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venerdì 11 novembre 2016

Goofy5: istruzioni per l'uso

Domani ci incontreremo a Montesilvano. Come ogni anno, mi vedo costretto a dire l'ovvio, ma lo faccio volentieri: la vocazione didattica altro non è che vocazione al martirio dell'ovvio.

Tralascio le banalità su come registrarsi, sul fatto che i ricevitori della traduzione simultanea non sono degli schiaccianoci né dei boomerang.

Mi soffermo quindi su due punti essenziali, il primo dei quali sarà ribadito nel discorso di apertura.

Primo punto: nel momento in cui la stampa italiana tutta (fatto salvo Palombi, credo) si palesa nel suo fascismo, nel suo disprezzo per la democrazia (motivo per il quale ho sollevato la mia assistente dal compito di fare il solito giro di email per segnalare l'evento), desidero che sia ben chiaro che noi siamo il luogo del dialogo. Non credo di dovervi sottolineare il dato sufficientemente ovvio che se un economista (e un politico) come Laszlo Andor ha partecipato al progetto europeo è perché ci credeva. Anche oggi Andor crede che il progetto possa essere emendato, o, per lo meno, questo è quanto espone nella sua prolusione. Potete anche facilmente immaginare che Kelly Greenhill, come la maggior parte degli accademici statunitensi, non sia esattamente stata dalla parte di chi poi ha vinto le elezioni. Tuttavia entrambi questi colleghi hanno esposto con grande coraggio intellettuale tesi dirompenti nei luoghi e nei modi in cui sono state esposte. Dire, da commissario europeo, che l'Unione Europea si poggia sulla deflazione salariale non è un'operazione banale. Attirare l'attenzione sul fatto che la migrazione è un'arma non è cosa banale per chi proviene da uno schieramento politico dove la maggior parte della gente piagnucola sui muri (che i democratici, peraltro, non hanno abbattuto quando erano al potere).

Questo coraggio intellettuale merita rispetto. Siete stati capaci di ascoltare in silenzio dei cialtroni che non la pensavano come noi, sarete ancor più capaci di ascoltare in silenzio degli studiosi che su alcune cose non la pensano (forse) come noi.

Secondo punto: volete fare la rivoluzzzzzzione? Volete fare er partiiiiiito? Bene, allora cominciamo dalle fottute basi, e la prima è la disciplina.

Vi ho già spiegato come comportarvi con me al goofy. 

Avete mai visto quei simpatici film di guerra del tipo "Guardiamarina Tizio Caio chiede il permesso di salire a bordo?" Avete mai sentito uno dire: "Professore, io la ammiro tanto, no, non importa come mi chiamo, io non sono nessuno, io sono solo polvere, lei è un gigante, la supplico, la scongiuro, mi lasci salire a bordo?" Sinceramente, io una cosa del genere non l'ho mai sentita, e quindi non la voglio sentire. Se non lo avete capito, siamo in una fottuta guerra, e io a bordo uno: [1] senza palle e [2] non identificabile (quindi magari con una simpatica cintura di esplosivo sotto la camicia) non lo lascio salire.

(...avviso per i coglioni: ovviamente la cintura è metaforica: tuttavia se non so chi siete non vi tocco nemmeno con uno stecco...)

Avrete dei momenti, che vi verranno esplicitamente segnalati, in cui potrete avvicinarmi (nelle ovvie modalità che cortesia e disciplina richiedono e che ho appena richiamato con la mia consueta mitezza e sobrietà). Fuori da quei momenti chi potrà avvicinarmi è stato avvertito personalmente, quindi lo sa (due persone sole) e potrà comunque farlo solo filtrato dal mio staff.

E siccome questa cosa non è negoziabile né commentabile, con l'occasione chiudo i commenti del blog, che riaprirò lunedì.

Buon divertimento, e non dimenticate #lebbasi...

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