L’economia esiste perché esiste lo scambio, ogni scambio presuppone l’esistenza di due parti, con interessi contrapposti: l’acquirente vuole spendere di meno, il venditore vuole guadagnare di più. Molte analisi dimenticano questo dato essenziale. Per contribuire a una lettura più equilibrata della realtà abbiamo aperto questo blog, ispirato al noto pensiero di Pippo: “è strano come una discesa vista dal basso somigli a una salita”. Una verità semplice, ma dalle applicazioni non banali...
martedì 14 novembre 2017
Campo Despedienti (frazione di Giovinia)
lunedì 19 settembre 2016
Franza o Germagna... purché se magna!
Gentile Prof. Bagnai,
si ricorda di ITAZUBI? Le scrivo ora da Vergate sul Membro, una piccola cittadina nella pianura di Giovinia dove lo scorso giugno il Movimento del Nuovo Che Avanza ha vinto le elezioni amministrative contro il Partito del Vecchio Che Resiste.
Sono davanti a un buon bicchiere di Sangioviniese (l’IGP locale, gliene porterò due bottiglie al Goofy5 che cade proprio dopo san Martino) col funzionario responsabile per le politiche giovanili di un luogo in cui la conflittualità sociale presto potrebbe far sembrare gli anni ’70 un cartone animato; grazie al suo lavoro di divulgazione stiamo cercando di trasmettere ai nuovi amministratori alcuni concetti ormai acquisiti dai suoi lettori, fra cui quello che, in una crisi di domanda (di lavoro), agire sul piano dell’offerta (di lavoro) ha la medesima razionalità di curare il mal di denti con un collirio, con buona pace di quanti farfugliano di tubetti e dentifrici o di “sradicare un milione di giovani dal divano” col famigerato Garanzia Giovani.
Noi ce la mettiamo tutta, ma Vergate storicamente non ha mai avuto una classe dirigente eccellente [ndC: l'omoteleuto lo avrei evitato, anche se...]: quando nel XII secolo i comuni si ribellarono al Barbarossa, si alleò dapprima coi Milanesi che sfidarono l’impero e persero, così la città fu distrutta insieme con Milano e altre nel marzo 1162; imparata la lezione, Vergate allora si alleò col Barbarossa, che nel 1176 – sceso per la quinta volta in Italia – fu sconfitto a Legnano: così, per rappresaglia, i Milanesi la distrussero nuovamente (azzeccare i riposizionamenti era anche allora una questione di timing).
Oggi come allora per andare a Milano i vergatesi devono varcare il Ticino: ne consegue che Vergate è in Piemonte, perciò i suoi “giovani e adulti, fra i 18 e i 35 anni, inoccupati/disoccupati disponibili sul mercato del lavoro” possono approfittare della “quota di sussistenza” di 100 euro a settimana (più cuccia e ciotola) messa a disposizione dal Fondo Sociale Europeo per alcuni tirocini “presso imprese/enti del settore turistico-alberghiero” nel sud della Francia.
Ora, in quel territorio Marine Le Pen e il F.N. hanno già risultati elettoralmente apprezzabili e non avrebbero particolare bisogno di un aiuto da Bruxelles; inoltre, se italiani e piemontesi son piuttosto ben accolti come turisti, storicamente lo sono un po’ meno in veste di lavoratori stagionali: si pensi ai fatti dell’agosto 1893 a Aigues-Mortes.
Ma ora tutto è cambiato e probabilmente per imparare a servir correttamente una crêpe (almeno per chi ha fatto l’alberghiero e acquisito esperienza nella ristorazione in Italia) forse 4 mesi sono appena sufficienti.
Grazie e buona guarigione,
Anonimo Italiano
(...poi dice che uno se ne vuole uscire dall'unione... Comunque questa storia di Aigues-Mortes non la conoscevo, ma la trovo estremamente istruttiva e attuale. Effettivamente, la sintesi di Daniele mi pare impeccabile: senza l'aiuto di Bruxelles, Marine non ce la farebbe. La vera domanda quindi è: ma perché Bruxelles sta aiutando Marine in ogni modo possibile? Eterogenesi dei fini? La rana e lo scorpione? Vai a sapere. Germagna o Franza, purché si avanza...)
(..."più cuccia e ciotola" è spettacolare. Solo voi riuscite a tenermi in piedi. Il problema è che sta cazzo di granata non arriva. D'altra parte, è francese, mica tedesca, quindi non ci si aspetta sia in orario...)
venerdì 1 aprile 2016
Le confessioni di un erasmiano
Nicola Baroni ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Da Zaventem":
Ho fatto l'Erasmus. 6 mesi a Parigi. Ho conosciuto numerosissimi studenti Erasmus e molti miei compagni universitari e amici lo hanno fatto. Con alcuni ci siamo ospitati vicendevolmente. Spagna, Portogallo, Germania, Francia, Austria, Turchia, Irlanda, Repubblica Ceca, Inghilterra.
TUTTI e dico TUTTI sanno perfettamente, prima di andare, che non si va in Erasmus per motivi didattici (salvo per la lingua che però impari se quello è un tuo obiettivo primario, e non sei obbligato a farlo, o preferibilmente già la sai). Chi dà esami durante lo scambio ottiene, di norma, il 18 GA-RAN-TI-TO, qualunque sia la prestazione; spesso l'oggetto consiste in un programma estremamente ridotto rispetto allo stesso per gli studenti autoctoni e la pazienza del professore di turno assomiglia a qualcosa che neanche Gesù nel Getsemani. L'esame di lingua obbligatorio invece viaggia tra i due estremi della farsa, nella peggiore delle ipotesi e della spintarella, nella migliore. Non di più. Io scelsi di farlo davvero all'ultimo secondo. Gli esami universitari in Italia già li avevo dati e dunque optai per la semplice "ricerca tesi", unica scelta possibile peraltro. Studiai da zero (0) la grammatica base e in tre settimane fui obbligato a dare l'esame, l'ultimo disponibile. Secondo loro avevo un B1 informatico con un punteggio di 72/100. Ridicolo. Impossibile avere un B1 dopo sole tre (3) settimane di approccio ad una lingua. Buon per me. E partii.
Ora, esistono due macrocategorie di studenti che partono e non sono "quelli che si ubriacano o scopano in giro" contro quelli che non lo fanno. Questa suddivisione esiste anche tra quelli che se ne rimangono a casa, alla pari. No. la vera distinzione è tra quelli rincoglioniti e quelli che non lo sono. Mi spiego. Quelli rincoglioniti sono coloro che, oltre a uscire dal proprio paese, escono pure dalla campana di vetro dentro la quale erano accoccolati e rimangono pertanto sconvolti dal contatto con l'aria: "Che figata! esperienza fulminante, ma allora esiste altro oltre a Grottibizzurago sul Mincio": insomma diventano, poiché si sentono, improvvisamente "internazionali" solo perché hanno vissuto in una nuova bolla gigantesca. Tornano “at home” e dicono: "L'Italia fa schifo è provinciale [ ma guarda…], l'Uni di Grottibizzurago sul Mincio è teribbile, la vita vera è un'altra, adesso ti spiego [ avete notato che, dopo aver perso la verginità, specie i maschietti, e in Erasmus capita in buon numero, diventano tutti dei navigati ammiragli della vagina, dispensatori dei più grandi consigli in materia?... No grazie, sarei satollo, salutami Federica].
BISOGNA andare all'estero perché lì [ehm.. dove, pirla?] ci sono opportunità" bla bla e via con minchiate di quel tenore. Questi sono coloro che NON si accorgono che all'estero anche se lavori, anche se sai la lingua sarai comunque uno straniero e che questa cosa ha il suo peso. Ma soprattutto SONO QUELLI CHE NON SI ACCORGONO CHE ANCHE L'ERASMUS è UN'ALTRA CAMPANA DI VETRO: dov'è che puoi vivere all'estero, senza ALCUNA responsabilità se non divertirti, in mezzo soltanto ad altrettanti te, senza doverti preoccupare di come vivere perché mamma, papà, la tua università (cioè il TUO Stato) e l'UE (che poi è quella che mette meno soldi di tutti alla fine) ti cullano dolcemente attraverso periodici bonifici bancari?
L'altro tipo, invece, è quello che quando va in Erasmus queste cose le comprende bene e capisce chiaramente che Severgnini e Eco quando parlano della generazione Erasmus (cioè un gruppo che è andato in vacanza in soldoni, una vacanza che indubbiamente può dare molto in esperienza umana e che consiglierei di provare ove possibile) stanno vedendo la madonna di Medjugorje. Sono dei rincoglioniti anche loro (sono convinto che non sempre lo fanno apposta; a volte v’è proprio che uno è rincoglionito); è davvero una cosa grande come una casa, lo sanno tutti, professori compresi. Insomma, tornando allo “studente Erasmus”, come al solito, la distinzione è tra chi vuole dormire e chi no. Come sempre, come ovunque. La generazione Erasmus semplicemente non esiste ed è argomento che fomenta solo l'odio generazionale perché nei fatti è mettere vecchi contro giovani.
PS
Solo un'ultima cosa. L'Erasmus è per famiglie economicamente serene, ma non necessariamente abbienti, anche se ho capito il discorso che fa Alberto. Io, tempo addietro, mi ero messo da parte soldi lavoricchiando e che poi ho deciso, dato che già li avevo, di mettere lì. Poi, siccome prendevo la borsa di studio regionale, metà l'ho impiegata allo stesso modo. UniVerona, infine, dava 130 euro al mese oltre a quelli forniti dall'UE. Quindi senza il mio paese, senza uno stato che dà (compresa la CAF francese) io NON partivo.
(...con una simile leadership Giovinia non ha un futuro...)
giovedì 31 marzo 2016
EU Youth Guarantee (da Giovinia)
Gentile Professore,
questa settimana purtroppo, a causa del maltempo, la nave postale non ha potuto recapitare alla biblioteca civica di Giovinia (credits: A. Bagnai) la monografia Finanziamenti comunitari. Condizionalità senza frontiere(credits: R. Raponi), che qui vorremmo leggere – pur consapevoli dei rischi per la salute – per verificare se nel lavoro di tutti i giorni vi sia qualche riscontro alle tesi di fondo anche di questo volume. Qui la situazione occupazionale è grave ma non è seria (credits: E. Flaiano), in particolare per le ragazze e i ragazzi tra i 18 e i 30 anni che, secondo il locale ufficio statistica, assommano a oltre 100.000 Choosy & Bamboccioni (credits: E. Fornero, T. Padoa Schioppa); di questi quasi uno su due è disoccupato o inoccupato e ha creduto di poter forse esser aiutato a trovarsi un impiego grazie a una buona Raccomandazione, ossia questa:
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2013:120:0001:0006:IT:PDF
Noterà che la Raccomandazione nel preambolo rileva gli «elevati costi causati da giovani che non si trovano né in situazione lavorativa, né seguono un percorso scolastico o formativo (NEET) [e che] tali costi ammontano attualmente all'1,2 % del PIL». La condizione di NEET parrebbe essere una costruzione delle scienze sociali, a cui però non sembra corrispondere nel nostro ordinamento uno specifico status giuridico; però per una volta siamo primi in Europa:
In sostanza sono un (o una) NEET quando nonstudiononlavoro nonguardolatv nonvadoalcinema nonfacciosport (credits: CCCP Fedeli alla linea / CSI). Solo in tal caso posso rivolgermi al PON IOG, che non è il saggio di una saga fantasy, ma il Programma Operativo Nazionale “Iniziativa Occupazione Giovani” realizzato grazie all’intervento economico del FSE (Fondo Sociale Europeo), noto in particolare grazie alla c.d. “Garanzia Giovani”:
http://www.garanziagiovani.gov.it/ScopriComeFunziona/Pagine/default.aspx
che prevede, fra le misure adottate, anche una rivolta a favorire la “Mobilità professionale transnazionale e territoriale”. Nella tarda primavera del 2014 in una riunione alla sede locale del Ministero delle Camminate Beote (credits: Monty Python) lo EU Youth Guaranteeci fu presentato grosso modo come un sacco di soldi che l’Europa ci regala per risolvere i nostri problemi scuotendo il gioviniese dalla sua colpevole ignavia fatta di Divano & Pleistescion. Il senso comune (e forse una robusta bibliografia) suggerisce però che se la causa più immediata (próphasis, credits Tucidide) dei problemi occupazionali delle ragazze e ragazzi di Giovinia sia stata la crisi iniziata nel 2007-2008, quelle più profonde (aitíai, credits Tucidide) sono da ricercare forse nella feroce deindustrializzazione che ha colpito il suo territorio da circa due decenni e che non è stata accompagnata da alternative credibili in grado di creare posti di lavoro altrettanto stabili (per esempio gli “eventi”, ancorché grandi, per loro natura non possono creare un’occupazione duratura). Non si conosce ancora se “Garanzia Giovani” ha centrato il suo obiettivo, ma in generale i risultati non sembrano incoraggianti:
però la fiducia nella bontà di fondo del progetto resta alta, se “conclusasi al 31 dicembre 2015 la prima fase del Programma, ne inizia una seconda”, almeno in alcune regioni:
Forse ci vuole solo più Europa e funziona,
grazie e saluti.