Lo so che per molti di voi sono speculatoribbrutti, banksters, squali della finanza, ecc., però io con i mercati mi ci trovo bene, e se anche non fosse così, mi ci dovrei trovare bene per forza, dato il lavoro che faccio. Li incontro spesso, perché loro sono molto curiosi di capire chi siano questi barbari populisti, le lance spezzate del fearless Salvini (cit.). Allora io li accolgo con un bel sorriso, e gli faccio un bel discorsetto in tre parti: perché sono qui, cosa faccio qui, e cosa vogliamo fare.
La prima parte è semplice. Sono qui perché ho detto nel 2011 quello che solo nel 2015 sarebbe stato ammesso dai colleghi pavidi e conformisti, nonostante nel 2011 la Bce lo avesse chiarito un mese prima di me (!). Siccome mi so esprimere e ho un minimo curriculum, e siccome Salvini non usa la testa per separare le orecchie, e usa le orecchie per ascoltare chi parla, sono finito qui, da dove vi sto scrivendo (scaldando la poltrona).
La seconda parte è più complicata. Spesso ho l'idea che i miei amici mercati si trovino un po' a disagio coi classici: l'idea che io sia (per scelta, prima vostra e poi mia) un parlamentare e non un membro dell'esecutivo sembra stupirli, pare non ne afferrino (ma io gliele spiego con un sorriso) le ovvie implicazioni, come ad esempio il fatto che io non posso emettere decreti, sembrano ignari (nonostante io dai miei libri abbia appreso che essi sono onniscienti) del fatto che io sono l'ultimo arrivato nel mio partito, e sono all'oscuro (ma anch'io lo sono, per ora!) di cosa esattamente faccia un presidente di commissione (decide insieme all'ufficio di presidenza l'ordine dei lavori, valuta l'ammissibilità degli emendamenti, nomina i relatori per i singoli provvedimenti, ecc.). Diciamo che do il ritmo, cercando di far esprimere e di ascoltare tutti, con l'aiuto di una struttura di grande livello (cui si aggiungerà presto una segreteria tecnica che sto insediando). Per fortuna sono amico di tutti (con alcune eccezioni, altrimenti sarebbe preoccupante), e comunque sono qui per costruire, non per distruggere, e so stare al posto mio.
Sul cosa vogliamo fare, bè, non mi soffermo: lo state vedendo. Chi è qui da un po' ha gli strumenti per valutarlo. Andiamo avanti.
Una delle ultime volte che li ho incontrati, dopo una serie di domande che vertevano su quello che sembra essere il loro assillo principale, senz'altro comprensibile nella loro ottica (dove trovate i soldi?), mi sono permesso di fare questa osservazione: "Amici, abbiamo due problemi: il primo è che le agenzie di rating non credono a noi, e il secondo è che voi credete alle agenzie di rating!"
Risate, e immediato disclaimer: "No, guardi, veramente noi non ci crediamo! Gridano 'al fuoco!' quando l'incendio è ormai spento, siamo anche stanchi di dar loro retta. Il problema è che ci crede la Bce".
Ci siamo così fatti insieme due amare risate sullo strano mondo in cui viviamo: un mondo nel quale un ente che ha la responsabilità principale di assicurare la funzionalità del sistema dei pagamenti, cioè di svolgere quello che in fondo resta un servizio pubblico, viene condizionato nella sua politica monetaria dalle valutazioni di società private cui altre società private, incaricate del più importante compito di gestire il risparmio, non credono ormai più.
Che strano gioco delle parti...
Ma i mercati, credetemi, non sono cattivi. In fondo, anche loro preferirebbero vivere in un mondo meno irrazionale. Possono fallire, e se non fallissero io non sarei mai diventato professore di politica economica prima, e senatore poi, ma il loro interesse, per quanto ad alcuni possa sembrare strano, spesso coincide con quello dei cittadini, che poi sono, quando guadagnano abbastanza, anche risparmiatori (e hanno quindi a loro volta interesse che chi si prende i loro soldi cerchi di capire se potrà restituirli). Non è più complicato di così, anche se le cose semplici, come sa chiunque abbia provato a suonare questo, sono spesso le più difficili.
E ora, al lavoro (ci sarebbero un paio di decreti da convertire in legge...).
(...risparmio commenti sulla corte dei miracoli che si sta sfilacciando: fanno i fenomeni, e poi ignorano i più elementari fatti stilizzati della storia economica recente. Cose che riconciliano con la bibliometria: il loro h-index, quando non è nullo, è comunque inferiore a quello di chi vi scrive, e un motivo ci sarà: evidentemente, le agenzie di rating accademico sono meno influenzabili di quelle di rating finanziario, o almeno si basano su fatti documentabili, come le pubblicazioni, che o ci sono, o, come nel caso dei nani e delle ballerine da talk show, non ci sono!...)
L’economia esiste perché esiste lo scambio, ogni scambio presuppone l’esistenza di due parti, con interessi contrapposti: l’acquirente vuole spendere di meno, il venditore vuole guadagnare di più. Molte analisi dimenticano questo dato essenziale. Per contribuire a una lettura più equilibrata della realtà abbiamo aperto questo blog, ispirato al noto pensiero di Pippo: “è strano come una discesa vista dal basso somigli a una salita”. Una verità semplice, ma dalle applicazioni non banali...
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mercoledì 4 luglio 2018
domenica 11 marzo 2018
Il cambio fisso e i suoi correttivi (lettere dal mercato unico)
(...vi aspettavate il post politico, vero? E invece no: per dispetto, ve ne offro uno tecnico...)
C'è un modo fastidiosamente truffaldino di raccontare Keynes, quello adottato da certi intellettuali della Magna Grecia senza arte e con molta parte che ci siamo lasciati parecchie leghe indietro (ma in realtà ne è bastata una, di Lega, per consegnarli alla Gehenna, dove è pianto e stridore di denti): quello secondo cui la costruzione dell'Eurozona sarebbe keynesiana perché Keynes era per i cambi fissi di Bretton Woods.
Chi ragiona così prende due piccioni con una fava (se stesso): dimostra cioè di non conoscere né Keynes, né Bretton Woods, e questo per due ben precisi e individuabili motivi.
Non conosce Keynes, perché la proposta di Keynes, come vi ho spiegato diverse volte (gratis qui) prevedeva, fra le tante cose, che gli squilibri inevitabilmente prodotti dai cambi fissi venissero penalizzati in maniera simmetrica, scongiurando quindi tentazioni mercantilistiche (ovvero, la tentazione di esportare sistematicamente più di quanto si importa). Ventidue anni prima di Bretton Woods, del resto, Keynes era stato piuttosto esplicito nel dire che comunque i cambi flessibili erano un meccanismo di aggiustamento superiore, perché alla deflazione (taglio dei salari) era senz'altro preferibile la svalutazione (un discorso che abbiamo iniziato ma non concluso qui).
Non conosce Bretton Woods, perché anche il sistema di Bretton Woods prevedeva un importante correttivo agli squilibri di bilancia dei pagamenti. Quale? Ma è semplice: il controllo dei movimenti di capitali. Insomma: la famigerata "repressione finanziaria" di cui qui tante volte abbiamo parlato.
In che modo la repressione finanziaria tutela i paesi dagli squilibri di bilancia dei pagamenti? Ma, sostanzialmente perché se i capitali non sono totalmente liberi di muoversi da un paese all'altro, se i loro spostamenti sono disciplinati, il governo ha la possibilità di fissare il tasso di interesse, e quindi di stimolare o frenare la propria economia, e, soprattutto, di determinare il costo del proprio debito (ovviamente, di quello collocato sul mercato interno). Quindi, se il resto del mondo va in recessione, ma non puoi svalutare, puoi però rilanciare l'economia con politiche monetarie espansive senza che i capitali defluiscano all'estero (deflusso di capitali significa Ideal Standard, significa Brioni, significa Honeywell, significa Embraco: il capitale va altrove e lascia il "fattore lavoro", cioè i disoccupati, a te). Al tempo stesso, con apposite restrizioni valutarie, puoi governare i flussi di import/export (se non ti do la valuta per acquistare un prodotto estero devi acquistare un prodotto italiano e quindi generare reddito e occupazione in Italia).
Le cose che si potrebbero fare sono tante, e i paesi che le mettono in pratica sono tanti, come anche qui abbiamo imparato, leggendo gli studi del Fmi (andate a vedere come è classificata la Germania).
Noi, però, i Leuropei, la razza eletta che con empito prometeico si è data il compito di forgiare una forma di governo che nessun'altra accolita di paesi liberi aveva mai pensato di potersi dare, noi, questi controlli, in Leuropa, non possiamo praticarli.
Il Single European Act del 1986 (entrato in vigore nel 1987, avviando un processo che si sarebbe completato nel 1992) trasformava la Comunità Europea in un mercato unico. E cos'è un mercato unico? Il quarto stadio di integrazione economica, che si ottiene quando a una unione doganale (cioè un insieme di paesi che non hanno barriere doganali al proprio interno e hanno una politica tariffaria comune verso l'esterno), si aggiunge la libera circolazione dei fattori produttivi: capitale e lavoro. Dal 1992 i controlli dei movimenti di capitali sarebbero stati eliminati. Noi, in verità, li eliminammo dal 1990. Ottima scelta! Proprio in quel periodo la Germania aveva bisogno di tassi elevati per finanziare la propria riunificazione, mentre a noi facevano comodo tassi bassi per rifinanziare il nostro debito pubblico elevato per i noti motivi (divorzio Tesoro-Banca d'Italia). La scelta era fra lasciare che i capitali defluissero dall'Italia, o lasciare che diventassero più costosi per il governo italiano. La conseguenza fu la crisi del 1992.
Tutta roba che ci siamo lasciati dietro le spalle, naturalmente.
I soloni dei giornali di regime vi diranno che oggi (?) c'è la globalizzazione (?) e quindi non è possibile rifugiarsi nell'autarchia (?) anche perché siamo troppo piccoli (?) e quindi non possiamo opporci alla tendenza all'apertura (?) che caratterizza l'economia mondiale (Trump, che è uomo di mondo, la sta interpretando alla perfezione)...
E, se in trasmissione non ci siamo io o Claudio Borghi, a questi bei tomi nessuno ride in faccia (ma ora c'è un nuovo sceriffo in città, e presto se ne accorgeranno: quanto a Siri, lui, Armando, è troppo un signore e si contiene...).
Perché rido in faccia a questi cialtroncelli? Semplice. Perché purtroppo, e sottolineo purtroppo, l'apertura di questo blog ha portato alla mia conoscenza tante cose che avrei preferito evitare di conoscere. Non parlo solo delle sofferenze che condividete con me e dello sfacelo che i nostri governi hanno fatto del nostro paese. Parlo anche e soprattutto della consapevolezza ormai assoluta e totale che i media ci forniscono sistematicamente una visione travisata della realtà, il cui risultato, se non il cui scopo, è quello di impedirci di reagire come popolo italiano alle ingiustizie e alle vessazioni cui veniamo sottoposti.
(...apro e chiudo una parentesi politica, dopo avervi dato nel blog innumerevoli esempi in materia economica: qualsiasi cosa i media vi dicano della Lega in questo momento è falsa, per il semplice motivo che siamo gli unici che allarmino chi li controlla, come si è visto qui. Quindi fategliela dire, sorridete e annuite cortesemente, e poi interpretate al contrario quello che vi viene detto...)
A titolo di ulteriore esempio di questa pervasiva e truffaldina distorsione della realtà, condivido con voi una lettera che mi viene da uno de passaggio che oggi è in America Latina, perché le piccole imprese non sono produttive e non si aprono al commercio estero e via scemenzando (ma questo è un altri filone di scemenze da bar: restiamo sul discorso dei capital controls che non si possono fare perché autarchiabbrutta e italiettapiccola...).
Chiara la solfa? La Grecia (paese più piccolo dell'Italia, se il mappamondo non mi inganna) continua ad applicare controlli ai movimenti di capitali, e questo a vari scopi, fra i quali quelli di gestire i flussi di importazioni (del resto, se avete letto Stiglitz avrete visto che anche lui fa una proposta del genere, ma molto più farlocca). Non potendoli controllare, come sarebbe naturale in un mercato, col prezzo della valuta, li controlla in via amministrativa, lesinando la liquidità necessaria (in questo caso l'importatore aveva sforato di 45 euro e l'esportatore italiano è rimasto col cerino in mano: piccolo, ma per sempre un cerino).
Quindi?
Quindi questo.
Il controllo dei movimenti di capitali, additato, insieme al finanziamento monetario degli investimenti pubblici (cui tanto dovremo arrivare), come retaggio di un passato di scialacquamento e di immoralità nella condotta della politica pubblica, è prassi corrente dentro un mercato unico, in una unione nella quale in teoria merci, servizi, lavoratori e capitali dovrebbero fluire come linfa in un albero a primavera, e invece... invece no: i movimenti di capitali possono essere controllati indipendentemente dalla dimensione del paese (li ha controllati Cipro, li controlla la Grecia, ma anche la Germania, come avrete visto, non è considerata paese aperto nella classificazione dell'IMF, il che è perfettamente sensato, perché da sempre chi è più potente si protegge e lascia che siano gli altri ad aprirsi - vedi alla voce Trump), l'integrazione del mercato dei servizi è lungi dall'essere completata (aggiungo: per fortuna, e ci metteremo di traverso alla Bolkestein senza se e senza ma), la mobilità del lavoro sconta, oltre alle ovvie barriere culturali, una serie di altre barriere amministrative che ha sempre scontato, il che non ha mai impedito di muoversi a chi volesse farlo, e via dicendo.
Ma allora, se poi, nella vita di tutti i giorni, ognuno fa come gli pare, se ogni volta che parto devo ricordarmi quale adattatore prendere per le prese di corrente, se controllare i movimenti di capitale è possibile, allora potrebbe essere possibile anche "stampare moneta" (come dicono i soloni) per ristrutturare la rete viaria di un paese, o no? Se ne parla nelle riviste scientifiche (qui un esempio, in chiave critica) e nei giornali finanziari dei paesi liberi. Qui, però, casca l'asino. Lasciare che sia la Bce a decidere se finanziare il raddoppio di una linea ferroviaria in Toscana o la manutenzione di un canale ad Amburgo significherebbe dare alla Bce funzioni politiche che non possono competerle e che nell'attuale quadro istituzionale non hanno un contrappeso politico. L'idea delirante di "ministro delle finanze europeo" nasce proprio per ovviare a questo strapotere (ed è un'idea francese da sempre, come abbiamo imparato qui).
Peraltro, come nota Stefan Kawalec in un libro che presto spero appaia in inglese, se l'aggiustamento di competitività restasse legato alla svalutazione interna, cioè al fatto che il paese in difficoltà tagliasse i salari, o quello prospero li aumentasse, invece di diminuire o aumentare il tasso di cambio, il novello imperatore di Leuropa (Weidmann?) si troverebbe di fronte a uno stravagante paradosso.
Infatti, se, poniamo, l'Italia fosse in crisi per difetto di competitività (poche esportazioni) e la Bce decidesse di aiutarla (finanziando opere pubbliche), la diminuzione dei disoccupati italiani impedirebbe ai salari italiani di diminuire. In queste circostanze, quindi, i maggiori redditi italiani, a parità di costi dei prodotti italiani, farebbero aumentare le importazioni dell'Italia, senza rilanciarne le esportazioni, aggravando la crisi di bilancia dei pagamenti. Se invece decidesse di finanziare un paese forte, sperando di rilanciare la sua domanda, e di aiutare così, indirettamente, i paesi deboli (la proposta ripetutamente fatta da De Grauwe: la Germania deve alzare i salari così gli operai verranno in vacanza a Rimini), lo Imperatore si esporrebbe alla critica di correre in soccorso del vincitore.
Insomma: il presidente della Bce farebbe il male cercando di fare il bene, ma se facesse il bene gli verrebbe imputato di fare il male.
Che uomo sfortunato!
Quindi?
Quindi basta guardarsi in giro per il mondo: a parte l'allegra brigata leuropea, altrove gli stati gestiscono i propri confini e la propria moneta. Qualcuno lo fa bene, qualcuno lo fa male, qualche volta per merito o colpa proprio, qualche altra volta per colpa o merito altrui. Ma dire che gli italiani sarebbero pregiudizialmente incapaci di farlo, oltre a urtare contro l'evidenza storica e la nostra stessa percezione, che ci indica chiaramente come quando lo facevamo non stessimo peggio, è una forma intollerabile di razzismo che dovremo espiantare da questo paese. Questa sarà, come sapete, la stella polare della mia azione politica: restituire al mio paese la sua dignità calpestata e derisa dai media di regime, propalatori finora incontrastati di fake news economiche e non solo, contrastando ovunque e con ogni mezzo mi sia possibile e lecito mettere in campo chi continuerà a farsi megafono di una campagna denigratoria il cui unico scopo è quello di convincere i cittadini che resistere è inutile.
Chi mi ha votato è convinto che resistere sia utile.
Questa volta siete stati abbastanza.
La prossima volta sarete di più, soprattutto se sarò riuscito a dimostrarvi che col tempo non avrò dimenticato l'arte di dire no:
(...bè, non era proprio un post solo tecnico: un po' era anche politico. Ma, del resto, la tecnica mi è servita a dimostrarvi per tabulas quale sia il metodo dei media. Se volete liberare il paese, ricordatevene anche quando leggete le loro analisi politiche, fatte con la stessa onestà intellettuale, con gli stessi riscontri fattuali, con le stessa libertà dai pregiudizi di quelle economiche. Perché, chi ce l'ha, fa tutto con la stessa testa, come mi diceva la mia mamma prima di perdere la sua...)
C'è un modo fastidiosamente truffaldino di raccontare Keynes, quello adottato da certi intellettuali della Magna Grecia senza arte e con molta parte che ci siamo lasciati parecchie leghe indietro (ma in realtà ne è bastata una, di Lega, per consegnarli alla Gehenna, dove è pianto e stridore di denti): quello secondo cui la costruzione dell'Eurozona sarebbe keynesiana perché Keynes era per i cambi fissi di Bretton Woods.
Chi ragiona così prende due piccioni con una fava (se stesso): dimostra cioè di non conoscere né Keynes, né Bretton Woods, e questo per due ben precisi e individuabili motivi.
Non conosce Keynes, perché la proposta di Keynes, come vi ho spiegato diverse volte (gratis qui) prevedeva, fra le tante cose, che gli squilibri inevitabilmente prodotti dai cambi fissi venissero penalizzati in maniera simmetrica, scongiurando quindi tentazioni mercantilistiche (ovvero, la tentazione di esportare sistematicamente più di quanto si importa). Ventidue anni prima di Bretton Woods, del resto, Keynes era stato piuttosto esplicito nel dire che comunque i cambi flessibili erano un meccanismo di aggiustamento superiore, perché alla deflazione (taglio dei salari) era senz'altro preferibile la svalutazione (un discorso che abbiamo iniziato ma non concluso qui).
Non conosce Bretton Woods, perché anche il sistema di Bretton Woods prevedeva un importante correttivo agli squilibri di bilancia dei pagamenti. Quale? Ma è semplice: il controllo dei movimenti di capitali. Insomma: la famigerata "repressione finanziaria" di cui qui tante volte abbiamo parlato.
In che modo la repressione finanziaria tutela i paesi dagli squilibri di bilancia dei pagamenti? Ma, sostanzialmente perché se i capitali non sono totalmente liberi di muoversi da un paese all'altro, se i loro spostamenti sono disciplinati, il governo ha la possibilità di fissare il tasso di interesse, e quindi di stimolare o frenare la propria economia, e, soprattutto, di determinare il costo del proprio debito (ovviamente, di quello collocato sul mercato interno). Quindi, se il resto del mondo va in recessione, ma non puoi svalutare, puoi però rilanciare l'economia con politiche monetarie espansive senza che i capitali defluiscano all'estero (deflusso di capitali significa Ideal Standard, significa Brioni, significa Honeywell, significa Embraco: il capitale va altrove e lascia il "fattore lavoro", cioè i disoccupati, a te). Al tempo stesso, con apposite restrizioni valutarie, puoi governare i flussi di import/export (se non ti do la valuta per acquistare un prodotto estero devi acquistare un prodotto italiano e quindi generare reddito e occupazione in Italia).
Le cose che si potrebbero fare sono tante, e i paesi che le mettono in pratica sono tanti, come anche qui abbiamo imparato, leggendo gli studi del Fmi (andate a vedere come è classificata la Germania).
Noi, però, i Leuropei, la razza eletta che con empito prometeico si è data il compito di forgiare una forma di governo che nessun'altra accolita di paesi liberi aveva mai pensato di potersi dare, noi, questi controlli, in Leuropa, non possiamo praticarli.
Il Single European Act del 1986 (entrato in vigore nel 1987, avviando un processo che si sarebbe completato nel 1992) trasformava la Comunità Europea in un mercato unico. E cos'è un mercato unico? Il quarto stadio di integrazione economica, che si ottiene quando a una unione doganale (cioè un insieme di paesi che non hanno barriere doganali al proprio interno e hanno una politica tariffaria comune verso l'esterno), si aggiunge la libera circolazione dei fattori produttivi: capitale e lavoro. Dal 1992 i controlli dei movimenti di capitali sarebbero stati eliminati. Noi, in verità, li eliminammo dal 1990. Ottima scelta! Proprio in quel periodo la Germania aveva bisogno di tassi elevati per finanziare la propria riunificazione, mentre a noi facevano comodo tassi bassi per rifinanziare il nostro debito pubblico elevato per i noti motivi (divorzio Tesoro-Banca d'Italia). La scelta era fra lasciare che i capitali defluissero dall'Italia, o lasciare che diventassero più costosi per il governo italiano. La conseguenza fu la crisi del 1992.
Tutta roba che ci siamo lasciati dietro le spalle, naturalmente.
I soloni dei giornali di regime vi diranno che oggi (?) c'è la globalizzazione (?) e quindi non è possibile rifugiarsi nell'autarchia (?) anche perché siamo troppo piccoli (?) e quindi non possiamo opporci alla tendenza all'apertura (?) che caratterizza l'economia mondiale (Trump, che è uomo di mondo, la sta interpretando alla perfezione)...
E, se in trasmissione non ci siamo io o Claudio Borghi, a questi bei tomi nessuno ride in faccia (ma ora c'è un nuovo sceriffo in città, e presto se ne accorgeranno: quanto a Siri, lui, Armando, è troppo un signore e si contiene...).
Perché rido in faccia a questi cialtroncelli? Semplice. Perché purtroppo, e sottolineo purtroppo, l'apertura di questo blog ha portato alla mia conoscenza tante cose che avrei preferito evitare di conoscere. Non parlo solo delle sofferenze che condividete con me e dello sfacelo che i nostri governi hanno fatto del nostro paese. Parlo anche e soprattutto della consapevolezza ormai assoluta e totale che i media ci forniscono sistematicamente una visione travisata della realtà, il cui risultato, se non il cui scopo, è quello di impedirci di reagire come popolo italiano alle ingiustizie e alle vessazioni cui veniamo sottoposti.
(...apro e chiudo una parentesi politica, dopo avervi dato nel blog innumerevoli esempi in materia economica: qualsiasi cosa i media vi dicano della Lega in questo momento è falsa, per il semplice motivo che siamo gli unici che allarmino chi li controlla, come si è visto qui. Quindi fategliela dire, sorridete e annuite cortesemente, e poi interpretate al contrario quello che vi viene detto...)
A titolo di ulteriore esempio di questa pervasiva e truffaldina distorsione della realtà, condivido con voi una lettera che mi viene da uno de passaggio che oggi è in America Latina, perché le piccole imprese non sono produttive e non si aprono al commercio estero e via scemenzando (ma questo è un altri filone di scemenze da bar: restiamo sul discorso dei capital controls che non si possono fare perché autarchiabbrutta e italiettapiccola...).
A: amministrativa@unodepassaggio.it
Da: amministrativa@paesepiùpiccolodellitalia.gr
Data: 23/02/2018
02.31PM
Oggetto: Order No: 666 - Payment
Dear Gesualda,
Thank you very much for the explanation.
Customer made the transfer. Because of the capital controls
he was not able to send the total amount, as there is a monthly allowed limit
which he has exceeded. Beginning of March he will be able to send the remaining
amount (about €45)
As soon as we receive the bank documents we will let you
know.
Wishing you a lovely day,
Best regards
Chiara la solfa? La Grecia (paese più piccolo dell'Italia, se il mappamondo non mi inganna) continua ad applicare controlli ai movimenti di capitali, e questo a vari scopi, fra i quali quelli di gestire i flussi di importazioni (del resto, se avete letto Stiglitz avrete visto che anche lui fa una proposta del genere, ma molto più farlocca). Non potendoli controllare, come sarebbe naturale in un mercato, col prezzo della valuta, li controlla in via amministrativa, lesinando la liquidità necessaria (in questo caso l'importatore aveva sforato di 45 euro e l'esportatore italiano è rimasto col cerino in mano: piccolo, ma per sempre un cerino).
Quindi?
Quindi questo.
Il controllo dei movimenti di capitali, additato, insieme al finanziamento monetario degli investimenti pubblici (cui tanto dovremo arrivare), come retaggio di un passato di scialacquamento e di immoralità nella condotta della politica pubblica, è prassi corrente dentro un mercato unico, in una unione nella quale in teoria merci, servizi, lavoratori e capitali dovrebbero fluire come linfa in un albero a primavera, e invece... invece no: i movimenti di capitali possono essere controllati indipendentemente dalla dimensione del paese (li ha controllati Cipro, li controlla la Grecia, ma anche la Germania, come avrete visto, non è considerata paese aperto nella classificazione dell'IMF, il che è perfettamente sensato, perché da sempre chi è più potente si protegge e lascia che siano gli altri ad aprirsi - vedi alla voce Trump), l'integrazione del mercato dei servizi è lungi dall'essere completata (aggiungo: per fortuna, e ci metteremo di traverso alla Bolkestein senza se e senza ma), la mobilità del lavoro sconta, oltre alle ovvie barriere culturali, una serie di altre barriere amministrative che ha sempre scontato, il che non ha mai impedito di muoversi a chi volesse farlo, e via dicendo.
Ma allora, se poi, nella vita di tutti i giorni, ognuno fa come gli pare, se ogni volta che parto devo ricordarmi quale adattatore prendere per le prese di corrente, se controllare i movimenti di capitale è possibile, allora potrebbe essere possibile anche "stampare moneta" (come dicono i soloni) per ristrutturare la rete viaria di un paese, o no? Se ne parla nelle riviste scientifiche (qui un esempio, in chiave critica) e nei giornali finanziari dei paesi liberi. Qui, però, casca l'asino. Lasciare che sia la Bce a decidere se finanziare il raddoppio di una linea ferroviaria in Toscana o la manutenzione di un canale ad Amburgo significherebbe dare alla Bce funzioni politiche che non possono competerle e che nell'attuale quadro istituzionale non hanno un contrappeso politico. L'idea delirante di "ministro delle finanze europeo" nasce proprio per ovviare a questo strapotere (ed è un'idea francese da sempre, come abbiamo imparato qui).
Peraltro, come nota Stefan Kawalec in un libro che presto spero appaia in inglese, se l'aggiustamento di competitività restasse legato alla svalutazione interna, cioè al fatto che il paese in difficoltà tagliasse i salari, o quello prospero li aumentasse, invece di diminuire o aumentare il tasso di cambio, il novello imperatore di Leuropa (Weidmann?) si troverebbe di fronte a uno stravagante paradosso.
Infatti, se, poniamo, l'Italia fosse in crisi per difetto di competitività (poche esportazioni) e la Bce decidesse di aiutarla (finanziando opere pubbliche), la diminuzione dei disoccupati italiani impedirebbe ai salari italiani di diminuire. In queste circostanze, quindi, i maggiori redditi italiani, a parità di costi dei prodotti italiani, farebbero aumentare le importazioni dell'Italia, senza rilanciarne le esportazioni, aggravando la crisi di bilancia dei pagamenti. Se invece decidesse di finanziare un paese forte, sperando di rilanciare la sua domanda, e di aiutare così, indirettamente, i paesi deboli (la proposta ripetutamente fatta da De Grauwe: la Germania deve alzare i salari così gli operai verranno in vacanza a Rimini), lo Imperatore si esporrebbe alla critica di correre in soccorso del vincitore.
Insomma: il presidente della Bce farebbe il male cercando di fare il bene, ma se facesse il bene gli verrebbe imputato di fare il male.
Che uomo sfortunato!
Quindi?
Quindi basta guardarsi in giro per il mondo: a parte l'allegra brigata leuropea, altrove gli stati gestiscono i propri confini e la propria moneta. Qualcuno lo fa bene, qualcuno lo fa male, qualche volta per merito o colpa proprio, qualche altra volta per colpa o merito altrui. Ma dire che gli italiani sarebbero pregiudizialmente incapaci di farlo, oltre a urtare contro l'evidenza storica e la nostra stessa percezione, che ci indica chiaramente come quando lo facevamo non stessimo peggio, è una forma intollerabile di razzismo che dovremo espiantare da questo paese. Questa sarà, come sapete, la stella polare della mia azione politica: restituire al mio paese la sua dignità calpestata e derisa dai media di regime, propalatori finora incontrastati di fake news economiche e non solo, contrastando ovunque e con ogni mezzo mi sia possibile e lecito mettere in campo chi continuerà a farsi megafono di una campagna denigratoria il cui unico scopo è quello di convincere i cittadini che resistere è inutile.
Chi mi ha votato è convinto che resistere sia utile.
Questa volta siete stati abbastanza.
La prossima volta sarete di più, soprattutto se sarò riuscito a dimostrarvi che col tempo non avrò dimenticato l'arte di dire no:
(...bè, non era proprio un post solo tecnico: un po' era anche politico. Ma, del resto, la tecnica mi è servita a dimostrarvi per tabulas quale sia il metodo dei media. Se volete liberare il paese, ricordatevene anche quando leggete le loro analisi politiche, fatte con la stessa onestà intellettuale, con gli stessi riscontri fattuali, con le stessa libertà dai pregiudizi di quelle economiche. Perché, chi ce l'ha, fa tutto con la stessa testa, come mi diceva la mia mamma prima di perdere la sua...)
lunedì 13 novembre 2017
Enrst Stavro Bagnai
Giornata uggiosa, traffico. Ascoltando PUDE Pagina.
Radio: "...In Polonia... nazionalisti... bla bla bla... manifestazione... bla bla bla... governo di destra... bla bla bla... xenofobi... bla bla bla... slogan..."
Io: "Sentito quanto sò cattivi i polacchi? Sò tremendi! Dev'essere per questo che mi hanno invitato..."
Er Palla: "In effetti, ora lo studio da cattivo ce l'hai. Ti manca solo il gatto. Peccato che sei allergico..."
(...a/simmetrie come la Spectre! Varrebbe la pena di imbottirsi di antistaminici. Bisognerebbe anche fare un investimento: comprare l'appartamento al piano di sotto, e adibirlo a piscina per gli squali. Ci penseremo, anche se per predisporre questa infrastruttura occorrerebbero sponsor di un certo peso. Volgendo lo sguardo dal futuro al presente, questa settimana è successa una cosa molto importante, che, come al solito, tutti hanno guardato e quasi nessuno ha visto. Mi riferisco a questo articolo del FT, segnalato in newsletter ai soci, del quale tutti hanno parlato, ma nessuno mi sembra abbia detto la cosa essenziale. Quello non è un articolo: è una lapide sull'idea cialtrona e superficiale che i costi e i benefici dell'euro si debbano valutare sul piano economico. Un'idea che, per uno dei tanti strani paradossi di questa vicenda assurda, viene affermata con forza da persone che per lo più di economia non sanno niente - ma veramente niente - e se ne fanno un vanto, facendosi usbergo del "primato della politica". Solo che, poi, e qui sta il paradosso, quando si parla di euro, questi stessi personaggi in cerca di editore preferiscono, chissà perché, imbarcarsi in analisi economiche spannometriche, nel tentativo di sottrarsi al punto politico fondamentale, ovvero al fatto che chi sta nell'euro è esposto al ricatto della Bce, per cui quest'ultima può fare e disfare governi in giro per l'Eurozona, pur non avendo alcuna legittimazione democratica. Uno strano caso di indipendenza antiriflessiva: la Bce si vuole indipendente dal potere politico (e anche da quello giudiziario), che non possono né indirizzarla né controllarla; d'altra parte, la Bce i processi politici li condiziona e come, chiudendo i rubinetti quando non è contenta (come in Grecia)! Ma questo non turba gli imbecilli che "il primato della politica", anzi! Di paradosso in paradosso, proprio gli stolti che si esibiscono in liturgiche esaltazioni di questo primato sono anche supinamente subalterni a un sistema che la politica la abroga, perché è nato per abrogarla. Sfugge poi, a questi pensatori, un altro paradosso, analizzato in un recente post su l'Ungheria e l'euro: quello in virtù del quale, pur agendo al di fuori di una vera legittimazione democratica, l'euro e l'Europa (cioè la Bce e l'UE) vengono invocati come baluardi della rule of law (una cosa che non si sa bene cosa sia, tant'è che in italiano nessuno sa come tradurla), e degli universali principi europei (l'ossimoro c'è e si vede). Insomma, tanto per capirci: come un manganello da suonare in testa a quei fascisti di Visegrad per costringerli a essere democratici a modo nostro, con le buone, o con le cattive - ritorsione fiscale compresa (una vecchia idea che sta tornando in auge)! Quanta ottusa supponenza, quanta incapacità di pensiero logico, e anche quanta schietta ipocrisia, in questo atteggiamento! Loro, gli eurocrati, sanno, loro sono democratici, loro possono, loro dispongono. Loro bombardano la Libia, loro sponsorizzano i nazisti in Ucraina, loro fomentano e sostengono i flussi migratori verso il nostro paese, loro concludono accordi separati con dittatori in giro per il mondo, o magari decidono di toglierseli dagli zebedei, sempre rigorosamente senza il parere dei paesi sulla cintura esterna: Polonia, Ungheria, Italia, sui quali poi le tensioni geopolitiche fatalmente si scaricano, e loro puntano il ditino accusatore se in questi paesi il malcontento popolare si fa visibile - ma loro lo liquidano come populista, o come nazista: come ci si permette di deflettere dal solco tracciato dalla loro spada? Questa ipocrisia mi rivolta, e so di non essere solo. So anche come inizierà la mia allocuzione agli amici polacchi: "I nostri media vi dipingono come pericolosi fascisti, quindi sono venuto qui, da progressista, con la certezza di poter dire quello che penso di fronte a un governo conservatore, cosa che in Italia tutti, ma soprattutto i progressisti, hanno cercato di impedirmi con qualsiasi mezzo, senza molto successo fino ad ora"...)
Radio: "...In Polonia... nazionalisti... bla bla bla... manifestazione... bla bla bla... governo di destra... bla bla bla... xenofobi... bla bla bla... slogan..."
Io: "Sentito quanto sò cattivi i polacchi? Sò tremendi! Dev'essere per questo che mi hanno invitato..."
Er Palla: "In effetti, ora lo studio da cattivo ce l'hai. Ti manca solo il gatto. Peccato che sei allergico..."
(...a/simmetrie come la Spectre! Varrebbe la pena di imbottirsi di antistaminici. Bisognerebbe anche fare un investimento: comprare l'appartamento al piano di sotto, e adibirlo a piscina per gli squali. Ci penseremo, anche se per predisporre questa infrastruttura occorrerebbero sponsor di un certo peso. Volgendo lo sguardo dal futuro al presente, questa settimana è successa una cosa molto importante, che, come al solito, tutti hanno guardato e quasi nessuno ha visto. Mi riferisco a questo articolo del FT, segnalato in newsletter ai soci, del quale tutti hanno parlato, ma nessuno mi sembra abbia detto la cosa essenziale. Quello non è un articolo: è una lapide sull'idea cialtrona e superficiale che i costi e i benefici dell'euro si debbano valutare sul piano economico. Un'idea che, per uno dei tanti strani paradossi di questa vicenda assurda, viene affermata con forza da persone che per lo più di economia non sanno niente - ma veramente niente - e se ne fanno un vanto, facendosi usbergo del "primato della politica". Solo che, poi, e qui sta il paradosso, quando si parla di euro, questi stessi personaggi in cerca di editore preferiscono, chissà perché, imbarcarsi in analisi economiche spannometriche, nel tentativo di sottrarsi al punto politico fondamentale, ovvero al fatto che chi sta nell'euro è esposto al ricatto della Bce, per cui quest'ultima può fare e disfare governi in giro per l'Eurozona, pur non avendo alcuna legittimazione democratica. Uno strano caso di indipendenza antiriflessiva: la Bce si vuole indipendente dal potere politico (e anche da quello giudiziario), che non possono né indirizzarla né controllarla; d'altra parte, la Bce i processi politici li condiziona e come, chiudendo i rubinetti quando non è contenta (come in Grecia)! Ma questo non turba gli imbecilli che "il primato della politica", anzi! Di paradosso in paradosso, proprio gli stolti che si esibiscono in liturgiche esaltazioni di questo primato sono anche supinamente subalterni a un sistema che la politica la abroga, perché è nato per abrogarla. Sfugge poi, a questi pensatori, un altro paradosso, analizzato in un recente post su l'Ungheria e l'euro: quello in virtù del quale, pur agendo al di fuori di una vera legittimazione democratica, l'euro e l'Europa (cioè la Bce e l'UE) vengono invocati come baluardi della rule of law (una cosa che non si sa bene cosa sia, tant'è che in italiano nessuno sa come tradurla), e degli universali principi europei (l'ossimoro c'è e si vede). Insomma, tanto per capirci: come un manganello da suonare in testa a quei fascisti di Visegrad per costringerli a essere democratici a modo nostro, con le buone, o con le cattive - ritorsione fiscale compresa (una vecchia idea che sta tornando in auge)! Quanta ottusa supponenza, quanta incapacità di pensiero logico, e anche quanta schietta ipocrisia, in questo atteggiamento! Loro, gli eurocrati, sanno, loro sono democratici, loro possono, loro dispongono. Loro bombardano la Libia, loro sponsorizzano i nazisti in Ucraina, loro fomentano e sostengono i flussi migratori verso il nostro paese, loro concludono accordi separati con dittatori in giro per il mondo, o magari decidono di toglierseli dagli zebedei, sempre rigorosamente senza il parere dei paesi sulla cintura esterna: Polonia, Ungheria, Italia, sui quali poi le tensioni geopolitiche fatalmente si scaricano, e loro puntano il ditino accusatore se in questi paesi il malcontento popolare si fa visibile - ma loro lo liquidano come populista, o come nazista: come ci si permette di deflettere dal solco tracciato dalla loro spada? Questa ipocrisia mi rivolta, e so di non essere solo. So anche come inizierà la mia allocuzione agli amici polacchi: "I nostri media vi dipingono come pericolosi fascisti, quindi sono venuto qui, da progressista, con la certezza di poter dire quello che penso di fronte a un governo conservatore, cosa che in Italia tutti, ma soprattutto i progressisti, hanno cercato di impedirmi con qualsiasi mezzo, senza molto successo fino ad ora"...)
martedì 15 agosto 2017
QED 81: c'era una volta un re che da Berlino...
Alle 18:47 ho pubblicato il post precedente, e alle 19:53 l'Ansa ha pubblicato questo. Il post più breve per il QED più rapido.
giovedì 8 settembre 2016
Dialoghi
Io: "Intanto tu dovevi fare l'unità 8 di spagnolo e non l'hai fatta".
Er Palla: "Embè? La famo ora!"
Io: "No, ora me ne devo andare, perché mi ha chiamato TgCom."
Ro: "Quando?"
Io: "Alle 15:30, per commentare in diretta il discorso di Draghi, ma prima devo passare in ufficio".
Uga: "Povero babbo!"
Io: "No: povero Draghi!"
(...ci vediamo fra du' orette scarze...)
(...e poi esci, e ti senti svuotato, e allora capisci perché sei solo: perché anche se essere lì ti sembra naturale, e lo fai sembrare naturale, se fosse facile, e non fosse faticoso, sarebbero tutti lì, al posto tuo. Ma è difficile, e faticoso...)
sabato 18 giugno 2016
Renxit: perché (non) votare PD (per ora).
Il programma del PD
Caro Primo Ministro,
Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea il 4 Agosto ha discusso la situazione nei mercati dei titoli di Stato italiani. Il Consiglio direttivo ritiene che sia necessaria un'azione pressante da parte delle autorità italiane per ristabilire la fiducia degli investitori.
Il vertice dei capi di Stato e di governo dell'area-euro del 21 luglio 2011 ha concluso che «tutti i Paesi dell'euro riaffermano solennemente la loro determinazione inflessibile a onorare in pieno la loro individuale firma sovrana e tutti i loro impegni per condizioni di bilancio sostenibili e per le riforme strutturali». Il Consiglio direttivo ritiene che l'Italia debba con urgenza rafforzare la reputazione della sua firma sovrana e il suo impegno alla sostenibilità di bilancio e alle riforme strutturali.
Il Governo italiano ha deciso di mirare al pareggio di bilancio nel 2014 e, a questo scopo, ha di recente introdotto un pacchetto di misure. Sono passi importanti, ma non sufficienti. Nell'attuale situazione, riteniamo essenziali le seguenti misure:
1.Vediamo l'esigenza di misure significative per accrescere il potenziale di crescita. Alcune decisioni recenti prese dal Governo si muovono in questa direzione; altre misure sono in discussione con le parti sociali. Tuttavia, occorre fare di più ed é cruciale muovere in questa direzione con decisione. Le sfide principali sono l'aumento della concorrenza, particolarmente nei servizi, il miglioramento della qualità dei servizi pubblici e il ridisegno di sistemi regolatori e fiscali che siano più adatti a sostenere la competitività delle imprese e l'efficienza del mercato del lavoro.
a) È necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala.
b) C'é anche l'esigenza di riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello d'impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende e rendendo questi accordi più rilevanti rispetto ad altri livelli di negoziazione. L'accordo del 28 Giugno tra le principali sigle sindacali e le associazioni industriali si muove in questa direzione.
c) Dovrebbe essere adottata una accurata revisione delle norme che regolano l'assunzione e il licenziamento dei dipendenti, stabilendo un sistema di assicurazione dalla disoccupazione e un insieme di politiche attive per il mercato del lavoro che siano in grado di facilitare la riallocazione delle risorse verso le aziende e verso i settori più competitivi.
2.Il Governo ha l'esigenza di assumere misure immediate e decise per assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche.
a) Ulteriori misure di correzione del bilancio sono necessarie. Riteniamo essenziale per le autorità italiane di anticipare di almeno un anno il calendario di entrata in vigore delle misure adottate nel pacchetto del luglio 2011. L'obiettivo dovrebbe essere un deficit migliore di quanto previsto fin qui nel 2011, un fabbisogno netto dell'1% nel 2012 e un bilancio in pareggio nel 2013, principalmente attraverso tagli di spesa. E' possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l'età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012. Inoltre, il Governo dovrebbe valutare una riduzione significativa dei costi del pubblico impiego, rafforzando le regole per il turnover (il ricambio, ndr) e, se necessario, riducendo gli stipendi.
b) Andrebbe introdotta una clausola di riduzione automatica del deficit che specifichi che qualunque scostamento dagli obiettivi di deficit sarà compensato automaticamente con tagli orizzontali sulle spese discrezionali.
c) Andrebbero messi sotto stretto controllo l'assunzione di indebitamento, anche commerciale, e le spese delle autorità regionali e locali, in linea con i principi della riforma in corso delle relazioni fiscali fra i vari livelli di governo. Vista la gravità dell'attuale situazione sui mercati finanziari, consideriamo cruciale che tutte le azioni elencate nelle suddette sezioni 1 e 2 siano prese il prima possibile per decreto legge, seguito da ratifica parlamentare entro la fine di Settembre 2011. Sarebbe appropriata anche una riforma costituzionale che renda più stringenti le regole di bilancio.
3. Incoraggiamo inoltre il Governo a prendere immediatamente misure per garantire una revisione dell'amministrazione pubblica allo scopo di migliorare l'efficienza amministrativa e la capacità di assecondare le esigenze delle imprese. Negli organismi pubblici dovrebbe diventare sistematico l'uso di indicatori di performance (soprattutto nei sistemi sanitario, giudiziario e dell'istruzione). C'é l'esigenza di un forte impegno ad abolire o a fondere alcuni strati amministrativi intermedi (come le Province). Andrebbero rafforzate le azioni mirate a sfruttare le economie di scala nei servizi pubblici locali.
Confidiamo che il Governo assumerà le azioni appropriate.
Con la migliore considerazione,
Mario Draghi, Jean-Claude Trichet
(qui)
Il discorso alle camere
Question: I would like to have your comments on the uncertainty created by the recent Italian elections, where most voters voted for parties that reject the fiscal discipline that you advocate.
Draghi: As you have seen, markets – after some excitement immediately after the elections – have now reverted back more or less to how they were before. I think markets understand that we live in democracies. The euro area comprises seventeen countries. Each country has at least two sets of elections: national and regional. So that makes 34 elections over a time span of about three or four years. That’s democracy and it’s very dear to all of us. All in all, markets were less impressed than politicians and you. You also have to consider that much of the fiscal adjustment Italy went through will continue on automatic pilot.
(qui)
La realizzazione del programma
Punto 1.a ("privatizzazioni su larga scala, in particolare nella fornitura dei servizi pubblici locali")
Svolgimento: ex multis:
- rete elettrica: il 30 luglio 2014 viene ceduto il 35% di CdP reti a State Grid International Development Limited, società interamente controllata da SGCC (commento).
- acqua: art. 7 del D.L. 12 settembre 2014 n. 133 "Misure urgenti per l'apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l'emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attivita' produttive", cosiddetto "Sblocca Italia" (qui un commento).
Punto 1.b ("riformare ulteriormente il sistema della contrattazione salariale collettiva")
Svolgimento: il Jobs Act, ovvero, in particolare il Ddl 15 giugno 2015, n. 81 "Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell'articolo 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n. 183" (cioè di questa legge delega: Legge 10 dicembre 2014, n. 183, "Deleghe al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonché in materia di riordino della disciplina dei rapporti di lavoro e dell'attivita' ispettiva e di tutela e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro").
Prima c'era anche stato il D.L. 20 marzo 2014, n. 34 ("decreto Poletti"), convertito con modificazioni dalla legge 16 maggio 2014, n.78, recante: "Disposizioni urgenti per favorire il rilancio dell'occupazione e per la semplificazione degli adempimenti a carico delle imprese".
Punto 1.c ("revisione delle norme che regolano il licenziamento e l'assunzione dei dipendenti")
Svolgimento: sempre il Jobs Act, ovvero, tecnicamente, questi decreti emessi in virtù della legge delega:
- Ddl 4 marzo 2015 n. 22 "Disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in caso di disoccupazione involontaria e di ricollocazione dei lavoratori disoccupati, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183." (aka riordino degli ammortizzatori sociali).
- Ddl 15 giugno 2015 n. 80 "Misure per la conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro, in attuazione dell'articolo 1, commi 8 e 9, della legge 10 dicembre 2014, n. 183."
- Ddl 14 settembre 2015, n. 148 "Disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183."
- Ddl 14 settembre 2015, n. 149 "Disposizioni per la razionalizzazione e la semplificazione dell'attivita' ispettiva in materia di lavoro e legislazione sociale, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183."
- Ddl 14 settembre 2015, n. 150 "Disposizioni per il riordino della normativa in materia di servizi per il lavoro e di politiche attive, ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della legge 10 dicembre 2014, n. 183."
- Ddl 14 settembre 2015, n. 151 "Disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunita', in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183."
(qui alcuni contributi - saprete separare il grano dalle melanzane).
Punto 2.a ("intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico")
Svolgimento: riforma Fornero, ovvero art. 24 "Disposizioni in materia di trattamenti pensionistici" del D.L. 6 dicembre 2011 n. 201 "Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici" (c.d. decreto "Salva Italia"), successivamente convertito con la legge 22 dicembre 2011, n. 214. La legge passò alla Camera col voto di questi deputati, e al Senato col voto di questi senatori.
Punto 2.b ("andrebbe introdotta una clausola di riduzione automatica del deficit")
Svolgimento: Legge 23 luglio 2012, n. 114 "Ratifica ed esecuzione del Trattato sulla stabilita', sul coordinamento e sulla governance nell'Unione economica e monetaria tra il Regno del Belgio, la Repubblica di Bulgaria, il Regno di Danimarca, la Repubblica federale di Germania, la Repubblica di Estonia, l'Irlanda, la Repubblica ellenica, il Regno di Spagna, la Repubblica francese, la Repubblica italiana, la Repubblica di Cipro, la Repubblica di Lettonia, la Repubblica di Lituania, il Granducato di Lussemburgo, l'Ungheria, Malta, il Regno dei Paesi Bassi, la Repubblica d'Austria, la Repubblica di Polonia, la Repubblica portoghese, la Romania, la Repubblica di Slovenia, la Repubblica slovacca, la Repubblica di Finlandia e il Regno di Svezia, con Allegati, fatto a Bruxelles il 2 marzo 2012" (per gli amici: Fiscal compact).
Punto 2.c ("una riforma costituzionale che renda più stringenti le regole di bilancio")
Svolgimento: pareggio di bilancio in Costituzione, ovvero art. 1 della L. Cost. 20 aprile 2012 n .1 "Introduzione del principio di pareggio di bilancio nella Carta costituzionale". La legge è stata approvata il 30/11/2011 alla Camera da questi deputati,e il 15/12/2011 al Senato da questi senatori.
Punto 2.c ("mettere sotto controllo la spesa delle autorità regionali e locali")
Svolgimento: art. 2 della L. Cost. 20 aprile 2012 n .1 "Introduzione del principio di pareggio di bilancio nella Carta costituzionale". La legge è stata approvata il 30/11/2011 alla Camera da questi deputati,e il 15/12/2011 al Senato da questi senatori.
Punto 3 ("abolire o fondere alcuni strati amministrativi intermedi come le province")
Svolgimento: Art. 23 della Legge 22 dicembre 2011, n. 214 ("riforma Monti" delle Province, contenuta nel decreto "Salva Italia", dichiarata incostituzionale con la sentenza n. 220/2013 della Corte Costituzionale); la Legge 7 aprile 2014, n. 56 "Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni" (legge Delrio) modificata radicalmente dalla Legge di stabilità 2015 (Legge 23 dicembre 2014, n. 190); la Legge 6 agosto 2015 n. 125 "Disposizioni urgenti in materia di enti territoriali: conversione in Legge del DL 78/2015", e naturalmente la riforma Boschi, della quale ci occuperemo in seguito.
Una considerazione tecnica
Chi segue il lavoro di questo blog fin dal primo articolo (ma anche chi non lo ha fatto: basta appunto leggersi il primo articolo) sa che il presupposto logico fondamentale del programma dei governi sostenuti dal PD (Monti, Letta e Renzi), cioè quello che occorresse agire in fretta con misure di austerità perché si rischiava la bancarotta dello Stato, era fattualmente errato.
Vi ricordo che quando tutti questi provvedimenti legislativi sono stati presi la Bce aveva già stabilito in questo documento che la crisi dell'Eurozona era nata da squilibri del settore finanziario privato (si vedano le conclusioni, al par. 6). Sapete anche che dal 2013 in poi questa è diventata non solo la posizione "tecnica" della Bce, ma anche quella ufficiale. Sapete poi che nei vari rapporti sulla sostenibilità fiscale la Commissione Europea ha sempre riconosciuto che il debito pubblico italiano era sostenibile sia nel breve che nel lungo periodo (e quindi non sussisteva l'urgenza sottolineata con tanta enfasi dal programma del PD, pardon, dalla lettera della Bce): lo vedete ad esempio nel rapporto del 2012 (in particolare a p. 42). Sapete infine che perfino i colleghi che avevano fornito supporto ideologico a questo approccio della Bce (o del PD, che poi è lo stesso), lo hanno infine dovuto ritirare dichiarando sostanzialmente di essersi sbagliati (ma senza ammetterlo, cosa per la quale mi sono concesso una moderata indignazione).
Insomma: non c'è nemmeno uno dei provvedimenti presi dal governo della Bce sulla base della lettera del PD... ops!, scusate: volevo dire: dai governi sostenuti dal PD sulla base della lettera scritta dalla Bce (converrete che è facile confondersi...) che fosse minimamente fondato in termini economici. A scanso del solito imbecille che "lui la sa luuuuuuuuuunga" mi affretto a dire che questa frase si riferisce alla fondatezza rispetto agli obiettivi dichiarati! Quali fossero gli obiettivi non dichiarati... bè, lo sappiamo, perché sono stati dichiarati anche loro: ho anche chiarito a suo tempo la logica sottostante (quella non dichiarata, che a differenza di quella dichiarata non strideva coi risultati ottenuti), e perché perseguirla sarebbe stato suicida, in una audizione alla Camera nel dicembre 2013 (quando molto ancora poteva essere salvato).
Un aneddoto: i due mari
Giova premettere, a beneficio degli ultimi arrivati, che quella di "piddino" è una categoria antropologica. Il piddino non è il pudino e non è il PDno (anche se in ques'ultimo caso la pronuncia può trarre in inganno), e la differenza è stata categorizzata qui. Il piddino è qualsiasi bipede implume (e spesso imberbe) che sappia di sapere.
Per inciso, sono mie definizioni, questo è il mio blog, e quindi:
1) non me ne fotte niente di cosa ne pensiate (cioè se le troviate funzionali, appropriate, espressive o meno);
2) se volete intervenire nelle discussioni di questo blog dovete attenervi ad esse, o aprire il vostro blog (dove posso già dirvi che non verrò, ma solo per mancanza di tempo).
Chiusa la parentesi metodologica, vengo all'aneddoto.
Come tanti di voi, anch'io frequento, e soprattutto frequentavo, molti piddini. Il loro nome, del resto, è Legione.
Uno di questi, un musicista, più o meno intorno al periodo in cui io mi esprimevo alla Camera nel modo che avrete visto, una sera, dopo una prova, preso da un accesso di autorazzismo mistico, con lo sguardo perduto nel vuoto, quasi in trance, profferì estatico queste parole: "Non è meraviglioso che proprio un popolo come il nostro, così cialtrone, così corrotto, sia riuscito a produrre due mari di questa profondità?"
Sconcerto negli astanti: il Tirreno fa i suoi 3785 metri di profondità (vicino a Ponza: occhio se ci passate, non mi fate impicci...), ma l'Adriatico, porello, arriva a malapena a 1222 metri (che per un mare non sono poi tanti...).
Percepito lo sconcerto, questo sesquipedale piddino, con un sorriso condiscendente, si rivolse agli astanti: "Ma che avete capito? Sto parlando di Monti e di Draghi!"
Già. Secondo questo tronfio, patetico trombone, la cui presunzione superava solo l'abissale incompetenza (spero che mi legga, non ho tempo di andare a casa sua a dirglielo), Monti e Draghi stavano salvando l'Italia!
Esito naturale della vicenda: tanto hanno salvato l'Italia, i due Marii, che ora, sterminato dal programma della Bce, il trombone è diventato ortottero...
Una considerazione politica
Sento fare discorsi molto poco razionali sulla condotta da tenere nel voto di domani alle elezioni amministrative. Poco razionali e, mi affretto ad aggiungere, molto dilettanteschi. Come sempre (il nostro dombas è alfiere di questo modus operandi, ma a noi piace ricordarlo così) il dilettantismo si ammanta di verità pseudotecniche imparucchiate da qualche trafiletto di giornale, che suonano così profonde, così equilibrate, e sono invece minchiate senza capo né coda alla luce sia del buonsenso che della dottrina.
La prima di queste è l'idea che siccome domani si vota alle amministrative, allora bisogna lasciare da parte gli aspetti politici e concentrarsi sui problemi del territorio. Insomma, parafrasando un noto comunista: non importa se sia piddino o ortottero, basta che tappi le buche nelle strade.
Questa bella frase, che sentiremo ripetere a tanti tromboni da qui a dopodomani, non ha alcun senso perché il voto "amministrativo" è a tutti gli effetti un voto "politico" (con significato e risvolti nazionali) per almeno due ordini di motivi, uno più evidente, e l'altro meno (trascuro di segnalarvi il fatto che se non avesse rilevanza politica non cercherebbero in tutti i modi di impedircelo...).
Il motivo più evidente è che grazie ai governi della Bce, e alle loro riforme in senso neocentralista e deflazionistico, la capacità degli amministratori locali di risolvere i problemi è comunque condizionata dalle dinamiche economiche e politiche nazionali. Questo significa, in buona sostanza, che ci può anche essere un PDno che, pur essendo PUDino, magari è una brava persona e saprebbe tappare una buca. Il punto è che il PD, grazie all'introduzione del pareggio di bilancio in costituzione, ha di fatto reso estremamente ardua (quando non paralizzato) l'azione dei livelli inferiori di governo (come notano Gallo e Di Carpegna Brivio; con tutto il rispetto per il maestro, vi esorto a leggere con attenzione l'allieva...). Non ha alcun senso eleggere un sindaco "onesto" del PD se poi il PD non gli dà i soldi per operare, e quindi occorre prima dare un forte segnale di dissenso politico verso il PD anche nelle elezioni locali, e poi, se e quando il PD cambierà corso, ricominciare a votarlo.
Questo anche perché (e questo è il secondo motivo) dopo la riforma della legge elettorale amministrativa con l'elezione diretta del sindaco (Legge 25 marzo 1993, n. 81), e ancor più dopo il Porcellum con le sue simpatiche liste di nominati, di fatto il sindaco di un comune di medie dimensioni ha molta più legittimazione politica di un qualsiasi deputato, nel senso che riceve più voti dagli elettori di quanti non ne ricevano i peones che entrano in Parlamento perché si trovavano in una lista di nominati. Il voto di domani, per questo motivo (evidenziato dai giuristi) è quindi più "politico" del voto delle "politiche".
Insomma: chi voterà domani darà soprattutto un segnale politico. La domanda alla quale risponde il voto di domani quindi non è "chi sarà più bravo a rifarmi (senza soldi) il marciapiedi sotto casa?".
La domanda alla quale dovrete rispondere domani è: mi sono piaciuti i governi ai quali la Bce ha tracciato il solco, mentre il PD lo difendeva strenuamente?
Se la vostra risposta è sì, la mia considerazione è: beati voi!
Senza possibilità di errore fate parte o di una eletta minoranza, o di una sterminata maggioranza, entrambe felici. O siete così ricchi che i governi Bce/PD hanno fatto i vostri interessi (nel qual caso buon pro, ma allora che ci fate qui?), o siete così imbecilli da non capire che la Bce (cioè il PD) non è un comitato di beneficenza, non è l'internazionale socialista, non è la Caritas: delle classi subalterne se ne fotte, per la buona ragione che non è suo compito preoccuparsene, nel contesto delle regole europee, per tanti motivi che ci siamo detti mille volte.
Tuttavia, se non siete molto ricchi (tanto da essere al sicuro) o molto imbecilli (tanto da non rendervi conto di quanto sta accadendo, nel qual caso vi do un'altra possibilità: volete rileggere la cazzo di lettera della Bce e poi il modo in cui il PD l'ha pedissequamente attuata?), credo che non abbiate altra possibilità, domani, che andare a votare, e votare contro il PD, qualunque sia l'alternativa e chiunque sia il vostro compagno di viaggio.
Non è un fatto personale: è solo che siccome il PD ha realizzato il programma della Bce, e siccome il programma della Bce è espressione di un organismo che non ha alcuna legittimazione politica e non risponde ad alcuno dei controlli e contrappesi propri di uno stato di diritto, votare contro il PD è l'unico modo che avete per opporvi a un sistema nel quale i programmi di governo vengono dettati da organismi fondamentalmente ademocratici.
Insomma: votare contro il PD è l'unica (e forse l'ultima) possibilità che avete per difendere la democrazia (posto che ciò vi interessi).
Le obiezioni del piddino
Immagino la lista infinita delle obiezioni. "Ma come! Mi stai chiedendo di votare come Alemanno!", "Ah, io per un grillino non voterò mai!" "Ma quello è appoggiato dalla Lega!", e via scemenzando.
Allora, io voto a Roma, come Alemanno, ma per chi lui voti non lo so e non mi interessa (se mi interessasse chiederei).
Vi spiego una cosa: il mio problema non è lui, quello che pensa, o cosa fa il suo partito, ormai ridotto alle dimensioni di un muone (finalmente anche a destra si litiga come a sinistra)! Il mio problema non è cosa pensa Alemanno ma cosa mi ha fatto il PD: e anche per quelli di voi per i quali è un problema cosa pensa Alemanno (beati voi che avete di questi problemi!), vi assicuro che un problema molto più grande è cosa vi sta facendo il PD. Io sto cercando di farvelo entrare in testa per il vostro bene, ma se non ci riesco amen: da qualche parte entrerà.
Certo che a me non fa piacere votare ortottero (dove l'alternativa al PD sia un ortottero: quindi a Roma e Torino)!
Forse dovreste ricordarvi a chi state parlando. State parlando a quello che per primo, in questo paese di fini politologi di questa coppola di architrave, ha squadernato la political economy del simpatico partito-non partito (in particolare qui), quando c'erano ancora gli imbecilli che pensavano fosse un movimento "progressista" e soprattutto critico verso l'Europa (perché non ci sono solo gli orfani di Tsipras, ricordiamocelo: ci sono anche quelli di Grillo)! A quello che nel suo ultimo best seller (modestamente lo nacqui) ha definito il grillismo "malattia senile del liberismo" (perché tale è)! A quello che sa perfettamente come il 5 stelle sia il piano B del grande capitale, la carta da spendere quando Renzi sarà bruciato (cioè molto presto)!
E, soprattutto, a quello che mai e poi mai, per nessun motivo, vorrebbe votare come voterà il sesquipedale piddino dell'aneddoto che vi ho riferito!
Eppure mi toccherà farlo, contro la Bce.
La Lega?... Sentite, di questo parliamo con calma un'altra volta, ma vi anticipo il tema: il PD è la sinistra di governo, subalterna alla Bce (vi ho dimostrato che le ha portato l'acqua con le orecchie, ma se fosse stato olio bollente avrebbe goduto ancora più nel farlo...). Poi c'è la sinistra cosiddetta "critica" (de me nona), che è subalterna alla Lega. Sì, perché, scusatemi se ve lo dico, ma rifiutarsi di considerare l'euro, o l'immigrazione, o qualsiasi cosa influisca in modo devastante sulla vita delle classi subalterne, rifiutarsi di affrontare questi temi "perché sono temi della Lega" significa, in tutta evidenza, farsi dettare l'agenda politica (se pure in negativo) dalla Lega. E io, proprio perché non sono leghista, non sopporto di aver contatti con chi, come SEL, si fa dettare l'agenda politica dalla Lega! Una sinistra che fa scegliere a Salvini di cosa occuparsi non mi interessa. Sapete bene quale percorso mi abbia portato a considerare il PD (e i governi che esso sosteneva) un nemico politico, un nemico del mio paese: è un percorso antecedente alla svolta critica o pseudocritica (non mi interessa) di Salvini. Se lui è stato furbo, forse gli altri potevano essere meno pirla (io ho provato a coinvolgerli ben prima che Claudio riuscisse a convincere Salvini), e in ogni caso che l'austerità fosse destinata a fallire, e che essa sia stata messa in opera da governi del PD, è un fatto.
Il mio problema è la democrazia, e quindi la Bce (amplius: il principio di indipendenza della Banca centrale dagli altri poteri costituiti... ma oggi non voglio farvela difficile).
I governi del PD ostacolano la democrazia in due modi entrambi gravi perché strettamente connessi.
Del primo vi ho già parlato: il PD incarna la totale e assoluta subalternità a linee politiche che, indipendentemente dal fatto di essere disfunzionali, controproducenti, suicide per il nostro paese, sono del tutto esogene, scaturiscono da un organo privo di qualsiasi rappresentatività democratica, sono del tutto avulse da un qualsiasi processo elettorale (e sappiamo che questo è un risultato non casuale: è parte integrante del disegno europeo secondo i padri fondatori). Questo è il primo modo in cui il PD ha stuprato la nostra democrazia.
Ma il no al PD, cioè a Renzi (perché ormai anche il PD è un partito azienda) è soprattutto un voto di opposizione a una nuova figura politica: quella di un premier che assomma in sé poteri fortissimi senza prima passare per le urne. Un premier che ricorda Incitatus: la parodia della sovranità. Siamo ormai nella terza repubblica: la repubblica di Napolitano, Monti e Bce, la repubblica dello spread, la repubblica commissariata in nome dell'euro. Certo, Monti: perché Monti era organico alla Bce tanto quanto era organico al PD, perché il PD è organico alla Bce tanto quanto lo era Monti, e quest'ultimo non ha perso occasione per dimostrarlo. Ditelo ai parenti dell'ultima vittima del programma della Bce.
Io ho già la coscienza a posto. Quando sarebbe ancora stato possibile evitare tanti lutti, ho avvertito, ho messo in guardia. Ricordate? Era il novembre del 2011, quando avvertivo che l'austerità (cioè Monti, cioè il PD, cioè la Bce) avrebbero fatto aumentare le sofferenze, mettendo a rischio la tenuta del nostro sistema bancario. Non è servito. Poi le cose sono andate come temevo, e ora lo vedono tutti.
Io ho la coscienza a posto. Ma domani andrò a votare contro chi ci ha fatto questo. Non ho potuto impedirglielo: ma loro non possono impedirmi di ringraziarli!
Voi fate come volete: siete, anche voi, come me, artefici del vostro destino.
Caro Primo Ministro,
Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea il 4 Agosto ha discusso la situazione nei mercati dei titoli di Stato italiani. Il Consiglio direttivo ritiene che sia necessaria un'azione pressante da parte delle autorità italiane per ristabilire la fiducia degli investitori.
Il vertice dei capi di Stato e di governo dell'area-euro del 21 luglio 2011 ha concluso che «tutti i Paesi dell'euro riaffermano solennemente la loro determinazione inflessibile a onorare in pieno la loro individuale firma sovrana e tutti i loro impegni per condizioni di bilancio sostenibili e per le riforme strutturali». Il Consiglio direttivo ritiene che l'Italia debba con urgenza rafforzare la reputazione della sua firma sovrana e il suo impegno alla sostenibilità di bilancio e alle riforme strutturali.
Il Governo italiano ha deciso di mirare al pareggio di bilancio nel 2014 e, a questo scopo, ha di recente introdotto un pacchetto di misure. Sono passi importanti, ma non sufficienti. Nell'attuale situazione, riteniamo essenziali le seguenti misure:
1.Vediamo l'esigenza di misure significative per accrescere il potenziale di crescita. Alcune decisioni recenti prese dal Governo si muovono in questa direzione; altre misure sono in discussione con le parti sociali. Tuttavia, occorre fare di più ed é cruciale muovere in questa direzione con decisione. Le sfide principali sono l'aumento della concorrenza, particolarmente nei servizi, il miglioramento della qualità dei servizi pubblici e il ridisegno di sistemi regolatori e fiscali che siano più adatti a sostenere la competitività delle imprese e l'efficienza del mercato del lavoro.
a) È necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala.
b) C'é anche l'esigenza di riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello d'impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende e rendendo questi accordi più rilevanti rispetto ad altri livelli di negoziazione. L'accordo del 28 Giugno tra le principali sigle sindacali e le associazioni industriali si muove in questa direzione.
c) Dovrebbe essere adottata una accurata revisione delle norme che regolano l'assunzione e il licenziamento dei dipendenti, stabilendo un sistema di assicurazione dalla disoccupazione e un insieme di politiche attive per il mercato del lavoro che siano in grado di facilitare la riallocazione delle risorse verso le aziende e verso i settori più competitivi.
2.Il Governo ha l'esigenza di assumere misure immediate e decise per assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche.
a) Ulteriori misure di correzione del bilancio sono necessarie. Riteniamo essenziale per le autorità italiane di anticipare di almeno un anno il calendario di entrata in vigore delle misure adottate nel pacchetto del luglio 2011. L'obiettivo dovrebbe essere un deficit migliore di quanto previsto fin qui nel 2011, un fabbisogno netto dell'1% nel 2012 e un bilancio in pareggio nel 2013, principalmente attraverso tagli di spesa. E' possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l'età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012. Inoltre, il Governo dovrebbe valutare una riduzione significativa dei costi del pubblico impiego, rafforzando le regole per il turnover (il ricambio, ndr) e, se necessario, riducendo gli stipendi.
b) Andrebbe introdotta una clausola di riduzione automatica del deficit che specifichi che qualunque scostamento dagli obiettivi di deficit sarà compensato automaticamente con tagli orizzontali sulle spese discrezionali.
c) Andrebbero messi sotto stretto controllo l'assunzione di indebitamento, anche commerciale, e le spese delle autorità regionali e locali, in linea con i principi della riforma in corso delle relazioni fiscali fra i vari livelli di governo. Vista la gravità dell'attuale situazione sui mercati finanziari, consideriamo cruciale che tutte le azioni elencate nelle suddette sezioni 1 e 2 siano prese il prima possibile per decreto legge, seguito da ratifica parlamentare entro la fine di Settembre 2011. Sarebbe appropriata anche una riforma costituzionale che renda più stringenti le regole di bilancio.
3. Incoraggiamo inoltre il Governo a prendere immediatamente misure per garantire una revisione dell'amministrazione pubblica allo scopo di migliorare l'efficienza amministrativa e la capacità di assecondare le esigenze delle imprese. Negli organismi pubblici dovrebbe diventare sistematico l'uso di indicatori di performance (soprattutto nei sistemi sanitario, giudiziario e dell'istruzione). C'é l'esigenza di un forte impegno ad abolire o a fondere alcuni strati amministrativi intermedi (come le Province). Andrebbero rafforzate le azioni mirate a sfruttare le economie di scala nei servizi pubblici locali.
Confidiamo che il Governo assumerà le azioni appropriate.
Con la migliore considerazione,
Mario Draghi, Jean-Claude Trichet
(qui)
Il discorso alle camere
Question: I would like to have your comments on the uncertainty created by the recent Italian elections, where most voters voted for parties that reject the fiscal discipline that you advocate.
Draghi: As you have seen, markets – after some excitement immediately after the elections – have now reverted back more or less to how they were before. I think markets understand that we live in democracies. The euro area comprises seventeen countries. Each country has at least two sets of elections: national and regional. So that makes 34 elections over a time span of about three or four years. That’s democracy and it’s very dear to all of us. All in all, markets were less impressed than politicians and you. You also have to consider that much of the fiscal adjustment Italy went through will continue on automatic pilot.
(qui)
La realizzazione del programma
Punto 1.a ("privatizzazioni su larga scala, in particolare nella fornitura dei servizi pubblici locali")
Svolgimento: ex multis:
- rete elettrica: il 30 luglio 2014 viene ceduto il 35% di CdP reti a State Grid International Development Limited, società interamente controllata da SGCC (commento).
- acqua: art. 7 del D.L. 12 settembre 2014 n. 133 "Misure urgenti per l'apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l'emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attivita' produttive", cosiddetto "Sblocca Italia" (qui un commento).
Punto 1.b ("riformare ulteriormente il sistema della contrattazione salariale collettiva")
Svolgimento: il Jobs Act, ovvero, in particolare il Ddl 15 giugno 2015, n. 81 "Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell'articolo 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n. 183" (cioè di questa legge delega: Legge 10 dicembre 2014, n. 183, "Deleghe al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonché in materia di riordino della disciplina dei rapporti di lavoro e dell'attivita' ispettiva e di tutela e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro").
Prima c'era anche stato il D.L. 20 marzo 2014, n. 34 ("decreto Poletti"), convertito con modificazioni dalla legge 16 maggio 2014, n.78, recante: "Disposizioni urgenti per favorire il rilancio dell'occupazione e per la semplificazione degli adempimenti a carico delle imprese".
Punto 1.c ("revisione delle norme che regolano il licenziamento e l'assunzione dei dipendenti")
Svolgimento: sempre il Jobs Act, ovvero, tecnicamente, questi decreti emessi in virtù della legge delega:
- Ddl 4 marzo 2015 n. 22 "Disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in caso di disoccupazione involontaria e di ricollocazione dei lavoratori disoccupati, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183." (aka riordino degli ammortizzatori sociali).
- Ddl 15 giugno 2015 n. 80 "Misure per la conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro, in attuazione dell'articolo 1, commi 8 e 9, della legge 10 dicembre 2014, n. 183."
- Ddl 14 settembre 2015, n. 148 "Disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183."
- Ddl 14 settembre 2015, n. 149 "Disposizioni per la razionalizzazione e la semplificazione dell'attivita' ispettiva in materia di lavoro e legislazione sociale, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183."
- Ddl 14 settembre 2015, n. 150 "Disposizioni per il riordino della normativa in materia di servizi per il lavoro e di politiche attive, ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della legge 10 dicembre 2014, n. 183."
- Ddl 14 settembre 2015, n. 151 "Disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunita', in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183."
(qui alcuni contributi - saprete separare il grano dalle melanzane).
Punto 2.a ("intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico")
Svolgimento: riforma Fornero, ovvero art. 24 "Disposizioni in materia di trattamenti pensionistici" del D.L. 6 dicembre 2011 n. 201 "Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici" (c.d. decreto "Salva Italia"), successivamente convertito con la legge 22 dicembre 2011, n. 214. La legge passò alla Camera col voto di questi deputati, e al Senato col voto di questi senatori.
Punto 2.b ("andrebbe introdotta una clausola di riduzione automatica del deficit")
Svolgimento: Legge 23 luglio 2012, n. 114 "Ratifica ed esecuzione del Trattato sulla stabilita', sul coordinamento e sulla governance nell'Unione economica e monetaria tra il Regno del Belgio, la Repubblica di Bulgaria, il Regno di Danimarca, la Repubblica federale di Germania, la Repubblica di Estonia, l'Irlanda, la Repubblica ellenica, il Regno di Spagna, la Repubblica francese, la Repubblica italiana, la Repubblica di Cipro, la Repubblica di Lettonia, la Repubblica di Lituania, il Granducato di Lussemburgo, l'Ungheria, Malta, il Regno dei Paesi Bassi, la Repubblica d'Austria, la Repubblica di Polonia, la Repubblica portoghese, la Romania, la Repubblica di Slovenia, la Repubblica slovacca, la Repubblica di Finlandia e il Regno di Svezia, con Allegati, fatto a Bruxelles il 2 marzo 2012" (per gli amici: Fiscal compact).
Punto 2.c ("una riforma costituzionale che renda più stringenti le regole di bilancio")
Svolgimento: pareggio di bilancio in Costituzione, ovvero art. 1 della L. Cost. 20 aprile 2012 n .1 "Introduzione del principio di pareggio di bilancio nella Carta costituzionale". La legge è stata approvata il 30/11/2011 alla Camera da questi deputati,e il 15/12/2011 al Senato da questi senatori.
Punto 2.c ("mettere sotto controllo la spesa delle autorità regionali e locali")
Svolgimento: art. 2 della L. Cost. 20 aprile 2012 n .1 "Introduzione del principio di pareggio di bilancio nella Carta costituzionale". La legge è stata approvata il 30/11/2011 alla Camera da questi deputati,e il 15/12/2011 al Senato da questi senatori.
Punto 3 ("abolire o fondere alcuni strati amministrativi intermedi come le province")
Svolgimento: Art. 23 della Legge 22 dicembre 2011, n. 214 ("riforma Monti" delle Province, contenuta nel decreto "Salva Italia", dichiarata incostituzionale con la sentenza n. 220/2013 della Corte Costituzionale); la Legge 7 aprile 2014, n. 56 "Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni" (legge Delrio) modificata radicalmente dalla Legge di stabilità 2015 (Legge 23 dicembre 2014, n. 190); la Legge 6 agosto 2015 n. 125 "Disposizioni urgenti in materia di enti territoriali: conversione in Legge del DL 78/2015", e naturalmente la riforma Boschi, della quale ci occuperemo in seguito.
Una considerazione tecnica
Chi segue il lavoro di questo blog fin dal primo articolo (ma anche chi non lo ha fatto: basta appunto leggersi il primo articolo) sa che il presupposto logico fondamentale del programma dei governi sostenuti dal PD (Monti, Letta e Renzi), cioè quello che occorresse agire in fretta con misure di austerità perché si rischiava la bancarotta dello Stato, era fattualmente errato.
Vi ricordo che quando tutti questi provvedimenti legislativi sono stati presi la Bce aveva già stabilito in questo documento che la crisi dell'Eurozona era nata da squilibri del settore finanziario privato (si vedano le conclusioni, al par. 6). Sapete anche che dal 2013 in poi questa è diventata non solo la posizione "tecnica" della Bce, ma anche quella ufficiale. Sapete poi che nei vari rapporti sulla sostenibilità fiscale la Commissione Europea ha sempre riconosciuto che il debito pubblico italiano era sostenibile sia nel breve che nel lungo periodo (e quindi non sussisteva l'urgenza sottolineata con tanta enfasi dal programma del PD, pardon, dalla lettera della Bce): lo vedete ad esempio nel rapporto del 2012 (in particolare a p. 42). Sapete infine che perfino i colleghi che avevano fornito supporto ideologico a questo approccio della Bce (o del PD, che poi è lo stesso), lo hanno infine dovuto ritirare dichiarando sostanzialmente di essersi sbagliati (ma senza ammetterlo, cosa per la quale mi sono concesso una moderata indignazione).
Insomma: non c'è nemmeno uno dei provvedimenti presi dal governo della Bce sulla base della lettera del PD... ops!, scusate: volevo dire: dai governi sostenuti dal PD sulla base della lettera scritta dalla Bce (converrete che è facile confondersi...) che fosse minimamente fondato in termini economici. A scanso del solito imbecille che "lui la sa luuuuuuuuuunga" mi affretto a dire che questa frase si riferisce alla fondatezza rispetto agli obiettivi dichiarati! Quali fossero gli obiettivi non dichiarati... bè, lo sappiamo, perché sono stati dichiarati anche loro: ho anche chiarito a suo tempo la logica sottostante (quella non dichiarata, che a differenza di quella dichiarata non strideva coi risultati ottenuti), e perché perseguirla sarebbe stato suicida, in una audizione alla Camera nel dicembre 2013 (quando molto ancora poteva essere salvato).
Un aneddoto: i due mari
Giova premettere, a beneficio degli ultimi arrivati, che quella di "piddino" è una categoria antropologica. Il piddino non è il pudino e non è il PDno (anche se in ques'ultimo caso la pronuncia può trarre in inganno), e la differenza è stata categorizzata qui. Il piddino è qualsiasi bipede implume (e spesso imberbe) che sappia di sapere.
Per inciso, sono mie definizioni, questo è il mio blog, e quindi:
1) non me ne fotte niente di cosa ne pensiate (cioè se le troviate funzionali, appropriate, espressive o meno);
2) se volete intervenire nelle discussioni di questo blog dovete attenervi ad esse, o aprire il vostro blog (dove posso già dirvi che non verrò, ma solo per mancanza di tempo).
Chiusa la parentesi metodologica, vengo all'aneddoto.
Come tanti di voi, anch'io frequento, e soprattutto frequentavo, molti piddini. Il loro nome, del resto, è Legione.
Uno di questi, un musicista, più o meno intorno al periodo in cui io mi esprimevo alla Camera nel modo che avrete visto, una sera, dopo una prova, preso da un accesso di autorazzismo mistico, con lo sguardo perduto nel vuoto, quasi in trance, profferì estatico queste parole: "Non è meraviglioso che proprio un popolo come il nostro, così cialtrone, così corrotto, sia riuscito a produrre due mari di questa profondità?"
Sconcerto negli astanti: il Tirreno fa i suoi 3785 metri di profondità (vicino a Ponza: occhio se ci passate, non mi fate impicci...), ma l'Adriatico, porello, arriva a malapena a 1222 metri (che per un mare non sono poi tanti...).
Percepito lo sconcerto, questo sesquipedale piddino, con un sorriso condiscendente, si rivolse agli astanti: "Ma che avete capito? Sto parlando di Monti e di Draghi!"
Già. Secondo questo tronfio, patetico trombone, la cui presunzione superava solo l'abissale incompetenza (spero che mi legga, non ho tempo di andare a casa sua a dirglielo), Monti e Draghi stavano salvando l'Italia!
Esito naturale della vicenda: tanto hanno salvato l'Italia, i due Marii, che ora, sterminato dal programma della Bce, il trombone è diventato ortottero...
Una considerazione politica
Sento fare discorsi molto poco razionali sulla condotta da tenere nel voto di domani alle elezioni amministrative. Poco razionali e, mi affretto ad aggiungere, molto dilettanteschi. Come sempre (il nostro dombas è alfiere di questo modus operandi, ma a noi piace ricordarlo così) il dilettantismo si ammanta di verità pseudotecniche imparucchiate da qualche trafiletto di giornale, che suonano così profonde, così equilibrate, e sono invece minchiate senza capo né coda alla luce sia del buonsenso che della dottrina.
La prima di queste è l'idea che siccome domani si vota alle amministrative, allora bisogna lasciare da parte gli aspetti politici e concentrarsi sui problemi del territorio. Insomma, parafrasando un noto comunista: non importa se sia piddino o ortottero, basta che tappi le buche nelle strade.
Questa bella frase, che sentiremo ripetere a tanti tromboni da qui a dopodomani, non ha alcun senso perché il voto "amministrativo" è a tutti gli effetti un voto "politico" (con significato e risvolti nazionali) per almeno due ordini di motivi, uno più evidente, e l'altro meno (trascuro di segnalarvi il fatto che se non avesse rilevanza politica non cercherebbero in tutti i modi di impedircelo...).
Il motivo più evidente è che grazie ai governi della Bce, e alle loro riforme in senso neocentralista e deflazionistico, la capacità degli amministratori locali di risolvere i problemi è comunque condizionata dalle dinamiche economiche e politiche nazionali. Questo significa, in buona sostanza, che ci può anche essere un PDno che, pur essendo PUDino, magari è una brava persona e saprebbe tappare una buca. Il punto è che il PD, grazie all'introduzione del pareggio di bilancio in costituzione, ha di fatto reso estremamente ardua (quando non paralizzato) l'azione dei livelli inferiori di governo (come notano Gallo e Di Carpegna Brivio; con tutto il rispetto per il maestro, vi esorto a leggere con attenzione l'allieva...). Non ha alcun senso eleggere un sindaco "onesto" del PD se poi il PD non gli dà i soldi per operare, e quindi occorre prima dare un forte segnale di dissenso politico verso il PD anche nelle elezioni locali, e poi, se e quando il PD cambierà corso, ricominciare a votarlo.
Questo anche perché (e questo è il secondo motivo) dopo la riforma della legge elettorale amministrativa con l'elezione diretta del sindaco (Legge 25 marzo 1993, n. 81), e ancor più dopo il Porcellum con le sue simpatiche liste di nominati, di fatto il sindaco di un comune di medie dimensioni ha molta più legittimazione politica di un qualsiasi deputato, nel senso che riceve più voti dagli elettori di quanti non ne ricevano i peones che entrano in Parlamento perché si trovavano in una lista di nominati. Il voto di domani, per questo motivo (evidenziato dai giuristi) è quindi più "politico" del voto delle "politiche".
Insomma: chi voterà domani darà soprattutto un segnale politico. La domanda alla quale risponde il voto di domani quindi non è "chi sarà più bravo a rifarmi (senza soldi) il marciapiedi sotto casa?".
La domanda alla quale dovrete rispondere domani è: mi sono piaciuti i governi ai quali la Bce ha tracciato il solco, mentre il PD lo difendeva strenuamente?
Se la vostra risposta è sì, la mia considerazione è: beati voi!
Senza possibilità di errore fate parte o di una eletta minoranza, o di una sterminata maggioranza, entrambe felici. O siete così ricchi che i governi Bce/PD hanno fatto i vostri interessi (nel qual caso buon pro, ma allora che ci fate qui?), o siete così imbecilli da non capire che la Bce (cioè il PD) non è un comitato di beneficenza, non è l'internazionale socialista, non è la Caritas: delle classi subalterne se ne fotte, per la buona ragione che non è suo compito preoccuparsene, nel contesto delle regole europee, per tanti motivi che ci siamo detti mille volte.
Tuttavia, se non siete molto ricchi (tanto da essere al sicuro) o molto imbecilli (tanto da non rendervi conto di quanto sta accadendo, nel qual caso vi do un'altra possibilità: volete rileggere la cazzo di lettera della Bce e poi il modo in cui il PD l'ha pedissequamente attuata?), credo che non abbiate altra possibilità, domani, che andare a votare, e votare contro il PD, qualunque sia l'alternativa e chiunque sia il vostro compagno di viaggio.
Non è un fatto personale: è solo che siccome il PD ha realizzato il programma della Bce, e siccome il programma della Bce è espressione di un organismo che non ha alcuna legittimazione politica e non risponde ad alcuno dei controlli e contrappesi propri di uno stato di diritto, votare contro il PD è l'unico modo che avete per opporvi a un sistema nel quale i programmi di governo vengono dettati da organismi fondamentalmente ademocratici.
Insomma: votare contro il PD è l'unica (e forse l'ultima) possibilità che avete per difendere la democrazia (posto che ciò vi interessi).
Le obiezioni del piddino
Immagino la lista infinita delle obiezioni. "Ma come! Mi stai chiedendo di votare come Alemanno!", "Ah, io per un grillino non voterò mai!" "Ma quello è appoggiato dalla Lega!", e via scemenzando.
Allora, io voto a Roma, come Alemanno, ma per chi lui voti non lo so e non mi interessa (se mi interessasse chiederei).
Vi spiego una cosa: il mio problema non è lui, quello che pensa, o cosa fa il suo partito, ormai ridotto alle dimensioni di un muone (finalmente anche a destra si litiga come a sinistra)! Il mio problema non è cosa pensa Alemanno ma cosa mi ha fatto il PD: e anche per quelli di voi per i quali è un problema cosa pensa Alemanno (beati voi che avete di questi problemi!), vi assicuro che un problema molto più grande è cosa vi sta facendo il PD. Io sto cercando di farvelo entrare in testa per il vostro bene, ma se non ci riesco amen: da qualche parte entrerà.
Certo che a me non fa piacere votare ortottero (dove l'alternativa al PD sia un ortottero: quindi a Roma e Torino)!
Forse dovreste ricordarvi a chi state parlando. State parlando a quello che per primo, in questo paese di fini politologi di questa coppola di architrave, ha squadernato la political economy del simpatico partito-non partito (in particolare qui), quando c'erano ancora gli imbecilli che pensavano fosse un movimento "progressista" e soprattutto critico verso l'Europa (perché non ci sono solo gli orfani di Tsipras, ricordiamocelo: ci sono anche quelli di Grillo)! A quello che nel suo ultimo best seller (modestamente lo nacqui) ha definito il grillismo "malattia senile del liberismo" (perché tale è)! A quello che sa perfettamente come il 5 stelle sia il piano B del grande capitale, la carta da spendere quando Renzi sarà bruciato (cioè molto presto)!
E, soprattutto, a quello che mai e poi mai, per nessun motivo, vorrebbe votare come voterà il sesquipedale piddino dell'aneddoto che vi ho riferito!
Eppure mi toccherà farlo, contro la Bce.
La Lega?... Sentite, di questo parliamo con calma un'altra volta, ma vi anticipo il tema: il PD è la sinistra di governo, subalterna alla Bce (vi ho dimostrato che le ha portato l'acqua con le orecchie, ma se fosse stato olio bollente avrebbe goduto ancora più nel farlo...). Poi c'è la sinistra cosiddetta "critica" (de me nona), che è subalterna alla Lega. Sì, perché, scusatemi se ve lo dico, ma rifiutarsi di considerare l'euro, o l'immigrazione, o qualsiasi cosa influisca in modo devastante sulla vita delle classi subalterne, rifiutarsi di affrontare questi temi "perché sono temi della Lega" significa, in tutta evidenza, farsi dettare l'agenda politica (se pure in negativo) dalla Lega. E io, proprio perché non sono leghista, non sopporto di aver contatti con chi, come SEL, si fa dettare l'agenda politica dalla Lega! Una sinistra che fa scegliere a Salvini di cosa occuparsi non mi interessa. Sapete bene quale percorso mi abbia portato a considerare il PD (e i governi che esso sosteneva) un nemico politico, un nemico del mio paese: è un percorso antecedente alla svolta critica o pseudocritica (non mi interessa) di Salvini. Se lui è stato furbo, forse gli altri potevano essere meno pirla (io ho provato a coinvolgerli ben prima che Claudio riuscisse a convincere Salvini), e in ogni caso che l'austerità fosse destinata a fallire, e che essa sia stata messa in opera da governi del PD, è un fatto.
Il mio problema è la democrazia, e quindi la Bce (amplius: il principio di indipendenza della Banca centrale dagli altri poteri costituiti... ma oggi non voglio farvela difficile).
I governi del PD ostacolano la democrazia in due modi entrambi gravi perché strettamente connessi.
Del primo vi ho già parlato: il PD incarna la totale e assoluta subalternità a linee politiche che, indipendentemente dal fatto di essere disfunzionali, controproducenti, suicide per il nostro paese, sono del tutto esogene, scaturiscono da un organo privo di qualsiasi rappresentatività democratica, sono del tutto avulse da un qualsiasi processo elettorale (e sappiamo che questo è un risultato non casuale: è parte integrante del disegno europeo secondo i padri fondatori). Questo è il primo modo in cui il PD ha stuprato la nostra democrazia.
Ma il no al PD, cioè a Renzi (perché ormai anche il PD è un partito azienda) è soprattutto un voto di opposizione a una nuova figura politica: quella di un premier che assomma in sé poteri fortissimi senza prima passare per le urne. Un premier che ricorda Incitatus: la parodia della sovranità. Siamo ormai nella terza repubblica: la repubblica di Napolitano, Monti e Bce, la repubblica dello spread, la repubblica commissariata in nome dell'euro. Certo, Monti: perché Monti era organico alla Bce tanto quanto era organico al PD, perché il PD è organico alla Bce tanto quanto lo era Monti, e quest'ultimo non ha perso occasione per dimostrarlo. Ditelo ai parenti dell'ultima vittima del programma della Bce.
Io ho già la coscienza a posto. Quando sarebbe ancora stato possibile evitare tanti lutti, ho avvertito, ho messo in guardia. Ricordate? Era il novembre del 2011, quando avvertivo che l'austerità (cioè Monti, cioè il PD, cioè la Bce) avrebbero fatto aumentare le sofferenze, mettendo a rischio la tenuta del nostro sistema bancario. Non è servito. Poi le cose sono andate come temevo, e ora lo vedono tutti.
Io ho la coscienza a posto. Ma domani andrò a votare contro chi ci ha fatto questo. Non ho potuto impedirglielo: ma loro non possono impedirmi di ringraziarli!
Voi fate come volete: siete, anche voi, come me, artefici del vostro destino.
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