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martedì 21 novembre 2017

Cartoline dall'Europa

(...lavoro come una bestia, giorno e notte. Mi sveglio ogni mattina alle quattro. Va bene, capisco che dovrei concentrarmi solo sulle cose essenziali, ma ogni tanto vorrete pur concedermi qualche distrazione!...)



Rzeszów (Podcarpazia), 16 novembre 2017

(didascalia)


 Pescara (Abruzzo), 16 novembre 2017


(didascalia)







(...caro Giampiero,

qualche anno fa, molti anni fa, mi trovavo sulle prealpi friburghesi, salendo dal Lac Noir allo Schopfenspitz - so che tu, che sai tante cose, sapresti anche ubicarlo su una cartina, e non è quindi a uso tuo, ma dei miei pochi lettori, di quei poverini che (a sentir te) si sono lasciati abbindolare da uno sciamano scientificamente inconsistente, che ricordo di cosa si tratta:


A quel tempo, essendo più giovane, ero anche meno saggio, e più pigro. Ricordo ancora la fatica fatta nell'accesso alla valle, per una strada di servizio alle malghe ripida e tortuosa. Ma ricordo soprattutto l'ultima parte del percorso, la breve salita finale verso la cima. Io ero andato, come al solito, da solo, ma essendo una bella giornata mi ero ritrovato in compagnia. Il sentiero, come sai e come si vede in questa foto:



sale da est verso una crestina orientata da nord-ovest a sud-est, e percorre il ciglio di un prato fortemente inclinato verso ovest, al bordo occidentale del quale comincia un dirupo (nella foto, vedi le prime frane in basso a destra). A sinistra (nella foto, la zona in ombra) la montagna scende a picco, per qualche decina di metri, verso una valletta. Certamente vedi anche, col tuo occhio esperto, che poco dopo aver guadagnato il ciglio ed aver piegato a sud-est, dal sentiero si dipartono delle tracce che invece di seguire il ciglio orientale del prato, passano in mezzo ad esso. Io, un po' timoroso e molto inesperto, invece di tenermi sul ciglio orientale (con connesso dirupetto a sinistra), mi lasciai tentare proprio da quelle tracce, e quindi percorsi il centro del prato (con relativo dirupone a destra). Ero già a metà strada, più o meno in mezzo alla foto, quando qualcuno, dalla vetta, rivolgendosi a dei suoi amici che, dietro di me, invece di tenersi sulla sinistra - cosa in quel caso consigliabile - avevano optato per il centro, gridò: "Tenetevi a sinistra, evitate il prato! Ha piovuto, è scivoloso, e a destra avete l'Abgrund!" Inutile dire che le mie ginocchia subirono una immediata trasformazione, facendosi in un istante di pastafrolla. Mi resi immediatamente conto del fatto che, per evitare un pericolo, mi ero messo in un pericolo peggiore. D'altra parte, ormai ero a metà strada, e correvo tanti rischi a tornare indietro quanti ad andare avanti: anzi, tornando indietro ne correvo uno in più: quello della brutta figura, che il mio giovanile orgoglio proprio non poteva concedermi. Con grande attenzione ripresi quota, e ora sono qui a raccontarti questo aneddoto (l'Abgrund non mi ha avuto).

Da questa esperienza ho tratto due lezioni, che non sempre seguo: in montagna non si va da soli (ma allora che ci si va a fare?); se si è in compagnia di esperti conviene fare quello che fanno loro.

Ora, forse non ci avrai fatto caso, perché magari nei corridoi della facoltà, quando io sono altrove, non è così (non lo so e non mi interessa): tuttavia, nessuno dei miei colleghi economisti in tanti anni ha mai avuto l'idea di avventurarsi in una critica pubblica delle tesi che sostengo nelle mie pubblicazioni, e questo per due motivi. Il primo, di mera cortesia e senso dell'opportunità accademici: i panni sporchi si lavano in famiglia, e questo non per omertà, ma semplicemente perché è inutile creare ulteriori tensioni in un ambiente in cui, essendo la competizione un dato fisiologico (quello che noi facciamo non è un lavoro: è una carriera...), tensioni ce ne sono già più che a sufficienza, soprattutto in un periodo di risorse artificialmente limitate. Il secondo un po' più sostanziale: come quei quattro sprovveduti che mi seguono ormai sanno bene, le cosiddette "tesi di Bagnai" in realtà sono semplicemente le conclusioni della letteratura scientifica più autorevole in materia. Ovviamente tu sei assente giustificato dal dibattito, dal momento che ti occupi di altro (se dovessi dire di cosa sarei in difficoltà, appunto perché... apparteniamo a settori diversi!). Tuttavia, proprio come se io fossi sul Sirente, dai cui canaloni orientali tu ti lanci sci ai piedi (perché di coraggio ne hai, da vendere!) tenderei a darti retta (o magari a restare a casa), riconoscendoti una superiore capacità di orientamento e di decisione in un contesto a me sostanzialmente estraneo (per quanto mi affascini), così mi sembrerebbe normale che tu, nel momento in cui ti affacci al contesto a te estraneo dell'economia e più specificamente della politica economica, ti lasciassi guidare da chi ne sa di più.

Invece, guarda cosa mi segnala uno dei tanti amici che ti vuole bene (non ne ho solo io: ne hai anche tu. Cose che capitano a chi ha una personalità forte...)! Una pagina che io non avrei mai letto - in effetti, non l'ha letta quasi nessuno (e un motivo ci sarà...) - e che non posso non trovare alquanto sorprendente!




Ora... cosa vuoi che ti dica? Su quanto il Regno Unito si penta, su quanto l'Esercito europeo sia una buona idea, su quanto la Bce abbia servito i nostri interessi, preferisco non pronunciarmi. Sarebbe crudele, da parte mia, voler infrangere le tue illusioni, visto che questa settimana ti ha già riservato due recise risposte negative dalla storia, anzi, dalla SStoria: a pochi giorni dal tuo appassionato esercizio di wishful thinking, l'Europa dimostra tutta la sua impotenza decisionale (o la sua natura truffaldina) assegnando per sorteggio, al cospetto di un'Italia crocefissa dall'ignavia dei suoi governanti, due importanti agenzie, così come i legionari si giocarono la tunica del Cristo crocefisso. Mi pare di capire che questi siano i tuoi governanti di riferimento, e ti sono vicino nel tuo dolore per la loro prossima dipartita. D'altro canto, la Germania, che mi pare di capire sia il tuo modello economico/sociale di riferimento, si arena, dopo le elezioni, in uno stallo diretta conseguenza di quelle tensioni sociali, che io descrivevo nel mio testo del 2012, figlie della sleale svalutazione competitiva dei salari la cui natura disfunzionale oggi è ammessa dagli stessi economisti tedeschi. Le famose "riforme", tanto decantate da chi non sa cosa siano, non potevano non portare al potere partiti di destra più o meno nazionalista, con conseguenze che a me erano e sono piuttosto chiare, e con le quali rinuncio a tediarti.

Questa è quella che tu chiami "l'abbondante rielezione della Merkel", con un umorismo certamente involontario, dal momento che, in tutta evidenza, di abbondante c'è solo la Merkel: la rielezione no, tant'è che probabilmente si andrà a rivotare, con esiti che in questo caso non riesco a prefigurarmi, ma che già da ora delineano una sconfitta del "modello" (?) tedesco.

E questa (la tua) sarebbe un'analisi non ideologica della realtà?


Caro Giampiero, mi sia consentito dubitarne. Ma, attenzione: se i dati sono in disaccordo con te su tutta la linea, io sono in disaccordo con te su un unico punto, un punto di metodo: nonostante tu sia di avviso contrario (che io certamente rispetto), tuttavia mi chiedo cosa mai dovrebbe fare un intellettuale se non intervenire nel dibattito, per tentare di incidere sulla realtà mettendo a disposizione della comunità che lo mantiene il proprio bagaglio di esperienze e risultati scientifici? Se quello che io faccio sia scienza, lascialo decidere ai comitati editoriali delle riviste internazionali su cui pubblico: sai, noi economisti siamo affezionati al principio della divisione del lavoro... Qui il punto è un altro: possibile mai che tu, un giurista, ti faccia abbindolare dalla retorica liberista che vorrebbe ricondurre le scienze sociali a un astratto e irrealistico paradigma naturalistico? Bisogna essersi dimenticati Galileo, tanto per dirne una, per ignorare che la distinzione fra scienze sociali e scienze naturali (hard sciences), proposta, guarda caso, dagli americani, è, appunto, un'americanata! (Detto con affetto per gli americani e per i loro burger). La falsa dicotomia fra hard sciences tanto affidabili quanto asettiche, e scienze sociali da cui diffidare perché non matematizzabili, questo pitagorismo dell'Illinois, fa sorridere chiunque abbia letto un testo di storia della scienza. Qui sappiamo che anche Euclide, anche Newton, erano ideologici, e tentavano di "incidere sulle cose" influendo sul procedimento analitico. E sappiamo anche - ma questo dovresti insegnarcelo tu, che sai la lingua - che "all'ùteme s'arecònde le pècure". Questa scienza "ideologica" ci ha permesso - anche troppo! - di incidere sulle cose! Perché, vedi, pare che gli scienziati, guarda un po', in effetti tentino di incidere sulla realtà, di essere utili, e questa tutto è tranne che una cosa nuova: a quale scopo mai si vorrebbe conoscere la realtà se non per incidere su di essa? Chi sa che un certo assetto di regole è disfunzionale, e lo sa perché ha compiuto un percorso di studi specialistici, che gli permettono di appoggiarsi su una dottrina che si è stratificata lungo i decenni, e su riscontri empirici provenienti da una messe di casi precedenti, cosa mai dovrebbe fare, se non dirlo (finché gli viene concesso) per mettere in guardia i propri concittadini? Sei proprio sicuro che per uno scienziato sociale sia una buona idea auspicare l'irrilevanza sociale dei propri studi?

Aspetto suggerimenti...

Caro Giampiero, la tua carriera, più rapida e brillante della mia, ti ha dato tante soddisfazioni. Hai combattuto tante battaglie, e ne hai anche vinte alcune. Oggi, considerande le due smentite che il tuo sogno irenico europeo ha incassato in meno di una settimana, consentimi, in serenità e amicizia, di apporre al tuo intervento su Facebook, in guisa di commento, la lapide che ricorda altri italiani, quelli che combatterono in una compagnia che si sarebbe dovuto evitare (sempre la solita) una battaglia che si sarebbe potuto evitare:




Valoroso tu, certo, lo sei. Ma in questo caso sei stato un po' sfortunato.

Questo, ovviamente, per chi crede alla sfortuna.

Io non ci credo: sono uno scienziato.

Affettuosità.

Alberto)


(...nonostante qualche volta se ne dimentichi, Giampiero è un amico e quindi esigo ancor più rispetto del consueto...)

lunedì 23 ottobre 2017

One year later (Brexit)...

(...Marta: "Professore, ma che significa in agenda verificare il tweet di Myrta Merlino?" Io: "Questo...")

Tema


Svolgimento



Conclusioni
Di conclusioni ne possiamo trarre almeno tre. La prima, è che la dottoressa Merlino è una persona molto sensibile, il che la porta a preoccuparsi molto, qualche volta forse troppo, dell'altrui sorte. La seconda è che Gianni Chiodi è una persona saggia. La terza è che, che tu sia Hollande o Tsipras, che tu sia Monti o Macron, se la dottoressa Merlino te la tira, devi preoccuparti molto meno di quando te la tiro io (nei quattro grafici precedenti il puntino rosso indica la data in cui la dottoressa Merlino emise la sua infausta profezia: ricorre oggi giusto un anno...).


(...peraltro, vedo che qui, come altrove, sfugge che nell'abbandono dell'Eurozona, o dell'Unione Europea, quello economico è l'ultimo dei problemi e l'ultima delle motivazioni. I problemi sono democrazia e libertà: la necessità di abbandonare un sistema incarnazione di un nazionalismo malato perché privo per costruzione di tutti gli elementi positivi - il senso di identità e di solidarietà, la visione comune - e infestato da quelli negativi - la volontà di potenza (sconfiggere la Cina), la tensione totalitaria e repressiva; il sottrarsi a una caricatura di sistema politico nazionale pesantemente viziata da una costante, sistematica violazione del principio della separazione dei poteri, vulnerabile all'azione delle lobby, infiltrato dagli emissari di potenze a noi ostili. Poi, se volete, possiamo anche parlare di macroeconomia, e allora vedrete che a distanza di un anno il disastro ancora non c'è... e quando ci sarà, nel Regno Unito, è abbastanza probabile che intorno non sarà rimasto nessuno per goderne!...)

martedì 26 settembre 2017

Brexit e ripresa in una figura

Si è parlato molto nei post precedenti del ruolo delle "figure" nella formazione degli individui. Questa mattina, prendendo lo zaino di Uga, uno dei vantaggi della comunicazione "visuale" mi è immediatamente balzato agli occhi, o meglio ai bicipiti: le figure prendono spazio, ed esigono carta di una certa qualità. Ne beneficiano ortopedici e, naturalmente, editori, cui non pare vero di poter diluire in macigni da un chilo l'uno quello che un tempo poteva essere contenuto in manuali più snelli, anche se, in effetti, meno sgargianti.

Questa non vuole essere una critica radicale e senza appello: naturalmente le figure spesso servono, e questo potrebbe essere un buon esempio. Incrociando i dati sui tassi di crescita di Italia, Grecia, Portogallo e Spagna, Lorenzo Totaro di Bloomberg nota che, nonostante tutto il terrorismo sulla Brexit, l'Inghilterra continua ad accogliere molte persone in provenienza dai paesi dove la crescita in pratica non c'è (o almeno noi non la vediamo: ma è dei fenomeni il manifestarsi...).

Resta da chiedersi quale crescita sia quella che invece vediamo negli altri paesi. Sulla Spagna ci siamo dati delle risposte piuttosto univoche. Resta da fare lo stesso lavoro per il Portogallo, dove, corre voce, dei compagni tanto bravi e tanto cheinesiani stanno facendo cose egregie (così mi si dice). Ma lo facciamo un'altra volta: mi resta da scrivere una lettera di invito per il #goofy6 (coming soon)...

mercoledì 23 novembre 2016

QED68: la macroeconomia (della Brexit) è una scienza

La macroeconomia della Brexit ve l'avevo spiegata qua, in un articolo che vi ricordo di votare ai MIA16 (se non l'avete ancora fatto avete tempo fino a mezzanotte!), ed è molto semplice: dato che il Regno Unito è uno dei principali clienti dell'Unione Europea, verso la quale ha un saldo commerciale negativo per oltre 122 miliardi di euro (nel 2015), era del tutto ovvio che le minacce di Strafexpedition da parte dei tedeschi, le terribili ritorsioni verso chi aveva osato autodeterminarsi, si sarebbero tramutate in queruli appelli per una composizione pacifica della vertenza. Non si è mai visto un negoziante, nemmeno se si chiama Hans, minacciare il proprio principale cliente!

Ma da chi vengono, esattamente, i queruli appelli?

Non tanto da Frau Merkel, che in questo momento si occupa dei rifugiati, cercando di deportarli rapidamente per scongiurare l'inevitabile fine della sua carriera politica di donnetta stolta e piccina. Povera Angelona! Volevi cambiare il volto della Germania, usando un milione di poracci per proseguire nella sleale politica alemanna di svalutazione dei salari, ma hai capito tardi che invece sarà la Germania a cambiarti i connotati alle prossime elezioni, e per questo annunci in fretta e furia un piano per deportare quelle povere persone che stessa tu hai invitato a invadere il tuo paese, quegli esseri umani sulla cui pelle hai giocato con un cinismo che lascia sbalorditi, tu, del tutto incurante dei danni che avrebbero fatto quelle "risorse" (per la tua demografia languente) traversando mari e terre altrui per venire ad abbassare i salari a casa tua.

Ma di questo, ancora una volta, non trovo traccia nelle nostrane gazzette.

In effetti, appunto, non è Angelona a preoccuparsi, ma Inga, pardon, Ilse Aigner, la ministra dell'economia della Baviera.

Voi, che siete uomini di mondo, credo capiate perché a preoccuparsi non è la ministra della Turingia, o della Pomerania, o della Vestfalia, o dell'Assia, ma proprio quella della Baviera. No? Non lo capite? E allora ve lo ridico: perché la Germania non è un'area valutaria ottimale, e perché nel mondo reale, che non è quello che ci viene rappresentato da gazzettieri fascisti, corrotti e incompetenti, normalmente si preoccupa di più chi più ha da perdere. Così, non è un caso se proprio la ministra della regione più ricca, sede di alcuni marchi prestigiosi (lo sapete che la B di BMW significa "bavarese", vero?), si preoccupa di come si stanno mettendo le cose, soprattutto per colpa dei francesi, e auspica accorata che si concludano presto nuovi accordi commerciali.

Ai beceri pagliacci che da noi vanno in giro sproloquiando sul fatto che "le quattro libertà le tieni tutte o le abbandoni tutte" (sarebbero quelle di movimento di merci, servizi, capitale e lavoro), cosa che non sta né in cielo né (soprattutto) in terra, perché non la vediamo all'opera in nessuna parte del mondo, risponde questa volta Angelona, secondo cui l'Inghilterra potrà mantenere il controllo dei proprio confini, pur accedendo al mercato unico, se lo desidera.

E grazie tante!

Forse i tedeschi si sono accorti che gli inglesi hanno un mercato molto più dinamico e promettente dell'Unione Europea al quale rivolgersi, un mercato del quale hanno contribuito, con la buona grazia che sappiamo, a conformare preferenze e abitudini: quello indiano. Sai che gliene importa, a chi ha un Commonwealth a disposizione, di sottostare ai ricatti del pagliaccio Verhofstadt? Vorrei proprio vedere che i tedeschi rinunciassero a vendere BMW agli inglesi perché questi rinunciano a far sconvolgere il proprio mercato del lavoro dalla deportazione interna dei tanti "miracolati" dall'austerità espansiva (a partire dai lettoni, per arrivare agli spagnoli).

Bene.

Volete vedere, per curiosità, chi sono gli altri clienti dell'UE, fra gli stati ancora membri, e chi invece i fornitori? In questo grafico vi propongo i saldi merci e servizi verso l'UE maggiori di due miliardi (2000 milioni) di euro in valore assoluto:


Ecco: i tre paesi che non ha molto senso minacciare sono Regno Unito, Francia, e Svezia. Se questa mattina avete guardato la televisione (e se non lo avete fatto, fatelo ora), avrete avuto modo di constatare che in Francia ci sono politici consapevoli dei problemi che l'Europa pone al loro paese, ma anche dei problemi che loro possono porre all'Europa. Avrete anche constatato lo scarto antropologico fra la francese e gli italiani: quelli scelti per contrastarla, naturalmente, perché non siamo tutti uguali. La pochezza degli argomenti, l'incapacità di entrare nel merito, la futilità delle domande, l'incompetenza abissale, vissuta come un merito, più che come un problema...

Ecco: se voi siete in grado di afferrare questi dettagli, che dettagli non sono, e di preoccuparvene (perché è preoccupante che in un dibattito l'unica persona in grado di argomentare sia una nipotina di Vichy, che non è esattamente Chianciano...), credo sia, in buona sostanza, perché cinque anni or sono segnalai, con un articolo che per molti di voi fu uno schiaffo in faccia, lo schiaffo che ti fa riprendere i sensi, quale sarebbe stato l'inevitabile epilogo di un progetto basato sullo schiacciamento dei salari.

Le politiche di destra avvantaggiano solo la destra, dicevo. La Brexit e Trump sono l'antipasto. Seguiranno copiose portate, indigeribili se non altro per la loro abbondanza.

Ma se siamo arrivati a tanto, la colpa non è certo mia, che mi sono limitato a riportatvi a contatto con una semplice verità: oltre un certo limite, gli uomini votano col portafoglio, e un sistema che schiaccia i salari pone problemi di tenuta democratica semplicemente perché i salari sono il reddito della maggioranza. La colpa di tante sofferenze e dell'inevitabile seguito di violenze che ne scaturirà è dei gazzettieri fascisti e corrotti che vi hanno per anni oppresso con la loro propaganda, e ancora continuano a farlo, impedendovi di trarre per tempo le conclusioni politiche corrette da quanto si stava svolgendo sotto i vostri occhi, e di far sorgere nei vostri concittadini una coscienza condivisa dei propri interessi. Quando la libertà di opinione diventa impunità di menzogna, la stampa si costituisce nemica della democrazia, come sta apertamente facendo in questi giorni, dopo aver rotto ogni freno inibitorio, inveendo contro il suffragio universale, e via delirando.

Quindi, se non volete votare al MIA16 per non premiare chi, aprendovi gli occhi, ha consegnato la vostra vita al rovello della consapevolezza, vi capisco. Fatelo però per umiliare i cialtroni che, mentendo, hanno reso la nostra aria irrespirabile e pericolosa. Prima che falliscano tutti come meritano, privateli di un riconoscimento che non meritano. Quello che dovete fare ve l'ho già spiegato. Ora dovete solo farlo, se non lo avete già fatto. Votate:

- nella categoria 4 "Miglior articolo": Brexit, qualche cifra
- nella categoria 27 "Miglior sito di economia": Goofynomics
- nella categoria 30 "Miglior sito politico/d'opinione": Il Pedante
- nella categoria 39 "Peggior cattivo online": Barbara Tampieri (Lameduck)

O vorrete venirmi a dire che volete fare "er partito", ma non siete capaci di far vincere il MIA16 al vostro candidato premier (e alla sua ministra dell'integrazione, nonché al suo ministro dell'istruzione, università e ricerca)!?

Datevi da fare, perché il tempo si avvicina. Se darete segnali, verranno raccolti. Se non li darete, sarete stati voi a non darli. As simple as that...

mercoledì 6 luglio 2016

CETA, UE e Brexit: oculos habent...

"Il CETA si fa, il CETA non si fa, il CETA dice questo, il CETA vuole quello"...

Per questo avete i gazzettieri.

Se siete qui è perché volete qualche riflessione originale, e io ve ne offro due al prezzo di una.

La prima: da quanto ce la menano col TTIP? Da anni. Qui ne parlammo (male) per primi nel 2014, evidenziando sì gli aspetti tecnici (le misure dei possibili impatti e i loro limiti metodologici, ad esempio), ma soprattutto gli aspetti comunicativi. Ecco, parliamo di questi. Del CETA da quanto sentite parlare? Da un paio di mesi. Ma le trattative vanno altresì avanti da anni. Il CETA non è molto diverso dal TTIP. Quindi, se si vuole fare un trattato di libero scambio non dico in segreto, ma con una certa discrezione, evidentemente lo si può fare. Son cose tecniche, laggente nun capischeno, e se ne sbatteno abbondantemente li cojoni (e io li capisco).

Ma allora perché la segretezza del TTIP viene ostentata con tanta insistenza? Una segretezza quasi caricaturale: i parlamentari che non possono portarsi nemmeno una matita per prendere appunti, o giù di lì, il documento custodito come nemmeno verrebbe custodita l'arca dell'alleanza, e via dicendo? Chissà...

Intanto, una variopinta corte dei miracoli di paladini della democrazia (?) combatte la sua battaglia, e noi tutti contenti: il bene vince, il male perde, la democrazia funziona. Un primo risultato, quindi, il TTIP l'ha senz'altro portato a casa, ed è quello di farci contenti e cojonati.

Se voi siete contenti. Io no, perché mamma mi ha fatto con l'orecchio musicale, e io qui la stecca la sento. Qualcosa che non torna nella storia c'è, e non è (solo) il contenuto del trattato, quanto (soprattutto) il modo in cui ce la stanno menando...

La seconda: torniamo al CETA. L'argomentone di quelli che dicono che lo scenario "norvegese" della Brexit (Inghilterra che entra nell'EFTA, e quindi nello Spazio Economico Europeo, riduce i suoi contributi a Bruxelles, e sostanzialmente si regola come prima, salvo poter riprendere un minimo di controllo sui flussi migratori - cosa a dire il vero incerta - e potersi muovere come meglio crede sui mercati emergenti) è che: "Eh, ma così non hanno voce in capitolo sulle regole comuni!"

Ora io dico: ma scusate, quando andate a comprare un'automobile, avete forse bisogno di sedere nel CdA della casa automobilistica di vostra elezione? Io non credo. L'idea che si possa trattare solo se si è al tempo stesso parte e controparte mi pare così, a pelle, un po' bislacca. Mi sembra che dica molto su come concepiscono il mercato e le trattative a Bruxelles, e poco su come va il mondo, perché, vedete, il mondo funziona in un altro modo.

Prendete ad esempio il CETA.

Noi al Canada vogliamo bene: il suo premier è un gran bonazzo (e pare non decerebrato, ma non ho esperienze dirette), ci sono tante foreste, le giubbe rosse, e poi c'è il mio stato, l'Alberta. Perché voi lo sapete, sì, che il Canada è uno dei grandi stati federali che Giove ci invidia: sarebbero, insomma, gli Stati Uniti del Canada, come l'Australia sono gli Stati Uniti dell'Australia, e l'India gli Stati Uniti dell'India. Certo, solo noi non riusciamo a fare gli Stati Uniti d'Europa: ci sono riusciti perfino gli indiani! Quelli di India, ovviamente. E quelli d'America? Bè, anche loro hanno dato alla causa il contributo che potevano dare: crepare. Sì, perché le grandi esperienze federali sapete come nascono, no? Prima si fa tabula rasa (l'India è un discorso a parte) e poi si fa una meganazione. Cosa che, a dire il vero, in Canada non è riuscita benissimo: gli indiani li hanno sterminati, i bisonti pure, ma i francofoni no, non ci sono riusciti (e forse non ci riusciremmo nemmeno noi in Europa), per cui il progetto proprio benissimo non va, tant'è che il mio caro amico Denis Grenier, musicologo del Québec, parla di Cacanada...

Ma sto divagando.

Noi, dicevo, al Canada vogliamo bene, ma alla fine che cos'è il Canada? Una immensa distesa di terra, abitata da appena 35 milioni di persone (poco più della metà della popolazione del Regno Unito: 65 milioni). Ora, capirete che, con buona pace degli scemi per i quali "nel mondo globale bisogna essere grandi" (territorialmente), i canadesi non sono supereroi: ne consegue che la loro produttività è umana, e pertanto il Pil del loro paese è, a dollari correnti, pari a 1552 miliardi: meno del nostro (1815 miliardi di dollari) e quasi metà di quello inglese (2849 miliardi di dollari).

Ora: voi volete dirmi che un paese al quale vogliamo bene, il Cacanada, che è un gigante in termini geografici, ma un normodotato in termini economici, riesce, dall'esterno dell'UE, a fare una "pace separata" con l'UE stessa, il famigerato CETA appunto, col quale dà alle sue aziende una bella serie di vantaggi, e un paese ben più forte economicamente, demograficamente, culturalmente, militarmente, il Regno Unito, non riuscirebbe a concludere accordi commerciali un minimo vantaggiosi per le multinazionali sue, o in esso insediate, senza doversi sorbire la fiatella etilica di Juncker?

Ma veramente pensate questo?

E allora siete come gli imbecilli che pensano che la grande Europa difenderà il proletario europeo dal capitalismo cattivo. Vedete come lo difende? Concludendo uno dietro l'altro accordi che permettono alle multinazionali di portare in tribunale gli stati sovrani se i regolamenti di questi ultimi ostacolano il libero commercio (il quale, storicamente, avviene sempre nell'interesse del più forte).

L'imbecille vi dirà: "Ma queFta non è l'Europa, non non vogliamo queFta Europa!".

Bene: sarà or che ve ne facciate una ragione: un'altra Europa non è poFFibile.

Un altro mondo sì: quello in cui oltre a tanta povera gente che avrebbe solo voluto vivere in pace protetta dalle istituzioni sociali e democratiche del suo paese, cominciassero ad andarsene, per par condicio, anche i Fognatori.

Ma questo mondo dobbiamo crearlo noi: ovviamente non sterminando i Fognatori (non vogliamo fondare uno stato federale, quindi la violenza, che deprechiamo, non ci serve), ma aprendo gli occhi e facendo ragionamenti semplici, quelli di fronte ai quali i mostri generati dallo scellerato Fogno della politica si dissolvono.

Insomma, ragionamenti come quelli che ho fatto oggi qui per e con voi: se un Trattato si può fare in segreto (come il CETA), è strano che la segretezza di un trattato come il TTIP venga invece sbandierata per creare allarme; e se uno stato che è la metà del Regno Unito, come il Canada, può negoziare con l'UE e dall'esterno dell'UE condizioni per sé vantaggiose, perché non dovrebbe riuscirci uno stato che è il doppio del Canada, come il Regno Unito?

Sono le cose semplici quelle che sempre sfuggono (forse perché semplice non vuol dire banale).

Le offro alla vostra discussione...


(...il sogno della politica genera mostri...)

(...domani giornata molto piena: vado a sentire Lavoie, poi Helleiner, poi ho un altro seminario del quale non posso parlarvi perché è under Chatham house rule. Cose che capitano quando il mondo diventa mainstream, e non ti può quindi più liquidare come eterodosso: ti fai tanti nuovi amici, e rimpiangi il tempo in cui erano tuoi nemici...)

martedì 5 luglio 2016

La parabola della Brexit

(...carissimi, mi spiace se state a ròta. Capite bene che l'accelerazione degli avvenimenti mi impone altre priorità rispetto a quelle di gratificare il vostro io. Se volete leggere, da leggere ne avete tanto. Se lo aveste fatto, non vorreste farlo più, perché vi annoiereste, come mi annoio io, a registrare nei fatti un monotono, eterno 2+2=4. Almeno fosse ancora rivoluzionario! Macché! Siamo diventati mainstream, come lamentava non so più quale gazzettiere tempo addietro. Non c'è più nemmeno la soddisfazione di distinguersi dalla massa - fatti salvi alcuni casi patologici che chi frequenta Twitter conosce e che non vale la pena di segnalare a chi non lo frequenta. Non annoto più nemmeno i QED: sapete farlo da voi. Voglio però parlarvi della parabola della Brexit. Non è una storia molto lunga...)




La parabola della Brexit: e(t) = -0.0007 t2 + 0.0266 t + 1.1212.





(...chi l'ha capita è ingegnere. Per chi non l'ha capita, domani c'è la spiegazione sul Fatto Quotidiano...)

(... sentire Draghi dire roba simile! Lui! Lui inserito dal Tesoro americano nella lista dei manipolatori di moneta per aver attaccato l'euro dove voleva la Merkel! Lui che svalutando la valuta di una zona in surplus - l'eurozona - ha compiuto un gesto scorretto e aggressivo al quale tutti i maggiori partner mondiali hanno dovuto in qualche modo reagire, a partire dalla Cina! Lui che, non eletto da nessuno, si permette di dire "Temiamo le reazioni dei paesi che provino a correggere ciò che loro vedono come un tasso di cambio errato"! E perché mai un paese non dovrebbe desiderare di correggere una propria variabile macroeconomica, se la ritiene errata? Cosa vuoi fare, Mario? Vuoi decidere tu, che so, quale deve essere il salario reale dell'Indonesia? Quale deve essere il saldo delle partite correnti dell'Iran? Quale dev'essere il tasso di inflazione della Nigeria? E allora vai, caro, vai: prendi una piroga, un brigantino, una caravella, e vai a dirgli cosa ne pensi. Ma si può parlare così? Il più colossale manipolatore di valute della storia economica recente che se la prende con chi sta semplicemente reagendo alla sua sleale provocazione! Basta, devo smettere di scrivere: se uso troppi punti esclamativi Rockapasso mi cazzia. Ma dico: come si fa a mantenere la calma di fronte ad amenità simili? Veramente: il bue - castrato dalla Merkel - che dice cornuto al purosangue inglese - che in realtà è canadese...)

martedì 28 giugno 2016

Brexit: in qua mensura mensi fueritis remetietur vobis

MatMen ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Marco Antonio sul Brexit": 

Ciao a tutti. Seguo il blog da un paio d'anni, in sostanziale silenzio. Volevo intanto ringraziare il prof per avermi insegnato tanto. Veramente grazie. Ho deciso di scrivere perchè vorreri fare un atto di testimonianza rispetto a quello che sta succedendo a Londra. Un amica di un amica che io conosco appena chiamata Melany ha postato sul wall della sua pagina facebook le sue ragioni per votare leave al referendum sul brexit. Io ho semplicemente scritto un messaggio di supporto al suo post. Questo è il messaggio privato che ho ricevuto da Melany dopo che ha deciso di rimuovere il suo post: 

"[...]. It's dreadful here in London right now. Many people who voted Leave now pretend on social media that they were for Remain. Every 5 minutes, friends and friends of friends post the never ending corporate propaganda... They cannot see they are being played by the media, which perpetuates ever more ridiculous lies. I have never seen such anger and hate. I am shocked to see that most of it comes from the intellectual classes and my dearest friends.

I've been called racist, stupid, uneducated, and selfish. I've had to remove my posts, because I couldn't bear to read the things that people I thought were my friends were saying about me.

And this brings me to the reason for my message: I just wanted to say thank you, to someone I met almost a year ago today, and don't really know at all for being the only person to say something supportive on my Facebook wall about my decision to Leave. 

Thank you xx"

Non sapete che tristezza e preoccupazione mi ha messo questo messaggio. Ci aspetta una battaglia durissima e solo il fatto di sapere di essere dalla parte giusta mi consola. Parzialmente.

Grazie per il tempo e per lo spazio.

Saluti 

Postato da MatMen in  Goofynomics alle 28 giugno 2016 10:36

lunedì 27 giugno 2016

Marco Antonio sul Brexit

(...parodia a cura di Marco Franceschi...)

Marco franceschi ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Brexit e sterlina: il "minimo storico"": 

Amici, Romani, compatrioti, prestatemi orecchio; io vengo a seppellire il popolo Inglese, non a lodarlo. Il Commentatorex mi dice che in maggioranza è formato da nerboruti e tatuati semianalfabeti che non sapevano cosa cazzo stavano votando e io ci credo perchè il Commentatorex è un uomo d'onore.

Il direttorey mi dice che in maggioranza è formato da vecchi impauriti e mezzo rincoglioniti,stupidamente legati ad obsolesti simboli ex imperiali, e io ne convengo perchè il direttorey è un uomo d'onore.

Ne consegue che deve essersi operata una nefasta stregoneria che ha trasformato il popolo inglese in una notte: dove sono finiti i festosi pagatori di tasse, gli infaticabili dipendenti pubblici, i sagaci ma non avidi imprenditori, i politici lungimiranti che erano la croce e la delizia delle Gabanelli e di fronte ai quali noi facevamo invariabilmente la figura dei cialtroni?

Che ne è della land of opportunity verso la quale fuggivano i nostri migliori friggitori di hamburger, delle paghe da favola, del welfare rigoroso ma giusto mentre da noi è tutto un magna magna?

Tutto scomparso, vaporizzato; gli inviati si affannano a trovarli ma riescono ad intervistare per strada solo dei minus habentes che farfugliano slogan imparaticci da far invidia al miglio Borghezio.

Si scopre all'improvviso che la scheda del referendum,semplice da far invidia a noi bizantini, è troppo semplice e non significa un cazzo di niente.Poco piu' di un sondaggio su una nuova merendina.
Comunque sia egli ( il popolo Inglese) ormai tace.Tutti lo amaste una volta, né senza ragione: qual ragione vi trattiene dunque dal piangerlo?



(...gentlemen, it has been a privilege to be your guru...)

(...nel FrecciaRossa ingolfato di garrule zoccole in carriera e di cialtroni roboanti deflagra una risata omerica. Grazie. Mi date la forza di resistere. E resisterò...)




Brexit: l'analisi di Blyth

(...credevo che Blyth fosse uno degli gne gne tsiprioti per i quali "autteità bbutta, euo bello". Forse era così quando ha scritto il suo libro - non posso darvene una valutazione: qualcuno lo conosce? - ma ora le cose le dice veramente bene ed è bello poter condividere con voi quattro minuti di vero godimento...)


(...noi saremo in montagna...)

sabato 25 giugno 2016

Brexit e sterlina: il "minimo storico"

(...o anche "la caduta libera"...)


Il grafico mostra la media mensile del tasso di cambio sterlina/dollaro quotato incerto per certo (cioè costo di un dollaro in sterline, ovvero quantità di sterline necessaria per acquistare un dollaro) dal 1971 ad oggi. Per il mese corrente, al posto del dato medio, uguale a 0.69487, ho messo il valore attualmente quotato, pari a circa 0.73 (e quindi un po' svalutato, nel senso che ci vogliono più penny per un dollaro):

(fonte dei dati).

Appare del tutto evidente che per un inglese i dollari non sono mai costati così tanto... dal luglio 2014 (quando il cambio era a 0.58)!

O no?

Ah, per i diversamente economisti (quelli della generazione Erasmus) qui vi metto il grafico della quotazione certo per incerto (dato che, fra l'altro, la sterlina è sempre stata quotata così, mentre noi questa quotazione la adottiamo solo da quando siete nati voi, perché ha molto meno senso per motivi detti e stradetti - a proposito: chi se li ricorda?):


La fonte è la solita, e in questo caso il minimo lo vedete appunto come un minimo, perché questo grafico rappresenta il costo di una sterlina in dollari (e quindi se scende la sterlina vale meno). E anche qui, come vedete, è evidentissimo che la sciagurata Brexit ha portato la sterlina al suo minimo storico.

O no?

E con questo mandiamo un gran ciaone a chi ci dovrebbe informare ma non si attiene a un minimo di deontologia, mentre io, col vostro permesso, devo correre a cena: il mio peso corporeo è ai minimi storici e sono seriamente preoccupato. Ma un motivo c'è: sono appena stato in bagno. Ah, scusate, avevo omesso un dettaglio: il mio peso è sì ai minimi storici, ma da un quarto d'ora fa. D'altra parte nel mondo della globalizzazione il tempo corre più in fretta, e un quarto d'ora oggi vale come un decennio negli anni '70, quelli della generazione Beatles di vecchi ignoranti bifolchi illetterati egoisti buzzurri che hanno rovinato l'Inghilterra, portando la sterlina in territori mai esplorati prima.

Un po' come i nostri giornalisti, non trovate?




(...ricevo e pubblico:

zapoi67 ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "La semplice macroeconomia del Brexit":

Probabilmente avrò capito male io, ma:

Coffee Break del 24.06 : 0.69 GBP per 1 EUR il 18 luglio 2015... era un massimo e non un minimo per la sterlina (ora è sullo 0.81, cioè bisogna pagare 0.12 sterline in più per comprare 1 euro).
O sbaglio ?

Postato da zapoi67 in Goofynomics alle 25 giugno 2016 19:29 


Gentile amico, può anche darsi che abbia sbagliato io. Come avrai visto, ero impegnato in una piacevole conversazione con una persona gradevole in privato ancora più che in pubblico, e quindi potrei essermi distratto. Domani lo vediamo. Ma il punto è che la discussione in studio si riferiva evidentemente al cambio sterlina/dollaro - quello citato dal Financial Times, fonte autorevole secondo gli astanti, il cui parere io non metto in dubbio. Quindi intanto goditi questi dati, e verificali pure con la tua lodevole acribia. Poi domani ci vediamo l'altro minimo storico, quello sull'euro, che ci riserverà altre risate.

Va bene?

Grazie per lo stimolo...) 

La semplice macroeconomia del Brexit

(...l'affetto degli umili. L'orgoglio del loro riscatto. "Professore, io lo dicevo che questa cosa non funzionava, ma tutti me pijavano pe' mmatto. Io je dicevo: 'Ma vieni a véde, ce sta uno in televisione che queste cose te le spiega, guarda qui!' Ma nun me staveno a sentì. Grazie, professore". Questo ai corpi di guardia, al trucco, in taxi, in studio. Con loro mi sono fatto la famosa #fotocolguru, perché loro lo meritavano. Poi, naturalmente, ci sono gli illustri colleghi di storia. Ma a che ti serve studiare storia, se poi ti metti dalla parte sbagliata della storia? Del resto sia Fisher che Keynes insegnavano economia, ma uno solo divenne ricco. Non è un problema di settore scientifico-disciplinare. E ci sarebbe anche quel piccolo problemino: la storia la insegnano in pochi, e la fanno in pochissimi. Tutti gli altri votano. #ciaone!...)

(...anche in ambito accademico sono sempre meno i gggiovani che hanno paura di stringermi la mano. E questo è un segno...)

(...questa è la settimana dei QED, ma li celebreremo nel giorno del Signore. Ora vi dico due cosette al volo: 15 minuti per mettere a fuoco un punto semplice, ma essenziale...)

Sto leggendo lo studio di Matthes e Busch del quale vi parlo oggi sul Fatto Quotidiano. Nascondo, per innata pudicizia, l'inverecondo orgasmo intellettuale (altro che i tassi che schizzano!) che provo nel vedere i volenterosi carnefici degli scenari disapprovare i modelli mainstream (GGE, DSGE, VAR) e forward-looking solo perché non dicono quello che secondo loro dovrebbero dire. Potranno condividerlo con me, dopo essersi procurati un megarotolo di Scottex intellettuale, solo i colleghi del SEX, pardon: SECS-P/05.

(...anzi: potrebbero. Purtroppo loro sono i più ideologizzati, quelli che "Bagnai non fa scienza quindi l'aula per il seminario non te la do", ma lasciamo perdere...)

Peraltro, la loro linea di attacco nel ritrattare la modellistica in cui hanno sempre creduto è, a grandi linee, che ci sarebbero problemi politici dei quali i modelli non tengono conto, la lunghezza dei negoziati, le ritorsioni della Germagna. Nel pezzo di oggi parlo anche di questo. Potrei evocare il concetto di minaccia non credibile e di subgame perfect equilibrium, così, per rassicurare il povero Ricchiardo (una prece). Mi limito a dire che da chiacchierate fatte con amici di Bruxelles sono emerse cose che la lettura di Majone lasciava comunque intuire. In pratica, da quando l'iniziativa Brexit è partita (di fatto, dal termine del negoziato con Cameron), la DG-ECFIN ha sospeso qualsiasi analisi di scenario, qualsiasi studio di un possibile piano B. La retorica è sempre la solita: "abbiamo solo un piano A, and this is it". In realtà, questa retorica non risponde solo all'esigenza (pure vitale) di convincere se stessi che quanto si sta facendo è la cosa giusta (e quindi chi se ne frega se la gente muore). Oltre a questo problema esistenziale c'è un problema organizzativo: in una organizzazione mastodontica, la probabilità che un piano B rimanga segreto (cioè la probabilità che tutti stiano zitti) si calcola applicando il teorema delle probabilità composte: moltiplica che ti moltiplica, da funzionario a ricercatore, da ricercatore a caposervizio, da caposervizio a vicedirettore, ecc., ti avvicini di molto a zero. Ora, siccome il semplice sapere che un piano B ci fosse (indipendentemente da quale fosse) avrebbe dato un segnale politico, l'unico modo per non far sapere che un piano c'era, in questa come in altre circostanze, era non prepararlo.

E questa storia contiene una lezione cruciale, che chiarisce perché il progetto di megastato europeo è delirante e antistorico. Dato che i contingency plans (vedete oggi come parlo forbito?), cioè, appunto, i piani B, hanno un ovvio valore politico e devono essere tenuti segreti, perché svelarli creerebbe problemi di time consistency (oh, come godo a perculare i miei cosiddetti colleghi...), e dato che la probabilità di mantenerli segreti è inversamente proporzionale alle dimensioni dell'organizzazione che li produce, ne consegue che solo organizzazioni sufficientemente piccole potranno dotarsi di contingency plans. Di converso, organizzazioni mastodontiche sono condannate ad arrivare impreparate agli appuntamenti con la SStoria. Questa osservazione fa il paio con quella di Alesina, secondo cui gli stati piccoli sono dotati di maggiore capacità decisionale perché è più facile per loro costruire un consenso politico. Ne consegue che nel mondo della globalizzazione, dove un piano B in tasca fa sempre comodo (la Brexit lo dimostra), e dove è opportuno decidere in fretta, stati piccoli sopravvivono meglio di imperi giganteschi.

Mettiamola così: se sei una preda e arriva un predatore, un buon contingency plan è nascondersi. Secondo voi, ci riesce meglio un topo o uno gnu? Chi si fa gnu il leone se lo mangia, e questa è la storia dell'UE.

A pagina 6 dello studio di Matthes e Busch trovo la perla della quale volevo parlarvi. Gli autori sostengono che "the country would lose free access to the Internal Market of the EU if no other agreement were concluded". Intanto li rassicuro: da Bruxelles mi dicono che la Commissione non intende avere un atteggiamento confrontational. Faranno ponti d'oro alla Gran Bretagna, in particolare ponti d'oro nero, proponendole una soluzione "norvegese": accesso allo Spazio Economico Europeo, e via andare. In parte questo è il risultato della mancanza di piano B, e in parte della permanenza di un residuo di buon senso.

Il downside (per loro) è che ora sappiamo che pitbull che abbaia non morde.






















































HAI CAPITO, PIER CARLO?



























































Bene.

Ma supponiamo invece che la Gran Bretagna venga isolata dalla Germagna, che le proporrebbe faticose trattative lunghe ben cinque anni (dicono i bene informati, i quali evidentemente non hanno mai sentito parlare di Doha Round...). I poveri inglesi dovrebbero quindi elaborare il lutto di non essere più legati all'Eurozona (che è magna pars di quel che resta dell'UE).

Ora, facciamo un ragionamento semplicissimo, da Econ102 (settore disciplinare SECS-P/01 o P/02), partendo dalla solita premessa: che l'economia del Brexit è banale e poco interessante (molto più interessante la politica, come la prima parte di questo post spero dimostri). Ragioniamo cioè in termini di commercio internazionale. Mi dite voi che interesse può avere un paese come la Gran Bretagna a stringere legami commerciali con un'area che appena arriva una crisi:

1) è costretta a tagliare la propria domanda interna (praticando politiche di austerità, cioè di svalutazione interna) per ripristinare i rapporti di competitività interni, e così facendo però si priva nell'aggregato di risorse per comprare i beni altrui (e quindi anche quelli tedeschi);

2) grazie a questa politica delirante manda regolarmente in dissesto le proprie finanze, il che rende la valuta del proprio vicino (la sterlina) un bene rifugio, costringendola ad apprezzarsi (perché tutti comprano gilt) nel momento in cui avrebbe magari bisogno di cedere anche lei (perché dollaro, euro e yen hanno ingaggiato una race to the bottom), compromettendo ulteriormente l'equilibrio esterno inglese?

Sì, avete capito bene: quando arriva una crisi, sia l'effetto reddito (distruzione della domanda dell'Eurozona) che l'effetto prezzo relativo (apprezzamento del cambio reale inglese, dovuto all'apprezzamento del cambio nominale della sterlina e alla inevitabile deflazione nell'area euro) penalizzano il commercio britannico, che accusa pesantemente il colpo. Ai gazzettieri propagandisti mostro questo disegnino, che tanto non capiscono (tranquilli, Upton Sinclair non aveva capito nulla: la maggior parte di essi non lo capisce aggratise...):


Chiaro il concetto?

Ah, sì, per quelli che si sono svegliati adesso, ovviamente questo è il rapporto saldo partite correnti/Pil della Gran Bretagna (studiate prima di aprire bocca, cazzo, altrimenti diventate complici dei delinquenti che vi stanno massacrando: ogni minuto che mi sottraete per rispiegarvi l'ovvio è un minuto che regalate a quei criminali e ai loro corifei...). Il punto in evidenza è il 2011, inizio delle politiche di austerità, che, come vedete, inverte la tendenza provocata dalla svalutazione fra 2008 e 2009 (descritta nel Tramonto dell'euro, presto in edizione economica), e condanna la Gran Bretagna e un pesantissimo deficit, cioè a essere acquirente di ultima istanza delle nostre merci.

Se la sterlina è ai minimi storici (cosa che non è vera rispetto all'euro, peraltro: ma su questo i gazzettieri equivocano, perché gli pesa tanto scrivere gli undici caratteri: "sul dollaro"), questo dipende dal fatto che il saldo delle partite correnti britannico è ai minimi storici. Questo minimo storico è sempre legato alle deliranti dinamiche monetarie del resto dell'Europa (guardate un po' dov'è l'altro minimo?).

E se la Germania non farà ritorsioni, è per il motivo che potrete vedere alla figura 2.3 dello studio di Matthes e Busch, i quali, evidentemente, nei loro studi mettono disegnini dei quali però non sono esattamente in grado di cogliere la portata politica.

Bene: ribadito che questo non è il motivo principale per il quale è stata votata la Brexit, confermo anche che in termini puramente razionali questo avrebbe dovuto essere il motivo per il quale la Gran Bretagna si sarebbe dovuta sganciare. Nel mare della globalizzazione non ha alcun senso legarsi mani e piedi a un peso morto simile. Anzi! La scelta razionale sarebbe starsene fuori, e invocare la clausola della valuta scarsa del Fmi, o l'ordinamento del Wto, per applicare dazi difensivi contro la Germania (visto che comunque la sterlina rimarrebbe, come rimarrà, un bene rifugio, soggetto pertanto a apprezzamento in caso di crisi, cioè a un andamento prociclico del cambio).

Ma queste cose, in tutto questo porco mondo di cialtroni, di colleghi che credono ai propri modelli solo se dicono quello che gli è stato detto di dire, di gazzettieri che non hanno capito che è finita la pacchia, queste cose, in tutto il globo, potete leggerle solo qui. Sono troppo semplici perché i miei colleghi ci si sporchino le mani, e troppo complesse perché i gazzettieri le capiscano. Ma questi ultimi, lo abbiamo visto per tutta lagiornata di ieri, sono colti, hanno fatto er classico, mica sono straccioni come gli incauti elettori britannici. Saranno quindi in grado di leggere queste parole:


πρῶτον οὖν τοῦτο θεωρητέον, ὅτι τὰ τοιαῦτα πέφυκεν ὑπ᾽ ἐνδείας καὶ ὑπερβολῆς φθείρεσθαι, δεῖ γὰρ ὑπὲρ τῶν ἀφανῶν τοῖς φανεροῖς μαρτυρίοις χρῆσθαι ὥσπερ ἐπὶ τῆς ἰσχύος καὶ τῆς ὑγιείας ὁρῶμεν: τά τε γὰρ ὑπερβάλλοντα γυμνάσια καὶ τὰ ἐλλείποντα φθείρει τὴν ἰσχύν, ὁμοίως δὲ καὶ τὰ ποτὰ καὶ τὰ σιτία πλείω καὶ ἐλάττω γινόμενα φθείρει τὴν ὑγίειαν, τὰ δὲ σύμμετρα καὶ ποιεῖ καὶ αὔξει καὶ σῴζει. οὕτως οὖν καὶ ἐπὶ σωφροσύνης καὶ ἀνδρείας ἔχει καὶ τῶν ἄλλων ἀρετῶν.

(...ma non di capirle, e questa sarà la loro fine...)

(...questo è il momento di spingere. Due cose: [1] estrema cautela nel linguaggio; [2] contribuite ad a/simmetrie. Se qui trovate queste semplici verità, è perché c'è uno staff che mi sostiene. Se non ci fosse, voi sareste al buio, prede inconsapevoli del cetriolo globale. Inutile scrivermi lettere lacrimevoli se poi non vi frugate le vostre cazzo di tasche. Non è vero che non avete un euro al giorno da darmi: lo date a chi vi mente perché la verità ve l'offro gratis. Non fatemi pensare che questo sia un errore: un secondo dopo spegnerei la luce, e il cetriolo globale troverebbe la sua strada dentro di voi...)