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domenica 5 novembre 2017

Fake news, hate speech, e l'impotenza degli Stati...



Caro Alberto, 

ho visto che la legge Stasi tornerà in discussione alla Camera il 6 novembre, ma francamente le mie, inizialmente assai flebili, speranze di arginarla sono definitivamente scomparse.

Tu ti sei prodigato per quanto potevi, ma dopo la full immersion di ieri con i nostri distributori algerini, sfruttando la giornata festiva in famiglia, oggi ho avuto modo di leggere un po'. Ho quindi constatato che le mie preoccupazioni sul potenziale aberrante di tali norme, sono ormai ampiamente superate dagli eventi. 

Mi riferisco, con alcuni esempi (fra i tanti):

1) ad azioni tipo il decalogo antibufale, che so hai stigmatizzato, in quasi perfetta solitudine e comunque senza che vi fosse la minima attenzione da parte di chi sarebbe deputato (in senso stretto) ad occuparsene;
2) a iniziative come questa o questa, tutte ben patrocinate;
3) a progetti di legge di tal fatta (prima firmataria la diversamente fortunata compagna dell'eurofilo Boccia).

Tutto sembra andare nella medesima direzione, per altro da te prevista (come spesso accade) con largo anticipo. 

Compressi i redditi e i servizi sociali ai cittadini, ci si appresta a comprimere definitivamente quel che resta della democrazia, smantellando lo Stato di Diritto e, per farlo meglio, si predispongono tanti "piccoli" strumenti da usare al momento opportuno per indottrinare a monte e, nel caso non sia sufficiente, per censurare, controllare e reprimere il dissenso a valle. 
Pochissimi se ne rendono conto; nessuno di quelli che avrebbe i mezzi per farne una battaglia politica se ne interessa. 

Tout se tient e sembra anche evidente che non si tratti di un fenomeno locale, ma esteso a gran parte del sedicente mondo occidentale, come il Canada, la Russia, e naturalmente Leuropa, inclusa la Germania. Il nostro Governo, con la evidente complicità di un'opposizione virtuale, così preoccupata di ciò che sarà da perdere di vista ciò che è, pare preda di un cupio dissolvi che coinvolga tutto il Paese. 

Non ho lutti da elaborare e, se voteremo, lo farò seguendo il tuo principio di catoniana memoria. 

Ma ho raggiunto una consapevolezza. Ciò che consideravo un'opzione, sarà un fine. Il tempo servirà per organizzare i mezzi. 

La prima di queste citazioni attribuite a Voltaire forse è apocrifa. Comunque la condivido.

Un grande abbraccio.

Uno de passaggio.






(...ora, a me sta bene tutto, perché tutto comprendere è tutto perdonare, però vorrei che capissimo che qui stiamo andando oltre la guerra di religione: il delirio psicotico degli euristi ormai rasenta la demenza mista, e la loro evidente schizofrenia ne oblitera qualsiasi residua capacità logica, rendendo di fatto inutile il dialogo - motivo per il quale io sto tanto bene a casa mia!

Non so se avete presente il mantra dei meno brillanti esemplari di questa umanità di risulta, quello secondo cui noi avremmo bisogno dell'Europona che ci protegge dalle multinazionalone brutte, cosa che i piccoli stati nazionali non potrebbero fare. Questo mantra, inutile rimarcarlo, collide frontalmente con altri due mantra strettamente embricati: quello secondo cui la sovranità sarebbe una cosa brutta e inutile, e quello secondo cui l'Europa ci darebbe la pace - che invece la sovranità ci toglierebbe, perché glistatinazzzionalihannocausatoleguerreeeeeeee. In effetti, il primo mantra (Europona vs. Multinazionalone) ci dice che la sovranità inutile non è, proprio perché ci viene specificato che se dobbiamo rinunciare a quella che esercitiamo al dettaglio nazionale, è solo per poterla poi esercitare all'ingrosso europeo. Quindi a chi ci dice che la sovranità è brutta, andrebbe ricordato che allo scopo di affermare questo principio ci sta anche dicendo che la sovranità logora chi non ce l'ha, mentre ci propone di darla a un soggetto che non esiste (l'Europa), e che in cambio non intende darci nulla! A quelli della pace invece dovremmo evidenziare che se auspicano l'Europona che li protegga, è perché intendono avvalersi della sua forza: quindi, "Europa che dà la pace" una sega: Europa che va in guerra in modo (teoricamente) più efficiente! Altro che superamento del nazionalismo! Esaltazione del nazionalismo e della Wille zur Macht, che sinceramente sarebbe stato meglio lasciare a quelli che nel tempo hanno mostrato di esserne affascinati - pagando sempre conti salatissimi...

Ma sarebbe inutile mettere un demente ebefrenico di fronte alle proprie contraddizioni. Non è un problema di onestà intellettuale: è un problema psichiatrico.

Consapevole quindi del fatto che la riflessione che sto per elargirvi vi sarebbe di utilità dialettica nulla con simile feccia, spendo due parole su quella che si sta palesando come la più evidente e plateale delle contraddizioni. Se vi leggete l'articolo segnalato dal socio Costantini - quello sulla censura in Germania - vedrete che tutto il busillis gira attorno al punto che, per evitare multe, i gestori dei social tenderanno a "over-censor their users to avoid high fines" (sovracensurare i propri iscritti per evitare multe).

Ma...

Ma...

Ma...

MA COME!?

Evitare multe?Ma stiamo parlando di roba tipo Facebook, la società del prossimo imperatore del mondo, Zuckerberg! E Facebook, una realtà di queste dimensioni, dovrebbe preoccuparsi di una multa impostale dalla Germagnetta? Ma i suoi server non sono posti al di fuori del territorio tedesco, in luoghi inattingibili dalla giustizia degli uomini, luoghi da dove i nuovi padroni del mondo possono fare e disfare a loro insindacabile piacimento, al punto che solo coalizzandosi i vetusti stati nazionali possono avere una remota speranza di difendersi dal loro insindacabile arbitrio? Invece, pare che Facebook, allo scopo di evitare multe in Germania, stia per assumere ben 700 persone per monitorare i propri utenti tedeschi... e qui ci starebbe un altro "ma come?", solo che non entrerebbe nello schermo e quindi ve lo risparmio: com'era quella storia che siccome siamo sur uebbe siamo tutti schedati e schedabili in automatico da un Grande Fratello che a costo zero metterebbe i cattivi dietro la lavagna? Solo una piattaforma in solo un paese ha bisogno di assumere 700 persone per valutare i casi che le verrebbero sottoposti...

Mi sembra evidente che qui c'è qualcosa che non va. Siamo di fronte a una evidente contraddizione. Evidente sì, ma non per questo non meritevole di essere esplicitata.

Qui i casi sono due, il caso A e il caso B.

Il caso A è quello in cui effettivamente la Germania può esercitare un potere coercitivo sulle grandi piattaforme social multinazionali, cioè, in sintesi, far pagar loro delle multe in casi di violazione di una legge nazionale. Se questo è vero, allora l'"Europonacheciprotegge" si palesa come inutile: se perfino in un dominio come quello del virtuale, sfuggente per definizione, e popolato da attori di statura gigantesca, uno staterello nazionale può dettare legge e farla rispettare, ciò vale tanto più in domini meno virtuali e meno monopolisticamente concentrati!

Il caso B è quello in cui quello fra Facebook che si lamenta e la Germania che fa la voce grossa è un simpatico gioco delle parti, perché in realtà la Germania non potrebbe far nulla contro Facebook, ma l'obiettivo di sedare il dissenso fa comodo a entrambi, e quindi se ne rimpallano la responsabilità, in modo che Facebook possa attribuire alle multe salate da pagare la propria volontà di imporre via over-censoring la dittatura del politicamente corretto, e che la Germania possa attribuire la propria volontà censoria agli abusi indubbiamente presenti sui social "non controllati dai gestori". Ma se le cose stessero così, allora l'Europona che ci protegge sarebbe addirittura dannosa! Se già un governo con un minimo di responsabilità politica riesce a giocare simili giochi con tanta spregiudicatezza, figuriamoci cosa potrebbe fare un potere europeo, per costruzione remoto dai processi elettorali, da qualsiasi accountabuility, e, non dimentichiamolo mai, dal principio della divisione dei poteri, e molto più infiltrabile dalle lobby!

Insomma: l'Europona è inutile nella migliore e più probabile delle ipotesi (quella in cui fra Germania e multinazionali c'è effettivamente una situazione di conflitto), salvo diventare dannosa nella peggiore delle ipotesi, quella in cui potere politico e grandi multinazionali colludono (magari perché le seconde si comprano il primo).

Spero che sia chiaro, almeno per voi. Ma se incontrate un piddino, non cercate di spiegarglielo. Non capirebbe, e non c'è bisogno che capisca: al momento opportuno, la televisione capirà per lui e, come vi ho detto e ripetuto migliaia di volte, lui verrà a farvi la lezioncina, spiegandovi che lui ve l'aveva sempre detto: l'integrazione europea, per sua natura, è un processo imperialistico e quindi liberticida.

Ci vorrà tanta pazienza...)

martedì 10 ottobre 2017

Allarme Stasi

Tutti noi vogliamo un po' bene alla DDR, dopo che Vladimiro Giacché ci ha spiegato come essa sia stata macellata dai cugini dell'ovest (inclusi alcuni nostri amiconi), promuovendo in noi un sentimento di umana solidarietà fra vittime. Resta il fatto che le sue mura ancora trasudano tristezza e tensione, la tensione che genera un sistema che si occupa sistematicamente delle vite degli altri. Uno de passaggio, che è libberista ma è tanto una brava persona (come del resto Vladimiro è comunista ma è tanto una brava persona), mi raccontava che alcuni suoi amici, o clienti, della Germania Est, dopo la caduta del muro, avevano richiesto il proprio dossier al ministero (pare che lo si potesse fare). Un caro ricordo, un po' come le foto della comunione, o del matrimonio: "Ah, già, quel giorno eravamo lì e in effetti mi ricordo che abbiamo visto Hans...". Il dettaglio è che dalla lettura dei dossier si poteva inferire con una certa facilità chi, fra i tuoi vicini, conoscenti, amici, parenti, fosse stato il delatore. Pensate che meraviglia: un paese di venti milioni di delatori che spiano e vengono al contempo spiati da venti milioni di persone (capirete che se c'è uno che va spiato bene, è proprio lo spione, altrimenti come fai a sapere che quello che ti riporta sia attendibile), ognuno sapendo che chiunque altro incontri potrà venderlo... sempre che lui non lo venda prima!

(...a questo punto Vlad il nostalgico mi ha già tolto il saluto, ma vado avanti...)

Uno de passaggio mi evocava questo scenario a proposito del DDL S2886, recante "Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea - Legge europea 2017", oggi in discussione al Senato dopo essere stato approvato dalla Camera il 20 luglio 2017 (in pieno clima balneare), e respinto il 5 ottobre dal Senato per mancanza del numero legale.

Questo provvedimento è una porcata, come sapete. Sotto l'usbergo del doverci conformare ai dettami dell'Unione europea (che se no ci fa la multa), si fa un gran fritto misto nel quale, su iniziativa di parlamentari del PD (Europa più PD: un mix dirompente!), vengono introdotte due norme pericolose e a tutti sgradite (descritte da Fulvio Sarzana sul blog del Fatto Quotidiano):

1) si estende a sei anni e si trasforma in obbligo la facoltà dei provider di servizi di connettività di mantenere nei loro archivi il traffico dei singoli utenti. Se la legge passa, tutti dovranno farlo, inclusi quelli non attrezzati per garantire la sicurezza dei dati, il che, potenzialmente, ci rende tutti ricattabili, sia che il provider venda, sia che perda, sia che faccia finta di perdere, nostri dati "sensibili";

2) si attribuiscono all'AGCOM, della quale ricorderete le prodezze, poteri ispettivi molto penetranti, compreso quello di intervenire a fini cautelari, al di fuori di controlli giurisdizionali, sui contenuti del web, chiedendone la rimozione d'imperio ai provider.

La cosa divertente è che queste norme contenute in un provvedimento che "ci chiede l'Europa" pare vadano in violazione di norme europee già recepite dal nostro ordinamento, e anche di sentenze della CGUE, che ribadiscono il fatto che la sorveglianza non può essere massiva, ma "deve fondarsi su requisiti individualizzanti" (e lo dice lo stesso Garante della Privacy). Perché le buone intenzioni della legge (proteggere il diritto d'autore) lastricano la via della Stasi: per intervenire, l'AGCOM tecnicamente deve chiedere ai provider di tracciare ogni nostra comunicazione (Sarzana spiega perché). Insomma: la tutela del diritto d'autore diventa una priorità del nostro governo, mentre i nostri terremotati si accingono a passare il secondo inverno al freddo, la ripresa si traduce nel crollo verticale della disoccupazione per ben 0.1 punti, ecc. ecc.

Come si fa a non pensare che il fine sia censorio? E come si fa a pensare che un essere razionale possa propugnare un provvedimento che ci trasformerebbe in sessanta milioni di ricattabili? Ma i piddini non sono razionali: sono disperati. Il loro potere si sta sgretolando, e loro lo sanno. Dopo il Pasok, i socialisti spagnoli, i laburisti olandesi, i socialisti francesi, ecc., ora tocca a loro. Questo temo li renda un po' pericolosi, ma, a occhio e croce, direi più a se stessi che agli altri. Pur se non visibile come lo ius soli, questo provvedimento è un ulteriore marchio di infamia su un partito di malgoverno per conto terzi, che non aveva bisogno di questa ulteriore alzata d'ingegno per qualificarsi come nemico del paese.

Il provvedimento, mi dicono, non passerà. Non piace a nessuno, nemmeno all'AGCOM, che pure ne beneficerebbe acquisendo potere (ma al prezzo di una sovraesposizione politica che fatalmente trascinerebbe nel meritato fango il mito della "indipendenza" delle autorità amministrative - dalle banche centrali in giù). Tuttavia, come si dice: basta il pensiero.

PD DELENDVS EST, ça va sans dire: e se è vero che siete tanti, perché non fate un bel tweetstorm? #noallastasi, o simile, potrebbe essere l'hashtag...




mercoledì 4 ottobre 2017

Le leggi razziali

Il padrenobilismo è una malattia ben diffusa qui a sinistra.

Direte cinici: bè, per forza, i padri nobili sono un serbatoio di voti! Sì, avete ragione, ma non è tutto qui. Questo può spiegare il caso Bersani (tanto per non far nomi), e perché politici (uno, in particolare) perfettamente consapevoli del fatto che "noi siamo quelli dell'euro" è un suicidio politico (prima di essere una vergogna), se lo tengono ancora stretto. Ma un padrenobilismo simile, di matrice meramente opportunistica, lo trovereste anche a destra, e anche al centro. A noi, a sinistra, ne è toccata in sorte una forma più radicale e perversa. Certo, fa strano che quelli del "vietato vietare", i dissacratori, oggi girino coi santini col cruscotto, come un qualsiasi "operatore logistico" (suppongo che oggi camionista si dica così) "diversamente settentrionale" (ovvero di S. Giovanni Rotondo). Eppure, ogni volta che viene evocato Ventotene, ve ne sarete accorti, si viene proiettati oltre la liturgia, dal rituale si transita nella superstizione, nella religio di Lucrezio, in una sfera prerazionale, prepolitica, sciamanica...

Non a caso scelgo il termine "sciamanico": perché solo una dimensione tribale, o meglio, più esattamente: solo il bisogno di ritrovare, di ricostruire, le dinamiche di appartenenza tribali, così cogenti, così vincolanti perché dettate dalla necessità di sopravvivere in contesti ancora non domesticati dalla civilità, può spiegare per quale dannato motivo persone come noi istruite, e spesso più di noi capaci di fare i propri interessi con la sordida meticolosità degli avari di Balzac (ma sempre conservando una patina a modo suo balzacchiana di rispettabilità - in questo caso, però, non borghese, ma "de sinistra"), soggiacciano poi nel ragionamento politico a logiche elementari, anzi, a logiche illogiche, che li portano ad assumere come un dato di natura, un dato prepolitico, ordinamenti che non sono naturali, ma umani, e ad appoggiare nei fatti esattamente quel tipo di politiche che a parole dicono di voler combattere, e questo perché "glielo chiede l'Europa", che, beninteso, non è "quella di Ventotene" (questo si affrettano ad aggiungerlo), ma potrebbe forse esserlo: e a questo "poter forse essere" (che non è non dico l'embrione, ma nemmeno il gamete di un "dover essere") essi si inchinano.

Il bisogno di appartenenza, del resto, alimenta un prepotente bisogno di auctoritas. Ed è qui che interviene il padrenobilismo: come scusa per nobilitare (appunto), per riscattare, un atteggiamento sostanzialmente gregario e passivo verso la politica, atteggiamento del quale lo pseudocolto di sinistra non potrebbe non vergognarsi, se dovesse limitarsi a leggerlo per quello che è: una manifestazione di scarso spirito critico e di nulla passione civile. Insomma: il prezzo dell'identità, dell'appartenenza a un gruppo, è naturalmente quello di venire a compromesso con se stessi, di dire o fare cose che non si approverebbero. In cambio hai protezione (sotto forma, a seconda dei casi, di una scodella di sorgo o di un ruolo sociale). Tradire se stessi è la strada maestra per tradire tutti gli altri, e viene certo molto più facile se puoi farlo sotto l'ombrello di una autorità presentata come inconfutabile: "i Padri Fondatori" (con le maiuscole), leggevo oggi in uno sconclusionato sproloquio padrenobilista, nel quale, ovviamente, si lamentava che questa Europa ecc... ma! (Ma ce la teniamo, ovviamente. Perché? Perché sì...).

D'altra parte, se i farabutti non ambissero a rappresentarsi e sentirsi dei paragoni di nobiltà d'animo, ci sarebbero molto più simpatici e sarebbero molto meno dannosi. Invece questa ambizione non la depongono, e ad essa è funzionale il padrenobilismo.

Certo, anche il padrenobilismo i suoi rischi li presenta. Spesso il padre nobile scelto è francamente improponibile (ogni riferimento a padri nobili sopra citati è puramente intenzionale), anzi, direi che lo è di norma, perché i motivi della scelta, quando non sono venali ("quello dice un sacco di fregnacce ma porta voti!") sono comunque estemporanei, illogici.

Prendiamo ad esempio Franco Modigliani.

Mi piace ricordarlo oggi che una certa sinistra, farfugliando cose che visibilmente non è in grado di capire, riscopre la natura keynesiana e lavorista della nostra costituzione. Sarebbe utile che chi può si legga Post Keynesian theory and policy di Paul Davidson, e in particolare il Capitolo 5: "Why traditional mainstream Keynesian theory is not Keynes's theory". Servirebbe a capire quale opera di tradimento e "sterilizzazione" del messaggio keynesiano sia stata fatta da Modigliani (sotto l'impronta intellettuale del suo coautore Samuelson), per il tramite di quella che noi istruiti chiamiamo "la sintesi neoclassica". Viene da Samuelson l'idea che ogni modello economico possa essere ricondotto, come caso particolare, al modello di equilibrio economico generale di Walras, l'idea insomma che la Teoria generale di Keynes non sia, appunto, una teoria generale, ma il caso particolare, a salari fissi, del modello walrasiano. Il corollario di questa impostazione, ovviamente, è che tutti i problemi si possono risolvere con le riforme strutturali (cioè favorendo la flessibilità verso il basso dei salari). Un'idea, voi lo capite bene, perfettamente compatibile col jobs act del cattivo Renzi, ma certo non che la liturgica invocazione dell'art. 1 fatta non ricordo più se da Fassina o da D'Attorre (o da chi?).

Voi direte: "Stai rimbecillendo come un certo editorialista della domenica (che però ha la scusa di avere alcune decine di anni più di te): divaghi, divaghi,... Ma dove vuoi arrivare? Che c'entra Modigliani con i nostri problemi, con la Catalogna, con la ripresa economica?"

Calma, ci arrivo. Modigliani ci interessa per due motivi, che vi enuncio prima di spiegarveli (o rispiegarveli):

1) perché è un esempio, uno dei tanti, di economista di destra diventato padre nobile della sinistra;
2) perché nonostante non fosse un genio (e ci tenne a certificarlo con un Nobel), salvò la pelle (del che siamo lieti).

Entrambe queste cose ci riguardano, e la seconda più della prima.

Intanto, che uno per cui tutti i problemi si risolvono tagliano i salari non possa ragionevolmente essere considerato di sinistra credo che voi lo capiate! Bene. Allora vorrei ricordarvi che questo caro, simpatico vegliardo, proprio lui che aveva firmato insieme a un altro padre nobile di figli d'arte di sinistra questo appassionato manifesto a favore di politiche supply-side (aka riforme strutturali, aka taglio del vostro, non del suo, salario...), proprio lui aveva guadagnato sul campo i galloni di padre nobile, perché... aveva battibeccato con Berlusconi durante una diretta televisiva! Qualcuno ricorderà questo episodio, e se riuscisse a ritrovare lo spezzone video glie ne sarei molto grato. Per me, che ero ricercatore di fresca nomina, assunto nel dipartimento dove ero stato cresciuto ed educato allo spirito critico (oggi invaso dagli ultracorpi, ma tant'è: non è che altrove le cose vadano meglio...) ricordo che la scena fu surreale! Col senno di poi, devo dire che il Berlu, del quale mi farebbe molto piacere che si dedicasse ai suoi hobby, e che non ho mai votato, aveva un certo istinto: lo stesso che dimostrò dando del kapò a quel politico tedesco fallito...

Ecco, questo lo mettiamo in conto "paradossi del padrenobilismo": adottare come padre nobile un economista sostanzialmente reaganiano nell'approccio... e questo perché? Perché per motivi estemporanei ha avuto un diverbio con il simbolo del Male (essendo però stato lui un Male ben più profondo e radicale in termini di snaturamento dell'unico pensiero rivoluzionario partorito nel XX secolo - nel XIX non era andata molto meglio...).

E del salvare la pelle?

Parliamone. Vi ricordo che Modigliani fu quello che, mentre invocava politiche supply side (costituendosi propagandista dell'approccio al mercato del lavoro elaborato e poi imposto dall'OCSE, come abbiamo visto qui grazie ad Agénor, quello basato sul concetto di occupabilità, anziché di occupazione...), andava anche petulando in giro che l'euro era buona cosa, perché la Bce sarebbe stata un organo collegiale, marcando un progresso rispetto alla situazione degli anni '80. Negli anni '80, infatti, per evitare fughe di capitali verso la Germania i paesi satellite dovevano scegliere il tasso di interesse che la Germania praticava, quello che faceva comodo a lei. Non di meno (altrimenti i capitali sarebbero scappati in Germania), non di più (altrimenti gli investimenti sarebbero stati troppo compressi). Il grande vantaggio di passare alla Bce sarebbe stato quello di evolvere dalla situazione in cui si adottava il tasso di interesse che faceva comodo solo a uno, a quella in cui si adottava un tasso di interesse che non faceva comodo a nessuno! Vi ho descritto, faustianamente, questa vicenda in uno dei miei post preferiti (voi lo preferirete quando lo capirete: se ci volete provare è qui).

Uno che ragiona così, evidentemente, non è un gran genio. Perfino io, nel 1997, ero stato in grado di obiettargli che la Bce sarebbe stata egemonizzata dai paesi dell'ex area del marco, come poi fu,  e come Modigliani stesso lamentò nel 2002: e fu il suo canto del cigno. Ci voleva una testa discretamente vuota, vuota come le quinte del Doppelgänger, per non capire l'ovvio cinque anni prima che questo bussasse alla porta...

E anche qui, a me, che ero persona istruita (dai baccelloni), colpiva una cosa: ma come diamine aveva fatto un fenomeno simile ad andarsene per tempo dall'Italia, a non finire, come tanti altri, nei campi tedeschi, uno incapace di vedere pochi mesi al di là del proprio naso?

Alla risposta ci sono arrivato da poco, e ve ne ho parlato qui: c'era stato un bel segnale di discontinuità, c'erano state le leggi razziali: non occorreva essere un genio per capire, se eri ebreo, che era il momento di cambiare aria. Bastava non essere un bandierista, e avere i mezzi materiali per farlo...

Ora, noi siamo un pochino più lungimiranti del buon Franco. Sarà perché siamo nani sulle spalle di un gigante (Keynes, decisamente non Franco), ma intanto riusciamo a capire che un sistema nel quale l'unica valvola di sfogo è la compressione dei salari si condanna alla deflazione, e poi intuiamo anche che siccome i salari sono il reddito della maggioranza, se vuoi comprimerli poi devi comprimere la democrazia, e in fondo a questo percorso c'è la guerra. Ho cominciato a far notare questo sgradevole dettaglio prima di Maidan. Ma Maidan è in Ucraina, quelli sò strani, sò cosacchi, da noi ste cose nun succedeno... Ora vi state godendo (si fa per dire) lo spettacolo della Catalogna, che qualcuno ha definito una Maidan a bassa intensità: chissà che domani una cosa simile non possa succedere anche da noi, per un pretesto qualsiasi (non necessariamente le pulsioni autonomiste di un territorio)? Solo per dirvi che molti di voi credo abbiano cominciato a prendermi un po' più sul serio.

Resta il fatto che, come vi dicevo un paio di anni or sono, oggi mi sembra difficile ricevere un segnale come quello che il buon Franco ricevette e seppe interpretare. In altre parole: quando è che dovremo andarcene per salvare la pelle? Quando è che il potere ci userà l'inaudita accortezza di segnalarci il suo irreversibile scadimento verso il fascismo?

Io che sarebbe il caso di andarsene lo dico da un po'. Non a voi, naturalmente! Perché, sapete, l'economia funziona così: se un'idea buona la dici a tutti, poi diventa cattiva. E io a voi voglio bene, ma a me di più... Molti hanno capito ugualmente, e ogni tanto ci salutano: chi dalla Nuova Zelanda, chi dalla Norvegia... Ma, insomma, a Rockapasso che questa storia finirà, ma finirà nella violenza, non lo dico da domani. L'argomento era sempre: "Ma i genitori?", e la mia replica: "Ma i figli?". Alla fine, siamo giunti alla conclusione che ove mai si dovesse costituire l'esercito europeo, ce ne andremmo (a proposito: devo ricordarmi di controllare i passaporti). Tuttavia, mi sto chiedendo se sia veramente il caso di aspettare questo snodo, che effettivamente sarebbe piuttosto esplicito. Perché già oggi stanno succedendo cose abbastanza preoccupanti, ma delle quali, per qualche strano motivo, fino a ieri mi preoccupavo praticamente da solo: e mi riferisco, come avrete capito, alla censura, altro fiore all'occhiello di ogni regime totalitario.

Vi lascio con due lettere che ho ricevuto, e che mi inducono a pensare che forse non è proprio il caso di aspettare che arrivi l'Eurogendfor a prenderci a casa.

La prima è mi arriva da "uno de passaggio"(che in realtà sono due: uno va nei paesi emergenti a vendere casseforti, e l'altro ci va a svuotarle - via crisi finanziarie. Ho begli amici, vero? Diciamo che sono il lato piacevole di questa esperienza per altri versi un po' usurante. Comunque, questo è quello che le casseforti le vende...):




Caro Alberto,

oggi a Piddinia è la festa del patrono San Culazio (patrono dei posteggiatori), per cui ho passato una giornata dedicata alla famiglia... e alla lettura.

I tuoi tweets, e quelli che rilanci, offrono sempre spunti interessanti. 
Mentre ammiravo lo sguardo smarrito di Rajoy, ritwittato da lemasabachthani (a proposito, la partita ispano-catalana sembra venga gestita da ambo le parti per ottenere i peggiori risultati possibili!) mi è caduto l'occhio sul promoted tweet appena sotto, la cui immagine ti allego.


Penso sia stata deformazione professionale causata dall'uso del termine "Blockchain", che mi ricorda tanti articoli da hardware shops; e forse anche la presenza del colosso (dalla salute malferma) assicurativo/cooperativo bolognese Unipol.

Sta di fatto che ho cliccato sul link e ho trovato questo. Di recentissimi esempi di quanto stia diventando sempre più orwelliana e distopica la nostra società, oggi ne hai rilanciati molti (come questo, questo, e questo:  follie che per uno spirito libertario (ed anche per chiunque riconosca il valore dello Stato di diritto) sono vere e proprie pugnalate inferte ai cittadini, sempre più avviati a tornare sudditi (i più fortunati) o schiavi; ma la naturalezza con cui tale Elena Comelli scrive ciò che scrive, ed anche il fatto che qualcuno paghi perché il suo articolo venga promosso su Twitter, mi riempiono di sentimenti contrastanti (nessuno dei quali però teso alla gioia).

Davvero chi propala tali concetti non si rende conto delle implicazioni che la loro applicazione avrebbe/avrà sulla vita, sulla privacy, sui diritti e, in sostanza, sulla "libertà dal bisogno" delle persone? Con un'iperbole (forse) mi chiedo quante anime il diavolo abbia comprato nel mondo della comunicazione.

Penso di dover accelerare i miei proposti intercontinentali.

Un forte abbraccio

Uno de passaggio

...e l'altra lettera mi è arrivata dal vicepresidente (di asimmetrie): oggetto "Questa è davvero grave", e contenuto un solo link, questo.

Alla domanda se ci sia qualcuno disposto a fare una battaglia per la libertà di opinione, io posso dare solo i nomi di due che certamente non sono disposti, perché gliel'ho chiesto quando per combattere c'erano margini maggiori di quelli attuali: li conoscete e non vale la pena di ripeterli. Ho dovuto elaborare il lutto di  veder crollare il sistema di valori al quale ero stato educato: quello secondo cui, siccome la sinistra era antifascista, e il fascismo aveva conculcato la libertà di pensiero, la sinistra avrebbe difeso la libertà di pensiero. Sapete che fin da subito, fin dalla pubblicazione del mio primo articolo sul manifesto, mi ero dovuto ricredere.

Ma il punto è che oggi credo a nessuno questa battaglia interessi, e il motivo temo sia ovvio: si avvicina (forse) un cambio della guardia, e sono in molti a poter legittimamente pensare che sia delle leggi sulla censura quello che è delle leggi elettorali: fatte per blindare la posizione di chi è al governo, diventano poi lo strumento col quale chi è all'opposizione blinda se stesso, una volta raggiunto il potere. La libertà di pensiero, che in tempi meno malsani fa paura solo al potere, oggi mi sembra faccia paura anche all'opposizione, e penso che anche qui il motivo sia evidente. Se la sinistra sta pagando, come prevedibile, il prezzo di aver fatto politiche di destra (inutile citare l'articolo nel quale lo annunciai, tanti anni fa), questo però non significa che la destra sia necessariamente disposta a fare politiche di sinistra (cioè il contrario delle politiche che i padri nobili Modigliani e Sylos Labini auspicavano). Una riflessione sul fallimento delle riforme, e più in generale sul fallimento del mercato, e sulla necessità di ritornare a un modello di economia mista, non fa comodo credo a nessuno, perché a sinistra è stata cancellata dall'orizzonte del dicibile, e a destra è oggettivamente in contrasto con gli umori di una parte non indifferente dell'elettorato. Meglio non pensarci, meglio non pensare...

Io proverò a combattere, ma temo di sapere come andrà a finire questa storia: finirà in nulla, e ci terremo questa ulteriore violazione delle nostre libertà, abituandoci. Quando ci volgiamo indietro, al XX secolo, vediamo Auschwitz, questo culmine di orrore. Si impone alla vista per la sua enormità, e anche perché è più vicino, ma così facendo, questa vetta di abominio, ci nasconde l'abisso che la precedette. Come si arrivò ad Auschwitz? Non credo che il percorso sia stato molto ripido: penso che sarà stato graduale, e che poco a poco si sia scivolati nell'orrore, così, banalmente, ogni volta pensando che alla fine quello che stava succedendo era poca cosa, era sopportabile, e comunque sarebbe toccato prima da altri. Mi sembra abbastanza paradossale che si dia il nome di liberismo a un sistema sociale che in realtà si muove su un percorso preordinato, il cui punto di arrivo è ciclicamente quello e solo quello. La libertà dov'è, in questo sistema che ci costringe a ripetere gli stessi errori?

Ecco: oggi ho potuto dirlo.

Domani potremo sperimentarlo.

Buona notte e buona fortuna...