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domenica 15 luglio 2018

Lepensioni e limigranti: narrativa e realtà

(...da Charlie Brown ho ricevuto - ieri - e pubblico oggi con colpevole ritardo alcune ovvietà. Certo, c'è sempre lo scenario Soylent Green. Ma se facciamo finta di essere umani, e razionali, allora le parole di Charlie Brown ci aiutano. Circa il ritardo, come avrete capito, il periodo in cui potevo dedicare a voi una quantità decente di tempo è ormai definitivamente tramontato. Tornerà, certamente, ma ora, in questo momento, le mie giornate passano in un lampo. Il lavoro da fare è inimmaginabile dal di fuori, ed è soprattutto un lavoro di coordinamento, per evitare di essere di ostacolo, o di mettere in difficoltà, altre istituzioni, o altri partiti, o altri colleghi. Gli obiettivi ci sono, e sono condivisi, ma anche quando sembrano - o sono - cose molto pratiche, la loro implementazione è qualcosa di lievemente intricato. Giusto per darvi un esempio: la 6° Commissione ha diversi membri in comune con la 4°, e la maggioranza in Commissione è di un voto, il che significa che a inizio settimana dobbiamo sincronizzare i calendari dei lavori in Commissione, per evitare che, in attesa di ottenere l'ubiquità (in cambio delle auto blu) come privilegio della casta, l'opposizione ci metta sotto laddove si debba votare. Quindi, di domenica ci scambiamo i programmi... anche se dovremmo farlo venerdì... ma non si riesce mai ad arrivare in tempo per mille e uno motivi - per esempio, questo venerdì ho incontrato iMercati, poi sono andato alla presentazione della relazione annuale dell'UIF, poi ho ragionato col segretario di commissione su cosa c'era da fare la prossima settimana - è arrivato anche il decreto di cessione unità navali alla Libia, dobbiamo dare un parere! Purtroppo, come presidente di Commissione non posso bloccare chi mi chiede "che ne pensa?" - poi ho visto una delegazione di bancari, poi ho presentato all'ufficio del personale un futuro membro della mia segreteria tecnica, poi ho visto una persona che si è presentata in due, e che doveva stare mezz'ora ma è stata un'ora e mezza (e ho imparato molte cose), e così mi sono perso la lezione Grilli di Paolo Savona, che era nel palazzo accanto, e poi erano le 19:30. Quindi non sono riuscito a mandare al presidente della 4° il programma della 6° - l'ho fatto ora - anche perché sabato sono stato tutta la mattina a Palazzo Carpegna da solo, riordinando le carte (o almeno provandoci) e scrivendo un paio di memo sugli incontri fatti durante la settimana, poi sono corso da una parte (sarebbe molto divertente raccontare dove, ma prima dovrei essere morto: faremo dei bei mémoires, avendo tempo: oppure basterà rivolgersi a Google), e poi da un'altra parte, e poi ho portato Ro a cena. Oggi volevo studiare, e invece ho messo in ordine gli armadi - per non inciampare nei vestiti e nelle scarpe ogni volta che rientro barcollante a casa. Comunque, oltre al coordinamento fra Presidenti di Commissione del Senato, che è il minimo, c'è anche quello fra Presidenti di Commissione omologhe - 6° Camera e 6° Senato. Ad esempio, per evitare al ministro di venire due volte, abbiamo cercato strenuamente di audirlo con le 6° Commissioni riunite... ma poi alla Camera è arrivato il decreto dignità, e quindi, per evitare di "dar buca" al ministro, d'accordo con Carla Ruocco abbiamo deciso che il Senato procederà con l'audizione in 6°, e la Camera provvederà in un secondo momento. E poi c'è tutto il resto: assegnare i relatori ai provvedimenti, rispettando un minimo di proporzionalità e di alternanza, poi leggerseli, poi calendarizzare gli emendamenti, in accordo con i capigruppo di Commissione, poi valutarne l'ammissibilità, poi verificare la linea politica, in accordo con gli altri economisti del partito, ma anche con il Governo, ecc. Insomma: qui era uno one man show, lì sono una rotella di un ingranaggio. La prima cosa che cerco di spiegare a iMercati è proprio questo, cioè come funziona... Mezza giornata per divertirmi a scrivere non ce l'ho più, e quindi voi non vi divertite più a leggere, ma almeno io mi diverto ad agire. Ma torniamo a Charlie Brown...)




LA STORIA:
La narrativa di un popolo che invecchia e si spegne, ma viene salvato e rinvigorito  praticamente ed idealmente  dal meticciato  è dura a morire.
Limigranti servono - recita la narrazione - per pagare Lepensioni italiane. Ciò  poiché i (maledetti)  vecchi-improduttivi litaliani li dobbiamo in qualche modo "mantenere".

Vecchio italiano =  decadenza e debolezza.
Giovane limigrante =  salute e forza.


LA MORALE DELLA STORIA:
Lepensioni sono l'archetipo della spesa-pubblica-improduttiva: un fardello (al pari, ovviamente, di chi le pretende). La dannazione.
Limigrante è l'archetipo del giovane produttore di surplus: poche pretese, molto vigore. La salvezza.


LA REALTA':
McKinsey & Company è  una multinazionale americana della consulenza strategica.  Fucina di CEO (Google, American Express, Boeing, IBM, Westinghouse Electric, Sears, AT&T, PepsiCo), si stima abbia di 27.000 dipendenti e più di 10 miliardi di dollari di ricavi (fonte: Wikipedia inglese all'omonima voce).
Nel suo studio  "Urban World : The Global Consumers to Watch" (Qui in stampa.   Qui in video ) McKinsey ci dice che:

1) i pensionati ed anziani nelle economie avanzate aumenteranno di 58 milioni da qui al 2030. Gli over 60 rappresenteranno il 60% della crescita dei consumi nei centri urbani dell'Europa occidentale.

2) questo gruppo demografico (anziani e pensionati)  contribuirà per il 40% alla crescita dei consumi per  edilizia, trasporti, e svago negli USA. Ciò senza contare la spesa medica;

3) Nel 2011 in USA gli over 50 hanno acquistato 2/3 delle auto nuove, e gli over 55 hanno contribuito per il 45% alla spesa per il  miglioramento dell'abitazione.

4) insieme al lavoratori attivi americani e cinesi questo gruppo (vecchi ed anziani nei paesi sviluppati) genererà il 50% della crescita di consumi globali urbani da qui al 2030. Questi tre gruppi insieme ridisegneranno il consumismo nei prossimi 15 anni. Ciò poiché  il 75% dell'incremento dei consumi nel mondo deriverà non da nuova popolazione ma da consumatori che spendono di più.

LA MORALE DELLA REALTA':
Vuoi vedere che da noi il nonno  non è una scoria tossica ma invece una preziosa risorsa?  Che sarà largamente lui a "mantenere" noi?

Vuoi vedere che i suoi consumi possono aiutarci moltissimo a uscire dal ventennio di massacro eurista ed a ricostruire una adeguata domanda interna ?

Vuoi vedere che la tasca del nonno è meglio riempirla con pensioni più alte?

Vuoi vedere che il rispetto per i propri Anziani e per il proprio Popolo alla fine paga?




(...chi bazzica da queste parti sa che gli economisti amano i ragionamenti controintuitivi, e sa anche che l'eutanasia dei pensionati, chissà perché, è proposta da quelli, fra gli economisti, che riescono a vedere solo l'offerta, e non la domanda. Ma un mondo di offerta senza domanda è un mondo in cui le aziende chiudono. Una cosa da tenere presente quando il decreto dignità passerà da noi...)

giovedì 14 giugno 2018

Aquarius e fake news

(...dal nostro amico giurista Guidubaldo, che l'ultima volta - salvo errore - si era fatto vivo qui,  ricevo e doverosamente condivido. Consoliamoci! In tutta evidenza i nostri politici non sono fra i peggiori in circolazione…)


Caro Alberto,

Solo per segnalarti un simpatico caso di fake (legal) news che sta circolando indisturbato sui nostri media. Il Ministro (Ministra?!) della Difesa spagnolo Dolores Delgado (che dovrebbe essere per giunta un Pubblico Ministero...) ha dichiarato a Radio Cadena Ser che la gestione della vicenda Aquarius da parte dell’Italia potrebbe comportare “responsabilidades penales internacionales” per violazione di patti e convenzioni internazionali e che la vicenda è una questione di “derecho humanitario”. Si tratta di una serie di non sequitur colossale.

Intanto, la responsabilità penale può solo essere personale e dunque non ci vuole un’aquila per capire che uno Stato in quanto tale non può in alcun modo essere soggetto a una giurisdizione penale, nazionale o internazionale che sia. Che si fa, si processa la bandiera? E chi si mette in galera in caso di condanna? Mistero...

Anche volendo provare, per assurdo, a ragionare di responsabilità individuali (del Ministro? Di chi altro?), non sussiste nessuno degli elementi di contesto che possano configurare crimini internazionali come, ad esempio, il crimine contro l’umanità di deportazione. Il richiamo poi al "diritto umanitario" è una scemenza da bocciatura all’esame di diritto internazionale. Esso è il diritto che si applica in costanza di un conflitto armato e la cui violazione può, a certe condizioni, configurare crimini di guerra. Non mi risulta che ci sia in atto un conflitto armato tra Italia, Spagna, Malta o chi altri (per ora…).

Se invece la ministra si riferisce alla responsabilità per la violazione di trattati internazionali in tema di diritti umani, quali ad esempio la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo o il Patto sui diritti civili e politici, credo che parimenti non ve ne siano - allo stato dei fatti - gli estremi e comunque potranno occuparsene in prima battuta e se interpellati i giudici italiani e/o spagnoli ed eventualmente la Corte di Strasburgo. Quella stessa corte che lo scorso ottobre ha accertato all'unanimità la violazione da parte della Spagna del divieto di espulsioni collettive per fatti avvenuti a Melilla nel caso N.D. and N.T. v. Spain (nos. 8675/15 and 8697/15), ora al vaglio della Grande Camera…da che pulpito!

Non che la leggerezza e la doppiezza morale dei politici spagnoli, unita a quella dei nostri giornali che gli danno seguito, mi stupisca. Anche considerata l’operazione di maquillage del nuovo governo spagnolo tanto filo-UE e rosacomenonmai era il minimo che ci si poteva attendere…

Per il nulla che conta la mia opinione, sono dell’idea che l’atteggiamento tenuto dal Governo italiano in questa vicenda non sia ovviamente risolutivo del problema più ampio della gestione degli sbarchi e dei flussi migratori, ma abbia senz'altro dimostrato che la solidarietà se non arriva in modo spontaneo, può arrivare in modo “spintaneo”. Vedremo se ciò basta a far capire che l'Italia non è più disposta a farsi prendere in giro da quella autentica barzelletta di Stato che è Malta, o dalla retorica irresponsabile degli altri sedicenti partner umanitari a corrente alternata.

Un caro saluto e come sempre un augurio di buon lavoro!


(...cosa vuoi aspettarti da chi sugli immigranti spara? Che faccia una lezzzioncina sbagliata a chi li accoglie! Vi ricordate quando pubblicai la mia risposta alle corbellerie di Moscovici sul deficit italiano? Bene. Mi sembra di poter dire, con grande soddisfazione, che sto diventando inutile: ora c'è chi risponde meglio e più autorevolmente di me agli attacchi dei farisei europei. Era ora, nell'interesse di tutti. Mettere le cose in chiaro è il primo passo verso un rapporto costruttivo. La filosofia politica della subalternità totale, impersonata dal PD, ha distrutto il paese: ora basta! Domani, a Bolzano;



aleggerà fra gli astanti il ricordo del momento più abietto di questa subalternità: quelle riforme del sistema bancario a trazione UE il cui risultato (e verosimilmente il cui obiettivo) è stato spossessare il paese della parte più sana e più italiana del proprio sistema bancario, incuranti dei danni collaterali che ne sarebbero derivati in termini di esproprio dei risparmi, vite distrutte, e collasso del credito...)

lunedì 11 giugno 2018

...e quindi:



(...anche perché se non si fosse potuto fare, questo avrebbe significato che la cosiddetta Europa non esisteva, e in quel caso sarebbe stato giocoforza trarne le conseguenze fino in fondo. Invece esiste, ed è un luogo che coordina, ma la cui esistenza non abolisce, gli interessi nazionali. Questi ultimi devono continuare ad essere rappresentati e difesi dai governi nazionali, e meritano di essere rappresentati e difesi perché sono gli interessi dei grandi e dei piccoli appartenenti a una comunità. Tu chiamalo, se vuoi, fascismo...)

sabato 9 giugno 2018

Un dialogo

(...vi sto trascurando. Sono momenti complessi, lo capirete. D'altra parte, questa comunità, che tanto ha contribuito ad arricchirmi umanamente e scientificamente, rimane per me anche una bussola per orientarmi nel procelloso mare della politica, di quella cosa che io non so fare come hanno ripetuto usque ad nauseam quelli che non sono diventati senatori volendolo, e ora devono convivere col fatto che io lo sia diventato essenzialmente non volendolo - potrebbero testimoniarvelo Claudio e Massimiliano! In che modo mi aiutate ad orientarmi? Ma è semplice! Per non sbagliare, per andare avanti, per portare il dibattito a un livello superiore, mi basta fare il contrario di quello che mi chiedete: prima era #famoerpartito - e spero che abbiate capito, finalmente, perché era una scemenza! - ora è #faierministro - e non mi metto nemmeno a spiegarvi perché è una scemenza! Dice: "Ma tu sei bravo!" Dico: "Grazie, ma che c'entra? Non funziona così, non deve funzionare così. Uno non è bravo perché conoscendo la teoria dei saldi settoriali vede le economie morte, come è accaduto per Francia e Finlandia (ex multis). Uno non è bravo perché, sapendo le basi di contabilità nazionale, alle genti svela di che lacrime grondino e di che sangue certi miracoli economici, come quello lettone o quello portoghese. Questo, certo, è un pezzo della soluzione, ma ci sono tante altre cose da imparare, da capire, a partire da come funziona la macchina dello Stato, ecc. Tutta roba che non si studia sui libri: bisogna essere lì. Ora siamo lì, ora siete lì, non siamo, non siete soli, saremo sempre di più, siamo lì per restarci, e lavoreremo per il cambiamento, che non è un assalto alla baionetta, ma una cosa un po' più complessa: si sale col passo del montanaro..." Ma tanto, che ve lo dico a fare? Qui c'è gente che ancora non ha chiaro perché S-I=X-M. Figurarsi concetti un po' più articolati! Quindi, oggi non vi parlerò né di politica, né di economia...)


Lui: "Hai qualche soldo per mangiare?"

Io: "Ecco."

(...lo guardo negli occhi. Mi ricorda un altro giovane, della Sierra Leone, quello che a un seminario dell'UNECA si alzò per dire a un mio gentile collega: "Scusi, lei ci dice che cresciamo poco perché siamo corrotti e poco democratici, ma voi? Voi avete mandato avanti un progetto politico senza chiamare gli elettori al voto, nei pochi posti in cui è successo siete stati sconfitti, e li avete fatti rivotare finché non hanno votato come volevate voi, e venite a spiegare a noi cos'è la democrazia?"...)

Io: "Da dove vieni?"

Lui: "Ghana."

(...una delle economie più stabili e prospere del continente...)

Io: "E come sei arrivato qui da noi?"

Lui: "Do you speak English?"

Io: "Yes, I do. How did you get here? Did you take a boat?"

Lui: "Yes, I did."

Io: "Whence did you leave? Libya?"

Lui: "Yes, Libya."

Io: "When did you come?"

Lui: "Two years ago."

Io: "And how did you get to Libya? The travel must be horrible, you have to cross the desert."

Lui: "I lost three friends."

Io: "How?"

Lui: "In the sea. I did not know the travel was so horrible. If they had told me, I would never quit my country."

Io: "Did you work, in your country?"

Lui: "I was a stylist. But it is impossible to find a work in Italy."

(...poi qualcosa che non ricordo sul permesso di soggiorno...)

Io: "I know. The unemployment rate in Italy is more than twice that of your country."

Lui: "Yes. But if I told my friends there, they would never believe, and they would still like to come here."


(...gli ho stretto la mano e sono andato via, dimenticando la domanda più importante: "If someone would give you the opportunity to go back to your country in a decent way, would you accept it?" Solo che sinceramente stavo perdendo lucidità. Perdere tre amici... Mendicare da due anni... Perché?... Da un paese politicamente stabile, che nell'ultimo decennio è cresciuto a una media del 7% all'anno... Venire a ficcarsi qui, in questa polveriera, perché? Perché? Come fa una persona mediamente intelligente, come lui era, a pensare che attraversare il Sahara sia una cosa agevole? Mi sembra tutto così strano: tutti mi raccontano la stessa storia, mi dicono che se avessero saputo non sarebbero partiti... Ma se questo fosse vero, allora bisognerebbe concludere che anche a casa loro, come a casa nostra, quello che uccide è la disinformazione, la menzogna. La mia fiducia nell'umanità mi impedisce di pensare che quest'ultima risponda all'intimo bisogno di trarre in inganno il proprio simile: più facile pensare che risponda al bisogno materiale di arricchirsi, a qualunque costo...)

(...ho mentito anch'io: vi ho parlato di politica, e di economia...)

venerdì 2 febbraio 2018

L'immigrazione è la prosecuzione della deflazione con altri mezzi?

(...informazioni di servizio: gli eventi accelerano, le cose da fare sono tante. Io voglio fare campagna elettorale, e la farò. Considerando che due settimane fa nemmeno pensavo di candidarmi, vi immaginate la mole di lavoro. In particolare, sto mettendo su un comitato elettorale - quindi altri passaggi dal notaio, altra giusta e santa burocrazia, ecc. - in modo che chi desidera sostenere la mia attività politica possa farlo, nel rispetto della normativa vigente, e ovviamente senza interferire con il sostegno che desideriate eventualmente dare - o smettere di dare! - all'attività di ricerca di a/simmetrie. Quest'ultima non è, né può essere, il mio comitato elettorale, per il semplice motivo che, per quanto siano minoritari, fra quelli che l'hanno sostenuta, permettendoci di presentare e pubblicare in sedi prestigiose ricerche su temi quali l'impatto della svalutazione sul saldo commerciale o sul prezzo della benzina, la relazione fra ingresso nell'euro e declino dell'economia italiana, le conseguenze macroeconomiche di un'uscita dall'euro, le tendenze oggettive alla disintegrazione dell'eurozona, bene: fra quelli che hanno contribuito a finanziare queste ricerche c'è certamente qualcuno che disapprova la mia scelta, con argomenti più o meno propri - molti la disapprovano con gli argomenti dei media, e in quel caso il lutto si autoelabora in un attimo! In ogni caso, io sono tenuto a rispettare la loro sensibilità, e se anche non volessi farlo, me lo imporrebbe la legge. La prossima settimana chi desidera contribuire alla mia campagna avrà istruzioni chiare su come farlo - e io avrò idee più chiare dei costi. Nel frattempo, vorrei condividere con voi una lettera che ricevo da uno dei miei collegi - non vi posso dire quale. La scrive un nemico del popolo, un imprenditore! Ovvove! Ma ormai sono nemico del popolo anch'io... Per fortuna, però, c'è chi il popolo lo difende, come apprenderete leggendo. Dagli amici mi guardi Iddio...)


Buon giorno Alberto, 

Ho aspettato un po’ a scriverti, ma non posso esimermi dal dirti che sono felicissimo della tua candidatura.  Capisco benissimo quanto possa esserti costato candidarti con una forza “di destra” che però in questo momento porta avanti istanze e proposte politiche che dovrebbero essere appannaggio della “sinistra”, il discorso è stato sviscerato mille volte sul blog e non mi sento di aggiungere nient’altro a quanto già detto.

Volevo solo farti presente che la famosa cooperativa Deflattori&Co., già oggetto di una mia mail due anni fa, si è rifatta avanti riproponendomi di accogliere in azienda stranieri extracomunitari tirocinanti con il solo obbligo per me di fornire loro il vitto.

Dopo due anni la situazione economica della mia azienda non è certo migliorata e la proposta di avere persone extracomunitarie che lavorano gratis, pagate una miseria con fondi pubblici, mi sembra ancora moralmente oscena, come due anni fa, con la differenza che il punto di non ritorno per le aziende si sta avvicinando e la necessità potrebbe in futuro, avere la meglio sulle categorie morali… si mi vergogno a scrivere queste cose, preferirei mangiare pane e acqua che cedere a questo tipo di lavoro semischiavistico, ma per quanto ancora potremo resistere?

E poi se lo stato Italiano ha queste risorse a disposizione perché non le usa per l’inserimento al lavoro dei nostri giovani?   Io ho appena effettuato dei colloqui di lavoro e prevedo di inserire due giovani in azienda per la prossima stagione a stipendio pieno ed assunzione stagionale con contratto nazionale di lavoro, però mi chiedo: se lo stato utilizzasse i fondi destinati agli extracomunitari entrati in maniera irregolare in Italia, per favorire l’inserimento dei nostri giovani, magari ne avrei potuti assumere tre invece di due.  Ed ancora se i miei concorrenti invece utilizzeranno le “risorse” extracomunitarie a costo quasi zero, non finiranno per buttare me ed i due giovani appena assunti fuori mercato? Ed allora l’uso di categorie morali nelle scelte economiche si rivelerà un lusso che non ci potremo più permettere, i nostri giovani perderanno il lavoro e saranno costretti ad emigrare per non morire di fame e saranno sostituiti da giovani extracomunitari disperati, disposti a lavorare per un tozzo di pane.  Il tutto con il plauso e l’incoraggiamento di quella che fu la sinistra e che oggi è diventata la serva del grande capitale, ai cui ricatti ed imposizioni si inchina sempre, pronta a servire e riverire in cambio del tozzo di pane dello sfruttamento del business dell’accoglienza e delle ONG.

Se perderemo queste elezioni per noi non ci sarà più speranza e la nostra amata patria, l’Italia, tornerà ad essere un’espressione geografica dando così ragione postuma a Metternich.

Milioni di morti per l’indipendenza della Patria, della nostra Italia, si rivolteranno nelle tombe, il loro sacrificio negletto ed inutile sarà la nostra eterna vergogna, lo zio di mio padre sarà morto invano, in seguito ai maltrattamenti subiti in un lager nazista, per non aver voluto cedere dopo l’8 settembre e non essersi voluto arrendere ai nemici della nostra patria. Prima della fine della guerra, stremato per le privazioni e le torture subite, riuscì comunque a fuggire ed attraversando tutta l’Europa a piedi, a tornare a casa dove è morto pochi mesi dopo, a causa di ciò che aveva dovuto patire, ma stando a ciò che mi ha raccontato mio padre, morì felice perché era tornato a casa sua, liberata dai nemici invasori, aggiungo io anche per merito suo e del non essersi voluto arrendere e sottomettere. Ha tenuto la schiena dritta ed ha pagato con la vita.

Per questo oggi ti dico grazie per esserti speso ed esposto in prima persona, per questo continuerò a sostenerti ancora più convintamente di quanto abbia fatto finora ed a tutti quelli che ancora fanno distinguo e non si sentono di votarti e votare la Lega che ti ha candidato vorrei dire che noi siamo in guerra ed in guerra bisogna decidere da che parte si sta.

Se siete ITALIANI ed avete a cuore la difesa di ciò che è la nostra PATRIA per la quale milioni di persone si sono sacrificate allora non potete, non dovete tirarvi indietro. Questa è l’ultima chiamata, l’ultima occasione, le anime belle, i sepolcri imbiancati pensino ai loro vecchi ed a ciò che hanno fatto e patito per realizzare quello che adesso viene così allegramento distrutto e svenduto dalla cosiddetta sinistra e dagli stessi cinque stelle che ormai, gettata la maschera, sono totalmente appiattiti sull’eurismo delle elite.

Non svendete il nostro paese, onorate i nostri morti e date il vostro pieno sostegno ad Alberto Bagnai ed alla Lega che lo ha voluto fra le sue file.

Forse mi sono lasciato un po’ andare, ma siamo in campagna elettorale e dopo molti anni abbiamo di nuovo la possibilità di dire la nostra con il nostro voto, non sprechiamo questa oppurtunità, perché potrebbe essere l’ultima.

Grazie Alberto

Mario Bianchi (o Paolo Rossi)



(...le considerazioni da svolgere sarebbero tantissime. Vorrei partire da quella che mi sta più a cuore. Nel mondo esistono anche i profughi e i perseguitati, cioè le persone che hanno diritto allo statuto giuridico di rifugiati secondo la Convenzione di Ginevra del 1951, che stabilisce una serie di giuste tutele, inclusa quella che in determinati casi l'entrata illegale nel territorio del paese ospitante non può essere sanzionata. L'aspetto più disumano delle politiche prima fatte, e poi rinnegate, dall'attuale establishment, è appunto quello di rendere eccessivamente oneroso discriminare fra chi ha diritto alle tutele previste dai trattati e chi non lo ha. L'ingiustizia verso i veri bisognosi di rifugio è enorme. Poi, c'è un ulteriore problema, quello dell'integrazione, parola che nel vocabolario ha un significato (assimilazione di un individuo in un ambiente sociale), e nel linguaggio dei politici spesso pare abbia il significato diametralmente opposto (portando a farseschi, ma inquietanti, casi di eccesso di zelo). Ora, capite bene che l'integrazione non si può fare coi metodi che la cooperativa Deflattori&Co. mette in pratica, per il semplice motivo che l'esito di un simile percorso non è l'integrazione, in nessuno dei sensi che questo termine assume, ma la guerra fra poveri, che è una cosa diversa, ed è in effetti il vero scopo del gioco del capitale. Il punto, molto semplice, è che se importi forza lavoro in un paese in cui la disoccupazione U6 è a livelli stellari - il che significa, per parlare spiccio, che se tecnicamente è senza lavoro circa un decimo della forza lavoro, praticamente un terzo della forza lavoro non ha un lavoro che gli consenta di campare una famiglia - poi l'integrazione la devi fare con questi metodi evidentemente malsani, che falsano la concorrenza, mettendo fuori mercato gli imprenditori con una maggiore sensibilità etica, e anche più efficienti (visto che riescono a stare a galla nonostante gli oneri che gravano sulle assunzioni regolari). Del resto, lo stesso Stiglitz, nel suo libro, ci ammonisce: dovete far diminuire la disoccupazione, altrimenti poi gli immigrati non si trovano bene - ricordate la recensione? E qui si arriva al nodo, al solito nodo: l'Europa ci impone fardelli, come quello dell'accoglienza, che poi non ci mette in condizioni oggettive di sostenere (la prima condizione sarebbe un'economia sana, libera da regole assurde e naturalmente nel pieno possesso della sovranità monetaria), fardelli che si guarda bene dal condividere, e che alleggerisce di tanto in tanto per motivi elettoralistici, quando teme che la pentola a pressione possa esplodere. Vedete ora affollarsi palinodie e notizie più o meno credibili: Themis al posto di Triton cambierà tutto... per non cambiare nulla! Ma intanto il titolo è fatto, e il popolo si placa.

Ammirate l'eterogenesi dei fini!

Questa sinistra composta da intellettuali così attenti, da giovani, a criticare il dogma liberista della perfetta mobilità dei fattori produttivi (capitale e lavoro), si è poi convertita. Le liberalizzazioni sono diventate "di sinistra" perché il mercato ha sempre ragione, anche quello degli schiavi. Io pensavo che fosse possibile far capire alle sedicenti élite progressiste come lasciare la briglia sul collo al capitale finanziario non porti né alla prosperità né alla pace sociale. Non ci sono riuscito, nonostante una crisi bancaria piuttosto evidente. Per fortuna il popolo ha capito da solo che la perfetta mobilità dell'altro fattore di produzione, il lavoro, non è sempre cosa buona e giusta, e il 4 marzo se ne ricorderà...)

martedì 26 dicembre 2017

L'immigrazionismo è la fase suprema del colonialismo

Dilettissimi fratelli e sorelle,

vengo qui a voi, in questo clima di riconciliazione e di sorellanza (fratellanza sarebbe politicamente scorretto) che le festività inducono, per confessarvi, sperando nella vostra indulgenza, una delle più sanguinose macchie nel mio passato che, se non candido, è forse meno lercio di quello di tanti altri. Ma questa macchia, questo peso, questo gravame di infamia nella mia biografia, ecco, io ve lo dico, ho cercato in tutti i modi di nascondervelo, ma ora non ce la faccio più: voglio entrare nel 2018 essendomi liberato dallo stigma della mia abiezione, dopo aver affrontato le vostre giuste reprimende; voglio fare atto di contrizione per l'abominio inconfessabile del quale sono stato capace; desidero purgarmi da questa mia colpa così flagrante, nella sua evidenza, che a tutti voi è evidentemente sfuggita, nonostante sia, almeno a valutarla col metro della cronaca odierna, la più infamante delle colpe.

Non voglio tenervi in sospeso, non voglio che l'angoscia vi opprima, e ho ansia di sottopormi ai riti espiatori che voi, col vostro illuminato giudizio, saprete propormi: fra il 2001 e il 2005 ho insegnato nel corso di laurea in Economia della cooperazione internazionale e dello sviluppo (ECIS), laurea triennale attivata dall'Università di Roma "La Sapienza", per i cui studenti scrissi questo testo.














































[...]













































Ma...

































Ma...








































Ma...


































Ma come?




Ma veramente non riuscite a capire quale abisso, quale sprofondo, quale baratro di infamia e di ignominia ciò rappresenti? Ma come potete essere così ottusi, così nzenzibbbili, così fascisti!?

Scusate, le parole hanno un significato: cooperazione internazionale, capite? Cooperazione coi paesi in via di sviluppo, vi rendete conto?, insomma: cooperazione allo sviluppo. Sarebbe questa cosa qui, sarebbe...

E voi non vedete...

Ma allora... ma allora forse avrei potuto tacere, e la mia turpitudine vi sarebbe rimasta celata: avrei perso per sempre il rispetto di me stesso, ma avrei potuto sostituirlo col vostro (una sostituzione di rispetti...). Ormai, però, è troppo tardi. Ormai, se non vi confessassi io il mio lurido segreto, sareste voi a sollecitare da me quest'opera di dolorosa verità. Devo applicare il ferro rovente della più profonda e caustica contrizione su questa piaga purulenta della mia anima. Devo farlo, e lo farò: forse, il modo più naturale per farlo è confessarvi quand'è che ho perso il rispetto di me stesso.

Non è passato molto tempo: è successo leggendo questa articolessa, o forse una articolessa consimile. Non capite? Non mi ero accorto di aver partecipato a un progetto nazifascioleghistxenopopulistrassista. Perché, cari amici, per definizione la Cooperazione allo sviluppo si occupa di aiutare le popolazioni in via di sviluppo a svilupparsi (appunto) a casa loro. E aiutare i popoli "a casa loro" è ormai irrimediabilmente, irrevocabilmente, inappellabilmente un progetto di destra! Sono stato, se pure a mia insaputa, nazifascioleghistxenopopulistrassista, perché, si sa, solo i nazifascioleghistxenopopulistrassisti desiderano che ogni comunità si sviluppi in autonomia, si riappropri dei propri territori e delle proprie risorse e le utilizzi per aumentare il proprio benessere, emancipandosi dalle logiche predatorie, retaggio del colonialismo. Le signorine di buona famiglia di sinistra, quelle che ex cathedra separano i salvati dai sommersi, come in un allegorico Giudizio Universale, loro, lo sanno che questo è fascismo: l'unica risposta a tutti i problemi di quello che una volta chiamavamo terzo mondo (e ora non più, per timore di doverci classificare al quarto posto) è l'immigrazionismo: non aiutarli a creare ricchezza, ma condividere con loro la nostra ritrovata povertà (relativa, va da sé).

Dice: ma il Ministero degli Affari Esteri ha una Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo! E cosa volete che vi dica? Questi funzionari, che si occupano di gestire programmi di cooperazione (cioè, in soldoni, di aiutare i nostri fratelli meno avvantaggiati a casa loro), sono in tutta evidenza un covo di nostalgici: la mattina, entrando in ufficio, si saluteranno col braccio teso, avranno tutti la felpa verde, e il busto del Duce sul tavolo, perché aiutare le popolazioni in via di sviluppo a casa loro è fascismo: andate su Twitter, chiunque ve lo dirà: non avrete nemmeno bisogno di interpellare Saviano!

Dice: ma anni e anni di letteratura scientifica sull'economia di sviluppo, con tanto di riviste peer reviewed, di premi Nobel (da Kuznets in giù)... Tutto ciarpame intellettuale fatto per tacitare le coscienze e distogliere dalla vera soluzione del problema, che è e resta una sola, quella che il coro angelico delle anime belle compattamente, massicciamente, tetragonamente ci indica: accoglierli a casa nostra.

Ora sapete.

Questa è la macchia che grava sul mio passato.

Pensate come avrebbero fatto strame di me i leoni da tastiera di cui ho aperto la gabbia con questo tweet, se solo avessero saputo che nel mio passato c'era la smoking gun, la prova inoppugnabile della mia comunione di intenti con quel progetto fascioleghista che fu ECIS!

Un'esperienza (quella dell'apertura delle gabbie - anche ECIS comunque non scherzava!) ai confini della realtà, che vi consiglio di fare con me scorrendo le centinaia di risposte deliranti fornite da personaggi improbabili sia direttamente a me, sia nei dibattiti ancillari al mio post. Credo non ci sia nulla di più salutare e istruttivo per farvi capire bene qual è la radice del male, qual è il problema.

Basterà osservare una cosa: non sono riucito a trovare uno, che sia uno, fra gli iussolisti con la bava alla bocca che non avesse rituittato Cottarelli o Boeri o roba simile.

Questo la dice lunga su molte cose.

Intanto, sulla sbalorditiva ingenuità di questi soggetti: una variopinta congerie di precari in rampa di lancio verso un ramingo futuro da expat (che si vendicano esternando livore razzista verso un paese che disprezzano perché non li ha saputi valorizzare, ma la cui cittadinanza infamante vogliono elargire manibus plenis - o anche no, perché poi dalla discussione è emerso che la legge de cujus non è che apportasse radicali cambiamenti : ma di questo parleremo un'altra volta); decrescisti col portafoglio degli altri, incapaci di comprendere che questa battaglia in difesa delle nazionalità (e della sua salvifica attribuzione ai nostri fratelli immigrati) viene, stranamente, da quella parte politica che ha fatto della demonizzazione della nazionalità l'unica prospettiva messianica, irenica, palingenetica del proprio orizzonte politico: la dissoluzione di questa "polvere senza sostanza" nella super-nazione Europea essendo l'unica nostra fonte di salvezza (per gli iussolisti furbi, quelli che siedono in Parlamento); dottori di ricerca in storia del cetriolo a pois, giustamente remunerati dal mercato accademico con una qualche cattedra precaria in qualche liceo di qualche provincia, incapaci di discernere alcuni ovvi principi sui quali mi appresto ad intrattenervi.

Ecco: diciamo che la giornata di ieri ha dimostrato che essere imbecille non è necessario, per essere immigrazionista. Però aiuta. Con pochissime eccezioni (pochissime e temporanee, aggiungo), i miei gentili interlocutori, nonché rituittatori dei volenterosi carnefici dell'austerità, appartenevano in tutta evidenza al novero delle vittime di quelle politiche scellerate che questo blog nacque per denunciare, prevedendone lo scontato fallimento, quando farlo era un atto di coraggio. Ora farlo è una banalità, e quindi tutti dicono che l'austerità è stata un errore, tranne due categorie di persone: la dott.ssa De Romanis (che fa categoria a sé), e alcune vittime dell'austerità, quelle diversamente lungimiranti.

Mi sono fatto l'idea, leggendo certe risposte (del tipo: "sono i vecchi com voi che ci hanno rubato il futuro, non 800000 ggiovani di colore" o similare), che l'ansia immigrazionista certi imbecilli ce l'abbiano perché hanno abboccato al racconto demagogico e fattualmente infondato di Boeri, quello secondo cui "gli immigrati di pagano la pensione". Un gran mischione dove si confonde immigrazione interna (all'UE) ed esterna, lavoratori regolari e immigrati clandestini, e dove, soprattutto, non si chiarisce che i contributi li paga chi lavora, non chi immigra, e che il governo italiano in questo momento avrebbe la priorità di riportare il tasso di disoccupazione italiano almeno sotto le due cifre?

"Rassisstaaaaaaaa! Dici prima gli italianiiiiiiii!"

No, non è così, è un po' (parecchio) diverso. Io, che mi occupavo di terzo mondo quando gli imbecilli no border erano imbecilli no global (cioè erano imbecilli, cioè erano quello che sono e resteranno), parto da un presupposto molto semplice: quello che mi sento ripetere ogni volta che, da nazifascioleghistxenopopulistrassista, prendo l'aereo per girare il mondo. La mascherina dell'ossigeno devi metterla prima a te, e poi a chi ti sta accanto (se non ce l'ha fatta), per il semplice motivo che da svenuto non puoi aiutare nessuno. Il nostro paese è stato distrutto da quelli che ci propongono come panacea i lavoratori altrui (dopo averci proposto come panacea la moneta altrui, e chi è qui sa fare il collegamento), e un paese distrutto semplicemente non ha risorse per aiutare nessuno: non è questione di alloctoni o di autoctoni. Ci sarebbe poi l'altra questione su cui ci siamo soffermati: non esiste un diritto all'immigrazione, nessuna dichiarazione dei diritti dell'uomo lo sancisce (et pour cause), mentre esiste un dovere di accogliere i rifugiati, e questo dovere non riusciamo ad esercitarlo con sufficiente solerzia proprio perché, per motivi scellerati, abbiamo mandato al potere gli immigrazionisti: quelli che, ideologicamente, vedono nella libera immigrazione in Italia la soluzione dei problemi del mondo, senza se, senza ma.

Certo, i nostri aiuti allo sviluppo sono cronicamente insufficienti. Lo sono sempre stati proprio perché l'egemonia culturale e politica è stata esercitata dai neoliberisti (cioè dagli idoli degli iussolisti scemi - e anche di quelli furbi), i quali, come sappiamo, vogliono reprimere la spesa pubblica - qualsiasi spesa - sotto la fulgida egida del "non ci sono risorse"! Oggi il problema è aggravato dal fatto che, per motivi tanto assurdi quanto noti, parte delle risorse che potremmo dedicare all'emancipazione di quei popoli (tema che la sinistra, inutile dirlo, oggi aborre), viene dedicata al loro traghettamento (pudicamente proposto come salvataggio contro ogni evidenza e contro ogni scandalo). Ma naturalmente le risorse ci sarebbero sia per traghettare, che per emancipare. La scelta di fare solo una di queste cose è una scelta politica, ed è, attenzione!, una scelta nella quale la sovranità popolare non è stata coinvolta, venendo completamente sovrastata da quella di organizzazioni ormai chiaramente individuabili come braccio operativo di un progetto esogeno al nostro paese. Del resto, non fanno molto per nasconderlo...

Naturalmente, gli iussolisti scemi erano praticamente tutti europeisti. Eppure, non ce n'era nemmeno uno che notasse come da questo dibattito l'Europa fosse totalmente assente, sia in chiave comparativa (per lo iussolista scemo l'Italia è merda - e di questa merda vuol coprire chiunque prenda un gommone per arrivarci - ma cosa accada negli altri paesi europei, se provate a chiederglielo, non ve lo sa dire...), che in chiave propositiva (ma cazzo, credete tanto a Leuropa, e allora invocatela per risolvere il problema!) Sì, perché c'è questa strana caratteristica dell'immigrazionismo, che più di essere un'ideologia è una religione (con tanto di pensiero magico). In quanto religione, ha una sua terra promessa, che però è una e una sola: l'Italia - che fra l'altro è esattamente quella dove molti di quelli che arrivano non vorrebero restare! Ma, ecco, vedete, anche qui ce ne sarebbe da dire. Perché un'altra cosa colpisce nello iussolista: a lui di cosa realmente voglia chi arriva qui importa sostanzialmente sega. Dice: "io a sto bimbo la nazionalità di questo paese demmerda gliela devo da dà, a tutti i costi!". E se lui non la vuole? E se ricevendola perde quella del suo paese di origine (o di origine dei suoi genitori)? E se lui qui non vuole restarci? E chi se ne frega! Ogni religione vuole sacrifici, e le vittime dell'immigrazionismo sono, naturalmente, gli immigrati.

Basta sottolineare l'ovvio motivo che un processo così complesso non dovrebbe essere affidato alla carità pelosa di organizzazioni arroganti e non trasparenti, che tanta parte hanno avuto nel generare il traffico (e quindi le vittime). Poi, perché c'è un problema di fondo, strutturale, quello cui accenno nel titolo. Inutile girarci intorno: vale a livelli internazionale quello che è valso qui, a casa nostra, per tanto tempo. L'immigrazionismo, con buona pace dei tanti razzisti che pure circolano e che non hanno la mia simpatia, altro non è, da parte delle ex potenze coloniali, che una fase ulteriore di appropriazione delle risorse delle ex colonie. Dopo averle depredate delle loro risorse naturali, le deprediamo delle loro risorse umane. Sì, ho visto obiezioni allucinanti su Twitter: "Ma qui vengono solo sfaccendati, ruffiani e puttane!" Questo è quello che vedete voi, e non voglio discuterlo. Diciamo che l'Italia ha mandato negli Stati Uniti Gabriele Capone (il padre di Al) e Enrico Fermi (il padre della bomba atomica), in tempi e per motivi diversi. Suppongo che gli americani si saranno lamentati molto del primo, e un po' di meno del secondo. Suppongo anche che qualche razzista commenterà che non abbiamo ancora visto l'Enrico Fermi del Niger. Avrei un'obiezione a questo argomento, ma a me interesse metterne in risalto un altro: se pure quelle che vediamo per strada fossero solo braccia rubate all'agricoltura (sposo la vostra tesi) sarebbero, appunto, braccia rubate all'agricoltura di paesi nei quali l'autosufficienza alimentare non è un dato banale. La forza lavoro è una risorsa, è un fattore produttivo, e la libera mobilità dei fattori produttivi è benefica e equilibrante solo nei modelli neoclassici, cioè nell'ossatura ideologica del liberismo oltranzista. Noi qui abbiamo visto che la mobilità del lavoro è particolarmente destabilizzante perché tende ad amplificare il divario fra paese di provenienza e di destinazione. Nel modello neoclassico, ogni bracciante che parte dal Niger contribuisce a far aumentare il salario di quelli che restano. Nel mondo reale, contribuisce a impoverire il paese. Questa non è una mia idea nazifascioleghistxenopopulistrassista, e non è nemmeno solo una congerie di elucubrazioni teoriche di economisti che "non sono scienziati" (altro ritornello neoliberista cui gli iussolisti scemi, in quanto scemi, sono particolarmente sensibili, come potrete vedere): è anche quanto i vescovi africani vedono e stigmatizzano, perché vale, su scala minore, quello che vale per noi: anni e risorse spesi per istruire persone, che poi vanno altrove, creando un danno al paese di origine.

Ma questo, agli immigrazionisti, non interessa: a loro della vita in Burkina Faso, o in Sierra Leone, frega cazzi! Ben contenti e soddisfatti di essere nati dalla parte giusta del mondo, e, in questa parte giusta, di essere nati dalla parte giusta dello spettro ideologico, a loro interessa solo che qualcuno venga qui a "pakarglilapensione", perché così gli hanno detto che succederà i giornali dei padroni, cui loro, da buoni imbecilli di sinistra, credono, perché Gramsci per loro se va bene è un liceo, se va male una strada, e nella maggior parte dei casi non è niente.

Questa è la feccia con la quale dovremo ricostruire questo cazzo di paese, non so se è chiaro: una torma di imbecilli sottoproletarizzati da decenni di propaganda a reti unificate, pronti a sollevarsi (sotto l'egida di ogni e qualsiasi organizzazione imperialistica i loro caporioni gli propongano in base alle loro logiche elettoralistiche) per difendere progetti la cui matrice ultraliberista (quindi fallimntare e fascista) dovrebbe essere immediatamente leggibile da chiunque avesse delle minime basi di storia del pensiero, ma anche di mero buon senso.

E invece gnente.

E ora venitemi a raccontare che il problema è fare il partito del 51%!








(...i refusi li lascio a voi: tanto vi dovevo, e ora giro pagina...)

martedì 5 settembre 2017

Le ronde di giorno

(...il prossimo post sarà di economia, giuro! Devo rispondere a Michele... che si è palesato. Devo dire che a quanto sembra non ci fa: c'è. Questo renderà le cose più semplici e per noi non meno istruttive. Intanto, uno de passaggio - uno dei tanti che conosco - mi manda questo sintetico guest post che vi giro as is per vostra edificazione, con adeguato corredo iconografico...)


(source: https://it.wikipedia.org/wiki/File:The_Nightwatch_by_Rembrandt.jpg)

Alberto,

Questa estate nell'alto viterbese ho notato un fenomeno molto interessante: le ronde. 
 
In molti paesini della zona ci sono una o più squadre di giovani ragazzi di provenienza nord e centroafricana che girano tutto il giorno per i paesini guardandosi intorno. Incuriosito sia dal fenomeno che dalle discussioni dal fornaio ho trovato che sono le ricollocazioni coatte che ogni sindaco è caldamente incentivato ad accettare con il parametro 2.5 per mille abitanti. 

Devo dire che il governo non poteva trovare metodo migliore per perdere voti: se mandi delle ronde di migranti a ronzare intorno alle case di vecchi e famiglie per tutto il giorno, pagati per non fare nulla, ti ritrovi la popolazione dal fornaio e in farmacia a discutere dei famosi 1050 euro al mese di costo della ronda e dei risultati riminesi che dette ronde potrebbero portare. 

Con affetto

Unodepassaggio



(...e la morale della favola è che, signora mia, non ci sono più le ronde di una volta...

Chiarisco: penso che nella maggior parte dei casi i "rondisti" siano persone innocue e spaesate, deportate dove certamente non volevano né si aspettavano di capitare. Ovviamente basta una minoranza di scalmanati a fare disastri riminesi, ma il punto secondo me - e secondo uno de passaggio - non è questo. Siamo alla solita storia delle soglie e dei parametri, dei numeri cabalistici buttati lì senza nessuna base scientifica e senza nessuna analisi delle conseguenze. In un piccolo comune della Tuscia il 2,5 per mille rischia di provocare nei cittadini - che ogni tanto sono anche elettori - quelle reazioni "xenofobe" (che non significa razziste) che il provvedimento mirava a scongiurare. I numeri contano, ma non sono tutto: poi bisogna anche capire qual è la sociologia e l'economia del territorio al quale vengono imposti. In effetti, non si capisce cosa sia preso al PD. Sembra animato da un'ansia di suicidarsi pari a quella dimostrata dalla Le Pen nel secondo dibattito televisivo. Non sarà che gli hanno chiesto di farsi da parte? In questo caso ci avrei preso alla grande. Ma non sono così presuntuoso! Il problema è un altro, ed è che loro sono presuntuosi: presumono di avere ancora il 40%, o almeno il 30%. Presuntuosi come il loro idolo, i tedeschi (durante la seconda guerra mondiale). Vi avevo copertamente suggerito di vendere dollari: ora vi dico apertamente di comprare popcorn.

E stavolta facciamo i soldi veri...)

lunedì 28 agosto 2017

State calmi!

Sto trasecolando.

Il sistema di potere che ci opprime, che ha scatenato contro di noi la potenza distruttiva della libertà incontrollata dei capitali, collassa sotto ai nostri occhi per aver promosso, con gli stessi fini di deflazione salariale, un'altrettanto incontrollata (e formalmente illegale) mobilità del lavoro. Chiedendo venia per il cinismo, e con un pensiero alle vere vittime di questa spregiudicata manovra tattica, cioè ai rifugiati (quelli tipizzati dalla Convenzione di Ginevra del 1951), vorrei capire perché, proprio nel momento in cui il sistema commette un errore che si sta rivelando fatale per lui, dovremmo cominciare a beccarci fra noi, o ad assumere atteggiamenti che legittimino quello che il potere desidera: dare un giro di vite definitivo alla nostra libertà di espressione.

A differenza di quello prodotto dall'euro, il dumping prodotto dall'immigrazione incontrollata è palpabile e sta aprendo gli occhi a tutti. Quasi nessuno (anche qui) capisce la differenza fra svalutazione e inflazione: chi lo aveva avuto in sorte ha capito che qui c'era un pezzo di verità, ma quanto ad aver capito quale verità fosse, sarà meglio che sorvoliamo (e non parlo solo della nostra cara Nat)... Tuttavia, la differenza fra lavorare o trovarsi a spasso, o quella fra tornare a casa intero o a pezzi, la capiscono tutti, giusto? Enfatizzarla, o augurare a chi non l'ha ancora capita di trovarsi un esempio in casa, è sostanzialmente superfluo, oltre che inumano (se interessa).

I fatti hanno la testa dura e lavorano per noi a un ritmo accelerato.

Lasciate serenamente che il potere gestisca il tremendo disastro che ha creato: fallaciare, goffredodibuglioneggiare, non serve a nulla, e quindi fa (molto) danno. Lasciate spiegare al potere perché ad Amatrice ci sono ancora le macerie. Lasciate chiarire a lui perché la disoccupazione è ai livelli che abbiamo commentato. Lasciate che le ONG si palesino sempre di più per quei comitati di affari del grande capitale estero che oggettivamente sono. Lasciate che la gente capisca cos'è la sovranità popolare rendendosi conto che organizzazioni private non particolarmente trasparenti si sono prese la briga di decidere la politica migratoria (e quindi quella del mercato del lavoro, e in genere quella sociale) di un paese libero (in teoria) e democratico (in teoria). E, soprattutto, lasciate che i giornali continuino ad avvilupparsi nelle loro menzogne. Lasciategli spiegare perché il canale di Sicilia si è spostato nelle acque territoriali libiche. Laggente non capiscono, ma forse si renderanno conto con un certo sbalordimento che ora siamo tutti preoccupati dall'eccessiva forza della moneta che ci avrebbe protetto perché era forte, no?

Qualche analogia la farà, qualcuno, o no? E credete che le vendite di menzogne ne risentano positivamente o negativamente?

I nostri avversari stanno facendo tutto da soli. Il PD è al capolinea. Perfino la Boldrini ha dovuto ritrattare su Twitter. Chi l'ha messa lì si sta mangiando le mani. I sondaggi devono essere non pessimi: tremendi. Tanto tremendi, da farmi temere che il potere giochi l'ultima carta a sua disposizione per coagulare un brandello di consenso attorno alla propria immagine ormai irrimediabilmente usurata. Voi dovete solo stare calmi, e magari evitare luoghi troppo affollati. Lo so che è difficile. Vincere è difficile, anche quando si ha dalla propria la storia, perché vincere se stessi è difficilissimo.

Dovete farlo, o starmi lontano. Chi non ha capito, capirà, e lo farà molto presto.

Quindi: state calmi.

Fine della trasmissione.

mercoledì 9 agosto 2017

Marcinelle

Aprire questo blog è stato un grido di disperazione: come vi ho detto mille e una volta, nonostante schierarsi contro il cosiddetto mainstream fosse indubbiamente un atto di coraggio (che solo i membri della mia professione possono apprezzare), devo onestamente ammettere che di coraggio, cioè di consapevole sfida a un nemico le cui forze erano e sono preponderanti, all'epoca ci fu molto poco, per il semplice motivo che ritenevo che il mio grido sarebbe caduto nel vuoto (dove, come credo sappiate, le onde sonore non si propagano).

Invece non è stato così, e allora ho continuato.

Le motivazioni sono state tante, ma forse quella preponderante è stata l'amore per il mio paese e i suoi abitanti (compresi quelli che ancora non capiscono e forse non capiranno mai), la consapevolezza di quale disastro sarebbe per l'umanità tutta non preservarne la diversità, che poi significa i pregi e i difetti (di questi ultimi, chi non ne ha?), e quindi, in definitiva, una sorta di illuministico amore, di fiducia nell'umanità, che poi è fiducia nella natura sociale dell'uomo: una caratteristica che a me pare biologica, etologica, prima di farsi antropologica, politica. Insomma, l'idea assolutamente ingenua (e che come tale sottopongo alle vostre critiche) che in un ipotetico "stato di natura" (diciamo, al tempo degli australopitechi, per capirci...), quella di riunirsi in gruppi fosse una strategia evoluzionistica superiore, e che questo dato si sia stratificato nei millenni, facendo dell'uomo quell'animale sociale e socievole che mediamente è. Ci sono ovviamente aberrazioni, ma Jeffrey Dahmer nella nostra razza (Homo Sapiens Sapiens) è ancora l'eccezione, mentre in altre razze (ad esempio: Mantis Religiosa) è la regola.

Anni di dibattito mi hanno usurato, è chiaro: sarebbe successo a chiunque. Ma a questa fiducia, pur sapendo quanto ingenua essa sia, e quanto contrasti con un'altra mia certezza (quella, marxista e keynesiana, che i rapporti economici non si compongono spontaneamente per l'agire delle forze "naturale" del mercato, e che quindi il riconoscimento dei propri diritti prevede necessariamente una lotta per la loro affermazione), a questa fiducia, dicevo, non voglio rinunciare.

Insomma: convivrei difficilmente con l'idea di star scrivendo (solo) a delle bestie.

L'usura però c'è.

Mi ha portato a formulare la prima legge della termodidattica: ci sono cose che se potessero essere capite non andrebbero spiegate. Per questo, quando al bar, o su Twitter, incontro una persona che la spara troppo grossa, normalmente cerco di fornire un dato fattuale, ma se non c'è risposta, al bar passo ad altro, e su Twitter blocco. Non posso diventare piazzista porta a porta della verità statistica (peraltro, essendo del mestiere, ho io stesso alcune riserve su tali verità): convincere chi non vuole essere convinto non sarà cannibalismo, ma è comunque una forma di violenza. Io so che alla fine molti di quelli che oggi ragliano argomenti insulsi verranno dalla mia parte. Ma non voglio essere io a portarceli: deve essere la crisi, che ha argomenti più convincenti dei miei, e che, come Keynes ci ha insegnato, sale come la cancrena verso le categorie più privilegiate, o meno esposte, non lasciando nessuno immune.

Certo: anche questa è una sconfitta, per chi ha dedicato la propria vita all'insegnamento, ed è soprattutto una tattica pericolosa. Costringere a capire dopo con la pancia (vuota) chi già ha dimostrato di non essere una cima, perché non ha capito prima con la testa (parimenti vuota), espone al grossissimo rischio di inversioni a U: non ho evidenza storica, perché credo che non ci sia, ma sospetto che tanti pogrom siano stati scatenati da ex anime belle. Forse un modo per accertarlo potrebbe essere studiare il ruolo delle classi medie (della borghesia), quelle dove le anime belle usualmente allignano, nell'affermazione dei regimi totalitari. Credo che almeno per il XX secolo su questo tema ci sia evidenza, e sono sicuro che me la darete.

Against this backdrop, vi propongo un case study da manuale (perdonate l'inglese, ma questo è un post tecnico)!

Sapete dell'accostamento che alcune cariche dello Stato hanno fatto fra la tragedia di Marcinelle (che ci vide emigranti) e la tragedia del traffico di esseri umani (che per noi sono immigranti), e delle polemiche che essa ha scatenato. Trovo questo accostamento improprio, in primo luogo per le sue finalità comunicative, che in tutta evidenza sono quelle, sempre perseguite dal potere, di colpevolizzare le vittime dell'oppressione (e le prime vittime dei nostri governi siamo noi), e di soffocare il dibattito addossando alle voci critiche accuse infamanti: razzismo, disumanità, ignoranza.

Ma al di là di questa evidente strategia, che poi è il duale di un'altra evidente strategia (quella che porta il potere che si vuole dipingere come "umanitario" a soffocare il dissenso sui social), l'accostamento è fattualmente improprio per un motivo che ieri ho evidenziato su Twitter in risposta a una vignetta di Krancic. Io sono un economista, quindi, perdonatemi, ma penso di fare una cosa utile per il dibattito se ci porto il mio pezzo di verità: il dato economico. Peraltro, per tanti motivi (avete presente Marx? Era un teologo? Un fontaniere? Un medico chirurgo? O un economista? Tale lo considerano perfino i suoi avversari liberisti!...) una persona di sinistra, che quindi combatte le ingiustizie e la disuguaglianza, non dovrebbe mai prescindere dal dato strutturale economico, esattamente come non ne prescindeva George Marchais negli anni '80, tanto per dire (e potrei farei molti altri esempi), anche se magari per trarne conclusioni diverse (argomentando, però, in termini coerenti).

Oggi, invece, la reazione di persone che si credono progressiste è questa:



(mi affretto a segnalarvi che ovviamente questa persona è solo omonima del mio collega Roncaglia: si tratta di un ingegnere - guarda caso - che si autodefinisce "mendicante di cielo").

Uno strano miscuglio di rifiuto di confrontarsi coi dati fattuali, e di benaltrismo.

Il benaltrismo sta nello spostare il discorso dal tema dell'eccesso di offerta di lavoro (altresì noto come disoccupazione), a quello dello sfruttamento. Spostamento, peraltro, molto più apparente che reale: per motivi ovvi a noi mendicanti di verità, lo sfruttamento prospera proprio sulla disoccupazione, e non c'è alcuna evidenza che aumentando il numero dei disoccupati lo sfruttamento cali. Abbiamo invece diverse evidenze che al crescere della disoccupazione lo sfruttamento aumenti: il dato macroscopico è l'approvazione del Jobs Act, resa possibile, fra l'altro, dall'indebolimento delle controparti sindacali che abitualmente si associa a un aumento della disoccupazione (ci sarà pure un motivo se il capitale preferisce che una certa disoccupazione persista, come strumento di disciplina dei lavoratori! Lo troviamo scritto nei manuali del terzo anno di economia...), ma ci sono anche dati aneddotici piuttosto significativi, come la simpatica vicenda degli immigrati docili e senza pretese.

Quindi, sinceramente non capisco l'ultima obiezione del mio gentile interlocutore: le condizioni alle quali oggi certe persone sono costrette per lavorare non miglioreranno se non ci confrontiamo serenamente e scientificamente con il diritto ad immigrare (diritto che nessuna carta fondamentale dei diritti umani ha mai riconosciuto: dettaglio che alle anime belle sfugge, perché abitualmente appartengono a ceti tutelati).

A questo punto, forse, capisco il rifiuto di confrontarsi col dato.

In una prospettiva di tutela del lavoro (che poi è quella dell'articolo 1 della nostra Costituzione), ma perfino in una prospettiva radicalmente diversa, quella neoclassica "da manuale" dell'efficiente allocazione delle risorse (che sappiamo essere in realtà la base ideologica per lo sfruttamento delle risorse: ma lasciamo stare, e prendiamo l'ipocrisia liberista al suo valore facciale) non è indifferente determinare se ci si muove verso un paese dove il lavoro c'è o non c'è!

E così, chiudo fornendovi un dato, il dato della disoccupazione in Belgio e in Italia al tempo di Marcinelle (1954), quel dato che il dottor Roncaglia vuole ignorare.

Nel 1954, secondo l'Onem (Office national de l'emploi) la disoccupazione in Belgio era all'1.2%. Voi direte: bè, ma c'era il miracolo economico, sarà stata bassissima anche in Italia. Invece no, non proprio. Nel 1954, secondo la Banca d'Italia, in Italia la disoccupazione era all'8.8%.

Stiamo confrontando (più esattamente: le più importanti cariche del nostro Stato hanno confrontato) una immigrazione selettiva e controllata in un paese in condizioni di piena occupazione, con una immigrazione indiscriminata e incontrollata in un paese in cui la disoccupazione è dieci volte tanto (siamo pur sempre in un intorno del 12% - gli ultimi dati ufficiali riportano un 11.1%, ma sapete che questi dati suscitano crescenti perplessità, riferite in particolare alla definizione di occupato: vedi, appunto, alla voce precariato e sfruttamento).

La mia fiducia nell'uomo mi porterebbe a credere che il Roncaglia, esposto a questi dati, rifletterebbe, argomenterebbe. Ma lo svolgimento della sua argomentazione, e l'esperienza di anni di dibattito, mi fanno concludere che non è così. Siamo ora felicemente bloccati su Twitter, ognuno a casa sua. Non è una gran perdita: a casa mia la dispensa è rifornita di dati. A casa sua di buone intenzioni. Quale ne sia l'impiego, delle buone intenzioni, è noto, e non si può che provare pietas per chi se ne arma rifiutando il contatto col dato. Non è cattiveria: chi rimuove la realtà lo fa spesso con le migliori buone intenzioni. Quindi, solidarietà, rispetto, compassione (in senso etimologico, di "simpatia"): insomma, quel complesso di sentimenti umani positivi che la parola pietas (che non significa pietà) riassume. Ma anche estrema e radicale consapevolezza del fatto che chi agisce ignorando i dati, prima o poi coi dati dovrà scontrarsi, perché come diceva uno di sinistra i dati hanno la testa dura.

La crisi arriverà anche da lui: non lo auguro (in particolare, non a lui). Lo temo, perché da chi rifiuta di ragionare su basi razionali e documentate sinceramente non so cosa aspettarmi, e non voglio nemmeno immaginarlo.

Spero che questi dati possano esservi utili, e ve li consegno per le vostre riflessioni.

venerdì 14 luglio 2017

Aiutiamoci a casa nostra

Ho poco tempo (scadrà quando Marta arriverà in ufficio), e vorrei condividere con voi qualche riflessione non tecnica. Il tempo della "tecnica", d'altra parte, è finito. Quelli di voi che potevano capire "tecnicamente", hanno già sufficienti strumenti. Chi non poteva (l'adorabile Nat, per la quale una sottrazione - perché un saldo questo è - si configura quale paradosso logico insormontabile) è vergine (intellettualmente, dato che mi risulta abbia un paio di figli e non vada in giro con un manti azzurro), e ci ha pensato il carisma. Certo, potremmo andare oltre, e ci divertiremmo molto. Ma dovrei fornirvi (e lo farò) alcuni rudimenti minimi di statistica: diciamo, portarvi al test della t di Student, in modo da farvi apprezzare la mediocrità del male, lo squallore di certe analisi mainstream, che si traduce anche (spesso e volentieri) nell'evanescenza dei risultati sotto il profilo statistico. Certo, imponendovi un po' di econometria for dummies vi renderei il grande favore di farvi sentire inteligenti, vi darei altri argomenti per battibeccare coi piddini (attività che suscita in me profondo disprezzo per chi vi si dedica, da entrambi i lati del vuoto dialettico). Ma mi sembra che ci siano esigenze più pressanti da soddisfare: la nostra democrazia è in pericolo: un pericolo per sua natura insidioso e diffuso.

Non sono un politologo, quindi non so cosa sia la democrazia tecnicamente. Emotivamente, tenderei a definirla come un regime politico che dà libertà di espressione, che dà voice, come dicono (per una volta in modo espressivo) i nostri fratelli britannici. Per avvelenare la democrazia, quindi, basta fare una semplice operazione: inquinare il linguaggio. Questa è l'attività alla quale i media, che sono il nemico prossimo della democrazia, il suo assassino (il mandante essendo il capitale), si dedicano con tenacia e sagacia, come il post precedente dimostra. Non c'è (ancora) bisogno di censura, di limitazione "esogena" della libertà, di costrizione. Non ci trattano come trattarono Gramsci perché hanno trovato un modo più efficiente (in quanto massivo e politicamente sostenibile) di "impedire ai cervelli di pensare": impadronirsi del linguaggio e sovvertirne l'uso, impedire che le cose vengano chiamate col loro nome, e in limitatissimi casi addirittura criminalizzare l'uso del termine lessicalmente corretto, in nome del politicamente corretto. L'impedimento, col tempo, diventa endogeno: disapprendiamo la nostra lingua, e così perdiamo la capacità di rappresentare (e quindi di far comprendere, ma anche di comprendere) i processi in atto. Quando si arriva a questo punto abbiamo perso, perché scompare, in effetti, lo stesso terreno di scontro: avere voice non serve più, perché così come non si può combattere senza conoscere il linguaggio del nemico (indispensabile per comprenderne e prevenirne le tattiche), è evidentemente utopistico pensare di vincere una battaglia politica usando il linguaggio del nemico: se le sue parole diventano le tue, il tuo discorso, fatti salvi casi di eccezionale talento, fatalmente diventa il suo.

Non è che questa sia una novità, per chi segue questo blog, o, per altri versi, il blog del Pedante (epigono di grande talento: avercene!), e non è certo una novità per chi si sia ormai deterso la ricottina del rigurgito dalla nascente peluria. Quelli della mia età si ricorderanno di come il capitale, negli anni '80, ci fece digerire la nostra sconfitta propugnando l'idea che tutti fossimo capitalisti: la nostra sconfitta, cioè la liberalizzazione dei mercati finanziari, ci veniva presentata ossessivamente, insistentemente, come una nostra vittoria, come la possibilità di essere tutti azionisti. Peccato che il mercato finanziario, per sua natura, in tanto è efficiente in quanto veicoli correttamente le informazioni, e che nella vita vera l'informazione non sia diffusa, atomistica, simmetrica, gratuita, come dovrebbe essere per assicurare mercati efficienti, ma sia circoscritta, concentrata, asimmetrica, monopolistica, in mano a quelli che dai mercati traggono benefici esorbitanti, ovviamente a scapito di perdite altrui esorbitanti nel totale, ma individualmente sostenibili, di norma, perché ripartite su un gran numero di "buoi".

Ci voleva molto a capirlo?

No: sull'argomento, di per sé non impenetrabile, giravano anche film di discreto successo!

Ma è bastato sedare, in forme e modi che gli storici appureranno, chi doveva difendere gli interessi contrapposti a quelli del capitale, per rendere questa storiella della fine delle classi sociali totalmente egemone. Per l'uomo "de sinistra" odierno, un operaio è un Marchionne che non ce l'ha fatta: e come è merito di Marchionne se ce l'ha fatta, è demerito dell'operaio se guadagna una frazione infima di quanto guadagna il simpatico manager che non si sa annodare una cravatta (ed è pertanto caro ai nostri progressisti, i quali sono restii ad annodarsi qualcosa intorno al collo, forse perché sanno di meritarselo).

Questa mortificazione del linguaggio, questo avvelenamento della democrazia, procede, facendo strame (tra l'altro) di tutte le istituzioni nelle quali ritenevamo di poter aver fiducia, e che invece si sono dimostrate del tutto allineate a un semplice modello concettuale: chi viene finanziato con soldi pubblici in un contesto in cui lo Stato è catturato da interessi economici si allinea al pensiero unico del capitale e se ne fa docile servitore.

Pensate, tanto per fare un esempio, allo squallore di Bran Academy, di cui nel 2010 si discusse la chiusura, che poi non avvenne. Grati del salvataggio, gli illustri cattedratici si sono dati a esercizi meramente accademici, come sindacare su chi usasse il termine bail in, ma, attenzione!, non l'hanno fatto per difendere l'uso di una lingua che forse non conoscono (al cruscologo dauno o camuno, con tutto l'amore che ho per questi territori, credo poco, scusatemi: anche l'italiano va aiutato a casa sua...), ma per intorbidare ulteriormente le acque. Il bail in, infatti, non è un "salvataggio dall'interno", come qualche sprovveduto funzionale alle logiche del sistema andava sostenendo, forse aspettando una carezza del Capitale (sotto forma di elemosina per tirare avanti ancora un po'...), e non lo è non solo perché non salva un bel nulla (tant'è vero che, come sapete, le banche italiane sono state lasciate in stato di marcescenza nell'attesa che i regolatori europei trovassero un modo onorevole per disapplicare le norme che essi stessi avevano disegnato e di cui ci avevano eletti a cavie, distruggendo, invece di salvarle, alcune banche e alcune vite), ma anche perché esiste una legge universale, che travalica i confini delle singole discipline: è quella che rende esagonali le celle delle api, è quella che ci fa percepire una frattura del remo nel punto in cui si immerge in acqua. La Natura segue percorsi di minimo, è ottimizzante, aborre gli sforzi inutili, e così - vi assicuro - nonostante le apparenze, fa l'arte, e così fa il linguaggio (ed è questo, fra l'altro, che assicura l'osmosi perenne fra una lingua e l'altra: la scoperta di modi più sintetici ed espressivi per esprimere un concetto).

Avete contato i caratteri di "salvataggio dall'interno"? Bene: ora contate i caratteri di "esproprio". A occhio sono di meno, no? Chi vi dice di difendere il linguaggio usando una circonlocuzione prolissa e concettualmente falsa invece di un termine conciso, espressivo, e corretto, non sta difendendo il linguaggio: sta difendendo il capitale.

La Crusca, di cui mi venne detto avesse fatto simile lavoro (coi soldi nostri), o i Lincei, dove ancora troviamo queste slides (particolarmente poco pregevoli, soprattutto per come insultano il paese valutando il merito dei suoi governi sulla base delle copertine della grande stampa internazionale, prona ad interessi esplicitamente avversi alla nostra costituzione democratica), dovranno essere affidate a quel mercato che con tanta passione hanno difeso, e che farà di loro strame come meritano. C'è chi paga per fottere: io certamente non pago per essere fottuto.

L'economia, si sa, è cosa difficile. Laggente (ma anche Nat) non capiscono che se escono più soldi di quanti ne entrano alla fine c'è un probblema. Mettere un segno più davanti a quanto entra, e un segno meno davanti a quanto esce, è tecnicismo astruso, per molti, è sforzo di astrazione che a molti appare sterile. Il caparbio rifiuto ideologico (perché questo è) di utilizzare un linguaggio meno ambiguo (quello dei più e dei meno) espone così i volenterosi critici del sistema, quelli che hanno intuito che qualcosa non va, ad allinearsi, insensibilmente, involontariamente, inconsciamente, ai suoi volenterosi carnefici.

Ma il Signore è misericordioso, a modo suo, e, come la Bibbia in mille occasioni ci rammenta, ci invia segnali. Ecco: la cosiddetta "crisi" dei cosiddettissimi "migranti" possiamo anche vederla come un segnale: un segnale importantissimo e utilissimo per capire in che modo il capitale arma i suoi sicari (i media) per uccidere la democrazia.

Già parlare di "migranti", come sapete, è una lieve forzatura del linguaggio. Queste persone per l'Italia non sono "migranti", e infatti nelle statistiche ufficiali di "migranti" non si parla, ma di "immigrati". L'uso di un termine tecnicamente scorretto, quando non lessicalmente improprio, dovrebbe suscitare sospetto: sospetto che diventa certezza quando si veda, come non vogliono farci vedere (e quindi non  vediamo), che negare l'uso del termine "immigrati" significa negare la legittimità del nostro punto di vista, il punto di vista di un paese in cui la disoccupazione è raddoppiata e la povertà triplicata in pochi anni come risultato di precise scelte politiche, dettate da regole adottate per precisi motivi di distribuzione del reddito.

Il nigeriano col quale ho parlato venendo dalla Bios all'ufficio non è un migrante: è un emigrato (dalla Nigeria, per motivi da approfondire) ed è un immigrato (in Italia, con conseguenze da approfondire). Così figura (se figura) nelle statistiche del suo e del mio paese: questo è il dato. Ma il dato è amico della verità, quindi nemico del capitale e della sua simpatica favoletta.

Basterebbe questo (e, del resto, ora devo smettere: è appunto arrivata Marta) per far capire come stanno le cose.

Ma forse qualche elemento di riflessione in più occorre darlo, tanto per portare elementi di verità nel discorso: cose che sapete, ma che mi sento di ripetervi per giustificare la mia ambizione di essere nominato miglior sito politico e d'opinione ai prossimi MIA17.

Intanto, torniamo all'inciso: se (il simpatico nigeriano) figura (nelle statistiche). Ecco, forse dovremmo ricordarci che se ci sono delle leggi, sia nazionali che internazionali, a disciplinare l'ingresso di esseri umani (come di qualsiasi altra cosa, peraltro) in una data polity, in una data comunità, chi le viola è per definizione un criminale, un delinquente (e chi lo aiuta, come le ONG, concorre al delitto, e chi non se ne distanzia con vigore, come nessuna delle ONG asseritamente "nobili" ha fatto, purtroppo, si merita il sospetto nel quale incorre - e che potrà quantificare fra due anni alla liquidazione del 5x1000). Poi, si può discutere delle motivazioni per le quali si è spinti a delinquere, e naturalmente c'è chi è chiamato a valutarle. In un ordinamento democratico, però, questo "qualcuno" è l'ordine giudiziario, che lo fa secondo le norme che la polity in questione si è data. Non dovrebbero farlo i giornali. Ma lo fanno. Quando un giornale si rifiuta di chiamare clandestino chi è clandestino, o quando emette in prima pagina su cinque colonne una sentenza di condanna verso chi magari non ha nemmeno ancora ricevuto un avviso di garanzia, sta facendo esattamente la stessa operazione (anche se in un caso né noi né lui ce ne rendiamo conto): si sta sostituendo alla magistratura.

Perché, vedete, è un dato di fatto: un conto sono i rifugiati, e un conto gli immigrati. Se ci sono due parole diverse, un motivo ci sarà. E un conto sono i naufraghi, e un altro conto sono i passeggeri (per quanto pericoloso sia il mezzo che sono stati criminalmente indotti a scegliere). Anche qui, se ci sono due parole, un motivo ci sarà.

Riflettiamo sui rifugiati: persone i cui diritti politici o civili (o, in generale, umani) sono gravemente lesi nel paese in cui risiedono. Anche qui, la mia definizione è sbrigativa. Quella corretta esiste, ed è data dalla Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifiugiati. Ora, si potrebbe andare sul tecnico, sul difficile... ma andrò sul semplice, dove non vogliono che andiate perché potreste capire cosa sta succedendo. Il semplice fatto che esistano dei rifugiati, cioè persone delle quali è ufficialmente riconosciuto che devono abbandonare una polity e muoversi in un'altra per potersi realizzare come esseri umani, per potersi esprimere, ci fa capire quanto sia essenziale, in termini di promozione umana e di protezione dei diritti universali dell'uomo, che esistano polity diverse. E in cosa si traduce, concretamente, l'esistenza di diverse polity? Nei confini che le separano. A me fa tenerezza, ma anche un po' paura e molto schifo, che ci sia chi, sdilinquendosi ostentatamente per il debole e l'oppresso (rigorosamente altrui), propugna l'abolizione delle frontiere. Un mondo senza confini è come un corpo senza membrane cellulari: un simpatico lago di citoplasma, che il sole di questi giorni farebbe evaporare nel giro di un quarto d'ora. I rifugiati sono persone che hanno necessità di superare un confine per pensare diversamente, e questo semplice dato strutturale ci fa comprendere che chi è sinceramente amico della diversità e della possibilità di esprimerla deve difendere le frontiere (non mi addentro sul fatto che questo sarebbe anche un obbligo imposto dal Trattato di Schengen - basta leggere il Capo II dell'Accordo di Schengen). Ma per qualche strano motivo, gli amici della "diversità" sessuale, culturale, e via dicendo, sono anche quelli che lottano strenuamente insieme al capitale perché venga abolito il presupposto della diversità politica, che poi è il presupposto fondamentale perché le altre diversità vengano riconosciute e disciplinate (nell'interesse di chi, legittimamente, volesse essere uguale, magari perché ha letto Sandro Penna:

Felice chi è diverso
essendo egli diverso.
Ma guai a chi è diverso
essendo egli comune.

Forse Penna presagiva l'infinito squallore di un mondo paradossale in cui chi è felicemente comune viene condannato all'infelicità imponendogli di essere diverso per conformarsi al politicamente corretto, cioè alle forme uniche del pensiero unico dell'unico capitalismo che ci viene proposto).

Ma riflettiamo anche sugli immigrati, volete? Immigrare è un diritto? La risposta è un sonoro (ma taciuto dalla nostra stampa serva e vile, e quindi inascoltato dai suoi lettori boccaloni):
no.
E non è la risposta mia: è la risposta dell'ordinamento (come stiamo capendo ora che Franza e Spagna ci stanno prendendo a pesci in faccia, e noi scopriamo di non potergli dire niente perché loro stanno semplicemente applicando le regole), ma è anche la risposta di filosofi che si sono interrogati sul concetto di giustizia nel loro lavoro di ricerca, e che quindi si presuppone ne sappiano un tantino di più dei giornalisti, scherani del capitale, squadristi del fascismo dell'opinione, cancro della democrazia. Mi riferisco in particolare a David Miller, che si pone esplicitamente la domanda se esista un diritto umano ad immigrare, e si risponde: no (fra l'altro, sollevando un tema del quale concretamente nessuno parla, ovvero quello di come tutelare i diritti umani di chi invece ha diritto a rifugiarsi altrove: perché i cosiddetti "migranti economici", cioè gli immigrati - clandestini o meno - non solo si appropriano liberamente del capitale sociale di una comunità, in un mondo in cui il capitale privato invece si difende benissimo - come ci ricorda Mario Nuti - ma compromettono seriamente il sacro diritto dei rifugiati di trovare asilo politico, rendendone l'esercizio ulteriormente penoso, o magari vedendoselo rifiutare, come sta succedendo ai tibetani, che sono "meno migranti" degli altri).

Andrebbe anche detto, ma sono pochi a farlo, che un conto è un paese in crescita, e un conto un paese in recessione (e mantenuto in questo stato per precise scelte politiche)! Riflessione che qui abbiamo fatto spesso, che viene fatta in modo molto limpido in questo articolo interessante per tanti versi e sul quale mi ripropongo di tornare, e che travalica la sfera dei diritti umani per coinvolgere quella della prassi politica. Alla fine, se mi permettete di allargare l'obiettivo, il problema dei nostri politici è tutto qui: non aver capito che non solo il moltiplicatore keynesiano, ma l'intera logica politica è diversa in bad times e in good times. Sapete quelli che "a politiga tu nun la capisci, a politiga è mediazzzzzzione?" Ecco, sì, quei cretini lì. Ora che la SStoria ne ha spazzati via un bel po', ai superstiti spiego cosa non hanno capito loro: un conto è la politica quando il Pil cresce, e un  conto quando il Pil cala, e questo perché nel primo caso l'accresciuta disuguaglianza relativa, che tutti i politici hanno voluto per decenni (dai comunisti alla Napolitano - Bersani, Fassina, D'Alema, D'Attorre, Fratoianni, ecc. - ai conservatori alla Berlusconi), e alla quale tutti hanno attivamente cooperato, nel primo caso non comporta necessariamente una diminuzione dei redditi assoluti, nel secondo sì, e quindi viene percepita dagli elettori (e infatti ora tutti i politici ipocriti e cialtroni devono correre ai ripari versando una affrettata lacrimuccia di circostanza per de-plorare un fenomeno che va avanti dalla metà degli anni '70, nell'indifferenza più assoluta di quelli che ci dicevano che eravamo tutti capitalisti).

Quando il Pil cresce la mediazzzzzione su come spartirsi la torta può anche andare bene: ma quando il Pil cala, solo strategie politiche radicali sono vincenti: e questo spiega sia i recenti fallimenti di alcune forze che pretendevano di essere antisistema (qui come altrove), sia perché dalle grandi recessioni emergano, come stanno emergendo, regimi totalitari (la UE lo è a modo suo, ma verrà spazzata via da qualcosa di peggio).

Ecco: la chiudo qui, che devo dedicarmi ad altro. Ma, visto che oltre ad essere il miglior sito politico e d'opinione (come questo post dimostra, per il semplice fatto che vi ha detto cose che nessuno vi dice), siamo anche la migliore community, vorrei chiudere questo appassionato elogio delle frontiere in nome della libertà esortando (diciamo così) Giuse a sbloccare con decorrenza immediata Massimo D'Antoni, pena la mia reazione, conforme al mio temperamento che tutti sapete essere moderato e tollerante. Massimo (posso dirlo, tanto lui è deciso a rovinarsi la carriera), fra le altre cose, è anche quello che mi ha fatto leggere Miller. Se lo ha fatto, come molti hanno fatto in questi anni, per lanciare il sasso nascondendo la mano, gli è andata male: la mia feroce onestà intellettuale mi impone di specificare quando una fonte è diretta (perché ci sono capitato sopra) o indiretta (perché me l'ha segnalata un altro). Quindi, cari "dicoloriani" (credo che "negriani" non si possa dire...) sappiatelo: Massimo fa letture che voi mettereste all'indice (senza essere la Santa Inquisizione, che aveva una sua estetica che voi decisamente non avete).

Quali interessi difendiate, cari "dicoloriani", è chiaro. Gli interessi che ogni tanto il popolo spazza via, quando decide di difendersi (a casa propria). La lotta del proletariato contro la borghesia è in un primo tempo lotta nazionale, come diceva Julius Evola... o no?