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sabato 28 ottobre 2017

Save the girl

(...La bella Alcina venne un pezzo inante,
Verso Ruggier fuor de le prime porte...)

(...l'ideale seguito di Save the boy: il livello dello scontro si è alzato: oh, se si è alzato!...)

(...i miei ultimi due concerti - intesi come quelli cui ho partecipato come accompagnatore, che solista non sono - hanno due cose in comune: la prima è che si sono svolti in luoghi tanto remoti, da essere ignoti perfino alla Cia. Provate a cercare con Google Maps la Chiesa della Graziella! Vi porterà a Reggio Calabria. Eppure, Wikimm... sa di cosa si sta parlando! Oppure, chiedete alla Cia, cioè a Google Maps, di portarvi a S. Giovanni della Malva. E lui vi porterà a S. Giovanni della Pigna, che sta dall'altra parte del fiume. Ecco: ora sapete dove rifugiarvi, se voleste essere fuori dal radar (ma bisogna che qualcuno vi apra)! L'altra cosa che i miei due ultimi concerti hanno in comune è che sono stati concerti privati. Quello alla chiesa della Graziella - che poi è la platea del teatro dove venne data la prima della Serva Padrona: in un vicolo sudicio e angusto, popolato di botteghe di lattonieri, dietro una cancellata anonima: lì la storia della musica ha fatto un balzo in avanti... - era richiesto dalla Handel&Hendrix in London [so di avervi stupito: dovrebbero mettere qualcosa sul loro sito fra un po'...], e quello di Roma da una non meglio specificata miliardaria alloctona - ma miliardaria sul serio, nel senso che pensava di portare a Roma i Berliner e quelli però le hanno detto che avevano judo... Non so se avete idea di quanto possa costare sta roba...

Oggi, a na certa, ho caricato il cembalo in macchina, adjuvante Palla, e mi sono messo in strada verso Trastevere. Mentre andavo, pensavo a tutto quello che avrei dovuto fare: scrivi la job description per il ricercatore, scrivi all'editor della rivista tale per segnalargli l'articolo dell'economista talaltro, fai qualche modifica ai progetti di merchandising, leggiti gli ultimi cinque articoli per la special issue di CES e trova i referee per tutti e dieci gli articoli, guardati i conti dell'associazione nell'ultimo mese, rispondi a 217 email - tante me ne risultano, fai fare ar Palla qualche studio di funzione - non mi ha ripreso 3 sto testadecazzo?, porta Uga a pattinare, leggi il libro sull'euro del collega, ma leggi anche il libro sull'Unione Monetaria Latina del collega, ma leggi anche il libro di Vladimiro, altrimenti fai la figura del pirla, poi però scrivi anche a tutti i relatori del goofy per metterli in contatto con la segreteria, e dai un'occhiata al budget, e ricordati di dire alla plebe chi verrà al convegno, e poi quando gli dici che viene pure lui come la metti, che tutti i giornalisti vorranno venire a grufolare?, e poi ci sono gli aspiranti soci, i loro curriculum, e quando lo convochiamo il direttivo, e, e, e....

E a un certo punto ho pensato: "Ma Cristo santo: è sabato! Ma potrò una volta fermarmi anch'io, e fare solo quello che sto facendo? Andare a Trastevere a provare Gloria, Lauda Jerusalem, e Stabat. Ma possibile che debba sempre contare le cose che non ho fatto, o che non sto facendo, o che non farò? Poi trovi quello, al quale magari hai chiesto di fare una cosa, e che magari l'ha fatta a cazzo, costringendoti al triplo dello sforzo, che ti dice: 'Rilassati!' Come è rilassante fare le cose a cazzo! Aveva ragione Giordano: "Il piacere di fare musica è il piacere di farla male!" Ho fatto male io, a mandarlo al diavolo: sarà forse l'unica volta in cui mi sono pentito, perché nelle sue parole c'era tanta saggezza: nessuno è tanto felice quanto un cialtrone, perché cialtrone è chi con serenità scarica sul diligente il male di vivere. Morirò senza trovare chi me ne scarichi un grammo di dosso: ma bisognerà pure che la morte abbia qualcosa di desiderabile, no? Altrimenti, quanto sarebbe amara...

Ma oggi no: oggi no, c'era un sole meraviglioso, e ho lasciato che, se non la ripresa, almeno mi pervadesse lo spirito dell'"e sti cazzi!". Gli infiniti libri e articoli degli innumeri colleghi hanno aspettato un paio d'ore, mentre io ritrovavo Ildebrando e la sua orchestra, e dopo forse una trentina d'anni mi rimettevo davanti a queste pagine, delle quali avevo dimenticato la potenza... 

E così ho fatto, e il cosmo mi ha premiato facendomi trovare subito parcheggio, a testimonianza che il mondo, più che una nostra rappresentazione - perché noi sappiamo che è una loro rappresentazione, loro dei fascisti come il vecchio mal vissuto - è un nostro stato d'animo. Ho rivisto vecchi amici, e anche nuovi.

Mentre mi facevo strada verso il cembalo: "Benvenuto! Sono un suo ammiratore!" - un flautista. Io me lo guardo, e ironizzo: "Ammira il clavicembalista, suppongo...". Ma purtroppo no, o forse meno male: siamo veramente ovunque - del resto, nell'orchestra di Ildebrando gli Stabat arrivano in orario, e ho detto tutto... Il boss: "Finalmente vieni a respirarti un po' di aria musicale..." Eh, in effetti, finalmente... Finalmente...

Poi torno alla macchina, in grazia di Dio, chiedo alla mia unica signora e padrona se desidera qualcosa per cena, e mi reco al supermercato...)




Alcina: "Ciao! Ti stavamo aspettando!"

Io: "Mi stavi aspettando perché non sai chi sono. Ma non è una cosa grave. Non lo sa quasi nessuno. Però devo dirti che io non sono quello giusto per te. E, credimi, non sai a cosa scampi..."

(...il banco del pesce mi attendeva...)

(...poi, uscendo...)

Io: "Senti: voglio dirtelo: tu lo sai che io sono un bieco fascioleghista, nonché ministro dell'economia in pectore niente meno che di Matteo Salvini?"

L'amica di Alcina: "Ecco, te lo dicevo che stava in politica!"

Io: "Guarda: oggi è una giornata molto triste per me. Mi viene incontro una persona con un sorriso meraviglioso... e all of a sudden mi rendo conto che di me le interessano solo i soldi. Sì, lo so, nella storia dell'umanità non è la prima volta che succede, ma quando capita a te fa veramente male! Comunque, questo è il mio sito: magari, se vieni a leggermi, potrai trovare qualcosa di interessante, anche se, me ne devi dare atto, io ho fatto quanto era in mio potere per scoraggiarti...".



(...ve l'ho detto: il livello dello scontro si sta alzando:

Sola di tutti Alcina era più bella
com'è bello il sol più d'ogni stella.

...e il resto della descrizione è abbastanza pertinente - peraltro, ecco cosa vorrei rileggere: un po' di ottave. Ma la guerra è guerra. Ora mi resta il dubbio: sarà stata molestia - o meglio: molèstio - sessuale?...)

(...sì, vabbè, avrei dovuto spiegarle che alla sua organizzazione non servono i miei soldi perché ha dietro n banche ed m multinazionali, che la questua, a chi la manda a farla, serve solo per legittimarsi, a simulare di essere investita di un potere sovrano - il potere di fare e disfare le politiche di stati sovrani - in virtù di una caricatura di suffragio popolare, realizzato non deponendo una scheda in un'urna, ma uno spicciolo nel cappello, avrei dovuto farla riflettere sul fatto che non è normale che gli obiettivi che a lei hanno detto di venirmi a dire che vogliono realizzare li realizzi una società opaca e priva di reale accountability, anziché lo stato, ecc. Ma, vi ricordo, eravamo partiti dal fatto che oggi avevo deciso di non lavorare. E poi, tanto, a cosa le sarebbe servito capire, se anche avesse capito? Io lascio che ognuno viva la sua vita. Se è scritto che capirà, lo farà. Se non è scritto, non lo farà. Lasciatemi, per un giorno, essere inutile...)

domenica 6 agosto 2017

Save the boy

Al supermercato. 

"Ciao, sono Astolfo: avrai sentito parlare di noi!"

"Sì, naturalmente. Ti parlo brevemente di me: io sono Alberto, sono comunista, e nel mio mondo per voi non c'è posto".

"Ah. Mio padre è socialista...". 

"Nel suo mondo ci sarà sicuramente posto per te: l'affetto per i figli è qualcosa che si può solo sperimentare, non descrivere. E tu certamente lo meriti..."




(...con questo caldo, e in questo clima politico, bisogna dire che questo lavoro merita #rispetto. E il primo rispetto è la chiarezza: tanta ne pretendo quanta ne infliggo. Non è un fatto personale...)

mercoledì 20 aprile 2016

Contro il sinistrismo

(...da Ugo Boghetta, che non sono io perché ecc., ricevo e pubblico questo contributo, che non ho scritto io, perché non sono Ugo Boghetta, e devo dirvi che, una volta tanto, mi rode proprio di non averlo scritto io, perché in effetti mi piace, anche se sono Alberto Bagnai, che quindi non ha scritto quanto leggerete dopo che avrò chiuso la)





Cosmopolitica era il titolo dell'assemblea con cui ha preso avvio Sinistra Italiana. Cosmopolitica è un nome, un programma, un'ideologia: il sinistrismo. Il sinistrismo è una delle malattie della politica italiana. La sinistra, infatti, non è la soluzione ma un problema.

Prima del '89 il termine sinistra veniva usato in modo generico per indicare i partiti dai socialisti alla sinistra rivoluzionaria. Dopo l'89, con la nascita del PDS/DS, il termine nomina un partito. Il PD di Veltroni va oltre, ma sinistra resta come nome e peso allo tempo stesso. Con la scissione dal PRC, Vendola si aggiunge al treno: Sinistra Ecologia, Libertà. Solo Berlusconi, su indicazione dei sondaggisti, usava il termine comunista: quelli di destra si sa rimangono indietro. C'è il centro sinistra. I sistemi elettorali maggioritari, polarizzando gli schieramenti, hanno favorito questo lessico.

Questi passaggi comportano la cooptazione della sinistra nel sistema. Pds/DS, prima, Vendola poi, nascono anticomunisti e anticlassisti. Ciò porta a una visione liberale, con un po' di ecologia e tanti diritti individuali: la/le libertà. Michèa chiama quest'area: liberallibertaria. I diritti individuali sono un pezzo forte. La vera ideologia del sinistrismo. Non il diritto individuale sacrosanto, ma anche il diritto individuale egocentrico di poter fare tutto: ogni limite è fascismo.

Se, ad esempio, si fa rilevare che l'utero in affitto può comportare un problema di classe, ti becchi del nazista. Cosa sarà mai questa anticaglia della questione di classe!? Dall'immaginazione al potere, al potere dell'ipertrofia dell'io desiderante e consumista. Elettoralismo e leaderismo ne sono i corollari con il seguito di primarie. Ogni progetto forte è abrogato. Così il marxismo e la lettura di classe che avevano imperato per oltre un secolo svaniscono come neve al sole.

In questo frullatore sono attratte anche culture comuniste. Ci riferiamo alla decadenza della galassia operaista (Negri, Revelli ecc) e dell'ingraismo (Bertinotti, Vendola ecc ecc ). Il sinistrismo, non a caso, trova terreno fertile negli eventi degli ultimi decenni. Il movimento noglobal è l'apoteosi e l'apparente conferma. Ma, alla fine, l'unico movimento global rimasto è quello del capitale.

L'altro momento è l'Unione Europea. L'Unione capitalista liberista, finanziaria è coperta dallo spinellismo diffuso: gli Stati Uniti d'Europa. Il superamento degli Stati viene visto come un fatto positivo quasi fosse l'estinzione di marxiana memoria. Ciò senza comprendere che, a differenza della lunga fase storica precedente, è lo stesso capitalismo a demolire una parte delle prerogative statali per avere meno inciampi alla sua libertà totale. Dall'altra, tuttavia, lo stato, ancor di più di prima, diventa un comitato d'affari che tutela i loro interessi. Se serve l'intervento pubblico per salvare banche, finanza e sistema, chi se ne importa della teoria. Basta che il linguaggio rimanga liberista.

Che l'Unione, metta in mora sostanziale e formale le Costituzioni post belliche (quelle che JP Morgan bolla come antifasciste e socialiste) appare secondario. E se gli Stati Uniti d'Europa, una volta realizzati, relegheranno le costituzioni nazionali a statuti regionali non importa. Però faranno la campagna per il no contro la deforma Renzi!?

Così il cosmopolitismo sinistrese diventa funzionale. Contro gli stati nazionali alimenta il superstato europeo. Contro il pubblico inventa il bene comune. L'euro diventata uno strumento di unione dei popoli: l'internazionalismo monetario.

Se si propone la riconquista della sovranità politica economica e monetaria nazionale, allora sei un fascista, reazionario, leghista.

A nulla serve ricordare che siamo stati i sostenitori di tutte le lotte di liberazione nazionali. Che Marx, Lenin, Gramsci hanno, in modi e tempi diversi, teorizzato il radicamento nazionale, l'autodeterminazione nazionale. E che, dunque, l'internazionalismo non è il cosmopolitismo borghese ma il rapporto fra proletariati nazionali. Per queste anime belle la nazione è un tabù.

Il sinistrismo non ha senso critico. Come il capitalismo, è una religione. I dogmi non si discutono: si ripetono come mantra.

Ma anche coloro che condividono la secessione dall'Unione hanno paura a usare il termine nazionale. È un tabù. Così si usa il termine sovranità popolare anche se questo termine non significa nulla al di fuori della riconquista dell'indipendenza. Tanto per non farsi mancare nulla, infatti, abbiamo anche il sinistrismo di sinistra. Questo è movimentista, “conflittista”, formalmente classista. Va da sé che senza movimenti e conflitti non si va da nessuna parte, ma questo sinistrismo li pensa e pratica come se questi movimenti in sé portassero alla meta. Basta farli crescere. Pensano che la soluzione a tutti i problemi sia: più conflitti. Espandendosi questi, si crea un'altra società, mentre il capitalismo deperisce. Così non ha senso più di tanto interrogarsi sull'alternativa di società, basta enunciarlo verbalmente: un altro mondo è possibile o un altro generico socialismo o comunismo sono possibili. Così non ha nemmeno senso interrogarsi sulla strategia, sulla presa del potere dello stato e la loro trasformazione.

Questi due sinistrismi hanno infatti in comune la mancanza di un progetto politico strategico, un percorso, le sue tappe, la transizione, i blocchi sociali. Hanno in comune il dissolversi del capitalismo.

Anche sul tema immigrazione il sinistrismo cosmopolitico dà degna prova di sé. Il problema non sta nella rimozione delle cause di questo fenomeno epocale: le enormi disparità, la rapina economica, le guerre, la fame, l'attrattiva del consumismo, ma lo approccia solo dal (giusto in sé) punto di vista umanitario. Che poi gli sfollati vadano a ingrossare le periferie, siano utilizzati come esercito di riserva per guerre fra poveri, non li tange. Che questo porti anche a conflitti culturali, religiosi, comportamentali è un aspetto secondario: nostra patria è il mondo intero. E la soluzione è il buonismo.

C'è anche l'aspetto cinico. Siccome le nostre società hanno bisogno di mano d'opera, di figli, di giovani (Boldrini), non importa che siano proprio le società di origine ad aver ancor più bisogno di loro. Che tutti costoro abbiano diritto di vivere in pace a casa loro. Così i confini, i limiti, che servono per costruire le identità, le sole che poi permettono di confrontarsi con l'Altro, sono sostituiti dalle frontiere aperte. Del resto, a costoro, sembra anche assurdo pensare di mettere i confini per imbrigliare i movimenti di capitali e di merci.

Viva il liberoscambismo capitalista. Viva il mercato dei capitali, delle merci, dei lavoratori.

Come si può ben vedere il sinistrismo culturale ed ideologico è l'altra faccia di quel liberismo economico che ha bisogno di individui senza limiti e senza freni. La sinistra non è l'opposizione, non è l'alternativa, ma ciò che impedisce opposizione ed alternativa. L'incapacità di chiamare le cose col proprio nome ha portato ad una visione fantastica della realtà: auto-illusione, produzione di parole a mezzo di parole. È tempo di rimettere le cose in piedi, i piedi per terra e dare alle parole il loro senso.

Ugo Boghetta


(...si apra la discussione, anche se da discutere c'è poco. Io torno alle mie ricerche...)

lunedì 7 settembre 2015

#pirreviù7: Colombo vs. Majone (ovvero: Ungheria vs. UE)




Dibattito "Siamo in Europa  o in Grecia", al minuto 31:10, Furio Colombo:

"Ma quando è venuto fuori Orban, personaggio che non si può non definire nazista [applauso dei beoti – chiedendo scusa alla Beozia, che in questo momento soffre], personaggio che non si può non definire nazista, quando compare una persona come Orban, che prende le decisioni che prende! Ha cambiato radicalmente la loro Costituzione, rendendola praticamente completamente (e questo dovrebbe farci fischiare le orecchie) nelle mani dell’esecutivo, dove il Parlamento non ha alcuna funzione, quando si tratta di Orban, quando Orban fa le cose che ha fatto, con la crudeltà spaventosa di tenere uomini donne e bambini senz’acqua..."

 (...il resto ce lo risparmiamo, non senza aver notato che, essendo estate, se qualcuno fosse stato lasciato senz’acqua verosimilmente sarebbe morto: e altrettanto verosimilmente qualche reporter “indipendente”, seduto su una pila di cadaveri fatti dagli amici di chi lo manda in giro, ne avrebbe tratto spunto per fare un bel cappottino d’abete a Orban. Il Guardian racconta una cosa un po’ diversa: che i rifugiati siriani hanno fatto – o minacciato – lo sciopero della fame e della sete perché non volevano essere collocati in un campo profughi in Ungheria, ma volevano procedere verso la Germania, e credo che la dottoressa Arcazzo ci confermi che questo è in effetti l’intendimento dei profughi, e anche della Germania. Con questo non sto dicendo che il dottor Colombo abbia intenzionalmente mentito: non mi permetterei mai! Sto solo dicendo che dalla mia affrettata ricerca di fonti per l’esecrando episodio che lui giustamente esecra – del resto, se è esecrando, come non esecrarlo? – è saltata fuori solo una cosa che a un beota potrebbe sembrare uguale a quella che dice lui, ma che invece è esattamente opposta. Ma io, si sa, sono un ragazzo sfortunato...).


Giandomenico Majone, Rethinking the union of Europe, p. 132:

One of the most striking features of the EU institutional arrangements is the monopoly of agenda setting enjoyed by the non-elected Commission: in all matters related to market integration, only the Commission can make legislative and policy proposals. It is important to understand clearly what is implied by such an extensive delegation of powers. First, other European institutions, including the Parliament, cannot legislate in the absence of a prior proposal from the Commission. It is up to the latter institution to decide whether the EU should act and, if so, in what legal form, and what content and implementing procedures should be followed. Second, the Commission can amend its proposal at any time while it is under discussion in the Committee of Permanent Representatives of the member states, or in the Council of Ministers, while the Council can amend a Commission proposal only by unanimity. Moreover, if the Council unanimously wishes to adopt a measure which differs from the proposal, the Commission can deprive the Council of its power of decision by withdrawing its own proposal. Finally, neither the Council nor the EP nor a member state can compel the Commission to submit a proposal, except in those few cases where the Treaty imposes an obligation to legislate.

As I had occasion to point out some time ago, this monopoly of legislative and policy initiative granted to a non-elected body represents a violation of fundamental democratic principles that is unique in modern constitutional history, and fairly rare even in ancient history.

(...la differenza fra un dilettante e un professionista è come quella fra un bufalo e una locomotiva: salta all’occhio. Peraltro, questa citazione non vale tanto a darvi testimonianza della mia sfacciata wide-rangedness, quanto a ricordarci cosa occorre fare, in una qualsiasi parte del mondo, per creare degli “Stati Uniti”. La prima cosa da fare è sterminare chiunque abiti il territorio da “unire”, e, come vi ho detto più volte, se in America gli Stati Uniti sono nati dallo sterminio degli indiani – e dei bisonti, che sarebbero i “buffalo”, nella costruzione degli Stati Uniti d’Europa gli indiani siete voi – mentre Furio pensa di essere un colonizzatore...).


Sintesi
Sintesi: dal letame può nascere un fiore (o anche un fungo), e Furio Colombo (si parva licet) può dire una cosa giusta. Non so se la costituzione ungherese sia come lui la descrive. Il fervore livoroso con il quale era intento a subornare la platea mediante una squallida reductio ad Hitlerum lascia sospettare che potrebbe anche aver fornito, per rafforzare il proprio argomento, o anche semplicemente perché trascinato dal proprio empito retorico, una visione distorta, e in effetti Wikipedia racconta una storia diversa. Ma diamogliela per buona, la sua versione: supponiamo che lo scopo del gioco, nel riformare la costituzione ungherese, fosse esclusivamente quello di rendere il Parlamento succube dell’esecutivo. E allora sì, avrebbe ragione Colombo, ci dovrebbero in effetti fischiare le orecchie: perché, come ci ricorda Majone (e come io ho ricordato alla Versiliana), questo è esattamente quanto accade nella “costituzione” europea, cioè nel combinato disposto del TUE e del TFUE, che a Colombo tanto piacciono. 

Business as usual...

Se una cosa la fa (forse) uno che consideri un nemico politico, è esecranda. Se la fanno (sul serio) i rappresentanti degli interessi che difendi, è laudabile (o ci passi sopra con eleganza). Se anche le cose stessero come dice Colombo (e abbiamo capito che le sue affermazioni accorate e categoriche occorre siano verificate con attenzione), l’UE che rimprovera l’Ungheria, sarebbe il classico caso di bue che dice cornuto all’asino.

Piccolo cabotaggio, ed è perché ne avete piene le tasche che siete qui...

E sapeste quanto ne ho piene le tasche io!

A Stefano Feltri voglio bene, è una mia perversione, non posso farci niente. Lui, per me, è e resta un grande mistero. Vi faccio presenti due cose: che nonostante sia totalmente succube della mortifera ideologia europea, mi lascia esprimere un parere contrario sul suo giornale (niente di simile è accaduto su testate che non voglio nominare), e che è l’unico ad aver avuto l’onestà intellettuale di ammettere che “forse ha ragione il nostro Alberto Bagnai nel sostenere che per la Grecia non c’è ribellione possibile nell’euro”.

Forse, eh...

Ma abbiamo visto che l’onestà intellettuale è una merce rara, e quindi vi esorto ad apprezzarla, qualora si manifesti (son apparizioni fugaci).

Il mio apprezzamento a Stefano l’ho mostrato accogliendo il suo invito alla Versiliana, un invito al quale “non potevo sottrarmi” (me l’ha messa così), e non mi sono sottratto. Sapevo ciò cui andavo incontro. La perla che ho riportato in apertura è solo una di una lunga collana: guardatevi il video e fatevi due risate (mitico Fini che voleva “lasciare in pace l’Africa”, col telefonino che gli squillava in tasca: gli ho spiegato da dove viene il coltan, ma ho capito subito che il mio accanimento terapeutico era inutile...). Ma questo sacrificio mi è valso anche l’incontro e l’abbraccio di tanti di voi, e, a sorpresa, anche di Chiara Geloni, la mia bersaniana preferita (non c’è niente da fare, le cattocomuniste sono anch’esse, più di Stefano, una mia perversione).

Però ero, sono, stremato.

Quest’estate è stata un incubo. Non mi sono riposato un momento. Tornando in treno, mi sono letto l’ultimo libro di San Vladimiro. Il tentativo di riassumere “a prova di idiota” alcune cose che qui sappiamo benissimo, grazie soprattutto a Quarantotto (convenientemente citato). Ammiro la dedizione con la quale San Vladimiro si dedica a salvare le anime piddine. Per chi sa di sapere non c’è cura. Come ci diceva Buffagni in coda al post precedente, qualsiasi tentativo di articolare un discorso razionale sul percorso europeo, quel percorso che, secondo studiosi tanto diversi quanto Majone, Klaus, Zielonka, Frey, si è decisamente spinto troppo in là e sulla strada sbagliata, qualsiasi tentativo di dissuadere gli euristi dal loro élan vital totalitario, dal loro anelito a “gettare l’Unione oltre l’ostacolo” (che in questo caso è la SStoria), urterà contro la reductio ad Hitlerum uso Furio Colombo, ed è quindi un tentativo vano, prova di sconfinato amore per l'umanità, ma per quella parte dell'umanità che tale amore non merita, perché in fondo aveva ragione Sergio Cesaratto al goofy4: ormai chi poteva capire ha capito, e gli altri sono inutili.

Loro, gli inutili (e quindi pericolosi perché strumentalizzabili), prenderanno sempre per buoni, come hanno fatto ieri, gli argomenti di Colombo: "Pensi che l’euro non funzioni perché sono sessant’anni che la teoria e la prassi economica spiegano tutto quello che qui sappiamo? Allora sei un nazista e vuoi che i bambini muoiano sulle spiagge". Questo è il “Colombo-pensiero” in sintesi. E i beoti applaudono, senza capire che questo pensiero magico “negativo” per il quale il ragionamento critico è il male assoluto, è la Shoah, è uguale e contrario al pensiero magico “positivo” per il quale l’Europa risolverà tutti i problemi, per il quale il nazionalismo si combatte creando una supernazione. Ma il pensiero magico, e i suoi canuti sciamani, non hanno mai condotto chi lo praticava sul cammino dello sviluppo...

I conflitti non esistono “perché esistono confini”, più o meno formalizzati (e parliamone anche del fatto che esistono diversi percorsi storici e culturali, e che pensare di cancellarli con un tratto di penna ha portato nel resto del mondo solo morte e distruzione, e così farebbe a casa nostra... Avete mai guardato un mappamondo? Avete mai notato che dove i confini sono tirati col righello la gente muore a coorti, con l’unica eccezione di quelle aree che corrispondono a parti dell’ex-Impero britannico, dove la gente oggi non muore più perché il tributo di sangue è già stato pagato, mi ripeto, per lo più da gruppi etnici sprovvisti di un efficace ufficio stampa: aborigeni, “native Americans”, ecc.).

No, i conflitti non esistono perché esistono i confini: i conflitti esistono perché esistono gli imbecilli (e gli avidi, che degli imbecilli sono un sottoinsieme).


Pensare che un insieme di regole, per di più particolarmente disfunzionali, possa valere a salvare l’umanità dai conflitti è un atto addirittura blasfemo nella sua ingenua arroganza, la stessa arroganza blasfema di chi pensa di aver creato una cosa “irreversibile”. Lo scopo dell’Europa lo abbiamo ormai capito: non è quello di garantirci dai conflitti, ma quello di mettere “al riparo dal processo elettorale” (come diceva Monti) i luoghi politici dove questi possano comporsi in modo democratico. La stucchevole retorica dell’euro (o dell’Europa) che ci ha dato la pace non è solo insulsa, infondata, e intellettualmente squallida. È anche pericolosa, come è pericoloso, e fonte di violenza (e in particolare di violenza nazionalistica) qualsiasi mito “identitario” che faccia riferimento a una terra promessa. L’Europa promessa, la nazionciona che non farà la guerra perché non avrà confini...

Un attimo!

Non li avrà al proprio interno! E forse che non esistono le guerre civili? E forse che il resto del mondo non esiste? Allora stiamo dicendo che quando avremo creato un impero mondiale vivremo tutti in pace? Tutti tutti? E se uno non sarà d’accordo, magari sul colore delle tutine attillate, tutte uguali, che porteremo in questo impero distopico, cosa farà? Dove andrà? Avete mai pensato che un mondo senza confini è un mondo senza diritto di asilo? Avete mai pensato a quello che volete sacrificare per raggiungere un obiettivo che non ha senso, perché non esiste forma di organizzazione umana che possa impedire all’uomo di essere uomo, con le sue debolezze, le sue tensioni, i suoi conflitti? Avete pensato che, mentre ci dite che le bandiere nazionali erano così brutte, volete farci intenerire perché un poveraccio entra nei nostri confini con la nostra bandiera al collo (a favore di telecamera)? Siete scemi voi, o provate a prendere per scemi noi?

Ecco...

Questi erano i pensieri che mi turbinavano in capo mentre rientravo, sfranto, sfibrato, stremato, dalla Versiliana. E pensavo: “Cristo, domattina viene Renato, e dobbiamo provare per i prossimi quattro concerti, e io sono esausto, come faccio, come faccio, ma chi me l’ha fatto fare di prendere questi concerti, io faccio troppe cose, devo smettere, devo imparare a dire di no, basta, non è possibile, sono esausto...”.

Ed esausto mi sono steso a letto.

Poi, questa mattina, facendomi forza, ho accordato.

Arriva Renato, e mi fa vedere questa bella pirreviù:



E certo che ad Andrea Bedetti, per queste belle parole, va tutta la nostra gratitudine (e comunque è vero che il tecnico del suono che avevamo era fantastico – e molto simpatico). Erano del resto abbastanza favorevoli i pareri in calce al nostro altro disco, ma quelli erano pareri del pubblico, e quindi non valevano come pirreviù... Inutile dire che leggerla mi ha dato la forza di provare fino alle 20. E ora siamo pronti. Seguirà comunicazione di servizio.

Per chiudere, vi fornisco due contributi dalla regia. Il primo è la definizione di europeismo:


che si applica con tanto maggior vigore quanto più grande e fasulla è la patria che gli europeisti vogliono costruire, e il secondo è la dimostrazione plastica della differenza fra un europeista (cioè una canaglia, e una canaglia pericolosa), e un europeo:



Spero che, in questo caso, la differenza salti all'orecchio (non solo a quello di Bedetti...).

Ecco. Un europeo è una persona che non ha bisogno di avere un dischetto di metallo in tasca per sentirsi legato alle proprie radici, è una persona che conosce e diffonde il patrimonio di civiltà che questa porzione di terra emersa ha sedimentato negli anni, senza alcun desiderio di supremazia, ma con spirito di condivisione. È stato bello condividere con Bud, che veniva dagli “Stati Uniti del Canada”, la creazione di questo disco. Ci pensate? Un dottorando in musicologia, finanziato con spesa pubblica improduttiva canadese per studiare la musica italiana, quella musica che Renzi fa tagliare allo scialbo Franceschini e ai suoi burocrati. Eh, ma il Pedante ce lo spiega ogni giorno suTwitter: non sei italiano se non sei antitaliano.

E così sia.

Voi siete qui perché siete europei, non europeisti, e per essere europei non avete bisogno di altro che di essere quello che siete: italiani. Non nemici, non peggiori, non migliori: semplicemente diversi da un tedesco, o da un canadese, o da un tibetano.

Se volete difendere il vostro diritto ad essere diversi, a pensare in modo diverso, ricordatevi di votare questo blog nella categoria "economia", di votare il fact checking sulla Grecia come migliore articolo, e di votare chi ha il coraggio di smascherare la fallacia della reductio ad Hitlerum, e le lievi imprecisioni sulla cronaca, come peggior cattivo. Il buonismo, del resto, è l'ultimo rifugio degli europeisti...



Se invece volete fare dell'Europa una patria fittizia, siete delle reali canaglie. Anche se il vostro posto non è certo qui, io posso perdonarvi, per i lutti che provocherete.

Ma la storia non lo farà.