(...la qualità dell'audio lascia ancora a desiderare, ma stiamo lavorando per migliorare il servizio: i mezzi non sono certo quelli di Claudio Messora, e certo che l'occhio e l'orecchio vorrebbero la parte loro - ma allora andrebbe cambiato anche lo speaker: vi farete bastare quello che c'è, così come faccio io, ricordandovi il messaggio, che è quello delle nostre nonne: tutto il mondo è paese, tranne la Germania, che è strapaese...).
L’economia esiste perché esiste lo scambio, ogni scambio presuppone l’esistenza di due parti, con interessi contrapposti: l’acquirente vuole spendere di meno, il venditore vuole guadagnare di più. Molte analisi dimenticano questo dato essenziale. Per contribuire a una lettura più equilibrata della realtà abbiamo aperto questo blog, ispirato al noto pensiero di Pippo: “è strano come una discesa vista dal basso somigli a una salita”. Una verità semplice, ma dalle applicazioni non banali...
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domenica 14 gennaio 2018
Banche e politica in Germania
(...sono ancora sulla famosa recensione del partigiano Joe - quella dell'extension. Pacta sunt servanda, ma che due palle! Per distrarmi, mi sono attaccato un momento alla webcam e vi ho raccontato una simpatica storia che ho appreso da Francesco Canepa, un giornalista di Reuters, il quale, a sua volta, non l'aveva saputa da sucuggino, ma dalla Bce. Pare, dico pare, che nella virtuosa Germania le banche locali, che sono sotto il diretto controllo dei politici locali, decidano i loro acquisti di titoli degli stati federati - che non sono lo stato federale - non solo in base a considerazioni puramente economiche, ma anche per ingraziarsi i governi degli stati dove hanno sede. Ve lo sareste mai creduto? O anche: ve lo foste mai creso? Voi forse sì, ma sono sicuro che in giro per l'Italia ce n'è di gente che ancora crede che "l'Italia è un paese di merda perché qui decide tutto la politica, gli italiani sono tutti corrotti, mica come i tedeschi...", e via scemenzando. Siccome ognuno di noi ne conosce un po', di questi bei tomi, magari, se il video vi piace, fateglielo vedere - o segnalategli le fonti: ma in genere chi odia l'Italia non sa l'italiano e quindi nemmeno l'inglese - così, magari, si ricrede...)
(...la qualità dell'audio lascia ancora a desiderare, ma stiamo lavorando per migliorare il servizio: i mezzi non sono certo quelli di Claudio Messora, e certo che l'occhio e l'orecchio vorrebbero la parte loro - ma allora andrebbe cambiato anche lo speaker: vi farete bastare quello che c'è, così come faccio io, ricordandovi il messaggio, che è quello delle nostre nonne: tutto il mondo è paese, tranne la Germania, che è strapaese...).
(...la qualità dell'audio lascia ancora a desiderare, ma stiamo lavorando per migliorare il servizio: i mezzi non sono certo quelli di Claudio Messora, e certo che l'occhio e l'orecchio vorrebbero la parte loro - ma allora andrebbe cambiato anche lo speaker: vi farete bastare quello che c'è, così come faccio io, ricordandovi il messaggio, che è quello delle nostre nonne: tutto il mondo è paese, tranne la Germania, che è strapaese...).
mercoledì 3 febbraio 2016
La carenza di Tito (corruzione e formazione)
(...e visto che è off topic, apriamo un nuovo topic, che poi tanto nuovo non è...)
Scusate, è completamente off topic ma credo sia una news abbastanza interessante e significativa da poter essere condivisa a tutti voi.
E' notizia recentissima che molti dei principali Fondi Interprofessionali per la Formazione (per intenderci: quei fondi privati a cui possono iscriversi e da cui possono attingere aziende private per finanziarsi le proprie attività di formazione interna del personale) sono stati congelati in via cautelativa, bloccando tutti i piani formativi non ancora approvati.
Significa di fatto che, per tutte le attività di formazione programmate da gennaio 2016 in poi (e sinchè la situazione perdurerà), le aziende iscritte a tali Fondi non potranno accedere ad alcun finanziamento. Vale anche i piani già progettati ma non ancora approvati dal Fondo di riferimento: per ora (e chissà fino a quando) non saranno approvati e non potranno essere avviati.
La notizia, oltre a non avere precedenti (lavoro nella Formazione da 11 anni, e nè io nè alcuno dei miei colleghi di lungo corso ricorda situazioni simili), è piuttosto drammatica, perchè significa che aziende già in estrema difficoltà non potranno contare su finanziamenti esterni nè per la formazione mirata al miglioramento qualitativo (chiamiamola formazione "facoltativa"), nè soprattutto per quei corsi che rientrano negli obblighi normativi, come ad esempio quelli di Sicurezza Aziendale (formazione "obbligatoria").
Questo significa che molte aziende con gravi problemi finanziari, semplicemente sceglieranno di NON ottemperare agli obblighi formativi, preferendo correre il rischio di beccarsi un'ispezione dell'azienda sanitaria (con relative multe salatissime) piuttosto che avere la certezza di chiudere per fallimento.
Ora, perchè ritengo tale notizia interessante sotto il profilo macroeconomico?
Perchè tali Fondi Interprofessionali "pescano" i quattrini da una voce specifica delle buste paghe delle aziende a loro iscritte (pari allo 0,30% di ciascun stipendio), e sono quattrini che altrimenti finirebbero nelle casse dell'INPS per il finanziamento degli ammortizzatori sociali: tale voce si chiama infatti "contributo obbligatorio per la disoccupazione involontaria".
Sinora tutto ciò non aveva mai sollevato alcuna obiezione a livello istituzionale, e si parla di Fondi che operano da almeno un decennio.
Ora, però, l'ANAC (Autorità Nazionale Anti-Corruzione) ha obiettato che tali quattrini debbano essere considerati "soldi pubblici" (ve la dico in soldoni), dunque soggetti alla loro vigilanza, alla normativa sugli appalti, ecc ecc...
...in poche parole, stanno cercando di togliere tali quattrini dal controllo dei Fondi Interprofessionali, o quantomeno di limitarne seriamente l'accesso e la disponibilità.
Nel frattempo i Fondi, non sapendo nè come nè con quali tempi si concluderà tale faccenda, hanno deciso di bloccare tutto in attesa di sviluppi. E le aziende loro collegate tirano la cinghia, come se in questi anni non l'avessero tirata già abbastanza...
Qui il comunicato ufficiale dell'ANAC.
Naturalmente la tempistica dell'ANAC insospettisce, proprio perchè sinora mai aveva obiettato alcunchè al riguardo, ed è dal 2001 (cioè dalla nascita stessa dei Fondi Interprofessionali) che si procede sempre allo stesso modo.
Il sospetto è che tale siparietto sull'anticorruzione sia montato ad arte per non ammettere l'inconfessabile: e cioè che questi quattrini, molto semplicemente, servano all'INPS ed alle casse che finanziano gli ammortizzatori sociali, su cui ormai probabilmente si sta raschiando il fondo del barile (a proposito della "ripresa"...).
Dopo tutta questa prolissa pappardella (di cui mi scuso), vorrei giungere ad una conclusione: anche tutto questo è l'effetto perverso di aver abbandonato la nostra sovranità monetaria nazionale.
Senza la possibilità di autofinanziamento da parte dello Stato, in caso di difficoltà la coperta rimane sempre troppo corta: quando prendono freddo le casse dell'INPS, l'unica soluzione (in questo caso) per scaldarle è lasciare scoperte le aziende private, a cui viene tolta (o comunque ridotta) una primaria fonte di finanziamento.
Senza la possibilità di autofinanziamento da parte dello Stato, in caso di difficoltà la coperta rimane sempre troppo corta: quando prendono freddo le casse dell'INPS, l'unica soluzione (in questo caso) per scaldarle è lasciare scoperte le aziende private, a cui viene tolta (o comunque ridotta) una primaria fonte di finanziamento.
Non puoi più battere moneta? Che problema c'è: basta prendere quella destinata a tenere insieme il tessuto produttivo nazionale! Così ci infileremo ancora più a fondo nel già noto circolo vizioso: meno soldi alle imprese --> più fallimenti --> più disoccupazione --> più risorse destinate agli ammortizzatori sociali --> meno soldi alle imprese --> ecc ecc.
Proprio un grande affare esserci affidati ad una Banca Centrale "indipendente" e "sovranazionale"...
Postato da Anakyn in Goofynomics alle 3 febbraio 2016 20:36
(...ho lasciato il Pc in ufficio, per scelta. Voglio starmene un po' con Ro, che se lo merita, perché il titolo è suo. Purtroppo, la trama è della Bce. Coruzzione, quanti delitti si commettono in tuo nome...)
giovedì 14 gennaio 2016
Disuguaglianza e corruzione: Brazil!
(...non siamo soli su questo pianeta: ricevo dal Brasile, prima di partire per la Cina...)
Feliz 2016 ! Questo e´il primo brasiliano non PD (x Alberto)
Forse parlerete anche del Brasile. Ho trovato interessante e istruttivo il pensiero di Souza, sulla classe media, la disuguaglianza e la corruzione (come non problema, che impoverisce il dibattito...) in Brasile. Molto in sintonia con Alberto, in un paese dove i fenomeni macroscopici (e residui annaquati di lotta di classe) rendono piu´facile la comprensione di problemi talvolta comuni...
Infine il video illuminante del Prof. Souza.
Abbraccio.
(...non siamo soli, ma siamo pochi...)
Cari Professori,
Feliz 2016 ! Questo e´il primo brasiliano non PD (x Alberto)
Forse parlerete anche del Brasile. Ho trovato interessante e istruttivo il pensiero di Souza, sulla classe media, la disuguaglianza e la corruzione (come non problema, che impoverisce il dibattito...) in Brasile. Molto in sintonia con Alberto, in un paese dove i fenomeni macroscopici (e residui annaquati di lotta di classe) rendono piu´facile la comprensione di problemi talvolta comuni...
(...non siamo soli, ma siamo pochi...)
giovedì 31 dicembre 2015
Moneta, corruzione e politica
Care lettrici,
cari lettori,
fra poco, o da
poco, avrete forse ascoltato in televisione le parole di un’alta carica
istituzionale alla quale la legge ci comanda rispetto. Io me le risparmierò (o
me le sarò risparmiate). So, come sapete voi, che da quel lato possiamo
aspettarci poche sorprese. Non penso di riservarvene molte di più io, ma non
rinuncio al desiderio un po’ egoistico di condividere con voi l’angoscia e l’amarezza
di questo momento.
Il 2015,
purtroppo, è andato come ci aspettavamo che andasse. Sul Fatto Quotidiano del 31
dicembre scorso scrivevamo
1. che il
Quantitative Easing di Draghi avrebbe fallito (per motivi
a noi chiari da anni, poi brillantemente ribaditi e sviluppati a maggio su asimmetrie.org
dall’amico Charlie Brown);
2. che la
crescita sarebbe stata inferiore alle aspettative del governo (e più vicina
alle nostre
previsioni);
3. infine, che il
TTIP avrebbe fatto qualche passo avanti (il meccanismo comunicativo adottato, d’altronde,
ci chiariva che anche in questo caso, come in quello della moneta unica, la
decisione è sostanzialmente già stata presa, e tutto il resto è teatrino).
Che il QE abbia
fallito lo dice da settembre anche il Financial
Times, il cui scetticismo verso Draghi rasenta ormai il
dileggio. Sulla crescita non mi pronuncio: ognuno di voi sa cosa pensarne.
L’ultima edizione dei Conti
trimestrali ISTAT dà per acquisita una crescita 2015 pari allo 0.6% (la
nostra previsione). Nulla di sorprendente: il governo si basava sul suo wishful
thinking (che entro certi limiti è anche un suo dovere istituzionale), e noi su
un modello pubblicato su rivista, che aveva chiaramente specificato come e
perché il QE non avrebbe promosso la crescita (ma
questo lo sapete). Del TTIP è inutile parlarne. Decisioni prese sopra le
nostre teste.
Con queste
premesse, ho timore di volgere lo sguardo al 2016. Non è escluso, e anzi appare
in questo momento molto probabile, che esso ci ponga di fronte al bivio del
quale vi ho parlato tante volte: quello fra ricapitalizzare le nostre banche in
euro, mettendoci in mano alla troika, o ricapitalizzarle in lire, riprendendo
in mano la nostra vita. La prima opzione ci è stata graziosamente annunciata
dall’amico Lars, nell’inedita veste di misso dominico, come vi ho riportato qui;
la seconda opzione è quella che la storia dichiara inevitabile, cosa della
quale ormai si accorgono un po’ tutti: dal simpatico Bilbo,
a Zingales (se pure in forma tortuosa e implicita, come vedremo). Quindi la
valutazione è che arriveremo con probabilità uno alla seconda, ma passando con
una probabilità ormai decisamente superiore a 0.5 per la prima.
Se però mi
permettete, vorrei motivare questo giudizio di sintesi con un minimo di
analisi, stimolata anche dalle recenti discussioni su questo blog. La domanda
che in molti ci siamo posti (o almeno, che vi ho stimolato subliminalmente a
porvi) durante questo ultimo mese è: “ma perché quando si parla di moneta o di
corruzione la gente sclera?”.
Può sembrare che
questa domanda abbia poco o nulla a che vedere con la crisi bancaria che tanti
paventano, o con la maggiore o minore probabilità di un commissariamento dell’Italia.
Può sembrare anche che i due termini della questione (corruzione e moneta)
siano eterogenei, e che quindi metterli insieme in uno stesso interrogativo non
ci aiuti molto a procedere nella nostra analisi, nella nostra comprensione del
reale.
Naturalmente la
penso in modo un po’ diverso. Credo che una riflessione su questa domanda ci
aiuti a capire perché siamo arrivati qui e quali strade ci si aprano, o meglio
chiudano, davanti. Per giustificare questa mia intuizione, vi faccio notare una
cosa. Esiste una piacevole simmetria fra lo sclero sulla moneta e quello sulla
corruzione. Come ormai avrete notato, chi sclera sulla moneta normalmente tende
a negare che essa sia un fatto politico (“l’euro è solo una moneta”), il che
non esclude che ad essa attribuisca un valore morale (“non puoi più fare il
furbo svalutando la liretta”). Simmetricamente, chi sclera sulla corruzione
normalmente tende a considerarla il
fatto politico (in effetti: l’unico fatto politico rilevante), riconducendo sistematicamente
i giudizi politici a giudizi morali.
Vorrei porre come
ipotesi di lavoro quella che l’esercizio del dibattito e dei diritti politici abbia
come obiettivo il trovare, nelle forme che l’ordinamento prevede e consente, un
punto di sintesi fra interessi in conflitto, affinché la vita della polis resti
nella misura del possibile pacifica e ordinata. Io non sono uno scienziato
politico, quindi può darsi che chi invece lo è trovi questa mia affermazione un
po’ naïve (e in questo caso, a differenza di quando si parla di cose che io
conosco e l’interlocutore no, sarò lieto di accettare correzioni). Diciamo però
che se scendiamo dal terreno dei grandi ideali (cioè delle cortine fumogene) a
quello della “struttura” (cioè dell’economia), è abbastanza ragionevole
riconoscere che capitale e lavoro (da definire caso per caso) hanno interessi
confliggenti, e che una mediazione efficiente di questi interessi è
indispensabile. Sapete che la mediazione attuale, quella basata sullo
schiacciamento del lavoro, è inefficiente, perché conduce naturaliter a una
crisi finanziaria, come spiego ne L’Italia può farcela, dopo avervene parlato
ad esempio a Pescara
e a Bruxelles.
Ora, torniamo ai
nostri amici per i quali la corruzione è un fatto politico, mentre la moneta
no. Secondo me le cose stanno esattamente al contrario: la moneta è un fatto
politico, la corruzione no.
La corruzione non è un tema politico
Mi spiego subito,
partendo dalla seconda affermazione (prima che qualche poraccio con l’invidia penis del SUV venga a buttare
tutto in caciara), e lo faccio con un esempio. A voi risulta plausibile, o
anche semplicemente possibile, che un partito politico metta nel suo programma l’incitazione
alla corruzione? Direi di no. Difficile che un politico si presenti in un
dibattito dicendo: “Io sono per la corruzione!” (o per l’incesto, o per quel
che è…). Ora, visto che nessuno dichiarerà mai di propugnare o difendere la
corruzione, sul tema non ci potrà mai essere contrasto di interessi, e nemmeno
di vedute, né dibattito fra favorevoli e contrari. Quello della moralità, in
effetti, è un tema prepolitico: chi lo usa come tema politico si propone in
effetti di annientare la possibilità di qualsiasi dibattito.
Lo si è visto
bene nel dibattito sottostante a
questo post, che, scritto al volo ai giardinetti, ha avuto un successo
inaspettato (bè, proprio inaspettato no, ormai mi conoscete…): 12867
visualizzazioni, 244 commenti, 16 “+1” in GooglePlus. Ma la discussione ha
avuto degli esiti che non stento a definire surreali.
Ci sono stati
alcuni casi patologici (non me ne vogliano gli interessati), come quelli di tal
Zundap, che commentando un post nel quale scrivevo che il Fatto Quotidiano “è
più o meno l'unico giornale che ci stia informando sulla crisi bancaria, cioè,
come qui sappiamo da quattro anni, sulla crisi tout court”, e che “sta facendo
un lavoro eccellente, e c'è da scommettere che passerà i suoi guai per questo.
Quindi è nostro dovere sostenerlo. Ha anche dimostrato di essere l'unico
(leggi: UNICO) organo di stampa italiano aperto a un minimo di pluralismo sui
temi di fondo”, interviene in tal guisa:
Luigi Zundap ha
lasciato un nuovo commento sul tuo post "La corruzzione rende
ciechi":
Travaglio ed il
FQ non sono il massimo dell'informazione ma per favore in mezzo alla stampa
nazionale sono uno dei pochi giornali che cercano di fare una informazione
"decente" quindi "non spariamo sul pianista".
Postato da Luigi
Zundap in Goofynomics alle 28 dicembre 2015 14:27
E va bè…
Ma anche al di
fuori di questi casi limite, nessuno è voluto entrare nel merito delle tre questioni che sollevavo:
1. è scorretto
(mi spiace dirlo, ma questo è) presentare surrettiziamente come un’anomalia
statistica un dato che viceversa è in linea con la media europea (l’evasione
italiana sta all’evasione europea come i redditi italiani stanno a quelli
europei);
2. è
politicamente inopportuno, soprattutto in questo momento di emergenza
nazionale, farlo con intenti razzisti verso gli italiani;
3. è logicamente contraddittorio
chiedere di pagare le tasse a beneficio di una comunità che si dipinge come una
comunità di cialtroni (che quindi non meritano né risorse né tantomeno
correttezza).
Ecco, è
soprattutto l’ultimo punto che mi sembra sia sfuggito un po’ a tutti. Il
messaggio “travaglista” è intrinsecamente contraddittorio, a mio avviso. Non
puoi partire dall’assunto che noi italiani siamo ontologicamente merda senza
se, senza ma e soprattutto senza forse, e poi pretendere che siamo lieti di contribuire
(da contribuenti) a questo mucchio di letame! Forse chi esorta alla lealtà
verso lo Stato, dovrebbe mostrare, o almeno fingere, un minimo di fiducia nelle
proprie istituzioni e nei propri concittadini, di moderato orgoglio nazionale, qualcosa
che trametta insomma il senso che il sacrificio che si sta per fare non è un
vuoto a perdere, non va solo nelle ostriche di Batman, ma anche (e prevalentemente)
nello stipendio del medico di pronto soccorso. Invece gnente. Noi siamo merda,
ma dobbiamo pagare altre merde. Insomma, la versione Cambronne del mercoledì
delle ceneri: merda alla merda.
Invece di
discutere questo tema, cioè l’opportunità di creare un minimo di senso dello
Stato partendo dalla costruzione di un’identità positiva per la nostra
comunità, si sono attraversate sessanta sfumature di imbecillità, dal “Bagnai giustifica
la corruzione”, all’immancabile “artigiano col SUV”, senza mai passare per un
confronto coi numeri (il tema della mia prima osservazione).
Ma non ne voglio
ai tanti che hanno animato questo surreale dibattito. Non è colpa loro se sono
caduti in trappola. L’uso di un tema prepolitico con finalità apolitiche non è
mica casuale, non è una novità, e non è che ci voglia un genio per praticarlo,
mentre bisogna essere un minimo smaliziati per evitare di cascarci. Sono
tecniche che si imparano sui libri, come quelli di Foa e di Giacché. Per
azzerare il dibattito politico basta scegliere un tema valoriale, ed è fatta.
Il dibattito prende subito la nota piega (anzi: piegà):
Uno: “O-ne-stà!
O-ne-stà!”
Un altro: “Scusate,
la disoccupazione…”
Uno: “Ecco, sei
corrotto, sei contro l’o-ne-stà, o-ne-stà, i problemi si risolvono con l’o-ne-stà,
o-ne-stà, cosa vuoi? Fare spesa pubblica per promuovere l’occupazione? Allora
sei corrotto! Non hai capito che il problema è che se so magnati tutto? O-ne-stà,
o-ne-stà…”
E via così,
secondo il teatrino al quale assistiamo da tempo e che sinceramente stufa.
Ve lo dico in un
altro modo, cari amici. Lo capite sì, o lo capite no, dopo gli esempi che vi ho
fatto, che trasformare il tema dell’onestà in un tema politico è una trappola
costruita per costringervi al ruolo di imbecilli? Imbecilli che poi non siete,
ne sono certo. Ma quante stupidaggini si fanno agendo d’impulso? Pensateci. Se verrà
la troika, non è escluso che abbia questi
begli occhioni scuri: il Financial Times non ti sdogana per caso. Allora ne
riparleremo, se avrete voglia, va bene?
La moneta è un tema politico
Poi c’è lo sclero
sulla moneta: quello è ancor più incomprensibile. Più esattamente, come ho già avuto
modo di dirvi, è per me incomprensibile
come a “sinistra” si possa affermare che l’euro è solo una moneta! Il
rifiuto di ammettere quello che è ovvio, e che intellettuali
del calibro di Streeck ribadiscono, ovvero che i sistemi monetari sono
istituzioni, e come tali sono il prodotto dei rapporti di forza prevalenti fra
le classi sociali, e contribuiscono quindi a loro volta a determinare questi
rapporti (cioè, in soldoni: incidono sulla distribuzione del reddito), questo
rifiuto rimane per me incomprensibile e priva chi più ne avrebbe bisogno della
capacità di leggere l’evoluzione degli avvenimenti.
Guardate ad
esempio cosa ammette il nostro migliore amico, Zingy!
(in una
intervista al Fatto
Quotidiano). Dice quello che qui ci siamo sempre detti, e che era parte
della normalità, come ho cercato di spiegarvi (suscitando interminabili
scleri): che il finanziamento con base monetaria (oltre a essere, come vi ho
mostrato, una prassi
normale prima della controrivoluzione liberista), è ovviamente l’unico modo
per risolvere effettivamente un crisi bancaria sistemica. Solo la garanzia di
una Banca centrale può arrestare il panico: i risparmiatori non correranno in
banca a prosciugare (o tentare di prosciugare) i propri conti se sanno che la
Banca centrale alle brutte “stamperà” i soldi che eventualmente mancassero. E
ovviamente se i risparmiatori sanno che le cose stanno così, in banca non ci
vanno, e quindi la Banca centrale di soldi deve stamparne molti di meno!
Finirà così,
dovrà necessariamente finire così, e, come vi ho altresì già detto, anche l’eterno
secondo alla fine lo ha confessato. L’unica utilità residua del QE è quella
di contribuire indirettamente al risanamento del sistema bancario, monetizzando
la monnezza che si è andata accumulando nel tempo, cioè facendo in forma
surrettizia quello che le regole europee vietano di fare in forma esplicita: intervenire
come lender of last resort delle
istituzioni bancarie. Una funzione assolutamente fisiologica
per una banca centrale, come feci notare tempo addietro in una polemica
della quale forse
vi siete dimenticati, e che fra l’altro, secondo me, non è nemmeno
esplicitamente vietata dai Trattati (che invece vietano l’intervento per
monetizzare il deficit pubblico, cioè l’acquisto di titoli pubblici sul
primario).
Il problema di moral hazard, cioè il fatto che stampando la liretta deresponsabilizzi er politico o er l'amministratore, non si risolve espropriando i pensionati, ma punendo i responsabili, se lo si vuole fare, e questo lo dice chiaro e tondo anche Zingales (onore al merito).
Ma c’è un
problema, che capisci solo se ammetti che l’euro è un’istituzione. E qual è?
Quello che noi conosciamo, e che Zingy dice certamente senza accorgersene e
probabilmente senza volerlo dire!
Sentitelo:
“Il problema
sistemico si risolve con l’intervento della banca centrale che in caso di crisi
di liquidità deve garantire interventi massicci a sostegno delle banche. E
questo dovrebbe essere pacifico in caso di crisi generale. Ma in una crisi su
base regionale, localizzata ad esempio in Italia, la Bce interverrebbe in modo
deciso?”
Avete capito?
Riportiamo questa
logica al mondo di prima, che sarà quello di poi, ovvero il mondo delle banche
centrali nazionali. Riportiamo cioè il discorso dalla scala della nazione
europea (che non esiste) a quella dello Stato italiano (che esiste). Per
fissare le idee, sostituite BCE con Bankitalia, e Italia con Campania. Il
passo, dopo questa sostituzione, diventa:
“Il problema
sistemico si risolve con l’intervento della banca centrale che in caso di crisi
di liquidità deve garantire interventi massicci a sostegno delle banche. E
questo dovrebbe essere pacifico in caso di crisi generale. Ma in una crisi su
base regionale, localizzata ad esempio in Campania, Bankitalia interverrebbe in
modo deciso?”
Se leggete la
seconda versione, notate una certa assurdità. Perché mai Bankitalia non
dovrebbe intervenire a salvare una banca con sede a Napoli? Che interesse
avrebbe a far fallire la Campania? E perché la BCE non dovrebbe intervenire a
salvare le banche italiane? Che interesse avrebbe a far fallire l’Italia?
Ah, ecco…
Chissà se così
riuscite a farlo capire ai vostri amici che:
1. l’intervento
della Banca centrale “stampando moneta” è ammesso e anzi considerato risolutivo
perfino da Zingy e perfino dal Financial Times;
2. però non lo si
può mettere in pratica perché l’euro non è solo una moneta: è un sistema
monetario, cioè un’istituzione, che riflette un ben preciso sistema di rapporti
di forze, che in questo momento ci vedono soccombere.
Così è più
chiaro?
Ecco: se uno
capisce che la moneta è politica, allora capisce anche perché alla fine la
Banca centrale dovrà intervenire, e perché l’intervento risolutivo non potrà
mai venire da una Banca centrale europea. Il che implica, ovviamente, che l’intervento
risolutivo potrà venire solo da una Banca centrale nazionale, cioè che, come
dice l’amico Bilbo citato nel post precedente, bisognerà uscire.
E a questo punto
avrei voluto parlarvi di tavoli: ma mi stanno chiamando, e lo farò un’altra
volta e in altra sede. Il tavolo al quale devo sedermi non prevede, purtroppo, la vostra
presenza…
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mercoledì 30 dicembre 2015
Il rebus della coruzzione
(...mentre tutti parlano di una cosa della quale noi parlavamo due anni e mezzo fa, rilassatevi risolvendo il rebus della coruzzione, a cura di Porter. Oggi ho da fare. Poi vi dico anche cosa. Torneremo sull'argomento in sede di discorso di fine anno...)
domenica 27 dicembre 2015
La corruzzione rende ciechi
Dunque. In Italia, come sapete, ci sono due, massimo tre giornalisti, concentrati sul FQ, che infatti è più o meno l'unico giornale che ci stia informando sulla crisi bancaria, cioè, come qui sappiamo da quattro anni, sulla crisi tout court. Però la perfezzione non è delle cose terrene. Leggo oggi nell'editoriale che:
Acciderbolina!
Da soli facciamo il 12.2% dell'evasione europea. Eh, certo, è un bel po'... Inzomma, sossòrdi. Penza: l'Italietta, così piccina e inzignificante che senza eurone le correnti la trascinerebbero in Africa, fa il 12% dell'evasione del gigante buono, l'Europa...
Che vergogna...
Ma, così, per memoria: noi quanto facciamo del PIL europeo? Petite et dabitur vobis:
Ops! Il 12%.
Ora, se noi, gli abietti, col 12% del PIL facciamo il 12% dell'evasione, significa che gli altri, la razza (auto)eletta, con l'88% del PIL fanno l'88% dell'evasione (2+2=5). Siamo veramente sicuri di essere peggiori di loro? Dai dati che Marco fornisce non sembra che l'incidenza percentuale media dell'evasione sulla dimensione della nostra economia differisca dall'altrui. Quello che dispiace è che nel dare questo "non dato", debitamente corredato da "non fonti", Marco malceli (voce del verbo malcelare) una certa stizza verso il nostro paese, che forse non è il suo, e forse non la merita.
Ripeto: il Fatto sta facendo un lavoro eccellente, e c'è da scommettere che passerà i suoi guai per questo. Quindi è nostro dovere sostenerlo. Ha anche dimostrato di essere l'unico (leggi: UNICO) organo di stampa italiano aperto a un minimo di pluralismo sui temi di fondo (ad esempio, l'unico che ha lasciato dire - a me - che con la crisi bancaria il castacriccacoruzzzione c'entra fino a un certo punto).
E allora perché non fare uno sforzino in più?
Ci aspettano tempi molto, molto difficili, dai quali usciremo solo appellandoci a un rinnovato senso di coesione nazionale. Non possiamo, del resto, chiedere al cittadino di essere "compliant" (come dicono i fighi), cioè di pagare le tasse, a beneficio di una certa compagine nazionale, mentre gliela dipingiamo come un'armata Brancaleone di cialtroni. Magari sarà anche così (a me non risulta), ma i tempi che ci aspettano richiedono una virtù che fu dei resistenti, quelli che col loro sangue scrissero la Costituzione cui Marco nello stesso articolo dice di ispirarsi: il patriottismo.
C'est le ton qui fait la musique.
(...mò vediamo se continuano a farmi scrivere...)
lunedì 5 gennaio 2015
"Systemic importance", "radical parties", and democracy in the Eurozone
(la versione italiana è qui...)
In a previous
post of this blog I published an email by Angelantonio Castelli, a physicist
who happens to belong to my small virtual class (first blog in economics in
Italy). He was so kind as to draw our attention on the meaning the words “systemic
importance” have for the German government. Quite obviously, and fully legitimately,
for the German government “systemic importance” means “risk for German owned
banks”. Angelantonio’s graph showed that the exposure of German (and
French) banks to Greece fell quickly over the last two years (not such a big
discovery, of course, but something the Italian media will never show to their audience),
which means that now Greece can leave, if it dares.
I produce
here some further graphs, answering the following questions: what about Italy?
And what countries are of “systemic importance” to Germany now? The data are
well known. I will then draw a simple political conclusion, that will prove
right. If it ever proves wrong, you know where I live: here!
Firstly,
this is the exposure to Greece of Germany, France, and the Netherlands (I left
aside Switzerland, which is important and interesting, but outside the Eurozone
– and proud of it):
Netherlands pattern is about the same, on a smaller scale (but mind the many statistical breaks in the series: detailed
information available on the BIS website).
Next, this
is the exposure of Germany, France, and the Netherlands, to Italy:
Once again,
we have a similar pattern: a very apparent trend reversal in bank lending since
the onset of the crisis (mind the break in the Netherlands’ series!). However,
in our (Italian) case, international lending stabilizes after the “whatever it
takes” bluff at the mid-2012 (yes, it is a bluff, and you know it, and even
Mario knows: let us see what happen in 2015, not just tomorrow!).
Then, I
show you the consolidated lending by Germany, France and Netherlands to Greece
and Italy, just for you to know that there is a small difference in size:
(I know you
suspected that Italy was larger than Greece, and you are not too surprised, but believe me: many people ignore
such simple details, and it is really worth providing them, if we wish
democracy to work as it should, not as technocrats want – more on democracy below).
Finally,
this is how the exposure of Germany towards its main partners evolved over
time:
And, once
again, no big surprise: Spain was the bigger problem, and this is the reason why
it was (and still is) allowed to repeatedly break the European budget rules. Everybody knows that in
a balance sheet recession public indebtedness is needed to favor private
sector deleveraging (have a look at Boltho and
Carlin’s paper, if you can). Basically, the German rule of the Eurozone was
so kind as to allow the Spaniards to transform non-performing loans of German
banks (private debt of Spanish firms and households towards Germany) into
Spanish public debt (I suppose you remember that Spanish public debt was
virtually zero before the crisis, don’t you?).
By the way,
this is a clear illustration of the purposes of the “anti-austerity/pro-euro” frame
adopted by the “left” all around in the Eurozone. You know, those silly guys
who keep “threatening” Germany, asking it to relieve “its”
absurd austerity rules? I call them “the appealian”, because they are so keen
to write (and underwrite) utterly
wise and spectacularly ill-timed “appeals” that nobody will read. If there was a political will to cooperate
in the Eurozone, we would not be in such a crisis. Full stop. So, what is the
point to write “appeals”, once it is so clear that nobody is willing to ever
look at them? They are at best of no “systemic importance”, and at worst of
some help to Germany, that in the present situation is already managing its “austerity”
in a very flexible way (as the Spanish case demonstrate).
Finally, a
few words about Hans Werner Tsipras.
Do you
remember when the European “progressive”, open-minded people, in Europe and elsewhere,
were so happy because they felt that Hollande was about to change the economic
landscape of the Eurozone? Well, it turns out that they
missed a little detail. Now they are missing a big one.
If you think that our
worst problem is Eurozone economic predicament, you are grossly mistaken. Our
first problem is democracy, for the reasons so neatly expressed by Axel Leijonhufvud
five
years ago. The Eurozone is the apex of the vincolo esterno (external constraint) political philosophy, well
described by Kevin Featherstone. Central bank independence is the mean to a
well-defined and openly declared end: subtract the governance of sovereign
states to elected politicians in order to empower a non-elected transnational
technocratic elite (please, have a look at Featherstone’s paper before starting
your populist rants about the European dream). The euro embodies central bank independence through article 123 of the Treaty on the Functioning of the European Union. It then follows that every people defending the euro nowadays, be it directly, like Mr. Draghi, or indirectly, like the "appealians" or Hans Werner Tsipras, is actually defending this political philosphy. Unfortunately, it turns out that this philosophy was (and still is) grounded on two
very unsound bases: the naive confidence in the existence of a “purely
technical” economic optimum, and the Machiavellian and paternalistic view that
the “good shepherds” could lie to the sheep in order to push them in the right direction.
On the
first point, I allow myself to point out to your attention that optimal inflation is not like optimal room temperature, which is well
known to lie in a small
range between 20 and
23 °C (68 and 73 °F), and which can be regulated by a technical device; there
is no widely agreed-upon definition of an optimal inflation rate, the Sheridan’s
approach of the ECB (the only good inflation is dead inflation) has pushed us
beyond the verge of a complete disaster, and since inflation affects wealth and
income distribution (as Leijonhufvud reminds us), you cannot have it regulated
by the “thermostat” of a technocratic central bank: you need politicians, and a
central bank obeying to them. Well, sorry, I was wrong. Not “you need”. You
should, if you believe in democracy, which is something nobody can force you to
do.
On the
second point, it is well known that the disastrous consequences of “putting the
cart before the horses” (in Dominick Salvatore’s words), i.e., of proceeding to
monetary union before political union, were well-known not
only to the profession, but also to the political elites. There is a huge
literature in the political science field showing that the “federalist”
approach to “Europeanisation” was based on the firm belief that proceeding the
wrong way would cause crises, but
those crises would have a positive outcome, because they would push the sheep
(i.e., you) towards the right end: the United States of Europe, supposed to be
the end of nationalism (much
in the same way the United States is, or...). Italian readers may find it
useful to have a look at Roberto
Castaldi’s paper, “Single currency and political union”. Castaldi, a distinguished
researcher in a reputed Italian university, explain us that:
Ma il fallimento del
Congresso del Popolo Europeo mostrava che da sola tale crisi storica non
permetteva di mobilitare i cittadini europei a favore della federazione. Ciò
richiedeva l'emergere di crisi specifiche dei poteri nazionali, ovvero di
problemi percepiti socialmente che non potevano trovare soluzione nel quadro
nazionale. L'emergere di tali crisi costituiva la finestra di opportunità per l'avanzamento
del processo di unificazione, e ne determinava la possibile direzione: una
crisi economica poteva permettere avanzamenti sul terreno dell'integrazione
economica... Le crisi costituivano opportunità per lo sviluppo di una
"iniziativa" federalista.
which means
(for differently European readers):
But the
failure of the European People Congress showed that the historical crisis (of
the nation States, translator’s note) did not allow the federalists to mobilize
European citizens in favor of the federation. To this end, specific crises of
national sovereignty were needed, i.e., socially perceived problems that could
not be solved within the national framework. The occurrence of such crises was
a window of opportunity for the progress of the unification process, and
determined its direction: an economic crisis would favor developments towards
economic integration... Crises were opportunities for the development of a
federalist “initiative”.
In other
words, the European elites knew very well that a crisis was ahead. In the Italian
case, we have direct evidence of this (besides authoritative studies, like the
one I just quoted). For instance, the minutes of the Italian Chamber still
reports Giorgio Napolitano’s speech against Italy’s accession to the EMS. His
word make it plain that he was fully and completely aware of the dangers that
this process would bring about: de-industrialization of the weak countries and
deflation all around (to the damage of the working class, which at that time he
was supposed to defend, being a communist, and a former supporter of this
unfortunate event).
Against
this background, monetary unification was “sold” by those elite as a big deal
for their constituencies. In Romano Prodi’s (in)famous words, Italian people “would
earn as if they would work one day more, by working one day less”. This is what
he told to his constituency in Italy, but he was lying, because at the same
time he was releasing interviews to the Financial Times where he
openly confessed that he was fully aware of the fact that Europe was not ready
for the single currency, that this would cause a crisis, and that the
crisis would force the European citizens to adopt the correct “political
instruments” (e.g., labour market flexibility).
Needless to
say, democracy cannot work if politicians (and the media system) purposely and
consistently lie to their constituencies. You may have whatever opinion of the supposed
Christian roots of Europe, but whatever you mean and whatever the God you
believe in (if any), Jesus Christ’s words: “truth will set you free” (John,
8:32) are a political truth. Admittedly a long-run one, but still a truth.
Lying to the European constituency has brought us to slavery (under the markets’
domination).
Now, have a
careful look at Albert
Einstein’s definition of insanity: “Insanity: doing the same thing over and
over again and expecting different results”.
Hans Werner
Tsipras in Greece, and Podemos in Spain, are fighting their political battle
with the same weapons as the European elite did: by lying to their constituencies.
They refrain systematically from pointing out the nowadays universally recognized
source of our troubles (the euro), and they keep making promises they will
never be able to keep: banging their little fists on the big European table in
order to “force” Frau Merkel to do what they want.
Here in
Italy we had a recent example of where this course of action brings: to
failure. The Five Stars Movement of Grillo, which was supposed by everyone in
Europe (except me) to be anti-euro, has actually refrained to take any definite
stance on this issue, on the basis of the assumption that too definite an
attitude would frighten their “median voter”. It was better to elude “hot”
topics, in order to reach the power, and only afterwards do the “right thing”. Following
this approach, they ran a populist, "anti-clique", “anti-corruption” (i.e., anti-government
intervention in the economy) campaign, which proved successful the first time (in 2013 political elections), but
self-defeating immediately afterwards (in the local elections of June 2013, and even more in the European elections of May 2014).
Much in the
same way, Hans Werner Tsipras is not mentioning the euro, supposedly because he think this
would frighten the Greek “median voter” (in full Stockholm syndrome),
Podemos in Spain is running an “anti-corruption” campaign, and both are focusing
on public debt issues, while even the ECB has long recognized that the problem
lies elsewhere: in private lending from the North to the private sector of the
South (do you remember the graphs above? That was private debt. And please have
a look at Constancio’s speech
and slides).
It is worth
noting that the two supposedly “radical-left” parties in Europe owe their
success to a full endorsement of the frame put forth by the European
technocratic elite: namely, that the crisis was determined by public debt,
whose abnormal growth (well, it as actually a decrease) was engendered by the public sector inefficiency and
corruption.
This implicit endorsement will of course favor their accession to the
power, for two reasons: it does not disturb the elites (that are really happy
to have the supposed opposition endorsing their Weltanschauung!), and it does
not disturb the constituency, which hears a familiar story. At the same time, this endorsement does not
contradicts too much their supposed “anti-austerity” stance. Once again, the opposition
to austerity is not such a bad deal for Northern creditors (as the graphs above
should prove: it allowed them to transfer their NPL’s to the balance sheets of
the stressed governments!), and it is of course favored by the “progressive”
constituency. Yes, indeed what the “appealians” want is at the same time less
State, and more State. But this in principle is not a contradiction: everybody
wants less (corrupted) State and more (efficient) State. Me too, for sure! However,
in countries like Italy (just to quote one), corruption (which of course needs
to be eradicated) was always widespread, even when the country grew at a 3%
pace. So, why are we not growing now? And why are other, equally corrupted, countries growing?
Summing up,
these “radical” approaches will fail, because they are as anti-democratic as
the elite approach was.
It is high time to tell the truth. If you keep repeating
that the problem is “corruption”, public debt, austerity, or whatever, and not the euro, you will have
the median voter, but the final result will not be the expected one (use your
power to force Germany to do what you want), but the opposite one: you will be crushed
(as Beppe Grillo was in Italy) by the blackmail of the median voter, who will never understand where the
problem is (because you never did something to inform him) and will therefore
ask you to destroy the remainder of the (corrupted?) State, which according to
the elite’s journals is the culprit, giving more way to the elite you were supposed to fight!
Not such a
huge success for supposedly left-wing movements, is it? In fact, chances are
that they will fail. But should they win, both the above graphs, and political
intuition, show that they will never be able to change the course of our
crisis. Just let us imagine how this would happen: Hans Werner, or Podemos,
reach the power, then they appear on a balcony and tell to the people: “Countermand,
comrades: the euro and private finance, not the clique and public debt, was the
problem!”. Well, I will not say that this will never happen. But should it
happen, they would immediately lose a large share of their constituency: snakes
and ladder, you know?
Remember
the words of that ancient blogger: truth will set you free. Any political movement
that really intends to change things in Europe should never ever do the same
political mistake as the criminal elite that carried out the European project so far:
become trapped in its own lies.
Just to give you an exemple: Alessandro Di Battista (a Five Stars MP) statement a few days ago was
a wonderful piece of dadaist policy: "If there is no toilet paper in
our schools, blame corruption". Well, after having experienced the
troika (if we ever do, which is likely, with such statesmen!), I think
we will put corruption in perspective...
European citizens are adults, they deserve and can
afford to hear the truth. And the technical truth is that we need a nominal
realignment now: we need to overcome the euro, that was a huge historical
mistake, and restore flexibility among European currencies. Have you ever
dropped a crystal and a plastic glass at the same time? Which one broke? And
why? Yes, right: because it was not flexible enough.
Think of
it.
If you don’t
believe me, nor
Jesus Christ, believe your eyes. This will avoid us the painful need to
remove the shards of the Eurozone.
P.s.: all the above implies that the victory of Syriza (or Podemos) will have no real impact. If it does, you will remember my words. If it does not, you will forget them. So is life...
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