Trovate qui il resoconto del dibattito con l'ambasciatore, che si è svolto un po' come era prevedibile, secondo il canovaccio della farsa angheliana, ma ha permesso a Sergio Cesaratto di chiarire ancora una volta e sempre meglio qual è la natura del problema. Vale la pena di leggerlo: divertente e istruttivo.
E mentre ne parlo, il compagno Basilisco, tramite piccione viaggiatore, mi invia questo ulteriore Q.E.D.: pare che in Germania molti lavoratori siano pagati molto poco. Ma va!? Allora la Germania non era solo la Volkswagen? Cosa mi dici mai...
Chissà se questa affascinante ministra lo sa? Che pronuncia fantastica: si capisce tutto. Anche quello che lei non vuole dire, e che la mia amica Dana74 non vuole capire.
Il problema, ragazzi, non è politico: è evidentemente chirurgico. Senza trapianto, o per meglio dire impianto, del cervello, qui non si va avanti. E il problema, come sempre, sono i donatori. Quello che manca però in questo caso non è (come per i reni o per il midollo) la buona volontà. No, è proprio la materia prima (quella grigia).
L’economia esiste perché esiste lo scambio, ogni scambio presuppone l’esistenza di due parti, con interessi contrapposti: l’acquirente vuole spendere di meno, il venditore vuole guadagnare di più. Molte analisi dimenticano questo dato essenziale. Per contribuire a una lettura più equilibrata della realtà abbiamo aperto questo blog, ispirato al noto pensiero di Pippo: “è strano come una discesa vista dal basso somigli a una salita”. Una verità semplice, ma dalle applicazioni non banali...
venerdì 16 marzo 2012
giovedì 15 marzo 2012
Mille e un blog: main-stream
Quando fu chiaro che non avrebbero ricevuto soldi dallo Stato, i "compagni" del Manifesto pubblicarono un articolo stizzito, del quale ho perso il riferimento, ma che voi forse ricorderete, e del quale io rammento solo la sarcastica chiusa: "e mille blog crescano".
A questa chiusa replichiamo con il dovuto garbo, notando che in effetti i blog che se lo meritano crescono, mentre i giornali che non se lo meritano periscono (deposuit potentes et exaltavit humiles).
Crescono così bene, i blog che fanno il lavoro che i giornalisti non vogliono fare, che sono diventati mille e uno. Saluto l'apertura del blog main-stream, degli amici e lettori Marino Badiale, Claudio Martini e Fabrizio Tringali, del quale apprezzo fra le altre una delle intuizioni di fondo, che poi è quella della Lettera rubata di Edgar Allan Poe: con buona pace dei teorici del complotto, oggi il modo migliore di nascondere un'informazione è fornirla, possibilmente in modo ridondante! "I fatti rilevanti non sono taciuti, ma nascosti", spesso, aggiungo io, ostentandoli. Sono certo che i tre amici ci assisteranno nel difficile compito di far attenzione a quelli più importanti.
P.s.: il discorso sulla decrescita è sempre aperto! Solo che appena provo a togliermi un sassolino da una scarpa, passa qualcuno e me la riempie di pietrisco. Ma non preoccuparti, caro Marino, io ti penso sempre...
A questa chiusa replichiamo con il dovuto garbo, notando che in effetti i blog che se lo meritano crescono, mentre i giornali che non se lo meritano periscono (deposuit potentes et exaltavit humiles).
Crescono così bene, i blog che fanno il lavoro che i giornalisti non vogliono fare, che sono diventati mille e uno. Saluto l'apertura del blog main-stream, degli amici e lettori Marino Badiale, Claudio Martini e Fabrizio Tringali, del quale apprezzo fra le altre una delle intuizioni di fondo, che poi è quella della Lettera rubata di Edgar Allan Poe: con buona pace dei teorici del complotto, oggi il modo migliore di nascondere un'informazione è fornirla, possibilmente in modo ridondante! "I fatti rilevanti non sono taciuti, ma nascosti", spesso, aggiungo io, ostentandoli. Sono certo che i tre amici ci assisteranno nel difficile compito di far attenzione a quelli più importanti.
P.s.: il discorso sulla decrescita è sempre aperto! Solo che appena provo a togliermi un sassolino da una scarpa, passa qualcuno e me la riempie di pietrisco. Ma non preoccuparti, caro Marino, io ti penso sempre...
Fiscal compact in teoria e in pratica
La teoria ve la risparmio. Guardiamo la pratica. Vorrei descrivervi meglio questa figura, che avete forse visto in un post precedente, dove la discussione ha preso tutt'altra piega:
La figura riporta i dati storici (fino al 2010) e quelli previsti (dal 2011 compreso in poi) del rapporto debito/Pil in tre paesi europei, che poi sono quelli nei quali la crisi si è manifestata per prima, anche se in uno di essi (la Spagna) non ha avuto ancora esiti virulenti come negli altri due. I dati provengono dal World Economic Outlook di settembre 2011. Gli scenari, quindi (cioè i dati dal 2011 in poi) credo non tengano conto né della perdurante esplosione degli spread (che ha portato a un aumento del debito), né della recessione che si è andata manifestando da settembre ad oggi (che ha portato a una diminuzione del Pil). Voglio dire che nel rapporto debito/Pil, da quando questo scenario è stato emesso, probabilmente è aumentato il numeratore e diminuito il denominatore, quindi il rapporto è aumentato e gli scenari dipinti potrebbero essere troppo rosei (per la Spagna), anche se forse troppo pessimistici per l'Islanda. Lo sapremo fra un mese, quando il Fondo pubblicherà i nuovi scenari.
Ma il punto è: questi paesi fino al 2007, cioè fino allo scoppio della crisi negli Stati Uniti, sono stati dei modelli di virtù fiscale, con bilancio pubblico mediamente in surplus per circa 1.5 punti di Pil in Irlanda e Islanda, e in pareggio in Spagna (senza bisogno di modifica alla costituzione), e con riduzioni del rapporto debito pubblico/Pil dell'ordine di circa 3 punti di Pil in media all'anno (in Spagna e Irlanda), senza bisogno di alcun fiscal compact. Anzi, si potrebbe dire che i due paesi dell'eurozona (Spagna e Irlanda), il fiscal compact lo stavano già applicando...
E allora la domanda è: perché quello che non ha funzionato prima dovrebbe funzionare dopo?
La figura riporta i dati storici (fino al 2010) e quelli previsti (dal 2011 compreso in poi) del rapporto debito/Pil in tre paesi europei, che poi sono quelli nei quali la crisi si è manifestata per prima, anche se in uno di essi (la Spagna) non ha avuto ancora esiti virulenti come negli altri due. I dati provengono dal World Economic Outlook di settembre 2011. Gli scenari, quindi (cioè i dati dal 2011 in poi) credo non tengano conto né della perdurante esplosione degli spread (che ha portato a un aumento del debito), né della recessione che si è andata manifestando da settembre ad oggi (che ha portato a una diminuzione del Pil). Voglio dire che nel rapporto debito/Pil, da quando questo scenario è stato emesso, probabilmente è aumentato il numeratore e diminuito il denominatore, quindi il rapporto è aumentato e gli scenari dipinti potrebbero essere troppo rosei (per la Spagna), anche se forse troppo pessimistici per l'Islanda. Lo sapremo fra un mese, quando il Fondo pubblicherà i nuovi scenari.
Ma il punto è: questi paesi fino al 2007, cioè fino allo scoppio della crisi negli Stati Uniti, sono stati dei modelli di virtù fiscale, con bilancio pubblico mediamente in surplus per circa 1.5 punti di Pil in Irlanda e Islanda, e in pareggio in Spagna (senza bisogno di modifica alla costituzione), e con riduzioni del rapporto debito pubblico/Pil dell'ordine di circa 3 punti di Pil in media all'anno (in Spagna e Irlanda), senza bisogno di alcun fiscal compact. Anzi, si potrebbe dire che i due paesi dell'eurozona (Spagna e Irlanda), il fiscal compact lo stavano già applicando...
E allora la domanda è: perché quello che non ha funzionato prima dovrebbe funzionare dopo?
mercoledì 14 marzo 2012
Il trotzkista e il vandeano
L’amico AleC mi segnala compiaciuto questo intervento di Gennaro Migliore . Abbondano le espressioni “visionarie”. Ve ne segnalo alcune: “Stati Uniti d’Europa” da un lato (quello positivo), “rigurgito nazionalista” dall’altro (quello negativo)...
Orrore, la nazione! La Madre di tutte le catastrofi...
Qualche giorno fa sono andato a pranzo al bistrot degli operai con tre colleghi: il mio coautore Philippe, il trotzkista Léon, e il vandeano Jean. Il dibattito si svolgeva soprattutto fra gli ultimi due, seguendo una dinamica piuttosto interessante. Perché Jean, più anziano di noi, cattolico integralista, probabile elettore di Sarkozy (per motivi fiscali), era schierato decisamente a favore del recupero della sovranità monetaria e della deglobalizzazione. Dall’altra parte, Léon il trotzkista lo accusava di nazionalismo, e sosteneva che qualsiasi strategia “nazionale” è comunque destinata al fallimento, dal momento che il capitale agisce ormai sullo scacchiere planetario e su quello va contrastato. Quindi proletari di tutto il mondo eccetera. Paese che vai, sognatori che trovi...
Di fronte io e Philippe sorridevamo sornioni, affrontando compatti la nostra bavette d’aloyau. La discussione montava di tono, fra accuse di nazionalismo e di ingenuità da un lato, e accuse di cecità e sudditanza ai paradigmi del consumismo mondializzato (come dicono qui) dall’altro. Ora, voi dovreste conoscere Jean: un signore compassato, anziano, leggermente sovrappeso, sempre in giacca e cravatta, molto ossequioso, con l’aria un po’ trasognata degli accademici di provincia (incluso Goofy). Conoscete l’aggettivo “sanguigno”? Ecco, pensate il contrario (secondo Word: tranquillo, arrendevole, remissivo).
Capirete quindi la nostra sorpresa quando, all’ennesima accusa da parte di Léon di essere un relitto del nazionalismo ottocentesco, il mite e remissivo Jean replicò stentoreo: “Ce n’est pas parce que tu n’as pas voulu te faire percer par les balles des Allemands, que tu vas maintenant te faire enculer par le capitalisme international!”.
Seguì nel bistrot un comprensibile attimo di silenzioso sgomento, del quale approfitto per tradurre le parole che non avete capito: “Anche se non hai voluto farti perforare dai proiettili tedeschi (sottinteso: nella seconda guerra mondiale) non vorrai adesso farti beep dal capitalismo internazionale!?”.
Risposta del trotzkista (e questa ve la traducete da soli): “Bien, tu vois, dans ce cas le trou est déjà fait, cela fait moins mal”.
Inutile dire che questa replica vanificò il comune sforzo mio e di Philippe di mantenere un minimo di serietà. Il trotzkista era molto spiritoso e aperto a ogni possibilità. Ma secondo me (e secondo Jean, e secondo Philippe) non aveva capito niente.
L’analisi di Migliore a me pare un po' viziata da un simile pregiudizio. A lui il fatto (che non può non constatare) che più si va avanti con l’“Europa” e più si riducono gli spazi di democrazia sembra, evidentemente, il frutto di una gestione “disattenta” del processo da parte della sinistra. Ma questo è un colossale errore, ben noto qui in Francia, dove un minimo di dibattito sull’Europa c’è stato illo tempore. Gli stessi tristi figuri che ora sghignazzano sul furto di democrazia sono quelli che una ventina di anni fa, pur sapendo che il rischio di una deriva autoritaria e tecnocratica esisteva, si illudevano di poterlo gestire perché tutti i governi europei (o giù di lì) erano “di sinistra”.
Purtroppo nulla dimostra che una cosa sbagliata fatta dalle persone giuste sia meno dannosa. Un bravo chirurgo può toglierti il rene che funziona, e dopo non starai meglio, solo perché lui era un sognatore, aveva una visione, era di sinistra. Facciamo così: la summa divisio mettiamola fra le cose giuste e quelle delle quali si sa che sono sbagliate. E noi cerchiamo di fare quelle giuste.
Non è perché “la abbiamo fatta male” che l’Europa ci sta privando di spazi di democrazia ed è diventata un luogo dove governanti terzi nominano governi e dettano linee di politica economica ai vari Stati. No, no, è proprio il contrario. Mi sento cioè molto ma molto vicino alle posizione espresse da Galli Della Loggia e segnalatemi da rockapasso. Il recupero del concetto di sovranità nazionale (inclusa quella valutaria e monetaria) si profila sempre di più come un passo necessario per ripristinare un minimo di dialettica democratica.
L’algonchino, l’ottentotto e il samoiedo prima devono fare (loro) i compiti a casa. E se non li faranno, perseguendo il sogno di un abbraccio universale, otterranno solo di lasciare il campo libero ai compiti a casa dei prof. Monti di tutto il mondo (che non hanno bisogno di unirsi, perché sono già sufficientemente uniti). Cari sognatori di tutto il mondo, incluso Marco Basilisco: se lo capite è così, e se non lo capite pure... con buona pace di Altiero Spinelli.
Occorre altro?
Ma l'avete visto questo? E tanto Anghela se lo dovrà cuccare Hollande. Il quale, peraltro, nonostante le parole di buon senso sul fiscal compact, rimane €peista al 1000%.
Nel frattempo Marine Le Pen ha raggiunto i 500 parrainages, quindi entra ufficialmente in campagna elettorale (le banche ora potranno finanziarla). Contrariamente a quanto previsto da Claudio, questo evento si associa al sorpasso di Hollande da parte di Sarkozy nelle intenzioni di voto al primo turno. Al secondo però continua a non esserci storia: Hollande dovrebbe farcela. Anche se non è gradito alla zarina.
Ma alla fine ho come la sensazione di vedere un film già visto: il solito. Quando la macelleria sociale (in questo caso halal) deve funzionare, entra in scena il macellaio col grembiulino rosa. Su quanto ciò possa realmente essere sgradito alla zarina mi permetto di nutrire dei rispettosi dubbi. Chi era che parlava di teatrino della politica? Ah, già, l'innominabile...
Nel frattempo Marine Le Pen ha raggiunto i 500 parrainages, quindi entra ufficialmente in campagna elettorale (le banche ora potranno finanziarla). Contrariamente a quanto previsto da Claudio, questo evento si associa al sorpasso di Hollande da parte di Sarkozy nelle intenzioni di voto al primo turno. Al secondo però continua a non esserci storia: Hollande dovrebbe farcela. Anche se non è gradito alla zarina.
Ma alla fine ho come la sensazione di vedere un film già visto: il solito. Quando la macelleria sociale (in questo caso halal) deve funzionare, entra in scena il macellaio col grembiulino rosa. Su quanto ciò possa realmente essere sgradito alla zarina mi permetto di nutrire dei rispettosi dubbi. Chi era che parlava di teatrino della politica? Ah, già, l'innominabile...
martedì 13 marzo 2012
Ad Fabium de ultima instantia...
La ringrazio per l'attenzione con cui legge il mio blog sul Fatto Quotidiano. Vorrei specificare che, contrariamente a quanto le e' sembrato di capire, sulla questione del Lender of Last Resort non e' l'art. 104 che fa testo. Bisognerebbe sapere che l'Ue e' un'istituzione sovranazionale a cui gli stati di volta in volta, attraverso dei Trattati, conferiscono poteri ben circoscritti e definiti, spogliandone i governi nazionali. Chiaro fin qui? Pertanto se in un Trattato non viene menzionato un potere, un ambito o una funzione, delegata ad una istituzione comunitaria, tale funzione rimane attribuita ai governi nazionali o locali a seconda di come sono organizzate le funzioni (ad esempio in Italia caccia e pesca, sanita', cave e torbiere sono di competenza regionale). Le risparmio il pistolotto sulla sussidiarieta' ma se vuole approfondire ci sono migliaia di siti internet. Per concludere, siccome il trattato di Maastricht non attribui' la funzione LoLR alla Bce per esplicito accordo tra i firmatari, la Bce non ha alcun potere in materia. Allo stesso modo la Bce non ha poteri sul campionato di calcio, su caccia e pesca e su tutto cio' che non e' esplicitamente previsto nel Trattato o in accordi intergovernativi. Infatti il vertice della Bce ha sempre detto e ribadito che se una banca ha problemi di solvibilita' o illiquidita' se ne devono far carico il governo dello Stato in cui ha sede e la relativa banca centrale nazionale, anche se fa parte dell'Euro sistema, ma senza nessuna assistenza della Bce. Infatti la Bce non ha nessuna LoLR window come invece la Fed. Ecco Jurgen Stark illustro' la questione un anno fa (vedasi al link http://www.ecb.int/press/key/date/2011/html/sp110221.en.html) In the euro area, it is the responsibility of the national central banks at their risk and cost, possibly guaranteed by the government, to act as the lender of last resort. Banks should take all appropriate measures to reinforce their balance sheets as well as their capital base, thus creating conditions under which they can fund themselves in the market once market conditions return closer to normal. Nel post non mi ero dilungato come forse avrei dovuto in queste considerazioni, presupponendo che fossero ben conosciute, soprattutto dai "colleghi". Ma visto che mi sbagliavo la ringrazio di avermi dato la possibilita' di spiegare in dettaglio a lei ed ai suoi lettori. Cordialmente Fabio Scacciavillani PS Il "furto" del suo titolo, non e' intenzionale. Gliel'avrei attribuito volentieri, complimentandomi. Purtroppo lo aveva citato in un commento ad un mio post precedente sul FQ un lettore il cui nickname e' poggiopoggiolini senza menzionare dove l'aveva preso. Ho pensato che fosse farina del suo sacco e gli ho risposto che mi piaceva molto e che lo avrei utilizzato. Trova tutto documentato in questo link http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/28/campa-cavallo-l%E2%80%99italia-cresce/194183/ Comunque complimenti per il titolo
Sull'art. 104 ho risposto sia su NfA che sul FQ. E ho risposto persino su Goofynomics. Ma su quest'ultimo sito i piccoli burocrati del Cominform non hanno avuto il coraggio di pubblicare il mio commento, nonostante li avessi sollecitati.
E' facile per professorucoli da operetta fare i gradassi senza contraddittorio. Ma appena il loro patetico ego incontra lo spillo di una critica fa la fine dei palloncini. Per questo non hanno il coraggio di pubblicare i commenti. Gradassi con gli indottrinati, codardi con tutti gli altri.
(Pesante!)
Caro Fabio,
intanto scusa il ritardo. Come ti ho detto in un commento a questo post, ero impegnato con figli e polli. Un tuo conoscente mi ha accusato di fornire troppi dati. Non voglio smentirmi in questa occasione: questi sono i figli
e questi sono i polli:
Detto questo, il tuo tono potrebbe sembrare un tantinello ingiurioso: “professore da operetta”! Suvvia, si sa che io eventualmente sono un professore da oratorio: l’unica foto mia che gira in rete me l’hanno fatta durante un Messia di Handel (a te che sei un economista propongo la versione del MIT). Niente contro la Lustige Witwe, per carità. Anzi: la trovo molto intonata al clima da belle époque che stiamo vivendo: avanti tutta verso un bel conflitto mondiale! Solo che in organico non c’è il clavicembalo e io se non partecipo non mi diverto: quindi Lehar è fuori dal mio repertorio.
E il Cominform cos’è? Sto imparando un sacco di parole nuove da quando ho aperto il blog. Ad esempio, ieri sera togarossa, dandomi del complottista, mi ha spiegato cos’è il Bilderberg (di cui io ignoravo l’esistenza: ma naturalmente il complottista, per il piddino togarossa, ero io!) Anche dopo la spiegazione continuo a pensare che il Bildenberg non abbia particolare rilevanza...
Comunque io non me la sono presa, perché il tuo tono da un lato è esilarante, e dall’altro comprensibile.
Entro nel merito, così non ti faccio perdere tempo. Non posso che essere d’accordo con te sul fatto che “sulla questione del Lender of Last Resort non e' l'art. 104 che fa testo”. Solo che scrivendo “alla Bce non erano state conferite né funzioni di LoLR per le banche né funzioni di salvatggio per governi in bancarotta. Il Trattato di Maastricht non poteva essere più esplicito. L'art. 104 recita...” sei stato tu a citare questo articolo come se facesse testo. Sono lieto di sapere che ti rendi conto del fatto che non c’entra nulla! E dai, su, ammettilo: è stata una piccola smagliatura dal punto di vista espositivo, che mi ha permesso di farti un innocente sgambetto. Trovo però esilarante (affettuosamente) il fatto che tu imputi a me questa tua innocente svista. Non prendertela con me: prenditela eventualmente col tuo referee!
Dopo di che, ho seguito con interesse il relativo thread su nfa.
In un primo momento questo si è svolto sostanzialmente intorno alla distinzione fra banche e sistema bancario. Il tutto a valle di un articolo che non citava né le une né l’altro. Il che, ovviamente, rendeva la discussione un po’ dadaista (non sarebbe la prima volta: Claudio docet). Però non voglio sminuirne il senso, e non voglio nemmeno trincerarmi dietro l’auctoritas di Visco o di De Grauwe (ringrazio Michele e Domenico). Mettiamola così: io di cosa la Fed faccia non sono particolarmente esperto e ritengo che a noi europei quello che la Fed fa non dovrebbe interessare molto, a meno che, come notava Martin Feldstein, non siamo interessati anche alle guerre di secessione.
Fuor di metafora: trovo la moneta unica una pessima idea, comunque la si voglia gestire. Diciamo che almeno in termini valutari sono più liberista di te. Riconosco la tua competenza in materia, e anche quella di Jurgen Stark (non sia mai), ma ritengo che una gestione dell’euro “finto tipo Fed” non sposterebbe di nulla i nostri problemi (e questo era il senso del mio articolo dal titolo simile al tuo).
Tornando al punto, però, devo dire che da profano mi ero accorto anch’io che i soldi che salvavano le banche in crisi non venivano dalla Bce. Sai, io mi intendo un po’ di più di politica fiscale. Guarda ad esempio l’andamento del debito pubblico irlandese, islandese e spagnolo (prima che tu mi morda, so bene che (a) conosci questi dati e (b) l’Islanda non è nell’eurozona – e si vede anche dal grafico):
Vedi che belle vite parallele? Scoppia la crisi dei subprime, cominciano ad andare per stracci le banche, e comme par hasard il debito pubblico, che in tutti questi casi era su un sentiero di pronunciato e costante risanamento, esplode, perché il governo (Pantalone, come giustamente dici) interviene a salvarle per evitare il collasso dell’economia. È la “UE delle banche pigliatutto”, come l’ha chiamata Adriana Cerretelli sul Sole24Ore (un giornale che potrò citare, anche se ogni tanto pubblica Cesaratto o Brancaccio... o Krugman!). Ti ricordo l’incipit del suo articolo:
“Prima del 2008, il totale degli aiuti di Stato in Europa viaggiava su una media annua di 60-65 miliardi di euro. Dopo il fallimento di Lehman Brothers e lo scoppio della grande crisi, la sola Germania ha versato a un'unica banca – la Hypo Real Estate per fare un nome e cognome – aiuti per quasi 140 miliardi: più del doppio rispetto a quel vecchio totale ormai dismesso.”
Vedi: dice “la Germania”, non la Bce: lo avevo notato!
“Prima del 2008, il totale degli aiuti di Stato in Europa viaggiava su una media annua di 60-65 miliardi di euro. Dopo il fallimento di Lehman Brothers e lo scoppio della grande crisi, la sola Germania ha versato a un'unica banca – la Hypo Real Estate per fare un nome e cognome – aiuti per quasi 140 miliardi: più del doppio rispetto a quel vecchio totale ormai dismesso.”
Vedi: dice “la Germania”, non la Bce: lo avevo notato!
Su questo però vorrei fare un paio di osservazioni.
La prima è che questa dinamica non contraddice il fatto che la Bce preveda esplicitamente nel suo statuto la possibilità di effettuare operazioni di rifinanziamento del sistema bancario in condizioni di particolare tensione (e quindi per evitare crisi, fallimenti, ecc.). Non vuoi chiamarlo last resort lending? Senti, fai un po’ come ti pare. Io comunque non ho mai detto che il last resort lending è salvare la “Banca Esposito”, né che la Bce possa salvare la “Banca Esposito”, né che le “Banche Esposito” irlandesi e spagnole (e tedesche, e belghe, e francesi, ecc.) siano state salvate dalla Bce. Chi le ha salvate, le Banche Esposito dei paesi fiscalmente “virtuosi”, si vede in Fig. 1, ma ripeto: la Bce prevede nel suo statuto qualcosa che De Grauwe e Visco chiamano “last resort lending”. Mi stupirei se, dopo questa mia osservazione, tu continuassi a prendertela con un oscuro accademico di provincia, avendoti io indicato due avversari molto più al tuo livello! Suppongo che non ti piaccia vincere facile...
La seconda osservazione è che sì, sono pienissimamente d’accordo con te: nonostante forse nelle condizioni attuali il dottor Draghi non possa fare altro, versare ltri su ltri alle banche che gavazzano sedute attorno a un tavolo non è una buona idea. Certo, senza adeguata libagione tutta quella coratella di pensionati e giovani precari che si stanno mangiando non andrebbe giù. Ma l’idea rimane pessima per tanti motivi, fra i quali il più grave è esattamente quello che tu indichi, cioè (ti cito), il fatto di “tenere in vita degli zombies finanziari senza sapere nemmeno chi sono e quanto siano deleteri per la stabilità europea e mondiale”. Vedi che vieni al mio discorso? C’è un enorme problema di credito (cioè debito) privato in sofferenza, e si fa di tutto per nasconderlo. Ma qui non è mica la prima volta che lo diciamo! Anzi: è stato il primo dei miei Quod erat demonstrandum.
Aggiungerei che c’è anche un problemino strutturale. La vigilanza è rimasta alle banche centrali nazionali, che in molti casi, come ci ricorda Mario Nuti (par. 6), una mattina si sono svegliate private (la Banca d’Italia lo è al 94%). With all due respect (ho qualche amico anche a via Nazionale) questa storia dei controllori controllati dai controllandi fa un po’ ridere, evoca molto la colorita immagine che tu usi per descrivere l’EBA: “guitti con il colabrodo in testa e le spade di latta”. Poi se le cose vanno come vanno...
Aggiungerei che c’è anche un problemino strutturale. La vigilanza è rimasta alle banche centrali nazionali, che in molti casi, come ci ricorda Mario Nuti (par. 6), una mattina si sono svegliate private (la Banca d’Italia lo è al 94%). With all due respect (ho qualche amico anche a via Nazionale) questa storia dei controllori controllati dai controllandi fa un po’ ridere, evoca molto la colorita immagine che tu usi per descrivere l’EBA: “guitti con il colabrodo in testa e le spade di latta”. Poi se le cose vanno come vanno...
Insomma: il last resort lending (o chiamalo come ti pare) è stato fatto tardi e male, malissimo, ed è improbabile che, anche a prescindere da questo, che comunque aggrava la situazione, la vigilanza possa esser fatta bene.
Ma...
Vogliamo ragionare insieme su un punto?
Quando Tobin se la prende con la finanziarizzazione dell’economia, lo fa anche sulla base di un argomento piuttosto interessante. Lui dice: “stiamo buttando una quantità sempre maggiore di risorse, inclusa la crema della nostra gioventù, in servizi finanziari remoti dalla produzione di beni e servizi, in attività che generano redditi del tutto sproporzionati rispetto alla loro produttività sociale” James Tobin (1984) “On the efficiency of the financial system”, Lloyds Bank Review, 153, 1-15.
Ora, la crema della nostra gioventù, in questo caso, saresti ad esempio tu, che a quanto vedo lavori per Goldman Sachs. So che non vi piacciono i premi Nobel, il professor Bisin esorta a diffidarne, ma un complimento da Tobin lo accetterai, no?
A cosa voglio arrivare?
A una cosa molto semplice: sono d’accordo che con te che stiamo assistendo al quarto d’ora del dilettante. Ma siccome stiamo parlando di istituzioni “pubbliche” (le banche centrali non lo sono) e private che effettivamente raccolgono il fior fiore delle nostre intelligenze, arrestarsi a questa lettura sinceramente mi sembra superficiale. Possibile mai che individui tutti singolarmente brillanti agiscano collettivamente in un modo così poco efficace? E quindi questo quarto d’ora del dilettante, secondo me, potrebbe avere una ben precisa political economy, cioè, per i miei lettori che sono un po’ rozzi e un po’ con le antenne (marziani), un cui prodest. Insomma, per dirla con le parole di un noto complottista, though this be madness, yet there is method in't (del resto era anche quello che diceva neither a borrower nor a lender be, for loan oft loses both itself and friend, cosa che la Merkel evidentemente ignora...).
Insomma, parliamoci chiaro: intanto mi sembra evidente che gestendo le cose nel modo in cui le si sono gestite la squadra liberista un punto l’ha portato a casa: siccome nel 2011 il debito pubblico è alto, adesso è facile andare in televisione a convincere le vecchiette (future fornitrici di coratella) che la colpa è del Leviatano, dello Stato, anzi, del Sovrano (debito). Ma le cose stanno in un altro modo, il copione è un altro dentro e fuori l’Eurozona, e tu lo sai benissimo. È il settore privato che accumula debiti eccessivi, spesso sotto governi di pseudosinistra, ma è poi il settore pubblico a sobbarcarsi le conseguenze della non sostenibilità del debito privato. E non è mica successo una volta sola! Gestire male la situazione, in particolare da parte della Bce, diventa il presupposto essenziale per avvalorare diagnosi distorte e proporre terapie errate (come il caso greco secondo me – certo non secondo te – sta dimostrando).
Mi avvio a concludere dicendoti perché trovo comprensibile il tuo tono acceso.
Io in realtà non seguo il tuo blog (magari ora lo farò). Ogni tanto, andando a vedere i referral del mio blog, trovavo articoli del Fatto quotidiano, e non riuscivo proprio a capire perché: la domanda era: che c’entro io con questi? Mi sono così reso conto che spesso vieni attaccato dai tuoi lettori, ma la colpa non è certo tua. La colpa è dell’amico di massimorocca, la colpa è del vate barbuto del giornalismo italiano. Credo che in qualche modo gli abbiano dato, o si sia preso, l’incarico di “preparare” la sinistra italiana all’avvento di un governo tecnico. E il modo più semplice di convincere i babbalei piddini era far leva sul concetto di “nemico”, cioè far collassare quella realtà culturale estremamente viva, sfaccettata, dialettica, che secondo me era la sinistra, in un unico punto, in un insieme di misura politica nulla: “Berlusconi boia”.
L’operazione è riuscita così bene che le soubrette della sinistra (ti rubo un’altra immagine, ormai siamo amici...), fra le quali quella osannata a Rimini per aver sdoganato Galloni, ci hanno ammannito articolesse a base di “che bello, è arrivato quello presentabile, finalmente ci disintossicheremo dal berlusconismo” ecc. ecc. Ora, siccome nel coretto “Berlusconi boia” la sezione voci bianche era guidata da un certo Travaglio, che pare ispiri il Fatto, capisci che certi lettori, facendo due più due, vengono a leggerti convinti di trovare qualcosa di sinistra. Poi non la trovano, e se la prendono con te! Secondo me dovrebbero invece prendersela solo con se stessi, per quanto son stati baggiani! Ma insomma, capisco bene che dopo che sei stato tutto il giorno a sentire le frecciatine di questi personaggi in cerca d’autore, se poi ti attacca anche un “economista” (con l’aggravante delle virgolette), magari ti girano! Ci vuole pazienza (ce n'è voluta tanta per trovare qualcuno che eseguisse quest'aria a un tempo decente: perché capisco sì la pazienza, ma la rassegnazione è una cosa diversa...).
L’operazione è riuscita così bene che le soubrette della sinistra (ti rubo un’altra immagine, ormai siamo amici...), fra le quali quella osannata a Rimini per aver sdoganato Galloni, ci hanno ammannito articolesse a base di “che bello, è arrivato quello presentabile, finalmente ci disintossicheremo dal berlusconismo” ecc. ecc. Ora, siccome nel coretto “Berlusconi boia” la sezione voci bianche era guidata da un certo Travaglio, che pare ispiri il Fatto, capisci che certi lettori, facendo due più due, vengono a leggerti convinti di trovare qualcosa di sinistra. Poi non la trovano, e se la prendono con te! Secondo me dovrebbero invece prendersela solo con se stessi, per quanto son stati baggiani! Ma insomma, capisco bene che dopo che sei stato tutto il giorno a sentire le frecciatine di questi personaggi in cerca d’autore, se poi ti attacca anche un “economista” (con l’aggravante delle virgolette), magari ti girano! Ci vuole pazienza (ce n'è voluta tanta per trovare qualcuno che eseguisse quest'aria a un tempo decente: perché capisco sì la pazienza, ma la rassegnazione è una cosa diversa...).
Tutto comprendere è tutto perdonare.
Certo: se sul tuo blog, o su altri che non sono nemmeno degno di nominare (venit autem liberalior me, cuius non sum dignus solvere corrigiam calceamentorum eius), se ci trovassi uno straccio di spiegazione del perché la crisi è esplosa prima e con maggior virulenza in paesi fiscalmente molto austeri (vedi Fig. 1), o magari del perché il fiscal compact imposto dopo la crisi dovrebbe salvarci, visto che non ha salvato quei paesi che spontaneamente lo stavano applicando prima della crisi (rivedi Fig. 1), magari verrei a leggervi più spesso.
Ma so già che su questi trascurabili dati di fatto si stenderà la plumbea cappa del vostro benign neglect. E quindi... nemici come prima!
Ma so già che su questi trascurabili dati di fatto si stenderà la plumbea cappa del vostro benign neglect. E quindi... nemici come prima!
Ti aspetto a Pescara (facciamo a giugno?): una singolar tenzone all'ultimo brodetto...
lunedì 12 marzo 2012
In exitu Israel de €gypto
Sto tornando in Normandia. Le vostre osservazioni e richieste non vanno perse, ma non mi sarà possibile rispondere subito. Il loro numero e il loro livello aumentano costantemente. Torneremo presto a progettare insieme la nostra traversata del mar Rosso. Restate in ascolto.
sabato 10 marzo 2012
Il dibattito
Ho ricevuto qualche giorno fa da Sergio Cesaratto la locandina di questo convegno:
(potete scaricarla cliccando qui). Mi riproponevo di segnalarvelo, poi, distratto da cose meno liete (anche se più esilaranti), e da altri fatti miei, mi era sfuggito. Ma massimorocca e roberto, implacabili, mi richiamano ai miei doveri. Santi subito pure voi...
Il ritardo era anche dovuto al fatto che nonostante Sergio sia l'unico collega (o quasi) dal quale acquisterei un'auto usata, come dire, prima di acquistare un convegno o un paper preferivo capire cosa fosse. Perché insomma, è chiaro: luogo e personaggi ci sono tutti, e il copione quindi sembra già scritto. Naturalmente questo non toglie interesse. Anche l'Amleto è già scritto (e tra l'altro non si sa nemmeno bene da chi), ma se gli interpreti sono bravi... E qui gli interpreti sono ottimi (anche tolti i due che conosco personalmente).
Quindi, pensavo, in fondo dovrei segnalarlo. Magari fra i miei lettori ce ne sono che alla tragedia elisabettiana preferiscono la farsa angheliana, e allora andranno a divertirsi. Entrerà l'ambasciatore, intonando il noto proemio: " Noi non vogliamo annettervi, fuori dall'euro c'è la guerra". E poi entrerà il coro, che intonerà il disco rotto della sinistra: "più Europa, più Europa, più Europa" (il disco rotto della destra, lo ricorderete, è "debito sovrano, debito sovrano, debito sovrano").
Naturalmente il tema "più Europa" può essere intonato in vari modi: dorico, ionico, corinzio (no: corinzio, no, quello è un ordine... nun ce provate!), misolidio... e soprattutto ipomisotafazziano: "ma come siete bravi, ma come avete fatto!"
Nel coretto almeno una voce parzialmente discorde c'è (concordia discors), a mia scienza, ed è quella di Mario Nuti, che su "più Europa" via eurobond dice delle cose abbastanza definitive qui.
Ma io volevo vedere cosa dicesse Sergio, e me lo sono andato a vedere qui.
E ho trovato un articolo molto bello, sotto almeno due profili: l'organicità della visione (questa sì una visione, non una "viFione da Fognatore" Fellino), e il tono, molto ma molto più appropriato del mio.
La pacatezza e l'apertura del tono (lasciate che i morti seppelliscano i morti) espone Sergio a delle apparenti contraddizioni. Ad esempio, dipingere una Germania riluttante all'entrata nell'euro, ritrosa come una verginella di altri tempi, può sembrare contraddittorio da parte di chi come Sergio ci ha insegnato, nel suo mirabile lavoro con Stirati, che "il gioco (del mercantilismo) è perfetto se poi esso si svolge in un quadro di cambi fissi, come Bretton Woods, lo SME, l’UME" e che quindi la Germania era perfettamente consapevole dei vantaggi che avrebbe tratto dall'euro.
Ma qui devo fare due osservazioni (o magari tre).
La prima è che la contraddizione, in effetti, più che nel ragionamento di Sergio è nella storia e nelle esternazioni dei politici. O forse neanche in quelle. Ostentando ritrosia (ce la ricordiamo tutti, me la ricordo anch'io), le classi dirigenti del Nord sono riuscite a imporre alla costruzione europea delle regole fatte apposta per precipitare la catastrofe (a loro vantaggio), in una linea di continuità ben evidente che va dai parametri "tolemaici" di Maastricht al fiscal compact. Il problema, secondo me, non è mai stato quello di "tener fuori i cattivi" o non mischiarsi a loro (così come veniva proposto all'epoca), ma solo quello di dominarli meglio.
La seconda osservazione è che il lavoro di Sergio, pur riprendendo in parte l'agenda di altri appelli, dei quali sappiamo bene quale uso è stato fatto grazie alla tecnologia tedesca, se ne differenzia in un modo significativo, perché la richiesta fatta agli italiani di "pensare seriamente al proprio futuro indipendentemente da questa Europa" non viene posta come alternativa rispetto all'agenda ovvia di quello che si potrebbe fare per tener i cocci insieme, ma viene esplicitamente considerata come un punto dell'agenda. Secondo Sergio, quindi, come del resto secondo me, questa riflessione deve iniziare. Voi direte: ma è già iniziata, noi la stiamo facendo! Ma io posso dirvi che invece, ad esempio, nella sede del dibattito sono ancora ad anni luce di distanza dall'inizio di una riflessione simile. E bene fa Sergio a proporgliela.
La terza osservazione (ecco, lo sapevo che erano più di due) è che Sergio insiste, come faccio anch'io, sul fatto che in questo campo le categorie moralistiche sono fuori luogo. So bene che per i tifosi di altri blog il mio ragionamento è "Germania brutto". Per forza: loro si nutrono di ragionamenti del tipo "Stato brutto", e quindi, come dire, elevano tutti gli altri argomenti al livello dei loro.
Ma il mio ragionamento è esattamente quello di Sergio.
La Germania, in un'ottica di breve-medio periodo, ha fatto e fa bene a tirare il massimo vantaggio dalla situazione che ha creato. Male fanno gli altri paesi a consentirglielo (e i motivi di questo apparente suicidio ve li ho spiegati: importare la "disciplina", cioè la moderazione salariale, tedesca), e male fa la Germania a non capire che, in un'ottica più ampia, che dovrebbe essere quella della visione "europea":
1) le strategie mercantilistiche sono di corto respiro e foriere di conflitti;
2) alla risoluzione degli squilibri devono cooperare anche i paesi in surplus, e non perché sono stati furbi (in economia, eventualmente, sarebbe un merito!) o cattivi (in economia questa categoria non esiste), ma banalmente perché hanno le risorse per farlo.
Il mio quindi non è moralismo, ma solo la considerazione spassionata della (non) sostenibilità tecnico-economica di certi atteggiamenti, non sostenibilità che è sotto gli occhi di tutti. La miopia dell'atteggiamento tedesco forse è figlia dei nostri tempi, figlia di un capitalismo finanziario che non vede al di là della prossima relazione agli azionisti. Certo che qui una leadership politica forte (non necessariamente paneuropea) potrebbe far sentire la propria voce, per allargare gli orizzonti. Ma è anche probabile che la miopia sia semplicemente, almeno in certi casi, figlia di pura e semplice malafede. Quando l'amico Hans Werner Sinn accusa del tracollo della Grecia la "lobby delle importazioni", che grazie ai sussidi dell'UE avrebbe rincorso i facili guadagni (?) derivanti dalle importazioni di beni esteri, sinceramente c'è da restare a bocca aperta. Bisognerebbe chiedere, all'amico Hans Werner, e forse anche all'amico ambasciatore (ma questo non lo farà nessuno): le centinaia di milioni di euro spese dagli industriali tedeschi per corrompere i politici greci rientrano in questi sussidi?
Dopo aver detto tutto quello che mi unisce (oltre all'amicizia) a Sergio, voglio anche dire quello che mi divide. Una cosa molto semplice. Lui è "eterodosso" e io sono "ortodosso" (non "omodosso"). E da ortodosso faccio un ragionamento molto semplice. I problemi che stiamo subendo sono la conseguenza ovvia dell'aver inibito, tramite la moneta unica, il funzionamento di un mercato: il mercato valutario. E allora, invece di chiedersi, come fanno gli "etero" e gli "omo", quale meccanismo utilizzare per rimediare al danno fatto (per gli etero più spesa, per gli omo meno spesa, per entrambi un altro ltro), io, da "orto", dico semplicemente: ristabiliamo il funzionamento del mercato valutario.
Sorprendente, no, l'accanimento col quale certi liberisti, quelli che vorrebbero prezzare anche l'aria che respiriamo, si oppongono a che la valuta di un paese possa avere il suo prezzo? Non lo trovate un po' contraddittorio? Io sì, tantissimo! Anche perché, come ho spiegato in Crisi finanziaria e governo dell'economia, la moneta unica è un concetto intrinsecamente contraddittorio: se esistessero le condizioni per la sua sostenibilità (cioè se le economie fossero sufficientemente omogenee), di moneta unica non ce ne sarebbe bisogno, perché l'allineamento dei fondamentali renderebbe minime le oscillazioni del cambio: scomparirebbero cioè i costi che vengono normalmente invocati a sostegno della necessità di una moneta unica! As simple as that...
E allora concludo dicendo al mio caro amico "etero" quello che lui sa già: caro Sergio, il tuo articolo mi piace tanto, ma mi piacerebbe ancora di più se cominciasse dalla fine. So bene che tu sei un economista e anche un politico. Possa la tua visione politica non tradursi, come finora è stato per quelle degli altri, in una mera perdita di tempo.
L'ortografia controllatela voi, che io vado a farmi una corsetta...
(potete scaricarla cliccando qui). Mi riproponevo di segnalarvelo, poi, distratto da cose meno liete (anche se più esilaranti), e da altri fatti miei, mi era sfuggito. Ma massimorocca e roberto, implacabili, mi richiamano ai miei doveri. Santi subito pure voi...
Il ritardo era anche dovuto al fatto che nonostante Sergio sia l'unico collega (o quasi) dal quale acquisterei un'auto usata, come dire, prima di acquistare un convegno o un paper preferivo capire cosa fosse. Perché insomma, è chiaro: luogo e personaggi ci sono tutti, e il copione quindi sembra già scritto. Naturalmente questo non toglie interesse. Anche l'Amleto è già scritto (e tra l'altro non si sa nemmeno bene da chi), ma se gli interpreti sono bravi... E qui gli interpreti sono ottimi (anche tolti i due che conosco personalmente).
Quindi, pensavo, in fondo dovrei segnalarlo. Magari fra i miei lettori ce ne sono che alla tragedia elisabettiana preferiscono la farsa angheliana, e allora andranno a divertirsi. Entrerà l'ambasciatore, intonando il noto proemio: " Noi non vogliamo annettervi, fuori dall'euro c'è la guerra". E poi entrerà il coro, che intonerà il disco rotto della sinistra: "più Europa, più Europa, più Europa" (il disco rotto della destra, lo ricorderete, è "debito sovrano, debito sovrano, debito sovrano").
Naturalmente il tema "più Europa" può essere intonato in vari modi: dorico, ionico, corinzio (no: corinzio, no, quello è un ordine... nun ce provate!), misolidio... e soprattutto ipomisotafazziano: "ma come siete bravi, ma come avete fatto!"
Nel coretto almeno una voce parzialmente discorde c'è (concordia discors), a mia scienza, ed è quella di Mario Nuti, che su "più Europa" via eurobond dice delle cose abbastanza definitive qui.
Ma io volevo vedere cosa dicesse Sergio, e me lo sono andato a vedere qui.
E ho trovato un articolo molto bello, sotto almeno due profili: l'organicità della visione (questa sì una visione, non una "viFione da Fognatore" Fellino), e il tono, molto ma molto più appropriato del mio.
La pacatezza e l'apertura del tono (lasciate che i morti seppelliscano i morti) espone Sergio a delle apparenti contraddizioni. Ad esempio, dipingere una Germania riluttante all'entrata nell'euro, ritrosa come una verginella di altri tempi, può sembrare contraddittorio da parte di chi come Sergio ci ha insegnato, nel suo mirabile lavoro con Stirati, che "il gioco (del mercantilismo) è perfetto se poi esso si svolge in un quadro di cambi fissi, come Bretton Woods, lo SME, l’UME" e che quindi la Germania era perfettamente consapevole dei vantaggi che avrebbe tratto dall'euro.
Ma qui devo fare due osservazioni (o magari tre).
La prima è che la contraddizione, in effetti, più che nel ragionamento di Sergio è nella storia e nelle esternazioni dei politici. O forse neanche in quelle. Ostentando ritrosia (ce la ricordiamo tutti, me la ricordo anch'io), le classi dirigenti del Nord sono riuscite a imporre alla costruzione europea delle regole fatte apposta per precipitare la catastrofe (a loro vantaggio), in una linea di continuità ben evidente che va dai parametri "tolemaici" di Maastricht al fiscal compact. Il problema, secondo me, non è mai stato quello di "tener fuori i cattivi" o non mischiarsi a loro (così come veniva proposto all'epoca), ma solo quello di dominarli meglio.
La seconda osservazione è che il lavoro di Sergio, pur riprendendo in parte l'agenda di altri appelli, dei quali sappiamo bene quale uso è stato fatto grazie alla tecnologia tedesca, se ne differenzia in un modo significativo, perché la richiesta fatta agli italiani di "pensare seriamente al proprio futuro indipendentemente da questa Europa" non viene posta come alternativa rispetto all'agenda ovvia di quello che si potrebbe fare per tener i cocci insieme, ma viene esplicitamente considerata come un punto dell'agenda. Secondo Sergio, quindi, come del resto secondo me, questa riflessione deve iniziare. Voi direte: ma è già iniziata, noi la stiamo facendo! Ma io posso dirvi che invece, ad esempio, nella sede del dibattito sono ancora ad anni luce di distanza dall'inizio di una riflessione simile. E bene fa Sergio a proporgliela.
La terza osservazione (ecco, lo sapevo che erano più di due) è che Sergio insiste, come faccio anch'io, sul fatto che in questo campo le categorie moralistiche sono fuori luogo. So bene che per i tifosi di altri blog il mio ragionamento è "Germania brutto". Per forza: loro si nutrono di ragionamenti del tipo "Stato brutto", e quindi, come dire, elevano tutti gli altri argomenti al livello dei loro.
Ma il mio ragionamento è esattamente quello di Sergio.
La Germania, in un'ottica di breve-medio periodo, ha fatto e fa bene a tirare il massimo vantaggio dalla situazione che ha creato. Male fanno gli altri paesi a consentirglielo (e i motivi di questo apparente suicidio ve li ho spiegati: importare la "disciplina", cioè la moderazione salariale, tedesca), e male fa la Germania a non capire che, in un'ottica più ampia, che dovrebbe essere quella della visione "europea":
1) le strategie mercantilistiche sono di corto respiro e foriere di conflitti;
2) alla risoluzione degli squilibri devono cooperare anche i paesi in surplus, e non perché sono stati furbi (in economia, eventualmente, sarebbe un merito!) o cattivi (in economia questa categoria non esiste), ma banalmente perché hanno le risorse per farlo.
Il mio quindi non è moralismo, ma solo la considerazione spassionata della (non) sostenibilità tecnico-economica di certi atteggiamenti, non sostenibilità che è sotto gli occhi di tutti. La miopia dell'atteggiamento tedesco forse è figlia dei nostri tempi, figlia di un capitalismo finanziario che non vede al di là della prossima relazione agli azionisti. Certo che qui una leadership politica forte (non necessariamente paneuropea) potrebbe far sentire la propria voce, per allargare gli orizzonti. Ma è anche probabile che la miopia sia semplicemente, almeno in certi casi, figlia di pura e semplice malafede. Quando l'amico Hans Werner Sinn accusa del tracollo della Grecia la "lobby delle importazioni", che grazie ai sussidi dell'UE avrebbe rincorso i facili guadagni (?) derivanti dalle importazioni di beni esteri, sinceramente c'è da restare a bocca aperta. Bisognerebbe chiedere, all'amico Hans Werner, e forse anche all'amico ambasciatore (ma questo non lo farà nessuno): le centinaia di milioni di euro spese dagli industriali tedeschi per corrompere i politici greci rientrano in questi sussidi?
Dopo aver detto tutto quello che mi unisce (oltre all'amicizia) a Sergio, voglio anche dire quello che mi divide. Una cosa molto semplice. Lui è "eterodosso" e io sono "ortodosso" (non "omodosso"). E da ortodosso faccio un ragionamento molto semplice. I problemi che stiamo subendo sono la conseguenza ovvia dell'aver inibito, tramite la moneta unica, il funzionamento di un mercato: il mercato valutario. E allora, invece di chiedersi, come fanno gli "etero" e gli "omo", quale meccanismo utilizzare per rimediare al danno fatto (per gli etero più spesa, per gli omo meno spesa, per entrambi un altro ltro), io, da "orto", dico semplicemente: ristabiliamo il funzionamento del mercato valutario.
Sorprendente, no, l'accanimento col quale certi liberisti, quelli che vorrebbero prezzare anche l'aria che respiriamo, si oppongono a che la valuta di un paese possa avere il suo prezzo? Non lo trovate un po' contraddittorio? Io sì, tantissimo! Anche perché, come ho spiegato in Crisi finanziaria e governo dell'economia, la moneta unica è un concetto intrinsecamente contraddittorio: se esistessero le condizioni per la sua sostenibilità (cioè se le economie fossero sufficientemente omogenee), di moneta unica non ce ne sarebbe bisogno, perché l'allineamento dei fondamentali renderebbe minime le oscillazioni del cambio: scomparirebbero cioè i costi che vengono normalmente invocati a sostegno della necessità di una moneta unica! As simple as that...
E allora concludo dicendo al mio caro amico "etero" quello che lui sa già: caro Sergio, il tuo articolo mi piace tanto, ma mi piacerebbe ancora di più se cominciasse dalla fine. So bene che tu sei un economista e anche un politico. Possa la tua visione politica non tradursi, come finora è stato per quelle degli altri, in una mera perdita di tempo.
L'ortografia controllatela voi, che io vado a farmi una corsetta...
venerdì 9 marzo 2012
Quod erat demonstrandum (7)
Molto probabilmente non sarà la rivolta dei perdenti, dispersi e commissariati, a liberarci dal fardello insostenibile di una decisione tecnicamente assurda, ma l'egoismo dei vincitori.
Scusate: mi hanno detto che scrivo troppo. Ma direi che, troppo o poco, il vero problema è un altro: a che serve dire cose ovvie, se nessuno vuole prenderne atto?
Scusate: mi hanno detto che scrivo troppo. Ma direi che, troppo o poco, il vero problema è un altro: a che serve dire cose ovvie, se nessuno vuole prenderne atto?
mercoledì 7 marzo 2012
La Bce è un prestatore di ultima istanza.
Sono stato costretto ad aggiungere qui a lato una antiestetica nota di copyright, su suggerimento di Robert (santo subito), a seguito di varie incursioni, alcune anche da parte di “colleghi” in cattiva fede. L’ultimo ve lo sottolineo, perché merita: è niente meno che un blogger dal Fatto quotidiano. Guardate che bell’articolo pubblica il 7 marzo!
A proposito, ora che ci penso, devo scrivere un editorial... Ho un production manager di Elsevier alle calcagna. Ma come si fa a resistere alla tentazione: palla sul dischetto, porta vuota... Torniamo a lavorare...
E naturalmente qualche lettore gli fa notare che in effetti il 29 febbraio era uscito un articolo con “quasi” lo stesso titolo... Figurella... Anche perché la cattiva fede è palese: praticamente la confessa lui, dicendo che il titolo (per il quale i noise giustamente lo complimentano: sono persone spiritose) è tratto da un commento al suo blog sul Fatto! Leggi: qualcuno avrà citato goofynomics, come spesso accade sul Fatto quotidiano (dove ancora si avventura qualche lettore di sinistra che non ha capito bene) e lui, giustamente, si è "ispirato".
Sapete, io appartengo a una generazione per la quale “intellettuale di destra” è un ossimoro. Da giovane tendevo a dare per scontato che chi era di destra fosse di poche letture, ottuso, e anche un po’ scorretto. Devo dire che all’epoca, e anche in seguito, non mi è capitato spesso di avere molte prove del contrario. Forse solo l’euro è riuscito a scuotere le mie certezze, nel senso che oggi temo che molti fascisti (tecnicamente tali, intendo) abbiano ahimè almeno in politica monetaria le idee più chiare di molti intellettuali di sinistra. Non è che la cosa mi piaccia, ma per amor di verità devo registrarla. Comunque, torniamo al "collega".
La cosa patetica non è tanto lo "scippo" (sicuramente involontario) del titolo: se uno è liberista, ovviamente la intende nel senso di essere libero di fare come gli pare: c’è una cosa che mi piace? La prendo! Sono liberista... Quindi, amico liberista, feel free... Qui c'è abbondanza, serviti pure: a ciascuno secondo i suoi bisogni, da ciascuno secondo le sue possibilità, diciamo noi. E evidentemente anche voi, quando vi fa comodo!
No, no, la cosa patetica è il contenuto. L’autore, in un tentativo lodevole (nelle intenzioni) di far un minimo di chiarezza sul concetto di “prestatore di ultima istanza” (cosa che noi abbiamo fatto più e più volte e da tempo su questo blog), si abbandona a una piacevole (secondo lui) vena umoristica che lo porta a fare uno svarione incredibile. Cito:
La funzione di LoLR (Lender of Last Resort, prestatore di ultima istamza, n.d.r.) si riferisce al sistema bancario, non agli Stati, come viene erroneamente inteso nel dibattito tra dattilografi di lusso, che affollano le redazioni e soubrettes (ambosessi), che sgomitano negli studi televisivi.
Alla Bce non erano state conferite né funzioni di LoLR per le banche né funzioni di salvatggio per governi in bancarotta. Il Trattato di Maastricht non poteva essere più esplicito. L'art. 104 recita "È vietata la concessione di scoperti di conto o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia, da parte della BCE o da parte delle Banche centrali degli Stati membri, a istituzioni o organi della Comunità, alle amministrazioni statali, agli enti regionali, locali o altri enti pubblici, ad altri organismi di diritto pubblico o a imprese pubbliche degli Stati membri, così come l'acquisto diretto presso di essi di titoli di debito da parte della BCE o delle Banche centrali nazionali".C’è un piccolo problema, non so se ve ne accorgete...
Perché è vero, sì, che la funzione di prestatore di ultima istanza è intrinsecamente riferita alle relazioni fra istituto di emissione e sistema bancario, tant’è vero che, come vi ho più volte ricordato, prima del “divorzio” fra Tesoro e Banca d’Italia non sarebbe venuto in mente a nessuno di definire quest’ultima “prestatrice di ultima istanza” del Tesoro. La si definiva, più correttamente, “acquirente residuale” dei titoli pubblici che eventualmente fossero andati invenduti alle aste. “Pulendo” gli eccessi di offerta di titoli (come dicono gli economisti veri: sapete, dovrò parlar forbito, perché questo post sarà mal frequentato) la Banca d’Italia ne stabilizzava il prezzo e quindi i tassi di interesse. Quindi se si parla di prestatore di ultima istanza si parla di banche, e questo è ovvio.
Ma... dettaglio!
L’art. 104 del Trattato di Maastricht, citato dall’illustre collega liberista, non parla di banche: il collega ne parla (l'ho evidenziato), ma il Trattato no! Parla di organi della comunità, di enti di diritto pubblico (enti locali, imprese), di amministrazioni statali, ma di banche proprio no, no, no, mille, duemila volte no!
L’art. 104 è la famosa “no bail-out clause”, cioè la disposizione che esplicitamente vietava alla Banca centrale di intervenire per salvare i governi dell’eurozona. Una norma che, in teoria, era stata dettata per risolvere problemi di moral hazard, senza molto successo.
Ma rispetto alle banche dell’eurozona è ovviamente previsto che la Bce agisca come prestatore di ultima istanza. Ciò fa ovviamente parte dei suoi doveri di istituto, come di quelli di qualsiasi istituto di emissione. Sarebbe stato assurdo che il Trattato di Maastricht inibisse questa normale funzione di qualsiasi banca centrale: ma il "collega" non se ne rende conto! E questi sono gli economisti puri e duri?
A scanso di equivoci, preciso che questa non è l’idea di un “economista” (secondo i lettori di noise io sono un “economista” fra virgolette) antagonista e complottista. No no! Sta proprio scritto sul sito della Bce. Sai, gentile collega, la politica monetaria, tu forse non sai cos’è perché non credo che tu la abbia mai insegnata, ma si fa anche così: prestando soldi alle banche quando ne hanno bisogno. Guarda cosa c’è scritto sul sito della Bce... anzi, per te, che scrivi “fromamerika”, la chiamerò Ecb:
Monetary policy instruments
In times of extraordinary financial market tensions, the Eurosystem will make use of any instrument that is compatible with the Treaty and that is necessary to continue achieving its objectives. The Eurosystem may therefore decide to address these tensions by resorting to non-standard, unconventional measures. These measures form part of the Eurosystem's monetary policy implementation "toolbox", but are by definition exceptional and temporary in nature. Usually, these measures are aimed at the banking sector given the reliance of companies in the euro area on financing by banks (as opposed to financing via capital markets). Below are examples of measures that the Eurosystem can take.
Fixed-rate, full-allotment liquidity provision
In normal circumstances, the Eurosystem, when conducting its open market operations, assesses the total liquidity need of the banking sector and, in competitive tenders, allots this amount. Usually these tenders are conducted as variable rate tenders, meaning that banks pay the interest that they offer when they make their bids. The Eurosystem may also execute its tenders in the form of fixed rate tenders, where the interest rate is specified in advance and banks bid the amount of money they wish to transact at the fixed interest rate.
In exceptional circumstances, the ECB may decide in advance to allot the full amount of liquidity that banks request, i.e. to accommodate all bids, at a fixed interest rate.
Expansion of list of assets eligible as collateral
The Eurosystem can decide to lower the minimum requirements for collateral that banks have to provide when they borrow money from the Eurosystem. This measure aims to improve the access of banks to Eurosystem liquidity providing operations.
Longer-term liquidity provision
In normal circumstances, the Eurosystem regularly conducts one longer-term refinancing operation per month, with a maturity of three months. In exceptional circumstances, the Eurosystem can increase the frequency and the maturity of these operations.
Ecco, collega, clicca e ripassati la slide 8 del sito della Bce. Poi, se vorrai, ti parlerò delle varie forme di rifinanziamento, del corridoio EONIA, e via dicendo. E così capirai che la tua idea bislacca che la Bce non abbia fra i suoi compiti quello di prestatore di ultima istanza per il sistema bancario è, come dire, amatoriale. Certo non al livello degli ottimi contributi che si possono trovare sul sito dal quale ti esprimi. Forse ti sei espresso male. Può capitare.
Ciao collega, torna a copiarci... pardon: a trovarci! Guarda: ti accordo un waiver perenne: serviti pure...
Ora, tornando a noi, io di chi sia questo non ho la benché minima idea, il server proxy è giù da un paio di settimane e quindi non posso consultare EconLit da casa. Vedo da Google Scholar che ha pubblicato sul Journal of International Money and Finance. La conclusione, sconfortante, è che uno può pubblicare su una rivista internazionale senza letteralmente sapere cosa faccia la Bce (o senza essere in grado di dirlo con parole sue)!
Ma guardate il lato positivo: almeno siamo riusciti a capire perché ogni tanto riescono a pubblicare sulle riviste internazionali anche “economisti” come me... Con l’aggravante che, per colpevoli sviste dei referee, le riviste nelle quali pubblico io spesso sono anche impattate. Vedi a che servono le virgolette...
A proposito, ora che ci penso, devo scrivere un editorial... Ho un production manager di Elsevier alle calcagna. Ma come si fa a resistere alla tentazione: palla sul dischetto, porta vuota... Torniamo a lavorare...
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