L’economia esiste perché esiste lo scambio, ogni scambio presuppone l’esistenza di due parti, con interessi contrapposti: l’acquirente vuole spendere di meno, il venditore vuole guadagnare di più. Molte analisi dimenticano questo dato essenziale. Per contribuire a una lettura più equilibrata della realtà abbiamo aperto questo blog, ispirato al noto pensiero di Pippo: “è strano come una discesa vista dal basso somigli a una salita”. Una verità semplice, ma dalle applicazioni non banali...
(...ricevo da Charlie Brown, che non sono io, ma è lui, per lo stesso motivo per il quale lui non sono io, che poi sarebbe, se volete, riconducibile al fatto che io non sono lui, questa interessante recensione del libro del partigiano Joe, che tanti entusiasmi sta suscitando a sinistra - o forse no, perché sinceramente me ne infischio di seguire il dibattito dei dilettanti. Credo che offra interessanti prospettive, e il primo commento che mi è venuto in mente è questo: sono loro che sono americani...)
Sono subito andato alla parte "come lo aggiustiamo e perché ".
In queste poche paginette Joe spiega perché er proggggettto europeo è moltisssssimo minchisssimo importantissimo assai:
1) contenere la Cina sul piano ambientale usando l'ambientalismo europeo come ariete. Sappiamo che gli USA sono il primo inquinatore globale quindi hanno bisogno di un mandatario presentabile. Confonde l'ambientalismo con l'Illuminismo. Tanto sono tutti "ismi"... uniamoli con un bel tubo Made in USA.
2) avere una piattaforma militare compatta per gestire le campagne militari USA in Asia Centrale, scaricando una buona fetta di costi sugli "europei" ("balanced and effettive global response"). Corri, vice idraulico Merkel, corri!
3) assorbire meglio le masse di profughi in fuga dalle sopra menzionate campagne. "Humanitarian principles and freedom of mobility" , ma non per gli europei: per i profughi esterni Made in USA. Gli USA non li vogliono gestire: pag. 320 in alto. "The World needs a united Europe to formulate a humanitarian response to this migrant crisis". ( omette: " which WE DEMOCRATS created").
Agghiacciante nel suo sfacciato candore.
Tutto compatibile con la mente piddina, arrogante nel suo animobellismo e livida di revanchismo di quarta potenza segata con delirio di onnipotenza regionale in nome degli ideali della megliogioventù "illuminata"
Cristo, che situazione!
(...per chi non si fida, la fonte
Bene: ora non dite che non ve lo avevo detto - come al solito, prima! Da una pianta simile, che frutti possono nascere? Si apra, anche qui, la discussione...)
Addendum delle 14:44: in effetti Charlie è severo ma un po' ingiusto. Joe a pag. 20 in alto ammette le responsabilità americane in alcuni episodi di destabilizzazione del Medio Oriente (quelli per i quali i suoi referenti politici hanno già chiesto scusa, cioè sostanzialmente l'Iraq). A parte questo, mi sembra che Charlie centri alcuni punti interessanti.
Faccio comunque un'osservazione di principio: credo, o quanto meno auspico, che noi qui si sia oltre la favoletta di Hitler che era cattivo dentro perché la mamma non gli dava il bacio della buonanotte, e degli americani che ci hanno liberato perché erano buoni e amavano la libertà. Suppongo che qui qualcuno si renda conto del fatto che esistono cose chiamate capitalismo, rapporti di forza, ecc. Di conseguenza, per quanto sordidamente usacentrica sia o sembri l'analisi del partigiano Joe, non è tanto questo a scandalizzarmi, quanto la sua mancanza di lucidità (evidenziata da alcuni di voi). Anche su quest'ultima tuttavia bisogna avere un giudizio articolato: chi ha lavorato con un editor che ha in mente un prodotto per un certo mercato (che magari poi non esiste, ma questo glielo dicono i dati dopo) può rendersi conto di certe dinamiche. Insomma: francamente in certi passaggi riportati il libro sembra idiota, questo è innegabile, ma sarebbe stupido e un po' arrogante pensare che necessariamente lo sia l'autore. Semplicemente, potrebbero avergli chiesto di scrivere un libro "a prova di idiota". Voi siete abituati, e mi avete abituato, a un altro livello di analisi. Ma siete pochi, e parlate una lingua non diffusissima. Il mio giudizio netto, ai nostri fini, resta negativo. Però esorterei a non commettere noi lo stesso errore che commette lui: giudicare col metro della nostra cultura il prodotto di un'altra cultura.
Addendum del 31/8, ore 10:47: Charlie Brown mi fa notare di aver omesso un "DEMOCRATS": "which WE DEMOCRATS created". Oddio, non è che i repubblicani siano stati molto più "dovish" in politica estera. Tuttavia, è un dato di fatto che gli ultimi casini, quelli dei quali patiamo le conseguenze, sono tautologicamente stati fatti dalle ultime amministrazioni, quelle con le quali Stiglitz teoricamente si trova in sintonia. Anche qui, come dire: omettere indicazioni di partito può essere un dato tattico, nel tentativo di parlare a un pubblico più ampio possibile, ma può essere anche visto come un atteggiamento farisaico (e così lo vede Charlie Brown, che però è tendenzialmente conservatore). Non è facile giudicare. Torno sul punto: per quel che ci riguarda, il testo non credo possa presentare alcuna novità in termini scientifici. Il problema dell'euro non ha una dimensione scientifica: nessun economista ha mai detto che sarebbe stata una buona idea, con la limitata eccezione di alcuni economisti finanziati dalla Commissione Europea, che poi hanno parzialmente ritrattato. Detto questo, la dimensione politica del problema, dal nostro punto di vista, dovrà necessariamente essere valutata in termini del contributo che questo testo darà qui da noi all'avanzamento del dibattito. Al momento è presto per valutare. Ribadisco che la mia valutazione è un po' pessimistica, ma vedremo...
(...home, sweet home. Frate Alberto è nella sua cella, al quinto piano della facoltà. Sotto, quattro piani deserti e, come oggi si dice, allarmati, non nel senso che siano in allarme, ma nel senso che sono sotto allarme. Come facilmente immaginate, sono molto meno connesso qui che in Cina, e ne approfitterò per disintossicarmi. Da fare ce n'è: devo completare il paper sull'uscita dell'Italia; devo fare la revisione di un benza paper esteso, più un altro sul mercato USA; devo occuparmi con Arsène di un simpatico modellino kaleckiano centro-periferia; devo occuparmi con Anh-Dao della relazione fra diversificazione dei prodotti e crescita di lungo periodo nelle economie in via di sviluppo; e poi ci sarebbero anche due o tre libri da scrivere. Riuscirò a fare un decimo di tutto questo, ma sarà sufficiente. Intanto, per tenervi occupati, vi sottopongo un commento del nostro porter. Se c'è uno storico in sala, sarei lieto che intervenisse a dirci se le cose stanno come le rappresenta Barbero, che sulla carta non mi sembra l'ultimo arrivato...) porter ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "La crescita del 2015: alla guerra dei decimali per...":
Consiglio la lettura di "9 agosto 378 il giorno dei barbari" di Alessandro Barbero, Laterza. Illuminante
stabilire le analogie con la situazione odierna: quella sì che non fu
un'invasione, ma una migrazione permessa, anzi favorita dall'Impero. Barbero
ricorda come tutta la corte e l'alta burocrazia imperiale fossero
consapevoli dell'assoluta necessità di braccia per l'agricoltura e per
l'esercito che l'Impero, in crisi demografica, non riusciva più a
trovare al suo interno. La varie tribù di Goti, guidate da
Fritigerno, sotto la pressione degli Unni, implorarono l'imperatore di
accoglierli, disposti a servire nell'esercito e a coltivare le terre del
demanio: molti Goti già servivano nell'esercito, e poiché erano buoni
soldati, Valente ne aveva radunati parecchi in Siria per una progettata
campagna contro i Parti. Fu la flotta del Danubio a traghettarli, e
Valente ordinò di allestire campi e prevedere rifornimenti per
accoglierli, in attesa di destinarli all'interno dei territori
dell'impero. A fronte del magnanimo messaggio dell'Impero che
sarebbe stati accolti e sfamati, tutte le tribù (anche quelle che non
avevano negoziato con l'Impero il passaggio del fiume), si precipitarono
al fiume. La pressione era tale che i traghetti non erano
sufficienti e molti si avventurarono nell'attraversamento del Danubio su
mezzi improvvisati, con relative tragedie (ricorda qualcosa)? La
solita storia di castacriccacoruzzzzione intorno all'accoglienza dei
"profughi" (ricorda qualcosa?) e l'aperta ostilità della popolazione
romana della Tracia causarono prima il malcontento e poi l'aperta
rivolta dei Goti, quindi Adrianopoli ecc. ecc.
Verstanden, Fräulein?
Postato da porter in Goofynomics alle 7 marzo 2016 18:10
(...cosa c'entrino i siriani coi goti a questo punto dovreste averlo capito. Se Barbero ha ragione, e non vedo perché non dovrebbe averne, visto che questa roba qui si trova anche sui libri di scuola, nonché su Wikimm... pedia, allora qualcuno, ad esempio la nostra Angela, dovrebbe farsi una domanda e darsi una risposta. Ci sono almeno due lezioni di ordine generale da trarre da questo resoconto, lezioni che mi permetto da non storico di sottoporre al vaglio degli storici che qui pullulano - oltre agli arrotini come quello di Kalergi o quello di Friedman visti nei post precedenti.
La prima è che la storia ha lezioni da darci (oltre a quella che gli uomini queste lezioni non le imparano: ma il compito di non impararle possiamo lasciarlo agli altri: noi siamo gli happy few). Si suole dire che la storia si ripete, ma non credo sia corretto metterla così. Mi sembra più costruttivo far notare che l'uomo "storico" - per distinguerlo da quello "preistorico", cioè quello del quale sappiamo quello che riusciamo a capire con metodi da CSI - non è poi cambiato così drasticamente negli ultimi 3000 anni, che sono, come credo sappiate, a spanna, una cosa intorno al 2% della sua vicenda terrena. Ad esempio: noi parliamo di "rivoluzione industriale", e certo che all'inizio del XIX secolo la tecnologia ha cambiato la nostra esistenza - avevo appena iniziato il libro di Galbraith padre, "La società opulenta", ma l'ho lasciato a Roma perché pesava troppo: chi l'ha letto sa perché lo cito in questo contesto. Tuttavia, anche ora che ci sono le macchine servono braccia, esattamente come servivano, a maggior ragione, quando le macchine non c'erano, e le strutture economiche vedevano un peso preponderante del settore primario. Quindi questo dato non è cambiato, come non sono cambiate, par di intuire, le dinamiche attraverso le quali i sistemi maturi, che hanno bisogno di forza lavoro, si mettono nei casini cercando di attirarla dalla loro periferia. Chissà se Angelina sa la storia di Adrianopoli?
La seconda lezione che mi permetto di sottoporre alla vostra attenzione - e che, se interiorizzata, ci eviterebbe tante, ma tante chiacchiere da bar a proposito de "la Germagna/la Merika/er Bilderbegghe che non ce lo farà fare" e via minchieggiando, è che la storia è non lineare. Questa la capisce solo l'intersezione - prodotto logico - degli insiemi degli storici e dei matematici, che rischia di essere un insieme non molto più abitato della facoltà a quest'ora. Ma qualcuno capirà. Per chi non rientra nell'intersezione, mi limito a ricordare cosa mi ha detto Jacques Sapir dell'URSS negli anni '80: "Tutti sapevano due cose: che il sistema non poteva funzionare, e che sarebbe durato per sempre".
Chiaro?
E la Cina che c'entra? Bè, la Cina c'entra sempre, è come il prezzemolo. Quando vogliono impedirvi di leggere nella Storia la nostra storia vi dicono che "oggi è diverso, oggi c'è la Cina". Da oggi, però, voi potrete rispondere: "Ma ieri c'erano i Goti. E succedeva esattamente quello che succede adesso. So what?")
L'unico modo per stare a dieta è avere il frigo vuoto, l'unico modo per avere il frigo vuoto è non riempirlo, e l'unico modo per non riempire il frigo è non sapere la lingua! Per il resto, il concetto di fornacella è un universale platonico, lo street food è economico (e io economista lo nacqui, a mia insaputa) e sano (perché pyr kaiei, quindi Martinetus: stai tranquillo). Tornerò in ottima forma, che per un uomo non è la sfera ma il canone (di Policleto), e anche di ottimo umore (ma di questo parliamo dopo)...
P.s.; lo sapevo. Martinetus è proprio convinto che io pisci dalle ginocchia (vedi suo commento). A Martiné, ma che probblema c'è? L'acqua è bbona, viene dallo Huangpu, che ha quel bel colore nero di seppia... Dopo aver mangiato lo spiedino, bevi dar nasone, e poi te ne vai a letto tranquillo, no?
(...jet lag recuperato, ma mi sono svegliato alle 2 local time causa guasto riscaldamento. Fa freddo! Almeno una cosa che non funzionava c'era. Ma c'era anche il piano B - e questo è il pragmatismo delle civiltà millenarie del quale parlo nel libro che non avete letto: una seconda camera più piccola, più calda e più buia... Ora sono le 9 local time [nota per Bran Academy: te tocca], da voi le due di notte... Domani mi sveglierò a un'ora decente...)
(...sempre per Bran Academy: svegliandomi, trovo l'email [te tocca] di un amico che ci si mette in tasca tutti. Oggetto: "un'update sul risk dei govies". Aspetto tue proposte. Forse l'amico si è un po' allargato, ma com'era quella cosa del perder tempo? Ah, già: a chi più sa più spiace... Ecco: corro a leggere "l'aggiornamento sul rischio dei titoli del debito pubblico". Mentre lo dici, ha già perso freschezza...)
(...per chi non ha fatto il militare a Cuneo: la colonna sonora della foto è Napoli. Ai cinesi il clacson piace e lo usano. Meno male! La musica è un linguaggio universale. Per il resto ci stiamo attrezzando...)
Dopo undici ore di volo su una distesa sconfinata di steppe flagellate dal vento sono sceso dall'aereo e una funzionaria molto carina mi ha chiesto cosa fossi venuto a fare. Io, che avevo appunto bisogno di una scusa per attaccar bottone, non glielo celai (e qui è finita). Poi ho trovato subito valigia e NCC, e ora mi guardo intorno.
Effettivamente, qualcosa intorno c'è, ma non sono sicuro che sia la Cina. Ci dicono che la Cina è in crisi, ma qui, ancora, non si vede. Ci dicono che c'è la censura, ma sto usando Blogger. Approfondirò e vi farò sapere (chiamo io).
Forse sono entrato nella Matrix mentre sonnecchiavo in aereo. O forse ne sono uscito. A proposito, salutatemi il dottor (in cosa?) Plateroti...
Dice che er volo Ciaina Istern cià quattro ore di ritardo. Quindi invece di arrivare alle 14 arriverò alle 18, praticamente in tempo per andarmene a letto. Dice che è perché a Sciangai c'è 'a nebbia.
Speriamo bene.
Nel frattempo, mentre aspetto, ho lievemente arricchito l'altro sito, quello di appoggio. Ora ci trovate settanta video (fare una galleria in Wordpress è un attimo, qui sarebbe un delirio), e qualche dispensa, accessibile dal relativo menù: quella sui modelli di aggiustamento del Fmi, che è una buona introduzione all'economia internazionale, più alcune istruzioni per l'uso, che in parte trovate anche qui, ma che ho preferito raccogliere lì perché alcuni link erano corrotti, ecc. Altre ne seguiranno (ne ho un PC pieno).
Fatene buon uso. Mi si dice, in particolare, di conversioni avvenute alla visione di alcuni video. Il problema è prendere il piddino di turno e legarlo alla sedia. Il vostro lavoro è quello. Al resto penso io, voi meglio che non ci proviate: unicuique suum...
Comunque, Fiumisheeno è un aeroporto del cazzo. Al terminal 3, gate G, non c'è un cazzo di posto dove sedersi a bere una cosa. Diciamo che per voi, che siete così anZiosi di sapere, è stato meglio così.
(...Rockapasso dice: "Questo nome non mi è nuovo... Ma è parente di Franco Maria?"... E io: "No, tesoro, ora ti racconto: lo conosci per via del tuo padre spirituale, che non c'è più, cioè, in effetti, almeno a sentir lui, dovrebbe esserci ancora...")
Matteo Ricci nacque il 6 ottobre del 1552 da nobile famiglia a Macerata, all'epoca capoluogo della Marca Anconitana.
La città conosceva, all'epoca, un periodo di grande sviluppo urbanistico e culturale: cose che capitano quando c'è il soldo e non c'è il Patto di stabilità interno. Era invece declinante, all'epoca, Ancona, che capoluogo lo divenne poi, mentre Pesaro era retta, per sua fortuna, dal Duca di Urbino, Guidubaldo II Montefeltro della Rovere d'Aragona, duca di Sora e signore di Pesaro, Senigallia, Fossombrone e Gubbio (certo che Pesaro, poi, ha fatto una finaccia...). Il giovinetto andò a scuola dai gesuiti, cosa dalla quale avrebbe tratto tanto giovamento anche il nostro giovine Baroni, e poi, siccome era brillante (qui le analogie si interrompono), venne avviato alla casa madre. No, non Langley: siamo nel XVI secolo. Mi riferisco al Collegio Romano. Nel 1571, all'età in cui quel bamboccione di eelu_eei si trascinava negli angiporti di qualche polverosa facoltà del natio Salento, Matteo, animato da un sacro fervore, entrò nella Compagnia di Gesù. Ma erano altri tempi, tempi duri: pensate: Matteo aveva 19 anni e un giorno quando a Lepanto (no, non la stazione della Metro: quella ancora non c'era, lì era tutta campagna...), a Lepanto, dicevo, ci fu un certo screzio, quello dove un amico mio, che ci s'era trovato in mezzo per caso, perché era scappato ad Atri dalla Spagna per evitare il taglio della mano destra (che poi che aveva fatto, porello? Aveva solo espresso il suo civile dissenso verso un tale Antonio...), l'amico mio, dicevo, perse l'uso della mano sinistra, e indovinate un po' come? Ma è chiaro: con un'archibugiata (ricorda qualcosa?).
Povero Miguel... Certo che a lui (scusate, divago...) glie ne sono successe di tutti i colori... L'ospedale a Messina (la sanità pubblica...), la prigionia da parte dei pirati ottomani (che poi a Lepanto non li avevano sconfitti? Co' sti cazzo de gommoni...), e poi la miseria, e un matrimonio infelice, una famiglia alquanto frastagliata, finalmente il posto fisso a EquiSpagna, e tac! L'accusa di corruzione!
Checco Zalone ci sarebbe andato a nozze, con una vicenda simile.
Ma di Checco, fra dieci anni, nessuno si ricorderà.
E di Miguel, invece, noi ci ricordiamo, e lui resterà fino a quando exitio terras cum dabit una dies.
Perché Miguel aveva tanto fatto, tanto vissuto, tanto sofferto, e anche tanto scopato, prima di cominciare a esprimersi. Nel 1605, capite? A 58 anni. Che sono, notate bene, 58 anni del 1605. Aveva 58 cazzo di anni, che io nemmeno so se ci arriverò, quando scrisse la storia di uno che come me lottava contro i mulini a vento. D'altra parte, quell'altro amico mio, Daniel, aveva anche lui 58 anni quando scrisse la storia di quel tizio che finisce naufrago su un'isola deserta... No: non Tom Hanks: Robinson Crusoe...
Eh, che ci volete fare, l'Europa è fatta anche (e soprattutto) così...
È fatta anche di gente che prima di esprimersi aspetta, elabora, e per questo ce la ricordiamo (la gente, e l'Europa). Non come questi giovini d'oggi, che a quarant'anni, con ancora la ricottina del rigurgito sulla barbetta non curata, vengono a spiegarti cos'è un mondo del quale non capiscono un beneamato cazzo, non avendo mai esulato dal cortile dell'oratorio.
Certo, ci sono stati geni precoci: Pergolesi, Mozart... Ma hanno fatto tutti una brutta fine (capito, giovine Baroni? Scala un paio di marce, fallo per quella santa che ti sopporta...). Chi parte a razzo, si sa, finisce con la rima. E questo sarà di Checco (e del quarantenne con la ricottina).
Comunque, insomma, riavvolgendo il nastro: 1571, battaglia di Lepanto, Matteo Ricci entra nella Compagnia del Gesù.
Ebbe fra i suoi maestri Cristoforo Clavio, che forse era un Christoph
Schlüssel, uno che da Bamberga (dove non sono mai stato) dicono fosse
finito a Coimbra (dove sono stato). Lo dicono, ma io non ci credo,
perché non essendoci l'Europa non si viaggiava e se si fosse viaggiato
si sarebbero fatte le code per il controllo dei passaporti, come Barca
junior... Comunque, alla fine il Clavio (et tibi dabo claves...)
rimbalzò a Roma, diventando il più autorevole matematico della
Compagnia, e anche un valente astronomo: un tolemaico, che però
riconosceva i problemi del sistema.
Insomma, per capirci, uno Zingales.
Clavio
gli attaccò, al nostro Matteo, il germe della matematica, che in Ricci
attecchì rigoglioso: e dagli di Euclide, e dagli di Pitagora, gli
orizzonti si allargavano.Lui non aveva esattamente la mentalità provinciale. Non ce l'aveva nemmeno Alessandro Valignani, di Chieti, anche lui vittima di un errore giudiziario (come Miguel), e anche lui approdato alla Compagnia del Gesù, come Matteo, ma prima di Matteo, che se lo ritrovò come maestro. Sapete, in quella provincia dove non si fanno convegni (ops...), è solo da qualche secolo che ci si è accorti del fatto che, indovinate un po'? Oggi (cioè ieri) c'è la Cina!
Valignani lo sapeva, e tanto disse e tanto fece che nel 1573 ci si fece mandare. "Visitatore delle missioni delle Indie Orientali": si fece nominare (spero con una bella raccomandazione) e partì. Intanto, cosa per me inspiegabile (non essendoci quella che i cialtroni chiamano "l'Europa"), Matteo era finito a Coimbra. Chissà come avrà fatto a sopravvivere in Portogallo senza euro. Ma si sa, lui era un matematico, quindi forse un paio di moltiplicazioni le sapeva fare. Comunque, pare che, altra cosa per me inspiegabile (non essendoci Internet) i due in qualche modo rimanessero in contatto
Così, alla fine, nel 1582 Valignani chiamò Ricci in Cina, ma non da Coimbra: pensate! Non ci si crede, ma nel 1582 c'era anche l'India. Sì, perché fra un po' i cretini vi diranno che oggi c'è l'India: ma c'era anche nel 1582, anzi, nel 1578, quando Ricci ci arrivò, essendo salpato da Lisbona. Ma guarda quanto si viaggiava quando non c'era la nostra amica globalizzazzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzione: uno nasce a Macerata, poi fa il master a Roma, il pieiccdì a Coimbra, trova il primo impiego a Goa, poi si trasferisce a Macao, che, come vi ho spiegato, allora era portoghese... perché la globalizzazione non c'era, quindi non c'era il commercio! Non avevamo l'euro, eravamo condannati all'autarchiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiia!
Insomma: Matteo Ricci arrivò in Cina a 30 anni, e il resto lo trovate, se vi interessa, qui...
Io invece ci sono arrivato a 45, e ci tornerò a 53.
E il resto ve lo racconterò quando succederà...
Non omnis moriar...
(...che asfaltata! Quando sono tornato nella lussuosa sede che con i vostri lauti contributi posso permettermi - tappeti persiani, mobili in noce, ecc. - ho guardato la mia solerte assistente, e le ho detto: "Forse son stato troppo stronzo?..." E lei, convinta: "Professore, lei è un po' stronzo, ma certo che anche quello...". Ecco: così scoprite in un colpo solo due verità. In realtà io sono un buono: mi incazzo solo quando toccano voi o il mio paese - che poi son due concetti largamente coincidenti - ma poi mi pento, perché alla fine a me piace ricomporre i conflitti. E mi piacciono anche le persone che dicono quello che pensano: anche quando pensano che io sia un po' stronzo. Credo sia questo il principale problema che ho coi piddini. Quando parlano per esprimere le "loro" idee, in realtà stanno invariantemente esprimendo le idee di qualcun altro. Capisco: l'alternativa sarebbe stare zitti, me ne rendo conto. E allora, amen. Meglio togliere ogni dubbio agli astanti. Ne resterà uno solo, e sarà un vero europeo. Quindi qualcuno di più simile a Matteo Ricci che a Matteo Ricci...)
Un gentile lettore su Twitter mi ha fatto notare che quanto sta accadendo al cambio cinese in effetti è un QED. Purtroppo le perle di saggezza che profondo sono talmente tante che non riesco a tenerne l'inventario, ma per fortuna ci siete voi! Riguardatevi er contribbuto dalla reggìa:
Vi propongo di degustarlo a ritroso, partendo dalla spettacolare boria di Passera che al minuto 11:35 mi si rivolge dicendo: "Come sa, il mondo è costellato di economisti che pensano di avere il modello sicuro." Cosa aveva motivato questo scomposto accesso di qualunquismo da bar? La mia ovvia osservazione che la svalutazione dell'euro non sarebbe stata risolutiva perché avrebbe "suscitato reazioni nel resto del mondo", espressa a 11:20. Le reazioni erano prevedibili, per il semplice motivo che una svalutazione da parte di un paese in surplus (e l'Eurozona lo è molto più della Cina, come vi ricordavo ieri sul Fatto Quotidiano) corrisponde a una dichiarazione di guerra valutaria. Immancabilmente, le reazioni ci sono state, come sapete e come abbiamo visto nei post precedenti.
D'altra parte, era del tutto chiaro a chiunque non fosse un dilettante che la mossa della Bce, priva di qualsiasi logica economica, e dettata solo dalla logica politica di assicurare la propria (della Bce) sopravvivenza, ci avrebbe messo nei guai, sempre al nobile scopo di salvare l'euro (da noi).
La logica della decisione era politica: si trattava di tentare di alleviare le sofferenze dei paesi della periferia europea e di indurre una parvenza di ripresa economica che supportasse i governi che "avevano fatto la cosa giusta" (cioè massacrato diritti dei lavoratori e stato sociale), per evitare reazioni troppo violente in vista delle elezioni greche e spagnole. La cosa giusta però era sbagliata: noi l'avevamo detto, 362 giorni dopo lo dicono tutti, ma questo rafforzava l'esigenza di nascondere il danno fatto! L'indebolimento dell'euro doveva appunto permettere in qualche modo alle economie devastate dall'austerità di recuperare competitività sui paesi terzi (Stati Uniti ed emergenti), alleviando il costo delle scelte politiche sbagliate.
Purtroppo questa decisione, meramente politica, avrebbe messo in ulteriori guai economici l'Eurozona, perché la Cina prima si sarebbe trovata in difficoltà (e un calo della sua domanda si sarebbe trasformato in una prima frenata delle nostre esportazioni - a danno della stessa Germania) e poi avrebbe svalutato, per recuperare un valore del cambio reale più compatibile con la sua strategia di rivalutazione continua e moderata (descritta nel post precedente). Senza contare che, come previsto dal modello di a/simmetrie, la svalutazione ovviamente non sarebbe stata risolutiva nei confronti dell'Eurozona, cioè del nostro maggiore partner commerciale (cosa che altresì avevo evocato in trasmissione: lo testimonia il video).
Spettacolare boria, ripeto, cui il dilettante, ex post, rimedia con questo simpatico pezzo di arte povera: le deliranti parole in libertà di un prigioniero dell'ideologia.
Ma tant'è: come ha detto giustamente Claudio Borghi, Passera è uno che alle elezioni non supererebbe la soglia di sbarramento nemmeno se questa non ci fosse. Gli vogliamo bene, però, perché lui, come il suo consigliere economico, ci regalano momenti di ilarità.
Lasciamoci ora Passera alle spalle, per recuperare un minimo di serietà. Per non parlare sempre delle stesse cose, note, stranote e arcinote a chi ci segue dall'inizio, e a chi ha la buona volontà di documentarsi prima di intervenire, vi aggiungo un dettaglio illuminante, sul quale ho riflettuto grazie al libro di Giandomenico Majone (il quale, peraltro, sarà al #goofy4).
Passera dice: "Gestire il cambio come è stato fatto saggiamente dalla Bce"...
Ma...
Chi è responsabile della gestione del tasso di cambio dell'euro?
Ecco, bella domanda. La risposta, però, non c'è (anche se i dilettanti non lo sanno).
Come nota Majone, l'art. 109 del Trattato di Maastricht era sufficientemente ambiguo, tanto che, come notava l'eurista Wyplosz (non uno di passaggio) l'euro aveva bisogno di competenze più chiare: in particolare, chi ne gestisse il valore esterno restava un oscuro segreto. Non è male, vero, aver fatto una moneta unica senza nemmeno stabilire chi, come e perché ne gestisca il cambio?
La situazione non è cambiata poi molto con il successivo Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea. Il suo articolo 127, nel definire le competenze della Bce, rinvia all'articolo 219 che contiene lo stesso pastrocchio giudicato ambiguo da Wyplosz (eurista) e da Majone (europeo). Quindi la riforma dei trattati effettuata nel 2007 si è ben guardata dal far luce sull'oscuro segreto.
Perché?
Come mette in evidenza Majone, questa ambiguità, e omissioni consimili (ad esempio, l'assenza di qualsiasi meccanismo decente di gestione delle crisi, che si è manifestata puntuale con la prima crisi), non sono il risultato di una cattiva stesura dei Trattati, quanto di un fondamentale disaccordo politico fra le parti contraenti. L'impossibilità di risolvere questo disaccordo ha portato a soluzioni di compromesso nelle quali una serie di questioni cruciali vengono semplicemente omesse. Si ottiene così l'obiettivo politico a breve termine di non scontentare nessuno, ma si pongono le basi per successive catastrofi.
La natura del disaccordo è nota, ma vale la pena di rammentarla. Il punto di fondo, qui, è sempre il contrasto franco-tedesco, e in particolare l'insofferenza francese verso la "German dominance", verso la tirannia del marco, ovvero verso la necessità, per il paesi dello SME, di adeguarsi alla politica monetaria della potenza egemone, salvo subire movimenti di capitale destabilizzanti. La crisi del 1992 era stata esemplare: essa dipendeva anche dal fatto che nel periodo precedente molti paesi europei, a partire dal nostro, erano stati costretti ad adottare tassi di interesse troppo alti per le condizioni della loro economia e della loro finanza pubblica, semplicemente perché se non lo avessero fatto i capitali sarebbero fuggiti in Germania, dove i tassi si erano alzati per sovvenire al bisogno di finanziare la riunificazione tedesca.
Durante tutto il percorso verso l'euro i francesi (e i loro satelliti) hanno adottato la visione che Majone chiama "monetarista": "Facciamo subito la moneta unica (che potremo controllare collegialmente, diluendo l'influenza tedesca). Le economie si coordineranno da sole e la politica seguirà". Lo scopo di questa visione delirante era l'urgenza di sottrarre la gestione del Sistema Monetario Europeo alla Germania (l'abbaglio del quale abbiamo parlato qui). Secondo i francesi (ma anche secondo Modigliani) la moneta unica avrebbe operato sotto il controllo politico di tutti i paesi europei (in particolare francese), cosa che, evidentemente, in Europa non poteva accadere finché comandava la Bundesbank! Un'aspirazione di per sé nobile a una maggiore simmetria, che però veniva perseguita nel modo sbagliato (e anche qui sappiamo perché, e sappiamo che l'errore era prevedibile: il modo sbagliato era funzionale a giustificare le politiche di repressione salariale nei paesi periferici - "ce lo chiede l'Europa!" - mentre il fallimento era prevedibile perché era chiaro che il consiglio della Bce sarebbe stato dominato dal blocco coeso dei paesi dell'ex area del marco).
La Germania invece era fautrice della visione che Majone chiama "economicista": "Prima facciamo convergere le economie, e poi uniamo la moneta, perché a noi di pagare il vostro conto non va" (e anche qui ci sarebbe da discutere su chi e come in Germania sostenesse questa visione, che comunque è agli atti delle varie discussioni).
Il punto è che la fuga in avanti verso l'unione monetaria, alla fine accettata dalla Germania (cui faceva comodo per togliersi di mezzo un concorrente scomodo: noi) lasciava un vuoto politico. I francesi, nel propugnarla, volevano però evitare di rendere troppo evidente un dato ovvio, ovvero che la Bce non è semplicemente "indipendente", come lo sono molte banche centrali (fra crescenti contestazioni) dal proprio interlocutore politico. La Bce questo interlocutore politico (ipoteticamente, il Ministero del Tesoro) semplicemente non lo ha, il che significa che comanda da sola.
La vicenda della creazione dell'Eurogruppo è eloquente in questo senso.
Esso nasce dal desiderio francese di fornire una controparte "politica"alla Bce: il gruppo dei ministri del Tesoro dell'Eurozona (una caricatura del naturale interlocutore politico di una banca centrale). Strauss-Kahn (quello che se sò bbevuto nel modo che sapete) all'epoca (1997) sosteneva che "in assenza di un organo politico visibile e legittimo, la Bce rischierebbe di essere presto vista dal pubblico come l'unica istituzione responsabile della politica economica europea" (Majone, p. 34). La dialettica fra francesi e tedeschi all'epoca fu rivelatrice, perché i tedeschi, di un simile interlocutore politico, non volevano saperne nulla. Lo spazio che l'Eurogruppo si è conquistato nella gestione dell'ultima eterna crisi è la conseguenza di un cambio di atteggiamento tedesco, motivato dalla certezza di aver ormai assunto uno status di egemonia tale che un organo "politico" dello spessore dell'Eurogruppo (carta velina) non può contrapporsi dialetticamente alla Bce (con la quale infatti va d'amore e d'accordo, cosa che i francesi non volevano quando lo hanno proposto).
Di fatto, anche l'Eurogruppo non è un organo previsto dai Trattati e non ha poteri definiti (motivo per il quale Trippas avrebbe tranquillamente potuto non andarci a parlare, peraltro).
Lascia quindi stupefatti l'entusiasmo col quale Alberto Quadrio Curzio lo definisce il nuovo regista del risveglio europeo. Veramente non si capisce in quale modo possa essere visto come un passo avanti il fatto che un ruolo così importante sia stato giocato da un organo la cui natura informale viene chiaramente esplicitata dai siti ufficiali, e le cui competenze, a differenza di quello che sembra pensare Quadrio Curzio, non sono chiaramente definite (e non lo sono per i motivi che specifica Majone: omissioni determinate dalla mancanza di accordo politico fra i due attori principali dell'Eurozona).
Il fatto che l'Eurogruppo sia diventato così rilevante certifica il fallimento, non il risveglio dell'Europa, perché indica chiaramente come le istituzioni e le regole che essa si è data siano insufficienti a garantirne una ordinata gestione in caso di crisi. Questo, ovviamente, dipende anche e soprattutto dalle regole che non si è data (come quelle su chi gestisca effettivamente il tasso di cambio dell'euro), e dai motivi per i quali non se le è date: il fondamentale e irrisolto conflitto franco-tedesco.
Suppongo che il dr. Passera si sia perso parecchie righe fa. A voi, che mi avete seguito fin qui, spero di aver dato qualche utile spunto di riflessione.
(...oltre ad avervi dato ulteriore riprova della differenza fra un professionista e un dilettante...)
Perdonatemi ma non mi è chiara l'ultima parte. Dall'analisi dei
grafici, avevo intuito che alla cina servisse uno yuan più debole,
invece poi si dice che "Un moderato apprezzamento dello yuan farebbe
comodo". Cosa mi sono perso? Inoltre se"Un moderato apprezzamento dello yuan farebbe comodo" perché adesso lo yuan sta svalutando? Chiedo
scusa per la domanda sicuramente banale, ma davvero mi sono perso.
Qualcuno sarebbe così gentile da spiegarmi meglio? Vorrei spiegarlo a
mia suocera.. e se non lo capisco io.. non lo capirà manco lei :) Grazie, saluti a tutti.
Postato da save in Goofynomics alle 12 agosto 2015 14:58
Mica devi scusarti. Siamo qui per questo. E poi le suocere vanno blandite in ogni modo possibile. Solo che qui siamo di fronte al solito paradosso logico di quando si parla coi piddini. Se dici che sarebbe meglio avere conti esteri bilanciati nel lungo periodo, loro ti dicono: "Ma allora sei per l'autarchia!", perché per loro
X-M=0
implica che X=0 e M=0 (cioè, l'unico modo per avere un saldo commerciale nullo, nella mens piddina, è avere flussi commerciali nulli).
Nel caso che metti in evidenza, la formulazione può essere, mi rendo conto, un po' fuorviante, ma la risposta sta nella tua domanda: alla "Cina" un moderato apprezzamento dello yuan farebbe comodo perché concorrerebbe a bilanciare il suo modello di sviluppo appoggiandolo più sulla domanda interna che su quella estera (esportazioni), ma siccome l'apprezzamento dell'ultimo anno è stato violento e non moderato, ecco che la "Cina" svaluta per riportare l'evoluzione in linea con quanto ritiene desiderabile.
In altre parole, dire che sarebbe meglio che una cosa si muovesse un poco, non implica, come tu sembri ipotizzare, che sia bene che si muova molto!
Peraltro, la storia non è finita, e gli ultimi sviluppi (cioè l'ulteriore svalutazione di oggi, che porta il totale della correzione al 4%) sono abbastanza in linea con quanto vedevamo nel nostro grafico, dal quale si evinceva uno scollamento del tasso di cambio reale dal proprio trend piuttosto significativo.
Tieni comunque presente che esattamente come la svalutazione non basta, non basta nemmeno la rivalutazione: semplicemente, si tratta di rimuovere distorsioni del mercato (e infatti quello che la PBOC ha fatto ieri è stato semplicemente non intervenire in chiusura per riportare il fixing a 6.2, visto che, come avete tutti letto, oscillazioni giornaliere entro il margine del 2% erano ammesse (qui, al punto 1), come del resto dentro qualsiasi sistema di cambi fissi, a partire dal gold standard dove erano garantite dai punti dell'oro, fino al sistema di Bretton Woods (oscillazioni di più o meno 1%) e allo SME (oscillazioni di più o meno 2.25%).
La tua domanda mi permette quindi di ribadire il dato non trascurabile che l'euro è l'unico sistema di tassi di cambio totalmente fissi nell'intera storia dell'umanità.
Un simile atto di hybris non potrà non essere punito dagli dei.
Tornando alla Cina, invece, tu mi dirai: "Ma come: la Cina svaluta del 4% essendo in surplus estero (e quindi non avendone strettamente bisogno)! Ma questa è guerra!". E io ti risponderò: "Forse, ma la guerra eventualmente l'avremmo dichiarata noi, perché la Germania, che ha un surplus molto più rilevante di quello cinese, ha svalutato molto di più sia in termini reali che nominali!".
Del cambio nominale sapete tutti. Essendo agganciata al dollaro, la Cina ha rivalutato rispetto all'euro (cioè alla Germania) di quanto ha rivalutato il dollaro. In termini reali, i soliti dati BIS ti mostreranno che da gennaio 2014 la Cina ha rivalutato del 9% e la Germania svalutato del 5%. Se non è una dichiarazione di guerra questa!
Nonostante non le serva essere aggredita in questo modo, alla Cina una moderata rivalutazione reale servirebbe, e per capirlo possiamo utilizzare uno strumento a noi caro, l'analisi dei saldi settoriali, che abbiamo illustrato la prima volta con riferimento alla Grecia, qui e qui. Chi non la conosce, per favore, se la studi: è semplice e illuminante.
La storia recente della Cina è qui:
Ricorderete che la linea rossa esprime le importazioni nette di beni, cioè di capitali. In Cina ovviamente è negativa, perché la Cina è un esportatore netto (esportazioni = importazione negativa). Si vede una bella gobba in mezzo al grafico, che però nulla ha a che fare con la configurazione tipica di un ciclo di Frenkel (importazione eccessiva di capitali seguita da schianto), per il semplice motivo che la Cina i capitali li esporta (fa credito) e non li importa (cioè non si indebita). Per memoria, vi ricordo un tipico ciclo di Frenkel (aka romanzo di centro e periferia), quello della Slovenia, che abbiamo descritto qui:
In Slovenia la linea rossa stava sopra lo zero (la Slovenia si stava indebitando). I dettagli sono nel link.
La "gobba" che vedete in mezzo al grafico della Cina è un aumento del suo surplus estero, e quindi del suo accreditamento estero netto. Perché è successo? Per questo:
Vi ho riportato, nello stesso grafico, il tasso di cambio reale (scala di destra). Qualcuno sarà già arrivato, agli altri fornisco un aiutino dalla regia eliminando dal grafico il saldo pubblico e quello del settore privato cinese:
Alla facciazza di quelli che "il cambio non conta", fra cambio reale cinese e importazioni nette c'è una correlazione positiva di circa 0.4 (aumenta nella seconda metà del campione). In altre parole, il pronunciato surplus estero fra il 2003 e l'inizio della crisi è spiegato anche dall'andamento del tasso di cambio, e in particolare dall'indebolimento del dollaro rispetto all'euro (e quindi dall'indebolimento dello yuan rispetto all'euro), che ha comportato un aumento delle esportazioni nette (diminuzione delle importazioni nette), seguito da un rafforzamento dello yuan rispetto al dollaro (e rispetto a noi), che ha comportato un rientro delle esportazioni nette. Poi ci sono state altre cose: l'entrata nel WTO, ecc., non discuto i dettagli.
Ma il cambio conta, e come mostra l'ultimo grafico, per ricondurre il saldo estero cinese verso valori a una cifra è stato indispensabile rafforzarlo. Peraltro, il saldo estero non ha risposto subito, e buona parte della correzione è stat determinata anche dal crollo della domanda statunitense prima ed europea poi, a causa della crisi Lehman.
Ecco, questo dettaglio ci permette di capire una cosa importante, la più importante.
Campare sulle importazioni altrui (come fa la Germania, per capirci) sembra una ficata: alla fine, tu ti arricchisci e loro si indebitano. Ricordate: se non vuoi pagare gli operai, o campi sul debito privato, o su quello pubblico, o su quello estero (e quest'ultima cosa si chiama mercantilismo).
Questa strategia però ha un difetto: tu esporti agli altri i tuoi beni, ma importi dagli altri i loro problemi. Se il mondo va per aria e tu campi vendendo al mondo, vai per aria anche tu. Se hai un mercato da un miliardi e fischia consumatori, forse ti conviene disporti a sfruttarlo, come elemento di crescita e di stabilità. Per questo la Cina ha condotto gradatamente verso lo zero il suo surplus (le sue importazioni nette negative), come prevedevo nel mio libro del 2010 (basato sui dati del 2008, ma comunque il fenomeno era inevitabile).
Questo è il motivo per il quale alla Cina una moderata rivalutazione reale farebbe comodo.
E ora devo chiudere perché ho poca batteria. Ci saranno errori di ortografia che correggerete. Sono all'osteria e di meglio non posso fare. Domani vado sul Tagewaldhorn e credo che mi farà bene alla salute. Se dico che andarci di corsa mi farebbe male (soprattutto in discesa), mi credete? In ogni caso, anche senza la vostra approvazione, salirò col passo del montanaro.
Nei prossimi giorni se ne parlerà molto, ma io sono quello del lungo periodo, non mi interessa molto la cronaca. Cerchiamo allora di mettere le cose in prospettiva, tanto per ripassare alcuni concetti.
Intanto, se lo yuan ha svalutato, perché nel grafico qua sopra vediamo un picco positivo? Perché in tutto il mondo tranne che nell'Eurozona si usa la quotazione incerto per certo: il cambio è espresso in numero di unità di valuta nazionale necessarie per acquistare una unità di valuta estera (in questo caso, un dollaro), e quindi se la valuta nazionale vale di meno il grafico si impenna, a indicare che per acquistare un dollaro ci vuole più valuta nazionale,
A vedere il grafico è un dato eccezionale. Ma in prospettiva storica? Consultiamo sul Pacific Exchange Rate Service gli ultimi quattro anni di dati giornalieri:
In effetti una cosa simile (una svalutazione dell'1,9% in un giorno) non è praticamente mai successa, anche se, come vediano, all'inizio del 2014 lo yuan ha perso in poco meno di tre mesi un po' di più (attorno al 3%), recuperando rispetto a una rivalutazione costante iniziata poco prima della metà del 2012.
E se allarghiamo lo zoom? Se consideriamo i dati mensili dal 1995, la cosa prende una piega diversa:
In prospettiva, non è successa una cosa così epocale: la svalutazione è stata sì la più rapida degli ultimi vent'anni, ma certo non la più intensa, e segue a una lunga rivalutazione. Per tutti gli anni '90 la Cina aveva mantenuto costante il cambio rispetto al dollaro, nonostante le sue esportazioni verso gli Usa implicassero un fisiologico rafforzamento della sua valuta. Per impedire questo rafforzamento, la PBOC vendeva yuan acquistando dollari. Gli americani si lamentavano, accusando la Cina di manipolare i cambi. La Cina da parte sua riteneva di dover ammassare dollari per diversi motivi, incluso il poter disporre di munizioni da spendere nel caso di una crisi valutaria come quelle toccate alle tigri asiatiche a fine anni '90.
Con l'arrivo della crisi la Cina aveva interrotto la rivalutazione del cambio: decisione comprensibile. Uno spectacularly ill-timed Zingy nell'ottobre del 2010 si lamentava (ovviamente appena deposta la cornetta del telefono) della "guerra delle valute" mossa dalla Cina. Io risposi che secondo me diceva un sacco di fesserie, e infatti immediatamente dopo il cambio ricominciò a rivalutarsi (come vedete dal grafico), raggiungendo un minimo a quasi sei yuan per dollaro l'anno scorso. È seguito qualcosa di mai visto storicamente: un periodo di leggere oscillazioni in una zona attorno a 6.2. Con il balzo di oggi lo yuan torna ai valori di tre anni fa. Ma lo yuan è forte o debole?
Per capirlo, più che al cambio nominale (il prezzo del dollaro in termini di yuan) bisogna guardare al tasso di cambio reale, cioè al rapporto fra prezzi cinesi e prezzi esteri, espressi in una valuta comune. Se questo rapporto aumenta, i beni cinesi diventano meno convenienti, cioè lo yuan è si apprezza in termini reali, e oltre un certo limite (difficile in realtà da determinare con precisione) si può dire "sopravvalutato".
Attenzione! Se avete seguito la definizione (che comunque abbiamo sviscerato qui), ricorderete che questo grafico si legge al contrario del precedente. Qui un aumento indica una rivalutazione (reale), cioè un aumento del prezzo dei beni cinesi relativamente a quelli dei concorrenti. Si osservano i fatti dei quali parlavo (inascoltato) a Zingy. L'ancoraggio al dollaro implica che lo yuan segua le sorti del dollaro. Nel periodo di cambio yuan/dollaro piatto (figura precedente) vediamo che il REER cinese si rafforza di quasi il 30%. Questo perché il dollaro si stava rafforzando rispetto alle valute dei suoi concorrenti, che in buona parte erano anche concorrenti della Cina, e quindi la Cina rivalutava in termini effettivi reali rispetto al resto del mondo anche se restava fissa in termini nominali sul dollaro. Questo episodio storico va tenuto presente perché forse ci aiuta a capire un pezzo di quanto sta succedendo ora.
Il cambio reale è espresso come numero indice. Quello della figura vale 100 nel 2010. Ho costruito un indice del cambio nominale certo per incerto dello yuan rispetto al dollaro (dove quindi un aumento implica una rivalutazione, come nel caso del cambio reale) e l'ho confrontato con il cambio reale:
Di cosa da dire ce ne sarebbero molte, e magari le vostre domande mi aiuteranno a non tralasciarne alcuna, ma intanto vi faccio notare alcuni dati macroscopici. Nel periodo di aggancio più lungo, il cambio reale prima si è rivalutato, poi si è svalutato, dal 2001, quando il dollaro ha cominciato a cedere sull'euro (o, se volete, quando l'euro a cominciato a rafforzarsi sul dollaro e quindi sullo yuan, il che ha reso i prodotti cinesi più convenienti per noi). Questo movimento ha riportato i due indici più o meno in fase nel 2006, quando è iniziata la rivalutazione nominale (linea rossa) dello yuan rispetto al dollaro. A grandi linee questa rivalutazione nominale (meno yuan per acquistare un dollaro, o più centesimi di dollaro per ottenere uno yuan) è stata seguita, fra alti e bassi, da una rivalutazione reale (maggior prezzo, cioè minor convenienza, dei prodotti cinesi rispetto a quelli esteri espressi nella stessa valuta). A fine corsa, però, mentre lo yuan si stabilizza sul dollaro (la linea rossa oscilla attorno a una costante) il cambio reale si impenna (la linea blu cresce).
Cosa è successo? È successo che il dollaro si è rafforzato (in particolare, sull'euro), e visto che lo yuan gli sta agganciato (linea rossa), allora anche lo yuan si è rafforzato verso tutti i paesi terzi (cioè verso tutti i suoi partner commerciali esclusi gli USA, ma compresi noi - linea blu). Insomma: è successo che la Cina ha perso pesantemente competitività a seguito di una decisione di politica monetaria statunitense (determinata da tanti fattori, inclusi i nostri problemi). Per avere un'idea più precisa, basta guardare a come si sono mossi nel tempo il cambio dell'euro e quello del dollaro rispetto alla valuta cinese:
Due osservazioni: (1) questi sono cambi nominali e quindi sono quotati incerto per certo; (2) l'euro nel 1995 non c'era ma se ne può ricostruire il valore sulla base dei tassi di cambio irrevocabili delle valute inizialmente parte dell'Eurozona. Si vede bene come la perdita di competitività (innalzamento della linea blu REER nel grafico precedente) sia spiegata (a specchio) dalla rivalutazione dello yuan rispetto all'area euro (crollo della linea blu in questo grafico). Se poi avete problemi a riflettere (nel senso dello specchio), per comodita vi costruisco anche un indice del cambio nominale rispetto all'area euro certo per incerto (così quando si va su si rivaluta):
Ecco: direi che così è proprio chiaro. Le oscillazioni del cambio cinese in termini reali sono largamente determinate da quello che succede al camibio euro/yuan, e quindi, se lo yuan è fisso sul dollaro, dal cambio euro/dollaro. Quel cambio che oggi deve essere molto basso (cioè dollaro e quindi yuan devono essere molto alti) perché altrimenti l'Eurozona soffrirebbe ancora di più, poiché i paesi periferici non avrebbero nemmeno i benefici di un euro debole (dei quali mi parlano alcuni amici imprenditori - che però preferirebbero la lira, perché era debole sul marco e forte sul dollaro).
Come spiegava Soberlook la settimana scorsa, la Cina manteneva il peg perché desiderava che lo yuan fosse inserito nel paniere che determina il valore dei diritti speciali di prelievo: una unità di conto e moneta scritturale gestita dal Fondo Monetario Internazionale e utilizzata (poco) per regolare i rapporti fra banche centrali al posto del dollaro. Ma il Fmi ha rinviato la decisione, e quindi questo incentivo è venuto meno. Un moderato apprezzamento dello yuan farebbe comodo alla Cina per riequilibrare il proprio modello di crescita orientandolo dalla domanda estera a quella interna (processo comunque in corso). Ma probabilmene nella valutazione delle autorità di politica monetaria cinese la rivalutazione del dollaro è stata troppo brusca, o per lo meno così appare in prospettiva storica.
Come suggerisce Soberlook, ora molto dipenderà dalle decisioni Usa in termini di tassi di interesse e dall'impatto che avranno sul dollaro. Se il dollaro si rafforzasse ulteriormente, un peg col dollaro diventerebbe progressivamente difficile da sostenere per la Cina. Gli americani ricomincerebbero a ragliare di guerra delle valute, ma questa non sarebbe una novità, e comunque per questa sera è tutto!
(...in attesa della relazione di minoranza di Rockapasso, secondo la quale io non mi ricordo niente, mi sembrava anche giusto riequilibrare la situazione fornendovi un po' di numeri. Quelli io me li dimentico, ma il computer se li ricorda. Zingy invece non se li dimentica perché nemmeno li guarda...)
(l'ho detto miliardi di volte, ma siccome evidentemente non viene capito, e non saprei dirlo meglio, ve lo dico come lo dice porter)
Osserva Silco
Silco15 gennaio 2013 17:47
Se alle elezioni tedesche vincera di nuovo la culona allora saremo veramente nella Merkel fino al collo.
Risponde Porter
porter ha lasciato un nuovo commento sul tuo post
Lei o gli altri non farà differenza. Dopo avere raccontato per anni ai tedeschi che: - ogni colpa della crisi è altrui - che i tedeschi sono "virtuosi" - che gli altri paesi "cicale"hanno vissuto "al di sopra delle loro possibilità" alle spalle della Germania - che gli altri paesi devono diventare "virtuosi" come la Germania per risolvere i loro problemi - che non chiederanno mai ai tedeschi di "pagare" per i paesi "cicala"
nessuno
può più cambiare la traiettoria della "locomotiva" che hanno lanciato
in corsa, a maggior ragione perchè dovrebbero raccontare verità scomode.
Il lavaggio del cervello non ha funzionato solo da noi, anzi, per le
virtù teutoniche che ci raccontano forse ha funzionato meglio proprio da
loro... meglio continuare a mentire... e noi lo sappiamo bene, solo il
debito è una colpa, per i tedeschi.
Del resto c'è una certa
dimestichezza con lo scaricare le colpe sugli "altri", la storia della
"pugnalata alle spalle" insegna....... e piuttosto che riconoscere i
propri errori, meglio la mistica del Götterdämmerung.
Concludo io
Ecco: se non lo avete capito finché ve lo dicevo io, va anche bene. Ma mi sembra che come lo ha detto porter non si possa non capirlo. E questo lo dedico a tutti quegli imbecilli, o incoscienti, o conniventi, di "sinistra" che si aspettano mirabilia dall'alba della socialdemocrazia europea. I nomi non li faccio, non per carità di patria, ma perché li sapete. In Inferno nulla est redemptio. Non esiste un euro politicamente sostenibile, e non esiste perché gli apprendisti stregoni del Nord hanno mentito ai loro elettori, che stavano sfruttando. Storia vecchia, sempre la stessa, impossibile da capire per alcuni, e vorrei tanto sapere perché (ma anche no).
Da suggerire ai simpatici traditori che ce l'hanno menata con il fatto che la Germania esporta in Ciiiiiina, e anche agli espertoni dalla visione geopolitica (ma non storica) per i quali "la Germania è fuuuurba, non segherà il ramo sul quale è tagliata" (come da noi anticipato ad agosto 2011). Come se in una nazione le decisioni le prendesse un unico agente razionale! Questi devono ancora passare dalla teoria normativa a quella positiva, ma lasciamo perdere...
Comunque, per allietare la vostra lettura, fornisco qualche informazione di contorno. Nel settembre 2011 il Fmi prevedeva per la Germania una crescita all'1.3% nel 2012. Ora sappiamo che la crescita effettiva tedesca è stata la metà di quella prevista. Per la Cina prevedeva il 9%. Nell'ottobre 2012 rivedeva all'8%. Un po' di meno, certo, e non abbiamo ancora il dato definitivo, ma certo non la metà! Quali fossero le previsioni e quali i risultati da noi ve l'ho già fatto vedere.
Allora la domandina è: ma secondo voi, il risultato della Germania dipende dal fatto che la Cina (forse) è cresciuta un punto in meno del previsto (da 9 a 8), o che noi siamo cresciuti tre punti in meno del previsto (da 0.7 a -2.5, a spanna)?
Ecco: questo vorrei che capissero i traditori del nostro interesse nazionale. Il modello mercantilistico tedesco non va bene non perché è tedesco, ma perché non funziona. Questo non è nazionalismo, è razionalità.