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mercoledì 1 febbraio 2017

I servi della gleba

(...io non ho tempo di scrivere. Sto facendo due "revise&resubmit" pesanti, più svariati referee's report per svariate riviste dall'universo mondo dello scibile economico, al workshop di Pescara sono stati presentati 28 paper - che devo valutare e organizzare in sessioni - e devo anche seguire tutti i non-temi del non-dibattito sull'euro, da Target2 alle CACs - non auro sed ferro recuperanda est patria! Per fortuna voi avete più tempo di me, e posso condividere qui i vostri scritti. Questa lettera mi viene da una persona che votava Rifondazione Comunista. Non credo occorra aggiungere altro...)


Mi sento con una mia ex collega/amica.

La mia ex azienda ha festeggiato 10 anni di vita. Italica startup di 3 studenti comunistoidi, ad oggi assolutamente definibili di successo.

10 anni fa, fondarono la loro startup. La costruirono con il LAVORO (non fotocopie) di stagisti neolaureati volenterosi, internazionalizzarono con filiali in tutto il mondo.

Oggi, gli stipendi sono gli stessi, i bonus sono spariti, ed in India e nelle Filippine i lavoratori si licenziano ogni mese, perché l’italico trattamento non li aggrada.

Morale della favola:

[1] Gli ex studenti comunisti girano in Maserati.
[2] I dipendenti italiani, si stanno zitti ed accettano tutto.
[3] I dipendenti del “terzo mondo” mandano a cagare i comunisti in Maserati ed un altro lavoro se lo possono andare a scegliere.

“sciabinidett” 4 anni fa sono andata a lavorare in un azienda di imprenditori di destra!

La sola parola sindacato li fa rabbrividire, girano sui loro suv, pagano gli stipendi tutti i 10 del mese (anticipando al 8 se capita di domenica), al diavolo le 104 e finte leggi che tutelano i lavoratori. Se sei un dipendente produttivo, chiedi e ti verrà dato.




(...si apra il dibattito...)

venerdì 13 gennaio 2017

Buonanotte! La legge di Céline, addendum a (No) jobs act

In famiglia.

- Hai scritto di nuovo per Alberto?

- Ho scritto “ad Alberto”. Ogni tanto gli mando qualcosa. Se pensa che sia utile la pubblica.

- Con tutti i guai che abbiamo trovi il tempo per scrivere …

- Proprio perché abbiamo un sacco di guai dobbiamo preoccuparci del futuro. Aiutare Alberto è un modo razionale di impiegare il tempo.

- Hai ragione. “(No) jobs act” mi è piaciuto. Però sei stato impreciso. Lo stipendio dei nuovi assunti non è di 900 euro ma intorno ai 780.

- La situazione è ancora peggio di come la immaginiamo. Ci vogliono morti.

- La cosa più triste sono alcuni commenti su Goofynomics, per esempio questo di Serendippo: "Splendido esempio di post-verità, se i commessi erano al supermercato da quarant'anni non possono essere stati licenziati così. Non rientravano nel JA. Se ne saranno andati in pensione. Ciò non toglie che i nuovi siano stati assunti col JA, però 900 euro per un commesso giovanissimo mi sembra uno stipendio equo.

- Non lo avevo visto. Che squallore. Dato che uno che fa il commesso si presume che non abbia bisogno del dottorato di ricerca per cominciare a lavorare. Probabilmente ha iniziato a 18 anni o prima. Mettiamo il caso che ho un po’ esagerato e stava lì da 38 anni e non da 40. Questo riccone va in pensione a 56 anni. Ma che cazzo di pensione potrà prendere? C’è da sperare che Serendippo sia uno dei troll del PD … oppure è uno degli esempi in cui si applica la Legge di Céline.

- La Legge di Céline?

- È nel Voyage aspetta che la cerco … ecco, è a p. 35 dell’edizione italiana … "Perché nel cervello d'un coglione il pensiero faccia un giro, bisogna che gli capitino un sacco di cose e di molto crudeli."
 
(...per i diversamente lettori di traduzioni, cioè diversamente non alfabetizzati: "Pour que dans le cerveau d’un couillon la pensée fasse un tour, il faut qu’il lui arrive beaucoup de choses et des bien cruelles". Céline non è peggiore dei suoi traduttori NdC...)
 
A Serendippo gli serve di rinascere nella prossima vita, o in questa, commesso licenziato a 56 anni. Vedrai che il suo livello di comprensione della legislazione del lavoro arriverà alle stelle.

- Ad Alberto non piace Céline ...

- Però è un artista e uno scienziato. Gli piacciono le leggi, gli enunciati cristallini, tipo la legge dell’offerta e dell’offerta o la legge Tutti=Tutti-1 … lasciamo decidere a lui se la Legge di Céline merita un suo posticino.

- Buonanotte.

- Notte.
 
 
(...la legge dell'offerta e dell'offerta è un geniale parto di Giuse. La legge del Tutti = Tutti - 1 è in effetti mia, come qualcuno ricorderà se c'era quando venne enunciata per la prima volta, ma tal Scanavacca se ne è appropriato: uno dei tanti casi di plagio, che io tollero nella mia infinita accondiscendenza - e poi Scanavacca mi serve perché gestisce il mercato dei derivati sui clic - aka simonia. La legge di Céline è di Céline...)

Che c'entra l'euro con l'articolo 18?

Mi è stata fatta questa domanda.

Io sono schiacciato da una mole di lavoro impressionante, che spero porti a un qualche risultato concreto prima della fine dell'inverno. Se ci sarà, ne parleremo. Intanto, visto che andiamo per i sei anni passati al vostro riverito servizio, potreste farmi la cortesia di rispondere al mio posto? Visto che mi aspetta a breve il confronto umanamente devastante col mio fallimento nello smuovere la sinistra, datemi un premio di consolazione: fatemi illudere che almeno uno di voi abbia capito qualcosa.

E allora: che c'entra l'euro con l'articolo 18? O, se vogliamo allargare l'obiettivo: perché le riforme del mercato del lavoro sono organicamente connesse all'integrazione monetaria, ne sono la necessaria (e perversa) conseguenza?

Non allargo ulteriormente, altrimenti vi impantanate.

Vediamo se oltre a cazzeggiare sapete anche dare una risposta argomentata, scritta in italiano, e compresa nei circa 4800 caratteri che i commenti del blog vi consentono.

Siete quasi 4000: uno col pollice opponibile ci sarà pure! Gli chiederei di smettere di usarlo per un attimo, e di azzardare una risposta.

Premio: la mia gratitudine.




(...capisco che ci vuole un'avversione al rischio pressoché nulla, e una devozione al guru pressoché infinita...)

venerdì 30 dicembre 2016

(No) jobs act

Al supermercato non vedo più le vecchie facce dei commessi che sono lì da quarant’anni, come noi purtroppo.

Mi spiegano i nuovi commessi, tutti ragazzini, che i vecchi dipendenti sono stati licenziati prima di Natale: prendevano 1200 euro mensili e i nuovi prendono solo 900.

Lo dicono con gli occhi bassi, questi ragazzi, come fosse colpa loro. 

Anche io abbasso gli occhi, perché sono pieni di lacrime e vergogna.

Immagino queste persone tornare a casa, a Natale, a raccontare ai figli di aver perso il lavoro.

Nel frattempo i conoscenti del PD festeggiano gli errori della Raggi.

Come potrà finire?



(...male. Per capire quanto, basti sapere che non posso dirvi da chi ricevo questa testimonianza. Gli farei passare dei guai. Ovviamente, in questo regime. Quando poi sarà finita male, se il regime cambierà - ed è un grande se - forse ritroveremo i nostri diritti costituzionalmente garantiti, i quali, come credo vi sia chiaro, non vengono assicurati dai corpi dello Stato, ma dai rapporti di forza fra le classi sociali: mi riferisco al diritto a un'esistenza libera e dignitosa, e a tutto il resto...)



venerdì 3 giugno 2016

Belli, Keynes, e il jobs act

(...mentre sto lavorando per scrollarmi di dosso le rogne che la mia attività di divulgazione non poteva che attirarmi, in un paese nel quale l'informazione funziona come Zingales ci ha tanto ben spiegato, ricevo una lettera che non posso tenere per me, perché non ce la faccio. Le antepongo due brani a voi noti, i quali valgono da esegesi del testo. Il goofy5 sta venendo una meraviglia, e io mi sto leggendo un paper bellissimo sulla crisi dei migranti, che sarà pubblicato su una rivista pirreviued, e del quale voi avrete congrua anteprima al convegno. L'autore? Provate a indovinare...)



L'ommini de sto monno sò ll'istesso
Che vvaghi de caffè nner mascinino:
C'uno prima, uno doppo, e un antro appresso,
Tutti cuanti però vvanno a un distino.

Spesso muteno sito, e ccaccia spesso
Er vago grosso er vago piccinino,
E ss'incarzeno, tutti in zu l'ingresso
Der ferro che li sfraggne in porverino.

E ll'ommini accusì vviveno ar monno
Misticati pe mmano de la sorte
Che sse li ggira tutti in tonno in tonno;

E mmovennose oggnuno, o ppiano, o fforte,
Senza capillo mai caleno a ffonno
Pe ccascà nne la gola de la morte.


[qui]



Those who are attacked first are faced with a depression of their standard of life, because the cost of living will not fall until all the others have been successfully attacked too; and, therefore, they are justified in defending themselves. Nor can the classes which are first subjected to a reduction of money wages be guaranteed that this will be compensated later by a corresponding fall in the cost of living, and will not accrue to the benefit of some other class. Therefore they are bound to resist so long as they can; and it must be war, until those who are economically weakest are beaten to the ground.

[qui]



Pipulu ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Popper e il jobs act":

È arrivato il mio turno.
Ti seguo da anni nonostante come te sono (ero) uno che l’euro se lo può (poteva) permettere, per responsabilità civile, perché mi guardo attorno, o forse per istinto.
La settimana scorsa è suonata anche la mia ora.
Non voglio tediare con i dettagli, in breve: "Purtroppo sono cambiate le condizioni di mercato, trasferimento in sede centrale alle stesse condizioni economiche e senza alcuna indennità oppure licenziamento."
Il team manager, considerandomi "una risorsa importantissima", ha proposto altre soluzioni ma in Amministrazione sono stati categorici: “Non si preoccupi, se non dovesse accettare con quello che risparmieremo abbiamo margini per due jobsact in sostituzione.” D'altronde un 2x1 val bene una laurea, certificazioni e venti anni di esperienza.
Bo', forse ha ragione chi sostiene che gli imprenditori italiani non sanno nemmeno cosa sia la produttitività (no, però aspetta, non siamo più italiani, ci hanno "acquisito" un paio d'anni fa...)
Credo che accetterò. Dovrò abbandonare la mia casa, mia moglie, i bambini, i miei vecchi. Mi angoscia già pensare a quella telefonata in cui mi chiederanno di rientrare urgentemente perché “Mamma l’altra notte è stata poco bene, l’abbiamo ricoverata.” Nonostante questo alla fine cederò.
Mi dispiace perché potrei contribuire alla diminuzione della disoccupazione, ma davvero non posso.
Sinceramente non provo odio verso gli amministratori e non serberò rancore, anche io fossi in loro probabilmente agirei allo stesso modo.
Provo solo tanta rabbia e grazie a questo blog sono in grado di capire chi sono i veri responsabili.

Postato da Pipulu in Goofynomics alle 3 giugno 2016 18:56





(..."è arrivato il mio turno". Un incipit di grande incisività. I miei lettori sanno scrivere, e questa è già una soddisfazione, una vera soddisfazione, come lo è trovare in molti, nella grande maggioranza di loro, umanità, e quindi consapevolezza del fatto che certe dinamiche sono oggettive: "non provo odio". Sarebbe una misera, magra, soddisfazione, pensare che arriverà anche il loro di turno, chiunque siano i "loro" che ciascuno di noi abbia in mente. Ma comunque arriverà.

Solo una cosa mi sento di aggiungere, a commento di questa lettera:

PD DELENDVS EST

Fate come vi pare, votate Attila, votate Caligola, votate Hitler, votate Stalin, ma se possibile non fate arrivare al ballottaggio i cialtroni che ci hanno consegnato a questo inutile orrore. Bisogna che comincino pure a capire che abbiamo capito, e che non desideriamo sacrificare le nostre vite alla loro ansia di subalternità, al loro puerile e servile desiderio di non sfigurare nei salotti di Bruxelles. Un segnale politico occorre darlo. Purtroppo, come concludeva sconsolato er Palla qualche giorno fa, sentendo parlare me e Rockapasso: "questo è un sistema nel quale è possibile solo votare contro!" Eh già, è proprio così. Non è un bel sistema, me ne rendo conto, per chi come er Palla si affaccia alla vita politica (l'anno prossimo voterà anche lui, se questa desueta prassi sarà ancora di moda). Ma noi, rispetto a tutti gli altri che, come noi, questo sistema lo subiscono, e sono quindi costretti ad aderire alle sue logiche perverse, un vantaggio ce l'abbiamo: sappiamo chi è il nemico, sappiamo chi sono i veri responsabili, e i loro corifei. Io non mi arrendo, e spero altrettanto di voi...)

venerdì 8 aprile 2016

Popper e il jobs act

(...da Charlie Brown, che non sono io, perché io sono Alberto Bagnai e quando ho qualcosa da dire la firmo perché posso farlo - mentre Charlie Brown usa uno pseudonimo per giustificati motivi - ricevo questo breve pezzo che riassume una situazione a noi nota e da noi prevista. Non si fanno riforme dal lato dell'offerta durante una crisi di domanda, se non nella misura in cui la crisi di domanda viene artatamente provocata per rendere politicamente accettabili - proponendole come necessari snodi tecnici - le riforme dell'offerta, che invece tecniche non sono: sono politiche, perché servono ad innalzare la disoccupazione e quindi a comprimere la quota salari, come qui ci siamo detti millantamila volte. Naturalmente, dal fatto che questo post sia di Charlie Brown, cioè sia un guest post, discende il fatto che esso non sia mio. Scommettiamo che qualche amico qua sotto dirà: "Bravo, professore!" Che frustrazione! Lo scopo del gioco, per me, non è sentirmi dire bravo: quello lo faccio da me, e so perché lo faccio più di quanto non lo sappiate voi quando lo fate. Lo scopo è che leggiate i dati. Ma la triste realtà è che spesso - sarà la fretta? - dimostrate di non voler ammettere nemmeno che se una cosa l'ha scritta un altro, non l'ho scritta io. Un uso un po' estemporaneo del principio di realtà, per il quale però non mi sento di censurarvi più di tanto: se posso riassumere il senso del post di Charlie Brown - che, indovinate un po'? Sono io?... No, è lui! - se posso riassumerlo, direi che è proprio quello di denunciare il pensiero magico eurista. Tirati su a botte di pensiero magico, non posso aspettarmi che dall'oggi al domani tutti ammettano che Alberto non è Charlie, e ne tengano conto. So che è un esempio banale, so che è antipatico metterlo in evidenza, soprattutto nel modo in cui l'ho fatto, ma trovo sia anche un esempio rivelatore del modo in cui siamo stati educati ad avvicinarci alla pagina scritta.


Ed ora godetevi il mio post.

Ah, non è mio: è di Charlie Brown, che non sono io, perché ego sum quis sum, e casualmente mi trovo ad essere Alberto Bagnai...)






La verità sul Jobs Act è subito venuta a galla.


"Dopo la crescita di gennaio 2016 (+0,3%, pari a +73 mila), a febbraio la stima degli occupati diminuisce dello 0,4% (-97 mila persone occupate). La diminuzione di occupati coinvolge uomini e donne e si concentra tra i 25-49enni. Il tasso di occupazione, pari al 56,4%, cala di 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente.
Il calo occupazionale è determinato dai dipendenti (-92 mila i permanenti e -22 mila quelli a termine), mentre registrano un lieve recupero gli indipendenti (+17 mila). Per i dipendenti a tempo indeterminato si tratta del primo calo dall'inizio del 2015. Dopo la forte crescita registrata a gennaio 2016 (+0,7%, pari a +98 mila), presumibilmente associata al meccanismo di incentivi introdotto dalla legge di stabilità 2015, il calo registrato nell'ultimo mese riporta la stima dei dipendenti permanenti ai livelli di dicembre 2015. Per i dipendenti a termine prosegue la tendenza negativa già osservata dal mese di agosto 2015."
A settembre dell'anno scorso Renzi disse:

"Cresce il Pil, crescono gli occupati, meno disoccupazione. Le riforme servono."

Il punto è molto semplice: il Jobs Act, e cioè la riforma strutturale "showpiece" della dirigenza eurista italiana, non ha aumentato l'occupazione, che continua a calare.

Pensiamo che ciò sia sufficiente a sbugiardare la retorica sulle "riforme strutturali nell'Euro e per l'Euro"? Niente affatto. Gli euristi stanno già dicendo che se il Jobs Act non è bastato, vuol dire che occorrono riforme più aggressive lato offerta (lavoro). Naturalmente danno la colpa all'"inaspettato" (da loro) raffreddamento della "ripresa" da essi annunciata l'anno scorso (ma noi sappiamo che era l'effetto doping della "divergence" già bella che rimangiata dalla genio alla Fed - minuto 3:18).

Essendo tali argomentazioni basate su assunzioni ipotetiche non verificabili e su petizioni di principio, esse sono a priori dogmaticamente corrette. E le ricette che vengono propinate funzionano sempre e comunque per il semplice fatto che nessuno può logicamente contraddire quelle argomentazioni, le quali sono e restano vere "a prescindere" in quanto "giuste".

Qui però sta il nucleo del problema per gli euristi: se la verità dei fatti non rileva nel dibattito, allora la teoria della bontà salvifica dell'Euro, secondo la quale detto Euro impone salutari riforme strutturali a paesi europei debosciati come il nostro, è una teoria a priori non falsificabile dall'osservazione dell'evidenza.

È dunque una teoria priva di ogni dignità scientifica. Un puro esercizio di propaganda, buono fintanto che la magia del Pifferaio di Hamelin funziona.

Resta da vedere se ad andare alla rovina saranno solo i topi di fogna od anche i nostri figli.





(... bene. E ora si scatenino gli epistemologi, mentre io aspetto con la doppietta quello che dirà: "professore, complimenti per il suo post"... Non ci credete? Abbiate fede: la statistica non è una scienza, ma la sfiga sì...)

(...notate che il post non è sessista: la Yellen viene definita una genio, non un genio. Del resto, si sa: quando un'economista del lavoro incontra una banca centrale, il disoccupato è un uomo morto...)

mercoledì 9 marzo 2016

La cosa giusta (la loi travail)

(fonte: Normandie Actu)


Ma che spettacolo! Spettacolissimo! Solo che per apprezzarlo vi occorre un minimo di antefatto.

Dunque: qui in Francia sono arrivati anche loro al "jobs act". Non essendo provinciali come noi (ma in un modo diverso) lo chiamano "loi travail". Come di prammatica, hanno messo a promuoverlo una figura "positiva". Noi usiamo a tale scopo i padri nobili. In Francia hanno messo sta macellaretta dar grembiulino rosa, che integra due requisiti: femmina, e marocchina. Due minoranze senza una fava!

(...veramente le donne in Francia sono maggioranza, il 51.4%, ma continuano a essere sottorappresentate nelle istituzioni, come altrove, per i noti, deprecabili motivi...)

Insomma, fanno la loro legge che sostanzialmente comporta flessibilità in uscita, riduzione degli straordinari (dal 25% al 10% in più di retribuzione), possibilità per il datore di lavoro di derogare al contratto nazionale per quanto attiene agli orari di lavoro e spicci (onestamente: non ho avuto un attimo di tempo per approfondire, ma lo farò e vi riferirò...).

Laggente capiscono che qualcosa non va, e oggi c'è sciopero un po' dappertutto, con partecipazzione dei ggiovini (mica come il nostro Baroni: qui la gioventù si impegna).

Io sto scrivendo con scarsa voglia il peiper sull'uscita dall'euro, e entra il mio amico A., con aria particolarmente réjouie, dicendomi: "Ma non hai sentito la manifestazione?"

Io, veramente, no, perché le finestre lo ho sul cortile, ma comunque...

Dico: "No, e che è successo?" (traduco per i diversamente europei).

"Eh, sono andati molti studenti, voleva andare anche mia figlia ma non le ho dato il permesso perché aveva un compito in classe!" (problema che cor Palla abbiamo risolto alla radice).

Io: "Bè certo, tutta papà suo..." (perché A. è comunista cosìììììììì!)

Lui: "No, ma aspetta, il meglio deve arrivare. Perché naturalmente i sindacati [che non hanno partecipato compatti, NdC] avevano esortato i giovani a protestare davanti alla sede della Medef [che sarebbe la confindustria francese, NdC]. E quelli invece sai che hanno fatto? Sono andati a una sede del PS e l'hanno devastata!"

(vedi foto).

Ecco.

Episodio purtroppo isolato ma notate bene: Rouen sta al PS più o meno come Bologna sta al PD. Feudo incontrastato (per dire, la città metropolitana  - l'agglomération - è stata gestita da Fabius per non so quanti anni, magari è ancora qui).

Il legame fra quel poraccio di Hollande, la sua necessità di comprimere i salari, questo grafico:


e l'euro possiamo tranquillamente dare per escluso che i simpatici zuzzurelloni che giuocavano alla guerra lo capissero (e del resto non so quanti di voi saprebbero articolarlo in modo convincente).

Ma diciamo che questo è un inizio. Se non sapevano perché il nemico è il nemico, per lo meno sapevano chi è il nemico.

Il nemico è chi ha tradito. La Medef fa il suo sporco lavoro, e non ci aspettiamo altro da lei. Da un partito "de sinistra" ci aspettiamo almeno che non si costituisca suo utile idiota. Ma qui lo ha fatto, e in modo talmente evidente, che se ne sono accorti perfino i giovini.

Se ci sarà dell'altro, vi informerò.

giovedì 12 aprile 2012

The unconfessed goal of Italian labour market reform

(Poi ve lo traduco, se serve. Ora rockapasso mi chiamerà per dirmi che il mio inglese fa schifo. Sempre meno del nostro governo, però...)


The economic literature provides a straightforward explanation of what is going on in Italy right now.

What economics tells us is that the (unconfessed) goal of the labour market reform must be simply that of inducing a rise in unemployment. The reason why a (further) increase in unemployment is needed is very simple: Phillips curve. The Phillips curve posits a stable inverse relation between wage growth and unemployment, first uncovered by A.W. Phillips in 1958. This relation has never been seriously questioned in the empirical literature, as Jeffrey Fuhrer explains in his paper. It is therefore no surprise that professional forecasters still use it to forecast inflation(Fendel, Lis and Rulke), and the Italian government is obviously acting in exactly the same way.

In all likelihood, the reform proponents expect that a rise in unemployment would reduce wage growth, hence inflation. This would restore price competitiveness, and contribute to the rebalancing of the Eurozone external imbalances that lie at the heart of the current crisis, as described for instance by Martin Wolf. By the way, this is a reason why financial markets, that believe in this mechanism, as explained by Fendel et al. in another working paper, could welcome a rise in Italian unemployment.

The only little issue with this approach is not an economic, but a political one.

The preceding reasoning is perfectly flawless from an economic point of view. Its only (minor?) fault is that nobody in the government is telling the truth: namely, that the immediate unconfessed goal of an otherwise completely nonsensical reform is an increase in unemployment.