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mercoledì 18 ottobre 2017

L'affaire Visco: chi è senza Maastricht scagli la prima pietra.

(...da Charlie Brown, che... ve lo ricordate? Sicuri? Posso evitare di specificarlo? Dai, facciamo finta che sia possibile evitare di dire l'ovvio... anzi, no: per sicurezza, almeno una volta diciamolo: da Charlie Brown, che non sono io - ma è l'autore della seconda miglior rassegna stampa su Twitter dopo quella di Giuse - ricevo un contributo sul tema della crisi bancaria che mi affretto a condividere con voi. Mai come in queste circostanze è opportuno che le foglie non nascondano l'albero...)




La messa alla berlina del governatore Visco ad opera della maggioranza piddina rappresenta un patetico scaricabarile politico.

Ma tale modus paraculandi può forse dar spunto ad una riflessione più strutturale.

Bankitalia non vigilava adeguatamente? Consob neppure? Chi, onestamente, può dire il contrario? Le carte cantano! (E grazie ad una commissione d'inchiesta così "imparziale" le carte canteranno ancor di più, benché intonando sempre la stessa melodia.)

Ma pensiamo davvero che Visco e Fazio fossero degli incompetenti, dei dilettanti? Se così fosse, la loro nomina ad opera della classe dirigente che ancora oggi si ripropone come insostituibile oligarchia dovrebbe suscitare alcune domande anche nell'elettore più superficiale.

Forse la causa di tante "sviste" ad opera degli organismi di controllo esterni ed interni alle banche italiane era imputabile non all'umana pochezza ma ad un’altra causa: ad un vincolo esterno. Più precisamente a un chiaro ed inequivocabile ordine di scuderia emanato da Leuropa. Un ordine al quale tutti, ma proprio tutti, dai vertici BCE fin al più passivo sindaco e revisore della più piccola banca territoriale de Laperiferia de Leuropa doveva sottostare: non intralciare l'enorme arbitraggio finanziario reso possibile dal trattato di Maastricht e dall'unione monetaria.

Arbitraggio? Sì, arbitraggio: così si chiama prendere a prestito nel nucleo e prestare con spread ai mal-investitori della periferia senza subire rischi di cambio e senza alcun controllo sui movimenti dei capitali. Una colossale macchina da soldi, la cui già enorme potenza era ulteriormente amplificata dal mercato dei derivati, grazie al quale si diluivano i rischi di credito nell'oceano degli ignari e polverizzati investitori globali.

Alberto parla di droga, e mai metafora fu più calzante. Come nel narcotraffico fisico, nel narcotraffico finanziario tutti si sono sporcati le mani: i coltivatori (ingegneri e top manager finanziari) , i cartelli dei trafficanti (le grandi banche del nucleo, cresciute in Germagna sino a diventare un stato nello stato ) , i cartelli degli spacciatori ed la loro rete di "down the line dealers" (le grandi banche commerciali periferiche e le numerose banchette che le contornano) i governi, i responsabili dei controlli a tutti i livelli: pubblici e privati, nazionali ed internazionali, i partiti e le forze politiche, tutti pro-Maastricht e pro Euro (ricordo che la "costituzione europea" da noi fu votata all'unanimità ed il fiscal compact con dibattito praticamente zero).

È stato questo il business che ci ha fatto ricchi lavorando un giorno in meno. È stato questo il miracolo dell'Euro. È stata questa la fonte di accumulo di capitale finanziario che ora permette la fase due: sfruttare la mobilità incontrollata del lavoro.

Quindi, cari moralisti falliti e vigliacchi, chi di voi è senza Maastricht scagli la prima pietra.


(...ecco, non prendetevela, ma questo mi sembra un contributo più pregnante e costruttivo che venire qui a parlarmi del Maalox che avete preso ascoltando Amato: ci ricorda alcune cose che non dovremmo mai dimenticare, in particolare una, e lo fa in modo sintetico e efficace. Qualcuno che aiuta c'è. Ce ne sono molti, in effetti, altrimenti questo show non potrebbe andare avanti...)

domenica 2 luglio 2017

Banche: il peggio è passato (spin euristi con QED 77 postumo)

(...a/simmetrie è understaffed, ma ci stiamo lavorando. La sede attuale è una stanza di sei metri quadri, nella quale riunirsi diventa un problema: stiamo lavorando prima su questo. Tracciare tutti i contatti con voi, ricordarsi di chi sa fare cosa, per chiedervi un parere o un aiuto, è un compito molto al di sopra delle mie possibilità: sto lavorando anche su questo - per inciso: se magari la piantassimo col "Professore, io non sono nessuno, sono solo un suo lettore, un umile verme della terra, lei non può sapere chi sono..." E cazzo no che non posso saperlo, se non aderisci a quel minimo standard di civiltà e di buona educazione che prevale in ogni e qualsiasi comunità civile e militare: presentarsi con nome e cognome! Poi, magari, anche dire cosa fai nella vita, parlarmi un po' di te, che di me ne parlo già abbastanza io... Chiuso inciso. Gestire i contributi che inviate è un compito assolutamente in eccesso rispetto alle mie forze: quando avrò lavorato sui primi due aspetti - provvedere l'associazione di una sede decente, provvedere me stesso di una rubrica decente - passerò a questo terzo punto, provvedendo l'associazione di un coordinatore redazionale. Chi pensa di saperlo fare è pregato di continuare a vivere nell'illusione senza inviare candidature: so io come e dove cercare, e soprattutto so quando farlo. Il punto tre viene dopo il punto due che viene dopo il punto uno. Sembra strano, ma è così: prima ci vuole un tavolo intorno al quale sedere, poi ci vuole una rubrica dalla quale prendere gli indirizzi, e poi si può fare un colloquio di lavoro.

Nel frattempo, questa situazione di perenne scarsità di risorse umane - determinata ovviamente da un problema che i think tank europeisti hanno brillantemente risolto: la scarsità di risorse finanziarie - ci causa delle piccole criticità, cui una volta ovviavo facendo tutto io, con l'aiuto di qualche molecola complicata. Ora ho detto basta alle molecole (ma non sono ancora riuscito a dirlo al colesterolo, o per meglio dire lui non mi ha ascoltato...). Capita quindi che qualcosa rimanga indietro, e che molti vostri contributi brillanti e anticipatori vengano negletti o pubblicati in ritardo. Qui un esempio, riferito a un contributo del caro e sagace Charlie Brown, un professionista che preferisce non essere nominato, dato che occupa ruoli di responsabilità, e che mi stupisce spesso con la preveggenza delle sue analisi, che ho condiviso spesso con voi. I contributi sono due, uno in allegato. Ve li cito - contributi e lettere di trasmissione - in ordine di apparizione. Sono brevi, piacevoli da leggere, e vi daranno argomenti con cui adornare le conversazioni coi vostri piddini preferiti, quelli che Macron ha salvato Leuropa e Padona ha salvato Lebanche...)

Prima lettera (di Charlie Brown, che è lui, perché non sono io, che sono Alberto Bagnai, quindi non sono lui). "Professore, complimenti per il suo post!..."

Il 30/06/2017 10:07, Charlie Brown ha scritto:

Mancava una parola: “prossimo” shock esterno.
Primo allegato (di Charlie Brown, che non sono io, perché sono Alberto Bagnai, quindi non sono lui). A proposito: avete visto che per distinguere i contributi altrui uso sempre il Courier?



Il Peggio è Passato 
(3 Spin Euristi sulle Banche)
Occhio ai seguenti tre spin euristi  sulle banche italiane.

1° Spin:
Il peggio è passato. Le sofferenze non crescono più in modo allarmante e oggi, dopo le cure di Padoan e Mustier, gli accantonamenti le coprono più o meno adeguatamente. MPS e le sorelle venete erano il pus nel sistema. Quel pus è stato disinfettato. Abbiamo fatto il giro di boa.

2° Spin
Le sofferenze di MPS e delle sorelle venete erano anomale, ed erano largamente dovute alla mala gestio di Mussari, Zonin e Consolo. Mussari ha giocato al casinò finanziario con i soldi dei depositanti. In veneto si facevano catene di S. Antonio di prestiti finti che poi venivano riversati in banca come capitale. E' stato un problema di mancanza di o-n-e-s-t-à,  non un fenomeno collegato all'euro.

3° Spin
I crucchi &. C. si sono sistemati prima, noi dopo. #Hastatoilbailin.  #HastatolaValchiria. #Hastatoipoliticiitalinitonti. Tutto qui.

Critica al 1° spin:
Ancora oggi gli accantonamenti in gran parte non tengono sufficientemente conto dei cosiddetti "incagli" né della vistosa perdita di valore degli immobili a garanzia. Il principio contabile IFRS 9 (si contabilizza la malattia del babbo, non solo la sua morte) non è ancora ben incorporato nel sistema il quale si basa ancora su perdite storiche, non prospettiche.

Critica al 2° spin:
Quella mal gestio non sarebbe stata necessaria né utile ai d-i-s-o-n-e-s-t-i  se l'economia reale non si fosse piantata mettendo a rischio la redditività delle loro banche.  Mussari è ricorso alla finanza derivata per sanare una crisi strutturale del credito commerciale di MPS. In veneto - salvo i casi di merende tra maggiorenti amici -  non era il 100% del prestito "baciato" ad essere reinvestito nelle azioni delle banche venete, ma solo una frazione dello stesso. Il problema era che la banca non poteva erogare restando abbastanza solida, perché l'economia veneta non lo permetteva.

Critica al 3° spin:
Due problemi non fanno una soluzione. E nessuno ha dimostrato che le perdite potenziali di natura finanziario- valutativa nelle banche nordiche più grandi sono effettivamente state adeguatamente coperte, come nessuno si fida dei loro bilanci.  Le Sparkassen, poi, sono una terra di nessuno regolamentare, quindi lasciamo stare con il "Così fan Tutte" e con il #HastatoVisco.

Conclusione de-spinnizata:
La Valchiria AC-DC aggrava ma non determina  i problemi di fondo del nostro sistema finanziario .
La crisi della finanza privata italiana è strutturale, non episodica. Il problema è una economia stagnante nella palude eurista, che perde competitività vis à vis il fratello-coltello teutonico ogni giorno che Odino manda in terra.
E che sarà troppo fragile per reggere il prossimo shock esterno.

(...apro e chiudo una parentesi per segnalarvi che fra un po' di IFRS9 ne parleranno tutti. Noi abbiamo cominciato a parlarne qui... Ai nuovi del blog segnalo anche che Charlie Brown ci sta dicendo che nelle condizioni attuali potremo rispondere al prossimo shock esterno - per indicazioni su quale potrebbe essere suggerisco di farsi un giro sul blog di Andrea Mazzalai - noi potremo reagire solo innalzando il tasso di disoccupazione per far flettere i salari, far diventare i nostri prodotti più competitivi - che significa convenienti - per gli acquirenti esteri, e rianimare così la domanda estera - ma solo dopo aver depresso tagliando i salari quella interna!...)

Seconda lettera (con QED 77 postumo).


Il 01/07/2017 18:02, Charlie Brown ha scritto:
Strepitoso (di oggi) – ma leggono le nostre mail?? :-)!!

Quella che ha colpito l'Italia negli ultimi dieci anni è stata la crisi "più grave della sua storia", ma le banche "non sono andate a rotoli". L'analisi arriva dal governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, in occasione del Festival dei due Mondi, dove il numero uno di palazzo Koch ha sottolineato come forse nemmeno "in tempo di guerra" la crisi sia stata così pesante come quella che ha attraversato recentemente il Paese.
[EPISODIO VIRULENTO, SUPERATO]

Visco ha difeso il salvataggio di Veneto Banca e Popolare di Vicenza, definendo l'accordo raggiunto con le istituzioni di Vigilanza "importante e ottenuto in pochissimo tempo". Non ha nascosto che quanto accaduto con le venete e con Mps "non è una bella cosa", ma ha spiegato che i casi di mala gestio ci sono sempre stati e che il problema è "come si circoscrivono".
[ERA MALA GESTIO]

Nell'analisi del governatore anche l'euro. "Il Paese non reggerebbe" in caso di uscita dalla moneta unica perché sarebbe "un elemento di isolazionismo disastroso", ha sottolineato Visco.
[L’EURO NON C’ENTRA, ANZI!]

Sintesi
Siamo una community fortissimi! Riusciamo a scrivere gli articoli dei media di regime prima di loro! Non riusciamo sempre a pubblicarli prima, per mancanza di struttura. Ma alla struttura stiamo lavorando. E, sì, sono anche convinto che non leggano solo il nostro blog, e non ascoltino solo le nostre conferenze. Meglio così: impareranno qualcosa. Male non fare, paura non avere.


(...p.s.: chiaro per chi lavorano quelli che "ha stato la malagestio"? Lavorano per Leuropa, e lo fanno per il motivo per il quale si collabora con una potenza occupante: per odio etnico verso il proprio paese - non è strano: le guerre più feroci sono quelle "civili" - e per regolare meschine vicende personali. Non è un bel periodo da vivere, ma con calma e prudenza ne usciremo...)

(...strano come quando un macellaio si aggira per l'Europa, da Dijsselbloem a Vestager, invariabilmente indossi il grembiulino rosa...)

domenica 10 maggio 2015

QED 49: Le riforme non servono

(...io non so più come dirlo, ma non per questo smetterò...)




Abbiate la bontà, cari amici, di dare un'occhiata a questo ritaglio:



Eh, certo, le riforme... Vanno fatte "con continuità e coerenza", mi raccomando, eh!? Altrimenti non funzionano. E quali sono queste riforme? Ma perbacco, quali domande mi fate: quelle strutturali! Le olive sò greche, e le riforme sò strutturali, c'è bisogno di dirlo?

Certo, poi c'è da capire cosa significhi strutturale. Secondo la Treccani (noto organo di propaganda PUDE) strutturale è ciò che riguarda la struttura (apperò), e quindi la domanda rinvierebbe a un'altra domanda: la struttura di cosa?

Eh, lo sappiamo di cosa, lo sappiamo...

Nel mio ultimo libro dedico le prime 99 pagine a cercare di capire col lettore cosa siano le riforme strutturali. Ci arrivo solo a pagina 100. L'amico che ci sta parlando è molto più efficiente di me, e infatti ci dice subito quali siano le riforme:



Sì, va bene, lui ne elenca ben sette tipi (la magia di questo numero: sembra proprio che i propagandisti non possano farne a meno: non c'è un antropologo culturale nel blog che possa spiegarcene il perché? Io nel mio libro arrivo solo a sei, mi ero risparmiato la stronzata del ricorrere al capitale azionario... con mercati finanziari infallibili come quelli dei quali disponiamo!). Ma le prime 99 pagine del mio libro documentano appunto che "oneri burocratici", "coruzzzzzione", "tempi della giustizia", sono banalità da giornalista, del tutto indegne (per come lo conosco) della persona che ci sta parlando.

Certo, questo non gli impedisce di dirle, perché le deve dire, ma, vedete, esattamente come io, per motivi retorici, ho messo in fondo alla lista l'unica vera riforma cui il sistema mira lui, per motivi pratici, la mette al primo posto: rendere "efficiente" il mercato del lavoro.

"Efficiente...".

Penoso eufemismo, direi eufemismo al quadrato, perché l'amico dice "efficiente" per non dire "flessibile", e tutti dicono "flessibile" per non dire deregolamentato.

Comunque, almeno abbiamo capito che i collaboratori (chiamiamoli così, ma non sono sicuro che la desinenza sia giusta) della Treccani fra le righe hanno scritto:


strutturale, agg. riguardante il mercato del lavoro; volto a comprimere salari e diritti.


Che male c'è?

Basta saperlo.

E da dove vengono queste alate parole (prosegue la deriva grecista del blog), che ci esortavano a intraprendere con maggior vigore la strada delle riforme strutturali, aka flessibilità del mercato del lavoro?

Da qui (Relazione sul 2013 del Governatore della Banca d'Italia, presentata il 30 maggio 2014), da Ignazio Visco, immune di biasimo, caro agli dei della finanza.

Bè, certo, un governatore di Banca centrale cosa deve fare se non ripetere i mantra?

Non so le banche centrali, ma i loro governatori, lo abbiamo visto diverse volte, loro no che non possono fallire (al punto che Kruggy ha anche preso un po' d'aceto). Gli basta essere pedissequi: sono anche loro agenti del mercato finanziario, appartengono cioè a quella categoria di persone per la cui reputazione "it is better to fail conventionally than to succeed unconventionally" (qui).

Figurati poi se l'amico che ci esortava nel 2014 a fare le riforme si preoccupa di dire una fesseria! Lui non può fallire né in modo convenzionale, né in modo non convenzionale. Guardate infatti cosa c'è scritto subito sotto all'affermazione che "le riforme strutturali hanno ricadute positive sulla crescita". Questo:


"La quantificazione degli effetti è problematica... gli indicatori non sono disponibili... e la forma ridotta di su... e il DSGE di giù...".

(...gli addetti ai lavori si spanceranno dalle risate: notate ad esempio l'impatto della liberalizzazione dei servizi: 3.5% del livello del Pil misurato non si sa come e spalmato su non si sa quanto, ma se lo legge un giornalista: "Tre punti di crescita se liberalizziamo i servizi...". Ah, se ci sono tassisti fra il pubblico, l'indirizzo è Palazzo Koch a via Nazionale. Col navigatore lo trovate...)

Lo abbiamo già visto con il Fmi, non ricordate? Nel momento in cui mentono sapendo di mentire, i nostri amici delle "istituzioni" si portano comunque avanti col lavoro usando due ben precise tecniche, che ritroviamo ogni volta, e che si distinguono solo per il corpo del carattere utilizzato:

1) a caratteri cubitali sparano una abominevole e ingiuriosa menzogna morale, ovvero che se le ricette che stanno propinando, su impulso dei rispettivi mandanti, non dovessero funzionare, la colpa sarebbe comunque delle vittime, che non hanno saputo appoggiare con il dovuto garbo e soprattutto la necessaria rapidità la testa sul ceppo;

2) a caratteri microscopici riportano, a tutela delle loro riverite terga, la semplice verità tecnica, ovvero che le ricette che stanno imponendo hanno fondamenta molto labili nella letteratura empirica, che i loro effetti sono difficili da stimare, ecc.

Spettacolare, no?

Tanto per rinfrescarvi le idee: il Fmi nel 2012 diceva che una "full and timely program implementation is critical" (come dire: se va a finire male la colpa è vostra perché non vi siete sbrigati, sottintendendo ovviamente che con una efficiente dittatura i problemi economici si risolverebbero meglio che con una esitante democrazia), ma al contempo basava il suo programma su un moltiplicatore pari a 0.5, sapendo benissimo che il valore era diverso e dichiarandolo a caratteri piccoli, con le conseguenze che vi ho spiegato a suo tempo (in buona sostanza, il massacro della Grecia era un fallimento annunciato, quindi voluto).

Il nostro amico governatore ci dice che dobbiamo essere "continui e coerenti" nel realizzare le riforme, ma al contempo ci dice che i loro effetti sono difficili da quantificare senza fare "ipotesi specifiche sulla risposta macroeconomica del sistema" (cioè senza wishful thinking).

Più o meno la stessa tattica.

E, attenzione: cosa succede infallantemente non appena i politici eseguono la ricetta?

Succede che i mandatari della grande finanza li prendono per i fondelli, dicendogli chiaro e tondo:

"Bene, cari pupazzi, avete eseguito quello che ci e quindi vi era stato chiesto, complimenti. Peccato però che non servirà a niente. Cioè, precisiamo: serve a fare gli interessi dei miei mandanti. Ma i vostri, in teoria, dovrebbero essere gli elettori. Ecco, c'è un problemino: i due gruppi di interessi non coincidono. Alla finanza la disoccupazione fa comodo, assicura la stabilità dei prezzi, e lo scopo delle riforme del mercato del lavoro è appunto quello di assicurare la stabilità dei prezzi garantendo sufficiente disoccupazione, come disse un blogger che è anche stato mio allievo. Ma ai disoccupati la disoccupazione non fa comodo, come del resto non fa comodo ai loro fornitori: non so come spiegarvelo, perché voi non avete mai lavorato, cari politici, però, insomma, fate uno sforzo di immaginazione.

Dice: "Ma la finanza è cattiva dentro, allora?" None, none, cari politichi, ma nzomma, ma come ve lo devo da dì? Che succede si te pagheno poco? Che te devi da 'ndebbità! E er debbito tuo cos'è pe 'na banca? È 'n credito! E quindi vedi che, come diciamo a Morena, tout se tient: se creo disoccupazione, al tempo stesso costringo la gente a chiedermi credito (ampliando il mio portafoglio) e tutelo il valore del mio portafoglio (evitando che venga eroso dall'inflazione). Come? Ve siete perZi? Vabbè, io questo tempo avevo per spiegarvelo, ora s'è fatta 'na certa, devo andarmene. Dove? Ah, gnente, vado alla presentazzzione d'un libro che parla del nulla e che nessuno leggerà, ma a me torna comodo. Perché? Ve lo spiego, tanto voi non lo capite. Perché prima o poi i disoccupati capiranno che giochetto state facendo, e c'è una probabilità non nulla che vengano a cercarci coi forconi. Allora io, per non saper né leggere né scrivere, intanto dico la verità, così quando le vostre ricette falliranno, io ho detto già da prima che la colpa era delle vittime, ora dico anche che è colpa vostra, cioè dei carnefici a portata di vittima, e ve la sbrigherete da voi coi vostri elettori: io fuori mi chiamo...".



Geniale, eh?

Visto cosa c'è scritto in fondo?

La flessibilità freno agli investimenti in innovazione. Che scopertona? Ma dove l'avevamo già sentita questa cosa?

Qui.

Non è una scoperta.

È, come documentavo con il mio consueto scrupolo, un dato acquisito dalla letteratura scientifica. Ma, attenzione, non pensiate che sia una scoperta così geniale. In realtà, il principio in base al quale è matematico che le riforme a base di flessibilità siano votate al fallimento in un'economia avanzata come la nostra è un principio estremamente semplice, che economisti suppostamente "liberali" dovrebbero conoscere e soprattutto condividere (io lo conosco e non sempre lo condivido, in questo caso sì).

Il principio secondo il quale il prezzo regola l'allocazione delle risorse.

Cosa voglio dire? Una cosa semplicissima: che se una cosa costa di più, si tende a usarla di meno e meglio. L'esempio che faccio di solito (scusatemi, mi ripeto) è che si fa più attenzione a condire la pasta col tartufo bianco che con l'olio d'oliva. Se una goccia d'olio cade fuori dal piatto, transeat, è peccato per la tovaglia, ma chi se ne frega. Se ci cadono delle scaglie di tartufo, bè, la situazione è completamente diversa. La tovaglia non ne risente, ma il portafoglio sì, e quindi non è da escludere che, in spregio alle regole del galateo, il commensale malaccorto allunghi la manina per prendere quello che è caduto fuori dal piatto e rimettercelo dentro.

Sai com'è... Il prezzo al chilo del tartufo bianco è circa 400 volte quello dell'olio d'oliva: da qui un ovvio incentivo a usarlo bene.

Vale lo stesso per i fattori di produzione.

Abbassando artificialmente il costo del lavoro (per il semplice fatto che, come ci insegnavano niente meno che Blanchard e Giavazzi - figurarsi! - "le riforme" rendono il lavoratore più ricattabile e quindi lo costringono ad accettare paghe inferiori) si inducono gli imprenditori a utilizzare più lavoro, perché costa di meno, e quindi meno capitale (riducendo gli investimenti in innovazione, come dice, a cose fatte, Visco). Come dico nel mio libro, è dai tempi di Gordon e Dew Becker che si sa quello che peraltro Saltari e Travaglini avevano capito già da prima, ovvero che le riforme del mercato del lavoro all'europea spingono l'Italia verso il Bangladesh (alta intensità di lavoro) non verso la "Germania" (alta intensità di capitale: ma voi sapete perché ho messo le virgolette).

Questo ve lo dicevo già nel 2013, buon ultimo, perché, ad esempio, Saltari e Travaglini ne parlavano già nel 2007 (quando io mi occupavo di economia cinese, pur di non pensare alle cose di casa nostra).

Poi, nel 2014, a/simmetrie è entrata a regime, abbiamo lavorato, e...

Ops!

Cosa vedo nella figura 1 dell'articolo nel quale presentiamo il nostro modello? Questo:


Ha proprio ragione Visco, vedete? A partire dall'epoca delle riforme, cioè dal 1997 (pacchetto Treu), il rapporto capitale/lavoro (k/n), che misura, in parole povere, la dotazione tecnologica media del singolo lavoratore italiano, smette di crescere. "Uno dei maggiori disincentivi a investire è venuto dal modo in cui abbiamo reso flessibile il mercato del lavoro", dice Visco, e il giornalista compunto aggiunge: "a suo avviso".

Suo avviso una sega!

Intanto, è nei numeri e lo vedete. E poi queste cose non sono un'idea estemporanea di Visco: sono risultati della letteratura scientifica (tutti citati nel post del primo maggio: Gordon. Dew Becker, Saltari, Travaglini, Daveri, Parisi, ecc.). Vedete anche che, caso non strano, quando smette di crescere la dotazione tecnologica dei lavoratori, si arresta anche la produttività del lavoro (y/n, prodotto per addetto), e, come abbiamo detto più volte, da lì inizia il nostro declino (del quale le riforme spiegano solo un pezzo, come sapete).

Quindi, quando Visco a maggio 2014 ci diceva che con le riforme strutturali saremmo cresciuti, o era spaventosamente ignaro delle basi della letteratura scientifica (e quindi non era al posto giusto), o mentiva sapendo di mentire (e quindi era al posto giusto). Io la risposta la so, e la sapete anche voi, quindi inutile dircela.

Concludendo: quella di Visco non è una grande scoperta, ma una banalità: le riforme del mercato del lavoro hanno effetti avversi sulla produttività perché alterano il rapporto ottimale fra capitale e lavoro (cioè disincentivano l'innovazione). Ci fa piacere che lui senta il bisogno di dire oggi quello che noi ci dicevamo tre anni fa. Vuol dire che la resa dei conti si avvicina, e che Visco sa già, come sappiamo noi, che quest'anno la disoccupazione non diminuirà. Non è buon allievo chi non supera il maestro, e io la sua previsione l'avevo data qualche mesetto fa.

Ma di questo parliamo in separato QED.

Mi limito ad aggiungere, a beneficio di quelli che vogliono la #pirreviù, che l'altro pezzo di spiegazione, quello "post-keynesiano", da me avanzato, che lega il crollo della produttività al crollo della domanda determinato da un cambio reale sopravvalutato, sta diventando anch'esso letteratura scientifica.

Ma non ditelo all'uomo che sussurrava ai trulli (se non sapete chiè, non preoccupatevi: non lo sa nessuno).

Vorrei però aggiungere una parola per i politici che continuano a comportarsi da lacchè, ad avvalorare oggi la narraFFione che vorranno smentire domani, ad amplificare oggi il mantra che gli si ritorcerà contro domani, a commettere oggi gli errori politici che non vorranno aver commesso domani.

Cari amici, lo vedete che perdere la propria dignità per leccare il culo al potere non serve a nulla? Il potere ve se magna e ve se ricaca in un attimo. Prima vi fa fare quello che vuole lui, e poi vi prende pure per il culo, dicendovi che non serviva a niente e che lui lo sapeva (infatti l'aveva anche scritto a caratteri piccoli), lasciando così a vostro esclusivo carico la responsabilità politica la quale, in fondo, a ben vedere, non incombe su di voi strictu sensu, non più di quanto incomba sul cane per il morso che dà al passante.

Il responsabile del cane è il padrone, che, nel vostro caso, è la finanza. Quest'ultima però, come questo post e quello precedente sul Fmi dimostrano, ha ottimi metodi per tirarsi fuori, e gli sputi toccano a voi.

E quindi, cari politici, sì, è difficile non odiarvi per il tanto odio e la tanta morte che avete seminato acclamando in Monti l'uomo dell'emergenza, poi magnificando nel semestre renziano l'occasione del riscatto (forse quello da pagare...), e prima ancora dicendo che l'euro ci avrebbe protetto, e via stronzeggiando per anni, mentre la gente moriva fuori e dentro.

Ma in fondo mi fate pena.

Non so come finirà questa storia, ma in ogni caso una cosa è certa: io dalla vostra parte non sarò mai. Per ora sono dalla parte delle vittime, dalla parte di quelli che vi odiano. Poi, se le vittime non si svegliano, ho sufficienti capacità tecniche per passare dalla parte di quelli che vi prendono per il culo. A un certo punto bisognerà pure che cominci io a pensare a me, se gli altri non pensano a se stessi!

Comunque, quando leggo Visco (Ignazio) mi scompiscio dalle risate, pensando a voi...

E voi?



(...bene, se semo divertiti, e ora facciamo i conti...)