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giovedì 29 novembre 2018

A braccio...

(...la dichiarazione di voto di ieri. Potreste leggerla al posto suo, nei resoconti di seduta, ma lì non potreste commentarla. Qui sì. A proposito: alle migliaia di persone che ci hanno inondato di lettere tutte sostanzialmente identiche a proposito di un problema che le affliggeva vorrei dire che le ringrazio perché evitano di inondarci di lettere ugualmente identiche per ringraziarci di averlo risolto. Non lo abbiamo fatto perché ci hanno inondato di lettere, ma perché pensavamo che fosse giusto farlo. Quindi lo avremmo fatto anche se l'inondazione non ci fosse stata....)


BAGNAI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, gentili colleghi, ho accettato con gratitudine l'incarico del Capogruppo di esprimere la dichiarazione di voto del mio Gruppo sul decreto-legge fiscale: un provvedimento che ho accompagnato nel suo percorso in VI Commissione al Senato.
Ringrazio i colleghi che hanno generalmente espresso un apprezzamento per il modo con cui abbiamo cercato in quella sede di dare alle nostre opposizioni la possibilità di esprimere il loro contributo.
Voglio anche esprimere un ringraziamento non di circostanza agli Uffici, che ci hanno aiutato nel compito complesso di affrontare un provvedimento che, per le sue sfaccettature, necessitava di un supporto consistente, anche sotto il profilo tecnico. (Applausi del senatore D'Alfonso).
Quando mi sono affacciato al mondo della politica, l'ho fatto portando con me le parole di un amico, Giorgio La Malfa, che mi aveva detto che questa esperienza mi avrebbe arricchito culturalmente. Credo che volesse dirmi che avrei visto tante cose strane. In effetti, questo, in qualche modo, sta succedendo. Una l'ho vista oggi, quando mi sono sentito rimproverare la mancanza di autonomia valutativa dall'erede del partito che ha eretto a sistema il metodo del centralismo democratico. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Questa è stata per me una sorpresa e per discolparmi, in un certo senso, da questa accusa, e anche perché - devo dire - il mestiere di Presidente di Commissione che sto provando ad apprendere è piuttosto impegnativo, per dare prova di autonomia, se non valutativa quantomeno discorsiva, non ho con me un foglio (perché non ho avuto il tempo di scriverlo, essendo tante le questioni da affrontare).
Voglio quindi soffermarmi, con spontaneità, sincerità e con lo spirito di confronto che ha caratterizzato un po' tutta la genesi del provvedimento in Commissione, su tre punti che mi sembrano essenziali, sui quali mi piacerebbe veramente che, posatasi la polvere e attenuatisi i toni, che sono necessariamente accesi in Assemblea, si possa riflettere con calma. Un punto è il contesto; un altro è il metodo e un terzo punto sono i contenuti.
Il contesto nel quale questo decreto-legge nasce è stato evocato dalla collega Conzatti, relatrice di minoranza, facendo, però, riferimento alle informazioni giornalistiche degli ultimi giorni e delle ultime settimane, che dipingono un'Italia completamente allo sbando; un Paese sull'orlo della bancarotta per colpa di noi, i barbari. Vi proporrei, tuttavia, un esercizio diverso.
Per apprezzare il tipo di operazione che è stata fatta con questo decreto-legge, vi proporrei di allargare un po' lo zoom e magari di non rifarci alle fonti della stampa, che necessariamente esprime un ampio ventaglio di opinioni, ma, come sapete, citando - visto che qualche giorno fa abbiamo commemorato un grande classico del nostro cinema - un classico del cinema statunitense, l'ispettore Callaghan, le opinioni ognuno ha le sue. Io vorrei piuttosto soffermarmi sui dati - guardiamo cosa ci dicono - secondo cui ci vorranno ancora cinque anni perché il livello del reddito in Italia ritorni a essere quello pre-crisi. Questa frase ve l'ho già detta in altre circostanze, quindi rischia di diventare un ritornello un po' stantio. Per arricchirla di icasticità, mi sono permesso di mettere il grafico sul mio blog così chi vuole può andare a vederlo, sta lì.
Ci vorranno altri cinque anni, e questo non significa che fra cinque anni la crisi sarà finita: significa che fra cinque anni avremo quindici anni di ritardo sulla nostra storia. Significa che, nella storia del prodotto interno lordo di questo Paese, la crisi appena terminata ha aperto una cicatrice che si vedrà per i prossimi secoli, se qualcuno fra secoli avrà voglia di registrare ancora il PIL come oggi lo concepiamo.
L'evento nel contesto del quale ci muoviamo in termini economici ha la dimensione di un evento bellico. Questo per dire che, quando sento porre questioni pregiudiziali rispetto all'urgenza d'intervenire in campo fiscale, non posso resistere alla tentazione di considerare queste eccezioni come strumentali o come derivanti da un non completo apprezzamento della tragicità della situazione nella quale siamo, della drammaticità della situazione del nostro Paese. Questo per il contesto.
Vorrei ricordare che altri Paesi, i quali a differenza di noi non hanno ritenuto di fare i primi della classe obbedendo a tutte le regole dettate dai loro concorrenti, hanno già raggiunto - e anche questo lo trovate oggi sul mio blog - il sentiero di crescita di lungo periodo. Fra il sentiero di crescita pre-crisi e quello sul quale siamo adesso c'è un gap di 400 miliardi di euro, che non so se riusciremo mai a recuperare. Teniamo conto di questo quando parliamo di un atteggiamento condonistico.
Vorrei poi intervenire brevemente sul metodo, dopo aver individuato il contesto. Ci è stato detto che quello in esame è un provvedimento omnibus, che non era il sedime normativo adeguato. Peraltro devo dire, a titolo di cronaca, che per me è stato, è tutt'ora e sarà un grande piacere avere come Capogruppo del PD in Commissione finanze il senatore D'Alfonso, del quale anche in questa sede abbiamo potuto apprezzare l'eloquenza, che comunque è sempre pregna di contenuti e ci permette di approfondire l'analisi. Egli ha parlato di sedime normativo inadeguato. Beh, io non desidero fare il facile gioco di dire che avete cominciato voi, però voglio notare che nelle pieghe del provvedimento in esame, che era molto complesso, siamo dovuti intervenire anche perché c'è una storia di provvedimenti di struttura presi in un sedime normativo inadeguato. Noi abbiamo cercato di rimediare ad alcune criticità emergenti da riforme del credito fatte per decreto-legge, senza una necessaria adeguata attività istruttoria ed eccependo un'urgenza che in quei casi invece non c'era. Infatti, se prendiamo ad esempio il comparto del credito cooperativo e andiamo a vedere cosa ne dicono le relazioni della Banca d'Italia, noteremo che da nessuna parte emerge una necessità ed un'urgenza d'intervento complessivo in quel comparto. E quando poi si interviene sull'onda di una emotività o di circostanze contingenti, accadono cose come quella che abbiamo dovuto gestire nel provvedimento in discussione. Non so se fosse la sede opportuna per affrontare il tema, ma vi ricordo che una riforma, quella delle banche popolari, adesso è sub iudice alla Corte di giustizia dell'Unione europea per il semplice motivo che qualcuno ha riflettuto sul fatto che neanche i regolamenti europei sono così draconiani da prevedere che chi affida i propri risparmi a un istituito non venga rimborsato mai, che è l'interpretazione data qui in Italia di una regola europea. Ci sarebbe quindi da aprire anche un dibattito sul metodo, su questa nostra velleità di applicare sempre ciò che viene dall'estero in modo estremamente penalizzante per noi stessi. Fino a che noi non apriremo un dibattito sereno - e lo chiedo in questo senso all'opposizione di sinistra - su questo tema, qualsiasi richiamo a regole esterne verrà visto dai nostri concittadini, dai lavoratori italiani, più come una volontà di aggressione nei loro riguardi, che come una volontà di aderire a un progetto di ordine superiore. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Questo, se posso sommessamente dirvi dal mio punto di vista, che è settoriale, limitato, di avversario politico, è il principale problema che dovete risolvere.
Passando ai contenuti, perché noto che mi devo avviare alla conclusione (ma in questa sede sul serio perché non è come nelle conferenze dove poi si parla per mezz'ora), ci è stato detto che noi, con misure condonistiche, avremmo in qualche modo intaccato ed eroso il patto sociale. Occorre però ragionare su quale riteniamo sia lo scopo della vita. A mia figlia a scuola hanno insegnato che gli articoli più importanti della prima parte della Costituzione sono il decimo e l'undicesimo, perché sono quelli che ci hanno consentito di entrare in Europa. Questo le è stato detto, poverina. Io non l'ho contestato, perché per carità! Non sia mai per me entrare nei percorsi didattici degli insegnanti. Però anche l'articolo 3 non è male. Lo vogliamo leggere insieme? «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese». (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Ce lo ricordiamo. L'austerità, intaccando questi inderogabili doveri di solidarietà, ha messo, quella sì, a rischio il patto sociale del Paese.
E che al termine di un periodo in cui abbiamo visto aumentare i poveri si ricorra a interventi di rottamazione che, a differenza dei precedenti, sono più accessibili (perché prevedono una maggiore dilazione delle rateizzazioni), quindi offrono un effettivo ristoro, non mi sembra che ci possa essere imputato come una grave violazione del patto sociale o come un aggiramento dei doveri che il contribuente ha nei riguardi dello Stato.
Dobbiamo capire a che punto siamo: siamo in una situazione di estrema, tragica recessione, della quale - ahimè - non riusciamo a vedere effettivamente la fine. E proprio per questo motivo riteniamo parlando di una cosa della quale qui oggi non si tratta - che l'impianto espansivo della legge di bilancio abbia una piena legittimità di essere e possa contribuire a risolvere il problema.
È per questi motivi che dichiaro il voto favorevole del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Congratulazioni).






(...nota: io però ho dettp Psdàz, con l'accento sulla "a"...)

(...avrei avuto delle cose un po' più strutturate da dire circa il provvedimento, ma siccome rigore è quando arbitro fischia e legge è quando esce in Gazzetta, prima portiamo a casa, e poi commentiamo. Non me ne vogliano gli operatori informativi: un modo per tutelarsi dalla loro tanto inesausta quanto certamente involontaria attività distorsiva è mantenere un minimo di décalage rispetto a quello che loro chiamano il "notiziabile": qui lo abbiamo sempre fatto, per metodo, e non sussistono motivi per deflettere proprio ora da questa bestpràctis...)

sabato 24 ottobre 2015

La deflazzione

...e gnente!

Svuotare il mare col cucchiaio!

Ma almeno ci saremo divertiti...

(?)

Nel mio primo video di una certa risonanza (Byoblu semper laudetur), il cui titolo (partorito da Claudio) venne ripreso da un'importante progetto educativo, e poi da un saggio di uno studioso che ci onorerà della sua presenza al #goofy4, affermavo: "chi dice che a fronte di una svalutazione del 20% ci sarebbe un'inflazione del 20% è un criminale". In un video successivo Byoblu (semper laudetur) montò questa mia asserzione insieme a quelle di un simpatico dilettante dell'economia internazionale (per quanto stimato professionista nel suo campo, che non è l'economia internazionale), il quale, pensando che le mie affermazioni (precedenti) fossero una risposta alle sue sconclusionate congetture (successive), prese cappello, e la cosa finì male per lui (ma potrebbe finire peggio, se io non fossi di animo mansueto. Ma sono di animo mansueto?).

Ci penso oggi non solo perché sto andando alla festa dell'IDV invitato dal nuovo responsabile economia (parola chiave: nuovo), ma anche perché, come ci ricorda il noto blogger del primo secolo, sufficit diei malitia sua: sconfitta per abbandono di campo l'armata Brancaleone degli adoratori della bisettrice del PUDE (geniale definizione di un altro Claudio, il Borghi Aquilini), ecco all'orizzonte l'ost dei deficienti della deflazione.

Qual è l'argomento di questi valvassori del grande capitale (al quale pensano di appartenere, e che invece a buon bisogno se li mangerà per poi evacuarli, come abbiamo visto accadere decine di volte)?

Semplice!

Deflazione vuol dire che i prezzi scendono, quindi con gli stessi soldi compro più beni, quindi è aumentato il mio potere d'acquisto.

Figata!

Capire cosa c'è che non va in questo ragionamento è facile, ma non banale, perché come vedrete, inter alia, ci apre qualche prospettiva sulla pochezza intellettuale di un'altra sconclusionata masnada di cialtroni: quelli che "l'economia non è una scienza".

Avete letto l'intestazione di questo blog? Quella storia della discesa e della salita? La prima cosa che insegno ai miei studenti è che l'economia è fatta di pezzi piuttosto semplici. Esempio: una cosa costa di più? Di norma e in media ne compri di meno. I pezzi quindi sono semplici, ma la scienza consiste nel saperli tenere sempre insieme. La seconda cosa che insegno loro, con scarsa speranza di essere compreso, è che delinquenti e deficienti cercheranno sempre e comunque di manipolare ideologicamente il discorso scientifico presentandolo in modo unilaterale, che poi, in economia, cioè nell'analisi degli scambi fra esseri umani, significa concentrarsi su un solo lato della transazione.

Il caso della deflazione è esemplare.

Chi loda la deflazione si pone, evidentemente, da un lato ben preciso: quello del consumatore che ha una certa cifra da spendere. Nel far così non si pone due domande strettamente correlate: e quella cifra da dove gli è arrivata? E il produttore del bene consumando (non è un gerundio: è un gerundivo), lui, è contento?

Partiamo dalla fine, dal produttore, così poi non dovremo interrogarci sul principio (cioè sull'origine del reddito del consumatore).

Il produttore, ovviamente, non è contento di vendere a un prezzo più basso. Anzi! Ce lo spiega molto chiaramente il primo uomo, Adamo (Smith), in quel libro che tutti dicono di aver letto, ma nessuno ha letto, tanto meno gli ominicchi dell'economia, perché non era, questo libro, sulla "frontiera della ricerca" (limitandosi ad essere, come tutti i classici, all'avanguardia dell'umanità):

"People of the same trade seldom meet together, even for merriment and diversion, but the conversation ends in a conspiracy against the public, or in some contrivance to raise prices".

(...invecchiando, anch'io veggio "come quei c'ha mala luce": la mia memoria a breve termine si sbriciola, ma quella a lungo è infallibile, e ci piazzo subito i nemici: ancora ricordo quando e dove lessi questa pagina, sul pontone del DLF a Ponte Margherita, abbacinato dal sole agostano e stordito dal frinire delle cicale: avevo ventitré anni e mi chiamavano, con quella bonomia scanzonata, affettuosa e dissacrante dei romani veri, "er professore": perché si vede che la mia vocazione era evidente a tutti, tranne che a me, cosa che, come sapete, accade anche delle corna...)

(...Rockapasso ovviamente è una santa, e comunque io prima di tornare a casa telefono: anche questo lo imparai su quel pontone, insieme a tante altre cose delle quali via via vi ho parlato...)

(...ah, a proposito: questa semplice e limpida verità - non quella sulla telefonata, quella sui prezzi - è espressa nella parte II del Capitolo X "Of wages and profits in the different employments of labour and stock" del Libro I "Of the causes of the improvement in the productive power of labour". Così, tanto per dire che di produttività e conflitto distributivo non è che ne abbia cominciato a parlare Carletto il marziano: quello che c'era da dire era ed è sempre stato piuttosto ovvio...)

(...scusate, un'altra parentesi: chiunque vi citi Smith, tranne me, non lo ha letto. Ve ne darò ulteriori dimostrazioni. Di due cose sono certo: di questa, e del fatto che morirò. Il resto è tutto opinabile...)

Allora, riprendendo il discorso: se i produttori aspirano così tanto ad alzare i prezzi, al punto che per farlo sono disposti a venire a patti coi propri concorrenti (conspiracy, oggi si direbbe "cartello"), e che questo chiodo fisso li ossessiona anche durante le ore di merriment and diversion, capirete bene che se li abbassano lo fanno obtorto collo.

E, devo dire, io i produttori li capisco.

Sarà forse perché non ho passato la gioventù a berciare slogan pseudoprogressisti, nella speranza che essi mi dessero accesso al fiorente mercato della libertà sessuale (prodotto tipicamente "de sinistra" alla mia epoca). Avendo risolto abbastanza presto (e bene) il problema dell'accoppiamento (ve lo racconto un'altra volta), ho potuto seguire un percorso intellettuale relativamente indipendente, che se non mi ha portato nelle redazioni dei quotidiani ossequienti verso il grande capitale via "cioèporcoddiocompagninellamisuraincui", mi ha però condotto oggi a non considerare sempre e comunque l'imprenditore come un nemico. Un nemico è qualcuno da eliminare, a prescindere da quali siano le sue ragioni. E infatti molti, a sinistra, hanno voluto l'euro perché sapevano che avrebbe eliminato tanti imprenditori-nemici, senza interrogarsi su cosa sarebbe successo a tanti dipendenti-amici (avete presente quel discorso sul tenere i pezzi insieme?), e ce lo hanno anche detto: ricordate quei discorsi sulla piccola impresa metastasi dell'economia, e sull'interclassismo visto come malattia della pelle (laddove D'Attorre, per esempio, ne da una valutazione diversa - e quindi, a seguire, rapida conversione a U dei vari Rodomonti - se sapeste quante risate mi faccio! Non state troppo in pensiero per me...). Io preferisco considerare i diversi attori economici come portatori di interessi non necessariamente allineati ai miei, e, pensate un po', sono così speranzoso nell'umanità da illudermi che se faccio lo sforzo di capire come ragiona chi ha interessi diversi dai miei, forse mi sarà più facile trovare con lui una composizione non violenta dei nostri interessi.

Detto da uno che in fondo è una combinazione convessa di Cimourdain e Javert, uno che comunque basta a se stesso, e la cui massima aspirazione è la solitudine, direi che è un'affermazione impegnativa! Approfittatene, durerà poco...

L'errore metodologico commesso dai vari deficienti, e dai loro ascari, gli epistemologi da bar, è banale ma radicale: non capire che il processo produttivo avviene nel tempo (cominciate a intuire la differenza fra scienza e opinione?). Eppure non ci vorrebbe molto ad afferrare che prima si acquistano le materie prime, poi le si trasformano - pagando chi lo fa - e poi si vende il prodotto finito. Se i prezzi, durante questo ciclo di produzione, scendono, credete che il produttore sia contento? Direi di no. I contratti (di lavoro, di erogazione del credito, di acquisto delle materie prime) sono stipulati in termini nominali, cioè non sono corretti per la variazione dei prezzi (fatti salvi, ovviamente, casi molto particolari e qui non rilevanti, come quelli di certi prodotti finanziari indicizzati all'inflazione). La rapida morale di questa favola è che in presenza di deflazione il produttore in buona sostanza si troverà a vendere i suoi prodotti sottocosto o giù di lì: ricaverà meno dalla loro vendita di quanto ha speso per acquistare i materiali e pagare i lavoratori.

Come pensate che reagirà, a questa aggressione del mercato, il produttore?

Come chiunque: difendendosi.

E come può difendersi?

Come chiunque: attaccando.

Dato che sul prezzo delle materie prime c'è poco da fare, perché non dipende né da lui, né dalle politiche economiche del paese, il produttore per difendere i propri margini non potrà fare altro che agire sul costo del lavoro: pagare di meno i lavoratori. E siccome questi, legittimamente, non sono del suo parere, il produttore sarà costretto a licenziarne alcuni, secondo il noto principio del colpirne uno per educarne cento, slogan ingiustamente attribuito alle BR, quando invece vediamo ogni giorno che esso riflette l'essenza più intima del libbberismo (con tre "b"): cosa c'è di meglio di un lavoratore in più a spasso, per convincere gli altri cento (a spasso pure loro) ad accettare un salario inferiore?

Ma questo, voi, qui, dovreste saperlo, perché io ve l'avevo detto prima che ve lo dicesse lui...

(...che tristezza vedere il commento di massimorocca sotto a quel post! Pensare che mi è toccato bloccarlo. Ma c'è chi ha fatto sacrifici peggiori - vedi alla voce Cimourdain - e sono ormai un efficiente elaboratori di lutti: questo mi chiede l'appostismo, che, come tutte le ideologie, è intrinsecamente totalitario...)

(...apro e chiudo una parentesi a beneficio di un'altra categoria di imbecilli - stultorum infinitus est numerum - quella dei materieprimisti, i dilettanti i quali sostengono che una svalutazione ci sterminerebbe facendo aumentare i prezzi in valuta nazionale delle materie prime. In realtà, i produttori sanno bene che, anche senza scomodare il cambio, una diminuzione dei prezzi delle materie prime può essere anch'essa perniciosa, anche se accade nella valuta di origine. Mi spiego: se un ciclo di produzione dura sei o sette mesi (dall'acquisto del materiale alla commercializzazione del prodotto), e nel frattempo c'è un crollo conclamato dei prezzi delle materie prime (come adesso), cosa pensate che farà l'acquirente? Chiederà lo sconticino. Piccolo problema: le materie prime sono state acquistate prima (lo dice la parola stessa: "prime"), a prezzo alto. Quindi sconticino de che? Lo sconticino, eventualmente, potrei fartelo fra sei mesi se le materie prime le comprassi oggi. E invece mi tocca farlo oggi, perché se è vero che i produttori in tempi normali si mettono d'accordo per tirare su i prezzi, è pur vero che con la crisi si scatena anche fra loro la guerra per bande (tecnicamente: politica di prezzo predatoria), e quindi vuol difendere la quota di mercato deve regolarsi di conseguenza. Naturalmente anche queste tensioni si scaricano a valle, per cui riprendiamo il discorso...)

La conclusione è che, naturalmente, se torniamo a vedere la cosa dal punto di vista del consumatore, il calo dei prezzi non sarà di alcun beneficio non solo a chi si trova nella "corner solution" (cioè perde il lavoro, e quindi il suo salario "schizza" verso l'origine degli assi cartesiani, nel punto di coordinate doppio zero - come la farina...), ma anche a chi si trova in posizioni intermedie, per cui mantiene il lavoro, ma deve subire un taglio, come ormai avviene ovunque. Anche perché, vedete, la deflazione è di pochi decimi di punto percentuale, ma stranamente (chissà perché?) i tagli di salario dei quali sentiamo parlare sono tutti dell'ordine di un 20%. Sarà forse perché questo è, a spanna, il differenziale di inflazione cumulato che dobbiamo recuperare rispetto ai padroni del vapore?

Ma no, son coincidenze, come quella che ieri mi ha fatto incontrare un imprenditore nemico (Guido Crosetto) al supermercato: ci siamo guardati negli occhi e mi ha detto: "il paese è morto".

Bene.

Capita la storia?

Credo di sì.

Chi è il cattivo?

Non c'è.

Perché io vi sto facendo un ragionamento scientifico, e fra l'altro nemmeno molto originale: come vi ricorderete, Keynes (fra i tanti altri) ha chiarito prima di me come e perché la deflazione non è nell'interesse dei dipendenti (earners), che anzi traggono beneficio dall'inflazione. Ma questo è un fatto, che prescinde dalle intenzioni (buone o cattive).

Ecco: altra piccola lezione di metodo. Ogni volta che vi raccontano una storia con un cattivo (e/o un buono) siete usciti dal dominio della scienza. I rapporti di forza sono rapporti di forza, non hanno in sé una dimensione etica. La loro composizione pacifica dovrebbe essere il fine della politica. Per evitarla, chi controlla l'informazione oggi vi racconta una favola, quella secondo cui la politica è corotta, se sò magnati tutto, castacriccacoruzzzione, e via andare, per cui la politica va sostituita o dalla tecnica, o dall'onestà (che ovviamente non si escludono a vicenda, pur essendovi qualche dubbio che la prima implichi la seconda, e la pressoché assoluta certezza che la seconda fattualmente escluda la prima...). La favola nella quale il cattivo è la politica ha un ovvio scopo, quello di convincervi che non avete bisogno di politica. Questa morale è conforme agli interessi di chi controlla l'informazione, che in democrazia è un bene prezioso, ma soprattutto costoso (vedi il dizionario), cioè agli interessi di chi ha tanti, ma tanti soldi, e quindi, per dirla con Keynes, non appartiene certo al mondo degli earner, e non appartiene necessariamente nemmeno al mondo dei producer, ma senz'altro appartiene a quello dei rentier, di quella comunità finanziaria internazionale che sta cercando di imporci un modello (s)piacevolmente statunitensi di organizzazione del nostro vivere (in)civile, secondo linee che credevo di aver tracciato in modo sufficientemente nitido qui.

Ho cercato di spiegarlo nuovamente ieri a Coffee Break, e forse ci sono riuscito (giudicate voi).

Riassumendo: parlare dei benefici della deflazione significa schierarsi dal lato del consumatore (cioè della domanda) senza considerare le ragioni del produttore (cioè dell'offerta). Un atteggiamento antiscientifico e tanto più sospetto in quanto chi ce lo propone abitualmente si schiera unilateralmente dal lato dell'offerta (cioè della produzione) per caldeggiare misure di "riforma" (via flessibilizzazione del mercato del lavoro) chiaramente volte a conculcare i diritti e le ragioni della domanda (cioè dei consumatori). Non vi sembra paradossale? Lo è, e questo paradosso è l'indicatore più evidente di una consapevole disonestà intellettuale in chi porta avanti ragionamenti che erano chiusi per Keynes negli anni '30 (e probabilmente anche per Smith negli anni '70 - del 1700, però...).

Ma naturalmente ci vuole un certo orecchio musicale per apprezzare certe dissonanze. Ma a voi v'ha rovinato er gèzz. Voi siete quelli per i quali un accordo di settima di quarta specie può avere funzione di tonica! Come faccio a farvi capire che chi oscilla opportunisticamente dal punto di vista del produttore (quando vuole difendere il calo dei salari) a quello del consumatore (quando vuola laudare il conseguente calo dei prezzi) lo fa per prendervi per i fondelli?

Ecco, cerchiamo anche capirci su due cose, prima di chiudere il discorso.

La prima è la fallacia di composizione. Il produttore che a fronte di una diminuzione dei prezzi spunta una diminuzione del "costo del lavoro", che lo faccia perché costretto o perché si crede fuuuuurbo (la dimensione soggettiva non ha alcuna importanza), di fatto si condanna a ulteriori diminuzioni dei prezzi, in una spirale che collassa in un punto: quello in cui deve licenziare tutti, e alla fine la fabbrichetta la porta avanti da solo (e sta succedendo anche questo).

Il secondo è che nulla succede esattamente per caso. Nel gioco che ho appena descritto i lavoratori perdono subito, e i produttori perdono dopo un po'. Questi ultimi, quindi, di questo gioco si fanno efficaci pedine, anche perché sapientemente subornati dal "sesomagnatitutto", dall'astio contro lo "statoladro" (guarda caso, chissà perché, aizzato proprio da quelli che autorevolmente decantano le virtù della deflazione, e fomentato dagli "onesti" di ogni forma e di un solo colore: il bianco camicia, che è qui da noi il colore delle rivoluzioni made in Usa). Ma naturalmente in economia non è possibile che tutti perdano! Non ho mai visto gettare soldi nel cratere di un vulcano: se si adottano regole che conducono oggettivamente alla distruzione di valore ostacolando le dinamiche del processo produttivo, comunque qualcuno ci guadagnerà. Chi? Naturalmente chi è in posizione creditoria netta, come spiega tanto bene Keynes. Guarda caso, l'attuale governo italiano è espressione diretta di istanze appartenenti a questo mondo.

Sarà così per sempre?

Se penserete che tecnica e onestà possano sostituire la politica sì. Ovviamente sarebbe una catastrofe, ma io guardo il bicchiere mezzo pieno: ve la sareste meritata.

Se l'è sicuramente meritata il fesso che, immancabilmente, interverrà accusandomi di aver fatto un elogio della corruzione e della disonestà. Se non ha capito che il mio discorso è totalmente diverso, direi opposto (perché è un richiamo alla prima onestà, quella intellettuale), non avrà ovviamente nemmeno capito qual è la sintesi di questo ragionamento: chi difende la deflazione è deficiente, cioè evidenzia un deficit. Se il deficit sia intellettivo o etico non saprei dirlo, dipende caso per caso, e non è comunque rilevante. Ma il punto è, amico imprenditore, che se non vuoi capire il discorso che ti ho fatto qui, e se preferisci credere che il problema sia che "sesomagnatitutto", non ci saranno limiti a quello che ti potrà accadere, e ti sarai meritato tutto. Se invece queste parole ti hanno fatto riflettere, e se la composizione pacifica del conflitto sociale non ti disturba, come prospettiva, allora mettiti una mano sul cuore, se tieni a sinistra il portafoglio.

Questo è l'unico progetto di divulgazione che cerca di prendere in conto le tue ragioni senza considerarti un nemico, senza far finta di difendere il tuo interesse, e senza far finta di credere che esso coincida con quello dei tuoi dipendenti. Ci sono aree di interesse comune, e ci sono ovvie aree di divergenza (vedi l'intestazione di questo blog): ci sono sempre state e sempre ci saranno.

Ma la morte di questo paese non fa comodo a nessuno, se non agli avvoltoi che vogliono cibarsi del suo cadavere.

Prova a pensare quanto ti conviene veramente.

Poi, se pensi che il suicidio dell'Italia non ti convenga, renditi conto di quanto ho fatto da solo, e, se sei un vero imprenditore, fai un investimento (le istruzioni sono qui).

E se invece sei un dipendente? Bè, in quel caso forse mi stai già sostenendo, e allora grazie: sto lavorando, come sai, anche per te.

E se invece sei l'amministratore delegato di una banca? Bè, allora questo discorso forse lo vedi come il fumo negli occhi (a meno che la tua banca non sia in procinto di essere comprata da una più grande, e tu cortesemente accomodato alla porta, nel qual csao due domande forse te le stai facendo). Sai com'è, non si può dispiacere a tutti. Ma chiunque tu sia, e per quanto tu sia convinto che la crisi non ti toccherà, sappi che questa tua convinzione è sbagliata.

Puoi scegliere fra comprare tempo, mettendo la testa sotto la sabbia (per eleganza non ti ricordo cosa resterà fuori), e comprare libertà, sostenendo questa voce.

E farai la scelta sbagliata.

Buona fortuna.

martedì 7 luglio 2015

La Grecia: casalinghe di tutto il mondo, documentatevi.

Oggi mi tocca l'Aria che tira: senza la Merlino, ma con Pancani.

Una distrazione di meno.

Ci sarà D'Attorre, e due che non conosco. (Errore: Montanino lo conosco! Ero il "suo" assistente di econometria alla Sapienza. Com'è piccolo il mondo!) Vorrei poter considerare il fatto che non sia il solito "uno contro tutti" (almeno D'Attorre è persona estremamente lucida e ce lo ha dimostrato) come dimostrazione della rilevanza della vittoria di Leonida Trippas. In realtà temo, come scrivo sul Fatto Quotidiano di oggi, che la sua sia una vittoria di Pirro. Prova del nove? Se così non fosse, l'asini-stra dei diritti (quella che subisce solo rovesci (c) Giacché) non la esalterebbe. Se in trasmissione siamo almeno in due dalla parte del buon senso, quindi, è solo perché Andrea è una persona equilibrata: nulla a che vedere col suo collega Federico Mentana.

Tuttavia, sappiamo quale ruolo devastante per la democrazia stia avendo il sistema dei media in Italia. Uno dei (pochi) dati rilevanti della vittoria del no è passato inosservato ai più, ma non a Jacques: in Grecia è in corso un'inchiesta sulla violazione delle regole in campagna elettorale, e l'inchiesta potrebbe estendersi presto al ruolo dei media. Si affermerebbe così il primo principio della democrazia:

La libertà di opinione non è libertà di menzogna.

I media italiani hanno dato il peggio di sé. Oggi sul Fatto Quotidiano Marco Travaglio si occupa del Tiresia di via Solferino, un nostro vecchio amico, quello che "le rivalutazioni fanno crescere", il cui lavoro di "informazione" da Atene ha attirato l'attenzione di altri suoi colleghi. Ma Travaglio e Nucci sono dei volenterosi e meritevoli ultimi arrivati. In questo blog denunciamo da almeno tre anni il terrorismo antidemocratico ai danni della Grecia, portando fatti. Lo facciamo anche oggi, ricordando, perché repetita juvant, quei fact checking dei quali alcuni cialtroni (e non mi riferisco alla stampa) oggi cercano di arrogarsi il merito (dopo averci lasciati soli per anni a fare informazione, beninteso):

1) I greci sono tutti così pigri come dicono?, di Vladimiro Giacché (originariamente apparso sul Fatto Quotidiano, che è l'unico giornale italiano a dimostrare una certa indipendenza di pensiero);

2) Cosa sapete della Grecia?, apparso in questo blog e diventato rapidamente il post più letto;

3) buon ultimo, Francesco Giavazzi on Greece, di Karl Whelan.

La democrazia funziona solo con informazioni corrette. Altrimenti è regime. Il finger pointing da parte dei colleghi può essere utile, ma non basta. Nel mondo di dopo sarà necessario garantire libertà di opinione, ma rendere reato penale la menzogna. Non si può dire che la Grecia "non ha fatto le riforme" se ha licenziato quasi 200000 dipendenti pubblici, pari a più del 25%. Non si può nemmeno dire "io penso che la Grecia non abbia fatto le riforme". Non è materia di opinione, è un fatto misurabile, e chi lo travisa deve pagare. Non si può dire che in Grecia le pensioni sono eccessive quando il loro importo medio pro-capite è nella media europea. Non si può dire che la spesa pubblica greca è eccessiva quando è anch'essa nella media europea (e lo era anche prima delle riforme). Si può pensare (se non si capisce nulla di economia) che quelle fossero le riforme giuste (ed erano sbagliate): essere coglioni non è reato. Ma essere disonesti sì.

La verifica dei dati fattuali dovrebbe essere compiuta dalle redazioni, non da blog indipendenti come questo, e chi mente su dati fattuali merita qualcosa di più della censura dei colleghi.

E lo avrà.

Ci sarà una giustizia:


Mea est ultio, et ego retribuam in tempore,
in quo labetur pes eorum!
Iuxta est dies perditionis,
et adesse festinat sors eorum.


Un forte abbraccio a quelli che "noi abbiamo fatto le riforme, i greci no". Sarà bello vedervi al fresco. Mi riferisco, ovviamente, all'Antenora.








(nota per i porci cialtroni: visto come si citano le fonti? Visto cos'è l'onestà intellettuale? E allora preparatevi: ci sarà pure un motivo se, oltre a non aver fatto informazioni, in cinque anni di attività l'unica querela l'ho avuta da uno di voi. Non da Alesina, non da Giavazzi. E questo vorrà pur dire qualcosa, no? Chi sta dietro le quinte sa per chi lavorate. Non mi fate paura. Schifo sì...)

sabato 30 maggio 2015

Le pensioni della Grecia

Qualcosa mi dice che domattina potrei sentire delle imprecisioni razziste sulla Grecia (magari da un greco, perché ce ne son parecchi con la sindrome di Stoccolma). Allora, tanto per, faccio un breve addendum al fact checking sulla Grecia (ricordandovi quello più conciso di Vladimiro Giacché): Matthew Dalton del Wall Street Journal (un giornale non sospettabile di eccessiva indulgenza verso la spesa pubblica) ha chiarito che il sistema pensionistico greco non è generoso come ci si vuol far credere. Se invece che al PIL la spesa pensionistica viene rapportata al numero di anziani, la Grecia, dalla testa di serie, passa sotto la media europea, e perfino sotto la virtuosa Germania (posto che sia una virtù esportare gli anziani anziché remunerarli per il loro lavoro). Il punto è che il 20% dei greci sono over 65: è uno dei paesi con il maggior numero di anziani. Certo, la Grecia dovrebbe razionalizzare il suo sistema pensionistico, ci ricorda il giudizioso giornalista: ci sono 133 gestioni separate. Ma le cifre non indicano grandi sperperi.

Vi rendete conto di cosa significhi in un paese di persone anziane una simile inversione di tendenza della spesa sanitaria?

Questo sarebbe il paese che non ha fatto le riforme, secondo Riccardo Puglisi.

I greci sono 11 milioni. 2000 dollari di spesa sanitaria a testa fanno una ventina di miliardi di euro. Sapete quanto è arrivato allo HFSF (Hellenic Financial Stability Fund) attraverso i vari fondi salvastati, allo scopo di iniettare liquidità nel sistema bancario greco (per salvarne i creditori, cioè la banche francesi e tedesche)? Cinquanta miliardi, dei quali 15 completamente persi (perché usati per ricapitalizzare banche decotte prima di venderle alle banche "sistemiche" che lo HFSF cerca di tenere in vita). Naturalmente sono questi movimenti via "fondi di stabilità" che spiegano la nota infografica del Sole 24 Ore (qui l'articolo di Morya Longo che spiega come i tedeschi si sono salvati a spese nostre), ma anche il grafico che avevamo pubblicato qui, e dal quale si vedeva bene come le banche tedesche e francesi prima avessero prestato cifre spropositate alla Grecia, salvo poi farsele restituire da tutti i membri della bella famiglia europea (cioè noi).

Il rischio dei debitori sovrani, in Europa, non si mutualizza. Quello dei creditori privati sì, ma solo se sono tedeschi o francesi.

E siccome questa operazione è veramente troppo sporca, al punto che perfino il Sole 24 Ore non può nasconderla, per cercare di uscirne con la testa alta si calunniano le vittime, secondo il meccanismo che già funzionò tanto bene con gli Ossis, come ci spiega Giacché nel suo libro.

Così è se vi pare, cioè se volete l'euro. Contenti voi...

mercoledì 13 maggio 2015

Il 5 per mille spiegato a mi' nonna

In questo post vi dirò cosa dovete fare e perché lo dovete fare. Naturalmente, siccome siamo in democrazia, e l'economia non è una scienza, la vostra opinione conta quanto la mia e voi siete liberi di fare come vi pare. La schiavitù è gratis ed è dietro l'angolo.

Che fare?
Io non pretendo di essere un esempio, e infatti non desidero essere autorevole, ritenendo più che sufficiente l'essere autoritario, dato che sono disposto ad accettare il rischio di non potermelo permettere. Ma questa volta ho deciso di fare un'eccezione e di comportarmi in modo esemplare. Quindi alla domanda pseudo-leniniana (in realtà ben anteriore, ma questo lo sappiamo solo io, Dragan, e Svetlana, che abbiamo fatto le medie sovietiche): "Che fare?" rispondo semplicemente: "Fate come me, e io ho fatto così:




Chiaro?

Date il cazzo di 5x1000 ad asimmetrie mettendo la vostra riverita firma nella casella in alto a sinistra della pagina per la destinazione del 5x1000, dopo aver inserito nello spazio corrispondente il nostro codice fiscale: 97758590588.

Me ne avete dette di ogni:

[1] "Professore, ho messo il codice fiscale ma avanza una casella vuota!"

(ho verificato, a me non sembra: non è che stavate riempiendo il 730 dello Zimbabwe?)

[2] "Professore, ho messo la partita IVA!"

(ma caro, se ti chiedono il codice fiscale, perché metti la partita IVA? Allora puoi anche mettere i numeri usciti sulla ruota di Napoli: in ogni caso i soldi andranno in opere di bene)

[3] "Professore, ma voi fate ricerca, ho messo nella casella del finanziamento della ricerca!"

(ma noi siamo una associazione di promozione sociale, cioè rientramo nella tipologia prevista dalla casella in alto a sinistra - visto il disegnino? - dove è scritto: sostegno del volontariato e delle altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale e delle associazioni e fondazioni riconosciute. Vi ricordate? Vi ho detto che siamo stati riconosciuti, ma non siamo un ente di ricerca - anche se abbiamo un centro studi - siamo una associazione di promozione sociale; firmate in alto a sinistra, non in alto a destra - così è contento anche er Melanzana - cioè nella casella destinata al non profit: ONLUS, APS, altre organizzazioni riconosciute).

Perché farlo?
Questa è la domanda veramente interessante. Una possibile risposta: perché questo, secondo il manifesto (con la minuscola), è l'economista di riferimento di Landini:


Marcello Minenna, economista della Bocconi (ci informa Ballarò): mega-QED della mia diagnosi (ma non lo metto in conto), e ottima risposta a chi mi aveva chiesto se ci fosse stato un seguito a questa lettera: il seguito, par di capire, è stato caricarsi l'esperto di cui sopra!

La ricerca sul sito del MIUR ci informa del fatto che:


Si conferma che, esattamente come i regimi che prima di cadere inviano in trincea le riserve, così la Bocconi, mentre si sta sgretolando il mondo nel quale credeva, invia in trincea i docenti a contratto (è tale anche er Quaresima, l'apostolo della #pirreviù, che di articoli con #pirreviù ne ha ben pochi: io ne ho trovato uno solo, a dire il vero, ma magari ce ne sono due...).

Questo per la precisione, e anche perché mi sono un pochino stancato della nenia politicamente corretta secondo la quale si giudicano gli argomenti e non le persone. Questo con noi non è stato fatto: ci hanno rovesciato valanghe di merda addosso, dicendo che eravamo "ai margini della comunità scientifica" (al mio ultimo workshop c'erano Feld e Weil, non sto a spiegare chi siano a chi non lo sa perché è lui ai margini della comunità scientifica...), che non pubblicavamo in fascia A (nell'ultimo anno due articoli in fascia A...), che insegnavamo in una università piccola (le università grandi fanno roba di questo tipo:


eccetera...


E allora diciamocelo: fra argomenti e persone esiste una corrispondenza biunivoca: i miei argomenti valgono perché io valgo.

Ma giudichiamo gli argomenti di Minenna. Su, facciamocele due risate, visto che quelle non costano nulla...

[1] se uscissimo verrebbe bloccata l'operatività delle banche come in Grecia, Spagna e a Cipro.

In Grecia e in Spagna non è successo (ancora), a Cipro è successo perché Berlino voleva tenere i ciprioti dentro l'euro, non perché essi volessero uscire. Ma tutto questo al dr. Minenna è sfuggito.

[2] il debito italiano verrebbe riconvertito in lire e ci sarebbe una svalutazione istantanea forse del 50% che alleggerirebbe l'onere del debito

Bene! L'esperto di finanza conosce la Lex monetae. Ma non sa niente di economia internazionale. Non esistono esempi rilevanti di svalutazione istantanea del 50%, e quando, in rarissimi e selezionati casi, si sono avute svalutazioni drastiche, al più sull'ordine del 20%, si è poi sempre avuto un rimbalzo tecnico. Si chiama overshooting, Dornbusch ci avrebbe preso il Nobel se non fosse morto, è roba che tutti gli economisti sanno. Abbiamo viceversa visto che i processi di svalutazione sono gestiti dalle banche centrali. Tutte le "major devaluations" che abbiamo studiato sembrano istantanee se le studi su dati annuali. Se le studi su dati mensili vedi che i processi sono graduali: l'aggiustamento complessivo mediamente si spalma su un semestre. Quindi istantaneo cosa, gentile collega? Insomma, l'intervista al dr Minenna è oggi al livello di approfondimento concettuale al quale erano tre anni or sono i giornalisti del Corsera. Ma indipendentemente dal fatto che uno da un collega, ancorché non di ruolo e senza pubblicazioni scientifiche pertinenti



si aspetterebbe un minimo di consapevolezza in più, va detto che i giornalisti, almeno, erano professionisti pagati per essere a quel livello (e nel lungo periodo non gli ha portato fortuna).

Preciso che quello dell'assenza di ricerca specifica sul tema è un dato di fatto, che come tale va preso. Si può essere ottime persone e ottimi economisti. La decisione di esprimersi in un campo nel quale non si ha una sufficiente autorevolezza accademica è una decisione individuale che rispetto, come rispetto le persone che la prendono. L'ha presa, per dire, anche Claudio Borghi, che però, per qualche strana congiunzione astrale, pur non avendo un CV accademico si esprime in conformità a quanto la ricerca scientifica accademica e applicata ha trovato.

Aggiungo che l'entità del 50% è del tutto fantasiosa. Nessuno degli studi seri sul tema prevede una entità simile, e l'argomento secondo il quale la svalutazione sarebbe imprevedibile ma sarebbe catastrofica è da economisti improvvisati, come vi ho mostrato dati alla mano. Sono stanco di esperti che vedono solo un pezzo del problema. Minenna apparentemente non vuole o non riesce a prendere atto di un semplice dato: una svalutazione istantanea del 50% significherebbe fare al resto del mondo uno sconto del 50% sui prodotti italiani. Nessuna banca centrale di nessun paese concorrente accetterebbe una cosa simile: coopererebbero immediatamente per guidare in modo ordinato la nuova lira verso il necessario aggiustamento, ma cercherebbero di farlo senza sbriciolare le rispettive economie nazionali. L'entità del necessario aggiustamento è spiegata in modo abbastanza accurato dalla teoria della parità relativa dei poteri d'acquisto, per vari motivi incluso il fatto che questa teoria, vera o falsa che sia, è quella che usano i trader (cioè i mercati) per prevedere l'andamento del cambio, come ci spiega il FMI.

Ora: queste cose si sanno. Chi non le sa legge un testo fondamentale per capire la crisi (Il tramonto dell'euro) e ce le trova (mi dispiace, l'ho scritto io, ma tendo a non considerarlo una colpa).

Ok, sei un docente a contratto, non hai tempo per fare ricerca, non devi leggere tutti i wp del Fmi, non lo faccio nemmeno io, capisco tutto e non facciamo a chi ce l'ha più lungo. Ma insomma, di questa roba qui ha parlato anche l'Economist! Se sei economista teorico, leggi le pubblicazioni scientifiche; se sei economista applicato, leggi l'Economist. E se ignori le prime e il secondo?

Non è per caso che l'aggiustamento di cambio nominale storicamente riflette la cumulata dei differenziali di inflazione, e su!

[3] il debitopubblico italiano è presso le nostre banche e i nostri risparmiatori che quindi diventerebbero più poveri

Va bene: per l'esperto le famiglie italiane comprano Btp per poi liquidarli e con il ricavato andare comprare Bratwurst a Duisburg. In effetti, ne conosco molte che si regolerebbero così. E voi? Voi no!? Strano, si vede che vivete in un mondo tutto vostro. Come Minenna e Giannino. Se il debito viene convertito in lire e tu i tuoi acquisti li fai in lire il problema non è cosa accade al prezzo del dollaro (o dell'euro, o del marco) in lire, ma cosa accade al prezzo dei beni sotto casa in lire, e la relazione non è meccanica come qualsiasi economista sa (dal che si deduce, a contrario, che chi non lo sa o fa finta di non saperlo non è un economista).

(per inciso, vorrei dire alla giornalista dell'Istituto Luce che non si dice gruzzolètto, ma gruzzolétto. Vai a sQuola di dizione, cara, ne hai bisogno...)

[4] se il mutuo è denominato in euro rimane in valuta forte

Questa è la perla dell'anno! Capisco che uno possa ignorare la Lex Monetae, ovvero il diritto di uno stato sovrano di decidere lui in quale valuta vengano regolate le transazioni rette dal diritto nazionale (principio difficile da ignorare, visto che è stato applicato per passare all'euro...). Ma che uno non la ignori, ma dica che si applicherebbe ai rapporti col debitore pubblico ma non a quelli col debitore privato non mi era mai, dico mai successo di vederlo!

Ma insomma, ci fai o ci sei, gentile collega? Quello che conta non è quale sia la natura giuridica del contraente, ma quale diritto regoli il contratto. Puoi benissimo avere un soggetto pubblico indebitato con rapporti retti dal diritto lussemburghese (e allora il debito resta in valuta forte, perché non puoi applicare la legge italiana per riconvertirlo), e un soggetto privato indebitato con rapporti retti dal diritto italiano (e allora il debito viene convertito in nuove lire, quale che sia la banca presso la quale il mutuo è stato contratto, tanto per capirci). Su questo blog ne abbiamo parlato, e tu, se le cose non le sai, studiatele presso chi le sa perché ci lavora ogni giorno su questa roba. Ti consiglio la lettura di Jens Nordvig.

[5] l'aumento del costo dell'energia

Questo non è il tuo campo, è il mio. Lascia proprio perdere...

(peraltro, ne abbiamo parlato anche in termini non tecnici: non lo dico a voi, ma a lui...)

[6] e chi te lo compra il nuovo debito pubblico?

I mercati, Marcè, stai sereno. Non è che siccome tu la letteratura scientifica in merito non la conosci, essa non esista. Ci sono (per fortuna) più cose ecc., ci siamo capiti? E anche qui: capisco, tu non fai ricerca, ma orsù, di questi studi ha parlato anche l'house organ della tua alma mater!

"Tecnicamente fallito" non sarebbe quindi lo Stato italiano, ma chi vuole fare il "tecnico" e fallisce tecnicamente nelle sue analisi, perché ignora l'ABC della letteratura scientifica di riferimento.

Posso farti una domanda spassionata? Perché stai facendo terrorismo informativo? I tanti studi che abbiamo sull'argomento forniscono visioni molto diverse dalle granitiche certezze che tu propugni, dagli appelli populisti alla difesa del risparmiuccio della famiglietta (che non sarebbe intaccato come tu dici), dal terrorismo sullo Stato fallito, ecc. Le scelte erronee prese in questo campo hanno significato la miseria e la morte per tante persone, ne sei consapevole? È materia delicata, delicatissima. Per l'amor di Dio, prima di esprimerti, cerca di ampliare la tua base informativa! Non voglio giocare con te il gioco che hanno giocato con me: "Non ha il CV!" Sarebbe futile. Ma è poco responsabile esprimersi in modo tanto apodittico senza aver preso in debita considerazione tutte le sfaccettature del problema, incluse quelle politiche. L'euro è nemico della Costituzione repubblicana e antifascista, al quale vuole sovrascrivere un insieme di regole classiste e di dubbio fondamento scientifico. Per favore, prima di entrare nel dibattito partiamo da qui. Il resto segue come conseguenza naturale!








Bene.

Credo che abbiate capito qual è la risposta alla domanda: perché versare il 5x1000 ad a/simmetrie?

Semplice: è per contrastare la disinformazione propalata da chi vuole tenervi dentro questa macchina di compressione dei diritti e dei vostri redditi, che dovete dare il 5x1000 ad asimmetrie. Personaggi come quello qua sopra dovrebbero essere tenuti a debita distanza dai politici che pretendono di voler costruire un'alternativa al sistema (prendendo Prodi e Bersani come pietra angolare del nuovo che avanza...). Invece no, si alleano con essi. E allora l'informazione corretta dobbiamo farla noi. Ma per farla ci vogliono soldi.

Vogliamo fare un osservatorio di fact checking sulle menzogne e le distorsioni della realtà propalate per verità assolute dalla stampa italiana?

Servono soldi.

Vogliamo intervenire regolarmente presso le agenzie di stampa fornendo analisi equilibrate della situazione basate sul nostro modello e sui dati?

Servono soldi.

Vogliamo andare sul territorio a sensibilizzare le associazioni di categoria?

Servono soldi.

Devo andare avanti?

Servono soldi anche per questo, quindi mi fermo.

Il 5x1000 non vi costa niente. Un video come quello qua sopra vi costa molto: "Ma ieri in televisione uno della Bocconi (?) diceva che...".

Concludendo
Uno dei motivi per i quali non voglio fare "er partito" è che se facessimo "er partito" prenderemmo solo il 2x1000 (come vedete sempre dal disegnino qua sopra). In effetti, è molto più conveniente fondare una religione: prenderemmo l'8x1000. Tuttavia questa evoluzione richiede che il profeta (che sarei io) muoia, possibilmente male. Questo purtroppo non può accadere, perché come ho promesso a tutti voi, compreso Felice, che non c'è più, alla fine ne resterà uno solo e sarò io. Ne consegue che se proprio dovrò prendere una croce, lo farò optando per il 2x1000, anziché per l'8x1000. Molti mi ci stanno tirando per i capelli, senza rendersi conto del fatto che così hanno poca presa, perché notoriamente sono quasi calvo (e i superstiti li tengo a spazzola, anziché optare per un bel riporto alla Schifani).

Certo però che quando vedo un video come quello qua sopra e penso che quello è l'ideologo del nuovo soggetto politico (del quale qui trovate l'epicedio) mi rendo conto del fatto che il mercato della politica è in eccesso di domanda: dal lato dell'offerta di verità tecnica non c'è un cazzo di nessuno, soprattutto dopo la recente conversione di Matteo al bombardiamoibarconruspismo, che, per carità, ha anche i suoi motivi, dal suo punto di vista che non è il mio, ma non è comunque visto dalla maggior parte di noi come una priorità.

(Avviso ai mentecatti: dire che si capisce una cosa non vuol dire che la si condivide. Se veniste appesi per i piedi non lo condividerei ma lo capirei)

Bene.

Per ora comunque accontentiamoci del 5x1000, che mi sembra già un inizio.

Vi ringrazio in anticipo per la vostra attenzione e la vostra generosità, sulla quale vi intratterrò più lungamente in un prossimo post.