Visualizzazione post con etichetta Padoan. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Padoan. Mostra tutti i post

mercoledì 13 aprile 2016

Infelice Atlante (il canto del cappone)


"Infelice Atlante! Un mondo, l'intero mondo del dolore devo portare. Sopporto l'insopportabile, e il cuore mi scoppierà in petto."

Così Schubert, nel suo Schwanengesang, il canto del cigno. Simbolicamente, anche quello che rischia di essere il canto del cigno di un ben altro artista, Pier Carlo Padoan, nasce all'insegna di Atlante. Il fondo Atlante, quello del quale avrete sentito parlare e che mi accingo a commentare a Prima Serata su Mediaset TgCom 24 (alle 21:30, dopo una meritata doccia).

Preferirei farvi l'analisi dell'Atlas di Schubert. Ma mi tocca farvi una rapida analisi del fondo Atlante, frutto di conversazione con membri del comitato scientifico di a/simmetrie (le opinioni espresse sono comunque mie) e con Charlie Brown, che ringrazio particolarmente.



Il Fondo Atlante è una operazione impostata in fretta e furia per puntellare il sistema a fonte del rifiuto dei mercati di sostenere le banche italiane più o meno decotte/deficitarie di capitale. Di fatto sposta perdite in conto capitale da una parte all'altra del sistema finanziario, con l'unico scopo di far sopravvivere il sistema in attesa della "ripresa". Una "ripresa" che non arriverà finché siamo nell'euro, come ci siamo detti mille volte. Ma è anche un intervento marginale e quindi insufficiente.  A livello sistemico le perdite inespresse a bilancio sono di qualche decina di miliardi, come ammette Repubblica. Va infatti capito che il problema non sono le sofferenze di per sé, cioè il fatto che una banca possa trovarsi a che fare con cattivi pagatori (cosa tanto più probabile quanto più l’economia è in crisi), ma il fatto che esse siano correttamente appostate in bilancio (cioè siano correttamente svalutate: insomma, se si sa che la banca dei 100 che ha prestato ne riceverà 40, l’importante è che il bilancio sia in equilibrio dopo che all’attivo è stato scritto 40 al posto di 100). Se e in quanto non lo siano, il sistema bancario diventa una bomba a orologeria.

Per di più, l’operazione nasce in una logica emergenziale: il fondo pare sia di 5 miliardi di cui la gran parte "prenotati" per i 2 aumenti veneti ed il restante per MPS. Cosa resta per sostenere il sistema?

Il punto ancora più grave è che le sofferenze sono in realtà sopravvalutate nei bilanci di buona parte delle banche. Le svalutazioni effettuate da Bankit nel caso Etruria sono rivelatrici (c'è chi sostiene che abiano accettato un 17% per paura di trovare qualcosa di peggio dopo una accurata due diligence), e forse potrebbe interessarvi questa semplice simulazione.

Collocare le sofferenze al valore giusto vorrebbe dire per le banche erodere il capitale, con effetti a catena devastanti. Per questo, probabilmente, i crediti verrebbero acquistati ad un valore superiore a quello veramente "equo". Quello " veramente equo" riflette le condizioni dell'economia reale ( attorno al 30%, pare) mentre quello "equo a bilancio" è messo a bilancio dalle banche in gran parte non usando il concetto forward looking di cui all'IFRS9. La logica applicata è quella di aspettare l’autopsia per diagnosticare il cancro, e fino a quel momento si presume che sia una polmonite curabile.

Vi sono poi altri punti da considerare.

1. più la cosa si gestisce "privatisticamente in emergenza" più, per l’effetto panico, il valore di realizzo scende anche sotto il valore "veramente equo", aprendo spazi per l'intervento di fondi avvoltoio che pasteggiano sui resti del cadavere.  Ecco i vari Quaestio, Apollo, ecc. all'opera, all'interno di quel "pacchetto professionale" che è l'operazione Atlante, ma anche, sicuramente nei piani, ed in modo molto  più massiccio, dopo.

2. Tanto per capirci, la logica emergenziale è quella che ha spinto il governo ad accettare la risoluzione delle quattro banche famigerate prezzando le loro sofferenze a un valore del 17%, decisamente inferiore a tutte le precedenti valutazioni, causando alcuni danni collaterali quali la morte di una persona e la perdita di 35 miliardi di capitalizzazione del comparto bancario fra gennaio e metà febbraio (quando i problemi hanno lambito Deutsche Bank, e dall’Europa è arrivato il “contrordine compagni” – non si sa bene come: forse un’ELA a Deutsche Bank per riacquistarsi un po’ delle sue deiezioni?).

3. La cosa oltre a essere indegna è molto pericolosa perché se il mercato vede che il "salvataggio" non basta allora aggredisce le “big” (tra cui Unicredit).  Ed il filo porta dritto a Berlino e Parigi.

4. gli aiuti di stato impliciti nell'acquisto delle sofferenze a prezzi comunque sopra il "vero valore equo" forse non sfuggiranno. Renzi sta vendendo il benestare prima di averlo o avuto, esattamente come fu fatto per l'aumento del Banco Popolare.  Negoziare con Bruxelles in una situazione di emergenza vita o morte vuol dire esser sempre più condizionati Quello che servirebbe sarebbe una garanzia pubblica senza tante storie (anzi, per MPS e BpopVi e Veneto e Etruria e le altre morte che camminano una nazionalizzazione secondo me): come ho detto al GR stamattina.

Il Financial Times indica in 56 miliardi le "sofferenze" lorde da gestire:  sofferenze che dovrebbero valere solo 15 miliardi  (30%). Ma le “sofferenze” son sottovalutate: moltissimi “incagli” e “ristrutturati” sono in realtà sofferenze. Ovviamente la City vuole una “narrativa” che “calmi le acque” e permetta di fare business sul sistema finanziario italiano (spogliandolo di valore).
Insomma: siamo vicini al commissariamento previsto a Natale, più lo spolpamento (i profitti dei vulture funds sono risorse sottratte all’economia ed al credito nazionale).

Ci sarebbero altre considerazioni da aggiungere su questa Europa che fa due pesi e due misure (quando hanno dovuto salvare la banche del Nord Europa che erano impestate di prodotti speculativi hanno impegnato fino a 6000 miliardi di garanzie pubbliche, di cui effettivamente spesi 1500, di cui circa 260 in Germania, per nazionalizzare, fra l’altro, fior di banche), e su queste autorità di “supervisione” che in realtà svolgono un ruolo destabilizzante attraverso normative come quella sul bail-in, che noi applichiamo da bravi soldatini, mentre il resto dell’Europa si netta le terga con Trattati in vigore da 20 anni, come quello di Schengen. Di una cosa in vigore da due mesi e della quale si vede che non funzione e che ce l’hanno imposta per fotterci forse potremmo serenamente fare a meno, no? O anche, se la gentile signora Vestager dovesse ritenere che la tutela costituzionale del risparmio è aiuto di Stato, magari un governo interessato alle sorti del paese potrebbe dirle: “Cara, grazie per la sua opinione. Noi intanto facciamo come ci pare, così evitiamo di bruciare in borsa 35 miliardi che lei certo non ci ridarà – e l’Europa nemmeno. Poi, se lei non è d’accordo, ci faccia causa alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Se perderemo decideremo se pagare o anche no. Stia bene”.

Ecco: questo, se Renzi si decidesse a cantarlo, non sarebbe il canto del cigno. Ma anche quello che sta cantando, più che il canto del cigno, duole dirlo, sembra il canto del cappone.




giovedì 21 gennaio 2016

Back to the future (se arriva la Troika...).

Dunque. Qui vi ho spiegato come sarebbe andata, ma non sono stato certo il solo a farlo (ad esempio: Giacché). Non entro in analisi di scenario, previsioni, ecc. Mi vedo un po' di televisione e dormo, dopo aver dormito per tutto il pomeriggio (a seguito di un incontro ravvicinato del terzo tipo: PCP alla FULM - vengono da un altro pianeta). A voi, mi limito a far capire cosa significherebbe l'eventuale arrivo della Troika, con un paio di testimonianze. Saranno utili per quelli che, fra i piddini, pensano che l'arrivo della Troika sia un modo, forse un po' rude, di fare la cosa giusta (cioè "più Europa"), e per quelli che, fra gli imprenditori, pensano che essa sia necessaria per mettere in riga il nemico, cioè lo Stato.

Insomma: saranno utili ai nostri nemici politici, le persone diversamente intelligenti. La loro diversa intelligenza li rende bisognosi si aiuto, e alla fine è nostro interesse prestarglielo.

Comincio da un filmato che forse conoscete, ma che in ogni caso dovreste riguardarvi con attenzione:


Per Panagiotis, l'Italia era il suo passato. Naturalmente questo significa che, per noi, la Grecia è il nostro futuro.

E com'è fatto questo futuro?

Lo spiego agli amici imprenditori con due lettere: una mi viene da uno di loro, e una da un consulente, che racconta la storia di uno di loro.

Cominciamo dalla prima:



Caro Alberto,
la situazione relativa ai controlli sui movimenti di capitali in Grecia al momento è la seguente: qualunque pagamento per l'acquisto dall'estero di beni, di non primaria necessità, può essere effettuato dalla banca greca dell'acquirente solo dopo la ricezione di un modulo firmato in cui il venditore, sotto la propria responsabilità, conferma che l'acquirente effettivamente deve ricevere la merce che è pronta per la spedizione e fornisce i dettagli relativi agli importi, alle fatture e all'istituto di credito presso il quale si richiede venga effettuato il pagamento.
Ti allego un esempio chiarificatore di come funzionino le cose, da tenere riservato nei dettagli ma utilizzabile per sommi capi nel caso tu desiderassi, come mi accennavi, redigere un documento sugli effetti che la situazione europea sta causando al funzionamento dell'economia globale.   
Meno male che c'è l'euro che ci protegge, ci dà la pace e chissà cosa succederebbe se lo abbandonassimo!:)
Un abbraccio
[Uno de passaggio]


(...l'esempio non ve lo propongo, ma il succo della questione è che, con buona pace degli imbecilli che "fuori dall'euro ci sono i dazzzzzzzzzzzzzzziiiiiiiiiiiiiiiiii!", una delle tante esternalità negative del modo in cui la crisi greca è stata gestita è che il commercio con la Grecia è stato fortemente ostacolato, perché, ovviamente, esiste una presunzione che sovraffatturazioni possano essere utilizzate per esportare capitali.

E perché mai, amico imprenditore, un tuo collega vorrebbe esportare capitali da un paese il cui Stato corrotto è stato risanato dalla Troika? Te lo spiego con un'altra lettera, quella di un consulente italiano...)



Mi chiama un imprenditore italiano, chiedendomi di incontrarlo con la massima urgenza. Di lì a poco, si presenta in compagnia di un imprenditore greco con cui hanno rapporti d'affari da anni. Il greco comincia a raccontarmi la sua storia.
"Siamo ridotti allo stremo, non c'è più convenienza a vendere, in Italia e dappertutto. Le somme che incassiamo sono a rischio prelievo forzoso da un momento all'altro. Miei colleghi imprenditori che avevano depositi a Cipro, qualche anno fa hanno subito un taglio dell'80%. Tsipras quest'anno aumenterà ancora le tasse sulle società e nessuno reagisce. Anzi, no, la reazione più comune è quella di scappare. Scappano tutti. Migliaia di aziende hanno creato società fantasma in Bulgaria da cui triangolano le esportazioni dalla Grecia, trattenendo la gran parte degli utili e della liquidità presso queste società bulgare. Ma io non mi fido dei bulgari e poi è un gioco troppo sporco, illegale sotto diversi aspetti. Il Governo sa e non fa nulla perché è l'ultima possibilità di sopravvivenza per le poche aziende rimaste. Credimi, è un massacro quotidiano ed ho paura per i miei figli, io ho ormai perso le speranze.
Vorrei fare una società qui in Italia e con questa società vendere a tutti i miei clienti italiani, trattenendo qui gran parte degli utili e della liquidità."
Quando gli faccio notare che la tassazione progressiva (IRPEF ed IRAP in caso di ditta individuale) o proporzionale (IRES ed IRAP in caso di società a responsabilità limitata) rischia di essere superiore a quella greca, la risposta è:
"Non mi interessa, quest'anno le aliquote aumenteranno ancora. Qualsiasi cosa pur di sottrarre almeno una parte dei frutti del mio lavoro dalle mani di Tsipras che sta letteralmente distruggendo il Paese. È rimasto un Paese di pensionati, che non possono scappare, mentre gli altri, soprattutto i giovani e gli imprenditori, si sono tutti organizzati per non farsi massacrare. Anzi ti aggiungo pure che le somme che la società greca comunque incasserà dalla società italiana, saranno immediatamente investite in case, terreni. Soldi sui conti, nemmeno per un attimo."
La mia risposta è stata quella di considerare e ponderare tutto molto attentamente poiché ci sono aspetti di legalità da considerare e gran parte delle sofferenze viste in Grecia rischiano a breve di manifestarsi in Italia.
Ai Soloni che pontificano comodi dietro le scrivanie dei loro uffici studi, che discettano di correlazione e causazione, che misurano i loro coefficienti, che bruciano qualche milione di persone sull'altare della concorrenza che non deve essere distorta, avrei voluto far vedere gli occhi di quest'uomo, la disperazione che traspariva.
L'Italia, fortunatamente, non è la Grecia ed ha ancora molte risorse per risollevarsi, ma già oggi stiamo vivendo, su scala ridotta, buona parte delle sofferenze che laggiù hanno messo in ginocchio un'intera Nazione.
Reagiamo, conosciamo le cause, gli effetti ed il sentiero stretto, difficile ed accidentato che ci dà la possibilità di non fare la fine di quell'imprenditore greco.



(...conosciamo le cause! Le cause ormai le ha dette perfino Giavazzi. Mi stupisce che economisti come La Malfa e Savona ancora parlino di un non tema, quello del debito pubblico. Sto cercando di spiegarmi con loro, per capire come mai continuano su una china che la confessione di Giavazzi rende particolarmente scivolosa. Mi spiego. Ora che il re è nudo, ora che si è capito che il debito pubblico è diventato un problema a causa dall'austerità, mentre non è, a sua volta, la causa della crisi, chi propone di alienare beni della comunità dei cittadini per risolvere questo "non problema" si espone a essere frainteso, e sarebbe veramente un peccato. Ma anche oggi, in FULM, l'atmosfera era totalmente alienata e alienante. Ero a una bella cerimonia, la presentazione della biblioteca di Enzo Grilli, dove figurano perle come questa:



il trattato del Ferdy, che trovate qui, e pare piacesse molto a Gigi Einaudi.
 
Il senso dell'intervento di Padoan, che mi ha riconosciuto, ma naturalmente non salutato, era che siccome ci siamo inchinati alle richieste irrazionali della cosiddetta "Europa", allora questa adesso ci deve venire incontro. Insomma, rivendicava la dignità del nostro paese sulla base del fatto che questo aveva obbedito. Queste parole non mi sembrano un capolavoro di intelligenza politica, come non mi sembravano tali quando le pronunciava Fassina, che nel frattempo ha riconosciuto l'errore. Che vi devo dire? Per il Tg3 va tutto bene...)