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mercoledì 18 novembre 2015

Wer immer strebend sich bemüht...


Habe nun, ach! Philosophie,
Juristerei und Medizin,
Und leider auch Theologie
Durchaus studiert, mit heißem Bemühn.
Da steh' ich nun, ich armer Tor,
Und bin so klug als wie zuvor!






(...ora scrivo per ringraziare. Fra l'altro, il suo intervento è stato un esempio preclaro di onestà intellettuale ed efficacia didattica. Stiamo lavorando per renderlo disponibile in due versioni separate, con audio in italiano e in inglese, in modo da evitare la seccatura di utilizzare il "balance" per selezionare la lingua preferita. Questo, tengo a precisarlo, anche su richiesta di alcuni imprenditori presenti in sala, che vorrebbero tanto che i loro colleghi ascoltassero in che modo un economista tedesco descrive la situazione del nostro paese. Ai diversamente europei penserà, spero, Carmen, e per il resto Mephisto reconnaîtra les siens...)

venerdì 23 ottobre 2015

#goofy4: habemus programmam!

(...a Martinet: è latino maccheronico. Però se me lo traduci in norreno mi fai un favore...)


Dopo infinite peripezie sulle quali rinuncio ad informarvi compiutamente, sono lieto di annunciarvi che il programma definitivo del quarto compleanno del nostro blog (che nel frattempo è diventato una conferenza scientifica di livello internazionale), è disponibile qui. Il relativo comunicato stampa, inviato ad alcune centinaia di malcapitati, qui.

Vedrete qualche ritocco nel panel politico, e poi mi è scomparso dal radar Jacques (che spero di incontrare de visu a Parigi fra una decina di giorni, e che è come me e come tanti abbastanza stanco - ho appena ricevuto una lettera che è un autentico tajo da parte di un collega ma non violerò la sua privacy, purtroppo per voi... Scompaio dal radar anch'io, sempre più spesso, ma ci sono stati sviluppi organizzativi che dovrebbero permettermi di riapparire presto più bello e più potente che pria - Bravo! - Grazie!).

Con l'occasione, vi informo sui prossimi appuntamenti, che sono, per quel che mi riguarda:

1) domani qui (a Milano);

2) dopodomani qui (a Milano);

3) il 31 dai comunistiiiiiiiiiiiiiiiii (a Roma);

4) il 5 novembre dai federalistiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii (à Rouen, en fin d'après-midi...);

5) il 21 novembre dai lepenistiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii (con fondi europei, a Parigi, daje a ride);

6) il 30 novembre dagli svizzeriiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii (il titolo mi ricorda qualcosa...);

7) il 4 dicembre a Roma dei dissidentiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii (con Paolo Becchi);

8) il 5 dicembre a Firenze dai comunistiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii (ma non quelli del 31 ottobre)!

Dopo di che, dal 14 dicembre le settimane si divideranno in settimane sì (quella del 14) e no (quella successiva, e così di seguito). Nelle settimane "no" non ci provate: sarà no. In quelle sì non ci sperate: mi sono rovinato sufficientemente la salute, e temo che vi costerei troppo. Ma naturalmente la speranza è l'ultima a morire (o la penultima, fermo restando il mio proposito di arrivare ultimo)...

Ma non parliamo di cose tristi: prepariamoci con animo lieto al quarto genetliaco di un blog che, non dimentichiamolo mai, iniziò così e proseguì (fra l'altro) così... Tutte cose che nessuno vedeva, qualcuno perché non voleva vederle, e qualcun altro perché proprio non ci arrivava, e siccome non ci arrivava allora, ovviamente non ci arriva nemmeno adesso, e non ci arriverà mai (come la discussione al post precedente ha piacevolmente esemplificato).

Diffondete la lieta novella: ci sono ancora posti!

lunedì 19 ottobre 2015

Goofypullman

Gentile utente del blog,

nell'appressarsi della fausta ricorrenza del compleanno di codesto blog, mi pregio di sottoporre alla Sua attenzione questa interessante iniziativa:



Con i migliori saluti.

Guru


P.s.: ovviamente la locandina non l'ho concepita io. Munitevi di lente d'ingrandimento, e quando mi chiederete aiuto ricordatevi del sano detto: "aiutati, che il guru ti aiuta"...

martedì 25 agosto 2015

Pakistan

Dilettissimi fratelli e sorelle,

dal Libro:


"Et le soir ils ne dînaient pas à l’hôtel où les sources électriques faisant sourdre à flots la lumière dans la grande salle à manger, celle-ci devenait comme un immense et merveilleux aquarium devant la paroi de verre duquel la population ouvrière de Balbec, les pêcheurs et aussi les familles de petits bourgeois, invisibles dans l’ombre, s’écrasaient au vitrage pour apercevoir, lentement balancée dans des remous d’or, la vie luxueuse de ces gens, aussi extraordinaire pour les pauvres que celle de poissons et de mollusques étranges (une grande question sociale, de savoir si la paroi de verre protégera toujours le festin des bêtes merveilleuses et si les gens obscurs qui regardent avidement dans la nuit ne viendront pas les cueillir dans leur aquarium et les manger)."



Visto che, come avrete constatato, nella collezione autunno-inverno 2015-2016 si porterà molto il frame del (cattivo) maestro (lanciato dall'esteta della bassa, Jean Paul Gand'hier), e visto che, come avrete altresì rimarcato, la mia strategia dialettica con gli euristi è quella di spalancare tutte le porte che vogliono sfondare (procurando che dall'altra parte della stanza ci sia una finestra altresì spalancata sull'abisso della loro ignoranza), non sarete stupiti se procedo, da buon maestrino, a darvi i compiti per le vacanze.

Questi sono i saldi settoriali del Pakistan:

Chi non sa cosa siano... bè, mi spiace: dovrà studiarsi la sezione didattica, o chiedere ai compagni di lotta di classe. Chi invece pensa di saperlo, avrà la compiacenza di arrischiarsi a fare un commento.

Il commento migliore verrà premiato nel modo seguente: con la soddisfazione di aver fatto il proprio dovere, unita a un posto in prima fila (se avete già il biglietto), o a un biglietto (se non ce l'avete) per il goofy4.

Sì, perché nel frattempo c'è anche un altro dettagliuzzo: abbiamo esaurito il secondo lotto, quindi siamo già 450 (550 con staff, invitati, amici, ecc.), per cui dobbiamo capire come regolarci, fermo restando che la spesa più grande sarà quella da sostenere per affiancare ai mastini due o tre nerboruti buttafuori professionisti che tengano fuori dalla sala i portoghesi (nel senso di free rider) che certo pulluleranno quando avrò fatto un paio di annunci.


Ci occorre una settimana per capire quanti posti possiamo ottenere e come prezzarli. Voi, nel frattempo, studiatevi i saldi settoriali del Pakistan...


(Beati i primi perché gli ultimi resteranno fuori...)

(...dice: "E che c'entra il Pakistan?" Gnente, ma siccome io, dall'esterno della comunità scientifica, fuori, nel buio, mentre vedo gli economisti banchettare al tavolo della scienza, come le bêtes merveilleuses delle quali parla il poeta, mi occupo di paesi emergenti, capita che da una parte remota del globo mi abbiano inviato una tesi di dottorato sul Pakistan da rivedere. E così, visto che mi ci devo fare due palle, e che qui siamo tutti amici, ho pensato: "Mal comune, mezzo gaudio!" Poi, quando sarà il momento, vi porterò al ristorante. Ma senza sfondare la vetrata: entreremo, noi, dalla porta principale, come si conviene al nostro rango, fra un frusciare di acquiescenti livree e un convulso, smarrito sibilare di "io ti sono sempre stato amico, lo sai che scherzavo...")

(... naturalmente scherzo anch'io: lo sanno tutti che sono un buontempone, un pezzo di pane, una pasta d'uomo... E ai colleghi impattati - contro cosa non l'ho ancora capito: credo fosse un pendolino! - ricordo l'esistenza delle metafore e li rassicuro sul fatto che l'autore che dicono di aver letto, nella chiusa del passo che ho riportato, non inneggia all'antropofagia. Lui era piuttosto deboluccio di stomaco, a differenza di me...)

(...dice: "E la commissione? Chi valuta la migliore risposta?" Bè, per quella, come si dice nei salotti buoni, "farò pressioni io". Siete in una botte di ferro...)

domenica 16 agosto 2015

Facciamo altri conti (#goofy4)

MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.    MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND. 


































No... aspettate...
















Questa volta è una cosa che vi interessa...






























Siamo onorati e anche un po' sorpresi del successo che la quarta edizione del convegno Euro, mercati, democrazia sta avendo. 300 biglietti esauriti in quattro giorni è più di quello che ci aspettavamo, ed è veramente molto, soprattutto considerando che ancora non sapete il programma definitivo.

Non tradiremo la vostra fiducia.

Dobbiamo però ragionare sul da farsi, perché l'evento rischia di essere un pochino più grande di quello dello scorso anno. Per farvi capire come stanno le cose, vi riporto in forma sinottica i rendiconti finanziari dei due "goofy" precedenti, quello del 2013 e quello del 2014 (li trovate, separatamente, alle pagine dei rispettivi eventi):



Notate due cose. L'evento, per noi, è sempre in perdita, nel senso che non si autofinanzia e parte delle spese deve essere coperta attingendo alle vostre donazioni, incluse ovviamente quelle di chi comunque partecipa (è la voce "CONTRIBUTO ASIMMETRIE" posta fra le entrate, cioè fra le fonti di finanziamento, dell'evento).

Si tratta di una scelta precisa: abbiamo scelto di far pagare una quota di ingresso bassa, e di scaricare su tutti (anziché solo su chi lo usa) uno dei costi più rilevanti, quello della traduzione simultanea. Partendo dalla fine: la simultanea la vogliono quasi tutti, quindi penalizzare chi non sa l'inglese (o avvantaggiare i pochi che rinunciano) non avrebbe molto senso. La scelta che abbiamo fatto (e che voi di fatto avete condiviso, perché nessuno se ne è mai lamentato) è stata quella di praticare un prezzo di ingresso popolare e "tappare" il buco con le donazioni di tutta la comunità, dando però sempre rigorosamente a chi non partecipava la possibilità di seguire i lavori in diretta streaming prima, e in differita Youtube poi. Cosa che faremo anche quest'anno.

Mi è sembrata e mi sembra tuttora una scelta giusta.

Tanto per capirci, lo scorso anno i paganti sono stati 390. Questo significa che, tolta l'IVA e le commissioni Eventbrite, a noi, di un biglietto da 35 euro, restano 11185/390=28.67 euro (moltiplicare per credere). Nel 2014 siamo riusciti a contenere alcune spese e quindi lo "sbilancio" (cioè il contributo dato da tutta la comunità all'evento) si è ridotto da 9004 a 3563 euro. Diciamo che siccome, come sapete, i donatori sono stati 698, ognuno di essi ha contribuito con circa 5 euro all'evento (indipendentemente dal fatto che fosse presente o meno). Lo scorso anno abbiamo anche potuto contare su un finanziamento dell'Università d'Annunzio, pari a 3000 euro dai fondi per manifestazioni culturali, più 5830 di altri fondi (il mio 60%, una prestazione conto terzi che avevo accantonato nei miei fondi di dipartimento, ecc.).

Se ci fate caso, 23578 - 8830 = 14748, cioè la somma per la quale l'evento è riportato nel rendiconto 2014 dell'associazione (ovvero 11185 di biglietti - gestione commerciale - e 3563 di donazioni - gestione istituzionale). Per coprire questo 14748, ognuno dei 390 paganti avrebbe dovuto corrisponderci circa 38 euro netti, cioè pagare un biglietto di circa 47 euro: 12 più di quelli versati.

Quest'anno la situazione è meno rosea. Rispetto allo scorso anno il contributo dell'Università d'Annunzio sarà molto inferiore. Non ho altri "conto terzi" accantonati, il Dipartimento ha già contribuito al seminario di aprile e non credo potrà dare altro, e il mio 60% residuo è di circa 3000 euro. Da quella parte, quindi, entrerà meno della metà.

D'altra parte noi rischiamo di essere molti di più, se già siamo 300 adesso (cosa che non mi aspettavo): quando saprete il programma definitivo, credo proprio che l'affluenza ci sarà. Questo comporta ulteriori spese, non tanto per lo spazio, quanto per il personale. Se non vogliamo che registrazione e coffee break (per dire) siano eterni, dovremo mettere altre persone.  Inoltre, credo lo sappiate, quest'anno uno dei nostri relatori viene dall'Argentina, che non è dietro l'angolo. Le spese di viaggio complessive saranno quindi più alte. La necessità di ristrutturare l'associazione secondo le linee che ho condiviso con voi ci impone però di evitare grossi sbilanci.

Per questo motivo, dopo una consultazione informale col direttivo, abbiamo deciso di procedere così: metteremo a disposizione un altro lotto di 150 posti al prezzo iniziale (35 euro). Questo ci porterà a 450 posti totali, circa il 15% in più rispetto allo scorso anno (che era il nostro target iniziale). All'esaurimento di questo lotto, o comunque a partire dal 10 ottobre, il lotto successivo di biglietti sarà posto in vendita a 50 euro (spero di poterveli offrire a un costo inferiore, intorno ai 45, ma non sono in grado di dirvelo con precisione adesso, stante la ovvia difficoltà di acquisire informazioni la domenica di Ferragosto).

Ovviamente vi metterò in condizione di valutare se partecipare o meno (cioè vi fornirò il programma completo) il prima possibile, ben prima del 10 ottobre (idealmente, circa un mese prima). Sarei voluto partire molto prima con l'organizzazione, fornirvi il programma definitivo fin dall'inizio, ma è inutile che vi ripeta che il Simon Bolivar de noantri ha scombussolato i nostri piani, e poi gli ospiti più sono importanti e più si fanno desiderare, come è giusto che sia!

Una simile politica "early bird" è assolutamente standard per ogni convegno scientifico. Quello che non è standard è il prezzo. A titolo di esempio, i partecipanti al seminario di aprile hanno dato versato una quota di 150 euro (e non c'erano spese per la simultanea). Vero è che alcuni non li pagavano di tasca propria ma coi loro fondi di ricerca, e che il nostro è un evento molto diverso: è la festa della nostra comunità, è un momento conviviale, per molti è l'unica occasione di incontrare di persona i nickname coi quali dialoga quotidianamente (e l'esperienza è sempre sorprendente, vi assicuro...). Ma è anche un convegno scientifico, come testimonia la qualità dei relatori intervenuti nelle diverse edizioni. Quindi, come dire, pur se su scala ridotta (in termini di prezzo), allo scopo di favorire la massima partecipazione possibile, seguiamo gli standard del settore (potete farvi un giretto su inomics per vedere come funziona).

Bene: questo per tranquillizzarvi.

Altri 150 sono a posto: riattiveremo il modulo per l'acquisto dei biglietti fra un paio di giorni (in modo che chi deve tornare dalla spiaggia dove il cellulare non prende o dai paesi dove le carte di credito si comportano in modo strano possa farlo), e agli eventuali ulteriori graditi partecipanti farò sapere quanto prima di che morte devono morire. Tutto può essere: magari domani mi sveglio presto, e trovo una pepita d'oro nel ruscello (da queste parti potrebbe capitare, anche se l'incontro più frequente è questo), nel qual caso sarò in grado di tenere basso il biglietto. D'altra parte:


MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.    MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND.  MORGENSTUND HAT GOLD IM MUND. 

lunedì 10 agosto 2015

La notte di S. Lorenzo (#goofy4)

(...approfittatene: questo è uno dei rarissimi esempi nella vicenda umana in cui la storia la scrive il perdente...)


Mais tandis que, une heure après son réveil, il donnait des indications au coiffeur pour que sa brosse ne se dérangeât pas en wagon, il repensa à son rêve, il revit comme il les avait sentis tout près de lui, le teint pâle d'Odette, les joues trop maigres, les traits tirés, les yeux battus, tout ce que—au cours des tendresses successives qui avaient fait de son durable amour pour Odette un long oubli de l'image première qu'il avait reçue d'elle—il avait cessé de remarquer depuis les premiers temps de leur liaison dans lesquels sans doute, pendant qu'il dormait, sa mémoire en avait été chercher la sensation exacte. Et avec cette muflerie intermittente qui reparaissait chez lui dès qu'il n'était plus malheureux et que baissait du même coup le niveau de sa moralité, il s'écria en lui-même: «Dire que j'ai gâché des années de ma vie, que j'ai voulu mourir, que j'ai eu mon plus grand amour, pour une femme qui ne me plaisait pas, qui n'était pas mon genre!» 














































Vi avevo fatto una promessa, lo ricordate? Ah, no!? Bè, ve ne ho fatte tante. Io mi riferivo a questa promessa, quella di parlarvi di un altro anniversario.

Esattamente venti anni fa, minuto più minuto meno, un treno riportava me e Roberta verso Roma da Fribourg. Era l'inizio della nostra convivenza, cioè la fine della mia relazione con la gentile creatura cui, con la magnanimità e la proprietà di linguaggio che le sono proprie, Roberta aveva imparzialmente e irrevocabilmente affibbiato il nomignolo di "la stronza".

(...S.A.R. passa, mi vede ridacchiare da solo, presente quello che sta per succedere e mi liquida con un: "Sei patetico!"... Ma io scrivo solo se mi diverto - però non mi diverto solo se scrivo...)

Oddio, non che non ci fosse del vero.

Ma insomma, voi siete uomini di mondo (donne di mondo suona male), e quindi vi immaginerete che a monte di ogni sofferenza ce n'è un'altra, e questa catena di sofferenze non si riesce a spezzare perché ognuno si concentra sull'unico anello che ha a disposizione: se stesso. Diciamo che esisteva un insieme di misura non nulla di punti di vista dai quali il nomignolo poteva sembrare tecnicamente corretto. Certo, lei (la stronza) non aveva fatto nulla per rendermi la cosa facile, né per rendermela impossibile. Ma va anche detto che io le ero piombato in casa out of the blue sky. L'avevo conosciuta a vent'anni ai corsi di Urbino (aneddoti che ci lasciamo per un'altra occasione), era stato un colpo di fulmine, perfettamente sincrono a quello della mia dante causa di allora per un giovane e prestante insegnante di flauto. Sicché, quando la dante causa (attuale fan di Giulietto Chiesa: che salvata che mme sò dato!) mi notificò che c'era un problema, Houston (cioè io) rispose che i problemi erano due, e quindi si annullavano: le diedi la mia fraterna benedizione (e continuai poi a Roma a farci un giro ogni tanto, ma questo non vi interessa - se escludiamo Baroni e Previti).

Però io avevo proprio perso la brocca, e quindi tornato a Roma, lacerato da una passione che oggi mi sembra, più che distante, inconcepibile, invece di una lettera d'amore, all'indirizzo che mi era stato dato spedii me. Diciamo che a quell'epoca tendevo a confondere sesso e amore. Non ho mai capito benissimo la differenza, ma suppongo che ci siano blog nei quali viene approfondita con dovizia di dettagli. Fatto sta che all'epoca pensavo: "Abbiamo scopato, quindi mi ama". Così, per farla breve, questa, che aveva tutt'altri cazzi per la testa (in senso ovviamente non figurato) si vede piombare in casa un Untermensch italiano (era adornata dal lieve razzismo delle zurighesi dello Zürichberg). Un po' interdetta, ma probabilmente anche compiaciuta, da tanta passionalità italiana, non ebbe il coraggio di sbattermi la porta sul muso. E così andammo avanti per una dozzina d'anni (a spanna).

Ora, c'era un evidente problema strutturale. La giovine soffriva a sua volta di un amore infelice. Proveniente da una famiglia bene della svizzera tedesca, si era innamorata del rampollo un po' guascone di una famiglia romanda, il quale, a sua volta, era infelice di suo, poiché (si narrava) suo padre, un artista, un giorno era uscito di casa per fare un esperimento come quelli di Leonardo, ma riuscito un po' peggio, da un ponte che, a un rapido controllo, vedo essere ancora di moda da quelle parti.Ora, essendo che il padre di Laurent (così si chiamava il rampollo) non faceva l'ingengngniere, suppongo che il suo desiderio di sperimentare l'ebbrezza del volo dal ponte fosse a sua volta determinata da una qualche infelicità, della quale nulla so, se non che, con quasi assoluta certezza, sarà capitata a valle di un'altra infelicità, che a monte ne avrà avuta un'altra ancora.

La famosa catena di affetti.

Insomma, la posizione di... scusate: della stronza (c'è stata la damnatio memoriae) era piuttosto chiara: io amo Laurent che un po' mi tiene e un po' mi lascia, per cui tu un po' stai e un po' levati dai coglioni, ma comunque sappi che io non ti amo. Punto.

Altrettanto chiara la mia: Amor omnia vincit. E quindi, testardo (Scanavacca! Si contenga!), proseguivo le mie "aller-retour" con Friburgo, dove cercavo di stare il più possibile. Suppongo che i miei genitori fossero perplessi, ma anche loro, più che da vincolo esterno, agivano da lender of last resort. E così la storia andava avanti. Naturalmente, quando ero a Roma, io, essendo vittima di un amore infelice, mi davo da fare per proseguire la simpatica catena, attraverso un'opportuna segmentazione delle mie serate. In prime time c'era la donna cui facevo la corte, in seconda serata quella che me la dava (ma solo se me la prendevo, cosa sulla quale ci sarebbe tutto un discorso da fare a Previti - ma non a Baroni), e in terza serata S.A.R. (ormai si può dire, è passato così tanto tempo: sed haec prius fuere...). Diciamo che facevo di meglio per rinsaldare la mia autostima sbriciolata dalla stronza.


Ora, io ero animato da sentimenti puri. Avevo pure pensato di finire gli studi a Fribourg (sì, proprio lì dove il mio inquisitore di riferimento, fra Riccardo o.p., ha appena consegnato la tesi di dottorato: ma all'epoca non pensavo che avrei fatto il teologo...), le avevo proposto di trovarmi un lavoretto, di mantenermi lì, di smettere di fare il turista. Ma avevo trovato la Eiger Nordwand. E così tiravo a campare. Nel 1985, finiti gli esami (economia internazionale e econometria), la chiamai per dirle che stavo per salire a Fribourg. Dall'altra parte la Eiger Nordwand a gennaio. Capii subito che qualcosa non andava. Ovvia domanda: "C'è un altro?" (sottinteso: oltre al solito altro). Dall'altra parte del filo (perché allora c'erano i fili) un eloquente silenzio assenso. Depongo la cornetta, frantumato, e mi appresto ad andarmene all'Elba coi miei. Pochi giorni prima di partire mi arrivano due sue lettere. Io, senza aprirle, vado alla posta di piazza Mazzini e faccio un formale rinvio al mittente. Dopo di che, porto la mia Wunde al sole dell'Elba, dove avevo appena trovato modo di mettere a frutto le mie conoscenze di tedesco, quando mio fratello arriva da Roma e mi porta un'altra lettera della sullodata stronza, sulla cui busta era scritto: "Questa non la rimandare indietro" (in francese, perché essendo io italiano e lei germanica parlavamo nella lingua dell'amore, con scarsi risultati...).

E così riprendemmo per un'altra decina di anni.

Ma il fatto è che, anche se io non volevo ammetterlo, non c'erano spazi. Io ormai avevo costruito il mio percorso in Italia: qui sarei potuto diventare ricercatore, in Svizzera ormai solo lavapiatti. E d'altra parte, la stronza in Italia sarebbe senz'altro venuta a vivere, purché le avessi trovato a Roma una fattoria toscana sulle rive di un lago svizzero, con un paio di tremila alle spalle.

Mentre io stavo per dare contro il muro in questo vicolo cieco, ostinandomi a fare la cosa sbagliata, dall'altra parte qualcuno aveva fatto la cosa giusta: S.A.R., stanca della terza serata, aveva finalmente trovato il coraggio di mandarmi a fare in culo. L'avevo fatta sporchissima, credo apposta: avevo chiesto alla sua migliore amica il numero di una che mi piaceva. La certezza che S.A.R. sarebbe stata immediatamente informata dalla sua sagace intelligence non mi aveva trattenuto nemmeno un istante. E così S.A.R. venne a casa mia per dirmi la verità, cioè che ero uno stronzo (del resto, stavo con una stronza: similia similibus), e partì per Londra. Io feci la riflessione del fauno:

Tant pis ! vers le bonheur d’autres m’entraîneront
Par leur tresse nouée aux cornes de mon front

...solo che di bonheur ce n'era poco, e di "cornes de mon front" più del necessario.

A un certo punto, il caso mi fece incontrare S.A.R. Sergio Siminovich mi aveva chiamato per fare un concerto, e S.A.R., che non vedevo da tempo, cantava da soprano in "Du aber Daniel". Sì, cantava ques'aria, forse la più bella di Telemann, che significa: molto bella. E io ascoltando la sua voce limpida ero rapito (nei limiti consentitimi dalla mia attività di continuista) da questa riflessione: "Ma perché io devo fare del male a S.A.R., che è così bella, ed è pure intonata, e non mi scassa i coglioni con i suoi complessi, e devo continuare a stare appresso a quell'altra? Non può funzionare così...".

Ah, sì, perché c'è un dettaglio che va detto, altrimenti la storia non si capisce. La stronza era una collega musicista, pianista. Di talento non eccelso, insegnava in coservatorio all'equivalente dei nostri preaccademici attuali, a avrebbe dovuto fare la virtuosité, il diploma finale, che però non fece mai. Io, a quei tempi, vivevo di musica. Era impossibile tenermi lontano da uno strumento. Per me la musica era un bisogno, o una maledizione (ein Fluch). Per lei una professione (ein Beruf), per la quale si sentiva inadeguata, vivendo la sua inadeguatezza con un senso di colpa radicale e irreprimibile che scaricava su di me. La mia gioia di esprimermi con i suoni era un costante rimprovero per lei, che invece viveva come una soma insopportabile il dover studiare per essere utile ai suoi allievi e apprezzata dal suo maestro. Ma io, a quell'epoca, non avevo né allievi né maestri. Semplicemente, suonavo, ero me stesso e felice di esserlo. Ci sono però persone che non riescono proprio ad allietarsi dell'altrui felicità...

Fu così che a fine concerto mi avvicinai a Roberta che non vedevo da forse un anno (se lo chiedo a lei sa anche il numero di ore), circondata da quelle (demi-) vierges courroucées delle sue amiche, che stendevano intorno a lei un impenetrabile cordone sanitario (dai loro sguardi esalava un tetragono: "Guarda questo stronzo che torna a provarci, speriamo che quella cogliona lo mandi al diavolo"...) e le feci un complimento.

Siccome io i complimenti li faccio solo se ne sento il bisogno, solo se sono sinceri, accade che siano generalmente bene accolti, e così fu. S.A.R. mi diede il permesso di frequentarla, e io cominciai a corteggiarla, cosa che, in buona sostanza, non avevo fatto mai, considerandola, come dire, una variabile totalmente dipendente dai miei voleri, totalmente endogena alle mie voglie.

Ma rendendosi esogena, ponendomi di fronte alla necessità di espugnarla, S.A.R. aveva dato un passo diverso alla nostra lunga relazione. E anch'io avevo cominciato a riflettere su un problema strutturale, un altro: alla fine, quando le avevo fatto male (ed era successo) lo avevo fatto solo perché mi sentivo in colpa, e questo senso di colpa si trasformava in un desiderio di difenderla da se stessa, cioè da me, che inevitabilmente aggravava la sua e la mia situazione. Le mie politiche di austerità, insomma, innescavano una spirale deflazionistica, in fondo alla quale c'era in ricorrente default. Presa la decisione di corteggiarla, di averla perché la volevo (e non perché era lì), e di fottermene se questa cosa le faceva male, tutto andò per il verso giusto (più o meno). Cominciammo a farci del bene.

A questo punto, la strada era segnata.

Un giorno litigai ferocemente con mio padre, per non so bene quale motivo (così farà un giorno er Palla con me): me ne andai di casa e chiesi a Roberta se potevo venire a stare da lei. La sventurata rispose. Due giorni dopo, noleggiai un Ducato, andai a casa dei miei mentre non c'era nessuno, svuotai con l'aiuto di un amico di canottaggio la mia stanza e portai tutto nell'appartamento di Roberta, allora praticamente vuoto.

La stronza nulla sapeva: ci sono le asimmetrie informative, sapete? Lei era il principal, quello che non sa tutto, e S.A.R. era l'agent, quello che ha l'informazione completa. Quasi completa, perché quando due settimane dopo dovetti andare a Friburgo, le dissi che andavo da mia nonna (a quei tempi c'era ancora). Lei capì che le mentivo, ma mi lasciò andare. Era abbastanza sicura che se le mentivo fosse per non ferirla, e che non avrei toccato la stronza nemmeno con un fiore (come in effetti fu). Poi tornai a Roma, con dei valigioni belli carichi delle tante cose che avevo lì, a casa appunto della stronza. Ma non era finita. A luglio ripartii, questa volta dicendole dove andavo e assicurandole che andavo solo a prendere le mie cose. Le sue amiche erano in tutti gli stati: "Questo stronzo viene ad attaccare il cappello a casa tua, se ne va a scopare la stronza e tu lo lasci fare!" Ma Roberta aveva capito che io avevo preso una decisione (per inciso, credo che il 99% dei matrimoni delle amiche che la ben consigliavano sia poi scoppiato come un palloncino: medice cura te ipsum... Si è capito che l'ho detto con soddisfazione? Bene: ricordatevelo: so aspettare...).

Così, io andai su. La stronza partì per un giro in montagna nel quale io non ero previsto. Io chiamai S.A.R., lei venne, mi aiutò a fare i pacchi, io lasciai una lettera che non era quella che avevo cercato di scrivere per due settimane, S.A.R. la rilesse e ne corresse l'incipit (esigendo un più formale "Chère Elisabeth..."), e partimmo.

Credo che S.A.R. fosse molto tesa. Io di meno: l'informazione completa l'avevo io. Ero felice, e tale sono rimasto. Vent'anni dopo ho due figli splendidi, che parlano la mia lingua, e una donna che mi sopporta. Ora la porto a cena, col vostro permesso. Er Palla si è offerto di occuparsi della sorella, pensate un po'...

Poi ci sono le coincidenze. Il quarto incomodo, nel 1985, si chiamava Albert, come me. La stronza era caduta in piedi: due compagni con lo stesso nome sono una bella Versicherung (del resto, lei era svizzera).

E la notte in cui io partii, lasciando di me solo una lettera, era la notte di S. Laurent, cioè l'onomastico di quell'uomo che mi aveva fatto tanto soffrire, per il tramite della stronza, perché a sua volta ecc.

Che poi è anche la notte nella quale sono lieto di annunciarvi il #goofy4...



(...e dopo tanto romanticismo mi metto in modalità Mr Krebs. Il mo Krusty Krab vi aspetta, ma... ricordate! La vendita dei biglietti inizia solo dopo le 21: bisogna che il sole tramonti, e il treno lasci la stazione di Berna...)

venerdì 7 agosto 2015

La notte di S. Lorenzo



(...fra tre giorni è la notte delle stelle cadenti. Le iscrizioni si apriranno alle 19:30 e i posti non sono tantissimi: sapete com'è, c'è la crisi! Dito sul mouse e passa la paura...)

sabato 1 agosto 2015

Le maledizione (comunicazzioni di servizzio)





(...ultimamente abbondano i commenti piazzaleloretisti. Li capisco, pur non condividendoli, ma vi segnalo il loro carattere estremamente controproducente. Datevi una calmata. Sò crature de Dio i bagarozzi, e lo sono anche gli euristi. Più perniciosi, ne convengo. Meno razionali, sono d'accordo. Ma se Dio li ha messi in Terra - per poi metterli a terra - avrà avuto i suoi motivi. Quindi calma.

Questo è l'anno più lungo. L'unica cosa che dobbiamo fare è resistere. Resistere e crescere, come stiamo crescendo: a luglio abbiamo superato gli 800000 contatti al mese, e i lettori fissi aumentano, come aumentano i follower su Twitter - nonostante la mia politica di estrema selezione, programmaticamente ingiusta: il despota malevolo!

Meno facciamo e meglio è. Ad eliminarsi ci sta pensando, come vedete, il nemico: ne parlo oggi sul Fatto Quotidiano, e vi darò appena troverò un attimo di requie - forse domani, forse più in là - qualche ragguaglio tecnico su quanto racconto oggi.

Ultima comunicazione: abbiamo deciso il progetto di immagine per il goofy4 e siamo pronti a lanciarlo entro una settimana. Robba forte, molto forte...)

sabato 23 maggio 2015

Comunicazzione di servizzio: #goofy4

Si farà allo stesso posto dello scorso anno (Serena Majestic di Montesilvano) nel weekend del 14 e 15 novembre 2015. Non sarete delusi (se verrete: se non verrete sì, ma la vita è fatta di scelte sbagliate)...

Aggiungo, al volo: ricordatevi che ora c'è il volo Alitalia Roma-Pescara. Se venite da lontano può essere una buona opportunità. Poi, piano piano, gli altri dettagli (la scheda di prenotazione penso già da luglio, e i nomi un po' alla volta...).