(...s'era detto che avremmo continuato a parlare di noi come prima, e così sia...)
Vi ricordate il vaso di coccole? Ieri ho sentito il bisogno di aprirlo (chi era in ufficio sa perché), e ci ho trovato questo:
Mi ha fatto un po' sorridere l'idea che cinque anni fa Uga ritenesse di coccolarmi lusingandomi con l'idea di essere famosissimo. Chi mi ha guardato negli occhi sa che della poca fama che ho acquistato ne avrei anche fatto a meno. Comunque, se pensate a dove eravamo cinque anni fa, e a dove siamo ora, possiamo dire che Uga dal suo babbino non ha preso solo la tenacia (qui), ma anche una certa qual capacità di intuire come andranno a finire le cose.
E ora, aspettiamo sereni lo svolgersi degli eventi, che si dipaneranno lungo la loro inevitabile traiettoria, quella che la logica economica ha tracciato per essi...
(...dopo, in effetti, saremo tutti un po' più famosi...)
L’economia esiste perché esiste lo scambio, ogni scambio presuppone l’esistenza di due parti, con interessi contrapposti: l’acquirente vuole spendere di meno, il venditore vuole guadagnare di più. Molte analisi dimenticano questo dato essenziale. Per contribuire a una lettura più equilibrata della realtà abbiamo aperto questo blog, ispirato al noto pensiero di Pippo: “è strano come una discesa vista dal basso somigli a una salita”. Una verità semplice, ma dalle applicazioni non banali...
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sabato 31 marzo 2018
venerdì 1 settembre 2017
Ars longa, vita brevis
Oggi ho imparato come si dice tarassaco in inglese: dandelion. Insomma, la pissenlit, negli USA, è un Löwenzahn. Me l'ha detto un tedesco che insegna a New York. Ho imparato anche qualcosa sui dialetti tedeschi, e su quelli francesi, soprattutto sulla frontiera linguistica, ma non voglio annoiarvi. Qualcosa sapevo anch'io. Per esempio, a Fribourg non si dice "je t'attends", ma "j'attends sur toi". Chi non sa perché... è un europeista! Poi mi hanno chiesto di parlare dell'euro... e ho risposto: "Ma vi rendete conto? Con così tante lingue, una sola moneta! Come può funzionare?"
E abbiamo ricominciato a parlare di nomi: un red mullet è un rouget barbet (Mullus barbatus), e una Squilla mantis? Bè, quella non sapevano come si chiamasse a casa loro, perché a casa loro... non c'è!
Non è bello poter viaggiare per il mondo, e trovare cose delle quali ignori il nome?
E poi si muore.
Io, per stasera, mi accontento di dormire...
(...er Palla ha passato l'esame di matematica. La sua linea politica era: "Ma che me ne frega di stare attento in classe! Tanto poi vado da babbo che mi spiega le cose in un modo che si capisce!" In effetti, ho il vantaggio di non essere un matematico. Così, l'hanno stangato - per come se ne batteva la ciolla - e agosto è passato derivando. Dopo l'esame, a base di x/(x^2-16) e minchiatine similari, gli faccio: "Allora vedi che studiare serve?" E lui: "Sì". E Uga: "Strano...". E io: "Come!?" E lei: "Strano che l'abbia detto. Comunque, sono contenta che la pensi così...". E pure io. L'esperienza è la madre di ogni scienza...)
venerdì 16 settembre 2016
L'importanza della laurea
(...in cucina, preparando un gramo riso in bianco per sovvenire alle travagliate vicende del carcere - spero di massima sicurezza - della mia anima immortale...)
Io: "[filippica a piacere lunga circa cinque minuti, rimestando convulsamente nella pentola con un cucchiaio di legno] ...per cui adesso, cinque anni dopo, le cose stanno così: o capite quello che vi ho detto, o per quel che mi riguarda, considerando che a me perdere non piace, ve ne potete anche andare affanculo!"
Roberta: "Magari non dirglielo proprio così!"
Io: "Certo, cara, parlerò coi sottotitoli."
Uga: "Babbo, ma tu in cosa sei laureato?"
Io: "In economia, amore."
Uga: "Ah, ecco perché parli così bene!"
(...il discorso è tested and approved by HSH Uga, la quale, possiamo esserne certi, non ha capito assolutamente niente. Come del resto quelli ai quali è rivolto. Ma almeno, dopo, potrò inginocchiarmi sulla tomba di mia nonna, in attesa di visitarne altre. Tante altre. Tutte le altre. E poi, libertà...)
Io: "[filippica a piacere lunga circa cinque minuti, rimestando convulsamente nella pentola con un cucchiaio di legno] ...per cui adesso, cinque anni dopo, le cose stanno così: o capite quello che vi ho detto, o per quel che mi riguarda, considerando che a me perdere non piace, ve ne potete anche andare affanculo!"
Roberta: "Magari non dirglielo proprio così!"
Io: "Certo, cara, parlerò coi sottotitoli."
Uga: "Babbo, ma tu in cosa sei laureato?"
Io: "In economia, amore."
Uga: "Ah, ecco perché parli così bene!"
(...il discorso è tested and approved by HSH Uga, la quale, possiamo esserne certi, non ha capito assolutamente niente. Come del resto quelli ai quali è rivolto. Ma almeno, dopo, potrò inginocchiarmi sulla tomba di mia nonna, in attesa di visitarne altre. Tante altre. Tutte le altre. E poi, libertà...)
venerdì 1 luglio 2016
Per maggior chiarezza
Io: "Giulia, ma se hai un problema devi dirmelo! Magari babbo può aiutarti a risolverlo...".
Uga: "Sì, babbo. La prossima volta che avrò un problema ti chiederò aiuto, se ci sarai."
(...e pija sti spicci, come dice uno che se ne intende...)
(...ovviamente persiste la sospensione dei commenti, che qui sono superflui...)
martedì 7 luglio 2015
No way!
Uga: "Guido dice che devi riparare la griglia".
Io: "Ha ragione. Sono due anni che non facciamo un barbecue. Ma la colpa è di questo porco lavoro. E non finirà tanto presto...".
Uga: "Perché?"
Io: "Perché se le cose non vanno come dico io dovrò continuare a lottare".
Uga: "E se vanno come dici tu?"
Io: "Peggio, perché diventerò molto importante e avrò ancora più lavoro".
Uga: "Ma allora tu non vuoi che le cose vadano come dici tu!?"
Io: "Appunto, ma non importa, perché tanto andranno come dico io anche se non lo voglio".
Uga:
(...verumtamen non sicut ego volo, sed sicut tu...)
sabato 4 luglio 2015
Partenopei (2)
Io: "Eccoci a Castelseprio!"
Lui: "Pensa che avevo letto Castelserpio".
Io: "Dai, così mi fai pensare alla mia Uga".
Lui: "Perché, scambia le lettere?"
Io: "Da piccola sì. È una cosa legata alla localizzazione. Infatti non ha capito subito dove fossero destra e sinistra".
Lui: "Per forza: è figlia tua...".
venerdì 26 giugno 2015
La voce dell'innocenza (2)
Uga: "Che fai, leggi il tuo libro?"
Io: "Sì, ogni tanto mi dimentico cosa ci ho scritto".
Uga: "Mamma dice che tu ti vanti della tua scrittura".
Io: "Certo che mi vanto: scrivo bene".
Uga: "Ah! Ma tu non scrivi col computer?"
(...tana! In effetti, è il computer a scrivere bene. Domani ne parliamo...)
domenica 21 giugno 2015
Truth
(...er core de papà è pure lei disdainful of danger, per la gioia del bagnino. Il vento soffia ancora...)
venerdì 19 giugno 2015
Rast
La mia anatroccola starnazza impavida (potrebbe esserci uno squalo...) e io faccio l'attempato ragazzo padre sotto l'ombrellone, rectius: palma. Ieri (cioè oggi) ho saputo che la cavalleria non arriverà. S'era capito. A questo punto io penso alla salute, e mi godo lo spettacolo dei colleghi che scoprono l'acqua calda, e delle mie previsioni che si realizzano (esempio: la Finlandia). Sarà quel che Dio vorrà, e mi sarà molto facile ricordarmi di chi ci ha aiutato: nessuno.
Il che, peraltro, rende anche molto facile ricordarsi con chi regolare i conti: tutti.
Vaste programme?
Bien sûr. Ma mica dobbiamo occuparcene noi!
...la vendetta
fia testimonio al ver che la dispensa.
Io mi guardo le nuvole...
venerdì 16 novembre 2012
Ne vale la pena?
Uga: "Guarderò Rapunzel!"
Io: "Ottima idea, vorrei tanto rivederlo con te ma sarà per un'altra volta".
Uga: "Lo so, sei troppo impegnato".
Magone...
Ecccccerto che sono troppo impegnato, cazzo, e Uga dovrebbe sapere bene perché. Ora ve lo racconto, vi racconto cos'è successo l'ultima volta che ho deciso di delegare.
Era il Natale di tre anni fa. "Allora: chi fa i regali?" "Li faccio io, dai, che a Pescara è tutto vicino, ci sono mille negozi, non ci si stressa come a Roma. Ma Guido cosa vuole?" "Questo, questo, questo e quest'altro ('azzo)." "E Giulia?" "Ci penso io con le mie sorelle...".
Arriva la vigilia. Torno da PE onusto di elettronica varia assortita per er Palla, e a mani completamente vuote per Uga. Tanto "ce pensavano loro". Si fa notte, scendiamo a mettere i pacchi sotto l'albero. Io recupero dai nascondigli tutti quelli del primogenito. Due metri cubi di tecnologia. Accanto, due pacchetti menci e striminziti: in uno forse una bambola, nell'altro bo'...
Io: "Ma... Non è che c'è stato un errore di valutazione?" Lei (colei che sola a me par donna...): "Ma no, mia sorella ha comprato proprio la bambola che voleva Uga". Io: "Sì, ma la sproporzione è evidente...".
Arriva il Natale. Scendiamo, i bambini cominciano a ispezionare i pacchi. Questo? Per Guido! E questo? Per Guido! E questo? Per Guido! E questo? Per Giulia! Oooooops...
Con grande dignità (non ha preso da me), e nell'imbarazzo di Guido, mortificatissimo, Giulia scarta il pacchettino striminzito, e dentro... una orrenda bambola pezzotta (termine partenopeo). Ovviamente non quella desiderata da Uga. Io fremo (lo spirto guerrier ch'entro mi rugge).
(oggi ho ricevuto un altro dolenti declinare. La cosa paradossale è
che... non avevo chiesto io di pubblicare il lavoro: lo hanno chiesto
loro... e poi si sono cacati in mano! - mind my French. Chi sono? Fate
fare alla Terra un altro giro intorno al Sole, e poi ve lo racconto. A
quelli che vengono a Roma darò un indizio. Piddinume intellettuale della
peggior risma, collaborazionisti del regime eurista. Tanto facili da
dimenticare, quanto difficile dimenticare la babbrina di Uga: e ora sono
sicuro che non ve la dimenticherete nemmeno voi... Perché questa storia
ve l'ho raccontata IO... Avessi delegato... E ora torno a organizzare Pescara...).
Io: "Ottima idea, vorrei tanto rivederlo con te ma sarà per un'altra volta".
Uga: "Lo so, sei troppo impegnato".
Magone...
Ecccccerto che sono troppo impegnato, cazzo, e Uga dovrebbe sapere bene perché. Ora ve lo racconto, vi racconto cos'è successo l'ultima volta che ho deciso di delegare.
Era il Natale di tre anni fa. "Allora: chi fa i regali?" "Li faccio io, dai, che a Pescara è tutto vicino, ci sono mille negozi, non ci si stressa come a Roma. Ma Guido cosa vuole?" "Questo, questo, questo e quest'altro ('azzo)." "E Giulia?" "Ci penso io con le mie sorelle...".
Arriva la vigilia. Torno da PE onusto di elettronica varia assortita per er Palla, e a mani completamente vuote per Uga. Tanto "ce pensavano loro". Si fa notte, scendiamo a mettere i pacchi sotto l'albero. Io recupero dai nascondigli tutti quelli del primogenito. Due metri cubi di tecnologia. Accanto, due pacchetti menci e striminziti: in uno forse una bambola, nell'altro bo'...
Io: "Ma... Non è che c'è stato un errore di valutazione?" Lei (colei che sola a me par donna...): "Ma no, mia sorella ha comprato proprio la bambola che voleva Uga". Io: "Sì, ma la sproporzione è evidente...".
Arriva il Natale. Scendiamo, i bambini cominciano a ispezionare i pacchi. Questo? Per Guido! E questo? Per Guido! E questo? Per Guido! E questo? Per Giulia! Oooooops...
Con grande dignità (non ha preso da me), e nell'imbarazzo di Guido, mortificatissimo, Giulia scarta il pacchettino striminzito, e dentro... una orrenda bambola pezzotta (termine partenopeo). Ovviamente non quella desiderata da Uga. Io fremo (lo spirto guerrier ch'entro mi rugge).
Si tolgono le carte, si mette un po' in ordine. Giro le
spalle per spostarmi nell'altra stanze, e sento Uga pronunciare queste parole,
le uniche che mai dimenticherò: "Non ci posso credere che Babbo Natale non
avesse una babbrina da incartare per me...". Attenzione: babbrina sta per
Barbie-na. Little Barbie, insomma, quello che voleva lei.
Il mio cuore ha preso una elegante craquelure.
La sera, messi a letto i bambini, esco di casa come una
furia: mi faccio tutti gli Autogrill del raccordo (gli unici negozi aperti)
comprando tutte le Barbie, tutti i cuccioli cerca amici, tutte le Polly che
trovavo. Il giorno dopo: sorpresa, è tornato Babbo Natale. Ed è tornato il
sorriso su Uga, che forse si stava chiedendo (lei) dove avesse sbagliato.
Ma non finisce qui, belli, eh no, perché altrimenti sarebbe
troppo facile.
Due anni dopo, cioè lo scorso anno, scendendo dal
Kratzberger See verso Anteranalm (Robert sa dov'è), in fila indiana (sentierino
un po' impervio, di quelli dove non trovi tanti italiani), Uga si chiede ad
alta voce: "Chissà se anche quest'anno Babbo Natale verrà due volte!"
E se non piangi, di che pianger suoli?
'Sta cosa aveva lavorato dentro di lei per due anni, e
tornava su nel posto più distante da casa, e dal Natale (a luglio). Saranno
stati gli abeti a farglielo tornare in mente.
Io mi son girato, ho guardato Rockapasso, e ci siamo
abbracciati per consolarci a vicenda del nostro inguaribile rimorso. Non si può
fare questo a nessuno, e noi l'abbiamo fatto alla bambina più buona del mondo.
Morale della favola: sono molto impegnato, perché il manager
delega, l'artista no. Del resto, il manager delega anche perché se qualcosa va
per stracci il suo bonus comunque aumenta (come la recente storia dimostra). Io
non ho bonus, ho solo la faccia.
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