguaci ma lettori, sia perché non siamo un milione: siamo 3000), capisco che la cosa possa essere dolorosa, ma voi cercate di capire che cosa vi sta dicendo la Storia, e anche la storia, la vostra, di storia.
Vi sta dicendo che contate zero perché siete, ahimè, asintoticamente nulli.
Più passa il tempo, e più la Storia (e la storia) vi pialla sull'asse delle ascisse.
E allora perché tanta malvagità del banale? Alla fine, invertendo l'ordine dei fattori, il prodotto non cambia. La malvagità del banale, come la banalità del male, cooperano sempre a un progetto totalitario. Possono farlo direttamente (e quella è la banalità del male), ma anche indirettamente (e quella è la malvagità del banale). Tentare di screditare l'unico progetto intellettualmente onesto e scientificamente credibile di opposizione al potere che ci opprime è cosa che, se riuscisse (ma vedete alla voce: siete il nulla), oggettivamente coopererebbe con questo potere.
Ecco, cari banali malvagi, voi siete il nulla e quindi queste parole sono dette al vento. Le ho dette solo perché ad alcuni di voi ero affezionato, e mi spiace veramente vedervi perdere qualsiasi dignità. Sapete, io sono umano.
Nel mio essere umano, però, vi ribadisco che per me la malvagità del banale equivale alla banalità del male, e che vincerò io. Naturalmente non è una minaccia, ma una promessa. Visto che dite di volere quello che voglio io, spero che vi rassicuri. O no?
Post scriptum: da Marco Basilisco (che aveva citato inesattamente la frase di Jaurès in una nostra privata corrispondenza senza menzionare l'autore) ricevo:
Il 29/10/2014 09:43, Marco Basilisco ha scritto:
Mo' chiamo F. e G. e famo er partito:
"Bagnai ce rubba le idee".
e civilmente rispondo:
Pijatevela 'nder culo!
Tu due volte, perché invece di darmi una mano hai passato l'estate a farti i cavoli tuoi!
cui segue replica:
Il 29/10/2014 09:58, Marco Basilisco ha scritto:
"Certi amori non finisconooooooooo,
fanno dei giri immensi e poi ritornanooooooooooooooooooo!!!!"
Antonello Venditti
Ecco: ora abbiamo citato anche Antonello, e la possiamo chiudere qui...