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giovedì 3 gennaio 2019

Prospettive




(...esercizio: provate a localizzare nella seconda immagine la data del 22 novembre 2015...)

(...altra cosa da tener presente, quando si parla di corsi azionari: il 10% di 10 è 1, proprio come il 50% di 2: le prospettive sono un affare di proporzioni...)

giovedì 14 giugno 2018

Aquarius e fake news

(...dal nostro amico giurista Guidubaldo, che l'ultima volta - salvo errore - si era fatto vivo qui,  ricevo e doverosamente condivido. Consoliamoci! In tutta evidenza i nostri politici non sono fra i peggiori in circolazione…)


Caro Alberto,

Solo per segnalarti un simpatico caso di fake (legal) news che sta circolando indisturbato sui nostri media. Il Ministro (Ministra?!) della Difesa spagnolo Dolores Delgado (che dovrebbe essere per giunta un Pubblico Ministero...) ha dichiarato a Radio Cadena Ser che la gestione della vicenda Aquarius da parte dell’Italia potrebbe comportare “responsabilidades penales internacionales” per violazione di patti e convenzioni internazionali e che la vicenda è una questione di “derecho humanitario”. Si tratta di una serie di non sequitur colossale.

Intanto, la responsabilità penale può solo essere personale e dunque non ci vuole un’aquila per capire che uno Stato in quanto tale non può in alcun modo essere soggetto a una giurisdizione penale, nazionale o internazionale che sia. Che si fa, si processa la bandiera? E chi si mette in galera in caso di condanna? Mistero...

Anche volendo provare, per assurdo, a ragionare di responsabilità individuali (del Ministro? Di chi altro?), non sussiste nessuno degli elementi di contesto che possano configurare crimini internazionali come, ad esempio, il crimine contro l’umanità di deportazione. Il richiamo poi al "diritto umanitario" è una scemenza da bocciatura all’esame di diritto internazionale. Esso è il diritto che si applica in costanza di un conflitto armato e la cui violazione può, a certe condizioni, configurare crimini di guerra. Non mi risulta che ci sia in atto un conflitto armato tra Italia, Spagna, Malta o chi altri (per ora…).

Se invece la ministra si riferisce alla responsabilità per la violazione di trattati internazionali in tema di diritti umani, quali ad esempio la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo o il Patto sui diritti civili e politici, credo che parimenti non ve ne siano - allo stato dei fatti - gli estremi e comunque potranno occuparsene in prima battuta e se interpellati i giudici italiani e/o spagnoli ed eventualmente la Corte di Strasburgo. Quella stessa corte che lo scorso ottobre ha accertato all'unanimità la violazione da parte della Spagna del divieto di espulsioni collettive per fatti avvenuti a Melilla nel caso N.D. and N.T. v. Spain (nos. 8675/15 and 8697/15), ora al vaglio della Grande Camera…da che pulpito!

Non che la leggerezza e la doppiezza morale dei politici spagnoli, unita a quella dei nostri giornali che gli danno seguito, mi stupisca. Anche considerata l’operazione di maquillage del nuovo governo spagnolo tanto filo-UE e rosacomenonmai era il minimo che ci si poteva attendere…

Per il nulla che conta la mia opinione, sono dell’idea che l’atteggiamento tenuto dal Governo italiano in questa vicenda non sia ovviamente risolutivo del problema più ampio della gestione degli sbarchi e dei flussi migratori, ma abbia senz'altro dimostrato che la solidarietà se non arriva in modo spontaneo, può arrivare in modo “spintaneo”. Vedremo se ciò basta a far capire che l'Italia non è più disposta a farsi prendere in giro da quella autentica barzelletta di Stato che è Malta, o dalla retorica irresponsabile degli altri sedicenti partner umanitari a corrente alternata.

Un caro saluto e come sempre un augurio di buon lavoro!


(...cosa vuoi aspettarti da chi sugli immigranti spara? Che faccia una lezzzioncina sbagliata a chi li accoglie! Vi ricordate quando pubblicai la mia risposta alle corbellerie di Moscovici sul deficit italiano? Bene. Mi sembra di poter dire, con grande soddisfazione, che sto diventando inutile: ora c'è chi risponde meglio e più autorevolmente di me agli attacchi dei farisei europei. Era ora, nell'interesse di tutti. Mettere le cose in chiaro è il primo passo verso un rapporto costruttivo. La filosofia politica della subalternità totale, impersonata dal PD, ha distrutto il paese: ora basta! Domani, a Bolzano;



aleggerà fra gli astanti il ricordo del momento più abietto di questa subalternità: quelle riforme del sistema bancario a trazione UE il cui risultato (e verosimilmente il cui obiettivo) è stato spossessare il paese della parte più sana e più italiana del proprio sistema bancario, incuranti dei danni collaterali che ne sarebbero derivati in termini di esproprio dei risparmi, vite distrutte, e collasso del credito...)

martedì 20 dicembre 2016

QED72: il salvataggio (di MPS) che non ci salverà

Vi ricordate di quanto ci dicevamo un anno fa? Qui c'è una buona sintesi:


Ora che gli italiani hanno dato prova di essere meno stupidi di quanto certe aziende e certi organi di vigilanza pensavano che fossero, e pare quindi stiano evitando di immolarsi sull'altare della conversione "spintanea" delle loro obbligazioni in azioni, naturalmente interviene lo Stato.

Il fatto che lo Stato intervenga ci dice una cosa ovvia: che può intervenire, e che quindi sarebbe potuto intervenire prima, evitando le massicce perdite del comparto bancario che avevamo in qualche modo delineato qui.

Resta poi una facile previsione: questo salvataggio non ci salverà.

Intanto, esso viene proposto e gestito all'interno della logica imposta dall'abbandono della sovranità monetaria: la logica della guerra fra poveri. Ci diranno che il contribuente ha salvato il risparmiatore. Già, proprio quello stesso contribuente al quale si chiede, anzi, si impone, di salvare uno stato che non ne ha bisogno, per il semplice motivo che è sufficientemente "austero", quello stesso contribuente che si vuole immolare sull'altare di un obiettivo la cui inutilità è chiaramente disvelata dal moralismo di cui si ammanta, diventa improvvisamente specie protetta, soggetto da tutelare, nel momento in cui si delinea il collasso (in questo caso vero) della finanza privata. Voi direte: bè, meno male! Invece no, non esattamente. Porre il problema in termini di antagonismo fra contribuente e risparmiatore, due soggetti che, fra l'altro, largamente coincidono, serve solo a fomentare un conflitto insensato per nascondere quello che fino a pochi anni fa era ovvio: il prestatore di ultima istanza del sistema bancario dovrebbe essere la banca centrale, la sua banca centrale, sua di lui, sua di quel sistema bancario. Siamo al sovvertimento totale della logica economica, così macroscopico da passare inosservato, quello che Claudio Borghi descrive così: siamo passati da un sistema in cui la Banca centrale garantiva il risparmio salvando le banche, a un sistema nel quale i cittadini salvano le banche coi loro risparmi, che sono sempre di meno perché la Banca centrale crea deflazione!

La guerra fasulla fra contribuente e risparmiatore è inutile, e la fomenta chi vuole farci dimenticare questa semplice verità.

Se, come diceva un anno fa Barbagallo nell'audizione della quale il post linkato sopra riporta ampi stralci, dal 1936 in Italia non succedeva un disastro simile, è perché la Banca d'Italia, finché è stata la Banca d'Italia, fra mille inavvedutezze che la stanno rendendo un'istituzione poco credibile manteneva però la possibilità di emettere moneta per salvare gli istituti di credito. Nessun risparmiatore ha mai perso una lira, e nessun contribuente ha mai dovuto salvare nessun risparmiatore, finché la Banca centrale ha potuto svolgere questa sua funzione essenziale.

Ma ora non può.

Intervenendo tempestivamente, cosa che si può fare se si opera a livello nazionale, non se si dipende dalla sovrastruttura corrotta e inefficiente chiamata impropriamente Europa (in realtà, Unione Europea), si spende molto meno. Un anno fa sarebbero bastati tre miliardi (che erano stati stanziati, e che la Commissaria Vestager ci impedì di spendere per mantenere in piedi la finzione del "mercato" moralizzatore e disciplinatore, fustigatore del moral hazard...), un anno fa sarebbero bastati tre miliardi (che c'erano) per evitare il disastro delle quattro banche. Ora venti miliardi, da trovare nel bilanco pubblico (perché Bankitalia non è più liquida nella sua moneta), saranno appena sufficienti per dare un calcio al barattolo (come dicono gli anglofili), cioè per tirare a campare un altro po'.

Ma il problema non è risolto, il salvataggio non ci salverà, per un problema di struttura, che fra quattro anni tutti riconosceranno (perché tanti ce ne sono voluti a Giavazzi per riconoscere che il debito pubblico non c'entrava, e altrettanti glie ne occorreranno per riconoscere che invece l'euro c'entra).

Le regole europee, quando non sono destabilizzanti (come quel bail-in del quale qui parlammo fra i primi, e che ora, prima delle elezioni che la Merkel rischia di perdere e la Le Pen rischia di vincere, nessuno vuole applicare - dopo averlo sperimentato su un pensionato di Civitavecchia trattato con meno umanità di una cavia in laboratorio, della quale, per lo meno, non si insulta la memoria accusandola di non aver avuto il patentino per la sperimentazione!), queste regole sono comunque soffocanti. Il problema delle sofferenze non si risolve espropriando denaro, e non si risolverebbe nemmeno "stampando" (come dicono i cialtroni) denaro ad hoc. Si risolve solo con la crescita, e non ci può essere crescita all'interno di un sistema caratterizzato da rigidità nominale, dove qualsiasi shock esterno deve essere curato con l'austerità, cioè con il taglio della domanda, come ho detto in Commissione Finanze (a proposito: anche quell'audizione meriterebbe un QED, perché in effetti il governo non è riuscito a combinare nulla durante il suo semestre di presidenza europea, come andai a dire agli onorevoli).

Siamo nella spirale descritta da questo bel disegnino:




e per uscirne c'è solo una cosa da fare.

Quale sia lo sanno tutti, inclusi i traditori e ovviamente esclusi gli imbecilli.

Nel frattempo la gente può tranquillamente crepare, e i nostri governanti si fanno Mengele del nuovo nazismo, andando di esperimento in esperimento. L'ultimo esperimento è stato il bail-in. Il prossimo pare sarà il burden sharing. Cos'è? Voi, che siete informati, conoscerete meglio di me i dettagli.

Io, che sono solo un intellettuale, semplicemente, so.

Io so.

Io so che quando un governo si rivolge al suo popolo nella lingua di un altro popolo, quel governo ha tradito. La fiducia e i sacrifici di intere generazioni sono state tradite da una classe politica apertamente collusa con interessi estranei a quelli dei nostri concittadini, indipendentemente da colore politico e ceto sociale.

Mi sembra anche stupido insistere sui dettagli tecnici che a voi piacciono tanto. Accomodatevi presso la voce del padrone, se volete abbeverarvene: questo è il sito dove trovate il testo della BRRD. Io non entrerò in tanti dettagli, e chiuderò su un'osservazione semplice. Da millenni la moneta è attributo del sovrano: sulle antiche monete troviamo le effigi dei monarchi. Finché il sovrano è stato espressione diretta e esplicita dei potentati economici (sotto la simpatia formula della "grazia di Dio"), tutto è filato liscio. Poi sovrano è diventato il popolo, e improvvisamente quello che era dato per pacifico, cioè l'esercizio della sovranità monetaria, è stato demonizzato, dalla destra come dalla sinistra, finché non si è riusciti ad estirparlo dal perimetro del controllo democratico degli elettori, per riporlo "al riparo del processo elettorale". Così, i potentati economici hanno ripreso il sopravvento, e le decisioni di un popolo, che siano il referendum contro l'austerità in Grecia, o la scelta di utilizzare il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi per salvare le quattro banche in Italia, sono soggette al loro sindacato, al loro ricatto.

Credo non ci sia altro da aggiungere. Queste parole per voi sono superflue, perché sapete benissimo di cosa sto parlando, e per gli altri sono inutili, perché non lo vogliono sapere. Finché un politico non vi parlerà di abolire il dogma dell'indipendenza della Banca centrale dal governo, cioè quello strano principio per cui Draghi può dire a noi cosa dobbiamo fare, ma noi non possiamo dirgli nulla se non riesce a fare quello che deve fare (tenere l'inflazione al 2%), potete fare anche a meno di ascoltarlo.

Lo snodo centrale per il ripristino di un barlume di democrazia è questo, e la vicenda del Monte dei Paschi (che è appena all'inizio) ce ne darà infinite conferme.

Sono stanco di scrivere QED, ma questo sporco lavoro, purtroppo, uno solo può farlo...


(...bè, questa è esagerata: sapete che siamo in tre, e sapete che gli altri due sono, in ordine alfabetico, Claudio e Vladimiro. Un liberista, un keynesiano e un marxista si incontrano... comincia come una barzelletta, ma purtroppo non lo è!...)

(...sì, l'ho detto: alla fine usciremo dall'euro e nazionalizzeremo le banche. Se sono dello stato le banche tedesche, perché le nostre non possono esserlo? Vedrete, un giorno se ne ccorgerà anche Giavazzi...)

sabato 3 dicembre 2016

Basilea anno zero (scenario orgasmico).

(...nell'ultima newsletter parlavo ai soci di a/simmetrie dei problemini con Basilea 4, proprio un giorno prima che ne parlasse un nostro vecchio amico, comunicando loro il mio stupore nel constatare come gli europarlamentari "populisti" su questo tema fossero piuttosto preparati, molto più dei nostri giornalisti "economici". Nel frattempo, ricevo da un amico questo scenario in merito, e lo condivido con voi dopo aver rantolato dalle risate per alcuni piacevoli minuti. Naturalmente è solo fantaeconomia, non preoccupatevi...)



Azzardo una ipotesi:

1) I crucchi sfanculano gli americani  (ancora) sulle regole di vigilanza.

2) Gli americani si incazzano (ancora) perché si vedono svantaggiati competitivamente da DB, Paribas ecc.

3) A seguito di (2) viene messa in dubbio la veridicità dei bilanci delle banche europee dai media finanziari.

NB: europee significa non solo italiane (nihil novi) ma anche rane e craute (novità).

4) Il D.O.J. appioppia una sanzione bomba a DB.

5) Mustier (Unicredit) non trova i suoi 17 miliardi.

6) Er mercato chiude certe posizioni su DB. La diversamente Callipigia interviene, dopo aver dovuto baciare le terga ad un Donald ormai inarrivabile (anzi al genero: Donald manco la riceve) ed aver dovuto posare nuda per Playboy (Special Horror Edition).

7) A Siena tutti a magnà ricciarelli alla merda. Non solo, ma M.me Nouy chiede "accantonements pour plusieurs extra milardons de bedlons à la coque".

8) Le quattro racchie della BBBBBoschi non si vendono; Messina (Intesa) e Mustier (Unicredit) chiedono indietro i loro megaprestiti a Nicastro (CEO delle Bedbenks). A’ Valchiria dice "sò cazzi vostri: trovate  una soluzione di mercato".

9) Atlante trova un miliardo di perdite in più in pancia (fuuuuuuuuurbi i veneti). I sindacati, fattisi coraggio, bloccano Mion (l’ex fattore dei  Siori Benetton, la cui azienda fuuuuuurba intanto si squaglia), ora boss delle banche venete.

10) Sò cazzi per il PD!

11) Se Il Cazzaro ha vinto il referendum... sò cazzi ancora più amari per il PD!

Risultato : il Piddì schiatta avendo distrutto mezza Italia.

Solo uno scenario. Ma solo a pensarci ho avuto un altro orgasmo.





(...l'autore di questo scenario mi aveva chiesto di non pubblicarlo, ma eliminando un piccolo dettaglio scabroso credo di poterlo fare. E comunque il Cazzaro perde, ma sò cazzi anyway...)

domenica 18 settembre 2016

La pagliuzza MPS e la trave DB

(...da Charlie Brown. Che non sono io, perché lui non è me. Quindi non da me, che non sono Charlie Brown, perché io non sono lui...)


(...e ora aspetto il diversamente intelligente che "bravo, professore!"...)




Il recente giro di poltrone a MPS dà il senso di un tram vicino al capolinea.

Non si esce da una situazione patrimoniale e reddituale così compromessa in assenza di un intervento pubblico.


MPS è un microbo rispetto al gigante malato Deutsche Bank, passibile di una meritatissima multa Made in USA di 14 miliardi a fronte di una capitalizzazione di soli 18Mè meglio per MuttiMerkel e per il suo mentore Clinton-Bama  puntare il faro mediatico sulla pagliuzza senese facendo così passare inosservata la trave DB. 


Ormai però il faro è stato acceso (anche grazie ad una vigilanza europea del tutto asimmetrica) ed agli italiani tocca metterci una pezza. Altrimenti, data l'interdipendenza percepita tra banche, ci sarà sempre qualche solone eurista pronto a pontificare su come il povero gigante di Francoforte non sia "picchiato" per problemi di salute suoi proprima per un brutto virus contratto a Siena.


Occorre quindi Salvare il Soldato MPS.  E per far ciò aggirando l'insuperabile scoglio della "no-bail-out-doctrine"  (le bugie della Vestager non bastano più) diversi chef finanziari stellati propongono alla cricca regnante ricette di alta gastronomia derivata. Ma ben vedere più che di stelle Michelin si dovrebbe parlare di gioco delle tre campanelle.


I vari "piani" infatti hanno due componenti di base:


1) uno smembramento della banca in due  parti, la prima della quale ripartirebbe miracolata da una nuova verginitàmentre per la parte malata "si vedrà";


2) un trasferimento al mercatopezzettino per pezzettinodei rischi collegati ai crediti marci e marcescenti della banca tramite la cosiddetta "finanza derivata" .

"Dottò, dov'è la perdita?  Dov'è?  Qui no, là neanche…"


Ora la componente (1) equivale ad una bancarotta legalizzata [ndc: mannò, che dici! È una bedbenk...] mentre la componente (2) equivale ad una operazione di mimetismo per vendere "a' sola" a una vasta platea di soggetti ignari tramite l'industria del cosiddetto wealth management.


Obiettivamente è il meglio che si possa fare, visto che in finanza vige la legge dell'additività del valore. Puoi tagliare un'impresa in tutti i pezzi che vuoi e venderli in tutti i modi che vuoi, ma il valore totale non cambia. Se è negativo resta negativo.


Due  cose andrebbero capite, e capite bene:


1)  I soldi persi dalle banche italiane sono persi per sempre.


2) Quei soldi sono stati persi per sempre dalle imprese affidate principalmente poiché la nostra economia è stata azzoppata da una crisi importata dagli USA e dalla Germania (per mezzo del sullodato wealth managemente non ha i mezzi di politica economica e monetaria per risanarsi (grazie al beneamato euro e a tutto ciò che ci va dietro).


Finché saremo nell'euro e soggetti ai vari diktat "lato offerta" l'economia italiana non ripartirà, e si perderanno altri soldi. Nessuno quindi investirà a valori equi in imprese bancarie prive di prospettive. Si potrà svendere ma non risanare il nostro sistema creditizio. E poiché un paese industriale non può crescere  senza un sistema creditizio sano, la "cura" sarà di fermare tutto e spremere il malato come un limone: il salasso di antica memoria (oggi "Troika"). Si riparte poi, dopo molto tempo e molte lacrime, in gran parte in mani straniere: i frutti dei sacrifici fatti si accumulano largamente altrove.


Son cure queste che si applicano paesi falliti i quali  non hanno la dimensione economica e le risorse umane e  tecniche dell'ItaliaCure che quindi da noi rappresenterebbero un non-senso politico, economico, ed eticoa meno che non si persegua la distruzione della nostra sovranità economica e politica.  Cure che, se si vogliono davvero evitaresi evitano solo reintroducendo nell'equazione lo Stato, in tutte le sue dimensioni e nella sua piena libertà monetaria.


Fantasie?


Assolutamente no.


Sul piano meramente bancario si pensi all'efficace  salvataggio pubblico inglese di Barclays e RoyalBank of Scoltand (i cui manager non erano di certo meglio dei nostri). Si pensi poi ai costosissimi salvataggi teutonici delle varie Landeschifezzen, feudi dei politicanti locali: salvataggi fatti alla spiccia senza tante storie  (come lo sarà probabilmente quello della comatosa Deutsche Bank)

Mai come ora questa opzione per la sovranità economica e monetaria è attraente per l'Italia, essendo maturate la condizioni globali politiche e finanziarie per un distacco soft dall'area Euro e della sue (per noi) insane leggi.

 

Occorre solo guardare in faccia la realtàE agire!

 

 

giovedì 28 aprile 2016

Atlante e la Valchiria (allacciate le cinture)

(...post pubblicato a screzio dall'iPhone. Parla Charlie Brown. Io me sto a tajà dalle risate...)


BELLA LA MIA VALCHIRONA!:

 

 

D:  "Parliamo del fondo salva-banche Atlante. Cosa avete deciso su possibili aiuti di Stato?

 

R: "Non prenderemo alcuna decisione definitiva se non saremo informati della questione. Se le autorità italiane ritenessero che c'è un aiuto di Stato, ci informerebbero. Noi possiamo porre domande, ma fino ad ora non abbiamo ragioni per farlo".

 

D: Non vi preoccupa la presenza della Cassa Depositi e Prestiti, un'entità controllata dallo Stato?


R: "Le nostre procedure non dipendono dal coinvolgimento o meno di un ente privato o pubblico.Dipende dai prezzi. Se sono di mercato, va bene".

 

D: Atlante potrebbe acquistare tranche di cartolarizzazioni di crediti deteriorati a prezzi sopra quelli di mercato...


R: "E' un'ipotesi poiché non conosciamo il prezzo di mercato per questo nuovo prodotto di crediti deteriorati. Parte della questione è creare un mercato".

 

D: Userete come riferimento il prezzo di 17,6 centesimi stabilito durante la risoluzione delle 4 banche?


R: "Ma questo non c'entra nulla. Sono due argomenti completamente diversi".

 

D: Atlante prevede che molte banche convergano in un solo fondo. Non c'è un problema di concorrenza?


R: "Ci sarebbe se lo scopo fosse colludere sui prezzi o dividere il mercato, ma non è questo lo scopo in questo caso. Se vuoi lasciare che le persone trovino soluzioni di mercato, devi permettere loro dicoordinarsi.“ 


(Fonte: http://www.repubblica.it/economia/2016/04/28/news/margrethe_vestager_atlante_un_modello_per_le_banche_italiane_sull_inchiesta_google_non_siamo_anti-usa_-138644229/)

 

Fuuuurbi: hanno già il copione pronto! Siccome non c’è un mercato [falso], il mercato lo fa Atlante [che ha finalità pubbliche] con i primi acquisti [che rappresentano una quota infinitesimale del mercato e sono fatti con finalità pubbliche]!!!

 

…la valchiria ha appena condannato il sistema bancario italiano ad una nuova crisi.

 

Se Atlante resta con 2 miliardi che leva vuoi che faccia (non per niente il ceo di intesa, Messina, dice che vuole una leva “limitata” = massimo altri 4 miliardi)? Se poi fa leva folle diventa iper-speculativo ed i suoi titoli assorbono il capitale dei suoi stessi sottoscrittori (Unicredit, Intesa, Banco Popolare, blah blah) in modo esponenziale.

 

Basta quindi che i fondi esteri scarichino le sofferenze (il mercato c’è ed è sottile, quindi è facile manipolarlo) e ci troviamo al 5-10% invece che al 40%.

 

E come fa a quel punto questa travet che pensa di esser fuuuurba a dire che il mercato lo fa Atlante, con CDP dentro  che si presenta a comprare al 40%?

 

Fondi privati dicono 10, un carrozzone quasi pubblico dice 40. Chi distorce il mercato?

 

In pratica la settimana prossima o quella dopo mi aspetto un dumping furibondo sulle sofferenze (ma anche un po’ su tutto il comparto) da parte dei fondi.


Voglio veder che dicono quando Banco Popolare va in [beep] e MPS va a zero...

 

Naturalmente ciò tira giù subito Unicredit e…. alè si balla …. Poi a logica vanno giù i titoli nordici e... slurp... goduria ribassista... grazie ai coglioni “europei”...

 

Se indovino mi compri un bignè al cioccolato, ok?

 

Senno pago io un cannolo.

 

Sconsolati saluti


Charlie Brown



(...accetto la scommessa, ma col cannolo poi che devo farci? Io son sempre del parere che prima delle elezioni USA un casino simile non lo lasceranno scoppiare. Certo, se la signora esterna un po' a vanvera... Mercato? Ma che ne sa una socialista danese del mercato!? D'altra parte, secondo me l'allegra combriccola eurista de noantri da un lato non si rende conto di essere sotto botta [e se poi la Valchiria decide che invece è aiuto di Stato?] e dall'altro non è preparata a dare l'unica risposta adeguata: mastica! Chi vivrà vedrà...)


mercoledì 13 aprile 2016

Infelice Atlante (il canto del cappone)


"Infelice Atlante! Un mondo, l'intero mondo del dolore devo portare. Sopporto l'insopportabile, e il cuore mi scoppierà in petto."

Così Schubert, nel suo Schwanengesang, il canto del cigno. Simbolicamente, anche quello che rischia di essere il canto del cigno di un ben altro artista, Pier Carlo Padoan, nasce all'insegna di Atlante. Il fondo Atlante, quello del quale avrete sentito parlare e che mi accingo a commentare a Prima Serata su Mediaset TgCom 24 (alle 21:30, dopo una meritata doccia).

Preferirei farvi l'analisi dell'Atlas di Schubert. Ma mi tocca farvi una rapida analisi del fondo Atlante, frutto di conversazione con membri del comitato scientifico di a/simmetrie (le opinioni espresse sono comunque mie) e con Charlie Brown, che ringrazio particolarmente.



Il Fondo Atlante è una operazione impostata in fretta e furia per puntellare il sistema a fonte del rifiuto dei mercati di sostenere le banche italiane più o meno decotte/deficitarie di capitale. Di fatto sposta perdite in conto capitale da una parte all'altra del sistema finanziario, con l'unico scopo di far sopravvivere il sistema in attesa della "ripresa". Una "ripresa" che non arriverà finché siamo nell'euro, come ci siamo detti mille volte. Ma è anche un intervento marginale e quindi insufficiente.  A livello sistemico le perdite inespresse a bilancio sono di qualche decina di miliardi, come ammette Repubblica. Va infatti capito che il problema non sono le sofferenze di per sé, cioè il fatto che una banca possa trovarsi a che fare con cattivi pagatori (cosa tanto più probabile quanto più l’economia è in crisi), ma il fatto che esse siano correttamente appostate in bilancio (cioè siano correttamente svalutate: insomma, se si sa che la banca dei 100 che ha prestato ne riceverà 40, l’importante è che il bilancio sia in equilibrio dopo che all’attivo è stato scritto 40 al posto di 100). Se e in quanto non lo siano, il sistema bancario diventa una bomba a orologeria.

Per di più, l’operazione nasce in una logica emergenziale: il fondo pare sia di 5 miliardi di cui la gran parte "prenotati" per i 2 aumenti veneti ed il restante per MPS. Cosa resta per sostenere il sistema?

Il punto ancora più grave è che le sofferenze sono in realtà sopravvalutate nei bilanci di buona parte delle banche. Le svalutazioni effettuate da Bankit nel caso Etruria sono rivelatrici (c'è chi sostiene che abiano accettato un 17% per paura di trovare qualcosa di peggio dopo una accurata due diligence), e forse potrebbe interessarvi questa semplice simulazione.

Collocare le sofferenze al valore giusto vorrebbe dire per le banche erodere il capitale, con effetti a catena devastanti. Per questo, probabilmente, i crediti verrebbero acquistati ad un valore superiore a quello veramente "equo". Quello " veramente equo" riflette le condizioni dell'economia reale ( attorno al 30%, pare) mentre quello "equo a bilancio" è messo a bilancio dalle banche in gran parte non usando il concetto forward looking di cui all'IFRS9. La logica applicata è quella di aspettare l’autopsia per diagnosticare il cancro, e fino a quel momento si presume che sia una polmonite curabile.

Vi sono poi altri punti da considerare.

1. più la cosa si gestisce "privatisticamente in emergenza" più, per l’effetto panico, il valore di realizzo scende anche sotto il valore "veramente equo", aprendo spazi per l'intervento di fondi avvoltoio che pasteggiano sui resti del cadavere.  Ecco i vari Quaestio, Apollo, ecc. all'opera, all'interno di quel "pacchetto professionale" che è l'operazione Atlante, ma anche, sicuramente nei piani, ed in modo molto  più massiccio, dopo.

2. Tanto per capirci, la logica emergenziale è quella che ha spinto il governo ad accettare la risoluzione delle quattro banche famigerate prezzando le loro sofferenze a un valore del 17%, decisamente inferiore a tutte le precedenti valutazioni, causando alcuni danni collaterali quali la morte di una persona e la perdita di 35 miliardi di capitalizzazione del comparto bancario fra gennaio e metà febbraio (quando i problemi hanno lambito Deutsche Bank, e dall’Europa è arrivato il “contrordine compagni” – non si sa bene come: forse un’ELA a Deutsche Bank per riacquistarsi un po’ delle sue deiezioni?).

3. La cosa oltre a essere indegna è molto pericolosa perché se il mercato vede che il "salvataggio" non basta allora aggredisce le “big” (tra cui Unicredit).  Ed il filo porta dritto a Berlino e Parigi.

4. gli aiuti di stato impliciti nell'acquisto delle sofferenze a prezzi comunque sopra il "vero valore equo" forse non sfuggiranno. Renzi sta vendendo il benestare prima di averlo o avuto, esattamente come fu fatto per l'aumento del Banco Popolare.  Negoziare con Bruxelles in una situazione di emergenza vita o morte vuol dire esser sempre più condizionati Quello che servirebbe sarebbe una garanzia pubblica senza tante storie (anzi, per MPS e BpopVi e Veneto e Etruria e le altre morte che camminano una nazionalizzazione secondo me): come ho detto al GR stamattina.

Il Financial Times indica in 56 miliardi le "sofferenze" lorde da gestire:  sofferenze che dovrebbero valere solo 15 miliardi  (30%). Ma le “sofferenze” son sottovalutate: moltissimi “incagli” e “ristrutturati” sono in realtà sofferenze. Ovviamente la City vuole una “narrativa” che “calmi le acque” e permetta di fare business sul sistema finanziario italiano (spogliandolo di valore).
Insomma: siamo vicini al commissariamento previsto a Natale, più lo spolpamento (i profitti dei vulture funds sono risorse sottratte all’economia ed al credito nazionale).

Ci sarebbero altre considerazioni da aggiungere su questa Europa che fa due pesi e due misure (quando hanno dovuto salvare la banche del Nord Europa che erano impestate di prodotti speculativi hanno impegnato fino a 6000 miliardi di garanzie pubbliche, di cui effettivamente spesi 1500, di cui circa 260 in Germania, per nazionalizzare, fra l’altro, fior di banche), e su queste autorità di “supervisione” che in realtà svolgono un ruolo destabilizzante attraverso normative come quella sul bail-in, che noi applichiamo da bravi soldatini, mentre il resto dell’Europa si netta le terga con Trattati in vigore da 20 anni, come quello di Schengen. Di una cosa in vigore da due mesi e della quale si vede che non funzione e che ce l’hanno imposta per fotterci forse potremmo serenamente fare a meno, no? O anche, se la gentile signora Vestager dovesse ritenere che la tutela costituzionale del risparmio è aiuto di Stato, magari un governo interessato alle sorti del paese potrebbe dirle: “Cara, grazie per la sua opinione. Noi intanto facciamo come ci pare, così evitiamo di bruciare in borsa 35 miliardi che lei certo non ci ridarà – e l’Europa nemmeno. Poi, se lei non è d’accordo, ci faccia causa alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Se perderemo decideremo se pagare o anche no. Stia bene”.

Ecco: questo, se Renzi si decidesse a cantarlo, non sarebbe il canto del cigno. Ma anche quello che sta cantando, più che il canto del cigno, duole dirlo, sembra il canto del cappone.