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sabato 22 aprile 2017

La mattanza

Qualche giorno fa, il 10 aprile, Repubblica twittava così:


L'ineffabile Pedante non poteva esimersi dal commentare così:


In effetti, l'articolo di Repubblica aveva un'impostazione molto meno, anzi, per nulla tendenziosa. Parlava di "sfida" posta alla sanità dall'aumento dei malati cronici, come potete vedere da questo breve estratto:

Ricordiamo al proto che le malattie sono croniche, non corniche. Le condizioni che determinano le malattie croniche sono esattamente quelle che inibiscono le malattie corniche: la mona non vuol pensieri, e quindi chi è stressato tromba di meno in giro (meno patologie "corniche") e si ammala di più (più patologie croniche). Fra queste ultime patologie l'articolo annoverava il diabete e le malattie cardiovascolari, per prevenire le quali, non a caso, mi risulta che i medici sottolineino l'importanza di un corretto stile di vita (almeno, lo fanno con me: spero che non sia solo per rompermi i coglioni!).

A vita di merda, salute di merda.

Si rileva qui il solito elegante paradosso, evidenziato da Sergio Levrero in un seminario a porte blindate, secondo cui il successo del sistema sanitario nazionale, ovvero l'allungamento della vita media, viene utilizzato per "sfidarlo", chiamandone direttamente o subliminalmente in causa la sostenibilità finanziaria.

La dott.ssa Arcazzo, nostra consulente di fiducia, ci ha in effetti ricordato che di certe malattie ci si ammala di più, e più a lungo, perché non si muore prima di conseguirle (e si campa di più dopo averle conseguite). La dott.ssa Arcazzo ci ha anche fornito una ricetta semplice ma elegante per risolvere il problema, ricordandoci che per morire bisogna nascere: chi non nasce non si ammala. Ne consegue che chi muore subito dopo aver conseguito una patologia importante, non rischia di cronicizzarla: cronico viene da Crono, il tempo. Chi non ha tempo, non cronicizza, e non "pesa" sul sistema sanitario.

A quanto pare di capire, il tweet di Repubblica (ore 17:10) riprendeva, smorzandone i toni, questo lancio delle 15:30 proposto dall'agenzia askanews, il cui piglio era ben più marziale ed allarmante: "esercito di malati cronici pesa sul SSN". Applicando l'ovvia regola del follow the money, si scopre che askanews è controllata da una nota famiglia di confindustriali: il suo amministratore è Luigi Abete, un ex-presidente della Confindustria che solo Boccia ci poteva far rimpiangere. Non si può certo rimproverare ad Abete se, dato il suo percorso e i suoi interessi di classe, nelle notizie da lui pagate lo Stato e i suoi servizi vengono indicati in modo più o meno subliminale, per motivi più o meno oggettivi, come un peso per la collettività. Lo Stato per Confindustria è il nemico, finché non gli salva le aziende o gli organi di propaganda, e fino a qui non c'è nulla di cui scandalizzarsi: basta saperlo. Non chiediamo all'oste se il vino è buono, e non chiediamo a Confindustria se lo Stato è cattivo.

Resta il fatto che c'est le ton qui fait la musique. Il giornalista di Repubblica ha espunto dal lancio i toni esagerati, ma il social media manager di Repubblica non ha avuto la stessa delicatezza. Indicare i malati come un "peso" non è molto elegante, e soprattutto denota una singolare concezione del ruolo dello Stato nel garantire la solidarietà sociale. Ma se la cosa fosse finita qui, sarebbe bastato, a chiosarla, il commento del Pedante (e quello di Lilith).

Solo che... lo sapete: se la fortuna è cieca, il giornalismo ci vede benissimo!

Noi, che siamo cresciuti a pane e Lucrezio, non crediamo a quel disegno complottistico che va sotto il nome di Provvidenza. La Natura, delle cose e degli uomini, è retta dal caso:

Illud in his quoque te rebus cognoscere avemus,
corpora cum deorsum rectum per inane feruntur
ponderibus propriis, incerto tempore ferme
incertisque locis spatio depellere paulum,
tantum quod momen mutatum dicere possis.
quod nisi declinare solerent, omnia deorsum
imbris uti guttae caderent per inane profundum
nec foret offensus natus nec plaga creata
principiis; ita nihil umquam natura creasset.

Sarà quindi, anzi, dovrà necessariamente essere un caso, e non un complotto, se più o meno in sincrono con questo simpatico siparietto sul peso, non degli atomi, ma dei cronici, è ripartito il DAT. No, non sto parlando del Digital Audio Tape (ormai consegnato agli archivi della storia): sto parlando della Dichiarazione Anticipata di Trattamento.

Ora, molti di voi, anche prima di incontrarmi, purché un po' più anziani del piacevole rico che commentava il post precedente, avranno ereditato dal proprio percorso scolastico una ben fondata diffidenza verso le espressioni fumose. Quando la scuola italiana non doveva soggiacere ai diktat di quell'accolita di menti elette (e paradiso fiscale) che è l'OCSE, ci si studiava un libro che insegnava a diffidare del latinorum.

"Trattamento"... non so a voi, ma a me "trattamento" fa venire in mente i RSU, non nel senso di "rappresentanza sindacale unitaria", ma di "rifiuti solidi urbani" (siamo lì). Ecco, la Dichiarazione Anticipata di Trattamento sarebbe quella cosa vagamente definita "testamento biologico", "testamento di vita", insomma, in breve, e scusandomi per il cinismo: un foglio di carta che firmi prima di diventare "un peso", il cui scopo è pulire la coscienza a chi quel peso vuole scrollarselo di dosso.

Comme par hasard, prima che i malati cronici venissero dichiarati un peso da chi ha interesse a privatizzare la sanità, cioè la vita e la morte, eravamo rimasti tutti scossi dalla vicenda umana di dj Fabo (al quale, per la circostanza, era stato dato di valicare il doloroso circolo della nostra appercezione). Comme par hasard, in prima linea nel percorso di liberazione di questo nostro fratello sofferente, si trovava un partito ultraliberista ed europeista a trazione USA, quello che dei diritti civili (e implicitamente della loro sostituzione ai diritti economici e sociali) ha fatto una bandiera, o meglio uno specchietto (non per le allodole: per i chiurli). Ora siamo all'ultima frontiera: al diritto a un'esistenza libera e dignitosa si contrappone frontalmente il diritto a una morte libera e dignitosa.

Va anche bene così, per carità. Nessuno di noi, credo, posto di fronte all'alternativa fra soffrire pene lancinanti, senza possibilità di remissione, senza nemmeno il sollievo di potersene lamentare, senza alcuna prospettiva, esiterebbe. Ancora una volta, Lucrezio rules:

nam [si] grata fuit tibi vita ante acta priorque
et non omnia pertusum congesta quasi in vas
commoda perfluxere atque ingrata interiere;
cur non ut plenus vitae conviva recedis
aequo animoque capis securam, stulte, quietem?
sin ea quae fructus cumque es periere profusa
vitaque in offensost, cur amplius addere quaeris,
rursum quod pereat male et ingratum occidat omne,
non potius vitae finem facis atque laboris?

Però... Certe coincidenze, non c'è che dire, inquietano. Non ho potuto fare a meno di pensarlo nel ricevere questa lettera da un amico che ha assistito fino alla fine, con una devozione di altri tempi (o di altri luoghi) la propria madre inferma:

Ho ascoltato una notizia che riguarda una proposta di legge sul ''fine vita'', sul ''diritto alla morte''. Hanno anche intervistato il parlamentare che ha proposto la legge. Terribile. Spero che la Chiesa reagisca. La mia disapprovazione non è dovuta a un astratto pregiudizio basato su astratte convinzioni etiche, o filosofiche, o religiose, ma sulla conoscenza concreta, vista e vissuta da vicino, di ciò che accade negli ospedali italiani OGGI alle persone di età superiore a N, dove N può oscillare, in relazione al particolare ospedale e al particolare medico. Se passa questa legge, la mattanza (scusa il termine un po' crudo, ma è così) procederà con particolare energia, in modo da cancellare rapidamente la generazione dei nostri genitori e nonni. Semmai, l'accusa di astrattezza deve essere rivolta a chi la legge l'ha proposta, visto che essa fa astrazione dalle condizioni concrete della nostra sanità, conseguenza dei tagli alla spesa pubblica. Che ipocriti! su queste condizioni concrete, e su ciò che esse significano in concreto per gli anziani, non dicono nulla, ma si accorano tanto sulla questione del ''diritto alla morte'', facendo finta di non sapere che, nelle condizioni attuali, questa storia porterà appunto a una mattanza. Vomitevole.  

Ecco. Restiamo concreti. Un parlamento che si pone una simile priorità in un momento simile, e dei giornalisti che oggettivamente, magari del tutto in buona fede, per mero conformismo, rendono esplicite le dinamiche che sottendono a certe priorità (il "peso"! Chi non vorrebbe - o, come me, non dovrebbe - sbarazzarsi di pesno in eccesso), ci fanno capire una cosa sola: che essi vogliono la nostra (buona) morte. Non immediata, s'intende! Non finché creiamo valore! Ma (quasi) subito dopo.

Esattamente come il giusto e santo messaggio di accoglienza passerebbe dal regno della retorica pelosa a quello della vera politica se fosse accompagnato da un richiamo altrettanto forte alla necessità di garantire agli accoglienti (non solo agli accolti) condizioni di vita migliori, e in primo luogo un lavoro, questo anelito verso una morte libera e dignitosa non può che suscitare sospetto quando è manifestato da persone che tanto poco fanno per tradurre in pratica l'articolo 36 della Costituzione, e amplificato da un sistema dei media che, indipendentemente da chi lo controlla in termini economici, tutto inneggia a quel simpatico strumento di deflazione salariale che è l'unione monetaria.

Ricerche recenti (non le chiacchiere da bar dei giornali italiani) chiariscono che l'integrazione finanziaria causa disintegrazione reale. Abbiamo visto come la divergenza fra i trend della produttività, che qui mettemmo in agenda il primo maggio del 2013, e che abbiamo ricondotto all'adozione della moneta unica in questo lavoro (e altri ne seguiranno), comporta la necessità per i giovani dei paesi svantaggiati di emigrare, aggravando la situazione dei paesi di provenienza. Ci era sfuggito cosa ne sarebbe stato dei vecchi, nei paesi di provenienza. Che ingenui che siamo: il nostro lungimirante legislatore ci stava già pensando. Sarebbero stati "trattati". Fra cinque anni sarà il 2022. Quando da ragazzino andavo al cinema questa data mi sembrava così lontana: non riuscivo a darle un significato.

Ora che è imminente, il suo significato si precisa, ed è, appunto, questo.

A proposito: è ora di pranzo: buon appetito!

61 commenti:

  1. https://youtu.be/Ayl4mf_iCZQ?t=8m58s

    a me viene sempre in mente questo: https://youtu.be/Ayl4mf_iCZQ?t=8m58s
    dal minuto 8:50 circa, i costi dei malati per il bilancio dello stato germanico sotto il nazismo (e il ruolo della comunicazione ufficiale: non solo media ma anche temi scolastici) che hanno portato all’eliminazione di centinaia di migliaia di persone tramite aktion t4.

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  2. La legge sul fine vita ha lo scopo di dare una possibilità a chi lo vuole e senza che parenti e/o personale medico incorrano in problematiche penali. Perché speculare su questa semplice richiesta? E perché speculare sul fatto che se i costi della sanità fossero percepiti meglio più direttamente ( senza aggravi complessivi), questo potrebbe responsabilizzare di più la gente sulla propria​ salute? Io non trascinerei sic et simpliciter queste questioni in un contesto del genere.

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    1. Capisco la sua posizione ma non tutte le sue parole. Il contesto è quello della crisi economica, i cui pesanti riflessi sul piano sanitario sono documentati dalla letteratura scientifica. Non capisco cosa intende quando parla di "costi percepiti meglio più direttamente". Vuol dire che una persona che (poniamo) trova solo un lavoro che non gli piace e solo a parecchie miglia da casa potrebbe trarre dalla coscienza che il suo stress aggraverebbe i conti pubblici motivazione per non stressarsi? Mi sembra un ragionamento un po' ardito, direi da economista, perché presuppone un calcolo razionale dove sono in gioco altre forme di condizionamento e di incentivo. Può spiegarmi meglio?

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    2. Quello di Giorgio T. e' ormai pensiero diffuso; spece tra i piu' istruiti; che non c'entra niente con l' essere colti; anche se loro assimilato i termini, perché, per l' appunto (totalmente) incolti.

      E io che da ragazzino mi domandavo come sia potuto arrivare il nazismo...

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    3. Non so. Io ormai diffido istintivamente degli appelli, pur giusti e apparentemente motivati, a "non semplificare", anche perché nel campo che li promuove vedo tanta demagogia. Però nel caso specifico sinceramente non ho capito dove il lettore voglia andare a parare e quindi, di riflesso, nemmeno cosa sostieni tu.

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    4. Il contesto è quello dove la gente è SUPERFLUA. Non serve più a fare profitti, non serve più a fare da carne da cannone nei grandi eserciti di leva, dunque altrove (terzi,quarti, ennesimi mondi) la si sciala, qui (primi, secondi mondi) la si previene con l'aborto e l'eutanasia.

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    5. Gentile professore, io ho la (tremenda) impressione che il commentatore tenda, nella sua visione dei fattori che determinano i livelli di salute/malattia, a porre l'accento sulla responsabilità individuale minimizzando il peso dei determinanti sociali di salute.
      Nonostante il tono piuttosto chiaramente colpevolista dei termini da lui scelti, mi piacerebbe tentare di metterlo al corrente di posizioni "ufficiali" differenti dalla sua.
      Chiedo fin da ora scusa per la lunghezza del mio intervento, che non vorrei apparisse come spam dato che già qualche giorno fa in un commento qui sul blog ho citato lo stesso post del prof Stefanini dell'Università di Bologna (lo ritengo attinente all'argomento che si sta trattando).
      Il post "denuncia" il fatto che, sebbene esista una notevole produzione di letteratura scientifica che dimostra "la scarsa efficacia dell’approccio individualistico rispetto agli interventi strutturali e di popolazione e alle strategie combinate nel miglioramento durevole e sostenibile della salute, [...] le campagne di educazione di massa continuano a basarsi sul presupposto che la causa ultima delle malattie, e l’obiettivo su cui agire, risieda nei singoli individui e nelle libere scelte che essi compiono. [..] La visione dominante della promozione della salute anche tra gli operatori del settore sembra rimanere inesorabilmente fossilizzata sul cambiamento dello “stile di vita” che il singolo individuo è sollecitato a compiere" [l'episodio emblematico che Stefanini riporta è la frequenza con cui compaiono le espressioni “determinanti sociali” e “stile/i di vita” nel testo del Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018 del Ministero della Salute: "due volte la prima, ventisei volte la seconda"].

      Secondo alcuni autori (citati nell'articolo), in questa riduttiva visione si scorge un'esasperazione del concetto di "stile di vita”, in base alla quale i decisori politici, pur attenti ai nuovi dettami “evidence-based” delle agenzie internazionali che dimostrano l’importanza dei determinanti ‘a monte’, distali e strutturali, nel percorso salute-malattia (per esempio, la commercializzazione e pubblicità mirata di junk-food ai bambini), finiscono tuttavia per andare alla deriva, ponendo l'accento sulla medicalizzazione della salute e sulla priorità delle strategie di intervento sostanzialmente individualiste ed oscurando le circostanze in cui le singole persone assumono una decisione che riguarda la loro salute.

      Mi piacerebbe che Giorgio si chiedesse quanto nella scelta dello "stile di vita", al di là della consapevolezza e della volontà individuali, incidono anche fattori non modificabili o comunque non direttamente/esclusivamente dipendenti da scelte dei singoli: "prezzo, disponibilità, marketing e percezione di costi e benefici influenzano fortemente la scelta di consumare o no prodotti nocivi alla salute; [...] dieta e inattività fisica sono soltanto in parte determinate da preferenze individuali, ma più pesantemente influenzate da pratiche strutturali che facilitano o impediscono l’attività fisica. È comprensibile quindi come tale deriva possa arrivare fino a colpevolizzare chi in fondo non è che la vittima, o comunque non il principale responsabile di scelte comportamentali non certamente “libere”".
      Se poi Giorgio avesse ancora dubbi sull'entità dell'"aggravio" di spesa sulla collettività determinato dai comportamenti che alcuni cittadini "irresponsabili" adottano nei confronti della loro salute, lo inviterei a ragionare sulla contropartita: l'aggravio, in termini di scarsa qualità di vita e di livelli di salute, che disoccupazione e precariato (che dipendono in larghissima parte da decisioni politiche) hanno sui lavoratori: sempre dallo stesso blog, http://www.saluteinternazionale.info/2015/04/la-salute-di-precari-e-disoccupati/ (nelle note i due studi, greco e italiano, citati nell'articolo).
      Grazie.

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    6. Quando dico che sarebbe di una qualche utilità percepire i costi della Sanita' in maniera più diretta, intendo per esempio il sistema slovacco. In particolare, i costi della Sanità vengono in parte convertiti in una quota assicurativa che il cittadino deve pagare se non lavora con bonifico mentre se lavora, lo fa l'azienda. Se un individuo non lavora può anche rinunciarvi. Si tratta comunque di 50 euro al mese. È un sistema a metà tra quello brutale americano e il nostro in cui il cittadino non percepisce bene chi paga per lui. È un modo di gestione diversa che non dovrebbero penalizzare la straordinaria qualità del sistema italiano.

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    7. Grazie! Così è molto più chiaro. Ma questo sistema che da noi potrebbe funzionare se lo adottassimo, da loro che lo hanno adottato funziona?

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    8. Bisognerebbe individuare e saper leggere qualche studio comparato dei sistemi sanitari nazionali e valutare, ammesso di essere poi d'accordo sui criteri e gli obiettivi della valutazione.Detyo ciò, aggiungo due osservazioni. La prima è che, secondo me, pochi italiani comuni saprebbero rispondere alla domanda di chi paga e come viene pagata la spesa sanitaria: quali voci di entrata vengono usate per coprirla. Seconda osservazione è che io in Slovacchia ho riscontrato una certa soddisfazione pagare una somma certa per l'assistenza sanitaria e sentirmi libero di spenderla o meno per la prestazione pubblica o privata.Detto questo, non c'è dubbio che l'assistenza sanitaria universale italiana sia una scelta degna di un grande paese come il nostro nonostante il sistema dei tickets lo stia rendendo, nei fatti, molto meno universale di quanto lo si pensi.Comunque certe ASL del nord con le iniziative rivolte ai cittadini di organizzare gruppi autogestiti di cammino settimanale e di vita sana ha fatto miracoli formativi su migliaia di anziani e malati di diabete, sovrappeso, ipertensione e colesterolo.

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  3. Una tendenza europea di lungo periodo. Ricordo che negli anni '80 mia suocera, medico, mi disse che in Olanda non curavano più allo stesso modo i malati di tumore. Se avevi 50 anni, ti curavano in modo, se ne avevi 70, in un altro. Erano solo glu inizi. Si sa, bisogna pur cominciare sa qualche parte.

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    1. Però per questo ci possono essere mille motivi, a partire dal diverso grado di usura del corpo umano.

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    2. No no, ricordo bene, erano solo motivazioni economiche. Gli Olandesi non scherzano

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  4. Simili pensieri mi vengono quando leggo della battaglia per la legalizzazione delle droghe leggere, che non a caso è portata avanti dallo stesso partito ultraliberista e europeista a trazione Usa di cui sopra. E penso anche che forse la mia generazione è entusuasta all' idea di poter affogare liberamente il proprio dolore nelle droghe, magari dopo una giornata di lavoro retribuito a voucher e essere stati costretti ad abbandonare la propria nazione, proprio perché a scuola non si fanno più studiare, fra le altre cose, quei libri che, oltre a diffidare del latinorum, insegnavano prima di tutto a pensare. Non a caso il più grande difetto della classe media era il suo vizio di istruirsi e pensare...

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  5. E' raccapricciante pensare che si voglia fare una legge sul trattamento di fine rapporto proprio adesso che bisogna contenere i tagli. Mi raccapriccia ancora di più l'idea che si tenga in vita oltre misura una persona perché questo genere costi e quindi guadagni. La Sanità non avrebbe mai dovuto essere privata, il resto è tutto una squallida conseguenza. La salute non è un prodotto di consumo, ma un diritto. Io comunque sono d'accordo a prescindere dal momento e dalla putrescenza della nostra classe politica. Chi vuole morire, deve farlo in pace e senza soffrire. Come al solito però trovo molto bella la riflessione che fa il prof. Capisco come mai la stampa si interessa proprio adesso di tutti questi casi di eutanasia.

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    1. Per chiarire: io sto con Lucrezio, non col Soylent green. La legge non mi scandalizza in sé, ma nel contesto. Siamo immersi in un contesto che rende assolutamente naturale quella che in altri tempi avrebbe potuto essere letta solo come una strategia coordinata di condizionamento. È il contesto a essere orribile.

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    2. Una delle cose più importanti che ho imparato qui, è che le stesse parole, in contesti diversi, sono parole diverse. Non capirlo significa facilmente costituirsi utili idioti.
      Oggi su parecchi temi una discussione serena è impossibile; è un'altra delle tante cose che ci hanno tolto.

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  6. Grandissimo film.
    L'arancione però non mi esalta, quando sarà il momento sceglierò un bel blu notte.

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  7. Scusate ma forse qui non abbiamo capito la regola principale,cioè :
    L'imprenditore di sè stesso DEVE sapere quando è il momento di vivere o di crepare.

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  8. Il paziente cronico non necessariamente è anche improduttivo e non consumatore (a parte i farmaci). Credo che la discriminate sia da leggere anche in questa chiave. Se costi allo stato più di quanto puoi produrre/consumare, indipendentemente dall'età, in questo "disegno" hai - e rappresenti - un problema.

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  9. Vivere faceva morire, così smisero tutti.

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  10. vedi anche il film "I viaggiatori della sera" con Tognazzi e la Vanoni

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  11. La mona non vuol pensieri, ahahah grazie di esistere Prof

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  12. Vacanze di Pasqua. E dove vuoi andare se non a casa a vedere i tuoi vecchietti che, porca paletta, almeno c'è mia sorella lì, ma pure lei ogni tanto ha bisogno di una mano; ché i giovanotti stanno pure bene, ma mica possono sempre fare tutto da soli mentre tu te ne stai (vuoi o devi?) a 900 km di distanza...
    Pomeriggio sul divano col mio vecchio, anni 81: "Papà, ma tu quando è che sei andato in pensione?"; "Col prepensionamento a 56 anni"; "Però..." e subito mi è venuto in mente che certamente c'è qualche str...o in giro che pensa: "Ma quanto ci costano 'sti vecchi di ...". Fottiti, bestia!
    Papà è (era) un giornalista. E trovo questa
    http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=23159
    vi riporto per comodità l'inizio:
    "INPGI, approvati i bilanci consuntivi 2016 della Gestione sostitutiva (dell'Inps) e della Gestione separata. Disavanzo della gestione previdenziale principale pari a 114,3 milioni; il numero dei giornalisti attivi registra una diminuzione di ulteriori 802 unità, che porta il numero totale degli stessi sotto i 16 mila; il bilancio contabile chiude con un utile di gestione di 9,4 milioni di euro (grazie alle plusvalenze immobiliari per 81,7 mln, ndr). "I numeri nel bilancio dell'lnpgi - ha commentato la Presidente Marina Macelloni - testimoniano anche quest'anno la profondità della crisi dell'editoria".
    di Inpgi.it"
    Ok, stiamo vendendo il patrimonio immobiliare dell'ente (per mantenere i vecchi?). Va tutto bene, madama la marchesa.

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  13. Personalmente ritengo che ognuno di noi debba essere libero di decidere sulla fine della sua vita e una legge dello Stato in tal senso è auspicabile.Per quanto riguarda i reiterati tagli alla sanità pubblica a favore di quella privata sono convinto che siano un progetto criminale ormai chiaro a chi ha un minimo di sale in zucca.

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    1. Una legge dello Stato in materia di eutanasia e suicidio assistito = routinizzazione dei suddetti = le strutture ospedaliere tirano al risparmio e ti fanno fuori, i parenti stufi di te e in attesa della tua eredità si accordano col medico, etc.
      Si veda l'aborto legale. La ratio della legge era (è) lo statio di necessità, vulgo: abortisci quando portare a termine la gravidanza rappresenta un grave rischio per latua salute. Chi l'ha visto più lo stato di necessità? Quale donna deve certificare lo stato di necessità per abortire? Nessuna. Ognuna abortisce quando le pare, e per di più si fa la morale ai medici obiettori. Se uno vuole morire, faccia da sè o si faccia aiutare da qualcuno, parente o medico, che si assuma i rischi relativi se lo beccano. Non è la scelta tra vacanze al mare o in montagna, un po' di responsabilità non fa male, nella vita e soprattutto nella morte.

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  14. IRC dal 2008, stabilizzata, niente cessioni quinto, nessuno ti assicura, resisto con dieta trappistica e aproteici. Che faccio, compro una pistola o un mitra? Cosa mi consigliate?

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    1. C'è sempre l'avvelenamento.Assumi quotidianamente una leggera dose di video del giornalaio Rondolino e l'effetto è assicurato.

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    2. Che domande, alberto, dipende da se c'è più offerta di mitra o di pistole. Oppure da quanto ci hai in tasca.
      Certo, puoi sempre risparmiare: ce l'hai un coltellaccio in cucina?

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    3. Pistola.
      Ci si arriverà, e non sarà bello.
      Per noi, come sempre.

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    4. So usare anche ogni genere di esplosivo, avendo fatto l' ufficiale nell' arma del Genio ed il lanciafiamme usato per pulire terreni infestati da erbacce.
      La pistola, ovviamente come ultima personale ratio, sta nel novero delle possibilità, ma sarei orientato ad evitarla!

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  15. Post sensato, ma mira sbagliata. Dovresti prendertela con l'approccio sanitario "occidentale" che non guarisce perché non conosce l'origine dei disturbi. È la meritata fine di una razza dipendente da i farmaci e di una medicina sbagliata.
    Tu sei un economista e individui errori economici. Puoi ben capire che gli errori sono in tutti i campi della nostra società (?)

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    1. Senza un reddito che mi garantisca sussistenza e dignità mi risparmio volentieri un ticket diagnostico nel pubblico. Figuriamoci se mi faccio visitare da un medico ayurvedico.
      Figuriamoci se mi metto a fare battaglie politiche per integrare la sanità pubblica sottoposta a spendingrevviù (preliminare alla progressiva privatizzazione) con conoscenze mediche di origine non occidentale.
      Sono daccordo con te sui limiti della nostra medicina, ma la mira di Alberto non è affatto sbagliata, è piuttosto centrata, almeno politicamente.

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    2. Dimenticavo. Sono diabetico tipo 1 e srnza insulina gratuita non sarei in vita. Sono un peso. Per chi?

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    3. Già... Pochi possono permettersi di dire; "se ci sono 23 milioni di malati cronici significa che la medicina occidentità è un fallimento"... Pochi...

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  16. "2022 Green Soilent" con Charlton Eston. Finale con il protagonista che grida "fermateli prima che sia troppo tardi... "

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    1. Per la precisione il titolo originale è "Soylent Green" (con la "y" ma senza 2022), mentre il titolo Italiano è "2022: I sopravvissuti".

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  17. Una Bohème trasposta ai giorni nostri, avrebbe probabilmente visto il giovane Rodolfo ritirarsi al tocco della gelida manina, ed allontanare la sofferente Mimì ricacciandola nella propria solitudine.

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  18. tra umorismo e realtà:
    Una donna si sente male e suo marito la porta dal dottore che la deve operare...aspetta, aspetta..arriva il dottore e gli dice: "è stato un lungo intervento, lei prima di tutto deve comprarle una carrozzina elettrica che costa 1000-2000 euro poi una barella anche quella costosissima, costa 400 euro" pian piano il marito della donna diventa sempre più pallido e il dottore, dandogli una pacca sulle spalle: "ma dai scherzo è morta".

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  19. C'è una folta schiera di invalidi che potrebbero essere utili alla società lavorando dignitosamente nel rispetto delle proprie possibilità.Tra i quali io e mia moglie,io dal 2005 lei dal 2011 per cause molto diverse.Debbo sottolineare una cosa però...un peso lo siamo da sempre.A parte farmi schifo articoli come quello di Repubblica ma non solo (già perchè puoi essere etichettato perfino dai tuoi concittadini e compaesani con parassita,fancazzista e via dicendo)noto uno Stato completamente assente fin dal principio.A parte alcuni privilegi sanitari non c'è molto altro.Alla fin fine finisci nel girone degli esclusi,volente o nolente e ti reinventi pur di non rimanere nell'equivalente degli arresti domiciliari.Finisci in depressione e non ti vien voglia di far nulla.E' un turbinio di rabbia e di odio,almeno questo mi rende un po' più vivace.
    Il suicidio assistito è strumentale a delle opinioni e sappiamo da dove vengono.Parenti e medici hanno sempre provveduto in silenzio con tanta disperazione e un senso di liberazione.Questa la mia esperienza personale.Per una Tomoscintigrafia miocardica si parlava del 2018 in un ospedale come il S.Matteo di Pavia e quindi si va obbligatoriamente per via privata convenzionata.
    In poche parole quello che i nostri genitori e nonni hanno duramente conquistato è stato,in buona parte, perso.E per recuperarlo,se ci saranno le condizione all'orizzonte degli eventi,ci vorrà una decina d'anni.
    Sono pessimista,la situazione è in peggioramento.

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    1. Un giorno vedo sulla banchina della metro una ragazza cieca. Mi avvicino per chiederle se ha bisogno di aiuto e mi risponde che stava aspettando un'amica. Cieca anche lei. Ovviamente le rispondo con stupore e un po' di preoccupazione come avrebbero fatto a trovarsi: un po' ironicamente, col ticchettio del bastone.
      Aggiunse, in risposta alla mia esitazione di lasciarla sola: "Bisogna aver la dignità di provvedere da soli a sè stessi e l'umiltà di chiedere aiuto se non si riesce".
      Se mi chiedessero cosa ci sia mai stato da imparare dalle persone con patologie invalidanti che ho conosciuto, direi senza dubbio che mi hanno insegnato cosa sia la forza d'animo.

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  20. Malato cronico e' essenzialmente chi necessita di un tempo lungo per guarire (anche se ci sono diverse definizioni al riguardo).

    http://www.bollettinoadapt.it/definizione-di-malattia-cronica/

    Nel magnifico mondo degli ordoliberisti EU in cui viviamo il problema pero' e' la malattia in quanto tale (gravidanza inclusa), perche' durante la convalescenza/gravidanza la capacita' lavorativa risulta generalmente compromessa.

    Infatti per gli ordoliberisti la competizione economica e' il valore supremo e di conseguenza il vero valore di ogni uomo e' esattamente determinato e pari ad un (piccolo) multiplo del flusso economico annuale (valore aggiunto) che e' capace di generare all'interno del sistema.

    Un malato per un ordoliberista vale quindi sempre meno di uno sano ed a seconda della durata della degenza prevista un uomo puo', sempre secondo gli odoliberisti, arrivare a 'costare', cioe' a generare un valore aggiunto negativo.

    Non bisogna quindi meravigliarsi che ci si stia rapidamente avviando verso l'eliminazione fisica su larga scala degli 'economicamente inutili'.

    La legge sul fine vita la vedo come uno dei primi passi espliciti in questa direzione.

    Non ci sono ovviamente solo i malati cronici nel mirino, ma anche pensionati, inoccupati e disoccupati....

    In caso di guerra poi temo che finiremo a milioni in tanti campi di lavoro "Dora-Mittelbau".

    https://it.wikipedia.org/wiki/Campo_di_concentramento_di_Dora-Mittelbau

    Ma voglio pensare positivo e quindi ho gia' pronto il nastrino di San Giorgio da indossare il prossimo 9 maggio!

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  21. “Il valore della vita di un uomo potrebbe divenire non solo pari a zero, bensì anche negativo. In tal caso il valore zero di una morte sarebbe da preferire al valore negativo di quella vita.”
    Adolf Jost, "Il diritto alla morte", 1895

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  22. No dai. I disoccupati sono funzionali al capitale, ecco il motivo per il quale la sinistra eurista evita gloriosamente la mattanza con il reddito di cittadinanza pentastellato (che diverebbe il surrogato dei principi fondamentali della costituzione del 1948).

    Prof. grazie di cuore.

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  23. com'è che disse Romanone?: "ci siamo illusi che la gente si rassegnasse a un welfare smontato a piccole dosi, un ticket in più, un asilo in meno, una coda più lunga..."

    No, non si sono affatto illusi! ci stanno proprio riuscendo! invece di passare per la nostra rassegnazione stanno pensando proprio di convincerci!

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  24. OT per quelli che: "quando c' era la liretta chiacchierata puttana....

    Oggi l' agenzia di rating Fitch ha ulteriormente declassato il nostro debito sovrano. E' vero che l' affidabilità di giudizio di dette organizzazioni sia molto peggiorata, ma è comunque interessante vedere come si è evoluto nel tempo tale parametro dal 1986 al 2012.
    Qui la tabella esplicativa.

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  25. La Chiesa è fatta di uomini ed è più facile incontrare i Don Abbondio che i Fra' Cristoforo ,ma quello che non capisco è la sudditanza al malthussianesimo,nascosto nel liberismo che è l' opposto del messaggio cristiano.Lo smantellamento dei servizi pubblici assecondano interessi economici importanti per la gerarchia religiosa che da sempre è stata proprietaria di grandi patrimoni immobiliari come anche di cliniche e scuole private,ma sembrano questi interessi poca cosa di fronte alla prospettiva d' una società disperata d' individui solitari ,sterili,amorali catturati non dal pensiero della buona vita ma da quello della buona morte .Una prima reazione da parte della Chiesa c' è stata alle comunali di Roma nei confronti del partito di punta del liberismo e dei diritti cosmetici dati come surrogato di quelli sociali ,cioè il pd (vedi qui http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/06/15/elezioni-roma-viaggio-in-vaticano-dove-si-punta-sulla-raggi-pd-deve-pagare-mal-governo-della-capitale-e-le-unioni-civili/2829837/).Se venisse fuori un partito che riprendesse come fine dell' azione politica l' attuazione del modello sociale della costituzione (attualmente non lo vedo ,purtroppo)potrebbe contare sull' appoggio di quella parte di Chiesa dei "Fra' Cristoforo".

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  26. Riguardo all' ispirazione sul tema del peso dei malati ed anziani questa è autorevole e proviene proprio dall' apice del FMIhttp://www.ilcambiamento.it/articoli/christine_lagarde_problema_longevita_stato_sociale " “Le implicazioni finanziarie del vivere più a lungo sono enormi se nel 2050 la vita media si allungherà di 3 anni rispetto alle attese attuali, i costi già ampi dell'invecchiamento della popolazione aumenteranno del 50 per cento. Nei prossimi anni le persone che invecchiano “consumeranno una quota crescente di risorse, pesando così sui conti pubblici e privati.....le stime sono state fatte su previsioni che hanno in passato sottovalutato quanto le persone avrebbero vissuto

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    1. Meno male che sarò già morto e sepolto o cremato ma forse la Lagarde, in quei tempi bui, sarà presentata alle folle come Breznev, surgelata o impagliata, nn ricordo esattamente, sostenuta impalata e con la manina che oscillerà su e giù.

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  27. Ma io mi chiedo il perché di una legge che permetta di decidere quando una vita umana non merita più di essere vissuta. Non sarebbe forse meglio una legge che stabilisca a priori quando la vita deve terminare?
    https://it.m.wikipedia.org/wiki/La_fuga_di_Logan_(film)

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  28. Leggendo questo post del professor Bagnai mi sono rivenute in mente le parole pronunciate dal suo collega Michele Boldrin durante la conferenza di Fare per Fermare il Declino organizzata a Napoli nel 2014 “Il meccanismo dei trasferimenti [tra Nord e Sud] lo facciamo rapidamente saltare e accattiamo le divergenze e le differenze di trattamento e servizio pubblico che questo implicherebbe, perché, anche se ci sono e ci sarebbero e sarebbero anche notevoli, quelli che starebbero peggio, come la sanità della Campania, se dovesse autofinanziarsi… Sarebbe comunque una sanità, che, per spesa pro capite eccetera eccetera, non sarebbe fuori dal mondo civile, sarebbe molto meglio di quella del Nord del 1950” (21:54).
    https://www.youtube.com/watch?v=OHAVrJRbMyw
    Quando lo stato smette tutelare i più deboli, si ritorna inevitabilmente a ciò che Thomas Hobbes definiva lo “stato di natura”, ovvero al “bellum omnium contra omnes”.

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  29. Ma perchè una libera scelta, che può prevedere la volontà di proseguire le cure, dovrebbe trasformarsi in qualcosa di diverso?
    Personalmente non vorrei vivere giorni, settimane, mesi, immobile in un letto con una cannula nel naso, un ago nel braccio e lo sugardo fisso al soffitto a meno che qualcuno non mi sposti in altra posizione.
    E non chiederei la sospensione delle cure, ma l'eutanasia.
    Della legge che potrebbe essere approvata, mi spaventa quindi l'assenza di questa possibilità.
    Rimarrebbe come ora, la strada illegale e costosa di farsi portare in Svizzera e pagare, se li si possiede, diecimila euro.

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  30. Preferisco non entrare direttamente sulle questioni di contabilità nazionale o regionale, in ambito sanitario gli interessi contrapposti sono moltissimi così come le problematiche generali che resteranno aperte forse per sempre; uno dei problemi alla radice è se la spesa sanitaria vada pagata da chi è in salute (Art. 32 Cost. "La Repubblica tutela la salute" e Art. 120 c. 2 Cost. "Il Governo può sostituirsi a organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni nel caso [omissis] di pericolo grave per l'incolumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell'unità giuridica o dell'unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali. [omissis]") o da chi è malato (sistema privato o c.d. "integrativo").

    L'approccio medico è un problema ancora più radicale, alla matrice dello stesso troviamo la guarigione individuabile come eliminazione dell'effetto - o ancora più debolmente del sintomo - rispetto alla rimozione delle cause della malattia, talvolta isolate o gestite anche da tecniche definite essere non scientificamente provate.

    Un altro problema aperto nella responsabilità medica è se la medicina resterà "arte medica" oppure se, in contrasto all'ampia portata dell'opera intellettuale del medico, dilagheranno le mere applicazioni delle linee guida nel trattamento sanitario dei pazienti, per cui a una sintomatologia definita e verificata può essere ritento sufficiente seguire quanto prestabilito, anche qualora il medico esperto - già oggi a proprio rischio - ritenesse che fosse soggettivamente necessaria modifica o aggiunta al trattamento di "best practice" prestabilito.

    Ancora più difficile, nei casi più delicati, è la gestione del consenso informato del paziente ( http://www.dirittierisposte.it/Schede/Danno-alle-persone/Responsabilita-del-medico/consenso_informato_obbligo_di_informare_il_paziente_id1120863_art.aspx ) rispetto alla terapia da eseguire.

    Ancora più complessa - e a mio avviso moralmente e razionalmente discutibile - sarebbe una Dichiarazione Anticipata di Trattamento definita in un contesto tecnico poi superato al momento della sua applicazione, in caso di ripensamento non comunicabile dall'interessato, eccetera.

    La fine della vita è tema tra i più scottanti, interessante elaborazione del dibattito degli ultimi decenni si ha in questo libro: "Prospettive bioetiche di fine vita. La morte cerebrale e il trapianto di organi" di Rosangela Barcaro, Paolo Becchi, Paolo Donadoni.

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  31. Sarò uno stupido, ma al Professor Bagnai farei scrivere anche le encicliche, sarebbero più chiare e di buon senso. Sempre più fan 5/1000 assicurato!

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  32. Sono per il diritto del malato grave e senza speranza di guarigione a non soffrire inutilmente,purchè lo voglia:quindi contro gli accanimenti terapeutici,a favore del rifiuto delle terapie,a favore della sedazione profonda,in caso di necessità, e per l'eutanasia vera e propria in mancanza di altre vie d'uscita a sofferenze acute o troppo prolungate nel tempo.In caso di coma profondo o d'incapacità di esprimersi, va bene il testamento biologico o il parere del tutore designato.Se lo Stato ci risparmia, tanto meglio;se è vero che ci fa poi colpevolmente vivere in miseria,può essere consolante che ci aiuti almeno a morire dolcemente e serenamente.Comunque ammetto che le considerazioni di Bagnai, in merito, sono molto apprezzabili e acute,anche se ,per una volta,la penso un po' diversamente.

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    1. Mia madre ha dovuto sopportare intubazioni e 40 giorni di rianimazione. Lei diceva Signore riprendimi. Ma i medici non potevano aiutarla. Speculare con le sofferenze degli altri per scopi politici è peccato mortale. Libertà di scelta è civiltà. Tutto il resto è speculazione.

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    2. Non sono contro questo diritto e l'ho anche scritto. Sono contro il ricordarsene quando le priorità sono altre e l'uso che se ne farà sarà condizionato da esse. Vedremo. Il plurale di aneddoto non è dati, per quanto doloroso l'aneddoto sia.

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  33. Se avessi potuto scegliere tra la vita e la morte, tra la vita e la morte, avrei scelto l'America. Così diceva una brutta canzone di un mediocre cantautore di successo che, giustamente, non ho mai amato.

    Giornali e televisione ci informano, un giorno sì e l'altro pure, di alcune situazioni esistenziali che, riguardo alla scelta di cui sopra, sembrerebbero estremamente chiare, come può essere chiaro un triangolo equilatero. Pensare che tutti i casi siano uguali a quelli, rappresentati sulle prime pagine di giornali e tv, è un errore simile a quello di chi, avendo visto solo triangoli equilateri, pretende che il perimetro di un qualsiasi triangolo sia il triplo della lunghezza di un lato (di quale?).

    Nel documentario The Century of the Self, prodotto dalla BBC, vengono documentati alcuni dettagli del colpo di stato in Guatemala, orchestrato, per conto del governo statunitense, da Edward Bernays (nipote di Sigmund Freud). Una delle tecniche usate da Bernays consisteva nell'imbarcare i giornalisti in un aereo per Guatemala City e fare in modo che essi fossero testimoni di determinati eventi (che erano stati orchestrati ad arte, cioè erano finti). Tornati a casa, i giornalisti avevano buoni argomenti per convincere i politici di Washington che bisognava intervenire. La mano destra non sa cosa fa la sinistra. Una parte della èlite (quella che decide) influenza i media affinché questi influenzino l'altra parte della èlite (quella che si illude di decidere). Questo gioco delle parti si chiama democrazia.

    Non sto sostenendo che i casi, che ho paragonato a triangoli equilateri, di cui giornali e TV ci parlano, un giorno sì e l'altro pure, siano finti. L'inganno sta, da un lato, nel far credere che, se posso insistere con questa similitudine, tutti i triangoli siano equilateri, cioè che tutti i casi esistenziali in cui uno può trovarsi siano tali da rendere desiderabile che il diretto interessato possa far valere, ex post, le sue volontà, espresse ex ante. Leggendo i resoconti della discussione parlamentare che ha prodotto il testo approvato dalla Camera dei Deputati il 20 aprile 2017, si ha l'impressione che alcuni parlamentari abbiano compreso che non tutti i triangoli sono equilateri. Ad esempio, qualcuno ha osservato che molti dei parlamentari che partecipavano a quella discussione erano usciti da uno stato di coma, per poi riprendere una vita normale, e che quindi, se il medico avesse dato seguito a eventuali istruzioni di astenersi dal tentare di mantenerli in vita, essi sarebbero morti di sete e di fame (un modo molto crudele di andarsene). Non è possibile prevedere in dettaglio, e con assoluta certezza, gli esiti di una malattia, e ciò rende molto delicata l'operazione tentata dal Legislatore con la legge che è passata alla Camera dei Deputati. Ciò che rende questa una pessima legge è l'assunto di base, che tutti i casi siano uguali, facili, privi di pieghe, come triangoli equilateri.

    L'altro lato dell'inganno è che quella legge poteva essere approvata solo da chi ragiona puramente in termini di categorie astratte e parziali (i triangoli equilateri), e non conosce, o fa finta di non conoscere, quali sono le conseguenze dei tagli alla spesa sanitaria sul trattamento che generalmente viene riservato alle persone anziane negli ospedali, oppure, a casa, in Assistenza Domiciliare Integrata.

    In breve: si tratta di una legge ingannevole, concepita sotto l'influenza di preconcetti superficiali e astratti, che non tiene conto delle conseguenze che avrebbe nel contesto attuale. Una pessima legge, nonostante il fatto che alcuni parlamentari abbiano compreso che la faccenda è più complicata di come l'hanno vista in televisione, e abbiano quindi cercato di mettere delle pezze. Purtroppo, alla fine ha prevalso ciò che hanno imparato guardando i telegiornali, e hanno scelto l'America.

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