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lunedì 26 febbraio 2018

Compagni che non hanno sbagliato (secondo loro)

Sto tornando da Firenze a Roma, sono all'inizio della Val di Chiana e si comincia a vedere un po' di neve. Non riuscirò a raggiungere Matteo a Celano, ma lo vedrò poi domani a Firenze. Domattina sono ad Agorà. Stamattina ero alla rassegna stampa di Italia7 (come comunicato su Twitter, ma non su Facebook per impossibilità materiale: ieri ho avuto cinque incontri a Firenze, fra privati e pubblici...).

A Italia7, emittente locale, ho trovato il solito clima civile e disteso che trovo in emittenti consimili. Giornalisti preparati, interlocutori rispettosi, o quasi. La mia avversaria, in quella circostanza, era Tea Albini, appartenente a quel partito che non avendo avuto l'intelligenza di scegliermi per alleato, ha rimediato con la scemenza di scegliermi per avversario (cosa che non augurerei a nessuno, nemmeno a me stesso, tant'è che vado generalmente molto d'accordo con me). Aiutava a distendere i toni il fatto che, come mi sono affrettato a chiarire in guisa d'esordio, abbiamo un comune avversario: quel simpatico sbruffone tutto Europa e distintivo, che evita, con la scusa di essere superiore, un dibattito con me nel quale soccomberebbe. Come dicevo ieri sera a cena al Nil Hotel, il poverino poteva scegliere fra farla finita rapidamente, accettando un dibattito e facendosi sconfiggere, o una lunga agonia di cinque anni, nella quale, in Senato, non mancherò di metterlo di fronte alla sua inconsistenza. Una sconfitta di Renzi in casa, in quel Senato in cui si è blindato, dopo non essere riuscito a distruggerlo, in effetti avrebbe fatto godere molto di più a sinistra che a destra. Noi infatti abbiamo altri problemi: ricostruire il paese. Il passato lo lasciamo ai nostri avversari, che, fra l'altro, hanno grosse difficoltà a gestirlo.

Un esempio?

La compagna Tea, alla mia osservazione che io sicuramente non avevo votato il jobs act, ha fatto una sua intemerata, dicendo che nemmeno lei, e che ll'era stata tanto coraggiosa a votare contro i ssu partito, e che lei l'era nata in una sede d'i piccì ("ah, non al Conad?", ho infilato in una pausa), e che lei s'era sempre opposta, e via dicendo. Io sorridevo sornione, limitandomi a chiedere se ne fosse sicura (o sihura, per farmi capire meglio). Perché siccome a me piace arrivare ai dibattiti preparato, avevo fatto un controllino qui, e quindi sapevo una storia un po' diversa, questa:


Naturalmente, non ho insistito. Sarei sembrato inutilmente polemico. Ho preferito, in quella sede, essere costruttivo. Non so se qualcuno di voi lo ha visto.

Siamo quindi di fronte a un bel dilemma: o il sito OpenPolis riporta informazioni false, nel qual caso, se fossi l'on. Albini, chiederei immediata rettifica (pro bono pacis, non vado a verificare negli atti parlamentari), o l'on. Albini non dico che abbia mentito, ma ha la memoria corta. Capita. Questi (i LeU toscani) sono quelli che mi hanno dato del negazionista perché non hanno capito un mio tweet sui legami organici fra campi di lavoro e capitalismo tedesco (ma cosa vuoi che ne sappia la sinistra del jobs act dei campi di lavoro? Quel tanto che le è bastato per riproporceli sotto mentite spoglie...). E quanto a negare il passato, bè, mi sembra che loro non siano secondi a nessuno. In effetti, del tanto decantato (dall'onorevole) passato di grande indipendenza di pensiero, e di gran coraggio intellettuale, purtroppo tracce ne restano ben poche. Voti contrari della compagna Albini non ne vedo se non pochissimi, di cui uno sul decreto migrazione: si vede che a lei l'immigrazione illegale piace. Ai fiorentini molto meno, e quindi lei resterà a casa.

Amen.

Mi fa un po' tenerezza questa classe politica antica, che per avere il sopravvento in una televisione locale si espone a una smentita in mondivisione sui social di uno che, lui sì, ha avuto coraggio: il coraggio di opporsi alla Bocconi essendo sotto concorso, e che per questo ha un seguito nel paese che questi politici d'antan non avranno mai (più).

Gli errori si pagano. Il jobs act (che non è una legge, ma un insieme di leggi) è stato un errore. Rinnegarlo non servirà a nulla. Il gallo sta per cantare. Non so se l'onorevole Albini sia un contralto, nel qual caso le suggerirei di studiarsi questo:



Spero accetti questo suggerimento da un europeo, lei che questo patrimonio di civiltà lo svilisce declassandolo, ad uso dei gonzi che ancora le vanno dietro, alla più insulsa e fascista delle ideologie: l'europeismo.

Ich bin ein Europäer.


(...Bach würde Afd wählen....)

(...adesso mi immagino la replica della compagna: "Ah, ma tu dicevi quel decreto!? Io intendevo quell'altro..."... Posso dare atto di una resipiscenza, ma l'adesione al progetto c'è stata, e il resto è nominalismo. Dai, Tea, facci sognare: mettila una toppa peggiore del buco! Avete scelto un nemico che non potete sconfiggere: il popolo italiano...)

(...scusate: YouTube, che se ne intende, mi propone a seguire questo. Vale sempre la pena di perderci un paio di minuti...)

lunedì 31 ottobre 2016

Dal Brasile con riconoscenza (tutto il mondo è paese)

(...perché dopo aver parlato di chi vi ha tradito, per par condicio vi parlo di chi non vi ha tradito. Del resto, si sa, adoro parlare di me...)

Dall'altra parte dell'Oceano ricevo e volentieri pubblico (dato il contenuto informativo):


Egregio Professore


Sono [Paolo Rossi (o Mario Bianchi)] e sono un dottorando in [patafisica] dell'Università di Buopoli. Le scrivo per ringraziarla di avermi fornito finalmente degli strumenti per leggere la realtà, o almeno per provarci. Ho scoperto il suo blog e di conseguenza i suoi libri circa sei mesi fa. Essi mi hanno fornito finalmente un'analisi dell'attuale situazione nazionale e europea di cui sentivo fortemente il bisogno. Da vari anni il pensiero più o meno unico di gazzette e gazzettieri mi lasciava sempre perplesso: soluzioni contradditorie, considerazioni qualitative miste ad una certa banalità non mi convincevano mai del tutto, anzi mi davano la sgradevole impressione che l'economia non fosse nemmeno lontanamente paragonabile ad una Scienza. Poi è arrivato lei. Come ha scritto meravigliosamente ne 'Il Trotzkista e il Liberista' : "Perché se quando parli, o quando suoni, ti capita (e può capitare) di entrare in contatto con la verità, allora scopri l’immenso potere comunicativo e persuasivo che la verità, la semplice verità di una melodia, o di un ragionamento, esercita sugli astanti, e li senti con te." Tutto finalmente era chiaro, avevo finalmente degli strumenti e l'Economia poteva finalmente tornare nel mio personale olimpo scientifico. 


Perchè le sono particolarmente grato per avermi fornito strumenti di analisi? Da quasi un [po' di tempo] ormai mi trovo in Brasile per un periodo di 'internazionalizzazione'  e anche quì la situazione non è florida. Ciò che ha iniziato a disturbarmi dopo aver letto i suoi libri è stata la straordinaria somiglianza delle ricette proposte per 'risollevare il paese': austerità, pareggio di bilancio, lotta alla corruzione, privatizzazioni. Il tutto però in una situazione di bilancio pubblico assolutamente non disastrosa, molto diversa da quella degli anni '80 e '90. Altra nota stonata era la presenza nei mezzi d'informazione di un'unica visione della crisi, la solita statocastacriccacorruzzioneblutta. Memore dei suoi insegnamenti ho fatto allora una verifica semplice: ho cercato sul sito della banca centrale il famigerato 'conto corrente'. Di nuovo un barlume di Verità. Successivamente seguita da scoperte di articoli come questi dell'economista Felipe Rezende (che riporta un'udienza alla commissione affari economici brasiliana!), accompagnati ad articoli e video del professor Jesse Souza (che lei ha già indicato anche su Goofynomics), ad esempio questo.


Come in Europa in sintesi scopro che il problema è il debito privato, problema perfettamente diagnosticabile dall'analisi della bilancia dei pagamenti (non la ringrazierò mai abbastanza per avermi fatto scoprire la 'stregoneria' di questo strumento così semplice ma così chiaro nella sua essenza meramente fenomenologica) in cui la passività del conto corrente era drogata da un cambio assolutamente fuori dal valore di equilibrio (come lei mostra anche nell'ultimo post del suo blog, il Brasile è terzo in quanto a sopravvalutazione). Questo in un contesto di disuguaglianza estremamente accentuato dove le elite economiche usano l'informazione e l'uso strumentale della corruzione per rovesciare i governi meno asserviti. Il pareggio di bilancio così diventa di nuovo lo strumento di compressione salariale (tra cui il mio) per ripagare i debitori esteri, magari uccidendo il paese. Sempre il solito canovaccio.


Insomma la ringrazio immensamente. Anche se non cambierà nulla in nessuna della due sponde dell'atlantico almeno grazie a lei sono diventato meno stupido e, forse, meno preso per i fondelli.


Cordiali saluti
Un Espatriato


P.S. Mi dispiace non poter venire quest'anno al 'Goofy5' dato che la mia partecipazione alla 'generazione Erasmus Mundi' per la costruzione degli Stati Uniti della Terra finiràl'anno prossimo. Cercherò assolutamente di rimediare l'anno prossimo.


(...lo sappiamo, no, che quello brasiliano è il solito golpe colorato, vero!?...)

(...la cosa che più mi ha fatto piacere di questa lettera è l'essere riuscito a difendere ed affermare la dignità della mia scienza di fronte a un giovane studioso di scienze "dure", e questo contro il debordante delirio dei miei colleghi che "la svalutazzzzzzzione...." o "ildebbitopubblico". Ne vedremo ancora, di questi fenomeni, non dubitate. Ma ogni giorno che passa c'è una persona in più che è in grado di "irridere" - parola di Fabio Petri - questi "cialtroni" - parola di Gennaro Zezza. E già il fatto che io non sia più solo a chiamarli cialtroni, e a sottolineare la necessità di seppellirli con una risata, può essere considerato una vittoria e un punto di svolta importante, come ho evidenziato sabato a Corviale...)

giovedì 23 luglio 2015

Gallino (breve compendio di istruzioni ad uso dei pentiti di euro)



(come molti blog, credo, anche questo si è basato e si basa sul sano principio del facit indignatio versum. In un periodo in cui tutto è così prevedibile – per noi che studiamo insieme da quattro anni – da dire ci sarebbe veramente poco. Anche ciò di cui vi parlerò oggi era prevedibile e da noi previsto, ma il modo in cui si verifica mi turba lievemente e mi motiva a condividere seco voi, dilettissimi fratelli e sorelle, alcune serene considerazioni...)

(Vladimiro Giacché freundlich gewidmet...)

Nella lotta contro qualsiasi forma di criminalità organizzata i pentiti costituiscono una risorsa preziosa, che l’investigatore saggio cercherà di sfruttare al meglio. Il pentito, si badi, non dà solo informazioni agli investigatori. Sono spesso molto più preziose le informazioni che, per il fatto stesso di pentirsi, dà ai suoi ex-complici: l’aria sta cambiando! Starà alla sagacia dell’investigatore far tesoro sia delle informazioni che riceve lui, sia di quelle che ricevono (indirettamente) i membri dell’organizzazione (che quando succede una cosa del genere magari si sfalda un po’).

Certo, l’investigatore deve essere bravo. Ma anche il pentito bisognerà che ci metta del suo. Questo vale anche e soprattutto per quella forma di criminalità particolarmente male organizzata che è il cosiddetto “progetto europeo”. Vi propongo un esempio, a seguito del quale svilupperò alcune brevi e pacate considerazioni.

Allacciate le cinture...

Luciano Gallino 2011
Alla domanda su un eventuale ritorno alle valute nazionali risponde:

“Sarebbe una pura follia. In primo luogo il ritorno a diciassette monete diverse solleverebbe difficoltà tecniche assai complicate da superare, poiché l’integrazione economica, finanziaria e legislativa tra i rispettivi paesi ha fatto nel decennio e passa dell’euro molti passi avanti. Inoltre parecchi paesi avrebbero a che fare con tassi di scambio catastrofici. Tra di essi vi sarebbe sicuramente l’Italia. Il giorno dopo un eventuale ritorno alla lira ci ritroveremmo con il franco a 500 lire (era a 300 quando venne introdotto l’euro), il marco a 2.000 (era a 1.000) e la sterlina a oltre 3.000. A qualche imprenditore simili tassi possono far gola, poiché favoriscono le vendite all’estero; ma essendo quella italiana un’economia di trasformazione, che all’estero deve comprare tutto, dal gas ai rottami di ferro, il costo degli acquisti dall’estero le infliggerebbe un colpo insostenibile.”

Insomma, una roba tipo questa.

All’epoca (settembre 2011) commentai serenamente con un “Basta!”, che trovate in calce all’esternazione.

Luciano Gallino 2015
“Nel caso invece che qualcosa si volesse fare, una soluzione potrebbe esserci. La UE convoca una Conferenza sul Sistema Monetario Europeo, il cui punto principale all’ordine del giorno dovrebbe essere la soppressione consensuale dell’euro, ed il ritorno alle monete nazionali con parità iniziale di 1 rispetto all’euro. Altri punti dovrebbero riguardare la preparazione tecnica della transizione, e una estesa campagna di informazione pubblica prolungata per mesi.”

(il link ve lo cercate perché personalmente non ritengo di dover collaborare, perdonatemi...)

Dal vangelo secondo Luca
Ita dico vobis: Gaudium fit coram angelis Dei super uno peccatore paenitentiam agente quam super nonaginta novem iustis, qui non indigent paenitentia.

Considerazioni
Colpo di scena! Cosa abbiamo qui? Abbiamo uno studioso che, per mia colpa, non conoscevo se non per la sfolgorante lieve imprecisione nella quale mi ero imbattuto nel 2011, ma del quale so essere sciamano particolarmente autorevole presso la tribù piddina, che dice (oggi) l’ovvio.

Si tratta di un dato politico da non sottovalutare e da gestire con oculatezza.

Ci insegna infatti Vladimiro ne La fabbrica del falso, e ci ripete assiduamente su Twitter, che oggi dire l’ovvio è un gesto rivoluzionario. Nulla di nuovo sotto il sole: l’ovvio altro non è che la declinazione più stucchevole del vero, di quella verità che sola potrà renderci liberi, come diceva un noto blogger del primo secolo, e che, come avrebbe poi detto una nota mummia del XX secolo, è in sé rivoluzionaria.

Mi sovviene qui un altro dibattito in corso fra me e Vladimiro, laddove lui mi esorta a decidere se io preferisca avere niccianamente ragione da solo, o tentare di aggregare un fronte politico. Nel secondo caso, va da sé, sarebbe meglio accogliere a braccia aperte chiunque, e tanto più personaggi che per la loro valenza simbolica possono dare un segnale significativo alla cosca di Bruxelles e soprattutto ai suoi capibastone locali. Io, figuratevi, sono evangelico. Qui abbiamo gioito per la redenzione di così tanti peccatori insignificanti! Quante volte abbiamo condiviso la vostra esultanza per aver incrinato le ottuse certezze dei vostri parenti piddini (in senso antropologico, non politico, lo ricordo: il piddino è il mediocre che sa di sapere, a prescindere dall’appartenenza politica al PD, che pure registra una percentuale statisticamente anomala di questi soggetti), il vostro gaudio per aver seminato il germe nel dubbio nel collega, o nel compagno di squadra, insomma: nel prossimo vostro. Erano piccole vittorie, ma quanto sudate! E perché costava così tanto convincere persone altrimenti sensate di ciò che in fondo era, appunto, ovvio (nonché affermato dalla migliore letteratura scientifica, come voi ben sapete)? Perché mai il vostro compito era così arduo? Perché tanto strazio? Perché tante famiglie lacerate? Perché questo clima di incipiente guerra civile?

Leggete Gallino 2011 per darvi una risposta.

Non se ne abbia il professor Gallino se per inquadrare la sua figura ho usato il termine “sciamano”: non l'ho certo fatto per dileggio, anzi. Ho usato questo termine in senso tecnico e non figurato (per intenderci, non come quando quelli della sua parte mi chiamano guru)! Il fatto è che lui è studioso autorevole nel suo campo (che non è il mio) e questo, ovviamente, nessuno glielo toglie. Ma c’è un’altra dimensione da tenere in considerazione nel problema che qui ci tocca. Ed è il fatto che se un sistema così irrazionale si è potuto sostenere così a lungo, se ha lacerato così tante famiglie, se ha frantumato la coscienza di classe di intere generazioni, condannandole a una sottoproletarizzazione apparentemente irreversibile, se ha fatto così tanti morti (e tanti altri ne farà), ciò dipende essenzialmente dalla regressione della sinistra a un pensiero magico sull’Europa, pensiero del quale tutti gli autorevoli padri nobili che hanno sostenuto il “progetto europeo” sono stati sciamani, intesi, in senso tecnico, come “persone che assumono all’interno della propria comunità il ruolo di tramite con le entità soprannaturali come gli spiriti del cielo o degli inferi, le anime dei defunti, l’Europa” (dalla Treccani, con una lieve integrazione).

Come dice un homme de qualité che sta lanciando un progetto nel quale sarò lieto di farmi coinvolgere “il Verbo della tecnocrazia e della moneta unica e irreversibile è assurto a dogma provvisto di ieraticità e sacralità (elementi squisitamente premoderni, indice di spaventosa regressività)”. E questa moneta unica, mi par di vedere che nel 2011 il professor Gallino la difendesse, direi in modo oltremodo premoderno, à la Platerotì, per gli intenditori...

Attenzione!

Io sono quello del bicchiere mezzo pieno! Fa tanto più onore al professore, che procedeva da un punto di partenza lievemente svantaggiato (oggettivamente, una crisi economica può essere meglio compresa da un economista), essere infine pervenuto alle conclusioni cui è arrivato, e per questo vedi alla voce “gaudium fit...”. Tuttavia è un dato di fatto, che purtroppo assume rilevanza politica (e in quanto tale non può essere ignorato, e deve essere gestito in qualche modo, nell’interesse di tutti), che se in effetti ci sarebbe bisogno oggi di una campagna di informazione particolarmente capillare e prolungata, come il professor Gallino giustamente mette in evidenza, questo è anche perché per tanto tempo persone come il professor Gallino hanno attivamente disinformato, e lo hanno fatto in un modo ahimè censurabile (mi duole rilevarlo) sotto il profilo dell’etica professionale: parlando ex cathedra in materia che non era la loro (vedi l’annata 2011, una delle migliori), della quale ignoravano visibilmente i rudimenti (qui tutti sapete cos’è il pass-through, ma non è detto che a sociologia lo si insegni, il che non toglie certo valore a questa materia, s’intende...), motivo per il quale erano irresistibilmente e inconsciamente portati, anche laddove pensavano bona fide di voler combattere il neoliberismo (sempre “neo”, eh, mi raccomando! Non si capisca che è un film già visto...), ad adagiarsi sul linguaggio magico del più bieco liberismo da Chicago boy, sine dolo, s’intende, quasi modo geniti infantes, va da sé...

(agli imbecilli di turno consiglio di guardarsi questa regola di grammatica...)

Ora voi direte: se non vuoi ispirarti a Nostro Signore, ispirati almeno a Vozutuk! A nemico che accorre ponti d’oro! (Soprattutto se chi accorre è stato fino a poc’anzi discepolo di Etarcos...).

Eh, sì, io sarei anche d’accordo con voi, ma non so se ve ne rendete conto (il professor Gallino temo di no, perché è stato assente dal luogo del vero dibattito, ma voi forse sì): purtroppo i ponti attraverso i quali potevamo far accorrere i nemici (perché tali sono stati, non nascondiamoci dietro un dito: nemici del nostro paese – ha ragione Roberto Buffagni – perché nemici del buon senso – ha ragione Alberto Montero Soler), quei ponti, ahimè, sono saltati con la pubblicazione del mio post sul Manifesto, e definitivamente distrutti da quattro anni di attività divulgativa (e, dall’altra parte, di solenni minchiate) che hanno scavato un autentico burrone fra i pasdaran del Fogno europeo e gli umili servitori del buon senso. Io potrei anche starmi zitto, e forse farei bene a farlo, chissà. Ma ormai il dibattito su questi temi, ahimè, ha tratto linfa e forma dalla mia divulgazione (esempio). Ne consegue che chi oggi scopre l’acqua calda si trova in re ipsa dall’altra parte del burrone, dalla parte di quelli che finora hanno attivamente ostacolato la nascita di un dibattito (ricorrendo anche a forme più o meno velate di censura) e lo hanno comunque inquinato disinformando. Forse potremmo gettare una corda, provare a fare un ponte tibetano, ma per operazioni di questo tipo occorre che anche e soprattutto chi è dall’altra parte collabori, e per collaborare occorre che scelga bene i tempi, i luoghi e i contenuti.

I tempi (e le responsabilità)
Chi si pente oggi deve partire dalla consapevolezza, profondamente vissuta e dolorosamente esibita, del fatto che è comunque troppo tardi.

Questo lo dico soprattutto a beneficio di Vladimiro, che in privato mi ha visto prendere a badilate (e in qualche caso anche a badialate) nei denti alcuni timidi pentiti, che mi si rivolgevano non so bene perché. In questi casi a me torna in mente sempre questa scena, ed essendo io animale letterario, più che sociale, a quel modello mi ispiro per gestire i pentiti. Dopo di che Vladimiro mi cazzia. Ma il problema secondo me è questo: posto che un certo tipo di operazione, per quanto sterile sia, ha comunque un valore liberatorio (per cui rinunciare ad essa a me personalmente costa), cosa pensiamo di poter ottenere da chi si converte oggi, soprattutto se non sceglie bene luoghi e contenuti (per i quali vedi sotto)? Pensiamo veramente che si possa arrivare, ormai, a una soluzione politica del casino nel quale ci hanno messo i diversamente sagaci che pensavano di poter risolvere il nazionalismo creando una supernazione europea (salvo poi accorgersi d’un tratto, come il professor Gallino efficacemente fa, che questo progetto era appoggiato da una serie di falangi armate dell’ultraliberismo mondiale)? Pensiamo che la loro diversa sagacia possa esserci di aiuto in queste circostanze?

Io credo di no.

Temo che uno sbocco di inaudita violenza sia ormai ineluttabile, dopo trent’anni di pensiero magico perché regressivo e regressivo perché magico, e quindi mi chiedo sinceramente che senso abbia tendere una mano a chi se non ci ha sputato in faccia ci ha comunque messo i bastoni fra le ruote diffondendo una visione terroristica dell’unico scenario razionale, a chi comunque è politicamente e intellettualmente responsabile di tanto orrore e di tanta distruzione.

Perché il problema della responsabilità morale e politica esiste, e non dovremmo dimenticarlo, soprattutto se vogliamo almeno far finta di evitare uno sbocco violento.

Attenzione! Nel caso del professor Gallino l’effetto reputazionale (vulgo: il pizzino implicitamente mandato agli ex-complici del progetto eurista) ha un valore notevole, del quale sarebbe stupido privarsi.

Tuttavia, se il professor Gallino oggi è sincero – come credo che sia – nel suo gesto di proclamazione dell’ovvio, mi permetto di dargli un consiglio del quale se non lui, spero che gli altri illustri pentiti, che non tarderanno ad arrivare, facciano tesoro, proprio allo scopo di rendere più efficace (in primo luogo nell’interesse di chi lo compie) un gesto che comunque deve essere costato un certo travaglio interiore. Affinché da questo travaglio non nasca un aborto, mi permetto di esortare il professor Gallino se non a chiedere scusa, quanto meno ad ammettere di essersi sbagliato. Fra le sue affermazioni del 2011 e quelle attuali c’è un baratro che deve essere comunque colmato, nell’interesse di chi lo ha prima scavato e poi miracolosamente attraversato.

In questo modo il gesto acquisirebbe una valenza politica clamorosa.

Certo, sarebbe pienamente efficace, un simile gesto, solo se un politico di rilievo della cosca di Bruxelles (un Bersani, per dire), uno di quelli che dicevano “noi siamo quelli dell’euro”, avesse il coraggio morale e civile di compierlo. Se arrivasse da livelli così alti il segnale che è stato commesso un errore cui bisogna rimediare nel comune interesse, il dibattito in Italia progredirebbe veramente, veramente si avrebbe quella discontinuità che Fassina spesso invoca. Ci sono mille e uno modi per ammettere un errore riducendo i costi politici che una simile ammissione porta con sé. Basterebbe dire, ad esempio, che non era possibile percepire immediatamente quanto un sistema nato quando il principale problema economico era l’inflazione e l’Unione Sovietica era ancora temibile non avesse cittadinanza in un mondo in deflazione, nel quale tutti gli assi geopolitici hanno cambiato orientamento. Mica dico di mettersi il cappio al collo e cospargersi il capo di cenere, s’intende. Dico di evitare che qualcuno tuffi studiosi autorevoli, o politici onesti (definizione sulla quale non mi dilungo), nel catrame e li cosparga di piume (prassi statunitense, come statunitense è il progetto europeo, e che io depreco in quanto sbagliata, non in quanto statunitense, come sbagliato è il progetto europeo).

L’ammissione di aver emesso valutazioni errate, e la descrizione del cammino che ha condotto a mutare il proprio orientamento, avrebbe un enorme valore politico, anche perché chi ancora è radicato nel pensiero magico grazie alla disinformazione dei conversi potrebbe, dalla descrizione di quel cammino, trarre stimolo per evolvere verso un pensiero razionale, dal quale, per necessità logica, consegue l’esigenza di smantellare l’orrore europeo.

L’esigenza (che il Galateo avvalora) di scusarsi per il ritardo è naturalmente tanto meno pressante quanto minore il ritardo. Anche qui, come dire, una oculata scelta dei tempi può fare molto.

Le parole del professor Gallino escono, mi par di capire, il 19 luglio del 2015, ma, si dice, sono state scritte a giugno. Episodi, certo involontari, di questo tipo sono controproducenti, perché si prestano a una interpretazione maliziosa, che noi certo non condividiamo: quella che l’autore abbia voluto aspettare di vedere come andava la vicenda dell’amico Tsipras, e poi, preso in faccia lo schiaffo della sconfitta, si sia affacciato a dire la sua, che forse non avrebbe detto se una “vittoria” di Tsipras avesse affermato – per quanto in modo effimero – la menzogna che tutti gli utili tsiprioti del capitale internazionale ci ripetevano: quella che un altro euro fosse possibile. In effetti, questa scelta dei tempi, volontaria o meno, oggettivamente denota un tatticismo che la posta in gioco rende francamente incomprensibile: la verità, se la si è capita, brucia in tasca, nessuno lo sa meglio di noi. Ne consegue che chi aspetta a spenderla forse non ne è sinceramente convinto.

Il fatto è che, appunto, altre parole del professor Gallino ci fanno capire come la sua affermazione dell’ovvio poggi su basi ancora fragili (e quindi forse non sia tanto rivoluzionaria). Dice infatti il professore:

“La richiesta di una Conferenza sull’Unione Monetaria dovrebbe essere presentata alla UE da alcuni paesi di primo piano, con il sottinteso che un rifiuto netto potrebbe indurre ognuno di essi o all’uscita dall’euro o al disconoscimento di numerose norme UE che violano i diritti umani o addirittura si configurano come foriere di crimini contro l’umanità. Non mancano nella UE i giuristi in grado di predisporre la documentazione necessaria. Al presente, i soli paesi disponibili a tal fine sono forse la Grecia, ammesso che “al presente” essa sia ancora nell’euro o il governo Tsipras non sia stato strangolato dalla Troika; e la Spagna, nel caso di una vittoria di Podemos alle elezioni dell’autunno 2015.”

Nel dire questo il professore dimostra una preoccupante difficoltà di lettura dei processi in atto. Par di capire che egli ritenga che Syriza avesse margini di manovra, e che Syriza e Podemos siano movimenti progressivi. Che Tsipras avrebbe fallito noi lo sapevamo da gennaio, e non perché giochiamo a dadi con Dio (ma solo per rispetto: lui, si sa, non ama questo passatempo), ma perché la nostra lettura della deriva demagogica e paternalista (quindi regressiva) e della impreparazione tecnica delle sinistre cosiddette “radicali”, lettura avvalorata da argomenti estremamente cogenti, conduceva necessariamente a questa conclusione. Non c’era dubbio che il governo Tsipras si sarebbe fatto strangolare dalla troika, per il semplice motivo che chi dice “sì euro, no austerità” di fatto è la troika (nel senso che, affermando una menzogna tecnica, si costituisce utile idiota delle forze reazionarie). Vis grata puellae. Aspettarsi quindi che Syriza o Podemos potessero o addirittura possano oggi avere una funzione progressiva (se non indirettamente, attraverso la loro necessaria e da noi prevista umiliazione) prova una certa ingenuità nella percezione dei processi in atto. Chi procede da una menzogna (“esiste un altro euro!”) è necessariamente condannato a rinnegare le promesse elettorali, quando la verità bussa alla porta (magari annunciata da un beffardo Schäuble), per poi fallire. Questa è la principale lezione della vicenda greca, e come può aiutarci chi non la impara in fretta?

Qui si apre un altro tema di riflessione.

Ci servono veramente alleati che, ancorché dotati di autorevolezza e quindi meritato seguito, non hanno pienamente compreso cosa sta succedendo? Ci serve portarci dietro persone che pensavano e forse ancora pensano che un’altra “Europa” (cioè euro) sia (stata) possibile? Noi sappiamo che non lo è mai stata perché abbiamo con umiltà letto nella politica economica, nella storia, e nelle scienze politiche, le motivazioni profonde della costruzione di questa “Europa”: in sintesi, l’affermazione del pensiero unico liberista, dell’amica TINA, come (oggi) il professor Gallino lucidamente vede. Ma chi non ha fatto questo percorso, il nostro percorso, quanto potrà essere convinto, e quindi convincente? Le esperienze che ho fatto, in compagnia di Vladimiro, ma anche da solo, di coinvolgimento di quelli che “sì vabbè le cose ora non vanno ma comunque un altro euro era possibile” sono state totalmente fallimentari. Purtroppo la dimensione magica, sciamanica, tende a prevaricare il ragionamento razionale, anche quando ti sei preso uno stivale chiodato sui denti, non c’è nulla da fare. E allora, forse, magari evitando di baciare un cavallo, ma la soluzione nicciana non mi sembra meno efficace di quella “politica”, perché quest'ultima è destinata a sicuro fallimento se i compagni di strada sono malfermi nel loro passo.

I luoghi
La ritrattazione del professor Gallino esce sul sito dell’Altra Europa per Tsipras. A vedere il bicchiere mezzo pieno, questo le conferisce un valore dirompente, spettacolare: la lista “Altra Europa per Tsipras” pubblica un documento che smentisce e contraddice le sue parole d’ordine nella campagna elettorale per le europee (e dopo). È come far brillare una mina nella roccaforte nemica (perché, lo ribadisco: chi si trastulla con l’idea che un altro euro sia possibile è un nemico della nostra democrazia, come io e pochi altri abbiamo sufficientemente argomentato e come ora la stampa internazionale gradatamente ammette. Ripeto: la democrazia non ha "avversari": ha nemici).

C’è però anche un downside, come sempre.

Il luogo della promozione del dibattito sull’euro in Italia è stato un altro. Rinuncio a spiegarvi quale, voi lo sapete. E anche qui: chi non lo sa, quanto è affidabile come catecumeno? Due best seller, uno pluripremiato, un altro vedremo, dei quali è difficile che chi è interessato al tema non abbia sentito parlare, un blog in costante crescita perché è diventato il cuore della resistenza al regime, una associazione che ha organizzato e organizza eventi di livello internazionale, dei quali la stampa estera (e ormai anche quella italiana) riferisce. Chi lo ignora, questo luogo, lo fa a rischio della propria credibilità, e comunque della propria efficacia: io oggi sono 1567° in Italia nella classifica Alexa, il sito della Lista Tsipras è 15523°. Ce lo siamo detto varie volte...

Lo dico in un altro modo: è inutile, e sottilmente sleale, nei risultati se non nelle intenzioni, scagliarsi contro Renzi, assurto al ruolo di nemico di turno (qualcosa di cui la sinistra pare abbia un gran bisogno), se lo si fa dalla tribuna di quelli che oggettivamente sono stati i suoi (di Renzi) utili tsiprioti (e ci siamo capiti), perché hanno condiviso con lui, come valore fondante di un discorso e di un percorso politico, il mantenimento senza se e con un solo ma della moneta unica: teniamoci l’euro ma facciamo meno austerità. Anche chi non aveva tutti gli strumenti per capire a priori, deduttivamente, quanto questa posizione fosse intrinsecamente truffaldina, dopo la débâcle greca e le brillanti analisi che ne sono state proposte in varie sedi (qui, qui e qui: la mia era stata fatta a gennaio e non l’ho ripetuta) può arrivarci induttivamente,  a posteriori. Dal punto di vista della contraddizione principale che affrontiamo Renzi e la Spinelli sono del tutto equipollenti ed equivalenti. Sì, certo, differiscono per antropologia (e per genere, come oggi si suol dire). Ma il loro discorso politico è comunque di subalternità al progetto fallimentare che ci opprime. Ripeto: scegliere questo megafono per lanciare un messaggio così rilevante può anche essere una scelta acuta, dirompente.

Ma solo se viene fatto in modo deliberatamente provocatorio.

Se questa non fosse l’intenzione, rimarrebbe negli astanti il dubbio che il professore non abbia esattamente colto le regole del gioco. C’è una linea tracciata in mezzo al campo, e quella linea è l’euro: ironia della sorte, esattamente quell’oggetto che nella narrazione degli im...genui avrebbe dovuto cancellare quelle altre linee, gli aborriti confini nazionali, da abolire perché l’Eurogendfor possa venirti a prendere ovunque tu sia, se non ti pieghi al pensiero unico. Chi è da una parte della linea non può essere dall’altra, per il principio aristotelico del terzo escluso (visto che va di moda la Grecia). Semplice, no? Il difficile, per molti, mi pare sia capire da che parte della linea si trovano, prima e più ancora del perché sarebbe opportuno o meno trovarcisi!

Scusiamo il disorientamento, e ci offriamo umilmente come ago magnetico. Chi attira 700000 lettori al mese (che sono pochi, ma buoni) un certo magnetismo può rivendicare di averlo...

I contenuti
Eh, insomma, anche i contenuti... Ci sarebbe quella cosa delle scuse, o quanto meno dell’ammissione esplicita di averla pensata diversamente, corredata da una esauriente e convincente spiegazione di come si è passati da una posizione all’altra, che possa aiutare chi ancora erra a vedere la luce. E questo è il tema fondamentale.

Poi ci sono delle considerazioni accessorie. Io devo, con rispetto e amarezza, mettere all’evidenza del professor Gallino il fatto che certe cose, oggi, non si possono più dire.

Dopo quattro anni di Goofynomics, con tutto quello che ha significato per la coscienza collettiva di chi intuiva quale disastro ci fosse stato regalato dai padri “nobili”, si perde fatalmente credibilità se si dicono cose del tipo “gli economisti hanno sbagliato”! Siamo proprio sicuri che sia così? Quello che oggi la stampa internazionale scopre, i miei lettori lo sanno già da quattro anni: gli economisti non hanno sbagliato. Questa non è una difesa corporativa. Anzi, al contrario! È una chiara messa in stato di accusa di quei complici del progetto eurista, di quei nemici del nostro paese, che hanno tradito i principi primi della propria professione proclamando il pensiero magico (e inducendo così nell’errore anche intellettuali stimabilissimi, ma sprovveduti delle necessarie competenze tecniche, come il professor Gallino). Buttarla però sul qualunquista, accusando una intera professione del fallimento di alcuni suoi esponenti marci dentro, non è progressivo, perché se si rifiuta l’idea che esista un pensiero scientifico l’alternativa qual è? Il pensiero magico, appunto! Esprimersi in termini razzisti su una intera professione senza avere la benché minima idea di quanto essa abbia fatto per mettere in guardia i politici da certe scelte è quindi funzionale al mantenimento di un potere sciamanico al quale oggi occorre che tutti rinunciamo, per fare, tutti noi intellettuali, la scelta che è stata fatta qui: quella di metterci al servizio della nostra comunità educandola a pensare collegando in modo corretto le evidenze fattuali.

Avrei qualcosa da dire anche sui ragionamenti che il professor Gallino svolge circa l’importanza della ricerca e sviluppo (ragionamenti che, se pur non privi di fondamento, risentono un po’ del pensiero magico “offertista” alla base dell’ideologia che il professore ritiene di combattere – ma queste sono sfumature per gli addetti ai lavori), sui motivi del calo degli investimenti, e su altre questioni di dettaglio. Queste sono cose sulle quali, appunto, si può discutere, e in alcuni di questi aspetti (esempio: le conseguenze sociologiche dell’automazione) io mi inchino volentieri alla sua autorità.

Ci sono però delle cose non negoziabili, nella necessaria (ancorché radicalmente inutile, perché fuori tempo massimo) costruzione di un percorso comune. La principale è questa: non si può più dire che un altro euro o un’altra Europa siano possibili. Con chi non riconosca esplicitamente questa impossibilità fattuale non ha senso tentare un cammino comune. L’unica Europa possibile è quella che è esistita prima dell’euro e che esisterà dopo di esso. Quello che i fantocci di un potere totalitario e classista hanno chiamato “Europa” per un trentennio è solo un esperimento particolarmente anomalo e fallimentare di integrazione economica, mal assortito con un aborto di integrazione politica. Di quest’ultima mi pare, a dire il vero, che il professor Gallino percepisca il nonsenso. Un utile ausilio per comprenderla compiutamente lo fornisce l’opera di Giandomenico Majone (ma potrei citare Frey, o Zielonka, o tanti altri...). Credo che vi sarà necessario accostarla ai miei libri, su uno scaffale più alto della libreria (il mio lavoro essendo più “basso”, perché ha voluto essere più vicino agli umili, ai quali emotivamente mi sentivo prossimo e che non ho voluto, a rischio della mia carriera, abbandonare agli sciamani).

Sintesi
Bene. Se vogliamo compendiare questo manualetto ad uso dei pentiti di euro in tre rapide istruzioni, affinché il loro sforzo di maturazione sia fruttuoso, ci sentiamo di dar loro tre suggerimenti:

1) Parlate ora: è già tardi.

2) Scegliete bene dove parlare: esperimenti politici falliti non sono un pulpito autorevole dal quale esprimersi.

3) Parlate chiaro: valutazioni ambigue, o che esulino dal proprio campo professionale, espongono fatalmente a perdita di credibilità.

Tutto molto semplice, che poi è il motivo per il quale ci si domanda come mai si sia dovuto aspettare il luglio 2015 per arrivarci. Vedremo, da domani, se chi è arrivato lo ha fatto con lo spirito giusto. Quando si aspetta molto tempo a fare la cosa giusta, non conta più solo il farla, ma anche e soprattutto il come la si fa. Non è un gioco: è morta tanta gente. L’empatia è come il coraggio, che da essa, del resto, trae alimento: chi non ce l’ha non se la può dare.

Ma fingerla non costa nulla


(...e mmo chi 'o sente a Vladimiro?...)

(...ah, professore, se ha letto fino a qui, la ringrazio per aver rispolverato nel 2015 una nostra proposta che poteva avere un senso quando venne fatta, cioè nel 2013. Per aver aderito a quella proposta venni preso a sputi da tutti quelli per i quali lei è un augusto riferimento. Oggi la propone lei, e questo è il mio risarcimento, ma purtroppo c'è un problema: due anni di ritardi e di ulteriore disinformazione hanno reso la proposta totalmente inefficace non solo sotto il profilo operativo, ma anche, temo, sotto quello politico. Con la Grecia e la Spagna incapsulate dagli utili idioti, l'Italia si troverà a dover gestire da sola un passaggio molto difficile. Certo, l'uscita concordata sarebbe stata la soluzione più razionale, e lo resta tuttora, cosa che personalmente ho sempre affermato e che solo qualche persona particolarmente dura d'orecchi o di comprendonio può aver frainteso. Ma la razionalità tecnica, col caldo, tende a scollarsi dalla logica politica. Quindi tanto vale che ce lo diciamo e che ci prepariamo psicologicamente: chi vuole giocare alla politica, oggi, deve mettere in campo anche l'ipotesi di uscita unilaterale. Altrimenti sta facendo il gioco di Tsipras, cioè oggettivamente quello di Bruxelles. Mi stia bene...)

domenica 31 maggio 2015

Et divites dimisit inanes (Cercis siliquastrum)

questa è l'acqua  ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Le pensioni della Grecia": 

Carissimo Prof. Bagnai, prima di tutto: grazie, grazie mille volte per tutto quello che ho capito grazie a lei. Le cose che hanno cambiato la mia vita in questi ultimi due anni: l'acquisto di un tablet , aver incominciato a leggere questo blog e twitter tutti i santi giorni, aver letto i suoi libri e Anschluss del Prof. Giacche', non guardare piu' la tv (gia' la vedevo poco). Sono una donna di 60 anni, ho incominciato a lavorare a 15 anni e, causa legge Fornero, mi mancano 2 anni alla pensione. Scrivo queste poche informazioni su di me solo per far capire che non avendo studiato, a scuola, si fatica di piu'a seguire tutto. E' necessario cercare i termini che non si capiscono, tradurre come si puo' da latino o inglese ecc. Quindi mi chiedo: come fanno tutte quelle persone che ha bloccato, sicuramente piu' colte e intelligenti di me, a non capire quanto siano inutili tutte quelle discussioni? Mi ci e' voluto molto coraggio per scriverle, non so nemmeno se arrivera', spero di aver fatto tutto giusto. Ho sempre usato il pensiero e letto molti libri, ma se hai dei limiti a volte sbatti contro un muro e non fai passi avanti ed e' per questo che si ha bisogno di persone come lei per aprire le porte giuste che fanno avanzare il pensiero. Aggiungo due note su di me che penso le faranno piacere. Mio marito e' un fantastico pianista jazz, insegnante di pianoforte in pensione. Viviamo in Piemonte, abbiamo una piccola vigna e facciamo il vino. 
Il nostro vino e' aspro e sincero, come Lei.


Postato da questa ė l'acqua in  Goofynomics alle 
31 maggio 2015 15:30




(...carissima, grazie. Per aiutarti a risolvere il mistero, ti chiedo un altro sforzo di traduzione: colto non significa erudito, e nessuno dei due significa intelligente. Tu, poi, hai solo cercato di vivere una vita normale e non hai tradito nessuno, come er Barbetta, o il Fognatore, o tanti altri che ingorgheranno presto il sifone della SStoria. Per questo ti è stato possibile capire: perché non avevi nessun interesse a non farlo. Il che non significa che non ti vada riconosciuto un merito. Per i traditori la nostra tradizione cristiana suggerisce una ricetta semplice ed efficace: lasciarli liberi. Ci siamo capiti. Tieni duro, fra un po' sarà peggio...)


mercoledì 29 aprile 2015

Ad Ascanio, detto Iulo

(...perché nessuno, dopo, possa dire di non sapere. Come ho scritto a Landini, così scrivo ad Ascanio, detto Iulo...)


Caro Ascanio,

ieri un lettore di questo blog mi ha segnalato questo ennesimo manifesto di regime, la consueta accozzaglia di proclami luogocomunisti:

[1] l'euro pilastro del mercato unico (scemenza: per avere un mercato unico non occorre una moneta unica, e lo prova il fatto che a questo mercato aderiscono paesi che non sono nell'euro, nei quali sia il reddito che il commercio si sono sviluppati di più che nei paesi aderenti all'euro. Va anche detto che è una colossale scemenza vedere nel "commercio" un bene in sé: cosa c'è di intrinsecamente positivo nel mangiare un'arancia spagnola anziché siciliana? La visione liberista che fa del commercio un feticcio si scontra con il buonsenso e anche con la ricerca scientifica, ma di questo parleremo solo se vorrai...)

[2] l'Europa che ci ha dato la pace (scemenza: la pace ce l'hanno data le basi Nato, cioè il fatto che, volens nolens, avendo perso la Seconda guerra mondiale, i paesi dell'Europa continentale sono stati ricostruiti coi soldi degli Usa e quindi posti sotto tutela - in base al principio "pago pretendo!" - per costituire un blocco coeso che si opponesse al blocco sovietico, come credo tu abbia notato e possa ricordare);

[3] il rigore necessario per affrontare la crisi del debito (scemenza: la crisi che stiamo vivendo non nasce dal debito pubblico, come ho dimostrato fin dal primo, profetico, articolo di questo blog, e come due anni dopo - cioè due anni fa - ammise perfino il vicepresidente della Bce! L'auterità, intesa come taglio della spesa pubblica o aumento delle imposte, è quindi stata la risposta sbagliata, come avevo previsto, e infatti ha portato a un deterioramento dei conti pubblici, con un rapporto debito/Pil che è aumentato di 13 punti! Risposta tanto più sbagliata in quanto l'Italia non ha un problema di spesa pubblica eccessiva, come i dati dimostrano - e questa è solo una delle menzogne del potere, che smonto nei miei libri. L'attacco ideologico al debito pubblico è condotto allo scopo di sottrarre allo Stato il ruolo di intermediario del risparmio, che svolge gestendo pensioni, sanità, istruzione, ecc., costringendo i cittadini a rivolgersi ad assicurazioni private per permettersi sanità, pensioni e istruzione, cioè a mettere i propri risparmi nel circuito della finanza privata, come ho spiegato in Crisi finanziaria e governo dell'economia, e con maggior dettaglio tecnico, se interessa, qui. La nostra è quindi una crisi di debito privato, determinata da uno squilibrio nella distribuzione del reddito - i ricchi guadagnano sempre di più e i poveri sempre di meno, e quindi devono indebitarsi; una crisi amplificata dall'adozione di una moneta unica che ha avuto effetti distorsivi pesantissimi, come ho spiegato al Parlamento europeo e al Parlamento italiano - questi due discorsi sono a prova di politico, quindi credo che dovresti ascoltarli, se ce l'hanno fatta loro ce la puoi fare anche tu...).

Inutile dire che questa immonda silloge di scemenze è firmata dai soliti noti.

Spicca, ad esempio, l'adesione di Romano Prodi, la persona che, come ricordo nel mio blog e nei miei libri, ha apertamente confessato (sul Financial Times!) di essere consapevole del fatto che l'adozione della moneta unica in Europa avrebbe portato a una crisi, ma che la violenza di questa crisi sarebbe stata motore di una dinamica politica positiva, perché avrebbe condotto i cittadini europei a chiedere "più Europa". Ti accordo il beneficio del dubbio, e quindi per tua comodità accludo il link alla confessione di Prodi, uno dei potenziali fondatori di un improbabile "nuovo Ulivo" (daje a ride...).

Che la violenza economica fosse da considerare un instrumentum regni legittimo, che le tante vite spezzate, private di futuro, fossero da considerare, nelle eloquenti parole di Keynes, an inevitable incident in the scheme of progress, Prodi (sì, il tuo cofirmatario, caro Ascanio) lo pensava e lo diceva, e forse tuttora lo pensa (se non lo pensasse sarebbe libero di dissociarsi da se stesso), ma non è certo stato lui il primo a teorizzarlo. Come ho scoperto, grazie ai lettori di questo blog, che è un laboratorio di pensiero critico e di resistenza unico in Europa, l'uso della violenza economica era stato apertamente teorizzato dai cosiddetti "federalisti europei": un pugno di reazionari pagati dalla CIA prima, e dalla Commissione Europa dopo, per proporre (o, se del caso, imporre) ai paesi europei il modello statunitense di "Stati Uniti d'Europa": modello funzionale agli interessi del paese che ci teneva sotto tutela, si intende, ma non ai nostri, e questo per l'ottimo motivo che da noi, questo modello, non può funzionare.

Gli Stati Uniti d'America, infatti, non sono una federazione, ma una nazione. Noi non potremo mai essere una federazione, se non a patto di reprimere la democrazia, perché non abbiamo la possibilità di evolvere verso un modello di integrazione politica sovranazionale realmente partecipato, dato che ci manca uno strumento essenziale della dialettica politica: una lingua comune. E infatti quelli che propugnavano gli Stati Uniti d'Europa sono anche quelli che ci hanno detto in faccia che questo percorso politico serviva a porre le scelte economiche cruciali "al riparo dal processo elettorale". Del resto, tutte le federazioni "di successo" sono residui dell'esperienza coloniale britannica: Usa, Australia, Canada, India... dove la colonizzazione, quando non ha fatto tabula rasa delle culture indigene (Usa, Australia, Canada), ha comunque livellato culturalmente le élite al potere, dando loro un minimo comune denominatore culturale (la formazione nelle università britanniche: India). Ormai, che il Parlamento europeo sia il paradiso dei lobbisti e l'inferno della democrazia lo dicono tutti, non sono più solo...

Credo tu stia piano piano capendo cosa hai firmato, vero?

Bene.

Tu non mi conosci, e io ti conosco.

Ora ti spiego come e quando ho deciso di espormi. Ho deciso di farlo, io, che sono un membro delle élite, che ho appena salutato il consigliere economico della signora Merkel, che parlo quattro lingue europee, che vivo ai Parioli, che ho un lavoro tutelato, che ho fatto consulenza per banche e governi, che scrivo sulle riviste scientifiche del mainstream, ho deciso di espormi quando un mio collega, che decisi di chiamare Aristide, mi fece un certo discorsetto: "Sai, il popolo non sa dove dovrebbe andare, ma noi lo sappiamo, e abbiamo scelto l'euro per costringerlo a fare la cosa giusta". Insomma: il discorsetto di Romanone e dei federalisti europeo. Lo raccontai nel 2011 in un articolo sul Manifesto, articolo che molti presero come uno schiaffo in faccia: lo schiaffo che ti dà chi vuole che tu riprenda i sensi.

E molti hanno ripreso i sensi.

Molti hanno capito, grazie a me, quello che io stesso ho capito troppo tardi: che l'euro non è una moneta, ma un metodo di governo, un metodo fascista, perché antidemocratico (cioè funzionale alla compressione della democrazia) e classista (cioè funzionale alla compressione dei salari).


Ora, tu sei uno che per lavoro dà voce alle vittime di questa epocale strage di Stato: la recessione più catastrofica dell'intera (intera) storia italiana, che ci ha riportato indietro di diciotto anni (noi lo dicevamo alcuni anni fa: oggi cominciano ad accorgersene tutti: ti chiedo nel tuo interesse di apprezzare questo dettaglio). Alcuni lettori si sono quindi stupiti nel vedere la tua adesione a questa robaccia, che stravolge la verità storica, che mistifica la spiegazione che della crisi danno perfino i più autorevoli organi ufficiali, che propone delle non soluzioni ad esclusivo uso e consumo di quelle élite criminali per le quali la violenza economica era uno strumento lecito di coercizione politica, per le quali l'Europa è un'opportunità in quanto consente di sottrarre al controllo democratico della maggioranza dei cittadini le scelte dalle quali dipende il loro benessere.

Ma come! Io, che sono un fottuto aristocratico, mi trovo paradossalmente a combattere gli interessi del potere cui mi sarebbe così comodo appartenere, mentre tu, figlio del popolo (o presunto tale, non conosco la tua biografia), firmi i manifesti del potere?

Scusami se sono malizioso, ma sai, io non sono uno di quelli "der popolo", che tu difendi. Da fottuto aristocratico ho letto tanti libri senza figure, e ne ho anche scritto qualcuno, che sta cambiando la testa di tante persone: ho letto troppo Proust, troppo Balzac, e quindi l'apparente paradosso di un intellettuale che si indigna per i call center ma sta muto sull'euro non mi ha stupito più di tanto (mentre avrai visto lo stupore, la costernazione dei miei 20 - mila - lettori!).
 
Perché certo, è vero: per le persone insieme alle quali hai festeggiato il 25 aprile chi si schiera dalla parte del popolo è populista, a meno che, però, non lo faccia con le debite forme...

Chi potrebbe non commuoversi sentendoti raccontare, col tuo talento di attore, le vicende degli umiliati e offesi? Se non piangi, di che pianger suoli? Le tue pittoriche (e un po' buoniste, if I may) descrizioni del sintomo, fanno la gioia dei simpatici e repleti borghesucci piddini, cui un po' di indignazione, di sera, smuove la bile, facilitando la loro digestione, e placando le loro coscienze. Al "penso quindi sono" hanno sostituito il "mi indigno quindi sono di sinistra", e tu in questi li aiuti, oh, come li aiuti! I tuoi racconti sono perfetti: c'è tutto: nessuno come te sa esprimere lo squilibrio di forze fra oppressi ed oppressori. Oddio, per la precisione dovrei dire che c'è quasi tutto. Una cosa in effetti manca. Tu aderisci, e fai aderire, emotivamente, alle vicende degli umiliati e offesi, ma manca, nel tuo racconto, un qualsiasi accenno alle cause delle offese e delle umiliazioni. Cosa rende così mortifero e devastante questo capitalismo? Cosa ha distrutto, qui in Italia, il tessuto industriale e la speranza di intere generazioni?

Su questo, sulle logiche del capitale, su quanto l'integrazione finanziaria (cioè la possibilità accordata al capitale di fare il porco del comodo suo senza alcun controllo né amministrativo né politico) stia opprimendo il lavoro, non mi sembra che tu ti esprima, forse perché se lo facessi passeresti dalla cistifellea al cervello dell'ascoltatore, con risultati potenzialmente destabilizzanti per il potere, che quindi non ti accoglierebbe più a braccia (semi)aperte, ma tenderebbe ad emarginarti, come sta provando (senza riuscirci) a fare con me

Perdonami, sarò sincero, anche al rischio di essere repellente (nel senso di repulsivo)! Vedi, io di quelli come te, che si commuovono per le sorti degli umili dalle televisioni dei potenti, ho sempre diffidato un pochino. Mi perdoni, vero, questo atteggiamento sospettoso? Se ho torto lo riconoscerò: mi succede così di rado che farlo mi costa molto poco. Sarei lieto di poter ammettere il mio torto: mi eviterebbe di litigare con la mia compagna, che ti ammira tanto e che tu conosci! Ma il potere, chi ha letto libri senza figure, lo sa come funziona, e non è che ci voglia poi molto a capirlo: basta pensare che ogni monarca ha il suo giullare, al quale è permesso di dire cose scomodissime, purché resti dentro al recinto.

È uno scambio vantaggioso per entrambi: il potere canalizza il dissenso, e il giullare monetizza il dissenso.

Nei libri che ho letto c'è scritto che il potere traccia un recinto, e nei libri che ho scritto spiego che oggi il recinto è l'euro.

Se hai avuto la bontà di leggere il materiale che ti ho linkato credo che anche tu, come decine di migliaia di italiani, sarai d'accordo con me.

Ora, io sono fortemente avverso all'uso della categoria di "buona fede" o di "sincerità", per almeno un paio di motivi. Il primo è la mia forma mentis scientifica: a me interessa ciò che è misurabile. Le intenzioni non lo sono, i risultati sì. Il secondo è la mia umiltà, che è ben nascosta, lo ammetto, ma c'è: la buona fede riguarda Dio. Quindi, a me, sinceramente, se tu abbia firmato quella merda coscientemente o incoscientemente, se tu sia organico al potere che ci opprime per motivi venali o per intimo convincimento, non interessa, non mi sembra rilevante.

Quello che invece è rilevante è che tu sei, per tanti motivi, un'icona di quella poltiglia buonista che si ritiene "di sinistra" e che, avendo le terga sufficientemente protette (per ora, perché fra un po' la scure della crisi si abbatterà su di lei) evita di mettere in discussione le proprie certezze ideologiche, e assiste imperterrita al massacro dei suoi prossimi, dei suoi concittadini, pensando che tanto a lei non toccherà mai, inveendo al grido di "Fascista! Populista! Nazionalista!" contro chiunque dica ciò che è nei libri di economia, ovvero che l'esperimento di integrazione monetaria europea, antistorico e distopico, è stato e sarà foriero di morte fino a quando non si deciderà di porvi fine.

Il problema non è se, ma quando e come, e quanto democratico sarà il "come" dipende da quanto gli intellettuali avranno saputo contribuire a creare una coscienza di classe.

Ripeto, caro Ascanio: tu sei, per tuo merito (cioè perché sei bravo), un'icona (dentro al recinto, certo, ma pur sempre icona), e in quanto tale incombe su di te una responsabilità morale: quella di essere coerente con te stesso e di passare dalla compassione per le vittime alla denuncia dei carnefici.

Io su Twitter mi sono espresso in modo un po' sommario, affidandomi al mio pregiudizio, che raramente falla, ma posso aver fallato, e allora, caro Ascanio, se sei veramente disposto a metterti in gioco, come mi ci sono messo io, per difendere i più deboli, dovresti fare due cose.

La prima l'hai già fatta (anche se, forse, si potrebbe fare di più): dissociarti da quella merda nella quale ti hanno coinvolto "a tua insaputa". Una frase un po' alla Scaiola, ma insomma, se è stato incastrato DSK, puoi essere stato incastrato anche tu. Ora però sei di fronte al tribunale dei social: il paese è piccolo, la gente mormora...

La seconda è un classico: RTFM, ovvero Read The Fucking Manual. Dai una letta, caro Ascanio, al Tramonto dell'euro, e a l'Italia può farcela. Qualcuno te li porterà. Poi starà a te decidere cosa fare. Tu hai un grande potere, e da un grande potere derivano grandi responsabilità. Se tu volessi contribuire al progetto di questo blog, quello di aprire gli occhi agli italiani, incontreresti enormi difficoltà, cercherebbero di massacrarti, ma avresti anche, ti assicuro, enormi soddisfazioni. Perderesti, forse, l'ospitalità della Dandini di turno (ma questo sistema non può tenere, Ascanio, fidati, e quindi la tua eclissi durerebbe poco): acquisteresti però la stima di decine di migliaia di italiani i quali hanno bisogno che qualcuno, a sinistra, dica cose di sinistra.

Certo, prima bisogna capire, bisogna studiare.

Non è stato facile nemmeno per me, che sono del mestiere e che avevo intuito decenni or sono che la fregatura c'era (e l'avevo anche scritto, come tanti altri prima e dopo di me). Convincere Fassina è stato relativamente facile: lui viene dalla Bocconi e dal Fmi, sono sicuro che aveva capito tutto prima di me, anche se non poteva dirlo, e comunque ora si sta esprimendo. Ancora più facile è stato convincere i tanti umili, quelli le cui vicende tu narri. Ti faccio questo esempio per farti capire che tendenzialmente io sarei "de sinistra", come te, capisci? Per rassicurarti, insomma. Se dopo aver letto i miei libri (e dopo essere state sconfitte politicamente) queste persone non ce la fanno più a mentire, questo qualcosa vorrà pur dire, no? Ad esempio, vorrà dire che per chi decidesse di cominciare a dire la verità ci sarebbero spazi, per ora risicati, ma in futuro sempre più ampi, di copertura politica.

Te lo dico solo nel caso che ti interessi...

Con una cosa come questa, caro Ascanio, si può fare un ottimo spettacolo. Io so scrivere e tu sai leggere: ci sono spazi per una collaborazione proficua.

Pensaci.

Non fare l'errore che fanno i politici. Loro pensano che siccome la crisi sembra finita (ma non lo è) questo non sia il momento per parlare di economia. Non è vero. Proprio ora, e proprio perché i toni si sono abbassati, questo è il momento per costruire capitale politico, per intervenire nel dibattito rinnovando le categorie culturali, aprendo a chi ci ascolta - e sono tanti - nuove prospettive. Il potere ha abbassato la guardia, proprio perché pensa di aver sedato i moti. Approfittiamo di questa finestra di relativa tranquillità per esprimerci: quando i nodi verranno al pettine, noi, da intellettuali, avremo la coscienza a posto, avremo la consapevolezza di aver fatto il possibile per far maturare i nostri concittadini, per favorire il processo democratico; loro, i politici, se avranno parlato chiaro adesso potranno dire dopo, appunto, di averlo fatto (e non sarà vantaggio da poco rispetto a chi ancora oggi, contro ogni evidenza, continua a mentire, proponendo un modello economico, politico e sociale distopico).

La vera battaglia per la democrazia, caro Ascanio, non è politica, è culturale, e in questa battaglia gli intellettuali sono arruolati per definizione, che piaccia loro o meno.

Io e te siamo in guerra, carissimo, e stiamo già combattendo, anche se magari non sempre ce ne rendiamo conto.

Tu da che parte stai?

La risposta la daranno i fatti.

Tuo,

Alberto


P.s.: questo è stato l'ultimo compleanno del mio blog, così ti fai un'idea. Se vuoi partecipare al prossimo, credo che molti ne sarebbero lieti. Sentirti leggere Il romanzo di centro e di periferia, o magari Eurodelitto ed eurocastigo, o, perché no, Il trotzkista e il liberista, sarebbe, appunto, un fatto. Nota bene: non ti sto chiedendo di farlo aggratise! Io ho pagato molto, di persona, per la mia battaglia, ma grazie a Dio posso pagare chi lavora per noi...