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giovedì 29 novembre 2018

A braccio...

(...la dichiarazione di voto di ieri. Potreste leggerla al posto suo, nei resoconti di seduta, ma lì non potreste commentarla. Qui sì. A proposito: alle migliaia di persone che ci hanno inondato di lettere tutte sostanzialmente identiche a proposito di un problema che le affliggeva vorrei dire che le ringrazio perché evitano di inondarci di lettere ugualmente identiche per ringraziarci di averlo risolto. Non lo abbiamo fatto perché ci hanno inondato di lettere, ma perché pensavamo che fosse giusto farlo. Quindi lo avremmo fatto anche se l'inondazione non ci fosse stata....)


BAGNAI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, gentili colleghi, ho accettato con gratitudine l'incarico del Capogruppo di esprimere la dichiarazione di voto del mio Gruppo sul decreto-legge fiscale: un provvedimento che ho accompagnato nel suo percorso in VI Commissione al Senato.
Ringrazio i colleghi che hanno generalmente espresso un apprezzamento per il modo con cui abbiamo cercato in quella sede di dare alle nostre opposizioni la possibilità di esprimere il loro contributo.
Voglio anche esprimere un ringraziamento non di circostanza agli Uffici, che ci hanno aiutato nel compito complesso di affrontare un provvedimento che, per le sue sfaccettature, necessitava di un supporto consistente, anche sotto il profilo tecnico. (Applausi del senatore D'Alfonso).
Quando mi sono affacciato al mondo della politica, l'ho fatto portando con me le parole di un amico, Giorgio La Malfa, che mi aveva detto che questa esperienza mi avrebbe arricchito culturalmente. Credo che volesse dirmi che avrei visto tante cose strane. In effetti, questo, in qualche modo, sta succedendo. Una l'ho vista oggi, quando mi sono sentito rimproverare la mancanza di autonomia valutativa dall'erede del partito che ha eretto a sistema il metodo del centralismo democratico. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Questa è stata per me una sorpresa e per discolparmi, in un certo senso, da questa accusa, e anche perché - devo dire - il mestiere di Presidente di Commissione che sto provando ad apprendere è piuttosto impegnativo, per dare prova di autonomia, se non valutativa quantomeno discorsiva, non ho con me un foglio (perché non ho avuto il tempo di scriverlo, essendo tante le questioni da affrontare).
Voglio quindi soffermarmi, con spontaneità, sincerità e con lo spirito di confronto che ha caratterizzato un po' tutta la genesi del provvedimento in Commissione, su tre punti che mi sembrano essenziali, sui quali mi piacerebbe veramente che, posatasi la polvere e attenuatisi i toni, che sono necessariamente accesi in Assemblea, si possa riflettere con calma. Un punto è il contesto; un altro è il metodo e un terzo punto sono i contenuti.
Il contesto nel quale questo decreto-legge nasce è stato evocato dalla collega Conzatti, relatrice di minoranza, facendo, però, riferimento alle informazioni giornalistiche degli ultimi giorni e delle ultime settimane, che dipingono un'Italia completamente allo sbando; un Paese sull'orlo della bancarotta per colpa di noi, i barbari. Vi proporrei, tuttavia, un esercizio diverso.
Per apprezzare il tipo di operazione che è stata fatta con questo decreto-legge, vi proporrei di allargare un po' lo zoom e magari di non rifarci alle fonti della stampa, che necessariamente esprime un ampio ventaglio di opinioni, ma, come sapete, citando - visto che qualche giorno fa abbiamo commemorato un grande classico del nostro cinema - un classico del cinema statunitense, l'ispettore Callaghan, le opinioni ognuno ha le sue. Io vorrei piuttosto soffermarmi sui dati - guardiamo cosa ci dicono - secondo cui ci vorranno ancora cinque anni perché il livello del reddito in Italia ritorni a essere quello pre-crisi. Questa frase ve l'ho già detta in altre circostanze, quindi rischia di diventare un ritornello un po' stantio. Per arricchirla di icasticità, mi sono permesso di mettere il grafico sul mio blog così chi vuole può andare a vederlo, sta lì.
Ci vorranno altri cinque anni, e questo non significa che fra cinque anni la crisi sarà finita: significa che fra cinque anni avremo quindici anni di ritardo sulla nostra storia. Significa che, nella storia del prodotto interno lordo di questo Paese, la crisi appena terminata ha aperto una cicatrice che si vedrà per i prossimi secoli, se qualcuno fra secoli avrà voglia di registrare ancora il PIL come oggi lo concepiamo.
L'evento nel contesto del quale ci muoviamo in termini economici ha la dimensione di un evento bellico. Questo per dire che, quando sento porre questioni pregiudiziali rispetto all'urgenza d'intervenire in campo fiscale, non posso resistere alla tentazione di considerare queste eccezioni come strumentali o come derivanti da un non completo apprezzamento della tragicità della situazione nella quale siamo, della drammaticità della situazione del nostro Paese. Questo per il contesto.
Vorrei ricordare che altri Paesi, i quali a differenza di noi non hanno ritenuto di fare i primi della classe obbedendo a tutte le regole dettate dai loro concorrenti, hanno già raggiunto - e anche questo lo trovate oggi sul mio blog - il sentiero di crescita di lungo periodo. Fra il sentiero di crescita pre-crisi e quello sul quale siamo adesso c'è un gap di 400 miliardi di euro, che non so se riusciremo mai a recuperare. Teniamo conto di questo quando parliamo di un atteggiamento condonistico.
Vorrei poi intervenire brevemente sul metodo, dopo aver individuato il contesto. Ci è stato detto che quello in esame è un provvedimento omnibus, che non era il sedime normativo adeguato. Peraltro devo dire, a titolo di cronaca, che per me è stato, è tutt'ora e sarà un grande piacere avere come Capogruppo del PD in Commissione finanze il senatore D'Alfonso, del quale anche in questa sede abbiamo potuto apprezzare l'eloquenza, che comunque è sempre pregna di contenuti e ci permette di approfondire l'analisi. Egli ha parlato di sedime normativo inadeguato. Beh, io non desidero fare il facile gioco di dire che avete cominciato voi, però voglio notare che nelle pieghe del provvedimento in esame, che era molto complesso, siamo dovuti intervenire anche perché c'è una storia di provvedimenti di struttura presi in un sedime normativo inadeguato. Noi abbiamo cercato di rimediare ad alcune criticità emergenti da riforme del credito fatte per decreto-legge, senza una necessaria adeguata attività istruttoria ed eccependo un'urgenza che in quei casi invece non c'era. Infatti, se prendiamo ad esempio il comparto del credito cooperativo e andiamo a vedere cosa ne dicono le relazioni della Banca d'Italia, noteremo che da nessuna parte emerge una necessità ed un'urgenza d'intervento complessivo in quel comparto. E quando poi si interviene sull'onda di una emotività o di circostanze contingenti, accadono cose come quella che abbiamo dovuto gestire nel provvedimento in discussione. Non so se fosse la sede opportuna per affrontare il tema, ma vi ricordo che una riforma, quella delle banche popolari, adesso è sub iudice alla Corte di giustizia dell'Unione europea per il semplice motivo che qualcuno ha riflettuto sul fatto che neanche i regolamenti europei sono così draconiani da prevedere che chi affida i propri risparmi a un istituito non venga rimborsato mai, che è l'interpretazione data qui in Italia di una regola europea. Ci sarebbe quindi da aprire anche un dibattito sul metodo, su questa nostra velleità di applicare sempre ciò che viene dall'estero in modo estremamente penalizzante per noi stessi. Fino a che noi non apriremo un dibattito sereno - e lo chiedo in questo senso all'opposizione di sinistra - su questo tema, qualsiasi richiamo a regole esterne verrà visto dai nostri concittadini, dai lavoratori italiani, più come una volontà di aggressione nei loro riguardi, che come una volontà di aderire a un progetto di ordine superiore. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Questo, se posso sommessamente dirvi dal mio punto di vista, che è settoriale, limitato, di avversario politico, è il principale problema che dovete risolvere.
Passando ai contenuti, perché noto che mi devo avviare alla conclusione (ma in questa sede sul serio perché non è come nelle conferenze dove poi si parla per mezz'ora), ci è stato detto che noi, con misure condonistiche, avremmo in qualche modo intaccato ed eroso il patto sociale. Occorre però ragionare su quale riteniamo sia lo scopo della vita. A mia figlia a scuola hanno insegnato che gli articoli più importanti della prima parte della Costituzione sono il decimo e l'undicesimo, perché sono quelli che ci hanno consentito di entrare in Europa. Questo le è stato detto, poverina. Io non l'ho contestato, perché per carità! Non sia mai per me entrare nei percorsi didattici degli insegnanti. Però anche l'articolo 3 non è male. Lo vogliamo leggere insieme? «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese». (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Ce lo ricordiamo. L'austerità, intaccando questi inderogabili doveri di solidarietà, ha messo, quella sì, a rischio il patto sociale del Paese.
E che al termine di un periodo in cui abbiamo visto aumentare i poveri si ricorra a interventi di rottamazione che, a differenza dei precedenti, sono più accessibili (perché prevedono una maggiore dilazione delle rateizzazioni), quindi offrono un effettivo ristoro, non mi sembra che ci possa essere imputato come una grave violazione del patto sociale o come un aggiramento dei doveri che il contribuente ha nei riguardi dello Stato.
Dobbiamo capire a che punto siamo: siamo in una situazione di estrema, tragica recessione, della quale - ahimè - non riusciamo a vedere effettivamente la fine. E proprio per questo motivo riteniamo parlando di una cosa della quale qui oggi non si tratta - che l'impianto espansivo della legge di bilancio abbia una piena legittimità di essere e possa contribuire a risolvere il problema.
È per questi motivi che dichiaro il voto favorevole del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Congratulazioni).






(...nota: io però ho dettp Psdàz, con l'accento sulla "a"...)

(...avrei avuto delle cose un po' più strutturate da dire circa il provvedimento, ma siccome rigore è quando arbitro fischia e legge è quando esce in Gazzetta, prima portiamo a casa, e poi commentiamo. Non me ne vogliano gli operatori informativi: un modo per tutelarsi dalla loro tanto inesausta quanto certamente involontaria attività distorsiva è mantenere un minimo di décalage rispetto a quello che loro chiamano il "notiziabile": qui lo abbiamo sempre fatto, per metodo, e non sussistono motivi per deflettere proprio ora da questa bestpràctis...)

venerdì 6 aprile 2018

...e Amatrice

Claudio Gandolfo ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "L'Aquila": 

Appena arrivato:
Bruxelles, 6 aprile 2018
La Commissione europea ha stabilito che il regime di aiuto italiano pari a 43,9 milioni di € volto a sostenere gli investimenti nelle regioni colpite dai terremoti del 2016 e del 2017 è in linea con le norme dell'Unione in materia di aiuti di Stato. L'aiuto contribuirà alla ripresa economica dell'Italia centrale senza falsare indebitamente la concorrenza nel mercato unico.
Margrethe Vestager, Commissaria responsabile per la Concorrenza, ha dichiarato: “La popolazione e l'economia dell'Italia centrale si stanno ancora riprendendo dalle drammatiche conseguenze dei terremoti verificatisi negli ultimi anni. Le autorità italiane intendono sostenere gli sforzi in atto con una misura che contribuisca alla ripresa economica di queste zone. Riteniamo che la misura sia idonea a sostenere le imprese colpite e le persone che vivono in queste regioni.”
Nel 2016 e nel 2017 nell'Italia centrale si sono verificati quattro forti terremoti che hanno colpito approssimativamente 600 000 persone in un'area di circa 8 000 km². Attualmente la regione risente ancora di un'attività sismica anormale che determina la progressiva desertificazione delle zone colpite. È improbabile che il problema possa essere affrontato solo mediante misure di compensazione.
Il regime di aiuto italiano approvato oggi mira a integrare queste misure, per attenuare i danni economici e sociali subiti nelle zone colpite sotto forma di i) forte calo del PIL, ii) pesante perdita di posti di lavoro, iii) riduzione dell'attività economica di oltre il 50% e iv) diminuzione significativa del fatturato delle imprese rispetto ai livelli precedenti al terremoto. Sono interessati 140 comuni in Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo.
L'aiuto assume la forma di un credito d'imposta per tutte le imprese che effettuano investimenti iniziali nella zona. Il sostegno alle grandi imprese si limiterà a un aiuto per la costituzione di una nuova impresa, la diversificazione dell'attività di un'impresa o l'acquisizione degli attivi di un'impresa che ha chiuso. Il regime, che ha una dotazione complessiva di 43,9 milioni di €, coprirà il periodo 2018-2020.
In considerazione della sua durata, dotazione e portata geografica limitata, la Commissione ha concluso che il regime di aiuto contribuirà in misura proporzionata alla promozione dello sviluppo economico e della ripresa nell'Italia centrale. Sulla base di tali elementi, la Commissione ha concluso che il regime è in linea con le norme dell'UE in materia di aiuti di Stato.
Giudicate voi. 


Postato da Claudio Gandolfo in Goofynomics alle 6 aprile 2018 14:52



...bene: ora voglio vedere come si mette per gli aquilani, perché se dopo aver fatto rammaricare la Commissione per quattro giorni di ritardo (rispetto a una comunicazione che nessuno aveva mai fatto), dopo non essere rientrati nel Temporary Framework (estensione del regime di esenzione dai 200.000 ai 500.000 euro) per un giorno, ecc. ecc., saltasse anche fuori che il loro terremoto è di serie B rispetto a quello di Amatrice, credo proprio che la popolarità della signora Vestager andrebbe (meritatamente) alle stelle!

La sintesi politica è chiara: questa maggiore ragionevolezza della cosiddetta Europa è conseguenza diretta della vittoria dei partiti "populisti" (cioè nostra, visto che gli altri sono allineatissimi, come qui previsto). Hanno paura, e giocano al poliziotto buono. Il problema dell'Europa è che quando sorride, fatalmente, scopre i denti. Vuole tanto sembrare gentile con gli ultimi terremotati, ma così facendo, fatalmente, trasforma in una summa iniuria quello che sta accadendo ai penultimi. Del resto, l'UE non è la sola istituzione più attenta agli ultimi che ai penultimi (ma qui mi fermo per non allargare troppo il discorso).

Sto seguendo la cosa da vicino e vi ringrazio come sempre per i vostri contributi.

mercoledì 4 aprile 2018

L'Aquila

La lettura della Decisione della Commissione del 14.8.2015 C(2015) 5549 final, scritta in un italiano quasi sempre corretto (Abbruzzo...), offre interessanti prospettive sui rapporti fra Italia e Unione Europea e sul mondo che il Partito Democratico ha voluto, sempre voluto, fortissimamente voluto per noi, da quando si è trovato orfano di un altro totalitarismo.

Intanto, oggi i nostri cari amici piddini si chiamano fuori dalla mostruosità burocratica di questa decisione cantando la loro canzoncina preferita, un evergreen: #hastatoabberluscone! I problemi degli aquilani, secondo i piddini, deriverebbero non dalle assurdità del TFUE (e soprattutto della sua applicazione, come vi mostrerò fra breve), ma dal fatto che il negligente Berlusconi avrebbe omesso di notificare alla Commissione misure che potevano costituire aiuti di Stato. Di questa omessa notifica ai sensi dell'articolo 108, paragrafo 3, del TFUE la Commissione si rammarica al punto (116) della Decisione, e noi ce ne condoliamo seco lei, salvo constatare che è la stessa Commissione a specificare che nel caso dell'Abruzzo l'obbligo di notifica incombeva per la Legge di stabilità 2012 (L. 12 novembre 2011, n. 183), perché questa riveste carattere di aiuto di Stato (punto (109) della Decisione). Il motivo è che è stata questa legge a stabilire l'abbattimento degli importi da versare al 40% e la loro rateizzazione in 120 rate mensili (punto (36) della Decisione).

Piccolo dettaglio, quattro giorni dopo la promulgazione della legge, Berlusconi venne deposto in un modo che già non mi piaceva quando ero di sinistra (ex multis), e che ovviamente mi piace anche di meno ora che sono di destra! Credo che in quei giorni, durante quel golpe (per dirla com'è), tutti in Italia avessimo altro cui pensare che smaltire burocrazia europea (con tutto il rispetto per la burocrazia, necessaria in qualsiasi organizzazione, e per l'Europa, che non è l'Unione Europea).

Va anche detto che l'omessa notifica di Berlusconi ha avuto un'unica conseguenza: il rammarico della Commissione. Voglio dire che se anche Berlusconi avesse notificato nel 2012 (o anche nel 2009) le misure, quale scenario si sarebbe aperto? Quello previsto dall'art. 108 paragrafo 3 del TFUE, ovvero l'avvio di una procedura che avrebbe comunque paralizzato l'azione del Governo italiano, nell'attesa che a Bruxelles decidessero il da farsi. Ritenete ammissibile un simile modus operandi per un paese a rischio sismico e idrogeologico come il nostro? Io no (ex multis).

Mi affretto ad aggiungere una cosa. Ho mal ricambiato la gratitudine che devo al vincitore di quella stagione politica, il senatore Monti, e che gli ho espresso qui, affermando una cosa inesatta a suo riguardo. Per colpa mia (ma, come vedrete, e come al solito, la colpa è dell'UE) La Verità (il giornale) non ha detto la verità (quella vera). Non è infatti vero che il governo Monti, nella sua notifica a sanatoria, inviata per email il 2 luglio 2012, non abbia citato fra le possibile deroghe applicabili nel caso italiano quella specificata dall'art. 107, paragrafo 3, lettera c (aiuti destinati ad agevolare lo sviluppo di talune attività o talune regioni economiche, sempre che non alterino le condizioni degli scambi [nota: fra paesi membri, come chiaramente deducibile dal paragrafo 1 dello stesso articolo] in misura contraria al comune interesse). Monti, correttamente, lo fece. Il motivo per il quale io non gliel'ho riconosciuto è stato una lettura affrettata della Decisione, dato che questa al punto (118), afferma che "nelle sue osservazioni lo Stato membro non ha sostenuto che l’aiuto potesse rientrare nelle deroghe di cui agli art. 107, par. 3, lettere a) o c) del TFUE, né fornito informazioni di qualsiasi tipo che potessero consentire alla Commissione di valutare la compatibilità dei regimi in esame alla luce di tali deroghe". Ora, questo si riferisce specificamente alle osservazioni presentate dal governo Renzi (sembra di capire, in data 4 agosto 2014). Monti aveva impostato correttamente la linea difensiva, proponendo anche "informazioni che potessero consentire alla Commissione di valutare la compatibilità dei regimi ecc.". Per qualche strano motivo, invece, Renzi (o chi per Renzi: e chi sia stato non è dato sapere, al momento) ha invece scelto la strada dell'art. 107, paragrafo 2, lettera b ("aiuti destinati a ovviare ai danni arrecati dalle calamità naturali oppure da altri eventi eccezionali"). Una strada che sembrava più naturale, ma che l'esperienza (madre di ogni scienza) dimostra essere impervia per motivi sì assurdi (altrimenti non staremmo parlando di Unione Europea), ma verosimilmente noti a chi di "Europa" si occupa, o comunque impugnabili.

Si palesò una volta di più, in questa circostanza, l'atteggiamento del governo Renzi, affetto da quello che qui abbiamo chiamato il "calendismo", dal nome del suo più autorevole interprete: la filosofia politica della subalternità totale, propria di una élite che disprezza il proprio popolo, si vergogna di esso, e quindi non ne difende la dignità nelle sedi internazionali, mettendo se stessa in una posizione negoziale progressivamente più svantaggiata. A norma dell'art. 263 TFUE Renzi aveva 60 giorni per impugnare la Decisione, ma, naturalmente, non lo fece, probabilmente perché riteneva che farlo non fosse nell'interesse dell'Europa:


Si sarebbe potuto impugnare la decisione? Direi di sì (a parte l'ovvio motivo che si sarebbe dovuto comunque farlo). Molte cose non tornano in questa vicenda che, come vedrete, sia per la sua essenza, che per il modo in cui è stata gestita, ricorda da vicino il famigerato bail in (ex multis).

Intanto, il motivo per cui la Commissione avrebbe comunque ritenuto che quello concesso alle imprese del cratere sismico fosse aiuto di Stato, e come tale soggetto a recupero da parte dello Stato membro, è interessante.

La Decisione argomenta in più punti (ad esempio al punto (59)) che la deroga per "calamità naturale" può essere accordata solo se si dimostra che il danno è "conseguenza diretta" della calamità e che non vi è "sovracompensazione". Questa disposizione, nel Trattato, non c'è. Par di capire che essa sia in qualche regolamento, o abbia una fonte giurisprudenziale (qui ci vorrebbe Quarantotto). Le sue conseguenze però sono piuttosto evidenti: il danno viene circoscritto a quello materiale subito da beni fisici di proprietà dell'impresa, escludendo qualsiasi altro tipo di danno patrimoniale che una calamità come quella dell'Aquila necessariamente comporta. Banalmente, la chiusura per motivi di sicurezza di un intero centro storico fra i più belli del paese comporta (per definizione) la morte del turismo, con il danno patrimoniale che potete facilmente immaginare per le imprese che da questo traggono i propri redditi; lo spopolamento di intere comunità comporta un abbattimento del fatturato di tutte le imprese che vi operano; e via dicendo. Di questo tipo di danni, per esplicita ammissione della Commissione messa nero su bianco nella Decisione, alla cosiddetta Europa non frega un accidenti di nulla (lo dicono loro), perché sono danni "indiretti"!

Siamo d'accordo, vero, che questo approccio è un po' problematico?

Anche perché, d'altra parte, la Commissione, che chiede con tanta acrimonia (diciamolo: con aperta ostilità verso i cittadini di uno stato fondatore) di provare il nesso causale fra calamità e danno meramente materiale (tutti gli altri danni, spesso ben maggiori nel quantum, essendo per definizione conseguenza indiretta), è poi singolarmente generosa con se stessa, dispensandosi dall'obbligo di provare una cosa fondamentale: che le imprese beneficiarie fossero significamente attive negli scambi fra Stati membri. Non è cosa banale. L'art. 107 infatti tutela la concorrenza nel mercato interno, che significa interno all'Unione, cioè... estero per ciascuno stato membro. Ma la decisione, al punto (111), recita: "le misure riguardano imprese presumibilmente attive negli scambi tra Stati membri", motivo per il quale sarebbero in grado di incidere su detti scambi. Insomma, portando l'argomento ai suoi estermi (ma non troppo): la Commissione presume che aiutando il panettiere di Capestrano, la Repubblica Italiana abbia alterato la concorrenza fra una boulangerie di Auxerre e una Bäckerei di Rotterweil...

Come vedete, siamo punto e daccapo con la situazione del bail in, che il PD solerte applicò in anticipo, perché la signora Vestager (tanto nomini...) presumibilmente riteneva che aiutando Banca Etruria (con soldi privati, peraltro) si alterasse la concorrenza fra una Sparkasse della Turingia e una Banque rurale della Beauce!

Ecco, ditemi un po' voi: non è fantastica questa Europa (cioè l'Unione Europea)? Non è meraviglioso questo mondo del quale il PD ha voluto, sempre voluto, fortissimamente voluto fare gli interessi a discapito degli interessi nostri, e, in particolare, dei più deboli di noi, di quelli che vivono nei territori più fragili, ma anche più meritevoli di tutela?

Ora, c'è una cosa che a Bruxelles non sanno, e che forse qualcuno dovrebbe dirgli: noi abbiamo una Costituzione. Sì, proprio una di quelle cose per le quali l'art. 4 del TUE, cioè del Trattato fondatore, dice, a chiacchiere, di avere tanto rispetto: "L'Unione rispetta l'uguaglianza degli Stati membri davanti ai trattati e la loro identità nazionale insita nella loro struttura fondamentale, politica e costituzionale...". Questa Costituzione forse è un po' lunga (meno dei Trattati, coi quali notoriamente confligge, come è stato più volte ribadito), ma all'art. 2 ci può arrivare anche un burocrate europeo: è pagato abbastanza per farlo! In quell'articolo è scritto che la Repubblica richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Per Berlusconi, o per chi si fosse trovato (o si era trovato, in sei casi analoghi partitamente esaminati dalla Decisione) al suo posto, prendere misure volte a contrastare l'emergenza sociale causata dal sisma, una emergenza che coinvolgeva intere comunità, territorialmente individuate, era un dovere inderogabile. Non si tratta di vedere se è crollato un capannone o se si è rotto un vetro. Il terremoto è una cosa un po' diversa, come non sa chi non lo sperimenta (per sua fortuna). Il terremoto, soprattutto quando lascia centinaia di morti, stravolge profondamente un territorio nella sua integrità e nella sua identità. Quindi, ancora una volta, ci sarebbe da chiedersi di cosa parla esattamente l'art. 4 del TUE quando dice che l'Unione "rispetta le funzioni essenziali dello Stato, in particolare le funzioni di salvaguardia dell'integrità territoriale". Se le rispetta così, ci chiediamo cosa accadrebbe qualora non le rispettasse (ma forse basta andare indietro con la memoria di pochi decenni per averne un'immagine plastica, e non finì comunque bene...).

Ci sono, naturalmente, infiniti altri dettagli e technicalities di cui si potrebbe parlare, dal regime de minimis in giù. Ma quello che mi interessava qui sottolineare era quanto devastante sia per il nostro paese la sinergia fra un mostro burocratico che nega in pratica i principi che afferma in teoria, e una cultura politica subalterna, quella del PD, erede di chi definì l'Italia un popolo di mandolinisti, che è in re ipsa incapace di affermare nelle sedi cosiddette europee alcuni principi di civiltà, la cui affermazione sarebbe interesse non degli aquilani, o degli italiani, ma degli uomini tutti che vivono in questo lembo suicida di terra emersa (da Capo Nord - che è un extracomunitario - a Capo Passero).

E invece gnente. Duri come il diaspro, i piddini continuano a non capire che non potranno essere parte della soluzione, finché non avranno capito dov'è il problema. Purtroppo, è in casa loro. La sconfitta non sembra averli aiutati a riflettere. Tanto peggio: ce ne vorrà una peggiore. Che venga fra due mesi o due anni non importa: verrà, perché questo è il loro destino.

Noi, intanto, ci attrezziamo a resistere.

(...se sbaglio ecc....)

sabato 25 novembre 2017

Chi votare? Lezioni dall'Australia...

(...avrete tutti avuto contezza della fakenews dei gazzettieri nostrani, secondo cui 60.000 nazisti avrebbero marciato su Varsavia per proclamare la supremazia della razza bianca ecc. ecc. Non che qualche sciroccato non ci fosse, per carità! Peraltro, vi sfido a estrarre un insieme di 60.000 persone da un gruppo di poco meno di 38 milioni senza beccarvi almeno un migliaio di sciroccati pesanti. Ma ormai lo sappiamo, le notizie sono questione di zoom:


I media tradizionali hanno completamente perso credibilità e, come ripeto, questo è un gravissimo danno. La loro decisione di costituirsi in fornitori di fake news, che qui abbiamo stigmatizzato molto ante litteram, ha due immediate conseguenze negative. La prima è che questo loro scellerato modus operandi getta effettivamente la popolazione in pasto a qualsiasi produttore di fake news (questa p quella per me pari sono...), quali che ne siano gli intenti, minando gravemente la possibilità di articolare un processo politico veramente democratico. La seconda è che tanti insulti alla verità e alla nostra intelligenza non potranno che generare una severa reazione. Qualora la libertà di stampa venisse gravemente limitata nel nostro paese, temo che pochi se ne preoccuperebbero, e molti giubilerebbero, avendo imparato a loro spese ma non per loro responsabilità a identificare la libertà di stampa con quella di impunita menzogna. Basterebbe poco... Basterebbe una bella multa da 100.000 euro per dato statistico fasullo pubblicato, ma solo in caso di recidiva e di assenza di smentita in prima pagina. Vedete come sono assolutamente tenero e benevolo? Potreste divertirvi a fare il conto di quali sarebbero gli immediati benefici per l'erario...

Insomma: le foto suggestive che i nostri gazzettieri (a ricasco di quelli internazionali) ci inviavano dalla Polonia erano frutto di un sapiente lavoro di lettura selettiva della realtà, il cui scopo è piuttosto evidente: screditare un popolo che desidererebbe, per una volta nella sua lunga storia, non dico autodeterminarsi, ma almeno acquisire dei ragionevoli margini di autonomia rispetto alla potenza imperiale di turno (in questo caso, quella tedesca).

Ma... nel resto del mondo, come si regolano i paesi che a noi vengono additati come civili, come paragoni di democrazia, come nostro modello, come l'asintoto cui tendere: le grandi federazioni del Commonwealth? Saperlo è utile e istruttivo, e ce ne dà agio un nostro vecchio amico, il buon Guidubaldo Sforza Pallavicini, che abbiamo conosciuto qui e qui.  Vale senz'altro la pena di dargli voce oggi, anche per ricordare che non tutti i giuristi sono piddini. Il bene e il male esistono ovunque, ma in proporzioni variabili, e il male assoluto, almeno, per quanto riguarda quello che personalmente considero un bene assoluto, cioè la libertà (a partire dalla mia) è lo spirito gregario, che poi è il suicidio della propria libertà, prima di essere la tomba di quella altrui...)



Caro Professore,

Dalla cronaca della sua a quanto pare fausta e produttiva trasferta polacca, ho appreso dell’incredulità dei populiiiisti locali a proposito del famoso tweet dal profilo social PD in cui si affermava che determinate “battaglie" politiche erano state condotte da quel partito nell’interesse dell’Europa, e non in quello dell’Italia.

Sul tema della fedeltà del politico agli interessi del proprio Paese e dei cittadini che gli hanno conferito un incarico rappresentativo, vorrei prendere spunto da una recente vicenda esotica e che sarà probabilmente sfuggita ai più (anche se qualche lettore che vive “down under” ne sarà forse al corrente), per svolgere qualche banale considerazione politica.  

Negli ultimi mesi in Australia si è acceso un forte dibattito politico - con gustosissimi strascichi giudiziari e rischi di crisi parlamentare - a proposito della invalidità dell'elezione di alcuni membri della Camera dei Rappresentanti titolari di più cittadinanze (in qualche caso, pare, a loro insaputa…) per contrasto con le norme della Sezione 44 della Costituzione Australiana, che così recita:

Any person who:
(i.) Is under any acknowledgement of allegiance, obedience, or adherence to a foreign power, or is a subject or a citizen or entitled to the rights or privileges of a subject or citizen of a foreign power: or
(ii.) Is attainted of treason, or has been convicted and is under sentence, or subject to be sentenced, for any offence punishable under the law of the Commonwealth or of a State by imprisonment for one year or longer: 
[...]
shall be incapable of being chosen or of sitting as a senator or a member of the House of Representatives.

Questa curiosa e solo apparentemente desueta disposizione (che infatti fuuuuurbi progressisti piddini australiani vorrebbero abolire in ossequio al multiculturalismo), al di là del linguaggio colorito - e della insistenza su concetti démodé quali fedeltà, obbedienza, potenza straniera, tradimento - fa riflettere sul fatto piuttosto ovvio che un politico più o meno consapevolmente asservito ad interessi stranieri si trova senz'altro in una situazione di incompatibilità rispetto all'esercizio di un mandato politico rappresentativo nel - e per il - proprio Paese. Del resto, anche  “LaPiùBelladelMondo” pur non esprimendosi esattamente come l'omologa (e non altrettanto bbbella) australiana, conferma nella sostanza tale principio quando prescrive che  "I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge." (art. 54, co. 2 Cost.)  e che "Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione […]” (art. 67, Cost.). Principii rafforzati dalla stessa formula del giuramento che la legge prevede per il Presidente del Consiglio dei Ministri e per i Ministri: "Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell'interesse ESCLUSIVO della Nazione” (art. 1, co. 3 della legge n. 400/1988).  

Ora, noi sappiamo - o dovremmo sapere, a patto di non essere tra coloro che sanno di sapere - che il mantenimento dello status quo economico e monetario è senza ombra di dubbio in frontale ed insanabile opposizione rispetto all'interesse della Nazione (o se si preferisce dello Stato e della comunità politica italiani, per quegli invasati “cittadini del mondo” a cui l’evocativa parola Nazzzzzione provoca un subitaneo ed inevitabile attacco di dermatite apolide), che è anzitutto interesse alla ordinata sopravvivenza - e possibilmente alla prosperità - economica, sociale, civile della comunità umana che la compone e ne abita il territorio.

Da ciò segue che disponiamo di almeno due fondamentali coordinate per l’esercizio consapevole del voto nei futuri appuntamenti elettorali, che potrebbero essere compendiate in altrettante domande da "esame di coscienza" elettorale:

1) Tra i partiti/liste che partecipano alla competizione elettorale e che contribuiranno ad eleggere deputati e senatori chiamati a dare la fiducia ad un Governo, quali sembrano offrire una qualche garanzia rispetto al dovere costituzionale di esercitare il mandato rappresentativo nell’interesse della Nazione? Nelle loro proposte programmatiche, trova spazio il perseguimento prioritario degli interessi della comunità politica nazionale, pur nella ricerca di ragionevoli forme di cooperazione paritaria con altri Stati, se necessario anche in opposizione dialettica ai “partner” concorrenti europei e portando avanti seriamente tale interesse nelle sedi europee?

2) Tra i partiti in competizione ce n’è qualcuno che dimostra di aver compreso in modo inequivoco che la governance economica europea è radicalmente incompatibile con detto interesse e che si è di conseguenza attrezzato tecnicamente e politicamente per gestire un processo - multilaterale o unilaterale che sia - che porti a conclusione l’esperienza tragica della moneta unica, ripristinando in capo allo Stato alcuni fondamentali strumenti di politica economica, in linea con le prescrizioni costituzionali?

(Ovviamente, la più volte ricordata direttiva pratica di votare per il partito che Scalfari ci chiede di non votare è di assai più immediata comprensione, anche se le ultime esternazioni del penfriend più apprezzato da Calvino ci restituiscono un quadro apparentemente più complesso. Del resto è già un buon passo avanti aver chiaro “Ciò che non siamo/ciò che NON votiamo”).

So perfettamente che per molti dei lettori del blog queste sono poco più che domande retoriche e che al contrario per molti elettori - ossessionati da una ottusa sindrome della "purezza" politico-elettorale - sembreranno suggestive (nel senso dei giuristi, ossia domande che suggeriscono surrettiziamente una risposta). Tuttavia, di fronte alla schizofrenia favolistica dei media che da un lato narrano con alte dosi di edulcorante un’uscita dalla crisi che nei fatti non c’è, minimizzando ad esempio sui rischi esiziali che sta correndo il nostro sistema bancario e, dall’altro, drammatizzano e squalificano con accenti terroristici ogni scenario di possibile superamento dello status quo ricorrendo alle immagini del “salto nel buio” e della "minaccia populista”, mi sembrano le sole vere questioni radicali da porsi e a cui ciascuno dovrebbe provare a rispondere in tutta onestà, sforzandosi di andare oltre l’appartenenza estetico-identitaria, nostalgica e padrinobilista che tanta parte ha avuto nel portarci sull’orlo del baratro dove ci troviamo ora. 

Se non si ha il coraggio di fare questo sano esame di coscienza - e se la disastrosa realtà sociale che si offre ai nostri occhi non è incentivo sufficiente per provare a darselo di qui al voto - traendone al momento opportuno le dovute conclusioni, non resterà che accontentarsi d’indulgere nell’acquisto di cianfrusaglie online per black friday - elevato nel frattempo a servizio pubblico imprescindibile di fronte al quale il diritto costituzionale di sciopero e all’equa retribuzione del lavoro possono tranquillamente cedere - cercando di battere sul filo dei click i concorrenti consumatori in ansia da regalo natalizio low cost.

Rompere definitivamente con questo tralatizio atteggiamento di pigrizia intellettuale e di autentica ignavia civile è la condizione di pensabilità di qualsivoglia prassi politica che miri al ripristino della dignità vilipesa del nostro Paese e dei suoi cittadini. 

Mentre risuonano ancora e ancora, sinistre e terribilmente vere, le parole del Principe, cap. XXVI: “A ognuno puzza questo barbaro dominio”, mi viene soltanto da gridare: Non prevalebunt.

Un carissimo saluto, 

Guidubaldo


(...peraltro, quando la sostanza c'è, si vede! Ho imparato una parola: tralatizio. Il giovine è colto, non c'è che dire. Si apra la discussione...)

martedì 15 agosto 2017

Due domande ai giuristi

Ci siamo occupati altrove della piddinitas juridica: quello strano atteggiamento di certi nostri colleghi di altro settore, in virtù del quale essi "sanno di sapere" tante verità economiche, senza aver mai in realtà acquisito la grammatica e la sintassi dell'economia (e questo non sarebbe un difetto), e senza essersi mai posti una domanda sulle fonti da cui traggono cotanta sicumera (e questo è un difetto, perché, quando gratti un po' la superficie, vedi che la loro fonte delle fonti è sempre il dottor Giannino).

Che sia un economista a non interrogarsi sui conflitti di interesse dei vari attori economici e sociali mi sembra già grave: ma che non lo faccia un giurista mi sembra gravissimo! Ripetere a vanvera le note leggende metropolitane sui risparmi spazzati via, sui salari che verrebbero decurtati, sulla svalutazione i cui benefici verrebbero annichiliti dall'inflazione, e via dicendo, espone al rischio di fare una figura barbina se qualcuno tira fuori un dato, o semplicemente chiede al concionatore di turno di definire i concetti che sta usando (io non devo sapere cos'è un termine ordinatorio, e quindi non ne parlo, mentre chi parla di inflazione dovrebbe sapere cos'è, e non confonderla con la svalutazione). Per sottrarsi a questo rischio, basterebbe semplicemente che prima di concionare, il concionatore si ponesse un domanda semplice semplice: "Questa storia che la svalutazione deprime i salari me la ripetono i quotidiani e le riviste scientifiche di Confindustria. Ma Confindustria è l'associazione degli industriali, quella che ha strenuamente lottato coi nostri sindacati appunto per abbassare i salari. Quest'ultima cosa non è strana: caeteris paribus, dato un certo fatturato, meno ne va in salari, più ne va in profitti, e gli industriali non sono salariati, anche quando non sono - come spesso i nostri - profittatori. Ma allora, perché mi si preoccupano tanto per un evento - l'uscita dall'euro, o in generale la svalutazione - che alla fine permetterebbe loro di ottenere quello che hanno sempre desiderato? Più precisamente, perché si preoccupano dell'interesse altrui, anziché del proprio? Non è strano? Non sarà che forse io sono un fesso?".

La risposta è ovviamente dentro il concionatore, ed è sbagliata (no), perché quella giusta (sì) è troppo dolorosa...

Ci pensavo oggi nello stilare un parere sull'articolo di un giurista bravo, che mi ha chiesto di analizzare la parte "economica" del suo lavoro. Si sta formando, anche in questa professione, una maggioranza silenziosa di patrioti che hanno capito come stanno le cose, e che se non ci svegliamo in tempo poi non ce ne sarà per nessuno. Io, che per natura sono curioso, se posso aiuto, sempre nel rispetto delle competenze altrui. Il lavoro è ben fatto, ovviamente ho suggerito di non citarmi per evitare problemi, e leggendolo mi sono venute in mente due domande che, in tutta umiltà, e scusandomi per l'imprecisione terminologica che mi deriva dal non essere un professionista della materia, vorrei porre ai giuristi tutti in ascolto.

Domanda numero uno: perché mai noi dovremmo fare un feticcio delle regole europee, e più in generale accettare il primato del diritto comunitario, quando la Corte Costituzionale Tedesca, con la sentenza di Lisbona, ha ampiamente chiarito di battersene la ciolla subordinare il rispetto dei trattati alla difesa dei diritti costituzionalmente garantiti in Germania, fra i quali quello al risparmio?

Insomma: se volessimo far evolvere l'UE in senso solidaristico, la Germania, via Corte di Karlsruhe, si metterebbe di traverso argomentando che così le cicale del Sud scialacquerebbero i risparmi degli scarafaggi delle formiche del Nord, ma quando poi c'è da tutelare il risparmio degli italiani allora non si possono salvare le quattro banche (lasciando che i pensionati penzolino), perché altrimenti sarebbe aiuto di Stato con violazione della concorrenza (che evidentemente non c'è se i porci cari amici tedeschi salvano le loro cesse di efficienti compagnie aeree). Me lo spiegate questo paradosso, cari giuristi? Non vi sembra che ci sia una certa asimmetria?

Domanda numero due, rivolta soprattutto a quelli bravi, a quelli buoni, a quelli dai cognomi esotici che si sono schierati contro il Renzi brutto che voleva riformare la Costituzione più bella del mondo: cari amici, forse non ve ne siete accorti, ma la Costituzione è stata riformata in modo plateale e cruciale aggiungendo un quarto potere costituito, il potere monetario, quando la Banca d'Italia si è costituita in autorità indipendente dall'esecutivo con il cosiddetto divorzio. Non sono io a dare questa interpretazione in senso costituzionale: è l'autore della riforma, Beniamino Andreatta, quando parla di potere esecutivo, legislativo e monetario, posti sullo stesso rango, anche se la nostra Costituzione disciplina solo il primo e il secondo nella sua parte seconda (Titolo I e Titolo III). Voi dove eravate mentre succedeva questa cosa? Al bar? A fare un massaggio? Portavate la macchina a lavare?

Sottoporre al giudizio dei mercati (considerati evidentemente onniscienti) quali politiche fossero finanziabili, dove volevate che portasse, se non a una situazione di generalizzata precarietà e di impoverimento della popolazione? Perché, vedete, anche se voi non volete rendervene conto, anche se (evidentemente) vi sembra strano: il capitale percepisce profitti, e il lavoro salari. Se attribuisci al capitale una penetrante funzione di indirizzo politico (e quale funzione di indirizzo politico è più penetrante di quella che consiste nel chiuderti i cordoni della borsa se non fai quello che conviene a me?), è piuttosto scontato che quest'ultimo indirizzerà le cose nel senso di deprimere i salari. La compressione e poi soppressione dei servizi pubblici e la creazione di disoccupazione attraverso i tagli sono tutti mezzi che concorrono a questo alto fine.

E voi non avete nulla da obiettare?

Ecco: queste sono le domande che farei ai miei amici giuristi. La seconda, a dire il vero, l'ho anche fatta, a un importante convegno. La risposta è stata questa:














































































Una risposta, come vedete, ampia e articolata.

Poi, dopo, a cena, mentre la rimuginavo, una collega molto simpatica mi si è avvicinata e mi ha detto: "Sai, quella cosa della possibilità di creare senza riforme costituzionali organismi che avessero potere di controllo su poteri costituzionalmente costituiti è uscita fuori quando vennero create le autorità amministrative indipendenti. Ma allora il problema fu risolto dicendo che si poteva fare, perché c'era il precedente della Banca d'Italia. Peccato che quando la Banca d'Italia si rese indipendente, nessuno abbia pensato a valutare le implicazioni di questa scelta".

La collega, simpatica e anonima, aveva torto. Questa scelta è stata valutata. Anzi: era già stata valutata, più esattamente in Inf. XXVIII, 103. Un aiutino agli europeisti:


E un ch’avea l’una e l’altra man mozza,
levando i moncherin per l’aura fosca,
sì che ’l sangue facea la faccia sozza,

gridò: "Ricordera’ ti anche del Mosca,
che disse, lasso!, ’Capo ha cosa fatta’,
che fu mal seme per la gente tosca".


La filosofia del fatto compiuto è "mal seme", è una filosofia violenta, levatrice di violenza: questo ci ricordava Dante e questo qualcuno ha voluto dimenticare (è il metodo Juncker). Cari amici giuristi: fate sentire la vostra voce, o preparatevi a tergervi il sangue dalla faccia sozza con un fazzoletto. Cosa che, se l'Inferno è veramente come lo descrive Dante, rischierebbe di essere molto più difficile del capire che i media difendono gli interessi di chi li paga (operazione alla quale comunque mi sentirei gramscianamente di esortarvi)...


(...vedi alla voce "man mozza": a Dante, Juncker proprio non stava simpatico...)

mercoledì 11 maggio 2016

Un dato di fatto

Chiedere a un elettore: "vuoi ridurre i costi della politica?" è demagogia.


(...e dire "vuoi contenere i costi di funzionamento delle istituzioni" invece pure...)

domenica 8 maggio 2016

La deforma costituzionale (#jesuiscasapound)

Mi scrive Roberto Mora, sostenitore di a/simmetrie:


Ho partecipato il 5 Maggio ad un evento promosso dal Comitato per il NO alla riforma Costituzionale presso la Camera del Lavoro a Milano.
A questo evento giuristi, magistrati, giornalisti, attori e rappresentanti dell'ANPI a stracciarsi le vesti per le "deforme costituzionali" di Renzi che prevedono:

1) Rafforzamento dell'esecutivo, di non eletti, con poteri legislativi de facto e non solo in regime di urgenza.
 

2) Riduzione del Parlamento a mero organo di notifica legislativa
 

3) Depotenziamento del Senato, sempre di non eletti, con scopi puramente rappresentativi di una Democrazia scomparsa.

Ma... E' la stessa struttura governativa della UE.

Ora, se il nuovo assetto istituzionale di Renzi è intrinsecamente fascista abbiamo due strade.

- o la sinistra ammette di non sapere più cosa sia il fascismo ( e l'antifascismo conseguente ), si rimette a studiare e si ridà una base ideologica seria.

- oppure se ne può dedurre che la sinistra voglia scegliere a quale fascismo ubbidire.

Attendiamo risposta

Un abbraccio

Roberto



E qui vale sempre il solito discorso: Roberto magari non è un politologo (oppure sì?), ma in ogni caso Giandomenico Majone lo è. Nel suo libro si dilunga sulla natura caricaturale delle istituzioni europee, dove manca una reale separazione dei poteri, dove manca una reale dialettica fra governo e opposizione (rivendicata spesso come un vantaggio "perché si lavora meglio" da alcuni ingenui parlamentari che ricorderete...), insomma: una istituzione che formalizza e mette in luce un deficit di democrazia di dimensioni siderali.

Ma di questo non ci si rende conto, come non ci si rende conto di quale vulnus sia stato introdurre surrettiziamente nell'ordinamento il principio di indipendenza della banca centrale (attribuendo de facto un ruolo di indirizzo politico all'istituto di emissione), ed esplicitamente in Costituzione quello di pareggio di bilancio (con la conseguente sovraesposizione della Corte costituzionale, già sufficientemente provata dalla necessità di fare da arbitra in materia di soldi - e non solo - fra Stato e Regioni: uno dei tanti problemi che la riforma sottoposta a referendum non risolve).

Bruxelles è bello e buono perché Altieri Spinelli...

Altiero chi?

Spinelli.

Ah, va bene: allora l'UE è democratica.

E la Grecia?

Vabbè, ma quelli sò greci, come le olive...


(...il livello del dibattito sarà questo. Preparate i parafanghi...)