Visualizzazione post con etichetta piano B. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta piano B. Mostra tutti i post

lunedì 24 aprile 2017

Aspettando godo (2)...

(...la prima puntata era qui. Come passa il tempo!...)

Naturalmente da qui al secondo turno ne passerà di acqua sotto i ponti. Ma intanto permettetemi di intervenire per fatto personale, semplicemente per dirvi che

GODO

nel vedere Mélenchon trascinato a brandelli nel fango della storia.

Ed è solo il primo di quelli che voglio vedere, e vedrò, in queste condizioni, perché se lo meritano. Seguirà quel fariseo di De Masi, e seguiranno i simpatici fautori della censura per i social (in particolare Fassina, quello che esalta il dibattito del Sole 24 Ore).

Voi direte: ma perché tanta acredine? E che ti ha fatto il sociologo?

No, aspè... Intanto il sociologo De Masi qui non c'entra niente. Ma riavvolgiamo il nastro, altrimenti non riesco a farvi capire.

Non ve ne sarete nemmeno accorti, perché era una cosa organizzata male e condannata all'irrilevanza, ma la rete europea della sinistra di sinistra, quella che va sotto l'etichetta perdente di Plan B, aveva organizzato qui a Roma un raduno, nel mese di marzo. Questo non era esattamente il primo raduno della sinistra di sinistra. Ce n'era stato un altro, in particolare, a Parigi, in cui alcuni amici italiani avevano cercato di coinvolgermi, salvo poi dirmi che i francesi non avevano disponibilità, per un problema di quote rosa. Posto di fronte all'alternativa fra rinunciare a sedere in cotanto consesso, e rinunciare ai miei pondera (Super alta vectus Attis celeri rate maria...), dopo lunga esitazione, scelsi i pondera, soprattutto in base alla considerazione che in giro sono rari, ed è meglio tenerseli stretti: potrebbero servire...

Tanto più che, per blandirmi (ma perché blandire me che sono un pezzo di pane? È quando mi si blandisce che mi incazzo, et pour cause, come il resto della storia dimostrerà...) mi si diceva: vedrai! Quando ricorrerà l'augusto anniversario dei Trattati di Roma, organizziamo a Roma e tu potrai esprimerti. Io, naturalmente, annuivo compunto e pensavo ai fatti miei, che ne avevo e ne ho di ogni.

Arriva l'autunno (2016) e mi si dice: "Allora, mi raccomando, ci sarà il grande raduno europeo della sinistra di sinistra, devi esserci". E io, disciplinato: "Certo, naturalmente. E quando?" "Eh, nella prima metà di marzo" (2017). E io, remissivo: "Ma, veramente io avrei pensato di andare a Shanghai in quel periodo, e poi ci sarebbe anche un seminario di INFER a Kaifeng, però se la causa lo richiede rinuncio". E rinuncio.

Passa un giorno, passa l'altro...

Io, ormai, dopo sei anni di questa cazzo di trincea, ho un sesto senso piuttosto fine: so capire benissimo quand'è che a casa di chi mi invita qualcuno ha male al pancino. A me sembrava piuttosto strano che non mi venisse detto da subito quando e di cosa avrei dovuto parlare. Io non faccio così con le persone che invito ai miei eventi: né a quelli scientifici, né a quelli politici. Ma io, si sa, sono strano.

Fatto sta che me ne parto per la Francia (nella seconda settimana di febbraio) senza sapere ancora nulla, il che, tutto sommato, se non avessi avuto due revise&resubmit e sei referaggi da gestire, più l'articolo con i colleghi francesi di Paris XIII, mi avrebbe abbastanza infastidito, considerando che la mia agenda è messa peggio di quella di tanti politici, e soprattutto è messo peggio lo stipendio... Però, come mi diceva sempre il mio precedente direttore di dipartimento ("Professore Bagnai, lei è un sentimentale!"), io sono un sentimentale: il mio cuore è a sinistra, come dicono quelli che i coglioni li hanno intorno, anziché sotto... E quindi un po' perché distratto da altro, un po' perché sinceramente disponibile, aspettavo notizie, in altre faccende affaccendato.

Finché, il 13 febbraio, non mi viene girata una email inviata da un membro dello staff del gruppo parlamentare "GUE/NGL Another Europe is possible" ai membri del gruppo, su istigazione di una di essi, una persona a me (come credo alla maggior parte di voi) del tutto ignota, e senza futuro politico in Italia, ma che andava coinvolta nell'organizzazione dell'evento perché servivano du' spicci che solo un parlamentare europeo avrebbe potuto procurare. Il testo era un perentorio j'accuse alla mia persona:

FYI, hereby the link to the pamphlet published by northern league and ENF with the introduction of Alberto Bagnai


Eh, già! L'accusa era grave, e c'erano le prove! Avevo scritto, su richiesta di Claudio, la prefazione al Basta Euro di Salvini, il fasssssiiiiista, l'alleato della Le Pen. Morale della favola: siccome avevo parlato con Salvini, non potevo partecipare al convegno della sinistra de sinistra.

Si narra che Fassina abbia fatto una opposizione di circostanza, e che Zoe Kostantopolou ne abbia fatta una un po' più sostanziosa (da ciascuno secondo il suo testosterone). Ma la sintesi è che su imbeccata dei compagni di Rifondazione (cioè di quelli che avevo cercato di smuovere prima nel 2012, parlando con Ferrero, poi nel 2014, andando a Civitavecchia), quella fetecchia di Mélenchon aveva deciso, per motivi di bottega politica interna al suo paese, chi nel nostro paese potesse parlare a un convegno.

Questo con la sostanziale acquiescenza di Fassina e di De Masi (per citare gli altri politici rilevanti).

Che Rifondazione possa avercela con me lo capisco benissimo. Basta osservare il video dell'incontro con Ferrero: degno compare di Melensone! Uno al quale, nel 2012, avevo mostrato una prateria sterminata! A quel tempo, la Lega era ancora tutta ampolle e distintivo, europeista convinta, inebriata dalla stolta certezza di poter, per la propria superiorità etnica padana, competere contro il Sud in compagnia della Germania. Non avevano mica capito, ancora, e molti ancora non hanno capito (ma Salvini sì). La linea "ampollista" però non pagava, e la Lega era un filo sotto Rifondazione. Adottando una linea critica verso l'euro, Rifondazione, che era fuori dal Parlamento, avrebbe tranquillamente potuto rientrarci. Inutile consolarsi con la solfa che la progressione della Lega è dovuta ai voti rassssissti e xenofobi. Certo, lo so, c'è anche quella roba lì (e quando la incontro su Twitter la blocco). Ma c'è anche tanta gente di sinistra che vuole semplicemente vivere in un paese libero e non trova altrove chi glielo proponga. Molta di quella gente avrebbe votato molto più volentieri per Rifondazione che per la Lega (è lecito, se sei di sinistra, preferire di votare un partito di sinistra).

Non solo: se il tema della critica all'euro fosse stato occupato con decisione dalla sinistra, come sarebbe stato suo dovere fare, dato che l'euro è un progetto di compressione dei salari, e la sinistra dovrebbe difendere i lavoratori, se fosse stato presidiato, questo tema, sarebbe stato più complesso per le destre gestirlo, per un riflesso pavloviano uguale e contrario a quello che impedisce agli imbecilli "maiconisti" di parlare dei veri problemi. Perché per gli imbecilli i problemi della gente, se ne parla Salvini, diventano problemi di Salvini, e quindi siccome "mai con Salvini" allora di Unione Europea non si parla, di immigrazione non si parla, e chi ne parla deve essere epurato dal dibattito.

A dire il vero, non credo che a destra questo riflesso pavloviano esista in modo così diffuso. Fatto sta che i politici "de sinistra" ne sono totalmente succubi, e un motivo c'è. Avendo fallito nella loro missione in qualche modo "naturale" di difendere gli interessi del lavoro contro quelli del capitale, questi poracci, questi miserabili traditori, queste patetiche figure, sono alla ricerca, per coagulare un consenso, di una identità (proprio loro, che l'identità la demonizzano). Certo: se vuoi un voto, devi ahimè renderti identificabile, e siccome identificarsi come complici di trent'anni di attentati (riusciti) ai diritti dei lavoratori italiani non è esattamente un ottimo biglietto da visita, allora ti identifichi adolescenzialmente per negazione: "mai con...".

Certo, ai Rifondaroli dovevano scottare le parole che scrivo nella prefazione del Bastaeuro:

"Mi duole ammettere che questa operazione di verità, che nella sua essenza tutela gli interessi delle classi più deboli, quelle che l’Euro ha ulteriormente impoverito, venga portata avanti da un partito etichettato come “conservatore”: questo per me è un fallimento politico. Mi amareggia sottolineare che una simile operazione molti l’hanno aspettata invano da certe forze che a parole dicevano di voler combattere il progetto europeo. Li conoscerete dai loro frutti, è scritto, e la vita politica italiana ci sta offrendo tanti esempi di questa limpida verità."

Gli saranno fischiate le orecchie, e si sono regolati di conseguenza. Qui in Italia sono finiti, e quei quattro gatti che abbiamo mandato in Europa (e che non sono credibili nella loro critica all'Europa, dato che sanno benissimo che solo in quella sede possono ormai trovare di che campare...) saranno finiti (politicamente: umanamente non sono mai esistiti) al termine del loro mandato.

Su Fassina non mi dilungo. Il suo ruolo in questa vicenda è squallido: se non aveva le palle per difendermi, poteva non coinvolgermi. Le sue scuse, che ci sono state, non possono essere considerate credibili alla luce delle esternazioni successive: quella con cui ha appoggiato la crociata della terza carica dello Stato per censurare i social media, e quella in cui ha elogiato il ruolo svolto dal Sole 24 Ore nel promuovere il dibattito in Italia. Sono due esternazioni che si commentano da sé e compongono un quadro assolutamente coerente: misconoscere e vilipendere il ruolo svolto da questo blog nel promuovere il dibattito, auspicarne la censura, si sposa benissimo con il fatto di essersi limitato a una difesa di circostanza della mia libertà di espressione. Chi siano gli intellettuali di riferimento di cotanto statista si sa. Non commento.

Su De Masi, che sarà il prossimo a essere sbranato dagli elettori, vale invece la pena di aggiungere una chiosa. Perché io, ovviamente, non applicando i loro metodi da stalinisti da operetta, gliel'ho detto in faccia cosa pensavo. L'amico si è risentito, e per vie traverse mi ha fatto sapere che lui si era sentito attaccato personalmente (corretto: lo ho attaccato personalmente), cosa che non si aspettava da una persona della mia qualità (sbagliato: non bisogna sopravvalutarmi), e che comunque lui quella email non l'aveva letta perché aveva avuto altro da fare.

Come come come?....

Cosa cosa cosa?....

Si sta organizzando niente meno che il IV Forum internazionale del Plan B, della grande riunione politica della sinistra "de sinistra", e tu, che sei l'esponente di questa schiera di eletti (per ora nel doppio significato del termine) cosa fai? Nemmeno leggi le email nelle quali viene deciso il programma dell'evento? Eh, ma caro Fabio, così non si fa! Perché se si fa così, si fa capire una cosa, una sola: di non essere un politico di statura europea. Perché vedi, Fabiuccio, tu che sarai il prossimo a finire asfaltato dagli elettori (e quel giorno meriterai lapide su questo blog), se il raduno di Roma è stato un flop totale, un motivo c'è, e te lo dico io quale è: che quei "movimenti sociali" dei quali un anonimo sindacalista belga lamentava l'assenza al forum, in Italia, hanno un nome, e questo nome è: Goofynomics. Vi sarebbero bastate 50 persone, che per me non sono nemmeno un pubblico, sono gli amici coi quali vado in pizzeria, per considerare un successo quella cacata che avete fatto. E tu vuoi che uno che raduna seicento persone in provincia (come il tuo amico Flassbeck forse avrebbe dovuto dirti - qui per diversamente europei) non te ne avrebbe regalate un centinaio per venire a sentire il nulla che avevate da dire?

Ma tu, tronfio imperialista, tu, che a casa tua sarai anche qualcuno, ma che qui nessuno sa chi tu sia, hai dimostrato di battertene ampiamente la ciolla di cosa succede in quello che consideri un paese trascurabile nel quadro del Reich millenario. Con il che ci hai fatto capire tante cose, che però scriverò sulla tua, di lapide. Oggi torno a quella di Melensone, cui nella migliore delle ipotesi ti sei piegato (sbagliando).

Ecco: torniamo a Melensone.

Intanto, hai fatto la fine che ti meritavi. Ti ha fregato il tuo bordeggiare, il tuo essere tiepido. Andare in televisione a dire "il mio piano B è alzarmi dal tavolo così la Merkel torna per costringermi a fare il piano A" è stato un capolavoro, non di politica, ma di comicità involontaria, ed è stato remunerato coi due spicci elettorali che meritava.

Ora, poi, sei di fronte a un dilemma di non poco conto.

Se fai dichiarazione di voto per Macron (come alla fine farai) ti certificherai per quell'utile idiota che sei sempre stato e che qui abbiamo fotografato in tempi non sospetti. L'avevo detto nel 2012 che non avevi futuro. Perché hai provato ad averne? Non lo sai, birbantello, che quanto sta scritto qui poi succede?

Se invece non la fai, allora dimostrerai coerenza, ma proprio per questo motivo verrai ostracizzato come fasssssiiista da tutti i tuoi compari, e creerai a tua volta un enorme problema politico alle Fassine di tutta Europa, quelle che hanno accettato a casa loro che io non parlassi - perché avevo parlato con uno che aveva parlato con la Le Pen - e dovranno poi rassegnarsi al fatto che chi ha chiesto loro di coprirsi di vergogna con questo atto di censura, a casa sua, non si metta di traverso alla Le Pen.

Perché alla fine da questa storia quella che esce definitivamente insozzata, svilita, vilipesa, è l'immagine della sinistra, fatta di gente capace solo di pugnalare alle spalle, di soffocare il dibattito epurando le voci scomode, censurando i social, elogiando i dibattiti orientati, fatta di politici capaci di agire solo in base a effimere e contrastanti pulsioni tattiche (oggi non ascolto Bagnai perché ha parlato con Le Pen, domani non dico di votare contro Le Pen perché altrimenti mi schiero col capitale che dicevo di voler combattere, oppure dico di votare contro Le Pen, ma così faccio vedere che ho difeso fin dall'inizio il capitale che dicevo di voler combattere...), ominicchi privi di visione, privi di coraggio, che si sono inibiti qualsiasi possibilità di successo quando ce n'erano tante, forse perché a loro vincere non interessava, perché tutto quello che interessava loro, da ominicchi, era vivacchiare...

E allora, caro Melensone, a mai più rivederci

sabato 25 febbraio 2017

Melensone

Il mio visiting a Parigi volge al termine: ho lavorato molto, vi ho trascurato troppo.

Va anche detto, per riequilibrare, che i dubbi su quanto valga la pena di spiegarvi "lebbasi" dell'economia crescono col passare del tempo, per motivi soggettivi ed oggettivi.

Quelli soggettivi li spiegavo ieri ai lettori parigini, convocati nel ristorante sbagliato (quello giusto era questo): sottrarvi al vostro stato di beatitudine è un'impresa titanica, e sono costretto ad ammettere il mio fallimento. Un fallimento congiunto ad un miracolo: riuscire a convincere di aver capito una legione di persone (sareste voi) che in effetti non ha capito una beneamata fava, ma che per qualche motivo ha trovato convincenti argomenti che non sa utilizzare, proprio perché non ne afferra il fondamnto (da qui una infinita serie di frustrazioni e relative querimonie quando uscite sconfitti dall'ordalia col piddino di turno...). Non è colpa vostra (l'economia, come il pianoforte, va studiata da piccoli) e non è colpa mia (da solo e in pochi anni non si sovvertono quarant'anni di propaganda).

Possiamo restare amici, soprattutto considerando che intervengono i motivi oggettivi: sbattersi per spiegarvi, ad personam o coram populo, cosa c'è che non va nelle idiozie dei propagandisti, è del tutto inutile, perché la SStoria sta facendo il suo porco lavoro. In tempi rapidi (se Trump vince la guerra civile che vediamo imperversare in America), o meno rapidi, saranno i media a dire a voi, e a quelli che voi non riuscite a convincere (vedi alla voce: motivi soggettivi) come stanno le cose. Paesi diversi non possono avere una stessa moneta, l'imperialismo tedesco è pericoloso per la pacifica convivenza dei popoli europei, ecc. Banalità, insomma. Ma proprio per questo, quando la televisione ve le dirà (venit autem fortior me, cuius non sum dignus solvere corrigiam calceamentorum eius...), le troverete limpide come acqua di fonte: un liquido relativamente banale, per esempio rispetto al Beaumes-de-Venise che ha accompagnato la mia parca cena, ma fisiologico. Ne siamo fatti, anche se non ce ne rendiamo esattamente conto. Ecco: oggi il vostro corpo è fatto del 60% di acqua, e il vostro cervello dell'80% di propaganda (non è colpa vostra: ci siete immersi). Domani il vostro corpo non so, ma il vostro cervello sarà fatto per l'80% di una diversa propaganda...

(...so che voi non sapete di non sapere che i balsami non c'entrano nulla, e ancor meno c'entra Venezia: ora lo sapete: piccolo gradino nel gradus ad Parnassum che dovrebbe farvi membri della cosiddetta élite...)

E la cosa più divertente (anche se oggi si deve dire "ironica", che secondo me è un barbarismo... ma lasciamo perdere) sarà che il compito di battezzarvi con questa nuova verità sarà affidato a persone totalmente inadeguati e incompetenti. Ma, appunto, l'incompetenza (documentata) ne sancirà l'inadeguatezza soggettiva, che però sarà ampiamente compensata dal fatto che oggettivamente il capitale avrà deciso di servirsi dei soliti scagnozzi per ammannirvi una diversa propaganda. Voi penserete di aver cambiato i suonatori: sarà cambiata invece la musica... perché i suonatori restino gli stessi!

Non vi disturbi il mio pessimismo, e non temete: torneranno i post tecnici, quelli che vi fanno sentire intelligenti (son qui per servirvi). È solo che sono reduce dal dibattito televisivo nel quale Melensone ha presentato ai francesi il proprio programma: un dibattito che mi ha insegnato solo cose che sapevo, ma va bene così: anche le conferme hanno un loro valore pedagogico.

La prima cosa è che per essere giornalista "economico" bisogna essere laureato nella qualunque, tranne che in economia, e non avere un intelletto particolarmente brillante. Il giornalista economico di riferimento per la Francia è questo qui (quello per l'Italia lo conoscete e non lo nomino). I colleghi di Paris XIII mi hanno riferito che in un dibattito questo povero infelice ha dichiarato che la BCE non poteva continuare a stampare moneta perché i biglietti di banca devono mantenere un certo rapporto con le riserve auree. Non so se sia vera, non mi hanno dato la fonte, ma senz'altro collima con la fisiognomica del personaggio.

A fronte di questo sonoro pezzo di fesso, troneggiava (si fa per dire) Melensone. Uno scontro fra Titanic del quale ho visto solo la parte che mi interessava, quella sull'Europa: il famoso piano B.

Tallonato dal vulcaniano e dalla belloccia libanese, il povero Melensone snocciolava le sue coglionaggini, che suonavano più o meno così: "No, io non sono come la Le Pen, che è populista, perché io ho un piano B, il che significa che per me l'Europa è un valore, ma non può essere dominata dagli interessi germanici: quindi noi andiamo a negoziare, e poi se ci dicono di no noi ce ne andiamo dal tavolo, e vedrete: la Francia è un grande paese, quindi se ce ne andiamo ci inseguiranno nel corridoio per dirci di restare, e così avremo delle condizioni migliori". E la belloccia: "Ma se non vi inseguono? Lei prenderebbe questa decisione autoritaria?" E Melensone: "Non sia mai, io non sono come la Le Pen, che è fascista: la parola spetta ai cittadini, ai quali faremo fare un referendum!" E il vulcaniano: "Ma insomma, lei e la Le Pen avete tanto in comune nel programma economico, ad esempio il protezionismo!" E Melensone: "Ma il mio non è un protezionismo nazionalista, come quello della Le Pen: è un nazionalismo solidale!" E il vulcaniano: "Sarebbe?" E Melensone: "Sarebbe che noi prima negoziamo....".

Un inetto, un perdente che vuole trascinare nel fango l'onore del proprio paese, i cui abitanti ha tradito appoggiando a suo tempo Maastricht (così non fecero tutti), un povero illuso (o un falso) che si avvia a un ovvio fallimento, ma che se riuscisse (cosa impossibile) potrebbe al massimo far percorrere alla Francia la stessa traiettoria che ha percorso con Tsipras la Grecia. Perché alla fine questo gegno della politica cosa riusciva a trasmettere, col suo palpabile impaccio? Semplice! Quello che la comunicazione incentrata sul concetto di piano B ti trasmette naturaliter, ovvero che il piano A sarebbe l'alternativa preferibile, per cui l'uscita sarebbe comunque l'esito di una sconfitta politica. Mi sembra un'ottima idea, nel paese di Vichy (nota stazione termale) impostare un percorso politico ponendone le basi sulle sabbie mobili del revanscismo. Questi apprendisti stregoni scherzano col fuoco, nel vano tentativo di nascondere le proprie responsabilità. Ho orrore di loro, e del futuro cui ci condannano...

Ma di quale pasta fosse fatto quest'uomo abbiamo già parlato quando servì da utile idiota di Hollande (qui in francese e qui in italiano), capendo che non era esattamente cioccolata. E di quale Caporetto comunicativa fosse il piano B, anche di questo, abbiamo sufficientemente parlato (qui in francese e qui in italiano). Quindi per voi (e soprattutto, se permettete, per me) nulla di nuovo, anche se, a dire il vero, qualcosa ci sarebbe. Intanto, è spettacolare che dopo la lessata presa in Grecia gli "altreuropeisti", quelli che pensano che il dialogo col capitalismo tedesco sia possibile, siano ancora lì, imperturbabili. Il colonnello Melensone non si arrende mai, nemmeno davanti all'evidenza (non a caso il protagonista era francese). Poi, ma di questo non parliamo oggi, sono esilaranti i metodi vichysti coi quali questo personaggio e i suoi accoliti fanno intorno a sé pulizia etnica del buon senso. Ma oggi volevo parlarvi del colonnello Melensone: del maresciallo Melensone vi parlerò, se avrò tempo, un altro giorno.

Una cosa è certa: al secondo turno questo perdente chiederà di votare per l'Europa. Avevo, lo confesso, qualche dubbio, ma me lo sono tolto guardandolo parlare.

E così sia...




(...e la morale della favola è fatta di un bicchiere mezzo vuoto, e di un bicchiere mezzo pieno. Comincio dal secondo, per consolarvi: voi non avete capito una fava - vi sfido a dimostrarmi il contrario - ma tanti hanno capito meno di una fava, come quanto precede ampiamente dimostra. E il bicchiere mezzo vuoto? Ah, sì, ci sarebbe quel dettagliuccio: quelli che hanno capito meno di una fava sono la classe politica che governerà, o farà l'opposizione. No way. Colgo l'occasione per ricordarvi che quest'anno si festeggia un centenario. M'ha detto micuggino che un nostro amico lo celebrerà con un bel libro...)

mercoledì 16 marzo 2016

Dernière chance (i colonnelli, o l'età dell'euro in Grecia...)

(...da Panagiotis ricevo e pubblico. Ho ricevuto questa lettera ieri arrivando a Orléans, e sono rimasto piuttosto scosso. Ho chiesto il permesso di condividerne con voi il peso. Io non so cosa altro fare. Ho detto chiaramente che le politiche di destra nel lungo periodo avvantaggiano solo la destra. Era l'agosto del 2011. Voi mi avete capito, o almeno una parte di voi. Siamo dei superuomini? Siamo dei geni? Mi farebbe piacere pensarlo, ma so che non è così. Quello che non so è cosa abbiano gli altri. Non lo so, perché non lo capisco, perché non mi sembra umano, perché esula dalla mia humanitas, e quindi lo ritengo a me alieno, ma posso definirlo per analogia. Quello che hanno oggi gli europeisti è esattamente quello che portava tante brave persone, fino al diciassettesimo secolo incluso, a ritenere di far la cosa giusta bruciando sul rogo alcune malcapitate. L'Europa, come la intendono loro, è, esattamente come la caccia alle streghe, innanzitutto una profonda psicosi collettiva. Sono persone umanamente miserabili, pericolose, ma soprattutto malate. E purtroppo la cura di simili patologie, si sa qual è: la guerra. Ci porteranno a una terza guerra mondiale - cioè a una terza guerra civile europea - e poi diranno che è colpa nostra, nonostante sui libri di testo sia scritto che il loro progetto avrebbe condotto a un conflitto. Buona lettura, naturalmente...)

Cher Alberto,

Je vous ai laissé sans trop de nouvelles depuis un moment déjà, à part mes écrits du blog greek crisis que vous suivez encore peut-être. Hélas, nos nouvelles sont mauvaises.

Je viens de vous adresser un message d'appel de notre campagne de financement participatif ("crowdfunding") pour Greece Terra Incognita, que vous pouvez faire suivre à travers votre réseau (mais également si seulement c'est possible via le réseau des économistes, universitaires, acteurs économiques en Italie. - pourraient-ils aider ?), et aussi via facebook, c'est important.

Épuisés par ce pays en réalité mourant et néanmoins toujours si beau à visiter, nous lançons enfin notre campagne ... je crois de la dernière chance !

Le piège final se réalise après l'euro, l'autre arme de destruction massive utilisée par l'Européisme (et pas uniquement) ce sont les migrants. Ma compagne (sans ressources depuis octobre dernier car sans travail) et moi-même, nous tentons cette ultime... sortie de survie via notre activité Greece Terra Incognita, dans le domaine du tourisme. En cas d’échec (et comme les donations de Greek Crisis ne suffisent pas), c'est, soit attendre aussi notre mort physique après la mort économique, soit quitter la Grèce...

Les autres Grecs autour de nous sont à peu de choses près dans la même situation, puis 20% de la population s'en sort, aussi grâce... à l'autre économie. Je me souviens de notre colloques de 2013 et de 2014, j'avais évoqué parfois la prostitution des étudiantes comme par exemple en Russie dans les années 1990, nous y sommes largement à présent en Grèce; puis, tant de gens vendent dans la rue du tabac "fait maison" dans les régions rurales, nos liens sociaux et familiaux ne sont plus et évidemment, la dite grande solidarité envers les migrants n'est que propagande, elle ne concerne qu'une petite partie des Grecs (dont la sociologie du clientélisme SYRIZA) et hélas pour les migrants, cela ne peut plus être autrement.

Je crois que l’intégration... mondialiste a décidé de remplacer aussi une partie de la population de la Grèce et on parle déjà de la création de zones économiques spéciales (un colloque a eu lieu à ce sujet récemment réunissant des anciens commissaires UE et politiciens d'ici, les ridicules Tsipriotes compris). En ce moment, un sentiment de rejet TOTAL de la politique, voire, de haine vis-à-vis de SYRIZA monte en flèche, la Gauche (sous toutes ses formes) ne reviendra plus jamais me semble-t-il au pouvoir et les tenants des Plans-B (vrais comme faux) sont aussi déconsidérés car étant de gauche et ayant eu des liens avec SYRIZA, et pourtant, un énorme sentiment contre l'euro et surtout contre l'UE se renforce comme une lame de fond.

Les Grecs rêvent en ce moment d'une "bonne dictature militaire et patriote" je l'entends tous les jours dans la rue sauf à travers les médias. Car Tsipras avait à mon avis tout "vendu" avant son arrivée au pouvoir et cette énorme trahison nationale (et non pas uniquement du peuple de gauche comme on dit) a détruit le dernier espoir de type politique légal chez les Grecs, et par la même occasion il a pulvérisé à jamais leur ultime possibilité (même théorique) dans la gestion du temps encore possible car espéré, celui de l'avenir. De ce point de vue, la mutation (et mutilation) anthropologique de la société grecque est alors immense, avec SYRIZA, le couteau dans la plaie a atteint la barrière anatomique de la société grecque... je le ressens même personnellement.

Je dirais en historien que nous nous avancerions dans une "culture de guerre" concept que nous avions forgé en d'autres temps autour de mon directeur de thèse (Histoire) que vous connaissez peut-être, Stéphane Audoin-Rouzeau, seulement nos concepts (et cela même peut-être autant en économie) ne suffiraient guère pour analyser les faits et gestes. En paraphrasant Paul Nizan (Aden Arabie) je dirais autant : « J’ai exactement cinquante ans. Je ne laisserai personne dire que c’est le plus bel âge de la vie. » !

Merci infiniment et merci d'avance,

Avec mes amitiés

Panagiotis



(...i giornali non ci parlano della Grecia. E un motivo, come avrete capito, c'è. Ora vado a correre, poi penso ai diversamente europei, se prima non ci pensa qualcuno di voi. Meglio sfogarsi un po'...)

Addendum: la traduzione la trovale qua sotto ad opera di eelu ei. Io mi limito a ricordarvi che qui da un pochina parlavamo di scenario cileno per la Grecia. Certo che l'euro è una benedizione dal cielo, ma noi portiamo proprio sfiga...

mercoledì 11 novembre 2015

Il piano C, o "Splendori e miserie della sinistra europea"

Al convegno: “Nessuno crede in un’Europa federale!”

Mi trovo a Rouen, città dove sono successe tante cose europee (come in qualsiasi città dell’ Europa, d’altronde), a partire da un certo processo, per arrivare a un certo convegno, che è l’occasione della mia visita.

Due avvenimenti relativamente lontani, ma che hanno in comune una forte presenza di giuristi, e un dibattito molto interessante.

Mi avevano chiamato per descrivere il processo di regionalizzazione in Italia, cosa che ho fatto come ho potuto, con l’aiuto di colleghi membri dell’associazione a/simmetrie, che attualmente presiedo (qui qualcosa di quanto stiamo facendo). Lo scopo del convegno era sostanzialmente quello di confrontare le diverse esperienze di decentramento e di regionalizzazione, vale a dire, in un certo senso, di “federazione” degli enti locali (siano essi Stati, come negli Stati Uniti, regioni, come in Italia, o cantoni, come in Svizzera). Si affrontavano questioni come la posizione degli Stati federati (o delle regioni) in rapporto allo stato federale (o allo stato centrale), la posizione degli Stati federati (o delle regioni) in rapporto alle comunità sub-statali (stati, provincie, unioni di comuni, città metropolitane, capitali, comuni …), ecc. Le asimmetrie economiche svolgono in questo un ruolo importante, sia a livello informativo, che sul piano dei rapporti di forza, o delle regole di funzionamento, e in effetti quasi tutti i relatori nelle loro presentazioni facevano riferimento al concetto di asimmetria.

Dopo due giorni di lavori, una cosa mi sembra ovvia, e, facendo mostra di una certa ingenuità (estote ergo prudentes sicut serpentes et simplices sicut columbae), non rinuncio a farla notare ai miei colleghi:



[...continua qui, con preghiera ai diversamente europei di ringraziare, seguire e sostenere Carmen. L'original en français était ici.]

sabato 7 novembre 2015

Le plan C, ou « Splendeurs et misères de la gauche européenne »



Au colloque : « Personne ne croit dans une Europe fédérale ! »

Je me trouve à Rouen, la ville où tant de choses européenne se sont passées (comme dans toute ville qui se trouve en Europe, d’ailleurs), à partir d’un certain procès, pour en venir à un certain colloque, qui est l’occasion de ma visite.

Deux événements relativement lointains, mais qui ont en commun une forte présence de juristes, et des débats fort intéressants.

On m’y avait appelé pour décrire le processus de régionalisation en Italie, ce que j’ai fait comme j’ai pu, avec l’aide des collègues membres de l’association a/simmetrie, que je préside en ce moment (voici un peu de ce qu’on fait). Le but du colloque était en fait celui de comparer les différentes expériences de décentralisation et régionalisation, c’est-à-dire, en quelque sorte, de « fédération » des pouvoirs locaux (qu’ils soient des états, comme aux Etats Unis, des régions, comment en Italie, ou des cantons, comme en Suisse). On abordait des thèmes tels que la position des Etats fédérés (voire des régions) par rapport à l’Etat fédéral (voire, à l’Etat central), la position des Etats fédérés (voire, des régions) par rapport aux collectivités infra-étatiques (départements, intercommunalités, métropoles, capitales, communes…), etc. Les asymétries économiques y jouent un rôle majeur, que ce soient sur le plan informatif, ou sur le plan des rapports de forces, ou des règles de fonctionnement, et en effet presque tous les intervenants faisaient référence à la notion d’asymétrie dans leurs exposés.

Après deux jours de travaux, une chose me paraît évidente, et, en jouant une certaine naïveté (estote ergo prudentes sicut serpentes et simplices sicut columbae), je ne renonce pas à la faire remarquer à mes collègues :

« Chers collègues, on a parlé de protection des minorités ethniques, j’espère donc que vous allez accueillir avec tolérance cette question du seul économiste présent. On a vu les problèmes de la régionalisation, et on peut dire qu’ils sont largement communs à toutes les expériences qu’on a analysées : de la difficulté de régler démocratiquement les conflits entre les différents niveaux de gouvernements, à la difficulté de s’adapter au fait (historique et économique) que les frontières changent, etc. On a vu, au même temps, qu’à ces problèmes toujours égaux dans le temps et dans l’espace les différentes communautés ont donné des solutions toujours différentes, surtout ici et maintenant, en Europe. Ceci posé, ma question est la suivante. En tant qu’économiste j’assiste à la crise de la zone euro, qui est le plus grand succès de la profession économique – car cette profession avait bien prévu ce qui allait se passer. On me dit que les difficultés économiques étaient en effet prévues, mais qu’on va les résoudre en allant vers un état fédéral européen. Les Etats Unis d’Europe vont nous sauver. La question est donc : quel modèle de fédération intra-étatique vont choisir des états qui ont adopté des modèles de fédération infra-étatique si différenciés ? »

Il faut que vous sachiez que ce colloque était organisé par des juristes non seulement très compétents, mais aussi très européistes (comme j’essaie de l’être moi-même, ainsi que le témoigne mon obstination à m’exprimer dans une langue qui n’est pas ma langue maternelle). Je m’attendais que cette question aurait causé une certaine gêne, comme elle l’aurait fait sans faute si elle avait été posé en Italie, où le mantra des EUE (Etats Unis d’Europe) est à la une (et à la deux, trois, quatre…) de tous les médias en ce moment. Leur message est que nous sommes en crise parce que nous n’avons pas cédé assez de souveraineté à l’Europe (quitte à ne pas se demander non seulement si ceci serait vraiment une bonne chose, mais, avant tout, qu’est-ce que c’est précisément que cette Europe – d’où ma question). Pour nos journalistes, l’« Europe », c’est-à-dire les EUE, à savoir, l’état fédéral européen, c’est la Terre promesse, c’est le Paradis sur terre, où le loup allemand (qui a, comme vous savez, des allures de berger) va se coucher à côté de la brebis grecque (ou de ce qui en reste), et ensemble ils vont rêver l’Europe (qui à présent est rêve seulement pour certains, et cauchemar pour tant d’autres). Douter de cela serait blasphème, en Italie, et je m’attendais donc que ma question, qui provenait d’un réel intérêt, puisse être interprétée comme une provocation.

Rien de tout cela.

La réponse est rapide, sereine, univoque (et aussi un peu patronising – je ne saurais pas le dire en français. Mais d’ailleurs j’étais en minorité…) : 

« Mais voyons, cher collègue ! Personne ne croit aujourd’hui qu’un modèle fédéral puisse s’appliquer à l’échelle européenne, ce ne serait pas soutenable ! »

Mes lecteurs vont sourire en imaginant que quelqu’un ait pu penser de m’expliquer cela, à moi !

Mais moi, qui suis poli, je remercie, avec un sourire que mes lecteurs connaissent, et en simulant même une certaine stupeur (je ne voulais pas ôter à mes collègues le plaisir de m’avoir dit comme si c’était nouveau quelque chose que je répète depuis cinq ans tous les jours à toutes les heures), et je m’en vais au bistrot avec mon ami économiste, que les lecteurs de ce blog connaissent bien.

Le lecteur italien aura l’amabilité de retenir que dans un colloque de juristes européens et européistes on donne comme un fait avéré et certain que l’idée d’état fédéral européen soit una cagata pazzesca (le lecteur français aura certainement compris).

Au bistrot : les cinq erreurs passées de la gauche
Mon ami suit de loin mon engagement, et il le partage, en tant qu’intellectuel de gauche. On échange donc nos vues sur la situation. « Les choses ici ont changé », me dit, « et la Grèce a été un tournant, mais ça ne va pas durer longtemps, et, en plus, ceci a pris un tour qui ne me plait pas. On parle de plan B, je ne sais pas si tu en sais quelque chose… »

Là, je me rappelle un mot de Ennio Flaiano, un grand (et grandement méconnu) intellectuel pas de gauche italien (Google vous aidera) : « Io Borges lo leggevo nel '50, adesso piace anche ai portieri » (je lisais Borges dans les années ’50, maintenant il plait même aux concierges), et je lui réponds :

« Oui, bien-sûr que j’en sais quelque chose, tu peux l’imaginer. Moi je parlais de plan B il y a un an, avant que son utilité ne devienne évidente à nos « gauches » [note pour les lecteurs non-francophones : gauche signifie aussi maladroit]. Tu sauras certainement que dimanche prochain (le 15 novembre) il y aura à Paris un grand rassemblement de leaders de gauche pour présenter justement ce plan B ».

Et mon collègue de répondre : « Non, vraiment je n’en savais rien ! »

« Tu vois donc que cela commence bien ! Moi je le sais parce que un de ces leaders, Stefano Fassina, qui vient de quitter le PD [note pour les lecteurs francophones : je ne suis pas homophobe], devait participer à un débat que j’organise en Italie, et qui porte exactement sur ce que nos amis les juristes ne nous ont pas expliqué, faute de temps, à savoir : si un état fédéral n’est pas possible, comment va-t-on unir l’Europe, cette Europe même que l’euro a si divisé ? Mais Stefano m’a posé un lapin pour se voir avec Mélenchon, Lafontaine, et Varoufakis. Avec ce dernier, ça fait un peu radeau de la Méduse, mais on verra… »

Et mon collègue : « Mais, tu vois, ce qui ne me convient pas de l’approche « plan B » c’est qu’au fond du fond du fond toute cette histoire ne sert qu’à valider le plan A. C’est une stratégie très faible au point de vue politique, car le discours, dans son essence, est qu’il faut menacer avec un plan B l’Allemagne pour qu’elle nous octroie des conditions qui nous permettent de survivre dans le status quo. Donc, l’objectif politique réel de cette approche est le plan A. »

Et moi : « Ecoute, j’ai écrit deux livres pour expliquer tout cela aux italiens, et d’ailleurs Stefano est sorti du PD après les avoir lus. Il dit avoir compris grâce à ton humble serviteur que dans l’euro aucune gauche n’est possible.

Mais il reste toujours un peu en arrière.

En avril 2014, en intervenant à mon colloque sur le plan B, il n’était pas convaincu du tout de la nécessité de ce dernier. Et pourtant, avant les élections européennes parler de plan B pouvait avoir un sens : le sens était de montrer aux électeurs qu’en dehors de l’euro il n’y avait pas la catastrophe, et qu’on aurait pu gérer techniquement une sortie, s’il y avait eu une majorité politique disposée à le faire. Mais Stefano n’était pas d’accord, il parlait hyperinflation, à cette époque (et j’ai montré sur des très bonnes revues que ceci est une bêtise ; sans aller si loin, il suffit de se rappeler que dès lors la devise italienne, qui se trouve malencontreusement à être l’euro, a dévalué de presque 30% par rapport au dollar, sans qu’on ait eu autre que de la déflation, qui est, comme toi et Stefano savez bien, le contraire de l’inflation) !

La Grèce a fait la différence, mais à mon sens ce n’était pas nécessaire d’attendre le massacre d’un peuple entier pour changer d’avis, car ce massacre était prévisible, si fait que je l’avais prévu, après avoir expliqué les raisons de mon scepticisme.

Tu as raison, la logique de la menace est idiote, d’autant plus qu’on menace quelqu’un à fin qu’il nous permette de rester dans un système où nous n’avons aucune chance de survie ! Ceci n’est pas de la politique. Je me doute d’ailleurs que quelqu’un qui n’a pas le courage de m’avouer qu’il me posait un lapin, ait le courage de menacer Mme Merkel d’une façon crédible. Il est vrai que j’ai un mauvais caractère (ce billet le prouve), mais je me considère moins redoutable que Mme Merkel. En fait, ceci n’est que la dernière (pour le moment) dans une longue série d’erreurs politiques que la gauche italienne « de gauche » a commises. Je t’en fais une petite liste, car elles ne sont pas dépourvues d’intérêt général. Le résumé est très rapide : mes amis gauches de la gauche « de gauche » se sont trompés cinq fois : en attendant Hollande, en attendant Schulz, en attendant Renzi, en attendant Tsipras, et en attendant la catastrophe grecque. Et chaque fois je les avais prévenus que c’était une erreur, comme je vais te montrer.

En attendant Hollande…
Premièrement, nos ami de « gauche » se sont leurrés en 2012 que l’élection du camarade Hollande aurait changé la donne en Europe, en obligeant Mme Merkel à renoncer à l’austérité. Ceci était une bêtise, et j’expliquai pourquoi tout de suite après cette élection (mais on ne m’aurait compris que beaucoup plus tard). 

En attendant la social-démocratie allemande…
Deuxièmement, il se sont leurrés en 2013 que les élections allemandes auraient changé la donne, à savoir, que la victoire du camarade Schulz aurait conduit les allemands sur le chemin de la social-démocratie, et donc de la solidarité entre prolétariats européens. Mais ceci aussi était une bêtise, pour une raison que j’avais expliqué bien avant, dans mon livre de 2012 (à p. 250), et qui est maintenant évidente à tous. Il était idiot de penser qu’un tournant « à gauche » de la politique allemande, même s’il s’était vérifié (ce qui était très difficile), aurait pu changer quelque chose, car la classe politique allemande, toute entière, avait, pendant toute la crise, menti à ses électeurs, en rejetant la responsabilité de la crise seulement sur les peuples du Sud, avec un racisme qui ne laissait pas bien espérer et qui était contraire à ce que les données (et le vice-président de la BCE) nous disaient (notamment, que la crise était une crise de dette privée due au comportement très « imprudent » des banques du Nord). Une fois menti, les politiciens devaient être cohérent, car si un parti, de n’importe quelle couleur, s’avisait de dire qu’une attitude plus coopérative aurait été souhaitable, les membres du parti opposé auraient pu le détruire en disant : « Voyez ce traitre qui nous demande d’être gentils avec ces porcs, ces PIGS, ces paresseux qui ont mis en danger par leur vice notre style de vie vertueux ! » Et c’est exactement ce qui s’est produit, comme il se devait, lorsque le camarade Schulz a réprimandé son camarade Tsipras, avec une amertume qu’on aurait préféré ne pas voir, et ceci au moment même où le « méchant » Schäuble était en train de proposer à la Grèce une sortie assisté (qui ne put être réalisée du fait de l’opposition américaine).

En attendant Renzi…
Troisièmement, ils se sont leurrés que l’Italie aurait pu changer la donne pendant le semestre de présidence de l’Union Européenne. C’est en tout cas ce qui me dit Fassina lorsqu’on se vit sur un plateau de télévision le 14 novembre 2013. Mais en Italie tous, et Stefano mieux que tant d’autres, savent que la campagne électorale de Renzi a été soutenue par Algebris, ce même Algebris dont on a appris avec très grande surprise (pas mienne : des autres !) qu’elle, avec peu d’autres grande banques, influence les décisions de la BCE. Il est difficile, n’est-ce pas, que deux marionnettes tirées par le même fil aillent en directions opposées ! Et en fait Renzi fit un discours très courageux lors de l’ouverture du semestre, et il se poussa jusqu’à reprocher à l’Allemagne d’avoir violé les règles en première (ce qui est un fait). Mais tout de suite après les banques, par Mme Merkel interposée, lui dirent « tout beau ! » (plus exactement : « tout peau ! »), et Renzi se mit couché, comme il était prévisible (il est bien dressé).

La fin de l’austérité reculait.

En attendant Tsipras…
Quatrièmement, il se sont leurrés que la Grèce aurait pu changer la donne, car le couragueux (c’est un lapsus, mais je le laisse car il est joli), pardon : le courageux Simon Bolivar des Balkans, Tsipras, aurait fait basculer à gauche l’axe de la politique européenne ! Ceci est encore plus idiots, et là, vraiment, il m’a fallu aimer beaucoup le genre humain pour les écouter débiter leurs conneries, pendant nombre de séminaires et de rencontres plus ou moins publiques, sans leur jeter à la figure combien ils étaient cons. La bêtise était double, dans ce cas. Deux détails échappaient à nos gauches amis. Le premier est qu’un pays non banal, doué d’une force de frappe, et d’une importance politique et économique bien majeure, notamment la France, n’avait pas réussi à fléchir l’Allemagne. Comment pouvait-on espérer que la Grèce, un pays petit, débiteur, affaibli par la crise plus que les autres, puisse y parvenir ? Le deuxième détail est que Tsipras se disait contraire à l’austérité, mais favorable à l’euro. Par cela, il se rendait complice des politiques meurtrières de la BCE, comme tous ont vu après, et moi j’avais dit avant.

La raison est très simple, mais ça vaut toujours la peine de la répéter : lorsqu’une situation de déséquilibre dans les échanges entre deux pays se produit, et donc un pays devient débiteur d’un autre, il n’y a que deux solutions. La première est la dévaluation du débiteur/réévaluation du créditeur, ce qu’on appelle la dévaluation externe, c’est-à-dire, de la valeur extérieure de la monnaie (sa valeur sur les marches des changes). Cette dévaluation a deux effets : (i) les biens du débiteur deviennent plus avantageux pour le reste du monde et donc ses exportations décollent, ce qui permet au débiteur de trouver des ressources pour payer ses dettes ; (ii) et une partie de ces dettes peut être remboursée en devise « faible » (la dévaluation donc revient à un « haircut »). L’autre solution est la dévaluation interne, c’est-à-dire l’austérité : par des coupes budgétaires et des hausses d’impôts on détruit les revenus des citoyens, qui donc achètent moins et par cela importent moins (ce qui réduit la nécessité de repérer des ressources financières pour solder les importations) ; en même temps, l’austérité fait flamber le chômage, ce qui exerce une pression sur les salaires (pour les réduire, bien évidemment), ce qui, en principe, devrait rendre les bien nationaux plus avantageux pour les acheteur étrangers, ce qui en principe devrait faire décoller les exportations, ce qui en principe devrait permettre au pays débiteur de trouver des ressources pour payer ses dettes. En principe, car en réalité, puisque tous les pays appliquent des politiques pareilles au même temps, tous les acheteurs dans tous les pays ont moins d’argent dans leurs poches, et donc personne ne peut dépenser pour soutenir la reprise de l’économie.

En défendant l’euro Tsipras excluait le premier mécanisme (la dévaluation « externe »). Donc, faute d’alternative, il était favorable au deuxième, la dévaluation interne, c’est-à-dire l’austérité, même s’il se disait contraire. Et en effet, même si les média (financé par les grandes banques) en ont fait un héros triste, on n’a pas pu cacher qu’il avait été guidé pendant toute la crise par les Etats Unis. Ces derniers voulaient la Grèce dans l’OTAN, et donc dans l’euro. Il était en fait clair que l’intransigeance allemande aurait forcé Tsipras de s’adresser à la Russie pour ses nécessités financières immédiates en cas de sortie de l’euro. Tu vois donc qu’il fallait être bien imbéciles pour s’attendre quelque chose de ce petit bourgeois téléguidé, qui aura, en remercîment de son obéissance, un poste dans une des prochaines Commissions Européenne (je suis prêt à un pari que tu n’accepteras pas !).

En attendant la catastrophe grecque…
Mais ce n’est pas fini ! Il y a eu encore une erreur, la cinquième, et toujours concernant la Grèce. Après avoir cru que la Grèce aurait pu changer la donne, nos gauches amis se sont leurrés que sa fin tragique aurait pu atteindre le même but. Plus exactement, lorsqu’ils savaient déjà que l’euro ne pouvait pas marcher, et se le disaient, et comprenaient qu’il n’y avait aucun espoir pour nos frères grecques, ils ont cyniquement attendu une catastrophe inévitable, dans l’espoir que cela puisse émouvoir les consciences. Mais là aussi il était facile de prévoir que rien ne se serait passé. Bien au contraire ! Alors que les autres peuples européens auraient dû se demander « qu’est-ce qu’elle en a à foutre Mme Merkel avec les décisions d’un gouvernement souverain qui n’est pas le sien ? », leur réaction a été comprise entre deux extrêmes : d’un côté, le racisme abominable des imbéciles qui pensaient « ces Grecques l’ont bien mérité ! » (par ailleurs, mon article où j’expliquais que les choses allaient autrement a été acclamé comme meilleurs article de 2015 à la « Fête du web » italien) ; de l’autre côté, les idiots résignés, qui se répètent : « L’euro est une bonne chose, si même les grecques qui en sont massacré ne veulent pas y renoncer ! »

Et pourtant je l’avais bien dit, dans mon livre de 2012, que « si on ne s’oppose pas à l’euro, il n’y aura pas de limites à ce que l’on pourra nous faire » !

Ce que je n’avais pas prévu, car je ne peux pas tout prévoir, était qu’il n’y aurait pas eu de limites à ce que nous aurons accepté. Cette absence de limites rend le système instable : le capital financier va tirer la corde de la déflation jusqu’à la casse, et la casse sera, comme toujours, une guerre mondiale (notre unique espoir étant la présence d’armes nucléaires, qui pourraient peut-être déconseiller un remède si extrême : mais l’escalade de provocations entre Etats Unis et Russie montre que c’est par là que nous devrons passer…).

Au bistrot : la prochaine gauche erreur de la « gauche »
« Le plan B est aussi une erreur… »

Et mon collègue : « Oui. Il faudrait un plan C, comme : « couper ». On ne rentre pas dans une logique de menace, et on commence simplement à raisonner sur comment dissoudre l’Union, en présentant aux électeurs la sortie, et non pas la permanence « sous menace », comme objectif politique primaire».

Et moi : « Je suis tout à fait d’accord, si fait que j’ai dit cela en public ! A un journaliste qui sur un plateau de télévision me demandait « Qu’est-ce que vous feriez si vous étiez ministre des finances ? » j’ai d’abord donné une très rapide leçon de droit constitutionnel (c’est le premier ministre, non pas le ministre des finances, qui définit la politique du gouvernement), et en suite j’ai dit que dans le conseil des ministres j’aurais proposé (et je proposerai, au cas échéant) une chose très simple : de communiquer à nos partenaires que pour ce qui concerne l’Italie l’expérience de l’euro est terminée, et qu’on compterait sur leur bon sens pour donner lieu à une solution coopérative. A l’instant même, on appliquerait les mesures techniques décrite par Sapir, Bootle, et tant d’autres (tout est dans mes livres et ceux de Jacques, bien sûr). Il y a eu plus de cinquante dissolutions d’union monétaires dans l’après-guerre, et ce qui sont sortis se sont en général trouvés mieux. On sait quoi faire (je reviendrais sur cela).

Je suis donc convaincu comme toi que si avant les élections européennes un plan B pouvait avoir un sens, maintenant c’est le plan C qu’il faut se proposer comme objectif politique (et je vois qu’en Italie les partis communistes commencent à en prendre conscience, si fait qu’ils ne peuvent plus se passer de m’écouter : tu pourras apprécier que ma première questions à ces camarades a été : « Que puis-je vous dire que vous ne sachiez déjà ? »).

Par contre, le plan B proposé par la pseudo-gauche européenne a énormément de problèmes et prépare une autre catastrophe politique des forces progressiste. Il n’est pas difficile, et, encore une fois, il pourrait être très utile, de faire la liste de ses défauts, qui sont dans leur essentiel quatre : le plan B s’affaiblit au moment même où il valide automatiquement le plan A (comme tu l’as très bien dit) ; le plan B est proposé par la gauche en très fort retard, ce qui oblige les proposants, pour s’excuser, à délirer d'une « sortie de gauche » qui invalide le plan B ; la sortie de gauche, à son tour, oblige à donner des messages très fourvoyants; finalement, le proposants du plan B ne disposent pas d’un véritable plan, n'ont pas les compétences, parce-qu'ils n'ont pas voulu les avoir.

Voyons cela dans le détail.

Le plan B valide le plan A comme véritable objectif politique
Premièrement, comme tu le disais, au moment même où l’on parle de Plan B on valide le Plan A, à savoir la permanence dans l’union monétaire. On rentre donc dans le discours, absolument trompeur (et que Fassina paraissait avoir lui-même abandonné), selon lequel une « autre Europe » serait possible, avec un corollaire : on ne peut changer « cette Europe » que de l’intérieur, en menaçant, d’une position de faiblesse, le pays le plus fort. Mais (je me répète) cette logique, l’idée qui puisse exister une Europe avec euro et sans austérité, est fautive. C’est exactement la faute (si c’était une faute) qui a mené Tsipras à sa faillite (si c’était une faillite, et non pas un succès, sous forme d’un fauteuil à Bruxelles). Il est clair que lorsque on parle de plan B ce qui est proposé à l’électeur comme désirable est le Plan A (une « autre Europe »). Par définition, le Plan B c’est une échappatoire, c’est la sortie de secours, dont on a finalement compris la nécessité, mais dont on préfère ne pas se servir, car c’est si beau de rester assis dans le théâtre européen, à regarder le spectacle de la déflation…

Ceci est complètement idiot, je me répète.

Non seulement le faible ne devrait pas s’aviser de menacer le fort (Grèce enseigne), mais, plus en général, dans l’euro, qui est en son essence un accord de déflation salariale (car l’absence de dévaluation externe implique la nécessité logique de la dévaluation interne) il ne peut pas y avoir une place pour la gauche. Le Plan A, c’est-à-dire l’euro et l’Union Européenne, est l’ennemi à combattre, comme le dit très clairement Giorgio Cremaschi dans un des vidéos que je t’ai montrés, non pas un objectif à poursuivre ! On ne peut pas mener une bataille politique efficace si on n’a pas le courage de montrer clairement qui est l’ennemi. La dimension économique, de plus, est très réductive. L’euro est un danger pour la démocratie : les exemples de Grèce et Portugal devraient être suffisants, mais ils ne le sont pas. Comment peut-on défendre, de « gauche », un système où tout gouvernement démocratique est soumis au chantage d’un bureaucrate non élu comme Draghi, qui peut mener au collapse un pays en un tour de main, en décidant (en violation de son mandat) de fermer ses banques ? L’euro c’est ça et dans le plan A on aurait ça. Les proposants du plan B ne parlent jamais du fait que dans le plan A qui leur est tant à cœur la Banque centrale serait toujours indépendante du gouvernement, et ceci pour la simple et bonne raison qu’un gouvernement européen n’existe pas, et que la Commission n’a pas une légitimation démocratique comparable à celle des exécutifs nationaux. On peut se leurrer qu’un jour lointain on aura des institutions démocratiques à l’échelle européenne. Mais pour le moment on ne les a pas.

Est-ce donc pour obtenir le privilège d’être à la merci de la BCE qu’il faut menacer l’Allemagne avec un plan B ?


C’est ridicule.

L’ennemi de la démocratie est l’indépendance de la Banque centrale. Mais à « gauche » personne ne s’en inquiète, quoique ce thème, qui était le thème central de mon livre de 2012, soit maintenant reconnu par des économistes absolument orthodoxes tels que Summers : « the pendulum has swung much too far regarding monetary neutrality, central bank independence and the dangers of discretion. » Une remarque qui n’est anodine qu’en apparence.

La « sortie à gauche » invalide le plan B comme option politique (et elle est donc suicidaire)
Deuxièmement, la découverte par la « gauche » de la nature radicalement antidémocratique de l’euro, dont je viens d’expliquer le fondement et que je dénonce en Italie depuis 2011, est tardive, et son essai de s’en excuser est suicidaire.

Tous les politiciens de « gauche » qui nous parleront de Plan B dans les prochaines semaines (et avant le prochain « tout peau ! ») ont activement soutenu dans un passé récent le régime antidémocratique qui nous opprime : ceci est le cas de Fassina, avec lequel j’ai maintes fois discuté, mais aussi et surtout de Mélenchon. Ces gens ont du retard, ils n’ont pas vu, ou ils n’ont pas voulu voir. De ce fait, qui est objectif, ils portent sur eux la responsabilité politiques et morale de tant de souffrance, de tant de morts qu’on aurait pu, peut-être, éviter, si on avait su prendre une position claire et nette à son temps. Il n’est jamais trop tard, on pourrait dire, et c’est vrai. Mais le retard est flagrant. Dans le cas italien il y a du pire : non seulement le retard, mais la trahison est flagrante, et ceci parce-que on sait bien que les Grands Prêtres du Parti communiste avaient bien clair déjà dans les années ’70 ce qu’un accord de taux de change fixe entrainait pour les travailleurs italiens (Fassina l’a appris, dit-il, grâce à mon livre, mais moi je l’avais appris grâce à Vladimiro Giacché, dont je te conseille ce livre incontournable).

Juste pour te donner trois exemples : (i) pendant une direction du Parti communiste qui eut lieu le 12 décembre 1978, Luciano Barca, un dirigeant très important du Parti, dit à propos du Système Monétaire Européen – le précurseur de l’euro : « Europa o non Europa questa resta la mascheratura di una politica di deflazione e recessione antioperaia » (Europe ou pas, ceci reste la couverture d’une politique de récession et déflation anti-ouvrière) ; (ii) ce jour même, dans son discours à la Chambre des députés, un autre dirigeant communiste très réputé, Luigi Spaventa, disait que le Système Monétaire Européen risquait de « configurarsi come un'area di bassa pressione e di deflazione, nella quale la stabilità del cambio viene perseguita a spese dello sviluppo dell'occupazione e del reddito » (se présenter comme une zone de déflation dans laquelle la stabilité du taux d’échange aurait été poursuivie au dépens du développement  de l’emploi et des revenus), et ceci à cause du fait que « non sembra mutato l'obiettivo di fondo della politica economica tedesca: evitare il danno che potrebbe derivare alle esportazioni tedesche da ripetute rivalutazioni del solo marco, ma non accettare di promuovere uno sviluppo più rapido della domanda interna » (l’objectif de fond de la politique allemande n’a pas changé : éviter le dommage qui pourrait être causé aux exportations allemandes par des réévaluations répétées du marc, sans accepter de promouvoir un développement plus rapide de la demande interne) ; (iii) et le jour suivant, dans sa déclaration de vote contre l’entrée de l’Italie dans le Système Monétaire Européen, Giorgio Napolitano, qui récemment a été à deux reprise président de la République, et qui a favorisé l’installation des gouvernements techniques qui ont poursuivi la stabilité de l’euro « au dépens du développement de l’emploi et des revenus »(je cite son ami), disait que l’idée que l’Italie « potrebbe evitare sviluppi catastrofici solo con l’intervento di un vincolo esterno nella forma di un rigoroso meccanismo di cambio » (pourrait éviter une catastrophe seulement avec une contrainte extérieure sous forme d’un mécanisme de taux de change rigoureux) fait “un grave torto a tutte le forze democratiche italiane” (un tort à toutes les forces démocratiques italiennes).

Tout était là, et ils savaient tout : que la contrainte monétaire mettait en danger la démocratie ; que cette contrainte ne visait pas à empêcher à l’Italie de dévaluer, mais à l’Allemagne de réévaluer (à savoir, d’avoir une monnaie cohérente avec la force de son économie) ; que cette contrainte était un instrument de lutte de classe, car elle aurait entrainé une déflation salariale (la dévaluation interne, dont on a parlé), c’est-à-dire, aurait lésé les intérêt des ouvriers, des employés, de la classe sociale que le Parti communiste, et ses héritiers, en tant que partis de gauche, était censé représenter et défendre.


Ils savaient.

Donc ils ont trahi.

Ils ne sont pas seulement des retardataires : ils sont des traitres, et ceci ne peut plus être caché (en tout cas, en Italie ce n’est plus possible de le cacher).

La réaction correcte, et « de gauche », à ce retard doublé d’une trahison serait l’autocritique, serait de s’excuser, d’admettre qu’on a changé d’idée, et d’expliquer pourquoi. La trahison on peut l’excuser : le monde était bien différent à l’époque, et on pourrait dire qu’un système économique mis en place lorsque l’inflation était une menace, n’a plus de sens maintenant, quand nous sommes tous menacés par la déflation (vois Summers plus haut). Mais le retard a été bien plus grave, car il a ouvert des espaces politiques immenses à la droite, comme j’avais prévu en aout 2011 sur « Le Manifesto » (c’est une espèce de « Libération »). « Les politiques de droite vont à l’avantage de la droite », j’écrivais. Chômage et déflation salariale, dans mon monde, ne sont pas des politiques de gauche. Leur conséquence (prévisible et prévue) a été la poussée des forces de droite : le Front National ici, la Ligue du Nord chez nous. Ceci a causé un autre retard, car pendant longtemps, si l’on disait ce que maintenant les politiciens de pseudo-gauche commencent à dire, c’est-à-dire que l’euro est dangereux pour la démocratie, exposait à une marginalisation, en Italie comme (surtout) en France. En agissant ainsi, la gauche se faisait dicter – par défaut – son agenda politique de la droite : il ne fallait surtout pas dire que l’eau mouille, si Mme Le Pen ou Matteo Salvini s’avisaient de le dire. Une attitude subalterne et conformiste qui a causé beaucoup de problèmes et qui continue à en causer.

Car, une fois parvenus à admettre la nécessité d’une option de sortie, pour s’excuser de ne pas avoir écouté ceux qui comme moi, ou Jacques en France, en parlent depuis des ans, les politiciens et certains économistes de gauche n’ont trouvé rien de mieux que de dire que « leur » sortie serait meilleure que celle des autres, parce qu’elle serait une « sortie à gauche ». Cette histoire a commencé en Italie il y a deux ans (avec des côtés complétement ridicules), et commence en France maintenant, car M. Mélenchon a besoin de se refaire une virginité.

Mais tout ceci est complétement idiot.

Comme l’ont dit très bien Marino Badiale et Fabrizio Tringali en Italie, au moment même où l’on admet qu’en sortant s’ouvrent des alternatives (gauche où droite), on déclare que en restant dans l’euro on n’a pas d’alternative : c’est ce que Fassina maintenant semble comprendre (pas de gauche dans l’euro, dit-il). Mais si ceci est vrai, alors la logique du plan A/plan B se révèle fautive, car on déclare que le plan A est intrinsèquement de droite, car dans le monde du plan A il n'y a pas de place pour la démocratie ! De ce fait, au moment même où l’on commence à déblatérer de sortie à gauche, le plan B est invalidé comme stratégie politique, car si l’on admet que des espaces de démocratie seraient possibles seulement en dehors de l’euro, c’est bien évidemment au plan C qu’il faut penser !

Ceci, bien sûr, si on aime la démocratie.

La « sortie à gauche » conduit la gauche à donner des messages politiques fourvoyants
Il est clair et évident que la sortie de l’euro, comme toute situation dans laquelle les rapports de forces entre classes sociales sont en jeux, peut être gérée de plusieurs façons. Mais ceci est banal. Dans mon livre de 2012 j’explique, ainsi que Jacques Sapir l’avait fait avant moi, que cette sortie devrait s’accompagner de mesures de protection des revenus des employés, etc. En fait, il faudrait que ce qui sont à gauche réapprennent à distinguer la contradiction principale des contradictions secondaires. Après avoir accepté une subalternité de facto à la droite sur la contradiction principale (qu’on aurait pu éviter en prenant une position claire il y a trois ou quatre ans), les essais de « différenciation » de la « gauche » sur les contradictions secondaires font plus de mal que de bien.

Par exemple, le collègue italien le plus engagé sur le front de la sortie à gauche a avancé, pour mettre en garde contre les danger d’une sortie mal conduite, l’argument que la fin de l’euro causerait (via inflation) une perte de pouvoir d’achat des employés.

C’est exactement le même argument de n’importe quel banquier central. La question qu’il faudrait se poser est donc : « Ce terrorisme sur l’inflation est-il justifié ? Et pourquoi à gauche on avance, sous prétexte de protéger les travailleurs, des arguments qui sont propres à la City ? »


La réponse est que le terrorisme est injustifié, et pour ceci je donne trois arguments : (i) la récente dévaluation de l’euro n’a amené aucune inflation en Italie (ni en Europe). C’est la déflation qui a entrainé une perte de pouvoir d’achat des travailleurs, pour des raisons que Keynes expliquait dans le Tract on monetary reform et que j’ai résumé ici (bref : si les prix diminuent, il faut que les salaires diminuent aussi, car autrement l’entrepreneur voit ses marges se réduire, et va virer des travailleurs. C’est ce qui est en train de se produire partout) ; (ii) jamais dans l’histoire des pays occidentaux on a observé une chute des salaires réels comparables à l’entité de la dévaluation nominale (je le montre ici) ; (iii) le travail scientifique par lequel le collègue pense démontrer qu’une dévaluation affecte négativement la distribution du revenu, et donc la sortie de l’euro serait dangereuse, a plusieurs faiblesses méthodologiques, et entre autres : (a) il considère le taux de change bilatéral avec le dollar, même dans les cases où, comme dans plusieurs crises de pays européens dans le SME, le taux de change plus relevant pour le déséquilibres était celui du marc ; (b) il ne se pose pas la question de qu’est-ce qui arrive dans le pays qui ont réévalué. Sur le premier point, si on considère le taux de change effectif (c’est-à-dire une moyenne des taux de changes des principaux partenaires commerciaux), ses résultats s’évaporent : la distribution du revenu ne dépend plus du taux de change (ce qui est parfaitement cohérent avec la littérature sur les déterminants de la part du salaire dans le revenu, où le taux de change n’est quasiment jamais pris en compte). Sur le deuxième point, il faut penser que si une dévaluation endommage les travailleurs, alors une réévaluation devrait les favoriser. Mais il n’en est rien. Si on inclut dans l’échantillon de notre ami de gauche des pays qui ont réévalué en correspondance des dévaluations des autres pays considérés, ses résultats s’évaporent encore une fois, et il n’est pas difficile d’en comprendre la raison. Je l’ai montrée ici par rapport à la crise du SME : on voit très bien qu’à l’occasion de cette crise la part des salaires avait diminué partout. Il n’y a pas de lien mécanique entre dévaluation et part des salaires (où salaire réel, c’est-à-dire pouvoir d’achat distribué au travailleur).

Pourquoi donc faire, en provenance de gauche, exactement le même terrorisme que les Banques centrales font, en provenant (on suppose) de la direction opposée ? Mais je viens de vous le dire : pour se donner une allure de gauche, pour dire que « nous avons la sortie à gauche, celle des autres est dangereuse » (même quand, lorsque la mienne ou celle de Jacques, prévoit l’indexation des salaires !). Cette attitude a un danger politique évident, qui en Italie a été déterminant (en sens négatif) : en faisant du terrorisme sur l’inflation, les collègues qui prônent en Italie la sortie à gauche ont empêché une réflexion sereine des syndicats. Ils ont ainsi pris sur eux une (autre) responsabilité politique énorme, car ils ont confirmé les syndicats dans l’idée tout à fait malsaine (et suicidaire) que le meilleur ami de l’employé soit une Banque centrale indépendante qui contrôle l’inflation !

Il devrait donc être clair comment le désir de se refaire une virginité « de gauche » amène beaucoup de ceux qui se sont tus jusqu’à présent, en très grande partie pour des raison d’opportunisme, à émettre des messages politiques très fourvoyants. C’est une chose qu’il faudrait éviter, car on ne peut pas penser à une issue démocratique de la crise qui ne passe pas par un rôle des syndicats, et on ne peut penser d’impliquer les syndicats si on leur donne des fausses indications sur la dynamique de l’inflation.

Le plan B assorti avec une sortie à gauche oblige la gauche à s’adresser à des incompétents
Il est un fait qu’alors que certains économistes ont commencé à prendre au sérieux l’option de sortie de l’euro il y a cinq ans (où même avant), d’autres n’ont pas encore sérieusement commencé à le faire, et ils sont tragiquement incompétents dans ce domaine. J’ai donné ici un exemple de cette incompétence, et on a vu à quoi cela a conduit. Ce n’est pas de la faute aux économistes qui ont étudié cet argument si jusqu’à présent la gauche n’a pas daigné les écouter. Continuer à ne pas les écouter maintenant, pour s’adresser à des novices, sous prétexte que ces économistes ont été écouté par la droite (et donc ne sont pas utilisable pour sortir à gauche), serait une autre tragique erreur. Les communistes italiens, comme je t’ai montré, n’ont pas (trop) donné dans ce panneau, mais ceci dépend peut-être du fait que l’histoire de la sortie « à gauche » en Italie est désormais un peu vieillotte, et commence à ennuyer tout le monde.

La sortie à gauche avec plan B décrédibilise la gauche
Il y a un autre effet à prendre en compte. Lorsque on parle de plan B, on l’a dit, on valide le plan A, c’est-à-dire qu’on légitime, indirectement, l’idée que le meilleur serait de rester dans l’Europe (bien-sûr, une « autre » Europe, à obtenir par la menace). Mais lorsque on parle de sortie à gauche, on déclare que seule la gauche serait à même de gérer comme il faut l’écroulement de ce système qu’elle aurait prôné jusqu’au moment de sa fin. La question se pose (et c’est Alfredo D’Attorre qui se l’est posée) de comment la gauche pourrait dire : « Bon, camarades, nous vous avons dit jusqu’à présent que l’euro était bon, mais maintenant qu’il s’est écroulé – ce qui démontre que nous avons eu tort – c’est encore nous qui allons, par droit divin, vous guider vers la solution ! ». Ce raisonnement ne tient pas debout. Si on valide le plan A, c’est-à-dire l’Europe (soit directement, soit indirectement), lorsque ce plan faillira il sera très difficile que les électeurs puissent faire confiance à qui l’a défendu contre toute évidence. Il y a des effets de mémoire desquels il est difficile de se passer en politique.

Que faudrait-il faire ?
Au lieux de déblatérer de plan B et de sorties « à gauches » (dont, entre temps, la droite fait semblant de s’être appropriée), il faudrait agir comme je le disais aux camarades romains :

(i) Parler clairement, et dire que l’euro et l’Union Européenne sont un projet impérialiste, antihistorique, antidémocratique (la Grèce devrait suffire comme exemple) et contraire aux intérêts des travailleurs (et par cela d’une société plus équitable et soutenable pour tous), et ce sont donc l’ennemi politique, un ennemi politique qu’on ne peut pas reformer, mais seulement combattre.

(ii) S’excuser pour les erreurs d’évaluations commises et pour le temps perdu.

(iii) Demander aux « pères nobles » qui plus se sont exposés dans la défense de ce projet abominable de faire un pas en arrière.

L’enjeu, pour la gauche, est de réussir à parler non seulement à elle-même, mais d’élargir sa base électorale. Elle ne pourra jamais aboutir à cela si elle ne se défait des personnages imprésentables qui ont revendiqué comme un succès le soutien donné à un projet dont on savait très bien (et eux-mêmes savaient très bien) que le but était la déflation salariale et la destruction de l’état social.

Vont-ils le faire ?
Non : pourquoi devraient-ils écouter cette humble Cassandre, s’ils ne l’ont pas fait pour cinq fois d’affilé ! Et quelles seront les conséquences de cet n-ième erreur politique ? Mais exactement celles qu’on a vu jusqu’à présent. En l’absence d’un message clair, le peuple de gauche va continuer à rêver d’une Europe qui n’existe pas, parce qu’elle ne peut pas exister (voire, au début de ce long discours, l’avis des collègues juristes). Ceci va retarder la formation d’une conscience de classe. Entre temps, la droite va gagner encore plus de terrain, et il est clair qu’elle va l’employer à l’avantage d’elle-même, et de ses mandants. En déblatérant des mérites d’une sortie à gauche, dont elle ne sait rien, parce que elle n’a fait rien pendant les dernières années pour s’y préparer, la gauche va rendre concret le danger d’une sortie géré par la droite. Peu à peu le souvenir de la Grèce va s’affaiblir, mais d’autres problèmes se présenteront (un exemple : le Portugal). Suite, il y aura une autre crise : le problème de la Grèce n’est pas résolu du tout, et surtout ce sont les Etats Unis, les vrais, qui n’ont pas résolu leurs problèmes. La nature des nôtres (c’est-à-dire, la criminalité de la monnaie unique) est de plus en plus difficile à cacher. Il s’en suit que ceux qui auront essayé de proposer, jusqu’à la fin, l’idée qu’une autre Europe serait possible, seront balayé par l’histoire droit dans ses poubelles.

Ceci ouvre à des scenarii très critiques, où une débouché violent et autoritaire n’est pas à exclure.

Tant nous aura couté la trahison et le silence de cette « gauche » qui s’est tue lorsqu’elle savait tout, et qui parle trop aujourd’hui, quand il lui faudrait plutôt écouter ! »



Moi aussi j’ai parlé trop. Mon cœur était trop gros, il fallait que je m’épanche, et c’était malheureusement avec vous. Et maintenant, vous ayant fait part de cette longue discussion avec mon ami, je sors. Je suis à Paris, il fait doux, je suis seul : c’est déjà un début de solution ! Il me semble correcte de vous prévenir qu’en sortant je vais aller à droite : on m’attend à l’ile St Louis, et si je sortais à gauche il me faudrait faire environ 40000 kilomètres à pied (et à la nage) pour y arriver. C’est juste pour revenir sur un point : sortir « à gauche » peut se révéler une terrible perte de temps…