(...if you find this music boring, you may have a look at this...)
L’economia esiste perché esiste lo scambio, ogni scambio presuppone l’esistenza di due parti, con interessi contrapposti: l’acquirente vuole spendere di meno, il venditore vuole guadagnare di più. Molte analisi dimenticano questo dato essenziale. Per contribuire a una lettura più equilibrata della realtà abbiamo aperto questo blog, ispirato al noto pensiero di Pippo: “è strano come una discesa vista dal basso somigli a una salita”. Una verità semplice, ma dalle applicazioni non banali...
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mercoledì 16 maggio 2018
I am a barbarian...
...precisely the one who plays harpsichord in this (and some others) recording:
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martedì 17 ottobre 2017
Chiuso per Napoli
(...e anche per eccesso di ribasso dei commenti! Mamma mia, che tristezza! Ma cosa vi aspettate che possano dire oggi un Amato o un Micossi? Ma perché continuate a parlarne quasi una settimana dopo? Che informazione aggiunge? Su scale completamente diverse non solo di erudizione economica e di rilevanza per la storia politica del nostro paesi, ma anche e soprattutto di civiltà, e di lettura degli interessi particolari che li animano, i loro percorsi sono comunque preordinati. Subiscono anche loro la loro personale ananke, e non vedo motivi né per stupirsi della loro path dependency, né per dare in escandescenze, né per non rispettarla. Mi fate tanto i crociati, i neolepantiani, e poi sembrate perdere di vista con una inquietante insistenza il fatto che il tribunale è altrove! Sinceramente, io di follower tutti Lepanto e distintivo ne farei anche a meno. Tuttavia, i follower, come i figli, non si scelgono. Si può provare a educarli, ma spesso la cosa più saggia da fare è aspettare che scopino, che poi per l'umore - e in generale per la Weltanschauung - è una mano santa. Provateci, se vi ricordate come si fa, e tornerete qui più sereni. Io per i prossimi tre giorni, sostituisco questa attività con un'altra...)
Nel vano tentativo di farvi capire quanto poco possa fregarmene dei sorrisetti della Vero (ma tanto non lo capirete, perché non capirete quanto sto per dirvi), mi limito a segnalarvi che fra tre giorni a Napoli accompagnerò in questa aria questa cantante, e in questa aria un vecchio amico. Voi non ci sarete, perché il concerto è privato, come era privato il concerto di due anni fa alla galleria Pamphili, del quale è il seguito. Sì, perché la Haendel Society ci ha richiamato, e ci ha chiesto di eseguire a Napoli per i soci una cantata che Haendel aveva scritto a Napoli, qualche anno fa.
Ma voi di questa roba cosa potete saperne?
Voi che considerate certa gente interlocutori ammissibili, gente che l'Europa non sa cosa sia, perché non la pratica, come potete a vostra volta intuire cosa l'Europa sia, e capire quanto poco possa interessare il resto a chi ha la ventura di praticarla?
(...forse ho una sera libera. Se c'è un lettore non colloso, non piagnucoloso, non fradicio di astio verso il mondo, non ex ortottero-donaldiano-auritiiiiiiiano, non forcaiolo, non bilioso, diciamo: se c'è una persona normale che vuole mangiarsi una pizza, mi scriva e magari vediamo di fare due chiacchiere in tranquillità. Astenersi monomaniaci e noiosi. Ce ne sarà, a Napoli, uno così? O no?... Vabbè, per sicurezza telefono a Gennaro, che è meglio...)
Nel vano tentativo di farvi capire quanto poco possa fregarmene dei sorrisetti della Vero (ma tanto non lo capirete, perché non capirete quanto sto per dirvi), mi limito a segnalarvi che fra tre giorni a Napoli accompagnerò in questa aria questa cantante, e in questa aria un vecchio amico. Voi non ci sarete, perché il concerto è privato, come era privato il concerto di due anni fa alla galleria Pamphili, del quale è il seguito. Sì, perché la Haendel Society ci ha richiamato, e ci ha chiesto di eseguire a Napoli per i soci una cantata che Haendel aveva scritto a Napoli, qualche anno fa.
Ma voi di questa roba cosa potete saperne?
Voi che considerate certa gente interlocutori ammissibili, gente che l'Europa non sa cosa sia, perché non la pratica, come potete a vostra volta intuire cosa l'Europa sia, e capire quanto poco possa interessare il resto a chi ha la ventura di praticarla?
(...forse ho una sera libera. Se c'è un lettore non colloso, non piagnucoloso, non fradicio di astio verso il mondo, non ex ortottero-donaldiano-auritiiiiiiiano, non forcaiolo, non bilioso, diciamo: se c'è una persona normale che vuole mangiarsi una pizza, mi scriva e magari vediamo di fare due chiacchiere in tranquillità. Astenersi monomaniaci e noiosi. Ce ne sarà, a Napoli, uno così? O no?... Vabbè, per sicurezza telefono a Gennaro, che è meglio...)
lunedì 3 luglio 2017
Sossoddisfazzioni...
Ieri sera ero qui:
in compagnia dei miei colleghi:
Dopo la prova, mentre ci cambiavamo, si parlava di cattedre di conservatorio: Tizio è andato lì, chi insegna violino là?, ma Caio sta ancora lì...
A un certo punto il nostro primo oboe, che è soprattutto il primo oboe di S. Cecilia (nun se famo mancà gnente), mi chiede: "E tu dove insegni?"
E io: "A Pescara".
E lui: "Ma non c'è più Pietro?"
E io: "Certo, è il mio maestro: ci ho fatto la specialistica."
E lui: "Ma...".
E io: "No, è che io ho una vita complicata: in realtà insegno politica economica... non al conservatorio...".
E ho spiegato brevemente la situazione.
Quindi, se uno ha la fortuna di non conoscermi, non si accorge che la mia vita non è fatta di quel pane che solum è mio, ma di cose delle quali me ne frega il giusto, come quella nella quale mi trovo carcerato oggi:
Non c'è che dire: sossoddisfazzioni! Certo, a mano a mano che divento conosciuto, aumenta il rischio che qualcuno mi indirizzi le rime del Foscolo:
VI CONTRO URBANO LAMPREDI
Dimmi tu, che pur sei mezzo algebrista,
Come avvien questo? Tu se' mezzo critico,
Mezzo sacro dottor, mezzo ellenista,
Mezzo spartano, mezzo sibaritico,
Mezzo poeta, mezzo freddurista,
Mezzo frate, mezz'uom, mezzo politico: -
Come, in tante metà, nulla è d'intero?
Come, tutte sommate, fanno zero?
Dimmi tu, che pur sei mezzo algebrista,
Come avvien questo? Tu se' mezzo critico,
Mezzo sacro dottor, mezzo ellenista,
Mezzo spartano, mezzo sibaritico,
Mezzo poeta, mezzo freddurista,
Mezzo frate, mezz'uom, mezzo politico: -
Come, in tante metà, nulla è d'intero?
Come, tutte sommate, fanno zero?
(...con buona pace del Gaddus, quando si incazzava non era male...)
Essere un uomo a somma nulla... sarà la SStoria a dirlo (se va bene, in una footnote). Intanto, tutto quello che faccio son costretto a farlo bene. E questo convegno non è venuto poi così male... ma al concerto ho goduto di più! Un conto è essere parte di una cosa eterna e viva, un conto intervenire in un dibattito nato morto...
(...e ora Marcello mi chiama al tavolo dei relatori: è finita la pace... scrivere glosse al Timeo per gli stipendi di nessuno...)
(...accanto a Munchau...)
(...da domani in viaggio con Uga...)
giovedì 8 giugno 2017
Bordeaux n'est pas au bord de l'eau...
Nonostante le apparenze:
Bordeaux non si chiama così per il fatto di essere au bord de l'eau (come nella chanson per diversamente europeisti che apre il post), ma per il fatto di essere al confine (bordo) della Gallia: Burdigala.
Ecco, ho rovinato la serata a Norma Rangeri, nominando il confine, padre della nazione, madre di tutte le guerre. C'è un'altra madre che è sempre incinta, e chissà perché mi viene in mente proprio ora. Comunque, la povera Norma non sarà la sola a passare una notte insonne. Ho una revision piuttosto urgente, e così passerò la notte mettendo in fila numeri, sotto al clair de la lune triste et beau:
Ecco: questa per me è la vetta (o quasi). Non credo che nella storia della musica si sia mai avuto un poeta così grande musicato da un musicista tanto grande. Conosco invece diversi grandi musicisti che hanno musicato testi... come dire... "europeisti" (per usare un sinonimo)... e tanti poeti finiti in pessime mani...
Comunque, non sono solo a travagliarmi. Come spesso mi capita, in Francia, il mio dirimpettaio è una persona illustre. A Rouen Flaubert, a Parigi Baudelaire, e a Bordeaux:
Anche lui non dorme. Proprio non ci dorme la notte, con questa storia della separatezza fra i poteri esecutivo, legislativo e monetario. Lui l'aveva pensata in un modo diverso, e di essere travisato così, da un roturier, nel silenzio totale di quei simpatici babbalei dei costituzionalisti, proprio non gli è andata giù, ma veramente per niente.
(...uscendo dall'aereo non ho trovato la valigia - prima o poi doveva capitare - ma ho trovato quello che trovo qui e a Lisbona - e magari sarà anche da altre parti: il respiro dell'oceano. Quella luce, quella profondità, quell'energia... e ora: tabelle!...)
lunedì 5 giugno 2017
Hallenser post 3: Triumph!
Il ciccione ci ha protetti. Aveva ragione Pilon. Funziona. Voi continuate con l'euro. Io sono in birreria...
domenica 4 giugno 2017
Hallenser post 2: il gran Condé
Di fronte al mio letto incombe l'inquietante profilo del ciccione:
"Si racconta che il principe di Condé dormì profondamente la notte avanti la giornata di Rocroi: ma, in primo luogo, era molto affaticato; secondariamente aveva già date tutte le disposizioni necessarie, e stabilito ciò che dovesse fare, la mattina."
Io in vece ho preso un Esilgan (ma da 1 grammo, eh! Tranquilli...).
Buona notte!
Hallenser post 1: 1517
Voce registrata: "...in caso di perdita di pressione nella cabina..."
Il neoborbonico: "Il vostro cervello esploderà!"
...
Viaggiare col neoborbonico è proprio uno spasso. Ma dove Natura matrigna si distrae, è la SStoria a raggiungerlo. E così, proprio a lui, che è tridentino dentro, doveva capitare di prenotare il treno ICE 1517, che passa da Wittemberg per portarci a Halle esattamente 500 anni dopo il 1517.
Interpreto questo come un segno del destino: forse è meglio se l'aria di furore della nostra diva la facciamo a 95 di metronomo, anziché a 100.
Comunque, non si discute: dove piove, i prati sono verdi, e dove non ci sono montagne, i binari sono rettilinei...
(...e dove c'è il carbone, si usa il carbone, e gli altri si fottano...)
Il neoborbonico: "Il vostro cervello esploderà!"
...
Viaggiare col neoborbonico è proprio uno spasso. Ma dove Natura matrigna si distrae, è la SStoria a raggiungerlo. E così, proprio a lui, che è tridentino dentro, doveva capitare di prenotare il treno ICE 1517, che passa da Wittemberg per portarci a Halle esattamente 500 anni dopo il 1517.
Interpreto questo come un segno del destino: forse è meglio se l'aria di furore della nostra diva la facciamo a 95 di metronomo, anziché a 100.
Comunque, non si discute: dove piove, i prati sono verdi, e dove non ci sono montagne, i binari sono rettilinei...
(...e dove c'è il carbone, si usa il carbone, e gli altri si fottano...)
martedì 23 maggio 2017
Gavirate (Handel)
Ci siamo molto divertiti. E ora possiamo andare a Halle, a casa del ciccione. Ma prima, il 2 giugno alle 21, saremo a Todi nel refettorio della Santissima Annunziata, quello dove abbiamo registrato Porpora. Stessa formazione, stesso programma: cantate italiane di un tedesco che ha preferito morire inglese. Il che la dice lunga...
venerdì 12 maggio 2017
Gavirate (save the date)
La giornata è stata lunga e mi sento un po' così:
ma prima di spegnermi vi segnalo due appuntamenti in rosso, a Gavirate e poi il 3 a Todi (seguono dettagli).
Che c'entra il rosso? Bè, la diva è rossa. L'unico rosso sul quale si possa fare affidamento, anche se nel sondaggio che ho promosso su Twitter si sta collocando solo al terzo posto. La maggioranza è reticente... come me!
Naturalmente questi due concerti sono la preparazione per questo, e se non venite una parte del programma la trovate qui (però con una mora).
Gila, tu non puoi esimerti: lo so che le rosse ti piacciono!
(...estote parati...)
(...la linea del partito è: carini e coccolosi...)
ma prima di spegnermi vi segnalo due appuntamenti in rosso, a Gavirate e poi il 3 a Todi (seguono dettagli).
Che c'entra il rosso? Bè, la diva è rossa. L'unico rosso sul quale si possa fare affidamento, anche se nel sondaggio che ho promosso su Twitter si sta collocando solo al terzo posto. La maggioranza è reticente... come me!
Naturalmente questi due concerti sono la preparazione per questo, e se non venite una parte del programma la trovate qui (però con una mora).
Gila, tu non puoi esimerti: lo so che le rosse ti piacciono!
(...estote parati...)
(...la linea del partito è: carini e coccolosi...)
lunedì 28 novembre 2016
#famoerpartito
...dunque: er partito nun lo famo (anche se la qualità di chi me lo chiede si sta progressivamente e vertiginosamente innalzando: il che, peraltro, implica che potranno fare a meno di me), ma le correnti le abbiamo già fatte. Se spogliate le schede di votazione del Keynes award vedrete che ha stravinto il migliore (sono ovviamente phiero di voi). Constaterete tuttavia la presenza di una corrente di minoranza, lo MPF, che non è il Monte dei Paschi di Siena nella pronuncia di un nostro indimenticabile compagno, ma il "Movimento per la filologia", noto anche come "Morti per la figa". Vi aderiscono quelli che hanno preferito Sophie Gent, ovvero il primo video.
Eppure, se la guardate alla luce (perché al buio tutte le flautiste sono nere), vi rendereste conto, gentili utenti di questo blog diversamente non sessista, che anche Anna Besson un suo perché ce l'ha:
E ora torno alla ASN...
(...il Giardino Armonico è troppo anni '80, daje, su!... A me piace di più il loro Seicento. Ad esempio, cliccate qui, e sentite quando è misolidio il cembalista...)
Eppure, se la guardate alla luce (perché al buio tutte le flautiste sono nere), vi rendereste conto, gentili utenti di questo blog diversamente non sessista, che anche Anna Besson un suo perché ce l'ha:
E ora torno alla ASN...
(...il Giardino Armonico è troppo anni '80, daje, su!... A me piace di più il loro Seicento. Ad esempio, cliccate qui, e sentite quando è misolidio il cembalista...)
domenica 11 settembre 2016
Sant'Antimo
(...vi ricordate di Ossaia?...)
Quando siamo arrivati, a valle diluviava:
Il terrazzo erboso si affacciava su Todi:
La chiesa ci aspettava:
Aspettando il nostro pubblico:
Al riparo:
...cioè al riparo:
...e il Libro (a destra nella foto) era aperto su una pagina tanto attuale:
Poi abbiamo suonato.
...e poi siamo usciti:
Il sole calante era quasi in asse con la navata (sospetto che sia in asse il tre settembre... ma chiederemo a Giacobbo):
...e mentre le tinte si pastellavano (non come un filetto di baccalà):
...e il pubblico profittava della munificenza dello sponsor:
...abbiamo smontato gli strumenti, e ci siamo rimessi in cammino.
(...migliaia di seguaci, ma solo xabax con quella santa donna, e ElGrigio. Ve lo meritate l'euro...)
giovedì 5 maggio 2016
Proviamo così...
L'amico neoborbonico, col quale dobbiamo vederci per preparare la prossima stagione, mi segnala che il 24 febbraio il nostro ultimo disco è passato a Primo Movimento (dal minuto 19, ma anche il resto è interessante). Io me l'ero perso perché, come ricorderete, ero in Cina.
Bene.
Ora si apra la ridda dei "professorechennepenZa della Nona di Bruckner" (che non c'entra una sega...), o dei "iononsonounclavicembalistama avresti dovuto realizzare il continuo tenendoti più basso con la destra", o dei "tu sei elitario perché suoni la musica del Seicento ma oggi i problemi sono altri...", o di quello che volete voi.
Tanto ormai mi avete preso per sfinimento...
(...ah, ovviamente adesso arriverà quello che prenderà cappello perché ho detto "neoborbonico"...)
Bene.
Ora si apra la ridda dei "professorechennepenZa della Nona di Bruckner" (che non c'entra una sega...), o dei "iononsonounclavicembalistama avresti dovuto realizzare il continuo tenendoti più basso con la destra", o dei "tu sei elitario perché suoni la musica del Seicento ma oggi i problemi sono altri...", o di quello che volete voi.
Tanto ormai mi avete preso per sfinimento...
(...ah, ovviamente adesso arriverà quello che prenderà cappello perché ho detto "neoborbonico"...)
domenica 6 marzo 2016
In memoriam
Ascoltando la radio apprendo cosa fosse il senso di agonia che da qualche giorno mi opprimeva. Già. Non sono stato solo collega di persone che non mi sono scelto, come quelle delle quali vi parlavo nel post precedente, e delle quali mi è stato così facile essere migliore (lo provano le loro previsioni), e mi è così difficile sentirmi il "simile". Sono stato, sono, anche umile collega di persone che hanno avuto una scintilla di umanità e con le quali, per questo motivo, pur non avendole talora mai incontrate (come in questo caso), mi è stato immediato entrare in una simpatia profonda, ricevendo molto più di quanto mi fosse mai pensabile poter restituire.
Lui mi ha guidato verso le due vette. Ho passato giornate intere, nei miei sedici anni, ad ascoltare questo, cui un giorno parteciperò (hoc facite in meam commemorationem):
Quante cose non capivo, che ora capisco, e quante non ne avrò ancora capite, quando sarà il mio momento. Ma capivo l'essenziale: che lì c'era la verità, e quindi la vita, e quindi la via, la via da percorrere, la via che portava da qualche parte. Si capisce, no, la differenza dal vicolo cieco in cui brancolano, nel loro macabro anelito di morte, nella loro impotente bramosia di distruggere la memoria di questa bellezza cui non sono in grado di accedere, i nostri grami interlocutori, dall'ego diversamente conformato, perché mai portato al cospetto della grandezza?
Poi mi aprì quest'altro cancello:
e questa è rimasta una delle mie cantate preferite. La battaglia della vita contro la morte. La battaglia dell'Europa contro l'europeismo.
Hölle: wo ist dein Sieg?
Risorgeremo, anche se, come credo immaginiate, ci metteremo un po' più di tre giorni. Ma, del resto, siamo anche stati venduti per molto più di trenta denari. Un tipico caso di bolla, che, come tutte le bolle, esploderà...
Lui mi ha guidato verso le due vette. Ho passato giornate intere, nei miei sedici anni, ad ascoltare questo, cui un giorno parteciperò (hoc facite in meam commemorationem):
Quante cose non capivo, che ora capisco, e quante non ne avrò ancora capite, quando sarà il mio momento. Ma capivo l'essenziale: che lì c'era la verità, e quindi la vita, e quindi la via, la via da percorrere, la via che portava da qualche parte. Si capisce, no, la differenza dal vicolo cieco in cui brancolano, nel loro macabro anelito di morte, nella loro impotente bramosia di distruggere la memoria di questa bellezza cui non sono in grado di accedere, i nostri grami interlocutori, dall'ego diversamente conformato, perché mai portato al cospetto della grandezza?
Poi mi aprì quest'altro cancello:
e questa è rimasta una delle mie cantate preferite. La battaglia della vita contro la morte. La battaglia dell'Europa contro l'europeismo.
Hölle: wo ist dein Sieg?
Risorgeremo, anche se, come credo immaginiate, ci metteremo un po' più di tre giorni. Ma, del resto, siamo anche stati venduti per molto più di trenta denari. Un tipico caso di bolla, che, come tutte le bolle, esploderà...
martedì 26 gennaio 2016
La durezza del vivere (ad personam)
A cortese richiesta:
ecco la durezza del vivere:
(...il profluvio di commenti ai post precedenti dimostra solo una cosa: vi prendete troppo sul serio. Si prende troppo sul serio il malcapitato che voleva usarmi da segretaria, si prende troppo sul serio chi si pone domande esistenziali sulla didattica, si prende troppo sul serio chi si affretta a consolarmi senza aver capito che io sono un vero universitario, e che dell'università, che una volta era libera, fa parte - cioè faceva parte - lo spirito goliardico, quello spirito goliardico che qui difendo dai pretini tutti luoghi comuni, menzogna e ipocrisia espressi da certi atenei di prestigio. Sì, una cosa è seria: non usatemi mai come segretaria, perché lì avete veramente chiuso. Ma a parte questo, mi corre l'obbligo di darvi un'informazione di servizio: moriremo tutti. Ah, non lo sapevate? Bè, mi spiace, funziona così. E allora, di questa vita così breve, cosa vogliamo fare? Vogliamo renderla noiosa con la seriosità dei colleghi che oggi ci spiegano che il problema è il debito privato? Vogliamo renderla stucchevole col gentilomismo del Quaresima? Vogliamo renderla pesante con il latinorum involuto di chi vuole semplicemente distrarvi mentre vi sfila il portafogli? Not in my name. Certo, chi mi ha scritto lettere accorate è tanto tenero, come chi mi ha scritto tomi per spiegarmi come si tiene un blog. Gli voglio bene, ma evidentemente non è una cima. Lo è invece Simone Previti, o anche, per quanto mi dolga ammetterlo, il giovine Baroni, i quali hanno capito benissimo che stavo scherzando - come molti di voi - e son stati allo scherzo (come Guido e Nat, gli autori dei due ultimi fotomontaggi)...
Scusate, qui è come la storia degli ortotteri che vogliono mettere il reddito della gleba per ridurre la greppia dello Stato: ma se fossi stato realmente deluso, amareggiato, avrei mai scherzato mimando su Twitter una serie di breaking news sul vostro eccesso di ribasso!? Scusate: ma veramente ritenete sia in vostro potere amareggiarmi!? Eppure questo passo di Proust ve l'ho citato così tante volte... Scusate: ma come mi posso ragionevolmente aspettare che voi capiate le cose pur semplici che vi esprimo in modo relativamente limpido, se abbiamo visto su Twitter, con i nostri occhi, ordinari di università top 20 letteralmente non sapere cosa sia un tasso di cambio!? È del tutto ovvio ed evidente che in queste condizioni solo pochi possano farcela. Ma voi non mi seguite perché capite i miei teoremi (che miei non sono). Voi mi seguite perché intuite la mia verità. La verità di uomo, intendo, quella che a certi interlocutori naturaliter manca. Non è una adesione razionale: è emotiva. Ma tanto basta. Poi, chi vuole, con calma, si prende i libri e se li legge. Ma se lo scopo del gioco fosse quello di essere capito, allora avrebbe avuto ragione chi all'inizio mi faceva le lezioncine di comunicazione: "non mettere grafici, non mettere numeri, laggente non capiscono...".
E invece aveva torto.
Agli esperti di comunicazione mando un abbraccio affettuoso. Voi potete essere esperti quanto vi pare. Ma non potete essere me. E qui la gente viene perché ci sono
IO
Se volete, vi spiego come si fa a essere io. La risposta è - ovviamente - controintuitiva: essendo voi, cioè non leggendo quattro libri americani del cazzo, pieni di scipite banalità, e non venendo a spiegare a me che un blog è un diario di bordo e non un manuale - non avendo voi scritto né l'uno né l'altro. Siate voi stessi. Siete così? Siate così. Meglio usare solo il 2% del proprio cervello che usarne il 100% riempiendo il 98% di roba altrui (e.g.: manuali di scienza della comunicazione...).
Fidatevi. Non di me. Di voi. O magari di Sandro Penna: felice chi è diverso...
Diversi lo nasciamo, comuni lo diventiamo.
Al fine di non diventarlo, al fine di tutelare quella diversità che è poi il bene sommo, il segno della libertà, cioè di quello che il progetto imperiale europeo ci vuole togliere, da me accettate solo un consiglio: non prendetevi sul serio, e soprattutto non prendetemi sul serio. Non ho bisogno delle vostre pacche sulle spalle, credetemi. Quando ne avrò bisogno, ve le chiederò. Non mi vergogno mica a chiedere, se ho bisogno.
Comunque, visto che siamo entrati in argomento, nei prossimi giorni parliamo della dissonanza...)
(...per l'ultima cazzo di volta: solo una cosa seria: non sono la vostra segretaria. Chiaro? Il mio tempo non è vostro, e comunque ricordate: quando si impara, si impara soli. L'apprendimento, come la morte, è un atto intrinsecamente individuale. Senza uccidere (voi) il vostro io ignorante con le vostre mani, non potrete mai far prevalere il vostro nuovo io, quello sapiente. Ma dovete farlo voi. Dovete farlo voi. Dovete farlo voi. La risposta è comunque già dentro di voi. Se poi non ci arrivate, pace. Non riuscirete a convincere i vostri vicini di casa, ma vi ho già detto di non provarci nemmeno, e di non venire qua a piagnucolare se non ci riuscite. State vicino a chi veramente ha bisogno di voi, e resistete. Non può durare...)
ecco la durezza del vivere:
(...il profluvio di commenti ai post precedenti dimostra solo una cosa: vi prendete troppo sul serio. Si prende troppo sul serio il malcapitato che voleva usarmi da segretaria, si prende troppo sul serio chi si pone domande esistenziali sulla didattica, si prende troppo sul serio chi si affretta a consolarmi senza aver capito che io sono un vero universitario, e che dell'università, che una volta era libera, fa parte - cioè faceva parte - lo spirito goliardico, quello spirito goliardico che qui difendo dai pretini tutti luoghi comuni, menzogna e ipocrisia espressi da certi atenei di prestigio. Sì, una cosa è seria: non usatemi mai come segretaria, perché lì avete veramente chiuso. Ma a parte questo, mi corre l'obbligo di darvi un'informazione di servizio: moriremo tutti. Ah, non lo sapevate? Bè, mi spiace, funziona così. E allora, di questa vita così breve, cosa vogliamo fare? Vogliamo renderla noiosa con la seriosità dei colleghi che oggi ci spiegano che il problema è il debito privato? Vogliamo renderla stucchevole col gentilomismo del Quaresima? Vogliamo renderla pesante con il latinorum involuto di chi vuole semplicemente distrarvi mentre vi sfila il portafogli? Not in my name. Certo, chi mi ha scritto lettere accorate è tanto tenero, come chi mi ha scritto tomi per spiegarmi come si tiene un blog. Gli voglio bene, ma evidentemente non è una cima. Lo è invece Simone Previti, o anche, per quanto mi dolga ammetterlo, il giovine Baroni, i quali hanno capito benissimo che stavo scherzando - come molti di voi - e son stati allo scherzo (come Guido e Nat, gli autori dei due ultimi fotomontaggi)...
Scusate, qui è come la storia degli ortotteri che vogliono mettere il reddito della gleba per ridurre la greppia dello Stato: ma se fossi stato realmente deluso, amareggiato, avrei mai scherzato mimando su Twitter una serie di breaking news sul vostro eccesso di ribasso!? Scusate: ma veramente ritenete sia in vostro potere amareggiarmi!? Eppure questo passo di Proust ve l'ho citato così tante volte... Scusate: ma come mi posso ragionevolmente aspettare che voi capiate le cose pur semplici che vi esprimo in modo relativamente limpido, se abbiamo visto su Twitter, con i nostri occhi, ordinari di università top 20 letteralmente non sapere cosa sia un tasso di cambio!? È del tutto ovvio ed evidente che in queste condizioni solo pochi possano farcela. Ma voi non mi seguite perché capite i miei teoremi (che miei non sono). Voi mi seguite perché intuite la mia verità. La verità di uomo, intendo, quella che a certi interlocutori naturaliter manca. Non è una adesione razionale: è emotiva. Ma tanto basta. Poi, chi vuole, con calma, si prende i libri e se li legge. Ma se lo scopo del gioco fosse quello di essere capito, allora avrebbe avuto ragione chi all'inizio mi faceva le lezioncine di comunicazione: "non mettere grafici, non mettere numeri, laggente non capiscono...".
E invece aveva torto.
Agli esperti di comunicazione mando un abbraccio affettuoso. Voi potete essere esperti quanto vi pare. Ma non potete essere me. E qui la gente viene perché ci sono
IO
Se volete, vi spiego come si fa a essere io. La risposta è - ovviamente - controintuitiva: essendo voi, cioè non leggendo quattro libri americani del cazzo, pieni di scipite banalità, e non venendo a spiegare a me che un blog è un diario di bordo e non un manuale - non avendo voi scritto né l'uno né l'altro. Siate voi stessi. Siete così? Siate così. Meglio usare solo il 2% del proprio cervello che usarne il 100% riempiendo il 98% di roba altrui (e.g.: manuali di scienza della comunicazione...).
Fidatevi. Non di me. Di voi. O magari di Sandro Penna: felice chi è diverso...
Diversi lo nasciamo, comuni lo diventiamo.
Al fine di non diventarlo, al fine di tutelare quella diversità che è poi il bene sommo, il segno della libertà, cioè di quello che il progetto imperiale europeo ci vuole togliere, da me accettate solo un consiglio: non prendetevi sul serio, e soprattutto non prendetemi sul serio. Non ho bisogno delle vostre pacche sulle spalle, credetemi. Quando ne avrò bisogno, ve le chiederò. Non mi vergogno mica a chiedere, se ho bisogno.
Comunque, visto che siamo entrati in argomento, nei prossimi giorni parliamo della dissonanza...)
(...per l'ultima cazzo di volta: solo una cosa seria: non sono la vostra segretaria. Chiaro? Il mio tempo non è vostro, e comunque ricordate: quando si impara, si impara soli. L'apprendimento, come la morte, è un atto intrinsecamente individuale. Senza uccidere (voi) il vostro io ignorante con le vostre mani, non potrete mai far prevalere il vostro nuovo io, quello sapiente. Ma dovete farlo voi. Dovete farlo voi. Dovete farlo voi. La risposta è comunque già dentro di voi. Se poi non ci arrivate, pace. Non riuscirete a convincere i vostri vicini di casa, ma vi ho già detto di non provarci nemmeno, e di non venire qua a piagnucolare se non ci riuscite. State vicino a chi veramente ha bisogno di voi, e resistete. Non può durare...)
mercoledì 13 gennaio 2016
Roma 20 gennaio: Charpentier e Schubert
Cari seguaci,
vi segnalo la mia prossima apparizione a Roma, alle ore 20:30 di mercoledì 20. Sarò a S. Luigi dei Francesi con la Cappella Ludovicea, accompagnerò all'organo due mottetti di Charpentier (e mi ascolterò la Messa in sol maggiore di Schubert), sotto la direzione di Ildebrando Mura (uno di noi).
L'unico assente giustificato è il piazzaleloretista (perché ha già dato lo scorso anno, ascoltandosi, guarda un po', Le reniement de St. Pierre, opera quanto mai in argomento con il tema fondamentale di questo blog: il seguacesimo, appunto...).
(...suono l'organo, non dovrete spostare strumenti, e poi possiamo berci una biretta, ovviamente senza er Biretta...)
vi segnalo la mia prossima apparizione a Roma, alle ore 20:30 di mercoledì 20. Sarò a S. Luigi dei Francesi con la Cappella Ludovicea, accompagnerò all'organo due mottetti di Charpentier (e mi ascolterò la Messa in sol maggiore di Schubert), sotto la direzione di Ildebrando Mura (uno di noi).
L'unico assente giustificato è il piazzaleloretista (perché ha già dato lo scorso anno, ascoltandosi, guarda un po', Le reniement de St. Pierre, opera quanto mai in argomento con il tema fondamentale di questo blog: il seguacesimo, appunto...).
(...suono l'organo, non dovrete spostare strumenti, e poi possiamo berci una biretta, ovviamente senza er Biretta...)
domenica 15 novembre 2015
domenica 4 ottobre 2015
E tre...
E anche il terzo concerto è andato. Auditorium splendido:
(ma in concerto il minion guardava verso la tavola armonica).
Ora ci togliamo il quarto (privato), e poi c'è il prossimo disco.
Nel frattempo avremo tante altre cose da fare, incluso il mesto officio e pio di leggere chi dice tardi e male ciò che abbiamo detto presto e bene, e il più costruttivo compito di pensare alla salute.
La cronaca di questi giorni non mi pare meriti particolari commenti...
lunedì 7 settembre 2015
#pirreviù7: Colombo vs. Majone (ovvero: Ungheria vs. UE)
Dibattito "Siamo in Europa o in Grecia", al minuto 31:10, Furio Colombo:
"Ma quando è venuto fuori Orban, personaggio che non si può
non definire nazista [applauso dei beoti – chiedendo scusa alla Beozia, che in
questo momento soffre], personaggio che non si può non definire nazista, quando
compare una persona come Orban, che prende le decisioni che prende! Ha cambiato
radicalmente la loro Costituzione, rendendola praticamente completamente (e
questo dovrebbe farci fischiare le orecchie) nelle mani dell’esecutivo, dove il
Parlamento non ha alcuna funzione, quando si tratta di Orban, quando Orban fa
le cose che ha fatto, con la crudeltà spaventosa di tenere uomini donne e
bambini senz’acqua..."
(...il resto ce lo risparmiamo, non senza aver notato che,
essendo estate, se qualcuno fosse stato lasciato senz’acqua verosimilmente
sarebbe morto: e altrettanto verosimilmente qualche reporter “indipendente”,
seduto su una pila di cadaveri fatti dagli amici di chi lo manda in giro, ne
avrebbe tratto spunto per fare un bel cappottino d’abete a Orban. Il Guardian racconta
una cosa un po’ diversa: che i rifugiati siriani hanno fatto – o minacciato
– lo sciopero della fame e della sete perché non volevano essere collocati in
un campo profughi in Ungheria, ma volevano procedere verso la Germania, e credo
che la dottoressa Arcazzo ci confermi che questo è in effetti l’intendimento
dei profughi, e anche della Germania. Con questo non sto dicendo che il dottor
Colombo abbia intenzionalmente mentito: non mi permetterei mai! Sto solo
dicendo che dalla mia affrettata ricerca di fonti per l’esecrando episodio che
lui giustamente esecra – del resto, se è esecrando, come non esecrarlo? – è saltata
fuori solo una cosa che a un beota potrebbe sembrare uguale a quella che dice
lui, ma che invece è esattamente opposta. Ma io, si sa, sono un ragazzo
sfortunato...).
Giandomenico Majone, Rethinking the union of Europe, p. 132:
One of the most striking features of the EU institutional
arrangements is the monopoly of agenda setting enjoyed by the non-elected Commission: in all
matters related to market integration, only the Commission can make legislative
and policy proposals. It is important to understand clearly what is implied by
such an extensive delegation of powers. First, other European institutions, including
the Parliament, cannot legislate in the absence of a prior proposal from the
Commission. It is up to the latter institution to decide whether the EU should
act and, if so, in what legal form, and what content and implementing
procedures should be followed. Second, the Commission can amend its proposal at
any time while it is under discussion in the Committee of Permanent
Representatives of the member states, or in the Council of Ministers, while the
Council can amend a Commission proposal only by unanimity. Moreover, if the
Council unanimously wishes to adopt a measure which differs from the proposal,
the Commission can deprive the Council of its power of decision by withdrawing
its own proposal. Finally, neither the Council nor the EP nor a member state
can compel the Commission to submit a proposal, except in those few cases where
the Treaty imposes an obligation to legislate.
As I had
occasion to point out some time ago, this monopoly of legislative and policy
initiative granted to a non-elected body represents a violation of fundamental
democratic principles that is unique in modern constitutional history, and
fairly rare even in ancient history.
(...la
differenza fra un dilettante e un professionista è come quella fra un bufalo e una
locomotiva: salta all’occhio. Peraltro, questa citazione non vale tanto a
darvi testimonianza della mia sfacciata wide-rangedness, quanto a ricordarci
cosa occorre fare, in una qualsiasi parte del mondo, per creare degli “Stati
Uniti”. La prima cosa da fare è sterminare chiunque abiti il territorio da “unire”,
e, come vi ho detto più volte, se in America gli Stati Uniti sono nati dallo
sterminio degli indiani – e dei bisonti, che sarebbero i “buffalo”, nella
costruzione degli Stati Uniti d’Europa gli indiani siete voi – mentre Furio
pensa di essere un colonizzatore...).
Sintesi
Sintesi: dal letame può nascere un fiore (o anche un fungo),
e Furio Colombo (si parva licet) può dire una cosa giusta. Non so se la
costituzione ungherese sia come lui la descrive. Il fervore livoroso con il
quale era intento a subornare la platea mediante una squallida reductio ad Hitlerum lascia sospettare
che potrebbe anche aver fornito, per rafforzare il proprio argomento, o anche semplicemente perché trascinato dal proprio empito retorico, una
visione distorta, e in effetti Wikipedia racconta una storia diversa. Ma diamogliela per buona, la sua versione: supponiamo che lo scopo del gioco, nel
riformare la costituzione ungherese, fosse esclusivamente quello di rendere il Parlamento
succube dell’esecutivo. E allora sì, avrebbe ragione Colombo, ci dovrebbero in
effetti fischiare le orecchie: perché, come ci ricorda Majone (e come io ho ricordato alla Versiliana), questo è esattamente quanto accade nella “costituzione”
europea, cioè nel combinato disposto del TUE e del TFUE, che a Colombo tanto
piacciono.
Business as usual...
Se una cosa la fa (forse) uno che consideri un
nemico politico, è esecranda. Se la fanno (sul serio) i rappresentanti degli
interessi che difendi, è laudabile (o ci passi sopra con eleganza). Se anche le
cose stessero come dice Colombo (e abbiamo capito che le sue affermazioni
accorate e categoriche occorre siano verificate con attenzione), l’UE che
rimprovera l’Ungheria, sarebbe il classico caso di bue che dice cornuto all’asino.
Piccolo cabotaggio, ed è perché ne avete piene le tasche che
siete qui...
E sapeste quanto ne ho piene le tasche io!
A Stefano Feltri voglio bene, è una mia perversione, non
posso farci niente. Lui, per me, è e resta un grande mistero. Vi faccio
presenti due cose: che nonostante sia totalmente succube della mortifera
ideologia europea, mi lascia esprimere un parere contrario sul suo giornale
(niente di simile è accaduto su testate che non voglio nominare), e che è l’unico
ad aver avuto l’onestà intellettuale di ammettere che “forse
ha ragione il nostro Alberto Bagnai nel sostenere che per la Grecia non c’è
ribellione possibile nell’euro”.
Forse, eh...
Ma abbiamo visto che l’onestà intellettuale è una merce
rara, e quindi vi esorto ad apprezzarla, qualora si manifesti (son apparizioni
fugaci).
Il mio apprezzamento a Stefano l’ho mostrato accogliendo il
suo invito alla Versiliana, un invito al quale “non potevo sottrarmi” (me l’ha
messa così), e non mi sono sottratto. Sapevo ciò cui andavo incontro. La perla
che ho riportato in apertura è solo una di una lunga collana: guardatevi il
video e fatevi due risate (mitico Fini che voleva “lasciare in pace l’Africa”,
col telefonino che gli squillava in tasca: gli ho spiegato da dove viene il coltan,
ma ho capito subito che il mio accanimento terapeutico era inutile...). Ma questo
sacrificio mi è valso anche l’incontro e l’abbraccio di tanti di voi, e, a
sorpresa, anche di Chiara Geloni, la mia bersaniana preferita (non c’è niente
da fare, le cattocomuniste sono anch’esse, più di Stefano, una mia
perversione).
Però ero, sono, stremato.
Quest’estate è stata un incubo. Non mi sono riposato un momento.
Tornando in treno, mi sono letto l’ultimo
libro di San Vladimiro. Il tentativo di riassumere “a prova di idiota”
alcune cose che qui sappiamo benissimo, grazie soprattutto a Quarantotto (convenientemente
citato). Ammiro la dedizione con la quale San Vladimiro si dedica a salvare le
anime piddine. Per chi sa di sapere non c’è cura. Come ci diceva Buffagni in
coda al post precedente, qualsiasi tentativo di articolare un discorso
razionale sul percorso europeo, quel percorso che, secondo studiosi tanto
diversi quanto Majone, Klaus,
Zielonka,
Frey,
si è decisamente spinto troppo in là e sulla strada sbagliata, qualsiasi
tentativo di dissuadere gli euristi dal loro élan vital totalitario, dal loro
anelito a “gettare l’Unione oltre l’ostacolo” (che in questo caso è la
SStoria), urterà contro la reductio ad Hitlerum uso Furio Colombo, ed è quindi un tentativo vano, prova di sconfinato amore per l'umanità, ma per quella parte dell'umanità che tale amore non merita, perché in fondo aveva ragione Sergio Cesaratto al goofy4: ormai chi poteva capire ha capito, e gli altri sono inutili.
Loro, gli inutili (e quindi pericolosi perché strumentalizzabili), prenderanno sempre per buoni, come hanno fatto ieri, gli argomenti di Colombo: "Pensi che l’euro non funzioni perché sono sessant’anni che
la teoria e la prassi economica spiegano tutto quello che qui sappiamo? Allora
sei un nazista e vuoi che i bambini muoiano sulle spiagge". Questo è il “Colombo-pensiero”
in sintesi. E i beoti applaudono, senza capire che questo pensiero magico “negativo”
per il quale il ragionamento critico è il male assoluto, è la Shoah, è uguale e
contrario al pensiero magico “positivo” per il quale l’Europa risolverà tutti i
problemi, per il quale il nazionalismo si combatte creando una supernazione. Ma
il pensiero magico, e i suoi canuti sciamani, non hanno mai condotto chi lo
praticava sul cammino dello sviluppo...
I conflitti non esistono “perché esistono confini”, più o
meno formalizzati (e parliamone anche del fatto che esistono diversi percorsi
storici e culturali, e che pensare di cancellarli con un tratto di penna ha
portato nel resto del mondo solo morte e distruzione, e così farebbe a casa nostra...
Avete mai guardato un mappamondo? Avete mai notato che dove i confini sono
tirati col righello la gente muore a coorti, con l’unica eccezione di quelle
aree che corrispondono a parti dell’ex-Impero britannico, dove la gente oggi
non muore più perché il tributo di sangue è già stato pagato, mi ripeto, per lo
più da gruppi etnici sprovvisti di un efficace ufficio stampa: aborigeni, “native
Americans”, ecc.).
No, i conflitti non esistono perché esistono i confini: i
conflitti esistono perché esistono gli imbecilli (e gli avidi, che degli
imbecilli sono un sottoinsieme).
Pensare che un insieme di regole, per di più particolarmente
disfunzionali, possa valere a salvare l’umanità dai conflitti è un atto addirittura
blasfemo nella sua ingenua arroganza, la stessa arroganza blasfema di chi pensa
di aver creato una cosa “irreversibile”. Lo scopo dell’Europa lo abbiamo ormai
capito: non è quello di garantirci dai conflitti, ma quello di mettere “al
riparo dal processo elettorale” (come diceva Monti) i luoghi politici dove
questi possano comporsi in modo democratico. La stucchevole retorica dell’euro
(o dell’Europa) che ci ha dato la pace non è solo insulsa, infondata, e
intellettualmente squallida. È anche pericolosa, come è pericoloso, e fonte di
violenza (e in particolare di violenza nazionalistica) qualsiasi mito “identitario”
che faccia riferimento a una terra promessa. L’Europa promessa, la nazionciona
che non farà la guerra perché non avrà confini...
Un attimo!
Non li avrà al proprio interno! E forse che non esistono le
guerre civili? E forse che il resto del mondo non esiste? Allora stiamo dicendo
che quando avremo creato un impero mondiale vivremo tutti in pace? Tutti tutti?
E se uno non sarà d’accordo, magari sul colore delle tutine attillate, tutte
uguali, che porteremo in questo impero distopico, cosa farà? Dove andrà? Avete
mai pensato che un mondo senza confini è un mondo senza diritto di asilo? Avete
mai pensato a quello che volete sacrificare per raggiungere un obiettivo che
non ha senso, perché non esiste forma di organizzazione umana che possa
impedire all’uomo di essere uomo, con le sue debolezze, le sue tensioni, i suoi
conflitti? Avete pensato che, mentre ci dite che le bandiere nazionali erano
così brutte, volete farci intenerire perché un poveraccio entra nei nostri
confini con la nostra bandiera al collo (a favore di telecamera)? Siete scemi
voi, o provate a prendere per scemi noi?
Ecco...
Questi erano i pensieri che mi turbinavano in capo mentre
rientravo, sfranto, sfibrato, stremato, dalla Versiliana. E pensavo: “Cristo,
domattina viene Renato, e dobbiamo provare per i prossimi quattro concerti, e
io sono esausto, come faccio, come faccio, ma chi me l’ha fatto fare di
prendere questi concerti, io faccio troppe cose, devo smettere, devo imparare a
dire di no, basta, non è possibile, sono esausto...”.
Ed esausto mi sono steso a letto.
Poi, questa mattina, facendomi forza, ho accordato.
Arriva Renato, e mi fa vedere questa bella pirreviù:
E certo che ad Andrea Bedetti, per queste belle parole, va
tutta la nostra gratitudine (e comunque è vero che il tecnico del suono che
avevamo era fantastico – e molto simpatico). Erano del resto abbastanza
favorevoli i pareri in
calce al nostro altro disco, ma quelli erano pareri del pubblico, e quindi
non valevano come pirreviù... Inutile dire che leggerla mi ha dato la forza di
provare fino alle 20. E ora siamo pronti. Seguirà comunicazione di servizio.
Per chiudere, vi fornisco due contributi dalla regia. Il
primo è la definizione di europeismo:
che si applica con tanto maggior vigore quanto più grande e fasulla è la patria che gli europeisti vogliono costruire, e il secondo è la dimostrazione plastica della differenza
fra un europeista (cioè una canaglia, e una canaglia pericolosa), e un europeo:
Spero che, in questo caso, la differenza salti all'orecchio (non solo a quello di Bedetti...).
Ecco. Un europeo è una persona che non ha bisogno di avere un dischetto di metallo in tasca per sentirsi legato alle proprie radici, è una persona che conosce e diffonde il patrimonio di civiltà che questa porzione di terra emersa ha sedimentato negli anni, senza alcun desiderio di supremazia, ma con spirito di condivisione. È stato bello condividere con Bud, che veniva dagli “Stati Uniti del Canada”, la creazione di questo disco. Ci pensate? Un dottorando in musicologia, finanziato con spesa pubblica improduttiva canadese per studiare la musica italiana, quella musica che Renzi fa tagliare allo scialbo Franceschini e ai suoi burocrati. Eh, ma il Pedante ce lo spiega ogni giorno suTwitter: non sei italiano se non sei antitaliano.
E così sia.
Voi siete qui perché siete europei, non europeisti, e per essere europei non avete bisogno di altro che di essere quello che siete: italiani. Non nemici, non peggiori, non migliori: semplicemente diversi da un tedesco, o da un canadese, o da un tibetano.
Se volete difendere il vostro diritto ad essere diversi, a pensare in modo diverso, ricordatevi di votare questo blog nella categoria "economia", di votare il fact checking sulla Grecia come migliore articolo, e di votare chi ha il coraggio di smascherare la fallacia della reductio ad Hitlerum, e le lievi imprecisioni sulla cronaca, come peggior cattivo. Il buonismo, del resto, è l'ultimo rifugio degli europeisti...
Se volete difendere il vostro diritto ad essere diversi, a pensare in modo diverso, ricordatevi di votare questo blog nella categoria "economia", di votare il fact checking sulla Grecia come migliore articolo, e di votare chi ha il coraggio di smascherare la fallacia della reductio ad Hitlerum, e le lievi imprecisioni sulla cronaca, come peggior cattivo. Il buonismo, del resto, è l'ultimo rifugio degli europeisti...
Se invece volete fare dell'Europa una patria fittizia, siete delle
reali canaglie. Anche se il vostro posto non è certo qui, io posso perdonarvi, per i lutti che provocherete.
Ma la storia non lo farà.
Ma la storia non lo farà.
venerdì 21 agosto 2015
Tante nomine... nullum par elogium! (il 1938)
(un grazie a Miguel. E, per restare in argomento...)
Da Celso ricevo e condivido con voi:
Riassumiamo quanto successo a proposito delle nomine dei nuovi direttori dei Musei italiani?
Notiamo
che una scelta così delicata e significativa è stata fatta il 18 di
Agosto. Data di per sé bizzarra, ma, si sa, il governo Renzi si occupa
del paese anche ad Agosto.
Secondo l'attuale ideologia
dominante onnipresente, e brandita come un'arma impropria, i designati
dovevano rispondere a criteri di assoluta eccellenza in una competizione
aperta e internazionale.
Si è subito acceso un dibattito
vivace, come probabilmente sapete tutti da Twitter; tra i protagonisti
Claudio Borghi, che dei politici è quello che più si è esposto, entrando
anche nel merito del...."merito" dei designati. Si è subito capito che
il tanto strombazzato merito in realtà non c'era. È interessante allora
notare le reazioni di persone di rango, e politicamente significative,
come per esempio il dott. Giampaolo Galli, che pubblica un tweet
che
suscita la reazione sdegnata di Borghi
Sorprendente no?
Dice di non
sapere chi siano, di non conoscerli, ma di rallegrarsi che siano stati
scelti, perché NON SONO ITALIANI. Metodologicamente un ragionamento
bizzarro: dobbiamo studiare le carte e poi emettere un giudizio, oppure
basta avere un passaporto diverso da quello italiano? Se si presentava
Giorgio Vasari, saremmo stati contenti della sua eliminazione perché
aretino? Che dire? Ma il meglio doveva ancora venire ed è la puntata di
Inonda di ieri sera con la partecipazione di Vittorio Sgarbi. @Martinet, molto opportunamente, ha postato gli interventi di Sgarbi in
questa trasmissione. Vi prego di guardarli e di guardare attentamente
come i due Dioscuri cercano di arginare Sgarbi. Ma, come sapete, Sgarbi è
un cavallo pazzo, ha cominciato a urlare, a dire parolacce, a
minacciare di andarsene, se gli avessero impedito di dire ciò che voleva
dire. Badate bene che un altro al posto di Sgarbi non avrebbe avuto la
capacità e la possibilità di dire la verità su queste nomine. Che sono
sprovviste di qualsiasi autorevolezza, che non brillano per particolare
qualità, che dimostrano, carte alla mano, l'inferiorità degli stranieri
scelti sui concorrenti italiani. Nessuno poteva replicare a Sgarbi, che
praticamente aveva messo tutti con le spalle al muro, compresa la
squisita signora Buitoni.
Ma qui entra in scena un uomo che non ci delude mai: il dott. Plateroti. Nostra vecchia conoscenza, egli, dopo il diluvio di insulti e argomentazioni di Sgarbi, se ne esce con una perla impagabile: ecco, se restiamo al livello di titoli e di meriti, non se ne esce. Come come? Sì, proprio così. Come il dott. Galli si rallegrava per la scelta degli stranieri senza avere la minima idea di quali fossero i loro meriti, così il dott. Plateroti ritiene che il "merito" in realtà sia un falso problema (lo avevamo capito, dott. Plateroti!). In realtà conta scegliere persone che abbiano rapporti con gli ambienti internazionali, quelli che possono dare soldi ecc ecc.
Se poi mettiamo a capo di uno dei più importanti musei al mondo, gli Uffizi, un esperto di avori e bronzi, se mettiamo una laureata in scienze politiche, che ha diretto un medio museo, alle Gallerie dell'Accademia, da cui abbiamo cacciato un esperto di pittura dal '200 al '400, questo non interessa al dott. Plateroti.
Se mettiamo a Paestum un giovanotto di 34 anni, che ha un terzo dei titoli della Guidobaldi, come dice Sgarbi, al dott. Plateroti non interessa. E non gli interessa nemmeno che questo sventurato dichiari oggi che non è vero che non ha esperienza, perché ha fatto per due anni la guida turistica a Berlino...
Vi rendete conto di ciò che sta succedendo in questo paese, ormai una Repubblica delle Banane in mano ai tedeschi? In realtà andrebbe spiegato perché queste sono davvero nomine politiche; @Martinet, nella sua risposta all'incauto interlocutore, individua bene i punti salienti della questione. Aggiungerei anche che la tutela e la conservazione dei beni culturali l'abbiamo inventata noi; chi vuole, può leggere un libro assai bello di Donata Levi su un vero pioniere della tutela, Cavalcaselle. Nel novecento abbiamo fondato due istituti di restauro straordinari, come quello di Roma e quello dell'Opificio delle Pietre dure. Siamo un paese che non ha mai demeritato per quanto riguarda l'inquadramento giuridico della tutela dei beni culturali. Altro discorso è quello dei fondi, e per questo valgono le osservazioni sopra di @Martinet. I paesi hanno storie e tradizioni differenti, modi di organizzarsi differenti, che non sono frutto dell'improvvisazione e che altrettanto all'improvviso non possono essere obliterati. I Musei americani sono organizzati diversamente perché diversa è la loro storia, e non si può scegliere solo un aspetto della loro organizzazione dimenticando il contesto generale: è pura follia. In realtà questi signori, questi autentici nemici della patria (l'opera lirica mi viene sempre in aiuto), vogliono solo dare il controllo di questo paese ad altri, che si stanno preparando al controllo di tutte le attività e di tutte le risorse d'Italia.
Non penserete mica che fosse una battuta quella del finlandese che voleva dai Greci il Partenone in pegno?
Ma qui entra in scena un uomo che non ci delude mai: il dott. Plateroti. Nostra vecchia conoscenza, egli, dopo il diluvio di insulti e argomentazioni di Sgarbi, se ne esce con una perla impagabile: ecco, se restiamo al livello di titoli e di meriti, non se ne esce. Come come? Sì, proprio così. Come il dott. Galli si rallegrava per la scelta degli stranieri senza avere la minima idea di quali fossero i loro meriti, così il dott. Plateroti ritiene che il "merito" in realtà sia un falso problema (lo avevamo capito, dott. Plateroti!). In realtà conta scegliere persone che abbiano rapporti con gli ambienti internazionali, quelli che possono dare soldi ecc ecc.
Se poi mettiamo a capo di uno dei più importanti musei al mondo, gli Uffizi, un esperto di avori e bronzi, se mettiamo una laureata in scienze politiche, che ha diretto un medio museo, alle Gallerie dell'Accademia, da cui abbiamo cacciato un esperto di pittura dal '200 al '400, questo non interessa al dott. Plateroti.
Se mettiamo a Paestum un giovanotto di 34 anni, che ha un terzo dei titoli della Guidobaldi, come dice Sgarbi, al dott. Plateroti non interessa. E non gli interessa nemmeno che questo sventurato dichiari oggi che non è vero che non ha esperienza, perché ha fatto per due anni la guida turistica a Berlino...
Vi rendete conto di ciò che sta succedendo in questo paese, ormai una Repubblica delle Banane in mano ai tedeschi? In realtà andrebbe spiegato perché queste sono davvero nomine politiche; @Martinet, nella sua risposta all'incauto interlocutore, individua bene i punti salienti della questione. Aggiungerei anche che la tutela e la conservazione dei beni culturali l'abbiamo inventata noi; chi vuole, può leggere un libro assai bello di Donata Levi su un vero pioniere della tutela, Cavalcaselle. Nel novecento abbiamo fondato due istituti di restauro straordinari, come quello di Roma e quello dell'Opificio delle Pietre dure. Siamo un paese che non ha mai demeritato per quanto riguarda l'inquadramento giuridico della tutela dei beni culturali. Altro discorso è quello dei fondi, e per questo valgono le osservazioni sopra di @Martinet. I paesi hanno storie e tradizioni differenti, modi di organizzarsi differenti, che non sono frutto dell'improvvisazione e che altrettanto all'improvviso non possono essere obliterati. I Musei americani sono organizzati diversamente perché diversa è la loro storia, e non si può scegliere solo un aspetto della loro organizzazione dimenticando il contesto generale: è pura follia. In realtà questi signori, questi autentici nemici della patria (l'opera lirica mi viene sempre in aiuto), vogliono solo dare il controllo di questo paese ad altri, che si stanno preparando al controllo di tutte le attività e di tutte le risorse d'Italia.
Non penserete mica che fosse una battuta quella del finlandese che voleva dai Greci il Partenone in pegno?
(Bene. Ringraziato Celso, aggiungo tre cose:
[1] ai finlandesi volere il Partenone non ha portato bene.
[2] ora voi siete tutti ingazzurriti perché sono stati toccati gli Uffizi. Potrei anche esservi vicino: io ci ho passato l'infanzia, perché mia madre ha potuto fare con me quello che io per tanti motivi non ho potuto fare coi miei figli (e me ne pento). Ma dove eravate mentre veniva massacrata la musica? Io ero qui. Ma i media - e voi - zitti e mosca. Eppure tagliare il FUS - e farlo nel modo "meritocratico" in cui lo si è fatto - è un'operazione strettamente equivalente a quella compiuta con le nomine di Franceschini: significa mettere la nostra musica in mano all'estero. Perché? Ma è semplice. Scusate tanto, ma se con Musica Perduta per portare in concerto questo disco siamo dovuti andare a finire a Gdynia, qualcosa vorrà pur dire, no? Voi vedete i quadri, e va bene così: sono del resto fatti per essere guardati (se non visti). Ma c'è un patrimonio musicale enorme che sta andando perduto, e soprattutto c'è il dato di fatto che chi vuole fare il musicista di professione, se è italiano, deve comunque predisporsi all'espatrio, e questo, notate bene, soprattutto se si occupa di musica italiana. Spero sia chiaro. All'estero ci applaudono e non capiscono perché la nostra musica a voi non interessi. Poi però qui ci sono tanti che si sbracciano e sbraitano sull'identità. Voi proprio non volete capire come funziona, vero? Finché non tocca le vostre chiappe, va tutto bene. Gli insegnanti non si preoccupano degli operai, i quali non si preoccupano dei commessi dell'IKEA, i quali non si preoccupano dei musicisti, i quali non si preoccupano del personale dei musei, il quale... E la catena potrebbe essere percorsa al ritroso.
Il potere non sferra attacchi frontali, non schiera tutte le forze in campo. Vi prende uno per uno. Ma voi non volete capire, come nella nota poesia. E se gli esempi bastassero, ne avremmo avuti abbastanza.
Io speriamo che me la cavo...
Ah, e comunque, tanto per farvi capire che stiamo effettivamente parlando della stessa stessissima identica cosa, Nastasi e Baratta sono due facce della stessa medaglia, no? Due espressioni dello stesso metodo: quello di una politica che ha una ben precisa agenda liberista da portare a termine, su mandato dei creditori esteri, e che si nasconde dietro i suoi burocrati (in probabile conflitto di interessi).
[3] è evidentissimo che finirà male. Come ripeto praticamente fin dal primo post (quello sullo sbilifesto) la menzogna dei media - e dei miei colleghi - partorirà violenza. Io, noi, abbiamo fatto il possibile per scongiurarlo. Abbiamo fatto, nel nostro piccolo, quello che Keynes ha fatto con i suoi Essays on persuasion: mettere in evidenza il fatto che la menzogna schierata ad esclusiva tutela degli interessi di una sola parte, nel tentativo irrazionale di farla prevalere oltre il lecito e il dovuto, conduce inevitabilmente a uno scoppio di violenza. Anche noi abbiamo parlato "in a spirit of persuasion", ma dobbiamo rassegnarci, dopo le ultime vicende greche, a registrare quello che era peraltro scontato: dove non era riuscito un gigante come Keynes (che, lo ricordiamo, in qualche modo aveva tentato di scongiurare sia la Seconda guerra mondiale che l'avvento di un sistema monetario internazionale intrinsecamente instabile - a sua volta foriero di disastri non solo economici), dove lui non era stato ascoltato, come potevamo noi nani, ancorché sulle sue spalle, sperare di essere intesi?
Non c'era alcuna speranza.
L'ottusità degli tsiprioti italiani, in questi giorni, o capolavori di arte povera come questo, fanno capire che non c'è scampo. Per la terza volta in un secolo ci avviamo a un'esplosione di violenza senza pari, che non abbiamo modo di evitare. Troppo è stato investito per condurre il gregge sul ciglio del burrone. La deflazione andrà avanti fino a quando la distruzione di valore che essa inevitabilmente porta con sé, per i motivi che ci siamo ripassati qui, andrà contro agli interessi del "rentier" (da intendere cum grano salis, astenersi dilettanti, grazie, non è giornata). E allora si ricorrerà alla soluzione più ovvia: il keynesismo di guerra, la spesa pubblica in distruzione.
Ormai non vedo altro esito, e non lo vede nemmeno Summers, come vi ho altresì già detto (con l'occasione vi segnalo anche la replica di Giacché).
Non è quindi una mera curiosità quella che mi ha spinto a ripassare la biografia di un Nobel che non era esattamente un fulmine di guerra, come ci siamo detti diverse volte: Franco Modigliani. Mi spingeva una domanda ben precisa: come ha fatto uno così diversamente intelligente da non capire che la Bce sarebbe stata comandata dai tedeschi, a capire al tempo del fascismo quando era giunto il momento di andarsene? Perché, insomma, diciamocelo: non capire che la Bce sarebbe stata una succursale della Buba è abbastanza da baggiano: e questo macroscopico, colossale errore di valutazione il nostro l'ha fatto a fine carriera, quando si suppone avesse acquistato saggezza.
Invece aveva dimostrato molta più saggezza da giovanotto, portando (buon per lui) la pelle in salvo.
Perché?
Bè, per un motivo molto semplice: il potere aveva dato un segnale difficile da ignorare (anche per un ingenuotto simile).
Scordatevi che questa volta lo dia.
Non ci saranno leggi razziali, o macroscopiche violazioni dei diritti civili (anzi!), o di quelli politici. Abbiamo visto come si muove oggi il potere. Secondo il metodo Juncker (cioè il principio della rana bollita). Come dicevo sopra, al punto (2), il potere non sferra attacchi frontali: ci sfalda, un pezzo alla volta. Figuriamoci poi dare un segnale esplicito di aggressione, come la discriminazione di una razza o di un gruppo sociale! Mai e poi mai! Non si fa, non sta bene... anche perché se lo si fa, poi laggente capiscono...
Morale della favola: siamo nel 1938. Un anno che potrebbe anche durare molto a lungo, ma che sarà prima o poi seguito dal 1939, senza una frattura visibile. Chi può si porti avanti col lavoro. La damnatio memoriae del nostro patrimonio culturale è un segno, uno dei tanti. Piccolo, non comparabile per orrore e conseguenze alle leggi razziali. Ma va nella direzione che Celso indica: quella di umiliare e svendere il nostro paese, e soprattutto di affermare l'idea ingiusta che esso meriti di essere umiliato e svenduto. Non è così. E non è difficile prevedere che un'idea ingiusta, martellata dai media e affermata da un potere corrotto e cialtrone, alla fine provochi una reazione irrazionale e altrettanto ingiusta.
Bene.
Chi poteva capire ha capito. E gli altri, come al solito, saranno beati.
E ora scusate, che devo scrivere un paio di lettere ad amici che abitano a qualche migliaio di chilometri da questo fumante mucchio di letame...)
P.s.: per farvi dormire tranquilli, vi riporto qui anche questo commento dell'ottimo porter. Chiarisce che anche in presenza di fratture ben visibili, chi non vuole capire comunque non capisce. E ribadisce la sensazione che qui cominciamo ad avere in molti: siamo nel 1938.
Buona lettura:
porter ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Why is the Eurogroup ruling Europe?":
Si diceva che siamo tornanti al 1938 e infatti, mutatis mutandis:
“La radicalizzazione antisemita del 1938 costituì, dunque, parte dell’ultima fase di preparazione a quella guerra che avrebbe dovuto portare la Germania al dominio e al riordinamento razziale dell’Europa.
[..]
Tendenzialmente, la popolazione ebraica della Germania era agiata e la sua espropriazione, per mano dello stato e di numerose aziende private, fu accelerata in quel momento anche per l’accresciuto bisogno di denaro contante per pagare gli enormi costi del riarmo. Descrivere le violenze antisemite del Terzo Reich alla stregua di una “regressione alla barbarie” può essere allettante, ma ne travisa fondamentalmente la dinamica. Se è vero che la forza motrice di boicottaggi ed espropriazioni furono in primo luogo i piccoli commercianti del ceto medio-basso, delusi dal fatto che il regime non ne avesse migliorato la situazione economica con mezzi più convenzionali, l’estinzione sociale ed economica della comunità ebraica fu anche ordinata dall’alto, rientrando nel quadro generale di preparazione alla guerra, giustificata da un nazionalismo radicale legato non già alla vaga idea di un ritorno a una sorta di sonnolenta e isolata dimensione medievale, bensì a una guerra tecnologicamente avanzata volta al dominio europeo, basata su quelli che erano considerati all’epoca i criteri moderni e scientifici di idoneità e supremazia razziale”
p. 560-561
“Il 16 aprile 1938 un imprenditore di Monaco che aveva prestato servizio come consulente nei casi di arianizzazione scrisse una lettera durissima alla Camera di commercio e dell’industria locale. In essa si proclamava “nazionalsocialista, membro delle SA e ammiratore di Hitler”. Ciononostante, proseguiva, era “talmente disgustato dai metodi … brutali ed estorsivi usati contro gli ebrei che, d’ora innanzi, non intendo avere più nulla a che fare con le arianizzazioni, anche se questo significa rinunciare a dei generosi onorari ... Come uomo d’affari di lunga esperienza e di provata onestà, non [posso] più tollerare passivamente la maniera in cui tanti affaristi e imprenditori ariani … puntano spudoratamente a mettere le mani su negozi e stabilimenti ebraici pagando cifre irrisorie: avvoltoi che si accalcano con occhi rapaci e la bava alla bocca a dare di becco sulla carcassa giudea”“
p. 369
R. J. Evans – Il Terzo Reich al potere 1933-1939 - Mondadori
Postato da porter in Goofynomics alle 21 agosto 2015 22:39
(emphasis added)
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