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domenica 23 luglio 2017

Vamva who? Il dollaro e la sostenibilità dell'euro (ovvero: perché i trader mi amano...)

(...e va bene: parliamo di economia. Di politica ci impediranno presto di parlare, in nome dell'amore, come credo abbiate capito. Oggi Barbara su Twitter ha chiesto se fa male constatare che la sinistra è arrivata a toglierci la libertà (di espressione). Si riferisce al rapporto della "commissione Cox" che viene commentato oggi da Palombi sul Fatto Quotidiano con insolita (per lui) cautela - eppure non tiene famiglia e se la tenesse se ne fregherebbe come me. Un rapporto che è solo una tappa di un percorso che era stato individuato e stigmatizzato ante litteram da due membri del comitato scientifico di a/simmetrie: Alberto Bagnai sul Fatto Quotidiano del 3 gennaio (pre-vilipendio), e Benedetto Ponti sul suo blog il 24 febbraio. Grazie a Barbara oggi ho appreso sulla mia carne viva quanto sia falso che "saetta previsa vien più lenta". Sono anni che vado dicendo che un sistema che comprime i diritti economici della maggioranza poi deve necessariamente comprimerne i diritti politici. Che si sarebbe arrivati qui, e che il lavoro lo avrebbe fatto il poliziotto buono, lo sapevo, l'ho detto e l'ho scritto prima che, con la Brexit e la vittoria di Trump, si aprissero le gabbie di quelli che da sinistra hanno apertamente delegittimato il metodo democratico e stanno auspicando una compressione dell'art. 21 della Costituzione. Aver visto arrivare questo orrore giuridico e politico non me lo rende più sopportabile: mi dà solo una misura della mia impotenza politica. Però c'è una continuità genetica: nipote di un socialista manganellato da destra, mi ritroverò manganellato da sinistra da persone che per simmetria mi tocca definire fascisti, anche se, onestamente, comincio a pensare che il fascismo storico, nei suoi orrori, non meriti di essere accostato allo squallore della "commissione Cox". Loro, almeno, i fascisti storici, facevano finta di obbedire a interessi diversi da quelli del grande capitale internazionale, e, soprattutto non facevano finta di difendere la democrazia, cosa per la quale il grande capitale internazionale, che è pragmatico, gli era riconoscente. Agli untuosi e saccenti pretini di sinistra che mi hanno preso in giro va tutto il mio diverso apprezzamento, appena temperato da una certezza: la storia li spazzerà via. Anche mio nonno era impotente - in tutta evidenza, mi riferisco ancora al dato politico - e anche quei fascisti sono stati spazzati via. E per consentire a voi e ai sullodati seminaristi del cazzo di apprezzare quanto valgano le mie certezze, vi fornisco un paio di esempi provenienti dal meraviglioso mondo della tecnica...)


«Vamvakidis! Chi era costui?» ruminava tra sé don Abbondio seduto sul suo seggiolone, in una stanza del piano superiore, con un libricciolo aperto davanti, quando Perpetua entrò a portargli il Sole 24 Ore. «Vamvakidis! questo nome mi par bene d'averlo letto o sentito; doveva essere un economista, un esperto di una qualche banca: è un nome di quelli; ma chi diavolo era costui?»

Vamvakidis è in effetti un economista di Bank of America, la cui performance può essere descritta da due grafici. Il primo è tratto da Who's next?, lo studio che ho portato a termine su ispirazione e con la collaborazione di Claudio Borghi (altro membro del comitato scientifico di a/simmetrie) per la FENL:


Spiegazione: il 10 luglio 2012 David Woo e Athanasios Vamvakidis pubblicavano uno studio in cui sostenevano che solo un euro più debole avrebbe potuto salvare l'euro, che quindi si sarebbe indebolito nei prossimi sei mesi (da qui una serie di consigli tecnici ai loro investitori). Nel grafico qua sopra la data del loro studio corrisponde al puntino viola, colore della sfiga: in effetti, i nostri espertoni avevano appena emesso questo saggio pronostico, che il cambio euro/dollaro cominciava a salire (invece di scendere). Il "uoteveritteics" di Draghi, che non avevano previsto, aveva improvvisamente reso meno incredibile l'euro agli occhi degli investitori internazionali: invece di una discesa a sei mesi, il cambio sperimentò 24 mesi di ascesa, come da grafico.

Il 19 maggio 2014, quasi due anni dopo, intervenivo sul Fatto Quotidiano (pre-vilipendio) affermando testualmente che: "il rischio di svalutazione drastica... è molto più remoto in caso di dissoluzione che in caso di mantenimento dell'euro". La data è quella del puntino rosso sul grafico: rosso, il colore del fuoco (e il Sagittario - uomo sopra e cavallo sotto - è segno di fuoco). Emessa la mia sentenza, la Storia si incaricò di eseguirla: la drastica svalutazione credo la vediate. In caso contrario, rovesciate lo schermo...

Ed ecco il secondo grafico che testimonia la qualità del nostro (anzi, del loro: di Bank of America) analista:


Il 15 luglio 2017 Vamvakidis, rilasciando un'intervista a James Salmon del Daily Mail, ci informa del fatto che l'Eurozona crollerà comunque, perché il suo mantenimento implica trasferimenti di reddito dal Nord al Sud di dimensioni politicamente insostenibili: è, ancora una volta, il puntino violetto sul grafico. Una brillante analisi, che Vocidallestero si è sentita in dovere di pubblicare (nonostante il Daily Mail non sia una fonte particolarmente autorevole), suscitando qualche perplessità in quanti di voi ricordavano di aver sentito lo stesso argomento in un articolo apparso sei anni prima: "basterebbero dieci anni di integrazione fiscale nell’area euro, magari a colpi di Eurobond, per riavere le camicie brune in Germania. L’integrazione fiscale non è politicamente sostenibile perché nessuno vuole pagare per gli altri, soprattutto quando i media, schiavi dell’asimmetria ideologica, bombardano con il messaggio che gli altri sono pigri, poco produttivi, che “è colpa loro”. Siano greci, turchi, o ebrei, sappiamo come va a finire quando la colpa è degli altri." (A proposito di chi semina odio: l'euro semina odio...). Peraltro, questo blog vi aveva anche chiarito che in effetti lo stesso concetto era stato espresso dalla letteratura scientifica solo 19 anni prima, che farebbero 25 anni prima di Vamva...

(...nota per i diversamente capenti: ovviamente nel secondo grafico la variabile rappresentata conta poco: quello che conta è solo l'asse dei tempi, la distnaza fra i due punti, e una cosa che succede alla fine, sulla quale torno fra un attimo...)

Insomma, povero Vamva... Non è che abbia idee sbagliate, anzi: ne ha di giustissime. Solo che lui, a differenza di altri, non è un musicista, e quindi non entra a tempo: una volta mi entra 678 giorni prima, un'altra mi attacca con 2156 giorni di ritardo... Io non vorrei nel mio gruppo un musicista così! Il fatto che una grande banca invece lo voglia, ci dà tutta la smisurata estensione dell'inefficienza del settore privato (intesa, qui, nel senso tecnico di incapacità di processare in modo efficiente - e quindi tempestivo - le informazioni disponibili). Insomma: le banche falliscono per tanti motivi, uno dei quali è quello che Keynes ci ricorda nel capitolo 12: meglio fallire in modo convenzionale che avere successo in modo non convenzionale.

Ora, qualcuno dirà: "Bè, ma dai, nel caso del cambio hai solo avuto fortuna!". Certo. Infatti io sono un ragazzo fortunato. Ne volete un'altra prova? E io vi do un altro grafico! Questo:


(qui i dati sono settimanali, la variabile è la stessa). Il 26 ottobre 2016, due settimane prima dell'elezione di Trump, formulavo nel mio blog l'ipotesi che l'elezione di un presidente repubblicano potesse aprire la strada a un indebolimento del dollaro (cioè, per chi capisce la goofynomics, a un rafforzamento dell'euro): è il puntino rosso del grafico. E gnente! Il 14 novembre 2016 l'espertone di turno, tal Saravelos, annunciava la parità euro/dollaro per fine anno. Due note di colore: anche Saravelos sembra essere un nome greco, e il nostro Saravelos lavora in Deutsche Bank: un paese e una banca che non sono in ottime acque, e forse capiamo perché...

Quello che è successo dopo si vede nel grafico. Tutti gli espertoni hanno capito dopo quello che avevo capito prima, come da noioso e ritrito copione: non stiamo andando a 1 ma a 1.20.

Dunque: io notoriamente di economia non capisco un cazzo, e soprattutto sono digiuno, anzi, digiunissimo di politica, infatti, come vi ho documentato qua sopra, non avevo visto venire le leggi sulla censura con due anni di anticipo: diciamo però che sono fortunato, il che è comunque una virtù di per sé: a meno che non preferiate un noto menagramo come - per dirne una - Renzi, che trasforma in sconfitta tutto ciò che tocca, incluso se stesso (ultimamente ne avrà di cose da confessare al suo parroco...).

Si vede che è per questo che ogni tanto un trader bussa, fisicamente o metaforicamente, alla porta di a/simmetrie e lascia un obolo. Bontà sua: io non lo chiedo, quello che faccio è gratis, non è un'incitazione al risparmio né un consiglio a privilegiare una particolare forma di investimento su un'altra. Mi limito a osservare le tendenze di medio periodo, che, fra l'altro, è un mestiere del tutto diverso da quello, altrettanto divertente e utile, ma che io non so fare, di speculare sulla volatilità di breve o brevissimo periodo. Per quest'ultima cosa ci vuole un apparato nervoso e endocrino che io non ho. Ma in quello che so fare la fortuna, come vedete, mi assiste...

Ed eccoci così alle conclusioni. La terza carica dello Stato sta diffondendo l'idea che fornendo analisi, e in particolare analisi economiche, sui social media si dissemini odio. Sarebbero proprio questi media ad amplificare i sentimenti negativi, in particolare quelli degli italiani - il che, in tutta evidenza, dovrebbe giustificare la visibile distorsione negativa del Presidente della Camera dei Deputati italiani nei riguardi del popolo italiano cui lei per dovere istituzionale dovrebbe dare, non togliere, voce. Se prendessimo per buone le parole della terza carica dello Stato, assisteremmo a un fenomeno paradossale: questo blog infatti ha tanti amici fra i trader, quelli veri (non i sedicenti treider che trovate a trollare su Twitter, e che in effetti altro non sono che giovincelli expat che campano pulendo i cessi in qualche albergo di Londra: i lavori che gli italiani non vogliono più fare in Italia perché in Italia sono pagati troppo poco grazie alla concorrenza di lavoratori stranieri). Seminare odio (cioè dati) e raccogliere amore (cioè donazioni ad a/simmetrie): quale paradosso! Forse però il paradosso non c'è, perché uno dei suoi due termini è una baggianata fascista, mentre l'altro un fatto verificabile. Vi lascio immaginare quale dei due, e vi consegno la morale della favola: a/simmetrie è l'unico presidio rimasto di libertà di espressione, e l'unico centro studi libero da condizionamenti politici. Questo, grazie a voi. Ringraziate quindi voi stessi come io ringrazio voi, e continuate a sostenerci. La notte è ancora lunga, ma la durata media di un fascismo in Italia è 20 anni: una media calcolata su una sola osservazione non è statisticamente significativa, lo so.

Ma io sono fortunato...

mercoledì 9 dicembre 2015

La lezione greca e la Sinistra Italiana: Tsipras vs. Aristotele



(dalla mia email...)

Il 07/12/2015 10:58, Wsgctreu Qwshaskjdf ha scritto:

Ciao Ho visto il tuo nome nella lista del seminario di Sinistra Italiana,in realtà sono stato anche sorpreso di vedere il mio...

avevo giusto risposto che era interessante l'iniziativa e sarebbe stato interessante sapere come sarebbe andata avanti, ma poi ieri mi sono ritrovato nella lista.


Scusa il ritardo, sai dov'ero.

Il tuo indirizzo ovviamente non l'ho dato, anche perché non me l'hanno chiesto, dato che io non ho mai detto a nessuno che ti conosco. L'apocalisse (etimologica) riserverà molte sorprese al nemico!

Quanto a Sinistra Italiana, io ci sono stato. Galli ha esordito con un "basta col più Europa" (argomentandolo in un modo estremamente problematico e interessante che vedrai quando verranno pubblicati i verbali), D'Antoni ha aggiunto la lista degli errori della sinistra dai quali sarebbe opportuno guardarsi (riprendendo quella che avevo compilato qui), e ha anche chiarito che la globalizzazione non premia necessariamente realtà "imperiali", e che non si può sconfiggere il nazionalismo con una supernazione (costruita sul nulla), Brancaccio ha proseguito con un "il mercantilismo conduce all'imperialismo e alla guerra", facendo una sfilza di casi storici interessantissimi e molto calzanti, io ho rincarato con un "un progetto che si basa su Schengen e Maastricht, cioè sulla libera circolazione di lavoro e capitale, cioè su una fiducia sterminata nel mercato, non è di sinistra", ecc.
Ovviamente è una sintesi, gli interventi sono stati molto più articolati, ma serve a rendere un'idea del clima: diciamo che sembrava incoraggiante.
Poi sono andato a casa a dormire perché avevo un altro convegno di sera ed ero sfatto.

Mi ha riferito (e ci ha riferito) Barra Caracciolo che nel pomeriggio la musica è cambiata: è stato tutto un "adesso c'è la Ciiiiiiiina", "dove andremmo con la nostra lirettaaaaaa", "i nazzzzzionalismiiiiiiiii", ovviamente preceduti dal rituale "io non sono un economista ma...". Insomma: pattume di una povertà intellettuale, prima ancora che culturale, sconcertante. Aveva fatto bene Galli ad invocare, nel suo esordio, la necessità di una radicale svolta culturale della sinistra, di un ritorno della sinistra alle sue radici. Questo, certo, sarebbe necessario. Ma non basta. Questa gente per lo più difetta di intelligenza, cioè è in deficit, è deficiente: non è in grado di maneggiare le più elementari categorie della logica aristotelica (in particolare, il principio del terzo escluso), e la pattumiera differenziata della storia li ha già collocati nell'organico (intellettuale).

Poi c'è il caso di Fassina e D'Attorre. Io della loro comprensione dei fenomeni e onestà intellettuale sono ragionevolmente certo (salvo essere smentito dai fatti), e comunque comincio ad averne i coglioni pieni di quelli che chiedono loro sempre "di più"! Si diceva che non sarebbero mai usciti dal PD perché bla bla bla. Sono usciti. Ora cosa devono fare? Andare a Montecitorio e darsi fuoco in piazza come Jan Palach? Può anche essere un'idea, ma un po' in controtendenza con la retorica del global warming, no? Cosa fosse SEL lo sapevamo, no? E chi può pensare di bussare alla porta della casa altrui per dettare legge? Ma chi può pensare che sia meglio lasciare due persone che hanno capito fuori dalla porta, a crepare assiderate? L'unica strada che hanno per fare qualcosa, per tentare di influire sulla maturazione culturale della sinistra, è ritagliarsi uno spazio in quella realtà, nel deserto che anche loro, a suo tempo, contribuirono a creare (e questo occorre che se lo ricordino e Alfredo lo ammette con grande onestà), l'alternativa essendo il folcloristico Civati, dal quale ci aspettiamo presto un referendum per la libertà di culto della foca monaca della Jacuzia (le grandi battaglie civili...).

Certo, anche a mio avviso i due hanno fatto e stanno facendo poco.

La loro retorica del "ma dobbiamo trasformare questo discorso in un messaggio politico, laggente non capiscono..." si scontra con il successo crescente in termini di comunicazione della mia esperienza (considerando che continuo ad avere contro tutti i canali di informazione mainstream) e con l'allargarsi della platea di politici che opportunisticamente sfruttano la mia immagine per un endorsement dei beati cazzi propri (e anche qui il più furbo fu, come ricordi, Casaleggio, che mi mando sul suo blog una settimana prima delle politiche del 2013). I politici, quando vedono 700 persone paganti concentrate, preparate, attente, come al Goofy4, si stupiscono, dicono che non sarebbero in grado di ottenere numeri simili. E allora perché non provare a dire la verità?

La loro retorica del "ma è impossibile combattere una battaglia culturale all'interno del PD", o di SI, o di quel che l'è, la capisco e sono sicuro che sia fondata in grandissima parte (lo dimostra quello che ti ho detto), ma poi si scontra col fatto che Galli mi ha detto: "se ha notato assonanze col suo pensiero è perché io ho letto i suoi libri, che mi hanno fatto capire alcune cose". Allora: se Salvini il libro lo porta in giro, e voi no, è colpa di Salvini? Certo, i deficienti ci sono, Natura è matrigna. Ma molti sono semplicemente ignoranti. Una visione del mondo diversa e più coerente non è mai stata offerta loro. La visione c'è, è nei miei libri, è pronta per l'uso. Devo fare io il piazzista? Non è il mio lavoro, non saprei farlo, e sarei poco credibile perché in conflitto di interessi. Ma ai vari compagni che "hanno capito" mi preme dire che se mi fai i complimenti in privato e poi mi ignori in pubblico evidentemente crei un problema, e lo crei a te...

A te come a me è evidente che in questo momento la stretta attualità offre autostrade a cinque corsie per veicolare il messaggio anche ai più incancreniti esemplari della piddinitas antropologica (non parlo della PDnitas partitica, sottoinsieme della prima). Dio è con coi, perché anche lui odia gli imbecilli, e li sta sterminando. Qualcuno di questi imbecilli, parlandogli, guarirebbe. La mia idea che un messaggio chiaro sarebbe dirompente in termini politici resta secondo me degna di considerazione.

Mi dicono invece che Stefano e Alfredo abbiano scelto la linea della massima prudenza.

Potrebbe essere la tattica del polpo. Sai bene che se vuoi estrarlo dalla sua tana non devi tirare, ma spingere (se tiri, lui si aggrappa con tutte le ventose...).
Speriamo che funzioni.

Come sai, io ho una attitudine da trader (mi viene da Dostoevskij): scommetto. Su SI non scommetto. Troppe scorie, troppi riflessi pavloviani da poracci. Ma su Stefano e Alfredo sì. Quindi ovviamente non intendo mettermi di traverso al loro progetto (se c'è), anche qualora sia SI. Il punto, però, è che così come non accetto lezioncine, non voglio farne. Mi sentirò di dire "siete dei pirla" se e quando avrò deciso di farmi eleggere in Parlamento e ci sarò riuscito. Fino ad allora, per quel che mi riguarda, la mia onestà intellettuale mi impone di pensare che se alcuni loro atteggiamenti mi sembrano sorprendentemente autolesionistici (insomma: perdenti), questo potrebbe dipendere dal fatto che viste dalla loro prospettiva le cose sono oggettivamente più difficili che viste dalla prospettiva di uno che per ora (e grazie a Dio) non è ancora nessuno (a parte aver detto quattro anni prima di tutti gli altri come stavano le cose - e quaranta anni dopo alcuni altri, che peraltro quasi nessuno ricorderebbe se non li avessi citati con la mia consueta e alquanto démodé onestà intellettuale).

Se vorrò criticarli, prima proverò a farmi eleggere, poi potrò dire: "Visto com'era facile, poveri fessi!?". Ma finché non mi sarò fatto eleggere, mi sembra evidente che non posso permettermi di criticare in termini di strategie politiche chi comunque questo passo l'ha fatto. Posso criticare le loro analisi e l'ho fatto (ma ormai siamo quasi perfettamente allineati), posso dire come la penso e l'ho fatto, ma mettermi di traverso mi sembra stupido.

Di conseguenza, a questi seminari credo che continuerò ad andare, se però chi li coordina prenderà atto del fatto che non è possibile dare dieci minuti a chi è stato un precursore, mettendolo sullo stesso piano di una sterminata platea di luogocomunisti. Questa gente ha bisogno di formazione, e il vero segnale che esiste una volontà di cambiamento sarebbe organizzare seminari di formazione (anziché queste sedute di autocoscienza anni '70, della cui utilità dubito).

Il paradosso è che, a Frattocchie chiuse, e con Alfredo che dichiara che il mio testo andrebbe adottato dalle ipotetiche "nuove Frattocchie", io vengo chiamato a far formazione per i quadri politici da una variopinta congerie di formazioni che vanno dal nero al verde... con un buco nello spettro fino al rosso scarlatto del PC di Rizzo (l'unico che aveva capito e si era espresso quattro anni fa). Mi duole quando dico a un fascista: "sì, sono d'accordo, ma lei non lo dica così: dica 'esercito industriale di riserva', che è la stessa cosa, e nessuno le darà del nazista". Insegno comunicazione al nemico, ti rendi conto!? Ma chi è il mio nemico? Chi mi ha sputato in faccia per quattro anni perché lo scongiuravo di non far vincere la Le Pen (e gli spiegavo come fare e cosa dire), o chi si pone il problema di salvare il salvabile in questo paese? A chi non ha ancora letto il mio libro ho sinceramente sempre meno da dire. Oggi basta sfogliare il FT per vederci scritte certe cose...

Sintesi: lì, a parte Galli, D'Antoni, Brancaccio (ottimo), Cesaratto (idem), Barra Caracciolo (non ho potuto sentirlo), e uno che non mi ricordo, nessuno è disposto a uscire dalla logica pavloviana per aderire a quella aristotelica. Non hanno imparato dalla crisi greca perché non hanno imparato dalla filosofia greca. Quindi, non ti sei perso niente. Chi può influire su queste persone sono i loro leader, certo non noi. Ma i loro leader, ad oggi, sembrano irrecuperabili.

Così è, se vi pare.




Il 09/12/2015 17:45, ha scritto:
> Wow, un post ad personam, che sorpresa! :D
> Grazie della risposta articolata e delle info sul seminario, al quale in realtà mi sarebbe davvero piaciuto partecipare.


Non ne vale la pena. O questi capiscono che devono fare formazione, e farla fare a chi sa farla, o non se ne esce. E infatti non se ne esce. Ormai è conclamato.

Mi rendo conto dell'oggettiva difficoltà politica del mettere persone che credono di sapere ad ascoltare uno che nessuno sa chi sia, e infatti non mi aspetto né auspico né chiedo che dall'oggi al domani certa gente venga messa sui banchi di scuola a farsi catechizzare da me, o dai più noti Emiliano o Sergio o chi per loro. Non funziona così e lo capisco. Però almeno un minimo di percorso che punti in quella direzione vorrei vederlo (come vuole vederlo Luciano), e invece gnente.

In effetti, quello che mi stupisce, e che forse è all'origine del problema, è che i miei colleghi "dalla mia parte" non hanno letto un cazzo di niente di quello che ho scritto. Non capisco perché. Un esempio? D'Antoni. Ottima, piacevole, acuta e spesso arguta persona (ad esempio su Twitter), ma il suo intervento al seminario, per quanto condivisibile, chiarisce che lui L'Italia può farcela non l'ha letto.

Qual è il problema, mi dirai tu, se tanto poi arriva comunque a certe conclusioni?

Ma è semplice: il problema è la perdita di tempo e di spessore dialettico, quello spessore che io ho acquistato in quattro anni di dibattito serratissimo con chiunque e a qualsiasi livello e che ha fatto di me il martello dei piddini. Sei marxista? E io ti dimostro con le tue parole che l'euro non va. Sei liberista? Idem. Sei uno storico? Pure. Non sei un economista ma? Anche. Sei di destra? E allora perché vuoi un mostro di regolamentazione e oppressione fiscale? Sei di sinistra? E allora perché vuoi buttare al cesso la costituzione nata dalla resistenza? Sei cattolico? E allora perché vuoi una macchina per creare disuguaglianze e povertà? Sei ateo? E allora perché credi all'euro come a un idolo?



Qualsiasi cosa tu sia io posso sgretolare le tue convinzioni e ho condiviso nei miei libri il modus operandi per farlo. E infatti i miei lettori che mi hanno letto, a differenza dei miei lettori che credono di avermi letto, nel loro entourage cominciano ad aprire qualche breccia (aiutati da Renzi). Basterebbe un minimo di segnale dall'alto...

Ma questi preferiscono reinventare la ruota. Dopo di che affrontano in modo tecnicamente ineccepibile il tema delle "dimensioni" nell'economia globalizzata, ma si alza il primo pirla a dire che "oggi c'è la Ciiiiiiiiiiiiina", cosa che con me non si azzarderebbero a fare perché ovviamente, come sai, ormai prevengo (e nella mia platea media chi si alza con argomenti simili viene travolto dalle risate degli astanti). Sarà servito a qualcosa spaccarsi le ossa per anni!? Dopo tutta questa gavetta, non c'è una persona che sia tecnicamente preparate e comunicativamente efficace come me, in nessuno dei due fronti. Ma  alla fine si vede che perdere conviene, o almeno piace, o forse a sinistra ci sono abituati, e nessuno sa come me quanto costi rinunciare alle abitudini. Ci vorrebbe così poco a sbaragliare un pensiero a misura di Oscar Giannino...

Il paradosso è che ho scritto due libri con venti pagine di bibliografia ciascuno proprio per permettere alle persone di dire la verità senza lasciar nemmeno sospettare che l'avessi riferita (non certo trovata!) io, e chi potrebbe giovarsene non li legge perché pensa di essere poi costretto a citarmi! Peraltro, non ho proprio capito cosa cazzo mi chiamino a fare, visto che non sanno chi sono. Perché leggermi, ormai ne ho la certezza, non mi ha letto un cazzo di nessuno, tranne i quattro gatti che passano per qui. Forse mi chiamano perché mi hanno visto in televisione? E allora, scusa, ma in televisione si vedono tante belle ragazze! Potrebbero chiamare loro, e poi dirgli: "Io non sono un economista, ma tu sei proprio carina: andiamo a cena insieme?" Tanto per dire, alle Frattocchie nere ci sono delle signore quote rosa (oltre a un'età media più bassa). Pur essendo tu, come me, un padre di famiglia (e un maschio italiano atipico), se proprio vuoi vedere un seminario interessante, ti consiglio di imbucarti lì: la gente domanda, anche quando non crede di sapere la risposta. Cose mai viste né in un'aula universitaria, né in un seminario "de sinistra"... 



(P.s.: l'ultima aggiunta, ovviamente sessista nazionalista e xenofoba, la faccio per giustificarmi con Emiliano, che con grande sincerità e trasporto, da me molto apprezzato, mi ha fatto notare che la mia "casa" era lì, non altrove, e che quindi dovrei evitare di farmi strumentalizzare dalla destra ecc. Io credo che abbia ragione, nel senso che esiste, evidentemente, un rischio. Un dibattito di questo genere si è posto, e si sta ponendo, in Francia, ad esempio fra Lordon e Sapir. Solo che veramente uno non sa cosa fare. Per me la stella polare rimane quello che mi disse Bernd Lucke quando gli chiesi chi glielo aveva fatto fare di mettersi in un casino simile. Risposta: "I politici hanno paura solo che tu gli tolga voti". Se ci pensi, io accettai di farmi strumentalizzare dai 5 Stelle, e poi tornai a Roma per votarli dopo un nauseabondo editoriale di Scalfari, solo perché questo era, a mio avviso, l'unico modo per dare una scossa al PD di "noi siamo quelli dell'euro". A me sembra che questa cosa abbia funzionato. Io sono di sinistra e vorrei abitare la sinistra. Ma se lascio una casa e trovo una stalla prima disinfetto. Ripeto: Emiliano ha ragione. Ma io non credo di avere tutti i torti. Questi hanno bisogno di avere meno voti e più paura prima di smettere di ragionare per appartenenza - se fanno parte del gregge - o di avere coraggio politico - se sono pastori. Ancora non ci siamo. Il discorso potrebbe continuare...).

(...alle gentili lettrici che stanno con un maschio italiano tipico: cercate di vedere il bicchiere mezzo pieno...)