Visualizzazione post con etichetta Ortotteri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ortotteri. Mostra tutti i post

mercoledì 14 febbraio 2018

Come contribuire alla mia campagna

Carissimi,

devo scusarmi con voi perché nel turbinio degli eventi non sono riuscito a darvi indicazioni complete su come contribuire alla mia campagna elettorale. Questo ha comportato che alcuni di voi si siano visti ritornare i bonifici, senza particolari spiegazioni. Il punto è che per giuste esigenze di trasparenza i contributi alla campagna elettorale devono recare una serie di indicazioni specifiche che permettano di tracciare la transazione effettuata. Ho fatto le opportune verifiche per accertare, a mia volta, che fornendo queste informazioni non vi facessi correre il rischio di violazioni della vostra privacy (visto che poi i rendiconti dovranno essere pubblici). La vostra privacy sarà al sicuro, e i vostri soldi mi arriveranno, se procederete come indicato qua sotto, dove vi fornisco tutte le informazioni necessarie.


================INIZIO INFORMAZIONI NECESSARIE=================



Banca: Unicredit SPA

Filiale: Agenzia 30207 di Castelnuovo di Porto

Intestazione: “PIETRO DEGLI EFFETTI MANDATARIO ELETTORALE DI ALBERTO BAGNAI”

Coordinate bancarie: IBAN IT23D0200839011000105105898 COLLEGIO ABRUZZO

Coordinate bancarie: IBAN IT63O0200839011000105106164 COLLEGIO TOSCANA

Nel campo relativo all’ordinante:
se persona fisica, nome cognome e indirizzo
se persona giuridica, denominazione e sede;


Nel campo note:
se persona fisica, data di nascita ed estremi del documento di identità (tipo, numero, ente rilasciante e data di rilascio);
se persona giuridica, generalità di chi agisce per conto della persona giuridica e relativo documento di identità (tipo, numero, ente rilasciante e data di rilascio);


Nel campo causale del bonifico:

“contributo per la campagna elettorale di Alberto Bagnai, ordinante identificato a termini di legge”
 
================FINE INFORMAZIONI NECESSARIE=================
 




In caso di dubbi, o per segnalarci un avvenuto pagamento, vi prego di contattare per email il mio mandatario elettorale all'indirizzo: pietro.deglieffetti@gmail.com.
Personalmente trovo ridondante che in caso di bonifico online si debba specificare che l'ordinante è stato identificato. Ciò ha senz'altro senso nel caso in cui qualcuno si presenti a uno sportello con una mazzetta di banconote di incerta provenienza! Tuttavia, non entro in questo. L'istituto di credito lo richiede, e avrà i suoi motivi per farlo (peraltro, sono anch'io cliente Unicredit e non mi son mai trovato male, quindi non ho motivi per non fidarmi). Mettendo i vostri dati personali nel campo "note" essi non corrono alcun rischio in termini di privacy.

Sempre a proposito di privacy, vi ricordo che in caso di contributi superiori a 5000 euro il rendiconto, che sarà liberamente consultabile presso la Corte d'Appello del collegio elettorale, dovrà riportare il nome del sostenitore.

La seccatura è che in alcuni servizi di home banking non trovate un campo "note" nel quale inserire questi dati identificativi. Ciò significa che quando vi torneranno indietro i bonifici che non avessero tutte queste indicazioni (stanno già tornando indietro), se avrete ancora voglia di contribuire, probabilmente dovrete recarvi a uno sportello bancario. Mi rendo conto che è una perdita di tempo e mi spiace, però dura lex sed lex.

Il fatto che l'onestah come categoria politica cominci a mostrare i suoi limiti (da noi evidenziati anni addietro) ovviamente non ci esime dagli obblighi di trasparenza. Onesti si nasce, e il rispetto per le istituzioni lo diamo per scontato: le battaglie si fanno su altre cose, ad esempio sul diritto della nostra comunità (quella italiana) ad autodeterminarsi. Mi scuso ancora per questa falsa partenza e vi ringrazio fin da ora per il vostro sostegno.

Seguirà, appena avrò un attimo di tempo (ora ho lezione), il calendario della campagna. Sarò ovunque, anche se non allo stesso tempo (ho i miei limiti), e quindi avremo molte occasioni di incontro.

venerdì 15 dicembre 2017

La domandona (integrazione monetaria for dummies)

(..."fa piacere parlare con una persona intelligente", I fratelli Karamazov...)



Lui: "Il conto devo portarglielo in euro...".

[...]

Mi alzo e vado a pagare col Bancomat.

Lui: "Mi scusi, può darmi un recapito, volevo chiederle una cosa sulle sue teorie...".

Io: "Ecco, già partiamo male, perché non sono mie teorie: è la scienza economica".

Lui: "Sapevo che avrebbe detto così".

Io: "Perché è così".

Lui: "Comunque, avevo una domanda sulle sue argomentazioni...".

Io: "Ariòca!"

Lui: "Ma non volevo farle perdere tempo, posso scriverle...".

Io: "Perdere tempo? No, perché!? Guarda, ti spiego: è come alla fine di un western: io sono quello che spara, tu quello che muore, e la cosa è rapidissima. Dimmi...".

Lui: "Perché lei sostiene che si debba tornare alle valute nazionali? Ma se ognuno deve avere la sua moneta, allora dovrebbero avercela anche le singole regioni. Alla fine a me questo sembra più un problema politico".

Io: "Bravo, è proprio un problema politico. In effetti, gli squilibri regionali esistono, e magari in Italia ne sappiamo qualcosa. Ma................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................
E questo c'è chi lo capisce subito, chi lo capisce dopo, e chi non lo capisce mai. Comunque, farlo capire, vorrei che ti fosse chiaro, non è più la mia guerra. [Il collega al suo fianco, ascoltandomi, si rabbruniva, non so se per una sua accresciuta consapevolezza, o per un comprensibile sdegno di fronte alla mia incontenibile, devastante iattanza...] Io so solo una cosa: che questa sera ho mangiato perché mi hai portato il sushi, e ora posso pagarlo. Domani, chissà... Ma se io non potrò pagare il sushi, tu non potrai pagare l'affitto. Stammi bene, il futuro è tuo! E leggi il mio libro, se vuoi ti mando il pdf..."

Lui: "Ma no, non è necessario!"

Io: "Eh, chi può dirlo? Non volevo essere indelicato, ma io faccio l'economista, e quindi so che la situazione di chi lavora nel terziario è difficile...".



(...in cauda venenum...)

(...bene: il compito per il weekend è, evidentemente, riempire con il mio semplice argomento - che l'amico non ha capito, ma a me non interessava che capisse - le righe lasciate vuote. Purtroppo ultimamente mi sale spesso il don Rodrigo, e quando mi capita così devo dire che vivere dentro un sistema intrinsecamente violento come quello capitalistico, dove chi paga comanda, mi rivela il suo lato positivo: quello di poter esercitare in modo pulito e compatibile con l'ordinamento una severa ma giusta dose di brutalità con chi se la merita, o, almeno, se la cerca. Sarebbe il famoso concetto: "Il mercato è il mio pastore". Se mio nonno faceva il vino e io faccio libri, un motivo ci sarà, anzi, ce ne sono molti, soggettivi, ma anche e soprattutto oggettivi. Quegli stessi motivi oggettivi che mi portano a credere che per l'amico che mi interpellava l'ascensore sociale fosse rimasto fermo fra il piano terra e il garage. Questo non gliel'ho detto con le parole: ma con gli occhi temo di sì. Io sono, certo, solidale, in astratto, con le classi subalterne, e vorrei, certo, che questo sistema evolvesse in un senso socialista. Ho passato tutto il pomeriggio a leggere il bellissimo e utilissimo articolo di Porcaro... Ma poi, fra la teoria e la pratica c'è il giramento di coglioni! Io non sono modesto: sono umile. E con chi invece è modesto, ma non umile, non ho alcuna compatibilità e quindi alcuna pietà. Umiltà è mettersi a studiare, aprirsi ai ragionamenti altrui, e io questo lo faccio, e lo sapete, e vi costringo a farlo con un certo mal contenuto sadismo. Catalogare "le tesi" altrui non è esattamente umiltà. Non riuscirò a versare una lacrima per chi non ha fatto nulla per aiutare se stesso. Non sono Dio, per fortuna, quindi questa clausola nel mio contratto non c'è. D'altra parte, come vi ho sempre detto, non dovete avvelenarvi: Keynes reconnaîtra les siens, dopo che la crisi avrà fatto fare a questi ultimi la fine degli Albigesi. Meritata? Non meritata? Questo sarebbe un giudizio di valore, e non credo sia il caso di darne: quelli sono nel contratto di Dio. Però una cosa è certa: non è compito mio convincere chi crede ai giornali. Il mio compito è vincere questa guerra, e, magari, dopo regolare il sistema dell'informazione - possibilmente usando in modo appropriato le leggi liberticide che la terza carica dello Stato ci avrà messo a disposizione prima di inabissarsi. Io non sono buono, io non sono democratico, io non sono pluralista, e non sono nemmeno onesto, perché forse non vi sto dicendo la verità. Ma al simpatico cameriere piddino la verità l'ho detta...)

(...attenzione! Fermi tutti! Abbiamo la prova della saldatura antropologica fra piddini e ortotteri: quella che consentirà agli uni e agli altri di farsi alleare dai propri capi senza fare "bah!", dopo che i sullodati capi per anni li hanno aizzati gli uni contro gli altri. Il cameriere era piddino, non solo in senso antropologico - sapeva di sapere che la sua domandona mi avrebbe messo in difficoltà! - ma anche politico - non aveva la facies ortottera. Tuttavia, qualcosa di ortottero lo aveva: l'incapacità di usare Google per trovare il mio indirizzo email. Vedete? Una faccia, una razza, una missione. Quella che gli dà il deep state Usa. Massimo rispetto per il deep state, ci mancherebbe altro. Però, amici colonizzatori, se proprio volete tenerla calma sta colonia, sceglieteveli un po' meglio i vostri ascari! Fra l'altro, siccome mi sono veramente rotto i coglioni di spiegare perché l'euro non funziona, se mi pagate anche poco vengo io a fare il lavoro sporco, a belare più Europa, o a dire che l'euro ci ha dato la pace! Gratis, però, non voglio farlo. Nemmeno il cameriere, del resto, vorrebbe lavorare gratis. Ma presto dovrà farlo. Chissà se si ricorderà di quello che gli ho detto. E voi lo avete capito?...)

(...e ora Rockapasso chi la sente...)

lunedì 4 dicembre 2017

Una (ennesima) cortese risposta

(...di ritorno dalla bella esperienza scientifica e soprattutto umana del #goofy6, apro l'email e una zaffata di fetore, il sentore putrido della decomposizione, mi toglie il respiro. L'ennesimo ingengngngniere ortottero, che fra rancorosi rimproveri di "tu non vuoi dire la verità", "tu non sei coraggioso", mi chiede le slides di un mio vecchio intervento (materiale arcibanale come tutto quello che trovate qui), perché, indovinate un po'?, vuole rifondare il 5 Stelle dall'interno (verosimilmente dalla cistifellea, data la bile che trasuda dalle sue stolte parole). Naturalmente, il tutto accompagnato dall'esaltazione per l'opera di un nostro vecchio amico. Condivido con voi la mia risposta, ricordandovi che "moneta a credito", "il copyright sulle banconote", "Auritiiiiiiiiiii", "moneta al mango", e cazzate similari, sono qui motivo di esclusione immediata. So che così perderò dei seguaci. Ma, appunto: dei seguaci. Non dei lettori, che sono un'altra cosa. I seguaci voglio perderli. I lettori no. Bene intendenti pauca, e attenzione: il livello dello scontro si è innalzato, e ci sono cose che non posso permettermi...)




Gentilissimo,

chi ha creduto nel Movimento Cinque Stelle non è un'aquila, anche se ammetto che non è possibile chiedere a tutti la perspicacia che mi fece intuire nel lontano 2012 quale fosse la funzione di un movimento simile (perspicacia relativa: sono certo che i politologi c'erano arrivati prima degli economisti, e quindi di me). Vedo una simile mancanza di perspicacia nel fatto che lei spera di ottenere una risposta da me rivolgendosi a me con toni esagitati, che sembrano fatti apposta per screditare qualsiasi messaggio (giusto o sbagliato) l'ingenuo di turno voglia veicolare. Una di queste persone messe in circolo per screditare era appunto il compianto Donald (voi lo chiamate Barnard): ringrazio ancora la mia intuizione che mi spinse a prendere le distanze da quell'uomo, senz'altro malato (e per questo ha il mio rispetto umano), probabilmente funzionale a interessi nemici del mio paese.

Ora le chiarisco un concetto. Io ho un unico capitale, un unico baluardo, nella mia battaglia ideale: la mia credibilità. Chi intende screditarmi, o anche chi semplicemente rischia di farlo, è un mio nemico. Ha capito? Nemico. Punto.

Quindi ora lei viene catalogato spam, così la sua prossima lettera nemmeno la riceverò, il suo nome viene annotato fra i nemici, così eviterò di partecipare a qualsiasi iniziativa la coinvolga, e giriamo pagina. Mi perdoni: ho poco tempo, e non posso certo permettermi che le buone intenzioni altrui lastrichino la mia via per l'inferno. Al diavolo andateci pure voi, se volete. Io non vi ci mando perché è inutile, non solo perché ci andrete comunque da soli, ma anche perché qualsiasi cosa vi dicessi per aiutarvi a rendere più efficace la vostra azione sarebbe da voi ignorata, con la tronfia sicumera di chi sa di sapere, che è una fra le tante costanti biometriche che mi rendono invisa la categoria degli ingengngngnieri cui Ella appartiene.

Sed de hoc satis.

AB
 
(...il mio epistolario sarà un grande best-seller. Ma per la sua pubblicazione dobbiamo aspettare un po'...)

domenica 25 giugno 2017

PD DELENDVS EST (addendum)

Per completezza: a mio avviso ci sarebbe stato un altro partito da mandare sotto, per richiamarlo alla difesa dell'interesse nazionale. Non lo ho nominato, e non lo nomino, perché ha fatto tutto da solo. Anni di ambiguità e cattiva informazione sul tema hanno avuto le conseguenze che non potevano non avere, il che mi spiace (per loro). Tuttavia constato che quando si perde si comincia a ragionare, e quando la "distrazione di massa" si usura, come strategia, ecco che come per magia si riportano sul tavolo i temi veri.

Motivo di più per esortarvi a schiantare il PD.

sabato 4 marzo 2017

Cinque stelle, due logiche, una risposta

Si dice che un esempio valga più di mille parole. Se dovessi esemplificare a beneficio dei miei venti (mila) lettori la differenza fra logica deduttiva e logica induttiva, credo che il modo migliore per farlo sarebbe indicar loro questo mio post del 2012, e questo post del 2015 di Federico Dezzani, che colpevolmente non avevo ancora letto.

Io, qui, sarei il deduttivo. Il mio post era un sillogismo, con una premessa maggiore universale affermativa, una premessa minore particolare negativa, e una conclusione particolare negativa. Per gli amici, Camestres. Il ragionamento era questo: chiunque voglia veramente risolvere un problema aggredisce le vere cause, il cinque stelle non aggredisce le vere cause, il cinque stelle non vuole risolvere il problema. A distanza di cinque anni sto ancora aspettando che la premessa minore venga smentita. Purtroppo, non passa giorno senza che essa venga confermata (dalla vicenda dell'ALDE a quella della Le Pen).

Dezzani, invece, l'induttivo. Il suo resoconto molto minuzioso è una nuvola di puntini fattuali attraverso la quale si può tracciare una retta: la retta della regressione politica italiana. Al netto del fatto che alcuni di quei "puntini" mi erano stati adombrati o confermati da tanti di voi (e da tanti altri), non credo che nella sua ricostruzione ci siano enormi errori fattuali, altrimenti sarebbe stato querelato.

Io, che in economia sono induttivo (l'econometria, alla fine, è fare regressioni), in politica preferisco essere deduttivo, usando le leggi dell'economia per capire dove si andrà a parere. Il metodo induttivo mi pesa, in politica, perché sono nuovo del ramo, perché sono smemorato, perché non ho gli strumenti di indagine utili a raccogliere i puntini, ecc. Fatto sta che se una cosa è vera, che tu ci arrivi dall'altro o dal basso sempre quello trovi. Il cinque stelle è una forza di conservazione del potere, ed esegue il suo compito intercettando il dissenso. Punto.

Ora, siamo arrivati all'odioso momento della storia in cui il dissenso è incarnato da forze "reazionarie". Che poi, dico io: perché mai chi "reagisce" dovrebbe essere etichettato come conservatore? Ricordo ancora il mio stupore quando mia madre, da bambino, mi spiegò il significato del termine "reazionario". Sì, naturalmente: se da una parte qualcuno fa la rivoluzione, chi reagisce è conservatore. Ma le rivoluzioni non ci sono più, e quindi chi reagisce al sistema è, ahimè, rivoluzionario...

Lo sgambetto fatto alla Le Pen non credo servirà a molto, se non a consolidare il consenso crescente intorno a lei, consenso motivato da quanto esponemmo sul Manifesto nel lontano 2011 (e fu lì che molti di voi cominciarono a seguirmi). Il mio educated guess è che la Le Pen vincerà ugualmente (o comunque non saranno gli scandali a fermarla), e vincerà "male", cioè in un tessuto imbarbarito dalla latitanza della sinistra. Per capire cosa intendo, vi offro questa chicca: "Alla festa dell'Unità si parla leghista". Con grande sorpresa del compagno Formigli, uno dei tanti house organ piddini scopre l'acqua calda: immigrazione (e disoccupazione) sono un problema delle classi subalterne, non delle élite. Classi subalterne che però oggi non hanno strumenti culturali adeguati per inquadrare questi problemi nella giusta prospettiva "progressista", e non ce li hanno per il semplice motivo che non se li possono permettere.

In compenso, però, hanno in casa una o più doppiette...

Non se li possono permettere... Certo, questo è un problema: la dialettica fra internazionalismo proletario (che presuppone l'esistenza delle nazioni) e cosmopolitismo borghese (che presuppone un adeguato conto in banca). Ma la questione non si esaurisce qui, va oltre e coinvolge le responsabilità del ceto intellettuale (cosmopolita per definizione). I tanti intellettuali di sinistra, fra i quali anche persone che frequento (o frequentavo) e stimo (o stimavo), che si sono rifiutati di recare nel dibattito un tema come quello dell'immigrazione "perché è un tema di Salvini", portando alle estreme conseguenze il cancro dell'appartenenza, hanno commesso un irredimibile peccato di omissione, le cui conseguenze saranno devastanti. Il fatto è che ora il "loro" popolo, quello che secondo loro non capiva i problemi dell'euro (quando gliene parlavano loro), e per il quale secondo loro l'immigrazione non era un problema (perché loro non volevano parlargliene), si trova ad affrontare situazioni di disagio crescente, essendo privo di quegli strumenti di analisi e di razionalità che sarebbe stato dovere dei politici e degli intellettuali di sinistra portare nel dibattito, laddove essi fossero ciò che credono e dichiarano di essere.

Ma a questo essenziale dovere di mediazione culturale essi si sono sottratti.

Apprezzo anche la saggezza antica del mio collega violoncellista partenopeo, neoborbonico e ora anche leghista. A me che dicevo: "Certo che è assurdo: Salvini viene ai miei convegni, dice cose condivisibili, blasonati intellettuali 'de sinistra' e partenopei come te mi confessano turbati che 'il problema di Salvini è che quando lo senti parlare di persona voteresti per lui', poi va in televisione a fare delle sparate del cazzo che lo allontanano dai moderati...". E lui, sornione come il gatto di casa e tagliente come una katana: "Ma quali moderati!? Hai capito che la gente non ne può più? Lui parla così perché lo votano se parla così...".

Ecco... prima di vedere il simpatico servizio del compagno Formigli non lo avrei creduto. Pensavo di più all'esigenza di far sparate sopra le righe per compattare le fila dei camuni e degli insubri. Certo però che se anche in Piddinia laggente parlano in quel modo, forse il neoborbonico tutti i torti non li aveva, il che non è esattamente un viatico verso un clima più sereno. Speriamo che le cose prendano una piega diversa: ora che la base del PD fa discorsi violenti e razzisti, i vertici di altri partiti possono portare nel dibattito una voce di razionalità e di equilibrio. Io non sono un esperto di marketing, ma continuo ad auspicare che qualcuno cominci a dire le cose come stanno, lasciando agli altri il compito di caricare i toni. L'amena vicenda dei blocchi navali, che erano "de destra" se li chiedeva la Lega e sono diventati "de sinistra" non appena li ha chiesti l'anonima piddini, dimostra che si può costruire capitale politico senza sforzi retorici eccessivi e quindi controproducenti...

Comunque, tornando a bomba: mi sembra chiaro che dopo le prossime elezioni, quando nessuno potrà governare, e dopo una campagna elettorale passata a strappare voti agli avversari ostentando la propria indisponibilità al compromesso i partiti saranno costretti dall'aritmetica a stringere alleanze, il cinque stelle andrà con l'odiato PD. Altre alleanze temo che saranno nel frattempo diventate impossibili, per un motivo molto semplice: al di là della vicenda dei migranti, sulla quale ha tanto insistito (e sarebbe bastato molto meno), e sulla quale ora è preceduta dalla base e inseguita dai vertici del PD, la Lega ha accumulato un rilevante capitale politico criticando seriamente l'Europa. Il fatto è che da qui a febbraio, che sia valido il mio ragionamento deduttivo, o che sia valido quello induttivo di Dezzani, il cinque stelle ne farà di ogni per rendersi sempre meno credibile nella sua critica all'Europa. Alla fine, per partiti che da questa critica traggono una parte forse non prevalente, ma comunque consistente e convinta, di consensi, accostarsi a pagliacci (o dilettanti) simili significherebbe quindi dilapidare con leggerezza un capitale politico prezioso.

Ve lo dice, con grande amarezza, uno che ce l'ha messa tutta. Ma esiste anche la sunk-cost fallacy, come ho imparato dal socio Lignini. Ah, e non aspettatevi che laggente si rivoltino quando la strana alleanza verrà dichiarata! Ricordatevi: quella è una religione, una religione di odio contro lo Stato e il suo ruolo nell'economia, derubricato sempre e comunque a coruzzzzzzione e spesa "improduttiva" (?). Ora, le religioni sono fatte di misteri, e di gente che ci crede: l'alleanza col PD diventerà un mistero, gaudioso per alcuni, doloroso per altri, nell'interminabile rosario di scemenze che gli adepti si son fatti raccontare nel corso degli anni.

Del resto, tutte brave persone, persone onesteh.

E a noi piace ricordarle così...

martedì 3 gennaio 2017

Frumentationes

...e, come previsto, arriva il reddito della gleba.

Lo chiamano reddito di inclusione (sottinteso: sociale), per non far capire il suo scopo: quello di rendere socialmente sopportabile l'esclusione (perenne) dal mercato del lavoro, sedando il dissenso degli esclusi con una mancetta (e anche in questo abbiamo fatto scuola: non è buon maestro chi non è superato dall'allievo).

Insomma: è la carota, la carotina, degno complemento del nodoso bastone della censura (quello che brandiscono i crociati "antibufala"). Alla fine l'importante è che ci si dimentichi dell'art. 1 della Costituzione, per non parlare dell'art. 36, che è, quello, roba da palati fini...

Perché ora?

Bè, qui ci aveva visto giusto Luciano, il primo che aveva attirato il mio sguardo sulla possibile evoluzione di questa simpatica manfrina. Proponendo il reddito della gleba il PD oggettivamente spiazza gli ortotteri, per i quali questa battaglia demagogica è il sudario che occulta agli occhi dei tanti gonzi "de sinistra" le loro turpi pudenda liberiste. E quale momento migliore di quello attuale per tirare una simile stoccata? Ora che la Raggi li sta tirando a fondo (ma molto meno di quanto Renzi creda), certo, gli ortotteri sono indeboliti politicamente (tant'è vero che, se non capisco male, il loro giacobinismo si è lievemente attenuato, per ovvi e prevedibili motivi), e quindi per il PD partire di reddito della gleba è come bastonare uno che caca (per dirla su un registro greve), o maramaldeggiare (per dirla su un registro aulico). In questo modo sperano (sbagliando) di non sfaldarsi alle prossime elezioni, che stanno tirando il più possibile in lungo anche per dare queste mancette (perché proprio non riescono a capire che i fondamentali remano contro di loro e che comunque gli italiani non si faranno comprare così facilmente)...

Ma perché farlo annunciare al ministro dell'agricoltura?

Bè, dai, questa è semplice! E chi altro dovrebbe annunciarle le frumentationes!?

Benvenuti nell'impero d'occidente. Ora manca solo l'imperatore...


(...come sapete, io mi sono candidato. Nil difficile volenti. Se siete carini con me, avrete tanto buon reddito. Altrimenti... vi darò in pasto alle mie murene!...)

mercoledì 13 aprile 2016

Lisbona (venerdì)



(...voltiamo pagina. Solo una precisazione sul senso del post precedente, visto che mi pare non sia stata capita una cosa molto importante - molto importante per i maschietti ma anche per le femminucce. La mia valutazione circa il fatto che a seguito della scomparsa di Casaleggio gli equilibri non cambieranno qualsiasi cosa succeda è basata su un dato oggettivo, che qui dovrebbe essere noto perché ci mise in allarme tempo addietro e lo documentammo e denunciammo con sistematicità: l'opera capillare di disinformazione messa in atto dal movimento. Vi ricordate i bei tempi di Beppe Scienza, di Eugenio Benetazzo, addirittura di Lannutti? Ecco, tutto qui. Per molto tempo mi son sentito fare un discorso che, oltre a essere poco cristiano, era anche molto stupido. Si sapeva che Casaleggio aveva problemi seri di salute, e ogni tanto qualcuno diceva: "Eh, ma lì dentro l'eurista è lui, vedrai che poi se scompare le cose cambiano". Al di là della barbarie insita nell'auspicare che un equilibrio politico cambi in questo modo - per non parlare della barbarie di un sistema che fa sì che qualcuno arrivi a tanto - questa valutazione, secondo me, è erronea. Chi è stato "castacriccacoruzzionato" per anni non apprende a ragionare in termini di dialettica di classe, di interesse nazionale, e nemmeno di interesse personale, dall'oggi al domani. Non so che fine farà il movimento, ma se proseguirà - e ci vorrà molta abilità a tenerlo in vita - si manterrà ambiguo, mentre se non proseguirà, la diaspora che questo evento originerà sarà più o meno equiripartita fra sinistra - dove finiranno gli ortotteri più ecologisti - e destra - dove finiranno gli ortotteri più "statoladrooooooo". Punto. Siccome sono fifty-fifty, personalmente non credo che questo secondo evento rischi di sconvolgere gli equilibri del PUDE. Le decisioni vengono prese altrove.

Aggiungo, per chiudere, e a scanso di equivoci, una precisazione. Le dinamiche delle quali parlo sono oggettive e basate su riscontri altrettanto oggettivi. Non si tratta di giudizi personali né sugli eletti né sugli elettori del Cinque stelle. Ho ottimi rapporti con tutti quelli che conosco, e non vedo perché non dovrei averne. Non vedo nemmeno perché dovrei però rinunciare a dire che il modello di democrazia che praticano non mi convince. Questo blog nasce sul presupposto di fornire informazioni corrette, riscontrate e riscontrabili, per mettere realmente i cittadini in grado di decidere, e infatti molti, leggendolo, hanno preso delle decisioni. Se uno ha a disposizione un megafono sterminato, ma non lo usa per fare corretta informazione, salvo poi enfatizzare il ricorso alla democrazia diretta - per la cui vitalità la corretta informazione degli elettori è molto ma molto più essenziale che non per la democrazia rappresentativa - io, scusatemi, ma faccio le spallucce e sto alla larga. Peraltro, tutte le mie previsioni che tendevano a smorzare facili entusiasmi riguardo al movimento mi pare non siano state smentite ad oggi. Aggiungo che è segno di maturità e civilità da parte di (alcuni) elettori ed eletti del movimento il mantenere un atteggiamento comunque dialogico con chi ha manifestato tante perplessità circa il loro progetto. Questo tanto per sedare il tifo da stadio, va bene?

That's all. La pagina non l'abbiamo girata noi, ma è stata comunque girata, e ora potremo leggere se sulla nuova pagina c'è scritto quello che penso io (cioè niente) o quello che pensano gli espertoni...)

(...la cosa molto importante per maschietti e femminucce non capita nel post precedente - anche da persone che consideravo al disopra di ogni sospetto - è ovviamente questa...)


martedì 12 aprile 2016

E ora?

E ora non cambierà niente.

Per me è win-win. Se, come temo, i fatti mi daranno ragione, mi resterà appunto la magra soddisfazione di averla avuta. Ma se dovessero, eccezionalmente, darmi torto, forze importanti verrebbero canalizzate verso la battaglia per la liberazione del nostro paese, e non potrei che salutare con gioia questa svolta.

Odio avere ragione. 

Sit ei terra levis. 

sabato 23 gennaio 2016

Corviale

Due parole a caldo.

Sono stato alla presentazione del libro di Luciano organizzata dagli ortotteri di Corviale.

 (...se cercate l'evento in rete non lo trovate, non c'è una pagina che ne parli, perché sse sa, er movimento è nato dar basso e su 'a rete che è tanta tanta demogratiga, signora mia, infatti esclude i pensionati, che poi sono quelli che i liberisti vorrebbero eutanasizzare... Vi dice niente questa concidenza? Io intanto oggi ho mandato potentemente a fare in culo in privato uno di voi che mi ha scritto come fossi la sua segretaria - e ho fatto bene - ma riconosco l'oggettiva difficoltà di individuare l'evento in rete...)

Il libro lo sto leggendo e ve lo consiglio caldamente. Espone in modo estremamente cogente e inconfutabile la matrice keynesiana della nostra costituzione e la sua incompatibilità con l'ispirazione liberista dei trattati europei (della quale ricostruisce con perizia e pazienza certosina la genesi), illustrando come l'incompatibilità fra costituzione repubblicana e ideologia liberista fosse ben chiara anche ai costituenti (risulta apertis verbis dai lavori dell'assemblea). Ma soprattutto - ed è questo il motivo per il quale lo sto studiando proprio ora con tanto ardore quanto me ne lasciano le mie forze declinanti - torna sul quadro giuridico dell'uscita dall'euro, proponendo una versione più evoluta del ragionamento che avevo sviluppato, con l'aiuto di Luciano, ne Il tramonto dell'euro (ragionamento condiviso, nei suoi lineamenti, perfino dalla Bce, che ne riconosceva quanto meno la fondatezza pur ritenendolo difficilmente applicabile in pratica).

Ovviamente non entro nei dettagli: sapete già che Han Solo muore, anche in questo caso chi è morto lo sapete (la democrazia), quindi l'interesse sta appunto nei dettagli che non vi riassumo.

Luciano è estremamente abile nel ripercorrere le vene carsiche dell'ideologia liberista, che dopo aver provocato due disastri mondiali dovette evidentemente nascondersi per un po'. Sconcertante, ad esempio, il ruolo del padre della patria Einaudi, sapete, sì, quello fascista con Mussolini, e presidente con la Repubblica, quello della famosa frase che ogni bottegaio sterminato dalla deflazione tiene appesa dietro la cassa: "l'inflazione è la più iniqua delle imposte...".

Ecco, bravo, bottegaio. Continua così...

Certo, non so quanto il pubblico riuscisse a seguirlo in questa opera speleologica.

Il libro è stato introdotto da Zanni, del quale Luciano mi dice un gran bene, e naturalmente io mi spalmo sulla sua valutazione. L'ho bloccato su Twitter come atto di rispetto, per tutelare lui, certo non per ostilità. Rimane il fatto che sì, come diceva Luciano, è piacevole sentire un politico che dice cose sostanzialmente tutte corrette. Ma, come dire: può anche darsi che la vicina di casa che suona "Per Elisa" faccia tutte le note giuste. Sentirai sempre che non è una professionista. Difficile che una persona che non ha fatto dell'insegnamento dell'economia il suo lavoro riesca a trascinare una platea con argomenti anche corretti, per carità...

Però, sì, certo, era tutto giusto.

Ma perché non dirlo anche in modo appassionante?


Comunque, la cosa che mi è piaciuta di più, perché segno, quello sì, di onestà intellettuale, è che avendo raccolto le domande per iscritto, il moderatore ha scelto di porre a Luciano fra le tante quella potenzialmente più urticante per l'uditorio ortottero: cosa pensasse del reddito di cittadinanza (aka reddito della gleba). La risposta di Luciano è stata tanto efficace quanto lapidaria, ovvero che in quanto misura volta a rendere accettabile il livello di disoccupazione strutturale compatibile con l'ideologia deflazionista dei liberisti, il reddito della gleba era misura incostituzionale nel quadro dell'unione monetaria, e auspicabilmente irrilevante al di fuori di essa.

Attenzione! Incostituzionale non secondo la linea argomentativa degli influencer minori, ovvero perché mancando le coperture violerebbe il sacro principio costituzionale del pareggio di bilancio (che, come Luciano ma anche Vladimiro spiegano, non è esattamente quello per il quale i partigiani hanno versato il loro sangue). No. Incostituzionale perché geneticamente incompatibile con la matrice lavorista della Costituzione repubblicana, elemento sul quale Luciano insiste in modo sistematico e estremamente netto fin dalle primissime pagine del libro.

Mentre ero lì, ho ricevuto da Bruxelles una lettera che mi ha fatto sorridere. Non vi rivelo il contenuto, ma mi ha riportato bruscamente alla radice del problema, che poi è sempre quella della quale vi parlo ormai da anni. Insomma, inutile tornarci sopra. Da qualsiasi parte li si guardi gli ortotteri sono, e restano, una gigantesca occasione persa. Ora, si dice da Bruxelles, pare che con il bail-in si siano accorti che nell'euro qualcosa non va, e che vogliano dire, fare, organizzare...

Mi chiedevano cosa ne pensassi.

E cosa ne devo pensare? Voi siete qui, noi siamo qui, da anni. Sarebbe bastato che tre anni fa avessero dato diffusione tramite er sacro blogghe a un'informazione corretta come quella che poi Claudio Borghi è riuscito a fare attraverso la Lega (che tre anni fa ancora non era critica sull'Europa), e oggi il panorama politico italiano sarebbe molto diverso.

Ma non lo hanno fatto perché non lo hanno voluto fare.

Nel frattempo sono morte delle persone.

Chi fa sul serio si vede.

Chi non fa sul serio, se ora vuole fare sul serio, deve spiegare perché si è deciso, e deve anche chiedere scusa. I suggerimenti che ci eravamo permessi di dare al compianto Gallino, e che D'Attorre ha fatto propri qui al minuto 59:40:


valgono anche per chi, fra gli ortotteri, si sia oggi deciso a fare sul serio, e questo tanto più quanto la loro brand leadership nel mercato dell'opinione critica è stata fino ad oggi usurpata, ed essi sono stati, nella sostanza, elementi di intercettazione di un dissenso potenzialmente progressivo, ma di fatto sterilizzato dalla manfrina delle votazioni on-line e di altre amenità del genere.

Cosa deve fare chi in Italia vuole fare sul serio lo sapete. Ma, come prevedibile, la lettera che ho ricevuto mentre ero lì mi spiegava che, appunto, tutta questa voglia di fare sul serio ancora non c'è, nemmeno da parte di chi fa finta di far sul serio.

E allora aspettiamo.

Alla fine saranno costretti.

Dieu et mon droit.























Ah, e siccome un insopportabile saccente che probabilmente ha un blog più visitato del mio mi ha detto oggi che un blog senza commenti muore (vedremo, per ora siete cliccati tutti), metto anche un commento, quello di uno che oggi c'era:



Mi ha davvero moooolto soddisfatto la risposta forte, netta e chiara sulla non costituzionalità del reddito minimo/cittadinanza, domanda che un po' provocatoriamente - vista la platea pentastellata - avevo presentato alla Jannacci (per vedere di nascosto l'effetto che fa ...). Pure l'applauso finale non era per nulla scontato. Anche per gli ortotteri, evidentemente, vale il discorso che la base è più avanti e sopratutto non tenuta in grande considerazione.
Alla prossima, e ancora grazie.

Assertor

PS: mi scuso se ho usato l'email, ma non riesco più a commentare sul blog!



(...ma va! La base non è tenuta in considerazione!? Ciò mi stupisce! Ma non era un movimentodarbasso?,,,)

(...l'insopportabile saccente mi sta molto simpatico: lui sa chi è, lui sa cos'è, lui sa perché...)

giovedì 4 giugno 2015

Il reddito della gleba

Il gioco è assolutamente evidente e del tutto scoperto. A cosa serve nascondersi? Sanno che ci cascherete, come siete cascati nella trappola dell'euro, e che ci cascherete per lo stesso motivo: perché non volete fermarvi a pensare, perché qualsiasi sforzo intellettuale che superi la dimensione dell'appartenenza da curva calcistica è superiore, soprattutto adesso, dopo sette anni di crisi, alle vostre possibilità.

Qual è il gioco?

Ma è semplice! Barattare il diritto a un lavoro con il diritto a un reddito.

Lo chiamano reddito di cittadinanza, ma qui lo chiameremo reddito della gleba. Risparmieremo caratteri, e aderiremo meglio all'essenza del ragionamento. Così come la servitù della gleba legava il colono a un fondo, il reddito della gleba serve a legare i nuovi coloni al precariato. Ma se mi avete seguito fin qui (e soprattutto se avete seguito Quarantotto) non avrete certo bisogno che ve lo spieghi, lo scopo del gioco: in un mondo dove la totale libertà garantita al capitale determina uno schiacciamento dei redditi da lavoro e quindi un aumento della disuguaglianza e una traslazione della classe media verso il basso (come ho mostrato in L'Italia può farcela); in un mondo nel quale, stante il principio fondamentale della tutela ultra vires degli interessi dei grandi creditori (che non amano l'inflazione, se pure moderata), l'unico meccanismo di aggiustamento è la deflazione; in un mondo nel quale quindi la polarizzazione dei redditi indotta dalla deflazione sta creando una platea sterminata di poveri; bene: in questo mondo, il nostro mondo, si pone il problema di tenerli buoni, questi poveri...

Eliminiamo subito i discorsi inutili, che, chissà perché, sono i soli che ho visto sui media: "Quali sono le coperture, chi paga?" e via dicendo. Apro e chiudo una parentesi per constatare sconsolato quanto vi sia difficile capire l'ovvio: se i giornali insistono su una cosa, è evidente che la contraddizione principale non è quella. Nella monarchia assoluta della finanza i sudditi vivono nella galleria degli specchietti per allodole, e apparentemente ne sono lieti. Contenti voi... I soldi li troveranno, e questa è la parte apparentemente più dolorosa del ragionamento, tassando le vostre case e tagliando le vostre pensioni. Del resto, scusate, se voi foste il potere, cosa preferireste fare? Togliere soldi a chi non ha più la forza di andare in piazza per darli a chi ancora ce l'ha, o il contrario? Dai, su, non è difficile, e quindi l'aiutino non ve lo do. Ve lo darà la SStoria, se non vi svegliate, imbecilli!

Bene.

Ora che avete capito (se lo avete capito) che i soldi ci sono e sono i vostri, torniamo al punto, che è sempre il solito: l'euro come strumento della globalizzazione liberista nasce per creare deflazione salariale (questo era chiaro negli anni '70, poi i comunisti hanno preferito pensare ad altro). Ora, si dà il caso che i salari siano la remunerazione della maggioranza, e quindi in democrazia questo sistema non potrebbe reggere. Si provvede allora in due modi:

1) impedendo al dissenso di esprimersi, con leggi elettorali adeguate (vedi alla voce: Italicum)
2) sedando il dissenso con una mancetta (vedi alla voce: reddito della gleba).


Le frumentationes, del resto, qui da noi hanno una tradizione lunga. Dov'è la novità?

Oggi, qui, in Italia, questa idea assolutamente nostrana la stiamo reimportando dalla potenza imperiale di turno. Il reddito della gleba viene spinto, in modalità marginalmente diverse, da due partiti/non partiti (forme "liquide", o meglio "sciolte", di organizzazione del dissenso, evidentemente finalizzate alla creazione di un sottoproletariato tanto digitalizzato quanto privo di coscienza di classe): la MMT e il 5 Stelle, i quali, per motivi assolutamente casuali (o causali?), hanno entrambi un collegamento più o meno esplicito con gli Stati Uniti.

(...peraltro, tutti ricorderete l'endorsement per il 5 stelle post-elezioni del 2013, fatto da quello che mi accusava di essere interclassista! Quanta pazienza ci vuole...)


Avete un'idea di quanti paesi ci sono al mondo? Il Fondo Monetario Internazionale riporta le statistiche per 189 di essi. Non tutti stanno benissimo, come facilmente immaginerete. Viene allora da chiedersi: "Ma com'è possibile che di tutti i paesi al mondo proprio l'Italia abbia avuto la sorte propizia di essere eletta per intraprendere un percorso di salvezza?" Sì, perché se voi googlate "MMT France" vi esce questo, se digitate "MMT UK" vi esce questo, se digitate "MMT Espana" vi esce questo,  se digitate "MMT Portugal" vi esce questo... eccetera. E la risposta forse è nel caso, al quale, come saprete, attribuisco grande importanza, forse nel fatto che per stabilizzare l'euro, strumento della pax americana, occorre stabilizzare il paese politicamente più rischioso per la tenuta dell'euro, che resta l'Italia, sia perché ha dimensioni tali da far saltare un progetto nel quale ha solo da perdere, sia perché in Italia, a differenza che in altri paesi, c'è un dibattito.

Ma il reddito della gleba è il cavallo di battaglia di un altro movimento, dei nostri amici ortotteri, emanazione di una società di consulenza che qualche legame con la potenza egemone pare l'abbia avuto (del tutto casuale, non sono un complottista).

Il reddito della gleba al mondo della grande finanza fa comodo, è indubbio, come gli fa comodo (per ora) l'euro. E infatti i due movimenti pro-reddito della gleba non si sono particolarmente contraddistinti per la loro critica all'euro (con buona pace dei fessi che pensano il contrario, perché qualche furbo li ha indotti a pensarlo). D'altra parte qui lo abbiamo sempre detto che sull'euro gli ortotteri fingevano, che tutta la loro narrazione della crisi, basata su castacriccacoruzzzionedebbitopubblicobrutto era intrinsecamente liberista, peggio: oscargianniniana, e che quindi la loro opposizione all'euro non poteva che essere fittizia, perché quello che evidentemente nasceva come movimento di intercettazione del dissenso altrettanto evidentemente non poteva opporsi all'instrumentum regni del potere. Lo stesso discorso vale, a grandi linee, per la MMT, e anche questo lo abbiamo detto fin da subito.

Non solo questi movimenti non si opponevano in modo argomentato e deciso all'euro. Oltre a questo, pareva che facessero apposta a scegliere ogni e qualsiasi modo per buttare l'argomento in vacca, mettendo in serissima difficoltà chi stava facendo un lavoro serio. E oggi li ritroviamo, casualmente, insieme, nella difesa del reddito della gleba, cioè, in buona sostanza, nell'importazione in Italia del modello tedesco (ricordate? Ve l'ha detto!), ovvero delle riforme Hartz, delle quali i tedeschi non sono così contenti, dopo averne visto i risultati:



(spiegazione qui), modello che noi siamo comunque costretti a importare a causa del vincolo monetario, che costringe i paesi deboli ad applicare le politiche di deflazione salariale di quelli forti (non essendo più possibile isolare i rispettivi mercati del lavoro nazionali attraverso lo strumento della rivalutazione del cambio nei paesi forti).

Parto dal presupposto che chi attacca la Costituzione nata dall'antifascismo sia un fascista. Ai fascisti di ieri, di oggi, e di domani, ricordo qual è la linea del Piave:



Art. 4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Art. 36.
Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.


La linea del Piave è il combinato disposto di questi due articoli. Gli Italiani non vogliono la mancia, vogliono un lavoro, perché è loro diritto averlo. Poi ci sono gli italiani, come quelli che hanno leso questo diritto prima favorendo la costituzione di un quarto potere monetario, e poi inserendo in Costituzione il principio economicamente insensato del pareggio di bilancio (via Fiscal compact), tradendo lo spirito della nostra Costituzione, come Quarantotto predica da anni, e profanando le tombe dei nostri poveri morti.


E questa, non le tasse che vi toccherà pagare in nome del "pikettiano" richiamo all'equità e alla solidarietà intergenerazionale (non a caso il nuovo filosofo di Treviri ha rilasciato un'intervista doppia con quello che in Italia sarà il suo braccio armato), questa è la parte più dolorosa di tutta la storia: il tradimento.

Ah, naturalmente la stragrande maggioranza dei traditori della nostra Costituzione era nell'attuale partito di maggioranza relativa, bello compatto nel votare il Fiscal compact. E siccome natura non facit saltus, ieri Quarantotto mi faceva notare che il PD, che era partito da posizioni come questa, oggi, in nome dell'Europa (che, non a caso, per i piddini coincide con l'euro) sta diventando possibilista: confrontarsi su questo tema è giusto, dice Poletti, che poi è quello che vorrebbe far lavorare gratis i vosti figli nelle sue cooperative, salvo errore.

Chiaro, no?

Sull'euro non è giusto confrontarsi, QUINDI diventa giusto farlo sul reddito della gleba.

Così, dopo MMT e ortotteri, un terzo movimento che ha il suo riferimento ideologico se non proprio negli Stati Uniti, in un posto ad essi piuttosto vicino, il PD, si aggiunge alla lista degli utili idioti della finanza internazionale il cui scopo è quello di scardinare le costituzioni socialdemocratiche, certo non per cattiveria d'animo, ma perché, semplicemente, a loro conviene che sia così. Ed avendo loro il controllo dell'informazione, non gli sarà difficile credere che quello che stanno facendo lo stiano facendo nel vostro interesse.

In altre parole, farà er Bomba ora, se è furbo?

Si farà lui campione del reddito della gleba, mantenendo con il PD finto (i nostri ortotteroni cari, che nel 2015 devono ancora farsi un'idea sull'euro) dei margini di finta dialettica, ma appropriandosi di corsa di un'idea che gli permetterebbe di consolidare un consenso che ovviamente non poteva restare al 40% fasullo delle europee (drogato da una campagna elettorale grillina particolarmente inefficace). Ringrazio Quarantotto per questa intuizione: quanto sia fondata lo vedremo presto, ma personalmente temo lo sia, se è vero che, come dice Di Maio, per tre punti passa una sola retta.

Non è mica una rilettura della geometria euclidea!

Tutt'altro.

È una fine analisi politica.

La retta della finanza internazionale passa per questi tre punti:

1) difesa dell'euro (o meglio ancora critica fasulla), inteso come punto culminante della piena liberalizzazione dei movimenti di capitali (utili idioti disposti a difendera se ne trovano a mazzi, come ormai avrete capito);

2) adozione di una legge elettorale liberticida;

3) reddito della gleba (perché comunque i poveracci non puoi solo bastonarli, altrimenti poi lavorano male).

Come al solito, sarà la Bce a tracciare il solco, e il PD a difenderlo. Naturalmente, in nome del "ce lo chiede l'Europa", della difesa della vedova e dell'orfano, e con toni politicamente corretti. Aspettiamo lieti gli interventi degli influencer dell'OCSE. Scommettiamo che fra qualche giorno cominceranno a preoccuparsi della crescita della povertà? E quali ricette proporranno? E quando succederà, crederete a me e a Quarantotto?

No.

Perché se non foste dei boccaloni non saremmo nell'euro.

E ora scatenatevi, plebaglia! Nell'attesa che l'imperatore vi getti un pugno di sesterzi dal balcone, vi concedo questa libertà...