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venerdì 9 febbraio 2018

Comincia la campagna: armatemi e partiamo!

(...in farmacia...)

Io: "Buongiorno. Mi dà lo Xwjjxwh. Quante scatole servono? Devo stare sotto copertura fino alla fine della campagna elettorale..."

Dottoressa: "Allora ne servono tre. Aspetti che gliele prendo... Ma sta prendendo anche i fermenti, o un ricostituente?"

Io: "Sì, ma comunque accetto consigli. Sa, è un periodo un po' stressante, mi sono candidato..."

Dottoressa: "Ah, ecco perché diceva: fino alla fine della campagna!"

Altra dottoressa: "Ma veramente? E con che partito?"

Io: "Non glielo dico..."

Altra dottoressa: "Eh, no, adesso ce lo deve dire!"

Io, invitandole ad avvicinarsi, sussurro: "Lega!"

Altra dottoressa: "Non l'avrei mai detto: prenderà un sacco di voti".

Io: "Grazie: intanto, aiutatemi ad arrivare vivo al 5 marzo..."



Dal chirurgo all'elettrauto, dal notaio al piastrellista, la mia vita è un continuo comizio, in cui chi incontro si accalora a convincermi che dovrei votare Lega, nonostante io sia di sinistra. Io li lascio parlare, e poi spiego che in effetti ci stavo già pensando...

Bene. Nel caso ci steste pensando anche voi, è arrivato il momento di dimostrarlo. Ho nominato il mandatario elettorale, e ho aperto due conti, rispettivamente per il collegio Abruzzo e per il collegio Toscana 1. Questi gli IBAN ai quali potete far arrivare i vostri contributi:

Abruzzo: IBAN IT23D0200839011000105105898

Toscana 1: IBAN IT63O0200839011000105106164


L'intestazione del conto, in entrambi i casi, è:

"Pietro Degli Effetti mandatario elettorale di Alberto Bagnai". 


Naturalmente, gli elettori di questi collegi contribuiranno sui conti dei rispettivi collegi. Per chi si trova in altri territori, suggerisco, se possibile, di dividere il contributo fra i due conti, sapendo che è una seccatura, perché comporta una spesa bancaria in più, e anche perché questi contributi non sono fiscalmente deducibili. Sto cercando di capire quanto mi occorre realmente, e vi terrò al corrente di quanto avremo raccolto (il primo saldo ve lo comunicherò martedì).

Un discorso a parte vale per il collegio Lazio 3. Visto che è a portata di mano (letteralmente a 20 minuti di automobile), conto di fare campagna senza superare i limiti che impongono l'apertura di un conto e la nomina di un mandatario (ma naturalmente dovrò rendicontare le spese). A questo proposito, vi segnalo fin da ora che sarò il 21 ad Alatri con il coordinatore regionale Francesco Zicchieri e la mia collega candidata nel collegio senatoriale Lazio 3, Kristalia Papaevangeliu, per parlare di come evitare la tragica fine della Grecia.

Se volete seguire la mia campagna, vi suggerisco di seguire la mia pagina Facebook (ho aperto anche la pagina, oltre al profilo che forse già seguivate). Per ora posso dirvi che sarò (in no particular order) a L'Aquila, nella Marsica, a Chieti, a Lucca, a Firenze, ecc., e fuori collegio a Bologna (oggi) e a Siena. Twitter e Facebook vi terranno informati. Il blog non credo di riuscire a gestirlo con la consueta assiduità, ma sono sicuro di trovare la vostra comprensione, o, almeno, quella dei tanti che hanno approvato la mia scelta. Agli altri va il mio rispetto e l'esortazione a continuare comunque, anche in un altro schieramento, la lotta per la liberazione del nostro paese.


(...a quelli che lottano con me, invece, chiedo un minimo di elasticità mentale, così evitiamo di sprecare inchiostro scrivendo le cose in corpo millantamila, ok!? Dai, che l'obiettivo è vicino, anche se è solo il punto di partenza di un nuovo percorso di lotta...)

venerdì 2 febbraio 2018

L'immigrazione è la prosecuzione della deflazione con altri mezzi?

(...informazioni di servizio: gli eventi accelerano, le cose da fare sono tante. Io voglio fare campagna elettorale, e la farò. Considerando che due settimane fa nemmeno pensavo di candidarmi, vi immaginate la mole di lavoro. In particolare, sto mettendo su un comitato elettorale - quindi altri passaggi dal notaio, altra giusta e santa burocrazia, ecc. - in modo che chi desidera sostenere la mia attività politica possa farlo, nel rispetto della normativa vigente, e ovviamente senza interferire con il sostegno che desideriate eventualmente dare - o smettere di dare! - all'attività di ricerca di a/simmetrie. Quest'ultima non è, né può essere, il mio comitato elettorale, per il semplice motivo che, per quanto siano minoritari, fra quelli che l'hanno sostenuta, permettendoci di presentare e pubblicare in sedi prestigiose ricerche su temi quali l'impatto della svalutazione sul saldo commerciale o sul prezzo della benzina, la relazione fra ingresso nell'euro e declino dell'economia italiana, le conseguenze macroeconomiche di un'uscita dall'euro, le tendenze oggettive alla disintegrazione dell'eurozona, bene: fra quelli che hanno contribuito a finanziare queste ricerche c'è certamente qualcuno che disapprova la mia scelta, con argomenti più o meno propri - molti la disapprovano con gli argomenti dei media, e in quel caso il lutto si autoelabora in un attimo! In ogni caso, io sono tenuto a rispettare la loro sensibilità, e se anche non volessi farlo, me lo imporrebbe la legge. La prossima settimana chi desidera contribuire alla mia campagna avrà istruzioni chiare su come farlo - e io avrò idee più chiare dei costi. Nel frattempo, vorrei condividere con voi una lettera che ricevo da uno dei miei collegi - non vi posso dire quale. La scrive un nemico del popolo, un imprenditore! Ovvove! Ma ormai sono nemico del popolo anch'io... Per fortuna, però, c'è chi il popolo lo difende, come apprenderete leggendo. Dagli amici mi guardi Iddio...)


Buon giorno Alberto, 

Ho aspettato un po’ a scriverti, ma non posso esimermi dal dirti che sono felicissimo della tua candidatura.  Capisco benissimo quanto possa esserti costato candidarti con una forza “di destra” che però in questo momento porta avanti istanze e proposte politiche che dovrebbero essere appannaggio della “sinistra”, il discorso è stato sviscerato mille volte sul blog e non mi sento di aggiungere nient’altro a quanto già detto.

Volevo solo farti presente che la famosa cooperativa Deflattori&Co., già oggetto di una mia mail due anni fa, si è rifatta avanti riproponendomi di accogliere in azienda stranieri extracomunitari tirocinanti con il solo obbligo per me di fornire loro il vitto.

Dopo due anni la situazione economica della mia azienda non è certo migliorata e la proposta di avere persone extracomunitarie che lavorano gratis, pagate una miseria con fondi pubblici, mi sembra ancora moralmente oscena, come due anni fa, con la differenza che il punto di non ritorno per le aziende si sta avvicinando e la necessità potrebbe in futuro, avere la meglio sulle categorie morali… si mi vergogno a scrivere queste cose, preferirei mangiare pane e acqua che cedere a questo tipo di lavoro semischiavistico, ma per quanto ancora potremo resistere?

E poi se lo stato Italiano ha queste risorse a disposizione perché non le usa per l’inserimento al lavoro dei nostri giovani?   Io ho appena effettuato dei colloqui di lavoro e prevedo di inserire due giovani in azienda per la prossima stagione a stipendio pieno ed assunzione stagionale con contratto nazionale di lavoro, però mi chiedo: se lo stato utilizzasse i fondi destinati agli extracomunitari entrati in maniera irregolare in Italia, per favorire l’inserimento dei nostri giovani, magari ne avrei potuti assumere tre invece di due.  Ed ancora se i miei concorrenti invece utilizzeranno le “risorse” extracomunitarie a costo quasi zero, non finiranno per buttare me ed i due giovani appena assunti fuori mercato? Ed allora l’uso di categorie morali nelle scelte economiche si rivelerà un lusso che non ci potremo più permettere, i nostri giovani perderanno il lavoro e saranno costretti ad emigrare per non morire di fame e saranno sostituiti da giovani extracomunitari disperati, disposti a lavorare per un tozzo di pane.  Il tutto con il plauso e l’incoraggiamento di quella che fu la sinistra e che oggi è diventata la serva del grande capitale, ai cui ricatti ed imposizioni si inchina sempre, pronta a servire e riverire in cambio del tozzo di pane dello sfruttamento del business dell’accoglienza e delle ONG.

Se perderemo queste elezioni per noi non ci sarà più speranza e la nostra amata patria, l’Italia, tornerà ad essere un’espressione geografica dando così ragione postuma a Metternich.

Milioni di morti per l’indipendenza della Patria, della nostra Italia, si rivolteranno nelle tombe, il loro sacrificio negletto ed inutile sarà la nostra eterna vergogna, lo zio di mio padre sarà morto invano, in seguito ai maltrattamenti subiti in un lager nazista, per non aver voluto cedere dopo l’8 settembre e non essersi voluto arrendere ai nemici della nostra patria. Prima della fine della guerra, stremato per le privazioni e le torture subite, riuscì comunque a fuggire ed attraversando tutta l’Europa a piedi, a tornare a casa dove è morto pochi mesi dopo, a causa di ciò che aveva dovuto patire, ma stando a ciò che mi ha raccontato mio padre, morì felice perché era tornato a casa sua, liberata dai nemici invasori, aggiungo io anche per merito suo e del non essersi voluto arrendere e sottomettere. Ha tenuto la schiena dritta ed ha pagato con la vita.

Per questo oggi ti dico grazie per esserti speso ed esposto in prima persona, per questo continuerò a sostenerti ancora più convintamente di quanto abbia fatto finora ed a tutti quelli che ancora fanno distinguo e non si sentono di votarti e votare la Lega che ti ha candidato vorrei dire che noi siamo in guerra ed in guerra bisogna decidere da che parte si sta.

Se siete ITALIANI ed avete a cuore la difesa di ciò che è la nostra PATRIA per la quale milioni di persone si sono sacrificate allora non potete, non dovete tirarvi indietro. Questa è l’ultima chiamata, l’ultima occasione, le anime belle, i sepolcri imbiancati pensino ai loro vecchi ed a ciò che hanno fatto e patito per realizzare quello che adesso viene così allegramento distrutto e svenduto dalla cosiddetta sinistra e dagli stessi cinque stelle che ormai, gettata la maschera, sono totalmente appiattiti sull’eurismo delle elite.

Non svendete il nostro paese, onorate i nostri morti e date il vostro pieno sostegno ad Alberto Bagnai ed alla Lega che lo ha voluto fra le sue file.

Forse mi sono lasciato un po’ andare, ma siamo in campagna elettorale e dopo molti anni abbiamo di nuovo la possibilità di dire la nostra con il nostro voto, non sprechiamo questa oppurtunità, perché potrebbe essere l’ultima.

Grazie Alberto

Mario Bianchi (o Paolo Rossi)



(...le considerazioni da svolgere sarebbero tantissime. Vorrei partire da quella che mi sta più a cuore. Nel mondo esistono anche i profughi e i perseguitati, cioè le persone che hanno diritto allo statuto giuridico di rifugiati secondo la Convenzione di Ginevra del 1951, che stabilisce una serie di giuste tutele, inclusa quella che in determinati casi l'entrata illegale nel territorio del paese ospitante non può essere sanzionata. L'aspetto più disumano delle politiche prima fatte, e poi rinnegate, dall'attuale establishment, è appunto quello di rendere eccessivamente oneroso discriminare fra chi ha diritto alle tutele previste dai trattati e chi non lo ha. L'ingiustizia verso i veri bisognosi di rifugio è enorme. Poi, c'è un ulteriore problema, quello dell'integrazione, parola che nel vocabolario ha un significato (assimilazione di un individuo in un ambiente sociale), e nel linguaggio dei politici spesso pare abbia il significato diametralmente opposto (portando a farseschi, ma inquietanti, casi di eccesso di zelo). Ora, capite bene che l'integrazione non si può fare coi metodi che la cooperativa Deflattori&Co. mette in pratica, per il semplice motivo che l'esito di un simile percorso non è l'integrazione, in nessuno dei sensi che questo termine assume, ma la guerra fra poveri, che è una cosa diversa, ed è in effetti il vero scopo del gioco del capitale. Il punto, molto semplice, è che se importi forza lavoro in un paese in cui la disoccupazione U6 è a livelli stellari - il che significa, per parlare spiccio, che se tecnicamente è senza lavoro circa un decimo della forza lavoro, praticamente un terzo della forza lavoro non ha un lavoro che gli consenta di campare una famiglia - poi l'integrazione la devi fare con questi metodi evidentemente malsani, che falsano la concorrenza, mettendo fuori mercato gli imprenditori con una maggiore sensibilità etica, e anche più efficienti (visto che riescono a stare a galla nonostante gli oneri che gravano sulle assunzioni regolari). Del resto, lo stesso Stiglitz, nel suo libro, ci ammonisce: dovete far diminuire la disoccupazione, altrimenti poi gli immigrati non si trovano bene - ricordate la recensione? E qui si arriva al nodo, al solito nodo: l'Europa ci impone fardelli, come quello dell'accoglienza, che poi non ci mette in condizioni oggettive di sostenere (la prima condizione sarebbe un'economia sana, libera da regole assurde e naturalmente nel pieno possesso della sovranità monetaria), fardelli che si guarda bene dal condividere, e che alleggerisce di tanto in tanto per motivi elettoralistici, quando teme che la pentola a pressione possa esplodere. Vedete ora affollarsi palinodie e notizie più o meno credibili: Themis al posto di Triton cambierà tutto... per non cambiare nulla! Ma intanto il titolo è fatto, e il popolo si placa.

Ammirate l'eterogenesi dei fini!

Questa sinistra composta da intellettuali così attenti, da giovani, a criticare il dogma liberista della perfetta mobilità dei fattori produttivi (capitale e lavoro), si è poi convertita. Le liberalizzazioni sono diventate "di sinistra" perché il mercato ha sempre ragione, anche quello degli schiavi. Io pensavo che fosse possibile far capire alle sedicenti élite progressiste come lasciare la briglia sul collo al capitale finanziario non porti né alla prosperità né alla pace sociale. Non ci sono riuscito, nonostante una crisi bancaria piuttosto evidente. Per fortuna il popolo ha capito da solo che la perfetta mobilità dell'altro fattore di produzione, il lavoro, non è sempre cosa buona e giusta, e il 4 marzo se ne ricorderà...)

domenica 28 gennaio 2018

Sul voto

...un argomento sul quale torneremo spesso. Oggi lo faccio in modo particolarmente succinto, perché il tempo è poco e ho molto da studiare (anche per preparare le lezioni, che iniziano fra esattamente due settimane). Mi limito quindi a un'unica osservazione. Nelle tante lettere che ricevo, praticamente tutte di consenso, ricorrono frasi come "purtroppo non potrò votarla perché sono a Milano (o Palermo, o Udine, o wherever)", oppure "la voterei volentieri se capitasse nel mio collegio".

Devo dire che ho qualche difficoltà a capirne il senso. Lette così, queste frasi, pare dicano che sareste disposti ad aiutare me, ma non la squadra che mi sono scelto.

Ora, capisco che fra noi è maturato, lungo sette anni e quasi duemila post, un rapporto personale molto stretto. Io sono entrato nelle vostre famiglie (spesso nel modo sbagliato: i mariti si sono innamorati di me, e le mogli quindi, giustamente, mi odiano), e voi siete entrati nella mia. Abbiamo condiviso non solo le esperienze di lotta, i successi e gli insuccessi nell'impari tenzone con gli obnubilati "de sinistra", quelli che "sanno di sapere", quelli che hanno il coraggio delle idee altrui, e le difendono ultra vires sprezzanti del ridicolo, ma anche le esperienze di vita quotidiana, le foto delle vacanze, le gioie e le apprensioni per i nostri figli, i lutti, gli amori. Il legame che ci unisce fa di questa comunità un luogo speciale, e capisco quindi quale potrà essere la soddisfazione di chi troverà il mio nome sulla scheda. Molti sono miei amici, corrispondo con loro quasi quotidianamente, e sono lieto di aver dato loro questa gioia, la speranza di poter fare qualcosa di costruttivo: per questo dico che quale che sia l'esito, per me questa esperienza è già un successo.

Tuttavia, a me sembrano abbastanza chiare due cose, sulle quali magari tornerò con maggiori dettagli.

La prima è che avremmo comunque dovuto tutti votare Lega, per il semplice fatto che il potere che avversiamo perché ci opprime ci aveva chiaramente, se pure indirettamente, detto che questo era quanto gli faceva più paura (so che non ve ne siete accorti, quindi su questo senz'altro torneremo). La seconda è che, se veramente avete fiducia nella mia persona, allora dovete metterla in condizione di lavorare con efficacia, facendo qualsiasi cosa possa rafforzare il peso politico della squadra in cui ho deciso di schierarmi.

Roberta ieri sera mi diceva: "Ma sai, la gente non riesce a compiere uno strappo così lacerante con la propria storia politica: se tu sei sulla scheda, può giustificare ai propri occhi, e magari anche a quelli altrui, una scelta altrimenti incomprensibile".

Può darsi che sia così, mi rendo conto, ma allora, perdonatemi, per dimostrarvi che io non sono esattamente un politico (quindi...), vi dico una cosa, con umiltà e serenità: se proprio dovete vergognarvi nel votare Lega, l'unico partito che ha offerto un concreto spazio politico alle nostre idee più scomode e più urgenti, se proprio questa cosa vi fa sentire a disagio, bene: non fatelo, ma allora non votate nemmeno me! Voi non dovete rendere conto del vostro voto a niente e a nessuno, nemmeno alla vostra storia: il voto è libero e segreto, e dovete darlo guardando avanti. Voi non dovete metterci la faccia: la faccia ce l'ho messa io perché non doveste mettercela voi, e l'ho fatto intuendo i costi che avrebbe avuto. Siate prudenti come serpenti e semplici come colombe: inutile discutere con care persone che decenni di propaganda hanno trasformato in invasati pericolosi a se stessi e agli altri, perché ebbri di odio ideologico e presaghi di una meritata sconfitta che li consegna a un panico irrazionale e autodistruttivo. Io non mi vergogno per nulla della scelta convinta che ho fatto, per le tante motivazioni che discuterò con voi, e senza vergogna vi chiedo di sostenerla integralmente non solo votando me dove sono candidato, ma votando comunque la mia squadra anche nei collegi in cui non sono candidato. Se certe squadre scelgono certe persone, e se, di converso, certe persone rispondono alla chiamata di certe squadre, un motivo ci sarà pure, no? Qualcuno ha mostrato di capirlo, e spero proprio di non deluderlo (deludere una persona che scrive bene sarebbe un lutto difficile da elaborare).

Aggiungo un dettaglio tecnico.

Dato il meccanismo piuttosto complesso della legge elettorale, sappiate che in ogni caso, cioè anche per votare me laddove io sia presente, dovrete mettere la vostra X sul simbolo della squadra (la Lega) e non sul mio nome. Infatti il voto sulla lista (Lega) va alla lista e al candidato della coalizione all'uninominale (quindi a me se siete a Firenze, o ad altri, magari non della Lega, in altri collegi), mentre il voto al candidato uninominale non va alla sua lista, ma alla coalizione (qui lo spiegone tecnico). Per rafforzare il peso negoziale della Lega, e sperare quindi in un atteggiamento meno passivo e più costruttivo del nostro paese nei riguardi delle istituzioni "europee", c'è quindi un'unica cosa da fare: barrarne il simbolo.

Seguirà disegnino, a ridosso del momento cruciale.

E ora, pensateci bene. La mia scelta è convinta, e così deve essere la vostra. So che lo sarà e che non mi abbandonerete, che io sia, o non sia, nel vostro collegio.

sabato 25 novembre 2017

Chi votare? Lezioni dall'Australia...

(...avrete tutti avuto contezza della fakenews dei gazzettieri nostrani, secondo cui 60.000 nazisti avrebbero marciato su Varsavia per proclamare la supremazia della razza bianca ecc. ecc. Non che qualche sciroccato non ci fosse, per carità! Peraltro, vi sfido a estrarre un insieme di 60.000 persone da un gruppo di poco meno di 38 milioni senza beccarvi almeno un migliaio di sciroccati pesanti. Ma ormai lo sappiamo, le notizie sono questione di zoom:


I media tradizionali hanno completamente perso credibilità e, come ripeto, questo è un gravissimo danno. La loro decisione di costituirsi in fornitori di fake news, che qui abbiamo stigmatizzato molto ante litteram, ha due immediate conseguenze negative. La prima è che questo loro scellerato modus operandi getta effettivamente la popolazione in pasto a qualsiasi produttore di fake news (questa p quella per me pari sono...), quali che ne siano gli intenti, minando gravemente la possibilità di articolare un processo politico veramente democratico. La seconda è che tanti insulti alla verità e alla nostra intelligenza non potranno che generare una severa reazione. Qualora la libertà di stampa venisse gravemente limitata nel nostro paese, temo che pochi se ne preoccuperebbero, e molti giubilerebbero, avendo imparato a loro spese ma non per loro responsabilità a identificare la libertà di stampa con quella di impunita menzogna. Basterebbe poco... Basterebbe una bella multa da 100.000 euro per dato statistico fasullo pubblicato, ma solo in caso di recidiva e di assenza di smentita in prima pagina. Vedete come sono assolutamente tenero e benevolo? Potreste divertirvi a fare il conto di quali sarebbero gli immediati benefici per l'erario...

Insomma: le foto suggestive che i nostri gazzettieri (a ricasco di quelli internazionali) ci inviavano dalla Polonia erano frutto di un sapiente lavoro di lettura selettiva della realtà, il cui scopo è piuttosto evidente: screditare un popolo che desidererebbe, per una volta nella sua lunga storia, non dico autodeterminarsi, ma almeno acquisire dei ragionevoli margini di autonomia rispetto alla potenza imperiale di turno (in questo caso, quella tedesca).

Ma... nel resto del mondo, come si regolano i paesi che a noi vengono additati come civili, come paragoni di democrazia, come nostro modello, come l'asintoto cui tendere: le grandi federazioni del Commonwealth? Saperlo è utile e istruttivo, e ce ne dà agio un nostro vecchio amico, il buon Guidubaldo Sforza Pallavicini, che abbiamo conosciuto qui e qui.  Vale senz'altro la pena di dargli voce oggi, anche per ricordare che non tutti i giuristi sono piddini. Il bene e il male esistono ovunque, ma in proporzioni variabili, e il male assoluto, almeno, per quanto riguarda quello che personalmente considero un bene assoluto, cioè la libertà (a partire dalla mia) è lo spirito gregario, che poi è il suicidio della propria libertà, prima di essere la tomba di quella altrui...)



Caro Professore,

Dalla cronaca della sua a quanto pare fausta e produttiva trasferta polacca, ho appreso dell’incredulità dei populiiiisti locali a proposito del famoso tweet dal profilo social PD in cui si affermava che determinate “battaglie" politiche erano state condotte da quel partito nell’interesse dell’Europa, e non in quello dell’Italia.

Sul tema della fedeltà del politico agli interessi del proprio Paese e dei cittadini che gli hanno conferito un incarico rappresentativo, vorrei prendere spunto da una recente vicenda esotica e che sarà probabilmente sfuggita ai più (anche se qualche lettore che vive “down under” ne sarà forse al corrente), per svolgere qualche banale considerazione politica.  

Negli ultimi mesi in Australia si è acceso un forte dibattito politico - con gustosissimi strascichi giudiziari e rischi di crisi parlamentare - a proposito della invalidità dell'elezione di alcuni membri della Camera dei Rappresentanti titolari di più cittadinanze (in qualche caso, pare, a loro insaputa…) per contrasto con le norme della Sezione 44 della Costituzione Australiana, che così recita:

Any person who:
(i.) Is under any acknowledgement of allegiance, obedience, or adherence to a foreign power, or is a subject or a citizen or entitled to the rights or privileges of a subject or citizen of a foreign power: or
(ii.) Is attainted of treason, or has been convicted and is under sentence, or subject to be sentenced, for any offence punishable under the law of the Commonwealth or of a State by imprisonment for one year or longer: 
[...]
shall be incapable of being chosen or of sitting as a senator or a member of the House of Representatives.

Questa curiosa e solo apparentemente desueta disposizione (che infatti fuuuuurbi progressisti piddini australiani vorrebbero abolire in ossequio al multiculturalismo), al di là del linguaggio colorito - e della insistenza su concetti démodé quali fedeltà, obbedienza, potenza straniera, tradimento - fa riflettere sul fatto piuttosto ovvio che un politico più o meno consapevolmente asservito ad interessi stranieri si trova senz'altro in una situazione di incompatibilità rispetto all'esercizio di un mandato politico rappresentativo nel - e per il - proprio Paese. Del resto, anche  “LaPiùBelladelMondo” pur non esprimendosi esattamente come l'omologa (e non altrettanto bbbella) australiana, conferma nella sostanza tale principio quando prescrive che  "I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge." (art. 54, co. 2 Cost.)  e che "Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione […]” (art. 67, Cost.). Principii rafforzati dalla stessa formula del giuramento che la legge prevede per il Presidente del Consiglio dei Ministri e per i Ministri: "Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell'interesse ESCLUSIVO della Nazione” (art. 1, co. 3 della legge n. 400/1988).  

Ora, noi sappiamo - o dovremmo sapere, a patto di non essere tra coloro che sanno di sapere - che il mantenimento dello status quo economico e monetario è senza ombra di dubbio in frontale ed insanabile opposizione rispetto all'interesse della Nazione (o se si preferisce dello Stato e della comunità politica italiani, per quegli invasati “cittadini del mondo” a cui l’evocativa parola Nazzzzzione provoca un subitaneo ed inevitabile attacco di dermatite apolide), che è anzitutto interesse alla ordinata sopravvivenza - e possibilmente alla prosperità - economica, sociale, civile della comunità umana che la compone e ne abita il territorio.

Da ciò segue che disponiamo di almeno due fondamentali coordinate per l’esercizio consapevole del voto nei futuri appuntamenti elettorali, che potrebbero essere compendiate in altrettante domande da "esame di coscienza" elettorale:

1) Tra i partiti/liste che partecipano alla competizione elettorale e che contribuiranno ad eleggere deputati e senatori chiamati a dare la fiducia ad un Governo, quali sembrano offrire una qualche garanzia rispetto al dovere costituzionale di esercitare il mandato rappresentativo nell’interesse della Nazione? Nelle loro proposte programmatiche, trova spazio il perseguimento prioritario degli interessi della comunità politica nazionale, pur nella ricerca di ragionevoli forme di cooperazione paritaria con altri Stati, se necessario anche in opposizione dialettica ai “partner” concorrenti europei e portando avanti seriamente tale interesse nelle sedi europee?

2) Tra i partiti in competizione ce n’è qualcuno che dimostra di aver compreso in modo inequivoco che la governance economica europea è radicalmente incompatibile con detto interesse e che si è di conseguenza attrezzato tecnicamente e politicamente per gestire un processo - multilaterale o unilaterale che sia - che porti a conclusione l’esperienza tragica della moneta unica, ripristinando in capo allo Stato alcuni fondamentali strumenti di politica economica, in linea con le prescrizioni costituzionali?

(Ovviamente, la più volte ricordata direttiva pratica di votare per il partito che Scalfari ci chiede di non votare è di assai più immediata comprensione, anche se le ultime esternazioni del penfriend più apprezzato da Calvino ci restituiscono un quadro apparentemente più complesso. Del resto è già un buon passo avanti aver chiaro “Ciò che non siamo/ciò che NON votiamo”).

So perfettamente che per molti dei lettori del blog queste sono poco più che domande retoriche e che al contrario per molti elettori - ossessionati da una ottusa sindrome della "purezza" politico-elettorale - sembreranno suggestive (nel senso dei giuristi, ossia domande che suggeriscono surrettiziamente una risposta). Tuttavia, di fronte alla schizofrenia favolistica dei media che da un lato narrano con alte dosi di edulcorante un’uscita dalla crisi che nei fatti non c’è, minimizzando ad esempio sui rischi esiziali che sta correndo il nostro sistema bancario e, dall’altro, drammatizzano e squalificano con accenti terroristici ogni scenario di possibile superamento dello status quo ricorrendo alle immagini del “salto nel buio” e della "minaccia populista”, mi sembrano le sole vere questioni radicali da porsi e a cui ciascuno dovrebbe provare a rispondere in tutta onestà, sforzandosi di andare oltre l’appartenenza estetico-identitaria, nostalgica e padrinobilista che tanta parte ha avuto nel portarci sull’orlo del baratro dove ci troviamo ora. 

Se non si ha il coraggio di fare questo sano esame di coscienza - e se la disastrosa realtà sociale che si offre ai nostri occhi non è incentivo sufficiente per provare a darselo di qui al voto - traendone al momento opportuno le dovute conclusioni, non resterà che accontentarsi d’indulgere nell’acquisto di cianfrusaglie online per black friday - elevato nel frattempo a servizio pubblico imprescindibile di fronte al quale il diritto costituzionale di sciopero e all’equa retribuzione del lavoro possono tranquillamente cedere - cercando di battere sul filo dei click i concorrenti consumatori in ansia da regalo natalizio low cost.

Rompere definitivamente con questo tralatizio atteggiamento di pigrizia intellettuale e di autentica ignavia civile è la condizione di pensabilità di qualsivoglia prassi politica che miri al ripristino della dignità vilipesa del nostro Paese e dei suoi cittadini. 

Mentre risuonano ancora e ancora, sinistre e terribilmente vere, le parole del Principe, cap. XXVI: “A ognuno puzza questo barbaro dominio”, mi viene soltanto da gridare: Non prevalebunt.

Un carissimo saluto, 

Guidubaldo


(...peraltro, quando la sostanza c'è, si vede! Ho imparato una parola: tralatizio. Il giovine è colto, non c'è che dire. Si apra la discussione...)

domenica 29 ottobre 2017

L'handicappellum

Fermi tutti! Nella discussione al post precedente, che immagino sarà breve, perché da discutere non c'è nulla (i dati sono dati) e sorprese non ce ne sono (Della Vedova è Della Vedova), è però emerso un elemento che a me sembra meritevole di essere affrontato in termini tecnici, posto che fra voi ci sia qualcuno in grado di farlo (io no). Questo:


Sapete che io vado a simpatie (a proposito, tu, sì, proprio tu che mi stai leggendo ora: sai che non mi sei mai stato simpatico?), e che il Gila mi è simpatico, però trovo la sua proposta geniale. Pensateci: (ci) siamo condannati a un sistema elettorale che ci obbliga a non votare mai "per" (a meno che non siate piddini), ma sempre "contro". Il punto è che per votare "contro" (ad esempio, alle prossime elezioni, per eliminare quella metastasi della nostra democrazia che è il PD), si è quasi sempre costretti a votare "per" qualcosa che non convince. Alla fine, la proposta di Gila almeno un vantaggio ce l'ha: si potrebbe votare contro senza doversi turare il naso! Il nome scelto da #DAP, poi, è semplicemente geniale!

Ora, prima del fantasmagorico voto elettronico una proposta simile era di difficile implementazione. Ma con il voto elettronico problemi tecnici non credo ce ne siano: ognuno avrebbe una unità, e potrebbe spenderla o a favore di un partito, o contro un altro partito. Ci sarebbe un effetto di disciplina doppio, perché il voto negativo penalizzerebbe direttamente il partito contro cui si vota, e indirettamente gli altri partiti, cui non si darebbe il voto. Si eviterebbe così che questi tengano condotte opportuniste: giocare contro il PD, oggi, è come rubare le caramelle ai bambini. Al prossimo giro magari riusciranno a difendere un 20%, o magari di più, ma il loro destino è segnato, come quello dei loro colleghi: proprio perché questo è evidente, chi formula programmi alternativi non deve fare un grande sforzo, e infatti non lo sta facendo.

Comunque, lo studio dei sistemi elettorali è una materia seria, e magari qualcuno avrà già analizzato e scartato qualcosa di simile. Io, per me, posso dire che se potessi contare sull'handicappellum, rinuncerei a rivolgere ogni giorno una preghiera al Signore affinché ci conservi Scalfari: non avrei bisogno di sapere da quest'ultimo chi votare per far indirettamente più male al partito di Repubblica (il PD), perché questo male potrei farglielo direttamente...

martedì 10 ottobre 2017

Allarme Stasi

Tutti noi vogliamo un po' bene alla DDR, dopo che Vladimiro Giacché ci ha spiegato come essa sia stata macellata dai cugini dell'ovest (inclusi alcuni nostri amiconi), promuovendo in noi un sentimento di umana solidarietà fra vittime. Resta il fatto che le sue mura ancora trasudano tristezza e tensione, la tensione che genera un sistema che si occupa sistematicamente delle vite degli altri. Uno de passaggio, che è libberista ma è tanto una brava persona (come del resto Vladimiro è comunista ma è tanto una brava persona), mi raccontava che alcuni suoi amici, o clienti, della Germania Est, dopo la caduta del muro, avevano richiesto il proprio dossier al ministero (pare che lo si potesse fare). Un caro ricordo, un po' come le foto della comunione, o del matrimonio: "Ah, già, quel giorno eravamo lì e in effetti mi ricordo che abbiamo visto Hans...". Il dettaglio è che dalla lettura dei dossier si poteva inferire con una certa facilità chi, fra i tuoi vicini, conoscenti, amici, parenti, fosse stato il delatore. Pensate che meraviglia: un paese di venti milioni di delatori che spiano e vengono al contempo spiati da venti milioni di persone (capirete che se c'è uno che va spiato bene, è proprio lo spione, altrimenti come fai a sapere che quello che ti riporta sia attendibile), ognuno sapendo che chiunque altro incontri potrà venderlo... sempre che lui non lo venda prima!

(...a questo punto Vlad il nostalgico mi ha già tolto il saluto, ma vado avanti...)

Uno de passaggio mi evocava questo scenario a proposito del DDL S2886, recante "Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea - Legge europea 2017", oggi in discussione al Senato dopo essere stato approvato dalla Camera il 20 luglio 2017 (in pieno clima balneare), e respinto il 5 ottobre dal Senato per mancanza del numero legale.

Questo provvedimento è una porcata, come sapete. Sotto l'usbergo del doverci conformare ai dettami dell'Unione europea (che se no ci fa la multa), si fa un gran fritto misto nel quale, su iniziativa di parlamentari del PD (Europa più PD: un mix dirompente!), vengono introdotte due norme pericolose e a tutti sgradite (descritte da Fulvio Sarzana sul blog del Fatto Quotidiano):

1) si estende a sei anni e si trasforma in obbligo la facoltà dei provider di servizi di connettività di mantenere nei loro archivi il traffico dei singoli utenti. Se la legge passa, tutti dovranno farlo, inclusi quelli non attrezzati per garantire la sicurezza dei dati, il che, potenzialmente, ci rende tutti ricattabili, sia che il provider venda, sia che perda, sia che faccia finta di perdere, nostri dati "sensibili";

2) si attribuiscono all'AGCOM, della quale ricorderete le prodezze, poteri ispettivi molto penetranti, compreso quello di intervenire a fini cautelari, al di fuori di controlli giurisdizionali, sui contenuti del web, chiedendone la rimozione d'imperio ai provider.

La cosa divertente è che queste norme contenute in un provvedimento che "ci chiede l'Europa" pare vadano in violazione di norme europee già recepite dal nostro ordinamento, e anche di sentenze della CGUE, che ribadiscono il fatto che la sorveglianza non può essere massiva, ma "deve fondarsi su requisiti individualizzanti" (e lo dice lo stesso Garante della Privacy). Perché le buone intenzioni della legge (proteggere il diritto d'autore) lastricano la via della Stasi: per intervenire, l'AGCOM tecnicamente deve chiedere ai provider di tracciare ogni nostra comunicazione (Sarzana spiega perché). Insomma: la tutela del diritto d'autore diventa una priorità del nostro governo, mentre i nostri terremotati si accingono a passare il secondo inverno al freddo, la ripresa si traduce nel crollo verticale della disoccupazione per ben 0.1 punti, ecc. ecc.

Come si fa a non pensare che il fine sia censorio? E come si fa a pensare che un essere razionale possa propugnare un provvedimento che ci trasformerebbe in sessanta milioni di ricattabili? Ma i piddini non sono razionali: sono disperati. Il loro potere si sta sgretolando, e loro lo sanno. Dopo il Pasok, i socialisti spagnoli, i laburisti olandesi, i socialisti francesi, ecc., ora tocca a loro. Questo temo li renda un po' pericolosi, ma, a occhio e croce, direi più a se stessi che agli altri. Pur se non visibile come lo ius soli, questo provvedimento è un ulteriore marchio di infamia su un partito di malgoverno per conto terzi, che non aveva bisogno di questa ulteriore alzata d'ingegno per qualificarsi come nemico del paese.

Il provvedimento, mi dicono, non passerà. Non piace a nessuno, nemmeno all'AGCOM, che pure ne beneficerebbe acquisendo potere (ma al prezzo di una sovraesposizione politica che fatalmente trascinerebbe nel meritato fango il mito della "indipendenza" delle autorità amministrative - dalle banche centrali in giù). Tuttavia, come si dice: basta il pensiero.

PD DELENDVS EST, ça va sans dire: e se è vero che siete tanti, perché non fate un bel tweetstorm? #noallastasi, o simile, potrebbe essere l'hashtag...




lunedì 25 settembre 2017

QED 84: AfD (quei nazisty dei povery...)

...e poco più di 24 ore dopo (scusatemi, avevo da fare) arriva puntuale come la Morte il QED. I dati sulla distribuzione dei voti per Land sono disponibili qui (ringrazio @Stat_wald) e incrociandoli con i dati sul reddito pro-capite (in logaritmi) si ottiene questa cosa qui:


cioè questa cosa qui:

Il reddito pro capite (misurato in euro per persona e convertito in logaritmi) spiega il 44.8% della variabilità del voto per AfD, con una t di Student di -3.37, significativa all'1% (ovvero: la probabilità che questa relazione sia nulla, sia un artefatto statistico, uno scherzo del caso, è inferiore all'1%).

Eppure, sui giornali, è tutto uno stupirsi, uno stracciarsi le vesti sull'avanzata dei nazisti razzisti xenofobi!

A parte il fatto che il risultato era scontato (almeno, per noi lo era), vorrei evidenziare che perfino Fassina è costretto ad ammettere che la xenofobia (che non è il razzismo: ad esempio, a me fanno paura i tedeschi, e più sono ariani più me ne fanno) con quanto è successo c'entra ben poco, perché AfD ha avuto più voti dove l'immigrazione è stata più bassa.

Sta succedendo semplicemente quanto ho annunciato, in modo secondo me molto limpido, ma senza che nessuno lo capisse veramente (forse c'era bisogno del disegnino) nel 2011, scrivendo sul manifesto: le politiche di destra, nel lungo periodo, avvantaggiano solo la destra. Come diceva molto saggiamente Celso: avete fatto le politiche di Bruning (in Italia le ha fatte anche Fassina, per un po'), e poi vi stupite se la gente vota a destra?

I nostri gazzettieri dovrebbero fare molta attenzione nel parlare a sproposito di nazismo. Demonizzare l'avversario è una tattica molto stupida, perché espone a un ovvio contraccolpo: c'è il caso che le persone si chiedano se il nazismo (quello vero) è tanto peggiore del PD! Ma soprattutto la demonizzazione chiude spazi politici (la Merkel è costretta a un'alleanza traballante con i Verdi anziché a una più solida con AfD perché ha condotto una simpatica caccia alle streghe contro i suoi esponenti), e chiude percorsi di comprensione.

Ad esempio, il gazzettiere medio, o chi quotidianamente si abbevera al suo sterco, avrà fatto spallucce, dicendo: "Ma questo Bagnai, che scemenze dice! La Merkel ama gli immigrati, non è rasssisstaaah come AfD..." (infatti, s'è visto: vedi alla voce "nuove priorità"...). Sfugge totalmente che l'AfD, come la CDU, è un partito liberal-liberisteggiante. E su questo ci sarebbero tanti discorsi da fare, ma ora devo lasciarvi. Vi ricordo solo che nel Tramonto dell'euro era spiegato molto bene che le meravigliose "riforme" tedesche avrebbero fatto tanti danni, perché avevano causato tanta povertà in Germania (che il governo nascondeva sotto il tappeto).

E anche su questo oggi i gazzettieri ci cadono dal pero...

Ma siamo proprio sicuri di doverli mantenere con le nostre imposte? Tanto, per sapere quello che succede nel 2017, a voi basta leggere p. 228 di un libro pubblicato nel 2012:








domenica 24 settembre 2017

Chi voterà i nazisti?

Intanto, per diversamente europei, un ripassino de #lebbasi. La cartina politica della Germania la trovate qui, e quali fra gli stati federati appartenessero all'ex RDT potete vederlo qui, laddove vi dimenticaste che l'est è a destra (mai come in questo caso, temo). Viste #lebbasi, passiamo ai fondamentali, dove ho evidenziato in rosso per voi gli stati federati dell'est.

Disoccupazione

  


Crescita del PIL
(rectius: del valore aggiunto ai prezzi base in termini reali)



Reddito pro capite



Povertà e rischio di esclusione sociale

Dati regionali non disponibili (!).



Che peccato! Purtroppissimo i dati più preziosi per intuire la distribuzione geografica di un eventuale voto "di protesta" non sono disponibili. Sappiamo che non è un caso: come farebbero, altrimenti, i gazzettieri cialtroni delle colonie ad alimentare il mito di una Germania invincibile? Ma noi sappiamo che così non è, che la Germania è pervasa da pericolose tensioni sociali e razziali, e voi lo sapete quasi tutti da quando lo avete letto ne Il tramonto dell'euro. Capisco che il governo tedesco voglia nasconderlo, ma non fa niente. I dati di cui disponiamo bastano per farci un'idea. Domani potremo vedere se questa idea sia giusta o sbagliata, lavorando come abbiamo fatto qui.

Buon divertimento!

domenica 25 giugno 2017

PD DELENDVS EST (addendum)

Per completezza: a mio avviso ci sarebbe stato un altro partito da mandare sotto, per richiamarlo alla difesa dell'interesse nazionale. Non lo ho nominato, e non lo nomino, perché ha fatto tutto da solo. Anni di ambiguità e cattiva informazione sul tema hanno avuto le conseguenze che non potevano non avere, il che mi spiace (per loro). Tuttavia constato che quando si perde si comincia a ragionare, e quando la "distrazione di massa" si usura, come strategia, ecco che come per magia si riportano sul tavolo i temi veri.

Motivo di più per esortarvi a schiantare il PD.

sabato 24 giugno 2017

PD DELENDVS EST (dichiarazione di voto)

Mi ero ripromesso di non parlare di banche, avendolo fatto quando si sarebbe potuto evitare la catastrofe. Era il 30 giugno del 2013, quasi esattamente quattro anni fa, quando spiegavo a una lettrice, forse ancora fra noi, come avevo capito che la normativa sul bail in sarebbe senz'altro stata applicata in Italia: mi bastava, per capirlo, osservare la particolare strategia di comunicazione seguita dalla cosiddetta Europa, una strategia del tutto conforme a quello che avevo definito il metodo Juncker. Chi è qui da sufficiente tempo sa di cosa si tratta, chi non è qui da sufficiente tempo invece di farmi la solita lezioncina per dire a me e a voi cose che sappiamo, usi pure l'indice per cliccare sui link (l'ipertestualità il sale di Internet), perché poi alla fine mi secco anch'io, che sono tanto paziente.

Comunque, il QED arrivò il 12 dicembre dello stesso anno e venne commentato dal Sole 24 Ore il 13 dicembre dello stesso anno: accordo storico, diceva Saccomanni.

Saccomanni... chi era costui? Mi dicono che fosse quello della luce in fondo al tunnel, il ministro dell'Economia nel sessantaduesimo governo della Repubblica Italiana, quello di Enrico "stai sereno" Letta, del Partito Democratico.

E cosa diceva Enrico "stai sereno" dell'accordo sulla cosiddetta "Unione Bancaria"? Credo che tutti ricordino questo scambio di battute:

Ora è facile per tutti capire chi avesse ragione. Allora lo era per pochi, e quei pochi, guarda caso, sono finiti tutti nel comitato scientifico di a/simmetrie (cosa per la quale li ringrazio).

Veniamo al punto. Poco fa uno di voi mi ha scritto un DM al quale ho risposto così:


(...se potete non mandatemi DM, ma questo è un altro discorso. Nel mio tweet citato dall'amico commentavo un tweet in cui Aureliano Ferri diceva che invece di "unione" occorrerebbe separazione bancaria: parole sante, ma anche questo è un altro discorso...)

Allora: sui giornali di oggi state leggendo la prima pagina de Il tramonto dell'euro, come ha fatto notare poco fa su Twitter uno di voi. Vi parlo con l'autorevolezza che mi conferisce il poter documentare di aver visto venire esattamente questa crisi, e di aver tentato in tutti i modi di aprire un percorso di soluzione politica ad essa. Quel libro era stato scritto, come ricorderete, pensando di risvegliare a sinistra una coscienza sopita in anni di collusione con la prassi e la logica del capitalismo finanziario. La risposta è stata quella che sapete e che i fatti documentano. Non mi aspettavo certo che il PD di Enrico "stai sereno", e nemmeno quello di Fassina "chi?" (o di D'Attorre "dove?") diventasse sensibile agli interessi del paese (essendo messo lì a difendere quelli dei creditori esteri). Non mi aspettavo che questo succedesse nemmeno quando si fosse arrivati, come si è arrivati, a una catastrofe che rischia di travolgere tutto e tutti.

Mi sarei però aspettato che, se non gli scemi di Rifondazione, almeno altri politici progressisti, nonostante avessero lordato la loro coscienza con affermazioni infondate e grottesche (tipo: "Monti ha salvato l'Italia perché nel 2011 non c'erano i soldi per pagare gli stipendi..."), colti da una tardiva ma fattuale resipiscenza, si dessero da fare per diffondere il messaggio che, a loro dire, aveva aperto loro gli occhi. Non è stato così: di vergogna in vergogna, di fallimento in fallimento, di frantumazione in frantumazione, hanno reso la sinistra cosiddetta critica credibile un filo meno dell'Albertine di Proust, condannandola a una fine analoga: brutta.

Ora il PD di Napolitano (che ha messo al governo Letta), di Letta (che ha voluto l'Unione Bancaria), di Saccomanni (che non si è opposto sapendo benissimo a cosa si andava incontro) si presenta (con quale faccia?) alle elezioni amministrative in un certo numero di comuni. I dettagli non li so e non mi interessano. L'unica cosa che mi interessa farvi capire è che se desiderate mantenere un barlume di fiducia nel funzionamento della democrazia, domani dovete schiantare il PD, cioè l'artefice della più colossale e protratta distruzione del benessere dei cittadini italiani di tutta la storia dell'Italia unita. Il PD, che si è piegato ai diktat della Bce (come vi ho dettagliatamente spiegato qui), il PD, che per favorire i propri mandanti italiani (i soliti noti della grande finanza e della grande industria) si è fatto schermo della subalternità all'Europa, ripetendo il solito mantra secondo cui "le regole sono sbagliate ma dobbiamo rispettarle perché così diventiamo credibili". Sì, insomma, l'ala di destra di quelli che ho chiamato le SS, le sinistre subalterne.

Ma come "le regole sono sbagliate, ma le rispettiamo"!? Ma che discorso è da parte di governanti, di persone che hanno il dovere morale e politico di assicurare la prosperità di una nazione? Mica stiamo giocando a burraco! Adottare regole sbagliate, per un paese, significa indebolire il proprio tessuto produttivo e sociale, e diventare quindi ancora meno autorevoli, ancor più sprovvisti di potere negoziale. E questo durante quella che ormai si qualifica apertamente come un'aggressione economica senza precedenti, nella quale i nostri governanti, ai quali è stato negato di salvare con pochi soldi (peraltro non pubblici) le quattro banche nel 2015 (sarebbero bastati meno di quattro miliardi), si troveranno a dover gestire una situazione almeno dieci volte più onerosa.

Non vi ricorda qualcosa? A me ricorda quello che è stato fatto con la Grecia: tirare avanti, lasciando che la situazione si incancrenisse, evitando di risolvere un problema piccolo, e facendolo ingigantire, per condannare un paese gestito da una classe politica subalterna e collusa con gli interessi finanziari esteri a una schiavitù perenne.

Questa è la strada sulla quale il PD ci ha avviato.

E a fronte di questo pensate di regolarvi a simpatie?

Non è un problema di simpatie, cari amici: è semplicemente una questione di vita e di morte, come ora capiranno a loro spese i veneti fuuuuuurbi, ai quali con tanta amarezza mi rivolsi qui (e spero che qualcuno si sia messo in salvo).

Voglio essere molto chiaro. Qui, purtroppo, non si tratta di scegliere chi preferiamo. Il maggioritario, o le sue caricature, ci impediscono di farlo: l'unico voto che ci rimane è quello contro, e dobbiamo usarlo bene, pur sapendo che votando "contro" si possono risolvere problemi tattici, ma non raggiungere obiettivi strategici. D'altra parte, questo abbiamo. Mentre come paese potremmo, e anzi dovremmo, disobbedire a regole dalla dubbia legittimità, disattese da chi ci fa lezioncine, e certamente contrastanti con spirito e lettera della nostra Costituzione, come cittadini non possiamo e non dobbiamo sovvertire le regole che disciplinano l'esercizio dei nostri diritti politici.

Il dato è molto semplice: in questo momento governa il PD, ed è in questo momento che devono essere prese delle scelte molto dolorose, dal potenziale distruttivo elevato per il nostro paese. Peraltro, questa situazione durerà ancora per un bel po', verosimilmente tramite una bella alleanza coi nostri amici ortotteri. Avete un'unica (flebile) speranza tattica di costringere il PD a non tradire completamente i nostri interessi, a difendere in Europa il diritto garantito dall'art. 47 della Costituzione, ed è fargli capire che per il partito di Letta, del boia delle nostre banche (e dei loro risparmiatori) non c'è storia in questo paese.

Di cosa e di chi hanno paura è fin troppo chiaro.

A me, e credo anche a voi, è bastato constatare che di queste elezioni amministrative i loro media non hanno parlato. Le temevano, e i primi risultati ci fanno capire perché: perché sapevano che rischiavano di perderle. Devono perderle, e perderle male. L'occasione è preziosa: a febbraio arrivano le politiche (quando sarà possibile ringraziare questi traditori come meritano). Se li mandiamo a stendere a giugno, nel secondo semestre dell'anno eviteranno di aggredirci, nella speranza di non venire sbriciolati nel 2018. Schiantando il PD alle amministrative non comprate la certezza di un mondo migliore: semplicemente, mettete un argine alla tracotanza di chi si sente superiore a questo paese, in tale veste in diritto di spogliarlo per soddisfare gli appetiti altrui.

Sono anche un pochino stanco di ascoltare, da sinistra, la solita solfa: "Sai, devo dirti che quello lì mi ha convinto, che effettivamente l'euro... che in fondo l'immigrazione... io lo voterei, ma poi, cosa dico a mia moglie!?..." Gentile amico, quando a tua moglie metti le corna - perché gliele metti, lo so - come ti regoli? Non glielo dici. Bene: sappi che fa così anche lei (non chiedermi come faccio a saperlo):  regolati così anche ora che si tratta non di assicurarsi un piacere effimero (per quanto intenso), ma di evitare che il tuo futuro e quello dei nostri figli venga compromesso per sempre.

Sono grandemente aduggiato quando, sempre da sinistra, mi si propone la solfa del "eh, ma quelli non sono preparati...". Oh, la bella superiorità culturale "de sinistra", il primo dei miei miti che pochi mesi di militanza nel dibattito hanno mandato in frantumi! Lo avete visto il tweet sopra? Chi era quello culturalmente preparato? Il piddino Letta, o quello che poi sarebbe diventato il leghista Borghi? Siamo sicuri che a sinistra ci sia, o ci voglia essere, o ci possa essere, tutta questa preparazione? Siamo sicuri che chi nega l'esistenza di un problema, e quindi si rifiuta di studiarlo, sia più preparato a gestirlo di chi per lavoro doveva speculare sui problemi altrui (e ci faceva bei soldini)?

Sono anche molto stanchino di ascoltare, sempre da sinistra, l'altra solfa "eh, ma certe parole sono inaccettabili...". Allora, cari compagni: io per tre cazzo di anni, contrito e compunto, sono andato ad audiendum verbum da "ecce homo" (come lo chiama un mio fidato collaboratore), da quello che "i sordi pe pagà gli stipenni nun ce staveno più", e mi son dovuto sorbettare l'infinito rotolo delle giustificazioni più assurde e fantasiose del perché non fosse possibile dire, a sinistra, una parola chiara sul tema: perché se dici così, se ne va quello, se dici cosà, si storce quell'altro, e via dicendo... Ogni partito, ognuno, ha al suo interno una certa percentuale, più o meno ampia, più o meno rumorosa, di persone che non hanno capito, e spesso non hanno capito per gli stessi motivi per i quali molti di voi non avevano capito. Meno complottismo e più umiltà. E in ogni partito qualcuno dice cose "inaccettabili" per qualcun altro allo scopo di tener buona questa maggioranza (o minoranza) silenziosa (o rumorosa). Il punto, per me, è molto semplice: se da una parte mi si è potuto chiedere di compatire e accettare le sparate di Bersani, che "crede che le liberalizzazioni siano di sinistra", sulla base del fatto che "è tanto onesto" (leggi: porta voti), e che "i processi politici sono lunghi", e che "i nostri non sono ancora pronti", ecc. allora non vedo perché dall'altra parte dovrei trovare inaccettabili sparate ugualmente incompatibili coi miei valori. Insomma: ogni partito ha i suoi mali di pancia, la sua necessità di traghettare vecchi catorci verso i nuovi assetti politici senza perdere troppi bacini di consenso. E, attenzione, la situazione non è completamente simmetrica, perché Bersani le "lenzuolate" (come le chiama lui) le ha fatte sul serio. Dall'altra parte, invece, se andate a vedere, certe frasi sono pura invenzione dei media (che sanno perché e per chi inventano le loro fake news).

Dopo di che, ci sono anche sparate delle quali sinceramente non si sentirebbe la mancanza. Quando chi consiglia di farle rinsavirà, i risultati si vedranno, anche perché la situazione oggi è esattamente quella dipinta da Federico Nero: "La sinistra accusa la destra di fare la destra perché non può accusare se stessa di non fare la sinistra". Non mi sembra molto intelligente, da parte di una certa destra, dare a una certa sinistra l'unico argomento che questa usa. Non dandoglielo, la si eliminerebbe dal dibattito.

Io posso testimoniare di aver lottato per anni affinché la sinistra evadesse dalla gabbia concettuale che si era costruita. Sto continuando. Continuo, in particolare, a credere che il nostro paese possa emanciparsi compiutamente dal progetto imperialistico tedesco solo se al potere andasse una forza politica progressista, veramente decisa ad attuare il primo articolo della Costituzione (stiamo quindi escludendo quei quattro pagliacci voltagabbana che attualmente cercano di occupare questa nicchia di mercato).

Ma questo non è il tema di oggi.

Il tema di oggi è mandare sotto il PD nei ballottaggi, in qualunque luogo, con qualunque mezzo, a qualunque costo: PD DELENDVS EST.

Fargli molto, ma molto male, è l'unico modo che abbiamo per evitare che loro continuino a farne a noi. I partiti della sinistra "de sinistra", essendo un simpatico vivaio di poracci, credo che ai ballottaggi non ci siano andati, e comunque non nelle realtà importanti. Lasciamoli convergere a zero, e cerchiamo di risolvere i nostri problemi con gli strumenti che abbiamo a disposizione, un passo dopo l'altro.

Mi affligge dovervi dire cose così semplici. Da una parte, mi sembra di insultare la vostra intelligenza. Dall'altra, mi costringe a confrontarmi con i miei dubbi. Ne ho tanti, e non posso discuterli tutti con voi. Ma di una cosa sono sicuro: una forte sconfitta del PD (e una affermazione del partito che sull'euro ha informato e parlato chiaro) avrebbe un valore progressivo, nell'attuale situazioni in cui i Poveri Deficienti pensano che la vittoria di Macron abbia risolto tutti i problemi (in particolare, quelli francesi, che Hollande ha lasciato come erano...).

Mandate sotto il PD, o rassegnatevi.

Voi: perché io non mi rassegno.

A domani.

venerdì 17 marzo 2017

Pasok reloaded




And now for something (not) completely different.

The graph shows the shares of overall votes of two "left-wing" parties (the Greek Pasok and the Dutch PvdA) in the last elections for which data is available in Wikipedia (Pasok, PvdA). Since each country has its own political calendar, the elections dates do not match, so the graph was constructed as follows:

1) the horizontal axis shows the dates of the Greek elections from 1985 to 2015;
2) the Dutch election data from 1982 to 2017 were plotted matching the fall of PvdA between 2012 and 2017 with the fall of Pasok between 2009 and 2012.

So 2009 on the horizontal axis coincides with the orange (Dutch) bar for 2012, and 2012 coincides with the orange bar for 2017. I take the well-deserved disaster of Pasok as a leading indicator of what is going to happen to PvdA: it's going to disappear for a long time. I surmise that when the next elections are held in the Netherlands, the orange bar will stay close to the blue bars of 2012 and 2015.

The simple correlation coefficients between these electoral results is 0.76 and jumps to 0.99 if we consider the last four elections held in Greece (2004, 2007, 2009, 2012) and in the Netherlands (2006, 2010, 2012, 2017).

This is an empirical verification of what I have been saying since 2011: in the long run, right-wing policies only benefit the right.

(... traduzione per i diversamente europei e appassionati difensori dell'identità nazionale, cresciuti a McDonald e Beatles, ignari di Monteverdi e di Ariosto, ma che proprio tanto ci tengono a che questo blog sia scritto in una lingua che non è più la loro di quanto sia quella di un marsuino - e nel frattempo il resto del mondo rimane indietro nel dibattito - perché il resto del mondo è fottutamente indietro nel dibattito, cioè è fottutamente indietro rispetto a questo blog, visto che in Italia questo blog è il dibattito:


E ora qualcosa di (non) completamente diverso. 

Il grafico riporta le percentueli di due partiti "de sinistra" (il Pasok greco e il Pvda olandese) nelle ultime elezioni per le quali ci sono dati disponibili su Wikipedia. Dato che ogni paese ha il suo calendario politico le date degli appuntamenti elettorali non coincidono e quindi il grafico è stato costruito nel modo seguente:

1) l'asse orizzontale riporta le date delle elezioni greche dal 1985 al 2015;

2) i dati delle elezioni olandesi dal 1982 al 2017 sono stati rappresentati in modo da far coincidere il crollo del PvdA fra il 2012 e il 2017 con quello del Pasok fra l 2009 e il 2012.

Quindi in corrispondenza del 2009 sull'asse orizzontale abbiamo la barra arancione (olandese) corrispondente al 2012, mentre in corrispondenza del 2012 la barra arancione del 2017. In altri termini, prendo il ben meritato disastro del Pasok nel 2017 come indicatore di quello che accadrà al PvdA: sparirà per un lungo periodo. Insomma: quando in Olanda si terranno le prossime elezioni, la barra arancione resterà dove sono le barre celesti delle elezioni greche svoltesi fra 2012 e 2015 dopo il crollo del Pasok. Il coefficiente di correlazione semplice fra questi risultati elettorali è 0.76 e sale a 0.99 se consideriamo solo le ultime quattro elezioni svoltesi in Grecia e Olanda, cioè se teniamo conto dell'ultima elezione pre-crisi e delle successive tre elezioni tenute a crisi iniziata.

Prendo questa come una prima evidenza di quanto vado ripetendo dal 2011: le politiche di destra, nel lungo periodo, avvantaggiano solo la destra. Chissà se i tanti che mi hanno chiesto: "Ma professore, che vuol dire? Ma professore, la destra e la sinistra esistono ancora?" e amenità simili, posti di fronte a questo bel grafichetto con colori complementari capiscono di cosa stavo parlando?)

sabato 4 marzo 2017

Cinque stelle, due logiche, una risposta

Si dice che un esempio valga più di mille parole. Se dovessi esemplificare a beneficio dei miei venti (mila) lettori la differenza fra logica deduttiva e logica induttiva, credo che il modo migliore per farlo sarebbe indicar loro questo mio post del 2012, e questo post del 2015 di Federico Dezzani, che colpevolmente non avevo ancora letto.

Io, qui, sarei il deduttivo. Il mio post era un sillogismo, con una premessa maggiore universale affermativa, una premessa minore particolare negativa, e una conclusione particolare negativa. Per gli amici, Camestres. Il ragionamento era questo: chiunque voglia veramente risolvere un problema aggredisce le vere cause, il cinque stelle non aggredisce le vere cause, il cinque stelle non vuole risolvere il problema. A distanza di cinque anni sto ancora aspettando che la premessa minore venga smentita. Purtroppo, non passa giorno senza che essa venga confermata (dalla vicenda dell'ALDE a quella della Le Pen).

Dezzani, invece, l'induttivo. Il suo resoconto molto minuzioso è una nuvola di puntini fattuali attraverso la quale si può tracciare una retta: la retta della regressione politica italiana. Al netto del fatto che alcuni di quei "puntini" mi erano stati adombrati o confermati da tanti di voi (e da tanti altri), non credo che nella sua ricostruzione ci siano enormi errori fattuali, altrimenti sarebbe stato querelato.

Io, che in economia sono induttivo (l'econometria, alla fine, è fare regressioni), in politica preferisco essere deduttivo, usando le leggi dell'economia per capire dove si andrà a parere. Il metodo induttivo mi pesa, in politica, perché sono nuovo del ramo, perché sono smemorato, perché non ho gli strumenti di indagine utili a raccogliere i puntini, ecc. Fatto sta che se una cosa è vera, che tu ci arrivi dall'altro o dal basso sempre quello trovi. Il cinque stelle è una forza di conservazione del potere, ed esegue il suo compito intercettando il dissenso. Punto.

Ora, siamo arrivati all'odioso momento della storia in cui il dissenso è incarnato da forze "reazionarie". Che poi, dico io: perché mai chi "reagisce" dovrebbe essere etichettato come conservatore? Ricordo ancora il mio stupore quando mia madre, da bambino, mi spiegò il significato del termine "reazionario". Sì, naturalmente: se da una parte qualcuno fa la rivoluzione, chi reagisce è conservatore. Ma le rivoluzioni non ci sono più, e quindi chi reagisce al sistema è, ahimè, rivoluzionario...

Lo sgambetto fatto alla Le Pen non credo servirà a molto, se non a consolidare il consenso crescente intorno a lei, consenso motivato da quanto esponemmo sul Manifesto nel lontano 2011 (e fu lì che molti di voi cominciarono a seguirmi). Il mio educated guess è che la Le Pen vincerà ugualmente (o comunque non saranno gli scandali a fermarla), e vincerà "male", cioè in un tessuto imbarbarito dalla latitanza della sinistra. Per capire cosa intendo, vi offro questa chicca: "Alla festa dell'Unità si parla leghista". Con grande sorpresa del compagno Formigli, uno dei tanti house organ piddini scopre l'acqua calda: immigrazione (e disoccupazione) sono un problema delle classi subalterne, non delle élite. Classi subalterne che però oggi non hanno strumenti culturali adeguati per inquadrare questi problemi nella giusta prospettiva "progressista", e non ce li hanno per il semplice motivo che non se li possono permettere.

In compenso, però, hanno in casa una o più doppiette...

Non se li possono permettere... Certo, questo è un problema: la dialettica fra internazionalismo proletario (che presuppone l'esistenza delle nazioni) e cosmopolitismo borghese (che presuppone un adeguato conto in banca). Ma la questione non si esaurisce qui, va oltre e coinvolge le responsabilità del ceto intellettuale (cosmopolita per definizione). I tanti intellettuali di sinistra, fra i quali anche persone che frequento (o frequentavo) e stimo (o stimavo), che si sono rifiutati di recare nel dibattito un tema come quello dell'immigrazione "perché è un tema di Salvini", portando alle estreme conseguenze il cancro dell'appartenenza, hanno commesso un irredimibile peccato di omissione, le cui conseguenze saranno devastanti. Il fatto è che ora il "loro" popolo, quello che secondo loro non capiva i problemi dell'euro (quando gliene parlavano loro), e per il quale secondo loro l'immigrazione non era un problema (perché loro non volevano parlargliene), si trova ad affrontare situazioni di disagio crescente, essendo privo di quegli strumenti di analisi e di razionalità che sarebbe stato dovere dei politici e degli intellettuali di sinistra portare nel dibattito, laddove essi fossero ciò che credono e dichiarano di essere.

Ma a questo essenziale dovere di mediazione culturale essi si sono sottratti.

Apprezzo anche la saggezza antica del mio collega violoncellista partenopeo, neoborbonico e ora anche leghista. A me che dicevo: "Certo che è assurdo: Salvini viene ai miei convegni, dice cose condivisibili, blasonati intellettuali 'de sinistra' e partenopei come te mi confessano turbati che 'il problema di Salvini è che quando lo senti parlare di persona voteresti per lui', poi va in televisione a fare delle sparate del cazzo che lo allontanano dai moderati...". E lui, sornione come il gatto di casa e tagliente come una katana: "Ma quali moderati!? Hai capito che la gente non ne può più? Lui parla così perché lo votano se parla così...".

Ecco... prima di vedere il simpatico servizio del compagno Formigli non lo avrei creduto. Pensavo di più all'esigenza di far sparate sopra le righe per compattare le fila dei camuni e degli insubri. Certo però che se anche in Piddinia laggente parlano in quel modo, forse il neoborbonico tutti i torti non li aveva, il che non è esattamente un viatico verso un clima più sereno. Speriamo che le cose prendano una piega diversa: ora che la base del PD fa discorsi violenti e razzisti, i vertici di altri partiti possono portare nel dibattito una voce di razionalità e di equilibrio. Io non sono un esperto di marketing, ma continuo ad auspicare che qualcuno cominci a dire le cose come stanno, lasciando agli altri il compito di caricare i toni. L'amena vicenda dei blocchi navali, che erano "de destra" se li chiedeva la Lega e sono diventati "de sinistra" non appena li ha chiesti l'anonima piddini, dimostra che si può costruire capitale politico senza sforzi retorici eccessivi e quindi controproducenti...

Comunque, tornando a bomba: mi sembra chiaro che dopo le prossime elezioni, quando nessuno potrà governare, e dopo una campagna elettorale passata a strappare voti agli avversari ostentando la propria indisponibilità al compromesso i partiti saranno costretti dall'aritmetica a stringere alleanze, il cinque stelle andrà con l'odiato PD. Altre alleanze temo che saranno nel frattempo diventate impossibili, per un motivo molto semplice: al di là della vicenda dei migranti, sulla quale ha tanto insistito (e sarebbe bastato molto meno), e sulla quale ora è preceduta dalla base e inseguita dai vertici del PD, la Lega ha accumulato un rilevante capitale politico criticando seriamente l'Europa. Il fatto è che da qui a febbraio, che sia valido il mio ragionamento deduttivo, o che sia valido quello induttivo di Dezzani, il cinque stelle ne farà di ogni per rendersi sempre meno credibile nella sua critica all'Europa. Alla fine, per partiti che da questa critica traggono una parte forse non prevalente, ma comunque consistente e convinta, di consensi, accostarsi a pagliacci (o dilettanti) simili significherebbe quindi dilapidare con leggerezza un capitale politico prezioso.

Ve lo dice, con grande amarezza, uno che ce l'ha messa tutta. Ma esiste anche la sunk-cost fallacy, come ho imparato dal socio Lignini. Ah, e non aspettatevi che laggente si rivoltino quando la strana alleanza verrà dichiarata! Ricordatevi: quella è una religione, una religione di odio contro lo Stato e il suo ruolo nell'economia, derubricato sempre e comunque a coruzzzzzzione e spesa "improduttiva" (?). Ora, le religioni sono fatte di misteri, e di gente che ci crede: l'alleanza col PD diventerà un mistero, gaudioso per alcuni, doloroso per altri, nell'interminabile rosario di scemenze che gli adepti si son fatti raccontare nel corso degli anni.

Del resto, tutte brave persone, persone onesteh.

E a noi piace ricordarle così...

sabato 25 febbraio 2017

Melensone

Il mio visiting a Parigi volge al termine: ho lavorato molto, vi ho trascurato troppo.

Va anche detto, per riequilibrare, che i dubbi su quanto valga la pena di spiegarvi "lebbasi" dell'economia crescono col passare del tempo, per motivi soggettivi ed oggettivi.

Quelli soggettivi li spiegavo ieri ai lettori parigini, convocati nel ristorante sbagliato (quello giusto era questo): sottrarvi al vostro stato di beatitudine è un'impresa titanica, e sono costretto ad ammettere il mio fallimento. Un fallimento congiunto ad un miracolo: riuscire a convincere di aver capito una legione di persone (sareste voi) che in effetti non ha capito una beneamata fava, ma che per qualche motivo ha trovato convincenti argomenti che non sa utilizzare, proprio perché non ne afferra il fondamnto (da qui una infinita serie di frustrazioni e relative querimonie quando uscite sconfitti dall'ordalia col piddino di turno...). Non è colpa vostra (l'economia, come il pianoforte, va studiata da piccoli) e non è colpa mia (da solo e in pochi anni non si sovvertono quarant'anni di propaganda).

Possiamo restare amici, soprattutto considerando che intervengono i motivi oggettivi: sbattersi per spiegarvi, ad personam o coram populo, cosa c'è che non va nelle idiozie dei propagandisti, è del tutto inutile, perché la SStoria sta facendo il suo porco lavoro. In tempi rapidi (se Trump vince la guerra civile che vediamo imperversare in America), o meno rapidi, saranno i media a dire a voi, e a quelli che voi non riuscite a convincere (vedi alla voce: motivi soggettivi) come stanno le cose. Paesi diversi non possono avere una stessa moneta, l'imperialismo tedesco è pericoloso per la pacifica convivenza dei popoli europei, ecc. Banalità, insomma. Ma proprio per questo, quando la televisione ve le dirà (venit autem fortior me, cuius non sum dignus solvere corrigiam calceamentorum eius...), le troverete limpide come acqua di fonte: un liquido relativamente banale, per esempio rispetto al Beaumes-de-Venise che ha accompagnato la mia parca cena, ma fisiologico. Ne siamo fatti, anche se non ce ne rendiamo esattamente conto. Ecco: oggi il vostro corpo è fatto del 60% di acqua, e il vostro cervello dell'80% di propaganda (non è colpa vostra: ci siete immersi). Domani il vostro corpo non so, ma il vostro cervello sarà fatto per l'80% di una diversa propaganda...

(...so che voi non sapete di non sapere che i balsami non c'entrano nulla, e ancor meno c'entra Venezia: ora lo sapete: piccolo gradino nel gradus ad Parnassum che dovrebbe farvi membri della cosiddetta élite...)

E la cosa più divertente (anche se oggi si deve dire "ironica", che secondo me è un barbarismo... ma lasciamo perdere) sarà che il compito di battezzarvi con questa nuova verità sarà affidato a persone totalmente inadeguati e incompetenti. Ma, appunto, l'incompetenza (documentata) ne sancirà l'inadeguatezza soggettiva, che però sarà ampiamente compensata dal fatto che oggettivamente il capitale avrà deciso di servirsi dei soliti scagnozzi per ammannirvi una diversa propaganda. Voi penserete di aver cambiato i suonatori: sarà cambiata invece la musica... perché i suonatori restino gli stessi!

Non vi disturbi il mio pessimismo, e non temete: torneranno i post tecnici, quelli che vi fanno sentire intelligenti (son qui per servirvi). È solo che sono reduce dal dibattito televisivo nel quale Melensone ha presentato ai francesi il proprio programma: un dibattito che mi ha insegnato solo cose che sapevo, ma va bene così: anche le conferme hanno un loro valore pedagogico.

La prima cosa è che per essere giornalista "economico" bisogna essere laureato nella qualunque, tranne che in economia, e non avere un intelletto particolarmente brillante. Il giornalista economico di riferimento per la Francia è questo qui (quello per l'Italia lo conoscete e non lo nomino). I colleghi di Paris XIII mi hanno riferito che in un dibattito questo povero infelice ha dichiarato che la BCE non poteva continuare a stampare moneta perché i biglietti di banca devono mantenere un certo rapporto con le riserve auree. Non so se sia vera, non mi hanno dato la fonte, ma senz'altro collima con la fisiognomica del personaggio.

A fronte di questo sonoro pezzo di fesso, troneggiava (si fa per dire) Melensone. Uno scontro fra Titanic del quale ho visto solo la parte che mi interessava, quella sull'Europa: il famoso piano B.

Tallonato dal vulcaniano e dalla belloccia libanese, il povero Melensone snocciolava le sue coglionaggini, che suonavano più o meno così: "No, io non sono come la Le Pen, che è populista, perché io ho un piano B, il che significa che per me l'Europa è un valore, ma non può essere dominata dagli interessi germanici: quindi noi andiamo a negoziare, e poi se ci dicono di no noi ce ne andiamo dal tavolo, e vedrete: la Francia è un grande paese, quindi se ce ne andiamo ci inseguiranno nel corridoio per dirci di restare, e così avremo delle condizioni migliori". E la belloccia: "Ma se non vi inseguono? Lei prenderebbe questa decisione autoritaria?" E Melensone: "Non sia mai, io non sono come la Le Pen, che è fascista: la parola spetta ai cittadini, ai quali faremo fare un referendum!" E il vulcaniano: "Ma insomma, lei e la Le Pen avete tanto in comune nel programma economico, ad esempio il protezionismo!" E Melensone: "Ma il mio non è un protezionismo nazionalista, come quello della Le Pen: è un nazionalismo solidale!" E il vulcaniano: "Sarebbe?" E Melensone: "Sarebbe che noi prima negoziamo....".

Un inetto, un perdente che vuole trascinare nel fango l'onore del proprio paese, i cui abitanti ha tradito appoggiando a suo tempo Maastricht (così non fecero tutti), un povero illuso (o un falso) che si avvia a un ovvio fallimento, ma che se riuscisse (cosa impossibile) potrebbe al massimo far percorrere alla Francia la stessa traiettoria che ha percorso con Tsipras la Grecia. Perché alla fine questo gegno della politica cosa riusciva a trasmettere, col suo palpabile impaccio? Semplice! Quello che la comunicazione incentrata sul concetto di piano B ti trasmette naturaliter, ovvero che il piano A sarebbe l'alternativa preferibile, per cui l'uscita sarebbe comunque l'esito di una sconfitta politica. Mi sembra un'ottima idea, nel paese di Vichy (nota stazione termale) impostare un percorso politico ponendone le basi sulle sabbie mobili del revanscismo. Questi apprendisti stregoni scherzano col fuoco, nel vano tentativo di nascondere le proprie responsabilità. Ho orrore di loro, e del futuro cui ci condannano...

Ma di quale pasta fosse fatto quest'uomo abbiamo già parlato quando servì da utile idiota di Hollande (qui in francese e qui in italiano), capendo che non era esattamente cioccolata. E di quale Caporetto comunicativa fosse il piano B, anche di questo, abbiamo sufficientemente parlato (qui in francese e qui in italiano). Quindi per voi (e soprattutto, se permettete, per me) nulla di nuovo, anche se, a dire il vero, qualcosa ci sarebbe. Intanto, è spettacolare che dopo la lessata presa in Grecia gli "altreuropeisti", quelli che pensano che il dialogo col capitalismo tedesco sia possibile, siano ancora lì, imperturbabili. Il colonnello Melensone non si arrende mai, nemmeno davanti all'evidenza (non a caso il protagonista era francese). Poi, ma di questo non parliamo oggi, sono esilaranti i metodi vichysti coi quali questo personaggio e i suoi accoliti fanno intorno a sé pulizia etnica del buon senso. Ma oggi volevo parlarvi del colonnello Melensone: del maresciallo Melensone vi parlerò, se avrò tempo, un altro giorno.

Una cosa è certa: al secondo turno questo perdente chiederà di votare per l'Europa. Avevo, lo confesso, qualche dubbio, ma me lo sono tolto guardandolo parlare.

E così sia...




(...e la morale della favola è fatta di un bicchiere mezzo vuoto, e di un bicchiere mezzo pieno. Comincio dal secondo, per consolarvi: voi non avete capito una fava - vi sfido a dimostrarmi il contrario - ma tanti hanno capito meno di una fava, come quanto precede ampiamente dimostra. E il bicchiere mezzo vuoto? Ah, sì, ci sarebbe quel dettagliuccio: quelli che hanno capito meno di una fava sono la classe politica che governerà, o farà l'opposizione. No way. Colgo l'occasione per ricordarvi che quest'anno si festeggia un centenario. M'ha detto micuggino che un nostro amico lo celebrerà con un bel libro...)