"Maestra Elsaaaaaaa! Bagnai dice le parolacce!"... No, tranquilli. È solo che voi opinionisti pro euro siete di una sesquipedale ignoranza, altrimenti avreste immediatamente riconosciuto la citazione di un autore che senz'altro disprezzate, perché ha
la colpa ormai irredimibile di essere italiano.
I miei lettori, che sono su un altro livello, ricordano come, costretto dall'ignoranza crassa di un musicista dell'epoca ad aggiungere i numeri a un
basso cifrato, Vivaldi glielo restituì con la graziosa annotazione: per i coglioni. Sottinteso:
i numeri sono per i coglioni. Povero Antonio! Oggi come ieri i bravi continuisti non hanno particolare bisogno di numeri: basta guardare due o tre battute avanti, vedere dove va la linea, e si capisce quali rivolti e quali alterazioni usare...
Ma le sue parole sono di una formidabile attualità: oggi come ieri i numeri sono e restano per i coglioni. Oggi parliamo dei numeri del famoso "dividendo dell'euro". Guardate un po', spurgando la mia email, cosa trovo oggi! Un'autentica perla:
Caro Prof
Do you remember me…ti aiuto, sapienza econometria YYYY? Ora lavoro per ZZZZZZ.
Comunque, quando le cose non vanno per il verso
giusto (ed evidentemente non stanno andando) è giusto abbandonare le
certezze granitiche e rimettere tutto in discussione.
Siccome iniziano a citarti in tanti…e ci sono tanti
motivi per criticare l’euro senza dare dati “paraculi”…. ti invito a
rimanere nel solco dell’onestà intellettuale (cosa che a dire il vero i
pro-euro non sempre fanno)…ma chi vuol essere
alternativo non può replicare gli errori degli avversari.
La storia dell’euro io (in estrema sintesi, ma se
ci prendiamo una birretta possiamo allargare la discussione) la
racconterei così:
“ ci ha dato un decennio gratis per rimetterci in
sesto, con moneta stabile, tassi bassi, investimenti a stra-fottere….se
poi invece di investire in ricerca e sviluppo hai puntato tutto su beni
di consumi improduttivi, dopo un po’ il conto
arriva”
Direi che è il caso di citare il teorema del second
best…se risolvi solo una inefficienza (lira e dracma rispetto
all’euro), ma ti dimentiche delle altre poi finire in un punto più basso
di quello di partenza….ma di chi è la colpa? di chi
ha voluto l’euro o di chi non ne ha saputo cogliere le grandi
opportunità?
Ognuno ha la sua risposta, ma se si vuol fare fact
checking, la storia bisogna riportarla tutta, compreso il saldo primario
della bilancia commerciale greca, che credo sia perennemente negativo.
Prendere base 2008 colpisce il pubblico…ma io non
ci casco (sorry non ho trovato produzione industriale, ma gdp fa un
lavoro simile)
Un abbraccio
Oronzo
Spettacolare, vero? Bene. Per togliervi la curiosità, e prima di commentare questo capolavoro di demenza giovanile, vi cito la mia pacata (as usual) risposta:
Sai che, con grande affetto, non ho capito né chi
sei, né che cazzo vuoi da me, né come ti permetti di darmi del
disonesto? Considerando per chi lavori, suggerirei prudenza. Le cose
andranno come dico io, e quando tutti dovrete dire quello
che dico io (cioè Friedman, Meade, Kaldor, ecc. Visto che sei così
bravo, non ti rifaccio la lista) tu e quelli come te vorrete non aver
scritto molte cose che avete scritto (inclusa questa lettera). Fammi una
cortesia: se il tema ti interessa, documentati
sui miei libri. Altrimenti un lavoro ce l'hai: fallo, e lascia me a
fare il mio.
AB
(eh, sì: nella vita mi tocca anche rispondere a roba simile)
Premesse
Premetto, senza violarne la privacy, che questo mio ex-studente lavora in una grande istituzione finanziaria, con responsabilità di un certo livello.
Altra premessa: essendo un mio ex-studente di econometria, ovviamente
proviene dal Dipartimento di Economia Pubblica della Sapienza (attuale Dipartimento di Economia e Diritto), quello che fu fondato da Caffè, e dal quale provengono,
in no particular order, personaggi come Draghi, Cesaratto, Padoan, Pianta, De Vincenti, Gnesutta, ecc. (trovate l'intruso!). Un dipartimento già laboratorio di pensiero critico, poi convertitosi in fabbrica del falso unico austerian-tsipriota, ma mantenendo sempre un livello relativamente elevato.
La classifica ANVUR (che di per sé può comodamente essere stampata sulla
stampante della Merkel, ma di questo parliamo un'altra volta) lo pone, con un punteggio di 1.3, sopra la media dei "grandi dipartimenti" di area 13 (Scienze Economiche e Statistiche), dove peraltro si trova anche il Dipartimento di Economia di Pescara, con un punteggio di 1.22.
La classifica ANVUR riguarda, sia chiaro, la qualità della produzione scientifica (valutata con metodi discutibili e discussi, ma ripeto: non ne parliamo qui, c'è un forum di piddini euristi
ad hoc per questo).
Frequentare grandi scienziati non implica necessariamente ricevere una buona formazione: ce ne son tanti che capiscono, ma non sanno esprimersi, o si annoiano a insegnare! Però, pur con questa sottopremessa metodologica, dobbiamo riconoscere che il soggetto in questione si è formato in un'istituzione di prestigio, di livello internazionale, ed è tutt'altro che stupido (altrimenti avrebbe evitato la materia più difficile, econometria).
C'è quindi da rabbrividire pensando che un tipo simile abbia responsabilità che in qualche modo coinvolgono direttamente il destino dei nostri soldi!
Ma purtroppo è così.
Insomma, vorrei farvi capire una cosa: questo individuo è perfettamente rappresentativo del livello culturale degli "ufficiali superiori" dell'"esercito finanziario". Conformisti abborracciati, che maneggiano con difficoltà concetti macroeconomici elementari, che formano la propria opinione sugli editoriali del dr. Giannino. Non sono cattivi. Non sono stupidi. Non fanno il male per cattiveria (ma lo fanno, perché vi rendete tutti conto che la lettera che vi ho presentato è il male in tutta la sua banalità), né perché "pagati" per farlo (non sono venduti! Chi se li comprerebbe!?).
Sono solo conformisti per pigrizia mentale e per presunzione: la fottuta presunzione del piddino, che sa di sapere, e che pensa di spiegare il mondo di fronte a una birretta a uno che gli ha pulito la bocca col bavaglino quindici anni or sono e che da cinque anni fa e pubblica all'estero ricerca specifica sul tema del quale il nostro amico sproloquia.
Preferirei che fosse malvagio, o stupido, o pagato. Invece non lo è. E del resto,
questa è una costante della storia europea...
I dettagli
Entriamo nei dettagli, che, come sempre, fanno la delizia dell'intenditore. Vi faccio notare che:
1) il "saldo primario della bilancia commerciale" è un concetto che non ha alcun senso! Semplicemente, non esiste. Il saldo commerciale non si divide in saldo primario e spese per interessi! È, per definizione, la differenza fra esportazioni e importazioni di beni e servizi.
Perché il pisquano usa un concetto che non esiste? Perché nella sua testolina confusa assimila, non a torto, il saldo commerciale al saldo primario del bilancio pubblico (quello al netto degli interessi sul debito). Ripeto: non a torto. Noi, che non siamo dei dilettanti, abbiamo visto qui come funziona
la bilancia dei pagamenti (motivo per il quale vi invito a votare questo sito
anche nella categoria
Miglior sito tecnico-divulgativo).
Diciamo che il saldo delle partite correnti corrisponde al saldo del bilancio pubblico, nel senso che esprime la differenza fra tutti gli incassi e i pagamenti di un paese (come il saldo del bilancio pubblico esprime la differenza fra tutti gli incassi e i pagamenti del suo settore pubblico). Il saldo commerciale quindi corrisponde al saldo primario del bilancio pubblico, nel senso che esprime la differenza fra entrate e spese al netto della remunerazione dei capitali presi in prestito (nel caso della bilancia dei pagamenti in realtà il discorso è più ampio, perché si considera anche il lavoro "preso in prestito" da altri paesi - ovvero: il saldo delle partite correnti comprende anche il saldo dei redditi da lavoro e non solo quello dei redditi da capitale - ma abbiamo visto che i redditi da lavoro sono parva materia).
L'abbaglio del mio ex studente quindi è in qualche modo scusabile. Chissà, forse lui era effettivamente davanti a una, o parecchie, birrette, quando mi ha scritto. Fatto sta che se pretendi di fare la lezioncina a un tuo professore e ti esprimi come la casalinga di Voghera sei solo un giovane presuntuoso ellissoide, ne convenite?
2) Altro dettaglio. Al mio ex studente, che guadagna bene e si sente al sicuro (perché è un coglione: la scure arriverà anche per lui) ha detto "su cuggino" che il saldo commerciale greco è stato sempre in deficit. Qui ci sono due cose da considerare. Intanto, il "micugginismo".
Dio santo, lavori nella finanza, guadagni bene, ti diletti di economia, e non sai andare a guardare i dati (more on this later)? Qui
sono anni che ragioniamo sui saldi greci, quindi non dobbiamo rifare tutto il discorso. Il dettaglio, se interessa, è questo:

Si vedono i due scalini dei quali parlavo nel post sulla premiata armeria Hellas, e si vede anche quello che già allora vi indicavo. Certo, la Grecia ha sempre avuto un saldo merci e servizi negativo. D'altra parte, sappiamo bene che qualcuno al mondo dovrà pure averlo! Ma esso era sostenibile. Quando diventa insostenibile?
Il segno preclaro dell'insostenibilità, come vi spiegai allora e vi ribadisco adesso, è l'andamento del saldo dei redditi da capitale (investment income). Esso era stabile in termini assoluti (e quindi relativamente decrescente rispetto al Pil:
Figura 4) fino al 2001. Poi inizia l'euroeuforia, la Grecia diventa credibile, i paesi del Nord iniziano a prestarle soldi in modo irresponsabile (
Bce dixit, anche se il presuntuosetto non lo sa), e gli esborsi per gli interessi sul debito estero aumentano.
Chiunque non sia un dilettante capisce quando e perché lo snodo si è verificato, quando il debito greco è diventato insostenibile: quando i greci hanno cominciato a indebitarsi per pagare gli interessi sul loro debito. Il fatto che il saldo commerciale sia negativo non vuol dire assolutamente nulla. È la dinamica dei saldi, e soprattutto della loro composizione, che conta. E si vede bene dove e quando questa è cambiata. So che vi annoio, ma non prendetevela con me: eventualmente col moccioso!
3) Disonestà? Ci ho messo un po' a capirlo. Nel primo grafico del mio fact checking io facevo esplicitamente vedere quanto la Grecia avesse perso dall'inizio della crisi. Quello mi interessava. Ho forse detto che prima non cresceva? Abbiamo sempre tutti detto che in Grecia sia la produttività del lavoro che il Pil reale e nominale sono cresciuti molto nei primi anni dell'euro, e abbiamo però anche detto perché: perché drogati dal debito estero, come
Frenkel ci ha insegnato e Constancio oggi ammette. Il mocciosetto, che per lavoro deve mentire (mentire al collega, mentire al capufficio, mentire al pubblico) ovviamente non concepisce altro mondo che non sia quello della menzogna opportunistica, e quindi pensa che io abbia intenzione di nascondere chissà che. Forse il suo ragionamento è: "Eh, ma i greci ci hanno guadagnato, come noi...".
Il suo "contro fact checking" è però un clamoroso autogol, per due ovvi motivi.
a) dimostra che lui i dati proprio non sa cosa né dove siano!
Ma la colpa è mia. Dove ho sbagliato? È evidente! Promuovendo uno studente che non sa nemmeno consultare il sito dell'Eurostat!
b) dimostra che l'euro non ha fatto nulla per industrializzare la Grecia (come si supponeva facesse, in base al ragionamento: integrazione finanziaria - mercato finanziario privato bello invia fondi per investimenti produttivi - paese si industrializza e recupera), mentre ha fatto molto per deindustrializzarla.
Infatti, il grafico che il pisquano mi accusa di aver nascosto (quello dell'indice della produzione industriale esteso a tutto il periodo dell'euromanna) si presenta così:

L'indice della produzione industriale nei settori estrattivo, manifatturiero e energetico negli anni "d'oro", quelli nei quali il Pil cresce, oscilla stabile attorno a 120 (l'indice è a base 100 nel 2010, come vedete), cioè negli anni d'oro la produzione industriale non cresceva.
Dice: "Ma allora perché cresce il PIL?"
Questo lo chiede il mocciosetto, perché voi ovviamente lo sapete: cresce perché crescevano i consumi, finanziati dai mercati finanziari privati, tutt'altro che infallibili! Ma la produzione in tutta evidenza non cresceva. Solo che, a fine campione, la troviamo del 33% inferiore rispetto all'inizio, senza alcun guadagno intermedio. Il ragionamento "Eh, ma ci hanno guadagnato" prende lucciole per lanterne, in tutta evidenza...
Misera fine del contro-factchecking di un ignorantello di passaggio. Peraltro, da uno che per far carriera ha dovuto sicuramente ingoiare molti rospi e lambire molti sfinteri (motivo per il quale non riesce a capire che altri possano agire onestamente e disinteressatamente), verrebbe anche da aspettarsi che non sia così sprovveduto da non trovare un indice della produzione industriale. Si potrebbe sospettare, viceversa, che l'abbia trovato, abbia visto che non quadrava con la sua favoletta da bar, e abbia preferito ripiegare in buon ordine sul Pil perché truccare i dati in questo modo gli tornava più comodo per accusarmi di disonestà!
Ma sarebbe un sospetto secondo me infondato. Non arriva a questo (come, del resto, è evidente, a tante altre cose).
E ora che abbiamo delibato i dettagli, affrontiamo il fondo della questione, il "ragionamento" del nostro simpatico amico, che da qui in avanti chiameremo "er Biretta".
Il ragionamento der Biretta
Ve lo riporto per vostra comodità. L'euro:
“ ci ha dato un decennio gratis per rimetterci in
sesto, con moneta stabile, tassi bassi, investimenti a stra-fottere….se
poi invece di investire in ricerca e sviluppo hai puntato tutto su beni
di consumi improduttivi, dopo un po’ il conto
arriva”
In questo ragionamento qualunquologico ci sono diverse cose che non vanno, e le abbiamo via via viste nel corso degli anni, ma siamo sempre in tempo a scoprire nuove sfumature.
Vorrei partire dalla più evidente: la visione grossolana e cialtronesca dei processi storici, rivelata da quel: "hai puntato tutto...".
Chi?
Chi ha puntato tutto?
Ma è chiaro: la Grecia. E certo! Perché esiste una persona che si chiama Grecia, ed è seduta al tavolo della roulette della storia, accanto alla signora Germania, alla signora Francia, ecc., e però punta le sue
fiche sul numero sbagliato. È giunto il momento di farvi notare che se una visione così cialtrona non è accettabile in generale da nessuno studioso di nessuna disciplina, lo è ancor meno da economisti mainstream come er Biretta (o meglio, i suoi numi tutelari: Giannino e Zingales).
Non è assolutamente accettabile che studiosi che fondano la propria analisi sul principio dell'individualismo metodologico, riconducendo le dinamiche macroeconomiche alle scelte dei singoli agenti rappresentativi (con aporie logiche tuttora irrisolte), quando poi devono discutere le stesse dinamiche si esprimano in termini di soggetti collettivi (la Grecia, la Germagna) che non hanno alcun significato né in termini economici né in termini storici.
Se fossero persone intelligenti e colte potremmo pensare che questo qualunquilogismo metodologico entri in scena per un ben preciso motivo: quello di occultare la struttura di incentivi che certe scelte di politica economica hanno creato a livello individuale. Ma er Biretta è solo er Biretta. Non dico che sia stupido, ma certo non è così scaltro. Parla in termini di Germagna e Grecia, così, per sentito dire, perché pensa di essere al bar, non per occultare quello che è successo.
E cosa è successo?
Una cosa molto semplice: la distorsione del mercato dei capitali determinata dall'avvento della moneta unica, e materializzatasi nel fatto che il denaro per un certo periodo di tempo è costato ad Atene come a Helsinki, ha creato una struttura di incentivi perversi per i singoli agenti economici.
Ne abbiamo parlato molto, in questo blog.
Intanto, abbiamo visto come
la rigidità del cambio costituisca per i governi un incentivo ad allentare la disciplina fiscale, perché fornisce segnali distorti ai mercati finanziari, occultando loro il rischio di cambio e quindi il merito di credito di un paese (cosa ignota ar Biretta, ma nota agli economisti veri - quindi non agli opinionisti pro euro - fin da
Tornell e Velasco, 1995).
Poi, abbiamo visto come
l'abbattimento dello spread determinato dall'euro sia stato un ulteriore incentivo ad allentare la disciplina fiscale, cosa peraltro intuitiva, dal momento che se di una risorsa (il denaro) viene artificialmente abbassato il costo (il tasso di interesse), è chiaro che poi si tenderà a sprecarla (il fatto è documentato ad esempio da
Cizkovicz et al 2015, questa tendenza all'
overborrowing era stata messa in luce per tempo da economisti del calibro di
Feldstein, 2005, come fenomeno assolutamente
standard di
free riding,
e oggi ne esistono raffinate spiegazioni
more geometrico, articolate sulla teoria del ciclo politico-economico, come quella di
Fernandéz-Villaverde et al 2013, come gli economisti veri sanno - ma ovviamente er Biretta e gli opinionisti pro euro ignorano).
Ma fino a qui siamo nel campo di quello che ci siamo sempre detti, del materiale standard (anche se er presuntuoso Biretta lo ignora, a differenza di voi), e soprattutto siamo rimasti nel frame della crisi come "crisi di debito sovrano". Certo, gli stati avevano una fracca di incentivi a comportarsi male, incentivi ben noti ex ante a chi ha disegnato le regole europee. Il punto è però sempre il solito: nonostante l'euro incentivasse i governi a comportarsi male, è stato il settore privato a metterci in crisi, comportandosi peggio!
E anche di questo in parte abbiamo parlato. Gli incentivi perversi appena descritti con riferimento al settore pubblico (l'incitazione all'
overborrowing, cioè all'
overlending) ovviamente valgono anche per i privati. Ma nel caso dei privati c'è una cosa in più.
Mi ha detto mi' cuggino...
A differenza der Biretta, che fa il dipendente di lusso (per ora), mi' cuggino fa l'imprenditore: rischia del suo, e vive in un ambiente mutevole e ostile, nel quale lambire sfinteri non basta e verosimilmente nemmeno serve: in effetti, al mercato lo sfintere non puoi lambirlo come al capufficio, semplicemente perché il mercato è un processo complesso, è il risultato dell'agire scoordinato di centinaia di agenti
, molti dei quali ti sono sconosciuti.
Quando sente parlare di "dividendo dell'euro", mi' cuggino porta la mano alla fondina e motiva il suo lieve disappunto con le considerazioni che qui vi riassumo. La premessa è che la sua azienda opera da più di cinquant'anni nel settore dell'arredamento (che è una cosa che serve, anche se non ha elevato valore aggiunto come l'aerospaziale: ma
voi preferite dormire su un materasso o sul pannello fotovoltaico di un satellite artificiale?). Ha fatto debiti, poi li ha ripagati, ed è ancora in piedi al settimo anno di crisi. Quindi un pirla non sarà...
Cosa è successo, secondo lui, quando siamo entrati a vele spiegate nell'euro? È proprio vero che i tassi bassi ci hanno aiutato? Hanno aiutato chi? A fare cosa?
Lui lo spiega così.
Con l'entrata nell'euro, una quantità di personaggi in cerca d'autore, senza arte né parte, si sono visti mettere a disposizione dalle banche denaro a ottimo mercato.
E così, annoiati ram-polli di provincia, o oscuri travet lividi di invidia sociale per l'imprenditore che aveva la Porsche (mi' cuggino: ora però ha l'Audi), hanno deciso che siccome ce l'aveva fatta lui, potevano farcela anche loro (il mondo è pieno di persone che non sanno collocarsi, e da qui ne son passate molte...): orsù, un bel mutuo a tasso irrisorio, si tiri su un capannone, si prendano in
leasing macchinari (tanto il
leasing costa poco), e si produca, si produca, perché l'economia è offerta, e l'offerta crea la propria domanda.
Infatti...
Infatti già da prima che la crisi iniziasse, l'offerta tanto creava la domanda che per restare a galla i nuovi arrivati cosa dovevano fare?
Dumping sui prezzi. Attenzione!
Il prezzo è un segnale di qualità. Ma in certi prodotti la qualità è fatta di dettagli che sfuggono al cliente sovrano.
Se una certa imbottitura è fatta di puro lattice, o di una gommaccia sintetica di questa fava, che dopo un anno si secca e si sbriciola, er cliente sovrano non lo sa. E quindi, come dire, entrando in produzione grazie a un mercato finanziario drogato, i simpatici sprovveduti, per restarci, in produzione, fin dall'inizio erano costretti a produrre a prezzi stracciati (tanto er leasing costa poco e er capannone nun costa gnente), comprimendo in questo modo i margini di chi invece forniva un prodotto di qualità (sulla base di una lunga esperienza imprenditoriale). Qual è il punto?
Il punto è che la distorsione del mercato del credito alimentava una sovraproduzione che in effetti non conseguiva da un aumento della produttività (intesa come rapporto fra valore aggiunto creato e input produttivi), ma semplicemente dal fatto che aziende potenzialmente poco produttive (perché prive di skills) venivano messe su e tenute in piedi grazie a una congiuntura creditizia del tutto artificiale e distorta, che induceva le aziende di credito a finanziare chiunque, pur di non tenere inoperosa la liquidità della quale disponevano, e che potevano cedere a vil prezzo.
Poi è arrivata la crisi, è con lei la scoperta che non basta produrre per diventare ricchi: bisogna anche vendere.
La reazione dei dilettanti è stata ovvia: abbassare ancora di più i prezzi, non pagare i propri operai, e alla fine fare l'inevitabile chioppo (che chiunque di voi potrà constatare andando a contare i capannoni deserti nella zona industriale più vicina a dove si trova). In questo modo l'ondata di piena degli imprenditori "fai-da-te", causata dal favoloso dividendo dell'euro, cioè dalla possibilità di avere "tassi bassi" (come dice er Biretta),
ha devastato le aziende serie in tre modi:
1) comprimendo i loro margini attraverso la concorrenza di prezzo praticata offrendo prodotti di qualità inferiore;
2) aggravando per contraccolpo la crisi di domanda, perché quando gli "imprenditori per caso" poi hanno dovuto licenziare i loro operai, certo questi non hanno pensato di riammobiliare casa per consolarsi!
3) disastrando le banche (colpevoli di non aver operato con prudenza, ma vittime anche loro dei segnali errati forniti da un mercato creditizio drogato), e quindi mettendo in difficoltà una ordinata gestione finanziaria anche di aziende sane (perché è chiaro che dopo aver dato denaro a chiunque, la reazione poi è non darne più a nessuno, altrimenti la madonnina di Basilea III piange).
Lo vedete, no, il legame fra credito drogato e calo della produttività (intesa ad esempio come valore per addetto)? Il credito drogato, spacciato a tassi ridicoli, è servito proprio a tener su aziende che
abbassavano il valore aggiunto per addetto, e questo è stato un altro dei percorsi attraverso i quali l'euro ha dannato i paesi del Sud.
Al Nord questo non è successo non (tanto) perché fossero bravi, ma per un fatto più banale: nei paesi del Nord con l'entrata nell'euro il denaro ha continuato a costare quanto era sempre costato, cioè poco, e quindi l'ingresso nell'euro non ha distorto il loro mercato creditizio. Il nostro però sì...
Mi ha detto Bisin...
Il ragionamento di mi' cuggino è un referto storico nitido, che si inquadra perfettamente in quella declinazione (come oggi si suol dire) del puro buon senso che noi chiamiamo: logica economica. Ha solo un difetto: è un resoconto verbale. Gli economisti seri, i
mainstreamers, come ad esempio il nostro amico Bisin, anche quando sono come lui burberi, hanno delle umane debolezze, hanno un lato delicato, oserei dire femminile.
Ecco: così come alle nostri gentili compagne (o per lo meno ad un sottoinsieme sempre più ristretto di esse) certe cose vanno dette coi fiori, altrimenti fanno finta di non capirle, ai mainstreamers certe cose vanno dette con gli integrali, altrimenti non le capiscono.
Vi renderete conto che in certe circostanze ciò causa delle oggettive difficoltà.
Pensate ad esempio di essere su un sentiero di montagna, e di avvertire un rumore sopra le vostre teste. Un po' di polvere vi segnala che un masso si è staccato, ed è quindi prudente avvicinarsi alla parete. Ma se avete con voi un
mainstreamer, la cosa diventa oggettivamente complessa. Intanto, i
mainstreamer sono idealisti, insomma, appartengono a quella fottuta corrente di pensiero filosofico che da Platone in giù ha cercato di convincerci, con maggiore o minore successo, che il mondo esterno sostanzialmente non esista. Con i
mainstreamers il successo è stato totale, come sappiamo. La conseguenza è che per un
mainstreamer un rumore sinistro, o il fallimento di un'impresa, non vogliono dire nulla, semplicemente perché sono mondo esterno, e quindi non sono.
Poi c'è anche il problema di far capire a un
mainstreamer che un sasso sta cadendo. Non è che puoi semplicemente urlare: "Pietre!", anche perché il tuo urlo, per il
mainstreamer, è mondo esterno, quindi non esiste!
Dovresti, per ottenere un qualche successo, dire una cosa del tipo:
"Alberto, mi permetto di farti notare che esistono fondate evidenze empiriche del fatto che sopra la nostra testa una porzione di materia di massa gravitazionale stimabile attorno ai 10 Kg stia trasformando la sua energia potenziale in energia cinetica e rischi pertanto di impattare col nostro cranio in un numero di secondi che, se mi permetti un calcolo
back-of-the envelope, il quale astragga dalla resistenza viscosa del fluido atmosferico, che poi sarebbe l'aria, dovrebbe equivalere alla radice quadrata di due per l'altezza relativa del grave diviso
CRASH!
Capito qual è il problema con i mainstreamers? Se gli dici le cose in modo pratico, non ti ascoltano, e se cerchi di dirgliele nel loro linguaggio, nel frattempo avviene la catastrofe!
Nel caso specifico, però, ovvero per quanto attiene al fatto che la crisi di produttività,
oltre alle determinanti che sappiamo (l'interazione fra domanda e produttività via legge di Verdoorn e le distorsioni allocative nel mercato del lavoro determinate dalle famose riforme...), sia in parte stata causata dal dividendo dei coglioni, cioè dalla distorsione del mercato del credito che si è tradotta in tassi di interesse reale troppo bassi per il Sud, un aiuto ce lo dà
Gopinath et al., 2015.
Il discorsetto di Gopinath è più raffinato di quello de mi' cuggino, ma le conseguenze, e in parte anche la logica, sono simili.
Gopinath considera un mondo di imprese eterogenee e soggette a "attrito" finanziario, ovvero sottoposte a un vincolo di bilancio dipendente dalle dimensioni dell'impresa, dove si presume che le imprese più piccole abbiano maggiore difficoltà a ottenere credito (p. 2). In modelli di questo tipo normalmente la produttività dipende in modo positivo dalla liberalizzazione finanziaria (p. 5), perché comporta afflusso di capitali, un miglioramento nell'allocazione degli stessi, e quindi un aumento della produttività a livello aggregato. Gopinath e i suoi coautori introducono un altro elemento: il costo dell'aggiustamento verso un nuovo livello di capitale produttivo.
La loro motivazione è l'osservazione fatta da
Reis, 2013, con riferimento alla crisi del Portogallo. Noi sappiamo, perché ce lo ha spiegato
Joao Martins Ferreira do Amaral, che un pezzo di quella crisi è dovuto alle distorsioni allocative causate dal cambio fisso: penalizzando le imprese che operano nel settore dei beni commerciali (e quindi del manifatturiero, ad alto valore aggiunto), il cambio fisso induce gli imprenditori a riallocarsi nei settori protetti (costruzioni e servizi), a più basso valore aggiunto, e (nel caso delle costruzioni) a rischio bolla (un abbraccio ar Biretta che a questo punto si è perso...). Reis aggiunge (a p. 146) un'altra considerazione, ovvero che le imprese esistenti si suppone operino già "at their collateral constraint", cioè abbiano ottenuto tanto credito quanto è giustificabile nei termini delle garanzie reali che possono offrire. Le nuove invece no: ancora non hanno "posted as collateral" nulla!
Quindi quando il mercato si apre, solo un'ondata di imprese nuove ed inefficienti ottiene credito. È esattamente il ragionamento di mi' cuggino, solo che Reis (a differenza di quanto dicono Gopinath
et al.) lo applica all'interno del settore protetto (nontradable), il quale quindi subirebbe una doppia distorsione allocativa: una da cambio e una da credito.
Gopinath
et al. generalizzano il risultato.
Nel loro modello l'eterogeneità nelle dimensioni e negli stati patrimoniali delle aziende fa sì che una "liberalizzazione" che si manifesti attraverso un drastico calo del tasso reale induca una cattiva allocazione del credito e quindi del capitale produttivo, determinando nel complesso effetti avversi sulla produttività.
Ringrazio molto Bisin per avermi segnalato questo articolo, anche se mi dispiace che si sia risentito quando gli ho detto che queste cose me le aveva già raccontate mi' cuggino. I
mainstreamers son così. Il loro scopo, come vi raccontai
tanto tempo fa, è quello di raccontare storielle che riescano a
épater le bourgeois, cioè il lettore, insomma: che siano controintuitive.
Se gli fate capire che in realtà in quello che raccontano di controintuitivo c'è ben poco, che è puro buon senso, ci rimangono di un male!...
Concludendo
Ci sono diverse conclusioni da trarre da questo lungo post.
La prima è che, come trovate scritto nel nostro dizionario e com'era del resto prevedibile,
le posizioni del mainstream sono in rapida evoluzione. Se usciamo dal pollaio italiano, fatto di squallidi
influencer da quattro soldi, che parlano
ex cathedra (spesso dalla
cathedra esentasse di qualche organizzazione "multilaterale") di cose che ignorano, gli economisti seri, nel resto del mondo, non si permettono di negare l'evidenza che l'euro sia stato un esperimento rovinoso, e ormai hanno lasciato dietro le spalle, per timore di distruggere totalmente la loro reputazione, l'approccio moralistico secondo il quale il Sud sarebbe fatto di cialtroni e quindi meriterebbe di morire (insomma, l'approccio Severgnini, per chi ha seguito su Twitter: non voglio lordare questa pagina di scienza riportando le sue esternazioni).
Cercano viceversa di far quadrare i loro modelli estremamente stilizzati coi fatti: questo richiede uno sforzo intellettuale del quale sarebbe ingiusto riconoscere il valore,
come pure, però, è chiaro che se devi tagliare l'erba una rozza falce è più efficace di un fioretto, e a chi arriva dopo, quando arrivare prima salverebbe vite umane, normalmente si chiede conto del suo comportamento.
La seconda considerazione è che la maggior parte degli abitanti del nostro pollaio non è "malvagia" in senso stretto. Sì, valgono le considerazioni svolte dallo psicoterapeuta nel post precedente: non è difficile risonoscere in molti nostri compagni di percorso, lasciati alle spalle, i segni di quel rifiuto del principio di realtà e di quelle tare psicologiche che lui descrive così: "sono bugiardi, hanno grandi capacità empatiche ma
sono affettivamente molto distaccati, provano le emozioni solo
superficialmente, sono scollegati da un mondo emozionale profondo, egocentrici".
Quanti ne abbiamo visti!
Ma, questo post credo lo dimostri,
sono soprattutto dei giganti della mediocrità e delle vette di ignoranza. A parte Gopinath (che è uscito a luglio), tutto il resto è già roba vecchia (per chi pretende di essere economista), e se anche non fosse puro buon senso, sarebbe letteratura scientifica che chi parla di simili argomenti dovrebbe conoscere.
Er Biretta, porello, almeno mi ha scritto in privato, io l'ho mandato a fare in culo in privato, tutelerò fino alla morte il suo anonimato, e finita lì. Ma cosa dire delle decine di colleghi che continuano a sparar boiate in pubblico, fomentati dalla canea urlante dei mediocri livorosi, da questa feccia squallida di persone sconfitte dalla vita, che cercano sui
social la strada di un improbabile riscatto, e continuano a inquinare il dibattito, un dibatti urgente, serio, che meriterebbe di essere condotto con la profondità e la documentazione della quale praticamente solo questo blog in Italia continua a dare prova?
La terza considerazione è che non passa giorno senza che la letteratura scientifica non pianti un chiodo sulla bara dell'euro. Ma questo, di per sé, è irrilevante, e non solo perché rispetto a una considerazione razionale delle questioni economiche nel dibattito fa premio la loro dimensione emozionale (e vi rinvio ancora una vota al post precedente, strepitoso), quanto, soprattutto, perché ormai dovremmo aver capito tutti che quello economico è l'ultimo dei problemi. Qui il problema è la libertà, la democrazia. Er Biretta, porello, poro moccioso, lui se ne sta al sicuro, pensa... E non capisce che il suo voto conta sempre di meno, non capisce che non decide lui, né quando le cose non vanno come desidera, né, soprattutto, quando ci vanno. Non capisce che anche nella sua istituzione arriveranno i tagli, arriveranno i commissari dalla Germania, ecc.
Io ho profonda compassione di lui.
Voi penserete: "Ma guarda questo stronzetto presuntuoso come si rivolge a un suo docente! Non sa nemmeno come si chiamano le variabili macroeconomiche, lo accusa di disonestà presentando a sua volta dati se non truccati, per lo meno scelti in modo stranamente selettivo, e, ciliegina sulla torta, presenta un quadro della crisi articolato sulla visione moralistica del 'non abbiamo saputo approfittare del dividendo dell'euro', col quale oggi a Harvard si nettano bella mente le terga, come Bagnai ci ha appena dimostrato...".
Sarete sdegnati, e forse, epidermicamente, mi sentirei di darvi ragione.
E invece a me er Biretta fa compassione, una compassione profonda, perché sarà lui a pagare il prezzo più duro.
E sapete perché?
Perché siccome la crisi ci colpisce uno alla volta, non tutti insieme, siccome ognuno di noi, ma soprattutto lui, vede le foglie e non l'albero, e siccome lui sarà senz'altro uno degli ultimi a essere colpito, data la sua posizione, quando verrà anche per lui il momento di andarsene, uscirà in un paese completamente devastato, dove non ci sarà alcuno spazio per le sue competenze, e quando se ne andrà all'estero troverà tutti i posti di livello equivalente al suo già occupati da quelli di voi che nel frattempo se ne saranno andati, e che per il fatto di essere qui dimostrano di non essere meno intelligenti di lui.
Così, quand'anche gli accada di restare in finanza, il suo posto non sarà dietro una scrivania, ma al cesso, con una ramazza. E se voi poteste misurare, come posso io, l'ampiezza di questa caduta, er Biretta farebbe compassione a voi, come la fa a me.
(
...se questo post vi è servito a capire qualcosa in più, sostenete a/simmetrie, e nominate questo blog...)