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venerdì 30 giugno 2017

Mon discours à Bruxelles (avec images)


(...Taquin le Superbe dans toute sa splendeur...)

Dalla quinta colonna ricevo, e volentieri pubblico (fra le risate...):



Ciao, non potevo venire mercoledì mattina al Parlamento, però sono riuscito a seguire in streaming solo un po' del tuo intervento, giustamente rivolto ai francesi...
Adesso ho sentito Salvini:



però devo dire che non mi ha sorpreso: sono tre anni che trovo condivisibile quello che dice.
Se avessi avuto modo di incontrarlo, avrei voluto dire a lui e a Borghi questo:
La Lega si trova in una situazione di incoerenza di fondo simile, ma opposta, a quella dei vari partitini di sinistra.
Come fai ad essere liberista, a sostenere la necessità di limitare il ruolo dello stato nell'economia, a voler favorire il libero mercato rispetto all'intervento statale, a prediligere misure economiche pro-business ed essere contro l'euro?
L'euro, come tu insegni, è lo strumento più efficace per ottenere esattamente quegli obiettivi, in termini di politica economica.
Quindi delle due l'una: o non sei così "liberista", e allora quanto prima lo chiarisci, meglio per te. Oppure non puoi essere contro l'euro, e anche qui urge chiarezza.
Come vedi è esattamente la condizione opposta della sedicente sinistra.
Altra cosa che gli avrei detto, stando così le cose, oggi in Italia c'è una prateria, anzi due, per due forze politiche che volessero in modo coerente sostenere gli interessi contrapposti delle diverse classi sociali, lavoro vs capitale.
(Non voglio invitarti a fare un partito, sia chiaro).
Una vera destra, conservatrice, che difende gli interessi del capitale senza vergognarsene, che quindi si fa paladina dell'UE e dell'euro, diciamo una destra einaudiana, un po' meno imbranata, improvvisata e ignorante rispetto a quella di Mario Monti, avrebbe subito un ruolo centrale, sbaragliando PD, Berlusconi, e centristi vari.
Una vera sinistra, che difende gli interessi del lavoro, senza complessi, quindi capace di proporre protezione per i più deboli, indipendenza dal vincolo esterno, e redistribuzione, una sinistra "bagnaiana" (ancora una volta, il riferimento è ideologico, non operativo) sarebbe il punto di riferimento di tutti gli "sconfitti" di questi ultimi decenni, dei veri progressisti, e di chi semplicemente crede in un paese egualitario e capace di emanciparsi dallo stato di sottomissione attuale.
Se ci fossero queste due forze politiche, esse farebbero piazza pulita di tutti i partiti esistenti, Lega compresa.
Finché però non ci sono, la rappresentatività, la partecipazione al voto sarà necessariamente bassa, e vincerà chi sa fare meglio il gioco delle tre carte, che per ora è il M5S.
Vediamo se riusciamo a incontrarci quest'estate,
Un abbraccio,
Philip


Dunque dunque dunque...

Vi dico come la penso.

Intanto, come sapete, fondare il PBI (Partito Bagnaiano Italiano) è esattamente in testa alle mie aspirazioni... anche Philip lo sa benissimo, tant'è vero che per evitare una ogiva termonucleare si è affrettato subito a dire che stava scherzando!

Il progetto presenta svariate criticità, come direbbe un economista: la prima è che la politica, a differenza del pericolo, non è il mio mestiere, forse anche e soprattutto perché il pericolo non è il mestiere dei politici, tutti molto "conservativi", tutti molto tesi a intercettare e conservare il consenso che hanno, anziché quello che non hanno (e su questo Philip sfonda con me e non solo con me una porta aperta). Il problema fondamentale però è di brand: del mio nome non c'è bisogno. Io sono solo uno che ha letto Keynes e lo prende sul serio, quindi non ha bisogno né di mettere il proprio nome sull'acqua calda altrui, né di mettere il caro e sacro nome di Keynes sulla propria acqua sporca (due diversi modi di essere un poraccio: chi segue il dibattito sa a chi mi riferisco).

Poi, mi toccherà rileggere il programma economico della Lega. Quando mi capitò di farlo, ne parlai sul Fatto Quotidiano trovandolo mediamente più post- che pre-keynesiano (l'articolo è qui), valutazione peraltro condivisa a denti stretti e con una certa invidia anche da un esponente della sinistra "de sinistra" che poi forse è tornato nell'ala sinistra della sinistra "de destra", che a sua volta si sta dividendo in un'ala di destra e un'ala di sinistra, fra chi, patetico Achab ebbro dei propri risentimenti, vede capodogli nel bicchiere, mucche nel corridoio, o suricati nella giberna (perché no?), e chi, intellettuale della Magna Magna Grecia, sprezzante mi ribatteva "allora dovremmo dividere anche gli Stati Uniti d'America", salvo poi prenderla lì per sopravvenuta e manifesta obsolescenza...

Questo però non vuol dire che il simpatico chiasmo ravvisato dalla quinta colonna non ci sia, ma credo sia opportuno metterlo a fuoco un po' meglio.

A fronte di una sinistra che compatta, con l'unica eccezione di Marco Rizzo, vuole difendere il lavoro con l'euro, abbiamo in effetti una destra che vuole attaccare l'euro difendendo le misure liberiste di Renzi. Questa destra, però, mi sembra più quella della Meloni che quella di Salvini (anche se ci sono margini di interpretazione).

Qui si aprono due ordini di considerazioni. La prima deriva dall'ennesima discesa in campo del Berlu cocchiere, spuntato fuori dopo la vittoria per intestarsela: lui oggi vuole fare il polo moderato, dal che istintivamente traiamo una lezione: che ci sarebbe bisogno, invece, di una destra che facesse la destra (difendendo il capitale), e di una sinistra che facesse la sinistra (difendendo il lavoro). Questo è quello che auspica anche Philip, perché in teoria la democrazia funzionerebbe così, no?

No.

Direi di no.

Per il semplice motivo che se la democrazia funzionasse, e funzionasse così, al governo ci sarebbe sempre e solo la sinistra (intesa come partito che difende gli interessi del lavoro), e questo perché siccome un'azienda con 100 amministratori delegati e un dipendente non si è mai vista, difendere il lavoro significa tutelare gli interessi della maggioranza! In altre parole: se la democrazia funzionasse, essa sarebbe già, in re ipsa, dittatura del proletariato!

Solo che... l'economico non esaurisce il politico. Nel politico c'è qualcosina in più: c'è, ad esempio, il Fogno, che non è un'invenzione della Finiftra progreffifta, ma, prima (guarda caso, o meglio: cafo) un'invenzione del liberismo (il poliziotto cattivo dello stesso regime). L'illusione che, liberi di lacci e lacciuoli, si riesca a pervenire, può essere molto ma molto appealing per chi avrebbe in realtà bisogno di essere tutelato dallo Stato: il Pedante ha fatto su questo un lavoro magistrale, che vi esorterei a consultare con più assiduità. E poi ci sono questioni valoriali, e via dicendo.

Quindi, l'idea che lo spettro politico possa essere scisso dal prisma dell'economia in due bande: un partito laburista e un partito capitalista, dobbiamo metterla in soffitta. Non funziona così. Un lavoratore spesso è (cioè si sente) un capitalista che non ce l'ha fatta, anche perché tale gli viene insegnato a considerarsi, per l'ovvio motivo che così si distrugge la sua coscienza di classe, con tutto quello che ne consegue.

Questo, in effetti, viene incontro al discorso di Philip.

Poi c'è un altro ordine di considerazioni. Sinistra e destra sono incapaci di un atto di coraggio, che consiste nel capire che oggi non vinci parlando "ai tuoi", ma "ai loro", a quelli degli altri (come già ci siamo detti). A sparigliare non sarà tanto chi saprà delimitare in modo netto il recinto dei propri referenti di classe, ma chi saprà scavalcarlo in modo intelligente.

Chiarisco.

Per anni mi sono dovuto intenerire, ho dovuto ascoltare compunto le querimonie degli esponenti della sinistra della sinistra di destra, poi passati alla destra della sinistra di sinistra, e ora persi nello spazio, secondo i quali era impossibile dire certe cose, perché i "loro" non volevano ascoltarle, ed era impossibile far tacere certi personaggi, come il simpatico "pangolino nel bidet", perché "però erano tanto onesti!" o perché "però orientano il consenso". Quindi anche chi era perfettamente cosciente delle criticità dell'euro, rinunciava a parlarne per opportunismo.

Viceversa, mi dicono, a destra sono razzisti! E quindi, su loro deve cadere l'interdetto. Solo che... anche questo preteso razzismo, se e dove c'è, e nell'attesa di essere sorpassato a destra dai provvedimenti del governo (come regolarmente avviene), è frutto di un mal di pancia interno: frutto dell'idea che si debba parlare ai "propri", ai simpatici valligiani, o ai veneti fuuuuuurbi, fieri della propria pretesa supremazia etnica, anziché affrontare i temi economici, che coinvolgono tutta la collettività nazionale.

Allora: io devo sorvolare sopra le sparate dadaiste e razziste (verso di noi) del simpatico "casuario nella bistecchiera", perché sai, lui è fatto così... però devo indignarmi quando Salvini fa qualche post su Facebook lievemente fuori luogo (dai, Matteo: facciamo finta che a destra ci possa essere dialogo: io in effetti ogni tanto eviterei...). E perché dovrei trattare in modo asimmetrico comportamenti che sono sostanzialmente simmetrici, perché derivano dalla stessa identica esigenza: parlare ai "propri"?

Nel merito, oggi ve lo ha detto anche Macron che i migranti economici non hanno diritto di asilo (che spetta ai rifugiati, per definizione), e non è che sia una grande novità, né un'affermazione particolarmente fascista: lo dice anche quel noto fascioleghistxenofobnazionalista di Mario Nuti, in un lavoro che ha presentato all'ultimo workshop organizzato da a/simmetrie:


(e che ora è submitted in una rivista "de passaggio"... L'intero slideset è qui).

Mi avvio a concludere, come dicono i veri politici prima di trifolarvi le gonadi con altri quindici minuti di vacuità.

Se alla mia età non avessi capito che niente è semplice, e che gli altri di tutto hanno bisogno tranne che dei miei consigli, forse direi anch'io due cose a Salvini: la prima (che in effetti gli ho già detto) è di non cadere nella trappola dei media. Inutile fare sparate sugli immigrati, e questo non perché il problema non esista, ma perché gli italiani ormai hanno capito benissimo chi, come e perché sta speculando su questo tremendo fenomeno. Il "lavoro (politico) sporco" sull'immigrazione è inutile: lo fa la Merkel, lo fa Macron, lo fa Gentiloni. La cosiddetta destra il punto lo ha marcato: ora la cosiddetta sinistra su questi temi deve mettersi all'inseguimento: i suoi intellettuali il problema lo espongono chiaramente (vedi sopra Nuti), e i suoi elettori lo vivono sulla propria pelle (vedi amministrative). Quindi, meglio evitare toni controproducenti, concentrandosi invece sull'economia, per il duplice motivo che è la prima preoccupazione di molti, e che l'analisi delle dinamiche economiche consente di arrivare a quella delle dinamiche demografiche con eleganza, efficacia, semplicità e umanità.

Per un camuno che perdi, trovi dieci marchigiani. Secondo me lo scambio è vantaggioso, visto che in politica, mi dicono, quello che conta non è la qualità (eccellente in entrambi i casi) ma il numero...

La seconda cosa è che sì, siamo d'accordo che il nostro mondo è orwelliano. Non sono completamente d'accordo sul fatto che la rete abbia (solo) aperto spazi di libertà. Questa è stata la mia esperienza (altrimenti voi non sareste qui), ma non posso non vedere che in realtà la rete è il completamento del progetto orwelliano. La televisione diffonde il verbo, ma la rete traccia i nostri movimenti. Nel mondo di Orwell bastava un solo apparato, nel nostro ce ne vogliono due, e la rete non è solo un pezzo della soluzione: è anche un grossissimo pezzo del problema. Ciò posto, da chi fa un discorso sostanzialmente condivisibile come quello che avete ascoltato qua sopra (essendo poi liberi di non condividerlo, anzi: la discussione sarà aperta, ovviamente escludendo Cocucci, Serendippo e Yanez, che lasciamo nel limbo dei castori), mi aspetterei che trovasse l'intruso nella lista di firmatari di questo simpatico DDL. Aiutino: penso che Nunziante abbia bisogno di un buon consiglio! Se non gli viene dato, io mi trovo in una situazione un po' paradossale (che può anche non fregar nulla a nessuno): ho tolto il saluto a quel cuor di leonessa di Fassina, semplicemente perché non ha preso posizione contro le sparate della terza carichessa dello Stato a favore della censura (a suon di consulenti svizzeri), e poi, però, non trovo nessuna firma di SI sotto al decreto della vergogna, mentre ci trovo questo signore che non conosco e che non so quindi perché ce l'abbia con me.

Perché chi firma quel DDL, anche se non lo sa, è un mio nemico, perché vuole togliermi la libertà di espressione...

Ecco: le contraddizioni che vedo io sono queste, più che quelle delle quali parla Philip. Ma sono contraddizioni sulle quali, come la lettera della quinta colonna dimostra, a sinistra molti sono ormai disposti a sorvolare, concentrando gli sforzi sulla contraddizione principale.

Certo, può essere un rischio, può essere un errore. Io non sono un politologo (per fortuna) quindi...

E voi come la vedete?

sabato 24 giugno 2017

PD DELENDVS EST (dichiarazione di voto)

Mi ero ripromesso di non parlare di banche, avendolo fatto quando si sarebbe potuto evitare la catastrofe. Era il 30 giugno del 2013, quasi esattamente quattro anni fa, quando spiegavo a una lettrice, forse ancora fra noi, come avevo capito che la normativa sul bail in sarebbe senz'altro stata applicata in Italia: mi bastava, per capirlo, osservare la particolare strategia di comunicazione seguita dalla cosiddetta Europa, una strategia del tutto conforme a quello che avevo definito il metodo Juncker. Chi è qui da sufficiente tempo sa di cosa si tratta, chi non è qui da sufficiente tempo invece di farmi la solita lezioncina per dire a me e a voi cose che sappiamo, usi pure l'indice per cliccare sui link (l'ipertestualità il sale di Internet), perché poi alla fine mi secco anch'io, che sono tanto paziente.

Comunque, il QED arrivò il 12 dicembre dello stesso anno e venne commentato dal Sole 24 Ore il 13 dicembre dello stesso anno: accordo storico, diceva Saccomanni.

Saccomanni... chi era costui? Mi dicono che fosse quello della luce in fondo al tunnel, il ministro dell'Economia nel sessantaduesimo governo della Repubblica Italiana, quello di Enrico "stai sereno" Letta, del Partito Democratico.

E cosa diceva Enrico "stai sereno" dell'accordo sulla cosiddetta "Unione Bancaria"? Credo che tutti ricordino questo scambio di battute:

Ora è facile per tutti capire chi avesse ragione. Allora lo era per pochi, e quei pochi, guarda caso, sono finiti tutti nel comitato scientifico di a/simmetrie (cosa per la quale li ringrazio).

Veniamo al punto. Poco fa uno di voi mi ha scritto un DM al quale ho risposto così:


(...se potete non mandatemi DM, ma questo è un altro discorso. Nel mio tweet citato dall'amico commentavo un tweet in cui Aureliano Ferri diceva che invece di "unione" occorrerebbe separazione bancaria: parole sante, ma anche questo è un altro discorso...)

Allora: sui giornali di oggi state leggendo la prima pagina de Il tramonto dell'euro, come ha fatto notare poco fa su Twitter uno di voi. Vi parlo con l'autorevolezza che mi conferisce il poter documentare di aver visto venire esattamente questa crisi, e di aver tentato in tutti i modi di aprire un percorso di soluzione politica ad essa. Quel libro era stato scritto, come ricorderete, pensando di risvegliare a sinistra una coscienza sopita in anni di collusione con la prassi e la logica del capitalismo finanziario. La risposta è stata quella che sapete e che i fatti documentano. Non mi aspettavo certo che il PD di Enrico "stai sereno", e nemmeno quello di Fassina "chi?" (o di D'Attorre "dove?") diventasse sensibile agli interessi del paese (essendo messo lì a difendere quelli dei creditori esteri). Non mi aspettavo che questo succedesse nemmeno quando si fosse arrivati, come si è arrivati, a una catastrofe che rischia di travolgere tutto e tutti.

Mi sarei però aspettato che, se non gli scemi di Rifondazione, almeno altri politici progressisti, nonostante avessero lordato la loro coscienza con affermazioni infondate e grottesche (tipo: "Monti ha salvato l'Italia perché nel 2011 non c'erano i soldi per pagare gli stipendi..."), colti da una tardiva ma fattuale resipiscenza, si dessero da fare per diffondere il messaggio che, a loro dire, aveva aperto loro gli occhi. Non è stato così: di vergogna in vergogna, di fallimento in fallimento, di frantumazione in frantumazione, hanno reso la sinistra cosiddetta critica credibile un filo meno dell'Albertine di Proust, condannandola a una fine analoga: brutta.

Ora il PD di Napolitano (che ha messo al governo Letta), di Letta (che ha voluto l'Unione Bancaria), di Saccomanni (che non si è opposto sapendo benissimo a cosa si andava incontro) si presenta (con quale faccia?) alle elezioni amministrative in un certo numero di comuni. I dettagli non li so e non mi interessano. L'unica cosa che mi interessa farvi capire è che se desiderate mantenere un barlume di fiducia nel funzionamento della democrazia, domani dovete schiantare il PD, cioè l'artefice della più colossale e protratta distruzione del benessere dei cittadini italiani di tutta la storia dell'Italia unita. Il PD, che si è piegato ai diktat della Bce (come vi ho dettagliatamente spiegato qui), il PD, che per favorire i propri mandanti italiani (i soliti noti della grande finanza e della grande industria) si è fatto schermo della subalternità all'Europa, ripetendo il solito mantra secondo cui "le regole sono sbagliate ma dobbiamo rispettarle perché così diventiamo credibili". Sì, insomma, l'ala di destra di quelli che ho chiamato le SS, le sinistre subalterne.

Ma come "le regole sono sbagliate, ma le rispettiamo"!? Ma che discorso è da parte di governanti, di persone che hanno il dovere morale e politico di assicurare la prosperità di una nazione? Mica stiamo giocando a burraco! Adottare regole sbagliate, per un paese, significa indebolire il proprio tessuto produttivo e sociale, e diventare quindi ancora meno autorevoli, ancor più sprovvisti di potere negoziale. E questo durante quella che ormai si qualifica apertamente come un'aggressione economica senza precedenti, nella quale i nostri governanti, ai quali è stato negato di salvare con pochi soldi (peraltro non pubblici) le quattro banche nel 2015 (sarebbero bastati meno di quattro miliardi), si troveranno a dover gestire una situazione almeno dieci volte più onerosa.

Non vi ricorda qualcosa? A me ricorda quello che è stato fatto con la Grecia: tirare avanti, lasciando che la situazione si incancrenisse, evitando di risolvere un problema piccolo, e facendolo ingigantire, per condannare un paese gestito da una classe politica subalterna e collusa con gli interessi finanziari esteri a una schiavitù perenne.

Questa è la strada sulla quale il PD ci ha avviato.

E a fronte di questo pensate di regolarvi a simpatie?

Non è un problema di simpatie, cari amici: è semplicemente una questione di vita e di morte, come ora capiranno a loro spese i veneti fuuuuuurbi, ai quali con tanta amarezza mi rivolsi qui (e spero che qualcuno si sia messo in salvo).

Voglio essere molto chiaro. Qui, purtroppo, non si tratta di scegliere chi preferiamo. Il maggioritario, o le sue caricature, ci impediscono di farlo: l'unico voto che ci rimane è quello contro, e dobbiamo usarlo bene, pur sapendo che votando "contro" si possono risolvere problemi tattici, ma non raggiungere obiettivi strategici. D'altra parte, questo abbiamo. Mentre come paese potremmo, e anzi dovremmo, disobbedire a regole dalla dubbia legittimità, disattese da chi ci fa lezioncine, e certamente contrastanti con spirito e lettera della nostra Costituzione, come cittadini non possiamo e non dobbiamo sovvertire le regole che disciplinano l'esercizio dei nostri diritti politici.

Il dato è molto semplice: in questo momento governa il PD, ed è in questo momento che devono essere prese delle scelte molto dolorose, dal potenziale distruttivo elevato per il nostro paese. Peraltro, questa situazione durerà ancora per un bel po', verosimilmente tramite una bella alleanza coi nostri amici ortotteri. Avete un'unica (flebile) speranza tattica di costringere il PD a non tradire completamente i nostri interessi, a difendere in Europa il diritto garantito dall'art. 47 della Costituzione, ed è fargli capire che per il partito di Letta, del boia delle nostre banche (e dei loro risparmiatori) non c'è storia in questo paese.

Di cosa e di chi hanno paura è fin troppo chiaro.

A me, e credo anche a voi, è bastato constatare che di queste elezioni amministrative i loro media non hanno parlato. Le temevano, e i primi risultati ci fanno capire perché: perché sapevano che rischiavano di perderle. Devono perderle, e perderle male. L'occasione è preziosa: a febbraio arrivano le politiche (quando sarà possibile ringraziare questi traditori come meritano). Se li mandiamo a stendere a giugno, nel secondo semestre dell'anno eviteranno di aggredirci, nella speranza di non venire sbriciolati nel 2018. Schiantando il PD alle amministrative non comprate la certezza di un mondo migliore: semplicemente, mettete un argine alla tracotanza di chi si sente superiore a questo paese, in tale veste in diritto di spogliarlo per soddisfare gli appetiti altrui.

Sono anche un pochino stanco di ascoltare, da sinistra, la solita solfa: "Sai, devo dirti che quello lì mi ha convinto, che effettivamente l'euro... che in fondo l'immigrazione... io lo voterei, ma poi, cosa dico a mia moglie!?..." Gentile amico, quando a tua moglie metti le corna - perché gliele metti, lo so - come ti regoli? Non glielo dici. Bene: sappi che fa così anche lei (non chiedermi come faccio a saperlo):  regolati così anche ora che si tratta non di assicurarsi un piacere effimero (per quanto intenso), ma di evitare che il tuo futuro e quello dei nostri figli venga compromesso per sempre.

Sono grandemente aduggiato quando, sempre da sinistra, mi si propone la solfa del "eh, ma quelli non sono preparati...". Oh, la bella superiorità culturale "de sinistra", il primo dei miei miti che pochi mesi di militanza nel dibattito hanno mandato in frantumi! Lo avete visto il tweet sopra? Chi era quello culturalmente preparato? Il piddino Letta, o quello che poi sarebbe diventato il leghista Borghi? Siamo sicuri che a sinistra ci sia, o ci voglia essere, o ci possa essere, tutta questa preparazione? Siamo sicuri che chi nega l'esistenza di un problema, e quindi si rifiuta di studiarlo, sia più preparato a gestirlo di chi per lavoro doveva speculare sui problemi altrui (e ci faceva bei soldini)?

Sono anche molto stanchino di ascoltare, sempre da sinistra, l'altra solfa "eh, ma certe parole sono inaccettabili...". Allora, cari compagni: io per tre cazzo di anni, contrito e compunto, sono andato ad audiendum verbum da "ecce homo" (come lo chiama un mio fidato collaboratore), da quello che "i sordi pe pagà gli stipenni nun ce staveno più", e mi son dovuto sorbettare l'infinito rotolo delle giustificazioni più assurde e fantasiose del perché non fosse possibile dire, a sinistra, una parola chiara sul tema: perché se dici così, se ne va quello, se dici cosà, si storce quell'altro, e via dicendo... Ogni partito, ognuno, ha al suo interno una certa percentuale, più o meno ampia, più o meno rumorosa, di persone che non hanno capito, e spesso non hanno capito per gli stessi motivi per i quali molti di voi non avevano capito. Meno complottismo e più umiltà. E in ogni partito qualcuno dice cose "inaccettabili" per qualcun altro allo scopo di tener buona questa maggioranza (o minoranza) silenziosa (o rumorosa). Il punto, per me, è molto semplice: se da una parte mi si è potuto chiedere di compatire e accettare le sparate di Bersani, che "crede che le liberalizzazioni siano di sinistra", sulla base del fatto che "è tanto onesto" (leggi: porta voti), e che "i processi politici sono lunghi", e che "i nostri non sono ancora pronti", ecc. allora non vedo perché dall'altra parte dovrei trovare inaccettabili sparate ugualmente incompatibili coi miei valori. Insomma: ogni partito ha i suoi mali di pancia, la sua necessità di traghettare vecchi catorci verso i nuovi assetti politici senza perdere troppi bacini di consenso. E, attenzione, la situazione non è completamente simmetrica, perché Bersani le "lenzuolate" (come le chiama lui) le ha fatte sul serio. Dall'altra parte, invece, se andate a vedere, certe frasi sono pura invenzione dei media (che sanno perché e per chi inventano le loro fake news).

Dopo di che, ci sono anche sparate delle quali sinceramente non si sentirebbe la mancanza. Quando chi consiglia di farle rinsavirà, i risultati si vedranno, anche perché la situazione oggi è esattamente quella dipinta da Federico Nero: "La sinistra accusa la destra di fare la destra perché non può accusare se stessa di non fare la sinistra". Non mi sembra molto intelligente, da parte di una certa destra, dare a una certa sinistra l'unico argomento che questa usa. Non dandoglielo, la si eliminerebbe dal dibattito.

Io posso testimoniare di aver lottato per anni affinché la sinistra evadesse dalla gabbia concettuale che si era costruita. Sto continuando. Continuo, in particolare, a credere che il nostro paese possa emanciparsi compiutamente dal progetto imperialistico tedesco solo se al potere andasse una forza politica progressista, veramente decisa ad attuare il primo articolo della Costituzione (stiamo quindi escludendo quei quattro pagliacci voltagabbana che attualmente cercano di occupare questa nicchia di mercato).

Ma questo non è il tema di oggi.

Il tema di oggi è mandare sotto il PD nei ballottaggi, in qualunque luogo, con qualunque mezzo, a qualunque costo: PD DELENDVS EST.

Fargli molto, ma molto male, è l'unico modo che abbiamo per evitare che loro continuino a farne a noi. I partiti della sinistra "de sinistra", essendo un simpatico vivaio di poracci, credo che ai ballottaggi non ci siano andati, e comunque non nelle realtà importanti. Lasciamoli convergere a zero, e cerchiamo di risolvere i nostri problemi con gli strumenti che abbiamo a disposizione, un passo dopo l'altro.

Mi affligge dovervi dire cose così semplici. Da una parte, mi sembra di insultare la vostra intelligenza. Dall'altra, mi costringe a confrontarmi con i miei dubbi. Ne ho tanti, e non posso discuterli tutti con voi. Ma di una cosa sono sicuro: una forte sconfitta del PD (e una affermazione del partito che sull'euro ha informato e parlato chiaro) avrebbe un valore progressivo, nell'attuale situazioni in cui i Poveri Deficienti pensano che la vittoria di Macron abbia risolto tutti i problemi (in particolare, quelli francesi, che Hollande ha lasciato come erano...).

Mandate sotto il PD, o rassegnatevi.

Voi: perché io non mi rassegno.

A domani.

lunedì 24 aprile 2017

La politica europea (pro veritate)

Un amico mi ha scritto per rimproverarmi un'inesattezza del post precedente. Nonostante non sembri, io sono uno che i rimproveri li accetta, quindi faccio ammenda. Pare che l'opposizione di Fassina alla mia epurazione dal liturgico Plan B di Roma (epurazione che ha concorso a questo risultato), non sia stata "di circostanza". Fassina avrebbe sottolineato agli altri che stavano facendo un grosso errore ("big mistake"), e avrebbe rimproverato ai francesi la loro pretesa di comandare in casa altrui, per di più dando molto spazio politico a chi qui in Italia non ne ha più, per i motivi che in questo blog tutti conoscete, essendone stati testimoni (l'inettitudine del caro leader di turno).

Bene, ne prendo atto.

Ho detto un'inesattezza, e me ne scuso. Qui siamo per la verità fattuale, che ha tanti pregi, fra i quali quello di essere un potente strumento di analisi. In effetti, rettificare questo dettaglio (che non è un dettaglio) ci permette di capire meglio di che natura siano le aporie nelle quali si imbatte chi vuole promuovere un processo politico "europeo" (con l'esclusione di tutti i cantoni svizzeri, di tutti i fiordi norvegesi, e fra un po' del Regno Unito). È proprio l'energia con cui Fassina mi dicono mi abbia difeso a fare da cartina di tornasole.

Parto dal dato più evidente: in effetti, è un po' paradossale che l'esponente di una forza che in Italia non è nemmeno rappresentata in Parlamento (Rifondazione) venga a dettare legge, in una circostanza simbolicamente così rilevante, a chi di mandati popolari ne ha addirittura due (uno parlamentare e uno comunale), imponendogli una decisione cui questi strenuamente si oppone. In pratica, è come prima dire, e poi ripetere al popolo italiano, nella persona di un suo rappresentante: "non conti niente!" (e di ripeterglielo non c'è bisogno: il popolo, ormai, lo sa, e anche, con tutto l'affetto - poco - il rappresentante...).

Sono interessanti le dinamiche che portano a questo paradosso, il paradosso per cui Fassina non può ascoltare chi gli pare in un luogo che è due volte casa sua (perché Italia, e perché Comune di Roma).

C'è innanzi tutto una dinamica di ordine brutalmente finanziario.

In questo incontro "de sinistra", come in altri incontri "de destra", mi è capitato di constatare una semplice verità: solo due entità oggi sono in grado di finanziare la politica (di pagare i biglietti degli aerei, i conti degli alberghi, l'affitto delle sale, la pubblicità - che in questo caso non c'è stata, e che ci sarebbe stata gratis coinvolgendomi, perché qui abbiamo promoso tutti i dibattiti e ascoltato tutte le voci, ecc.): il grande capitale (vedi alla voce Lingotto), e Leuropa (TM Giuse). Quindi, chi non è con il grande capitale (se non come comprimario), deve necessariamente rivolgersi a Leuropa per finanziare eventi politici. Questo fornisce ai parlamentari europei (gli unici che possono richiedere fondi europei) un ovvio potere di ricatto sui loro colleghi "nazionali", che di fondi ne hanno molti di meno. Ora, mi sembra chiaro che questa situazione distorce le dinamiche politiche a favore del capitale, per l'ovvio motivo che Leuropa è una sua creazione (i salari non li si schiaccia per sport, ma per innalzare i profitti), e che chi è parte de Leuropa (come i parlamentari europei) difficilmente vuole combattere il progetto, soprattutto quando sa che ad esso sono legate le sorti del proprio conto in banca (magari perché in patria, come nel caso in specie, non ha più alcuno spazio politico). Coerentemente, questi personaggi non vogliono combattere Leuropa: vogliono un'altra Leuropa. Peccato che questa sia impossibile, per le aporie che abbiamo messo in luce fra i primi cinque anni or sono (e i fatti non ci hanno smentito). Credo che fra chi ancora aspira a un'altra Leuropa gli ingenui siano sempre di meno: credo che ormai prevalgano i furbi, quelli che, per amor di cadrèga, o per un malinteso senso di appartenenza, offuscano dietro gli incensi delle loro liturgie l'evidenza del fatto che Leuropa è un progetto imperialistico (lo diceva Lenin), in quanto tale strutturalmente distruttivo per gli interessi delle classi subalterne. Materia di riflessione per i nemici del finanziamento pubblico dei partiti.

C'è poi una dinamica di ordine politico, la solita.

Qualsiasi evento "europeo", dato che Leuropa non esiste, è fatalmente condizionato da dinamiche politiche nazionali, che, trasposte a livello Leuropeo, diventano in re ipsa dinamiche imperialistiche. Sono manifestazione di imperialismo (culturale, antropologico, politico), in vario grado, sia la pretesa del patetico Melensone di dettare l'agenda a Roma "perché ci ho le presidenziali a casa mia", che il benign neglect di De Masi verso un evento che avrebbe dovuto essere (in teoria) così significativo, così "fondante", ma sulla cui agenda lui non riteneva di intervenire (il che, come abbiamo messo in evidenza, implica quanto meno che non legga Flassbeck). Insomma: nello spazio politico Leuropeo, sia i governi che le opposizioni continuano a essere motivati da (e a inquinare il processo politico con) istanze nazionali che, come il fatto di Roma dimostra, precludono un autentico dialogo, e confinano ogni forza all'interno di uno spazio liturgico di mera appartenenza e testimonianza, all'insieme intersezione di tutti gli insiemi delle cose che si possono dire in ciascuno dei 27 paesi dell'Unione, anzi, della Leuropa. E siccome le cose che in questi 27 paesi si possono dire, quando sei "de sinistra" (ma anche quando sei "de destra") non coincidono esattamente da un paese all'altro, per motivi fin troppo noti ed evidenti, è altrettanto evidente che l'intersezione di questi 27 insiemi disgiunti puntualmente si rivela essere un insieme politicamente vuoto. E questo, si badi, strutturalmente avviene molto di più a sinistra, per quel fenomeno adolescenziale di ricostruzione di un'identità progressista "per negazione", che ho descritto nell'avvelenato post precedente (ricostruzione "per negazione" che a sua volta necessariamente consegue dal tradimento della sinistra - genitivo soggettivo - che ho descritto a lungo qui).

Il problema delle istanze nazionali, a loro volta, è duplice. A un primo livello, è evidente che la pretesa di dissolverle in un processo politico europeo, anziché agirle (vi piace? Oggi sono "de sinistra"...) nella sfera cui si riferiscono, quella nazionale, le snatura, le trasforma necessariamente in battaglie difensive, anziché comporle in un grande disegno di proposta. Insomma: questi ancora non ci hanno spiegato come vogliono eleggere il presidente degli Stati Uniti d'Europa, ma impediscono a me di parlare perché a casa loro devono eleggere il loro presidente. A un secondo livello, dato che i cicli politici nazionali non sono in sincrono (ma Leuropa sta rimediando...), agire a livello Leuropeo istanze politiche nazionali le rende in re ipsa tattiche e contradditorie. Esempio (già fatto nel post precedente): non ascolto tizio a Roma perché è a due gradi di separazione dalla Le Pen, facendo un gesto di censura fascista che inquina un anniversario altamente simbolico, ma poi a casa mia non invito a votare contro la Le Pen, perché se lo faccio a casa mia passo per quell'utile idiota del capitale che sono sempre stato! Non è magnifico? Per evitare di incontrare uno che in Francia nessuno sa chi sia (io) fai "a big mistake" (perché è stato "a big mistake") a casa altrui, poi però a casa tua, dove tutti sanno chi sei, non ti regoli di conseguenza perché oggettivamente non puoi farlo...

Ecco, direi che ce n'è abbastanza per capire come mai un processo politico europeo è strutturalmente impossibile. Non ci sono solo le barriere linguistiche. Io il francese lo parlo, l'inglese ci provo, e il tedesco posso far finta. Ma se ti impediscono di parlare, nessuna lingua ti permetterà di farti sentire. E ci sarà sempre un motivo di opportunità politica (nazionale) ad impedire un vero confronto politico (leuropeo). Questo, naturalmente, a meno che non si decida di fare un bel falò con tutte le costituzioni europee in sincrono (cosa che chi censura il pensiero libero potrebbe anche auspicare), facendo un salto nel buio verso il paradiso di von Hayek, che poi, come abbiamo capito due post fa, è in fondo il paradigma di riferimento della sinistra cherosene.

Tanto dovevo alle dinamiche oggettive, che sono senz'altro determinanti. Tuttavia, anche gli uomini può capitare che abbiano un ruolo. Anche la sinistra, chissà, avrà avuto il suo Lacoste. E poi, quando eravamo ggiovani, quante volte ci siamo sentiti dire che "il personale è politico"? Non ho capito bene cosa volesse significare: probabilmente che la legittima aspirazione all'autodeterminazione individuale deve essere presa in conto e mediata dai processi politici. Bene: apriamo allora uno spazio alle dinamiche soggettive, perché altrimenti mi rimane un po' di ghiaia nelle scarpe, e sto per andare in montagna, dove non so quanto potrò fare, quanto la mia salma mi seguirà: ma lo farà certamente meglio dopo aver rimosso qualche altro sassolino.

Vorrei chiarirvi, a voi, a voi lettori di questo blog, perché ve lo devo (come dovevo a Fassina la rettifica), che quello che mi indigna in quanto è successo non è l'affronto stupido e autolesionistico alla mia umile persona. Ma chi se ne fotte di andare a parlare per venti minuti a venti persone che nemmeno sono culturalmente preparate per ascoltare quanto ho da dirgli, considerando lo stato pietoso del dibattito negli altri paesi! No, qui la cosa è un pochino più complessa.

Intanto, io posso anche credere che Fassina abbia avuto stima per il lavoro che abbiamo fatto qui e abbia cercato di difenderlo in quella sede. Se lo ha detto, forse, lo avrà anche pensato. Solo che la sua azione politica non è stata coerente con questa premessa, il che, mi permetto di dire, ha concorso a renderla inefficace.

In primo luogo, se personaggie in cerca di elettore come la piccola delatrice che ha armato tutto questo casino si sono potute permettere di diffamarmi come "fascista", questo è dovuto alla sostanziale inerzia di Fassina (e D'Attorre) nel promuovere il nostro lavoro (e non solo il nostro: anche quelli di Luciano, Sergio, Vladimiro, ecc.). Vladimiro si stupiva nell'apprendere che Anschluss era sui tavoli agli eventi della Lega. Ma è colpa di Vladimiro se la Lega promuove un libro documentato, che racconta una storia che ci riguarda tutti, o è colpa della sinistra "de sinistra" se non è lei a farlo? E lo stesso discorso vale per il mio libro, e forse ancora di più, dato che il mio libro raccontava la nostra, di storia (anche se io personalmente consiglio di partire sempre dal libro di Vladimiro). Se Fassina e D'Attorre avessero fatto un decimo di quello che ha fatto Salvini per promuoverlo, sarebbe stato impossibile per una legione di fetecchie derubricarmi a intellettuale organico della Lega (ruolo che non rivesto, pur essendo grato per l'attenzione rivolta al mio lavoro). A monte della piccola delazione c'è uno stillicidio di omissioni che l'hanno resa possibile e credibile. Nei loro acrobatici giri di valzer dentro e fuori i vari partiti (dal partito della sinistra "de destra" a quello della sinistra "de sinistra", per poi scindersi fra la sinistra della sinistra di destra e la destra della sinistra di sinistra...), avrebbero anche potuto, ogni tanto, chiarire che dei testi di riferimento c'erano, no? D'altra parte, glielo aveva anche detto in faccia Fabio Petri (in mia presenza, ma Fabio non lo sapeva): "Mi sentirei di consigliare Alberto Bagnai come economista di riferimento per una sinistra che voglia tornare a difendere il lavoro" (e questo alla presentazione di un libro altreuropeista: io ci sono rimasto...).

In altre parole: "Belli de casa: mettetecela la faccia, su! La vostra non basta: dovete far capire a chi ha capito che avete capito, e per farlo dovete utilizzare il lavoro di chi ha aiutato a capire...".

Ecco, perché poi il punto è questo: questo stillicidio di omissioni, condito, per di più, dall'esaltazione del lavoro di una schiera di utili idioti e idiote (o idiotesse) tutte "austerità brutta/euro bbello" e distintivo (volto a inquinare ulteriormente il dibattito), avveniva in un contesto nel quale quotidianamente il nostro lavoro aiutava chi avesse dubbi a toglierseli. Chi dubbi non ne ha, non se li toglierà mai, e il lavoro del politico dovrebbe essere (anche) di farglieli venire. Ma perché farsi terra bruciata intorno evitando di convincere chi vacilla? Salvo poi, regolarmente, venire da me a fare il noto discorsetto: "i nostri non sono ancora pronti, non riusciamo a farci capire...". Ma Dio santo! Se oscurate regolarmente, se vi vergognate letteralmente di citare un testo dove lo sforzo didattico è stato fatto, se impedite a chi sa comunicare di aiutarvi a trovare le chiavi per forzare le menti più indurite, se continuate ad agire in modo frammentario, sconnesso, velleitario, scoordinato, come potete pensare che i "vostri" capiscano voi? I vostri capiscono me, e se voi non mi volete con voi, dopo un po' i vostri non saranno con voi. Io, più che offrire aiuto, cosa posso fare?

La verità è che persone come Fassina hanno continuato a sputarmi (e quindi sputarci) in faccia per anni senza che io volessi accorgermene e senza che io vi stessi a sentire, nella mia testardaggine, forse anche perché tratto in inganno da atti riparatori sporadici, avulsi da un percorso strategico, e quindi, in definitiva, controproducenti: chiedere scusa per i danni fatti dalla sinistra al paese un attimo prima di tornare da Bersani, indicarmi come intellettuale "coraggioso" (grazie) poco prima di sostenere la terza carica della Stato nella sua allarmante battaglia per la censura della rete...

Ecco, vogliamo parlarne, di questa cosa?

L'unico argomento "valido" da oppormi, quando gli rimproveravo la loro ignavia, era: "Eh, ma i tuoi toni...". Allora, parliamone. Argomento: i miei toni. Personaggi: io e loro. Domanda: "Perché devo urlare?" Risposta: "Perché ti hanno lasciato solo." Domanda: "Chi mi ha lasciato solo?" Risposta: "Noi." Domanda: "Allora perché, invece di rimproverarmi i miei toni, non manifestate in modo organico e strategicamente coordinato vicinanza, così io posso usarvi come megafono e abbassare la voce?" Risposta: .... [la sto ancora aspettando perché non c'è].

Ma ormai siamo andati troppo oltre. Inutile farmi dei complimenti formali se poi non ti distanzi recisamente da chi censura: i complimenti ti servono a perdere anche i miei nemici, ma certo non possono riavvicinarmi a te, perché la censura di Stato, il Ministero della Verità, sono un Rubicone che tu hai deciso di traversare, non so perché, né con quali intenzioni, ma con ovvie implicazioni oggettive. Questo blog, e tutta l'attività divulgativa che ne è conseguita, non sarebbero stati possibili nel mondo auspicato dal Presidente della Camera. Si avvicina il momento in cui per potermi esprimere dovrò andare all'estero o cautelarmi con opportune garanzie. Quelle che voi siete strutturalmente nell'impossibilità di offrirmi (quand'anche ne ravvisaste l'opportunità).

E a questo contesto voi non state facendo nulla per opporvi.

Non solo!

Oltre a non promuovere voci di verità, to add insult to injury, promuovete chi diffonde menzogne, elogiando il macchiettistico dibattito del noto quotidiano coi libri sulla strada del tribunale! Ringraziare Zingales per l'ennesima presa in giro? Ringraziare uno che dopo aver proclamato in modo altisonante le regole di un dibattito nel quale ha preso tutte le posizioni possibili, regole fra cui rientra quella di argomentare in modo scientifico e con riferimenti bibliografici, pubblica come esordio un articolo dove si racconta che la moneta è come l'olio nel motore di una macchina? Il riferimento bibliografico qual è? Topolino? Ma siamo pazzi!? Ma ci si comporta così!? Fra l'altro, è assolutamente ovvio che Zingy è il candidato del grande capitale (in quota PD o 5 stelle a seconda delle convenienze tattiche del momento, come da scenario), cioè è in teoria un tuo avversario politico, al quale non mi sembra tanto il caso di fare un bell'inchino, in un momento in cui per capire da che parte stai bisogna veramente fare un enorme sforzo (che fa passare la voglia). Se fai così, perdonami, ma si capisce solo che hai capito chi vincerà, e che non vuoi resistere: vuoi piegarti.

Vorrei che una cosa fosse chiara. Finché gli sputi me li sono presi io, me li sono più o meno tenuti (non tutti, come sapete). Ma l'elogio al dibattito sul Sole 24 Ore è stato un insulto a tutti voi, l'avallo al progetto di censura (noto come lotta alle "fake news") è stato un insulto a tutti gli ideali che ho sempre considerato di sinistra, e l'acquiescenza all'imperialismo dei compagni ultramontani è stato un insulto a tutto il paese.

Io non c'entro, ma non posso non registrarlo. Sì, è stato un "big mistake". E non sono io a dover rimediare.

Peraltro, l'andazzo è e continua a essere questo.

Ve ne racconto un'altra (ma ne ho ancora molte da raccontarvi, se vi divertono: la storia della sinistra europea è costellata di farseschi processi politici...). Avrete visto che la CNN insieme a me ha intervistato Sergi Cutillas, che non conosco, ma che apparentemente fa sul serio. Sergi mi ha invitato a un meeting di Erensep a Barcellona. Erensep è stato messo su da Lapavitsas e Flassbeck. Sapete quale attenzione ho dato a queste due persone e al loro lavoro, a vari livelli. In cambio non mi hanno invitato al primo meeting della rete (che era ad Atene, quindi forse i mal di pancia lì erano di Costas, e dato il contesto oggettivamente delicato non mi sono nemmeno permesso di fare una domanda), non mi hanno invitato nemmeno a Roma (e questo è già più strano), e non mi hanno invitato (loro) nemmeno a Barcellona (Sergi mi ha prima "sondato" tramite un altro amico, Antoni Soy, e poi mi ha scritto). Io ho invitato queste persone in Italia a parlare a centinaia di persone attente, portandole nei trending topic di Twitter e diffondendo su Youtube i loro interventi a migliaia di persone. In risposta, questi mi invitano (per interposta persona) a parlare a quattro gatti, in un momento in cui ho bisogno soprattutto di pensare alla salute. Loro credono che questa sia politica, lo so: non c'è nulla di personale. Ma siamo sicuri che sia veramente politica? La politica, ancora, è fatta di uomini, ed è fatta in polis che non si sono ancora dissolte in una nube di cherosene...

Voi che dite, ci vado a Barcellona? Vale la pena di orripilare incontrando nei corridoi Ska Keller, o di provare disagio incontrando Fassina, per avere il piacere di incontrare Cutillas o Durand, che posso invitare al #goofy6?

Insomma: volevo solo dirvi che io ci ho provato in tutti i modi possibili.

Voi avete visto solo quando ci ho provato con le cattive, ma, vi assicuro (e tre di voi lo sanno): ci ho provato anche con le buone. Mi è difficile distinguere il ruolo del singolo da quello dei processi "oggettivi". Mi guardo indietro, e cerco di capire se avrei potuto fare di più, o meglio. Sarà senz'altro così, molti di voi mi hanno consigliato, rimproverato, alcuni senza avere sufficienti informazioni, altri con maggior costrutto e fondamento, altri, come il simpatico rico di qualche post fa, senza aver la benché minima idea di che lavoro stessimo facendo qui. Ma evidentemente con queste persone ho fallito, e alla fine, nella situazione in cui siamo, il punto resta uno, e uno solo: hanno capito che se si parla al "popolo" il "popolo" capisce e vogliono censurare chi lo fa. A me pare così strano che nessuno si renda conto dell'estrema gravità di questa decisione, per il suo contenuto, e per i modi in cui viene proposta e adottata. Per l'ennesima volta, dopo, verranno a dirmi che avevo ragione. Ora, però, non si rendono conto (forse perché non vogliono farlo) che in una fase storica critica come questa chiudere spazi di mediazione politica è una responsabilità enorme. Eppure tutti i loro atti politici, da quello che è successo al Plan B alla battaglia contro le fake news, vanno concordi in questa direzione. Coincidenze? Come Renzo Tramaglino, anch'io "posso aver fallato". Ma per questi Don Rodrigucci, per questi Gauleiterini della potenza imperialistica di turno, il destino è tracciato, ed è il fango della storia. L'ho detto e lo ripeto, e, in tutta umiltà, non posso rimproverarmi che una singola cosa: il tempo perso nel tentativo di sottrarre queste persone a un destino tanto meritato quanto inevitabile.

Ora guardiamo avanti.

(...e io faccio le valigie: ho bisogno di aria: Luft, Luft...)

sabato 11 marzo 2017

Quel che più ti graverà le spalle

...e cosa avrei dovuto dire?

Nemmeno avevo capito che sarei stato io il discussant del paper di Costas, che avevo ricevuto a gennaio, ma che non avevo ancora avuto il modo di leggere, perché io, come Gadda, quando scrivo non ho tempo di leggere. E l'altro discussant? Un nostro vecchio amico... ma è meglio che non vi dica chi è, per non rivangare un passato doloroso. Tant'è che io lo vedo arrivare, e siccome abbiamo un amico comune (qui souhaite ne pas être nommé, anche se poi è citato nel mio ultimo articolo, che ancora non avete potuto leggere), mi avvicino con un bel sorriso e: "Ciao Marcello!" "Ciao Alberto!"

Pace fatta.

E mica solo con lui...

Perché prima, dalla Panella (odo stridore di denti, i vostri...), chi mi trovo? Un altro nostro vecchio amico. "Ciao Francesco, come va? Senti, non prenderla come una provocazione, ma... tu sei nel PD, giusto?" E lui cortesemente mi ha fatto la mappa della situazione, una mappa nella quale io ho difficoltà a orientarmi, anche se in effetti l'ho tracciata io (vi ricordate quando dissi a quell'altro: "il PD si spaccherà e tu andrai con la parte meno peggiore"?). Dopo di che, pensate! Ha perfino riconosciuto che 40 chilometri sull'Appennino sono un po' più lunghi a percorrere che sulle amene pianure del virtuoso nord (forse perché in trasmissione si parlava di quei piccoli ospedali che secondo il suo candidato di riferimento vanno chiusi perché pericolosi). Certo, dura lex sed lex... Cosa può fare un governatore (oggi si chiamano così, sarebbero i presidenti delle regioni) se non applicare le leggi dello Stato? (italiano, non della California: perché io, quando sento dire governatore, penso sempre a un attore che ci ha dato tante soddisfazioni).

Spero non sia stata indiscreta la mia domanda: "E se poi lo eleggete, e magari diventa premier, cosa farà?". La risposta noi la sappiamo: obbedirà a Leuropa. D'altra parte, chissà se Francesco avrebbe espresso un concetto così sensato (quello dei 40 chilometri...) se avesse saputo che era stato esposto in un blog fascioleghista?

Però... perché farsi il sangue amaro? Non ha senso mai, e a Tagadà, mi capirete, meno che mai...

Poi, alla Camera, quando, molto dopo Marcello, è arrivato quello che sarebbe andato con la parte meno peggiore del PD (ma in effetti forse è andato con la parte peggiore di SEL, anche se francamente non saprei nemmeno come motivare questa impressione, visto che più si dividono, e più sono uniti nel dire le stesse cose su Leuropa), Costas ha iniziato, ma nella sala ovattata al quarto piano della Camera si faceva un po' di fatica a sentirlo. Il pubblico chiedeva che parlasse nel microfono, che però non c'era. Massimo, allora, interviene: "Tu continua a parlare, che il microfono arriverà". E io, scattante come un ghepardo: "Questa è la metafora definitiva dell'Europa. Abbiamo detto tutto: possiamo andare a casa!"

Risate.

Mentre Costas faceva vedere i grafici del suo ultimo lavoro, che sono roba tipo questa, io pensavo, un po' sconsolato, a qualcosa di intelligente da dire, chiedendomi se avesse senso stare, cinque anni dopo, ancora a questo punto...

Certo, i dibattiti politici sono nazionali (questo andrebbe capito), e quindi non sono ovunque allo stesso punto. D'altra parte, salendo le scale avevo ironizzato con Costas sul fatto che fosse abbastanza sintomatico come alla Camera dei Deputati della Repubblica Italiana si parlasse del problema dell'euro perché c'era lui di passaggio, nonostante alla fine fossimo stati noi fra i primi ad affrontarlo (anche nella sua lingua). Mi ha così spiegato di essere stato lui a pregare Zoe Kostantopoulou di raccomandare agli altri che non facessero l'errore che hanno poi fatto su istigazione di una adepta del Nutella. Ma l'errore è fatto, e ora a loro non resta altro che pagarne le conseguenze. Intanto, si registrano le prime defezioni (e l'adepta, che attaccando me difendeva solo la sua poltrona a Bruxelles, non credo farà moltissima strada).

Comunque, sì, va detto: la diagnosi della crisi, spiegarla a me, Sergio, Massimo, Vladimiro, Piergiorgio, Giorgio, ecc., nel 2017... Dai, cazzo, ormai ha capito pure Stefano!


E così, quando mi hanno chiesto di dire la mia, non mi sono potuto trattenere: "Sapete, i dibattiti economici sull'euro sono noiosi, e quelli politici sono inutili. I primi non hanno alcuna originalità sotto il profilo tecnico: era tutto scritto. I secondi non servono a nulla, perché... guardatevi un po' intorno! Questi sono i nostri politici! Hanno ormai capito tutto, ma nessuno farà nulla per evitare che ci riduciamo come la Grecia. Vuol dire che questa storia durerà per sempre? No. Vuol dire che la transizione sarà gestita dalla destra, perché gliela abbiamo regalata".

E gli sparuti astanti se la son presa come e dove gliela avevo messa.

Poi ho detto anche qualcos'altro, ma nulla di molto rilevante. Ad esempio, visto che Marcello aveva fatto tutto un discorso molto tecnico sull'hedging, a me è balzato in mente un punto banale, ma determinante, ovvero che siccome ci sono i mercati finanziari, dal rischio finanziario ci si può anche proteggere. Così, per la seconda volta non ce l'ho fatta a stare zitto, e ho detto: "Sapete, compagni, qui una volta era tutto marxismo. Ora invece col capitalismo ci convivete, ma stranamente sembra non vi piaccia la sua caratteristica in fondo meno deprecabile: quella di essere un sistema che ogni tanto separa gli idioti dai loro quattrini! Scusate, cazzo, qui vi state preoccupando del rischio finanziario, delle perdite in conto capitale... Ma i soldi li perde chi ce li ha, e voi dovreste rappresentare quelli che i soldi non ce li hanno!"

Eh, #lebbasi, le fottute #lebbasi...

Niente, ormai non sanno più che cazzo dirti quando gli fai capire che c'è qualcuno che ancora si ricorda come dovrebbe funzionare la sinistra...

Come dice Massimo, alla fine l'argomento è sempre: le nazzzzioni, 'a guèra... Ma se per tenere insieme questa cazzo di Europa sono arrivati al punto di mettere l'atomica francese in mano ai tedeschi, in un momento in cui la Germania non è in ottimi rapporti con gli Stati Uniti! Vi sembra questo il miglior viatico per un futuro di pace? Per la Germania sì, perché quando perderà anche questa guerra poi sarà rugiada del mattino...

Sempre perché Marcello aveva, molto efficacemente, richiamato l'ultima trovata di un nostro altro vecchio amico, Lars, ovvero le CPC, io mi sono permesso di far osservare che quando entrammo noi nel dibattito, parlando di Lex monetae, ci prendevano tutti per pazzi, nonostante essa venisse menzonata su riviste di un certo prestigio. Ma evidentemente avevamo ragione noi, altrimenti non si sarebbero inventate le CACs per tentare di impedire l'applicazione della Lex monetae, cioè la ridenominazione del debito in valuta nazionale. Solo che, vedete, il problema di chi è in denial è che deve ovviare a problemi che non può nominare per non riconoscerne l'esistenza, dato che anche semplicemente ammetterne l'esistenza significherebbe indicarne la soluzione. Chi si è inventato le CACs, e chi ne ha proposto l'applicazione tradendo il proprio paese, non poteva nominare il rischio di ridenominazione, e così Morgan Stanley ci fa notare che le CACs non impediscono la ridenominazione, per la semplice ragione che non fanno riferimento esplicito ad essa. Tutto bene? No. Perché ovviamente, appena matura nel pubblico la consapevolezza del fatto che un certo problema è un non problema, ecco che il nemico immediatamente si attrezza per trovare un nuovo modo di nuocere, e saltano fuori le CPC. Quale conclusione trarre da questa storia? Che bisogna agire in fretta, e senza fasciarsi la testa prima di rompersela. Qualche collaborazionista che dice che "non si può fare, sarà un disastro" lo troveremo sempre. Diciamogli di sì, e andiamo avanti.

Certo, per farlo avremmo bisogno di politici veri, non di bambini dell'asilo: "Maestraaaaaaa! Alberto ha parlato con Matteo!..."

Poi siamo usciti, e il commesso mi è venuto incontro a salutarmi. Quello stesso che quando ero stato audito dalla Commissione Finanze, accompagnandomi, mi aveva detto: "Oggi qui è successa una cosa alla quale non sono abituati: ha parlato un politico. Io la accompagno alla porta di dietro, ma spero che un giorno entrerà da quella davanti". Troppo buono. Speriamo che non sia necessario, anche perché, siccome ho parlato a tutti e con tutti, quando poi dovessi decidere di andare a parlare in Parlamento, di una sola cosa sarei certo: che perderei comunque un pezzo di voi.

Come di una cosa sola era certa la mia preziosa assistente: che Fassina si fosse dimenticato di farmi l'accredito.

E infatti se l'era dimenticato.

Lapsus freudiano.

Come sapete, sopra la macchina da cucire di mia nonna c'era un cartiglio di legno con incise le parole della principessa Maria: "Tutto comprendere è tutto perdonare".

E io, a forza di frequentarvi, mi sento beato...