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martedì 5 marzo 2019

Questa è a/simmetrie!

Credo che tutti voi sappiate cos'è Sparta, ma qualora ve ne foste dimenticati, vi fornisco un gentle reminder:


Questa è Sparta.

A giudicare da quanto leggo su certi giornali dalla performance non particolarmente brillante, mi pare di capire che non tutti sappiano che cos'è a/simmetrie. Anche in questo caso, fornisco un gentle reminder:


Questa è a/simmetrie.

Un luogo molto meno violento, anzi: del tutto non violento, ma assolutamente non meno libero e coraggioso di Sparta. Una associazione di promozione sociale dove in modo trasparente e rispettoso delle regole cittadini di tutti gli schieramenti politici si sono riuniti per promuovere un dibattito aperto, coinvolgendo intellettuali significativi (vedi sopra), ascoltando e favorendo il confronto fra tutti (cioè tutti) gli esponenti politici:


dove si sono organizzati convegni scientifici con la partnership di associazioni scientifiche internazionali, dove si è affrontato al massimo livello possibile di rigore metodologico il tema rilevante delle asimmetrie europee, e dove si è fatta ricerca ai massimi standard di qualità metodologica su temi sollevati con la consueta faciloneria dalla corte dei miracoli che popola i nostri media (il famoso prezzo della benzina che sarebbe aumentato di sette volte...).

Tutto il resto, incluso l'assimilazione di una associazione di promozione sociale a una fondazione politica, è vile diffamazione e come tale verrà trattato.

Quando, nel 2013, ho fondato asimmetrie con Claudio Borghi, solo una cosa ci accomunava: il desiderio di promuovere un dibattito libero. A quell'epoca lui si riconosceva politicamente nello schieramento conservatore (ma non nella Lega), e io in quello progressista (ma non nel PD). Claudio si dimise dal direttivo quando entrò in politica, e così ho fatto io a dicembre scorso, per due ordini di motivi. L'attività politica mi assorbe al punto che non riesco più a produrre ricerca di qualità, e d'altra parte la presenza di un politico nel board di un'associazione scientifica si presterebbe a strumentalizzazioni (come sta facendo: ma sono gli ultimi rantoli di un sistema dei media di scarso spessore, dal quale le forze di mercato ci stanno progressivamente liberando). Aggiungo che la legge "spazzacorrotti", nei suoi lodevoli intenti, avrebbe comunque determinato, a seguito della mia esposizione politica, ulteriori aggravi burocratici per a/simmetrie, con i relativi costi di compliance che un'associazione che viveva di piccoli contributi volontari difficilmente avrebbe potuto sostenere.

Quindi ho deciso di fare un passo indietro, con un certo rammarico (tu lascerai ogne cose diletta...), ma con la certezza di aver fatto la cosa giusta. Se il progetto è valido, sopravviverà al ritiro dei suoi fondatori, soprattutto considerando che è stato lasciato in ottime mani. Se non lo è, è giusto che si estingua, come è giusto che si estingua tutto quello che non funziona, per lasciar spazio a iniziative nuove, più sane e vitali.

E a questo proposito aggiungo un disegnino:


Gli addetti ai lavori lo riconoscono, e tanto basti. Cenere alla cenere, mercato al mercato...

domenica 3 marzo 2019

Produzione scientifica (i coNpetenti...)

Il pomeriggio volge al termine, e non mi pare vero di aver passato tutta la giornata a casa. Fatemi spendere una mezz'oretta risicata, fra lo studio di una direttiva e quello di un disegno di legge, per mettere i puntini sulle "i" della parola "competenti". Ce n'è una sola, e in effetti il punto è uno, e solo uno. In ambito scientifico la competenza si misura coi risultati raggiunti in termini di pubblicazioni. Il resto interessa meno. Le pubblicazioni si valutano sotto almeno due profili: la quantità e la qualità (fare un'unica cosa bellissima e poi dormire sugli allori non è segno di grande vivacità intellettuale). La qualità, a sua volta, può misurarsi in tanti modi: soggettivamente, o con criteri oggettivi come il numero di citazioni, partendo dal presupposto che se un lavoro ha detto qualcosa di qualitativamente rilevante, di innovativo, di utile, sarà stato preso come riferimento da un numero elevato di lavori successivi.

Come vi ho spiegato in un altro post, per combinare queste due valutazioni (qualitativa e quantitativa) si usa un indice sintetico, il cosiddetto h-index, con l'acca di Hirsch. Un h-index pari a n indica che l'autore considerato ha n lavori citati almeno n volte. Quindi, un autore con 100 lavori dei quali uno solo citato 100 volte (e gli altri zero) avrà un h-index di uno, mentre uno con solo dieci lavori ognuno citato sole dieci volte avrà un h-index di 10. Naturalmente bisogna anche intendersi su cosa si intenda per pubblicazione scientifica, cioè su quale sia la "popolazione" (in senso statistico) da considerare per calcolare queste statistiche. Google Scholar è di manica abbastanza larga: considera ad esempio anche i saggi divulgativi (e quindi, nel mio caso, Il tramonto dell'euro). Il database utilizzato come riferimento dalla comunità scientifica italiana, in particolare ai fini dell'ASN, è, come vi ho spiegato a suo tempo, Scopus, che ha criteri di ammissibilità più stringenti. In effetti, quando fai domanda per l'abilitazione ti chiedono quante pubblicazioni scientifiche hai, e di queste quante sono Scopus, e di queste quante sono di classe A (tre insiemi sempre più ristretti, perché di qualità sempre più elevata - o almeno così si presume che sia).

Va anche notato che Scholar è di pubblico accesso, ma per avere un profilo (e quindi il calcolo del proprio impatto) occorre iscriversi. Scopus è a pagamento (è gestito da un editore molto prestigioso e abbastanza caro, Elsevier), ma il profilo degli autori viene creato automaticamente.

Credo possa essere un'utile informazione di servizio, e anche una risposta fattuale agli attacchi personali di quelli che "il professorino dell'università di provincia...", riportare gli h-index ad oggi di alcuni dei protagonisti del dibattito economico italiano, di alcuni dei tanti esperti che i media ci impongono plenis manibus.

Siete pronti?

Via!

Il professorino

L'onnipresente

Il collega della Camera bassa

Il collega della Camera alta

Il collega che ci ha ripensato

Il ministro Padoan

Il collega che "la crisi del mercato ipotecario americano è seria, ma difficilmente si trasformerà in una crisi finanziaria generalizzata"

Un altro collega

Un nostro amico


Parità di genere

Ora non vorrei che voi mi accusaste di deriva sessista, in pendenza di 8 marzo, perché non ho citato alcune delle esperte di economia che i nostri media ci propongono nei dibattiti. Il fatto è che io ho cercato su Scopus Irene Tinagli e Veronica De Romanis (due fra le colleghe più presenti, almeno sulla base delle mie osservazioni - ma ammetto di non essere molto attendibile perché la televisione la guardo poco). Purtroppo non le ho trovate. Questo significa che o mi sono sbagliato (nel qual caso mi scuso), o loro non hanno pubblicazioni Scopus. Comunque, in almeno un caso questo dato bibliometrico è compatibile con l'evidenza di cui disponiamo.

Precisazioni e conclusioni

Dico che Daniel Gros ci ha ripensato, perché molto dopo aver scritto con altri One market one money (il saggio finanziato dall'Unione Europea per dire che l'unione monetaria era una buona idea) ha poi scritto questa ritrattazione. Se vi foste dimenticati di dove il professor Giavazzi ha emesso la sua previsione non azzeccatissima, vi aiuto io: qui. Questo per le precisazioni.

Per trarre le conclusioni, partirei da una sintesi: su sette protagonisti del dibattito economico e politico italiano, tre stanno meglio di me in termini di produzione scientifica (Nannicini, Gros, e Giavazzi), uno come me (ma è un pochino più anziano: Padoan), e tre peggio di me (Cottarelli, Marattin e Puglisi, ma va precisato che i secondi due sono più giovani di me e almeno uno, l'ultimo, recupererà senz'altro, dato che difficilmente l'attività politica gli sottrarrà molto tempo). Va notato che gli attacchi personali alla mia integrità scientifica, come in qualche modo è fisiologico che sia, non sono mai venuti da chi sta messo meglio di me (in particolare, col collega Nannicini ho un rapporto cordiale e rispettoso), ma, come sempre, da chi sta messo peggio (per pietas non ho aggiunto Scacciavillani, il cui h-index è 2). Mi tengo la mia aurea mediocritas, pensando che chi dà dell'incompetente a me lo dà, in re ipsa, anche a Pier Carlo, o, forse, semplicemente non sa di che cosa stia parlando. Possiamo anche dirci che forse onnipresenza non rima con competenza, e certamente non rima con produzione scientifica.

Ma anche qui ci sarebbe da discutere, e vorrei essere molto chiaro su un punto. Io sono entrato in questo dibattito conscio dei miei limiti e delle mie potenzialità, e ho portato argomenti scientifici e fattuali (dati, paper miei o altrui, ecc.). Per lunghi anni sono stato attaccato con argomenti ad personam sulla qualità e quantità dei miei paper peer-reviewed. Io continuavo a ragionare in termini di argomenti, ma visto che molti continuano a ragionare in termini di bibliometria, e visto che la bibliometria, per definizione, produce risultati misurabili, ho esposto questi risultati non perché ci creda particolarmente io, ma perché chi voleva attaccarmi li ha usati (a vanvera) contro di me. Peccato (per lui) che chi ne esce male non sia io! Quindi, ad esempio, il fatto che l'onnipresente Cottarelli abbia un h-index inferiore al mio è un problema per i tanti cialtroni che mi attaccano sulla base della mia produzione scientifica, non per me, che so riconoscere il valore dell'esperienza di economista applicato maturata da Cottarelli (esperienza che necessariamente ha sottratto tempo alla produzione scientifica). A contrario, il fatto che Giavazzi abbia un h-index stellare non mi impressiona più di tanto, perché previsioni sbagliate come quella da lui emessa nel 2007, o anche ritrattazioni come quella da lui fatta in sordina nel 2015 (quando, dopo aver sostenuto per anni le politiche di austerità sulla base del fatto che eravamo in una crisi di debito pubblico, ammise che la crisi era di debito privato, cosa che qui sostenevamo da anni), mi aiutano a dare alla bibliometria il suo giusto valore.

A questo proposito: e Rossini? Bè, Rossini è uno dei componenti della mia commissione di abilitazione, che votò contro di me sostenendo che "titoli e pubblicazioni scientifiche di
Alberto Bagnai non sono ritenuti sufficienti per il conferimento dell'abilitazione". In effetti, a quei tempi il mio h-index era 6. Sempre maggiore di 5, ma un po' più basso. Per fortuna io non credo nella bibliometria, e quindi ho considerato inoppugnabile la sua valutazione qualitativa, così come è un dato inoppugnabile che il collega che mi ha valutato condivida con Marattin non solo un h-index più basso del mio (che, come vi ho detto, non vuol dire molto), ma anche l'appartenenza allo stesso dipartimento, dove ho molti amici (il che, ovviamente, non vuol dire nulla).

La sintesi estrema è che si dovrebbero sempre rispettare gli avversari, e si dovrebbero valutare le persone dai loro argomenti. La pratica della politica insegna a farlo, vi assicuro. Mi dispiace per chi non ha potuto, né potrà mai, fare questa fondamentale esperienza di maturazione.

giovedì 14 dicembre 2017

Ancora sui fondi europei...

(...dedicato a quelli con la bavetta alla bocca che schiumano di livore contro chi non la pensa esattamente come loro, ai Bagnaitraditoreeeeeeee, ai Bagnailiberistaaaaaaa, ai Nonhaipassionecivileeeeeee, ai Sullebanconotecèilcopyrighttttttttt, e così via. Il mondo è lievemente - ma lievemente! - più complesso, e la prima cosa da fare per rendersene conto è darsi un'occhiata intorno e ascoltare gli altri...)



...e oggi vi propongo un bel quizzzzzzzzzzzzone, prima di darvi un altro paio di contributi sul tema "Made in" (inclusa una perla nera di autorazzismo).

Chi ha detto, e quando e dove lo ha detto:

"L'ultimo punto che vorrei trattare è cosa si potrebbe fare in alternativa con i fondi europei. Voglio partire da un'idea profondamente sbagliata. Sarete sicuramente consapevoli dell'enorme dibattito che è in corso in Italia sul fatto che il nostro Paese è quello che riesce a utilizzare meno i fondi europei stanziati. Questo viene considerato un enorme problema e una dimostrazione di incompetenza perché si crede che questi soldi stanziati siano gratis e debbano essere utilizzati. Tutto ciò è profondamente sbagliato perché questi soldi non sono gratis. Prima di tutto, anche se i fondi europei sono stati già stanziati, per utilizzarli occorre il cofinanziamento. Per ogni euro dei fondi europei che utilizziamo dobbiamo mettere un euro di cofinanziamento. L'idea che sarebbe un peccato non raccogliere per strada dei soldi gentilmente offerti dall'Unione europea è un errore perché questi non sono soldi gratis, nemmeno quelli già stanziati.
  In più, come sappiamo, l'Italia è un contribuente netto e quegli stanziamenti deve pagarli. Ogni euro che riceviamo dall'Unione europea viene a costare al contribuente italiano due euro. È cruciale cercare di capire se valga la pena spendere queste risorse oppure no. L'idea, ripetuta su tutti i giornali e nei dibattiti a tutti i livelli, che non essere capaci di spendere i soldi dell'Unione europea è un delitto perché ce li regalano è profondamente errata. Torno a ripeterlo. Questi soldi non sono gratis certamente per il contribuente europeo, ma neanche per il contribuente italiano."





(...e ora divertitevi con Google, perché tanto da chi, dove, e quando queste cose sono state dette non lo sa nessuno di voi, tranne un membro del comitato scientifico di a/simmetrie che mi ha segnalato questo intervento. Seguirà ampia discussione, e... no: non è Romina, ma quasi...)

martedì 5 dicembre 2017

QED 86: l'ordine del grembiule rosa

FNesti ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Miracolo a Lisbona": 

...e infatti arriva la medaglia dell'ordine del grembiule rosa: 
Centeno eletto presidente eurogruppo [ansa] 


Postato da FNesti in Goofynomics alle 4 dicembre 2017 17:49



(...che strano, vé? Proprio i bravi compagni portoghesi, quelli che erano riusciti a cambiare l'Europa dall'interno rifiutando l'austerità cattiva ma evitando le svalutazioni che deprimono la quota salari... e quindi avevano depresso la quota salari (sorpresona)! Patetici i giornali che ci raccontano come adesso abbiamo un amico all'Eurogruppo. Le colonie hanno solo ascari, questo concetto proprio non passa. E fino a qui vi dico cose che spero per voi siano poco interessanti: business as usual. Non è tanto la trama del film già visto che ci interessa (i collaborazionisti che vengono premiati), quanto il modo in cui essa viene raccontata e sfruttata nel dibattito. Per esempio: chi ha fatto una bandiera della giusta difesa della quota salari, partendo dall'affermazione sbagliata che a noi non interessasse, ora non ha nulla da dire? Cosa fa, agguattato nell'ombra, cosa aspetta? In quale anticamera siede paziente? O, per fare un altro esempio, su una scala del tutto diversa e in un contesto del tutto diverso: FNesti, che non conosco o non ricordo di conoscere, che magari è uno dei tanti tremebondi che "professoooooooore, io non sono nessuuuuuuuuuno..." (che poi che cazzo significa non essere nessuno? Ognuno è qualcuno, e l'ultimo che ha detto di essere nessuno lo ha fatto con un ben preciso intento, tale da suggerirmi di schiacciare con una pietra chi mi si avvicina con queste parole insulse prima che lui capisca in quale dei miei due occhi vuole piantare un palo...), FNesti, dicevo, con queste poche righe dimostra due cose: di saper leggere e di saper scrivere. Ora, io, che come Dmitrij trovo che l'uomo sia troppo vasto, posso solo auspicare che con tanta asciutta brillantezza, con tanto sfolgorante acume non coesistano quei conati "famoerpartitisti", quello sterile integralismo, quella goffa aspirazione a una insensata purezza ideologica che spingono tanti a dare il peggio di sè, fino alla delazione "à la Rick", e alla mancanza di rispetto per i nostri ospiti (cosa disdicevole in tempi normali, esecranda in tempi di guerra). Posso solo auspicarlo, appunto. Una volta ne sarei stato sicuro: la mia fiducia umanistica nell'organicità dell'essere umano, ereditata dalle mie letture e dalla mi' mamma (quella che "si fa tutto con la stessa testa"), è stata definitivamente abolita dall'esperienza di questo blog. Proprio perché esiste un certo principio di equilibrio, una certa mean reversion dell'esistente, questa esperienza che mi ha fatto tanto amare quei miei simili che prima tenevo a distanza, me ne ha anche svelato il lato più turpe, riavvicinandomi alla durezza delle leggi di Cipolla. La conclusione, sconsolata, è che non posso fidarmi di nessuno, nemmeno di me stesso, e che per costruire un'egemonia culturale non ci vogliono gli intellettuali: ci vuole (per voi ci vuole) la televisione. Report, che comincia a dire mezze verità - per sterilizzare le verità intere - sta avviando un processo che forse non riuscirà a gestire. Ma quando vedo certi tweet, a me viene tanto voglia di staccarvi la spina, e di mandarvi a quel paese, a fare il partito coi vostri lettori, non coi miei. Comunque: a quanto detto da FNesti c'è poco da aggiungere. Ciononostante, si apra la discussione. Io potrei aggiungere un #VLAD, ma tralascio di farlo. Potreste dirmi che non vi piace perché è made in Bangladesh, e a quel punto, sinceramente, non saprei cosa rispondervi, se non che avete ragione...).

martedì 17 ottobre 2017

No!

No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! 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No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! 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No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! 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No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! 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No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! 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No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No!




(...scusate, volevo annotare da qualche parte, in un posto dove potessi trovarla con facilità, la risposta che darò al prossimo soggetto che mi invita. Considerato quello che si può ottenere in consessi di livello eccelso - vedi la discussione in calce al post precedente - ho deciso, dopo una lunga e articolata analisi, di adottare la raffinata strategia che qui annoto a futura memoria. Si viaggia per apprendere, quindi, per non apprendere, non si viaggia. Per non dimenticarmene, ho anche deciso di ripeterla un po' a me stesso, e anche a voi: la ripetizione è la madre dell'apprendimento, e io devo imparare a dire di no. Forse posso farcela, anche a quasi 55 anni. Quello che certamente non posso fare è perdere minuti preziosi del mio tempo e sciuparmi la salute perché la gente non lavora come lavoro io. Devo mangiare poco e bene, ai miei orari, devo provare a dormire, devo fare il mio sport. La guerra è di logoramento, e io non mi voglio logorare. Si logorino gli altri! Vogliono er dibbattito? Si prendano un dilettante scappato di casa, ce ne sono tanti! Io ho il dovere di stare qui, al mio tavolo, a lavorare. Il mondo è bello perché è vario, e la varietà del mondo è quella cosa che ti porta ad apprezzare la monotonia di casa tua. Dettaglio per chi si fosse messo in contatto in questo momento: abito a Roma, non a Ólafsfjörður (posto per altri versi ameno). Pensate quanto me ne fotte a me di andar girando per il globo...)

giovedì 28 settembre 2017

Il processo alla sinistra

Questa la requisitoria del pubblico ministero Sergio Cesaratto, nella quale c'è tutto quello che ci avrei messo io, con una cosa in più: la voglia, che non ho più, di ripetere verità tanto amare per chi le pronuncia quanto, ahimè, inutili per quelli cui si rivolgono.

Giudice è la Storia.

La condanna è la morte (della sinistra), e il boia è la sinistra stessa.

Non ho altro da aggiungere.

lunedì 3 luglio 2017

Sossoddisfazzioni...

Ieri sera ero qui:


in compagnia dei miei colleghi:


per suonare musica sua:


Dopo la prova, mentre ci cambiavamo, si parlava di cattedre di conservatorio: Tizio è andato lì, chi insegna violino là?, ma Caio sta ancora lì...

A un certo punto il nostro primo oboe, che è soprattutto il primo oboe di S. Cecilia (nun se famo mancà gnente), mi chiede: "E tu dove insegni?"

E io: "A Pescara". 

E lui: "Ma non c'è più Pietro?"

E io: "Certo, è il mio maestro: ci ho fatto la specialistica."

E lui: "Ma...".

E io: "No, è che io ho una vita complicata: in realtà insegno politica economica... non al conservatorio...".

E ho spiegato brevemente la situazione. 

Quindi, se uno ha la fortuna di non conoscermi, non si accorge che la mia vita non è fatta di quel pane che solum è mio, ma di cose delle quali me ne frega il giusto, come quella nella quale mi trovo carcerato oggi:


Non c'è che dire: sossoddisfazzioni! Certo, a mano a mano che divento conosciuto, aumenta il rischio che qualcuno mi indirizzi le rime del Foscolo:

VI CONTRO URBANO LAMPREDI 

Dimmi tu, che pur sei mezzo algebrista, 
Come avvien questo? Tu se' mezzo critico, 
Mezzo sacro dottor, mezzo ellenista, 
Mezzo spartano, mezzo sibaritico, 
Mezzo poeta, mezzo freddurista, 
Mezzo frate, mezz'uom, mezzo politico: - 
Come, in tante metà, nulla è d'intero? 
Come, tutte sommate, fanno zero?

(...con buona pace del Gaddus, quando si incazzava non era male...)

Essere un uomo a somma nulla... sarà la SStoria a dirlo (se va bene, in una footnote). Intanto, tutto quello che faccio son costretto a farlo bene. E questo convegno non è venuto poi così male... ma al concerto ho goduto di più! Un conto è essere parte di una cosa eterna e viva, un conto intervenire in un dibattito nato morto...





(...e ora Marcello mi chiama al tavolo dei relatori: è finita la pace... scrivere glosse al Timeo per gli stipendi di nessuno...)

(...accanto a Munchau...)

(...da domani in viaggio con Uga...)


sabato 10 giugno 2017

Pordenone


(Ahi fiera compagnia!)

Sono molto contento di essere stato invitato a Pordenone il 12 alle 20:30 a parlare di euro con un mio ex collega di Dipartimento. Se ci siete passate. Lui è eurista, ma è una persona preparata, che non girerà intorno al nodo della questione. Quale sia questo nodo ormai è chiaro perfino ai lettori del 24 Ore, grazie a Zingales, ed è un nodo tutto tranne che economico.

Se il genere vi piace, ci sarà da divertirsi. Se mi incontrate prima del dibattito, invece di fare le fidanzatine fate finta di non conoscermi. Se mi incontrate dopo il dibattito, ricordatevi la buona educazione o ve la ricorderò io: sono un insegnante, temo sia mio dovere...

It's a dirty job but someone gotta do it. 


(...hint: alla domanda "chi sei?" la risposta non è un balbettante "Pr...Professore, lei non lo sa...". Grazie tante! Se lo sapessi, non te lo chiederei, non ti pare? Allora, chiariamo il punto: io non ho bisogno di fidanzatine, soprattutto se impreziosite da quelli che Catullo chiama pondera e che fanno rima con alcuni astanti. Ho bisogno di soldati. E un soldato, al suo superiore, si presenta. Punto. Se poi non ritenete di riconoscermi questa leadership, io ne sarò ben lieto, che di hobby ne ho tanti. Ma allora non venitemi in mezzo ai piedi, che di tempo ne ho poco! Quindi, ricapitolando: meno balbettii, più nomi e cognomi, e nessuno si farà del male. Ma tanto spiegare queste normali basi del vivere civile è fatica sprecata. E, ora che ci penso, il mio intervento partirà proprio da qui...)