L’economia esiste perché esiste lo scambio, ogni scambio presuppone l’esistenza di due parti, con interessi contrapposti: l’acquirente vuole spendere di meno, il venditore vuole guadagnare di più. Molte analisi dimenticano questo dato essenziale. Per contribuire a una lettura più equilibrata della realtà abbiamo aperto questo blog, ispirato al noto pensiero di Pippo: “è strano come una discesa vista dal basso somigli a una salita”. Una verità semplice, ma dalle applicazioni non banali...
Visualizzazione post con etichetta MIA17. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta MIA17. Mostra tutti i post
martedì 19 settembre 2017
Sacripante!
Forse era ver, ma non però credibile
a chi del senso suo fosse signore...
(...comunque, er partito ora ve lo fate da soli, perché io...)
venerdì 15 settembre 2017
La rabbia
Oggi avrei dormito.
Mi sono svegliato alle cinque e un quarto, ma non ero solo, come le notti precedenti. Il tepore di Roberta, il ritmo del suo respiro, mi hanno fatto riaddormentare, e così la sveglia, una tantum, è riuscita a fare il suo porco lavoro alle sei e un quarto.
Sconfitto dalla sveglia!
Scendo a farmi un caffè, e, incredibile auditu, sento lo scroscio dell'acqua nella doccia del bagnetto! Er Palla è sveglio ante lucem e si sta lavando! Due cose che un anno fa mi sarebbero parse impossibili...
Forse vi ricorderete di quando, prima dell'estate, dissi a TgCom24 che se si volevano fare investimenti pubblici c'era solo l'imbarazzo della scelta: ad esempio, Via della Moschea, dove passo per portare a scuola i figli, è un colabrodo, e sarebbe stato opportuno porvi rimedio prima che ci scappasse il morto. Per una pura coincidenza (credo) la risposta del comune (o della circoscrizione? O della città metropolitana? O della provincia? No, la provincia no, non c'è più...) non è tardata: via della Moschea è stata chiusa. Per lavori, direte voi. No. Per evitare il morto (che sarebbe arrivato senza fallo: io azzecco tutte le previsioni - purtroppo - perché elaboro buoni modelli: uno scooter che arriva a 70 all'ora in curva su una buca profonda 15 cm, invisibile perché colma di acqua, cosa volete che produca, se non una salma?).
La sintesi è che da più di un mese, per andare verso Roma Nord, si passa per Viale dell'Agonistica (un concetto che, with all due respect, mi appartiene più della moschea, come avrete capito).
Così, un giorno, passando di fronte ai campi di rugby, dico ar Palla: "Certo che se avessi continuato, col fisico che hai adesso ne faresti di risultati...".
Risposta: "No, forse è meglio che abbia smesso: con la rabbia che avevo addosso l'anno scorso avrei ammazzato qualcuno".
Io so quello che mi è costato tirare avanti questa baracca. A voi tirarla avanti costa molto meno: oggi dovete solo ricordarvi di votare per questo sito, cioè di votare per noi: indicate dieci siti in questa scheda, selezionando il nostro nel gruppo 27 (dove è stato "nominato", peraltro, da voi!). I motivi li sapete, e uno è questo, ma il principale resta questo: per aver detto prima, meglio, e rischiando più di altri, che le politiche di Monti ci avrebbero distrutto, meritiamo di essere acclamati miglior sito politico.
If we are not for ourselves, who will be for ours?
Quindi votate, o smettete di farmi le lezioncine su come si crea un'egemonia culturale, o su quanto sia necessario fare un altro partito dello zero virgola. Nelle grandi come nelle piccole cose contano i risultati. Una piccola vittoria è meglio di una mediocre sconfitta.
E comunque, se volete un consiglio, ricordatevi sempre che la famiglia viene prima (e la salute forse ancora prima). Senza Roberta, er Palla non l'avrei ritrovato. Inutile dire che una somministrazione oculata del Farmaco Immunizzante Contro l'Adolescenza (in dosi massicce e in forma purissima) ha svolto un ruolo determinante. Semper laudetur. Marco Scanavacca potrebbe fornirci ampia documentazione sulle varie forme sotto le quali esso viene immesso sul mercato: ma forse è meglio soprassedere.
Pace e bene, e votate!
Mi sono svegliato alle cinque e un quarto, ma non ero solo, come le notti precedenti. Il tepore di Roberta, il ritmo del suo respiro, mi hanno fatto riaddormentare, e così la sveglia, una tantum, è riuscita a fare il suo porco lavoro alle sei e un quarto.
Sconfitto dalla sveglia!
Scendo a farmi un caffè, e, incredibile auditu, sento lo scroscio dell'acqua nella doccia del bagnetto! Er Palla è sveglio ante lucem e si sta lavando! Due cose che un anno fa mi sarebbero parse impossibili...
Forse vi ricorderete di quando, prima dell'estate, dissi a TgCom24 che se si volevano fare investimenti pubblici c'era solo l'imbarazzo della scelta: ad esempio, Via della Moschea, dove passo per portare a scuola i figli, è un colabrodo, e sarebbe stato opportuno porvi rimedio prima che ci scappasse il morto. Per una pura coincidenza (credo) la risposta del comune (o della circoscrizione? O della città metropolitana? O della provincia? No, la provincia no, non c'è più...) non è tardata: via della Moschea è stata chiusa. Per lavori, direte voi. No. Per evitare il morto (che sarebbe arrivato senza fallo: io azzecco tutte le previsioni - purtroppo - perché elaboro buoni modelli: uno scooter che arriva a 70 all'ora in curva su una buca profonda 15 cm, invisibile perché colma di acqua, cosa volete che produca, se non una salma?).
La sintesi è che da più di un mese, per andare verso Roma Nord, si passa per Viale dell'Agonistica (un concetto che, with all due respect, mi appartiene più della moschea, come avrete capito).
Così, un giorno, passando di fronte ai campi di rugby, dico ar Palla: "Certo che se avessi continuato, col fisico che hai adesso ne faresti di risultati...".
Risposta: "No, forse è meglio che abbia smesso: con la rabbia che avevo addosso l'anno scorso avrei ammazzato qualcuno".
Io so quello che mi è costato tirare avanti questa baracca. A voi tirarla avanti costa molto meno: oggi dovete solo ricordarvi di votare per questo sito, cioè di votare per noi: indicate dieci siti in questa scheda, selezionando il nostro nel gruppo 27 (dove è stato "nominato", peraltro, da voi!). I motivi li sapete, e uno è questo, ma il principale resta questo: per aver detto prima, meglio, e rischiando più di altri, che le politiche di Monti ci avrebbero distrutto, meritiamo di essere acclamati miglior sito politico.
If we are not for ourselves, who will be for ours?
Quindi votate, o smettete di farmi le lezioncine su come si crea un'egemonia culturale, o su quanto sia necessario fare un altro partito dello zero virgola. Nelle grandi come nelle piccole cose contano i risultati. Una piccola vittoria è meglio di una mediocre sconfitta.
E comunque, se volete un consiglio, ricordatevi sempre che la famiglia viene prima (e la salute forse ancora prima). Senza Roberta, er Palla non l'avrei ritrovato. Inutile dire che una somministrazione oculata del Farmaco Immunizzante Contro l'Adolescenza (in dosi massicce e in forma purissima) ha svolto un ruolo determinante. Semper laudetur. Marco Scanavacca potrebbe fornirci ampia documentazione sulle varie forme sotto le quali esso viene immesso sul mercato: ma forse è meglio soprassedere.
Pace e bene, e votate!
"Come sò ste riforme?" "Strutturali..."
Difficile immaginare due località più diverse di Halle e Maratea. Tanto orizzontale la prima, adagiata a 87 metri di altezza sull'Hallesches Ackerland, una delle tante pianure alluvionali lungo il basso corso della Saale, quanto verticale la seconda, aggrappata a 300 metri di altezza sul Monte S. Biagio, dirimpetto ai 1505 metri del Coccovello (che è sulla mia todo list da un due o tre anni). Lì barbabietole, e un glorioso passato, nel quale si annovera non solo il cicccione (who can be against us?), ma anche altro (das alte Jahr vergangen ist); qui pini, fichi d'india, bougainvillee, olivi, viti, palme, e un passato dal quale trarre, se non ispirazione, esempio. Lì un orizzonte che ti soffoca non per la sua angustia, ma per la sua insignificanza: la terra trascolora nel cielo, e sono due sfumature di grigio fuse dalla bruma del Nord, quella bruma che un tempo mi fu cara (ma erano altri tempi); qui, scorto da altezze vertiginose, incassato nel triangolo di valli scoscese, un Tirreno di cobalto, che la lontananza fa sembrare immoto come la campitura di uno stemma, ma del quale si intuisce il lavorio, la perenne ripresa: la mer toujours recommencée, che puoi guardare e ascoltare per ore, come guardi e ascolti per ore il fuoco del caminetto... ma non, appunto, la terra delle barbabietole...
Insomma: due mondi completamente diversi: orizzontale contro verticale, terra contro acqua, nebbia contro sole.
Eppure, per uno strano caso, la settimana scorsa mi è toccato dire, in questi due posti diversi, e a interlocutori completamente diversi, esattamente la stessa, stessissima cosa.
La prima volta venerdì, a Halle. Un seminario molto interessante all'IWH, su "Sfide e implicazioni della dinamica inflazionistica". Di cose da raccontarvene ne avrei tante, ma il tempo e la salute sono limitati, quindi vado al punto. Che meraviglia ascoltare tutti questi funzionari della Bce, della Buba, della Banque de France, preoccuparsi per l'inflazione... "Quale inflazione!?", direte voi. Appunto! Questa è la meraviglia! Per uno come me, che ha passato la maggior parte della propria esistenza a vedere economisti e opinionisti stracciarsi le vesti per il pericolo dell'elevata inflazione, che, si sa, rovina la vedova e l'orfano (che tanto stanno a cuore ai banchieri centrali, come anche si sa), quale Wunder osservare questo conciliabolo di tecnici, assolutamente ortodossi e molto preparati, in gramaglie perché l'inflazione è bassa, è below target: pensate, fra tre anni in Europa sarà ancora all'1.8%, anziché al 2%.
Ne hanno viste di cose questi occhi...
Che poi, alla fine, a me, che non sono cattivo (mi dipingo così), venivano quasi i lucciconi, e mi veniva da consolarli.
Avrei potuto dire loro: "Dai, su, non preoccupatevi. Alla fine i modelli che usatesono una cacata pazzesca poggiano su basi epistemologicamente discutibili, quindi magari fra tre anni saremo tornati al 2%: di previsioni ne avete sbagliate tante, se vi va bene sbagliate anche questa!" Ma sarebbe stato indelicato.
Forse avrei potuto dire: "Sì, vabbè, magari restiamo sotto al 2%, ma questo obiettivo che valore ha? Nessuno. La sua logica fasulla, descritta a p. 205 del Tramonto dell'euro, era un misto di wishful thinking (una crescita reale del 2.5% all'anno nell'Eurozona) e pessima teoria economica (la teoria quantitativa della moneta, quella secondo cui la moneta causa i prezzi). Ma prima della crisi la crescita reale è stata del 2.1% (uno scostamento di 0.4 punti che non preoccupava nessuno)! Se contiamo anche gli anni della crisi, si arriva all'1.3%... e questo nonostante che durante la crisi voi abbiate stampato 2000 miliardi di euro che non hanno causato alcuna inflazione! Quindi fatti e teoria sui quali l'obiettivo si basa sono risultati del tutto errati, e visto che l'obiettivo non è iscritto in alcun trattato, ma ve lo siete dati da soli, se proprio non vi riesce di raggiungerlo potete cambiarlo: dite che il mondo è cambiato, che oggi (per esempio) c'è la Cina, e che il nuovo obiettivo di inflazione è l'1.8%, così fra tre anni avrete risolto!". Ma sarei sembrato inopportuno.
Avrei anche potuto dire: "Sì, ma chi se ne frega se l'inflazione media dell'Eurozona è di 0.2 punti sotto al target! Il problema non è questo: il problema è che non ha senso parlare di inflazione dell'Eurozona! Quello che ci ha mandato per aria non è lo scostamento dell'inflazione dal suo obiettivo (scostamento che prima della crisi non c'è stato), ma lo scostamento dell'inflazione tedesca dall'obiettivo: quello che dicevo nel 2012, oggi lo dice anche Bofinger (che è un consigliere del capo). Quindi state sereni: il problema non è la mancata convergenza dell'inflazione media all'obiettivo, ma, caso mai, la mancata convergenze delle inflazioni dei paesi membri alla media. La crisi non ha migliorato le cose: lo scarto quadratico medio fra i tassi di inflazione nazionali non è molto diminuito dal 1999 (i dati sono qui), e magari dovreste preoccuparvene un po' di più...". Ma dire questo sarebbe sembrato un po' troppo corrosivo, perché questo argomento portava ad un'unica conclusione: che l'unica Bce buona è quella... bè, lo sapete!
Allora, per cercare di farli contenti, ho seguito un'altra strada: "Scusate! Ma, come vi ho fatto notare, io qui sono l'unico italiano, behind the enemy lines, e quindi posso darvi una prospettiva diversa sul mistero dell'inflazione scomparsa. Mi ricordo che nel 2011 l'allora governatore della Bce, Trichet, mandò al governo italiano una lettera che chiedeva riforme i cui effetti sarebbero stati sostanzialmente deflazionistici - in particolare attraverso la riforma del mercato del lavoro, che mirava a agevolare la flessibilità dei salari verso il basso rendendo i lavoratori più ricattabili. Il PD poi ha attuato quelle riforme. Ora, non capisco la vostra frustrazione! L'inflazione non c'è più perché avete consigliato delle riforme che la eliminassero, e queste riforme hanno funzionato. Quindi, perché essere mogi?"
Questa osservazione è stata trovata interessante, e il discorso si è spostato su altri temi: la colpa, signora mia, è delle aspettative: non sono ben ancorate, perché laggente non sono razionali (dopo anni passati a imporre politiche di tagli alla spesa pubblica giustificandoli col fatto che laggente sono razionali e quindi capischeno che se tagli la spesa oggi li tassi meno domani... Anche qui, quale Wunder!).
A Maratea, ancor meglio. Dibattito in piazza con Pizzuti, Ciccone e Dal Conte, che non conoscevo, ma era più importante di tutti gli altri messi insieme (compreso il vostro umilissimo) essendo che aveva scritto materialmente il jobs act, la più strutturale delle riforme strutturali. Persona civilissima e simpaticissima (amico di D'Antoni, che ha un passato bocconiano ma è tanto una brava persona), che ha poi sopportato sportivamente le mie punzecchiature: e questo va senz'altro a suo merito. Ma, anche qui, ascoltandolo provavo un certo senso di straniamento. "Le riforme, si sa, sono ardue da fare, soprattutto se strutturali: laggente non le vogliono, perché è più facile comprare consenso dando un reddito a chi è in difficoltà, anziché facendo politiche attive del lavoro, cioè insegnando a un barbiere di Catania come diventare piastrellista a Udine. Ma questo governo ha avuto il coraggio..." "Di riprendersi gli 80 euro coi quali aveva comprato il consenso?" direte voi che siete irriverenti, che non capite la solitudine e il travaglio (con la minuscola) del riformista.... No: il discorso di Dal Conte era più articolato: "Questo governo ha avuto il coraggio di fare riforme impopolari, anche sapendo che poteva mettere a rischio il proprio consenso".
E lì, di esitazioni su cosa dire, ne ho avute molto poche: sostanzialmente, quello che avevo detto a Halle. "Scusa: mi racconti ancora questa storia di Renzi che viene da te e ti dice: aiutami a perdere consenso! Perché io mi ricordo una cosa diversa: mi ricordo che a metà 2011 arrivò dalla Bce una ben precisa agenda di governo, che elencava, ex multis, alcuni provvedimenti specifici in ambito giuslavoristico, fra cui la riforma della contrattazione collettiva, la revisione delle norme che regolano il licenziamento dei dipendenti, e naturalmente, perché no, la vecchia, stantia solfa delle politiche attive che favoriscano la riallocazione del lavoro - una solfa che, peraltro, deriva a sua volta da un altro diktat, questa volta dell'OCSE. Ora, io non ho motivo di dubitare: Renzi, basta guardarlo in faccia e lo si capisce, è senz'altro uno statista disposto a mettersi in gioco per il bene del paese, quindi sicuramente sarà venuto a chiederti come perdere consenso all'uopo. Solo che... io lì non c'ero. La lettera della Bce, invece, l'hanno letta tutti, e tutti hanno visto in quale modo pedissequo il PD l'ha eseguita. Quindi, io, nel dubbio, preferisco pensare che questa ansia da riforma sia indotta, sia esogena, anziché essere spontanea, endogena...".
E ci siamo lasciati da buoni amici, perché, esattamente come non si può voler del male a chi, in Bce, preferisce che la Bce sopravviva, anche se questo distrugge l'Europa, a maggior ragione non si può volerne a un giurista di non aver presenti alcuni limiti intrinseci delle riforme strutturali, e questo soprattutto se frequenta economisti pre-keynesiani, quelli che voi, in modo irriverente, chiamate "bocconiani".
Certo, il giurista, a casa sua, non vive in un mondo pre-keynesiano! Se sta male, anziché farsi fare un salasso (quello che i suoi amici consigliano a noi) prende un antibiotico, e le notizie non le ascolta da una radio a valvole termoioniche, ma magari guardando la televisione. Post-keynesiano per sé, il giurista però diventa pre-keynesiano per gli altri, traducendo in leggi i precetti di un'economia logicamente fallace perché vetusta. Alla base delle riforme strutturali, e del loro fallimento, c'è infatti l'idea un po' bislacca che il cosiddetto mercato del lavoro funzioni come il mercato di Val Melaina, dove io spunto sempre prezzi bassi perché ci passo tornando dalla scuola der Palla, a tarda ora, quando l'eccesso di offerta sul bancone fa scendere i prezzi di qualsiasi bene.
Ma il lavoro non è un bene qualsiasi: il lavoro sono uomini, e questo chiunque dovrebbe percepirlo: indebolire le tutele del lavoro significa indebolire le tutele dell'umanità. Ma di questo uno potrebbe anche battersene. Resterebbe però un altro problema, un problema che negli altri mercati, caso strano, non si presenta. Sì: se a fine giornata la zucchina, o lo sgombro, o il moscato di Terracina, restano sul banco, il venditore può abbassarne il prezzo, per invogliare gli acquirenti. A parità di reddito degli acquirenti, la decisione del fruttarolo di deflazionare aumenta il potere di acquisto degli acquirenti stessi, e magari la frutta non finisce al cassonetto.
Ora, inutile girarci intorno: lo scopo del gioco delle riforme strutturali (tutte) è quello di rendere i salari flessibili al ribasso. Una ottima descrizione la trovate qui. Nel contesto dell'Eurozona sappiamo bene che questa è una scelta obbligata: abbiamo costruito un mondo nel quale viene impedito ai cambi di flettersi perché si flettano i salari. L'euro è lotta di classe, fatta, con efficacia, dal capitale contro il lavoro. Ma anche nel resto del mondo l'idea che i salari sopportino il peso dell'aggiustamento macroeconomico, che se c'è disoccupazione non sia lo Stato a dover investire di più, ma i lavoratori a chiedere di meno, ha ampio corso, come immaginate, visto che i ricchi e potenti, i capitalisti, pagano giornali e università (avendo i soldi per farlo).
Il fatto è che con la flessibilità dei salari verso il basso il problema non si risolve, ma anzi si aggrava. E a capirlo non ci vuole molto.
Con curve di domanda negativamente inclinate, la diminuzione del prezzo causa un aumento della quantità richiesta. Anche l'imprenditore, se scende il prezzo del lavoro, cioè il salario, aumenterà la quantità di occupati richiesti, e questi quindi non saranno più in eccesso di offerta (cioè disoccupati). Così ragionano i pre-keynesiani. Ma questo ragionamento è stupido: si basa su una premessa assurda, che essi rivendicano come suggello di scientificità, con una ingenuità (o una impudenza) che lasciano veramente senza parole! La premessa (assurda) è che valga per la collettività quello che vale per il singolo individuo. Loro, questa premesse demente, la chiamano "microfondazione". Noi la chiamiamo fallacia di composizione. Va la spieago con un paio di slides che ho mostrato ai giovini della scuola MADEurope di Maratea, dove sono stato invitato da un ospitalissimo ed efficientissimo Realfonzo.
Vedete, per gli economisti pre-keynesiani il mercato del lavoro replica esattamente la logica con la quale il singolo imprenditore sceglie quanti lavoratori assumere. Il grafico (se aiuta) è questo:
C'è una curva di domanda di lavoro, in rosso, che dipende negativamente dal salario reale (cioè dal rapporto fra salari e prezzi, insomma: dal potere d'acquisto erogato al lavoratore) e positivamente dal prodotto (perché se vuoi produrre di più ti occorrono più lavoratori). Poi c'è una curva di offerta di lavoro, in blu, che ho immaginato, per semplicità, verticale (anche se potremmo pensare a una sua inclinazione positiva, a indicare che più alto è il salario e più aumentano le persone disposte a lavorare: i salari bassi scoraggiano). Con un salario reale al livello (W/P)0 (misurato sull'asse verticale), le imprese assumono solo A lavoratori (misurati in orizzontale). Ma in A domanda (rossa) e offerta (blu) non si incontrano: c'è un gap, e quel gap sono i disoccupati: persone che vorrebbero lavorare a quel salario, ma che l'imprenditore non vuole assumere a quel salario.
Come si risolve il problema per il pre-keynesiani?
Ma è semplice: con le riforme strutturali! Indebolisco il potere contrattuale dei lavoratori introducendo forme di precariato, aumentando il potere di ricatto del datore d lavoro (ad esempio facilitando i licenziamenti), e vedrai che i salari scendono! Insomma, nel mondo pre-keynesiano le riforma strutturali servono a realizzare una cosa simile:
Basta poco, che cce vò? Il salario reale scende dal livello (W/P)0 al livello (W/P)1, ci si sposta da A a E ed ecco che, in E, domanda e offerta di lavoro si incontrano: a quel salario l'imprenditore è disposto a dare lavoro a tutti quelli che lo chiedono, dato il livello di produzione Y che massimizza il suo profitto.
Sì, tutto bello e tutto giusto, ma c'è un problema. Voi direte: "Certo! Il problema è che magari al nuovo livello di salario reale il lavoratore non sopravvive!". No, amici, siete fuori strada. Il problema non è biologico, ma logico (e quindi di ordine superiore).
Il fatto è che il singolo imprenditore, nel fare le sue scelte, può anche ragionare per un dato livello di produzione. In concorrenza perfetta, infatti, lui fronteggia una curva di domanda di beni infinitamente elastica, che poi significa che per definizione tutti i beni messi in vendita al prezzo che il mercato ritiene "giusto" (cioè di equilibrio) saranno venduti. Quindi, in qualche modo, a livello del singolo imprenditore ha senso ragionare come se il salario reale W/P non influenzasse la produzione ottimale Y, perché in effetti a livello del singolo imprenditore è così. Se il fruttarolo abbassa il prezzo del moscato, corre il rischio di guadagnare meno lui, ma la sua decisione non fa guadagnare di meno me, e siccome l'uva la compro io...
Il punto, però, è che i nostri amici pre-keynesiani menano vanto dall'applicare all'intero sistema economico (cioè su scala macroeconomica) quel grafico e quel ragionamento che funziona (se funziona) a livello del singolo imprenditore (cioè su scala microeconomica). Ma a scala macroeconomica, quando cioè consideri la decisione di tutti gli imprenditori di far riformare il mercato del lavoro in modo da distribuire meno potere di acquisto, ecco che le cose cambiano. Quello che va bene se lo fa uno solo (alzarsi in piedi allo stadio per vedere meglio, tagliare i salari ai propri dipendenti), non va più bene se lo fanno tutti: se tutti si alzano, vedono tutti come prima, e se tutti tagliano?
Se tutti tagliano succede questo:
Dato che se tutti tagliano, dall'altra parte tutti hanno meno soldi per comprare, le aspettative di domanda (cioè l'idea che il produttore si fa di quanti beni potrà vendere) calano, e quindi cala la domanda di lavoro (cioè il produttore assume di meno perché sa che venderà di meno). Insomma, non ci si sposta dal punto A, fuori dall'equilibrio, al punto E, dove le due curve si incontrano, ma al punto B, che è anche lui fuori dall'equilibrio, perché è su una nuova curva di (minor) domanda di lavoro da parte del sistema imprenditoriale. Chiaro, no?
Ed ecco anche spiegato perché le riforme, soprattutto se strutturali, non sono mai abbastanza! Di fatto, la deflazione logora chi la fa: soprattutto se ha successo, la flessibilità dei salari verso il basso allontana, anziché avvicinarlo, l'obiettivo di ridurre la disoccupazione. Tutto quello che si riesce a ottenere per questa via è una crisi di domanda (effettiva), ovvero una situazione in cui circolano talmente pochi soldi che il desiderio di acquistare beni non si traduce effettivamente in domanda per mancanza, appunto, di liquidi! Certo, sappiamo che a questo si può ovviare indebitandosi. Ma ora che le banche saltano una dietro l'altra, sappiamo anche dove questa storia porti: a una crisi finanziaria.
Questo, per voi, non è niente di nuovo, o almeno spero. Ve lo racconto oggi solo per ricordarvi che avete ancora 24 ore per votare questo sito come miglior sito politico-d'opinione ai MIA17, cosa che potete fare seguendo le istruzioni su questa pagina (per favore non fate come il simpatico Nardelli, che mi ha scritto un paio di email assolutamente deliranti perché temo abbia confuso la pagina per la votazione - dove Goofynomics compare nella categoria 27, e dovete esprimere un voto in almeno 10 categorie - con la scheda per la nomination: strano che certe semplici logiche sfuggano proprio a voi che la televisione la guardate - per lamentarvene, ma la guardate...).
Dovreste farlo, perché non credo che abbiate trovato altrove spiegazioni del perché le riforme strutturali sono destinate a fallire (o meglio: del perché il loro scopo è fallire)! Se volete che altri leggano queste spiegazioni, anche votare ai MIA17 può essere un modo. Voi potrete pensare che sia cosa futile: in effetti, lo è. Ma attenzione, ricordatevi una cosa: le riforme le scrivono i giuristi, e i nostri giuristi sono affetti da quella piddinitas che tante volte abbiamo stigmatizzato. Facciamo finta che siano in buona fede: in questo caso, portare a loro, come a tanti altri, il semplice argomento di questo post forse qualcosa può cambiare. Voglio pensare che chi sembra una brava persona lo sia. Nel mercato delle patate ci si può spostare lungo la curva di domanda, da A a E. In quello del lavoro, la variazione del prezzo (del salario) sposta la curva di domanda (a salari bassi laggente non comprano e gli imprenditori quindi non assumono). La differenza fra pre-keynesiani e post-keynesiani è tutta qui: nel prendere atto di questo semplice dato contabile: i soldi che non circolano non si possono spendere, e alterare la distribuzione del reddito con riforme che danneggino i lavoratori alla fine fa crollare tutta la baracca, anche se a queste riforme viene appioppato il rassicurante epiteto di "strutturali". Si sa, le riforme sono strutturali, esattamente come le olive sono... Come sò ste olive?
E così le riforme: noi cominceremmo a essere un po' riluttanti, ma i tanto Mario Brega dei media e della politica insistono: sò strutturali!
E ce le spingono nel gozzo...
Mi faceva un po' tenerezza il giurista che diceva: "Ma sai, noi scontiamo una certa subalternità culturale, magari abbiamo fatto il classico perché non ci piaceva la matematica, poi arriva l'economista con le sue regressioni e ci dice che il mondo funziona così...". Ecco, Keynes non aveva bisogno di regressioni (pur essendo economista quantitativo) per spiegare come va il mondo, e così non ne ho avuto bisogno io. Aggiungo anche che quello che vi ho detto qui, cioè che le riforme strutturali non funzionano perché deflazionistiche, ormai se lo dicono anche i pre-keynesiani, con il loro linguaggio (non comprensibile ai giuristi, in questo caso) e con argomenti diversi (non tutti stupidi). Ma perché una persona dovrebbe dar retta a chi gli parla un linguaggio che non capisce, anziché a chi gli parla un linguaggio comprensibile? Alla fine, l'archetipo della professione giuridica è l'Azzeccagarbugli: ci vuole così tanto a intuire quando chi si ha di fronte usa le formule come il latinorum?
Insisto sul fatto che chi ha una formazione classica, se ce l'ha, dovrebbe diffidare instintivamente dai tentativi di proporre una scienza umana come scienza naturale. Se non diffida, avrebbe fatto meglio a far ragioneria: questa, almeno, gli sarebbe servita a capire che i soldi che non circolano non possono essere spesi, cioè a maneggiare con scioltezza la parte tecnica della fallacia pre-keynesiana. Ma è la parte etica ed epistemologica quella più grave in termini politici, e più apparente a chi abbia avuto un contatto non fugace con le humane lettere.
Il che ci ricorda che non amare la matematica è forse una condizione sufficiente per scegliere il classico, ma non per capire quanto ivi si insegna, e che se la scienza giuridica richiede ragionamento (cosa della qual i giuristi si gloriano, a ragione), non è per questo che la scienza economica possa o debba essere considerata come un sudoku per diversamente letterati privi di capacità logiche.
C'è un grande lavoro di mediazione culturale da fare (visto che la buona fede si presume). Ci stiamo attrezzando per farlo meglio. Intanto, votate Goofynomics ai MIA17. Poi, vi parlerò dei nostri prossimi appuntamenti...
Insomma: due mondi completamente diversi: orizzontale contro verticale, terra contro acqua, nebbia contro sole.
Eppure, per uno strano caso, la settimana scorsa mi è toccato dire, in questi due posti diversi, e a interlocutori completamente diversi, esattamente la stessa, stessissima cosa.
La prima volta venerdì, a Halle. Un seminario molto interessante all'IWH, su "Sfide e implicazioni della dinamica inflazionistica". Di cose da raccontarvene ne avrei tante, ma il tempo e la salute sono limitati, quindi vado al punto. Che meraviglia ascoltare tutti questi funzionari della Bce, della Buba, della Banque de France, preoccuparsi per l'inflazione... "Quale inflazione!?", direte voi. Appunto! Questa è la meraviglia! Per uno come me, che ha passato la maggior parte della propria esistenza a vedere economisti e opinionisti stracciarsi le vesti per il pericolo dell'elevata inflazione, che, si sa, rovina la vedova e l'orfano (che tanto stanno a cuore ai banchieri centrali, come anche si sa), quale Wunder osservare questo conciliabolo di tecnici, assolutamente ortodossi e molto preparati, in gramaglie perché l'inflazione è bassa, è below target: pensate, fra tre anni in Europa sarà ancora all'1.8%, anziché al 2%.
Ne hanno viste di cose questi occhi...
Che poi, alla fine, a me, che non sono cattivo (mi dipingo così), venivano quasi i lucciconi, e mi veniva da consolarli.
Avrei potuto dire loro: "Dai, su, non preoccupatevi. Alla fine i modelli che usate
Forse avrei potuto dire: "Sì, vabbè, magari restiamo sotto al 2%, ma questo obiettivo che valore ha? Nessuno. La sua logica fasulla, descritta a p. 205 del Tramonto dell'euro, era un misto di wishful thinking (una crescita reale del 2.5% all'anno nell'Eurozona) e pessima teoria economica (la teoria quantitativa della moneta, quella secondo cui la moneta causa i prezzi). Ma prima della crisi la crescita reale è stata del 2.1% (uno scostamento di 0.4 punti che non preoccupava nessuno)! Se contiamo anche gli anni della crisi, si arriva all'1.3%... e questo nonostante che durante la crisi voi abbiate stampato 2000 miliardi di euro che non hanno causato alcuna inflazione! Quindi fatti e teoria sui quali l'obiettivo si basa sono risultati del tutto errati, e visto che l'obiettivo non è iscritto in alcun trattato, ma ve lo siete dati da soli, se proprio non vi riesce di raggiungerlo potete cambiarlo: dite che il mondo è cambiato, che oggi (per esempio) c'è la Cina, e che il nuovo obiettivo di inflazione è l'1.8%, così fra tre anni avrete risolto!". Ma sarei sembrato inopportuno.
Avrei anche potuto dire: "Sì, ma chi se ne frega se l'inflazione media dell'Eurozona è di 0.2 punti sotto al target! Il problema non è questo: il problema è che non ha senso parlare di inflazione dell'Eurozona! Quello che ci ha mandato per aria non è lo scostamento dell'inflazione dal suo obiettivo (scostamento che prima della crisi non c'è stato), ma lo scostamento dell'inflazione tedesca dall'obiettivo: quello che dicevo nel 2012, oggi lo dice anche Bofinger (che è un consigliere del capo). Quindi state sereni: il problema non è la mancata convergenza dell'inflazione media all'obiettivo, ma, caso mai, la mancata convergenze delle inflazioni dei paesi membri alla media. La crisi non ha migliorato le cose: lo scarto quadratico medio fra i tassi di inflazione nazionali non è molto diminuito dal 1999 (i dati sono qui), e magari dovreste preoccuparvene un po' di più...". Ma dire questo sarebbe sembrato un po' troppo corrosivo, perché questo argomento portava ad un'unica conclusione: che l'unica Bce buona è quella... bè, lo sapete!
Allora, per cercare di farli contenti, ho seguito un'altra strada: "Scusate! Ma, come vi ho fatto notare, io qui sono l'unico italiano, behind the enemy lines, e quindi posso darvi una prospettiva diversa sul mistero dell'inflazione scomparsa. Mi ricordo che nel 2011 l'allora governatore della Bce, Trichet, mandò al governo italiano una lettera che chiedeva riforme i cui effetti sarebbero stati sostanzialmente deflazionistici - in particolare attraverso la riforma del mercato del lavoro, che mirava a agevolare la flessibilità dei salari verso il basso rendendo i lavoratori più ricattabili. Il PD poi ha attuato quelle riforme. Ora, non capisco la vostra frustrazione! L'inflazione non c'è più perché avete consigliato delle riforme che la eliminassero, e queste riforme hanno funzionato. Quindi, perché essere mogi?"
Questa osservazione è stata trovata interessante, e il discorso si è spostato su altri temi: la colpa, signora mia, è delle aspettative: non sono ben ancorate, perché laggente non sono razionali (dopo anni passati a imporre politiche di tagli alla spesa pubblica giustificandoli col fatto che laggente sono razionali e quindi capischeno che se tagli la spesa oggi li tassi meno domani... Anche qui, quale Wunder!).
A Maratea, ancor meglio. Dibattito in piazza con Pizzuti, Ciccone e Dal Conte, che non conoscevo, ma era più importante di tutti gli altri messi insieme (compreso il vostro umilissimo) essendo che aveva scritto materialmente il jobs act, la più strutturale delle riforme strutturali. Persona civilissima e simpaticissima (amico di D'Antoni, che ha un passato bocconiano ma è tanto una brava persona), che ha poi sopportato sportivamente le mie punzecchiature: e questo va senz'altro a suo merito. Ma, anche qui, ascoltandolo provavo un certo senso di straniamento. "Le riforme, si sa, sono ardue da fare, soprattutto se strutturali: laggente non le vogliono, perché è più facile comprare consenso dando un reddito a chi è in difficoltà, anziché facendo politiche attive del lavoro, cioè insegnando a un barbiere di Catania come diventare piastrellista a Udine. Ma questo governo ha avuto il coraggio..." "Di riprendersi gli 80 euro coi quali aveva comprato il consenso?" direte voi che siete irriverenti, che non capite la solitudine e il travaglio (con la minuscola) del riformista.... No: il discorso di Dal Conte era più articolato: "Questo governo ha avuto il coraggio di fare riforme impopolari, anche sapendo che poteva mettere a rischio il proprio consenso".
E lì, di esitazioni su cosa dire, ne ho avute molto poche: sostanzialmente, quello che avevo detto a Halle. "Scusa: mi racconti ancora questa storia di Renzi che viene da te e ti dice: aiutami a perdere consenso! Perché io mi ricordo una cosa diversa: mi ricordo che a metà 2011 arrivò dalla Bce una ben precisa agenda di governo, che elencava, ex multis, alcuni provvedimenti specifici in ambito giuslavoristico, fra cui la riforma della contrattazione collettiva, la revisione delle norme che regolano il licenziamento dei dipendenti, e naturalmente, perché no, la vecchia, stantia solfa delle politiche attive che favoriscano la riallocazione del lavoro - una solfa che, peraltro, deriva a sua volta da un altro diktat, questa volta dell'OCSE. Ora, io non ho motivo di dubitare: Renzi, basta guardarlo in faccia e lo si capisce, è senz'altro uno statista disposto a mettersi in gioco per il bene del paese, quindi sicuramente sarà venuto a chiederti come perdere consenso all'uopo. Solo che... io lì non c'ero. La lettera della Bce, invece, l'hanno letta tutti, e tutti hanno visto in quale modo pedissequo il PD l'ha eseguita. Quindi, io, nel dubbio, preferisco pensare che questa ansia da riforma sia indotta, sia esogena, anziché essere spontanea, endogena...".
E ci siamo lasciati da buoni amici, perché, esattamente come non si può voler del male a chi, in Bce, preferisce che la Bce sopravviva, anche se questo distrugge l'Europa, a maggior ragione non si può volerne a un giurista di non aver presenti alcuni limiti intrinseci delle riforme strutturali, e questo soprattutto se frequenta economisti pre-keynesiani, quelli che voi, in modo irriverente, chiamate "bocconiani".
Certo, il giurista, a casa sua, non vive in un mondo pre-keynesiano! Se sta male, anziché farsi fare un salasso (quello che i suoi amici consigliano a noi) prende un antibiotico, e le notizie non le ascolta da una radio a valvole termoioniche, ma magari guardando la televisione. Post-keynesiano per sé, il giurista però diventa pre-keynesiano per gli altri, traducendo in leggi i precetti di un'economia logicamente fallace perché vetusta. Alla base delle riforme strutturali, e del loro fallimento, c'è infatti l'idea un po' bislacca che il cosiddetto mercato del lavoro funzioni come il mercato di Val Melaina, dove io spunto sempre prezzi bassi perché ci passo tornando dalla scuola der Palla, a tarda ora, quando l'eccesso di offerta sul bancone fa scendere i prezzi di qualsiasi bene.
Ma il lavoro non è un bene qualsiasi: il lavoro sono uomini, e questo chiunque dovrebbe percepirlo: indebolire le tutele del lavoro significa indebolire le tutele dell'umanità. Ma di questo uno potrebbe anche battersene. Resterebbe però un altro problema, un problema che negli altri mercati, caso strano, non si presenta. Sì: se a fine giornata la zucchina, o lo sgombro, o il moscato di Terracina, restano sul banco, il venditore può abbassarne il prezzo, per invogliare gli acquirenti. A parità di reddito degli acquirenti, la decisione del fruttarolo di deflazionare aumenta il potere di acquisto degli acquirenti stessi, e magari la frutta non finisce al cassonetto.
Ora, inutile girarci intorno: lo scopo del gioco delle riforme strutturali (tutte) è quello di rendere i salari flessibili al ribasso. Una ottima descrizione la trovate qui. Nel contesto dell'Eurozona sappiamo bene che questa è una scelta obbligata: abbiamo costruito un mondo nel quale viene impedito ai cambi di flettersi perché si flettano i salari. L'euro è lotta di classe, fatta, con efficacia, dal capitale contro il lavoro. Ma anche nel resto del mondo l'idea che i salari sopportino il peso dell'aggiustamento macroeconomico, che se c'è disoccupazione non sia lo Stato a dover investire di più, ma i lavoratori a chiedere di meno, ha ampio corso, come immaginate, visto che i ricchi e potenti, i capitalisti, pagano giornali e università (avendo i soldi per farlo).
Il fatto è che con la flessibilità dei salari verso il basso il problema non si risolve, ma anzi si aggrava. E a capirlo non ci vuole molto.
Con curve di domanda negativamente inclinate, la diminuzione del prezzo causa un aumento della quantità richiesta. Anche l'imprenditore, se scende il prezzo del lavoro, cioè il salario, aumenterà la quantità di occupati richiesti, e questi quindi non saranno più in eccesso di offerta (cioè disoccupati). Così ragionano i pre-keynesiani. Ma questo ragionamento è stupido: si basa su una premessa assurda, che essi rivendicano come suggello di scientificità, con una ingenuità (o una impudenza) che lasciano veramente senza parole! La premessa (assurda) è che valga per la collettività quello che vale per il singolo individuo. Loro, questa premesse demente, la chiamano "microfondazione". Noi la chiamiamo fallacia di composizione. Va la spieago con un paio di slides che ho mostrato ai giovini della scuola MADEurope di Maratea, dove sono stato invitato da un ospitalissimo ed efficientissimo Realfonzo.
Vedete, per gli economisti pre-keynesiani il mercato del lavoro replica esattamente la logica con la quale il singolo imprenditore sceglie quanti lavoratori assumere. Il grafico (se aiuta) è questo:
C'è una curva di domanda di lavoro, in rosso, che dipende negativamente dal salario reale (cioè dal rapporto fra salari e prezzi, insomma: dal potere d'acquisto erogato al lavoratore) e positivamente dal prodotto (perché se vuoi produrre di più ti occorrono più lavoratori). Poi c'è una curva di offerta di lavoro, in blu, che ho immaginato, per semplicità, verticale (anche se potremmo pensare a una sua inclinazione positiva, a indicare che più alto è il salario e più aumentano le persone disposte a lavorare: i salari bassi scoraggiano). Con un salario reale al livello (W/P)0 (misurato sull'asse verticale), le imprese assumono solo A lavoratori (misurati in orizzontale). Ma in A domanda (rossa) e offerta (blu) non si incontrano: c'è un gap, e quel gap sono i disoccupati: persone che vorrebbero lavorare a quel salario, ma che l'imprenditore non vuole assumere a quel salario.
Come si risolve il problema per il pre-keynesiani?
Ma è semplice: con le riforme strutturali! Indebolisco il potere contrattuale dei lavoratori introducendo forme di precariato, aumentando il potere di ricatto del datore d lavoro (ad esempio facilitando i licenziamenti), e vedrai che i salari scendono! Insomma, nel mondo pre-keynesiano le riforma strutturali servono a realizzare una cosa simile:
Basta poco, che cce vò? Il salario reale scende dal livello (W/P)0 al livello (W/P)1, ci si sposta da A a E ed ecco che, in E, domanda e offerta di lavoro si incontrano: a quel salario l'imprenditore è disposto a dare lavoro a tutti quelli che lo chiedono, dato il livello di produzione Y che massimizza il suo profitto.
Sì, tutto bello e tutto giusto, ma c'è un problema. Voi direte: "Certo! Il problema è che magari al nuovo livello di salario reale il lavoratore non sopravvive!". No, amici, siete fuori strada. Il problema non è biologico, ma logico (e quindi di ordine superiore).
Il fatto è che il singolo imprenditore, nel fare le sue scelte, può anche ragionare per un dato livello di produzione. In concorrenza perfetta, infatti, lui fronteggia una curva di domanda di beni infinitamente elastica, che poi significa che per definizione tutti i beni messi in vendita al prezzo che il mercato ritiene "giusto" (cioè di equilibrio) saranno venduti. Quindi, in qualche modo, a livello del singolo imprenditore ha senso ragionare come se il salario reale W/P non influenzasse la produzione ottimale Y, perché in effetti a livello del singolo imprenditore è così. Se il fruttarolo abbassa il prezzo del moscato, corre il rischio di guadagnare meno lui, ma la sua decisione non fa guadagnare di meno me, e siccome l'uva la compro io...
Il punto, però, è che i nostri amici pre-keynesiani menano vanto dall'applicare all'intero sistema economico (cioè su scala macroeconomica) quel grafico e quel ragionamento che funziona (se funziona) a livello del singolo imprenditore (cioè su scala microeconomica). Ma a scala macroeconomica, quando cioè consideri la decisione di tutti gli imprenditori di far riformare il mercato del lavoro in modo da distribuire meno potere di acquisto, ecco che le cose cambiano. Quello che va bene se lo fa uno solo (alzarsi in piedi allo stadio per vedere meglio, tagliare i salari ai propri dipendenti), non va più bene se lo fanno tutti: se tutti si alzano, vedono tutti come prima, e se tutti tagliano?
Se tutti tagliano succede questo:
Dato che se tutti tagliano, dall'altra parte tutti hanno meno soldi per comprare, le aspettative di domanda (cioè l'idea che il produttore si fa di quanti beni potrà vendere) calano, e quindi cala la domanda di lavoro (cioè il produttore assume di meno perché sa che venderà di meno). Insomma, non ci si sposta dal punto A, fuori dall'equilibrio, al punto E, dove le due curve si incontrano, ma al punto B, che è anche lui fuori dall'equilibrio, perché è su una nuova curva di (minor) domanda di lavoro da parte del sistema imprenditoriale. Chiaro, no?
Ed ecco anche spiegato perché le riforme, soprattutto se strutturali, non sono mai abbastanza! Di fatto, la deflazione logora chi la fa: soprattutto se ha successo, la flessibilità dei salari verso il basso allontana, anziché avvicinarlo, l'obiettivo di ridurre la disoccupazione. Tutto quello che si riesce a ottenere per questa via è una crisi di domanda (effettiva), ovvero una situazione in cui circolano talmente pochi soldi che il desiderio di acquistare beni non si traduce effettivamente in domanda per mancanza, appunto, di liquidi! Certo, sappiamo che a questo si può ovviare indebitandosi. Ma ora che le banche saltano una dietro l'altra, sappiamo anche dove questa storia porti: a una crisi finanziaria.
Questo, per voi, non è niente di nuovo, o almeno spero. Ve lo racconto oggi solo per ricordarvi che avete ancora 24 ore per votare questo sito come miglior sito politico-d'opinione ai MIA17, cosa che potete fare seguendo le istruzioni su questa pagina (per favore non fate come il simpatico Nardelli, che mi ha scritto un paio di email assolutamente deliranti perché temo abbia confuso la pagina per la votazione - dove Goofynomics compare nella categoria 27, e dovete esprimere un voto in almeno 10 categorie - con la scheda per la nomination: strano che certe semplici logiche sfuggano proprio a voi che la televisione la guardate - per lamentarvene, ma la guardate...).
Dovreste farlo, perché non credo che abbiate trovato altrove spiegazioni del perché le riforme strutturali sono destinate a fallire (o meglio: del perché il loro scopo è fallire)! Se volete che altri leggano queste spiegazioni, anche votare ai MIA17 può essere un modo. Voi potrete pensare che sia cosa futile: in effetti, lo è. Ma attenzione, ricordatevi una cosa: le riforme le scrivono i giuristi, e i nostri giuristi sono affetti da quella piddinitas che tante volte abbiamo stigmatizzato. Facciamo finta che siano in buona fede: in questo caso, portare a loro, come a tanti altri, il semplice argomento di questo post forse qualcosa può cambiare. Voglio pensare che chi sembra una brava persona lo sia. Nel mercato delle patate ci si può spostare lungo la curva di domanda, da A a E. In quello del lavoro, la variazione del prezzo (del salario) sposta la curva di domanda (a salari bassi laggente non comprano e gli imprenditori quindi non assumono). La differenza fra pre-keynesiani e post-keynesiani è tutta qui: nel prendere atto di questo semplice dato contabile: i soldi che non circolano non si possono spendere, e alterare la distribuzione del reddito con riforme che danneggino i lavoratori alla fine fa crollare tutta la baracca, anche se a queste riforme viene appioppato il rassicurante epiteto di "strutturali". Si sa, le riforme sono strutturali, esattamente come le olive sono... Come sò ste olive?
E così le riforme: noi cominceremmo a essere un po' riluttanti, ma i tanto Mario Brega dei media e della politica insistono: sò strutturali!
E ce le spingono nel gozzo...
Mi faceva un po' tenerezza il giurista che diceva: "Ma sai, noi scontiamo una certa subalternità culturale, magari abbiamo fatto il classico perché non ci piaceva la matematica, poi arriva l'economista con le sue regressioni e ci dice che il mondo funziona così...". Ecco, Keynes non aveva bisogno di regressioni (pur essendo economista quantitativo) per spiegare come va il mondo, e così non ne ho avuto bisogno io. Aggiungo anche che quello che vi ho detto qui, cioè che le riforme strutturali non funzionano perché deflazionistiche, ormai se lo dicono anche i pre-keynesiani, con il loro linguaggio (non comprensibile ai giuristi, in questo caso) e con argomenti diversi (non tutti stupidi). Ma perché una persona dovrebbe dar retta a chi gli parla un linguaggio che non capisce, anziché a chi gli parla un linguaggio comprensibile? Alla fine, l'archetipo della professione giuridica è l'Azzeccagarbugli: ci vuole così tanto a intuire quando chi si ha di fronte usa le formule come il latinorum?
Insisto sul fatto che chi ha una formazione classica, se ce l'ha, dovrebbe diffidare instintivamente dai tentativi di proporre una scienza umana come scienza naturale. Se non diffida, avrebbe fatto meglio a far ragioneria: questa, almeno, gli sarebbe servita a capire che i soldi che non circolano non possono essere spesi, cioè a maneggiare con scioltezza la parte tecnica della fallacia pre-keynesiana. Ma è la parte etica ed epistemologica quella più grave in termini politici, e più apparente a chi abbia avuto un contatto non fugace con le humane lettere.
Il che ci ricorda che non amare la matematica è forse una condizione sufficiente per scegliere il classico, ma non per capire quanto ivi si insegna, e che se la scienza giuridica richiede ragionamento (cosa della qual i giuristi si gloriano, a ragione), non è per questo che la scienza economica possa o debba essere considerata come un sudoku per diversamente letterati privi di capacità logiche.
C'è un grande lavoro di mediazione culturale da fare (visto che la buona fede si presume). Ci stiamo attrezzando per farlo meglio. Intanto, votate Goofynomics ai MIA17. Poi, vi parlerò dei nostri prossimi appuntamenti...
mercoledì 12 luglio 2017
Le articolarie (#MIA17)
Sollecitato da alcuni di voi, torno sul tema della simpatica goliardata: il Macchia Nera Award, la manifestazione che ci ha visto vincitori nel 2015 e nel 2016, il che, come sapete, ha suggerito agli organizzatori di eliminare, in quanto poco rilevante, la categoria "economia", nella quale comunque non c'era partita.
Qualcuno di voi ha espresso valutazioni critiche verso questa decisione. Non le condivido, per almeno tre motivi:
1) perché era del tutto prevedibile (e non sono tenuto a trovare interessante il fatto che domani il sole sorgerà alle 5:47);
2) perché se vincere è piacevole, stravincere è noioso: la mia ansia di competere ha bisogno di nuove sfide;
3) e, infine, perché non è la prima volta che qualcuno decide di cambiare le regole dopo una nostra affermazione eclatante.
A chi si stupiva di questo modus operandi (o forse non credeva alle mie parole), come l'amico Nardelli, propongo un esempio: il Premio Canova. Nella pagina ufficiale del premio trovate questa regina probationum:
Strano, vé? Proprio nell'anno successivo a quello della mia vittoria, il Club Canova ha deciso, per diventare "autorevole", di affidare la selezione del vincitore non al voto espresso dai membri del Club (evidentemente ritenuti non autorevoli, forse perché avevano dimostrato libertà di spirito, che, come Keynes ci ricorda, nel mondo finanziario non è considerata una qualità), ma a una giuria di economisti autorevoli (qui un esempio). Viene da sorridere con affetto. Ricordo con una certa tenerezza il patema d'animo dell'allora presidente della prestigiosa istituzione, uomo di una nota banca d'affari, nell'accogliere in sede uno che stava semplicemente scrivendo in italiano (lingua con cui la comunità finanziaria ha scarsa familiarità) alcune verità elementari universalmente riconosciute dalla letteratura scientifica internazionale (con cui la comunità finanziaria ha altresì poco da spartire, soprattutto in un ambiente intrinsecamente conformista come quello italiano).
Bisognava essere molto provinciali per vedere in me un pericoloso agitatore, ma erano altri tempi...
Constato, con molta serenità, che cambiando le regole non mi pare che il club abbia accresciuto il proprio prestigio (e me ne spiace), per il semplice motivo che, come ho notato, con questa operazione in re ipsa si negava che i suoi membri avessero capacità di discernimento.
Tuttavia, contenti loro, contenti tutti: io ora gioco in un altro campionato. Questo breve amarcord vale quindi solo come esortazione a stare tranquilli: è business as usual... e, as usual, vinceremo!
Vi propongo quindi l'esito delle votazioni online svolte sul blog (dove? come? quando? Bè: non sono fatti vostri, altrimenti che votazioni online sarebbero!?). A spoglio delle schede avvenuto, tenuto conto delle regole, che impongono di:
1) esprimere almeno otto preferenze;
2) non votare più di quattro volte lo stesso sito in categorie diverse;
è emerso questo orientamento:
1) Miglior articolo: http://vocidallestero.it/2017/03/14/perche-gli-stati-uniti-hanno-bisogno-di-liberarsi-delleuro/
2) Miglior community: http://goofynomics.blogspot.it/
3) Miglior youtuber-videomaker: http://www.byoblu.com/
4) Miglior pagina FB: https://www.facebook.com/feudalesimoeliberta/
5) Miglior tweeter: https://twitter.com/EuroMasochismo
6) Miglior sito satira: http://www.lercio.it/
7) Miglior sito politico-d'opinione:http://goofynomics.blogspot.it/
8) Miglior hashtag: #maleichenesa
9) Miglior sito: http://vocidallestero.it/
Vi ho fornito nove scelte, dovete esprimerne almeno otto, potete lasciarne cadere una, ma non di quelle in grassetto, e potete anche aggiungerne altre, ma senza trascurare quelle in grassetto e evitando di ripetere goofynomics in altre categorie (il voto è quasi libero, come vedete...).
Vorrei brevemente discutere con voi la selezione effettuata
Come miglior articolo ho scelto quello tradotto da vocidallestero, per diversi motivi: perché ha un certo valore pedagogico; perché è conciso; perché nella sua versione originale è stato citato dal Financial Times e ha ricevuto complimenti di persone autorevoli (non vi faccio la lista). Penso che abbia una sua efficacia, e che aiuti i lettori a mettere i nostri problemi nella giusta prospettiva. Non mi interessa che vinca, ma è importante che arrivi in nomination, anche perché questo dà una spinta indiretta a vocidallestero.
Vocidallestero ve lo propongo anche come miglior sito. Una scelta forse un po' velleitaria: magari non riuscirà a sfondare. Mi sembra però necessario premiare un sito che è sempre stato sinergico col nostro progetto, che compie un'importantissima funzione civile di informazione, al quale collaborano tanti soci di a/simmetrie (e miei amici), e che ha fatto un importante sforzo di restyling. L'essenziale è che qualcuno ci clicchi: male non gli farà.
Sempre a proposito di amici, ho scelto come miglior tweeter Euromasochismo. La scelta è stata sofferta, perché di ottimi tweeter, migliori di me, ce ne sono molti nella nostra cerchia: a partire dall'inarrivabile Claudio, passando per Massimo D'Antoni, Vladimiro Giacché, ecc. Tuttavia, mi sembrava importante spingere l'immortale autore di facciamocome.org, anche in virtù del fatto che sta per uscire una sua importante fatica letteraria, che verrà presentata al #goofy6. Forse non dovevo dirvelo, ma ve l'ho detto...
Claudio Messora è un personaggio controverso e presumo che alcuni di voi storceranno il nasino. Tuttavia, io non dimentico l'intervista che mi fece cinque anni fa, un'intervista che ha portato qui molti di voi. Posso ogni tanto non essere d'accordo con lui, ma considero Claudio un amico (anche se qualche volta i suoi toni non sono quelli - perfetti - dell'intervista del 2012) e vi sarei grato se lo sosteneste in un momento in cui ne ha bisogno.
Oggettivamente, noi siamo il miglior sito politico-d'opinione, e credo che sia piuttosto facile dimostrarlo a eventuali passanti: basterà fare un elenco parziale di tutte le volte che siamo riusciti ad anticipare le tendenze politiche in atto, e l'inevitabile esito dei processi politici in corso.
Ricordo a chi si fosse messo a leggere in questo momento che questo blog:
1) venne aperto prevedendo il fallimento del salvataggi di Monti il giorno stesso in cui Monti prese servizio, e questo non lanciando in aria una monetina, ma argomentando che poiché la nostra crisi visibilmente non dipendeva dal debito pubblico, curarla con l'austerità l'avrebbe aggravata. Questa diagnosi è stata fatta propria dai farisei del mainstream con quattro anni di ritardo, nel corso dei quali i loro sodali hanno massacrato il nostro paese.
2) previse il giorno stesso dell'insediamento di Hollande che Hollande avrebbe fallito, e questo non leggendo i fondi del caffè, ma la dinamica dei saldi settoriali francesi. Le cose poi andarono come avevamo previsto: Hollande resta l'unico presidente che non si sia ripresentato nella recente storia francese (fatto salvo il caso di un assente giustificato). Vi ho raccontato altrove quanto tempo i merdia mainstream ci misero a capire quello che per noi fu chiaro dall'inizio.
3) argomentò immediatamente che Tsipras avrebbe fallito, e questo non leggendo la sfera di cristallo, ma constatando che la strada che questo traditore del suo popolo intendeva percorrere, quella di un euro senza austerità, era contraddetta dalla logica economica. Indipendentemente quindi dalle dinamiche soggettive, dalle buone o cattive intenzioni del figuro (sulle quali ho le mie idee e alcuni riscontri), c'erano processi oggettivi in atto che facevano di lui quel piccolo Papademos che poi è stato, e continua a essere.
Mi fermo qui. Questo blog è costellato di QED, i quali hanno in comune un filo conduttore: quello di esemplificare come l'analisi economica possa anticipare in modo piuttosto preciso l'esito di certe dinamiche politiche (con buona pace degli imbecilli che "erprimatodaapolitiga"). Quindi noi siamo un sito politico, e siamo anche un sito di opinione: la facciamo qui, e la facciamo dove ci chiedono di farla: nell'ultimo anno ci è capitato di farla sul Financial Times, sulla CNN, ecc. L'autorevolezza che abbiamo conquistato dipende anche dalla formula totalmente innovativa che abbiamo scelto: quella di non parlare a tutti, e di mirare alla qualità. Non si contano gli articoli di questo blog che, scritti magari per rispondere alle cialtronate di qualche sgherro dei media, sono diventati poi articoli in classe A (pensate ad esempio al De benza italica, finito poi su Energy Policy...). In questo modo, con passione civile, rigore scientifico, e tanto, tanto lavoro, siamo riusciti a fare opinione rendendo autorevole un tema che a tutti sembrava inavvicinabile, anche ai simpatici evirati che ne sapevano benissimo la fondatezza scientifica, ma che per quieto vivere preferivano non disturbare il manovratore...
Eh, sì: giova ricordare, oggi che tutti (tranne qualche povero imbecille sorpassato dai fatti e probabilmente giudicato expendable da chi lo paga...) riconoscono l'irrazionalità del Fiscal compact, che quando esso venne firmato non fummo in molti a denunciarne i pericoli (per inciso, rileggendo quel post noterete che servi si nasce...).
Quindi noi siamo il migliore, anzi, l'unico sito politico e di opinione: siamo l'unico sito che si sia rivolto alla polis per aiutarla a interpretare le opinioni autorevolmente espresse nella letteratura scientifca dai migliori studiosi internazionali di economia e di politica. Niente a che fare con la marmaglia di cialtroni animati dal coraggio delle idee altrui, tuttora egemone sui media tradizionali (ma sempre meno seguita sui social media).
E, ma questo non devo spiegarvelo, voi siete anche la migliore community italiana, perché siete la community degli italiani migliori: quelli che amano il proprio paese e i propri concittadini, e ritengono che questi ultimi abbiano il diritto di governarsi da soli, e siano sufficientemente adulti da poter affrontare senza governante la conseguenza di eventuali scelte sbagliate, come pure di godersi senza vederselo derubare il frutto di eventuali scelte giuste.
Bene. Ora sapete cosa fare, e perché farlo. Vi resta solo da farlo, e per questo potete andare a votare fino al 22 luglio sul sito del MIA17. Ricordo ai diversamente attenti che queste sono le nomination: seguiranno le votazioni, in occasione delle quali dovrete scegliere fra i nominati in ogni categoria. Intanto, però cerchiamo di essere nominati: fate il vostro dovere ora, e fatelo fare a chi vi è vicino.
Per quanto possa sembrare un'operazione banale, è comunque un modo per contarci...
Qualcuno di voi ha espresso valutazioni critiche verso questa decisione. Non le condivido, per almeno tre motivi:
1) perché era del tutto prevedibile (e non sono tenuto a trovare interessante il fatto che domani il sole sorgerà alle 5:47);
2) perché se vincere è piacevole, stravincere è noioso: la mia ansia di competere ha bisogno di nuove sfide;
3) e, infine, perché non è la prima volta che qualcuno decide di cambiare le regole dopo una nostra affermazione eclatante.
A chi si stupiva di questo modus operandi (o forse non credeva alle mie parole), come l'amico Nardelli, propongo un esempio: il Premio Canova. Nella pagina ufficiale del premio trovate questa regina probationum:
Strano, vé? Proprio nell'anno successivo a quello della mia vittoria, il Club Canova ha deciso, per diventare "autorevole", di affidare la selezione del vincitore non al voto espresso dai membri del Club (evidentemente ritenuti non autorevoli, forse perché avevano dimostrato libertà di spirito, che, come Keynes ci ricorda, nel mondo finanziario non è considerata una qualità), ma a una giuria di economisti autorevoli (qui un esempio). Viene da sorridere con affetto. Ricordo con una certa tenerezza il patema d'animo dell'allora presidente della prestigiosa istituzione, uomo di una nota banca d'affari, nell'accogliere in sede uno che stava semplicemente scrivendo in italiano (lingua con cui la comunità finanziaria ha scarsa familiarità) alcune verità elementari universalmente riconosciute dalla letteratura scientifica internazionale (con cui la comunità finanziaria ha altresì poco da spartire, soprattutto in un ambiente intrinsecamente conformista come quello italiano).
Bisognava essere molto provinciali per vedere in me un pericoloso agitatore, ma erano altri tempi...
Constato, con molta serenità, che cambiando le regole non mi pare che il club abbia accresciuto il proprio prestigio (e me ne spiace), per il semplice motivo che, come ho notato, con questa operazione in re ipsa si negava che i suoi membri avessero capacità di discernimento.
Tuttavia, contenti loro, contenti tutti: io ora gioco in un altro campionato. Questo breve amarcord vale quindi solo come esortazione a stare tranquilli: è business as usual... e, as usual, vinceremo!
Vi propongo quindi l'esito delle votazioni online svolte sul blog (dove? come? quando? Bè: non sono fatti vostri, altrimenti che votazioni online sarebbero!?). A spoglio delle schede avvenuto, tenuto conto delle regole, che impongono di:
1) esprimere almeno otto preferenze;
2) non votare più di quattro volte lo stesso sito in categorie diverse;
è emerso questo orientamento:
1) Miglior articolo: http://vocidallestero.it/2017/03/14/perche-gli-stati-uniti-hanno-bisogno-di-liberarsi-delleuro/
2) Miglior community: http://goofynomics.blogspot.it/
3) Miglior youtuber-videomaker: http://www.byoblu.com/
4) Miglior pagina FB: https://www.facebook.com/feudalesimoeliberta/
5) Miglior tweeter: https://twitter.com/EuroMasochismo
6) Miglior sito satira: http://www.lercio.it/
7) Miglior sito politico-d'opinione:http://goofynomics.blogspot.it/
8) Miglior hashtag: #maleichenesa
9) Miglior sito: http://vocidallestero.it/
Vi ho fornito nove scelte, dovete esprimerne almeno otto, potete lasciarne cadere una, ma non di quelle in grassetto, e potete anche aggiungerne altre, ma senza trascurare quelle in grassetto e evitando di ripetere goofynomics in altre categorie (il voto è quasi libero, come vedete...).
Vorrei brevemente discutere con voi la selezione effettuata
Come miglior articolo ho scelto quello tradotto da vocidallestero, per diversi motivi: perché ha un certo valore pedagogico; perché è conciso; perché nella sua versione originale è stato citato dal Financial Times e ha ricevuto complimenti di persone autorevoli (non vi faccio la lista). Penso che abbia una sua efficacia, e che aiuti i lettori a mettere i nostri problemi nella giusta prospettiva. Non mi interessa che vinca, ma è importante che arrivi in nomination, anche perché questo dà una spinta indiretta a vocidallestero.
Vocidallestero ve lo propongo anche come miglior sito. Una scelta forse un po' velleitaria: magari non riuscirà a sfondare. Mi sembra però necessario premiare un sito che è sempre stato sinergico col nostro progetto, che compie un'importantissima funzione civile di informazione, al quale collaborano tanti soci di a/simmetrie (e miei amici), e che ha fatto un importante sforzo di restyling. L'essenziale è che qualcuno ci clicchi: male non gli farà.
Sempre a proposito di amici, ho scelto come miglior tweeter Euromasochismo. La scelta è stata sofferta, perché di ottimi tweeter, migliori di me, ce ne sono molti nella nostra cerchia: a partire dall'inarrivabile Claudio, passando per Massimo D'Antoni, Vladimiro Giacché, ecc. Tuttavia, mi sembrava importante spingere l'immortale autore di facciamocome.org, anche in virtù del fatto che sta per uscire una sua importante fatica letteraria, che verrà presentata al #goofy6. Forse non dovevo dirvelo, ma ve l'ho detto...
Claudio Messora è un personaggio controverso e presumo che alcuni di voi storceranno il nasino. Tuttavia, io non dimentico l'intervista che mi fece cinque anni fa, un'intervista che ha portato qui molti di voi. Posso ogni tanto non essere d'accordo con lui, ma considero Claudio un amico (anche se qualche volta i suoi toni non sono quelli - perfetti - dell'intervista del 2012) e vi sarei grato se lo sosteneste in un momento in cui ne ha bisogno.
Oggettivamente, noi siamo il miglior sito politico-d'opinione, e credo che sia piuttosto facile dimostrarlo a eventuali passanti: basterà fare un elenco parziale di tutte le volte che siamo riusciti ad anticipare le tendenze politiche in atto, e l'inevitabile esito dei processi politici in corso.
Ricordo a chi si fosse messo a leggere in questo momento che questo blog:
1) venne aperto prevedendo il fallimento del salvataggi di Monti il giorno stesso in cui Monti prese servizio, e questo non lanciando in aria una monetina, ma argomentando che poiché la nostra crisi visibilmente non dipendeva dal debito pubblico, curarla con l'austerità l'avrebbe aggravata. Questa diagnosi è stata fatta propria dai farisei del mainstream con quattro anni di ritardo, nel corso dei quali i loro sodali hanno massacrato il nostro paese.
2) previse il giorno stesso dell'insediamento di Hollande che Hollande avrebbe fallito, e questo non leggendo i fondi del caffè, ma la dinamica dei saldi settoriali francesi. Le cose poi andarono come avevamo previsto: Hollande resta l'unico presidente che non si sia ripresentato nella recente storia francese (fatto salvo il caso di un assente giustificato). Vi ho raccontato altrove quanto tempo i merdia mainstream ci misero a capire quello che per noi fu chiaro dall'inizio.
3) argomentò immediatamente che Tsipras avrebbe fallito, e questo non leggendo la sfera di cristallo, ma constatando che la strada che questo traditore del suo popolo intendeva percorrere, quella di un euro senza austerità, era contraddetta dalla logica economica. Indipendentemente quindi dalle dinamiche soggettive, dalle buone o cattive intenzioni del figuro (sulle quali ho le mie idee e alcuni riscontri), c'erano processi oggettivi in atto che facevano di lui quel piccolo Papademos che poi è stato, e continua a essere.
Mi fermo qui. Questo blog è costellato di QED, i quali hanno in comune un filo conduttore: quello di esemplificare come l'analisi economica possa anticipare in modo piuttosto preciso l'esito di certe dinamiche politiche (con buona pace degli imbecilli che "erprimatodaapolitiga"). Quindi noi siamo un sito politico, e siamo anche un sito di opinione: la facciamo qui, e la facciamo dove ci chiedono di farla: nell'ultimo anno ci è capitato di farla sul Financial Times, sulla CNN, ecc. L'autorevolezza che abbiamo conquistato dipende anche dalla formula totalmente innovativa che abbiamo scelto: quella di non parlare a tutti, e di mirare alla qualità. Non si contano gli articoli di questo blog che, scritti magari per rispondere alle cialtronate di qualche sgherro dei media, sono diventati poi articoli in classe A (pensate ad esempio al De benza italica, finito poi su Energy Policy...). In questo modo, con passione civile, rigore scientifico, e tanto, tanto lavoro, siamo riusciti a fare opinione rendendo autorevole un tema che a tutti sembrava inavvicinabile, anche ai simpatici evirati che ne sapevano benissimo la fondatezza scientifica, ma che per quieto vivere preferivano non disturbare il manovratore...
Eh, sì: giova ricordare, oggi che tutti (tranne qualche povero imbecille sorpassato dai fatti e probabilmente giudicato expendable da chi lo paga...) riconoscono l'irrazionalità del Fiscal compact, che quando esso venne firmato non fummo in molti a denunciarne i pericoli (per inciso, rileggendo quel post noterete che servi si nasce...).
Quindi noi siamo il migliore, anzi, l'unico sito politico e di opinione: siamo l'unico sito che si sia rivolto alla polis per aiutarla a interpretare le opinioni autorevolmente espresse nella letteratura scientifca dai migliori studiosi internazionali di economia e di politica. Niente a che fare con la marmaglia di cialtroni animati dal coraggio delle idee altrui, tuttora egemone sui media tradizionali (ma sempre meno seguita sui social media).
E, ma questo non devo spiegarvelo, voi siete anche la migliore community italiana, perché siete la community degli italiani migliori: quelli che amano il proprio paese e i propri concittadini, e ritengono che questi ultimi abbiano il diritto di governarsi da soli, e siano sufficientemente adulti da poter affrontare senza governante la conseguenza di eventuali scelte sbagliate, come pure di godersi senza vederselo derubare il frutto di eventuali scelte giuste.
Bene. Ora sapete cosa fare, e perché farlo. Vi resta solo da farlo, e per questo potete andare a votare fino al 22 luglio sul sito del MIA17. Ricordo ai diversamente attenti che queste sono le nomination: seguiranno le votazioni, in occasione delle quali dovrete scegliere fra i nominati in ogni categoria. Intanto, però cerchiamo di essere nominati: fate il vostro dovere ora, e fatelo fare a chi vi è vicino.
Per quanto possa sembrare un'operazione banale, è comunque un modo per contarci...
venerdì 9 giugno 2017
Si riparte... (#MIA2017)
Dunque: siccome non c'era partita - questi i risultati dell'anno scorso:
- hanno eliminato il campionato, e mi sembra anche giusto.
Insistere sarebbe stato maramaldeggiare.
Quest'anno quindi la simpatica goliardata non prevede la categoria "economia", il che, a dire il vero, ci avvantaggia, dato che questo non è un blog (solo) di economia, né io sono (solo) un insegnante di economia. Intanto, perché insegno politica economica. Poi perché faccio opinione. Poi per tante altre cosette, che scopriremo una alla volta, fino a quando, avendo vinto in tutte le categorie, il povero Neri, pur di non farci vincere (si scherza!) lascerà solo "miglior sito LGBT": e vinceremo anché lì (a qualcuno dispiacerà, e mi dispiace: homo sum... con l'acca e con quello che segue).
Quest'anno vi propongo di vincere nella categoria "miglior sito politico-d'opinione", e magari, così, per sfizio, anche nella categoria "miglior articolo".
Questo in effetti non è il miglior sito politico-d'opinione in Italia: è l'unico, nel senso che è stato l'unico a fornire a molti di voi alcune intuizione politiche fondamentali (a partire dal fatto che i simpatici ortotteri erano guardiani del cancello, per nulla interessati a uscire da alcunché - né dall'euro, né dal Parlamento), costituendosi capostipite di una folta di blog famiglia e di animali che ha animato nel bene e nel male il dibattito; è stato anche l'unico a ridare a tutti noi, compreso chi scrive, passione politica, alimentandola con la consapevolezza di quali fossero le scelte in campo, e facendo quella radicale operazione di verità consistente nel portare dati.
Meritiamo quindi di vincere in questa categoria, prima di passare alle altre (se verrà abolita)!
Sul miglior articolo, le statistiche mi dicono che nell'ultimo anno qualcosa che vi è piaciuto c'è stato. Non è chiaro, fra l'altro, se il miglior articolo debba essere nell'ultimo anno solare (nulla lo dice e non so che giurisprudenza ci sia: il web è eterno... finché ce lo fanno durare)!
E se doveste scegliere il best ever, quale scegliereste?
Comunque, dovremo metterci d'accordo su quale possa essere un articolo candidabile: potremmo fare anche noi le nostre "articolarie" on-line, su piattaforma Stalin (Rousseau essendo già occupato), e poi, come da prassi, io deciderei in modo del tutto trasparente (nel senso che... non vedreste come!).
Perché non ispirarsi alle best practices?
Bene: ora ci dormo sopra, che domani è un'altra lunga, lunghissima giornata... e voi, prima di procedere alle nomination, aspettate un attimo di vedere cosa emerge dalla discussione.
(...un caro saluto da Parigi. Sono vicepresidente di INFER per un altro anno, almeno fino alla prossima conferenza annuale, che si terrà a Goettingen. Mi sono molto rasserenato nel vedere che i problemi organizzativi di INFER sono esattamente gli stessi di a/simmetrie. Presumo siano quelli di tutte le associazioni, peraltro. Qui li stiamo piano piano risolvendo, col vostro aiuto. Li risolveremo anche lì: se voi mi avete ridato la passione per la politica, gli amici di INFER mi hanno ridato quella per l'economia, e quando uno insegna politica economica di questi due ingredienti non può fare a meno. Peraltro, al ritorno dalla conferenza di quest'anno - a Bordeaux - ricordo che il paper sull'uscita era stato presentato alla conferenza dello scorso anno - a Reus - dove un discussant molto preparato aveva fatto osservazioni molto utili - a differenza di altre... Nel prossimo mese presenterò questo lavoro due volte: a Bruxelles e a Roma. Sarete informati in due course...)
(...l'anno prossimo organizziamo un workshop di macroeconomia postkeynesiana. Chi volete invitare?...)
(...c'è un lavoro da fare sul blog, per valorizzarlo. Ogni tanto qualcuno di voi tira fuori dei post che nemmeno mi ricordo di aver scritto... Onestamente, come ho fatto non lo so! Una cosa però la so: mandare a stendere chi si affaccia solo perché non ha letto tutto non è una buona idea, e la sezione "Per cominciare" onestamente ha bisogno di revisioni, e forse anche di qualche integrazione. In effetti, sarebbe possibile commentarla, per chiedere miglioramenti, ma voi, che sapete di sapere tutto, chissà perché in questo lavoro non mi aiutate... ah, già: perché sapete di sapere, appunto, e quindi...)
- hanno eliminato il campionato, e mi sembra anche giusto.
Insistere sarebbe stato maramaldeggiare.
Quest'anno quindi la simpatica goliardata non prevede la categoria "economia", il che, a dire il vero, ci avvantaggia, dato che questo non è un blog (solo) di economia, né io sono (solo) un insegnante di economia. Intanto, perché insegno politica economica. Poi perché faccio opinione. Poi per tante altre cosette, che scopriremo una alla volta, fino a quando, avendo vinto in tutte le categorie, il povero Neri, pur di non farci vincere (si scherza!) lascerà solo "miglior sito LGBT": e vinceremo anché lì (a qualcuno dispiacerà, e mi dispiace: homo sum... con l'acca e con quello che segue).
Quest'anno vi propongo di vincere nella categoria "miglior sito politico-d'opinione", e magari, così, per sfizio, anche nella categoria "miglior articolo".
Questo in effetti non è il miglior sito politico-d'opinione in Italia: è l'unico, nel senso che è stato l'unico a fornire a molti di voi alcune intuizione politiche fondamentali (a partire dal fatto che i simpatici ortotteri erano guardiani del cancello, per nulla interessati a uscire da alcunché - né dall'euro, né dal Parlamento), costituendosi capostipite di una folta di blog famiglia e di animali che ha animato nel bene e nel male il dibattito; è stato anche l'unico a ridare a tutti noi, compreso chi scrive, passione politica, alimentandola con la consapevolezza di quali fossero le scelte in campo, e facendo quella radicale operazione di verità consistente nel portare dati.
Meritiamo quindi di vincere in questa categoria, prima di passare alle altre (se verrà abolita)!
Sul miglior articolo, le statistiche mi dicono che nell'ultimo anno qualcosa che vi è piaciuto c'è stato. Non è chiaro, fra l'altro, se il miglior articolo debba essere nell'ultimo anno solare (nulla lo dice e non so che giurisprudenza ci sia: il web è eterno... finché ce lo fanno durare)!
E se doveste scegliere il best ever, quale scegliereste?
Comunque, dovremo metterci d'accordo su quale possa essere un articolo candidabile: potremmo fare anche noi le nostre "articolarie" on-line, su piattaforma Stalin (Rousseau essendo già occupato), e poi, come da prassi, io deciderei in modo del tutto trasparente (nel senso che... non vedreste come!).
Perché non ispirarsi alle best practices?
Bene: ora ci dormo sopra, che domani è un'altra lunga, lunghissima giornata... e voi, prima di procedere alle nomination, aspettate un attimo di vedere cosa emerge dalla discussione.
(...un caro saluto da Parigi. Sono vicepresidente di INFER per un altro anno, almeno fino alla prossima conferenza annuale, che si terrà a Goettingen. Mi sono molto rasserenato nel vedere che i problemi organizzativi di INFER sono esattamente gli stessi di a/simmetrie. Presumo siano quelli di tutte le associazioni, peraltro. Qui li stiamo piano piano risolvendo, col vostro aiuto. Li risolveremo anche lì: se voi mi avete ridato la passione per la politica, gli amici di INFER mi hanno ridato quella per l'economia, e quando uno insegna politica economica di questi due ingredienti non può fare a meno. Peraltro, al ritorno dalla conferenza di quest'anno - a Bordeaux - ricordo che il paper sull'uscita era stato presentato alla conferenza dello scorso anno - a Reus - dove un discussant molto preparato aveva fatto osservazioni molto utili - a differenza di altre... Nel prossimo mese presenterò questo lavoro due volte: a Bruxelles e a Roma. Sarete informati in due course...)
(...l'anno prossimo organizziamo un workshop di macroeconomia postkeynesiana. Chi volete invitare?...)
(...c'è un lavoro da fare sul blog, per valorizzarlo. Ogni tanto qualcuno di voi tira fuori dei post che nemmeno mi ricordo di aver scritto... Onestamente, come ho fatto non lo so! Una cosa però la so: mandare a stendere chi si affaccia solo perché non ha letto tutto non è una buona idea, e la sezione "Per cominciare" onestamente ha bisogno di revisioni, e forse anche di qualche integrazione. In effetti, sarebbe possibile commentarla, per chiedere miglioramenti, ma voi, che sapete di sapere tutto, chissà perché in questo lavoro non mi aiutate... ah, già: perché sapete di sapere, appunto, e quindi...)
Iscriviti a:
Post (Atom)
