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martedì 27 marzo 2018

Gebirge

(...oggi un gentile operatore - o forse era un'operatrice - informativo mi ha cercato, fra i tanti. Bontà sua. Conformandomi al mio principio di dire sempre e solo quello che penso, gli ho fatto presente che difficilmente avrei potuto essergli utile, perché questa giornata la stavo dedicando alla mia famiglia, e non avevo l'abitudine di seguire i giornali, per cui le dichiarazioni di tizio sul problema tale mi erano ignote e le avrei comunque ritenute inaffidabili se mi fossero pervenute tramite i media. Il mio gentile interlocutore mi ha replicato che lui capiva benissimo il fatto che io non volessi esprimermi apertamente. A questo punto mi è salito il fra Cristoforo, e gli ho detto una cosa più o meno così: "Senta, lei mi sta seguendo perché è costretto a farlo, ed è costretto a farlo perché sono diventato senatore, e senatore di un partito che è cresciuto molto per motivi che qualcuno aveva intuito, ma se invece di seguirmi per costrizione lo avesse fatto per suo interesse, come hanno fatto tante migliaia di persone, avrebbe capito che per me esprimermi apertamente non è proprio un problema, che poi è il motivo per cui sono diventato senatore: se non le dico nulla è perché non ho nulla da dirle: un giorno imparerò - da voi - a fare il tuttologo, ma intanto spero di poterle dimostrare che quando ho qualcosa da dire lo dico, e a farle apprezzare la differenza da chi parla anche quando da dire non ha nulla".

Ma con grande cordialità e semplicità: perché questo è quello che penso...

Poi sono sceso dal taxi, e al tassista, che mi chiedeva se facciamo il governo - sufficit diei malitia sua -  e mi diceva che lui non aveva votato perché "nun è possibbile che in un paese civile voti e er giorno dopo nun se sa chi governa" ho fatto cordialmente notare che in Germania per fare un governo ci son voluti sei mesi. Risposta: "Ma è la prima volta...".

Io rappresento anche lui.

Poi, mentre aspettavo Uga, rispondendo a non so più quale email, mi ferma uno (di voi), e mi saluta, e mi ringrazia, e mi dice che lui non avrebbe mai votato Lega ecc. E io: "Spero che non si sia già pentito!" E lui: "Ma no, certo, Salvini è stato bravissimo...". E mi saluta con un gesto di incoraggiamento, abbozzando quasi una pacca su una spalla. Teoricamente io sarei un senatore, uno di quei tipi alla Marco Papirio che se li tocchi ti danno una tortorata in testa - salvo poi patirne stoicamente le conseguenze (nota: negli ambienti del Senato era conosciuto come un uomo molto altezzoso, dice Wiki...: vi ricorda qualcuno?).

Ma evidentemente voi volete toccarmi, volete accertarvi che io esista.

E io, ancora per un po', esisto, e non è assolutamente mia intenzione rinunciare al mio rapporto con voi, quel rapporto dal quale tutto è nato - questo luogo di resistenza, la possibilità di trasformarlo in azione politica... - e che non è mia intenzione snaturare. Questo blog continuerà a vivere, e, se proprio devo dirvi come la penso, non credo che essere vostro rappresentante - coi risultati che vedremo - debba limitare la mia libertà di espressione (ovviamente, nel rispetto della segretezza alla quale sarò tenuto per dovere d'ufficio, e che voi certo non mi chiedereste mai di violare né io violerei) e non debba alterare in nulla nostri rapporti. Certo, ora qui verranno occhi indiscreti. Quello che dirò potrà essere strumentalizzato - come del resto potrebbe, o avrebbe potuto, esserlo quello che ho detto nel tempo, e certamente lo sarà. E allora, cari operatori informativi, divertitevi: andate a cercare parole scandalose, create pure il caso! Buon divertimento! Ma siate però coscienti di una cosa: chi viene qui, poi, ci resta - a differenza di quanto avviene per chi si imbatte nelle vostre testate - e qualcosa impara. Non esiste pubblicità negativa. Tante persone mi porterete, e tante persone resteranno con me. Buon lavoro!

E proprio perché questo è lo spazio che solum è nostro, per quanto sia aperto, voglio, prima di entrare in argomento - e i non diversamente europei già sanno, dal titolo, quale sia - darvi una notizia che ci riguarda, che riguarda tutti noi.


Davide Bortoletto ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Da indi scese folgorando a Iuba (diario di campagn...": 

Alberto da Giussano reincarnato 

Postato da Davide Bortoletto in Goofynomics alle 15 febbraio 2018 18:07


Questo, un po' irridente, com'era nel suo stile, è stato l'ultimo commento di Davide sul blog, nel post col quale annunciavo il calendario della mia campagna elettorale. Come sa chi è su Twitter, Davide ci ha lasciato. Lo avevamo visto un po' cambiato, al nostro ultimo convegno. Gli avevo fatto promettere di esserci al prossimo. Non ha potuto mantenere la promessa. Dal suo sguardo, capivo che lo sapeva, e che vedeva che lo avevo capito, nonostante il mio sforzo di non farglielo capire. Non si contano le volte che ci eravamo accapigliati su questo blog: per averne una pallida idea potete seguire le discussioni qui. Così come, del resto, non avevo capito, io, quanto profondo fosse il rapporto che questi litigi avevano creato fra noi, prima ancora che li ricomponessimo di fronte alle magnum di prosecco con le quali allietava i nostri simposi. Alla fine, è dei lettori quello che Flaiano dice delle donne.

E dopo avervi parlato di un amico che non è più con noi, lasciate che ora vi parli di un amico del nostro blog, direi quasi il cofondatore, con il professor Santarelli, che invece è ancora con noi...).



Depongo la scheda nell'urna e mi riavvio verso i banchi alti (montagnardi si nasce). Mi cade l'occhio su una vecchia conoscenza, e mi avvicino.

Io: "Buongiorno, professore, si ricorda? Ci siamo incontrati a Omnibus, poi ai seminari di Luigi Paganetto...".

Lui (mi tende la mano, grande, fredda, asciutta): "Ah, sì, buongiorno, come sta?"

Io: "Molto bene, grazie. In effetti, è una bellissima esperienza, aveva ragione Giorgio La Malfa a dirmi che avrei dovuto farla, che mi avrebbe arricchito culturalmente. Del resto, non posso fare a meno di pensare che senza l'austerità io non sarei mai arrivato qui, e per questo mi sento di ringraziarla sinceramente."








































































































(...l'uomo che ad Avezzano, dopo il comizio con Giorgetti, mi si è avvicinato per raccontarmi la sua storia - perso il lavoro all'età mia, figli da mantenere, un'invalidità non riconosciuta, ecc. - e mi stringeva la mano, mi si aggrappava, chiedendomi cosa avrebbe dovuto fare, quando a giugno il sussidio di cui campava sarebbe terminato... "Devo andare a rubare?" Quell'uomo io avrei voluto abbracciarlo: parole non ne avevo. Ma sono un po' Papirio, in effetti, e ho deciso che non sarebbe stato il caso. Ho pensato alle generazioni future, quelle cui vogliamo lasciare un esempio: "Non dica così davanti a suo figlio: ci lasci il tempo di provare ad aiutarla". Più di questo non mi veniva, e lui se l'è fatto bastare, perché ha capito che ero con lui e che ci avrei provato sul serio.

Lui non credo ci legga, e se anche ci leggesse, non credo potrebbe apprezzare, come potete farlo voi che siete qui da tempo, l'intima soddisfazione che Taquin le superbe ha provato nel dire certe parole a una certa persona in un certo luogo. Gliele ho dette in nome e per conto di tutti voi, e ringrazio tutti voi per avermi messo in condizione di dirgliele...)

(...i miei post tecnici ora si chiameranno interrogazioni, mozioni, e via dicendo. Ma certo torneremo a parlare di numeri, di quei numeri dei quali, secondo gli espertoni di comunicazione, non vi avrei dovuto parlare, se avessi voluto aver successo. Ah, gli espertoni... Comunque, questo piccolo retroscena ve lo dovevo. Chissà: magari qualche operatore, dalla piccionaia, lo avrà anche immortalato, col suo teleobiettivo, e forse avrà anche provato a leggere il labiale... Ma non credo: non sono ancora così importante! Quello che lui si è perso, era giusto che non ve lo perdeste voi. Dieu et mon droit...)

venerdì 17 novembre 2017

Six ans après

(...sperando che non diventino venti...)



Ieri ero un po' impegnato, e non ho quindi potuto farvi notare che correva il sesto anniversario dell’apertura di questo blog: un evento che ha cambiato la mia e le vostre vite, e che festeggeremo insieme il 2 e 3 dicembre prossimi. Prima di parlarvi di questi festeggiamenti, sorvolando l’Europa volevo fare con voi un bilancio di questi sei anni, articolato sulla dimensione della quale grazie a me avete imparato ad apprezzare l’utilità: quella dei fondamentali macroeconomici. Come ricorderete, il blog iniziò (e tuttora inizia) con un articolo che era stato rifiutato da lavoce.info per il duplice motivo che era il QED di un precedente articolo che lavoce aveva pubblicato, e che per i due punti individuati da questi articoli passava la retta del fallimento di Monti (col quale lavoce.info aveva ed ha un ovvio rapporto organico).

A distanza di sei anni possiamo misurare in cosa si sia tradotto questo fallimento, e per farlo la cosa più semplice è prendere i dati del World Economic Outlook e considerarne la variazione. Qui sotto avete le due tabelle (il link ai dati originali è questo). Segue una breve visita guidata.



Nel 2011 il Pil italiano fu di 1613,77 miliardi di euro ai prezzi del 2010. Nel 2017, se si avvereranno, come sembra plausibile, le rosee previsioni del governo di crescita all’1,5%, dovremmo chiudere a 1592,33 miliardi. Sono 21,44 miliardi in meno di beni e servizi prodotti, e quindi di redditi percepiti dai cittadini. In termini pro capite il Pil, misurato in valuta nazionale ai prezzi del 2010, è diminuito di 710,70 euro a testa all’anno (sarebbero una sessantina di euro al mese), ovvero del 2.64% rispetto al 2011.

Il calo del Pil, ovviamente, è molto più “drammatico” se lo esaminiamo, come fanno i cialtroni, in dollari a prezzi correnti. In questo caso il calo è di 357 miliardi, da 2278 a 1921 miliardi di dollari. Ma questa valutazione, come sapete, è insensata: ci dice solo che è calata del 15.67% la quantità di beni e servizi che possiamo acquistare negli Usa con gli stipendi che percepiamo in Italia. Siccome nessuno di noi va ogni mattina a fare la spesa a Manhattan, questo indicatore non vuol dire assolutamente nulla, come testimonia, del resto, la nullità di chi se ne serve (da Squinzi – un presidente di Confindustria che oggi rimpiangiamo – in giù). Tuttavia, ci tenevo a evidenziarvelo, per sottolineare la prima legge fondamentale dell’uscita dall’euro: tutto quello che uno sciocco vi dice che accadrebbe uscendo dall’euro, è già accaduto, sta accadendo, o accadrà restando dentro l’euro. In questo caso, la cosa accaduta è il calo del Pil italiano in dollari nominali (dato che, come anticipato da noi, per tenere i cocci insieme Draghi ha dovuto svalutare l’euro).

Avendo menzionato la svalutazione, viene naturale verificare cosa è successo alla variabile che gli sciocchi le associano: l’inflazione. Con sorpresa degli sciocchi, ma in perfetta coerenza con la letteratura scientifica, la grande svalutazione dell’euro non ci ha minimamente regalato inflazione, anzi! Dal 2011 a oggi anche questo indicatore è peggiorato, passando dal 2.94% all’1.41%: un calo di 1.53 punti percentuali che segnala una situazione di deflazione strisciante in molti settori dell’economia, e che, fra le tante cose, ha una sua importanza nel determinare la situazione di stress delle banche: sappiamo tutti che l’inflazione svantaggia i creditori e avvantaggia i debitori, ma non riflettiamo mai abbastanza sul fatto che la deflazione svantaggia i debitori e svantaggia i creditori, perché i primi sono talmente svantaggiati che i secondi (cioè le banche) fatalmente rischiano di non vedere indietro il becco di un quattrino. Ma questo è il mondo che loro (le banche) si sono costruite a propria immagine e somiglianza: non perderei quindi troppo tempo a compiangerle.

Naturalmente, se il discorso degli sciocchi è incoerente, quello scientifico invece è coerente. Un calo dell’inflazione, in termini scientifici, deve essere accompagnato da un aumento della disoccupazione, che infatti riscontriamo puntualmente nei dati. Berlusconi ci lasciò un’Italia con l’8,39% di disoccupazione (e a noi piace ricordarlo così, piuttosto che per le abominevoli scemenze che sta twittando in questi giorni), mentre Monti ha fatto sì che, quattro anni dopo la sua dipartita, il tasso di disoccupazione è ancora all’11,38%: un aumento di 3 punti (2,99 per i precisazionisti), che è ovviamente coerente con la diminuzione dell’inflazione ed è altrettanto ovviamente un segno di deterioramento delle nostre condizioni: non solo sono diminuiti i redditi pro capite: è diminuito anche il numero di chi li percepisce.

Tutto questo è il risultato di politiche che erano sì sbagliate (come fin dall’inizio abbiamo con molta chiarezza illustrato), ma, obiettivamente, erano anche le uniche che si potessero fare per riportare in equilibrio la bilancia dei pagamenti in un contesto di cambi fissi: le politiche di austerità. Non spendo nemmeno una parola sugli sciocchi (o sui furbi) che, ignorando o dimenticando una delle più basilari leggi dell’economia, continuano a non capire che l’austerità c’è perché c’è l’euro. L’impossibilità di aggiustare i prezzi non è una condizione necessaria perché l’aggiustamento avvenga tramite i redditi: ma è una condizione sufficiente. I cretini che obiettano “eh, ma l’austerità c’è stata anche in Podcarpazia, gnè gnè gnè” hanno qualche difficoltà a mettere a fuoco un punto: dove il cambio è flessibile, l’aggiustamento tramite taglio dei redditi e riduzione delle importazioni è una scelta. Dove il cambio è fisso, invece, diventa una necessità (che ovviamente scaturisce dalla scelta politica preliminare di fissare il cambio, cioè dalla decisione che in futuro tutti gli aggiustamenti di bilancia dei pagamenti debbano scaricarsi sui redditi).

L'austerità era la risposta giusta alla domanda sbagliata (la crisi di debito pubblico che non c'era). La risposta però era giusta, perché chi la dava (Monti) sapeva che così avrebbe corretto i conti esteri, anche se forse non si immaginava un simile sfacelo nei conti pubblici (noi sì). Dal 2011 il rapporto debito/Pil è aumentato di 16.51 punti, arrivando al 133%. Non c'è male come risultato per aver fatto tutto quello che ci chiedeva l'Europa! Questo, notate bene, con un aumento delle entrate pubbliche di 1.10 punti di Pil, e una diminuzione della spesa pubblica di 0.39 punti di Pil (alla faccia di quelli che l'austerità non c'è stata: quattro anni dopo siamo ancora così)! Ed ecco il grande mistero che la dottoressa De Romanis (come ricorderete) non sa spiegare: il peggioramento di 16.5 punti del rapporto debito/Pil è avvenuto mentre il rapporto deficit/Pil migliorava di 1.49 punti, passando da -3.71 a -2.23, bene all'interno del parametro di Maastricht. Per noi questo paradosso non è tale, perché la sua semplice logica vi venne spiegata tanto tempo fa.

Naturalmente (e anche questo lo sapete bene), rispetto ai conti esteri la manovra il suo effetto lo ha fatto: il saldo delle partite correnti, ecco, lui sì che è migliorato! Di ben 5.76 punti: da -3.01 a 2.75. Ora... voi sapete che CA = S-I. Quindi torna lecito chiedersi: ma questo miglioramento è dovuto a un aumento del risparmio, o a una diminuzione degli investimenti?

La risposta dovrebbe essere facile, visto quello che ci siamo detti sull'andamento del Pil: in un paese dove si guadagna di meno, è difficile che si risparmi di più. E infatti, coerentemente con il buon senso, i dati statistici ci dicono che il risparmio nazionale lordo è aumentato, ma di soli 2.15 punti, mentre l'investimento nazionale lordo è diminuito di -3.61 punti, scendendo al 16.85% del Pil.

Ecco.

Sei anni dopo l'Italia è così: più povera, più indebitata, più fragile. E sta per arrivare un altro shock, del quale tutti dicono, per mettere le mani avanti, che farà impallidire il precedente.

Si sarebbe potuto evitare? Certo, e abbiamo detto tante volte (non da soli) in che modo. Ma abbiamo anche detto (questo l'ho detto io, ma non è una cosa molto profonda: nella storia dell'umanità altri l'avranno detto, e voi certo li conoscerete) che le colonie non hanno statisti. Noi, certo, statisti in questo momento non ne abbiamo. Il povero Berlu, che si impappina sul cambio irrevocabile, fa anche un po' tenerezza: certo, è un problema, ma soprattutto per se stesso (un po' anche per chi gli sta intorno). I 5 stelle che esultano per una vicepresidenza al Parlamento Europeo, con Di Maio che va a prestare giuramento di fedeltà all'euro negli Usa, sono ormai l'ipostasi del QED. La sinistra inutile nemmeno la menziono.

La domanda successiva, quindi, è scontata: ha ancora senso combattere?

E la risposta la tolgo dalla lettera con cui ho risposto a un giovine di sinistra che, onusto di ottime intenzioni, mi invitava alla solita inutile, liturgica passerella, dalla quale, lo so, tornerò avendo stretto mani che non volevo stringere (se non in una pressa idraulica), e mi sarò infervorato ed estenuato per il solo piacere sterile di sentire con me una platea che il giorno dopo sarà di qualcun altro:

io in effetti non sono antropologicamente "de sinistra": mi riconosco più nella Folgore che nei salotti piddini, il che, in buona sostanza, significa che non ho nessuna difficoltà a continuare a combattere una battaglia persa, sapendo che è persa, e regolandomi di conseguenza, per mero senso dell'onore.

(...Anna Caccia Dominioni si sarà commossa...)

Ecco: mettiamola così. Io con voi un impegno l'ho preso, e lo mantengo. La battaglia persa, del resto, non era quella di tirarci fuori da questa merda: era quella di farlo fare a un partito di sinistra. Quella, di battaglia, è persa e lo sappiamo (ma continuo a combatterla, nei ritagli di tempo). Con la nostra, quella di uscire a qualunque costo dalle regole che ci stritolano, il caso è un po' diverso: sappiamo in effetti che è vinta, perché questo sistema crollerà, ma non sappiamo quanti di noi riusciranno a vedere la vittoria e ad allietarsene.

Torno ora da un paese i cui governanti non si vergognano di parlare di interesse nazionale, e la cui identità è stata calpestata (il territorio smembrato, i popoli dispersi...) per secoli. Città dove la metà della popolazione era ebrea, e conviveva benissimo con l'altra metà, prima di essere spazzata via dal delirio antisemita nazista. A noi dicono che il delirio nel quale viviamo è stato messo su per evitare che certe cose potessero ripetersi. Ma, stranamente, quelli che le hanno subite sono i primi a non essere molto convinti dell'opportunità e dell'efficacia di questo generoso tentativo.

E questo, ne converrete, dovrebbe farci riflettere.

Comunque, prima di lasciarvi, due parole sul nostro convegno.

Siamo già più di 500, fra iscritti e invitati.

Nel primo panel ("Austeri e no") Antonella Stirati presenterà i risultati di un suo lavoro recente sulla persistenza degli shock di domanda (detto così suona male, ma vedrete che vi interessa): seguirà discussione con Roberto Perotti e Giuseppe Travaglini, moderati da James Politi (FT).

Poi mi farò una chiacchierata con Guido Crosetto (voi potete anche andare a prendere un caffè) per farmi raccontare di nuovo di quella volta che lui era a Bruxelles con La Russa, e...

Seguirà "Meglio soli o male accompagnati?": Gianandrea Gaiani, Virgilio Ilari e Marcello Foa, moderati da Lorenzo Totaro (Bloomberg) rifletteranno sul ruolo geopolitico dell'Italia (che di riflessioni da fare, ne sono sicuro, l'intervento di Crosetto ne lascierà).

Con grande dignità, farò quindi finta di aver letto il libro di Vladimiro Giacché, dicendo qualcosa di intelligente (magari non sul libro, così: a screzio - direbbe er Palla).

Con l'occasione, segnalo che per la prima volta è prevista la presenza di SAS Er Palla, autore della maglietta #VLAD (tiratura limitata): perché quest'anno c'è anche il merchandising (o almeno dovrebbe...).

Il giorno dopo, ascolteremo dal nostro amico Panagiotis le ultime notizie dal paese che ci ha preceduto nel baratro.

Poi vi parlerò un po' del cuneo valutario e di come stia spaccando l'Europa.

Isla Binnie (Reuters) quindi modererà una tavola rotonda di imprenditori (Brazzale, Ciccola, Gulli) con il nostro economista industriale preferito (Cesare Pozzi).

Prima di pranzo, Massimo D'Antoni, Piergiorgio Gawronski, e Giorgio La Malfa, moderati da me (sì, lo so che fa ridere) si interrogheranno sul partito che non c'è, e che qualcuno di loro forse vorrebbe fare (non si sa con quali soldi: chiederemo a Putin).

E dopo pranzo?

Dopo pranzo, Claudio Borghi e Gavino Sanna presenteranno l'ultimo libro di Guido Rossi de Vermandois, e poi Vladimiro Giacché e Marcello Foa presenteranno l'ultimo libro del Pedante.

E Scamarcio?

Bè, lui, essendo attore, farà un'entrata teatrale: mica posso dirvi quando e come!

La logica credo vi sia chiara: quest'anno il convegno è il nostro convegno. In ogni panel c'è almeno un membro del nostro comitato scientifico. Giornalisti italiani non ne abbiamo: ci accontentiamo (si fa per dire) di quelli esteri. E non abbiamo ospiti stranieri, a parte Panagiotis, un nostro amico che credo di non essere il solo a voler rivedere. Cercherò di avere più tempo per voi (ovviamente, per quelli col badge). I temi dei quali parleremo, come di consueto, diventeranno attuali fra un paio d'anni. Ci prenderemo il solito lusso di arrivare prima, per arrivare preparati: è importante che si sappia, perché, giunti al dunque, di gente preparata ci sarà un gran bisogno.

Sta a noi segnalare dove può essere trovata.

E ora buona notte: parto domani per località imprecisata con la mia amante per festeggiare il suo compleanno. Se mi incontrate fate finta di non riconoscermi...

venerdì 15 settembre 2017

La rabbia

Oggi avrei dormito.

Mi sono svegliato alle cinque e un quarto, ma non ero solo, come le notti precedenti. Il tepore di Roberta, il ritmo del suo respiro, mi hanno fatto riaddormentare, e così la sveglia, una tantum, è riuscita a fare il suo porco lavoro alle sei e un quarto.

Sconfitto dalla sveglia!

Scendo a farmi un caffè, e, incredibile auditu, sento lo scroscio dell'acqua nella doccia del bagnetto! Er Palla è sveglio ante lucem e si sta lavando! Due cose che un anno fa mi sarebbero parse impossibili...

Forse vi ricorderete di quando, prima dell'estate, dissi a TgCom24 che se si volevano fare investimenti pubblici c'era solo l'imbarazzo della scelta: ad esempio, Via della Moschea, dove passo per portare a scuola i figli, è un colabrodo, e sarebbe stato opportuno porvi rimedio prima che ci scappasse il morto. Per una pura coincidenza (credo) la risposta del comune (o della circoscrizione? O della città metropolitana? O della provincia? No, la provincia no, non c'è più...) non è tardata: via della Moschea è stata chiusa. Per lavori, direte voi. No. Per evitare il morto (che sarebbe arrivato senza fallo: io azzecco tutte le previsioni - purtroppo - perché elaboro buoni modelli: uno scooter che arriva a 70 all'ora in curva su una buca profonda 15 cm, invisibile perché colma di acqua, cosa volete che produca, se non una salma?).

La sintesi è che da più di un mese, per andare verso Roma Nord, si passa per Viale dell'Agonistica (un concetto che, with all due respect, mi appartiene più della moschea, come avrete capito).

Così, un giorno, passando di fronte ai campi di rugby, dico ar Palla: "Certo che se avessi continuato, col fisico che hai adesso ne faresti di risultati...".

Risposta: "No, forse è meglio che abbia smesso: con la rabbia che avevo addosso l'anno scorso avrei ammazzato qualcuno".

Io so quello che mi è costato tirare avanti questa baracca. A voi tirarla avanti costa molto meno: oggi dovete solo ricordarvi di votare per questo sito, cioè di votare per noi: indicate dieci siti in questa scheda, selezionando il nostro nel gruppo 27 (dove è stato "nominato", peraltro, da voi!). I motivi li sapete, e uno è questo, ma il principale resta questo: per aver detto prima, meglio, e rischiando più di altri, che le politiche di Monti ci avrebbero distrutto, meritiamo di essere acclamati miglior sito politico.

If we are not for ourselves, who will be for ours?

Quindi votate, o smettete di farmi le lezioncine su come si crea un'egemonia culturale, o su quanto sia necessario fare un altro partito dello zero virgola. Nelle grandi come nelle piccole cose contano i risultati. Una piccola vittoria è meglio di una mediocre sconfitta.

E comunque, se volete un consiglio, ricordatevi sempre che la famiglia viene prima (e la salute forse ancora prima). Senza Roberta, er Palla non l'avrei ritrovato. Inutile dire che una somministrazione oculata del Farmaco Immunizzante Contro l'Adolescenza (in dosi massicce e in forma purissima) ha svolto un ruolo determinante. Semper laudetur. Marco Scanavacca potrebbe fornirci ampia documentazione sulle varie forme sotto le quali esso viene immesso sul mercato: ma forse è meglio soprassedere.

Pace e bene, e votate!

venerdì 21 ottobre 2016

O vos omnes qui transitis per viam...


(...lunedì mattina tornavo dall'aver accompagnato SAS Er Palla a scuola. Incolonnato nel traffico sulla via di casa, ascoltavo trasognato la rassegna stampa di Stefano Feltri, così, per capire cosa sta succedendo nel mondo del contingente, per vedere a quale pagina del Tramonto dell'euro siamo arrivati. Mi aspettava una puntata di Coffee Break in compagnia del simpatico Romano, inteso come cognome, quello che mi chiama "professore", e quindi non volevo farmi trovare impreparato come uno scolaretto. Ma le cose come vanno si sa: il governo continua imperterrito a curare dal lato dell'offerta una crisi di domanda, perché non ha gli strumenti politici, istituzionali e culturali per fare altro. Da qui un certo mio disinteresse. Poi, alle 8:16...)

Alessandra: Pronto, sono emozionatissima. Mi chiamo Alessandra, chiamo da Roma, ascolto questa trasmissione da più di 30 anni, quando posso l’ascolto tutte le mattine, e sono grata a questa trasmissione che ci dà la possibilità di poter parlare, di poter dire la propria opinione, di fare qualche domanda. 

Le istituzioni non mi danno ascolto, sono in uno stato di assoluta povertà, praticamente ho perso ogni speranza di sostentamento, di tutto. Lavoravo, avevo un lavoro dignitosissimo, ho lavorato, ho fatto tantissimi lavori di restauro... purtroppo molto saltuariamente, ho lavorato sempre con la ritenuta d’acconto e non mi hanno calcolato nel... cioè... non ho nessuna pensione per quello che ho fatto, ho sempre versato ma non ho ricevuto...

Stefano: Posso chiederle quanti anni ha?

Alessandra: Ho 60 anni, adesso io non ho più speranza di rientrare in qualsiasi tipo di lavoro, non mi vogliono neanche come pulitrice di scale... non mi vogliono da nessuna parte.... veramente, posso fare giusto lavori tipo... neanche come baby sitter, son troppo vecchia, io lo farei anche volentieri... ma comunque non c’è speranza, nessuna.. 

Io sono 5 anni che continuo a girare a vuoto per tutti gli uffici supplicando in ginocchio... ma nessuno mi da retta, nessuno mi prende sul serio... non credo di essere l’unica, vorrei che questo uscisse allo scoperto.  Devo pagare le tasse, la mia vita è una lotta per non perdere la casa che mi sono conquistata, mio padre mi ha dato un contributo per avere questa casa, è morto, come tutti... La mia famiglia praticamente non esiste quasi più, oppure sono indifferenti... Sto perdendo tutti gli amici perché nella mia condizione non posso condividere niente con nessuno. Ho appena... qualche soldo... vado a raccogliere la cicoria nei campi, o cose del genere... ho una casa che cerco di mantenere. Non si può vivere per non perdere la casa, che si è conquistata. 

Ho comunque tantissimi interessi, non sono mai caduta in depressione e credo che non ci cadrò mai, per fortuna ho una buona salute – almeno spero,  ancora – che mi permette di muovermi, di continuare a studiare, a vedere, perché sono un’appassionata di storia dell’arte... e pure di continuare a fare un lavoro praticamente inutile come il medaglista, che ho fatto tanti anni fa... la scuola alla zecca dello stato, una cosa meravigliosa... purtroppo lì, ormai, è un lavoro relegato nei ricordi del passato, non è nemmeno più un lavoro....

Stefano Feltri: La ringrazio per la sua testimonianza.

Alessandra: Vorrei che uscisse questo problema della povertà su qualche giornale...

Stefano Feltri: Grazie, è stata molto efficace nel raccontarci questa sua storia, che si lega un po’ alle questioni che stavamo trattando prima, un po’ alle scelte di priorità che una politica pubblica, economica. Per questo dicevo che forse preoccuparsi di chi un lavoro ce l’ha e – come dire – vorrebbe solo andare in pensione qualche anno prima, con tutto il rispetto per chi è nella condizione di chi si è ritrovato bloccato dalla riforma Fornero, che ha fatto lavori molto pesanti... ma se si devono mettere delle risorse, bisogna anche pensare a chi è nella condizione della nostra ascoltatrice e ha più bisogno di un intervento sociale che sia tale da parte dello Stato, e mentre sulla povertà, per esempio, nella manovra, adesso non mi ricordo la cifra esatta dell’ultimo intervento ma dovrebbero essere, mi pare, 600 milioni complessivi… eccolo qua, sul sociale sono previste riforme di 500 milioni di aumenti del fondo per la povertà e 50 milioni del fondo per la non autosufficienza. 

Senza permettermi minimamente di giudicare le biografie, le vite altrui, la storia della nostra ascoltatrice aveva anche una cifra molto italiana; cioè assenza di reddito o reddito molto basso ma casa di proprietà. Questa è una scelta che fanno tanti, cioè è una condizione in cui si trovano tanti italiani, specie anziani, che va detto con molta franchezza però non è una scelta comune nel resto d’Europa, perché una casa di proprietà, specialmente in una grande città, specie a Roma e a Milano, è una grossa quota di patrimonio immobilizzato che è un sacrosanto diritto avere, è una sacrosanta aspirazione, ma bisogna essere consapevoli che è una grossa quota di patrimonio immobilizzata, che in caso di necessità – come ad esempio la perdita di un lavoro – dovrebbe essere possibile, non dico monetizzare in senso completo, ma almeno attingere a quel salvadanaio di mattone. 

Ci sono vari sistemi che sono stati tentati, per esempio quella specie di mutuo al rovescio, in cui uno che ha una casa di proprietà se la fa rifinanziare dalla banca e alla fine la banca ha la casa ma il proprietario ha un reddito come se attingesse alla sua casa come un bancomat. È spiacevole da dire ma bisogna considerare che se uno ha 200.000 euro, 300.000 euro ma anche solo 50.000 euro immobilizzati in una casa deve essere messo in condizioni di poterli utilizzare anche sapendo di mettere in discussione magari il sogno di una vita, della proprietà. 


(...per tutta la settimana mi sono chiesto... ma... ma... ma... dove ho già sentito questa storia? Poi, oggi, al termine di una giornata emotivamente impegnativa per tanti motivi - perché il mio ex direttore di dipartimento, una persona per me molto importante, dalla quale ho imparato tanto, nel cui carattere passionale mi sono così tante volte riconosciuto, si è accomiatato: va in pensione; perché ho chiamato un amico e gli ho fatto una domanda alla quale sapevo che avrebbe risposto piangendo e scusandosi delle sue lacrime, perché io purtroppo so, ed è questo il problema; perché in mattinata avevo avuto almeno un paio di occasioni di urtarmi con la mia inadeguatezza nel gestire il mio progetto, che non posso portare avanti da solo, ma che non riesco a far camminare da solo né nelle grandi né nelle piccole cose - al termine di questa giornata, mentre ascendevo verso lo spartiacque, per isolarmi due giorni da SAS er Palla e da SAR la sua riverita madre, che amo e che mi sopporta, pensando di passare due giorni sotto la pioggia ad aspettare il passaggio dell'orso, con l'acqua che mi cola lungo la schiena, come al povero Nicola Rostov, al termine di questa interminabile giornata, scosso, frustrato, anelando al momento in cui potessi finalmente Gast sein, nicht immer Soldat sein, per un paio di giorni, mi ha traversato la mente un'intuizione. Questa:)

Le lendemain matin, comme Marguerite entrait dans la chambre de Fantine avant le jour, car elles travaillaient toujours ensemble et de cette façon n'allumaient qu'une chandelle pour deux, elle trouva Fantine assise sur son lit, pâle, glacée. Elle ne s'était pas couchée. Son bonnet était tombé sur ses genoux. La chandelle avait brûlé toute la nuit et était presque entièrement consumée.

Marguerite s'arrêta sur le seuil, pétrifiée de cet énorme désordre, et s'écria :

— Seigneur ! la chandelle qui est toute brûlée ! il s'est passé des événements !

Puis elle regarda Fantine qui tournait vers elle sa tête sans cheveux.

Fantine depuis la veille avait vieilli de dix ans.

— Jésus ! fit Marguerite, qu'est-ce que vous avez, Fantine ?

— Je n'ai rien, répondit Fantine. Au contraire. Mon enfant ne mourra pas de cette affreuse maladie, faute de secours. Je suis contente.

En parlant ainsi, elle montrait à la vieille fille deux napoléons qui brillaient sur la table.

— Ah, Jésus Dieu ! dit Marguerite. Mais c'est une fortune ! Où avez-vous eu ces louis d'or ?

— Je les ai eus, répondit Fantine.

En même temps elle sourit. La chandelle éclairait son visage. C'était un sourire sanglant. Une salive rougeâtre lui souillait le coin des lèvres, et elle avait un trou noir dans la bouche.

Les deux dents étaient arrachées. 

Elle envoya les quarante francs à Montfermeil.

Du reste c'était une ruse des Thénardier pour avoir de l'argent. Cosette n'était pas malade.

Fantine jeta son miroir par la fenêtre. Depuis longtemps elle avait quitté sa cellule du second pour une mansarde fermée d'un loquet sous le toit ; un de ces galetas dont le plafond fait angle avec le plancher et vous heurte à chaque instant la tête. Le pauvre ne peut aller au fond de sa chambre comme au fond de sa destinée qu'en se courbant de plus en plus. Elle n'avait plus de lit, il lui restait une loque qu'elle appelait sa couverture, un matelas à terre et une chaise dépaillée. Un petit rosier qu'elle avait s'était desséché dans un coin, oublié. Dans l'autre coin, il y avait un pot à beurre à mettre l'eau, qui gelait l'hiver, et où les différents niveaux de l'eau restaient longtemps marqués par des cercles de glace. Elle avait perdu la honte, elle perdit la coquetterie. Dernier signe. Elle sortait avec des bonnets sales. Soit faute de temps, soit indifférence, elle ne raccommodait plus son linge. A mesure que les talons s'usaient, elle tirait ses bas dans ses souliers. Cela se voyait à de certains plis perpendiculaires. Elle rapiéçait son corset, vieux et usé, avec des morceaux de calicot qui se déchiraient au moindre mouvement. Les gens auxquels elle devait, lui faisaient « des scènes », et ne lui laissaient aucun repos. Elle les trouvait dans la rue, elle les retrouvait dans son escalier. Elle passait des nuits à pleurer et à songer. Elle avait les yeux très brillants, et elle sentait une douleur fixe dans l'épaule, vers le haut de l'omoplate gauche. Elle toussait beaucoup. Elle haïssait profondément le père Madeleine, et ne se plaignait pas. Elle cousait dix-sept heures par jour ; mais un entrepreneur du travail des prisons qui faisait travailler les prisonnières au rabais, fit tout à coup baisser les prix, ce qui réduisit la journée des ouvrières libres à neuf sous. Dix-sept heures de travail, et neuf sous par jour ! Ses créanciers étaient plus impitoyables que jamais. Le fripier, qui avait repris presque tous les meubles, lui disait sans cesse : Quand me payeras-tu, coquine ? Que voulait-on d'elle, bon Dieu ! Elle se sentait traquée et il se développait en elle quelque chose de la bête farouche. Vers le même temps, le Thénardier lui écrivit que décidément il avait attendu avec beaucoup trop de bonté, et qu'il lui fallait cent francs, tout de suite ; sinon qu'il mettrait à la porte la petite Cosette, toute convalescente de sa grande maladie, par le froid, par les chemins, et qu'elle deviendrait ce qu'elle pourrait, et qu'elle crèverait, si elle voulait. —  Cent francs, songea Fantine. Mais où y a-t-il un état à gagner cent sous par jour ?

— Allons ! dit-elle, vendons le reste.

L'infortunée se fit fille publique.




(...e ora sono triste, ma non ho mal di testa. Guardiamo il bicchiere mezzo pieno: a sessant'anni è difficile che Alessandra possa seguire il destino di Fantine, e, soprattutto, noi non la guarderemo mai negli occhi...)


"Devo farti una confessione", esordì Ivan, "non ho mai potuto capire come si possa amare il prossimo. Secondo me, è impossibile amare proprio quelli che ti stanno vicino, mentre si potrebbe amare chi ci sta lontano. Una volta ho letto da qualche parte la storia di "Giovanni il misericordioso", un santo: un viandante affamato e infreddolito andò da lui e gli chiese di riscaldarlo e quello lo fece coricare nel letto insieme a lui, lo abbracciò e prese a soffiargli nella bocca, putrida e puzzolente a causa di una terribile malattia. Io sono convinto che egli lo facesse per una lacerazione piena di falsità, per il dovere di amare che gli era stato imposto, per una penitenza che si era inflitto. Perché si possa amare una persona, è necessario che essa si celi alla vista, perché non appena essa mostrerà il suo viso, l'amore verrà meno".

"Più di una volta, lo starec Zosima ha parlato di questo", osservò Alëša; "ha anche detto che spesso il viso di un uomo, per chi è inesperto in amore, diventa un ostacolo per l'amore. Tuttavia, c'è anche molto amore nell'umanità, amore quasi comparabile a quello di Cristo, questo l'ho visto io stesso, Ivan..."

"Be', io non ne so niente di questo per ora e non posso capire, e, come me, una moltitudine innumerevole di uomini. La questione è se questo è dovuto alle cattive qualità degli uomini o se tale è la loro natura. Secondo me, l'amore di Cristo per gli uomini è una specie di miracolo impossibile sulla terra. Vero è che egli era Dio. Ma noi non siamo dèi. Supponiamo, per esempio, che io soffra profondamente: un'altra persona non potrà mai sapere fino a che punto io soffra, perché lui è un'altra persona e non è me, e, soprattutto, è raro che un uomo sia disposto a riconoscere in un altro un uomo che soffre (come se si trattasse di un'onorificenza). Perché non è disposto a farlo, tu che ne pensi? Perché, ad esempio, ho un cattivo odore, perché ho una faccia stupida, o perché una volta gli ho pestato un piede. E poi c'è sofferenza e sofferenza: una sofferenza degradante, umiliante come la fame, per esempio, il mio benefattore me la può ancora concedere, forse, ma quando la sofferenza è a uno stadio superiore, quando, per esempio, si soffre per un'idea, quella non me la accetterà, perché, diciamo, dandomi un'occhiata, ha visto che non ho affatto la faccia che, secondo la sua immaginazione, dovrebbe avere una persona che soffre per un'idea. E quindi egli mi priva immediatamente dei suoi favori, e non si può dire che lo faccia per cattiveria. I mendicanti, soprattutto quelli nobili, non dovrebbero mai mostrarsi, ma dovrebbero chiedere l'elemosina rimanendo nascosti dietro i giornali. Si può amare il prossimo in astratto, a volte anche da lontano, ma da vicino è quasi sempre impossibile. Se tutto fosse come a teatro, nei balletti, dove, quando appaiono mendicanti, essi indossano stracci di seta e pizzi lacerati e chiedono l'elemosina danzando leggiadramente, be', in tal caso, li si potrebbe ancora ammirare. Ammirare, ma non amare. Ma finiamola con questo argomento. Volevo soltanto esporti il mio punto di vista. Volevo parlare delle sofferenze dell'umanità in generale, ma è meglio se ci soffermiamo solo sulle sofferenze dei bambini. Questo riduce le mie argomentazioni ad un decimo della loro portata, ma è meglio parlare solo dei bambini, sebbene questo non vada a mio vantaggio. In primo luogo, i bambini si possono amare anche da vicino, anche se sono sporchi, brutti di viso (anche se a me pare che i bambini non siano mai brutti). Il secondo motivo per cui non voglio parlare degli adulti è che, oltre ad essere disgustosi e incapaci di meritarsi l'amore, per loro si tratta anche della giusta punizione: hanno mangiato la mela, conoscono il bene e il male, e sono divenuti "come Dio". E continuano a mangiarla anche adesso. I bambini invece non hanno mangiato niente e per ora non sono colpevoli di nulla. Tu ami i bambini, Alëša? So che li ami e certo capirai per quale motivo voglio parlare solo di loro. E se anche loro soffrono terribilmente su questa terra, è ovviamente per colpa dei loro padri, sono puniti a causa dei loro padri che hanno mangiato la mela; ma questo ragionamento appartiene ad un altro mondo, ed è incomprensibile per il cuore umano qui sulla terra. Gli innocenti non devono soffrire per le colpe degli altri, soprattutto se sono innocenti come i bambini! Forse ti meraviglierò, Alëša, ma anch'io amo moltissimo i bambini. E nota bene che le persone crudeli, passionali, sensuali - la gente tipo i Karamazov, insomma - non di rado amano molto i bambini. I bambini, finché rimangono piccoli, diciamo fino all'età di sette anni, sono molto diversi dagli adulti: sembrano degli esseri a sé stanti, con una natura tutta propria. Conoscevo un criminale che stava in prigione: nella sua carriera gli era capitato di sterminare intere famiglie, si introduceva nelle loro case di notte per rubare, aveva anche trucidato alcuni bambini. Eppure, mentre si trovava in prigione, nutriva uno strano attaccamento ai bambini. Non faceva altro che guardare dalla finestra della prigione i bambini che giocavano nel cortile del carcere. Ad uno di essi insegnò a salire fino alla sua finestra e così divennero grandi amici... Sai a quale scopo ti sto dicendo tutto questo, Alëša? Non so, ho mal di testa e sono triste".

(...voi lo sapete, e sapete come continua, e come va a finire, ma se ve lo foste dimenticato, un pezzo è qui...)

(...er Palla ama molto i bambini: li ama da quando era un bambino, perché già da bambino era un Karamazov, come il su' babbo...)

(...perché i nostri pastori ci esortano ad amare il nostro distante? Io credo di sapere anche questo: perché temono che noi riconosciamo nel nostro prossimo la nostra umanità, temono che noi ci guardiamo negli occhi, e che da questa agnizione scaturisca una comune battaglia per la difesa della nostra dignità, quella dignità che nelle parole di Alessandra era così presente, così ulcerante. Non est dolor sicut dolor meus, perché io so che questo dolore è inutile, e che non possiamo fare nulla per evitarlo...)



"Devi sapere, novizio, che le assurdità sono necessarie sulla terra. Il mondo si regge sulle assurdità e senza di esse forse non sarebbe mai accaduto niente sulla terra. Noi sappiamo quello che sappiamo!"


(...quanto è bello leggere queste parole a vent'anni, quando non capisci un cazzo: un affettuoso saluto a Giovinia...)