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martedì 21 novembre 2017

Cartoline dall'Europa

(...lavoro come una bestia, giorno e notte. Mi sveglio ogni mattina alle quattro. Va bene, capisco che dovrei concentrarmi solo sulle cose essenziali, ma ogni tanto vorrete pur concedermi qualche distrazione!...)



Rzeszów (Podcarpazia), 16 novembre 2017

(didascalia)


 Pescara (Abruzzo), 16 novembre 2017


(didascalia)







(...caro Giampiero,

qualche anno fa, molti anni fa, mi trovavo sulle prealpi friburghesi, salendo dal Lac Noir allo Schopfenspitz - so che tu, che sai tante cose, sapresti anche ubicarlo su una cartina, e non è quindi a uso tuo, ma dei miei pochi lettori, di quei poverini che (a sentir te) si sono lasciati abbindolare da uno sciamano scientificamente inconsistente, che ricordo di cosa si tratta:


A quel tempo, essendo più giovane, ero anche meno saggio, e più pigro. Ricordo ancora la fatica fatta nell'accesso alla valle, per una strada di servizio alle malghe ripida e tortuosa. Ma ricordo soprattutto l'ultima parte del percorso, la breve salita finale verso la cima. Io ero andato, come al solito, da solo, ma essendo una bella giornata mi ero ritrovato in compagnia. Il sentiero, come sai e come si vede in questa foto:



sale da est verso una crestina orientata da nord-ovest a sud-est, e percorre il ciglio di un prato fortemente inclinato verso ovest, al bordo occidentale del quale comincia un dirupo (nella foto, vedi le prime frane in basso a destra). A sinistra (nella foto, la zona in ombra) la montagna scende a picco, per qualche decina di metri, verso una valletta. Certamente vedi anche, col tuo occhio esperto, che poco dopo aver guadagnato il ciglio ed aver piegato a sud-est, dal sentiero si dipartono delle tracce che invece di seguire il ciglio orientale del prato, passano in mezzo ad esso. Io, un po' timoroso e molto inesperto, invece di tenermi sul ciglio orientale (con connesso dirupetto a sinistra), mi lasciai tentare proprio da quelle tracce, e quindi percorsi il centro del prato (con relativo dirupone a destra). Ero già a metà strada, più o meno in mezzo alla foto, quando qualcuno, dalla vetta, rivolgendosi a dei suoi amici che, dietro di me, invece di tenersi sulla sinistra - cosa in quel caso consigliabile - avevano optato per il centro, gridò: "Tenetevi a sinistra, evitate il prato! Ha piovuto, è scivoloso, e a destra avete l'Abgrund!" Inutile dire che le mie ginocchia subirono una immediata trasformazione, facendosi in un istante di pastafrolla. Mi resi immediatamente conto del fatto che, per evitare un pericolo, mi ero messo in un pericolo peggiore. D'altra parte, ormai ero a metà strada, e correvo tanti rischi a tornare indietro quanti ad andare avanti: anzi, tornando indietro ne correvo uno in più: quello della brutta figura, che il mio giovanile orgoglio proprio non poteva concedermi. Con grande attenzione ripresi quota, e ora sono qui a raccontarti questo aneddoto (l'Abgrund non mi ha avuto).

Da questa esperienza ho tratto due lezioni, che non sempre seguo: in montagna non si va da soli (ma allora che ci si va a fare?); se si è in compagnia di esperti conviene fare quello che fanno loro.

Ora, forse non ci avrai fatto caso, perché magari nei corridoi della facoltà, quando io sono altrove, non è così (non lo so e non mi interessa): tuttavia, nessuno dei miei colleghi economisti in tanti anni ha mai avuto l'idea di avventurarsi in una critica pubblica delle tesi che sostengo nelle mie pubblicazioni, e questo per due motivi. Il primo, di mera cortesia e senso dell'opportunità accademici: i panni sporchi si lavano in famiglia, e questo non per omertà, ma semplicemente perché è inutile creare ulteriori tensioni in un ambiente in cui, essendo la competizione un dato fisiologico (quello che noi facciamo non è un lavoro: è una carriera...), tensioni ce ne sono già più che a sufficienza, soprattutto in un periodo di risorse artificialmente limitate. Il secondo un po' più sostanziale: come quei quattro sprovveduti che mi seguono ormai sanno bene, le cosiddette "tesi di Bagnai" in realtà sono semplicemente le conclusioni della letteratura scientifica più autorevole in materia. Ovviamente tu sei assente giustificato dal dibattito, dal momento che ti occupi di altro (se dovessi dire di cosa sarei in difficoltà, appunto perché... apparteniamo a settori diversi!). Tuttavia, proprio come se io fossi sul Sirente, dai cui canaloni orientali tu ti lanci sci ai piedi (perché di coraggio ne hai, da vendere!) tenderei a darti retta (o magari a restare a casa), riconoscendoti una superiore capacità di orientamento e di decisione in un contesto a me sostanzialmente estraneo (per quanto mi affascini), così mi sembrerebbe normale che tu, nel momento in cui ti affacci al contesto a te estraneo dell'economia e più specificamente della politica economica, ti lasciassi guidare da chi ne sa di più.

Invece, guarda cosa mi segnala uno dei tanti amici che ti vuole bene (non ne ho solo io: ne hai anche tu. Cose che capitano a chi ha una personalità forte...)! Una pagina che io non avrei mai letto - in effetti, non l'ha letta quasi nessuno (e un motivo ci sarà...) - e che non posso non trovare alquanto sorprendente!




Ora... cosa vuoi che ti dica? Su quanto il Regno Unito si penta, su quanto l'Esercito europeo sia una buona idea, su quanto la Bce abbia servito i nostri interessi, preferisco non pronunciarmi. Sarebbe crudele, da parte mia, voler infrangere le tue illusioni, visto che questa settimana ti ha già riservato due recise risposte negative dalla storia, anzi, dalla SStoria: a pochi giorni dal tuo appassionato esercizio di wishful thinking, l'Europa dimostra tutta la sua impotenza decisionale (o la sua natura truffaldina) assegnando per sorteggio, al cospetto di un'Italia crocefissa dall'ignavia dei suoi governanti, due importanti agenzie, così come i legionari si giocarono la tunica del Cristo crocefisso. Mi pare di capire che questi siano i tuoi governanti di riferimento, e ti sono vicino nel tuo dolore per la loro prossima dipartita. D'altro canto, la Germania, che mi pare di capire sia il tuo modello economico/sociale di riferimento, si arena, dopo le elezioni, in uno stallo diretta conseguenza di quelle tensioni sociali, che io descrivevo nel mio testo del 2012, figlie della sleale svalutazione competitiva dei salari la cui natura disfunzionale oggi è ammessa dagli stessi economisti tedeschi. Le famose "riforme", tanto decantate da chi non sa cosa siano, non potevano non portare al potere partiti di destra più o meno nazionalista, con conseguenze che a me erano e sono piuttosto chiare, e con le quali rinuncio a tediarti.

Questa è quella che tu chiami "l'abbondante rielezione della Merkel", con un umorismo certamente involontario, dal momento che, in tutta evidenza, di abbondante c'è solo la Merkel: la rielezione no, tant'è che probabilmente si andrà a rivotare, con esiti che in questo caso non riesco a prefigurarmi, ma che già da ora delineano una sconfitta del "modello" (?) tedesco.

E questa (la tua) sarebbe un'analisi non ideologica della realtà?


Caro Giampiero, mi sia consentito dubitarne. Ma, attenzione: se i dati sono in disaccordo con te su tutta la linea, io sono in disaccordo con te su un unico punto, un punto di metodo: nonostante tu sia di avviso contrario (che io certamente rispetto), tuttavia mi chiedo cosa mai dovrebbe fare un intellettuale se non intervenire nel dibattito, per tentare di incidere sulla realtà mettendo a disposizione della comunità che lo mantiene il proprio bagaglio di esperienze e risultati scientifici? Se quello che io faccio sia scienza, lascialo decidere ai comitati editoriali delle riviste internazionali su cui pubblico: sai, noi economisti siamo affezionati al principio della divisione del lavoro... Qui il punto è un altro: possibile mai che tu, un giurista, ti faccia abbindolare dalla retorica liberista che vorrebbe ricondurre le scienze sociali a un astratto e irrealistico paradigma naturalistico? Bisogna essersi dimenticati Galileo, tanto per dirne una, per ignorare che la distinzione fra scienze sociali e scienze naturali (hard sciences), proposta, guarda caso, dagli americani, è, appunto, un'americanata! (Detto con affetto per gli americani e per i loro burger). La falsa dicotomia fra hard sciences tanto affidabili quanto asettiche, e scienze sociali da cui diffidare perché non matematizzabili, questo pitagorismo dell'Illinois, fa sorridere chiunque abbia letto un testo di storia della scienza. Qui sappiamo che anche Euclide, anche Newton, erano ideologici, e tentavano di "incidere sulle cose" influendo sul procedimento analitico. E sappiamo anche - ma questo dovresti insegnarcelo tu, che sai la lingua - che "all'ùteme s'arecònde le pècure". Questa scienza "ideologica" ci ha permesso - anche troppo! - di incidere sulle cose! Perché, vedi, pare che gli scienziati, guarda un po', in effetti tentino di incidere sulla realtà, di essere utili, e questa tutto è tranne che una cosa nuova: a quale scopo mai si vorrebbe conoscere la realtà se non per incidere su di essa? Chi sa che un certo assetto di regole è disfunzionale, e lo sa perché ha compiuto un percorso di studi specialistici, che gli permettono di appoggiarsi su una dottrina che si è stratificata lungo i decenni, e su riscontri empirici provenienti da una messe di casi precedenti, cosa mai dovrebbe fare, se non dirlo (finché gli viene concesso) per mettere in guardia i propri concittadini? Sei proprio sicuro che per uno scienziato sociale sia una buona idea auspicare l'irrilevanza sociale dei propri studi?

Aspetto suggerimenti...

Caro Giampiero, la tua carriera, più rapida e brillante della mia, ti ha dato tante soddisfazioni. Hai combattuto tante battaglie, e ne hai anche vinte alcune. Oggi, considerande le due smentite che il tuo sogno irenico europeo ha incassato in meno di una settimana, consentimi, in serenità e amicizia, di apporre al tuo intervento su Facebook, in guisa di commento, la lapide che ricorda altri italiani, quelli che combatterono in una compagnia che si sarebbe dovuto evitare (sempre la solita) una battaglia che si sarebbe potuto evitare:




Valoroso tu, certo, lo sei. Ma in questo caso sei stato un po' sfortunato.

Questo, ovviamente, per chi crede alla sfortuna.

Io non ci credo: sono uno scienziato.

Affettuosità.

Alberto)


(...nonostante qualche volta se ne dimentichi, Giampiero è un amico e quindi esigo ancor più rispetto del consueto...)

mercoledì 15 novembre 2017

Populisti

Google è il mio pastore, non manco di nulla: così, scendo dal quarantunesimo piano e mi avvio, fra una chiesa barocca e un grattacielo, verso il centro storico.

La città ha un suo perché, e ce l'avrà avuto ancor più prima di essere piallata dalla guerra.

Seguo il mio percorso sul touchscreen, ogni tanto scatto una foto, poi a un certo punto la suadente voce di Langley mi annuncia che "La tua destinazione è sulla destra". Io mi volto a destra, e non c'è niente. Estraggo l'oggetto per fare un punto nave, e in quella mi sento apostrofare da un signore che stava telefonando, a tre metri da me: "Excuse me, do you need any help?" E io: "Indeed... apparently, yes... I am looking for Bistrot Warsaw..." E lui: "It's on the opposite side of the square". E io: "Thanks".

Ora, ci sarebbero alcune considerazioni da fare.

La prima è che non ci sono free lunch: Google è il mio pastore, ma siccome ti fa stare con gli occhi adesi al touchscreen, capita anche che ti impedisca di vedere che stai passando esattamente accanto alla tua destinazione. Insomma: un caso di overshooting (parola ultimamente cara ai bischeri).

La seconda è che se anche mi comporto come una bella fica, in realtà non lo sono, o almeno non in questa vita: ora, voi ce lo vedete un italiano aiutare un turisto? Io non tanto, o comunque non a Roma, dove siamo sufficientemente pressati gli uni sugli altri da odiare l'uomo (e in fondo anche la donna) all'ingrosso e al dettaglio. Eppure, qui, invece, un pericoloso populisto xenofobo (lui, secondo i merdia) ha aiutato un turisto (io) indicandogli il locale dove doveva incontrare dei nazionalisti.

Non la faccio lunga: domani ho la sveglia alle 5, e soprattutto mi sveglierò alle 4, come sempre. Ma credo che mi abbiate capito...

Camera con Vistola (i saldi della Polonia)


(...la città vecchia, vista dal mio albergo...)

Dovrei lavorare a un paio di cose noiose (un progetto di ricerca e una richiesta di fondi), ma siccome, per fortuna, nonostante gli inde
fessi sforzi del mio solerte (nel senso che dà le sòle) staff i preventivi de cujus non mi sono arrivati (regà, si scherza, siete bravi, bacini sul collo a tutti...), posso applicare il principio fondamentale dell'antiliberismo: prima il piacere, poi (se avanza tempo) il dovere, e in culo alle generazioni future (con affetto, ovviamente).

Condivido quindi con voi un paio di grafichetti fatti in aereo, nel tentativo di capire dove stavo per atterrare. A sentire i nostri gazzettieri, sono capitato in un posto pericoloso, anche se er Palla non mi sembrava preoccupato, forse perché ha già capito (lui) che i gazzettieri sono un male inutile. In effetti, sulla strada fra l'aeroporto e l'albergo non ho visto alcuno di quei pittoreschi falò che punteggiano a intervalli irregolari il paese di quelli bravi, di quelli che non sono populisti. E su questo non avevo dubbi.

Viceversa, lasciando i gazzettieri alle loro fole, siccome mi capita di incontrare il ministro dell'economia che recentemente ha lanciato questo Piano di sviluppo responsabile, per non farvi fare brutta figura mi sono messo a dare un'occhiata ai numeri.

Il piano si ripropone di portare gli investimenti, che sono in calo, sopra il 25% del Pil. Secondo il Fmi ora sono al 19%, non lontanissimi da quelli italiani, al 17%.

Va notato che dal crollo del muro in poi la Polonia ha raggiunto questo livello di investimenti in sole due occasioni: intorno al 1998, e intorno al 2008. Ora, credo che voi ricordiate che:

S-I=X-M

(la spiegazione di questa formula arcana, senza capire la quale temo che non possiate capire un accidenti di nulla di quanto vi circonda, venne data diverse volte: la prima qui). Non sarete stupiti quindi di apprendere che questi massimi degli investimenti corrispondono a dei massimi dell'afflusso di capitali esteri (cioè di M-X), come potete facilmente constatare qui:

C'è quindi una cosa da dire, che io non dirò se non mi verrà chiesta, e forse nemmeno se mi verrà chiesta: i due obiettivi di reindustrializzare il paese (primo pilastro del piano) riequilibrando i saldi finanziari (terzo pilastro del piano), cioè riducendo la dipendenza dal capitale estero, non sono compatibili, e trovare una sintesi non sarà facile. Va anche detto però che il governo polacco, in Italia variamente descritto come conservatore, xenofobo, nazionalista, e via sproloquiando, ha capito una cosa che i nostri Licurghi non hanno capito, ovvero che senza crescita dei salari non c'è crescita dei risparmi: si è quindi dato l'obiettivo di portare il reddito pro capite dei polacchi al 75% della media europea, sostenendo esplicitamente che per sfuggire alla trappola del reddito medio la crescita economica deve essere sostenuta da una crescita dei salari (è tutto nel piano). La nostra aristocrazia piddina fremerà di sdegno: occuparsi del proprio popolo! Che cosa populista!

Ma intanto, come sta andando il reddito pro capite dei polacchi? Sta andando così:


Ah, siccome ultimamente mi state un po' sulle scatole, ci ho messo anche il vostro, di reddito pro capite (sempre in rapporto alla media UE): non per informarvi, ma perché doler vi debbia!

Visto che bello spettacolo?

Fra dieci anni, se noi stiamo dentro e loro stanno fuori, il problema demografico della Polonia, cui il rapporto accenna, e che in gran parte è stato determinato dall'emigrazione (il famigerato idraulico polacco che tanto preoccupava i mariti francesi...) sarà risolto: ci converrà venire tutti qui, in questo paese dove due cose tolgono il fiato: la fiatella di aglio e la bellezza delle donne (di alcune, per l'esattezza: continuo a pensare che un investitore avverso al rischio preferirà sempre l'Italia basandosi su una sommaria mean variance analysis). Va anche detto che se fiatella e bellezza si combinano nella stessa mammifera verosimilmente occorrerà un terzo elemento affinché il miracolo si compia e la crisi demografica si risolva: l'aaaammmmmmmmmoooorrreeeeeeee (preciso che non sto parlando per esperienza: il mio è solo un educated guess), insomma: quella melassa sciapita e collosa con la quale mi invischiate nelle vostre lettere (con lodevoli eccezioni: vedi post precedente). Vi suggerisco di tenerla invece da parte for future reference, ove mai doveste accasarvi con una Justyna o una Danuta reduce da un piatto di pierożki come quello che è toccato a me, dove tutto l'aglio della Masovia era confluito con tutto l'aneto dell'agro polignanese (perché un amico mio coldiretto che vi presenterò alla nostra festa - è un po' timido e bruttarello, non mettetemelo in imbarazzo, mi raccomando - mi ha spiegato che ora in Puglia va molto la monocultura da esportazione, in particolare le erbe aromatiche per diversamente mediterranei...).

Tutto qui?

Bè, per quel che riguarda il follower bashing direi che posso accontentarmi. La mia insopprimibile vocazione pedagogica mi compelle tuttavia a mostrarvi un altro grafico, questo:



Li vedete i due episodi di afflusso di capitali esteri? E che ve ne pare: promuovono le esportazioni, o finanziano le importazioni?

Non ho altre domande.


(...se questi episodi non li vedete non c'è niente di male: chiedete e vi sarà dato. Faccio notare che il Vangelo dice: "chiedete", non "ragliate". Quindi, astenersi Serendippi. Per il resto, mi limito ad osservare che con la liretta il nostro Pil pro capite era del 20% superiore alla media europea. Dov'è finito ora lo vedete. Potete anche continuare a ripetere che la colpa sia della Cina o della corruzione. Si vede che per la Polonia, nonostante almeno inizialmente competesse su un segmento a più basso valore aggiunto del nostro, la Cina non è stato un problema...)

lunedì 13 novembre 2017

Enrst Stavro Bagnai

Giornata uggiosa, traffico. Ascoltando PUDE Pagina.

Radio: "...In Polonia... nazionalisti... bla bla bla... manifestazione... bla bla bla... governo di destra... bla bla bla... xenofobi... bla bla bla... slogan..."

Io: "Sentito quanto sò cattivi i polacchi? Sò tremendi! Dev'essere per questo che mi hanno invitato..."

Er Palla: "In effetti, ora lo studio da cattivo ce l'hai. Ti manca solo il gatto. Peccato che sei allergico..."




(...a/simmetrie come la Spectre! Varrebbe la pena di imbottirsi di antistaminici. Bisognerebbe anche fare un investimento: comprare l'appartamento al piano di sotto, e adibirlo a piscina per gli squali. Ci penseremo, anche se per predisporre questa infrastruttura occorrerebbero sponsor di un certo peso. Volgendo lo sguardo dal futuro al presente, questa settimana è successa una cosa molto importante, che, come al solito, tutti hanno guardato e quasi nessuno ha visto. Mi riferisco a questo articolo del FT, segnalato in newsletter ai soci, del quale tutti hanno parlato, ma nessuno mi sembra abbia detto la cosa essenziale. Quello non è un articolo: è una lapide sull'idea cialtrona e superficiale che i costi e i benefici dell'euro si debbano valutare sul piano economico. Un'idea che, per uno dei tanti strani paradossi di questa vicenda assurda, viene affermata con forza da persone che per lo più di economia non sanno niente - ma veramente niente - e se ne fanno un vanto, facendosi usbergo del "primato della politica". Solo che, poi, e qui sta il paradosso, quando si parla di euro, questi stessi personaggi in cerca di editore preferiscono, chissà perché, imbarcarsi in analisi economiche spannometriche, nel tentativo di sottrarsi al punto politico fondamentale, ovvero al fatto che chi sta nell'euro è esposto al ricatto della Bce, per cui quest'ultima può fare e disfare governi in giro per l'Eurozona, pur non avendo alcuna legittimazione democratica. Uno strano caso di indipendenza antiriflessiva: la Bce si vuole indipendente dal potere politico (e anche da quello giudiziario), che non possono né indirizzarla né controllarla; d'altra parte, la Bce i processi politici li condiziona e come, chiudendo i rubinetti quando non è contenta (come in Grecia)! Ma questo non turba gli imbecilli che "il primato della politica", anzi! Di paradosso in paradosso, proprio gli stolti che si esibiscono in liturgiche esaltazioni di questo primato sono anche supinamente subalterni a un sistema che la politica la abroga, perché è nato per abrogarla. Sfugge poi, a questi pensatori, un altro paradosso, analizzato in un recente post su l'Ungheria e l'euro: quello in virtù del quale, pur agendo al di fuori di una vera legittimazione democratica, l'euro e l'Europa (cioè la Bce e l'UE) vengono invocati come baluardi della rule of law (una cosa che non si sa bene cosa sia, tant'è che in italiano nessuno sa come tradurla), e degli universali principi europei (l'ossimoro c'è e si vede). Insomma, tanto per capirci: come un manganello da suonare in testa a quei fascisti di Visegrad per costringerli a essere democratici a modo nostro, con le  buone, o con le cattive - ritorsione fiscale compresa (una vecchia idea che sta tornando in auge)! Quanta ottusa supponenza, quanta incapacità di pensiero logico, e anche quanta schietta ipocrisia, in questo atteggiamento! Loro, gli eurocrati, sanno, loro sono democratici, loro possono, loro dispongono. Loro bombardano la Libia, loro sponsorizzano i nazisti in Ucraina, loro fomentano e sostengono i flussi migratori verso il nostro paese, loro concludono accordi separati con dittatori in giro per il mondo, o magari decidono di toglierseli dagli zebedei, sempre rigorosamente senza il parere dei paesi sulla cintura esterna: Polonia, Ungheria, Italia, sui quali poi le tensioni geopolitiche fatalmente si scaricano, e loro puntano il ditino accusatore se in questi paesi il malcontento popolare si fa visibile - ma loro lo liquidano come populista, o come nazista: come ci si permette di deflettere dal solco tracciato dalla loro spada? Questa ipocrisia mi rivolta, e so di non essere solo. So anche come inizierà la mia allocuzione agli amici polacchi: "I nostri media vi dipingono come pericolosi fascisti, quindi sono venuto qui, da progressista, con la certezza di poter dire quello che penso di fronte a un governo conservatore, cosa che in Italia tutti, ma soprattutto i progressisti, hanno cercato di impedirmi con qualsiasi mezzo, senza molto successo fino ad ora"...)

sabato 16 gennaio 2016

Polonia e netiquette

Scusate: c'è un principio di netiquette che mi sembra sfugga a molti, anche per ottimi motivi e in buona fede, non lo metto in dubbio. Si interviene in una community dopo aver compreso lo spirito che la anima, e magari anche il post che si vuole commentare. Circa lo spirito che anima questa community, dato che l'animatore sono io, ritengo di poter fornire quella che i giuristi chiamano l'"interpretazione autentica", e ve la offro con la citazione di un post che è uno dei due pilastri di questo blog (anche se, come ricorderete, apparve prima che questo blog nascesse - ma lo ripresi qui):


(l'altro pilastro ovviamente essendo il primo post).

Le politiche di destra avvantaggiano solo la destra.

Non è strano che la pseudosinistra censurasse allora questo semplice pensiero, la cui consequenzialità ci viene oggi sbattuta in faccia dalla vicenda polacca, della quale ci siamo occupati qui. Alla luce della citazione che vi propongo, di queste parole che chi è qui dovrebbe conoscere e aver sempre presenti, e che chi arriva dovrebbe leggersi perché sono nella sezione "Per cominciare", credo sia superfluo specificare quanto ho specificato su Facebook (dove invece i post rischiano di rimbalzare fuori dalla community), ovvero:


Quindi cosa devo pensare di commenti come questo?

Quello che sfugge al nostro nuovo amico, del quale, preciso, facciamo volentieri a meno (proprio perché gli sfuggono certi dettagli), è che il punto non è se il governo polacco sia o meno fascista (cosa che a lui preme per parte di fava, a quanto ci è dato capire).

La mia preoccupazione era un'altra, e laddove fosse vero che il governo polacco sta agendo al di fuori delle regole essa sarebbe confermata due, e non una, volta.

La prima volta, perché si ribadirebbe il principio che l'attuale processo di integrazione europea conduce necessariamente i paesi europei a scegliere nel lungo periodo maggioranze parlamentari di destra nazionalista. Qui c'entra sia quello che vedevo cinque anni fa (ovvero che le politiche di destra avvantaggiano solo la destra, perché gli elettori di sinistra, sentendosi traditi da governi che schiacciano salari e diritti, fisiologicamente si rivolgono all'uomo forte), sia una cosa che allora non vedevo ma mi si è palesata via via ragionando con voi (ne parlerò con più calma dopo, ora ho un funerale): il fatto che il modello di integrazione europea segue una logica intrinsecamente nazionalista (ricalca il modello di integrazione degli Stati nazionali - in particolare, i più recenti: Germania e Italia), e quindi non offre di per sé alcuna sponda ideologica alternativa rispetto alla visione nazionalista. In sintesi: l'Europa così com'è offre solo la scelta fra un nazionalismo che fa gli interessi tuoi, e un nazionalismo che fa gli interessi altrui. E se non sei un piddino (cioè se hai più di un neurone) nel lungo periodo questa è evidentemente una non scelta.

La seconda volta, perché si paleserebbe il fatto che solo governi intrinsecamente autoritari sono in grado di opporsi a questa deriva autoritaria. Lo dico in un altro modo, così si capisce meglio: apparirebbe evidente che governi democratici non sono strutturalmente in grado di opporsi alla deriva totalitaria di Bruxelles. Qui l'esempio eclatante è il presidente di uno dei due rami del nostro parlamento, che continuamente anela su Twitter a venir spossessata della sua sovranità. Fatti suoi, se non fosse che esistono seri dubbi che una carica istituzionale possa esprimersi nel senso di elogiare un progetto eversivo dell'ordine costituito (e qui ovviamente l'UE non interviene).

Quindi, in sintesi, abbiamo due paradossi pericolosissimi: le politiche di destra favoriscono la destra, ma solo la destra può liberarci dalle politiche di destra.

Ora, mi sembra superfluo dover dire a voi che se io ho visto prima di altri (e sicuramente dopo altri) questi sviluppi e li ho denunciati non era certo perché li auspicassi, ma perché li temevo. Quindi farmi la lezioncina su cose che peraltro so (governopolaccobrutto, ecc.) non è solo off topic. È anche piuttosto fastidioso, e senz'altro contrario alla netiquette.

Ne consegue, caro Giuda, che io mi scuso molto se ti ho mandato affanculo. So che non è bello, non è elegante, non è accademico ed è anche sottilmente ingiusto, perché forse, tu, oggi, la pensi anche un po' come noi (ma c'è una probabilità superiore al 99.99% che tu abbia saltellato in piazza alla notizia della destituzione del Berlu).

Solo che sai, la vita è così: si sta come d'autunno sul blog i lettori.

Anche quando è inverno...


(...a proposito: sei contento, vero, che S&P abbia declassato quei fascistoni, no? Vedi? Hai ragione tu! Sono brutti e cattivi! Lo dice anche la grande finanza internazionale. Tranquillo, sta andando tutto bene...)

mercoledì 13 gennaio 2016

La sovranità monetaria in tre tweet

Da Il tramonto dell'euro, p. 262 e quarta di copertina:

"Se accettiamo questo metodo, non ci sono limiti a quello che ci potrà essere imposto. E l'unico metodo per opporci è rifiutare l'euro, il segno più tangibile di questa politica e dei suoi fallimenti".

Quattro anni dopo forse preciserei meglio: oltre a essere un simbolo (il che ne fa un obiettivo politico), l'euro è anche, ovviamente, uno strumento di oppressione. Per capire perché, vi propongo un disegnino sufficientemente espressivo:


Chiaro, no?

Se non hai l'euro, Draghi (il quarto potere di cui al post precedente, quello che chi per lavoro studia i poteri dello Stato non vede) non può chiuderti il rubinetto degli euro. Per chiudere quello degli zloty deve entrare coi carri armati, come ai bei tempi. 

Ma finché i carri armati non sono entrati, puoi permetterti quello che Renzi non potrebbe permettersi nemmeno se volesse (e a marzo vorrà). Questo:



(http://www.eunews.it/2016/01/12/polonia-ue-timmermans-lettera/47964).