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lunedì 28 novembre 2016

Noxin moment

Il 28/11/2016 12:17, Unodepassaggio ha scritto:
Alberto, il problema del nixon moment è la fuga dei topi dalla nave europea che affonda. Da quando ha vinto Trump c'è il panico: tutti sanno che è probabile che lo sponsor dell'incubo europeo abbia cambiato idea. Ne consegue che quelli che fiutano il vento stanno scappando dall'Europa. Anche i bankers che mi ridevano dietro mi hanno chiamato e chiesto lumi. Devono gestire la loro fuga personale...
In bocca al lupo.
Unodepassaggio

Sono d'accordo, me lo raccontano un po' da tutte le parti. La differenza (che Trump dovrà gestire) è che nel 1971 sembrava che il dollaro avesse perso il suo status di "bene rifugio" (ancora del sistema, convertibile in oro, e tutte queste balle che avranno rassicurato gli austri-ani dell'epoca). Oggi, viceversa, il sempre più probabile tonfo dell'euro, facilitato dall'irresponsabile gestione politica di eventi come MPS, rende il dollaro l'unico bene rifugio (e nel frattempo si è capito che la ricchezza non è quella che i sette nani estraggono col piccone dal ventre avaro di madre Terra, ma quella che gli uomini producono creando valore aggiunto, quindi alla fine non importa se dietro un pezzo di carta c'è una barra di metallo luccicante, ma se c'è una potenza imperiale - e industriale!...).

Non è una piccola differenza: nel medio periodo saremo tutti morti (e la NIIP degli USA dovrà aumentare, perché tutti vorranno titoli in USD: afflusso di capitali uguale peggioramento della NIIP). Nel lungo il dollaro scivolerà, perché nel lungo comandano i fondamentali, comunque peggiori che nel 1971.

Amen.


Aspettiamo sereni (soprattutto in Germania) i prossimi accordi del Plaza.


A.

#famoerpartito

...dunque: er partito nun lo famo (anche se la qualità di chi me lo chiede si sta progressivamente e vertiginosamente innalzando: il che, peraltro, implica che potranno fare a meno di me), ma le correnti le abbiamo già fatte. Se spogliate le schede di votazione del Keynes award vedrete che ha stravinto il migliore (sono ovviamente phiero di voi). Constaterete tuttavia la presenza di una corrente di minoranza, lo MPF, che non è il Monte dei Paschi di Siena nella pronuncia di un nostro indimenticabile compagno, ma il "Movimento per la filologia", noto anche come "Morti per la figa". Vi aderiscono quelli che hanno preferito Sophie Gent, ovvero il primo video.

Eppure, se la guardate alla luce (perché al buio tutte le flautiste sono nere), vi rendereste conto, gentili utenti di questo blog diversamente non sessista, che anche Anna Besson un suo perché ce l'ha:


E ora torno alla ASN...



(...il Giardino Armonico è troppo anni '80, daje, su!... A me piace di più il loro Seicento. Ad esempio, cliccate qui, e sentite quando è misolidio il cembalista...)

domenica 27 novembre 2016

Oggi...

...Uga voleva fare qualcosa: andare dai nonni, fare una passeggiata. Non chiede mai niente (patent pending). Come si fa a dirle di no?

Così le ho proposto di andare a pattinare, e l'ho portata all'auditorium. Io mi son portato il PC, mi son seduto su una panchina, e ho messo ordine nelle varie domande per l'ASN. I misteri gaudiosi della burocrazia...

Ad esempio: ai sensi dell'art. 5 del D.M. 7 giugno 2016, n. 420:


dove l'allegato A elenca:


(nota: io sono in un settore "non bibliometrico", ma ai fini dei "titoli" - cioè non della valutazione delle pubblicazioni - questo non cambia molto).

Le commissioni si sono infine riunite, e così da pochi giorni sappiamo in base a quali criteri verremo valutati, tenendo presente che naturalmente nessuno di noi (ovviamente nemmeno i commissari), quando ha iniziato la sua carriera, sapeva che un giorno elementi quali la partecipazione a un collegio di docenti (célo) o la direzione di un comitato editoriale (manca) sarebbero state considerate dirimenti per la carriera. Si pensava di dover fare ricerca e pubblicare, e quella dire che l'ho fatta, considerando che la mia valutazione di impatto è sopra a tutti gli indicatori previsti dall'Allegato D (quello cui rinvia l'Allegato A...):


Per darvi un'idea, considerando le varie pubblicazioni "eleggibili" (come dice il sito del ministero, traducendo "eligible", che in italiano significa "idoneo": lasciamo perdere...), i vari "valori soglia" dei settori disciplinari economici (di area 13), io sono sopra a tutte e tre le soglie in tutti i settori:


Peraltro, un ringraziamento va a voi, perché come sapete a me questa roba interessa poco, e senza l'assillo di come farvela capire avrei prodotto molto meno (perché paradossalmente ho fatto di più negli ultimi anni, quando avevo meno tempo per farlo...).

Aspettavo quindi i titoli per capire come andava la faccenda. Per darvi un'idea, in Economia Politica è stato fatto un lavoro molto specifico:

Notate che non vengono considerati i criteri di cui ai punti 10 e 11 dell'allegato A, e questo ha ovviamente un senso, dato che Economia Politica tende a vedersi come settore volto alla scienza "pura" (in contrapposizione con quella "applicata"). Comunque, alla fine, la commissione specifica che le cose stanno così:


Io sono sopra tre indicatori e ho almeno cinque titoli, quindi la condizione necessaria c'è. Poi bisogna vedere se quello che ho scritto è di qualità elevata, e bisognerebbe vederlo prima che sia il tempo a giudicarlo! (ma le commissioni si sono date tempo fino a marzo).

Voi direte: ma tu che c'entri con Economia Politica? Bè, un po' c'entro! Il mio primo articolo in Classe A è stato proprio su Economia Politica (rivista del Mulino). E poi, così toglierei le giornaliste dal dolce imbarazzo di ricordarsi che in effetti attualmente insegno Politica Economica...

Quanto a Politica, la situazione è questa:

con la precisazione che:

Quindi, per restare nel mio settore è necessario che abbia fatto almeno tre delle dieci cose che la commissione ha stabilito. Necessario, naturalmente, non significa sufficiente, e questo noi lo capiamo (molti nostri interlocutori no).

Comunque, insomma, esco con Uga e mi siedo su una panchina, mentre lei pattina, ravanando nel mio hard disk alla ricerca delle tracce del mio multiforme operato. Poi lei si stanca, il laptop anche, e andiamo a fare la spesa. Torno a casa, porto la spesa in cucina, metto tutto a posto, metto su la pentola del brodo, do ar Palla il sacco della spazzatura da buttare, pulisco la pattumiera, poi mi accorgo che mancano i sacchi della spazzatura, e scendo a comprarli.

E chi trovo nell'ascensore?

Ma... è lui o non è lui?

Certo che è lui! Il mio PC, dimenticato, che mi aspettava da venti minuti in un cantuccio.

Ora: chi mi conosce mi evita, certo, ma soprattutto sa che sono piuttosto attaccato a lle mi' hose... C'est purement éthnique, d'altra parte! Ultimamente al mio esiguo ma agguerrito staff è capitato più volte di riportarmi il telefonino dimenticato sul banco del bar o elsewhere in giro per il mondo. Ma di dimenticarmi un PC è veramente la prima volta che mi capita. Il motivo temo sia ovvio: come direbbe er Palla, "me dà ar cazzo" dover ancora far domande. Dovevo pensarci prima, e farle prima: bussate e vi sarà aperto! Se supero l'asticella ora che "the bocconians" l'hanno alzata (ma è alta?), l'avrei superata tanto meglio prima, e ora avrei un pensiero di meno. La verità è che a me della carriera non me n'è mai fregato niente, e i motivi per i quali invece ora mi interessa non hanno nulla a che fare con me, e hanno invece molto a che fare con voi.

Bene: vado a cucinare...


(...condizione necessaria perché si faccia il partito è che il blog vinca ai MIA16. Se non hai votato e sei un qualcosista, sappi che è colpa tua...)

mercoledì 23 novembre 2016

QED68: la macroeconomia (della Brexit) è una scienza

La macroeconomia della Brexit ve l'avevo spiegata qua, in un articolo che vi ricordo di votare ai MIA16 (se non l'avete ancora fatto avete tempo fino a mezzanotte!), ed è molto semplice: dato che il Regno Unito è uno dei principali clienti dell'Unione Europea, verso la quale ha un saldo commerciale negativo per oltre 122 miliardi di euro (nel 2015), era del tutto ovvio che le minacce di Strafexpedition da parte dei tedeschi, le terribili ritorsioni verso chi aveva osato autodeterminarsi, si sarebbero tramutate in queruli appelli per una composizione pacifica della vertenza. Non si è mai visto un negoziante, nemmeno se si chiama Hans, minacciare il proprio principale cliente!

Ma da chi vengono, esattamente, i queruli appelli?

Non tanto da Frau Merkel, che in questo momento si occupa dei rifugiati, cercando di deportarli rapidamente per scongiurare l'inevitabile fine della sua carriera politica di donnetta stolta e piccina. Povera Angelona! Volevi cambiare il volto della Germania, usando un milione di poracci per proseguire nella sleale politica alemanna di svalutazione dei salari, ma hai capito tardi che invece sarà la Germania a cambiarti i connotati alle prossime elezioni, e per questo annunci in fretta e furia un piano per deportare quelle povere persone che stessa tu hai invitato a invadere il tuo paese, quegli esseri umani sulla cui pelle hai giocato con un cinismo che lascia sbalorditi, tu, del tutto incurante dei danni che avrebbero fatto quelle "risorse" (per la tua demografia languente) traversando mari e terre altrui per venire ad abbassare i salari a casa tua.

Ma di questo, ancora una volta, non trovo traccia nelle nostrane gazzette.

In effetti, appunto, non è Angelona a preoccuparsi, ma Inga, pardon, Ilse Aigner, la ministra dell'economia della Baviera.

Voi, che siete uomini di mondo, credo capiate perché a preoccuparsi non è la ministra della Turingia, o della Pomerania, o della Vestfalia, o dell'Assia, ma proprio quella della Baviera. No? Non lo capite? E allora ve lo ridico: perché la Germania non è un'area valutaria ottimale, e perché nel mondo reale, che non è quello che ci viene rappresentato da gazzettieri fascisti, corrotti e incompetenti, normalmente si preoccupa di più chi più ha da perdere. Così, non è un caso se proprio la ministra della regione più ricca, sede di alcuni marchi prestigiosi (lo sapete che la B di BMW significa "bavarese", vero?), si preoccupa di come si stanno mettendo le cose, soprattutto per colpa dei francesi, e auspica accorata che si concludano presto nuovi accordi commerciali.

Ai beceri pagliacci che da noi vanno in giro sproloquiando sul fatto che "le quattro libertà le tieni tutte o le abbandoni tutte" (sarebbero quelle di movimento di merci, servizi, capitale e lavoro), cosa che non sta né in cielo né (soprattutto) in terra, perché non la vediamo all'opera in nessuna parte del mondo, risponde questa volta Angelona, secondo cui l'Inghilterra potrà mantenere il controllo dei proprio confini, pur accedendo al mercato unico, se lo desidera.

E grazie tante!

Forse i tedeschi si sono accorti che gli inglesi hanno un mercato molto più dinamico e promettente dell'Unione Europea al quale rivolgersi, un mercato del quale hanno contribuito, con la buona grazia che sappiamo, a conformare preferenze e abitudini: quello indiano. Sai che gliene importa, a chi ha un Commonwealth a disposizione, di sottostare ai ricatti del pagliaccio Verhofstadt? Vorrei proprio vedere che i tedeschi rinunciassero a vendere BMW agli inglesi perché questi rinunciano a far sconvolgere il proprio mercato del lavoro dalla deportazione interna dei tanti "miracolati" dall'austerità espansiva (a partire dai lettoni, per arrivare agli spagnoli).

Bene.

Volete vedere, per curiosità, chi sono gli altri clienti dell'UE, fra gli stati ancora membri, e chi invece i fornitori? In questo grafico vi propongo i saldi merci e servizi verso l'UE maggiori di due miliardi (2000 milioni) di euro in valore assoluto:


Ecco: i tre paesi che non ha molto senso minacciare sono Regno Unito, Francia, e Svezia. Se questa mattina avete guardato la televisione (e se non lo avete fatto, fatelo ora), avrete avuto modo di constatare che in Francia ci sono politici consapevoli dei problemi che l'Europa pone al loro paese, ma anche dei problemi che loro possono porre all'Europa. Avrete anche constatato lo scarto antropologico fra la francese e gli italiani: quelli scelti per contrastarla, naturalmente, perché non siamo tutti uguali. La pochezza degli argomenti, l'incapacità di entrare nel merito, la futilità delle domande, l'incompetenza abissale, vissuta come un merito, più che come un problema...

Ecco: se voi siete in grado di afferrare questi dettagli, che dettagli non sono, e di preoccuparvene (perché è preoccupante che in un dibattito l'unica persona in grado di argomentare sia una nipotina di Vichy, che non è esattamente Chianciano...), credo sia, in buona sostanza, perché cinque anni or sono segnalai, con un articolo che per molti di voi fu uno schiaffo in faccia, lo schiaffo che ti fa riprendere i sensi, quale sarebbe stato l'inevitabile epilogo di un progetto basato sullo schiacciamento dei salari.

Le politiche di destra avvantaggiano solo la destra, dicevo. La Brexit e Trump sono l'antipasto. Seguiranno copiose portate, indigeribili se non altro per la loro abbondanza.

Ma se siamo arrivati a tanto, la colpa non è certo mia, che mi sono limitato a riportatvi a contatto con una semplice verità: oltre un certo limite, gli uomini votano col portafoglio, e un sistema che schiaccia i salari pone problemi di tenuta democratica semplicemente perché i salari sono il reddito della maggioranza. La colpa di tante sofferenze e dell'inevitabile seguito di violenze che ne scaturirà è dei gazzettieri fascisti e corrotti che vi hanno per anni oppresso con la loro propaganda, e ancora continuano a farlo, impedendovi di trarre per tempo le conclusioni politiche corrette da quanto si stava svolgendo sotto i vostri occhi, e di far sorgere nei vostri concittadini una coscienza condivisa dei propri interessi. Quando la libertà di opinione diventa impunità di menzogna, la stampa si costituisce nemica della democrazia, come sta apertamente facendo in questi giorni, dopo aver rotto ogni freno inibitorio, inveendo contro il suffragio universale, e via delirando.

Quindi, se non volete votare al MIA16 per non premiare chi, aprendovi gli occhi, ha consegnato la vostra vita al rovello della consapevolezza, vi capisco. Fatelo però per umiliare i cialtroni che, mentendo, hanno reso la nostra aria irrespirabile e pericolosa. Prima che falliscano tutti come meritano, privateli di un riconoscimento che non meritano. Quello che dovete fare ve l'ho già spiegato. Ora dovete solo farlo, se non lo avete già fatto. Votate:

- nella categoria 4 "Miglior articolo": Brexit, qualche cifra
- nella categoria 27 "Miglior sito di economia": Goofynomics
- nella categoria 30 "Miglior sito politico/d'opinione": Il Pedante
- nella categoria 39 "Peggior cattivo online": Barbara Tampieri (Lameduck)

O vorrete venirmi a dire che volete fare "er partito", ma non siete capaci di far vincere il MIA16 al vostro candidato premier (e alla sua ministra dell'integrazione, nonché al suo ministro dell'istruzione, università e ricerca)!?

Datevi da fare, perché il tempo si avvicina. Se darete segnali, verranno raccolti. Se non li darete, sarete stati voi a non darli. As simple as that...

Austeri e no

Sto lavorando con un nostro amico (Claudio Borghi) per impostare un indicatore sintetico di incentivo all'uscita dall'Unione. Qualcosa di simile a un altro lavoro che conoscete bene, ma fatto con un po' più di criterio. Mi ha fatto notare un altro amico (Sergio Cesaratto) che in Germania stanno sclerando. Ora, fra le varie storielle che ci raccontano, una che (come sappiamo) non è tanto supportata dalle esperienze storiche è quella che in caso di uscita i "mercati" ci punirebbero, condannandoci all'autarchia finanziaria. Il paper segnalato da Sergio indica che la Germania sta in effetti preparando la sua Strafexpedition, ma come vadano simili spedizioni lo sappiamo: alla fine, male per chi ci si imbarca (il che non significa che non ci si debba premunire).

In effetti, le posizioni di intransigenza e di minaccia teutonica sono, come sempre, indicatrici di una certa fragilità, e il nostro governo bene farebbe ad esserne consapevole.

Nel Tramonto dell'euro apponevo un categorico "chi se ne frega" all'ipotesi che "i mercati non ci avrebbero finanziato", sulla base del fatto che l'Italia aveva uno dei surplus primari di bilancio pubblico più rilevanti, per cui, se anche il debito pubblico fosse stato il problema (come non era, ma a quell'epoca lo dicevo solo io), noi avremmo avuto meno difficoltà di altri a rifinanziarcelo. Il Tramonto, però, era stato scritto nel 2012, quando erano disponibili i dati consolidati fino al 2011. Quattro anni dopo la situazione come si presenta?

Così.


Il grafico riporta le medie del rapporto fra saldo primario e Pil dal 1999 al 2015 (in verde scuro), e poi quella dalla crisi dei debiti "sovrani" in poi (cioè sul periodo 2010-2015, in verde chiaro).

I paesi sono ordinati sul primo dei valori, cioè sulla media dell'intero campione 1999-2015. Il meno virtuoso risulta quindi essere la Slovacchia (in alto), e il più virtuoso il Belgio (in basso), anche se poi, da quando c'è la crisi (barre in verde chiaro), vediamo che il deficit primario slovacco è stato superato da quello di tanti paesi: Irlanda, Spagna, Regno Unito (tutti paesi che secondo i gazzettieri hanno fatto austerità, come credo abbiate avuto modo di constatare), e il surplus del virtuoso Belgio è diventato, per non sbagliare, un moderato deficit.

Ora, vi esorto a considerare un dato: escludendo il Lussemburgo, che è un paese dalle dinamiche molto particolari (un simpatico paradiso fiscale per le potenze egemoni), due soli paesi sono rimasti in surplus primario di bilancio durante la crisi: Germania e Italia. Il surplus tedesco è aumentato, quello italiano leggermente diminuito, ma resta più grande di quello tedesco. Svezia, Finlandia, Danimarca, Belgio, erano tutti partiti bene, e sono tutti arrivati male (posto che avere un deficit primario sia un male)! Poi ci sono gli altri, quelli che un surplus primario non l'hanno mai avuto e la cui situazione con la crisi è peggiorata, come l'Olanda e la Francia. E poi ce ne sono altri che durante la crisi sono riusciti a diventare "virtuosi": l'Ungheria e Malta.

Bene: questo grafico credo la dica lunga su chi ha fatto austerità e su quanto la nostra economia sia, per usare un termine caro agli economisti, "resiliente". I nostri nemici questo lo sanno benissimo, ed è per questo che cercano di fiaccarci il morale. Loro, dalla crisi, ci hanno guadagnato 100 miliardi di euro solo in conto interessi, e lo sanno benissimo. Resta da capire da che parte stia il nostro governo, se sappia come la pensano a Francoforte, e se abbia mai dato un'occhiata a queste cifre, uno dei tanti argomenti che un governo degli italiani dovrebbe usare per difendere gli interessi degli italiani in Europa.

Posto, naturalmente, che volesse farlo.

Noi cittadini siamo stati austeri.

Adesso sta a loro, ai governanti, essere uomini.


(...commenti sempre sospesi, sorry...)

Chiuso per ASN

...scusate: lo so che il vostro più grande piacere non era quello intellettuale di acquisire strumenti di lettura della realtà, ma quello fisico, digitale (nel senso di: associato all'uso dei polpastrelli), di venire a sparare le vostre minchiate sotto ai post, per poi farvi frustare, o dare bacini sul collo, a seconda della giornata e della rilevanza e pertinenza del vostro contributo. Lo so, e mi spiace di avervelo tolto, questo piacere, bloccando i commenti. Li riapriremo, tranquilli, e perfino gratis (pensate un po'!), ma solo quando sarò passato attraverso questa amena esperienza iniziatica.

Nel frattempo, se avrò qualcosa da dirvi ve lo dirò. Voi, per dirmi qualcosa, aspetterete il due dicembre. Da voi ho imparato moltissimo, e voglio continuare a farlo, ma ora devo dimostrare ad altri (non a voi) quanto ho imparato finora, e le due attività non sono compatibili. Peraltro, so che non dovrei dirvelo, ma... non mi mancate molto! Avevo sottovalutato l'immenso sollievo di tornare ad avere un'email gestibile.

Dal tunnel della crisi non so se usciremo, ma da quello del blog si può uscire...

Se volete dimostrarmi la vostra riconoscenza per il percorso fatto fino a qui, e secondo me dovreste farlo, ricordatevi di votare e far votare questo blog ai MIA16 secondo quanto ci siamo detti qui. Fate questo atto di misericordia verso il Sole 24 Ore, che sta soffrendo molto (meritatamente), e al quale è quindi gesto pietoso dare il colpo di grazia. So di poter contare sulla vostra umanità.

A presto!

giovedì 17 novembre 2016

La riforma costituzionale e l'Unione Europea: perché dobbiamo preoccuparci

(...da Massimo D'Antoni ricevo e volentieri pubblico...)


C’è un tema di merito che sta passando relativamente sotto silenzio, ma che potrebbe essere una ragione decisiva per votare No. Un tema che evidenzia una contraddizione tra i contenuti della riforma costituzionale e il maldestro tentativo del governo di marcare la propria distanza dall’Unione con scelte simboliche (la sparizione delle bandiere dell’Ue durante le conferenze stampa) e alzando i toni con Bruxelles in occasione del parere della Commissione sulla Legge di Stabilità.

Al di là del teatrino mediatico, la riforma determinerà infatti un’ulteriore cessione di sovranità del nostro paese alla Ue, analoga a quella realizzata nel 2012 con l’approvazione dell’art. 81 sul pareggio in bilancio. Che questo sia coerente con gli intenti della riforma è d’altra parte esplicito nella relazione introduttiva del Disegno di Legge Costituzionale del 8 aprile 2014. Sotto il titolo “Le ragioni della riforma”, è il governo stesso a spiegare quali ne siano gli obiettivi:



(...Curiosi? Confessio regina probationum, e la confessione è a un solo clic di distanza...)

martedì 15 novembre 2016

Soros

...e Soros di qua, e Soros di là, e Soros organizza la resistenza contro il compagno Trump, e Soros finanzia Killary, e Soros è dietro le ONG che indirizzano l'opinione pubblica, e Soros è dietro i postkeynesiani che difendono l'assetto vigente (quelli austeritàbbruttaeurobbello), Soros, Soros, Soros, Soros, Soros...

Tutto vero (forse), ma... vi ricorda nulla?

A me sì.

Questa mattina, forte delle mie recenti esperienze in matematica inutile (avere figli riserva anche questo piacere), mi sono permesso di twittare una semplice proporzione:

TTIP:CETA = Soros:x

Nessuno ha capito cosa volessi dire, il che dimostra che il mondo è pieno, ma veramente pieno, stracolmo, rigurgita, di beati, e di santo ce n'è uno solo: S. Alberto ("Auguri!" "Grazie!"), che li sopporta.

Io non dico che il generoso filantropo ungherese non sia un problema, come non dico che il TTIP non sia (stato?) un problema. Quello che vorrei cercare di farvi capire è che uno dei tanti modi per gestire il dissenso è canalizzarlo verso un obiettivo altamente simbolico, la cui carica iconica sia talmente potente da abbacinare i dissenzienti, impedendo loro di darsi un'occhiata intorno.

Uno specchietto, ma non per le allodole: per i polli (voi, with all due respect).

Vi ricordate il mio sospetto verso certi meccanismi comunicativi così evidenti nel caso del TTIP? Per me fu assolutamente e irrevocabilmente chiaro che sotto l'ostentata segretezza (ossimoro) del TTIP c'era qualcosa che non tornava quando vidi questa simpatica allegoria dell'utile idiota esibirsi nella seguente pulcinellata, che forse alcuni di voi ricorderanno:


E infatti, poi, saltò fuori quello che temevo, ovvero che questi scombinati figuranti stavano semplicemente distogliendo la nostra attenzione dal vero rischio, il CETA, del quale, nonostante fosse in anda da molto più tempo, molti pochi (incluso me, che in teoria queste cose le studierei) avevano sentito parlare.

Ce lo confermò Mario Nuti nel suo blog, ospitando un articolo di Peter Rossman, poi tradotto da vocidallestero.

Quindi, chi TTIPava h24 oggettivamente (cioè indipendentemente da quanto credesse, volesse, o gli fosse stato detto di fare) stava nascondendo il CETA.

E allora?

E allora, cari amici, state sereni (cit.): scopriremo che Soros, alla fine, è folklore. Il vero Male, quello con la "M" maiuscola, non si fa vedere e non ve lo fanno vedere. Con questo non dico che non dobbiate prestare attenzione alle mosse del simpatico magnate magiaro, né tanto meno sostengo che molte di queste mosse, per come ci vengono rappresentate, non siano preoccupanti. Solo che sono molto, troppo evidenti, e visto che vi giungono attraverso un sistema dei media che è per forza di cose, tautologicamente, controllato da chi ha i mezzi per farlo (lui in primis), io qualche cautela la userei. Insomma: dopo esservi indignati, come i suoi media vogliono che facciate, contro Soros, continuate a darvi un'occhiata intorno. La parte più delicata e (per alcuni) appetibile della vostra spoglia mortale è stata posta da Nostro Signore fuori dal vostro campo visivo. In un mondo nel quale assistiamo a tante piroette da parte degli araldi del sistema (spettacolare l'inversione a U del FT su Trump, per non parlare di quella del neokeynesiano Krugman sul NYT!), ogni tanto una piroetta fatela anche voi: consentitevi il lusso di 360 gradi di orizzonte, in un mondo nel quale molto evidentemente tutti vogliono che vi concentriate su un punto solo.

Il Male si muove sotto la superficie, ma siccome è grosso, qualche increspatura ogni tanto la lascia.

Cerchiamo di non distrarci.

E comunque: #hastatoSoros...

(...ultimo avvertimento: per favore, parliamo di cose serie...)

venerdì 11 novembre 2016

Goofy5: lebbasi...

(...e gnente: io non so più come dirlo... Vediamo se dicendolo così lo capite...)

Allora. Siamo qui anche perché condividiamo le famose fottute bbasi della cultura occidentale, vero?

Il piddino è "europeista" ma non è eurocentrico (perché non si rende conto del fatto che l'"europeismo", cioè l'idea che una trentina scarsa di paesi ospitati sull'8% delle terre emerse possano darsi regole che nessun altro paese al mondo si è mai dato, è la forma più distruttiva e razzista di eurocentrismo, cioè di pretesa superiorità razziale europea rispetto ai supposti pori cojoni che in giro per il mondo continuano a comandare a casa propria). Quindi il piddino va in brodo di giuggiole per l'ultimo romanzo dello scrittore venezuelano, per l'ultimo film del regista kazako, insomma: per tutto quanto, non essendo europeo, lo solleva dall'accusa di eurocentrismo culturale.

A noi invece piace Brahms, che ha qualcosa da dirci:


Eh, sì, la morte non giunge a tutti sotto le stesse spoglie. È amara quando toglie ai suoi beni chi ne ha abbastanza, ed è benevola quando soccorre il bisognoso, sollevandolo dalle sue sofferenze.

In ogni caso, è meglio non chiamarla, ed aspettare che venga da sé, altrimenti si corre il rischio di dover ritrattare, come ci dice un'altra pregevole opera cui non sia di biasimo il non essere stata girata in Indonesia:


Ecco, venendo al punto, per farvi capire come dovete comportarvi al Goofy: fate finta che io sia la morte.

Non chiamatemi, arrivo io, quando pare a me. Dopo di che, se siete dürftig, vi sarà caro il mio arrivo. Se invece ohne Sorge lebet, allora vi sarò amaro, ma ve lo sarete meritati, perché se state tanto bene, al goofy che ci siete venuti a fare?

Abbiamo fatto tanto per non essere un'armata Brancaleone: cerchiamo di non essere un'armata di Brancaleoni. Voi, forse, mi vorrete anche bene. Ma io vi detesto, dal primo all'ultimo, e chi non è del tutto fuori credo capisca ottimamente perché. Diciamo che in parte mi sono vendicato preventivamente, aprendovi gli occhi sul simpatico Truman show che i gazzettieri vi avevano costruito intorno. Certo, da allora la vostra vita non è più la stessa, ed è strano che sentiate il bisogno di ringraziarmi. In ogni caso, con qualcuno potrei ritenere di non aver ancora regolato tutto il conto...

Quindi... vi farò sapere: chiamo io!

E ora torno... ad arrotare la falce? No: a fare slides...


(...e se non arrivo? Bè, se non arrivo, arriverò l'anno prossimo. Ma avete proprio tanta fretta?...)

Goofy5: istruzioni per l'uso

Domani ci incontreremo a Montesilvano. Come ogni anno, mi vedo costretto a dire l'ovvio, ma lo faccio volentieri: la vocazione didattica altro non è che vocazione al martirio dell'ovvio.

Tralascio le banalità su come registrarsi, sul fatto che i ricevitori della traduzione simultanea non sono degli schiaccianoci né dei boomerang.

Mi soffermo quindi su due punti essenziali, il primo dei quali sarà ribadito nel discorso di apertura.

Primo punto: nel momento in cui la stampa italiana tutta (fatto salvo Palombi, credo) si palesa nel suo fascismo, nel suo disprezzo per la democrazia (motivo per il quale ho sollevato la mia assistente dal compito di fare il solito giro di email per segnalare l'evento), desidero che sia ben chiaro che noi siamo il luogo del dialogo. Non credo di dovervi sottolineare il dato sufficientemente ovvio che se un economista (e un politico) come Laszlo Andor ha partecipato al progetto europeo è perché ci credeva. Anche oggi Andor crede che il progetto possa essere emendato, o, per lo meno, questo è quanto espone nella sua prolusione. Potete anche facilmente immaginare che Kelly Greenhill, come la maggior parte degli accademici statunitensi, non sia esattamente stata dalla parte di chi poi ha vinto le elezioni. Tuttavia entrambi questi colleghi hanno esposto con grande coraggio intellettuale tesi dirompenti nei luoghi e nei modi in cui sono state esposte. Dire, da commissario europeo, che l'Unione Europea si poggia sulla deflazione salariale non è un'operazione banale. Attirare l'attenzione sul fatto che la migrazione è un'arma non è cosa banale per chi proviene da uno schieramento politico dove la maggior parte della gente piagnucola sui muri (che i democratici, peraltro, non hanno abbattuto quando erano al potere).

Questo coraggio intellettuale merita rispetto. Siete stati capaci di ascoltare in silenzio dei cialtroni che non la pensavano come noi, sarete ancor più capaci di ascoltare in silenzio degli studiosi che su alcune cose non la pensano (forse) come noi.

Secondo punto: volete fare la rivoluzzzzzzione? Volete fare er partiiiiiito? Bene, allora cominciamo dalle fottute basi, e la prima è la disciplina.

Vi ho già spiegato come comportarvi con me al goofy. 

Avete mai visto quei simpatici film di guerra del tipo "Guardiamarina Tizio Caio chiede il permesso di salire a bordo?" Avete mai sentito uno dire: "Professore, io la ammiro tanto, no, non importa come mi chiamo, io non sono nessuno, io sono solo polvere, lei è un gigante, la supplico, la scongiuro, mi lasci salire a bordo?" Sinceramente, io una cosa del genere non l'ho mai sentita, e quindi non la voglio sentire. Se non lo avete capito, siamo in una fottuta guerra, e io a bordo uno: [1] senza palle e [2] non identificabile (quindi magari con una simpatica cintura di esplosivo sotto la camicia) non lo lascio salire.

(...avviso per i coglioni: ovviamente la cintura è metaforica: tuttavia se non so chi siete non vi tocco nemmeno con uno stecco...)

Avrete dei momenti, che vi verranno esplicitamente segnalati, in cui potrete avvicinarmi (nelle ovvie modalità che cortesia e disciplina richiedono e che ho appena richiamato con la mia consueta mitezza e sobrietà). Fuori da quei momenti chi potrà avvicinarmi è stato avvertito personalmente, quindi lo sa (due persone sole) e potrà comunque farlo solo filtrato dal mio staff.

E siccome questa cosa non è negoziabile né commentabile, con l'occasione chiudo i commenti del blog, che riaprirò lunedì.

Buon divertimento, e non dimenticate #lebbasi...

mercoledì 9 novembre 2016

Nixon moment

Una cosa posso dirvela: come musicisti siete migliori che come economisti.

Proprio il contrario di me, mio malgrado.

Lo spoglio delle schede del Keynes Award dimostra una certa maturità (perdonatemi se non riesco a pubblicarlo, ma contiene tali e tante peeeerle da necessitare un lavoro accurato). Viceversa, se ve li rileggete ora che (spero) avrete capito cosa volevo dire, molti commenti sotto a questo post sono desolanti. Di fatto solo Gasperino, in quello che, a mia memoria, è il suo unico commento sul blog, ci aveva colto in pieno, come sottolineato da robertobocco e da me, con una simpatica citazione (a qualcuno devo pur ispirarmi): non delebo propter decem (ma in realtà propter unum). Quindi sull'abominevole Sodoma che questo blog è diventato tarderò a scatenare la pioggia di fuoco, accontentandomi di purificarla ogni tanto, come qui abbiamo sempre fatto, con un po' di cultura, l'uomo nero dei ratti liberisti (che infatti non hanno partecipato al Keynes Award)...

Tornando al punto: quanto sta succedendo si configura in effetti sempre più come un Nixon moment.

Le analogie sono piuttosto evidenti. Vi siete letti cosa dice Nixon nel suo discorso? "Negli ultimi sette anni c'è stata in media una crisi finanziaria all'anno". Eh già: ora come allora veniamo da un decennio scarso di crisi finanziarie e di guerre scatenate (a grandi linee) da presidenti democratici (un mio collaboratore mi faceva notare la grande attenzione di Trump ai veterani nei suoi discorsi pubblici, con relativo rosicamento della stampa di regime). Ora come allora abbiamo una forte pressione al ribasso sul saldo delle partite correnti statunitensi, evidenziata nel grafico che speravo vi fosse di aiuto. Questo enorme deficit segnala, fra l'altro, un forte disallineamento al rialzo del dollaro. Ma anche questo dato non vi aveva detto molto, nonostante le mie indicazioni esplicite.

Certe volte mi chiedo perché mi leggiate. Devo avere uno stile veramente accattivante, perché all'idea di riuscire a trasmettervi qualche contenuto ho ormai definitivamente rinunciato, anche se, per fortuna, mi arriva qualche barlume di vita intelligente:

Max Tuna ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Concorsi pubblici: "MIA2016" e "Keynes award"":

Gentile Prof. Bagnai, con il suo post sul possibile Nixon Moment lei mi ha consentito di mettere al riparo i miei pochi risparmi dalla bomata in arrivo: prima delle elezioni USA ho venduto tutti i dollari che avevo. Intendiamoci, pochi soldi erano e pochi rimangono: ma è proprio quando i soldi scarseggiano che dispiace vederli evaporare.

In segno di gratitudine per tutto ciò che ho imparato dai suoi libri e continuo a imparare dal suo blog, oggi ho fatto una donazione ad a/simmetrie, doppia rispetto allo scorso anno. Sempre una donazione da pezzenti, sia ben chiaro, come si addice ad un pezzente quale io sono: sono infatti un dipendente pubblico con quasi vent'anni di precariato alle spalle (a proposito di 'garanzie' per gli statali) e quindi non me la passo affatto bene. Però penso che qualcosa di concreto per a/simmetrie sia meglio che un semplice 'grazie'.

Tanto le dovevo.



Visto che a questo punto le analogie le abbiamo capite (e a qualcuno capirle è servito), aggiungiamo anche qualche differenza. Una la propone questo grafico, tratto dalla nostra ultima newsletter:

Al tempo di Nixon gli USA erano creditori netti verso il resto del mondo per il 10% del Pil, ora debitori per quasi il 50%, situazione che per un paese "normale" (cioè non dotato di potere di signoraggio in termini di liquidità internazionale) sarebbe tutt'altro che rassicurante.

Se volete, è l'altra faccia di questo problemino, che abbiamo visto più volte:


Al tempo del Nixon shock il debito post-bellico era stato quasi tutto liquidato, mentre ora dobbiamo liquidare l'enorme massa di debito creato da trent'anni di guerra del capitale contro il lavoro (descritti ad esempio qui). Come vi ho detto fin dal Tramonto dell'euro, è interesse dei grandi debitori (fra cui gli Stati Uniti) vivere in un ambiente più inflazionistico, ed è ovviamente interesse dei grandi creditori (come la Germania) evitarlo. Solo che ora siamo arrivati al punto in cui i grandi creditori, perseguendo la deflazione, stanno divorando se stessi (via collasso del proprio sistema bancario e previdenziale schiacciato dai tassi negativi), e i grandi debitori, che non trovano nei grandi creditori una sponda per far ripartire l'economia mondiale, stanno subendo in casa propria una serie di tensioni sociali che impongono di adottare con urgenza misure a favore della crescita (e possibilmente di un minimo di inflazione, che aiuti a liquidare il debito senza scosse).

Non so se ci avete fatto caso, ma negli ultimi tempi negli Usa ci si ammazza per strada con una certa facilità. Potete cercare di convincermi che il problema sia che Saturno è in quadratura con Marte (posto che lo sia...), ma ritengo più convincenti spiegazioni basate sui fondamentali. Lo zio Tom non è riuscito a evitare che i suoi consimili si sparassero addosso semplicemente perché non è riuscito a dar loro un lavoro. Period.

Vorrei anche che notaste, nel grafico su posizione netta sull'estero e cambio effettivo, che la crisi del cosiddetto debito sovrano ha significato per gli Usa l'inizio di un ciclo di rivalutazione del cambio nominale, e uno sprofondamento del rapporto fra posizione netta sull'estero e PIL. Sarebbe interessante analizzarne la composizione, e valutare l'impatto della variazione dei prezzi degli strumenti finanziari (incluso il tasso di cambio) su questa dinamica. Fatto sta che, in buona sintesi, la nostra crisi agli Usa non sembra aver fatto molto bene, e questo credo che da quelle parti comincino a capirlo, altrimenti tanti segreti di Pulcinella (dal marciume di Deutsche Bank ai miasmi della Volkswagen) sarebbero rimasti tali.

In sintesi, questo quadro (molto sommario, ovviamente) rafforza l'indicazione che stiamo assistendo a un Nixon moment: gli Usa hanno bisogno di un dollaro più debole, e di inflazione. Uno shock politico è una possibile strategia per ottenere questo risultato. Qualcosa di simile possiamo immaginare sia successa con la Brexit.

Dopo di che, vorrei darvi qualche pensiero in ordine sparso.

A me fanno sinceramente sorridere di compassione quelli che "è arrivato il compagno Trump, è arrivato l'outsider Trump". Non fatevi fottere una seconda volta dai gazzettieri, se possibile! Un candidato alla presidenza degli Stati Uniti non può essere un outsider. Chi crede di assistere alla rivincità dei diseredati, degli sconfitti della globalizzazione, è un povero farlocco che si lascia strumentalizzare dai furbi, dai furbetti e dai furbini che nei giornaloni insistono nel dipingere una jacquerie dei tempi moderni, con lo scopo nemmeno tanto velato di delegittimare il processo democratico qui a casa nostra. Quello che stiamo vedendo è semplicemente il cambio della guardia fra una parte dell'establishment Usa, e un'altra parte dello stesso establishment. Non illudetevi che questo cambio della guardia avvenga senza un rigido passaggio di consegne (ovviamente sotto banco, mentre lo scambio di contumelie era ostentato, for the sake of show).

In altri termini, tutta l'euforia di chi vede per domani la fine del TTIP e la reintroduzione del Glass-Steagall act mi sembra un pochino fuori luogo. Poi magari mi sbaglierò, e allora me lo farete notare (e, come al solito, sarò contento). Proprio in questo momento la CNBC mi informa che il Dow Jones sta recuperando: loro ne sanno più di voi, quindi... state sereni (o meglio: inquieti)!

A noi cosa cambia?

Bè, se le cose stanno come dico io, certo che ora er Nasone ha un compito arduo! L'unico modo in cui poteva agire per tenere insieme l'euro era indebolirlo: dava così ossigeno ai paesi del Sud, permettendo loro di esportare sui paesi terzi (cosa non risolutiva, come dicemmo nel 2014), e soprattutto di rifinanziare i propri debiti a tassi accessibili. Peccato che l'euro debole, palliativo per la malattia terminale del Sud, fornisse un ennesimo sleale vantaggio competitivo al Nord: il surplus tedesco è ormai da tre anni sopra quello cinese, e continua a crescere. Che le controparti avrebbero svalutato era prevedibile e da noi previsto (qui nel caso della Cina, e ovviamente qui nel caso degli Usa). Naturalmente dollaro debole significa euro forte, quindi ulteriore deflazione a casa nostra. Ci dovrebbe essere la (desiderata) correzione al ribasso del surplus tedesco, ma ci sarà anche una (indesiderabile) correzione al ribasso del saldo francese, che quest'anno si prevedeva tornasse in territorio positivo dopo otto anni in rosso. La Francia l'euro non se lo può permettere, e qui lo abbiamo chiarito prima di tutti gli altri. Tanto meno si può permettere un euro rafforzato. Quindi i francesi andranno alle urne in condizioni economiche peggiori delle attuali, al termine di un ciclo di conflittualità sociale che non vedo come potrebbe smorzarsi, e sull'onda dell'impressione, in qualche modo illusoria (vedi sopra alla voce "Trump non è un outsider"), ma comunque politicamente devastante, che il voto conti!

Chiaro, no?

In termini di tassi di interesse, cosa succederà? Un "hike" (rialzo) dei tassi Usa potrebbe materializzarsi se la Fed facesse il giochino di (fingere di) temere inflazione a seguito dell'indebolimento del dollaro. Oppure la Fed potrebbe fare il giochino di Carney in Inghilterra: continuare con la politica monetaria accomodante, in modo da prendersi il merito della crescita che dovesse manifestarsi (ovvero del mancato crollo dell'economia americana a causa dell'avvento dei barbari)! Questa valutazione è abbastanza difficile da fare, in questo momento. Se un rialzo dei tassi ci sarà, tanto meglio: le contraddizioni dell'Eurozona esploderanno più rapidamente. Ma certo non sarà un rialzo devastante (non è un Reagan moment, per capirci), e comunque il rialzo del cambio è di per sé già una bella ventata sul castello di carte europeo.

Ora vediamo come va al Monte dei Paschi...

lunedì 7 novembre 2016

Concorsi pubblici: "MIA2016" e "Keynes award"

(...mentre andavo via, un uomo con qualche anno più di me sulle spalle mi ha fermato, mi ha stretto la mano, e mi ha detto "Grazie, professore!" E io: "E per cosa?". E lui: "Per questi cinque anni di massacro...". Io mi sono limitato a un: "Si vede?", e poi ho tirato corto: volevo prendere il treno delle sei, e ci sono riuscito. Almeno quello...)

(...mentre parlavo, dopo aver mostrato alcuni dati sulla Brexit, mi è uscita un'invettiva sulla stampa cialtrona e fascista che non fornisce se non dati artefatti... ma la faringite me l'ha strozzata in gola! Completamente afono, con una fitta che mi faceva lacrimare, mi sono avventato sul bicchiere d'acqua, per sciogliere il nodo alla gola, fra un applauso affettuoso del pubblico. Ritrovata la voce, ho detto, asciugandomi le lacrime: "Sapete, io mi commuovo sempre quando penso alla stampa, perché siccome credo nel mercato, li vedo già con i loro scatoloni di cartone in mezzo a una strada. Ma quel giorno non piangerò: mi siete testimoni che ho pianto oggi". E loro a ridere. Nella sala accanto - ma io non potevo saperlo - il direttore del Corriere della Sera, cioè del giornale che ha pubblicato questa roba, stava ascoltando. Almeno spero...)

Allora, tiriamo le fila.

Il penultimo post ha chiarito l'impossibilità (per ora) di affidarci a una forza politica di sinistra per la difesa dei nostri interessi - dato che l'interesse nazionale viene percepito, dai benpensanti di sinistra, come fascista senza sé e senza ma, anche se è l'interesse del pensionato, dell'operaio, dell'artigiano. Lo snodo sarebbe quello di vedere a sinistra una concettualizzazione dei problemi che non li classifichi come "di Salvini" o "nostri", ma come "dei lavoratori" e "dei capitalisti" (definiti se possibile in modo non ottocentesco). Speriamo che questo snodo si presenti, e io continuo a lavorarci, ma ad ora registro che, se ci dovesse essere una transizione per un dato accidentale (elezioni francesi?), questa sarebbe gestita dalla destra perché la sinistra non avrebbe tempo di riappropriarsi dello spazio dal quale si è esclusa: quello dei problemi che affliggono le classi subalterne. Problema non accessorio: non avrebbe gli economisti per gestirla, visto che quelli che disperatamente (e anche un po' pateticamente) sgomitano per diventare consiglieri del principe in tutta evidenza non hanno studiato il problema né in termini teorici (perché non è il loro campo), né in termini empirici (perché sono convinti che non succederà, o che non debba succedere, il che, a loro avviso, è sufficiente garanzia perché si possano emettere cialtronate random senza confrontarsi coi fatti - che però hanno la testa dura).

L'ultimo post spero abbia chiarito definitivamente l'impossibilità di costruire una forza politica ex novo. Semplicemente, manca nei nostri compatrioti sufficiente maturità per intraprendere un percorso keynesiano, cioè compatibile con lo spirito della Costituzione che tutti stanno difendendo a chiacchiere (a partire dai sepolcri imbiancati euristi dal cognome esotico), ma della quale nessuno sembra ricordare la genesi, descritta in modo tanto vivido da Quarantotto nei suoi libri e nel suo blog. Senza le cose che sapete (il controllo da parte dello stato del circuito del risparmio, cioè la cosiddetta "repressione finanziaria", e il parallelo intervento dello stato nell'attività di investimento, in un quadro dove il governo si riappropria di tutti gli strumenti difensivi, fra i quali il cambio), da questa crisi non si esce, e tanto lì bisognerà andare a finire, prima o dopo alcune decine di milioni di morti. Ma questo a molti nostri compatrioti sfugge. La demonizzazione macchiettistica, aneddotica, gianniniana, dello Stato è la dimensione allucinata nella quale vive e nella quale merita di morire questa gente, così come ognuno, a mio avviso, merita di morire nella propria patria, quale essa sia. Con questa gente non si può fare nulla: sono schierati saldamente dalla parte del proprio avversario e non hanno gli strumenti culturali per rendersene conto, né c'è tempo per fornirglieli. Io Il tramonto dell'euro l'ho scritto quattro anni fa: tempo per metabolizzarlo c'era. Se non è stato fatto, non lo si voleva fare, ma allora, cari amici, ve lo dico con tanto affetto: la prossima volta che mi parlate de "famoerpartito" vi tronco a fare in culo senza sé e senza ma.

Mi amate tanto, sono bravo, sono carismatico, sono proprio quello che ci vuole?

Bene: si vede che questo paese sta messo veramente male, peggio di quanto credessi, se ha bisogno di me! Ma forse riusciamo a salvare capra e cavoli: il mio paese ha bisogno di me secondo voi! E voi chi siete? Parliamone! Secondo me ha bisogno di me la mia famiglia, come ha capito il signore che mi ha fermato mentre uscivo dall'antro di Belzebù. Lui, in teoria, non mi è amico. Eppure, da lontano, ha capito. Se mi capisce chi mi è lontano, ma non mi capisce chi mi è vicino, che problema c'è? La soluzione è a portata di mano: tenervi tutti lontani. Basta poco, che cce vò? Qui, vedete, i casi sono due: o mi ritenete veramente così bravo, e allora dovete fidarvi di me in quel modo cieco, pronto e assoluto che ad alcuni di voi dovrebbe essere familiare, e fidarvi a partire dalla cosa più importante: la scelta dei tempi. O non vi fidate, e allora fate bene, però non venitemi intorno. Quando uno mi chiede un consiglio (di non richiesti non ne do più: è uno dei tanti piaceri che l'età inibisce), si mette in una cazzo di trappola della quale non ha un'idea, perché poi ha due strade obbligate: o fa come dico io, o non deve venire a lamentarsi. Bisognerà che ancora per un po' di tempo la politica la lasciamo fare a chi crede di saperla fare. "Erpartito" non si può fare: l'ho detto a chi ci ha provato prima che ci sbattesse il grugno, e non vado a cavare le castagne da un fuoco che secondo me non andava nemmeno acceso. Period.

Visto che uno degli ostacoli più evidenti alla formazione di un idem sentire è proprio la percezione distorta del ruolo dello stato e dei dipendenti pubblici, vi propongo per concludere ben due concorsi pubblici.

Il primo è il MIA2016, e il candidato sono io.

Se non avete già votato, fatelo ora. Lo so che c'è tempo, lo so. Ne hanno lasciato molto, molto più dell'anno scorso, non ho idea del perché. Il povero Sole 24 Ore un premio di consolazione se lo meriterebbe. Sarebbe il suo Schwanengesang. Ma tutto sommato chi ci lavora di soddisfazioni ne ha avute a iosa e di ben altro spessore, in termini sia morali che materiali. Quindi forse è meglio se anche quest'anno il Macchianera come miglior sito di economia ce lo prendiamo noi, no?

Bene, allora vi rinvio alla scheda di votazione e alla mia dichiarazione di voto (che ovviamente non potete modificare: se volete fare er partito, prima ci vuole ordine e disciplina).

(...ah, peraltro, a proposito di famoerpartito: questa mattina partendo da Roma ho lanciato un invito aperto a seguaci e seguacie di Milano. Sapete in quanti hanno risposto? In uno. Per fortuna era quello giusto, e mi ha fatto un piacere enorme vederlo, tanto più che mi ha portato nel ristorante giusto, dove anche il cameriere seguaciava. Ma anche questo è un indicatore di due cose: la prima, che il "potere costituente diffuso" di negriana memoria è una cagata pazzesca! In tre ore non siete riusciti a organizzarvi per trovare un ristorante e darvi appuntamento, dal che si desume che di un sovrano bisogno ne avreste, e come! Ma dal fatto che abbia risposto una persona sola si desume anche... che quel sovrano non posso essere io... Quando a una call del genere riusciremo a riempire un ristorante, quando saremo arrivati a 300000 visite al giorno (cioè mai), allora sarà il momento del famoerpartito...)

(...peraltro: come potrebbe non essere una cacata pazzesca l'elaborazione concettuale di uno che piscia sui confini senza ricordare che se a Ventimiglia non ce ne fosse stato uno la sua vita sarebbe stata molto più grama?...)

Il secondo concorso è il Keynes award, e i candidati vostro malgrado siete voi.

Qui di seguito tre versioni del Moderé dai Quartetti parigini di Telemann. Vince chi sceglie quella giusta, motivando la scelta in modo giusto. Cosa vince? Ma è semplice! Vince il restare a bordo. Gli altri verranno fatti salire su una simpatica asse, stile pirata dei Caraibi, e gettati in acqua con una pedata nel sedere, stile servizio d'ordine del PD. Dice: ma è questione di gusti, la risposta giusta non c'è. Eh no, cari, non funziona così: perché io sono keynesiano, e questo è un concorso di bellezza. Quindi, cocchi di babbo, dovete pensarlo come un investimento:

"professional investment may be likened to those newspaper competitions in which the competitors have to pick out the six prettiest faces from a hundred photographs, the prize being awarded to the competitor whose choice most nearly corresponds to the average preferences of the competitors as a whole; so that each competitor has to pick, not those faces which he himself finds prettiest, but those which he thinks likeliest to catch the fancy of the other competitors, all of whom are looking at the problem from the same point of view. It is not a case of choosing those which, to the best of one’s judgment, are really the prettiest, nor even those which average opinion genuinely thinks the prettiest. We have reached the third degree where we devote our intelligences to anticipating what average opinion expects the average opinion to be."

Dovete cioè capire quale sarà secondo voi l'esecuzione likeliest to catch the fancy of the other competitors fra queste tre, ricordandovi che chi non vota è fuori, e chi non indovina è fuori.

Sarà servito a pulirci le orecchie, e a pulire il blog da quelli che pensano che i prezzi riequilibrano il mercato, e magari anche da quelli che pensano che Keynes fosse un sempliciotto. D'altra parte, qualcuno nel post precedente si è dimenticato di mettersi le mollette, e ora è sporco dappertutto...

Buona scelta (io ovviamente non pubblico commenti, altrimenti avreste elementi per valutare):




Tanti complimenti ai futuri vincitori di questo simpatico Keynes award!

I perdenti potranno sollecitare un'indulgenza al guru's corner del #goofy5. A proposito: di biglietti ne son rimasti una novantina. Domani faccio fare una verifica sui ricevitori. Se abbiamo esaurito anche l'ultimo lotto, metterò in lista di attesa i nuovi entranti fino al completamento del numero necessario per giustificare l'acquisto di un altro lotto. Anche qui, non preoccupatevi: se non è chiaro, lo capirete quando succederà...

Aggiornamento di lunedì alle 19:51: non abbiamo ancora raggiunto il quorum (almeno 100 commenti) quindi anche se il vincitore si delinea chiaramente non posso comunicarlo né sbloccare i commenti. Meglio così. Diciamo che un centinaio di commentatori mi basteranno, per il futuro...



Addendum di martedì per Lilith che vuole vedere le note:

Ho veramente molto poco tempo, quindi ti do solo la parte del flauto:


e quella del cembalo:


Come vedete, è in mi minore, tre mezzi (scelta inconsueta), quindi sul "voice" (primo video) esce in sol minore, tonalità comoda per quello strumento (chi non ha capito è vergine, meglio così...).

domenica 6 novembre 2016

La madre dei piddini, ovvero l'economia del dr. Livore

Allora: prima di iniziare devo darvi alcune safety instruction. Per la lettura di questo post è necessario un paio di mollette, o un sacchetto di carta.

Li avete in casa?

Siete pronti?

Bene: applicate le mollette alle narici, e godetevi questi capolavori:

Giorgio T. ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Il ritorno delle SS":

Negli ultimi dieci anni la sinistra ha finalmente dato a tutta la classe media dei dipendenti e dirigenti statali, un status sociale ed economico a cui per anni agognava.In mezzo all'orda di barboni ex imprenditori falliti, di operai cassaintegrati ex Mr faccio tanti straordinari, di bancari senza più cravatte, e mercanti senza più BME, svettano i dorati cedolini dei loro celestiali contratti a tempo indeterminato dei dipendenti pubblici,con le loro mega tredicesime, ferie garantite e squilli di tromba all'ingresso negli oblò bancari. Loro, che tanto si erano sacrificati per le opere di spirito è di servizio, quando tutti cercavano il mero lucro, finalmente eccoli nella top ten delle sicurezze ambite. Grazie sinistra, grazie per aver ristabilito il più desiderabile degli ordini sociali e a lasciare che sia qualcun altro, certamente ben più saggio, ad occuparsi delle rogne dell'economia.

Postato da Giorgio T. in Goofynomics alle 6 novembre 2016



a.masotti ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Il ritorno delle SS":

La perdita di salario subita dai dipendenti pubblici e quelli delle aziende private, artigianato , piccola industria e piccoli imprenditori in generale non e' stata uguale.
Nel 2013 lo stipendio medio dei dipendenti pubblici e' stato di 35.000 euro , quello dei dipendenti privati 25.000 (circa) .
I dipendenti pubblici hanno avuto i contratti bloccati ma non hanno perso il lavoro per poi troverne un'altro ad un importo della meta' o visto ridurre i fatturati del 50% con le banche che chiedono il rientro .
Facendo due conti brutali :
Costo dipendenti pubblici (dato 2013) 159 miliardi di euro
PIL italiano 2013 1362 miliardi di euro
Percentuale spesa per pubblici dipendenti su PIL 11,67%
Costo dipendenti pubblici se prendessero come privati 113,57 miliardi di euro
Differenza 45,43 miliardi di euro
In % di pil 3,34%
Le imposte sulla casa ed altro patrimonio sono in % di PIL nel 2013 il 2,7
Conclusione:
il governo Monti ha massacrato la classe media per mantenere costante il reddito (incomprimibile e base elettorale del PD ) del pubblico impiego .
Se la compressione dei salari fosse andata tutta a favore del capitale avremmo la fila di gente che fa investimenti e nuove aziende.
Io non vedo nulla del genere: vedo invece dipendenti pubblici sempre piu' grassi e sempre piu' dediti alla difesa di "diritti acquisiti" che sono privilegi.
Non vi puo' essere solidarieta' con chi ti ruba nel portafoglio per mangiare anche la tua meta' del pollo di Trilussa .

Postato da a.masotti in Goofynomics alle 5 novembre 2016 19:02  




Bene...

Ora toglietevi le mollette, vi porto a respirare aria più pura, quella dei  "chiari e veri e istruttivi numeri della statistica". Sollevandovi alla loro altezza potrete liberarvi dai soffocanti miasmi dei piccoli dottor Livore (la famosa puzza di fritto della suocera abruzzese, come ricorderete...).

Vi fornisco due elaborazioni: i redditi da lavoro dipendente pro capite, ottenuti dividendo i redditi interni da lavoro dipendente per gli occupati di fonte Istat, e espressi in euro, e come numero indice. Vediamo se questi numeri confermano il dato dal quale partono i nostri estemporanei analisti:



A occhio e croce direi di no. In effetti, sia le retribuzioni del manifatturiero che quelle della PA erano sopra la media nel 1999. Ma è evidente come a partire dal 2010 la dinamica delle retribuzioni della PA si sia avviata su un percorso discendente (e per quanto mi riguarda credo di avere gli scatti bloccati dal 2007 o dal 2008, forse qualcuno di voi lo sa meglio di me: io purtroppo ho il difetto opposto a quello dei piccoli dr Livore tutti astio e risentimento sociale...). Ciò smentisce la fantasiosa idea che Monti abbia mantenuto costante il reddito dei pubblici dipendenti, base elettorale del PD. Monti ha mantenuto le retribuzioni pro capite dei dipendenti pubblici sulla traiettoria discendente sulla quale erano state poste da Berlusconi, come risulta dalla lettura dei dati:


Quali siano stati i provvedimenti legislativi sottostanti a questa tendenza non lo so, perché non sono né uno statale avido, né un economista del lavoro. So quale ne era la logica macroeconomica: reperire risorse a beneficio dei creditori esteri (non necessariamente quelli del nostro paese).

Per completezza di informazione, vi segnalo che se consideriamo le retribuzioni, invece dei redditi (togliendo cioè di mezzo il cuneo fiscale), la dinamica è sostanzialmente identica (solo, ovviamente, tutta trasposta verso il basso, perché vengono sottratti i contributi sociali):


Da dove vengano i conti di Masotti non lo so. Sarebbe bello che chi interviene qui citasse le sue fonti, così, mica per niente: per farci capire che certe esternazioni non si basano esclusivamente sul proprio astio, ma hanno una base non dico più solida (che l'astio di certi figuri è inscalfibile più del diaspro), ma almeno meno soggettiva. Invece no: lui fa "calcoli brutali", il che lo qualifica come bruto, ma non ci fa andare avanti da nessuna parte.

Se essere pagato è un privilegio, allora faccio notare che sono privilegiati anche i dipendenti del manifatturiero: anche loro hanno una retribuzione sopra la media (ottenuta dividendo il totale delle retribuzioni in tutti i settori per il totale dei dipendenti). Sorpresona, vero? Direi di no. In un'economia occidentale il 70% del valore aggiunto (a spanna) lo fanno i servizi, e di questi non sono tanti quelli a alto valore aggiunto. Forse, quando facciamo calcoli brutali, dovremmo anche chiederci chi è pagato per fare cosa. Il signor Masotti, forse, vuole che un chirurgo di una clinica universitaria sia pagato quanto un portalettere. E io gli auguro, ove mai (Dio non voglia!) l'eventualità dovesse presentarsi, di vedere soddisfatte le proprie ambuzioni, e di essere affidato alle cure di un simile chirurgo, o anche, perché no: di un portalettere!

La madre dei "calcolatori brutali" è sempre incinta, ma se darwinismo sociale deve essere, allora darwinismo sociale sia! Lasciamo che ognuno viva nel mondo che prefigura per gli altri: vivremo tutti meglio, se non altro perché lo spazio a disposizione aumenterà rapidamente.

Il blocco dei contratti e del turnover porterà le retribuzioni medie del pubblico impiego sotto quelle del manifatturiero abbastanza in fretta. Avremo così placato Giorgio T. e a.masotti (manca sempre qualcosa, avete notato)?

Dopo di che, tanto per prevenire le obiezioni dei dilettanti, faccio notare che fra il 1999 e il 2015 il monte salari totale è aumentato del 36%, quello del manifatturiero del 48%, e quello del settore pubblico del 38% (perché, come mostrano tutti i grafici, in una prima fase la dinamica delle sue retribuzioni è stata più sostenuta: ma questa fase si è conclusa sei anni fa, durante i quali i calcolatori brutali hanno dormito); tuttavia, nello stesso periodo, il Pil nominale del paese (cioè la somma di tutti i redditi, da lavoro e da capitale) è aumentato del 40%, il che significa che i dipendenti pubblici (e la media dei lavoratori dipendenti) hanno visto erosa la propria quota di reddito da lavoro dipendente sul totale dei redditi.

Ai dipendenti del manifatturiero è andata meglio, almeno da questi "calcoli brutali", il che, accettando la logica neoclassica del ragionamento di Masotti, è coerente con quanto lui osserva: non sono scesi abbastanza lungo la curva di domanda...

(...ovviamente voi avete letto l'ultimo libro di Sergio, giusto?...)

Questo per i dati, che se non siete in grado di scaricare da qui, potete verificare comodamente qui (il foglio è un po' disordinato, magari mi aiutate a trovare eventuali errori).

E ora vi lascio, che è arrivato un amico. Sono dai Busto Garolfo Cops a parlare di Brexit, e mi diverto un mondo. A proposito: io sono Sugar, e Claudio Borghi è Dexter. E nel caso non vi ricordaste di cosa sto parlando, questo è un aiutino per la vostra memoria...



(...sì, va bene, io non sto tanto attento ai soldi, ma non venitemi a dire che navigo nell'oro, perché altrimenti c'è il rischio che nonostante il mio carattere notoriamente mite e remissivo mi possano anche girare i coglioni...)

(...Bagnaileghistaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!...)

sabato 5 novembre 2016

Il ritorno delle SS

La situazione del nostro paese non è semplice, e questo lo vediamo tutti. I motivi sono tanti, e qui ce n'è una lista esauriente. Volendo però "prioritizzare", credo che una chiave di lettura efficace ce la fornisca niente meno che la quarta carica dello Stato, Bruno Vespa, che nel suo ultimo libro pare si chieda: "Siamo italiani, siamo bravi. Perché non reagire?". Consiglio di leggere attentamente, e a seguire fornisco la mia risposta: non riusciamo a reagire perché siamo stati occupati dalle SS.

No, aspettate, non vorrei ci fosse un equivoco! Non sto parlando di quei buontemponi dalle divise impeccabili che arrivavano cavalcando rombanti moto con sidecar per commettere con la proverbiale efficienza germanica le efferatezze figlie (oggi ci dicono) del nazionalismobrutto. Le Schutz-staffeln non ci sono più, e, se ci fossero, sarebbero per noi meno distruttive delle nuove SS: le Sinistre Subalterne.

Salto l'ovvia premessa, che, oltre a non essere originale, credo sia familiare e condivisa dai lettori di questo blog e di Orizzonte48: il maggioritario, come mi pare avessero chiarito ex ante tanti politologi (ma io non sono un politologo, quindi non vi saprei dare un riferimento), è un modo per costringere gli elettori a scegliere fra due destre. Qui ci occupiamo della destra che fa finta di essere una sinistra, e che quindi, come ho chiarito fin dal mio primo intervento nel dibattito, e come è del resto piuttosto scontato, è quella che viene regolarmente incaricata di fare il lavoro sporco per il capitale. Ma attenzione: se il problema fosse che il maggioritario serve al capitale per canalizzare il dissenso verso una falsa alternativa, prevenendo la formazione di spazi politici alternativi, forse la soluzione sarebbe relativamente facile. Alla fine, la gente vota anche un po' col portafogli!

Solo che, vedete, se è il male che vince, e il bene che perde, è anche perché il male è piuttosto scaltro. In particolare, qui da noi questa scaltrezza si manifesta col fatto che di sinistre ce ne sono due: non c'è solo quella dei macellai dal grembiule rosa (impersonata dal compagno Renzi del jobs act, che poi è il compagno - di merende - del compagno Hollande della loi travail e del compagno Schroeder delle riforme Hartz). Alla sinistra di governo (che è una destra) si associa una sinistra "critica" (che non è una sinistra), accomunate entrambe da una caratteristica che non dovrebbe essere "di sinistra": la subalternità (al capitale).

Il motivo per il quale non reagiamo, come Vespa (giustamente) chiederebbe che facessimo, è perché siamo stati occupati dalle SS, le Sinistre Subalterne. Per dirla in modo più aulico: quella parte dello spettro politico che non si identifica con partiti conservatori (i quali, per definizione, non vogliono "reagire": vogliono lasciare le cose come stanno, conservarle), è occupata da partiti che obbediscono, in modo diverso ma ugualmente distruttivo, alle logiche più miopi del grande capitale.

Lo ripeto: sinistra "di governo" e sinistra "critica" sono entrambe subalterne, ma in modi diversi e con conseguenze diverse. In particolare, se la subalternità della sinistra di governo è più facile da smascherare e da combattere (quindi, potenzialmente, meno esiziale per quanto riguarda la possibilità di articolare un discorso di opposizione al sistema), la subalternità della sinistra critica è quella che effettivamente paralizza in questo momento qualsiasi capacità di reazione del paese.

Vediamo allora come si manifestano, queste due subalternità.

Quella della sinistra di governo, credo lo abbiate constatato tutti, si manifesta nell'idea che occorre piegarsi ai voleri di entità sovranazionali, in modo da acquisire la reputazione di paese disciplinato nell'osservare le regole, perché questo consentirà, in un indefinito futuro, di sedersi a un ipotetico tavolo di un fantomatico negoziato avendo una evanescente credibilità che consentirà di difendere con una improbabile risolutezza delle imprecise rivendicazioni.

Insomma, sarebbe il calendismo, dal nome del figlio d'arte: quello che vuole rispettare le regole per cambiarle. In realtà, chi vuole rispettare le regole lo fa perché vuole rispettarle, e vuole rispettarle perché, come sappiamo benissimo qui, avendo letto Featherstone, la medicina amara che le regole impongono va bene a lui per primo, dato che il risultato di queste regole è sempre e comunque una ridistribuzione del reddito dal basso verso l'alto, cioè verso gli strati sociali dove, comme par hasard, si trova chi queste regole vuole imporci. Faccio notare che il simpatico Calenda, pur avendo dato una veste piacevolmente dadaista a questa filosofia politica, non se l'è certo inventata: in fondo, l'idea di soggiacere a regole esterne, deprecandole, non è altro che il "paradosso della debolezza", teorizzato a metà anni '90 da Edgar Grande:


Insomma: nel balletto fra Padoan e Moscovici, tanto per capirci, si percepisce immediatamente che i due stanno dalla stessa parte, e che quella parte non è la nostra, ma (legittimamente) la loro!

Ora, questa subalternità è relativamente facile da smascherare. La letteratura scientifica l'ha teorizzata 20 anni or sono, come pezzo importante della strategia complessiva di espropriazione della democrazia, quella strategia che consisteva nell'attribuire ad organismi "al riparo del processo elettorale" la responsabilità di decisioni classiste e contrarie agli interessi della maggioranza. Inoltre, si dovrebbe capire (se si fosse di sinistra) che esistono i rapporti di forza, e che il piegarsi a chi ci vuole sottomettere non è il modo migliore di gestirli. Non lo è in generale, e non lo è riguardo alla Germania, dominus di queste regole, con la quale, come ci ha chiarito tanto bene Flassbeck (economista tedesco) semplicemente non si tratta. Si va lì, e si dice: "noi faremo così, e ti suggeriamo di cooperare". Non è possibile che un paese come il nostro, che ha una configurazione di fondamentali tutto sommato favorevole (surplus primario di bilancio statale, surplus di partite correnti, rischio da redominazione basso o addirittura, secondo stime recenti, inesistente), e che al contempo, se uscisse, farebbe saltare il banco, non usi questo potere negoziale.

O meglio: non sarebbe possibile, se chi ci governa non fosse convinto della bontà dell'agenda che ci viene imposta, perché da questa agenda trae vantaggi in termini di classe (spostamento della distribuzione del reddito a favore del capitale) e personali (Padoan che vuole andare a Bruxelles e Calenda che vuole tornarci, ad esempio).

Insomma: la sinistra di governo è subalterna perché persegue una politica di destra volendolo fare, e naturalmente facendo finta di non farlo, salvo attribuire all'"Europa" la responsabilità della marachella, quando viene scoperta!

Ma anche la sinistra critica è subalterna, perché si lascia dettare l'agenda politica dalla destra.

Il meccanismo, in questo caso, è diverso, ma il risultato è analogo. Il fatto è che, come D'Attorre ha onestamente ed efficacemente riconosciuto sul Fatto Quotidiano, la cosiddetta "sinistra" ha sostenuto per anni un progetto che di sinistra non era: l'euro. Lui la butta sul costituzionale, e fa benissimo: sono argomenti fondati. Ma qualsiasi economista "critico" dovrebbe porsi la domanda che ho posto ieri ai miei colleghi qui a Manchester: come avete potuto credere che fosse "di sinistra" un progetto che affida le proprie speranze di salvezza alle virtù riequilibratrici della mobilità dei fattori di produzione, cioè del capitale (Maastricht) e del lavoro (Schengen)? Credere che facilitando il gioco delle forze di mercato tutto vada a posto vi sembra di sinistra?

In effetti, non lo è, e il problema della sinistra critica è che sa di aver propugnato politiche neoliberiste, e se ne vergogna (forse anche perché ci ha guadagnato di meno di quanto ci abbiano guadagnato, a livello di classe e personale, gli esponenti della sinistra di governo): di conseguenza, vive una fase adolescenziale nella quale, come ogni adolescente (er Palla docet), deve costruirsi un'identità attraverso la negazione. Insomma: questa sinistra che per decenni è stata ottusamente, meschinamente e autolesionisticamente fascista oggi deve affermare non tanto il proprio essere "sinistra" (quindi patria di proposte critiche e consapevoli a difesa delle classi lavoratrici - da definire in modo coerente con la realtà attuale), quando, in modo disperato, grottesco, caricaturale, il proprio non essere "destra".

Invece di intraprendere una strada di riflessione seria, che oggi tanti testi potrebbero favorire, questa "sinistra" prende una strada più semplice, ma di più sicura presa su un elettorato che, pur percependo il tradimento ed essendo schiacciato dai suoi risultati, non riesce a spogliarsi dalla logica dell'appartenenza: semplicemente, negare che i problemi sollevati dal nemico di turno siano rilevanti.

Salvini dice che l'euro è un problema? E allora l'euro non è un problema. Salvini dice che l'immigrazione è un problema? E allora l'immigrazione (e la migrazione interna, da non dimenticare mai) non sono problemi.

E via così, con tutti i simpatici corollari: Bagnai ha parlato con Salvini? Allora non è di sinistra. Bagnai è amico di Borghi? Allora io non ci parlo.

Ora, partendo dalla fine: a me di non parlare con quattro coglioni scappati di casa potrebbe anche non interessarmi molto. Qui parlo con Marc Lavoie, con Malcolm Sawyer, con Tony Thirlwall, ecc. Non ho certo bisogno di trarre legittimazione né stimoli intellettuali dal dialogo con dei cretini. Il punto quindi non è questo e non è mai, per quanto mi riguarda, personale. Tutti i punti che sollevo sono sempre e solo politici, e se sembrano personali è solo perché, per motivi che non capisco, in Italia questo blog e la mia persona sono stati finora il dibattito sull'euro. Dato, questo, paradossale, perché, come vi ho sempre detto, le idee che ho portato in questo dibattito per lo più non sono mie, e tante persone, incluse quelle che oggi ragliano oscene imprecisioni dalle colonne di giornali eccessivamente compiacenti, avevano capito prima e meglio di me dove andasse a parare il progetto.

Il problema politico è evidente: se tu ti rifiuti di considerare come problematici dei temi che sono portati nel dibattito politico dal personaggio che hai eletto come nemico di riferimento per ricostruirti una identità, di fatto lasci che sia questo personaggio a definire (se pure in negativo) il tuo programma politico.

Ora, bisognerebbe capire una cosa, che, mi rendo conto, è difficile da capire per chi ha operato per tanti decenni nel perimetro ristretto della logica dell'appartenenza. Esattamente come gli elettori non sono "i nostri elettori", i problemi non sono "i nostri problemi". I problemi (la deflazione salariale imposta dall'euro, la gestione della migrazione funzionale a questo progetto di deflazione) sono di chi ne soffre, e chi ne soffre sono gli strati sociali più bassi (inclusi commercianti, professionisti, piccoli imprenditori manifatturieri e dei servizi non finanziari, coltivatori diretti, ecc.). Se vuoi essere di sinistra, devi risolvere i problemi di queste persone, che non sono risolvibili se non attraverso una ridefinizione complessiva del rapporto dell'Italia con l'agenda neoliberista europea (euro compreso, per i motivi spiegati sopra, ovvero perché l'integrazione finanziaria attribuisce al capitale un devisivo vantaggio sul lavoro, come ho spiegato con dovizia di dettagli il primo maggio scorso). Questa sinistra che non capisce che facendo favori al capitale non si fanno favori al lavoro dà un pessimo spettacolo di sé, e induce ai peggiori sospetti.

Associata all'idea che "non bisogna parlare di euro o di migrazione perché questi sono i temi di Salvini" (e non dei poveracci che ne soffrono) è anche l'idea che "noi dobbiamo ricominciare a parlare al nostro popolo" (espressa larvatamente da D'Attorre). Un'ottima idea, che incontra però due ostacoli: il primo è che è difficile rivolgersi a persone la cui vita è devastata da un problema, partendo dalla negazione della rilevanza di quel problema "perché è un tema di Salvini" (o "delle destre nazionaliste populiste xenofobe che fanno piangere la madonnina di Berlaymont"). Il secondo è che se i tuoi numeri sono il 5%, non fosse che per un fatto di aritmetica, devi attrezzarti per parlare anche agli elettori degli altri, e possibilmente per toglierglieli.

Non entro qui in un discorso più ampio, che ovviamente non sarebbe compreso: la patria è in pericolo (sì, lo dico apposta in un modo tale che i coglioni non possano capirlo: ma io non sono un politico...), e quindi occorrerebbe rivolgersi agli italiani, anziché al "nostro popolo" (fra l'altro, presupponendolo in tal modo etnicamente superiore agli altri popoli della penisola, e questo nel momento stesso in cui ci si scaglia contro il razzismo xenofobo!). Se ci fate caso, Bruno Vespa lo fa (da persona intelligente): si rivolge atli italiani, e questo è solo uno degli innumerevoli esempi di come la sinistra adolescenzialmente subalterna si lasci sorpassare a sinistra dalla destra (Vespa non credo possa essere visto come un pericoloso rivoluzionario: ma è, lo ripeto, una persona intelligente).

Supponiamo di non voler entrare quindi in un discorso di interesse nazionale (ma perché poi non farlo?). In ogni caso, il problema è che se dal 5% vuoi passare al 10%, e poi al 20%, e non hai dietro i capitali di qualche potenza politica o economica estera, come minimo devi cercare di allargare lo spettro del tuo consenso evitando di rivolgerti al tuo feudo. Ecco: proviamo a fare uno sforzo di immaginazione, proviamo a immaginare che in una democrazia rappresentativa gli elettori non siano i "tuoi" elettori (come nei romanzi russi le "anime" sono del proprietario terriero), ma siano una risorsa contendibile. A questo punto la domanda è: cerco di appropriarmene negando rilevanza ai loro problemi (perché sono "problemi della destra", in senso soggettivo), o cerco di capire che questi problemi sono oggettivamente frutto di una strategia capitalistica facilmente individuabile, e quindi elaboro una critica di questa strategia?

La sinistra critica subalterna non riesce a fare gli interessi della classi subalterne molto di più di quanto ci riesca la sinistra di governo subalterna, dalla quale però, almeno, non ci aspettiamo che voglia farlo.

Tornando quindi all'inizio, cioè alla domanda di Vespa: riusciremo a reagire quando la sinistra critica uscirà dalla fase adolescenziale, e invece di costruirsi un'identità "per negazione", il che la priva di qualsiasi spazio di reale proposta politica (perché i temi che affliggono le classi lavoratrici sono per troppo tempo stati lasciati alla destra, come avevo vanamente prefigurato nel 2011), si costruisca un'identità positiva, facendo proposte alternative che non siano "non ne parlo perché ne parla Salvini (ieri Berlusconi, domani chissà)", ma siano la costruzione di un modello di società più equo. Questa costruzione passa attraverso una consapevolezza che la sinistra critica non ha perché non vuole averla, e perché si è fatta scippare dalla destra i testi che la propongono. Non è stata una mossa molto intelligente, anche se forse alternative non ce ne erano. Il mea culpa di D'Attorre potrebbe essere il primo passo di un percorso diverso, di riscatto, quello che qui abbiamo chiesto fin da Eurodelitto ed eurocastigo. Alla fine, quattro anni dopo, ci siamo arrivati perché dovevamo arrivarci. Questo passo sarà efficace e indicherà un vero cambiamento di rotta solo se sarà seguito dalla scelta adulta di definire autonomamente (e non in negativo) i temi della propria proposta politica, partendo da una prassi che qui pratichiamo, ma che i partiti sembrano aver dimenticato: l'ascolto.

Solo definendo i problemi oggettivamente, strategicamente, rispetto a chi ne soffre, anziché soggettivamente, tatticamente, rispetto a chi li ha messi sul tavolo, una delle due sinistre (quella "di sinistra") riuscirà a liberarsi dalla sua subalternità. Se non lo farà, verrà fatalmente sorpassata a sinistra dalla sinistra "di destra". Il che, forse, ad alcuni potrebbe anche non sembrare un problema: non importa se il gatto è cremisi o scarlatto, basta che ci tiri fuori dalla trappola. E invece il problema credo ci sia: la mancanza di consapevolezza (che certi terroristi della sinistra "di sinistra" hanno finora attivamente fomentato) è il pericolo più grande che ci aspetta nella gestione del "dopo", come ci siamo già detti.

Speramo bene.