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domenica 14 gennaio 2018

Banche e politica in Germania

(...sono ancora sulla famosa recensione del partigiano Joe - quella dell'extension. Pacta sunt servanda, ma che due palle! Per distrarmi, mi sono attaccato un momento alla webcam e vi ho raccontato una simpatica storia che ho appreso da Francesco Canepa, un giornalista di Reuters, il quale, a sua volta, non l'aveva saputa da sucuggino, ma dalla Bce. Pare, dico pare, che nella virtuosa Germania le banche locali, che sono sotto il diretto controllo dei politici locali, decidano i loro acquisti di titoli degli stati federati - che non sono lo stato federale - non solo in base a considerazioni puramente economiche, ma anche per ingraziarsi i governi degli stati dove hanno sede. Ve lo sareste mai creduto? O anche: ve lo foste mai creso? Voi forse sì, ma sono sicuro che in giro per l'Italia ce n'è di gente che ancora crede che "l'Italia è un paese di merda perché qui decide tutto la politica, gli italiani sono tutti corrotti, mica come i tedeschi...", e via scemenzando. Siccome ognuno di noi ne conosce un po', di questi bei tomi, magari, se il video vi piace, fateglielo vedere - o segnalategli le fonti: ma in genere chi odia l'Italia non sa l'italiano e quindi nemmeno l'inglese - così, magari, si ricrede...)





(...la qualità dell'audio lascia ancora a desiderare, ma stiamo lavorando per migliorare il servizio: i mezzi non sono certo quelli di Claudio Messora, e certo che l'occhio e l'orecchio vorrebbero la parte loro - ma allora andrebbe cambiato anche lo speaker: vi farete bastare quello che c'è, così come faccio io, ricordandovi il messaggio, che è quello delle nostre nonne: tutto il mondo è paese, tranne la Germania, che è strapaese...).

mercoledì 3 febbraio 2016

La carenza di Tito (corruzione e formazione)

(...e visto che è off topic, apriamo un nuovo topic, che poi tanto nuovo non è...)



Anakyn ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Candelora": 

Scusate, è completamente off topic ma credo sia una news abbastanza interessante e significativa da poter essere condivisa a tutti voi.


E' notizia recentissima che molti dei principali Fondi Interprofessionali per la Formazione (per intenderci: quei fondi privati a cui possono iscriversi e da cui possono attingere aziende private per finanziarsi le proprie attività di formazione interna del personale) sono stati congelati in via cautelativa, bloccando tutti i piani formativi non ancora approvati.

Significa di fatto che, per tutte le attività di formazione programmate da gennaio 2016 in poi (e sinchè la situazione perdurerà), le aziende iscritte a tali Fondi non potranno accedere ad alcun finanziamento. Vale anche i piani già progettati ma non ancora approvati dal Fondo di riferimento: per ora (e chissà fino a quando) non saranno approvati e non potranno essere avviati.

La notizia, oltre a non avere precedenti (lavoro nella Formazione da 11 anni, e nè io nè alcuno dei miei colleghi di lungo corso ricorda situazioni simili), è piuttosto drammatica, perchè significa che aziende già in estrema difficoltà non potranno contare su finanziamenti esterni nè per la formazione mirata al miglioramento qualitativo (chiamiamola formazione "facoltativa"), nè soprattutto per quei corsi che rientrano negli obblighi normativi, come ad esempio quelli di Sicurezza Aziendale (formazione "obbligatoria").

Questo significa che molte aziende con gravi problemi finanziari, semplicemente sceglieranno di NON ottemperare agli obblighi formativi, preferendo correre il rischio di beccarsi un'ispezione dell'azienda sanitaria (con relative multe salatissime) piuttosto che avere la certezza di chiudere per fallimento.

Ora, perchè ritengo tale notizia interessante sotto il profilo macroeconomico?

Perchè tali Fondi Interprofessionali "pescano" i quattrini da una voce specifica delle buste paghe delle aziende a loro iscritte (pari allo 0,30% di ciascun stipendio), e sono quattrini che altrimenti finirebbero nelle casse dell'INPS per il finanziamento degli ammortizzatori sociali: tale voce si chiama infatti "contributo obbligatorio per la disoccupazione involontaria".

Sinora tutto ciò non aveva mai sollevato alcuna obiezione a livello istituzionale, e si parla di Fondi che operano da almeno un decennio.

Ora, però, l'ANAC (Autorità Nazionale Anti-Corruzione) ha obiettato che tali quattrini debbano essere considerati "soldi pubblici" (ve la dico in soldoni), dunque soggetti alla loro vigilanza, alla normativa sugli appalti, ecc ecc...
...in poche parole, stanno cercando di togliere tali quattrini dal controllo dei Fondi Interprofessionali, o quantomeno di limitarne seriamente l'accesso e la disponibilità.

Nel frattempo i Fondi, non sapendo nè come nè con quali tempi si concluderà tale faccenda, hanno deciso di bloccare tutto in attesa di sviluppi. E le aziende loro collegate tirano la cinghia, come se in questi anni non l'avessero tirata già abbastanza...

Qui il comunicato ufficiale dell'ANAC.

Naturalmente la tempistica dell'ANAC insospettisce, proprio perchè sinora mai aveva obiettato alcunchè al riguardo, ed è dal 2001 (cioè dalla nascita stessa dei Fondi Interprofessionali) che si procede sempre allo stesso modo.

Il sospetto è che tale siparietto sull'anticorruzione sia montato ad arte per non ammettere l'inconfessabile: e cioè che questi quattrini, molto semplicemente, servano all'INPS ed alle casse che finanziano gli ammortizzatori sociali, su cui ormai probabilmente si sta raschiando il fondo del barile (a proposito della "ripresa"...).

Dopo tutta questa prolissa pappardella (di cui mi scuso), vorrei giungere ad una conclusione: anche tutto questo è l'effetto perverso di aver abbandonato la nostra sovranità monetaria nazionale.
Senza la possibilità di autofinanziamento da parte dello Stato, in caso di difficoltà la coperta rimane sempre troppo corta: quando prendono freddo le casse dell'INPS, l'unica soluzione (in questo caso) per scaldarle è lasciare scoperte le aziende private, a cui viene tolta (o comunque ridotta) una primaria fonte di finanziamento.

Non puoi più battere moneta? Che problema c'è: basta prendere quella destinata a tenere insieme il tessuto produttivo nazionale! Così ci infileremo ancora più a fondo nel già noto circolo vizioso: meno soldi alle imprese --> più fallimenti --> più disoccupazione --> più risorse destinate agli ammortizzatori sociali --> meno soldi alle imprese --> ecc ecc.

Proprio un grande affare esserci affidati ad una Banca Centrale "indipendente" e "sovranazionale"... 


Postato da Anakyn in  Goofynomics alle 3 febbraio 2016 20:36



(...ho lasciato il Pc in ufficio, per scelta. Voglio starmene un po' con Ro, che se lo merita, perché il titolo è suo. Purtroppo, la trama è della Bce. Coruzzione, quanti delitti si commettono in tuo nome...)

giovedì 14 gennaio 2016

Disuguaglianza e corruzione: Brazil!

(...non siamo soli su questo pianeta: ricevo dal Brasile, prima di partire per la Cina...)


Cari Professori,

Feliz 2016 ! Questo e´il primo brasiliano non PD (x Alberto)

Forse parlerete anche del Brasile. Ho trovato interessante e istruttivo il pensiero di Souza, sulla classe media, la disuguaglianza e la corruzione (come non problema, che impoverisce il dibattito...) in Brasile. Molto in sintonia con Alberto, in un paese dove i fenomeni macroscopici (e residui annaquati di lotta di classe) rendono piu´facile la comprensione di problemi talvolta comuni...
Infine il video illuminante del Prof. Souza.

Abbraccio.





(...non siamo soli, ma siamo pochi...)

giovedì 31 dicembre 2015

Moneta, corruzione e politica



Care lettrici, cari lettori,

fra poco, o da poco, avrete forse ascoltato in televisione le parole di un’alta carica istituzionale alla quale la legge ci comanda rispetto. Io me le risparmierò (o me le sarò risparmiate). So, come sapete voi, che da quel lato possiamo aspettarci poche sorprese. Non penso di riservarvene molte di più io, ma non rinuncio al desiderio un po’ egoistico di condividere con voi l’angoscia e l’amarezza di questo momento.

Il 2015, purtroppo, è andato come ci aspettavamo che andasse. Sul Fatto Quotidiano del 31 dicembre scorso scrivevamo

1. che il Quantitative Easing di Draghi avrebbe fallito (per motivi a noi chiari da anni, poi brillantemente ribaditi e sviluppati a maggio su asimmetrie.org dall’amico Charlie Brown);

2. che la crescita sarebbe stata inferiore alle aspettative del governo (e più vicina alle nostre previsioni);

3. infine, che il TTIP avrebbe fatto qualche passo avanti (il meccanismo comunicativo adottato, d’altronde, ci chiariva che anche in questo caso, come in quello della moneta unica, la decisione è sostanzialmente già stata presa, e tutto il resto è teatrino).

Che il QE abbia fallito lo dice da settembre anche il Financial Times, il cui scetticismo verso Draghi rasenta ormai il dileggio. Sulla crescita non mi pronuncio: ognuno di voi sa cosa pensarne. L’ultima edizione dei Conti trimestrali ISTAT dà per acquisita una crescita 2015 pari allo 0.6% (la nostra previsione). Nulla di sorprendente: il governo si basava sul suo wishful thinking (che entro certi limiti è anche un suo dovere istituzionale), e noi su un modello pubblicato su rivista, che aveva chiaramente specificato come e perché il QE non avrebbe promosso la crescita (ma questo lo sapete). Del TTIP è inutile parlarne. Decisioni prese sopra le nostre teste.

Con queste premesse, ho timore di volgere lo sguardo al 2016. Non è escluso, e anzi appare in questo momento molto probabile, che esso ci ponga di fronte al bivio del quale vi ho parlato tante volte: quello fra ricapitalizzare le nostre banche in euro, mettendoci in mano alla troika, o ricapitalizzarle in lire, riprendendo in mano la nostra vita. La prima opzione ci è stata graziosamente annunciata dall’amico Lars, nell’inedita veste di misso dominico, come vi ho riportato qui; la seconda opzione è quella che la storia dichiara inevitabile, cosa della quale ormai si accorgono un po’ tutti: dal simpatico Bilbo, a Zingales (se pure in forma tortuosa e implicita, come vedremo). Quindi la valutazione è che arriveremo con probabilità uno alla seconda, ma passando con una probabilità ormai decisamente superiore a 0.5 per la prima.

Se però mi permettete, vorrei motivare questo giudizio di sintesi con un minimo di analisi, stimolata anche dalle recenti discussioni su questo blog. La domanda che in molti ci siamo posti (o almeno, che vi ho stimolato subliminalmente a porvi) durante questo ultimo mese è: “ma perché quando si parla di moneta o di corruzione la gente sclera?”.

Può sembrare che questa domanda abbia poco o nulla a che vedere con la crisi bancaria che tanti paventano, o con la maggiore o minore probabilità di un commissariamento dell’Italia. Può sembrare anche che i due termini della questione (corruzione e moneta) siano eterogenei, e che quindi metterli insieme in uno stesso interrogativo non ci aiuti molto a procedere nella nostra analisi, nella nostra comprensione del reale.

Naturalmente la penso in modo un po’ diverso. Credo che una riflessione su questa domanda ci aiuti a capire perché siamo arrivati qui e quali strade ci si aprano, o meglio chiudano, davanti. Per giustificare questa mia intuizione, vi faccio notare una cosa. Esiste una piacevole simmetria fra lo sclero sulla moneta e quello sulla corruzione. Come ormai avrete notato, chi sclera sulla moneta normalmente tende a negare che essa sia un fatto politico (“l’euro è solo una moneta”), il che non esclude che ad essa attribuisca un valore morale (“non puoi più fare il furbo svalutando la liretta”). Simmetricamente, chi sclera sulla corruzione normalmente tende a considerarla il fatto politico (in effetti: l’unico fatto politico rilevante), riconducendo sistematicamente i giudizi politici a giudizi morali.

Vorrei porre come ipotesi di lavoro quella che l’esercizio del dibattito e dei diritti politici abbia come obiettivo il trovare, nelle forme che l’ordinamento prevede e consente, un punto di sintesi fra interessi in conflitto, affinché la vita della polis resti nella misura del possibile pacifica e ordinata. Io non sono uno scienziato politico, quindi può darsi che chi invece lo è trovi questa mia affermazione un po’ naïve (e in questo caso, a differenza di quando si parla di cose che io conosco e l’interlocutore no, sarò lieto di accettare correzioni). Diciamo però che se scendiamo dal terreno dei grandi ideali (cioè delle cortine fumogene) a quello della “struttura” (cioè dell’economia), è abbastanza ragionevole riconoscere che capitale e lavoro (da definire caso per caso) hanno interessi confliggenti, e che una mediazione efficiente di questi interessi è indispensabile. Sapete che la mediazione attuale, quella basata sullo schiacciamento del lavoro, è inefficiente, perché conduce naturaliter a una crisi finanziaria, come spiego ne L’Italia può farcela, dopo avervene parlato ad esempio a Pescara e a Bruxelles.

Ora, torniamo ai nostri amici per i quali la corruzione è un fatto politico, mentre la moneta no. Secondo me le cose stanno esattamente al contrario: la moneta è un fatto politico, la corruzione no.

La corruzione non è un tema politico
Mi spiego subito, partendo dalla seconda affermazione (prima che qualche poraccio con l’invidia penis del SUV venga a buttare tutto in caciara), e lo faccio con un esempio. A voi risulta plausibile, o anche semplicemente possibile, che un partito politico metta nel suo programma l’incitazione alla corruzione? Direi di no. Difficile che un politico si presenti in un dibattito dicendo: “Io sono per la corruzione!” (o per l’incesto, o per quel che è…). Ora, visto che nessuno dichiarerà mai di propugnare o difendere la corruzione, sul tema non ci potrà mai essere contrasto di interessi, e nemmeno di vedute, né dibattito fra favorevoli e contrari. Quello della moralità, in effetti, è un tema prepolitico: chi lo usa come tema politico si propone in effetti di annientare la possibilità di qualsiasi dibattito.

Lo si è visto bene nel dibattito sottostante a questo post, che, scritto al volo ai giardinetti, ha avuto un successo inaspettato (bè, proprio inaspettato no, ormai mi conoscete…): 12867 visualizzazioni, 244 commenti, 16 “+1” in GooglePlus. Ma la discussione ha avuto degli esiti che non stento a definire surreali.

Ci sono stati alcuni casi patologici (non me ne vogliano gli interessati), come quelli di tal Zundap, che commentando un post nel quale scrivevo che il Fatto Quotidiano “è più o meno l'unico giornale che ci stia informando sulla crisi bancaria, cioè, come qui sappiamo da quattro anni, sulla crisi tout court”, e che “sta facendo un lavoro eccellente, e c'è da scommettere che passerà i suoi guai per questo. Quindi è nostro dovere sostenerlo. Ha anche dimostrato di essere l'unico (leggi: UNICO) organo di stampa italiano aperto a un minimo di pluralismo sui temi di fondo”, interviene in tal guisa:

Luigi Zundap ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "La corruzzione rende ciechi":

Travaglio ed il FQ non sono il massimo dell'informazione ma per favore in mezzo alla stampa nazionale sono uno dei pochi giornali che cercano di fare una informazione "decente" quindi "non spariamo sul pianista".

Postato da Luigi Zundap in Goofynomics alle 28 dicembre 2015 14:27

E va bè…

Ma anche al di fuori di questi casi limite, nessuno è voluto entrare nel merito delle tre questioni che sollevavo:

1. è scorretto (mi spiace dirlo, ma questo è) presentare surrettiziamente come un’anomalia statistica un dato che viceversa è in linea con la media europea (l’evasione italiana sta all’evasione europea come i redditi italiani stanno a quelli europei);

2. è politicamente inopportuno, soprattutto in questo momento di emergenza nazionale, farlo con intenti razzisti verso gli italiani;

3. è logicamente contraddittorio chiedere di pagare le tasse a beneficio di una comunità che si dipinge come una comunità di cialtroni (che quindi non meritano né risorse né tantomeno correttezza).

Ecco, è soprattutto l’ultimo punto che mi sembra sia sfuggito un po’ a tutti. Il messaggio “travaglista” è intrinsecamente contraddittorio, a mio avviso. Non puoi partire dall’assunto che noi italiani siamo ontologicamente merda senza se, senza ma e soprattutto senza forse, e poi pretendere che siamo lieti di contribuire (da contribuenti) a questo mucchio di letame! Forse chi esorta alla lealtà verso lo Stato, dovrebbe mostrare, o almeno fingere, un minimo di fiducia nelle proprie istituzioni e nei propri concittadini, di moderato orgoglio nazionale, qualcosa che trametta insomma il senso che il sacrificio che si sta per fare non è un vuoto a perdere, non va solo nelle ostriche di Batman, ma anche (e prevalentemente) nello stipendio del medico di pronto soccorso. Invece gnente. Noi siamo merda, ma dobbiamo pagare altre merde. Insomma, la versione Cambronne del mercoledì delle ceneri: merda alla merda.

Invece di discutere questo tema, cioè l’opportunità di creare un minimo di senso dello Stato partendo dalla costruzione di un’identità positiva per la nostra comunità, si sono attraversate sessanta sfumature di imbecillità, dal “Bagnai giustifica la corruzione”, all’immancabile “artigiano col SUV”, senza mai passare per un confronto coi numeri (il tema della mia prima osservazione).

Ma non ne voglio ai tanti che hanno animato questo surreale dibattito. Non è colpa loro se sono caduti in trappola. L’uso di un tema prepolitico con finalità apolitiche non è mica casuale, non è una novità, e non è che ci voglia un genio per praticarlo, mentre bisogna essere un minimo smaliziati per evitare di cascarci. Sono tecniche che si imparano sui libri, come quelli di Foa e di Giacché. Per azzerare il dibattito politico basta scegliere un tema valoriale, ed è fatta. Il dibattito prende subito la nota piega (anzi: piegà):

Uno: “O-ne-stà! O-ne-stà!”
Un altro: “Scusate, la disoccupazione…”
Uno: “Ecco, sei corrotto, sei contro l’o-ne-stà, o-ne-stà, i problemi si risolvono con l’o-ne-stà, o-ne-stà, cosa vuoi? Fare spesa pubblica per promuovere l’occupazione? Allora sei corrotto! Non hai capito che il problema è che se so magnati tutto? O-ne-stà, o-ne-stà…”

E via così, secondo il teatrino al quale assistiamo da tempo e che sinceramente stufa.

Ve lo dico in un altro modo, cari amici. Lo capite sì, o lo capite no, dopo gli esempi che vi ho fatto, che trasformare il tema dell’onestà in un tema politico è una trappola costruita per costringervi al ruolo di imbecilli? Imbecilli che poi non siete, ne sono certo. Ma quante stupidaggini si fanno agendo d’impulso? Pensateci. Se verrà la troika, non è escluso che abbia questi begli occhioni scuri: il Financial Times non ti sdogana per caso. Allora ne riparleremo, se avrete voglia, va bene?

La moneta è un tema politico
Poi c’è lo sclero sulla moneta: quello è ancor più incomprensibile. Più esattamente, come ho già avuto modo di dirvi, è per me incomprensibile come a “sinistra” si possa affermare che l’euro è solo una moneta! Il rifiuto di ammettere quello che è ovvio, e che intellettuali del calibro di Streeck ribadiscono, ovvero che i sistemi monetari sono istituzioni, e come tali sono il prodotto dei rapporti di forza prevalenti fra le classi sociali, e contribuiscono quindi a loro volta a determinare questi rapporti (cioè, in soldoni: incidono sulla distribuzione del reddito), questo rifiuto rimane per me incomprensibile e priva chi più ne avrebbe bisogno della capacità di leggere l’evoluzione degli avvenimenti.

Guardate ad esempio cosa ammette il nostro migliore amico, Zingy!


(in una intervista al Fatto Quotidiano). Dice quello che qui ci siamo sempre detti, e che era parte della normalità, come ho cercato di spiegarvi (suscitando interminabili scleri): che il finanziamento con base monetaria (oltre a essere, come vi ho mostrato, una prassi normale prima della controrivoluzione liberista), è ovviamente l’unico modo per risolvere effettivamente un crisi bancaria sistemica. Solo la garanzia di una Banca centrale può arrestare il panico: i risparmiatori non correranno in banca a prosciugare (o tentare di prosciugare) i propri conti se sanno che la Banca centrale alle brutte “stamperà” i soldi che eventualmente mancassero. E ovviamente se i risparmiatori sanno che le cose stanno così, in banca non ci vanno, e quindi la Banca centrale di soldi deve stamparne molti di meno!
Finirà così, dovrà necessariamente finire così, e, come vi ho altresì già detto, anche l’eterno secondo alla fine lo ha confessato. L’unica utilità residua del QE è quella di contribuire indirettamente al risanamento del sistema bancario, monetizzando la monnezza che si è andata accumulando nel tempo, cioè facendo in forma surrettizia quello che le regole europee vietano di fare in forma esplicita: intervenire come lender of last resort delle istituzioni bancarie. Una funzione assolutamente fisiologica per una banca centrale, come feci notare tempo addietro in una polemica della quale forse vi siete dimenticati, e che fra l’altro, secondo me, non è nemmeno esplicitamente vietata dai Trattati (che invece vietano l’intervento per monetizzare il deficit pubblico, cioè l’acquisto di titoli pubblici sul primario).

Il problema di moral hazard, cioè il fatto che stampando la liretta deresponsabilizzi er politico o er l'amministratore, non si risolve espropriando i pensionati, ma punendo i responsabili, se lo si vuole fare, e questo lo dice chiaro e tondo anche Zingales (onore al merito).

Ma c’è un problema, che capisci solo se ammetti che l’euro è un’istituzione. E qual è? Quello che noi conosciamo, e che Zingy dice certamente senza accorgersene e probabilmente senza volerlo dire! 

Sentitelo:

“Il problema sistemico si risolve con l’intervento della banca centrale che in caso di crisi di liquidità deve garantire interventi massicci a sostegno delle banche. E questo dovrebbe essere pacifico in caso di crisi generale. Ma in una crisi su base regionale, localizzata ad esempio in Italia, la Bce interverrebbe in modo deciso?”

Avete capito?

Riportiamo questa logica al mondo di prima, che sarà quello di poi, ovvero il mondo delle banche centrali nazionali. Riportiamo cioè il discorso dalla scala della nazione europea (che non esiste) a quella dello Stato italiano (che esiste). Per fissare le idee, sostituite BCE con Bankitalia, e Italia con Campania. Il passo, dopo questa sostituzione, diventa:

“Il problema sistemico si risolve con l’intervento della banca centrale che in caso di crisi di liquidità deve garantire interventi massicci a sostegno delle banche. E questo dovrebbe essere pacifico in caso di crisi generale. Ma in una crisi su base regionale, localizzata ad esempio in Campania, Bankitalia interverrebbe in modo deciso?”

Se leggete la seconda versione, notate una certa assurdità. Perché mai Bankitalia non dovrebbe intervenire a salvare una banca con sede a Napoli? Che interesse avrebbe a far fallire la Campania? E perché la BCE non dovrebbe intervenire a salvare le banche italiane? Che interesse avrebbe a far fallire l’Italia?






































































Ah, ecco…












































































Chissà se così riuscite a farlo capire ai vostri amici che:

1. l’intervento della Banca centrale “stampando moneta” è ammesso e anzi considerato risolutivo perfino da Zingy e perfino dal Financial Times;

2. però non lo si può mettere in pratica perché l’euro non è solo una moneta: è un sistema monetario, cioè un’istituzione, che riflette un ben preciso sistema di rapporti di forze, che in questo momento ci vedono soccombere.

Così è più chiaro?

Ecco: se uno capisce che la moneta è politica, allora capisce anche perché alla fine la Banca centrale dovrà intervenire, e perché l’intervento risolutivo non potrà mai venire da una Banca centrale europea. Il che implica, ovviamente, che l’intervento risolutivo potrà venire solo da una Banca centrale nazionale, cioè che, come dice l’amico Bilbo citato nel post precedente, bisognerà uscire.

E a questo punto avrei voluto parlarvi di tavoli: ma mi stanno chiamando, e lo farò un’altra volta e in altra sede. Il tavolo al quale devo sedermi non prevede, purtroppo, la vostra presenza…

mercoledì 30 dicembre 2015

Il rebus della coruzzione

(...mentre tutti parlano di una cosa della quale noi parlavamo due anni e mezzo fa, rilassatevi risolvendo il rebus della coruzzione, a cura di Porter. Oggi ho da fare. Poi vi dico anche cosa. Torneremo sull'argomento in sede di discorso di fine anno...)



domenica 27 dicembre 2015

La corruzzione rende ciechi

Dunque. In Italia, come sapete, ci sono due, massimo tre giornalisti, concentrati sul FQ, che infatti è più o meno l'unico giornale che ci stia informando sulla crisi bancaria, cioè, come qui sappiamo da quattro anni, sulla crisi tout court. Però la perfezzione non è delle cose terrene. Leggo oggi nell'editoriale che: 


Acciderbolina!

Da soli facciamo il 12.2% dell'evasione europea. Eh, certo, è un bel po'... Inzomma, sossòrdi. Penza: l'Italietta, così piccina e inzignificante che senza eurone le correnti la trascinerebbero in Africa, fa il 12% dell'evasione del gigante buono, l'Europa...

Che vergogna...

Ma, così, per memoria: noi quanto facciamo del PIL europeo? Petite et dabitur vobis:


Ops! Il 12%. 

Ora, se noi, gli abietti, col 12% del PIL facciamo il 12% dell'evasione, significa che gli altri, la razza (auto)eletta, con l'88% del PIL fanno l'88% dell'evasione (2+2=5). Siamo veramente sicuri di essere peggiori di loro? Dai dati che Marco fornisce non sembra che l'incidenza percentuale media dell'evasione sulla dimensione della nostra economia differisca dall'altrui. Quello che dispiace è che nel dare questo "non dato", debitamente corredato da "non fonti", Marco malceli (voce del verbo malcelare) una certa stizza verso il nostro paese, che forse non è il suo, e forse non la merita. 

Ripeto: il Fatto sta facendo un lavoro eccellente, e c'è da scommettere che passerà i suoi guai per questo. Quindi è nostro dovere sostenerlo. Ha anche dimostrato di essere l'unico (leggi: UNICO) organo di stampa italiano aperto a un minimo di pluralismo sui temi di fondo (ad esempio, l'unico che ha lasciato dire - a me - che con la crisi bancaria il castacriccacoruzzzione c'entra fino a un certo punto).

E allora perché non fare uno sforzino in più?

Ci aspettano tempi molto, molto difficili, dai quali usciremo solo appellandoci a un rinnovato senso di coesione nazionale. Non possiamo, del resto, chiedere al cittadino di essere "compliant" (come dicono i fighi), cioè di pagare le tasse, a beneficio di una certa compagine nazionale, mentre gliela dipingiamo come un'armata Brancaleone di cialtroni. Magari sarà anche così (a me non risulta), ma i tempi che ci aspettano richiedono una virtù che fu dei resistenti, quelli che col loro sangue scrissero la Costituzione cui Marco nello stesso articolo dice di ispirarsi: il patriottismo. 

C'est le ton qui fait la musique. 









(...mò vediamo se continuano a farmi scrivere...)

lunedì 5 gennaio 2015

"Systemic importance", "radical parties", and democracy in the Eurozone

(la versione italiana è qui...)



In a previous post of this blog I published an email by Angelantonio Castelli, a physicist who happens to belong to my small virtual class (first blog in economics in Italy). He was so kind as to draw our attention on the meaning the words “systemic importance” have for the German government. Quite obviously, and fully legitimately, for the German government “systemic importance” means “risk for German owned banks”. Angelantonio’s graph showed that the exposure of German (and French) banks to Greece fell quickly over the last two years (not such a big discovery, of course, but something the Italian media will never show to their audience), which means that now Greece can leave, if it dares.

I produce here some further graphs, answering the following questions: what about Italy? And what countries are of “systemic importance” to Germany now? The data are well known. I will then draw a simple political conclusion, that will prove right. If it ever proves wrong, you know where I live: here!

Firstly, this is the exposure to Greece of Germany, France, and the Netherlands (I left aside Switzerland, which is important and interesting, but outside the Eurozone – and proud of it):


Netherlands pattern is about the same, on a smaller scale (but mind the many statistical breaks in the series: detailed information available on the BIS website).

Next, this is the exposure of Germany, France, and the Netherlands, to Italy:


Once again, we have a similar pattern: a very apparent trend reversal in bank lending since the onset of the crisis (mind the break in the Netherlands’ series!). However, in our (Italian) case, international lending stabilizes after the “whatever it takes” bluff at the mid-2012 (yes, it is a bluff, and you know it, and even Mario knows: let us see what happen in 2015, not just tomorrow!).

Then, I show you the consolidated lending by Germany, France and Netherlands to Greece and Italy, just for you to know that there is a small difference in size:


(I know you suspected that Italy was larger than Greece, and you are not too surprised, but believe me: many people ignore such simple details, and it is really worth providing them, if we wish democracy to work as it should, not as technocrats want – more on democracy below).

Finally, this is how the exposure of Germany towards its main partners evolved over time:


And, once again, no big surprise: Spain was the bigger problem, and this is the reason why it was (and still is) allowed to repeatedly break the European budget rules. Everybody knows that in a balance sheet recession public indebtedness is needed to favor private sector deleveraging (have a look at Boltho and Carlin’s paper, if you can). Basically, the German rule of the Eurozone was so kind as to allow the Spaniards to transform non-performing loans of German banks (private debt of Spanish firms and households towards Germany) into Spanish public debt (I suppose you remember that Spanish public debt was virtually zero before the crisis, don’t you?).

By the way, this is a clear illustration of the purposes of the “anti-austerity/pro-euro” frame adopted by the “left” all around in the Eurozone. You know, those silly guys who keep “threatening” Germany, asking it to relieve “its” absurd austerity rules? I call them “the appealian”, because they are so keen to write (and underwrite) utterly wise and spectacularly ill-timed “appeals” that nobody will read. If there was a political will to cooperate in the Eurozone, we would not be in such a crisis. Full stop. So, what is the point to write “appeals”, once it is so clear that nobody is willing to ever look at them? They are at best of no “systemic importance”, and at worst of some help to Germany, that in the present situation is already managing its “austerity” in a very flexible way (as the Spanish case demonstrate).

Finally, a few words about Hans Werner Tsipras.

Do you remember when the European “progressive”, open-minded people, in Europe and elsewhere, were so happy because they felt that Hollande was about to change the economic landscape of the Eurozone? Well, it turns out that they missed a little detail. Now they are missing a big one.

If you think that our worst problem is Eurozone economic predicament, you are grossly mistaken. Our first problem is democracy, for the reasons so neatly expressed by Axel Leijonhufvud five years ago. The Eurozone is the apex of the vincolo esterno (external constraint) political philosophy, well described by Kevin Featherstone. Central bank independence is the mean to a well-defined and openly declared end: subtract the governance of sovereign states to elected politicians in order to empower a non-elected transnational technocratic elite (please, have a look at Featherstone’s paper before starting your populist rants about the European dream). The euro embodies central bank independence through article 123 of the Treaty on the Functioning of the European Union. It then follows that every people defending the euro nowadays, be it directly, like Mr. Draghi, or indirectly, like the "appealians" or Hans Werner Tsipras, is actually defending this political philosphy. Unfortunately, it turns out that this philosophy was (and still is) grounded on two very unsound bases: the naive confidence in the existence of a “purely technical” economic optimum, and the Machiavellian and paternalistic view that the “good shepherds” could lie to the sheep in order to push them in the right direction.

On the first point, I allow myself to point out to your attention that optimal inflation is not like optimal room temperature, which is well known to lie in a small range between 20 and 23 °C (68 and 73 °F), and which can be regulated by a technical device; there is no widely agreed-upon definition of an optimal inflation rate, the Sheridan’s approach of the ECB (the only good inflation is dead inflation) has pushed us beyond the verge of a complete disaster, and since inflation affects wealth and income distribution (as Leijonhufvud reminds us), you cannot have it regulated by the “thermostat” of a technocratic central bank: you need politicians, and a central bank obeying to them. Well, sorry, I was wrong. Not “you need”. You should, if you believe in democracy, which is something nobody can force you to do.

On the second point, it is well known that the disastrous consequences of “putting the cart before the horses” (in Dominick Salvatore’s words), i.e., of proceeding to monetary union before political union, were well-known not only to the profession, but also to the political elites. There is a huge literature in the political science field showing that the “federalist” approach to “Europeanisation” was based on the firm belief that proceeding the wrong way would cause crises, but those crises would have a positive outcome, because they would push the sheep (i.e., you) towards the right end: the United States of Europe, supposed to be the end of nationalism (much in the same way the United States is, or...). Italian readers may find it useful to have a look at Roberto Castaldi’s paper, “Single currency and political union”. Castaldi, a distinguished researcher in a reputed Italian university, explain us that:

Ma il fallimento del Congresso del Popolo Europeo mostrava che da sola tale crisi storica non permetteva di mobilitare i cittadini europei a favore della federazione. Ciò richiedeva l'emergere di crisi specifiche dei poteri nazionali, ovvero di problemi percepiti socialmente che non potevano trovare soluzione nel quadro nazionale. L'emergere di tali crisi costituiva la finestra di opportunità per l'avanzamento del processo di unificazione, e ne determinava la possibile direzione: una crisi economica poteva permettere avanzamenti sul terreno dell'integrazione economica... Le crisi costituivano opportunità per lo sviluppo di una "iniziativa" federalista.


which means (for differently European readers):

But the failure of the European People Congress showed that the historical crisis (of the nation States, translator’s note) did not allow the federalists to mobilize European citizens in favor of the federation. To this end, specific crises of national sovereignty were needed, i.e., socially perceived problems that could not be solved within the national framework. The occurrence of such crises was a window of opportunity for the progress of the unification process, and determined its direction: an economic crisis would favor developments towards economic integration... Crises were opportunities for the development of a federalist “initiative”.


In other words, the European elites knew very well that a crisis was ahead. In the Italian case, we have direct evidence of this (besides authoritative studies, like the one I just quoted). For instance, the minutes of the Italian Chamber still reports Giorgio Napolitano’s speech against Italy’s accession to the EMS. His word make it plain that he was fully and completely aware of the dangers that this process would bring about: de-industrialization of the weak countries and deflation all around (to the damage of the working class, which at that time he was supposed to defend, being a communist, and a former supporter of this unfortunate event).

Against this background, monetary unification was “sold” by those elite as a big deal for their constituencies. In Romano Prodi’s (in)famous words, Italian people “would earn as if they would work one day more, by working one day less”. This is what he told to his constituency in Italy, but he was lying, because at the same time he was releasing interviews to the Financial Times where he openly confessed that he was fully aware of the fact that Europe was not ready for the single currency, that this would cause a crisis, and that the crisis would force the European citizens to adopt the correct “political instruments” (e.g., labour market flexibility).

Needless to say, democracy cannot work if politicians (and the media system) purposely and consistently lie to their constituencies. You may have whatever opinion of the supposed Christian roots of Europe, but whatever you mean and whatever the God you believe in (if any), Jesus Christ’s words: “truth will set you free” (John, 8:32) are a political truth. Admittedly a long-run one, but still a truth. Lying to the European constituency has brought us to slavery (under the markets’ domination).

Now, have a careful look at Albert Einstein’s definition of insanity: “Insanity: doing the same thing over and over again and expecting different results”.

Hans Werner Tsipras in Greece, and Podemos in Spain, are fighting their political battle with the same weapons as the European elite did: by lying to their constituencies. They refrain systematically from pointing out the nowadays universally recognized source of our troubles (the euro), and they keep making promises they will never be able to keep: banging their little fists on the big European table in order to “force” Frau Merkel to do what they want.


Here in Italy we had a recent example of where this course of action brings: to failure. The Five Stars Movement of Grillo, which was supposed by everyone in Europe (except me) to be anti-euro, has actually refrained to take any definite stance on this issue, on the basis of the assumption that too definite an attitude would frighten their “median voter”. It was better to elude “hot” topics, in order to reach the power, and only afterwards do the “right thing”. Following this approach, they ran a populist, "anti-clique", “anti-corruption” (i.e., anti-government intervention in the economy) campaign, which proved successful the first time (in 2013 political elections), but self-defeating immediately afterwards (in the local elections of June 2013, and even more in the European elections of May 2014).

Much in the same way, Hans Werner Tsipras is not mentioning the euro, supposedly because he think this would frighten the Greek “median voter” (in full Stockholm syndrome), Podemos in Spain is running an “anti-corruption” campaign, and both are focusing on public debt issues, while even the ECB has long recognized that the problem lies elsewhere: in private lending from the North to the private sector of the South (do you remember the graphs above? That was private debt. And please have a look at Constancio’s speech and slides).

It is worth noting that the two supposedly “radical-left” parties in Europe owe their success to a full endorsement of the frame put forth by the European technocratic elite: namely, that the crisis was determined by public debt, whose abnormal growth (well, it as actually a decrease) was engendered by the public sector inefficiency and corruption. 

This implicit endorsement will of course favor their accession to the power, for two reasons: it does not disturb the elites (that are really happy to have the supposed opposition endorsing their Weltanschauung!), and it does not disturb the constituency, which hears a familiar story. At the same time, this endorsement does not contradicts too much their supposed “anti-austerity” stance. Once again, the opposition to austerity is not such a bad deal for Northern creditors (as the graphs above should prove: it allowed them to transfer their NPL’s to the balance sheets of the stressed governments!), and it is of course favored by the “progressive” constituency. Yes, indeed what the “appealians” want is at the same time less State, and more State. But this in principle is not a contradiction: everybody wants less (corrupted) State and more (efficient) State. Me too, for sure! However, in countries like Italy (just to quote one), corruption (which of course needs to be eradicated) was always widespread, even when the country grew at a 3% pace. So, why are we not growing now? And why are other, equally corrupted, countries growing?

Summing up, these “radical” approaches will fail, because they are as anti-democratic as the elite approach was.

It is high time to tell the truth. If you keep repeating that the problem is “corruption”, public debt, austerity, or whatever, and not the euro, you will have the median voter, but the final result will not be the expected one (use your power to force Germany to do what you want), but the opposite one: you will be crushed (as Beppe Grillo was in Italy) by the blackmail of the median voter, who will never understand where the problem is (because you never did something to inform him) and will therefore ask you to destroy the remainder of the (corrupted?) State, which according to the elite’s journals is the culprit, giving more way to the elite you were supposed to fight!

Not such a huge success for supposedly left-wing movements, is it? In fact, chances are that they will fail. But should they win, both the above graphs, and political intuition, show that they will never be able to change the course of our crisis. Just let us imagine how this would happen: Hans Werner, or Podemos, reach the power, then they appear on a balcony and tell to the people: “Countermand, comrades: the euro and private finance, not the clique and public debt, was the problem!”. Well, I will not say that this will never happen. But should it happen, they would immediately lose a large share of their constituency: snakes and ladder, you know?

Remember the words of that ancient blogger: truth will set you free. Any political movement that really intends to change things in Europe should never ever do the same political mistake as the criminal elite that carried out the European project so far: become trapped in its own lies.


Just to give you an exemple: Alessandro Di Battista (a Five Stars MP) statement a few days ago was a wonderful piece of dadaist policy: "If there is no toilet paper in our schools, blame corruption". Well, after having experienced the troika (if we ever do, which is likely, with such statesmen!), I think we will put corruption in perspective...


European citizens are adults, they deserve and can afford to hear the truth. And the technical truth is that we need a nominal realignment now: we need to overcome the euro, that was a huge historical mistake, and restore flexibility among European currencies. Have you ever dropped a crystal and a plastic glass at the same time? Which one broke? And why? Yes, right: because it was not flexible enough.

Think of it.

If you don’t believe me, nor Jesus Christ, believe your eyes. This will avoid us the painful need to remove the shards of the Eurozone.





P.s.: all the above implies that the victory of Syriza (or Podemos) will have no real impact. If it does, you will remember my words. If it does not, you will forget them. So is life...