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venerdì 9 dicembre 2016

Morte dei Paschi di Siena

(...il titolo è copyright del socio Andrea Lignini...)

Come avrete visto, sta andando tutto a carte quarantotto (non nel senso di Quarantotto). Il mercato non ha preso benissimo la decisione della Bce di non accordare una proroga a Mps per trovare i soldi che le servivano a ricapitalizzarsi. Si sta insomma avverando lo scenario orgasmico: diciamo che siamo già al punto 7, quello dei ricciarelli al cioccolato, e ci siamo arrivati saltando tutti gli altri punti (il che ovviamente non implica che Mustier troverà i miliardi che servono a lui).

Io non ho molto da dire, avendo già detto tutto prima.

Il 21 dicembre scorso avevo chiarito al grande pubblico quello che qui vi avevo detto il 20 novembre 2011, ovvero che il problema delle sofferenze era determinato dalle dinamiche dell'economia reale, stremata dalle politiche di austerità (sì, nel 2011 ancora non l'avevamo fatta, ma un economista certe cose le sente...). È poi da tempo che evidenzio come le soluzioni "di mercato" fossero foriere di ulteriori problemi. Povero Atlante!

Quindi, come dire, oggi posso cavarmela parafrasando Flaiano: io di backstop pubblico ne parlavo nel '50, adesso piace anche ai portieri.

Torno a lavorare, non senza ricordare le parole di un grande. Per la cronaca avete i gazzettieri, che, a quanto vedo da Twitter, stanno andando alla grandissima...

giovedì 28 aprile 2016

Atlante e la Valchiria (allacciate le cinture)

(...post pubblicato a screzio dall'iPhone. Parla Charlie Brown. Io me sto a tajà dalle risate...)


BELLA LA MIA VALCHIRONA!:

 

 

D:  "Parliamo del fondo salva-banche Atlante. Cosa avete deciso su possibili aiuti di Stato?

 

R: "Non prenderemo alcuna decisione definitiva se non saremo informati della questione. Se le autorità italiane ritenessero che c'è un aiuto di Stato, ci informerebbero. Noi possiamo porre domande, ma fino ad ora non abbiamo ragioni per farlo".

 

D: Non vi preoccupa la presenza della Cassa Depositi e Prestiti, un'entità controllata dallo Stato?


R: "Le nostre procedure non dipendono dal coinvolgimento o meno di un ente privato o pubblico.Dipende dai prezzi. Se sono di mercato, va bene".

 

D: Atlante potrebbe acquistare tranche di cartolarizzazioni di crediti deteriorati a prezzi sopra quelli di mercato...


R: "E' un'ipotesi poiché non conosciamo il prezzo di mercato per questo nuovo prodotto di crediti deteriorati. Parte della questione è creare un mercato".

 

D: Userete come riferimento il prezzo di 17,6 centesimi stabilito durante la risoluzione delle 4 banche?


R: "Ma questo non c'entra nulla. Sono due argomenti completamente diversi".

 

D: Atlante prevede che molte banche convergano in un solo fondo. Non c'è un problema di concorrenza?


R: "Ci sarebbe se lo scopo fosse colludere sui prezzi o dividere il mercato, ma non è questo lo scopo in questo caso. Se vuoi lasciare che le persone trovino soluzioni di mercato, devi permettere loro dicoordinarsi.“ 


(Fonte: http://www.repubblica.it/economia/2016/04/28/news/margrethe_vestager_atlante_un_modello_per_le_banche_italiane_sull_inchiesta_google_non_siamo_anti-usa_-138644229/)

 

Fuuuurbi: hanno già il copione pronto! Siccome non c’è un mercato [falso], il mercato lo fa Atlante [che ha finalità pubbliche] con i primi acquisti [che rappresentano una quota infinitesimale del mercato e sono fatti con finalità pubbliche]!!!

 

…la valchiria ha appena condannato il sistema bancario italiano ad una nuova crisi.

 

Se Atlante resta con 2 miliardi che leva vuoi che faccia (non per niente il ceo di intesa, Messina, dice che vuole una leva “limitata” = massimo altri 4 miliardi)? Se poi fa leva folle diventa iper-speculativo ed i suoi titoli assorbono il capitale dei suoi stessi sottoscrittori (Unicredit, Intesa, Banco Popolare, blah blah) in modo esponenziale.

 

Basta quindi che i fondi esteri scarichino le sofferenze (il mercato c’è ed è sottile, quindi è facile manipolarlo) e ci troviamo al 5-10% invece che al 40%.

 

E come fa a quel punto questa travet che pensa di esser fuuuurba a dire che il mercato lo fa Atlante, con CDP dentro  che si presenta a comprare al 40%?

 

Fondi privati dicono 10, un carrozzone quasi pubblico dice 40. Chi distorce il mercato?

 

In pratica la settimana prossima o quella dopo mi aspetto un dumping furibondo sulle sofferenze (ma anche un po’ su tutto il comparto) da parte dei fondi.


Voglio veder che dicono quando Banco Popolare va in [beep] e MPS va a zero...

 

Naturalmente ciò tira giù subito Unicredit e…. alè si balla …. Poi a logica vanno giù i titoli nordici e... slurp... goduria ribassista... grazie ai coglioni “europei”...

 

Se indovino mi compri un bignè al cioccolato, ok?

 

Senno pago io un cannolo.

 

Sconsolati saluti


Charlie Brown



(...accetto la scommessa, ma col cannolo poi che devo farci? Io son sempre del parere che prima delle elezioni USA un casino simile non lo lasceranno scoppiare. Certo, se la signora esterna un po' a vanvera... Mercato? Ma che ne sa una socialista danese del mercato!? D'altra parte, secondo me l'allegra combriccola eurista de noantri da un lato non si rende conto di essere sotto botta [e se poi la Valchiria decide che invece è aiuto di Stato?] e dall'altro non è preparata a dare l'unica risposta adeguata: mastica! Chi vivrà vedrà...)


mercoledì 27 aprile 2016

Sim sala BIN! (il fallimento di Atlante...)

(...da Charlie Brown, che... sì, ecco, bravi, che non sono io, perché è lui, cioè uno al quale per non so quale cazzo di motivo - forse perché sta perdendo lavoro? - l'economia interessa molto, mentre a me interessa sempre meno, chissà, forse perché mi sono rotto i coglioni di parlare di euro, e anche di sentire colleghi che, essendo stati alla cappa per anni, ai convegni poi interloquiscono dicendo: "Forse dovremmo smettere di parlare di euro!" [dovremmo? E tu quando mai ne avresti parlato?...] insomma: da Charlie Brown, che appunto non sono io anche perché è lui, come del resto lui non è me - in questo caso la relazione è simmetrica - ricevo un pezzo che rapidamente pubblico. Io mi sto interessando di altro, in altra lingua, e per altra pubblicazione: ma il tema del giorno è questo, e sentite cosa ha da dirvi Charlie Brown che...)




Anche la verità sui "salvataggi" bancari è subito venuta a galla.

Dopo due settimane di balle Olimpiche, il Sole 24 Ore , la voce dell'establishment eurista, viene allo scoperto: Atlante è in realtà un Atlantino: serve un Atlantone, un revival delle Banche di Interesse Nazionale (B.I.N.) .

Naturalmente, per essere sempre più furbi, per fare i bravi Balilla euristi mente sotto sotto si caca sul fascio stellato, occorre che tale massiccio aiuto di stato venga spacciato per una operazione "di sistema", aperta alla partecipazione maggioritaria dei "privati", e questa volta "privati globali". Ca va sans dire, si pensa ai soliti cinesi (datemi un cinese e smuoverò il mondo!).

La tecnica è abbastanza ovvia: anziché trasferire poste patrimoniali sopravvalutate delle banche (le sofferenze) si trasferiranno le stesse banche decotte al valore del loro patrimonio netto (che grazie alle sullodate sofferenze tende allo zero se non addirittura negativo). Il nuovo Atlantone comprerà tanto a poco, anziché poco a tanto come il tapino Atlantino. Ed il bello è che comprando banche marce anziché crediti marci lo Stato investe, anziché spendere! E quindi niente valchiria Vestager! Furbissimi!

Che genî gli euristi: da un sistema bancario decotto a causa dell'euro ad una nuova brillante mega-operazione "di sistema" nell'euro.

Sim-Sala-BIN!

Naturalmente, vale sempre la stessa banale realtà: spostare da qui a là barili di scorie tossiche non rende meno tossiche le scorie, che prima o poi vanno smaltite con tutti i relativi costi. E quei costi non pensiamo per un istante che saranno gli "investitori privati globali " a sopportarli. A sopportarli saremo noi e solo noi: gli italiani.

I cari tedeschi, che saranno beceri ma i conti li fanno e per tempo, hanno capito dove si va a parare e si stanno premurando di assicurare che domani il conto lo paghi, appunto, il contribuente italiano e non quello "europeo" (leggi: "tedesco"). Per questo hanno preso di mira il QE di Draghi  e proposto - tramite i loro lacchè olandesi - di introdurre limiti all'acquisto di debito pubblico da parte delle banche. QE infatti da noi equivale ad una monetizzazione coatta del debito pubblico da parte di uno stato che, grazie all'euro ed alla correlata austerity salva-euro, non ha strumenti fiscali e valutari per rientrare su un sentiero di crescita. Naturalmente, della garanzia all'80% da parte di Banca d'Italia  i tedeschi sanno cosa farsene: pulirsi il parafanghi del Mercedès.

Ovvio? Sì.

Scontato? Sì, sì.

Già detto? Sì, sì, sì.

Banale? Sì, sì, sì, sì.

Dunque usciamo da 'sto cazzo di Euro?

Noooooooooooooooooooooooooo!







(...non sono io. Però in questo caso mi farebbe piacere...)

mercoledì 13 aprile 2016

Infelice Atlante (il canto del cappone)


"Infelice Atlante! Un mondo, l'intero mondo del dolore devo portare. Sopporto l'insopportabile, e il cuore mi scoppierà in petto."

Così Schubert, nel suo Schwanengesang, il canto del cigno. Simbolicamente, anche quello che rischia di essere il canto del cigno di un ben altro artista, Pier Carlo Padoan, nasce all'insegna di Atlante. Il fondo Atlante, quello del quale avrete sentito parlare e che mi accingo a commentare a Prima Serata su Mediaset TgCom 24 (alle 21:30, dopo una meritata doccia).

Preferirei farvi l'analisi dell'Atlas di Schubert. Ma mi tocca farvi una rapida analisi del fondo Atlante, frutto di conversazione con membri del comitato scientifico di a/simmetrie (le opinioni espresse sono comunque mie) e con Charlie Brown, che ringrazio particolarmente.



Il Fondo Atlante è una operazione impostata in fretta e furia per puntellare il sistema a fonte del rifiuto dei mercati di sostenere le banche italiane più o meno decotte/deficitarie di capitale. Di fatto sposta perdite in conto capitale da una parte all'altra del sistema finanziario, con l'unico scopo di far sopravvivere il sistema in attesa della "ripresa". Una "ripresa" che non arriverà finché siamo nell'euro, come ci siamo detti mille volte. Ma è anche un intervento marginale e quindi insufficiente.  A livello sistemico le perdite inespresse a bilancio sono di qualche decina di miliardi, come ammette Repubblica. Va infatti capito che il problema non sono le sofferenze di per sé, cioè il fatto che una banca possa trovarsi a che fare con cattivi pagatori (cosa tanto più probabile quanto più l’economia è in crisi), ma il fatto che esse siano correttamente appostate in bilancio (cioè siano correttamente svalutate: insomma, se si sa che la banca dei 100 che ha prestato ne riceverà 40, l’importante è che il bilancio sia in equilibrio dopo che all’attivo è stato scritto 40 al posto di 100). Se e in quanto non lo siano, il sistema bancario diventa una bomba a orologeria.

Per di più, l’operazione nasce in una logica emergenziale: il fondo pare sia di 5 miliardi di cui la gran parte "prenotati" per i 2 aumenti veneti ed il restante per MPS. Cosa resta per sostenere il sistema?

Il punto ancora più grave è che le sofferenze sono in realtà sopravvalutate nei bilanci di buona parte delle banche. Le svalutazioni effettuate da Bankit nel caso Etruria sono rivelatrici (c'è chi sostiene che abiano accettato un 17% per paura di trovare qualcosa di peggio dopo una accurata due diligence), e forse potrebbe interessarvi questa semplice simulazione.

Collocare le sofferenze al valore giusto vorrebbe dire per le banche erodere il capitale, con effetti a catena devastanti. Per questo, probabilmente, i crediti verrebbero acquistati ad un valore superiore a quello veramente "equo". Quello " veramente equo" riflette le condizioni dell'economia reale ( attorno al 30%, pare) mentre quello "equo a bilancio" è messo a bilancio dalle banche in gran parte non usando il concetto forward looking di cui all'IFRS9. La logica applicata è quella di aspettare l’autopsia per diagnosticare il cancro, e fino a quel momento si presume che sia una polmonite curabile.

Vi sono poi altri punti da considerare.

1. più la cosa si gestisce "privatisticamente in emergenza" più, per l’effetto panico, il valore di realizzo scende anche sotto il valore "veramente equo", aprendo spazi per l'intervento di fondi avvoltoio che pasteggiano sui resti del cadavere.  Ecco i vari Quaestio, Apollo, ecc. all'opera, all'interno di quel "pacchetto professionale" che è l'operazione Atlante, ma anche, sicuramente nei piani, ed in modo molto  più massiccio, dopo.

2. Tanto per capirci, la logica emergenziale è quella che ha spinto il governo ad accettare la risoluzione delle quattro banche famigerate prezzando le loro sofferenze a un valore del 17%, decisamente inferiore a tutte le precedenti valutazioni, causando alcuni danni collaterali quali la morte di una persona e la perdita di 35 miliardi di capitalizzazione del comparto bancario fra gennaio e metà febbraio (quando i problemi hanno lambito Deutsche Bank, e dall’Europa è arrivato il “contrordine compagni” – non si sa bene come: forse un’ELA a Deutsche Bank per riacquistarsi un po’ delle sue deiezioni?).

3. La cosa oltre a essere indegna è molto pericolosa perché se il mercato vede che il "salvataggio" non basta allora aggredisce le “big” (tra cui Unicredit).  Ed il filo porta dritto a Berlino e Parigi.

4. gli aiuti di stato impliciti nell'acquisto delle sofferenze a prezzi comunque sopra il "vero valore equo" forse non sfuggiranno. Renzi sta vendendo il benestare prima di averlo o avuto, esattamente come fu fatto per l'aumento del Banco Popolare.  Negoziare con Bruxelles in una situazione di emergenza vita o morte vuol dire esser sempre più condizionati Quello che servirebbe sarebbe una garanzia pubblica senza tante storie (anzi, per MPS e BpopVi e Veneto e Etruria e le altre morte che camminano una nazionalizzazione secondo me): come ho detto al GR stamattina.

Il Financial Times indica in 56 miliardi le "sofferenze" lorde da gestire:  sofferenze che dovrebbero valere solo 15 miliardi  (30%). Ma le “sofferenze” son sottovalutate: moltissimi “incagli” e “ristrutturati” sono in realtà sofferenze. Ovviamente la City vuole una “narrativa” che “calmi le acque” e permetta di fare business sul sistema finanziario italiano (spogliandolo di valore).
Insomma: siamo vicini al commissariamento previsto a Natale, più lo spolpamento (i profitti dei vulture funds sono risorse sottratte all’economia ed al credito nazionale).

Ci sarebbero altre considerazioni da aggiungere su questa Europa che fa due pesi e due misure (quando hanno dovuto salvare la banche del Nord Europa che erano impestate di prodotti speculativi hanno impegnato fino a 6000 miliardi di garanzie pubbliche, di cui effettivamente spesi 1500, di cui circa 260 in Germania, per nazionalizzare, fra l’altro, fior di banche), e su queste autorità di “supervisione” che in realtà svolgono un ruolo destabilizzante attraverso normative come quella sul bail-in, che noi applichiamo da bravi soldatini, mentre il resto dell’Europa si netta le terga con Trattati in vigore da 20 anni, come quello di Schengen. Di una cosa in vigore da due mesi e della quale si vede che non funzione e che ce l’hanno imposta per fotterci forse potremmo serenamente fare a meno, no? O anche, se la gentile signora Vestager dovesse ritenere che la tutela costituzionale del risparmio è aiuto di Stato, magari un governo interessato alle sorti del paese potrebbe dirle: “Cara, grazie per la sua opinione. Noi intanto facciamo come ci pare, così evitiamo di bruciare in borsa 35 miliardi che lei certo non ci ridarà – e l’Europa nemmeno. Poi, se lei non è d’accordo, ci faccia causa alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Se perderemo decideremo se pagare o anche no. Stia bene”.

Ecco: questo, se Renzi si decidesse a cantarlo, non sarebbe il canto del cigno. Ma anche quello che sta cantando, più che il canto del cigno, duole dirlo, sembra il canto del cappone.