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mercoledì 13 settembre 2017

Fiat vs VW: conosci la terra dove fiorisce il dumping?

(... la musica è di Robbertino:



il testo invece di Andrea. Segue breve commento, e suppongo che seguirà lunga discussione. Per inciso, vi faccio sommessamente notare che se non lo avete fatto dovete votare questo sito come miglior sito politico/d'opinione ai MIA17 seguendo le istruzioni riportate in questa pagina. Se non capite perché dovete farlo, forse lo capirete leggendo questo post. In alternativa, vi consegnerò alla prima legge della termodidattica, che poi altro non è che l'anticamera del caSSonetto della SStoria...)


Andrea ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Il paradosso di Corvo": 

Con l'aiuto di google e dell'archivio storico di repubblica ho trovato questo

- 1983/1984
Fiat 12,7%(1983) 13,8%(1984) 
Ford 12,6%(1983) 12,8%(1984) 
VW 12,8%(1983) 12,2%(1984) 

"Nei primi sei mesi del 1984 la Fiat si è confermata la prima casa automobilistica in Europa per le vendite. Secondo dati non definitivi, infatti, la Fiat ha raggiunto una quota di mercato europeo (esclusa la Spagna) del 13,8 per cento, rispetto al 12,7 per cento dello stesso periodo dello scorso anno."

"In gennaio sono state vendute in Italia 174.820 autovetture contro le 161.721 del gennaio 1985. Le case italiane si sono assicurate il 60,6 per cento del mercato contro il 39,4 delle marche estere". 

- 1986:
12,6% (senza quota Alfa)
"In questo quadro Fiat ha incrementato la sua quota in Europa dal 12,3 al 12,6 per cento con il contributo di quasi tutti i mercati. Questi dati, riferiti come è ovvio al 1986, risulteranno profondamente modificati alla fine dell' esercizio in corso poiché nei conti delle vendite Fiat entreranno anche quelle dell' Alfa assicurando così al gruppo torinese la leadership europea."

- 1988:
Fiat 14,9% 
VW 14,6% 

"Continua il boom delle vendite di auto in Europa e la Fiat conferma il suo primato continentale.
Il primo posto nella graduatoria delle marche con più clienti è sempre del gruppo Fiat che ha una quota del 14,9 per cento del mercato e ha consegnato 113.685 vetture in più (con una crescita del 7,49 per cento). Al secondo posto il gruppo Volkswagen che ha una quota del 14,6 del mercato con 44.380 consegne in più (aumento del 2,86 per cento)."


- 1989: 
Fiat 16,2%
VW 13,5%
"Questo andamento contribuisce a definire le posizioni continentali che vedono ancora in testa la Fiat con un 16,2 per cento, seguita dalla Peugeot col 14, dalla Volkswagen con un 13,5".


- 1991: 14%
"il gruppo di Corso Marconi ha visto la propria quota di mercato erodersi nei primi due mesi dell'anno dal 54,6% al 47,4%. Il gruppo Fiat ha subito un calo del 12,3% nei primi due mesi del 1991, vedendo così ridotta la propria quota di mercato dal 15,5 al 14%."

- 1992: 12,5%
"Esattamente alla vigilia del salone dell' auto di due anni fa le marche nazionali, già allora ampiamente monopolizzate dalla Fiat, controllavano una fetta del mercato italiano del 57,19%, lasciando alla concorrenza estera l' altro 42,81; il solo marchio Fiat era oltre la soglia del 40% e la Lancia totalizzava un bel 10% tondo collocandosi al secondo posto su scala nazionale. Oggi la situazione appare quasi rovesciata: gli stranieri sono a quota 55,70 mentre il blocco di Torino è a 44,30. Insomma nove punti in meno che pesano sulla Fiat e sui suoi satelliti. In campo europeo sempre a quell' epoca la Fiat contendeva il primato alla potente Volkswagen arrivando in qualche caso a superarla. Oggi tra la casa di Volfsburg e quella di Torino ci sono quattro punti a vantaggio dei tedeschi."


- 1993: 12,2%
"Se l' hanno scorso Torino aveva il 12,5 per cento del mercato europeo, nel 1993 essa ha appena il 12,2 per cento.
(interessante analisi sulla svalutazione della lira che non ha aiutato le vendite Fiat)."
- Fiat (1994) 10,8% / (1995) 13%
- VW 16% / 14,5%
"La parola d' ordine è vendere più automobili all' estero, in attesa che anche in Italia si possa fare altrettanto. I risultati degli ultimi mesi dicono che ce la può fare. La situazione della lira soffia a suo favore, ma non è soltanto questo. Con i risultati di giugno sono andati oltre. In Italia il gruppo ha superato l' 8 per cento contro una media del 7,09 di aumento delle vendite; in Europa a fronte di un aumento medio del 13, il gruppo ha più che triplicato. Appena un anno fa un risultato del genere sarebbe stato a dir poco inimmaginabile."

"Nel primo mese del ' 95 sono state consegnate infatti 64 mila Punto, più delle immediate concorrenti Volkswagen Golf e Ford Fiesta. Non accadeva da otto anni, esattamente dal marzo del 1987.
Nella graduatoria redatta dall' Associazione dei costruttori europei, la Fiat figura con una quota di mercato che a gennaio è stata del 13 per cento contro il 10,8 dello scorso anno. La Volkswagen, che pure conserva il primo posto, perde però quasi due punti rispetto al 16 per cento del gennaio ' 94."

"La svalutazione della lira deve avere avuto la sua parte, ma Corso Marconi preferisce pensare che la sua sia un' inversione di marcia, per la quale le vicende monetarie sono state una delle componenti, non la sola. Gli incrementi di fatturato del gruppo, dell' auto in particolare, sono stati tali - nei primi due mesi di quest' anno - da far pensare a un consolidamento della ripresa, che già s' era annunciata nel ' 94."


- 1996
"Tra alti e bassi generali, c' è comunque da segnalare il buon andamento delle marche Fiat, Alfa Romeo e Lancia, sia in Italia (+5,4%) che sui mercati europei, dove la crescita è stata del 32,9%."

- 1996 l'italia rientra nello sme ed inizia di fatto l'euro

Caro ing. Corvo, dove veda la rinascita della nostra industria dell'auto senza il bisogno della lira lo sa solo Lei.

PS.: interessante analisi del mercato auto Italia nel 1992 e relative trasformazioni industriali, con
profezia tedesca, e naturalmente Cofferati for president:
"A chi mi fa queste domande rispondo con un' altra domanda: si è valutato cosa significherebbe non entrare in Europa? Non arrivare a Maastricht può convenire alla Fiat ma sarebbe un danno gravissimo per gli impiegati e gli operai della Fiat". "Sulle pensioni prima bisogna dispiegare per intero la Riforma che ha come obiettivo quello di riportare ad un unico regime i 52 trattamenti previdenziali diversi che esistevano in Italia. E lì ci sono dei privilegi duri a morire".
 


Postato da Andrea in Goofynomics alle 13 settembre 2017 01:23



Oh!

Ma che bella cosa i dati!

Quante cose ci dicono!

Intanto, ci dicono che... c'erano! Non è una banalità: significa che chi non li fornisce o li fornisce in modo parziale, oggettivamente fornisce una visione artefatta e tendenziosa del problema che qui interessa (la relazione fra tasso di cambio e competitività di un paese).

Torniamo ai dati. Forse può essere utile rappresentarli, per avere un'idea delle loro dinamiche.


Ho rappresentato in azzurro la quota della Fiat sul mercato europeo, in arancione quella della VW, e con una spezzata grigia il rapporto fra i tassi di cambio reali di Italia e Germania, una misura di competitività relativa la cui logica è stata spiegata qui parlando della fine che Macron avrebbe fatto, prima che ne parlassero tutti: in sintesi, quando la spezzata sale l'Italia perde competitività rispetto alla Germania (cioè il suo cambio reale rispetto alla Germania si apprezza) e quando scende l'Italia guadagna competitività (il suo cambio reale si deprezza).

Emergono un paio di cosette.

Valutando il tasso di cambio come correttamente si dovrebbe fare, cioè in termini reali, per tutti gli anni '80 non si vede una "liretta" in caduta libera. Anzi: l'Italia, parafrasando uno dei tanti "espertoni" che ultimamente hanno dispensato hate speech nei riguardi del nostro martoriato paese, ha una tendenza piuttosto "rivalutazionista". Ciononostante fino al 1989 la quota di mercato della Fiat è su una tendenza crescente molto più marcata di quella della VW (ricordate che dal dato 1986, che sembra marcare un temporaneo arretramento, è scorporata la quota delle Alfa Romeo). Quindi non sembra che l'Italia abbia agito come sleale manipolatrice della propria valuta: sembra invece che il sistema monetario europeo, tramite i suoi riallineamenti, mantenesse un minimo di coerenza fra la quotazione nominale e i fondamentali, assicurando una sostanziale stabilità dei cambi reali (cioè del rapporto fra i prezzi dei beni dei diversi paesi espressi in una comune valuta).

Verso la fine degli anni '80 e fino al 1992 la situazione cambia: SME "credibile" e banda di oscillazione stretta determinano un rapido apprezzamento della lira in termini reali, e i risultati sulle quote di mercato si vedono. La Germania aveva trovato il modo di non rivalutare.

Poi ci fu il 1992, l'episodio della nostra storia recente più clamorosamente travisato dai media di regime, come abbiamo rilevato qui. L'aggiustamento del cambio reale è rapido. La risposta delle quote di mercato non altrettanto, ma un paio di anni dopo, fra 1994 e 1995, si vede chiaramente l'inversione di tendenza, quella che portò la Germania a entrare nell'euro come "malato d'Europa".

Pochi giorni fa, andando ad Halle per assistere a un simpatico seminario sul mistero dell'inflazione scomparsa (di cui vi parlerò a breve), osservavo il paesaggio, quel paesaggio sassone che Bach aveva percorso prima di me a piedi (e forse gli era andata meglio che a me, considerando la qualità dei treni tedeschi...). Una sterminata pianura frustata dal vento, con lievi ondulazioni. Non è esattamente come andare da Norcia a Castelluccio, diciamo... Parchi su parchi di pale eoliche si avvicendavano, e io non potevo non pensare che certo, per la Germania, dopo averci inquinato con il suo carbone, era piuttosto facile installare pale ovunque: certo non correvano il rischio, i cari sàssoni, di rovinare un paesaggio fondamentalmente inesistente. Dopo anni di dumping ambientale (usare una risorsa a basso costo rovinando l'ambiente proprio ma soprattutto altrui), anni di dumping paesaggistico (convertirsi alle rinnovabili con costo sostanzialmente nullo in termini di impatto paesaggistico, cosa che in molti paesi concorrenti non sarebbe possibile).

Io ho amici anche lì. Tuttavia, sono un po' restio a divinizzarli. L'evidenza dimostra che la Germania vince se e solo se trucca le carte. Il resto sono chiacchiere dei loro volenterosi ascari, che temo presto cambieranno musica...

30 commenti:

  1. Io insistisco con; "Famo er sindacato!".

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  2. Anche qui una bella quantità di dati e di informazioni.

    E' interessante notare come le marche tedesche più vendute in Italia fossero Ford e Opel (General Motors), anche dopo l'apparizione sul mercato della VW Golf nel 1974/75.

    Inoltre, riguardo agli anni '70 ed all'Alfa Romeo in particolare, ci sono dati di produttività e valutazioni interessanti in "Storia dell'IRI" di Russolillo.

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  3. Proprio oggi, tornando ad Halle dopo le vacanze estive nella mia bella e depressa Ferrara, guardavo le innumerevoli pale eoliche disposte nella campagna sassone-anhaltina. Grazie a sferzare di vento gelido che facevano traballare la mia povera fiesta e rimpiangere il mite settembre appena lasciato, decine di megawattora megawattora venivano immessi nel circuito di distribuzione della corrente nella Germania dell'Est

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  4. Aggiungo questo che ha a che fare anche con la brexit e la svalutazione della sterlina: passato 1 anno e la bilancia commerciale uk non è cambiata di molto (o almeno di quanto uno si sarebbe atteso)
    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1995/05/15/auto-in-italia-costano-meno-che-in.html
    Per questo tedeschi, francesi e belgi varcano in continuazione le Alpi per acquistare una vettura nuova. Il fenomeno ormai ha assunto dimensioni inimmaginabili fino a qualche anno fa, quando era proprio la Germania ad avere i prezzi delle auto (soprattutto tedesche) più bassi d' Europa, e oggi si calcola che il flusso di macchine acquistate in Italia ma poi finite all' estero sia di circa 200 mila vetture.
    Questo fenomeno (che sta facendo letteralmente fallire non pochi concessionari al sud della Francia o della Germania) trova spiegazione proprio nella situazione monetaria: in pratica in 30 mesi i prezzi delle auto estere in Italia sarebbero dovuti aumentare almeno del 50 per cento per recuperare la svalutazione della lira. Questo però non è avvenuto perché anche un minimo aumento di prezzo (per qualsiasi marca automobilistica) avrebbe comportato una sicura perdita di quota di mercato dal momento che proprio in Italia si è avuta nell' ultimo periodo una fortissima contrazione delle vendite.

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  5. Quindi l'Euro è un'offensiva tedesca in risposta alla massiccia invasione europea di Duna negli anni 80/90. Beh...

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    1. Che argomentone! Mettigli davanti un abstract e mandalo a AER: magari diventi ordinario prima di me.

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    2. https://it.wikipedia.org/wiki/Fiat_Duna
      forse dovresti rivedere le tue posizioni anche sulla Duna, che il suo sporco lavoro l'ha fatto, soprattutto in Sud America.
      E se poi proprio la vuoi vedere dal solo punto di vista estetico... beh, anche quello si potrebbe considerare un primato come l'auto più brutta che si sia mai vista sulla faccia della terra.

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    3. Credo che uno studio statistico sull'occorrenza della parola "Duna" nelle discussioni sull'industria automobilistica italiana darebbe risultati interessanti: bulgari!
      In Italia siamo tutti CT della nazionale di calcio quando gioca la nazionale, ma anche tutti economisti quando si parla di Euro, tutti climatologi quando piove a Livorno (fantastica la Francescato che ho ascoltato ieri in quell'evento dove c'era anche Cesaratto), e tutti ingegneri meccanici quando corre la Formula 1 o si parla di Fiat.
      Per questo motivo lo hashtag da lei coniato (#maleichenesa) è sempre appropriato in moltissime discussioni.
      Nel caso del mercato automobilistico è appena il caso di rimarcare, semmai ce ne fosse bisogno, l'esistenza di un frame informativo ormai scolpito nell'inconscio collettivo italico.
      "Duna"="castacriccacorruzzzione"
      La lettura complusiva di "quattroruote" (Il Sole 24h / La repubblica dell'automobilista) ha fatto talmente tanti danni che ancora oggi sento gente che dice "Ehhh ma le plastiche VW/BMW/Mercedes...".
      A me che sono del campo questa cosa fa sempre sorridere: la componentistica è fatta nelle stesse fabbriche per tutti partendo dalle stesse materie prime.

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    4. Chi come me legge 4route dagli anni ottanta, ha facilmente unito i puntini che il Prof ci ha indicato. La quota di mercato Fiat era in gran parte dovuta al mercato interno, perche' siamo bravi, perche' non siamo esterofili (ah gia', adesso siamo xenofobi!) e perche' la Golf (che abbiamo regalato noi ad una VW agonizzante) puo' essere stracool, ma se costa troppo - per via del marcone - rimane nelle concessionarie. Per carita', si son fatti errori marchiani (Stilo, €2.10 billion di perdite), ma con la Smart le perdite sono state ben superiori, €3.35 billion! Fonte: parecchi giornali del settore, ma anche l'Economist, che citano ricerca di Sanford C. Bernstein & Co. Senza trucchi e senza inganni, l'Italia e' l'Automobile, and lots more.

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    5. Caro Giorgio, la storia dell'auto ricorda i grandi successi teutonici dopo la pensione del Maggiolino, l'auto del popolo hitleriana (disegnata dallo stesso buontempone che per il mite Adolf produceva veicoli modesti e amichevoli, come il Tigre).

      Come non parlare della mitica gamma delle 1500 e delle 411? Le linee superbe della K70?

      Nel mentre noi poveri straccioni mediterranei producevamo Duetti, 500, 127, Giulia e Giuliette, Lancia varie ed eventuali: pensa tu che ritardo!

      Doveva venire Herr Giugiaren a Wolfsburg per portare un po' di italico disagio e disegnare una vettura, la Golf, che ha in sostanza salvato dal fallimento la VW (che al tempo smontava Fiat 124 senza riuscire a capire come riuscissero a Mirafiori a concepire soluzioni semplici, innovative e funzionanti).

      A differenza della Volskwagen, quindi, quell'atavico difetto crucco di non capire gli italiani non è stato ancora sanato. La SSSStoria non è un complesso di cinghie, pistoni e alberi a camme da ingegngneri...

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    6. Ho assistito e partecipato per anni a discussioni sulla bassa qualità delle Fiat, un luogo comune spesso associato alla presunta qualità superiore di mercedes o volkswagen. Anche questo è parte dell'autorazzismo di cui l'italiano medio è capace.

      Tutti quelli che sosteenevano (c'è chi lo fa tuttora) questa cosa sembravano ignorare una serie di fattori e soprattutto confrontavano auto di segmenti diversi.
      Come si può confrontare un'utilitaria con una lussuosa berlina?
      Come si può ignorare che il parcheggio in strada rispetto al parcheggio in garage, comporta un usura della carrozzeria maggiore?
      Come si può ignorare il costo di riparazione e il maggior costo dei ricambi?
      Come si può ignorare la statistica dei guasti che molti giornali specialistici pubblicavano mostrando in maniera evidente che Fiat era affidabile più di quasi tutti i marchi concorrenti?

      Questo perchè nell'immaginario collettivo, chi non poteva permettersi di comprare una vw o una mercedes ne poteva solo sentire decantare le lodi, magari da un ricco proprietario che di certo non poteva speigar loro che anche le mercedes si guastano e ti lasciano sul ciglio della strada, anzi in virtù della sua posizione non poteva che vantarsi.
      A tal propostio ricordo che circa vent'anni fa, viaggiavo più spesso e sulle piazzole di sosta era immancabile una bmw ferma, cosa che mi è rimasta impressa, perchè non capivo come si potessero spendere oltre cinquantamilioni per un'auto e ritrovarsi fermi in autostrada.

      All'epoca c'era il mito della qualità, quella che avvertivi quando chiudendo lo sportello, sentivi quel rumore un pò cupo e pieno e non una leggera lamiera. Sempre perchè se avevi una panda o una punto, ti aspettavi le finiture di una macchina che costava il triplo...
      E poi quando finalmente trovi un guidatore onesto che ha comprato una mercedes e ti dice di essere rimasto deluso per tutti i difetti che ha dovuto affrontare, capisci che in questi confronti c'era e c'è ancora quell'ombra di pregiudizi che scavalcano la verità.
      Facendo finta che i difetti altrui non esistano, non vedendo i fallimenti altrui e concentrandosi sugli insuccessi di casa nostra non si fa un'operazione leale ed equilibrata. Si alimenta una realtà distorta, che nuoce alla nostra nazione.


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    7. La Duna veniva prodotta solo in Sudamerica. Poi importata in Europa.
      Era un auto Sudamericana

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    8. Con la ministra che abbiamo non mi stupirebbe

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  6. Cito dal post "Cofferati for president:
    "A chi mi fa queste domande rispondo con un' altra domanda: si è valutato cosa significherebbe non entrare in Europa? Non arrivare a Maastricht può convenire alla Fiat ma sarebbe un danno gravissimo per gli impiegati e gli operai della Fiat". "Sulle pensioni prima bisogna dispiegare per intero la Riforma che ha come obiettivo quello di riportare ad un unico regime i 52 trattamenti previdenziali diversi che esistevano in Italia. E lì ci sono dei privilegi duri a morire".Che ,putroppo,i più zelanti imbonitori presso le non elite(il termine lavoratori è così "desueto"e "vetero" anche se su si me che ho 61 anni fa un effetto tanto attuale visto che alla pensione c' arriverò tra 6 anni e mezzo)sono i politici e i sindacalisti dei partiti socialdemocratici o socialdemocratizzati,era una cosa risaputa dal tempo nel quale mio padre era nella pancia di mia nonna . Trotsky lo prevedeva infatti nel 1929 che i più zelanti agenti degli Usa ,individuati come la potenza egemone a livello mondiale(il progetto dell 'unione europea è un progetto fatto partire dal babbo della Cia l'Oss) ,sarebbero stati proprio i partiti della sinistra tradizionale .Ecco dal discorso del 28 luglio del 1924 :"La socialdemocrazia, che era l’agenzia della borghesia, nella sua degenerazione politica, doveva fatalmente diventare l’agenzia della borghesia più forte, della più potente, della borghesia di tutte le borghesie, cioè della borghesia americana. Poiché il capitale americano assume il compito di unificare, di pacificare l’Europa, di insegnarle a risolvere i problemi dei risarcimenti e altri ancora, e poiché tiene i cordoni della borsa, la dipendenza della socialdemocrazia nei confronti della borghesia tedesca in Germania, della borghesia francese in Francia, diventa sempre di più una dipendenza nei confronti del padrone di queste borghesie. Il capitale americano è attualmente il padrone dell’Europa"https://www.marxists.org/italiano/trotsky/1924/evoluzione

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  7. In fondo quanto mi è succedesso personalmente ,pensione lontana ,otto anni di contratti a tempo determinato prima e ,con il job act ,contratto "indeterminato"in cambio di un "demansionamento",serve a mantenere basso il livello dei prezzi e il mio comportamento da consumatore,che deve fare ciò che può e non ciò che vuole (come i Meli raccontati da Tucidide) cerca esclusivamente i prodotti in offerta in grande distribuzione,è simile ai tanti che sono nella mia stessa condizione.Ma come ricordava Cesare Pozzi,non possiamo andare oltre con le esportazioni al 30% del pil ,e farlo sterminando la domanda interna come si è fatto in questi ultimi dieci anni con sempre maggiore intensità è suicida per tutta la nostra comunità nazionale

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  8. A volte è meglio adoperare con furbizia la propria intelligenza ma per far questo ci vuole astuzia.
    Noi che si parla la lingua in cui scrivo, stiamo da tempo
    impiegando la nostra intelligenza per apparire furbescamente astuti.
    E quelli dell'Auto del Popolo, ovviamente, ne stanno approfittando.

    Marco Sclarandis

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  9. Leggendo il fondamentale libro di Vladimiro Giacchè Anschluss (annessione) si capisce __limpidamente__ come se per le piccole truffe i campioni possono essere gli Italiani, per le Mega truffe i Tedeschi sono imbattibili!
    A loro piace vincere facile, e guarda caso la prima cosa che hanno fatto per annettere ( ma melio dire spogliare) la ex germania est è stato consentirgli "per il loro bene" un concambio da 1 a 4,44 precedente a 1 a 1!
    Così in un colpo solo gli hanno fatto perdere il mercato interno e il mercato estero, causato fallimenti ed emigrazione!
    Ma non solo hanno fatto altro e di peggio in più hanno scaricato tutta la colpa sulla inefficienza dei tedeschi dell'est, umigliandoli! Dopo quasi 30 anni la popolazione nell'est non ha ancora raggiunto il valore degli anni precrollo muro di Berlino.
    Immagino che la maggior parte dei lettori di questo blog lo sappiano già benissimo ma è bene non dimenticare.

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  10. Infatti i nostri cari amici, così come Cofferati, dovrebbe spiegarci come mai, se prima con la liretta svalutata (che in realtà non svalutava affatto ma va bene così) Fiat (ora FCA) produceva buona parte dei propri modelli, motori, cambi in Italia, ora con l'Eurone forte (che ha svalutato per ben due volte pesantemente) FCA per il proprio marchio FIAT produce quasi la totalità dei propri modelli all'estero? Non doveva essere un vantaggio per operai ed impiegati? Perdere il lavoro quindi è stato un vantaggio? Andiamo a chiederlo agli operai di Termini Imerese...o di Arese... forza ragazzi, armiamoci e partite!

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  11. Non sono ingegnere ma...

    Torino 1980:
    Annuncio del licenziamento di quattordicimila dipendenti da parte di Cesare Romiti.
    Sciopero a oltranza.
    Marcia dei quarantamila.

    Torino 1982:
    Chiusura del Lingotto.

    Italia 1984:
    Abolizione della scala mobile

    Fiat 1986 :
    Dipendenti totali 225000 a fronte dei 320000 del 1980

    Vabbè, la sovranità monetaria è una bella cosa ma il successo di vendite Fiat degli anni ’80 sembrerebbe dovuto anche a una politica liberista.

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    1. Infatti, proprio per questo Napolitano non voleva la partecipazione allo SME ('79) che fu l'inizio della fine seguito da divorzio ('81).

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    2. Cioè scusami, erano leader di mercato in europa..mica licenziavano perche' avevano invenduto. Semplicemente c'era un aumento della produttività dovuto a nuove tecnologie di produzione. Cosa c'entra il liberismo?
      Semplicemente il blocco del cambio ha fatto sì che tutte le aziende manufatturiere italiane che erano dei campioni internazionali e di cui fiat era solo uno degli esempi hanno dovuto cedere il passo ai concorrenti internazionali. Adesso o ci diciamo le cose come stanno, oppure ci rispondiamo che rispetto a 30 anni fa siamo diventati pigri, stupidi e inefficienti e per questo TUTTI CI HANNO SUPERATO. Di conseguenza ci meritiamo la crisi, la troika, le cavallette e la fine della democrazia.
      I dati del passato hanno valore per oggettivare come stavamo prima; immaginati oggi avessimo ancora una fiat più grande di VW, quanto potremmo giovarcene in termini di posti di lavoro, occasioni professionali, etc...

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    3. Licenziamenti di operai causa sostituzione con robot = liberismo.

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    4. @serendippo, la fai facile.
      Ristrutturazioni pagate da 2000 miliardi di lire statali, questo è libbbberismo? Mutualizzazione delle spese e delle perdite e privatizzazione degli utili, che crescono proprio dopo il divorzio, quando le aziende preferivano l' investimento finanziario a quello in azienda.
      Ma non andare furi tema, Serendippo, si stava parlando di come difendersi con la moneta sovrana che non poteva svalutarsi sul marco dato che entrammo nello SME e contemporaneamente facemmo il divorzio, restando indifesi su due fronti, quello dei conti pubblici e quello dell' economia reale; intanto i fallimenti iniziarono ad esplodere dopo l' '81 raggiunsero il top del ciclo nel 1993, meno di oggi ma già allora non furono indolori.
      Non andare fuori tema serendippo.

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    5. Si stava parlando dei successi di vendite della Fiat negli anni '80 e io ho ricordato alcuni dati incontrovertibili e tu ne hai aggiunti altri. Ora ricordo che negli anni '70, unico decennio del dopoguerra con cambi flessibili, la Fiat stava fallendo, fu salvata dall'intervento del fondo sovrano libico (leggi Gheddafi) e poi con le ristrutturazioni e finanziamenti statali degli anni '80. La butto lì, anche per esperienza personale: forse molti italiani comprarono la macchina nuova con gli alti interessi dei titoli di Stato e in questo mi conforta l'insegnamento di Bagnai che ritiene che il debito pubblico sia anche risparmio privato.

      Per il resto non so che dire , non so come ci si può difendere, non so unire i puntini, per farlo, come minimo, ci vuole un professore di Economia.

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    6. Eppure l'economista "indipendente" c'ha fatto due libri e non so quanti articoli, per capire come fare!

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  12. Nel Rheinland Pfalz, dove il paesaggio per ampi tratti era piacevolmente interessante, ora è un abominio per lo spirito, lo dico terra terra: fa schifo. Pale eoliche ovunque, orribili, hanno rovinato il profilo delle colline e dei boschi.
    Ci vado regolarmente da 14 anni e ho visto la trasformazione avvenire in dosi massicce post 2010-2011.

    Stanno distruggendo quel poco di bello che hanno, ma d'altra parte sono gente che non ha un briciolo di gusto e quei pochi che ce l'hanno, l'hanno coltivato qui da noi.

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  13. Avrei voluto vederlo lo scandalo disel Volkswagen col Marco e senza l'unione europea(controllata da loro).Avrei veramente voluto vederlo.

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    1. Io credo che non ci sarebbe stato nessuno scandalo diesel; lo scandalo lo fai se diventi troppo vorace per mantenere il tuo corpaccione con volume che cresce in modo inflattivo e poi temendo di crepare, ricorri a tutto. Attendo presto altri scandali!

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