1496 giorni prima era successo questo. 1496 giorni dopo quei 1496 giorni prima, cioè lunedì prossimo (26 gennaio) alle ore 18, presenterò il programma della Lega nel ciclo di tribune politiche organizzato dal Club Canova. Per farvi capire, in quota PD c'è andato lui. Sono quindi onorato dall'invito di Stefano Balsamo, che fra l'altro ebbe la non comune lungimiranza di premiare il mainstream (cioè il mio primo libro) prima che diventasse tale (attraverso scopiazzamenti o percorsi indipendenti, come quello di Stiglitz, o quello visto pochi giorni fa).
L'incontro si terrà a Roma all'hotel Parco dei Principi, e se vorrete esserci dovrete scrivere a tribunepolitichecanova2018@gmail.com, sperando che ci sia ancora posto.
Dite che siete miei amici...
L’economia esiste perché esiste lo scambio, ogni scambio presuppone l’esistenza di due parti, con interessi contrapposti: l’acquirente vuole spendere di meno, il venditore vuole guadagnare di più. Molte analisi dimenticano questo dato essenziale. Per contribuire a una lettura più equilibrata della realtà abbiamo aperto questo blog, ispirato al noto pensiero di Pippo: “è strano come una discesa vista dal basso somigli a una salita”. Una verità semplice, ma dalle applicazioni non banali...
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sabato 24 febbraio 2018
lunedì 2 ottobre 2017
Due eventi eccezionali (#goofy6)
Primo evento
...e finalmente a Uga è toccato l'apparecchio. Cosa c'è di eccezionale? Così fan tutte. La bella di babbo ha ereditato da me solo il carattere mite e remissivo, purtroppo non la dentatura, e così è stato giocoforza metterla nelle mani di un tecnico del settore. Io non sono un dentista, quindi...
E voi direte: "Che c'è di eccezionale?" Ma... fin qui assolutamente nulla!
La settimana scorsa siamo scesi a Prati, lei mi ha accompagnato dall'oculista (perché io non sono un oculista quindi...), e io dal dentista. Mentre lei si divertiva, ho avuto vaghezza di recarmi da un terzo specialista: il macellaio di piazza dell'Unità (quello che ha il box dal lato di via dei Gracchi, direzione Silla). Trasognato come al solito lasciavo lo studio del dentista, ragionando sul fatto che la carne rossa fa male ma... (in questo caso il "quindi" può attendere), e sulla soglia del palazzo una voce: "Buongiorno Bagnai!"
Un amico che vi presenterò (spero) mi raccontava quest'estate di come, in tenera età, si era trovato a dover subire la violenza del pubblico. Naturalmente fa piacere riscontrare l'approvazione e il sostegno di tanti, ma non ci sono free lunch, che poi, detto come lo si è sempre detto da queste parti, significa che ubi commoda ibi et incommoda. Tu vorresti essere un artista, e separarti dalle tue opere, che avvii al pubblico, affinché questo si appropri di esse, lasciando, se possibile, te a te stesso. Ma non funziona così. Siccome le tue opere sono loro, tu sei loro. E siccome loro sono tanti uni (o, come diceva ieri un mio altro amico a proposito di un altro dibattito, nessuni), ognuno pensa di avere un rapporto esclusivo con te, senza pensare che per te la somma di questi rapporti esclusivi è un discreto fardello. Ora, vi ho detto mille volte che quando ho lanciato il mio grido di dolore l'ho fatto anche nella convinzione che nessuno lo avrebbe ascoltato. Non è andata esattamente così, e capisco che devo convivere con questo risultato, accettandone le lusinghe e gli oneri. Tuttavia, se proprio dobbiamo avere un rapporto, se proprio devo lasciarmi cannibalizzare dal vostro
AMMMMMMMOREEEEEEE
(tanto caro a me quanto ingombrante, non solo tipograficamente), mi piacerebbe almeno poterlo ricambiare, mi piacerebbe che, se proprio rapporto deve essere, almeno rapporto fosse. Ora, un rapporto presuppone almeno due (nella maggior parte dei casi tre) soggetti. E come si può avere un rapporto con Nessuno? Vorrei ricordarvi che l'ultima persona alla quale uno si presentò dicendo di essere nessuno non finì benissimo (agli europeisti fornisco la chiave dell'enigma). Da qui una certa mia sollecitudine nel ricordarvi alcune fondamentali regole di buona educazione (prima ancora che di disciplina).
Ma tutto è stato invano, fino alla settimana scorsa.
Uscivo, dicevo, dallo studio del dentista e: "Buongiorno Bagnai!" E io, seccato: "Buongiorno!" E lui: "Sono l'avvocato Tizio, volevo ringraziarla". E io: "Grazie. Di cosa?" E lui: "La seguo ecc.".
La parola chiave è: "Tizio" (che è l'unico dettaglio non vero di questa storia: ma ovviamente devo tutelare l'anonimato). A voi sembrerà poco, ma per me il fatto di incontrare un lettore che, a differenza della stragrande maggioranza di voi, mi si sia presentato come una persona N-O-R-M-A-L-E è stato un dato di eccezionale importanza. Mi ha lasciato sperare che finalmente il messaggio, dopo aver fermentato per mesi nella sentina degli ex-ortotteri, ex-donaldiani, ex-signoraggiai, ex-laqualunque, e altri scappati di casa vari, cominci a diffondersi fra le persone normali, quelle che non ti vengono incontro tremebonde e afasiche come un adolescente pustoloso fradicio di languore sessuale, ma che ti tendono una mano asciutta e ferma, e ti dicono chi sono, perché fanno il loro lavoro (utile) come tu fai il tuo.
Le persone normali, perché la normalità esiste, ed è un valore (tant'è che di questi tempi risulta essere piuttosto rara), ed è quello che io voglio mi sia restituito e per cui mi sto battendo.
Tutto questo solo per dirvi che io naturalmente vi voglio bene, e non vorrei mai chiedervi una violenza che non impongo nemmeno a me, cioè quella di essere diversi da ciò che ritenete di voler essere: però, la prossima volta che mi incontrate, fate almeno finta di essere normali, così come io, spesso, devo far finta di essere diverso da quello squilibrato che sono. So quanto mi costa, e quindi posso immaginare quanto costi a voi: ma proprio per questo mi sento autorizzato a chiedervelo. E l'occasione per mettere in pratica questo precetto potrebbe presentarsi molto presto...
Secondo evento
Ieri abbiamo lanciato la sesta edizione del convegno internazionale Euro, mercati, democrazia (per gli amici, #goofy6). Anche quest'anno, come di consueto, abbiamo scelto una linea editoriale innovativa rispetto alle precedenti. Dopo l'edizione scorsa, totalmente internazionale, con relatori provenienti da Finlandia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Spagna (o meglio: Catalogna), Stati Uniti, Ungheria, con la quale avevamo cercato di appurare se ci fosse vita fuori dall'euro, l'edizione di quest'anno si intitola Più Italia ed è interamente italiana, con due sole eccezioni di cui vi parlerò. Il tema che mi interessa approfondire è se sia vero che l'Europa sia un male necessario, lo scotto da pagare per affrontare la realtà della globalizzazione. Che l'Europa sia un male, se non addirittura il Male, per il modo in cui l'integrazione europea viene gestita (senza strategia, senza solidarietà...), è un'affermazione dalla quale credo che pochi oggi possano ragionevolmente dissentire. Siamo proprio sicuro che l'Italietta tutta sola non potrebbe sopravvivere in un mondo globalizzato nel quale paesi di dimensioni simili o inferiori (dalla Corea del Sud alla Norvegia) prosperano senza sentire il bisogno di cedere sovranità? Vogliamo continuare a dircelo, magari mentre ci inteneriamo per le legittime aspirazioni della Catalognetta o della Scoziuccia?
Come nelle edizioni precedenti, pur consapevoli del fatto che l'economia, cioè l'insopprimibile bisogno di riempire la pancia, regna sulle dinamiche storiche e politiche, rifiuteremo di fossilizzarci in una lettura economicistica della realtà (atteggiamento, questo, che una infinita legione di scalzacani a corto di argomenti ci rimprovera, ma del quale ho difficoltà a trovare traccia nel nostro lavoro). Il tema dei margini di autonomia del nostro paese infatti non ha una rilevanza esclusivamente economica (nel qual caso la risposta alla domanda: "Possiamo starcene per i fatti nostri?" sarebbe un deciso, convinto e irrefutabile: "Sì!", data l'eccellenza della nostra manifattura e la posizione di primato in una serie di altri settori, dall'agroalimentare alla moda), ma coinvolge molti altri aspetti, a partire da quelli di natura geopolitica. Avremo quindi con noi, fra gli altri, esperti di geopolitica e di strategia militare, cui porremo la domanda: "Meglio soli, o male accompagnati?" Perché non so a voi, ma a me non sembra che, dall'aggressione della Libia in giù (o anche risalendo alla vicenda iugoslava), l'Europa sia stata una buona compagnia per il nostro paese. Mi sembra insomma che in politica estera, esattamente come in politica economica, difficilmente avremmo potuto compiere da soli errori peggiori di quelli che siamo stati costretti a compiere o a subire in compagnia.
Tuttavia, io sono solo un tenente in congedo, non sono (visibilmente) uno stratega, quindi... chiederò!
Avremo, naturalmente, anche economisti, ad altissimo livello (per gli amanti delle classifiche, il più alto raggiunto finora), coi quali cercheremo di riflettere sui margini di manovra economica del nostro paese, e imprenditori, cui chiederemo se l'essere italiani li abbia penalizzati, e di converso l'essere "europei" favoriti, nel loro rivolgersi con successo ai mercati internazionali. La risposta in questo caso temo di saperla, altrimenti non avrebbero accettato di farsi vedere in nostra compagnia: ma sarà interessante apprezzarla dalla loro viva voce.
Vi dicevo delle due eccezioni a questa impostazione "patriottica".
Intanto, un ospite estero ci sarà. Dopo quattro anni, tornerà a Montesilvano Panagiotis Grigoriou, un nostro amico al quale è toccato il discutibile privilegio di precederci in quella discesa agli inferi che è l'assimilazione nell'impero germanico, pardon, l'integrazione europea... E poi, a differenza dello scorso anno, in cui non volemmo giornalisti, ritenendoli inutili e quindi dannosi (cosa della quale abbiamo ormai quotidiane conferme), quest'anno avremo con noi alcuni corrispondenti di testate estere. Ci è sembrato interessante aprir loro questa finestra sul mondo dei populistfascioleghistxenofobantieuro (voi): potrebbero avere delle sorprese (loro), e starà poi a loro decidere se e come riferirle ai loro lettori.
Proprio in questi giorni, osservando il dibattito su Twitter, constatavo come questo appuntamento, che è, naturalmente, la "nostra" festa, la festa di questa comunità, una lieta occasione di incontro, abbia anche offerto, nel corso degli anni, una chiave di lettura anticipatrice di molte tendenze oggi in atto, e ci abbia permesso di inserirci nel dibattito avendo una marcia in più: quella di chi è arrivato con anticipo alle conclusioni che tanti hanno raggiunto a fatica, in ritardo, sorpresi e sospinti dalla violenza dei fatti.
Vi faccio solo tre esempi.
Nell'invitare uno degli esperti di geopolitica, un collega che lo scorso anno aveva tentato di coinvolgermi in un suo interessante progetto sul concetto di guerra economica (e io, molto a malincuore data l'amabilità della persona e l'interesse del tema, non avevo potuto aderire per raggiunti limiti fisici, e per le tante preoccupazioni che quell'anno da cancellare dal calendario aveva portato con sé), questi mi diceva: "Perché sai, è uscito un libro interessantissimo, di una studiosa americana, Kelly Greenhill, che parla delle migrazioni sotto una prospettiva molto interessante...". Gli ho fatto notare che se il libro di Kelly è uscito in italiano, è proprio perché io ne ero venuto a conoscenza grazie a una di voi (Barbara) e avevo invitato Kelly a partecipare al #goofy5 (quello del 2016):
dal che lei aveva intuito le potenzialità del suo lavoro per il nostro pubblico. Peraltro, il fatto che una persona così attenta a certi temi, come quella che conoscerete quest'anno, non fosse venuta a conoscenza di questo incontro mi ha fatto capire quanto dobbiamo ancora fare come associazione per valorizzare il nostro lavoro. Ma su questo stiamo lavorando e ne parleremo con calma.
Altro esempio: in questi giorni, Heiner Flassbeck imperversa su Twitter con affermazioni abbastanza sconclusionate, chiedendo, in un allucinato guazzabuglio di reductiones ad Hitlerum e aneliti pieuropeisti, che l'Europa venga riformata:
(se vi interessa rovistare nei detriti, potete farlo qui).
Considerando che siamo nel 2017, a sentire uno che chiede di riformare Leuropa ci si potrebbe anche legittimamente chiedere se c'è o ci fa. Ma chi è stato ai "goofy" non può avere dubbio, perché ha visto coi suoi occhi lo stesso Flassbeck spiegarci apertis verbis, con la vis oratoria e la competenza che gli sono proprie e per le quali lo ammiriamo, che a causa della testardaggine tedesca l'Europa non è riformabile se non minacciando la Germania con la pistola sul tavolo (qui, al minuto 40:00):
Ora, mi sembra abbastanza chiaro che nessuna persona di buon senso può ritenere politicamente stabile un'alleanza la cui coesione si basi sulla continua minaccia del più debole al più forte. Quindi Heiner ci fa: la mia fiducia verso l'umanità (e verso le sue capacità professionali) mi portano a concludere che lui stesso non creda alle sue liturgiche invocazioni di salvifiche riforme (delle quali non sa dare dettagli). Quello che si intuisce è che le sue sparate contro l'atteggiamento della Germania erano in realtà motivate dal suo personale dissenso politico verso l'élite tedesca allora (e tuttora) dominante: in sintesi, verso la Merkel. Ma se quello che sta facendo la Merkel lo facesse la Linke (e non ci sono motivi per i quali non dovrebbe farlo), sono fermamente convinto che a lui starebbe bene, e non troverebbe nulla da ridire sull'atteggiamento mercantilistico del proprio paese, perché non puoi essere sinceramente contrario al mercantilismo tedesco se non sei sinceramente contrario all'euro (e Heiner non lo è). Nessuna riforma sensata dell'eurozona può prescindere da due caposaldi: smantellamento dell'euro e rifiuto assoluto del principio di indipendenza della banca centrale. Sono cose che voi sapete, perché vi sono state dette tanti anni fa:
Fa un po' tenerezza vedere quanto il dibattito estero sia ancora indietro, e questo deve essere per noi motivo di orgoglio ma anche di preoccupazione: se quelli che contano più di noi stanno conciati così, la strada, se non lunga, sarà comunque difficile. Più in generale, da questo breve resoconto, dovreste intuire quanto sia difficile fare politica "europea", perché agire a livello "europeo" significa, per forza di cose, trasporre a casa d'altri le proprie legittime aspirazioni, ma anche le proprie umane frustrazioni, riferite al quadro politico del proprio paese. Non è detto che quello che auspichiamo e forse funzionerebbe a casa nostra, necessariamente sarebbe auspicabile e funzionerebbe a casa d'altri, così come non è detto che capire molto in casa propria serva a capire qualcosa in casa altrui: le storie, i lessici, le grammatiche politiche differiscono da nazione a nazione, ed è esattamente questo che condanna ogni afflato internazionalista a tradursi nel migliore dei casi su un autoassolutorio cosmopolitismo borghese, nel peggiore in un più esplicito (e quindi forse anche più onesto) imperialismo.
Lo stiamo vedendo, del resto, con la triste storia della Catalogna, dove tutti hanno ragione, tutti hanno perso, e tutti sono diventati esperti di storia e politica spagnola.
E arrivo così al terzo esempio di come i #goofy abbiano permesso a chi ha partecipato non solo di divertirsi, ma anche di avere una marcia in più. Oggi mi ha strappato un indulgente sorriso di umana solidarietà l'affermazione stratosfericamente ingenua di Giorgio Cremaschi (degna persona, a modo suo) circa la pretesa natura "noeuro" di Podemos! Podemos è la rappresentanza locale, in Spagna, di quel polimorfo esperimento di intercettazione del dissenso che qui da noi si chiama 5 stelle, in Grecia Syriza, ecc. Lo abbiamo analizzato qui, e l'analisi resta valida. Ma al di là di questa evidenza analitica, noi abbiamo avuto, a Montesilvano, il privilegio di assistere in diretta alla castrazione di Podemos. Ricorderete che Montero Soler, che al #goofy2 (nel 2013) aveva pronunciato una appassionata e documentata requisitoria sui danni dell'adesione all'euro per l'economia spagnola:
e probabilmente lo ricorderete tornare al #goofy3 (nel 2014) per dirci che sì, tutto questo era vero, ma per risolvere il problema ai cittadini bisognava tralasciare le vetuste categorie di destra e sinistra, non era necessario parlare di euro, ma bisognava parlare, guarda un po', di un altro concetto tanto utile, che noi italiani (?) avevamo proposto al dibattito: quello di casta! (Qui, al minuto 37):
Ora, noi, qui, sappiamo che il castacriccacoruzzione è il cavallo di battaglia delle riforme neoliberali: ovunque nel mondo il capitalismo finanziario voglia imporre le proprie leggi, procede prima coventrizzando l'opinione pubblica con questa solfa, della quale, peraltro, le origini sono note, e riportano alle istituzioni del Washington Consensus (in particolare, alla Banca Mondiale, che non a caso gestisce questo bel progettino sulle percezioni...). Abbiamo imparato che la litania della corruzione è la liturgia dominante di quella religione di odio verso lo Stato (per il tramite dell'odio e dell'invidia verso la politica) che qui da noi è il grillismo, in Spagna Podemos, ecc., e in tutto il mondo è il neoliberismo. A me le scaglie caddero dagli occhi quell'8 novembre 2014, e mi fu quindi facile, a valle di quella disclosure, prevedere con tanta accuratezza le vicende greche, e fotografare come vi ho sopra ricordato il ruolo dei partiti "de sinistra" nella gestione della crisi. Posso quindi sorridere di affermazioni un po' affrettate come questa:
Nei prossimi giorni vi fornirò altri dettagli: ma già da ora posso garantirvi che anche il #goofy6, come i suoi predecessori, sarà un evento eccezionale, che ci farà compiere il consueto balzo nel futuro del dibattito: un privilegio che di per sé vale il prezzo del biglietto, soprattutto se congiunto al piacere ineffabile di dare un volto a tante persone che qui avete conosciuto solo tramite la parola scritta.
(... credo di non essere il solo a pensarla così, considerando che in meno di un giorno sono già andati sessanta biglietti e senza che ve ne parlassi qui: comunque tranquilli, c'è posto, ma dopo il 15 novembre - o dopo i primi 400 biglietti venduti - saremo costretti ad aumentare il biglietto a 45 euro. Chi ha tempo non aspetti tempo...)
...e finalmente a Uga è toccato l'apparecchio. Cosa c'è di eccezionale? Così fan tutte. La bella di babbo ha ereditato da me solo il carattere mite e remissivo, purtroppo non la dentatura, e così è stato giocoforza metterla nelle mani di un tecnico del settore. Io non sono un dentista, quindi...
E voi direte: "Che c'è di eccezionale?" Ma... fin qui assolutamente nulla!
La settimana scorsa siamo scesi a Prati, lei mi ha accompagnato dall'oculista (perché io non sono un oculista quindi...), e io dal dentista. Mentre lei si divertiva, ho avuto vaghezza di recarmi da un terzo specialista: il macellaio di piazza dell'Unità (quello che ha il box dal lato di via dei Gracchi, direzione Silla). Trasognato come al solito lasciavo lo studio del dentista, ragionando sul fatto che la carne rossa fa male ma... (in questo caso il "quindi" può attendere), e sulla soglia del palazzo una voce: "Buongiorno Bagnai!"
Un amico che vi presenterò (spero) mi raccontava quest'estate di come, in tenera età, si era trovato a dover subire la violenza del pubblico. Naturalmente fa piacere riscontrare l'approvazione e il sostegno di tanti, ma non ci sono free lunch, che poi, detto come lo si è sempre detto da queste parti, significa che ubi commoda ibi et incommoda. Tu vorresti essere un artista, e separarti dalle tue opere, che avvii al pubblico, affinché questo si appropri di esse, lasciando, se possibile, te a te stesso. Ma non funziona così. Siccome le tue opere sono loro, tu sei loro. E siccome loro sono tanti uni (o, come diceva ieri un mio altro amico a proposito di un altro dibattito, nessuni), ognuno pensa di avere un rapporto esclusivo con te, senza pensare che per te la somma di questi rapporti esclusivi è un discreto fardello. Ora, vi ho detto mille volte che quando ho lanciato il mio grido di dolore l'ho fatto anche nella convinzione che nessuno lo avrebbe ascoltato. Non è andata esattamente così, e capisco che devo convivere con questo risultato, accettandone le lusinghe e gli oneri. Tuttavia, se proprio dobbiamo avere un rapporto, se proprio devo lasciarmi cannibalizzare dal vostro
AMMMMMMMOREEEEEEE
(tanto caro a me quanto ingombrante, non solo tipograficamente), mi piacerebbe almeno poterlo ricambiare, mi piacerebbe che, se proprio rapporto deve essere, almeno rapporto fosse. Ora, un rapporto presuppone almeno due (nella maggior parte dei casi tre) soggetti. E come si può avere un rapporto con Nessuno? Vorrei ricordarvi che l'ultima persona alla quale uno si presentò dicendo di essere nessuno non finì benissimo (agli europeisti fornisco la chiave dell'enigma). Da qui una certa mia sollecitudine nel ricordarvi alcune fondamentali regole di buona educazione (prima ancora che di disciplina).
Ma tutto è stato invano, fino alla settimana scorsa.
Uscivo, dicevo, dallo studio del dentista e: "Buongiorno Bagnai!" E io, seccato: "Buongiorno!" E lui: "Sono l'avvocato Tizio, volevo ringraziarla". E io: "Grazie. Di cosa?" E lui: "La seguo ecc.".
La parola chiave è: "Tizio" (che è l'unico dettaglio non vero di questa storia: ma ovviamente devo tutelare l'anonimato). A voi sembrerà poco, ma per me il fatto di incontrare un lettore che, a differenza della stragrande maggioranza di voi, mi si sia presentato come una persona N-O-R-M-A-L-E è stato un dato di eccezionale importanza. Mi ha lasciato sperare che finalmente il messaggio, dopo aver fermentato per mesi nella sentina degli ex-ortotteri, ex-donaldiani, ex-signoraggiai, ex-laqualunque, e altri scappati di casa vari, cominci a diffondersi fra le persone normali, quelle che non ti vengono incontro tremebonde e afasiche come un adolescente pustoloso fradicio di languore sessuale, ma che ti tendono una mano asciutta e ferma, e ti dicono chi sono, perché fanno il loro lavoro (utile) come tu fai il tuo.
Le persone normali, perché la normalità esiste, ed è un valore (tant'è che di questi tempi risulta essere piuttosto rara), ed è quello che io voglio mi sia restituito e per cui mi sto battendo.
Tutto questo solo per dirvi che io naturalmente vi voglio bene, e non vorrei mai chiedervi una violenza che non impongo nemmeno a me, cioè quella di essere diversi da ciò che ritenete di voler essere: però, la prossima volta che mi incontrate, fate almeno finta di essere normali, così come io, spesso, devo far finta di essere diverso da quello squilibrato che sono. So quanto mi costa, e quindi posso immaginare quanto costi a voi: ma proprio per questo mi sento autorizzato a chiedervelo. E l'occasione per mettere in pratica questo precetto potrebbe presentarsi molto presto...
Secondo evento
Ieri abbiamo lanciato la sesta edizione del convegno internazionale Euro, mercati, democrazia (per gli amici, #goofy6). Anche quest'anno, come di consueto, abbiamo scelto una linea editoriale innovativa rispetto alle precedenti. Dopo l'edizione scorsa, totalmente internazionale, con relatori provenienti da Finlandia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Spagna (o meglio: Catalogna), Stati Uniti, Ungheria, con la quale avevamo cercato di appurare se ci fosse vita fuori dall'euro, l'edizione di quest'anno si intitola Più Italia ed è interamente italiana, con due sole eccezioni di cui vi parlerò. Il tema che mi interessa approfondire è se sia vero che l'Europa sia un male necessario, lo scotto da pagare per affrontare la realtà della globalizzazione. Che l'Europa sia un male, se non addirittura il Male, per il modo in cui l'integrazione europea viene gestita (senza strategia, senza solidarietà...), è un'affermazione dalla quale credo che pochi oggi possano ragionevolmente dissentire. Siamo proprio sicuro che l'Italietta tutta sola non potrebbe sopravvivere in un mondo globalizzato nel quale paesi di dimensioni simili o inferiori (dalla Corea del Sud alla Norvegia) prosperano senza sentire il bisogno di cedere sovranità? Vogliamo continuare a dircelo, magari mentre ci inteneriamo per le legittime aspirazioni della Catalognetta o della Scoziuccia?
Come nelle edizioni precedenti, pur consapevoli del fatto che l'economia, cioè l'insopprimibile bisogno di riempire la pancia, regna sulle dinamiche storiche e politiche, rifiuteremo di fossilizzarci in una lettura economicistica della realtà (atteggiamento, questo, che una infinita legione di scalzacani a corto di argomenti ci rimprovera, ma del quale ho difficoltà a trovare traccia nel nostro lavoro). Il tema dei margini di autonomia del nostro paese infatti non ha una rilevanza esclusivamente economica (nel qual caso la risposta alla domanda: "Possiamo starcene per i fatti nostri?" sarebbe un deciso, convinto e irrefutabile: "Sì!", data l'eccellenza della nostra manifattura e la posizione di primato in una serie di altri settori, dall'agroalimentare alla moda), ma coinvolge molti altri aspetti, a partire da quelli di natura geopolitica. Avremo quindi con noi, fra gli altri, esperti di geopolitica e di strategia militare, cui porremo la domanda: "Meglio soli, o male accompagnati?" Perché non so a voi, ma a me non sembra che, dall'aggressione della Libia in giù (o anche risalendo alla vicenda iugoslava), l'Europa sia stata una buona compagnia per il nostro paese. Mi sembra insomma che in politica estera, esattamente come in politica economica, difficilmente avremmo potuto compiere da soli errori peggiori di quelli che siamo stati costretti a compiere o a subire in compagnia.
Tuttavia, io sono solo un tenente in congedo, non sono (visibilmente) uno stratega, quindi... chiederò!
Avremo, naturalmente, anche economisti, ad altissimo livello (per gli amanti delle classifiche, il più alto raggiunto finora), coi quali cercheremo di riflettere sui margini di manovra economica del nostro paese, e imprenditori, cui chiederemo se l'essere italiani li abbia penalizzati, e di converso l'essere "europei" favoriti, nel loro rivolgersi con successo ai mercati internazionali. La risposta in questo caso temo di saperla, altrimenti non avrebbero accettato di farsi vedere in nostra compagnia: ma sarà interessante apprezzarla dalla loro viva voce.
Vi dicevo delle due eccezioni a questa impostazione "patriottica".
Intanto, un ospite estero ci sarà. Dopo quattro anni, tornerà a Montesilvano Panagiotis Grigoriou, un nostro amico al quale è toccato il discutibile privilegio di precederci in quella discesa agli inferi che è l'assimilazione nell'impero germanico, pardon, l'integrazione europea... E poi, a differenza dello scorso anno, in cui non volemmo giornalisti, ritenendoli inutili e quindi dannosi (cosa della quale abbiamo ormai quotidiane conferme), quest'anno avremo con noi alcuni corrispondenti di testate estere. Ci è sembrato interessante aprir loro questa finestra sul mondo dei populistfascioleghistxenofobantieuro (voi): potrebbero avere delle sorprese (loro), e starà poi a loro decidere se e come riferirle ai loro lettori.
Proprio in questi giorni, osservando il dibattito su Twitter, constatavo come questo appuntamento, che è, naturalmente, la "nostra" festa, la festa di questa comunità, una lieta occasione di incontro, abbia anche offerto, nel corso degli anni, una chiave di lettura anticipatrice di molte tendenze oggi in atto, e ci abbia permesso di inserirci nel dibattito avendo una marcia in più: quella di chi è arrivato con anticipo alle conclusioni che tanti hanno raggiunto a fatica, in ritardo, sorpresi e sospinti dalla violenza dei fatti.
Vi faccio solo tre esempi.
Nell'invitare uno degli esperti di geopolitica, un collega che lo scorso anno aveva tentato di coinvolgermi in un suo interessante progetto sul concetto di guerra economica (e io, molto a malincuore data l'amabilità della persona e l'interesse del tema, non avevo potuto aderire per raggiunti limiti fisici, e per le tante preoccupazioni che quell'anno da cancellare dal calendario aveva portato con sé), questi mi diceva: "Perché sai, è uscito un libro interessantissimo, di una studiosa americana, Kelly Greenhill, che parla delle migrazioni sotto una prospettiva molto interessante...". Gli ho fatto notare che se il libro di Kelly è uscito in italiano, è proprio perché io ne ero venuto a conoscenza grazie a una di voi (Barbara) e avevo invitato Kelly a partecipare al #goofy5 (quello del 2016):
dal che lei aveva intuito le potenzialità del suo lavoro per il nostro pubblico. Peraltro, il fatto che una persona così attenta a certi temi, come quella che conoscerete quest'anno, non fosse venuta a conoscenza di questo incontro mi ha fatto capire quanto dobbiamo ancora fare come associazione per valorizzare il nostro lavoro. Ma su questo stiamo lavorando e ne parleremo con calma.
Altro esempio: in questi giorni, Heiner Flassbeck imperversa su Twitter con affermazioni abbastanza sconclusionate, chiedendo, in un allucinato guazzabuglio di reductiones ad Hitlerum e aneliti pieuropeisti, che l'Europa venga riformata:
(se vi interessa rovistare nei detriti, potete farlo qui).
Considerando che siamo nel 2017, a sentire uno che chiede di riformare Leuropa ci si potrebbe anche legittimamente chiedere se c'è o ci fa. Ma chi è stato ai "goofy" non può avere dubbio, perché ha visto coi suoi occhi lo stesso Flassbeck spiegarci apertis verbis, con la vis oratoria e la competenza che gli sono proprie e per le quali lo ammiriamo, che a causa della testardaggine tedesca l'Europa non è riformabile se non minacciando la Germania con la pistola sul tavolo (qui, al minuto 40:00):
Ora, mi sembra abbastanza chiaro che nessuna persona di buon senso può ritenere politicamente stabile un'alleanza la cui coesione si basi sulla continua minaccia del più debole al più forte. Quindi Heiner ci fa: la mia fiducia verso l'umanità (e verso le sue capacità professionali) mi portano a concludere che lui stesso non creda alle sue liturgiche invocazioni di salvifiche riforme (delle quali non sa dare dettagli). Quello che si intuisce è che le sue sparate contro l'atteggiamento della Germania erano in realtà motivate dal suo personale dissenso politico verso l'élite tedesca allora (e tuttora) dominante: in sintesi, verso la Merkel. Ma se quello che sta facendo la Merkel lo facesse la Linke (e non ci sono motivi per i quali non dovrebbe farlo), sono fermamente convinto che a lui starebbe bene, e non troverebbe nulla da ridire sull'atteggiamento mercantilistico del proprio paese, perché non puoi essere sinceramente contrario al mercantilismo tedesco se non sei sinceramente contrario all'euro (e Heiner non lo è). Nessuna riforma sensata dell'eurozona può prescindere da due caposaldi: smantellamento dell'euro e rifiuto assoluto del principio di indipendenza della banca centrale. Sono cose che voi sapete, perché vi sono state dette tanti anni fa:
Fa un po' tenerezza vedere quanto il dibattito estero sia ancora indietro, e questo deve essere per noi motivo di orgoglio ma anche di preoccupazione: se quelli che contano più di noi stanno conciati così, la strada, se non lunga, sarà comunque difficile. Più in generale, da questo breve resoconto, dovreste intuire quanto sia difficile fare politica "europea", perché agire a livello "europeo" significa, per forza di cose, trasporre a casa d'altri le proprie legittime aspirazioni, ma anche le proprie umane frustrazioni, riferite al quadro politico del proprio paese. Non è detto che quello che auspichiamo e forse funzionerebbe a casa nostra, necessariamente sarebbe auspicabile e funzionerebbe a casa d'altri, così come non è detto che capire molto in casa propria serva a capire qualcosa in casa altrui: le storie, i lessici, le grammatiche politiche differiscono da nazione a nazione, ed è esattamente questo che condanna ogni afflato internazionalista a tradursi nel migliore dei casi su un autoassolutorio cosmopolitismo borghese, nel peggiore in un più esplicito (e quindi forse anche più onesto) imperialismo.
Lo stiamo vedendo, del resto, con la triste storia della Catalogna, dove tutti hanno ragione, tutti hanno perso, e tutti sono diventati esperti di storia e politica spagnola.
E arrivo così al terzo esempio di come i #goofy abbiano permesso a chi ha partecipato non solo di divertirsi, ma anche di avere una marcia in più. Oggi mi ha strappato un indulgente sorriso di umana solidarietà l'affermazione stratosfericamente ingenua di Giorgio Cremaschi (degna persona, a modo suo) circa la pretesa natura "noeuro" di Podemos! Podemos è la rappresentanza locale, in Spagna, di quel polimorfo esperimento di intercettazione del dissenso che qui da noi si chiama 5 stelle, in Grecia Syriza, ecc. Lo abbiamo analizzato qui, e l'analisi resta valida. Ma al di là di questa evidenza analitica, noi abbiamo avuto, a Montesilvano, il privilegio di assistere in diretta alla castrazione di Podemos. Ricorderete che Montero Soler, che al #goofy2 (nel 2013) aveva pronunciato una appassionata e documentata requisitoria sui danni dell'adesione all'euro per l'economia spagnola:
e probabilmente lo ricorderete tornare al #goofy3 (nel 2014) per dirci che sì, tutto questo era vero, ma per risolvere il problema ai cittadini bisognava tralasciare le vetuste categorie di destra e sinistra, non era necessario parlare di euro, ma bisognava parlare, guarda un po', di un altro concetto tanto utile, che noi italiani (?) avevamo proposto al dibattito: quello di casta! (Qui, al minuto 37):
Ora, noi, qui, sappiamo che il castacriccacoruzzione è il cavallo di battaglia delle riforme neoliberali: ovunque nel mondo il capitalismo finanziario voglia imporre le proprie leggi, procede prima coventrizzando l'opinione pubblica con questa solfa, della quale, peraltro, le origini sono note, e riportano alle istituzioni del Washington Consensus (in particolare, alla Banca Mondiale, che non a caso gestisce questo bel progettino sulle percezioni...). Abbiamo imparato che la litania della corruzione è la liturgia dominante di quella religione di odio verso lo Stato (per il tramite dell'odio e dell'invidia verso la politica) che qui da noi è il grillismo, in Spagna Podemos, ecc., e in tutto il mondo è il neoliberismo. A me le scaglie caddero dagli occhi quell'8 novembre 2014, e mi fu quindi facile, a valle di quella disclosure, prevedere con tanta accuratezza le vicende greche, e fotografare come vi ho sopra ricordato il ruolo dei partiti "de sinistra" nella gestione della crisi. Posso quindi sorridere di affermazioni un po' affrettate come questa:
Nei prossimi giorni vi fornirò altri dettagli: ma già da ora posso garantirvi che anche il #goofy6, come i suoi predecessori, sarà un evento eccezionale, che ci farà compiere il consueto balzo nel futuro del dibattito: un privilegio che di per sé vale il prezzo del biglietto, soprattutto se congiunto al piacere ineffabile di dare un volto a tante persone che qui avete conosciuto solo tramite la parola scritta.
(... credo di non essere il solo a pensarla così, considerando che in meno di un giorno sono già andati sessanta biglietti e senza che ve ne parlassi qui: comunque tranquilli, c'è posto, ma dopo il 15 novembre - o dopo i primi 400 biglietti venduti - saremo costretti ad aumentare il biglietto a 45 euro. Chi ha tempo non aspetti tempo...)
lunedì 30 maggio 2016
Un (vecchio?) dibattito coi comunisti francesi
(...siccome su Twitter mi sta trollando la qualunque - dai compagni di Rifondazione di Padova a simpatici anonimi area Wu Ming per i quali io ovviamente sono un servo del capitale nonché un fascista che si pavoneggia ai convegni con il diavolo biondo - e siccome nel frattempo, invece, pare che Paris XIII - l'università dei post-keynesiani parigini - mi voglia invitare per un visiting, e Dany Lang è stato così cortese da sollecitare un mio paper sull'uscita dall'euro per questa conferenza, segnalando così apertamente che del tema pare si possa parlare anche in Francia senza essere tacciati di lepenismo [del resto, Arsène mi aveva detto che gli économistes atterrés si erano divisi su questo tema], vi ripropongo un vecchio dibattito, la presentazione del mio libro al CEPN, nel quale ebbi un simpatico siparietto con un ideologo del vecchio Partito Comunista Francese. Per motivi assolutamente imponderabili e incomprensibili, mentre in Italia i comunisti di Rizzo sono per uscire dall'euro, i comunisti francesi sono su posizioni che in Italia sarebbero selline. Da qui la simpatica dialettica con l'anziano collega, che raggiunse un punto culminante in una mia domanda che ricordo, ma che lascio ai francofoni il piacere di andarsi a trovare da soli, nel terzo filmato. Credo che quel dibattito abbia contribuito ad aprire una piccola crepa negli atterrés, che da posizioni monoliticamente sbilifestine hanno cominciato a evolvere. Naturalmente, se la crepa si è aperta, e se ora si possono quindi presentare paper scientifici sull'uscita dall'euro anche a conferenze "de sinistra", lo si deve anche a voi, e al sostegno che avete dato ad a/simmetrie. Tornerò a chiedervelo fra un paio di giorni, dopo avervi parlato di quanto abbiamo fatto nell'ultimo anno, e di quanta strada ci resta ancora da fare, ma intanto grazie: puntare sulla ricerca non è, certo, risolutivo, ma non è inutile. Spero di avervelo dimostrato finora, e di poter continuare a dimostrarvelo. Del resto, a/simmetrie non fa solo ricerca. Presto potrò preannunciarvi il programma del nostro convegno annuale. Sono sicuro che vi piacerà. In effetti, uno dei relatori già dovreste sapere chi è, perché ve l'ho detto, ma non mi pare che ve ne siate accorti...)
(...ah, naturalmente il fatto che io prima sia andato a parlare dai comunisti, non servirà a convincere i fascisti per i quali "coi fascisti non si parla" che io non sono un fascista. Però, sinceramente, in questo momento ho altri problemi, e se anche non ne avessi, avrei altre priorità. Rilevo comunque il fatto che nessun fascista mi ha mai detto: "con te non parlo perché sei andato a parlare coi comunisti". Ovviamente ai fascisti di cui sopra questa cosa sembrerà normale: loro infatti pensano di essere migliori, e quindi, perché mai uno dovrebbe parlare coi peggiori? Sono stato educato così anch'io, a ritenermi migliore perché ero nato dalla parte giusta. Poi ho capito che il mondo è talmente ingiusto che una parte giusta non c'è, e ho cominciato a spogliarmi dalla logica dell'appartenenza. Non è semplice, ma se ce l'ho fatta io possono farcela anche quelli che vengono a darmi ripetizioni di purezza etnica marziana su Twitter, e a spiegarmi che il problema non è l'euro ma... Continuo a non capire perché dovrei impegnarmi in faticosi esercizi dialettici con chi ignora la differenza fra condizione necessaria e sufficiente, ma ora vi lascio, e poi torno con qualcosa di meno francofono...)
(...ah, naturalmente il fatto che io prima sia andato a parlare dai comunisti, non servirà a convincere i fascisti per i quali "coi fascisti non si parla" che io non sono un fascista. Però, sinceramente, in questo momento ho altri problemi, e se anche non ne avessi, avrei altre priorità. Rilevo comunque il fatto che nessun fascista mi ha mai detto: "con te non parlo perché sei andato a parlare coi comunisti". Ovviamente ai fascisti di cui sopra questa cosa sembrerà normale: loro infatti pensano di essere migliori, e quindi, perché mai uno dovrebbe parlare coi peggiori? Sono stato educato così anch'io, a ritenermi migliore perché ero nato dalla parte giusta. Poi ho capito che il mondo è talmente ingiusto che una parte giusta non c'è, e ho cominciato a spogliarmi dalla logica dell'appartenenza. Non è semplice, ma se ce l'ho fatta io possono farcela anche quelli che vengono a darmi ripetizioni di purezza etnica marziana su Twitter, e a spiegarmi che il problema non è l'euro ma... Continuo a non capire perché dovrei impegnarmi in faticosi esercizi dialettici con chi ignora la differenza fra condizione necessaria e sufficiente, ma ora vi lascio, e poi torno con qualcosa di meno francofono...)
mercoledì 8 luglio 2015
Quelli che "Tsipras è fuuuuuuuurbo" (aka "sostenemo er compagno Trippas")
Scusate: direte che a me piace vincere facile, però credo anche che vi rendiate conto che mille e una volta avrei preferito perdere, giusto?
Allora: io sto lavorando a un paper che spero di consegnare in giornata a Diego Fusaro per Phenomenology and Minds. Si chiama Europe's paradoxes e descrive lo spiaggiamento della sinistra europea, determinato dal suo progressivo adagiarsi su posizioni pinochettiane, senza rendersene conto, propugnando un mondo nel quale per lei non c'è posto (cosa della quale peraltro Fassina fra mille tentennamenti si è accorto). Non mi interessano i motivi dello spiaggiamento (non sono né uno storico né un boia, e qui uno dei due certamente ci vorrebbe): mi interessa descriverlo con precisione, facendo capire a questa variopinta coorte di teste di minchia (da quelli che "la Germania Ovest ha fatto un favore alla Germania Est col cambio uno a uno", a quelli che "l'inflazione è la peggiore nemica del lavoratore", a quelli che "il cambio forte protegge i salari") che loro sono l'ipostasi della principale vittoria del neoliberismo. Questa vittoria si riassume appunto nell'aver fatto dimenticare alla sinistra europea quello che aveva imparato durante la seconda guerra mondiale.
Sta venendo più o meno bene, lavoro in fretta, ma considerando che gli altri autori presenti nel numero sono Cacciari e Habermas, vedi alla voce "vincere facile".
In tutto questo ogni tanto travedo su Twitter messaggi sulla pantomima che si sta svolgendo all'Europarlamento o non so dove. Io ho già detto come ritengo finirà nell'immediato. Lo ho ribadito anche qui. Se mi sbaglio, vi sarà facile farmelo notare, e mi sarà facile ammetterlo. Lo farò a cuor leggero, perché un mio eventuale errore segnerebbe l'inizio della fine, avverando quel Tramonto dell'euro del quale parlo da alcuni anni. Quindi, come dire: per me è win-win, e vinco di più se perdo!
Vorrei però spezzare una lancia in testa agli espertologi (inclusi alcuni ricottologi) che continuano a menarcela con questa storia che Tsipras è fuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuurbo,
che lui aveva er piano B e la tasche forse (task force), ecc.
Cerchiamo di capire a cosa stiamo giocando, perché se io muovo la regina e voi mi dite "scopa!" c'è qualcosa che non torna.
Allora: io sostengo che alla fine la Grecia uscirà dall'euro, e su questo ho il conforto di autorevolissimi studiosi. Ma il fatto che la Grecia alla fine dovrà uscire non dipende necessariamente da un fantomatico piano di Trippas più di quanto il fatto che oggi ci sia il sole dipenda dal fatto che le vendite di ombrelli sono crollate.
Se Trippas ha il piano, o anche se non ce l'ha ma è culturalmente pronto a uscire dall'euro (notate: culturalmente, non tecnicamente), sta cosa aveva da finì già a febbraio, e comunque avrebbe da finì in settimana. In ogni caso è durata troppo. Di converso, se otterrà (come ritengo) una concessione, magari mettendo tutti noi sotto il cappio dell'ERF come paventa Luciano, e poi fra un anno saremo da capo a dodici e il sistema salterà, spero non verrete a dirmi: "Hai visto? Avevi ragione sull'euro, ma ti sei sbagliato su Trippas! Non era come dicevi tu: lui era fuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuurbo!"
Ecco, se proprio volete dirlo a qualcuno, che Tsipras è furbo, accomodatevi in Grecia presso la famiglia di uno dei suicidati da febbraio a oggi. Non sono pochissimi, trovarli non dovrebbe essere troppo difficile, e a loro farà certamente piacere sapere di essere stati parte di un brillante piano strategico.
Veritas liberavit vos.
Forse (con la "s" di crotalo, non con la "c" di ellissoide).
Allora: io sto lavorando a un paper che spero di consegnare in giornata a Diego Fusaro per Phenomenology and Minds. Si chiama Europe's paradoxes e descrive lo spiaggiamento della sinistra europea, determinato dal suo progressivo adagiarsi su posizioni pinochettiane, senza rendersene conto, propugnando un mondo nel quale per lei non c'è posto (cosa della quale peraltro Fassina fra mille tentennamenti si è accorto). Non mi interessano i motivi dello spiaggiamento (non sono né uno storico né un boia, e qui uno dei due certamente ci vorrebbe): mi interessa descriverlo con precisione, facendo capire a questa variopinta coorte di teste di minchia (da quelli che "la Germania Ovest ha fatto un favore alla Germania Est col cambio uno a uno", a quelli che "l'inflazione è la peggiore nemica del lavoratore", a quelli che "il cambio forte protegge i salari") che loro sono l'ipostasi della principale vittoria del neoliberismo. Questa vittoria si riassume appunto nell'aver fatto dimenticare alla sinistra europea quello che aveva imparato durante la seconda guerra mondiale.
Sta venendo più o meno bene, lavoro in fretta, ma considerando che gli altri autori presenti nel numero sono Cacciari e Habermas, vedi alla voce "vincere facile".
In tutto questo ogni tanto travedo su Twitter messaggi sulla pantomima che si sta svolgendo all'Europarlamento o non so dove. Io ho già detto come ritengo finirà nell'immediato. Lo ho ribadito anche qui. Se mi sbaglio, vi sarà facile farmelo notare, e mi sarà facile ammetterlo. Lo farò a cuor leggero, perché un mio eventuale errore segnerebbe l'inizio della fine, avverando quel Tramonto dell'euro del quale parlo da alcuni anni. Quindi, come dire: per me è win-win, e vinco di più se perdo!
Vorrei però spezzare una lancia in testa agli espertologi (inclusi alcuni ricottologi) che continuano a menarcela con questa storia che Tsipras è fuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuurbo,
che lui aveva er piano B e la tasche forse (task force), ecc.
Cerchiamo di capire a cosa stiamo giocando, perché se io muovo la regina e voi mi dite "scopa!" c'è qualcosa che non torna.
Allora: io sostengo che alla fine la Grecia uscirà dall'euro, e su questo ho il conforto di autorevolissimi studiosi. Ma il fatto che la Grecia alla fine dovrà uscire non dipende necessariamente da un fantomatico piano di Trippas più di quanto il fatto che oggi ci sia il sole dipenda dal fatto che le vendite di ombrelli sono crollate.
Se Trippas ha il piano, o anche se non ce l'ha ma è culturalmente pronto a uscire dall'euro (notate: culturalmente, non tecnicamente), sta cosa aveva da finì già a febbraio, e comunque avrebbe da finì in settimana. In ogni caso è durata troppo. Di converso, se otterrà (come ritengo) una concessione, magari mettendo tutti noi sotto il cappio dell'ERF come paventa Luciano, e poi fra un anno saremo da capo a dodici e il sistema salterà, spero non verrete a dirmi: "Hai visto? Avevi ragione sull'euro, ma ti sei sbagliato su Trippas! Non era come dicevi tu: lui era fuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuurbo!"
Ecco, se proprio volete dirlo a qualcuno, che Tsipras è furbo, accomodatevi in Grecia presso la famiglia di uno dei suicidati da febbraio a oggi. Non sono pochissimi, trovarli non dovrebbe essere troppo difficile, e a loro farà certamente piacere sapere di essere stati parte di un brillante piano strategico.
Veritas liberavit vos.
Forse (con la "s" di crotalo, non con la "c" di ellissoide).
giovedì 28 maggio 2015
Il QE è un diversivo
(...diciamoci tutto: in sincerità e amicizia, e col massimo rispetto per la vita biologica altrui, desidero significarvi per l'ultima volta una cosa che ho spiegato molto chiaramente nel mio primo libro (ma anche nel mio primo articolo sul Manifesto, poi ripreso qui). L'euro è un confine, il confine fra la possibilità di una democrazia e la certezza del fascismo, inteso come regime classista e paternalista - astenersi storici e politologi dilettanti: nella mia politica more geometrico demonstrata uso le definizioni che mi pare e mi mantengo coerente ad esse. Ora, voglio chiarirvi una cosa: io sono cresciuto in tempi apparentemente meno sereni di quelli attuali. Per strada si urlava "uccidere un fascista non è un reato". E questa è una solenne scemenza. Ma è anche una solenne scemenza, chiedo scusa in anticipo, starlo ad ascoltare, un fascista. Voglio dire una cosa ben precisa, che poi è una delle tante cose nette e a fuoco che ho sentito dire a Sergio Cesaratto - questa la disse al #goofy3: oggi chi non ha ancora capito è inutile. A me non interessa perché chi è rimasto dall'altra parte del confine, dalla parte del "portare le decisioni importanti al riparo dal processo elettorale", dalla parte della Bce ai cui funzionari manca solo la licenza di uccidere - ma forse ce l'hanno, solo che noi non possiamo saperlo, perché l'accesso ai suoi atti è precluso alla magistratura, dalla parte della libertà sfrenata dei movimenti di capitale, dalla parte dello strumento principe della pax americana, insomma, dalla parte dell'euro, c'è rimasto. Sono fondamentalmente fatti suoi. Solo che lui ora è lì, io sono qui, in mezzo c'è un muro di propaganda che si sta trasformando in un muro di odio, io quello che potevo fare per farmi ascoltare l'ho fatto, non posso ogni volta riavvolgere il nastro da capo e ricominciare a spiegare il perché e il per come politico ed economico di questo regime fascista, e se chi sta dall'altra parte ha l'eguccio fragile e non gli va di studiare, sapete che c'è? Cazzi suoi. Io ho altro da fare, vi assicuro. Gioco in un altro campionato, e lo faccio con onestà intellettuale. Leggo i libri di cui devo parlare -
NESSUNO DI QUELLI CHE SON STATI CHIAMATI A PARLARE DEI MIEI LIBRI LO HA MAI FATTO
- controllo i dati che pubblico, cerco di scrivere in modo comprensibile, documento le mie asserzioni, e faccio il possibile per mettere in contatto le persone di buona volontà e dar loro strumenti per incidere nel dibattito.
Punto.
Questo è il lavoro di un intellettuale, del resto. Dopo di che, se devo perdere tempo con uno, prima voglio sapere da che parte del confine sta. Il mio principio è che collaboro con chiunque voglia ripristinare la democrazia. Il ripristino della democrazia passa per lo smantellamento dell'euro. Un altro euro - un euro "democratico" - non è possibile. Questo non vuol dire che eliminare l'euro significhi ripristinare automaticamente la democrazia. Significa però che chi non vede oggi quale vulnus per la democrazia sia l'euro - cioè, in buona sostanza, la banca centrale indipendente come potere costituzionalmente sovraordinato agli altri poteri dello Stato - non sarà nemmeno in grado domani di cooperare a un progetto di ricostruzione del paese su basi partecipate e democratiche. Tutti quelli che vi parlano di prezzo della benzina, o di technicalities apparentemente meno futili - e i derivati? E il debito under foreign law? E la rava? E la fava? - in realtà stanno perdendo pericolosamente di vista il punto.
Allora, io mi scuso con l'amico che riportava la senz'altro utile lezioncina di Losurdo su cosa sia il vero impegno politico. Se lui (Losurdo) lo sa, cosa sia l'impegno politico, fa bene a dirlo: a qualcosa servirà. Ma se io, prima di ascoltare una persona, voglio sapere da che parte del confine sta, ho le mie ragioni, che sono tante, e una delle prime è che le persone che appartengono alla galassia cui questo astro appartiene altro non hanno fatto che irridermi, insultarmi, diffamarmi, ostacolarmi, fraintendermi, distorcere il mio messaggio... e potrei continuare per pagine, perché non sono uno scrittore "de borgata", quindi una certa tecnica la ho - salvo poi fare un bel "cut and paste" del Tramonto dell'euro o de L'Italia può farcela, quando capita, e scoprire l'acqua calda per il beneficio di quei tre gatti che li seguono - sempre però con l'idea che noi, cioè io e voi, siamo degli appestati, dobbiamo essere guardati con sospetto, se non con riprovazione, perché abbiamo avuto una colpa che nessuno ci potrà mai perdonare: quella di aver capito dopo tantissimi altri, ma prima di loro, e di esserci espressi meglio di tutti. Questo non gli andrà mai giù. Ma naturalmente quello "non egemonico" e "divisivo" sono io, s'intende... Eppure se in questo paese un dibattito c'è, e tante scimmie cominciano a cadere dall'albero, credo che dipenda essenzialmente da quello che ho fatto, e soprattutto da come l'ho fatto: mettendo a nudo non il mio pisello o quel che ne rimane, ma il mio cuore, secondo una tradizione europea, e rendendovi intellettualmente ed emotivamente partecipi della mia disperazione e della mia solitudine. Questo non ci perdonano, lo capite? Lo vedete? Non ci perdonano di esserci incontrati e di esserci riconosciuti, e di averlo fatto in base a valori di umanità che trascendono le loro liturgie stantie, il loro linguaggio polveroso, quel linguaggio e quelle liturgie che sono state per loro il principale ostacolo a un percorso di comprensione che si svolgesse in tempi politicamente efficaci, per il fatto stesso di essere lo stendardo del loro unico valore politico: l'appartenenza.
Ormai senza grosse scosse non se ne uscirà. Il pareggio di bilancio in Costituzione è la fine della democrazia italiana, è la definitiva obliterazione dei principi economici della nostra carta costituzionale, e questo lo sapete meglio di me grazie a Quarantotto. Mentre questa cosa succedeva, il PD avallava il raccontino del "fate presto", e i fenomeni "de sinistra" che facevano? Discutevano se ero (eravamo) abbastanza marxista (marxisti), prendevano cappello se andavo da Tizio o da Caio, si sorvegliavano l'un l'altro nel terrore che una loro parola potesse uscire dal ristretto recinto della purezza etnica marZiana... E intanto noi ci logoravamo a spiegare le cose, e condividevamo la nostra frustrazione nel non riuscirci, o le piccole soddisfazioni nell'essere riusciti a seminare un po' di consapevolezza fra la gente, quella gente che intanto, nell'indifferenza dei marZiani puri e duri, moriva. Dovremo perdonarli, certo, ma non so se potremo farlo. Per quel che mi riguarda, e qui concludo, chi vuole avvicinarsi deve prima dire da che parte sta, e gli consiglio di scriverlo su una bandiera bianca - perché su quella rossa rischio di vederlo male. E anche se blocco a vista chi parla di Norimberghe, sia chiaro che qui qualcuno dovrà delle scuse, e gli interessi stanno già decorrendo, perché nel 2015 siamo già in mora da un pezzo. Questo vale anche e soprattutto per i colleghi che poi si sveglieranno, dopo avermi lasciato per x anni a fare da solo il lavoro sporco.
A questo proposito, però, permettetemi anche di aprire e chiudere un altro discorso. Ultimamente questo blog ha ripreso la consuetudine di ospitare terzi che scrivono sotto pseudonimo. Una volta c'era istwine, ce ne son stati altri - ad esempio kthrcds - c'à stato Agenor, che scrive sotto pseudonimo sullo Sbilifesto, per anni nel giornale degli utili idioti ha scritto sotto pseudonimo Galapagos, ecc. Mi spiegate cosa cazzo vi è preso nell'ultimo post? Perché non vi va bene che Charlie Brown si firmi così? Qual è il problema? Che ne sapete voi del perché non vuole firmarsi? Volete insegnare a me chi devo o non devo ospitare nel blog? Molti di voi si sono fatti andar bene un economista che appellava a manetta semplicemente perché la sua posizione in un gruppo bancario gli impediva di dire quello che tutti - lui compreso - sanno, per poi tornare nel dibattito intervenendo a spalare merda sul nostro lavoro, proponendo articoli con dati truccati. Quello era bravo, andava bene, era de sinistra, ci metteva la faccia. Ah, mi fa piacere! Sentite, qui non siamo in democrazia. No. È molto meglio. Siamo in autocrazia. Voi siete autocrati del vostro PC. Avete un cazzo di mouse in mano, no? Bene: qua sotto c'è il link a un articolo di Charlie Brown su a/simmetrie. È piaciuto a Brigitte Granville e a Peter Oppenheimer. Se non piace a voi me ne batto il belino a manetta. Cliccate altrove, ma non fatemi lezioncine di etica o di comunicazione o di filosofia dei fenomeni sociali o di sociologia dei fenomeni filosofici o del cazzo che avete studiato e che credete di sapere, perché a me non me ne frega niente e non sono disposto a perdere tempo. Se qui è rimasto un pugno di persone per bene è perché ho cordialmente invitato quelle per male ad andarsene, e hanno dovuto farlo. Le mie scelte su come gestisco il blog non sono materia di discussione: sono materia di voto. Se vi sta bene è così, se non vi sta bene andatevene, quando sarò rimasto solo deciderò se parlare al muro o chiudere il blog, ma finché il blog è aperto cosa, chi, come, e quando si pubblica lo deciderò io e non gradirò - per usare un eufemismo - commenti sull'ordine dei lavori. Saranno invece sempre graditi e bene accetti commenti sul merito, come quelli che hanno dato vita a una interessante - e animata - discussione in coda al post precedente.
E ora, se vi interessa, qua sotto c'è spiegato perché il QE è semplicemente un modo per prender tempo. Alcune di queste cose le abbiamo già discusse, altre no, ma i due articoli sotto pseudonimo, quello di Agenor e quello di Charlie Brown, forniscono un quadro esauriente della situazione).
Giochiamo a unire i puntini...
NESSUNO DI QUELLI CHE SON STATI CHIAMATI A PARLARE DEI MIEI LIBRI LO HA MAI FATTO
- controllo i dati che pubblico, cerco di scrivere in modo comprensibile, documento le mie asserzioni, e faccio il possibile per mettere in contatto le persone di buona volontà e dar loro strumenti per incidere nel dibattito.
Punto.
Questo è il lavoro di un intellettuale, del resto. Dopo di che, se devo perdere tempo con uno, prima voglio sapere da che parte del confine sta. Il mio principio è che collaboro con chiunque voglia ripristinare la democrazia. Il ripristino della democrazia passa per lo smantellamento dell'euro. Un altro euro - un euro "democratico" - non è possibile. Questo non vuol dire che eliminare l'euro significhi ripristinare automaticamente la democrazia. Significa però che chi non vede oggi quale vulnus per la democrazia sia l'euro - cioè, in buona sostanza, la banca centrale indipendente come potere costituzionalmente sovraordinato agli altri poteri dello Stato - non sarà nemmeno in grado domani di cooperare a un progetto di ricostruzione del paese su basi partecipate e democratiche. Tutti quelli che vi parlano di prezzo della benzina, o di technicalities apparentemente meno futili - e i derivati? E il debito under foreign law? E la rava? E la fava? - in realtà stanno perdendo pericolosamente di vista il punto.
Allora, io mi scuso con l'amico che riportava la senz'altro utile lezioncina di Losurdo su cosa sia il vero impegno politico. Se lui (Losurdo) lo sa, cosa sia l'impegno politico, fa bene a dirlo: a qualcosa servirà. Ma se io, prima di ascoltare una persona, voglio sapere da che parte del confine sta, ho le mie ragioni, che sono tante, e una delle prime è che le persone che appartengono alla galassia cui questo astro appartiene altro non hanno fatto che irridermi, insultarmi, diffamarmi, ostacolarmi, fraintendermi, distorcere il mio messaggio... e potrei continuare per pagine, perché non sono uno scrittore "de borgata", quindi una certa tecnica la ho - salvo poi fare un bel "cut and paste" del Tramonto dell'euro o de L'Italia può farcela, quando capita, e scoprire l'acqua calda per il beneficio di quei tre gatti che li seguono - sempre però con l'idea che noi, cioè io e voi, siamo degli appestati, dobbiamo essere guardati con sospetto, se non con riprovazione, perché abbiamo avuto una colpa che nessuno ci potrà mai perdonare: quella di aver capito dopo tantissimi altri, ma prima di loro, e di esserci espressi meglio di tutti. Questo non gli andrà mai giù. Ma naturalmente quello "non egemonico" e "divisivo" sono io, s'intende... Eppure se in questo paese un dibattito c'è, e tante scimmie cominciano a cadere dall'albero, credo che dipenda essenzialmente da quello che ho fatto, e soprattutto da come l'ho fatto: mettendo a nudo non il mio pisello o quel che ne rimane, ma il mio cuore, secondo una tradizione europea, e rendendovi intellettualmente ed emotivamente partecipi della mia disperazione e della mia solitudine. Questo non ci perdonano, lo capite? Lo vedete? Non ci perdonano di esserci incontrati e di esserci riconosciuti, e di averlo fatto in base a valori di umanità che trascendono le loro liturgie stantie, il loro linguaggio polveroso, quel linguaggio e quelle liturgie che sono state per loro il principale ostacolo a un percorso di comprensione che si svolgesse in tempi politicamente efficaci, per il fatto stesso di essere lo stendardo del loro unico valore politico: l'appartenenza.
Ormai senza grosse scosse non se ne uscirà. Il pareggio di bilancio in Costituzione è la fine della democrazia italiana, è la definitiva obliterazione dei principi economici della nostra carta costituzionale, e questo lo sapete meglio di me grazie a Quarantotto. Mentre questa cosa succedeva, il PD avallava il raccontino del "fate presto", e i fenomeni "de sinistra" che facevano? Discutevano se ero (eravamo) abbastanza marxista (marxisti), prendevano cappello se andavo da Tizio o da Caio, si sorvegliavano l'un l'altro nel terrore che una loro parola potesse uscire dal ristretto recinto della purezza etnica marZiana... E intanto noi ci logoravamo a spiegare le cose, e condividevamo la nostra frustrazione nel non riuscirci, o le piccole soddisfazioni nell'essere riusciti a seminare un po' di consapevolezza fra la gente, quella gente che intanto, nell'indifferenza dei marZiani puri e duri, moriva. Dovremo perdonarli, certo, ma non so se potremo farlo. Per quel che mi riguarda, e qui concludo, chi vuole avvicinarsi deve prima dire da che parte sta, e gli consiglio di scriverlo su una bandiera bianca - perché su quella rossa rischio di vederlo male. E anche se blocco a vista chi parla di Norimberghe, sia chiaro che qui qualcuno dovrà delle scuse, e gli interessi stanno già decorrendo, perché nel 2015 siamo già in mora da un pezzo. Questo vale anche e soprattutto per i colleghi che poi si sveglieranno, dopo avermi lasciato per x anni a fare da solo il lavoro sporco.
A questo proposito, però, permettetemi anche di aprire e chiudere un altro discorso. Ultimamente questo blog ha ripreso la consuetudine di ospitare terzi che scrivono sotto pseudonimo. Una volta c'era istwine, ce ne son stati altri - ad esempio kthrcds - c'à stato Agenor, che scrive sotto pseudonimo sullo Sbilifesto, per anni nel giornale degli utili idioti ha scritto sotto pseudonimo Galapagos, ecc. Mi spiegate cosa cazzo vi è preso nell'ultimo post? Perché non vi va bene che Charlie Brown si firmi così? Qual è il problema? Che ne sapete voi del perché non vuole firmarsi? Volete insegnare a me chi devo o non devo ospitare nel blog? Molti di voi si sono fatti andar bene un economista che appellava a manetta semplicemente perché la sua posizione in un gruppo bancario gli impediva di dire quello che tutti - lui compreso - sanno, per poi tornare nel dibattito intervenendo a spalare merda sul nostro lavoro, proponendo articoli con dati truccati. Quello era bravo, andava bene, era de sinistra, ci metteva la faccia. Ah, mi fa piacere! Sentite, qui non siamo in democrazia. No. È molto meglio. Siamo in autocrazia. Voi siete autocrati del vostro PC. Avete un cazzo di mouse in mano, no? Bene: qua sotto c'è il link a un articolo di Charlie Brown su a/simmetrie. È piaciuto a Brigitte Granville e a Peter Oppenheimer. Se non piace a voi me ne batto il belino a manetta. Cliccate altrove, ma non fatemi lezioncine di etica o di comunicazione o di filosofia dei fenomeni sociali o di sociologia dei fenomeni filosofici o del cazzo che avete studiato e che credete di sapere, perché a me non me ne frega niente e non sono disposto a perdere tempo. Se qui è rimasto un pugno di persone per bene è perché ho cordialmente invitato quelle per male ad andarsene, e hanno dovuto farlo. Le mie scelte su come gestisco il blog non sono materia di discussione: sono materia di voto. Se vi sta bene è così, se non vi sta bene andatevene, quando sarò rimasto solo deciderò se parlare al muro o chiudere il blog, ma finché il blog è aperto cosa, chi, come, e quando si pubblica lo deciderò io e non gradirò - per usare un eufemismo - commenti sull'ordine dei lavori. Saranno invece sempre graditi e bene accetti commenti sul merito, come quelli che hanno dato vita a una interessante - e animata - discussione in coda al post precedente.
E ora, se vi interessa, qua sotto c'è spiegato perché il QE è semplicemente un modo per prender tempo. Alcune di queste cose le abbiamo già discusse, altre no, ma i due articoli sotto pseudonimo, quello di Agenor e quello di Charlie Brown, forniscono un quadro esauriente della situazione).
Giochiamo a unire i puntini...
giovedì 2 gennaio 2014
QED n. 25: la Finlandia e l'acqua calda
Un'altra sorpresona, vero? Una delle tante per chi segue questo blog...
Ma come "la crisi arriva in Finlandia"? Arriva? Scusate: vogliamo dare un'occhiata, così, tanto per gradire, alla Fig. 2 de Il tramonto dell'euro? Ve la riporto qui di seguito insieme con il breve testo che la commenta:
La crisi non è arrivata in Finlandia. La Finlandia era già in crisi. Puntuale come un orologio svizzero (fuori dall'Eurozona due più due continua a fare quattro) la non trascurabile posizione debitoria netta della Finlandia (peggiore di quella dell'Italia, nel 2007), ha cominciato a mietere vittime: la Nokia, ad esempio. Il Sole 24 Ore, giustamente, la metteva in chiave aziendalistica: "er modello de bisnes, er probblema de bbrend" e supercazzole manageriali varie assortite. Va benissimo. Anzi: so far so good, come direbbe un economista.
Per noi che umilmente e grossolanamente ci atteniamo alla chiave di lettura macro, le cose stavano in termini molto più semplici: sai com'è, se come paese hai debiti, come paese devi realizzare, cioè vendere qualcosa a chi ti fa il favore di comprarselo. Quod factum est, ipsum est quod faciendum est: nihil sub sole novum, diceva un trader del terzo secolo avanti Cristo. La cessione della Nokia era un chiaro segnale: se cominci abbiando che vuoi il Partenone, finisci con la coda fra le gambe cedendo la prima azienda del paese (la seconda essendo gli zanzarifici, che però, stranamente, nessuno desidera. Dice: ma fa freddo. Sì, però fa anche umido...).
Per voi che amate le figurine,ve ne faccio vedere un paio, così capite anche meglio il senso dell'articolo dell'Indro (in particolare, il riferimento alla precedente crisi finlandese). Intanto, qui avete crescita e inflazione nel paese delle zanzare dal 1980 a oggi (fonte: WEO):
dove si vede che in effetti nel 1991 la Finlandia si prese una bella legnata, non dissimile da quella presa nel 2009: -6% di crescita nel 1991, -8.5% nel 2009. Guarda caso, la legnata del 1991 arrivò al termine di un periodo di crescita e inflazione crescente. Vi ricordate quella storia del centro e della periferia? Prima della crisi, in un paese periferico, aumentano crescita e inflazione, perché l'economia cresce drogata dal capitale estero.
"Eh, ma i finlandesi sono biondi, quindi sono virtuosi, quindi da loro le cose saranno andate in modo diverso!", dirà il piddino, nel suo delirio di autorazzismo deliziosamente dadaista, dove i "quindi" vengono randomizzati sulla pagina con esiti sempre esilaranti.
Invece no: mi dispiace, piddino, ma ha ragione la Bibbia. Nihil sub sole novum. E infatti guardati i saldi settoriali della Finlandia:
Che succede prima del 1991? Ma la solita cosa, caro piddino! La vedi la linea rossa, gli afflussi di capitali esteri? Va su, arrivano soldi da fuori. La vedi la linea blu, il saldo pubblico? Va su, il governo è tanto bravo, taglia tanta spesapubblicaimproduttiva, e soprattutto, siccome l'economia cresce al 5% (vedi sopra) incamera tante belle imposte. E naturalmente, la vedi la linea verde, il risparmio netto del settore privato? Va a picco. Quindi? Quindi la solita storia: anche la Finlandia del 1991 stava seguendo la traiettoria di ogni paese periferico prima di una crisi finanziaria: conti pubblici in ordine e capitali esteri che arrivano per finanziare il settore privato.
Cosa succede dal'euro in poi?
Intorno al 2000 la Finlandia era esportatrice netta di capitali (linea rossa sotto zero: un afflusso negativo è un deflusso) e il settore pubblico stava di nuovo con i conti a posto (surplus intorno al 5% del Pil, linea blu), con un settore privato moderatamente in surplus anche lui.
Ricordate? L'importazione netta di capitali è il riflesso dell'importazione netta di merci. Quindi nel 2000 la Finlandia era esportatrice netta di merci, ma con l'entrata nell'euro la situazione si è progressivamente e inesorabilmente deteriorata. La linea rossa sale. È un bene? No, è un male, perché significa che la Finlandia si sta avviando da una situazione di esportazione netta (deflusso) di capitali a una di importazione netta (afflusso) di capitali. In altre parole: nel 2000 la Finlandia era esportatrice netta di capitali per quasi il 10% del suo Pil (la linea rossa sotto zero), e quindi esportatrice netta di merci per lo stesso importo (cioè aveva un surplus delle partite correnti del 10% del Pil). Nel 2010 è diventata importatrice netta di capitali per circa il 2% del Pil, cioè ha un deficit delle partite correnti di pari importo.
Il 2% del Pil è poco, direte voi.
Superficiali! Non riesco proprio a farvi entrare in testa che in economia quello che conta è la dinamica. Se parti da un surplus di 10 e arrivi a un deficit di 2 vuol dire che in dieci anni hai perso più di un punto di Pil all'anno di surplus verso l'estero, e questo significa una cosa sola: che l'euro non te lo puoi permettere. Punto.
Come si risolve la situazione?
Nel 1991 è stata risolta come razionalità vuole che si risolvano situazioni di questo tipo:
Una bella svalutazione del 25% (a spanna) e via andare. Qui vedete il tassi di cambio effettivi (cioè la media ponderata dei tassi di cambio della Finlandia verso i principali partner commerciali) sia nominali che reali (vi ricordo che il cambio reale è il rapporto fra prezzi finlandesi e prezzi dei partner espressi in una comune unità di misura). Come al solito, la svalutazione nominale (cioè il deprezzamento della valuta) ha praticamente coinciso con quella reale (cioè con il recupero di competitività) per il semplice motivo che come al solito una svalutazione del 25% non si è tradotta in una inflazione del 25% (come al solito, cazzo, come sempre, cazzo, lo volete capire? Non è mai andata in un altro modo perché non può andare in un altro modo, con buona pace degli informatori cialtroni o diversamente intelligenti!)
Come al solito dopo il riequilibrio dei rapporti di cambio la crescita è ripartita e l'inflazione diminuita arrivando quasi a zero. Come al solito!
Poi arriva l'imbecille in prima forma canonica, quello che dice: "Bagnai, tu la fai facile, ma nel 1992 l'inflazione in Italia non è aumentata perché abbiamo fatto austerità...". Sì, io la faccio facile, traditore e porco, ma tu mi spieghi come mai in Finlandia l'inflazione non è aumentata nonostante il saldo del bilancio pubblico sia precipitato fra 1990 e 1992 di più di 11 punti di Pil (da un surplus del 5% a un deficit del 6%)? La vedi la linea blu nella seconda figura? Ti sembra austerità quella?
Scusatemi, non dovrei lasciarmi andare, ma non ce la faccio più...
Comunque, lasciamo un attimo da parte gli imbecilli (era il senso del mio post del 31 dicembre) e cerchiamo di capire cosa ci dicono questi dati.
Nel 1991 il deleveraging (vedete, so parlare da economista anch'io) del settore privato fu favorito da una politica fiscale attiva, e il riequilibrio dei conti esteri da una pesante svalutazione nominale.
Oggi il cambio nominale non è più un'opzione (se non nel senso che il comportamento della Germania tende a farlo sopravvalutare danneggiando praticamente tutti gli altri paesi dell'Eurozona). La "svalutazione interna" ha determinato un miglioramento della competitività (flessione del cambio reale) del solo 5%, che non ha minimamente invertito la tendenza infausta del saldo delle partite correnti. Le politiche fiscali espansive, a loro volta, sono solo un ricordo. I virtuosi finnici hanno approfittato dello spazio fiscale che Maastricht lascia loro, portando il saldo pubblico dal +4% nel 2008 al -3% nel 2009, ma questo non è stato abbastanza per invertire la tendenza negativa del risparmio netto privato (la linea verde), che da un massimo del 10% del Pil, raggiunto dopo la svalutazione del 1991-92, si trova ora in zona retrocessione, vicino o sotto allo zero (cioè il settore privato finlandese si sta indebitando con l'estero). Lo Stato finlandese non può indebitarsi abbastanza da aiutare famiglie e imprese finlandesi a rimettere i propri debiti.
Essere biondi non basta.
E l'acqua calda cosa c'entra, direte voi?
Vi faccio un regalo. Qui trovate un articolo che scrissi il 26 febbraio 2010 per il Centro di Pescara, articolo nel quale dicevo che la variabile più importante per monitorare lo stato di salute di un paese è il suo indebitamento estero. Va bene, voi lo sapete, e oggi lo sanno quasi tutti. Nel 2010 era una cosa un po' più di nicchia, ma nemmeno tanto. Si era ai tempi in cui il Centro pensava di farmi un favore pubblicandomi! Oggi forse ho più lettori io...
Guardate poi questo. Eh, già, tre anni dopo ci è arrivato anche l'Economist.
Ora, una cosa che non è drammaticamente originale se pubblicata sul Centro nel 2010, ne converrete, diventa la scoperta dell'acqua calda se pubblicata sull'Economist nel 2013. Ma siccome gli italiani sono esterofili, voi non citate il Centro: citate l'Economist. L'autorazzismo del piddino se ne compiacerà. Tanto, chiunque sia a dirgliele certe cose, lui non le capirà mai. E a noi piace ricordarlo così...
(e la morale della favola qual è? Quella che dice il ministro finlandese. La Finlandia l'euro non se lo può permettere. Essere biondi non basta, e quindi alla Finlandia uscire conviene, oh, se conviene! E non in compagnia della Germania, come pensano alcuni...)
Ma come "la crisi arriva in Finlandia"? Arriva? Scusate: vogliamo dare un'occhiata, così, tanto per gradire, alla Fig. 2 de Il tramonto dell'euro? Ve la riporto qui di seguito insieme con il breve testo che la commenta:
Figura 2 - Posizione finanziaria netta sull'estero dei principali paesi dell'Eurozona nel 2007 (punti di PIL)
La figura 2 mostra che nel 2007 solo due
fra i principali Paesi dell’Eurozona erano creditori esteri netti: il Belgio e
la Germania. Tutti gli altri erano debitori esteri (se pure di pochissimo, come
la Francia), e i Paesi in crisi più profonda (Spagna, Portogallo, Grecia) erano
anche quelli con il maggior debito estero netto, nonostante due di essi
avessero debito pubblico esiguo (Spagna) o nella
norma (Portogallo).
Se usiamo come metro il debito estero, la
Finlandia viene a trovarsi in mezzo al gregge delle “pecore nere”, il che, per
inciso, fa sospettare che certi atteggiamenti intransigenti dei suoi governanti
(“pignorare il Partenone”, per chi se lo ricorda; Letizia, 2011) potrebbero
essere dettati dalla consapevolezza di non essere in ottime acque.
La crisi non è arrivata in Finlandia. La Finlandia era già in crisi. Puntuale come un orologio svizzero (fuori dall'Eurozona due più due continua a fare quattro) la non trascurabile posizione debitoria netta della Finlandia (peggiore di quella dell'Italia, nel 2007), ha cominciato a mietere vittime: la Nokia, ad esempio. Il Sole 24 Ore, giustamente, la metteva in chiave aziendalistica: "er modello de bisnes, er probblema de bbrend" e supercazzole manageriali varie assortite. Va benissimo. Anzi: so far so good, come direbbe un economista.
Per noi che umilmente e grossolanamente ci atteniamo alla chiave di lettura macro, le cose stavano in termini molto più semplici: sai com'è, se come paese hai debiti, come paese devi realizzare, cioè vendere qualcosa a chi ti fa il favore di comprarselo. Quod factum est, ipsum est quod faciendum est: nihil sub sole novum, diceva un trader del terzo secolo avanti Cristo. La cessione della Nokia era un chiaro segnale: se cominci abbiando che vuoi il Partenone, finisci con la coda fra le gambe cedendo la prima azienda del paese (la seconda essendo gli zanzarifici, che però, stranamente, nessuno desidera. Dice: ma fa freddo. Sì, però fa anche umido...).
Per voi che amate le figurine,ve ne faccio vedere un paio, così capite anche meglio il senso dell'articolo dell'Indro (in particolare, il riferimento alla precedente crisi finlandese). Intanto, qui avete crescita e inflazione nel paese delle zanzare dal 1980 a oggi (fonte: WEO):
dove si vede che in effetti nel 1991 la Finlandia si prese una bella legnata, non dissimile da quella presa nel 2009: -6% di crescita nel 1991, -8.5% nel 2009. Guarda caso, la legnata del 1991 arrivò al termine di un periodo di crescita e inflazione crescente. Vi ricordate quella storia del centro e della periferia? Prima della crisi, in un paese periferico, aumentano crescita e inflazione, perché l'economia cresce drogata dal capitale estero.
"Eh, ma i finlandesi sono biondi, quindi sono virtuosi, quindi da loro le cose saranno andate in modo diverso!", dirà il piddino, nel suo delirio di autorazzismo deliziosamente dadaista, dove i "quindi" vengono randomizzati sulla pagina con esiti sempre esilaranti.
Invece no: mi dispiace, piddino, ma ha ragione la Bibbia. Nihil sub sole novum. E infatti guardati i saldi settoriali della Finlandia:
Che succede prima del 1991? Ma la solita cosa, caro piddino! La vedi la linea rossa, gli afflussi di capitali esteri? Va su, arrivano soldi da fuori. La vedi la linea blu, il saldo pubblico? Va su, il governo è tanto bravo, taglia tanta spesapubblicaimproduttiva, e soprattutto, siccome l'economia cresce al 5% (vedi sopra) incamera tante belle imposte. E naturalmente, la vedi la linea verde, il risparmio netto del settore privato? Va a picco. Quindi? Quindi la solita storia: anche la Finlandia del 1991 stava seguendo la traiettoria di ogni paese periferico prima di una crisi finanziaria: conti pubblici in ordine e capitali esteri che arrivano per finanziare il settore privato.
Cosa succede dal'euro in poi?
Intorno al 2000 la Finlandia era esportatrice netta di capitali (linea rossa sotto zero: un afflusso negativo è un deflusso) e il settore pubblico stava di nuovo con i conti a posto (surplus intorno al 5% del Pil, linea blu), con un settore privato moderatamente in surplus anche lui.
Ricordate? L'importazione netta di capitali è il riflesso dell'importazione netta di merci. Quindi nel 2000 la Finlandia era esportatrice netta di merci, ma con l'entrata nell'euro la situazione si è progressivamente e inesorabilmente deteriorata. La linea rossa sale. È un bene? No, è un male, perché significa che la Finlandia si sta avviando da una situazione di esportazione netta (deflusso) di capitali a una di importazione netta (afflusso) di capitali. In altre parole: nel 2000 la Finlandia era esportatrice netta di capitali per quasi il 10% del suo Pil (la linea rossa sotto zero), e quindi esportatrice netta di merci per lo stesso importo (cioè aveva un surplus delle partite correnti del 10% del Pil). Nel 2010 è diventata importatrice netta di capitali per circa il 2% del Pil, cioè ha un deficit delle partite correnti di pari importo.
Il 2% del Pil è poco, direte voi.
Superficiali! Non riesco proprio a farvi entrare in testa che in economia quello che conta è la dinamica. Se parti da un surplus di 10 e arrivi a un deficit di 2 vuol dire che in dieci anni hai perso più di un punto di Pil all'anno di surplus verso l'estero, e questo significa una cosa sola: che l'euro non te lo puoi permettere. Punto.
Come si risolve la situazione?
Nel 1991 è stata risolta come razionalità vuole che si risolvano situazioni di questo tipo:
Una bella svalutazione del 25% (a spanna) e via andare. Qui vedete il tassi di cambio effettivi (cioè la media ponderata dei tassi di cambio della Finlandia verso i principali partner commerciali) sia nominali che reali (vi ricordo che il cambio reale è il rapporto fra prezzi finlandesi e prezzi dei partner espressi in una comune unità di misura). Come al solito, la svalutazione nominale (cioè il deprezzamento della valuta) ha praticamente coinciso con quella reale (cioè con il recupero di competitività) per il semplice motivo che come al solito una svalutazione del 25% non si è tradotta in una inflazione del 25% (come al solito, cazzo, come sempre, cazzo, lo volete capire? Non è mai andata in un altro modo perché non può andare in un altro modo, con buona pace degli informatori cialtroni o diversamente intelligenti!)
Come al solito dopo il riequilibrio dei rapporti di cambio la crescita è ripartita e l'inflazione diminuita arrivando quasi a zero. Come al solito!
Poi arriva l'imbecille in prima forma canonica, quello che dice: "Bagnai, tu la fai facile, ma nel 1992 l'inflazione in Italia non è aumentata perché abbiamo fatto austerità...". Sì, io la faccio facile, traditore e porco, ma tu mi spieghi come mai in Finlandia l'inflazione non è aumentata nonostante il saldo del bilancio pubblico sia precipitato fra 1990 e 1992 di più di 11 punti di Pil (da un surplus del 5% a un deficit del 6%)? La vedi la linea blu nella seconda figura? Ti sembra austerità quella?
Scusatemi, non dovrei lasciarmi andare, ma non ce la faccio più...
Comunque, lasciamo un attimo da parte gli imbecilli (era il senso del mio post del 31 dicembre) e cerchiamo di capire cosa ci dicono questi dati.
Nel 1991 il deleveraging (vedete, so parlare da economista anch'io) del settore privato fu favorito da una politica fiscale attiva, e il riequilibrio dei conti esteri da una pesante svalutazione nominale.
Oggi il cambio nominale non è più un'opzione (se non nel senso che il comportamento della Germania tende a farlo sopravvalutare danneggiando praticamente tutti gli altri paesi dell'Eurozona). La "svalutazione interna" ha determinato un miglioramento della competitività (flessione del cambio reale) del solo 5%, che non ha minimamente invertito la tendenza infausta del saldo delle partite correnti. Le politiche fiscali espansive, a loro volta, sono solo un ricordo. I virtuosi finnici hanno approfittato dello spazio fiscale che Maastricht lascia loro, portando il saldo pubblico dal +4% nel 2008 al -3% nel 2009, ma questo non è stato abbastanza per invertire la tendenza negativa del risparmio netto privato (la linea verde), che da un massimo del 10% del Pil, raggiunto dopo la svalutazione del 1991-92, si trova ora in zona retrocessione, vicino o sotto allo zero (cioè il settore privato finlandese si sta indebitando con l'estero). Lo Stato finlandese non può indebitarsi abbastanza da aiutare famiglie e imprese finlandesi a rimettere i propri debiti.
Essere biondi non basta.
E l'acqua calda cosa c'entra, direte voi?
Vi faccio un regalo. Qui trovate un articolo che scrissi il 26 febbraio 2010 per il Centro di Pescara, articolo nel quale dicevo che la variabile più importante per monitorare lo stato di salute di un paese è il suo indebitamento estero. Va bene, voi lo sapete, e oggi lo sanno quasi tutti. Nel 2010 era una cosa un po' più di nicchia, ma nemmeno tanto. Si era ai tempi in cui il Centro pensava di farmi un favore pubblicandomi! Oggi forse ho più lettori io...
Guardate poi questo. Eh, già, tre anni dopo ci è arrivato anche l'Economist.
Ora, una cosa che non è drammaticamente originale se pubblicata sul Centro nel 2010, ne converrete, diventa la scoperta dell'acqua calda se pubblicata sull'Economist nel 2013. Ma siccome gli italiani sono esterofili, voi non citate il Centro: citate l'Economist. L'autorazzismo del piddino se ne compiacerà. Tanto, chiunque sia a dirgliele certe cose, lui non le capirà mai. E a noi piace ricordarlo così...
(e la morale della favola qual è? Quella che dice il ministro finlandese. La Finlandia l'euro non se lo può permettere. Essere biondi non basta, e quindi alla Finlandia uscire conviene, oh, se conviene! E non in compagnia della Germania, come pensano alcuni...)
domenica 27 gennaio 2013
Due video per passare il tempo...
In macchina, andando a Radicondoli:
Uga: "Babbo?"
Io: "Sì amore?"
Uga: "Ma quanto dura la prossima rappresentazione?"
Io: "Quanto quella di Arezzo. Perché? Ti sei annoiata?"
Uga: "Un po'."
(bisogna capirli, so' regazzi. E meno male che c'era Felice! Ora annoiatevi pure voi...)
(ringraziando doverosamente gli organizzatori)
(ringraziando gli organizzatori e inthenews).
Uga: "Babbo?"
Io: "Sì amore?"
Uga: "Ma quanto dura la prossima rappresentazione?"
Io: "Quanto quella di Arezzo. Perché? Ti sei annoiata?"
Uga: "Un po'."
(bisogna capirli, so' regazzi. E meno male che c'era Felice! Ora annoiatevi pure voi...)
Arezzo 11 gennaio
(ringraziando doverosamente gli organizzatori)
Radicondoli 12 gennaio
(ringraziando gli organizzatori e inthenews).
mercoledì 16 gennaio 2013
Segare il ramo
(l'ho detto miliardi di volte, ma siccome evidentemente non viene capito, e non saprei dirlo meglio, ve lo dico come lo dice porter)
Lei o gli altri non farà differenza. Dopo avere raccontato per anni ai tedeschi che:
- ogni colpa della crisi è altrui
- che i tedeschi sono "virtuosi"
- che gli altri paesi "cicale"hanno vissuto "al di sopra delle loro possibilità" alle spalle della Germania
- che gli altri paesi devono diventare "virtuosi" come la Germania per risolvere i loro problemi
- che non chiederanno mai ai tedeschi di "pagare" per i paesi "cicala"
nessuno può più cambiare la traiettoria della "locomotiva" che hanno lanciato in corsa, a maggior ragione perchè dovrebbero raccontare verità scomode. Il lavaggio del cervello non ha funzionato solo da noi, anzi, per le virtù teutoniche che ci raccontano forse ha funzionato meglio proprio da loro... meglio continuare a mentire... e noi lo sappiamo bene, solo il debito è una colpa, per i tedeschi.
Del resto c'è una certa dimestichezza con lo scaricare le colpe sugli "altri", la storia della "pugnalata alle spalle" insegna....... e piuttosto che riconoscere i propri errori, meglio la mistica del Götterdämmerung.
Osserva Silco
Silco15 gennaio 2013 17:47
Se alle elezioni tedesche vincera di nuovo la culona allora saremo veramente nella Merkel fino al collo.
Risponde Porter
porter ha lasciato un nuovo commento sul tuo post
Lei o gli altri non farà differenza. Dopo avere raccontato per anni ai tedeschi che:
- ogni colpa della crisi è altrui
- che i tedeschi sono "virtuosi"
- che gli altri paesi "cicale"hanno vissuto "al di sopra delle loro possibilità" alle spalle della Germania
- che gli altri paesi devono diventare "virtuosi" come la Germania per risolvere i loro problemi
- che non chiederanno mai ai tedeschi di "pagare" per i paesi "cicala"
nessuno può più cambiare la traiettoria della "locomotiva" che hanno lanciato in corsa, a maggior ragione perchè dovrebbero raccontare verità scomode. Il lavaggio del cervello non ha funzionato solo da noi, anzi, per le virtù teutoniche che ci raccontano forse ha funzionato meglio proprio da loro... meglio continuare a mentire... e noi lo sappiamo bene, solo il debito è una colpa, per i tedeschi.
Del resto c'è una certa dimestichezza con lo scaricare le colpe sugli "altri", la storia della "pugnalata alle spalle" insegna....... e piuttosto che riconoscere i propri errori, meglio la mistica del Götterdämmerung.
Concludo io
Ecco: se non lo avete capito finché ve lo dicevo io, va anche bene. Ma mi sembra che come lo ha detto porter non si possa non capirlo. E questo lo dedico a tutti quegli imbecilli, o incoscienti, o conniventi, di "sinistra" che si aspettano mirabilia dall'alba della socialdemocrazia europea. I nomi non li faccio, non per carità di patria, ma perché li sapete. In Inferno nulla est redemptio. Non esiste un euro politicamente sostenibile, e non esiste perché gli apprendisti stregoni del Nord hanno mentito ai loro elettori, che stavano sfruttando. Storia vecchia, sempre la stessa, impossibile da capire per alcuni, e vorrei tanto sapere perché (ma anche no).
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sabato 5 gennaio 2013
Pescara: è la fine dell'euro?
(Nei commenti del post precedente si è sviluppata una discussione attorno all'improvvida uscita dell'ortottero capo, che sposa - come al solito - una diagnosi assolutamente montiana delle cause della crisi, sostenendo che lo spread dipende dal rischio di insolvenza dello Stato italiano, determinato da un eccessivo livello di castacriccacaruzzionespesapubblicabrutto. Seguono gli ovvi dolori di pancia di chi vorrebbe tanto votare il M5S, ma proprio non ce la fa quando nota quanto somigli a votare per Monti. Perché il problema rimane ed è sempre quello: non vuoi dire la verità, cioè che solo uscendo dall'euro ci libereremo dallo spread, visto che questo misura - e ci fa pagare anticipatamente - il rischio di svalutazione? Va bene, non c'è problema. All'estero studi relativamente neutri riconoscono che in Italia il tasso di interesse diminuirebbe con l'uscita dall'euro - i soliti Woo e Vamvakidis. Vuoi ignorarli? Va bene, ignorali. Ma per lo meno, perdio, non mentire anche tu come sta mentendo Monti! Il governo italiano non è mai stato a rischio insolvenza. Lo certifica il Fiscal sustainability report della Commissione Europea, che avrebbe tutto l'interesse a certificare il contrario, visto che proprio dall'Europa vengono quelle simpatiche esortazioni all'austerità che, per avere un senso, devono presupporre che lo Stato italiano sia sull'orlo della catastrofe finanziaria! Invece nemmeno chi avrebbe interesse a dimostrare l'insolvenza dello Stato italiano, e la necessità dell'austerità, ci riesce! L'austerità italiana è servita solo a salvare Grecia e Spagna, e lo ha ammesso perfino Monti dalla Gruber! Credo che molti voteranno Grillo tappandosi il naso, e i primi a tapparselo con quattro mollette saranno proprio molte brave persone della base, che sono poi le prime a chiedersi perché dal leader di un movimento teoricamente rivoluzionario vengano messaggi così scompostamente, beceramente conservatori. Quello che segue è il resoconto di una presentazione del Tramonto dell'euro organizzata dal M5S di Pescara. Qui trovate il link alle slides, che vi saranno utili per seguire la presentazione. Buon divertimento.)
Per chi avesse bisogno di sottotitoli, vi riassumo il punto fondamentale del mio intervento (oltre ai noti elementi sulla genesi e il meccanismo della crisi): il messaggio secondo il quale la colpa della crisi va individuata nella corruzione della politica, con il correlato eccesso di spesa e di indebitamento pubblico, è falso e reazionario. Chi lo diffonde quindi mente, ed è un reazionario. Punto.
A beneficio degli imbecilli, che sono sempre in eccesso di offerta, mi affretto ad aggiungere che questo ovviamente non significa che la corruzione sia un bene. È un male, e va combattuta. Ma è ovunque e da sempre, e da quando siamo entrati nell'euro è peggiorata (non migliorata) mentre il debito pubblico diminuiva (non aumentava). Chi dice il contrario o è penosamente disinformato, o vuole disinformarvi. Non ci sono "terze vie" possibili. Ma questo voi qui lo sapete.
Apro la discussione...
Per chi avesse bisogno di sottotitoli, vi riassumo il punto fondamentale del mio intervento (oltre ai noti elementi sulla genesi e il meccanismo della crisi): il messaggio secondo il quale la colpa della crisi va individuata nella corruzione della politica, con il correlato eccesso di spesa e di indebitamento pubblico, è falso e reazionario. Chi lo diffonde quindi mente, ed è un reazionario. Punto.
A beneficio degli imbecilli, che sono sempre in eccesso di offerta, mi affretto ad aggiungere che questo ovviamente non significa che la corruzione sia un bene. È un male, e va combattuta. Ma è ovunque e da sempre, e da quando siamo entrati nell'euro è peggiorata (non migliorata) mentre il debito pubblico diminuiva (non aumentava). Chi dice il contrario o è penosamente disinformato, o vuole disinformarvi. Non ci sono "terze vie" possibili. Ma questo voi qui lo sapete.
Apro la discussione...
giovedì 27 dicembre 2012
I video di Pescara
Scusate, parlando di cose serie, mi sembra di non avervi mai messo a disposizione i video del convegno di Pescara su Euro, mercati e democrazia (1° dicembre 2012). Seguendo il programma:
(grazie a Tommaso Dradi: trovate tutti i video in questa pagina).
E dal sempre valido ecodellarete, per chi preferisce l'altro profilo, avete:
Buon ascolto e buon anno.
(grazie a Tommaso Dradi: trovate tutti i video in questa pagina).
E dal sempre valido ecodellarete, per chi preferisce l'altro profilo, avete:
Buon ascolto e buon anno.
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