(...chiudiamo l'anno con questo contributo di un nostro nuovo amico...)
Michael Schotensack ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "L'intervista":
Gentile professore, qualche giorno fa ho inviato un commento non pubblicato. Non so se perché era critico o perché x mancanza di know-how è partito anonimo o si è perso da qualche parte nell'etere. Ci riprovo:
Sono grato e ammirato per il lavoro che sta facendo per stimolare una riflessione che vada oltre Striscia la Notizia o il pensiero unico.
Essendo tedesco capirà forse che trovo difficile da digerire e incompatibile con il livello della discussione i repentini attacchi di razzismo ai quali è soggetto (cyclon b e simili). Inoltre il mio livello di expertise in economia è dilettantistico, si tratta quindi del punto di vista di un "uomo della strada".
In sintesi trovo indegno di un grande paese come l'Italia continuare a puntare il dito contro la Germania come causa di tutti i propri guai.
Non è, direi, colpa della Germania se i trattati europei, pur essendo in contrasto con la Costituzione di questo paese, siano stati firmati, accettati all'unanimità dal parlamento, senza, mi pare, contestazioni da parte di chi è deputato a vigilare il rispetto della Costituzione.
Non è colpa della Germania se nell'81 i "grandi statisti" Andreatta e Ciampi hanno perpetrato un colpo di stato senza incontrare alcun'opposizione, soprattutto a sinistra. Non è colpa della Germania se in Italia si utilizza soltanto una minima fetta dei fondi europei, e quella per di più male (per non parlare delle solite cose di mafia, sprechi, corruzione e un livello alto di disonestà - vedi ultimamente le casette per i terremotati).
Ha del patetico lamentarsi che la Germania esporti troppo quando il ministro del lavoro (sì, del LAVORO!)si fa scarrozzare in BMW, Berlusconi gira in Audi, Visco in Mercedes, la polizia italiana più che altro in Skoda e BMW, ecc,ecc. Anche la Deutsche Bank mi pare abbia una serie di sportelli che funzionano in questo paese. Non è colpa della Germania se l'Italia esprime una classe politica inetta e senza fierezza, non è colpa della Germania se nessun partito politico al governo ha le palle per stampare biglietti di stato per la ricostruzione post catastrofe o semplicemente per rilanciare l'economia domestica (cosa secondo Galloni e Contini assolutamente compatibile con i trattati senza bisogno di uscire dall'€), invece di piangere per la rubata sovranità monetaria (per non parlare delle possibilità date in questo senso dal lancio di una cryptovaluta, se si superano i problemi energetici). Infine non capisco dove sta scritto che gli italiani debbano fare o subire tutto ciò che viene in mente ai tedeschi! È o non è un paese sovrano?
Con tutto ciò ovviamente non voglio dire con la solita arroganza tedesca che da noi tutto vada bene, che abbiamo il monopolio della verità (anche se spesso siamo convinti del contrario), sono anche consapevole dei vari scandali Siemens, Volkswagen ecc.
Mi sembra semplicemente un enorme peccato che l'eventuale arroganza tedesca non incontri nessuna resistenza seria. Anche questo vuol dire colludere con un europa deludente, anche questo vuol dire non dare il proprio contributo, morale soprattutto.
Postato da Michael Schotensack in Goofynomics alle 27 dicembre 2017 20:17
Caro Michael,
passato l'iniziale urto di nervi per il tuo piagnisteo sul non esser stato pubblicato (non ci sono più i tedeschi di una volta!), ecco che finalmente posso dedicare un po' di tempo alla tua lettera, della quale ti sono grato perché mi permette di chiarire la mia posizione (che è quella di molti altri lettori del blog), e anche di legare in un ragionamento coerente una serie di contributi sparsi nel flusso di questo blog, operazione particolarmente salutare a fine anno.
Comincio col rassicurarti: il tuo primo commento, qui, non è mai arrivato. Temo che tu abbia fatto qualche errore nell'inviarlo, una eventualità che tu stesso con molta onestà consideri e che un italiano "medio" (o mediocre, come un qualsiasi giornalista) escluderebbe a priori. "Come!" (direbbe il mediocre: ce ne sono ovunque, anche qui, come tu ci ricordi con solidarietà) "Un tedesco, un figlio di quel popolo che ha fatto della precisione (ma gli orologi sono svizzeri, Ndr) e della tecnologia (ma la VolksWagen è tedesca, come tu stesso ammetti) un vanto, avrebbe commesso un errore nell'effettuare un compito tanto banale quanto inviare un commento a un blog! Questo non è possibile! In Germania i treni arrivano in orario (ma gli aeroporti no, Ndr), quindi se il commento non è stato pubblicato, vuol dire solo che Bagnai censura perché ha paura del confronto!"
(...nota che ti ho messo un link in tedesco perché io, che sono ingenuo, do per scontato che tu sia quello che dici, cioè tedesco, nel qual caso sei molto colto perché la tua lettera è scritta molto bene, e anche anziano, perché nella tua lettera c'è memoria, e una certa saggezza - ovviamente, pro domo tua, il che non è un male, anzi...)
Noi, qui, abbiamo fatto opera di verità, e siamo quindi stati i primi a dire due cose che oggi tutti ammettono (almeno nella letteratura scientifica, e sui giornali tedeschi: quelli italiani no per i motivi che anche tu stigmatizzi): ovvero che il relativo successo tedesco non era dovuto a una strategia di politica industriale basata su importanti investimenti in infrastrutture e ricerca e sviluppo (qui è un esempio di dove lo dicevo io, qui un esempio di dove lo dite voi, e qui un esempio di dove lo dicono i nostri padroni: nostri: miei e tuoi... Per inciso: il problema era chiaro a voi prima che a tutti gli altri, come le date dei link dimostrano), ma piuttosto a una suicida politica di "moderazione" salariale (ne parlo più avanti).
Anche tu (lo dico con simpatia), in coerenza con la non-politica industriale del tuo paese hai inviato il tuo primo commento prima di investire in conoscenza: e così è andato perso. Poi, però, in coerenza con una qualità del tuo popolo, alla quale cerco di ispirarmi, la tenacia, hai insistito: ed eccoti qui, in prima pagina!
Ho poco tempo: mi attende una serata piddina (forse non sai di cosa si tratti, i miei lettori lo sanno e mi piangono), e quindi non potrò dar corso a tutti gli stimoli che la tua lettera propone (ma se vorrai ci sarà un seguito). Parto da due presupposti metodologici: uno riguarda la Germania, e uno riguarda l'Europa.
Mi rendo conto che il mio modo un po' brusco di ricordare un certo passato possa essere urticante per un tedesco e mi dispiace. D'altra parte, credo che l'alternativa, cioè dimenticarselo, non sia molto valida. In questo momento abbiamo molto bisogno di memoria: una pessima memoria è meglio di nessuna memoria, proprio perché il potere insiste nel cercare di convincerci che "questa volta è diverso". La Bayer, nella sua lunga storia, non ha prodotto solo insetticidi, o, per meglio dire: i suoi prodotti non sempre sono stati destinati all'uso per il quale erano stati concepiti. Ricordarlo può essere inopportuno, ma non è razzismo. Peraltro, la storia italiana non è molto più gloriosa. Ma l'esercizio della conta dei morti a me non interessa, lo trovo squallidamente disumano. Il punto è che dobbiamo convivere, io e te, col fatto che né la nostra, né la vostra storia è stata scritta da noi, per il semplice fatto che i nostri paesi hanno perso una guerra, per essere subito dopo coinvolti in un'altra, "vinta" nel 1989. Quello che però vorrei ti fosse chiaro è che io non sono animato da un pregiudizio antitedesco. Tutt'altro! Leggi, leggi questa pagina, dove presentavo ai miei lettori (che sono un po' ruspanti, ma brave persone, in fondo), una grande pagina della nostra (mia e tua, dal 2013 anche loro) letteratura, una pagina mirabile sulla libertà di Dio, una pagina che utilizzo ogni giorno della mia vita, e nel farlo dicevo come sarebbe andata a finire (e in questi giorni abbiamo visto quanto avessi ahimè ragione). Quella pagina io l'ho scritta quattro anni fa: sono quattro anni, quattro fottuti anni, capisci, che sto dicendo che gli "europeisti" italiani, quelli che, come tu giustamente appunti, ci hanno condotto in Europa senza leggere (o facendo finta di non saper leggere) i Trattati, avrebbero rinnegato le loro responsabilità nella catastrofe che hanno concorso a preparare accusando voi, i tedeschi, di aver "tradito" un'idea tanto bella, che era bella perché, guarda un po', l'avevano avuta loro (i padri nobili italiani).
Io sono l'unico italiano ad aver chiarito ai suoi concittadini che la via di fuga degli "europeisti" sarebbe stato il fomentare un pericoloso sentimento antigermanico, e qui, su questo blog, che tu lo sappia (o lo capisca) o meno, ho cercato di fare una difficile, ma in alcuni casi proficua, opera di mediazione culturale per convincere i miei lettori, e gli italiani tutti, di quanto sbagliata fosse questa operazione.
Tuttavia, caro Michael, anche dando per scontato che tu, razionalmente, capisca e condivida questo mio sforzo nello smascherare le distruttive strategie delle nostre élite, devo dirti, con molto rispetto, che almeno sotto un profilo non sei molto migliore di loro. Perché, vedi, in fondo il tuo approccio è speculare e antisimmetrico al loro: anche tu sostieni che gli italiani dovrebbero opporsi all'arroganza tedesca, e questo, se non capisco male, per rendere l'Europa (che tu scrivi con la minuscola: ipercorrettivismo, o lapsus? Ma Freud era austriaco...) meno "deludente". Insomma: anche per te l'"Europa", cioè l'Unione Europea (che non è l'Europa: l'Europa siamo io e te, e poche altre persone), sarebbe un progetto valido, che però è reso deludente non (solo) perché i tedeschi sono arroganti, ma soprattutto perché gli italiani non si oppongono.
Ora, tu dai prova di un certo senno e di una certa sensibilità. Non ti viene quindi da ridere, rileggendo la tua lettera, che comincia accusandomi di razzismo (e quindi di fomentare con argomenti particolarmente inappropriati un conflitto fra le nostre culture), e termina sostenendo che la colpa è nostra perché... non vi combattiamo abbastanza!? Cosa può andare storto in un progetto comune che va male non perché i suoi partecipanti non cooperano abbastanza, ma perché non ci combattono abbastanza?
Vedi, tu naturalmente metti le mani avanti, dici, con umiltà (o con modestia, che non sono la stessa cosa), di non intendertene di economia, ecc. I soliti disclaimer che (perdonami) ho ascoltato mille volte, e sempre in contesti che mi hanno fatto dubitare della loro sincerità (ma tu sarai senz'altro sincero, ce lo dirà il seguito del dialogo, se ci sarà). Io però ti ho appena fatto capire quello che tu stesso ci hai detto, forse senza una completa Bewusstsein: non c'è alcun bisogno di accedere alla tecnica economica per capire che questo progetto non funziona e non può funzionare. La sua irrazionalità, quella di essere un progetto che per funzionare deve fomentare il conflitto, non dipende, in prima istanza, dall'arroganza tedesca, o dalla vigliaccheria italiana: non sono le qualità morali dei nostri popoli, che fra l'altro differiscono meno di quanto si creda (il che mi permette di essere sufficientemente a mio agio in Germania) a costituire il problema. Il problema è altrove: nelle intenzioni politiche, che sono state, come i miei lettori sanno, in primo luogo intenzioni classiste. L'euro è un episodio particolarmente acuto di lotta di classe, una cosa scoperta, pensa un po', da un tedesco (anche lui ebreo, guarda tu...). La sua natura è quella di imporre come unica valvola di aggiustamento macroeconomico il taglio dei salari (questo gli economisti lo sapevano e fin dall'inizio feci vedere che ne erano perfettamente coscienti), creando, fra l'altro, le condizioni politiche perché questa scelta politica si presenti come ineluttabile, come dato di natura (e di questo ho parlato tante volte, ma più organicamente qui).
Ora, tu ci racconti una Germania arrogante perché vincitrice e vincitrice perché arrogante.
Ma se tu fossi un vincitore, non perderesti tempo con me. La verità è che la Germania non esiste, come non esiste l'Europa. O, per meglio dire: non esistono la Germania e l'Europa della quale tu parli nella tua lettera. L'Europa esiste, ed è ormai confinata in questo blog e in poche altre sacche di resistenza: è memoria e esercizio del nostro patrimonio culturale, della nostra identità condivisa, della nostra feconda diversità. Insomma, è una cosa così (dove, per inciso, mi occupavo di uno che come te, e per i tuoi stessi motivi, mi aveva dato del razzista: perché non lo ero abbastanza col mio popolo). Non è l'Unione Europea, progetto fallimentare e nazista condannato dagli uomini e dalla storia. La Germania, qui, abbiamo imparato che non esiste. Non c'è una signora bionda, con l'elmo, che mangia crauti, produce macchine, e pensa solo a fottere il vicino. Ci sono tanti attori sociali, tanti interessi, tante aspirazioni, e tante classi sociali, che cercano, faticosamente, un equilibrio, una convivenza, in un processo faticoso, che i vostri governanti, tanto quanto i nostri, spesso ostacolano più che favorire (guarda ad esempio questo bel risultato!).
Ma il segreto dell'Unione Europea, il più accuratamente nascosto da quelle autentiche merde (perdona la caduta di stile, tu che sei così sensibile: è un giudizio statistico, ammette un 5% di eccezioni) che sono i nostri giornalisti (ma anche i vostri non scherzano: magari un giorno ci faremo spiegare da voi come risolvere il problema), il segreto più tremendo dell'Unione, perché se rivelato sarebbe più distruttivo, è che il paese vincitore, lungi dall'essere un monolite, è profondamente lacerato e pieno di perdenti, e lo è per il semplice motivo che in assenza di investimenti (vedi sopra), la superiorità competitiva è stata raggiunta distruggendo diritti e salari dei lavoratori. Io, questo, lo dico nel mio blog da tanti, tanti anni (ad esempio qui), e ne parlavo, con accenti di sincera solidarietà per i lavoratori tedeschi, nel mio primo bestseller (sai, il vantaggio di vivere in un paese di ignoranti è che ci vuole poco a scrivere un bestseller...). Non sai quanti insulti mi sono preso (senza querelare, perché allora non querelavo) da centinaia di persone: tutti italiani! Eppure, oggi quello che dicevo io lo dice, farisaicamente e in ritardo, un tedesco non da poco (per gli addetti ai lavori).
Capisci quindi qual è il problema? Se i nostri governanti hanno firmato i Trattati, un motivo c'è, e ce lo ha spiegato tanto bene Kevin Featherstone (ne parlo nel mio secondo bestseller, se vuoi te lo mando): il loro problema (delle élite italiane, quelle che oggi "i tedeschi sò tanti cattivi, signora mia!") era vincere la lotta di classe in casa loro, creando un sistema che schiacciasse i salari dei loro lavoratori (degli italiani). Non hanno capito una cosa molto semplice: che i lavoratori tedeschi stavano (meritatamente) meglio in termini relativi, e che quindi mettendosi sulla strada della compressione dei salari e della domanda le élite periferiche giocavano a un gioco al quale il paese avrebbe perso: perché un conto è tagliare del 10% un salario tedesco, e un altro conto tagliare della stessa percentuale un salario italiano. A simple as that: come vedi, non c'entra nulla il carattere, la morale, il moralismo: c'entra il perseguire i propri interessi in modo miope, che, se vuoi, è la definizione stessa di politica, in Italia come in Germania (tant'è che ogni tanto il resto del mondo si coalizza contro di voi e vi pialla, cosa della quale non sono particolarmente contento, e che temo presto succederà di nuovo). Naturalmente, il gioco al ribasso è per sua natura un gioco al quale tutti perdono: Armut, Ungleicheit, e fatalmente, se le cose stanno così, e ovvio che si cerchi un'Alternative.
Ai poveri voglio bene, per carità... ma i tedeschi poveri sono più pericolosi di quelli ricchi!
Pensa che di questa semplice verità (impoverire i tedeschi non è una buona idea), che io affermavo anni or sono, perché è banale (tutti gli storici sanno com'è andata), ora i Bocconi boys vengono a parlarci come fosse un parto delle loro geniali menti (ovviamente, mentre i loro sodali negano la correlazione fra voto per AfD e povertà in Germania: vedi a cosa serve la memoria, e quanto ce n'è bisogno?).
Tutto il resto sono dettagli. Certo che alla fine, prima o dopo l'esplosione inevitabile di questo sistema irrazionale, dovremo anche disobbedire alle norme dei Trattati. Tutte le opzioni che ci proponi per "opporci" sono in effetti violazioni dei Trattati: lo è stampare la propria moneta, lo è non indire un bando europeo per una fornitura pubblica, ecc. Non lo sapevi? Ma il vero problema è: possiamo continuare a vivere in un sistema nel quale il nostro unico orizzonte politico è lottare con i nostri alleati più ferocemente che con i nostri pretesi nemici (la Cina, la Russia, ecc.)?
E la risposta è ovvia, ed è: nein.
Ecco: questo è il primo cortese ma fermo nein che un tedesco sente da un italiano in tanti anni. Se capiterà, se la mia vita me ne darà l'opportunità, ne andrò a dire qualcun altro a qualche tedesco più importante di te e di me. Ma non lo dirò per "salvare" un progetto "deludente". Lo dirò per terminare un accordo irrazionale. Sono due cose diverse, e spero che questa breve chiacchierata ti abbia dato qualche elemento per valutare apprezzare la differenza.
E ora, buon anno, e buona fortuna. Io abito Roma, e a Roma è andata meglio che a Dresda. So che sono inopportuno a ricordarlo, ma alla fine il problema resta sempre quello: per un italiano allearsi con un tedesco significa essere costretti a fare la guerra agli americani (se ne parlava poco fa). Anche questo non è molto razionale: il minimo che si possa dire è che non ha funzionato. Spero che questa volta non si arrivi a tanto, e, ne sono sicuro, tu lo speri più di me.
L’economia esiste perché esiste lo scambio, ogni scambio presuppone l’esistenza di due parti, con interessi contrapposti: l’acquirente vuole spendere di meno, il venditore vuole guadagnare di più. Molte analisi dimenticano questo dato essenziale. Per contribuire a una lettura più equilibrata della realtà abbiamo aperto questo blog, ispirato al noto pensiero di Pippo: “è strano come una discesa vista dal basso somigli a una salita”. Una verità semplice, ma dalle applicazioni non banali...
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domenica 31 dicembre 2017
sabato 11 febbraio 2017
Nazismo e mercantilismo
Il mercantilismo è la dottrina economica che promuove un modello di crescita basato sulla spesa altrui, cioè sulle esportazioni. In quanto tale, esso è intrinsecamente nazionalista e "socialista", cioè nazionalsocialista. Per gli amici: nazista.
Il mercantilismo è nazionalista perché si articola su una concezione perversa e aggressiva di interesse nazionale, quella che consiste nel fare l'interesse della propria nazione letteralmente a spese degli altri. Per il mercantilismo la nazione non è una comunità identificata da un percorso storico e culturale e raccolta attorno a valori condivisi. Quando questi valori sono democratici e progressisti, come quelli della nostra Costituzione (il lavoro, la limitazione di sovranità in condizioni di parità con altri Stati al fine di assicurare la pace e la giustizia fra le nazioni), che male c'è a raccogliersi attorno ad essi? Solo un completo cretino, o un parlamentare di Sinistra Italiana, potrebbe biasimare il desiderio di agire un processo politico nell'unico modo in cui è possibile, cioè condividendo una lingua nella quale mediare i conflitti, o la legittima aspirazione a riconoscersi in dei principi fondanti condivisi, cioè comuni. Ma il mercantilismo non è questo: il mercantilismo è identificare la propria nazione come un outlet, e le altre nazioni come clienti, anche loro malgrado. Se chi deve comprare non vuole farlo, il mercantilismo diventa aggressione militare, colonialismo, imperialismo, europeismo...
Il mercantilismo è "socialista" (pregasi notare l'uso delle virgolette) perché per diventare l'outlet del mondo non puoi usare solo il bastone della forza militare, o almeno non sempre. Devi anche usare la carota della convenienza di prezzo. Il fatto è che questa carota finisce dove sapete, cioè nelle parti molli delle tue classi subalterne. E allora, pro bono pacis (perché la guerra è meglio farla agli altri che in casa propria), il capitalismo mercantilista gestisce il suo rapporto con le proprie classi subalterne in un modo peculiare: da un lato schiaccia le sue retribuzioni (cosa che qui abbiamo detto quando non si poteva dire), ma dall'altro supplisce con uno stato "sociale" che è, nei fatti, una massiccia manipolazione del mercato, perché altro non è che un sussidio dato alle imprese, le quali possono permettersi di pagar poco i lavoratori (tanto questi campano lo stesso) visto che c'è lo stato (nazional)sociale che ci pensa. Anche di questo abbiamo parlato quando non ne parlava nessuno, ed è quindi scusabile chi, arrivato oggi, non sappia che per noi certe cose sono chiare e archiviate (mentre la stampa di regime le sta scoprendo ora, cautamente...).
Quindi, sì, viviamo in un regime, e in un regime nazista, impreziosito delle consuete amenità.
Come nel ghetto di Lodz, anche nella periferia dell'eurozona l'umanità viene sacrificata alla produttività, che poi altro non sarebbe che il presupposto per vendere all'estero, in un assurdo gioco al ribasso nel quale il compratore viene fatalmente declassato a Untermensch, perché se compra da te è perché tu sei più produttivo e quindi "migliore". Articolare la dialettica economica attorno alla sopraffazione commerciale (che è cosa diversa dallo scambio in condizioni di parità) non può che condurre alla violenza, ma, come nel ghetto di Lodz, anche nella periferia dell'eurozona ci sono i Chaim Rumkowski che, affascinati dalla "narraffione" dominante, illudendosi di poter essere cooptati nei ranghi dei superuomini, dei quali condividono la Weltanschauung, o semplicemente soggiacendo a un perverso calcolo nel quale l'umanità viene vilipesa relativizzando come male minore la perdita degli elementi più deboli, collaborano col regime, glorificandone le scelte, esaltandone le "regole", nonostante queste siano contrarie a qualsiasi etica e a qualsiasi razionalità economica.
Mi riferisco, è chiaro, a quegli economisti diversamente a proprio agio con la contabilità nazionale, i quali non capiscono che non tutti i paesi possono essere esportatori netti allo stesso tempo, e che un afflusso di capitale, se non è un'eredità dello zio d'America, è un debito, perché dovrai restituirlo, il capitale, dopo averlo remunerato corrispondendo interessi o dividendi.
E, come nella Francia di Vichy, anche nell'attuale regime nazista, che in quanto regime totalitario mal tollera la libertà di espressione, fioriscono i delatori, e si sta strutturando una censura di stato. Ma in questo caso torna veramente appropriato ricordare che la storia si ripete come farsa.
Concludo con un simpatico grafico che attira la vostra attenzione su un dato del quale, chissà perché, non si parla mai. Tutti oggi sanno e dicono quello che cinque anni fa sapevamo e dicevamo solo noi, cioè che il surplus tedesco è il tumore dell'Europa. Sfugge regolarmente nel dibattito che c'è un paese non trascurabile, erede di una simpatica tradizione coloniale, che in termini di surplus estero è messo molto, ma molto peggio. Quale? Questo:
(il grafico rappresenta la media mobile a tre termini del saldo delle partite correnti in rapporto al PIL, ai sensi della Procedura sugli squilibri macroeconomici, e in rosso abbiamo la soglia, che per i surplus è al 6%).
Eh già, sono i simpatici arancioni, gli olandesi.
Due osservazioni. La prima è che esistono anche governi disarmanti nella loro trasparente ingenuità. Il governo olandese può essere annoverato fra di essi. Alla domanda "Waarom keert Nederland niet terug naar de gulden?" (Warum kehrt Holland nicht zurück nach Gulden?), il sito del governo olandese risponde candidamente che i prodotti olandesi diventerebbero troppo "duur" (teuer).
Non avete capito?
Bè, voi siete Untermenschen (non offenderò la vostra intelligenza nascondendovelo), diversamente a vostro agio con le lingue europee e con le arti del quadrivio, ma almeno, se siete qui, ve ne siete accorti!
Pensate invece al povero piddino pseudocolto, che per ostentare latitudine di visuali tiene in vista sul tavolo del salotto la traduzione dell'ultimo bestesller uiguro promosso dal Völkischer Beobachter eurista, che "ha letto" Proust (o simile traduzione) un po' come "si fa" il morbillo, per non prenderlo più, che si annoia nelle sale da concerto (potendole frequentare solo passivamente), e che vi mostro qui in visita a Berlino intento a sfoggiare il suo fluente tedesco.
Ecco: lui, porello, non capirebbe nemmeno se glielo traducessi, e quindi non lo traduco...
Seconda osservazione: se chi esporta è bravo, come mai gli olandesi sono così scontenti e voteranno compatti per Geert Wilders? Forse che nel mondo nazionalsocialista la virtù non viene premiata, e i bravi patiscono? Non posso crederlo! Sarebbe impossibile, per un regime che ha eretto la meritocrazia a Grundnorm etica, convivere con una simile contraddizione (chiamiamola così)...
Ci deve essere sotto qualche mistero. Per scoprirlo, vi suggerisco di seguire @_polemicamente, una regazzetta (?) piuttosto sveglia e addentro alle cose arancioni, sulla cui tweetline troverete molte, moltissime chicche, inclusa quella che non vi ho tradotto sopra...
Ed ora vado: il mio tempo è molto duur, e voi ne avete avuto abbastanza!
(...domenica, da Parigi, riprendiamo il discorso...)
(...per gli intenditori: sì, ho usato "agire" in senso transitivo per far capire ai coglioni che sono di sinistra. Chi non è coglione dovrebbe capirlo dai contenuti, non dai vezz@, ma questo è un lutto che ho elaborato, e altri ne elaborerò...)
Il mercantilismo è nazionalista perché si articola su una concezione perversa e aggressiva di interesse nazionale, quella che consiste nel fare l'interesse della propria nazione letteralmente a spese degli altri. Per il mercantilismo la nazione non è una comunità identificata da un percorso storico e culturale e raccolta attorno a valori condivisi. Quando questi valori sono democratici e progressisti, come quelli della nostra Costituzione (il lavoro, la limitazione di sovranità in condizioni di parità con altri Stati al fine di assicurare la pace e la giustizia fra le nazioni), che male c'è a raccogliersi attorno ad essi? Solo un completo cretino, o un parlamentare di Sinistra Italiana, potrebbe biasimare il desiderio di agire un processo politico nell'unico modo in cui è possibile, cioè condividendo una lingua nella quale mediare i conflitti, o la legittima aspirazione a riconoscersi in dei principi fondanti condivisi, cioè comuni. Ma il mercantilismo non è questo: il mercantilismo è identificare la propria nazione come un outlet, e le altre nazioni come clienti, anche loro malgrado. Se chi deve comprare non vuole farlo, il mercantilismo diventa aggressione militare, colonialismo, imperialismo, europeismo...
Il mercantilismo è "socialista" (pregasi notare l'uso delle virgolette) perché per diventare l'outlet del mondo non puoi usare solo il bastone della forza militare, o almeno non sempre. Devi anche usare la carota della convenienza di prezzo. Il fatto è che questa carota finisce dove sapete, cioè nelle parti molli delle tue classi subalterne. E allora, pro bono pacis (perché la guerra è meglio farla agli altri che in casa propria), il capitalismo mercantilista gestisce il suo rapporto con le proprie classi subalterne in un modo peculiare: da un lato schiaccia le sue retribuzioni (cosa che qui abbiamo detto quando non si poteva dire), ma dall'altro supplisce con uno stato "sociale" che è, nei fatti, una massiccia manipolazione del mercato, perché altro non è che un sussidio dato alle imprese, le quali possono permettersi di pagar poco i lavoratori (tanto questi campano lo stesso) visto che c'è lo stato (nazional)sociale che ci pensa. Anche di questo abbiamo parlato quando non ne parlava nessuno, ed è quindi scusabile chi, arrivato oggi, non sappia che per noi certe cose sono chiare e archiviate (mentre la stampa di regime le sta scoprendo ora, cautamente...).
Quindi, sì, viviamo in un regime, e in un regime nazista, impreziosito delle consuete amenità.
Come nel ghetto di Lodz, anche nella periferia dell'eurozona l'umanità viene sacrificata alla produttività, che poi altro non sarebbe che il presupposto per vendere all'estero, in un assurdo gioco al ribasso nel quale il compratore viene fatalmente declassato a Untermensch, perché se compra da te è perché tu sei più produttivo e quindi "migliore". Articolare la dialettica economica attorno alla sopraffazione commerciale (che è cosa diversa dallo scambio in condizioni di parità) non può che condurre alla violenza, ma, come nel ghetto di Lodz, anche nella periferia dell'eurozona ci sono i Chaim Rumkowski che, affascinati dalla "narraffione" dominante, illudendosi di poter essere cooptati nei ranghi dei superuomini, dei quali condividono la Weltanschauung, o semplicemente soggiacendo a un perverso calcolo nel quale l'umanità viene vilipesa relativizzando come male minore la perdita degli elementi più deboli, collaborano col regime, glorificandone le scelte, esaltandone le "regole", nonostante queste siano contrarie a qualsiasi etica e a qualsiasi razionalità economica.
Mi riferisco, è chiaro, a quegli economisti diversamente a proprio agio con la contabilità nazionale, i quali non capiscono che non tutti i paesi possono essere esportatori netti allo stesso tempo, e che un afflusso di capitale, se non è un'eredità dello zio d'America, è un debito, perché dovrai restituirlo, il capitale, dopo averlo remunerato corrispondendo interessi o dividendi.
E, come nella Francia di Vichy, anche nell'attuale regime nazista, che in quanto regime totalitario mal tollera la libertà di espressione, fioriscono i delatori, e si sta strutturando una censura di stato. Ma in questo caso torna veramente appropriato ricordare che la storia si ripete come farsa.
Concludo con un simpatico grafico che attira la vostra attenzione su un dato del quale, chissà perché, non si parla mai. Tutti oggi sanno e dicono quello che cinque anni fa sapevamo e dicevamo solo noi, cioè che il surplus tedesco è il tumore dell'Europa. Sfugge regolarmente nel dibattito che c'è un paese non trascurabile, erede di una simpatica tradizione coloniale, che in termini di surplus estero è messo molto, ma molto peggio. Quale? Questo:
(il grafico rappresenta la media mobile a tre termini del saldo delle partite correnti in rapporto al PIL, ai sensi della Procedura sugli squilibri macroeconomici, e in rosso abbiamo la soglia, che per i surplus è al 6%).
Eh già, sono i simpatici arancioni, gli olandesi.
Due osservazioni. La prima è che esistono anche governi disarmanti nella loro trasparente ingenuità. Il governo olandese può essere annoverato fra di essi. Alla domanda "Waarom keert Nederland niet terug naar de gulden?" (Warum kehrt Holland nicht zurück nach Gulden?), il sito del governo olandese risponde candidamente che i prodotti olandesi diventerebbero troppo "duur" (teuer).
Non avete capito?
Bè, voi siete Untermenschen (non offenderò la vostra intelligenza nascondendovelo), diversamente a vostro agio con le lingue europee e con le arti del quadrivio, ma almeno, se siete qui, ve ne siete accorti!
Pensate invece al povero piddino pseudocolto, che per ostentare latitudine di visuali tiene in vista sul tavolo del salotto la traduzione dell'ultimo bestesller uiguro promosso dal Völkischer Beobachter eurista, che "ha letto" Proust (o simile traduzione) un po' come "si fa" il morbillo, per non prenderlo più, che si annoia nelle sale da concerto (potendole frequentare solo passivamente), e che vi mostro qui in visita a Berlino intento a sfoggiare il suo fluente tedesco.
Ecco: lui, porello, non capirebbe nemmeno se glielo traducessi, e quindi non lo traduco...
Seconda osservazione: se chi esporta è bravo, come mai gli olandesi sono così scontenti e voteranno compatti per Geert Wilders? Forse che nel mondo nazionalsocialista la virtù non viene premiata, e i bravi patiscono? Non posso crederlo! Sarebbe impossibile, per un regime che ha eretto la meritocrazia a Grundnorm etica, convivere con una simile contraddizione (chiamiamola così)...
Ci deve essere sotto qualche mistero. Per scoprirlo, vi suggerisco di seguire @_polemicamente, una regazzetta (?) piuttosto sveglia e addentro alle cose arancioni, sulla cui tweetline troverete molte, moltissime chicche, inclusa quella che non vi ho tradotto sopra...
Ed ora vado: il mio tempo è molto duur, e voi ne avete avuto abbastanza!
(...domenica, da Parigi, riprendiamo il discorso...)
(...per gli intenditori: sì, ho usato "agire" in senso transitivo per far capire ai coglioni che sono di sinistra. Chi non è coglione dovrebbe capirlo dai contenuti, non dai vezz@, ma questo è un lutto che ho elaborato, e altri ne elaborerò...)
martedì 21 giugno 2016
Consigli di lettura
(...da... bè, da chi si capisce, no? Lo stile è inconfondibile! Insomma: da lui ricevo questo consiglio di lettura, che immediatamente condivido con voi. Non siamo qui solo per fare o per divulgare scienza. Siamo qui anche per condividere esperienze di vita. Enjoy...)
(...è già successo. Succederà. Il nostro unico vantaggio è quello di sapere chi dobbiamo ringraziare...)
Vengo dalla Cechia dove si è svolto il quarto convegno partito dai margini della comunità scientifica. Tante volte ti ho pensato … 1) Quanto costa noleggiare una Golf per una settimana a Praga? 2) Di quanto crescono i salari cinesi rispetto a quelli di Taiwan? (courtesy il collega dell’Accademia delle Scienze di Pechino). 3) Dopo aver presentato Hans Maier (uno dei maggiori matematici della nuova generazione) gli ho spiegato cosa sta facendo il suo governo. Mi ha guardato piuttosto strano. Non hanno capito niente. Non vogliono capire niente. 4) Ma mi sono consolato leggendo la Arendt in “Eichmann in Jerusalem”: nella sua pacatezza e linearità un libro terribile. Terribile. E’ già successo. Succederà. Per questo non ci assumono al FMI come Fassina: non siamo abbastanza ottimisti.
(...è già successo. Succederà. Il nostro unico vantaggio è quello di sapere chi dobbiamo ringraziare...)
domenica 18 ottobre 2015
"I nazisti sono la City"
Ser Pezz ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Menzogna e verità (prove tecniche di interclassism...":
Le spero tanto anch'io che un domani si stabiliranno le responsabilità e che servirà davvero farlo perché c'è ancora qualcuno che ha vissuto questa lunga agonia dell'Europa. Lo spero ma non ci credo. Vivo in Inghilterra e mi fa impazzire assistere alla tragedia italiana. E' straziante leggere una lettera come questa, vedere quello che sta succedendo alla piccola impresa, agli artigiani e ai giovani ai vecchi e poi ancora a quelli col "posto fisso" ecc. (tanto nessuno è escluso)..come pure l'ignavia criminale della stampa e della sinistra quando parla di evasione fiscale o inefficienze e spese del settore pubblico ...oddddddio. A parte la sofferenze del vedere questo scempio senza poterlo almeno condividere (tanto qui dove sono è uguale), la beffa (e il danno) è che -appunto- qui stiamo in condizioni molto simili e da un punto di vista mediatico forse pure peggio!!!! Qui l'austerity "passa" SENZA bisogno del vincolo esterno... Basta questo no? Almeno in Italia tutti sanno che il migliore dei giornalisti è probabilmente un cialtrone che non sa (e spesso non può sapere veramente) di cosa parla... Qui la prima domanda al politico è come e quando si pareggia il deficit? E lo fanno con quelle facce di bronzo a cui ho creduto per anni come un idiota (prima di scoprire il CN). Insomma la BBC è una merda. I Tories sono apertamente Hayekkiani e gli eredi di Blair forse peggio dei nostri piddini (e certamente più pericolosi dei nostri a livello planetario). Corbyn non pervenuto completamente. Il suo Ministro ombra del Tesoro va meglio però non la dicono tutta, spero per scelta strategica. Il referendum sulla permanenza in EU lo vinceranno i SI a meno di un grosso colpo di coda...Un Bagnai non ce l'hanno. E questo è un altro vanto per noi, almeno per quello che gli Italiani ancora sono e valgono, caxxo (come pure la statura chiarissima di molti che leggo in questo blog ma non trovo altrove), Certo un vanto ma soprattutto una grande disgrazia. Io sono abbastanza disperato, o meglio in stato di controllata disperazione. Non so che caxxo fare e non ho tempo di farlo (come è vero che la strategia del potere è proprio quella di toglierti il tempo per pensare...). Infatti non so nemmeno piu la domanda, se c'era. Comunque, per chiunque possa e voglia spiegarmi, mi piacerebbe sapere cosa pensa succeda e succederà in UK. Perché a me pare che questi stiano coi nazisti...Anzi sono loro i nazisti, sono la city. Insomma la WWII è finita e non si ripete uguale. Ma allora cosa? Dobbiamo sperare nei francesi? Ma a loro è riservato un trattamento diluito nel tempo, troppo lungo per gli altri. Non possiamo aspettare che i pensionati francesi arrivino al livello dei Greci. Perché non sperare negli inglesi invece e concentrare tutto sul referendum? Intendo le forze di impatto di asimmetrie e co. Lo so che sono in conflitto di interessi ma se ho capito bene la situazione qui non conta dove vivi tanto prima o poi la mannaia arriva ovunque. Secondo me sarebbe una bella botta all'Europa che gli inglesi dovrebbero spiegare al mondo ...
Postato da Ser Pezz in Goofynomics alle 18 ottobre 2015 17:48
Le spero tanto anch'io che un domani si stabiliranno le responsabilità e che servirà davvero farlo perché c'è ancora qualcuno che ha vissuto questa lunga agonia dell'Europa. Lo spero ma non ci credo. Vivo in Inghilterra e mi fa impazzire assistere alla tragedia italiana. E' straziante leggere una lettera come questa, vedere quello che sta succedendo alla piccola impresa, agli artigiani e ai giovani ai vecchi e poi ancora a quelli col "posto fisso" ecc. (tanto nessuno è escluso)..come pure l'ignavia criminale della stampa e della sinistra quando parla di evasione fiscale o inefficienze e spese del settore pubblico ...oddddddio. A parte la sofferenze del vedere questo scempio senza poterlo almeno condividere (tanto qui dove sono è uguale), la beffa (e il danno) è che -appunto- qui stiamo in condizioni molto simili e da un punto di vista mediatico forse pure peggio!!!! Qui l'austerity "passa" SENZA bisogno del vincolo esterno... Basta questo no? Almeno in Italia tutti sanno che il migliore dei giornalisti è probabilmente un cialtrone che non sa (e spesso non può sapere veramente) di cosa parla... Qui la prima domanda al politico è come e quando si pareggia il deficit? E lo fanno con quelle facce di bronzo a cui ho creduto per anni come un idiota (prima di scoprire il CN). Insomma la BBC è una merda. I Tories sono apertamente Hayekkiani e gli eredi di Blair forse peggio dei nostri piddini (e certamente più pericolosi dei nostri a livello planetario). Corbyn non pervenuto completamente. Il suo Ministro ombra del Tesoro va meglio però non la dicono tutta, spero per scelta strategica. Il referendum sulla permanenza in EU lo vinceranno i SI a meno di un grosso colpo di coda...Un Bagnai non ce l'hanno. E questo è un altro vanto per noi, almeno per quello che gli Italiani ancora sono e valgono, caxxo (come pure la statura chiarissima di molti che leggo in questo blog ma non trovo altrove), Certo un vanto ma soprattutto una grande disgrazia. Io sono abbastanza disperato, o meglio in stato di controllata disperazione. Non so che caxxo fare e non ho tempo di farlo (come è vero che la strategia del potere è proprio quella di toglierti il tempo per pensare...). Infatti non so nemmeno piu la domanda, se c'era. Comunque, per chiunque possa e voglia spiegarmi, mi piacerebbe sapere cosa pensa succeda e succederà in UK. Perché a me pare che questi stiano coi nazisti...Anzi sono loro i nazisti, sono la city. Insomma la WWII è finita e non si ripete uguale. Ma allora cosa? Dobbiamo sperare nei francesi? Ma a loro è riservato un trattamento diluito nel tempo, troppo lungo per gli altri. Non possiamo aspettare che i pensionati francesi arrivino al livello dei Greci. Perché non sperare negli inglesi invece e concentrare tutto sul referendum? Intendo le forze di impatto di asimmetrie e co. Lo so che sono in conflitto di interessi ma se ho capito bene la situazione qui non conta dove vivi tanto prima o poi la mannaia arriva ovunque. Secondo me sarebbe una bella botta all'Europa che gli inglesi dovrebbero spiegare al mondo ...
Postato da Ser Pezz in Goofynomics alle 18 ottobre 2015 17:48
(...Quarantotto cerca in tutti i modi di spiegarci che la seconda guerra mondiale non è stata combattuta contro "i fascismi" - sapete, dopo la stagione del "neismo" (neoliberismo, neoquesto, neoquello), oggi se sei figo e progressista devi essere "pluralista", nel senso di usare a sproposito il plurale, e quindi dire "mafie" e non "mafia", "populismi" e non "populismo", "nazionalismi" e non "nazionalismo". Come ogni manierismo, pardon: "manierismi"!, anche il "pluralismo" è una inquietante spia della pochezza intellettuale ed estetica, e quindi umana ed etica, di chi lo pratica... - Quarantotto, disais-je, argomenta in modo molto persuasivo che la Seconda Guerra Mondiale è stata combattuta è parzialmente vinta contro il liberismo, che la aveva provocata con le sue politiche deflattive catastroficamente instabili, più che contro il nazifascismo, di per sé purulento bubbone sintomo, non causa, della peste liberista. Ora siamo di nuovo impestati. La Storia inciderà il bubbone. Quindi in effetti a me sembra che la lettura del nostro amico sia corretta, ma la mia conclusione è che la WWII si sta per ripetere più o meno uguale: le tendenze profonde sono le stesse, e sono quelle che i fondamentali evidenziano, come spiegai al #goofy2 e ne L'Italia può farcela. Sono comunque d'accordo con lui: l'unica speranza concreta - ancorché esigua - di evitare il peggio è portare la nostra attività di elaborazione e proposta in sede internazionale. Almeno potremo dirci di averci provato. Si accettano contributi...)
venerdì 21 agosto 2015
Tante nomine... nullum par elogium! (il 1938)
(un grazie a Miguel. E, per restare in argomento...)
Da Celso ricevo e condivido con voi:
Riassumiamo quanto successo a proposito delle nomine dei nuovi direttori dei Musei italiani?
Notiamo
che una scelta così delicata e significativa è stata fatta il 18 di
Agosto. Data di per sé bizzarra, ma, si sa, il governo Renzi si occupa
del paese anche ad Agosto.
Secondo l'attuale ideologia
dominante onnipresente, e brandita come un'arma impropria, i designati
dovevano rispondere a criteri di assoluta eccellenza in una competizione
aperta e internazionale.
Si è subito acceso un dibattito
vivace, come probabilmente sapete tutti da Twitter; tra i protagonisti
Claudio Borghi, che dei politici è quello che più si è esposto, entrando
anche nel merito del...."merito" dei designati. Si è subito capito che
il tanto strombazzato merito in realtà non c'era. È interessante allora
notare le reazioni di persone di rango, e politicamente significative,
come per esempio il dott. Giampaolo Galli, che pubblica un tweet
che
suscita la reazione sdegnata di Borghi
Sorprendente no?
Dice di non
sapere chi siano, di non conoscerli, ma di rallegrarsi che siano stati
scelti, perché NON SONO ITALIANI. Metodologicamente un ragionamento
bizzarro: dobbiamo studiare le carte e poi emettere un giudizio, oppure
basta avere un passaporto diverso da quello italiano? Se si presentava
Giorgio Vasari, saremmo stati contenti della sua eliminazione perché
aretino? Che dire? Ma il meglio doveva ancora venire ed è la puntata di
Inonda di ieri sera con la partecipazione di Vittorio Sgarbi. @Martinet, molto opportunamente, ha postato gli interventi di Sgarbi in
questa trasmissione. Vi prego di guardarli e di guardare attentamente
come i due Dioscuri cercano di arginare Sgarbi. Ma, come sapete, Sgarbi è
un cavallo pazzo, ha cominciato a urlare, a dire parolacce, a
minacciare di andarsene, se gli avessero impedito di dire ciò che voleva
dire. Badate bene che un altro al posto di Sgarbi non avrebbe avuto la
capacità e la possibilità di dire la verità su queste nomine. Che sono
sprovviste di qualsiasi autorevolezza, che non brillano per particolare
qualità, che dimostrano, carte alla mano, l'inferiorità degli stranieri
scelti sui concorrenti italiani. Nessuno poteva replicare a Sgarbi, che
praticamente aveva messo tutti con le spalle al muro, compresa la
squisita signora Buitoni.
Ma qui entra in scena un uomo che non ci delude mai: il dott. Plateroti. Nostra vecchia conoscenza, egli, dopo il diluvio di insulti e argomentazioni di Sgarbi, se ne esce con una perla impagabile: ecco, se restiamo al livello di titoli e di meriti, non se ne esce. Come come? Sì, proprio così. Come il dott. Galli si rallegrava per la scelta degli stranieri senza avere la minima idea di quali fossero i loro meriti, così il dott. Plateroti ritiene che il "merito" in realtà sia un falso problema (lo avevamo capito, dott. Plateroti!). In realtà conta scegliere persone che abbiano rapporti con gli ambienti internazionali, quelli che possono dare soldi ecc ecc.
Se poi mettiamo a capo di uno dei più importanti musei al mondo, gli Uffizi, un esperto di avori e bronzi, se mettiamo una laureata in scienze politiche, che ha diretto un medio museo, alle Gallerie dell'Accademia, da cui abbiamo cacciato un esperto di pittura dal '200 al '400, questo non interessa al dott. Plateroti.
Se mettiamo a Paestum un giovanotto di 34 anni, che ha un terzo dei titoli della Guidobaldi, come dice Sgarbi, al dott. Plateroti non interessa. E non gli interessa nemmeno che questo sventurato dichiari oggi che non è vero che non ha esperienza, perché ha fatto per due anni la guida turistica a Berlino...
Vi rendete conto di ciò che sta succedendo in questo paese, ormai una Repubblica delle Banane in mano ai tedeschi? In realtà andrebbe spiegato perché queste sono davvero nomine politiche; @Martinet, nella sua risposta all'incauto interlocutore, individua bene i punti salienti della questione. Aggiungerei anche che la tutela e la conservazione dei beni culturali l'abbiamo inventata noi; chi vuole, può leggere un libro assai bello di Donata Levi su un vero pioniere della tutela, Cavalcaselle. Nel novecento abbiamo fondato due istituti di restauro straordinari, come quello di Roma e quello dell'Opificio delle Pietre dure. Siamo un paese che non ha mai demeritato per quanto riguarda l'inquadramento giuridico della tutela dei beni culturali. Altro discorso è quello dei fondi, e per questo valgono le osservazioni sopra di @Martinet. I paesi hanno storie e tradizioni differenti, modi di organizzarsi differenti, che non sono frutto dell'improvvisazione e che altrettanto all'improvviso non possono essere obliterati. I Musei americani sono organizzati diversamente perché diversa è la loro storia, e non si può scegliere solo un aspetto della loro organizzazione dimenticando il contesto generale: è pura follia. In realtà questi signori, questi autentici nemici della patria (l'opera lirica mi viene sempre in aiuto), vogliono solo dare il controllo di questo paese ad altri, che si stanno preparando al controllo di tutte le attività e di tutte le risorse d'Italia.
Non penserete mica che fosse una battuta quella del finlandese che voleva dai Greci il Partenone in pegno?
Ma qui entra in scena un uomo che non ci delude mai: il dott. Plateroti. Nostra vecchia conoscenza, egli, dopo il diluvio di insulti e argomentazioni di Sgarbi, se ne esce con una perla impagabile: ecco, se restiamo al livello di titoli e di meriti, non se ne esce. Come come? Sì, proprio così. Come il dott. Galli si rallegrava per la scelta degli stranieri senza avere la minima idea di quali fossero i loro meriti, così il dott. Plateroti ritiene che il "merito" in realtà sia un falso problema (lo avevamo capito, dott. Plateroti!). In realtà conta scegliere persone che abbiano rapporti con gli ambienti internazionali, quelli che possono dare soldi ecc ecc.
Se poi mettiamo a capo di uno dei più importanti musei al mondo, gli Uffizi, un esperto di avori e bronzi, se mettiamo una laureata in scienze politiche, che ha diretto un medio museo, alle Gallerie dell'Accademia, da cui abbiamo cacciato un esperto di pittura dal '200 al '400, questo non interessa al dott. Plateroti.
Se mettiamo a Paestum un giovanotto di 34 anni, che ha un terzo dei titoli della Guidobaldi, come dice Sgarbi, al dott. Plateroti non interessa. E non gli interessa nemmeno che questo sventurato dichiari oggi che non è vero che non ha esperienza, perché ha fatto per due anni la guida turistica a Berlino...
Vi rendete conto di ciò che sta succedendo in questo paese, ormai una Repubblica delle Banane in mano ai tedeschi? In realtà andrebbe spiegato perché queste sono davvero nomine politiche; @Martinet, nella sua risposta all'incauto interlocutore, individua bene i punti salienti della questione. Aggiungerei anche che la tutela e la conservazione dei beni culturali l'abbiamo inventata noi; chi vuole, può leggere un libro assai bello di Donata Levi su un vero pioniere della tutela, Cavalcaselle. Nel novecento abbiamo fondato due istituti di restauro straordinari, come quello di Roma e quello dell'Opificio delle Pietre dure. Siamo un paese che non ha mai demeritato per quanto riguarda l'inquadramento giuridico della tutela dei beni culturali. Altro discorso è quello dei fondi, e per questo valgono le osservazioni sopra di @Martinet. I paesi hanno storie e tradizioni differenti, modi di organizzarsi differenti, che non sono frutto dell'improvvisazione e che altrettanto all'improvviso non possono essere obliterati. I Musei americani sono organizzati diversamente perché diversa è la loro storia, e non si può scegliere solo un aspetto della loro organizzazione dimenticando il contesto generale: è pura follia. In realtà questi signori, questi autentici nemici della patria (l'opera lirica mi viene sempre in aiuto), vogliono solo dare il controllo di questo paese ad altri, che si stanno preparando al controllo di tutte le attività e di tutte le risorse d'Italia.
Non penserete mica che fosse una battuta quella del finlandese che voleva dai Greci il Partenone in pegno?
(Bene. Ringraziato Celso, aggiungo tre cose:
[1] ai finlandesi volere il Partenone non ha portato bene.
[2] ora voi siete tutti ingazzurriti perché sono stati toccati gli Uffizi. Potrei anche esservi vicino: io ci ho passato l'infanzia, perché mia madre ha potuto fare con me quello che io per tanti motivi non ho potuto fare coi miei figli (e me ne pento). Ma dove eravate mentre veniva massacrata la musica? Io ero qui. Ma i media - e voi - zitti e mosca. Eppure tagliare il FUS - e farlo nel modo "meritocratico" in cui lo si è fatto - è un'operazione strettamente equivalente a quella compiuta con le nomine di Franceschini: significa mettere la nostra musica in mano all'estero. Perché? Ma è semplice. Scusate tanto, ma se con Musica Perduta per portare in concerto questo disco siamo dovuti andare a finire a Gdynia, qualcosa vorrà pur dire, no? Voi vedete i quadri, e va bene così: sono del resto fatti per essere guardati (se non visti). Ma c'è un patrimonio musicale enorme che sta andando perduto, e soprattutto c'è il dato di fatto che chi vuole fare il musicista di professione, se è italiano, deve comunque predisporsi all'espatrio, e questo, notate bene, soprattutto se si occupa di musica italiana. Spero sia chiaro. All'estero ci applaudono e non capiscono perché la nostra musica a voi non interessi. Poi però qui ci sono tanti che si sbracciano e sbraitano sull'identità. Voi proprio non volete capire come funziona, vero? Finché non tocca le vostre chiappe, va tutto bene. Gli insegnanti non si preoccupano degli operai, i quali non si preoccupano dei commessi dell'IKEA, i quali non si preoccupano dei musicisti, i quali non si preoccupano del personale dei musei, il quale... E la catena potrebbe essere percorsa al ritroso.
Il potere non sferra attacchi frontali, non schiera tutte le forze in campo. Vi prende uno per uno. Ma voi non volete capire, come nella nota poesia. E se gli esempi bastassero, ne avremmo avuti abbastanza.
Io speriamo che me la cavo...
Ah, e comunque, tanto per farvi capire che stiamo effettivamente parlando della stessa stessissima identica cosa, Nastasi e Baratta sono due facce della stessa medaglia, no? Due espressioni dello stesso metodo: quello di una politica che ha una ben precisa agenda liberista da portare a termine, su mandato dei creditori esteri, e che si nasconde dietro i suoi burocrati (in probabile conflitto di interessi).
[3] è evidentissimo che finirà male. Come ripeto praticamente fin dal primo post (quello sullo sbilifesto) la menzogna dei media - e dei miei colleghi - partorirà violenza. Io, noi, abbiamo fatto il possibile per scongiurarlo. Abbiamo fatto, nel nostro piccolo, quello che Keynes ha fatto con i suoi Essays on persuasion: mettere in evidenza il fatto che la menzogna schierata ad esclusiva tutela degli interessi di una sola parte, nel tentativo irrazionale di farla prevalere oltre il lecito e il dovuto, conduce inevitabilmente a uno scoppio di violenza. Anche noi abbiamo parlato "in a spirit of persuasion", ma dobbiamo rassegnarci, dopo le ultime vicende greche, a registrare quello che era peraltro scontato: dove non era riuscito un gigante come Keynes (che, lo ricordiamo, in qualche modo aveva tentato di scongiurare sia la Seconda guerra mondiale che l'avvento di un sistema monetario internazionale intrinsecamente instabile - a sua volta foriero di disastri non solo economici), dove lui non era stato ascoltato, come potevamo noi nani, ancorché sulle sue spalle, sperare di essere intesi?
Non c'era alcuna speranza.
L'ottusità degli tsiprioti italiani, in questi giorni, o capolavori di arte povera come questo, fanno capire che non c'è scampo. Per la terza volta in un secolo ci avviamo a un'esplosione di violenza senza pari, che non abbiamo modo di evitare. Troppo è stato investito per condurre il gregge sul ciglio del burrone. La deflazione andrà avanti fino a quando la distruzione di valore che essa inevitabilmente porta con sé, per i motivi che ci siamo ripassati qui, andrà contro agli interessi del "rentier" (da intendere cum grano salis, astenersi dilettanti, grazie, non è giornata). E allora si ricorrerà alla soluzione più ovvia: il keynesismo di guerra, la spesa pubblica in distruzione.
Ormai non vedo altro esito, e non lo vede nemmeno Summers, come vi ho altresì già detto (con l'occasione vi segnalo anche la replica di Giacché).
Non è quindi una mera curiosità quella che mi ha spinto a ripassare la biografia di un Nobel che non era esattamente un fulmine di guerra, come ci siamo detti diverse volte: Franco Modigliani. Mi spingeva una domanda ben precisa: come ha fatto uno così diversamente intelligente da non capire che la Bce sarebbe stata comandata dai tedeschi, a capire al tempo del fascismo quando era giunto il momento di andarsene? Perché, insomma, diciamocelo: non capire che la Bce sarebbe stata una succursale della Buba è abbastanza da baggiano: e questo macroscopico, colossale errore di valutazione il nostro l'ha fatto a fine carriera, quando si suppone avesse acquistato saggezza.
Invece aveva dimostrato molta più saggezza da giovanotto, portando (buon per lui) la pelle in salvo.
Perché?
Bè, per un motivo molto semplice: il potere aveva dato un segnale difficile da ignorare (anche per un ingenuotto simile).
Scordatevi che questa volta lo dia.
Non ci saranno leggi razziali, o macroscopiche violazioni dei diritti civili (anzi!), o di quelli politici. Abbiamo visto come si muove oggi il potere. Secondo il metodo Juncker (cioè il principio della rana bollita). Come dicevo sopra, al punto (2), il potere non sferra attacchi frontali: ci sfalda, un pezzo alla volta. Figuriamoci poi dare un segnale esplicito di aggressione, come la discriminazione di una razza o di un gruppo sociale! Mai e poi mai! Non si fa, non sta bene... anche perché se lo si fa, poi laggente capiscono...
Morale della favola: siamo nel 1938. Un anno che potrebbe anche durare molto a lungo, ma che sarà prima o poi seguito dal 1939, senza una frattura visibile. Chi può si porti avanti col lavoro. La damnatio memoriae del nostro patrimonio culturale è un segno, uno dei tanti. Piccolo, non comparabile per orrore e conseguenze alle leggi razziali. Ma va nella direzione che Celso indica: quella di umiliare e svendere il nostro paese, e soprattutto di affermare l'idea ingiusta che esso meriti di essere umiliato e svenduto. Non è così. E non è difficile prevedere che un'idea ingiusta, martellata dai media e affermata da un potere corrotto e cialtrone, alla fine provochi una reazione irrazionale e altrettanto ingiusta.
Bene.
Chi poteva capire ha capito. E gli altri, come al solito, saranno beati.
E ora scusate, che devo scrivere un paio di lettere ad amici che abitano a qualche migliaio di chilometri da questo fumante mucchio di letame...)
P.s.: per farvi dormire tranquilli, vi riporto qui anche questo commento dell'ottimo porter. Chiarisce che anche in presenza di fratture ben visibili, chi non vuole capire comunque non capisce. E ribadisce la sensazione che qui cominciamo ad avere in molti: siamo nel 1938.
Buona lettura:
porter ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Why is the Eurogroup ruling Europe?":
Si diceva che siamo tornanti al 1938 e infatti, mutatis mutandis:
“La radicalizzazione antisemita del 1938 costituì, dunque, parte dell’ultima fase di preparazione a quella guerra che avrebbe dovuto portare la Germania al dominio e al riordinamento razziale dell’Europa.
[..]
Tendenzialmente, la popolazione ebraica della Germania era agiata e la sua espropriazione, per mano dello stato e di numerose aziende private, fu accelerata in quel momento anche per l’accresciuto bisogno di denaro contante per pagare gli enormi costi del riarmo. Descrivere le violenze antisemite del Terzo Reich alla stregua di una “regressione alla barbarie” può essere allettante, ma ne travisa fondamentalmente la dinamica. Se è vero che la forza motrice di boicottaggi ed espropriazioni furono in primo luogo i piccoli commercianti del ceto medio-basso, delusi dal fatto che il regime non ne avesse migliorato la situazione economica con mezzi più convenzionali, l’estinzione sociale ed economica della comunità ebraica fu anche ordinata dall’alto, rientrando nel quadro generale di preparazione alla guerra, giustificata da un nazionalismo radicale legato non già alla vaga idea di un ritorno a una sorta di sonnolenta e isolata dimensione medievale, bensì a una guerra tecnologicamente avanzata volta al dominio europeo, basata su quelli che erano considerati all’epoca i criteri moderni e scientifici di idoneità e supremazia razziale”
p. 560-561
“Il 16 aprile 1938 un imprenditore di Monaco che aveva prestato servizio come consulente nei casi di arianizzazione scrisse una lettera durissima alla Camera di commercio e dell’industria locale. In essa si proclamava “nazionalsocialista, membro delle SA e ammiratore di Hitler”. Ciononostante, proseguiva, era “talmente disgustato dai metodi … brutali ed estorsivi usati contro gli ebrei che, d’ora innanzi, non intendo avere più nulla a che fare con le arianizzazioni, anche se questo significa rinunciare a dei generosi onorari ... Come uomo d’affari di lunga esperienza e di provata onestà, non [posso] più tollerare passivamente la maniera in cui tanti affaristi e imprenditori ariani … puntano spudoratamente a mettere le mani su negozi e stabilimenti ebraici pagando cifre irrisorie: avvoltoi che si accalcano con occhi rapaci e la bava alla bocca a dare di becco sulla carcassa giudea”“
p. 369
R. J. Evans – Il Terzo Reich al potere 1933-1939 - Mondadori
Postato da porter in Goofynomics alle 21 agosto 2015 22:39
(emphasis added)
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