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venerdì 15 dicembre 2017

La domandona (integrazione monetaria for dummies)

(..."fa piacere parlare con una persona intelligente", I fratelli Karamazov...)



Lui: "Il conto devo portarglielo in euro...".

[...]

Mi alzo e vado a pagare col Bancomat.

Lui: "Mi scusi, può darmi un recapito, volevo chiederle una cosa sulle sue teorie...".

Io: "Ecco, già partiamo male, perché non sono mie teorie: è la scienza economica".

Lui: "Sapevo che avrebbe detto così".

Io: "Perché è così".

Lui: "Comunque, avevo una domanda sulle sue argomentazioni...".

Io: "Ariòca!"

Lui: "Ma non volevo farle perdere tempo, posso scriverle...".

Io: "Perdere tempo? No, perché!? Guarda, ti spiego: è come alla fine di un western: io sono quello che spara, tu quello che muore, e la cosa è rapidissima. Dimmi...".

Lui: "Perché lei sostiene che si debba tornare alle valute nazionali? Ma se ognuno deve avere la sua moneta, allora dovrebbero avercela anche le singole regioni. Alla fine a me questo sembra più un problema politico".

Io: "Bravo, è proprio un problema politico. In effetti, gli squilibri regionali esistono, e magari in Italia ne sappiamo qualcosa. Ma................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................
E questo c'è chi lo capisce subito, chi lo capisce dopo, e chi non lo capisce mai. Comunque, farlo capire, vorrei che ti fosse chiaro, non è più la mia guerra. [Il collega al suo fianco, ascoltandomi, si rabbruniva, non so se per una sua accresciuta consapevolezza, o per un comprensibile sdegno di fronte alla mia incontenibile, devastante iattanza...] Io so solo una cosa: che questa sera ho mangiato perché mi hai portato il sushi, e ora posso pagarlo. Domani, chissà... Ma se io non potrò pagare il sushi, tu non potrai pagare l'affitto. Stammi bene, il futuro è tuo! E leggi il mio libro, se vuoi ti mando il pdf..."

Lui: "Ma no, non è necessario!"

Io: "Eh, chi può dirlo? Non volevo essere indelicato, ma io faccio l'economista, e quindi so che la situazione di chi lavora nel terziario è difficile...".



(...in cauda venenum...)

(...bene: il compito per il weekend è, evidentemente, riempire con il mio semplice argomento - che l'amico non ha capito, ma a me non interessava che capisse - le righe lasciate vuote. Purtroppo ultimamente mi sale spesso il don Rodrigo, e quando mi capita così devo dire che vivere dentro un sistema intrinsecamente violento come quello capitalistico, dove chi paga comanda, mi rivela il suo lato positivo: quello di poter esercitare in modo pulito e compatibile con l'ordinamento una severa ma giusta dose di brutalità con chi se la merita, o, almeno, se la cerca. Sarebbe il famoso concetto: "Il mercato è il mio pastore". Se mio nonno faceva il vino e io faccio libri, un motivo ci sarà, anzi, ce ne sono molti, soggettivi, ma anche e soprattutto oggettivi. Quegli stessi motivi oggettivi che mi portano a credere che per l'amico che mi interpellava l'ascensore sociale fosse rimasto fermo fra il piano terra e il garage. Questo non gliel'ho detto con le parole: ma con gli occhi temo di sì. Io sono, certo, solidale, in astratto, con le classi subalterne, e vorrei, certo, che questo sistema evolvesse in un senso socialista. Ho passato tutto il pomeriggio a leggere il bellissimo e utilissimo articolo di Porcaro... Ma poi, fra la teoria e la pratica c'è il giramento di coglioni! Io non sono modesto: sono umile. E con chi invece è modesto, ma non umile, non ho alcuna compatibilità e quindi alcuna pietà. Umiltà è mettersi a studiare, aprirsi ai ragionamenti altrui, e io questo lo faccio, e lo sapete, e vi costringo a farlo con un certo mal contenuto sadismo. Catalogare "le tesi" altrui non è esattamente umiltà. Non riuscirò a versare una lacrima per chi non ha fatto nulla per aiutare se stesso. Non sono Dio, per fortuna, quindi questa clausola nel mio contratto non c'è. D'altra parte, come vi ho sempre detto, non dovete avvelenarvi: Keynes reconnaîtra les siens, dopo che la crisi avrà fatto fare a questi ultimi la fine degli Albigesi. Meritata? Non meritata? Questo sarebbe un giudizio di valore, e non credo sia il caso di darne: quelli sono nel contratto di Dio. Però una cosa è certa: non è compito mio convincere chi crede ai giornali. Il mio compito è vincere questa guerra, e, magari, dopo regolare il sistema dell'informazione - possibilmente usando in modo appropriato le leggi liberticide che la terza carica dello Stato ci avrà messo a disposizione prima di inabissarsi. Io non sono buono, io non sono democratico, io non sono pluralista, e non sono nemmeno onesto, perché forse non vi sto dicendo la verità. Ma al simpatico cameriere piddino la verità l'ho detta...)

(...attenzione! Fermi tutti! Abbiamo la prova della saldatura antropologica fra piddini e ortotteri: quella che consentirà agli uni e agli altri di farsi alleare dai propri capi senza fare "bah!", dopo che i sullodati capi per anni li hanno aizzati gli uni contro gli altri. Il cameriere era piddino, non solo in senso antropologico - sapeva di sapere che la sua domandona mi avrebbe messo in difficoltà! - ma anche politico - non aveva la facies ortottera. Tuttavia, qualcosa di ortottero lo aveva: l'incapacità di usare Google per trovare il mio indirizzo email. Vedete? Una faccia, una razza, una missione. Quella che gli dà il deep state Usa. Massimo rispetto per il deep state, ci mancherebbe altro. Però, amici colonizzatori, se proprio volete tenerla calma sta colonia, sceglieteveli un po' meglio i vostri ascari! Fra l'altro, siccome mi sono veramente rotto i coglioni di spiegare perché l'euro non funziona, se mi pagate anche poco vengo io a fare il lavoro sporco, a belare più Europa, o a dire che l'euro ci ha dato la pace! Gratis, però, non voglio farlo. Nemmeno il cameriere, del resto, vorrebbe lavorare gratis. Ma presto dovrà farlo. Chissà se si ricorderà di quello che gli ho detto. E voi lo avete capito?...)

(...e ora Rockapasso chi la sente...)

mercoledì 6 aprile 2016

Morte, immortalità e storia

Il tempo scorre inesorabile e avvicina alla fine tanto quel disegno profondamente eversore dell'ordine costituito che è il progetto cosiddetto "europeo" (la cui ragion d'essere, ormai ci è chiaro, sta nel sovvertire le costituzioni democratiche nate dalle lotte patriottiche contro il progetto imperiale nazifascista), quanto, in ordine sparso, i suoi autori e corifei.

I tanti uomini politici che dicono che "non potevano sapere", o magari che "sapevano ma speravano che", o magari che non dicono proprio nulla (sperando di farla franca); i tanti intellettuali che, contravvenendo gravemente a un elementare principio etico, hanno speso in un campo non loro (l'economia) la reputazione acquisita in altri campi del sapere; i tanti giornalisti che tradendo la loro missione (impossibile?) di riportare i fatti separatamente dalle opinioni, hanno trasformato le proprie disinformate opinioni in fatti, stranamente sempre orientati a favore del capitale e del settore privato, mai a favore del lavoro e del settore pubblico. Ecco: tutti questi personaggi, che oggettivamente, indipendentemente cioè dalle loro intenzioni (che non possiamo conoscere perché non misurabili), dalla loro buona fede (che riguarda il Padreterno, l'unico che può accertarla), indipendentemente insomma dai rilievi soggettivi, hanno collaborato a un progetto altrettanto oggettivamente criminoso (perché foriero di disastri economici e quindi umani ampiamente prevedibili, previsti e quindi evitabili, come nel blog e nei libri abbiamo dimostrato), tutti questi signori moriranno, alcuni senza avere la soddisfazione (per noi) di vedere il loro progetto disfarsi miseramente, nella vergogna e nel disonore.

Moriranno tutti, come del resto noi.

Non c'è quindi da rallegrarsi particolarmente: "io non sono un biologo ma la biologia non è una scienza quindi" in questo caso non funziona (come del resto, mutatis mutandis, in economia)!

C'è però da fare una riflessione molto serena e succinta, che desidero condividere con voi.

Il privilegio di chi esercita un lavoro intellettuale è quello di sopravvivere nelle proprie opere più agevolmente di quanto ciò non possa accadere a un bigliettaio, a un mungitore, a un tornitore, a un qualsiasi altro "meccanico". Ma ubi commoda, ibi et incommoda. Ciò che ti rende immortale, in re ipsa ti espone a una valutazione post mortem. L'unico cambiamento che con la morte interviene è qualitativo, non quantitativo: il giudizio da etico diventa storico, ma, se era negativo, non può e non deve diventare automaticamente positivo per il semplice fatto che chi ha esercitato in modo discutibile la propria professione intellettuale non ci sia più.

Questo va capito e chiarito, e ovviamente vale anche per me (mi affretto a chiarirlo).

Il rispetto deve essere assoluto e totale, un rispetto fatto, in un primo momento, di silenzio (che non è oblio), un rispetto rivolto, naturalmente, al dolore dei familiari, che hanno il diritto di conservare il proprio ricordo della persona di cui soffrono la mancanza (e che si spera sarà stata con loro più premurosa di quanto sia stata col resto dell'umanità). Se hanno diritti inalienabili sulla propria sfera privata, i familiari però non hanno alcun diritto sulla storia, che deve fare il suo lavoro e che, laddove ravvisasse e documentasse un ruolo storico dei sullodati intellettuali, non potrebbe rinunciare a documentarlo e a trarne le dovute conseguenze solo perché nel frattempo i de cujus se ne sono andati.

I due piani sono e devono essere tenuti separati.

Se bastasse morire per meritare un giudizio storico positivo, allora, da Attila in giù, la storia sarebbe piena solo di brave persone (esclusi alcuni viventi non abbastanza facoltosi da comprarsi un giornale). Ma naturalmente non è così. Il male esiste, ed esiste perché viene fatto, e viene fatto per i motivi più disparati: per soldi, per conformismo, per pigrizia mentale, per vendetta, per astratta volontà di potenza...

La morte, certo, ne cancella le conseguenze: ma non la morte di chi lo ha perpetrato: la morte di chi lo ha subito.

Ecco: questo non dimentichiamolo.

Quando dei nostri tempi si darà una lettura storica, quello che colpirà (ma fino a un certo punto, perché l'antisemitismo del XX secolo ha già palesato dinamiche simili, che quindi, mi dicono gli esperti, non sono, in definitiva, così sorprendenti) sarà l'ampiezza, il carattere totalizzante e totalitario della propaganda, il suo aspetto pervasivo, il modo in cui ha infiltrato e corrotto il processo democratico, rendendo fattualmente improponibile una composizione pacifica dei conflitti. Non possiamo pensare che questo elemento, a noi evidente fin da ora, non verrà studiato e documentato. Altro elemento che colpisce, questo forse sì senza precedenti, è l'odio verso il proprio paese manifestato dalle élite italiane, e non tanto per la sua intensità, quanto per il fatto che, appunto, queste élite non ce lo hanno mai nascosto (tralascio gli innumerevoli esempi, che conoscete). Anche questo elemento dovrà essere in qualche modo analizzato, nella speranza (vana?) che ciò aiuti a evitare il ripetersi di una catastrofe come quella che stiamo vivendo: un balzo all'indietro di quasi due decenni in conseguenza di politiche delle quali si sapeva che erano sbagliate ma si sperava (?) che moralizzassero (?) questo popolo di Untermenschen: voi.

Ma questo sarà un lavoro serio, cui dovranno dedicarsi professionisti, in tempi e modi compatibili con la loro scienza.

Noi possiamo solo continuare a fare opera di testimonianza. Le nostre valutazioni le terremo per noi, e guarderemo avanti, al futuro dei nostri figli.

Non abbassiamoci al livello dei nemici della nostra Costituzione.

Grazie.

mercoledì 26 agosto 2015

Do you remember me? Vol. 2 (CLN vs. TRC)

Caro professore,

E di me si ricorda? Mi chiamo Mario Bianchi (o Rossi) ed ho sostenuto con lei l'esame di econometria alla Sapienza nel 1492. Ora lavoro [grossa istituzione multilaterale]; ho sorriso amaro quando in un recente tweet l'ha giustamente richiamata tra i veri paradisi fiscali. In realtà non le scrivo per sapere se si ricordi o meno di me (poco conta) ma per farle sapere che non siamo tutti come “er biretta”.

Seguo il suo blog dal primissimo giorno; sono stato fortunato perché decise di aprire il blog proprio qualche settimana dopo l'esame. La voce girò subito tra i suoi studenti! Ricordo anche chiaramente la sua presentazione in aula sui differenziali d'inflazione nell'area euro; eravamo davvero agli inizi della sua missione come guru e cavaliere nero. E ancora, ricordo bene il pomeriggio che fece qualche minuto di ritardo a lezione (rarità!) perché stava completando l'articolo "Cina e crisi: chi ha paura dell'agnello cattivo" in risposta ad un articolo di Zingales. Lo raccontò con passione e smontò con pazienza e decisione le osservazioni del piddino di turno.

Dopo l'università, l'ho rincontrata a [capitale delle Piddinia internazionale], alla presentazione de "il tramonto dell'euro" alla Libreria Piddina. Quel giorno era ricoperta dalla neve che manco in Siberia. Prima della presentazione mi riconobbe e mi diede un abbraccio. Ne rimasi davvero colpito.

Seguo costantemente il blog, ho letto, fatto leggere e soprattutto ho studiato tanto sui suoi post ed articoli. Grazie. Ho letto con passione ed adorato i suoi due libri e ne ho regalate copie ad amici e parenti, con discreto successo.

Studiando alla Sapienza ho avuto la fortuna di aver avuto come professori, tra gli altri, Acocella, Padoan, Gandolfo, Carlucci, Gnesutta e De Vincenti. Oggi però riconosco che la più grande fortuna è stata soprattutto avere avuto lei come professore. Le sue lezioni sono davvero tra i ricordi più piacevoli dei miei studi. Seguirla poi tramite blog e twitter in questi anni mi ha insegnato tantissimo ed aiutato a distinguermi dai piddini che mi circondano. Suonerà come una sviolinata, ma non essendoci captatio benevolentiae, non ci trovo nulla di male.

Ci tenevo solo a ringraziarla ancora una volta per il suo lavoro. Ciò che alcuni amici, parenti e colleghi cominciano a capire oggi, lei l’ha spiegato e documentato chiaramente anni fa. Seguire questo blog per me significa più di tutto stare mesi, spesso anni, davanti a chi non la segue.

Ma soprattutto le scrivo per farle sapere che tanti dei suoi studenti non sono casi persi e disperati come lo studente del post di ieri, “er biretta”. "Bucce e scarti che la vita ha sputato" come definiva lei in aula certi studenti. In tanti continuiamo a seguirla ed imparare tantissimo dal suo lavoro quotidiano. In tanti ci vantiamo in giro di essere stati suoi allievi. In tanti cerchiamo di contribuire (certo dovremmo fare molto dipiù) alla diffusione del suo materiale per squarciare il velo di Maia €peo ed Europeo.

Spero capisca il senso della mia mail. Ho già rubato troppo del suo prezioso tempo.
Un caro saluto.
Mario Rossi (o Bianchi)

















































“Ma vedi là un'anima che, posta
sola soletta, inverso noi riguarda:
quella ne 'nsegnerà la via più tosta".
Venimmo a lei: o anima lombarda,
come ti stavi altera e disdegnosa
e nel mover de li occhi onesta e tarda!
Ella non ci dicea alcuna cosa,
ma lasciavane gir, solo sguardando
a guisa di leon quando si posa.
Pur Virgilio si trasse a lei, pregando
che ne mostrasse la miglior salita;
e quella non rispuose al suo dimando,
ma di nostro paese e de la vita
ci 'nchiese; e 'l dolce duca incominciava
"Mantua...", e l'ombra, tutta in sé romita,
surse ver' lui del loco ove pria stava,
dicendo: "O Mantoano, io son Sordello
de la tua terra!"; e l'un l'altro abbracciava.
Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!
Quell'anima gentil fu così presta,
sol per lo dolce suon de la sua terra,
di fare al cittadin suo quivi festa;
e ora in te non stanno sanza guerra
li vivi tuoi, e l'un l'altro si rode
di quei ch'un muro e una fossa serra.































































Scusa, Mario Bianchi (o Rossi): e cosa avrei dovuto fare, se non abbracciarti? Sei d'accordo che eravamo in Purgatorio, no? Quel Purgatorio che stiamo attraversando tutti, ma contromano, scendendo verso l'Inferno di un conflitto mondiale. E allora a me, che ho fatto il classico, come credo te (e non credo er Biretta: ma non possiamo escludere che esistano persone totalmente impermeabili al bello), abbracciarti sembrava la soluzione più naturale...

Solo un dettaglio: io non credo di aver mai definito dei miei studenti come tu dici, per due motivi.

Primo, perché la citazione è inesatta. Rilke dice "Schalen von Menschen, die das Schicksal ausgespieen hat", che nella traduzione italiana in mio possesso suonava: bucce di uomini che la vita ha sputato (anche se in realtà, come noterai, Rilke non dice Leben, ma Schicksal: destino, e ci sarebbe da riflettere su cosa sia la vita, e cosa sia il destino: se si chiamano in modo diverso, forse saranno cose diverse...).

Secondo, perché io ho sempre voluto bene ai miei studenti. Ho sempre avuto per loro, per le vittime delle mie lezioni "frontali", lo stesso affetto e lo stesso spirito di servizio che ho per le poche migliaia di persone che passano per questo blog, anche quando farlo si è rivelato un errore (e avrebbe potuto rivelarsi un errore anche prima, ad occhi più lungimiranti dei miei). Er Biretta che mi scrive per insultarmi a freddo dandomi del disonesto, o il Derossi che si chiede perché reagisco con sdegno (forse Derossi dovrebbe dirci come reagisce lui quando lo insultano, ma non credo che capirebbe la domanda, perché non è stato in grado di vedere l'insulto!) sono una minoranza rumorosa, lo so.

Poi ci sono gli altri, la maggioranza... dell'esigua minoranza di persone che ha deciso di ragionare con la sua testa!

Tu mi fai troppo onore accostandomi a cotanti colleghi. Loro sono economisti. Io no, come sai (vedi la discussione col cortese professor Monacelli). Sono una cosa diversa, evidentemente. Cosa? Lo sapremo solo dopo (quindi lo saprà chi ci arriverà).

Caro Mario Rossi (o Bianchi), la tua lettera mi riporta a un passato lontanissimo.

Quello in cui il dipartimento nel quale ci siamo entrambi formati non era ancora stato invaso dagli ultracorpi liberisti (come dicevo questa mattina a un altro che ci era passato, facendolo sorridere).

Quello in cui potevo credere che "sinistra" fosse capacità di pensiero critico e autocritico (e quindi mi rivolgevo a certi "organi" di stampa per esprimermi).

Quello in cui il mio tempo mi apparteneva.

Tutto questo ce lo siamo lasciato dietro, ed è stata una scelta non totalmente consapevole. Quando ho lanciato il mio grido di allarme (buon ultimo, come so e sapete), ero pressoché certo che sarei stato ignorato, proprio perché lo erano stati tanti altri, a cominciare, appunto, da Carlucci (ma risalendo su su fino a Meade...).

Ma è andata in modo completamente diverso.

Ho scoperto il potere della mia parola, e sono stato preso in un gioco più grande di me.

Sono lieto di vederti ricordare che in classe ho sempre parlato secondo coscienza: ma un conto era farlo in una sede scientifica, dove non avrei potuto, per onestà intellettuale, fare quegli sciatti comizi populisti a base di "l'Europa ci ha dato la pace", "la colpa è nostra perché non abbiamo fatto le riforme", insomma: svendere tutta quella paccottiglia neoliberista della quale alcuni miei colleghi, mi si dice, fanno grande smercio (mi chiedo però quale libro di testo adottino, perché nei libri degli economisti seri questa putrida melma non c'è: guarda ad esempio il dibattito sul libro di Eichengreen svolto dai miei lettori in coda ai post precedenti...). Ma un conto era affrontare certi temi in classe, dove poteva essere fatto su basi fattuali, e contando su un patrimonio (a dire il vero sempre meno vasto) di conoscenze comuni, e un ben altro conto farlo nel dibattito pubblico, dominato da queste logiche.

Eppure ha funzionato.

E se, come vedi, qui non c'è nessun terrorismo, fuori ci sono molti terrorizzati, che stanno perdendo la Trebisonda. I gentili colleghi parolai e populisti, lividi di odio verso il paese che li sfama e di disprezzo verso gli studenti che li circondano, quelli che non riescono proprio a dire quanto sta scritto nei libri... ma così facendo si circoscrivono nella sfera del pensiero magico, e non riescono ad articolare un discorso che abbia un minimo di coerenza.

"Svalutare è peccato!" Ma allora perché la Germania, che è brava, non rivaluta?

"La svalutazione è un disastro!" Notizie dalla Svizzera?

"Bisogna essere competitivi per esportare!" Ma se poi il resto del mondo va per aria, e tu hai tagliato i salari (la capacità di spesa) degli italiani per vendere al resto del mondo, poi cosa ti inventi?

"Dobbiamo fare le riforme!" Ma allora perché chi le ha fatte ha tassi di disoccupazione stellari, ha visto esplodere il proprio debito pubblico, ecc.

"La colpa è dello Stato!" Ma allora perché sono saltati per primi i paesi col debito pubblico più basso?

Eccetera.

Sono anni che andiamo avanti a slogan. E quindi, poi, fatalmente succede che qualcuno ti scriva roba del tipo:

"Non so se leggerà questa mail il prof Bagnai o se la potete inoltrare, in questo caso vorrei inviargli due grandissimi ringraziamenti: il primo ringraziamento perchè è riuscito a spiegarmi quella strana sensazione di disagio che provavo ormai da diverso tempo quando sentivo parlare dei problemi economici della nostra nazione sopratutto in relazione all'euro. C'erano delle cose che non tornavano, che mi lasciano incredulo, ora il professor Bagnai mi ha illuminato.
[il secondo ve lo risparmio]"

Illuminato è una parola un po' forte. Diciamo che la spiegazione dei fatti fornita dall'economia ortodossa (quindi non dal ciarpame populista a base di sogni, dare la pace, e menate simili) ha una sua coerenza interna che inevitabilmente seduce chi ha gli strumenti culturali ed etici per accedere ad essa. Occorre cioè non partire dal presupposto di essere dei superuomini (come si sente er Biretta), occorre aprirsi alle ragioni dell'altro e alla logica aristotelica più elementare. E occorre essere economisti, cioè dire quello che la scienza economica dice e tramanda per bocca dei suoi migliori esponenti.

Non dovrebbe essere molto: ma è tantissimo, in un mondo nel quale esponenti di prestigiosi centri di ricerca insultano sui social persone che chiedono spiegazioni, urlandogli in faccia che le curve di domanda hanno inclinazione positiva! O in un mondo nel quale mentre Giannino ancora ci ammorba col dividendo dell'euro, a Harvard ormai si sono rassegnati ad ammettere la realtà (come cercavo di spiegare ar Biretta).

Ci siamo capiti, no?

Bene.

Fuori sono terrorizzati: hanno paura che qualcuno prima o poi gli rinfacci il loro tradimento. Tradimento degli interessi del paese, tradimento della loro missione di intellettuali, e tradimento della più banale logica. Il nervosismo è palpabile. Gli scricchiolii li sentono (quasi) tutti.

Sento parlare, in giro per il mondo, di Comitati di Liberazione Nazionale. Ne hanno parlato su a/simmetrie Boghetta, Dal Monte e Magoni (il 15 luglio), poi ne ha parlato Fassina (il 27 luglio), poi ne ha parlato Jacques Sapir (il primo agosto). Hai detto bene: qui siamo anni avanti. Conosco tutte le persone che stanno parlando di CLN in giro per l'Europa, e sono il presidente dell'associazione dove questa proposta è stata lanciata, a seguito di un dibattito che mi ha coinvolto. La mia posizione, però, lo sapete bene, è un'altra. Il mio educated guess è che da qui si uscirà se e quando gli Stati Uniti capiranno che i costi sono per loro superiori ai benefici, il che potrà accadere o attraverso un processo di maturazione che conduca a una scelta deliberata, o in seguito a uno o più eventi traumatici (in soldoni, quando noi saremo ridotti come la Grecia).

È da un po' che lo dico, e ora lo dicono anche loro: "sembra una soluzione più costosa del problema"...

A chi mi insulta a freddo sfugge un dettaglio: certe domande hanno una sola risposta, quella giusta. Finché riesci a evitare di portele, o di porle ai tuoi lettori (vedi sopra), va tutto bene. Ma nel momento in cui decidi di farlo, significa che qualcuno la risposta già se l'è data (e del resto in IPF ho illustrato passo passo il riposizionamento di economisti meno sprovveduti e più legati ad ambienti statunitensi...). Quindi, sinceramente, a me il problema del quando e del come interessa sempre meno. Quello che mi interessa sempre di più è il problema di come gestire la ricostruzione. Perché insomma, una cosa credo sia chiara: una cosa non può essere simultaneamente bianca o nera, quindi qualcuno non ha detto la verità.

Ecco, io, ve lo dico, non riesco ad appassionarmi al problema del CLN.

Potrebbe essere un modo per venirne fuori, ma comunque fuori se ne verrà, il problema non è questo. A me interessa capire come costituire una Commissione per la Verità e la Riconciliazione. Chi ha osato esprimere un pensiero che in Italia era critico, e a Harvard banale, è stato sottoposto dagli italiani che frequentano Harvard a una vera apartheid in Italia. Nel frattempo, tanta gente ha perso la vita, e tantissima gente una ragionevole speranza di futuro per sé e per i propri figli, in conseguenza di scelte che si sapeva essere palesemente sbagliate (vi ho documentato ad esempio l'ipocrisia del Fmi sul moltiplicatore greco). Ora ci si trincera dietro la "stagnazione secolare". Ma vogliamo dircelo che se un quarto del mondo (in termini economici) si condanna alla deflazione, è piuttosto chiaro che l'esito non potrà essere una crescita sfavillante da nessuna parte?

Nessuno vuole vendetta, e io personalmente nemmeno giustizia (perché secondo me è impossibile anche solo concepire l'enormità di quanto ci è stato fatto, la dimensione della psicosi collettiva che è stata deliberatamente alimentata, e quindi io, sinceramente, avrei enormi difficoltà a stabilire cosa mettere sull'altro piatto della bilancia...). Però verità e riconciliazione sì, quelle saranno necessarie. Non possiamo permetterci, per la seconda volta in un secolo, di gestire l'esito di quella che in effetti è già una larvata guerra civile fra interessi economici che negano l'uno all'altro diritto di cittadinanza (come fu guerra civile per noi un pezzo della Seconda guerra mondiale), di gestire l'esito di un simile conflitto, nel quale influencer scaltri (come un cervo) lavorano indefessamente a mettere i figli contro i padri, i cittadini contro lo Stato, i genitori contro gli insegnanti, i passeggeri contro gli autisti, ecc., dopo tutto questo non possiamo cavarcela dicendo semplicemente "abbiamo scherzato!", o, peggio ancora, dichiarando la vittoria di una sola parte, quando per definizione una guerra civile è persa da tutti i contendenti.

Questo sarebbe un errore storico gravido di conseguenze funeste.

Certo, alla necessità di ristabilire un minimo di serenità, di verità, di equilibrio, di riconciliazione, rischiamo di arrivarci dopo eventi traumatici, appunto. Eventi tali da farci perdere di vista, da farci addirittura sembrare ingiusta, la necessità di una riconciliazione. Ma di quella c'è bisogno, per ricostruire un tessuto sociale lacerato in modo forse irreversibile dalla lama arrugginita della menzogna, quella menzogna che, impedendo agli attori sociali di riconoscere e dichiarare i propri interessi e quindi di comporli nelle sedi democratiche, uccide la politica, uccide la democrazia, e rende inevitabile la composizione violenta del conflitto sociale.

A chi fa comodo la deflazione? Lo sappiamo. Ma alle vittime di questo delirio (i piccoli, i dipendenti) è stato fatto credere che la deflazione faccia comodo a loro.

Non è così.

E allora, niente "Norimberghe", che servono solo a mandare al governo un po' di nazisti ripuliti, nell'interesse del podestà straniero (è andata così, come credo sappiate), ma un bel ragionamento fra italiani, in cui ci si incontri in una sede istituzionale, e si chieda: "Fratello, tu nel 1978 eri contro l'unione monetaria. Perché nel 2010 l'hai difesa a costo della nostra vita? Fratello, tu nel 1997 hai scritto nero su bianco che l'euro era un esperimento antistorico. Perché nel 2007 ci hai poi esortato a qualsiasi sacrificio pur di difenderlo?". Io credo che sia utile in primo luogo a chi si è comportato così essere chiamato a riflettere sul perché lo ha fatto. Senz'altro, sarà utile a tutti capire come si sia potuto intraprendere un cammino tanto fuorviante. Non esiste una sola spiegazione. Le spiegazioni sono complesse. Lasciamo il semplicismo del "l'euro ci dà la pace" ai populisti cialtroni, lasciamo la violenza e la vendetta a chi propugna riforme rigorosamente sulla pelle altrui, fottendosene dei costi umani (oltre che della logica economica). La nostra verità sia complessa e aperta all'ascolto.

A noi interessa capire e andare avanti cercando di porre basi non fragili alla nostra civile convivenza.

Liberarsi senza risolvere questo problema non servirebbe a nulla.

Vi ricordo che se siamo ridotti come siamo, in quanto italiani, è principalmente perché ci odiamo, e se ci odiamo ci sono ragioni storiche lontane e prossime, e la più importante delle ragioni prossime, come questo blog e il dialogo che vi si svolge mi sta aiutando a capire, è il modo in cui abbiamo gestito l'esito della nostra ultima guerra civile.

Quindi, va anche bene il CLN (se piace...), purché si riconosca che solo una Commissione per la Verità e la Riconciliazione potrà permetterci di superare veramente questo clima di apartheid, di caccia alle streghe, senza uno strascico di rancori, e potrà costituire il laboratorio per tentare un esperimento che in quasi due millenni di storia non è riuscito a nessuno: dare un senso alla parola "italiano", far convergere questo concetto, che negli ultimi decenni ha oscillato violentemente e pericolosamente dall'esaltazione nazionalistica più bieca, alla depressione autorazzista più feroce.

Non c'è nulla di male nell'essere ciò che si è, purché non si ceda alla seduzione di sociopatici irresponsabili che continuano a proporci di essere ciò che non siamo.

Questo è il compito della tua generazione. Tanto per essere chiari: è un compito impossibile.

E ora hai capito perché ti ho abbracciato.

domenica 23 agosto 2015

Sulla gestione antropologica della crisi

(vi metto in evidenza un commento appena ricevuto, che sistematizza in modo scientificamente rigoroso una serie di intuizioni che qui abbiamo via via confusamente enunciato, riferite alla psicodinamica antropologica e valoriale di certi concetti. Il problema è qui, e sono questi i motivi per i quali è estremamente improbabile che se ne esca senza uno sbocco di irrazionalità distruttiva. Ovviamente i responsabili di questa distruzione sono e restano i mediocri opinionisti che continuano ad alimentare queste dinamiche valoriali irrazionali, ricorrendo a strategie visibilmente menzognere a manipolatorie. Anche se lo sappiamo, è importante ribadirlo: chi mente è il primo violento, perché uccide la verità...)


Paolo Cogorno ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Tante nomine... nullum par elogium! (il 1938)":

Sulla Gestione Antropologica della Crisi:

Purtroppo anche io non mi sento particolarmente ottimista rispetto alla "gestione antropologica di questa crisi"; vedo una grande assenza culturale nella mia categoria (Psicoanalisti Psicoterapeuti) nel merito della materia economica e delle dinamiche economiche, nei nostri studi professionali (qui a Genova, il mio è sicuramente anche un laboratorio) la crisi entra drammaticamente e l'idiozia e la limitatezza comune è continuare a trattare questa materia come un fatto individuale, e non come una dinamica di gruppo, nella quale è in gioco la qualità di vita e la vita stessa delle generazioni...

In sintesi i punti critici che io vedo sono:

1) Il Denaro è (piaccia o no) un valorizzatore e uno svalorizzatore affettivo, sganciarsi da questo "cambio" di valorizzazione dell'Ego implica un percorso che pochissimi fanno; conseguentemente nella società occidentale, il tessuto antropologico è inscindibilmente intriso e legato a categorie di povertà e di ricchezza, che guardacaso sono le stesse su cui fa leva la logica del mercato fine a sè stesso.

2) La dinamica psicologica del Debito - Credito è una dinamica principalmente affettiva e archetipica nelle relazioni umane, non è un caso che la problematica (e la gestione) debito-credito è il perno centrale di questa crisi.

3) Ricco e Povero alimenta una bipolarità comportamentale di tipo Depressione-Violenza. Depresso se mi sento privo di valore e di futuro (quindi privo di senso) che va bene all'establishment perché controlla meglio le masse … Violento ( e questa va molto meno bene all'establishment..) se invece, non riuscendo ad entrare in conflitto con il sistema … divento distruttivo … (che è un livello superiore all'incazzarsi.. tanto per essere chiari)

4) Entrambi i poli Depressione e Violenza sono l'altalena delle masse, entrambe le polarità hanno dinamiche inconsce di psicosi, cioè di un funzionamento della psiche (più che un disturbo, secondo me) in cui si perde il principio di realtà, ovvero si distorcono drammaticamente le proporzioni degli eventi, delle relazioni, dei valori.. (anche valori economici ovviamente).

La Violenza in un paziente si può manifestare in "agiti" (acting outs), in una massa attraverso conflitti agiti - (quindi anche guerre). La dialettica, ovvero il dialogo dove entrambe le parti hanno dignità è soppressa. lo vediamo bene nella dinamica dell'informazione o nella realtà delle stesse istituzioni europee. Peraltro ringrazio l'autore del blog per averci costantemente informato e illuminato su questo, rendendoci accessibile il linguaggio dell'economia.

5) La psicopatia e il proliferare di leader psicopatici e sociopatici SONO IL LIEVITO DEI CONFLITTI DI MASSA agiti (ovvero delle guerre). Gli psicopatici hanno caratteristiche abbastanza comuni, sono bugiardi, hanno grandi capacità empatiche ma sono affettivamente molto distaccati, provano le emozioni solo superficialmente, sono scollegati da un mondo emozionale profondo. Egocentrici etc.. etc.. fate voi i paralleli con le debite proporzioni.

Posso solo aggiungere che negli ultimi anni osserviamo una variante: la diffusione di psicopatici che non hanno particolari qualità carismatiche, ma che sono espressione diretta di altri psicopatici burattinai... e attraverso i media hanno comunque successo e seguito (forse che la specie in questione si sia appiattita rispetto agli esemplari del 900 ?)


Sono tutti punti da approfondire ovviamente…

Le soluzioni ci sono? Certamente sì, bisogna vedere se abbiamo il tempo di consapevolizzare la maggior parte di quelli che possono contare (o andare a contare...). Diversamente la storia farà il suo corso antropologico di distruzione e ricostruzione.

Un saluto a tutti, e un grazie per la ricchezza culturale di questo blog..

Paolo Cogorno


(meravigliosa sintesi. Sono ormai convinto che la storia farà il suo corso...)

(p.s.: uno dei motivi per i quali dovete votare questo blog, è per portare all'attenzione di tutti post come questo...)