(...qui l'originale. Segue traduzione...)
L'idea che per non farci mandare la troika usciamo dall'Eurozona e facciamo l'Italia federale, così poi mandiamo la troika in Calabria se questa non rispetta il pareggio di bilancio pubblico, può essere estremamente attraente per i gonzi, può costituire una sintesi politica di un discreto valore tattico per mettere temporaneamente a tacere i riottosi camuni o gli industriosi insubri, ma non sposta minimamente i termini del problema, che sono questi: oggi, solo un rigoroso keynesismo, come quello iscritto nella nostra carta costituzionale del 1948, può garantire la nostra libertà, e la vera libertà, prima ancora che quella di espressione (per la quale vedete cosa sta succedendo su Twitter, lo strumento delle varie primavere arabe e rivoluzioni colorate...), è quella dal bisogno, come imparai da Lello, ex macchinista comunista che conobbi, quando avevo l'età di mio figlio, al Dopolavoro Ferroviario di ponte Margherita, lì dove conobbi anche Spartaco, Giuliano, persone alle quali fu possibile morire con dignità, perché avevano acquistato, lottando, il diritto di vivere con dignità.
L’economia esiste perché esiste lo scambio, ogni scambio presuppone l’esistenza di due parti, con interessi contrapposti: l’acquirente vuole spendere di meno, il venditore vuole guadagnare di più. Molte analisi dimenticano questo dato essenziale. Per contribuire a una lettura più equilibrata della realtà abbiamo aperto questo blog, ispirato al noto pensiero di Pippo: “è strano come una discesa vista dal basso somigli a una salita”. Una verità semplice, ma dalle applicazioni non banali...
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venerdì 23 settembre 2016
giovedì 15 settembre 2016
Atene - Grecia
Gentile professore,
Mi permetto di scrivere questo messagio dalla Grecia per ringraziarla del suo lavoro di divulgazione che mi ha permesso di capire questo che sta succedendo in Europa che, come lei ha tante volte detto e comme credo anch’ io, non è l’ Unione europea neanche l’ Eurozona.
Ho letto due volte “Il tramonto del Euro” e sto leggendo per la seconda volta “L’ Italia può farcela”. Seguo anche “Goofynomics” con grande diligenza cercando di capire come meglio posso le cose che lei spiega ai suoi compatrioti.
Sto scrivendo oggi perche ho visto su you tube una presentazione da Stiglitz del suo libro che sembrava coppiata dai lavori che lei ha presentato quatro anni fa. Come è possibile che gli italiani avendo a disposizione lavori di divulgazione come i suoi non capiscano quello che sta succedendo in Italia?
A mio avviso non capiscono neanche che significa avere la troica in casa. Non possono imaginare quello che può fare un governo che non governa più e non ha alcuna possibilità di proteggere i cittadini quando non c’ è veramente altro da fare che uscire dall’ Eurozona il più presto possibile ma non avendo più neanche le possibilità che si offrono a paesi ancora più o meno intatti dal uragano della troica (per esempio la possibilità di denominare il debito pubblico in una nuova moneta nazionale avendo gia perso questa possibilità quanto il debito publico greco si era transformato da un debito verso creditori privati sotto diritto greco in un debito verso altre nazioni/contribuenti di altre nazioni sotto un diritto estero). Non è una passegiata!
Vorrei ancora dire molte cose ma so che il suo tempo e molto limitato. Spero solo che gli italiani comprendano quello che li sta aspettando se non capiscano prima che un paese sotto la troica è un paese che deve vivere in umiliazione costante che deriva dal fatto che oltre ai sacrifici senza fine che vengono imposti principalmente ai cittadini più deboli c’ è anche il senso di colpa e la paura incessante che usano loro di potere per convincerci che la colpa è tutta nostra e che non c’ è un’ altra via da seguire che quella offerta dai carnefici del nostro paese (TINA).
Prima di chiudere questo messagio vorrei ringraziarla ancora una volta per il meraviglioso lavoro che ha permesso anche a me di vedere chiaro e di essere in grado di capire questo che sta succedendo in
Grecia e altrove.
Grazie, professore!
M.
Atene - Grecia
(...veramente io ci avevo provato ad avvertirvi, o meglio, ci aveva provato la persona che aveva tradotto in greco l'articolo che aveva svegliato tanti italiani...)
Mi permetto di scrivere questo messagio dalla Grecia per ringraziarla del suo lavoro di divulgazione che mi ha permesso di capire questo che sta succedendo in Europa che, come lei ha tante volte detto e comme credo anch’ io, non è l’ Unione europea neanche l’ Eurozona.
Ho letto due volte “Il tramonto del Euro” e sto leggendo per la seconda volta “L’ Italia può farcela”. Seguo anche “Goofynomics” con grande diligenza cercando di capire come meglio posso le cose che lei spiega ai suoi compatrioti.
Sto scrivendo oggi perche ho visto su you tube una presentazione da Stiglitz del suo libro che sembrava coppiata dai lavori che lei ha presentato quatro anni fa. Come è possibile che gli italiani avendo a disposizione lavori di divulgazione come i suoi non capiscano quello che sta succedendo in Italia?
A mio avviso non capiscono neanche che significa avere la troica in casa. Non possono imaginare quello che può fare un governo che non governa più e non ha alcuna possibilità di proteggere i cittadini quando non c’ è veramente altro da fare che uscire dall’ Eurozona il più presto possibile ma non avendo più neanche le possibilità che si offrono a paesi ancora più o meno intatti dal uragano della troica (per esempio la possibilità di denominare il debito pubblico in una nuova moneta nazionale avendo gia perso questa possibilità quanto il debito publico greco si era transformato da un debito verso creditori privati sotto diritto greco in un debito verso altre nazioni/contribuenti di altre nazioni sotto un diritto estero). Non è una passegiata!
Vorrei ancora dire molte cose ma so che il suo tempo e molto limitato. Spero solo che gli italiani comprendano quello che li sta aspettando se non capiscano prima che un paese sotto la troica è un paese che deve vivere in umiliazione costante che deriva dal fatto che oltre ai sacrifici senza fine che vengono imposti principalmente ai cittadini più deboli c’ è anche il senso di colpa e la paura incessante che usano loro di potere per convincerci che la colpa è tutta nostra e che non c’ è un’ altra via da seguire che quella offerta dai carnefici del nostro paese (TINA).
Prima di chiudere questo messagio vorrei ringraziarla ancora una volta per il meraviglioso lavoro che ha permesso anche a me di vedere chiaro e di essere in grado di capire questo che sta succedendo in
Grecia e altrove.
Grazie, professore!
M.
Atene - Grecia
(...veramente io ci avevo provato ad avvertirvi, o meglio, ci aveva provato la persona che aveva tradotto in greco l'articolo che aveva svegliato tanti italiani...)
martedì 6 settembre 2016
Fantapolitica
(...non metto link, tanto è un raccontino, non c'è nulla di vero, è un'opera di fantasia, e poi chi è di queste parti sa di cosa sto parlando, e chi non è di queste parti è arrivato senz'altro troppo tardi per impedire che la fantasia diventi realtà, e forse anche per riconoscere questa realtà quando gli si parerà davanti, cioè entro un anno...)
L'Unione Europea è un progetto statunitense. Serviva, come sappiamo, a rendere coeso il fronte orientale, quello verso il nemico sovietico.
Poi il nemico si sfaldò, e con esso c'era il timore che si sfaldasse anche il fronte. Sai com'è, quella storia della tesi: senza antitesi, non c'è sintesi...
Aggiungi che serviva anche un bell'impulso, l'impulso definitivo, a quella globalizzazione finanziaria che tante soddisfazioni stava dando al capitalismo, schiacciando ovunque i salari. In Europa questi resistevano: per opporsi al comunismo in modo efficace si era infatti dovuto creare un credibile welfare, e assicurare una bassa disoccupazione. Tutte cose che rendevano i salari piuttosto coriacei, ma non tanto da non poter essere scardinati dalla moneta unica.
Certo, l'euro aveva anche dei costi, proprio per quel sistema finanziario, e per quel blocco geopolitico, che legittimamente si aspettavano di trarne vantaggi.
Ubi commoda... Il fottuto latino!
I costi in termini economici erano noti e ovvi: squilibrando la distribuzione del reddito, la moneta unica provocava una ipertrofia del credito che rendeva il sistema finanziario più fragile, anziché più stabile come promesso. Decine di crisi finanziarie provocate da agganci a valute "stabili" lo provavano negli ultimi decenni. Ma fin qui nulla di male: oltre un millennio di storia economica dimostra che nulla è più facile, se si controllano le istituzioni, del socializzare le perdite (accollandole a pensionati e contribuenti) dopo aver privatizzato i profitti.
Poi c'erano i costi geopolitici, ricordate? "L'aspirazione francese all'uguaglianza è incompatibile col desiderio tedesco di egemonia"... Ecco: quelli, di costi, sarebbero stati un po' più difficili da gestire. Più in generale, l'euro avrebbe provocato, nel medio termine, il frazionamento politico dell'Europa. Lo aveva pronosticato Kaldor nel 1971 e confermato Feldstein nel 1997. Non ci potevano essere dubbi. La domanda quindi era: ci conviene un'Europa balcanizzata, o un'Europa coesa? Domanda che ovviamente si ponevano, e tuttora si pongono, gli Stati Uniti.
La risposta è dipesa dalle circostanze.
Per un po' prevalse una certa preferenza verso l'Europa balcanizzata, cioè verso l'euro. Poi, però, si comprese che il vantaggio di frantumare la leadership europea tramite il conflitto economico allo scopo di controllarla meglio si pagava col costo di rinunciare a un motore di crescita della domanda mondiale (e quindi di profitti delle multinazionali Usa), e con l'altro non trascurabile svantaggio di perdere pezzi a beneficio dell'antagonista russo, che tornava ad affermarsi.
Così, verso la metà del secondo decennio del terzo millennio, gli Stati Uniti tornarono a quella che era stata la loro posizione negli anni '70, una posizione di sostanziale opposizione alla moneta unica europea. Una moneta unica che stava nuovamente alimentando la questione tedesca, e invece di tenere la Germania abbracciata alla Francia, la stava proiettando a Est, e stava frantumando l'intera Europa, con esiti radicalmente imprevedibili. Una moneta unica che stava soffocando la crescita mondiale. Una moneta unica che stava alimentando gli squilibri globali, proiettando il surplus tedesco verso livelli mai sperimentati in passato, costringendo così gli Stati Uniti a un ruolo di acquirente di ultima istanza, sempre più difficile da sostenere in un quadro nel quale il resto del mondo cominciava timidamente ma decisamente a dedollarizzarsi (e quindi agli Stati Uniti non bastava più semplicemente emettere dollari per finanziare il proprio deficit estero).
I costi della moneta unica stavano superando i suoi vantaggi, com'era prevedibile e previsto (non da molti): era quindi giunto il momento di farne a meno.
Ma... la transizione fra un sistema nel quale i costi superano i benefici, e il sistema successivo, comporta essa stessa un costo!
Smantellare l'euro, in particolare, avrebbe avuto due ordini di costi: un costo finanziario, perché le banche del Nord Europa avrebbero dovuto accollarsi almeno una parte delle perdite determinate dalla svalutazione dei loro crediti, i quali, essendo stati accesi in euro, sarebbero stati saldati nella nuova valuta meridionale, più debole (o, il che è lo stesso, in una minore quantità della nuova valuta settentrionale, più forte); e un costo politico, perché le classi politiche che avevano fino a quel momento indicato nell'Europa, cioè nell'Unione Europea, cioè nell'euro (che son tre cose diverse, ma per loro dialetticamente identiche) l'unica via, si sarebbero dovute rimangiare tutto, soffrendo una pesantissima perdita di credibilità.
Un problema non da poco per lo zio Tom, perché le banche tedesche sono fortemente interconnesse con quelle americane, e i leader europei sono fra i principali garanti della pax americana (che poi tanto pax non è, ma si sa: l'unico keynesismo buono è quello bellico...).
Difficile da risolvere, il problema, vero?
Difficile se fosse stato imprevisto. Ma imprevisto non era, e il piano B era pronto. Sentite come funzionava. Si cominciava col mandare segnali di insofferenza verso il Nord Europa, al duplice scopo di fiaccarne il morale, e di consentire alle classi politiche del Sud di desacralizzare il feticcio europeo: "Anche i tedeschi truccano motori, anche le loro banche sono marce, l'euro li ha avvantaggiati...". Al termine di questo processo, si mandava un cubista di elevatissimo lignaggio accademico a scoprire che il cielo è azzurro e il prato è verde (verde semaforo, per l'esattezza), scrivendo qualche puttanata sul doppio euro, e sdoganando così di fatto nei circoli che contano l'idea che l'euro non fosse irreversibile (il che dimostra che i circoli che contano sanno di contare, ma non sanno contare...).
Questo per la parte politica.
E per la parte economica?
Ma anche questo è semplice. Ricordate qual era il problema? Non far saltare le banche tedesche, perché fortemente interconnesse col sistema finanziario statunitense. E allora? E allora, prima di smantellare l'euro, bisognava ricapitalizzare le banche del Nord. E i soldi chi ce li avrebbe messi? Ma, semplicemente i cittadini dello stato più ricco fra i membri dell'allegra brigata: l'Italia. E l'avrebbero fatto spontaneamente? Ma che domande! No, certo che no! Lo avrebbero fatto con la troika. Come? Perché la troika? Ma perché, come si era già visto nel caso della Grecia, questa istituzione era uno strumento estremamente efficiente (anche se lievemente corrotto) per canalizzare verso le banche del Nord le risorse spremute ai cittadini del Sud, via imposte e contributi ai fondi salvastati. E perché gli italiani avrebbero dovuto accettare una cosa simile? Ma, anche questo è piuttosto ovvio: semplicemente, si sarebbero prese delle misure tali da mettere in crisi terminale il loro sistema bancario fiaccato da cinque anni di crisi economica ininterrotta. Poi, al momento di ricapitalizzare il sistema bancario, confidando nella conclamata incapacità culturale ed etica del governo italiano di ritornare a una valuta nazionale, sarebbe stato fin troppo semplice proporre il ricorso al MES (cioè alla troika) come unica soluzione praticabile.
L'Unione Europea è un progetto statunitense. Serviva, come sappiamo, a rendere coeso il fronte orientale, quello verso il nemico sovietico.
Poi il nemico si sfaldò, e con esso c'era il timore che si sfaldasse anche il fronte. Sai com'è, quella storia della tesi: senza antitesi, non c'è sintesi...
Aggiungi che serviva anche un bell'impulso, l'impulso definitivo, a quella globalizzazione finanziaria che tante soddisfazioni stava dando al capitalismo, schiacciando ovunque i salari. In Europa questi resistevano: per opporsi al comunismo in modo efficace si era infatti dovuto creare un credibile welfare, e assicurare una bassa disoccupazione. Tutte cose che rendevano i salari piuttosto coriacei, ma non tanto da non poter essere scardinati dalla moneta unica.
Certo, l'euro aveva anche dei costi, proprio per quel sistema finanziario, e per quel blocco geopolitico, che legittimamente si aspettavano di trarne vantaggi.
Ubi commoda... Il fottuto latino!
I costi in termini economici erano noti e ovvi: squilibrando la distribuzione del reddito, la moneta unica provocava una ipertrofia del credito che rendeva il sistema finanziario più fragile, anziché più stabile come promesso. Decine di crisi finanziarie provocate da agganci a valute "stabili" lo provavano negli ultimi decenni. Ma fin qui nulla di male: oltre un millennio di storia economica dimostra che nulla è più facile, se si controllano le istituzioni, del socializzare le perdite (accollandole a pensionati e contribuenti) dopo aver privatizzato i profitti.
Poi c'erano i costi geopolitici, ricordate? "L'aspirazione francese all'uguaglianza è incompatibile col desiderio tedesco di egemonia"... Ecco: quelli, di costi, sarebbero stati un po' più difficili da gestire. Più in generale, l'euro avrebbe provocato, nel medio termine, il frazionamento politico dell'Europa. Lo aveva pronosticato Kaldor nel 1971 e confermato Feldstein nel 1997. Non ci potevano essere dubbi. La domanda quindi era: ci conviene un'Europa balcanizzata, o un'Europa coesa? Domanda che ovviamente si ponevano, e tuttora si pongono, gli Stati Uniti.
La risposta è dipesa dalle circostanze.
Per un po' prevalse una certa preferenza verso l'Europa balcanizzata, cioè verso l'euro. Poi, però, si comprese che il vantaggio di frantumare la leadership europea tramite il conflitto economico allo scopo di controllarla meglio si pagava col costo di rinunciare a un motore di crescita della domanda mondiale (e quindi di profitti delle multinazionali Usa), e con l'altro non trascurabile svantaggio di perdere pezzi a beneficio dell'antagonista russo, che tornava ad affermarsi.
Così, verso la metà del secondo decennio del terzo millennio, gli Stati Uniti tornarono a quella che era stata la loro posizione negli anni '70, una posizione di sostanziale opposizione alla moneta unica europea. Una moneta unica che stava nuovamente alimentando la questione tedesca, e invece di tenere la Germania abbracciata alla Francia, la stava proiettando a Est, e stava frantumando l'intera Europa, con esiti radicalmente imprevedibili. Una moneta unica che stava soffocando la crescita mondiale. Una moneta unica che stava alimentando gli squilibri globali, proiettando il surplus tedesco verso livelli mai sperimentati in passato, costringendo così gli Stati Uniti a un ruolo di acquirente di ultima istanza, sempre più difficile da sostenere in un quadro nel quale il resto del mondo cominciava timidamente ma decisamente a dedollarizzarsi (e quindi agli Stati Uniti non bastava più semplicemente emettere dollari per finanziare il proprio deficit estero).
I costi della moneta unica stavano superando i suoi vantaggi, com'era prevedibile e previsto (non da molti): era quindi giunto il momento di farne a meno.
Ma... la transizione fra un sistema nel quale i costi superano i benefici, e il sistema successivo, comporta essa stessa un costo!
Smantellare l'euro, in particolare, avrebbe avuto due ordini di costi: un costo finanziario, perché le banche del Nord Europa avrebbero dovuto accollarsi almeno una parte delle perdite determinate dalla svalutazione dei loro crediti, i quali, essendo stati accesi in euro, sarebbero stati saldati nella nuova valuta meridionale, più debole (o, il che è lo stesso, in una minore quantità della nuova valuta settentrionale, più forte); e un costo politico, perché le classi politiche che avevano fino a quel momento indicato nell'Europa, cioè nell'Unione Europea, cioè nell'euro (che son tre cose diverse, ma per loro dialetticamente identiche) l'unica via, si sarebbero dovute rimangiare tutto, soffrendo una pesantissima perdita di credibilità.
Un problema non da poco per lo zio Tom, perché le banche tedesche sono fortemente interconnesse con quelle americane, e i leader europei sono fra i principali garanti della pax americana (che poi tanto pax non è, ma si sa: l'unico keynesismo buono è quello bellico...).
Difficile da risolvere, il problema, vero?
Difficile se fosse stato imprevisto. Ma imprevisto non era, e il piano B era pronto. Sentite come funzionava. Si cominciava col mandare segnali di insofferenza verso il Nord Europa, al duplice scopo di fiaccarne il morale, e di consentire alle classi politiche del Sud di desacralizzare il feticcio europeo: "Anche i tedeschi truccano motori, anche le loro banche sono marce, l'euro li ha avvantaggiati...". Al termine di questo processo, si mandava un cubista di elevatissimo lignaggio accademico a scoprire che il cielo è azzurro e il prato è verde (verde semaforo, per l'esattezza), scrivendo qualche puttanata sul doppio euro, e sdoganando così di fatto nei circoli che contano l'idea che l'euro non fosse irreversibile (il che dimostra che i circoli che contano sanno di contare, ma non sanno contare...).
Questo per la parte politica.
E per la parte economica?
Ma anche questo è semplice. Ricordate qual era il problema? Non far saltare le banche tedesche, perché fortemente interconnesse col sistema finanziario statunitense. E allora? E allora, prima di smantellare l'euro, bisognava ricapitalizzare le banche del Nord. E i soldi chi ce li avrebbe messi? Ma, semplicemente i cittadini dello stato più ricco fra i membri dell'allegra brigata: l'Italia. E l'avrebbero fatto spontaneamente? Ma che domande! No, certo che no! Lo avrebbero fatto con la troika. Come? Perché la troika? Ma perché, come si era già visto nel caso della Grecia, questa istituzione era uno strumento estremamente efficiente (anche se lievemente corrotto) per canalizzare verso le banche del Nord le risorse spremute ai cittadini del Sud, via imposte e contributi ai fondi salvastati. E perché gli italiani avrebbero dovuto accettare una cosa simile? Ma, anche questo è piuttosto ovvio: semplicemente, si sarebbero prese delle misure tali da mettere in crisi terminale il loro sistema bancario fiaccato da cinque anni di crisi economica ininterrotta. Poi, al momento di ricapitalizzare il sistema bancario, confidando nella conclamata incapacità culturale ed etica del governo italiano di ritornare a una valuta nazionale, sarebbe stato fin troppo semplice proporre il ricorso al MES (cioè alla troika) come unica soluzione praticabile.
TINA.
Ma i cittadini italiani, visto il fallimento della troika in Grecia, non si sarebbero rivoltati?
Non credo.
Intanto, non è assolutamente detto che i cittadini italiani potessero aver capito cosa era accaduto in Grecia. Fior di intellettuali, da Gallino in giù, si erano attivati per elaborare, perfino tramite un'apposita lista civetta, una mitopoiesi positiva del massacro greco, letto in chiave di viatico per una fantomatica "altra" Europa...
E poi, oltre a questa simpatica opera di disinformazione, da alcuni anni si scaldava a bordo campo il partito antisistema di regime, quello tutto castacriccacoruzzzzione. Chi meglio di lui poteva invocare credibilmente l'intervento in Italia di un podestà straniero? "Casta, cricca, coruzzzzione, se sò magnati tutti, mejo li tedeschi, che armeno a casa loro e cartacce pe ttera nun ce stanno".
Alto sentire, lungimirante visione: quella di un popolo di schiavi, appunto.
Ci pensate?
La sintesi perfetta!
Lo stesso partito che era in grado di proporre come soluzione politicamente accettabile il commissariamento del paese, sotto l'usbergo dell'onestà cha-cha-cha, era anche quello che per anni aveva fatto finta di voler uscire dall'euro, e quindi, a causa di questa pantomima, poteva proporre in modo credibile (ma per conto terzi) l'uscita dall'Eurozona del guscio vuoto dell'Italia.
Chiaro, no?
A elezioni fatte (negli Usa) si lascia fallire il cazzaro (che avendo usurato il proprio consenso in anni di crisi non potrebbe gestire l'esproprio del paese senza causare sommosse nel paese), arrivano loro, gli onesti, si caricano la troika in Italia (perché i nostri sò corotti), quella prende i nostri soldi e li porta in Germania (come già visto e documentato nel caso greco), in modo che le inevitabili turbolenze da rottura dell'euro ne risultino attenuate e non coinvolgano troppo lo zio Tom, dopo di che qualcuno, nella stanza dei bottoni, preme il pulsante rosso con scritto #ciaone, e al grido di onestà cha-cha-cha viene smantellato l'euro, ma solo rigorosamente dopo aver lasciato raschiare al capitale estero anche il fondo del barile.
Se sò raschiati tutto...
Fantapolitica, naturalmente.
La trama di un romanzo.
Se dovessi colorarla un po', cosa aggiungerei? Ma, non so, fate voi: io mi sono proposto di non lavorare dopo le undici, anche perché questa è un'opera di fantasia, ma se Dio ne guardi si dovesse realizzare avrei bisogno di essere in salute, per vari motivi, non ultimo dei quali il fatto che la sanità pubblica non ci sarebbe più. Tuttavia, credo che molti di voi saprebbero far quadrare in questa semplice trama (l'esproprio della ricchezza degli italiani come garanzia per gli Usa che lo smantellamento del loro giocattolo non gli costi troppo mandando in vacca il marcio e corrotto sistema bancario tedesco, con il pericolo di tirarsi dietro quello statunitense) molti, se non tutti, gli epifenomeni cui abbiamo assistito negli ultimi mesi, a partire da quando Lars Feld (e poi Zingales) hanno cominciato a dire che i tedeschi avevano nazionalizzato le loro banche perché la crisi allora era sistemica, ma ora no, e quindi a noi toccava la troika, che in fondo non era una cattiva cosa, se fosse servita a stabilizzarci, per arrivare all'uscita dell'illustre luminare democrat che scopre l'acqua calda (perché lui? Perché ora?)...
Fantapolitica.
Voi stampatela, e tenetela da parte. Ma ricordate: se si verifica la congiunzione "partito degli onesti più troika" (non si verifica, per carità... ma se si verifica...) prendete i (vostri) soldi e scappate. Poi, quando gli onesti avranno fatto quello che finora si sono callidamente adoperati per impedire, cioè ci avranno portato fuori da questa colossale trappola, ovviamente spolpandoci a beneficio dei loro onesti mandanti esteri, tornate (ma i soldi lasciateli fuori ancora per un po').
Nun capita, ma ssi capita...
(...this is a work of fiction ecc. D'altra parte, presto dovrò trovarmi un nuovo lavoro: proviamo con i romanzi...)
(...sì, Celso: è proprio così...)
Ma i cittadini italiani, visto il fallimento della troika in Grecia, non si sarebbero rivoltati?
Non credo.
Intanto, non è assolutamente detto che i cittadini italiani potessero aver capito cosa era accaduto in Grecia. Fior di intellettuali, da Gallino in giù, si erano attivati per elaborare, perfino tramite un'apposita lista civetta, una mitopoiesi positiva del massacro greco, letto in chiave di viatico per una fantomatica "altra" Europa...
E poi, oltre a questa simpatica opera di disinformazione, da alcuni anni si scaldava a bordo campo il partito antisistema di regime, quello tutto castacriccacoruzzzzione. Chi meglio di lui poteva invocare credibilmente l'intervento in Italia di un podestà straniero? "Casta, cricca, coruzzzzione, se sò magnati tutti, mejo li tedeschi, che armeno a casa loro e cartacce pe ttera nun ce stanno".
Alto sentire, lungimirante visione: quella di un popolo di schiavi, appunto.
Ci pensate?
La sintesi perfetta!
Lo stesso partito che era in grado di proporre come soluzione politicamente accettabile il commissariamento del paese, sotto l'usbergo dell'onestà cha-cha-cha, era anche quello che per anni aveva fatto finta di voler uscire dall'euro, e quindi, a causa di questa pantomima, poteva proporre in modo credibile (ma per conto terzi) l'uscita dall'Eurozona del guscio vuoto dell'Italia.
Chiaro, no?
A elezioni fatte (negli Usa) si lascia fallire il cazzaro (che avendo usurato il proprio consenso in anni di crisi non potrebbe gestire l'esproprio del paese senza causare sommosse nel paese), arrivano loro, gli onesti, si caricano la troika in Italia (perché i nostri sò corotti), quella prende i nostri soldi e li porta in Germania (come già visto e documentato nel caso greco), in modo che le inevitabili turbolenze da rottura dell'euro ne risultino attenuate e non coinvolgano troppo lo zio Tom, dopo di che qualcuno, nella stanza dei bottoni, preme il pulsante rosso con scritto #ciaone, e al grido di onestà cha-cha-cha viene smantellato l'euro, ma solo rigorosamente dopo aver lasciato raschiare al capitale estero anche il fondo del barile.
Se sò raschiati tutto...
Fantapolitica, naturalmente.
La trama di un romanzo.
Se dovessi colorarla un po', cosa aggiungerei? Ma, non so, fate voi: io mi sono proposto di non lavorare dopo le undici, anche perché questa è un'opera di fantasia, ma se Dio ne guardi si dovesse realizzare avrei bisogno di essere in salute, per vari motivi, non ultimo dei quali il fatto che la sanità pubblica non ci sarebbe più. Tuttavia, credo che molti di voi saprebbero far quadrare in questa semplice trama (l'esproprio della ricchezza degli italiani come garanzia per gli Usa che lo smantellamento del loro giocattolo non gli costi troppo mandando in vacca il marcio e corrotto sistema bancario tedesco, con il pericolo di tirarsi dietro quello statunitense) molti, se non tutti, gli epifenomeni cui abbiamo assistito negli ultimi mesi, a partire da quando Lars Feld (e poi Zingales) hanno cominciato a dire che i tedeschi avevano nazionalizzato le loro banche perché la crisi allora era sistemica, ma ora no, e quindi a noi toccava la troika, che in fondo non era una cattiva cosa, se fosse servita a stabilizzarci, per arrivare all'uscita dell'illustre luminare democrat che scopre l'acqua calda (perché lui? Perché ora?)...
Fantapolitica.
Voi stampatela, e tenetela da parte. Ma ricordate: se si verifica la congiunzione "partito degli onesti più troika" (non si verifica, per carità... ma se si verifica...) prendete i (vostri) soldi e scappate. Poi, quando gli onesti avranno fatto quello che finora si sono callidamente adoperati per impedire, cioè ci avranno portato fuori da questa colossale trappola, ovviamente spolpandoci a beneficio dei loro onesti mandanti esteri, tornate (ma i soldi lasciateli fuori ancora per un po').
Nun capita, ma ssi capita...
(...this is a work of fiction ecc. D'altra parte, presto dovrò trovarmi un nuovo lavoro: proviamo con i romanzi...)
(...sì, Celso: è proprio così...)
lunedì 5 settembre 2016
Cinque domande per i troikisti
(...mentre sto predisponendo un'analisi e una confutazione di certe affermazioni sentite ieri a Marina di Pietrasanta, ricevo da Charlie Brown cinque domande che giro ai vari troikisti, a partire da Zingy. Qualcuno risponderà?...)
(...secondo me non risponde nessuno...)
Ho 5
domande per i Troikisti di ogni colore:
1°
Domanda:
La
Troika si è squagliata sulla Grecia: ora è la Deutschka.
Chi
dunque pensate che sarà Mr Troika? Uno come Grillo? O uno come Monti?
2°
Domanda:
(Ripeto):
la Troika si è squagliata sulla Grecia: ora è la Deutschka.
Pensate
davvero che venga, ricapitalizzi seriamente
le banche italiane, e poi ve le restituisca per
aiutare le aziende italiane a competere con le aziende tedesche?
3° Domanda:
Perché,
secondo voi, i maschi alfa di quel branco di banchieri e
politici "che se sò magnati tutto" - e che odiate tanto - si
sperticano a lodare le Troike e Troikine?
4°
Domanda :
È tre governi che la Troika governa per interposta
persona. Vi risulta che da Monti in poi vi
siano in giro meno banchieri e politici
marci? O che vi sia stato un riciclo nelle poltrone che contano davvero? O che "quelli
là" magnino meno?
5° Domanda :
Se
ritenente di non poter comunque trovare in Italia un leader capace di
riprendere in mano le sorti del Paese, allora perché chiedete alla Troika di
salvarvi? Pensate domani di farvi
governare per sempre da una dinastia di presidenti tedeschi? O di ricominciare a un certo punto "a farvi magnare tutto"?
La dignità
(...mi faccio un regalo...)
Io faccio parte di coloro che, con buona probabilità, verranno duramente colpiti dalla situazione che si sta venendo a creare (finora mi sono salvato, ma credo che ciò non durerà). Guardo al mio futuro con poca speranza e le sue parole e i suoi sentimenti, oggi più che mai, non mi lasciano certo indifferente. So che lei ha lottato anche per me: affinché persone come me non venissero massacrate dagli eventi che lei lucidamente aveva previsto e prefigura.
Io verrò massacrato, ma lei, per quanto mi riguarda, non avrà lottato invano.
Se non avessi avuto la fortuna di incontrarla sarei stato massacrato come un topo da laboratorio o un maiale da allevamento. Avrei sofferto e pianto, ma senza consapevolezza. Sarei finito nel tritacarne della storia maledicendo il destino e la mia incapacità di aiutare i mei cari. Mi sarei fatto forse delle domande, ma così generiche da non poter avere una risposta.
Grazie al suo impegno divulgativo quando verrò travolto avrò delle domande chiare in testa e qualche risposta. Avrò la possibilità di andare incontro alla morte con la calma che deriva dal poter guardare in faccia il proprio nemico, privo del terrore dell'animale in cattività che percepisce la propria morte imminente ma non sa come e perchè. Continuerò a maledirmi per non essere stato forte abbastanza da aver difeso i miei cari, ma saprò attendere il carnefice a testa alta: possono uccidermi ma non possono più prendermi per il culo.
Cosimo ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "...und Frieden (il camice rosso)":
Buongiorno Professore.
Buongiorno Professore.
Io faccio parte di coloro che, con buona probabilità, verranno duramente colpiti dalla situazione che si sta venendo a creare (finora mi sono salvato, ma credo che ciò non durerà). Guardo al mio futuro con poca speranza e le sue parole e i suoi sentimenti, oggi più che mai, non mi lasciano certo indifferente. So che lei ha lottato anche per me: affinché persone come me non venissero massacrate dagli eventi che lei lucidamente aveva previsto e prefigura.
Io verrò massacrato, ma lei, per quanto mi riguarda, non avrà lottato invano.
Se non avessi avuto la fortuna di incontrarla sarei stato massacrato come un topo da laboratorio o un maiale da allevamento. Avrei sofferto e pianto, ma senza consapevolezza. Sarei finito nel tritacarne della storia maledicendo il destino e la mia incapacità di aiutare i mei cari. Mi sarei fatto forse delle domande, ma così generiche da non poter avere una risposta.
Grazie al suo impegno divulgativo quando verrò travolto avrò delle domande chiare in testa e qualche risposta. Avrò la possibilità di andare incontro alla morte con la calma che deriva dal poter guardare in faccia il proprio nemico, privo del terrore dell'animale in cattività che percepisce la propria morte imminente ma non sa come e perchè. Continuerò a maledirmi per non essere stato forte abbastanza da aver difeso i miei cari, ma saprò attendere il carnefice a testa alta: possono uccidermi ma non possono più prendermi per il culo.
Per me questo vale molto.
È un regalo che lei mi ha fatto che per me ha un grande valore.
È l'avermi permesso di riguadagnare un piccolo pezzo di dignità che mi avevano tolto e che mi ero lasciato togliere.
Grazie.
Postato da Cosimo in Goofynomics alle 5 settembre 2016 13:34
Grazie.
Postato da Cosimo in Goofynomics alle 5 settembre 2016 13:34
(...quando speri che una granata venga a sollevarti dal peso della lotta, arriva invece una lettera che ti dà la forza di continuare. E allora, en avant: Montjoie et Saint Denis...)
giovedì 21 gennaio 2016
Back to the future (se arriva la Troika...).
Dunque. Qui vi ho spiegato come sarebbe andata, ma non sono stato certo il solo a farlo (ad esempio: Giacché). Non entro in analisi di scenario, previsioni, ecc. Mi vedo un po' di televisione e dormo, dopo aver dormito per tutto il pomeriggio (a seguito di un incontro ravvicinato del terzo tipo: PCP alla FULM - vengono da un altro pianeta). A voi, mi limito a far capire cosa significherebbe l'eventuale arrivo della Troika, con un paio di testimonianze. Saranno utili per quelli che, fra i piddini, pensano che l'arrivo della Troika sia un modo, forse un po' rude, di fare la cosa giusta (cioè "più Europa"), e per quelli che, fra gli imprenditori, pensano che essa sia necessaria per mettere in riga il nemico, cioè lo Stato.
Insomma: saranno utili ai nostri nemici politici, le persone diversamente intelligenti. La loro diversa intelligenza li rende bisognosi si aiuto, e alla fine è nostro interesse prestarglielo.
Comincio da un filmato che forse conoscete, ma che in ogni caso dovreste riguardarvi con attenzione:
Per Panagiotis, l'Italia era il suo passato. Naturalmente questo significa che, per noi, la Grecia è il nostro futuro.
E com'è fatto questo futuro?
Lo spiego agli amici imprenditori con due lettere: una mi viene da uno di loro, e una da un consulente, che racconta la storia di uno di loro.
Cominciamo dalla prima:
(...l'esempio non ve lo propongo, ma il succo della questione è che, con buona pace degli imbecilli che "fuori dall'euro ci sono i dazzzzzzzzzzzzzzziiiiiiiiiiiiiiiiii!", una delle tante esternalità negative del modo in cui la crisi greca è stata gestita è che il commercio con la Grecia è stato fortemente ostacolato, perché, ovviamente, esiste una presunzione che sovraffatturazioni possano essere utilizzate per esportare capitali.
E perché mai, amico imprenditore, un tuo collega vorrebbe esportare capitali da un paese il cui Stato corrotto è stato risanato dalla Troika? Te lo spiego con un'altra lettera, quella di un consulente italiano...)
(...conosciamo le cause! Le cause ormai le ha dette perfino Giavazzi. Mi stupisce che economisti come La Malfa e Savona ancora parlino di un non tema, quello del debito pubblico. Sto cercando di spiegarmi con loro, per capire come mai continuano su una china che la confessione di Giavazzi rende particolarmente scivolosa. Mi spiego. Ora che il re è nudo, ora che si è capito che il debito pubblico è diventato un problema a causa dall'austerità, mentre non è, a sua volta, la causa della crisi, chi propone di alienare beni della comunità dei cittadini per risolvere questo "non problema" si espone a essere frainteso, e sarebbe veramente un peccato. Ma anche oggi, in FULM, l'atmosfera era totalmente alienata e alienante. Ero a una bella cerimonia, la presentazione della biblioteca di Enzo Grilli, dove figurano perle come questa:
il trattato del Ferdy, che trovate qui, e pare piacesse molto a Gigi Einaudi.
Il senso dell'intervento di Padoan, che mi ha riconosciuto, ma naturalmente non salutato, era che siccome ci siamo inchinati alle richieste irrazionali della cosiddetta "Europa", allora questa adesso ci deve venire incontro. Insomma, rivendicava la dignità del nostro paese sulla base del fatto che questo aveva obbedito. Queste parole non mi sembrano un capolavoro di intelligenza politica, come non mi sembravano tali quando le pronunciava Fassina, che nel frattempo ha riconosciuto l'errore. Che vi devo dire? Per il Tg3 va tutto bene...)
Insomma: saranno utili ai nostri nemici politici, le persone diversamente intelligenti. La loro diversa intelligenza li rende bisognosi si aiuto, e alla fine è nostro interesse prestarglielo.
Comincio da un filmato che forse conoscete, ma che in ogni caso dovreste riguardarvi con attenzione:
Per Panagiotis, l'Italia era il suo passato. Naturalmente questo significa che, per noi, la Grecia è il nostro futuro.
E com'è fatto questo futuro?
Lo spiego agli amici imprenditori con due lettere: una mi viene da uno di loro, e una da un consulente, che racconta la storia di uno di loro.
Cominciamo dalla prima:
Caro Alberto,
la situazione
relativa ai controlli sui movimenti di capitali in Grecia al momento è la
seguente: qualunque pagamento per l'acquisto dall'estero di beni, di non
primaria necessità, può essere effettuato dalla banca greca dell'acquirente
solo dopo la ricezione di un modulo firmato in cui il venditore, sotto la
propria responsabilità, conferma che l'acquirente effettivamente deve ricevere
la merce che è pronta per la spedizione e fornisce i dettagli relativi agli
importi, alle fatture e all'istituto di credito presso il quale si richiede
venga effettuato il pagamento.
Ti allego un
esempio chiarificatore di come funzionino le cose, da tenere riservato nei
dettagli ma utilizzabile per sommi capi nel caso tu desiderassi, come mi
accennavi, redigere un documento sugli effetti che la situazione europea sta causando
al funzionamento dell'economia globale.
Meno male che c'è
l'euro che ci protegge, ci dà la pace e chissà cosa succederebbe se lo
abbandonassimo!:)
Un abbraccio
[Uno de
passaggio]
(...l'esempio non ve lo propongo, ma il succo della questione è che, con buona pace degli imbecilli che "fuori dall'euro ci sono i dazzzzzzzzzzzzzzziiiiiiiiiiiiiiiiii!", una delle tante esternalità negative del modo in cui la crisi greca è stata gestita è che il commercio con la Grecia è stato fortemente ostacolato, perché, ovviamente, esiste una presunzione che sovraffatturazioni possano essere utilizzate per esportare capitali.
E perché mai, amico imprenditore, un tuo collega vorrebbe esportare capitali da un paese il cui Stato corrotto è stato risanato dalla Troika? Te lo spiego con un'altra lettera, quella di un consulente italiano...)
Mi chiama un
imprenditore italiano, chiedendomi di incontrarlo con la massima urgenza. Di lì
a poco, si presenta in compagnia di un imprenditore greco con cui hanno
rapporti d'affari da anni. Il greco comincia a raccontarmi la sua storia.
"Siamo
ridotti allo stremo, non c'è più convenienza a vendere, in Italia e
dappertutto. Le somme che incassiamo sono a rischio prelievo forzoso da un
momento all'altro. Miei colleghi imprenditori che avevano depositi a Cipro,
qualche anno fa hanno subito un taglio dell'80%. Tsipras quest'anno aumenterà
ancora le tasse sulle società e nessuno reagisce. Anzi, no, la reazione più
comune è quella di scappare. Scappano tutti. Migliaia di aziende hanno creato
società fantasma in Bulgaria da cui triangolano le esportazioni dalla Grecia,
trattenendo la gran parte degli utili e della liquidità presso queste società
bulgare. Ma io non mi fido dei bulgari e poi è un gioco troppo sporco, illegale
sotto diversi aspetti. Il Governo sa e non fa nulla perché è l'ultima possibilità
di sopravvivenza per le poche aziende rimaste. Credimi, è un massacro
quotidiano ed ho paura per i miei figli, io ho ormai perso le speranze.
Vorrei fare una
società qui in Italia e con questa società vendere a tutti i miei clienti
italiani, trattenendo qui gran parte degli utili e della liquidità."
Quando gli faccio
notare che la tassazione progressiva (IRPEF ed IRAP in caso di ditta
individuale) o proporzionale (IRES ed IRAP in caso di società a responsabilità
limitata) rischia di essere superiore a quella greca, la risposta è:
"Non mi
interessa, quest'anno le aliquote aumenteranno ancora. Qualsiasi cosa pur di
sottrarre almeno una parte dei frutti del mio lavoro dalle mani di Tsipras che
sta letteralmente distruggendo il Paese. È rimasto un Paese di pensionati, che
non possono scappare, mentre gli altri, soprattutto i giovani e gli
imprenditori, si sono tutti organizzati per non farsi massacrare. Anzi ti
aggiungo pure che le somme che la società greca comunque incasserà dalla
società italiana, saranno immediatamente investite in case, terreni. Soldi sui
conti, nemmeno per un attimo."
La mia risposta è
stata quella di considerare e ponderare tutto molto attentamente poiché ci sono
aspetti di legalità da considerare e gran parte delle sofferenze viste in
Grecia rischiano a breve di manifestarsi in Italia.
Ai Soloni che pontificano comodi dietro le
scrivanie dei loro uffici studi, che discettano di correlazione e causazione,
che misurano i loro coefficienti, che bruciano qualche milione di persone
sull'altare della concorrenza che non deve essere distorta, avrei voluto far
vedere gli occhi di quest'uomo, la disperazione che traspariva.
L'Italia,
fortunatamente, non è la Grecia ed ha ancora molte risorse per risollevarsi, ma
già oggi stiamo vivendo, su scala ridotta, buona parte delle sofferenze che
laggiù hanno messo in ginocchio un'intera Nazione.
Reagiamo,
conosciamo le cause, gli effetti ed il sentiero stretto, difficile ed
accidentato che ci dà la possibilità di non fare la fine di quell'imprenditore
greco.
(...conosciamo le cause! Le cause ormai le ha dette perfino Giavazzi. Mi stupisce che economisti come La Malfa e Savona ancora parlino di un non tema, quello del debito pubblico. Sto cercando di spiegarmi con loro, per capire come mai continuano su una china che la confessione di Giavazzi rende particolarmente scivolosa. Mi spiego. Ora che il re è nudo, ora che si è capito che il debito pubblico è diventato un problema a causa dall'austerità, mentre non è, a sua volta, la causa della crisi, chi propone di alienare beni della comunità dei cittadini per risolvere questo "non problema" si espone a essere frainteso, e sarebbe veramente un peccato. Ma anche oggi, in FULM, l'atmosfera era totalmente alienata e alienante. Ero a una bella cerimonia, la presentazione della biblioteca di Enzo Grilli, dove figurano perle come questa:
il trattato del Ferdy, che trovate qui, e pare piacesse molto a Gigi Einaudi.
Il senso dell'intervento di Padoan, che mi ha riconosciuto, ma naturalmente non salutato, era che siccome ci siamo inchinati alle richieste irrazionali della cosiddetta "Europa", allora questa adesso ci deve venire incontro. Insomma, rivendicava la dignità del nostro paese sulla base del fatto che questo aveva obbedito. Queste parole non mi sembrano un capolavoro di intelligenza politica, come non mi sembravano tali quando le pronunciava Fassina, che nel frattempo ha riconosciuto l'errore. Che vi devo dire? Per il Tg3 va tutto bene...)
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