di Leonardo Mazzei
Poi
c'è chi si chiede come mai, davanti al disastro dell'euro, la sinistra
brancoli nel buio più della destra. Certo, c'è il problema della
direzione politica e non è poco. Ma ci sono anche economisti che sparano
immani stupidaggini spacciandole per verità. Il bello è che le loro
improbabili certezze neppure provano a spiegarle. Le buttano lì come
fossero indiscutibili, tanto per quella mercanzia un Manifesto che le pubblica si trova sempre, così come è sicuro che un anemico sito come quello del Prc le rilancerà con gioia.
E' questo il caso di un articolo di Giorgio Lunghini, uscito venerdì scorso.
[il resto qui]
(...di mio aggiungo solo che quando a sinistra si comincia a ragionare come Oscar Giannino - economista ideologicamente vicino all'università nella quale il professor Lunghini insegna - credo sia arrivato il momento di preoccuparsi. Non è con simili sparate populiste, tutte pancia e niente dati, che si combatte la destra. Ma forse lo scopo non è quello: forse è solo tutelare, finché possibile, il valore reale dei propri sudati risparmi...)
(...non mi spreco a confutare nel merito roba simile: l'ho già fatto nei miei libri e in innumerevoli post. Inutile poi parlare di letteratura scientifica con chi non ha comprovate esperienze di ricerca nel merito: se rispondessi, probabilmente non capirebbe, così come non capirei io se venissi provocato sul cruciale tema della storia come ordine naturale in David Ricardo - tema sul quale peraltro non intervengo, perché essere di sinistra è attenersi alle proprie competenze. Comunque, se vi interessa, a dimostrazione del fatto che abbiamo già dato, c'è la serie delle leggende metropolitane bipartisan, che qui elenco per vostra comodità:
1) Svalutazione e salari
2) Cambio nominale e cambio reale
3) I tassi schizzeranno (Peternomics)
4) La svalutazione deprime la quota salari
5) La svalutazione sarà imprevedibile però sarà devastante
Ne trarrete fatti per valutare il peso delle opinioni altrui. Non aggiungo altro, se non il mio sconforto di esercitare mio malgrado una professione degradata da episodi simili, quando io per me ero chiamato a farne un'altra...)
L’economia esiste perché esiste lo scambio, ogni scambio presuppone l’esistenza di due parti, con interessi contrapposti: l’acquirente vuole spendere di meno, il venditore vuole guadagnare di più. Molte analisi dimenticano questo dato essenziale. Per contribuire a una lettura più equilibrata della realtà abbiamo aperto questo blog, ispirato al noto pensiero di Pippo: “è strano come una discesa vista dal basso somigli a una salita”. Una verità semplice, ma dalle applicazioni non banali...
Visualizzazione post con etichetta PUDE. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta PUDE. Mostra tutti i post
lunedì 26 settembre 2016
mercoledì 2 marzo 2016
La banalità del PUDE
(...sottotitolo: Fabrizio Laria commenta - magistralmente - un incommentabile Michele Salvati. Fatica, tristezza, ribrezzo, orrore...)
Postato da Fabrizio Laria in Goofynomics alle 2marzo 2016 15:08
Fabrizio Laria ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Il Lussemburgo e le riforme strutturali":
Tanto per gradire, un corroborante Michele Salvati sul Corriere di ieri (il fegato ringrazierà):
“Credo che il governo italiano faccia bene a combattere la sua battaglia europea «come se» fosse possibile ottenere dall’Unione un significativo allentamento dell’austerità che ci impone la moneta unica”.
Però! Uno di quelli che la sanno autorevolmente lunga ci sta finalmente dicendo a chiare (sia pure incidentali) lettere che “la moneta unica ci impone austerità”! Vivaddio, questo sì che è un passo avanti! Però… però c’è qualcosa che non torna: se la moneta unica l’austerità ce la IMPONE, come è possibile ottenere un “significativo allentamento” della stessa? Ah certo, ma che stupido: dimenticavo il «come se» iniziale! Lo ammetto, i tatticismi psicologici non sono il mio forte. Ma andiamo oltre:
“È anche per evitare o attenuare queste conclusioni che il Mef ha presentato il documento al quale mi riferivo prima” [ovvero, il recente documento del Mef “A Shared European Strategy”, quello in cui si chiede, tra le altre cose, un allentamento coordinato della pressione fiscale].
Dunque, ricapitolando: il governo presenta una proposta per attenuare o addirittura EVITARE qualcosa che sa essere INEVITABILE (guarda un po’… ma allora è il segreto di Pulcinella!). E tuttavia, secondo il nostro acuto osservatore, fa comunque bene a farlo. Ma allora, perché mai chiedere l’impossibile?
“Non tutte le proposte in esso contenute saranno respinte […]. Ma è impensabile che la Germania abbandoni le sue riserve nei confronti di una più forte mutualità: un fondo comune per affrontare fasi di disoccupazione ciclica o per attuare da subito un’assicurazione europea dei depositi bancari - per fare solo due esempi - saranno ben difficili da ottenere”
Ma guarda un po’… due esempi scelti totalmente a caso (poi dice che i punti importanti li coglie solo quel genio ribelle di Bagnai). Comunque ok, abbiamo capito che 1) la moneta unica ci impone austerità e che 2) ovviare a questa con una maggiore mutualità esterna non esiste: da lì non si passa. Rimane in sospeso la domanda: in che senso secondo Salvati il governo ha fatto bene a chiedere l’impossibile? Qual è o quale dovrebbe essere, dati i presupposti sopra enucleati, la conseguente strategia di azione almeno potenzialmente efficace?
“Fa dunque bene l’Italia a manifestare la propria insoddisfazione per come oggi funziona l’Unione monetaria. Farebbe ancor meglio se, accanto a questa azione rivolta verso l’Europa, stimolasse una riflessione INTERNA più approfondita e radicale su come uscire dal vicolo cieco in cui siamo finiti”
Eccolo, finalmente! Ci siamo! Il colpo di genio! La perla di saggezza! Il punto di innesco del pensiero divergente-ma-stringente, del ‘giusto perché non ovvio’, del 2+2=5! Dovremmo forse reagire facendo (o almeno predisponendoci a fare) qualcosa? Certo che no, semmai facciamo bene a manifestare la nostra insoddisfazione! Dovremmo magari proporci di spezzare le catene che ci immobilizzano? Certo che no, semmai contestiamone il ‘funzionamento’! Dovremmo provare ad affrontare in qualche modo chi queste catene ce le tiene serrate addosso? Certo che no, semmai riflettiamo approfonditamente su noi stessi. E si capisce: se quelli che per gli altri sono semplici braccialetti noi li viviamo come catene, vuol dire che qualche patologia di fondo ‘tutta nostra’ ce l’abbiamo! E allora vai con la TAC…
“Tre sono gli ostacoli che bloccano l’uscita dal vicolo: la debolissima crescita della produttività, il peso del debito pubblico, l’asfissia del credito e i rischi conseguenti ad attivi inadeguati delle banche [geniale…. che poi so’ tre cose che non c’entrano niente una con l’altra, e meno che mai con la moneta unica!]. Perché l’Italia non cresce e la produttività ristagna da quasi vent’anni? È solo «colpa» della situazione di asfissia in cui la moneta unica e l’austerità ci costringono? E se la colpa non sta solo in questo, dove sta e com’è possibile rimediare?”
È solo «colpa» della moneta unica? Ma ceeerrto che no, non vorremo mica nasconderci dietro al solito alibi di circostanza! Diciamocelo in camera caritatis (per l’ennesima volta, visto che a quanto pare non ce ne siamo ancora convinti abbastanza): le vere catene sono quelle che ci stringono da dentro noi stessi! Sono i nostri squilibri interni, le nostre inerzie, le nostre autoindulgenze, il nostro adagiarci sui presunti allori, il nostro vivere al di sopra delle nostre possibilità, che nei decenni hanno minato alla base il nostro organismo. E allora che fare? Semplice, anche se non facile: smetterla una volta per tutte con le soluzioni palliative e passare finalmente a una vera e risolutiva cura d’urto contro il malefico bubbone che ci rende impediti più di qualsiasi catena esterna:
“Circa il debito pubblico, fino a pochi anni fa circolavano idee, spesso azzardate, su come sbarazzarci di una parte del suo fardello: perché non se ne parla più? A mali estremi, in fondo, ci sono solo estremi rimedi”.
Ma certo! IL SANGUE! E’ questo che ci vuole, il sangue! Il sangue di chi se n'è colpevolmente auto-trasfuso troppo, e a ‘restituirne’ almeno una parte farebbe ora né più né meno che il suo dovere! Del resto, anche questo si capisce: se per ristabilire l’equilibrio ci vuole una cura d’urto, è giusto che il relativo impatto sia a carico in primo luogo di chi ha maggiormente e più indebitamente approfittato del periodo delle vacche grasse. Si trattasse anche di milioni di persone, poco importa: il maltolto va restituito, e comunque s’è detto che siamo in un vicolo cieco, quindi non c’è alternativa. E poi, che cosa c’è più di sinistra di una bella PATRIMONIALE, di quelle coi contro-coglioni? Oddio, ma che dico… veramente la parola “patrimoniale” non c’è mica scritta… c’è un equivoco… o forse un auto-equivoco… Sai che c’è? A scanso di comprensioni, meglio concludere buttandola un po’ in caciara (e magari facendo pure la figura di quello particolarmente acuto):
“Quanto alle banche ho prima accennato all’ostilità tedesca ad un fondo di garanzia comune e ad uno schema comune di assicurazione dei depositi: attenuare questa ostilità dovrebbe essere l’obiettivo urgente sul quale spendere le non ampie risorse negoziali del nostro governo. Avviare questa riflessione significa però dare del nostro Paese e dell’Unione monetaria un’immagine assai più negativa e preoccupante di quella che Renzi ha sinora dato. Ed è più facile che un cammello passi attraverso la cruna di un ago che Renzi si trasformi in gufo”.
Morale: caro Renzi, stai bene attento a quello che fai. Se non vuoi darti la zappa sui piedi, puoi sempre scegliere di darti una martellata sulle ginocchia. Ma se non vuoi darti nel l’una né l’altra, fai come me: continua a galleggiare allegramente sulle cazzate che spari. So bene che per uno come te questo suggerimento è superfluo, ma consideralo come un gesto d’affetto. Del resto converrai che la soddisfazione di prendere per il culo la massa dei poverini che sempre e comunque penderanno dalle tue labbra ti ripagherà ampiamente di ogni contingente tribolazione, comprese le lievi inquietudini per la perdita di qualche misera bancuccia lungo la sacra via tracciata dai tuoi augusti (nonché angusti) predecessori.
Tanto per gradire, un corroborante Michele Salvati sul Corriere di ieri (il fegato ringrazierà):
“Credo che il governo italiano faccia bene a combattere la sua battaglia europea «come se» fosse possibile ottenere dall’Unione un significativo allentamento dell’austerità che ci impone la moneta unica”.
Però! Uno di quelli che la sanno autorevolmente lunga ci sta finalmente dicendo a chiare (sia pure incidentali) lettere che “la moneta unica ci impone austerità”! Vivaddio, questo sì che è un passo avanti! Però… però c’è qualcosa che non torna: se la moneta unica l’austerità ce la IMPONE, come è possibile ottenere un “significativo allentamento” della stessa? Ah certo, ma che stupido: dimenticavo il «come se» iniziale! Lo ammetto, i tatticismi psicologici non sono il mio forte. Ma andiamo oltre:
“È anche per evitare o attenuare queste conclusioni che il Mef ha presentato il documento al quale mi riferivo prima” [ovvero, il recente documento del Mef “A Shared European Strategy”, quello in cui si chiede, tra le altre cose, un allentamento coordinato della pressione fiscale].
Dunque, ricapitolando: il governo presenta una proposta per attenuare o addirittura EVITARE qualcosa che sa essere INEVITABILE (guarda un po’… ma allora è il segreto di Pulcinella!). E tuttavia, secondo il nostro acuto osservatore, fa comunque bene a farlo. Ma allora, perché mai chiedere l’impossibile?
“Non tutte le proposte in esso contenute saranno respinte […]. Ma è impensabile che la Germania abbandoni le sue riserve nei confronti di una più forte mutualità: un fondo comune per affrontare fasi di disoccupazione ciclica o per attuare da subito un’assicurazione europea dei depositi bancari - per fare solo due esempi - saranno ben difficili da ottenere”
Ma guarda un po’… due esempi scelti totalmente a caso (poi dice che i punti importanti li coglie solo quel genio ribelle di Bagnai). Comunque ok, abbiamo capito che 1) la moneta unica ci impone austerità e che 2) ovviare a questa con una maggiore mutualità esterna non esiste: da lì non si passa. Rimane in sospeso la domanda: in che senso secondo Salvati il governo ha fatto bene a chiedere l’impossibile? Qual è o quale dovrebbe essere, dati i presupposti sopra enucleati, la conseguente strategia di azione almeno potenzialmente efficace?
“Fa dunque bene l’Italia a manifestare la propria insoddisfazione per come oggi funziona l’Unione monetaria. Farebbe ancor meglio se, accanto a questa azione rivolta verso l’Europa, stimolasse una riflessione INTERNA più approfondita e radicale su come uscire dal vicolo cieco in cui siamo finiti”
Eccolo, finalmente! Ci siamo! Il colpo di genio! La perla di saggezza! Il punto di innesco del pensiero divergente-ma-stringente, del ‘giusto perché non ovvio’, del 2+2=5! Dovremmo forse reagire facendo (o almeno predisponendoci a fare) qualcosa? Certo che no, semmai facciamo bene a manifestare la nostra insoddisfazione! Dovremmo magari proporci di spezzare le catene che ci immobilizzano? Certo che no, semmai contestiamone il ‘funzionamento’! Dovremmo provare ad affrontare in qualche modo chi queste catene ce le tiene serrate addosso? Certo che no, semmai riflettiamo approfonditamente su noi stessi. E si capisce: se quelli che per gli altri sono semplici braccialetti noi li viviamo come catene, vuol dire che qualche patologia di fondo ‘tutta nostra’ ce l’abbiamo! E allora vai con la TAC…
“Tre sono gli ostacoli che bloccano l’uscita dal vicolo: la debolissima crescita della produttività, il peso del debito pubblico, l’asfissia del credito e i rischi conseguenti ad attivi inadeguati delle banche [geniale…. che poi so’ tre cose che non c’entrano niente una con l’altra, e meno che mai con la moneta unica!]. Perché l’Italia non cresce e la produttività ristagna da quasi vent’anni? È solo «colpa» della situazione di asfissia in cui la moneta unica e l’austerità ci costringono? E se la colpa non sta solo in questo, dove sta e com’è possibile rimediare?”
È solo «colpa» della moneta unica? Ma ceeerrto che no, non vorremo mica nasconderci dietro al solito alibi di circostanza! Diciamocelo in camera caritatis (per l’ennesima volta, visto che a quanto pare non ce ne siamo ancora convinti abbastanza): le vere catene sono quelle che ci stringono da dentro noi stessi! Sono i nostri squilibri interni, le nostre inerzie, le nostre autoindulgenze, il nostro adagiarci sui presunti allori, il nostro vivere al di sopra delle nostre possibilità, che nei decenni hanno minato alla base il nostro organismo. E allora che fare? Semplice, anche se non facile: smetterla una volta per tutte con le soluzioni palliative e passare finalmente a una vera e risolutiva cura d’urto contro il malefico bubbone che ci rende impediti più di qualsiasi catena esterna:
“Circa il debito pubblico, fino a pochi anni fa circolavano idee, spesso azzardate, su come sbarazzarci di una parte del suo fardello: perché non se ne parla più? A mali estremi, in fondo, ci sono solo estremi rimedi”.
Ma certo! IL SANGUE! E’ questo che ci vuole, il sangue! Il sangue di chi se n'è colpevolmente auto-trasfuso troppo, e a ‘restituirne’ almeno una parte farebbe ora né più né meno che il suo dovere! Del resto, anche questo si capisce: se per ristabilire l’equilibrio ci vuole una cura d’urto, è giusto che il relativo impatto sia a carico in primo luogo di chi ha maggiormente e più indebitamente approfittato del periodo delle vacche grasse. Si trattasse anche di milioni di persone, poco importa: il maltolto va restituito, e comunque s’è detto che siamo in un vicolo cieco, quindi non c’è alternativa. E poi, che cosa c’è più di sinistra di una bella PATRIMONIALE, di quelle coi contro-coglioni? Oddio, ma che dico… veramente la parola “patrimoniale” non c’è mica scritta… c’è un equivoco… o forse un auto-equivoco… Sai che c’è? A scanso di comprensioni, meglio concludere buttandola un po’ in caciara (e magari facendo pure la figura di quello particolarmente acuto):
“Quanto alle banche ho prima accennato all’ostilità tedesca ad un fondo di garanzia comune e ad uno schema comune di assicurazione dei depositi: attenuare questa ostilità dovrebbe essere l’obiettivo urgente sul quale spendere le non ampie risorse negoziali del nostro governo. Avviare questa riflessione significa però dare del nostro Paese e dell’Unione monetaria un’immagine assai più negativa e preoccupante di quella che Renzi ha sinora dato. Ed è più facile che un cammello passi attraverso la cruna di un ago che Renzi si trasformi in gufo”.
Morale: caro Renzi, stai bene attento a quello che fai. Se non vuoi darti la zappa sui piedi, puoi sempre scegliere di darti una martellata sulle ginocchia. Ma se non vuoi darti nel l’una né l’altra, fai come me: continua a galleggiare allegramente sulle cazzate che spari. So bene che per uno come te questo suggerimento è superfluo, ma consideralo come un gesto d’affetto. Del resto converrai che la soddisfazione di prendere per il culo la massa dei poverini che sempre e comunque penderanno dalle tue labbra ti ripagherà ampiamente di ogni contingente tribolazione, comprese le lievi inquietudini per la perdita di qualche misera bancuccia lungo la sacra via tracciata dai tuoi augusti (nonché angusti) predecessori.
Postato da Fabrizio Laria in Goofynomics alle 2marzo 2016 15:08
venerdì 25 gennaio 2013
Vota PUDE!
Per quelli che non vogliono votare la mi fava (come suggerito ai leninisti de noantri nel post ad essi dedicato), c'è sempre la possibilità di votare il PUDE. Sì, vi ricordate, il Partito Unico Dell'Euro, quello che ho avuto l'onore di presentare ai media in questa lieta occasione (al minuto 4:19, per chi non se lo ricorda):
L'inarrestabile casalinga di Viareggio, quella del perché sì, ha deciso di candidarsi con questo partito, e ci invia un volantino che potremo usare per sostenere la sua campagna elettorale:
Sosteniamo la nostra amica e lettrice appassionata del blog stampando e diffondendo questo volantino, nel quale vi invito soprattutto ad apprezzare lo slogan di apertura, che forse qualcuno ricorderà...
Ecco, ora se non volete fare quello che dico io (informarvi e informare), avete almeno due alternative: la mi fava, e il PUDE. La vostra vita adesso ha un senso. La politica italiana anche: è un senso unico, in un vicolo cieco. Have fun!
P.s.: abbiamo anche un inno, grazie a Motoelettriche su Twitter. E non fa cagare come quello piddino (anche se prevedo che ci creerà problemi con quelle che "il romanzo di centro e periferia è sessista"...).
L'inarrestabile casalinga di Viareggio, quella del perché sì, ha deciso di candidarsi con questo partito, e ci invia un volantino che potremo usare per sostenere la sua campagna elettorale:
Sosteniamo la nostra amica e lettrice appassionata del blog stampando e diffondendo questo volantino, nel quale vi invito soprattutto ad apprezzare lo slogan di apertura, che forse qualcuno ricorderà...
Ecco, ora se non volete fare quello che dico io (informarvi e informare), avete almeno due alternative: la mi fava, e il PUDE. La vostra vita adesso ha un senso. La politica italiana anche: è un senso unico, in un vicolo cieco. Have fun!
P.s.: abbiamo anche un inno, grazie a Motoelettriche su Twitter. E non fa cagare come quello piddino (anche se prevedo che ci creerà problemi con quelle che "il romanzo di centro e periferia è sessista"...).
Iscriviti a:
Post (Atom)
