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martedì 19 giugno 2018

A Dragan

Questa sera ero a cena con un amico che mi somiglia molto: perfezionista, narcisista, populista, ma ha anche dei difetti. Mi trovava ringiovanito, come mi hanno trovato ringiovanito iMercati, che sono venuti a trovarmi a Palazzo Madama (di passaggio da New York verso Milano), e spiegavo, al mio amico (ma anche a iMercati) che sì, può darsi che sembri rasserenato, perché ora dormo. "E perché non dormivi?" Perché, come vi ho detto tante e tante volte, non era bello andare in giro a spiegare a sale piene di gente che sì, eravamo in trappola, una trappola che peraltro era nota a tutti, inclusi quelli che ce ne avevano aperta la porta, come qui sapete. Arrivava sempre la domanda: che fare? E questa domanda la portavo a casa con me, e lavorava dentro di me, bruciava dentro di me: crollavo esausto, ma poi, se alle tre o alle quattro qualcosa mi svegliava, non riuscivo a riaddormentarmi, e non c'era chimica che potesse restituirmi all'oblio. Che fare? Ora una risposta ce l'ho: votate Lega! Resta, naturalmente, il compito di dimostrarvi la risposta era giusta: un compito formidabile, ma sempre meno del compito di trovarla, questa risposta, cioè di elaborare il lutto della sinistra. Perché, spiegavo al mio amico (non a iMercati, che giustamente se ne battono...), prima di archiviare il caso dovevo essere convinto che la colpa del mio fallimento nel coinvolgere persone come la compagna De Petris (che oggi è venuta a dirmi che avrei dovuto firmare la loro, di mozione: e se non è successo, un motivo ci sarà...), la colpa non fosse solo mia. Io avevo sbagliato, ho sbagliato, sbaglio, sbaglierò, ma la morte termica della sinistra, quella, ecco, quella non dovevo prenderla sulle mie spalle: il mio carattere di merda, certo, un po' nel mio fallimento c'entrava, ma c'entravano molto, molto di più quelle tendenze oggettive che Michéa descrive tanto bene, e che rendono oggi il conservatorismo l'unica soluzione sensata ed eticamente fondata per chi voglia "agire" uno spazio politico (come dicono, appunto, quelli "de sinistra", specializzati nel dire tutto senza dire niente). E allora il mio amico mi chiedeva: "Ma ora, riesci a fare tutto quello che facevi prima? Roberta come sta?" Come prima: non mi vedeva prima, non mi vede ora. No, tutto non riesco a farlo. Ho quasi smesso di suonare, e del resto se finora non ho smesso è solo perché, divina institutione formatus, mi legavo le mani con i concerti e i dischi. Così, sotto stress, per non far fare figuracce, e soprattutto per non farle fare alla squadra, una volta preso il precommittment mi toccava fare mio malgrado, controvoglia, di malavoglia, musica. Quella musica che, come diceva un mio amico (quello che suona il violoncello qui: presto faremo l'analisi - che non è Lanalisi - di questo pezzo, ma la vostra beatitudine mi costringera a prenderla larga, anzi: larghissima...), quella musica, disait-il, che i dilettanti fanno per il piacere di far musica, che poi è quello di far musica male (aggiungeva lui beffardo): perché l'intuizione estetica è una forma di feticismo: puoi raggiungere il piacere solo a certe, ben precise condizioni, il cui raggiungimento, o la cui concomitanza, di per sé costa una certa sofferenza, o quantomeno una discreta fatica! E aveva ragione... "Ma perché sei così perfezionista? Perché siamo perfezionisti?" chiedeva il mio amico (che ha anche dei difetti: manager di enorme e meritato successo, padre orgoglione, ecc.). Ma, credo che sia una forma di insicurezza: evidentemente ho bisogno dell'approvazione degli altri (che, com'è noto, faccio di tutto per sollecitare). "Sì, è così anche per me: dipende, credo, dal rapporto con mio padre. Ma tu come eri da bambino?"


E qui mi è venuto in mente Dragan.

Perché solo lui, credo, con la sua formidabile memoria e la sua sterminata cultura letteraria, potrà essersi imbattuto, e potrà ricordarmi, in quale novella francese ho letto una frase che ricordo con precisione. La novella (non credo fosse Maupassant) raccontava di una canaglia, un tipo losco, che viveva di espedienti, egoista, passabilmente sordido, cui a un certo punto, perché la vita è fatta così, muore la madre. E lui, come ogni canaglia, si impietosisce verso se stesso, e si dice un cosa del tipo: "Non c'è più l'unica persona che si ricorda di come ero da bambino". Che è, se ci fate caso, molto più il lutto dell'innocenza perduta, che della madre perduta (della quale mi par di ricordare che il tipo in questione si servisse come di un bancomat, un po' come fa er Palla con me: e anche questo è umano...).

Due giorni fa è morta, e domani verrà sepolta, l'ultima persona che si ricorda come ero da bambino: la più cara amica di mia madre, che considerava come una sorella, e che io consideravo una zia, la Zanna (zia Anna). Schiacciata da un veicolo in manovra. Io sono convocato domani alle 9 al gruppo: elezione del nuovo capogruppo, definizione delle commissioni, ecc., e non credo che riuscirò ad essere nelle Marche per assistere al funerale. A mia madre non lo dirò, perché non credo che lo capirebbe: non penso che si ricordi di come ero da bambino, perché non si ricorda nemmeno chi sono. Quindi, a lei, sarebbe del tutto inutile far vedere questo breve spezzone:


Del resto, le ultime due frasi che ricordo di lei sono che Napolitano "è tanto una brava persona" e che Tito Boeri "è un bell'uomo". Due affermazioni che, pur essendo incontestabili, lasciavano non so come presagire una certa perdita di lucidità...

La Zanna, invece, se lo sarebbe goduto, come nonna Rosina si sarebbe goduta Uga, se avesse potuto vederla. Ma non hanno fatto in tempo.

La vita è fatta così.

Ieri ho rischiato di perdere un amico perché a un camion in corsia di sorpasso è esploso uno pneumatico, causando la perdita di un estintore che, per fortuna, si è incastrato nel parafango dell'auto che seguiva (anziché sfondarne il parabrezza).

Siamo fragili, tanto fragili, così fragili che spesso viene da chiedersi se sia giusto che un'esistenza così breve e tribolata sia piagata anche dalle zanzare e dai piddini. Ma a questa domanda puoi rispondere solo Tu, qui facis mirabilia.

Faremo in tempo?

Credo sia meglio entrare nell'ordine di idee che non è così importante.

L'importante è dormire la notte.

Quindi: buona notte.








(...vi dico solo questo: Mario Monti mi ha fatto i complimenti. Ed era sincero. Dove ho sbagliato?...)

(...Dragan, se tu o qualcun altro mi ritrovate quel pezzo, cercate di farmelo avere: fra le tante cose che ho smesso di fare, c'è anche il leggere cose belle: leggo solo lammerda che scrivono i miei colleghi, con il consueto ritardo di fase...)

sabato 31 marzo 2018

Home, sweet home

(...s'era detto che avremmo continuato a parlare di noi come prima, e così sia...)

Vi ricordate il vaso di coccole? Ieri ho sentito il bisogno di aprirlo (chi era in ufficio sa perché), e ci ho trovato questo:


Mi ha fatto un po' sorridere l'idea che cinque anni fa Uga ritenesse di coccolarmi lusingandomi con l'idea di essere famosissimo. Chi mi ha guardato negli occhi sa che della poca fama che ho acquistato ne avrei anche fatto a meno. Comunque, se pensate a dove eravamo cinque anni fa, e a dove siamo ora, possiamo dire che Uga dal suo babbino non ha preso solo la tenacia (qui), ma anche una certa qual capacità di intuire come andranno a finire le cose.

E ora, aspettiamo sereni lo svolgersi degli eventi, che si dipaneranno lungo la loro inevitabile traiettoria, quella che la logica economica ha tracciato per essi...


(...dopo, in effetti, saremo tutti un po' più famosi...)

giovedì 14 dicembre 2017

Che cos'è l'amore

Io: "Comunque, mi hanno accordato un'extension sulla recensione che dovevo consegnare domani: pare che possa darla sabato prossimo..."

Rockapasso: "Quindi saremo angosciati fino a sabato prossimo? Non devono dartele le extension, tu lavori solo sotto stress!"

(...exit...)

(...povero partigiano Joe...)

venerdì 2 giugno 2017

Simmetrie (la sonata a Kreutzer)

(...è il seguito di questo, fino a quando si arriverà al seguito che non potrò scrivere io...)

Ieri sono morti mio zio, e la zia di Rockapasso.

Il cerchio si stringe, e ogni fine diventa più dolorosa, perché ti coglie in un periodo nel quale cominci a intravvedere l'orlo dell'esistenza (sì, pare che la vita, a differenza della Terra, non sia tonda, ma piatta... arrivi al bordo, e poi...), e perché ti sottrae persone con le quali hai condiviso un pezzo di strada più lungo.

Fra 10 minuti devo accordare, voglio condividere con voi tre ricordi.

Una volta chiesi a "er Carota" (si era operato a una carotide) come avesse messo su la sua azienda. Risposta: "Coi debiti".

Erano gli anni '60, l'economia cresceva, le banche prestavano, chi aveva un'idea la poteva realizzare, e ripagare il capitale che gli era stato prestato. Insomma: le banche facevano credito, non c'erano le fainanscial fricscion che ci sono adesso (vedi post precedente). Parte di questa involuzione è merito dell'egemonia culturale di pochi venduti e infiniti cretini, quelli che non riescono a capire che un debito è un credito, e viceversa un credito è un debito. Insomma: il messaggio principale di questo blog. Per capirlo non bisogna essere dei geni. Basta aver fatto qualcosa nella vita. Mizzìo l'aveva fatta. Il libbberista medio, a parte parlar male dello stato da università o giornali foraggiati dallo stato, altro non ha fatto né sa fare. Il problema non è (solo) psichiatrico: è (soprattutto) antropologico.

Lo ricordo poi a capotavola, di fronte a me, con mia madre che voleva servirlo, e lui che declinava, dovendo controllare il peso. A quell'età avevo la fame di un leopardo e il metabolismo di un colibrì: il suo sacrificio mi appariva insensato. Nelle grandi come nelle piccole cose l'esperienza è la madre di ogni scienza e l'unico maestro è l'unico medico, il Tempo.

Lo ricordo poi nel suo rapporto appassionato e fisiologicamente dialettico con mia zia, che sarebbe la madre di micuggino. Una sera, per troncare una discussione, lui, che era uomo di cultura musicale (e non solo) vastissima, si alzò da tavola, e mise su la sonata a Kreutzer, che, nel caso ci fosse un europeista in ascolto, è questa:


...e così io, che all'epoca avevo un rapporto appassionato e patologicamente tormentato, capii che si arriva a un'età in cui di avere ragione in una discussione, soprattutto con una persona che ami, te ne strabatti, per il semplice motivo che non è una cosa importante. L'essenziale è altrove.

Una lezione, questa, che credo di non aver ancora imparato a fondo, ma che sto cercando di applicare almeno ai dibattiti con le persone che non amo.

sabato 18 luglio 2015

Maman se meurt, maman est morte!

(...astenersi diversamente europei, anche perché non è mai aria, figuratevi oggi...)


Nous devrions être assez convaincus de notre néant : mais s’il faut des coups de surprise à nos cœurs enchantés de l’amour du monde, celui-ci est assez grand et assez terrible. Ô nuit désastreuse ! ô nuit effroyable, où retentit tout à coup, comme un éclat de tonnerre, cette étonnante nouvelle : Madame se meurt, Madame est morte ! Qui de nous ne se sentit frappé à ce coup comme si quelque tragique accident avait désolé sa famille ? Au premier bruit d’un mal si étrange, on accourut à Saint-Cloud de toutes parts ; on trouve tout consterné, excepté le cœur de cette princesse. Partout on entend des cris ; partout on voit la douleur et le désespoir, et l’image de la mort. Le Roi, la Reine, Monsieur, toute la Cour tout le peuple, tout est abattu, tout est désespéré ; et il me semble que je vois l’accomplissement de cette parole du prophète : Le roi pleurera, le prince sera désolé, et les mains tomberont au peuple de douleur et d’étonnement.



Doveva essere un racconto di Maupassant, o forse Flaubert. Sicuramente l'autore era un normanno, e fra di voi c'è chi se lo ricorderà. L'ho letto non so quando, non so dove (forse rovistando nella libreria di qualcuno?), non so in quale lingua. Il protagonista è un uomo piuttosto sordido, salvo errore, cui a un certo punto muore la madre. E allora quest'uomo arido, calcolatore, insomma: il tipico normanno (il normanno, forse per la collocazione a Nord-Ovest in effetti, come saprete, tiene abbastanza del genovese, talora con conseguenze avverse - il bout de ficelle, per chi se ne rammenta), si intenerisce, prende pietà di se stesso, non essendo "vocato", come oggi si suol dire, a prenderla degli altri, e nel suo monologo interiore esclama una cosa del tipo: "È morta la mamma: non c'è più nessuno che si ricordi come ero da bambino...".

Questa frase (credo di Maupassant, più che di Flaubert: Maupassant l'ho frequentato di meno) mi è rimasta impressa, mi ha dato più di tante altre il senso del lutto, della perdita. È presso nostra madre il ricordo della nostra verità più profonda, presso di lei che ci ha conosciuto quando ancora avremmo potuto essere tante cose, salvo poi accettarci quando siamo diventati quello che siamo, lei che ci ha visto nella nostra nudità, nella nostra innocenza, lei, l'unica persona, forse, alla quale ci siamo mai rivolti sine dolo (quasi modo geniti infantes).

Allora, ieri alle cinque mi arriva il messaggio:

MB: "Mamma ha sceso l'ultimo gradino della scala. Hai visto mai toccasse puro (sic) all'euro!"

CN (cavajere nero): "Et lux perpetua luceat ei. Fatti forza. Quando sarà il funerale?"

MB: "Domani 14:30 a piazza WYTSWRQTWS"

CN: "Mi faccio forza anch'io."

MB: "Ma mica farai la scemenza di venire? Pensa a salvare il continente...".

Errore!

Mai dire al cavajere nero cosa fare.

Con 40 gradi all'ombra (ma sei nodi di vento e umidità al  30%), in un rigoroso fresco di lana antracite con cravatta berlusconiana d'ordinanza, mi sono subito la mesta cerimonia, che, sarò strano io, ma comunque mi mette sempre meno tristezza di un matrimonio. Oggi poi si parlava di uno che chiede quello che anche voi chiedete così spesso: "quomodo possumus viam scire?".

Per la risposta, rivolgersi a Iscariota, il teologo del blogghe.

Mi è servito almeno a capire da chi il buon Marco abbia preso una delle tante virtù che lo adornano, quella di essere patologicamente in ritardo. Non per dire, vero, non mi sto lamentando: il caldo mi piace, ma certo che ad aprile la cosa sarebbe stata meno impegnativa sotto il profilo cardiovascolare. Che poi, siccome sono un sentimentale, e lui sa scrivere, quindi sa parlare, mi ha fatto anche commuovere (ma questo non c'entra), e soprattutto, mentre lui ricordava sua madre, e io pensavo che chi si ricordava del vero lui non c'era più, ho capito quanta verità ci fosse nell'analogia fra l'euro e l'Alzheimer che ci aveva proposto.

Perché, pensateci, il caso greco lo dimostra: come nell'euro tutto quello che ci dicono accadrebbe dopo la sua fine (la povertà, le banche chiuse, il disordine sui mercati, la distruzione dei risparmi...) in effetti accade prima, e lo subiamo per la nostra pervicace ostinazione a tenere in vita una cosa che è già morta, così anche nell'Alzheimer il lutto più grande, la distruzione della memoria, il non avere più chi si e ci ricordi come eravamo quando eravamo veri, viene prima, e lo subiamo mentre e perché ci ostiniamo a tenere in vita una persona che è, in effetti, in qualche modo già morta.

La differenza, naturalmente, è che se ci possono essere buoni motivi (incluso quello di far crescere il Pil, sotto la voce servizi sanitari) nel tenere in vita quello che alla fine è solo un vegetale particolarmente ingombrante e pericoloso a se stesso e agli altri, non c'è alcun motivo nel tenere in vita una moneta artificiale e destinata al fallimento (tanto più che lei il Pil, cioè il nostro reddito, anziché crearlo lo distrugge).

Consolati, Marco.

Almeno a te tua madre non ha detto quello che la mia ha detto a me: che Boeri è un bell'uomo! La cara vecchietta, alla quale il mio nome di battesimo sospetto che cominci a dire poco (non sarebbe una novità in famiglia: ricordo sua madre...), non sa che quel belloccio sta per sfilarle dal portafogli un bel po' di soldini, perché, si sa, se il paese va male la colpa è dei pensionati. Ma anche questa è una storia normanna, della quale però ricordo l'autore e il titolo: Bel Ami...

E, per restare in zona:





(...oh, che poi Boeri sia un bell'uomo, e, se piace, che lo sia anche Varoufakis, non lo contesto, come in genere non contesto quello di cui me ne batto. Certo però che comincio a pensare che le suffragette abbiano fatto di molti danni, come del resto in qualche modo velatamente pensava uno che se ne intende - non di suffragette: di madri, e di danni...)

(... e così abbiamo fatto contento anche il nostro giovane amico dalla compagna diversamente cozza - ossequi, a proposito - che si lamentava del fatto che sul blog non si parlasse più di cose alte...)

(...e ora me ne vado a montare le parti, che domani si prova col neoborbonico. Come? L'ultimo gradino dell'euro? Et vos estote parati, quia, qua hora non putatis, Filius hominis venit. Verbum domini, va da sé, quindi ve potete fidà...)

(...se in questo blog c'è ancora un KPO, mi aspetto una qualche reazione...)