Visualizzazione post con etichetta #goofy5. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta #goofy5. Mostra tutti i post

venerdì 11 novembre 2016

Goofy5: lebbasi...

(...e gnente: io non so più come dirlo... Vediamo se dicendolo così lo capite...)

Allora. Siamo qui anche perché condividiamo le famose fottute bbasi della cultura occidentale, vero?

Il piddino è "europeista" ma non è eurocentrico (perché non si rende conto del fatto che l'"europeismo", cioè l'idea che una trentina scarsa di paesi ospitati sull'8% delle terre emerse possano darsi regole che nessun altro paese al mondo si è mai dato, è la forma più distruttiva e razzista di eurocentrismo, cioè di pretesa superiorità razziale europea rispetto ai supposti pori cojoni che in giro per il mondo continuano a comandare a casa propria). Quindi il piddino va in brodo di giuggiole per l'ultimo romanzo dello scrittore venezuelano, per l'ultimo film del regista kazako, insomma: per tutto quanto, non essendo europeo, lo solleva dall'accusa di eurocentrismo culturale.

A noi invece piace Brahms, che ha qualcosa da dirci:


Eh, sì, la morte non giunge a tutti sotto le stesse spoglie. È amara quando toglie ai suoi beni chi ne ha abbastanza, ed è benevola quando soccorre il bisognoso, sollevandolo dalle sue sofferenze.

In ogni caso, è meglio non chiamarla, ed aspettare che venga da sé, altrimenti si corre il rischio di dover ritrattare, come ci dice un'altra pregevole opera cui non sia di biasimo il non essere stata girata in Indonesia:


Ecco, venendo al punto, per farvi capire come dovete comportarvi al Goofy: fate finta che io sia la morte.

Non chiamatemi, arrivo io, quando pare a me. Dopo di che, se siete dürftig, vi sarà caro il mio arrivo. Se invece ohne Sorge lebet, allora vi sarò amaro, ma ve lo sarete meritati, perché se state tanto bene, al goofy che ci siete venuti a fare?

Abbiamo fatto tanto per non essere un'armata Brancaleone: cerchiamo di non essere un'armata di Brancaleoni. Voi, forse, mi vorrete anche bene. Ma io vi detesto, dal primo all'ultimo, e chi non è del tutto fuori credo capisca ottimamente perché. Diciamo che in parte mi sono vendicato preventivamente, aprendovi gli occhi sul simpatico Truman show che i gazzettieri vi avevano costruito intorno. Certo, da allora la vostra vita non è più la stessa, ed è strano che sentiate il bisogno di ringraziarmi. In ogni caso, con qualcuno potrei ritenere di non aver ancora regolato tutto il conto...

Quindi... vi farò sapere: chiamo io!

E ora torno... ad arrotare la falce? No: a fare slides...


(...e se non arrivo? Bè, se non arrivo, arriverò l'anno prossimo. Ma avete proprio tanta fretta?...)

Goofy5: istruzioni per l'uso

Domani ci incontreremo a Montesilvano. Come ogni anno, mi vedo costretto a dire l'ovvio, ma lo faccio volentieri: la vocazione didattica altro non è che vocazione al martirio dell'ovvio.

Tralascio le banalità su come registrarsi, sul fatto che i ricevitori della traduzione simultanea non sono degli schiaccianoci né dei boomerang.

Mi soffermo quindi su due punti essenziali, il primo dei quali sarà ribadito nel discorso di apertura.

Primo punto: nel momento in cui la stampa italiana tutta (fatto salvo Palombi, credo) si palesa nel suo fascismo, nel suo disprezzo per la democrazia (motivo per il quale ho sollevato la mia assistente dal compito di fare il solito giro di email per segnalare l'evento), desidero che sia ben chiaro che noi siamo il luogo del dialogo. Non credo di dovervi sottolineare il dato sufficientemente ovvio che se un economista (e un politico) come Laszlo Andor ha partecipato al progetto europeo è perché ci credeva. Anche oggi Andor crede che il progetto possa essere emendato, o, per lo meno, questo è quanto espone nella sua prolusione. Potete anche facilmente immaginare che Kelly Greenhill, come la maggior parte degli accademici statunitensi, non sia esattamente stata dalla parte di chi poi ha vinto le elezioni. Tuttavia entrambi questi colleghi hanno esposto con grande coraggio intellettuale tesi dirompenti nei luoghi e nei modi in cui sono state esposte. Dire, da commissario europeo, che l'Unione Europea si poggia sulla deflazione salariale non è un'operazione banale. Attirare l'attenzione sul fatto che la migrazione è un'arma non è cosa banale per chi proviene da uno schieramento politico dove la maggior parte della gente piagnucola sui muri (che i democratici, peraltro, non hanno abbattuto quando erano al potere).

Questo coraggio intellettuale merita rispetto. Siete stati capaci di ascoltare in silenzio dei cialtroni che non la pensavano come noi, sarete ancor più capaci di ascoltare in silenzio degli studiosi che su alcune cose non la pensano (forse) come noi.

Secondo punto: volete fare la rivoluzzzzzzione? Volete fare er partiiiiiito? Bene, allora cominciamo dalle fottute basi, e la prima è la disciplina.

Vi ho già spiegato come comportarvi con me al goofy. 

Avete mai visto quei simpatici film di guerra del tipo "Guardiamarina Tizio Caio chiede il permesso di salire a bordo?" Avete mai sentito uno dire: "Professore, io la ammiro tanto, no, non importa come mi chiamo, io non sono nessuno, io sono solo polvere, lei è un gigante, la supplico, la scongiuro, mi lasci salire a bordo?" Sinceramente, io una cosa del genere non l'ho mai sentita, e quindi non la voglio sentire. Se non lo avete capito, siamo in una fottuta guerra, e io a bordo uno: [1] senza palle e [2] non identificabile (quindi magari con una simpatica cintura di esplosivo sotto la camicia) non lo lascio salire.

(...avviso per i coglioni: ovviamente la cintura è metaforica: tuttavia se non so chi siete non vi tocco nemmeno con uno stecco...)

Avrete dei momenti, che vi verranno esplicitamente segnalati, in cui potrete avvicinarmi (nelle ovvie modalità che cortesia e disciplina richiedono e che ho appena richiamato con la mia consueta mitezza e sobrietà). Fuori da quei momenti chi potrà avvicinarmi è stato avvertito personalmente, quindi lo sa (due persone sole) e potrà comunque farlo solo filtrato dal mio staff.

E siccome questa cosa non è negoziabile né commentabile, con l'occasione chiudo i commenti del blog, che riaprirò lunedì.

Buon divertimento, e non dimenticate #lebbasi...

lunedì 31 ottobre 2016

Mentre guardo mio padre morire...

questa ė l'acqua ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Dal Brasile con riconoscenza (tutto il mondo è pae...":

Caro Professore e cari amici del blog, quest'anno, con immenso dispicere, non potrò venire a Pescara: è dal mese di agosto che io e mio fratello assistiamo i miei genitori. Mio padre è gravissimo e mia madre è caduta con frattura dell'anca. Tutto si ferma. Si continua a lavorare in attesa della pensione, a marzo, dopo 46 anni di lavoro, e si assistono i propri cari con difficoltà enormi. Unico contatto di vita vera questo blog. Non ho mai smesso di leggere. Nonostante le notizie non siano buone io solo qui mi sento viva. Altri hanno saputo analizzare meglio di me il perché, non posso che dire grazie, un enorme grazie. Mentre guardo mio padre morire, capisco che nulla è più importante della consapevolezza. Buon goofy5 a tutti.



(...ne parliamo dopo. Ho distrutto la mia famiglia, ma ho creato una bella famiglia...)

venerdì 7 ottobre 2016

Comunicazzione di servizzio

Sono molto impegnato e posso occuparmi molto poco di voi. Questa cosa mi addolora, ma avremo modo di recuperare il tempo perduto. Credo che anche voi possiate apprezzare la plateale asimmetria (a tutti i livelli) del dibattito che si è aperto a "sinistra", e che sappiate fare le vostre considerazioni.

Devo anche dire che chiudere i commenti durante la conferenza di Budapest (per la quale devo preparare il paper, che verosimilmente sottoporremo a una special issue su Acta Oeconomica) è servito un po' a svezzarmi. Alla fine la maggior parte di voi viene qui, più che a leggere, a scrivere le sue minchiate, com'è giusto che sia. Questa, intendiamoci, è una cosa molto importante per me. Grazie a voi sono venuto a conoscenza di autori che mai e poi mai avrei incontrato nel mio percorso, e che sono fondamentali. Ne volete uno? Graeber, di cui vocidallestero ha recentemente tradotto un articolo spassosissimo (e illuminante), e che, come moltissime altre cose piccole e grandi (dall'effetto Dunning-Krueger all'endogenità della moneta) è stato portato nel dibattito dalla community di questo blog, passando per lo più inosservato alla maggior parte di voi (era il 18 settembre 2012, quattro anni fa).

Su questo articolo ho svolto la mia ultima lezione di politica economica e appena lo studente mi passa il file audio ve la metto a disposizione.

Intanto, vi disturbo per una frivolezza, e per un avvertimento.

La frivolezza è questa: siamo stati nominati fra i migliori siti di economia:


Per eleganza ecc., e poi quando sarà il momento di votare vi avvertirò.

L'avvertimento è il seguente: avete ancora cinque giorni per comprare il biglietto del #goofy5 con l'early bird rate di 35 euro. Non fate caso al contatore, che indica solo 36 biglietti rimanenti (il che significa che ne sono andati già 364, che aggiunti ai circa 100 fra posti riservati a relatori, staff e inviti fanno già una discreta platea). La sala in effetti può contenere circa 800 persone, quindi il posto c'è, e verranno aggiunti altri lotti di biglietti. Non credo quindi che nessuno resterà fuori (anche se a 800 dobbiamo necessariamente chiudere), ma il punto è che se volete risparmiare dieci euro, avete ancora tempo fino al 12.

A noi sapere quanti siete il prima possibile serve soprattutto per stimare il numero di ricevitori della traduzione simultanea necessari. Sì, sapete, quei graziosi oggettini che nelle edizioni precedenti avete usato per qualsiasi scopo: schiacciare le noci, giocare a frisbee, piantare chiodi nel muro... Ecco, invece servivano a capire cosa stessero dicendo i relatori stranieri! Colpa mia che non ve l'avevo spiegato. Ne pago le conseguenze sopportando talora alcuni commenti lievemente imprecisi. Purtroppo ce ne sono, accanto a tanti così pregnanti da restarmi scolpiti in memoria a distanza di anni (come vi ho appena dimostrato), e certo la colpa non è vostra, ma mia, perché non avendovi spiegato il corretto uso del ricevitore, vi ho esposto al rischio di perdervi il meglio dei nostri convegni...

Quest'anno, mi raccomando, i ricevitori usateli bene, anche perché di italiani non ce ne sarà nessuno (fra i relatori: ci sarà però il comitato scientifico di a/simmetrie).

Il fatto è che, per chiudere in epanadiplosi, nel nostro paese il dibattito è, come dire, ancora un po' acerbo, e se vogliamo continuare ad essere un'avanguardia intellettuale sarà giocoforza rivolgere, da veri europei, lo sguardo al resto del mondo...

giovedì 29 settembre 2016

Comunicazzioni di servizzio

Prima comunicazzione
Sto partendo per Budapest dove partecipo, su invito del coordinatore, alla conferenza Economic Growth and Social Equity. Parlerò di tasso di cambio e produttività: cose che sapete, e che un giorno saranno il mainstream. Per evitare ingorgo di email, visto che da commentare c'è poco, chiudo i commenti del blog. Ve ne starete un po' in astinenza, e mancherete molto anche a me. Mi consolerò pensando che così non riceverò nemmeno le scemenze di chi grufola per blog di infimo ordine e poi viene qui a chiedermi spiegazioni. Una possibile spiegazione è nel programma della conferenza: ci sono Skidelsky, Thirlwall, Bofinger, ecc., ma non ci vedo gestori di blog di infimo ordine (escluso questo, ovviamente).

Quindi chi eventualmente fosse così scemo da non capire la differenza fra un economista e un opinionista, credo sia ora che si faccia una domanda e si dia una risposta. Se invece volevate fare pubblicità a chi non se lo merita, non ha funzionato. Io, peraltro, non credo che sia mio dovere convincere nessuno. Ormai gli "uscisti da sinistra" hanno comprato così tanto tempo, per regalarlo al grande capitale internazionale, che i danni sono stati fatti tutti: dalla Fornero, al Jobs act. L'uscita sarà tanto inevitabile quanto dolorosa, perché accompagnata da una crisi bancaria che ci costerà quello che sappiamo. Che ragioniate o meno a questo punto è irrilevante: sono sempre disposto a informare e ad assistere chi vuole fare un percorso. A chi grufola auguro di trovare delle buone ghiande: ma non cheda a me di portargliele!

Seconda comunicazzione
Gombloddone! Il sito di a/simmetrie è giù! Gli hacker, i poteri forti...

Magari, amici, magari... La verità è che il sito è in manutenzione, e che anche se molti, fra i pochi che contano, ci leggono, in realtà i pochi che contano davvero sanno che nessuno ci si fila: siamo una simpatica nicchietta di persone che non spostano voti.

Quindi tranqui: facciamo qualche piccolo intervento, e poi rimettiamo su tutto.

Nel frattempo, se volete pubblicizzare il convegno annuale feel free: potete sempre farlo tramite la nostra pagina Facebook (che non usiamo molto ma c'è). Ci trovate anche il link al modulo di iscrizione. Vi ricordo che l'albergo apre solo per noi e che quindi posto c'è. Tuttavia, nel caso siate anZiosi, qui vi fornisco anche la scheda di prenotazione (per le poche ore in cui asimmetrie.org sarà giù).

Terza comunicazzione
Nel frattempo, qualora sentiate il bisogno di rendervi utili, ricordatevi di mandare in nomination ai MIA2016 questo blog e gli altri siti che abbiamo indicato qui e che vi ricordo:

Miglior sito: Il Pedante
Miglior articolo: http://goofynomics.blogspot.it/2016/06/brexit-qualche-cifra.html

Miglior pagina FB: Feudalesimo e Libertà
Miglior tweeter: @borghi_claudio
Miglior sito satira: Feudalesimo e Libertà
Miglior sito economia: http://goofynomics.blogspot.it/
Miglior sito politico / di opinione: http://vocidallestero.it/
Peggior cattivo online: Alberto Bagnai



Il modulo per farlo è sempre al solito posto e avete tempo fino al 30 (che sarebbe domani).

Ci risentiamo lunedì...



Post scriptum delle 19 da Pest (prima di andare a cena con un gestore del fiorinuccio... speriamo che porti con sé la carriola):
a/simmetrie qui in Ungheria mi risulta di nuovo attivo. E mi risulta pure che 298 biglietti siano già partiti. Nota: l'offerta a 35 euro vale fino al 12 ottobre (per altri 14 giorni). Poi la tariffa early bird scade. Non vi ho detto tuttissimi gli ospiti, ma non per cattiveria: solo perché non ho avuto tempo. In effetti, come ogni anno il #goofy è un work in progress, ma quest'anno abbiamo fatto tutto piuttosto per tempo. L'unica decisione last minute (perché prima non lo conoscevo, ed è stato abbastanza un colpo di fulmine per motivi che poi vi spiegherò quando avrò tempo) è stata quella di invitare anche Maximilian Forte. Forse leggendo questo suo articolo potrete capire cosa me lo ha fatto sentire  vicino, tenendo presente comunque il fatto, che a voi devo spiegare ma a lui no (perché è un antropologo), che le stesse parole dette in due contesti sociali e antropologici diversi sono parole diverse. Tuttavia il suo sbigottimento, il suo sconforto, il suo dolore nel constatare come argomenti intrinsecamente appartenenti alla cultura progressista vengano lasciati alla destra li sento molto vicini allo sbigottimento, allo sconforto, al dolore che mi hanno portato ad aprire questo blog, intervenendo sul Manifesto. Peraltro, questo articolo di Forte, insieme a questo spettacolare articolo di Graeber (che per qualche motivo mi è venuto in mente durante la discussione coi dottorandi a Perugia due giorni fa) sono due prove evidenti della sciattezza di pensiero e della pochezza umana di un'altra professione. Non vi dico quale, tanto lo sapete... e per me è tardi per cambiare lavoro!

Su Forte e su Graeber (entrambi segnalatimi da uno di voi, il primo su Twitter e il secondo qui) ci sarebbe tanto da commentare. Ma, purtroppissimo, mi sono accorto che senza le notifiche dei vostri commenti si campa tanto ma tanto bene. E così, visto che sono all'estero e che il telefonino costa, statevene in astinenza, che vi farà bene. Riavvicinati alla durezza del tacere...

lunedì 12 settembre 2016

#goofy5


La verità.

Scritta su un documento ufficiale della Commissione Europea, il rapporto Employment and Social Development in Europe 2013.

Correva l'anno 2014, e, come potete facilmente immaginare, non ho proprio idea di come il team di economisti coordinati da László Andor fosse giunto a simili conclusioni. Vi prego solo di apprezzare la differenza fra un post-Keynesiano e un neokeynesiano. Quello che il post-Keynesiano Andor affermava, anche se a noi può sembrare banale (e a molti di voi solo con il senno di poi, e solo perché mi avete incontrato), non era una cosa così ovvia da dire nel 2014, in piena campagna elettorale per le europee, rivestendo la posizione che Andor rivestiva (Commissario per l'Occupazione, gli Affari Sociali e l'Integrazione), e partendo dalle premesse ideologiche dalle quali Andor partiva: quelle della sostanziale giustezza del progetto politico cui egli ha convintamente partecipato. Nulla a che vedere con la tardiva resipiscenza del neokeynesiano Joe, che fra l'altro, come previsto, non mi pare stia dando un enorme impulso al dibattito: dal letame può nascere un fiore, ma dalle banalità può nascere solo altra banalità.

Dire l'ovvio in ritardo, sotto l'ombrello di un prestigioso riconoscimento ottenuto per altri meriti intellettuali (see below), senza rivestire alcuna carica politica (esplicita), non è un particolare segno di coraggio intellettuale, a mio avviso. Se posso capire le reticenze dei politici, non posso capire quelle dei miei colleghi, il cui compito avrebbe dovuto essere quello di dire chiaro e forte, il più tempestivamente possibile, che questa cosa non poteva funzionare. L'ingegnere che aspetta il crollo per dire che i piloni sono di argilla va a processo.

Di ben altra caratura l'integrità e il coraggio intellettuale di Andor, che pur essendo "unionista" (ora come allora), non rifuggiva dal mettere in luce con estrema precisione le criticità del progetto in cui credeva e crede, nel quale era coinvolto, e che tuttora difende.

Forse questo enorme spread intellettuale dipende dal fatto che l'Europa non ha una sola grande isola, l'Inghilterra. Ne ha due, e la seconda, come sa chi ci abita o ha avuto comunque la fortuna di soggiornarci, è l'Ungheria. Un'isola, certo, non in senso geografico, ma culturale: da qui una certa indipendenza di giudizio dei suoi abitanti, che per questo vengono diffamati a man salva dai nostri media conformisti, come abbiamo avuto modo di deplorare in altre occasioni. Forse dipende dalla differenza fra post- e neokeynesiani, laddove i secondi sono, di fatto, economisti ortodossi la cui raison d'être è intrinsecamente disonesta, perché consiste nel giustificare, adottando i metodi del mainstream, la tesi del mainstream secondo cui la Teoria generale di Keynes sarebbe in realtà un caso particolare del modello "vero" del mondo, il modello di equilibrio economico generale: quel caso particolare in cui i prezzi sono rigidi (per una somma di motivi) e quindi purtroppissimo il sistema dei prezzi non può condurci verso un'allocazione delle risorse efficiente e di piena occupazione.

Il mattoncino messo dal partigiano Joe a questo muro di menzogne è quello per il quale è stato debitamente ricompensato (a pari merito):

cioè l'idea che purtroppissimissimo, signora mia, il problema della disoccupazione è che i salari non possono raggiungere il loro livello (basso) di equilibrio, quello al quale tutti sarebbero occupati, e non possono farlo perché ad alcuni imprenditori conviene pagare un po' di più i dipendenti fannulloni per incentivarli a lavorare bene, anziché sostenere costi di monitoraggio per individuarli (sarebbe l'ipotesi del cosiddetto salario di efficienza). "Asymmetric information", nel caso in specie, significa questo: che il dipendente sa se ha intenzione di lavorare sul serio, mentre il datore di lavoro (il master, per dirla con Smith) non conosce le intenzioni del proprio dipendente. Apprezzerete la finezza con la quale si dà per implicito che il dipendente sia un lazzarone: molto gianniniana, non trovate? Con queste premesse, la scelta individualmente razionale di usare un "extra-salario" (extra rispetto al livello di equilibrio economico generale walrasiano) per incentivare i propri lavoratori fa sì che a livello macroeconomico il salario sia troppo alto, il che, per Giannino come per Stiglitz, è la radice del problema. Insomma: per questi due intellettuali, il problema della disoccupazione sarebbe immediatamente risolto se gli uomini potessero leggere nel pensiero.

Peccato che in tal caso avremmo ben altri problemi (a partire da un'ondata di omicidi passionali...).

Ma questo, lo capite, non ha nulla a che vedere con Keynes.

Il ragionamento keynesiano è un altro, ed è quello che Andor ha avuto il coraggio di applicare (e, fra gli altri, Flassbeck vi ha illustrato con chiarezza ammirevole al precedente #goofy): il mercato del lavoro non è come quello delle patate, perché sul mercato del lavoro il prezzo, cioè il salario, è una componente della domanda aggregata, cioè della capacità di spesa complessiva dell'economia, e quindi è illusorio pensare, come Stiglitz o Giannino, che il problema della disoccupazione si risolva facendo scendere il salario (scivolando verso il basso lungo la curva di domanda, per gli alfabetizzati), perché questo scivolone ridurrà inevitablmente il fatturato delle imprese (dato che i dipendenti/clienti non avranno di che spendere), e quindi porterà a maggiore, non minore disoccupazione.

Questo significano le paroline: "the negative demand effects of wage containment precede the positive effects of improved exports performance", che poi sono anche le paroline che ci spiegano perché, pur avendo come paese un sostanzioso surplus di bilancia dei pagamenti, come individui non arriviamo alla fine del mese...

Il coraggio e l'onestà intellettuale di Andor si vedono anche nel fatto che lui, a differenza di altri, ha accolto il mio invito ad aprire i lavori della quinta edizione della conferenza internazionale Euro, mercati, democrazia, che si svolgerà a Montesilvano il 12 e 13 novembre prossimi, pur sapendo perfettamente che la mia opinione sul significato complessivo del progetto unionista diverge totalmente dalla sua. Non vi annoio su come un commissario europeo abbia contezza delle farneticazioni di un oscuro economista di provincia.

Vorrei ora tornare sulle parole dell'amico Claudio Borghi, quelle con le quali aprì, in modo dialetticamente molto efficace, il suo intervento all'ultimo nostro convegno annuale: parole che reputai e reputo appropriate, condizionatamente alla veste in cui Claudio interveniva nel dibattito, che era quella di uomo politico (anche lui, come me, ha una doppia o tripla vita...). Una cosa del tipo "siamo qui a celebrare il nostro fallimento". Ora, io posso anche essere d'accordo sul punto politico, che va però riferito a quali obiettivi uno si sia posto (more on this later). Fatto sta che come comunità e come associazione culturale, posto che sia importante dare un segno di apertura al dialogo (e entro certi limiti lo è), capite bene che poterlo fare con un personaggio della statura di Andor rappresenta comunque un momento di forte crescita, soprattutto se riandiamo col pensiero a certe deludenti esperienze del passato.

Spero quindi che questa notizia vi inorgoglisca, come deve.

Prima di annunciarvi il resto, torno su due punti politici: gli obiettivi, e il dialogo, per chiarire quali sono, a mio avviso, due cose inutili (e quindi dannose).

Circa gli obiettivi, credo che i fatti abbiano dimostrato a sufficienza quanto da sempre ho cercato di portare alla vostra attenzione. L'obiettivo "no euro" è un non obiettivo politico, non solo perché ogni messaggio negativo è intrinsecamente perdente, ma anche per il motivo implicitamente delineato da Claudio, e esplicitamente delineato da me in mille altre occasioni. Un movimento "trasversale" costruito con lo scopo di abbattere l'euro cesserebbe di esistere il giorno dopo l'inevitabile caduta dell'euro. Porsi questo obiettivo condanna alla morte politica (il che, ovviamente, è un problema non per me, ma per chi vuole avere una vita politica), esattamente come non porsi questo problema condanna Renzi a un prepensionamento molto anticipato ai giardinetti di Rignano. Il fatto è che l'obiettivo della mia divulgazione, e quello della mia attività di ricerca, e quello per il quale ho costituito e vi ho chiesto di sostenere a/simmetrie, è lievemente più ampio, e meno sterile. Non si tratta di abbattere un nemico di paglia come l'euro, che l'amico amerikano ha già deciso di togliersi di torno. Si tratta di riflettere su come mediare fra gli interessi delle tante forze sane del paese (dove per "sano" intendo "non completamente asservito al capitalismo estero"), su come proporre soluzioni costruttive per smussare le tante asimmetrie economiche, che non sono solo quelle sulle quali il partigiano Joe ha costruito il suo impero intellettuale, sul quale non tramontano mai le sòle. Si tratta di ripensare profondamente il rapporto fra Stato e Mercato, ma anche quello fra Democrazia e informazione. Si tratta di temi che possono forse sembrare astratti a chi non ci ha seguito nel corso degli anni, ma che voi, la mia comunità (lo dico con orgoglio), riuscite a seguire nelle loro articolazioni concrete.

Sì, anche questa è un'idea profondamente keynesiana: l'idea che "practical men, who believe themselves to be quite exempt from any intellectual influence, are usually the slaves of some defunct economist".

E vorrei qui spendere una parola anche sul dialogo. Continuo a ritenere sostanzialmente inutile il dialogo fra tolemaici e copernicani nell'A.D. 2016 (come già lo ritenevo quando iniziai la mia battaglia, nell'A.D. 2010). A questo principio sono evidentemente ammesse delle eccezioni, che non sono di natura intellettuale (discutere sul fatto se la Terra sia piatta ascoltando tutte le opinioni per poi decidere con la propria testa è, come sappiamo, roba da insetti: forme di vita che personalmente ammiro, ma alle quali non affiderei il mio futuro politico), ma di natura etica e politica. Detta in termini molto crudi: dialogare con un disonesto che non conta nulla anche no. Farlo con una persona onesta che comunque ha rivestito ruoli di responsabilità, perché no?

Il programma del convegno vi riserva altre sorprese, spero piacevoli. Avremo con noi Kelly Greenhill, l'autrice di Armi di migrazione di massa, o meglio di Weapons of mass migration (visto che, con mio grande stupore, non sono riuscito a trovare tempestivamente un editore italiano per un libro che è già uscito in edizione tedesca e che si venderebbe come il pane, perché lo merita: ma io ora devo risolvere i problemi miei, che sono tanti, e ai problemi degli altri ci pensino un po' loro...). Kelly, che tengo costantemente aggiornata (grazie a voi) sugli sviluppi del simpatico gioco di ruolo fra Recep e Angela, ci parlerà del suo ultimo lavoro.


Il tema principale del convegno, comunque, è quello di come si possa far parte dell'Unione Europea gestendo una propria valuta nazionale. Caratteristica questa che accomuna tante esperienze di successo, a partire da quella della Repubblica Ceca, tutte rappresentate al convegno. Naturalmente la porta è aperta al prof. Reichlin, laddove voglia porre a qualche funzionario di banca centrale le domande francamente sconcertanti che gli ho visto articolare qualche tempo fa su un giornale che non nomino (fondate sull'idea veramente bislacca e drammaticamente sbriciolata dall'evidenza empirica secondo cui "se vuoi avere il diritto di esportare negli altri paesi europei devi anche accettare di entrare in un qualche accordo di cambio, anche se meno rigido di quello attuale"). Magari Mojmir Hampl (un liberista che non si nasconde dietro un dito) potrà spiegargli come fa un paese libero a gestirsi in coerenza col principio di autodeterminazione dei popoli, quel principio che qui da noi gli ex-comunisti e la loro progenie non condividono più nemmeno a chiacchiere...

Non è però questo solo un convegno di apertura, di dialogo.

È anche un convegno di chiusura, di protesta, e voglio rendere esplicita e condividere questa scelta che credo trasparirà dal programma. Abbiamo scelto di non invitare né politici né giornalisti italiani. Al netto del fatto che le generalizzazioni (cui loro ci hanno abituato) espongono al rischio di razzismo (che loro hanno praticato nei nostri confronti), credo di interpretare un sentimento diffuso se dico che i politici e i giornalisti italiani, come professione (o corporazione, o casta) ci hanno profondamente deluso (con le debite eccezioni). La loro subalternità assoluta e totale, la loro radicale incapacità di difendere i nostri interessi ce li rende, più che sgraditi, superflui. D'altra parte, la nostra dimensione è quella internazionale, non quella provinciale dei vari "oni", "ini" e "ino" (ma anche "ina"). E di questo, dopo cinque anni di tentativi, bisognerà pure rassegnarsi a prendere atto. Certo, questo comporta un costo aggiuntivo: il convegno si svolgerà quasi tutto nella lingua del padrone. Ma, come sempre, forniremo traduzione simultanea, e fra voi sarete liberi di parlare in italiano...

Bene.

Ora sta a voi dimostrare se gradite l'iniziativa, e se la sostenete. Siamo sempre di più, nonostante qualche dolorosa perdita, come quella di Felice, che chi ha conosciuto non può dimenticare, e il posto però è sempre quello: non me la sono sentita, in un periodo di deflazione, di imporvi un aumento dei costi.

La pricing policy è piuttosto chiara, quindi, come dire: datevi da fare...

(...nota:contrariamente al solito, questo post contiene una menzogna...)