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martedì 26 luglio 2016

Saint-Étienne-du-Rouvray


(...io so dov'è...)

82 commenti:

  1. Ora vado su googlemap e lo saprò anch'io...

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  2. Semen est sanguis Christianorum (Tertulliano, Apologeticum L, 13)

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    1. In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo.

      Gv 12, 24 - 26

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  3. Google mi da Gulbenkian Museum di Lisbona. Ceramica ottomana del XVI sec.

    http://www.flickriver.com/photos/mbell1975/14327711404/

    http://naogrodowej.pl/artykul,Historia_tulipanow,15,56

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    1. Credo che non si potessero offrire fiori più belli e adatti di questi.

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  4. So bene dov'è. Lavoro a meno di 6 chilometri da dove quel prete è stato sgozzato. Tra i compagni di lavoro (mediamente giovani, francesamente laureati e vichinghi di pura razza normanna) si sente la paura ma, più di tutto, lo smarrimento. Avvenimenti come questo non si inscrivono in nessuno scenario comprensibile, così come gli attentati che lo hanno preceduto. Il timore è forte, l'impressione di una guerra civile in corso altrettanto. Pure, regna una calma notevole. Nessuno chiede misure di sicurezza più forti, nessuno ha la minima fiducia né in Hollande né ne suoi oppositori dell'"arco costituzionale". Le Pen e il FN non vengono nominati, ma le voci di protesta contro l'Europa degli "accogliamoli tutti", dell'Europa degli attacchi alla sovranità nazionale ed alla specificità francese sono forti.
    Tuttavia, in effetti, il solo quadro di pensiero che, per molti francesi (francesi musulmani compresi) rende comprensibili gli avvenimenti, è quello della guerra civile, della Vandea, o della guerra di religione tra Ugonotti e Cattolici. I riferimenti sono questi. Il che, a mio modesto avviso, non è un buon segno.

    Buona vita
    Guglielmo

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    1. Anche a me, come già scritto in occasione di Nizza vengono in mente episodi delle guerre di religione. Tuttavia, se allora il detonatore determinante fu lo schierarsi a fianco della RIforma di alcune grandi famiglie nobili ora non vedo una controparte che possa incarnare la "parte del terrore" non è chiara la motivazione e lo scopo ultimo a parte una selvaggia macelleria che a medio termine non puó cje schifare persino i più dogmatici musulmani presenti in Francia. Certamente il potere sta cogliendo i dolci frutti di questa pianta. Si prospetta una union sacrée per il bene della nazione. Ovviamente.

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    2. Confermo Odysseus in linea generale. Un senso di esasperazione coglie anche le persone più riflessive.

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    3. Pero' già da un po' ci si domanda: cosa sta facendo la cosi' ligia e obbediente Francia della nuova loi travail, per essere punita tanto duramente?

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    4. @ walter wal e @ Odysseos

      Il potere NON coglierà i dolci frutti di questa pianta (gli attacchi jihadisti) perchè non risponde in modo adeguato, cioè a dire con la forza. La "union sacrée per il bene della nazione" ci sarebbe se, ad esempio, la Francia dichiarasse la legge marziale. Siccome invece il governo francese non fa sostanzialmente niente tranne dire sciocchezze e falsità e avvisare il popolo di Francia che questa faccenda andrà avanti per un pezzo, "il solo quadro di pensiero che rende comprensibili gli avvenimenti" diventa la guerra civile. Sinora è solo un quadro di pensiero, perchè non c'è (ancora) reazione simmetrica di francesi de souche. Non si può scommettere che non ci sarà mai, perchè se si perde la scommessa segue l'orrore.
      La logica degli attacchi jihadisti è semplice e collaudata: provocare una risposta simmetrica da parte della popolazione (non dello Stato, della popolazione, ad opera di milizie costituite ad hoc). Se succede, i sei milioni di islamici presenti sul territorio francese si sentiranno direttamente minacciati in quanto tali, e quale che sia la loro valutazione dei jihadisti, è a loro che si rivolgeranno per esserne protetti. Le guerre civili funzionano così. Nella Francia della guerra civile tra ugonotti e cattolici solo una piccola minoranza di cattolici non vedeva l'ora di massacrare gli ugonotti, e viceversa. Poi si è arrivati al tipping point, ed è successo quel che è successo. Si noti che in quell'occasione, le linee di faglia del conflitto erano in numero infinitamente minore, rispetto ad oggi.
      Ripeto: se lo Stato non risponde con la forza e non protegge il suo popolo, risponderanno i cittadini con la violenza, e si innescherà il meccanismo infernale della guerra civile su base etnico-religiosa e razziale. Cfr. Libano, moltiplicare per n volte = disastro epocale.

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    5. Percezione che potrebbe essere sbagliata: l'aumento di donne che si agghindano in qualche modo la testa. Non sono, o non sono ancora, i veli spogli e tetri che alcune portavano già anni fa con tanto di pastrano. Questi sono adorni di gioielli e decorazioni, spesso con trucco e profumo, tirati indietro sulla fronte ecc. e sono spesso portati su abiti occidentali. Se l'impressione fosse corretta, ci sarebbe da chiedersi se si tratti di ribadire ormai sempre più apertamente un'appartenenza comunitaria anche davanti agli attentati (cio' che si sarebbe dovuto evitare insomma), di una aumentata pressione nei quartieri di residenza, di una sovvenzione perché si porti il velo, come in paesi più poveri accade da tempo, o di un tentativo estremo quanto inquietante di proteggersi da altri matti ispirati.

      Malgrado tutto dubito oggi di una vittoria del FN alle presidenziali. A meno che Le Pen non abbia il coraggio e la lungimiranza di dire e fare quello che Salvini non osa fare e dire in Italia, impostare cioè la campagna elettorale su UE e UEM, su questioni strutturali, trattando l' immigrazione come parte del quadro ma aspetto non prevalente del discorso complessivo. Il tempo ci sarebbe e forse anche l'ascolto, perché la UE ha perso parecchi colpi da luglio scorso in poi.
      L'audacia invece temo che oggi faccia difetto.

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    6. In Francia almeno l'immigrazione e il jihadismo SONO "l'aspetto prevalente del discorso complessivo". In confronto, euro e UE sono dettagli. Qui si rischiano fiumi di sangue, e almeno i francesi cominciano ad accorgersene. Se poi uno guarda più lontano, e pensa alla demografia relativa di immigrati e autoctoni, il pericolo è ancora più grave.
      Il FN vince se
      a) i francesi hanno meno paura di lui che degli jihadisti
      b) pensano che solo il FN sia in grado di proteggerli
      e così spezzano la conventio ad excludendum tra UMP e PS. Se invece pensano che tutto sommato Juppé può farcela a tenere sotto controllo la situazione, il FN perde al secondo turno. (Dico Juppé perchè il candidato PS perderà al primo turno delle presidenziali, e farà convergere i voti su Juppè).

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    7. Roberto: dissento totalmente da questa interpretazione. Non solo: la trovo estremamente pericolosa, per la Francia, per l'Italia e per l'insieme complessivo della questione UE. Inoltre la UE non è un dettaglio, né potrà mai esserlo, perché detta la struttura economica che governa il resto, come scrive anche 48. E per quanto ci (com)piacciano le guerre gli eroi e le morti, le crociate potremmo e dovremmo più saggiamente lasciarle a chi ce le vuole far giocare.

      A parte i calcoli che tu esponi, l'insoddisfazione verso la UE è tanta, molta più di un anno fa. La loi travail è passata, non dimenticata. Il FN potrebbe uscire dall'angolo del "razzisti!" che lo riporterà verosimilmente alla situazione già vissuta con Jean-Marie, se si decidesse a fare cio' che la Lega dovrebbe fare in Italia: parlare della struttura economica, imporla nel discorso politico della campagna elettorale da subito, mettere all'angolo i partiti euristi senza tregua, ricondurvi cio' che ne dipende, sia la disoccupazione e la deindustrializzazione che hanno portato al FN più voti dell'immigrazione, come ha mostrato Jacques Sapir, (spesso poi immigrazione di vecchia data), sia neutralizzando le armi di distrazione di massa sovrstrutturali mostrandole per quel che sono: discese dalla distruzione della coesione sociale. LA UE dovrebbe venire additata come il motore e vero problema in discussione e il primo da risolvere: questo, inoltre, toglierebbe l'arma più formidabile della critica mossa al FN lasciando i suoi avversari spiazzati davanti a una politica indifendibile. Ma anche se dovesse vincere, cio' che non credo, sulle mere questioni di immigrazione, senza toccare la UE, sarebbe una vittoria elettorale certo, ma totalmente inutile per il paese come oltre le frontiere.

      Ma appunto, il faut de l'audace. Et de l'énergie.
      E qui chiudo, per quanto mi riguarda.

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    8. Scusa, Pellegrina: ma se il FN non parla di struttura economica ed è solo un partito beceramente razzista, perché mai la disoccupazione e la deindustrializzazione gli avrebbero portato più voti dell'immigrazione?

      Non sono d'accordo con Roberto nemmeno io, ma tu hai un difetto che non perdono: stupri la logica perché ti sopravvaluti. Qui però ti dice male, perché io in Francia ci lavoro. Nel dibattito sulla "loi travail" solo la le Pen ha nominato l'euro. Sarò grato di esempi contrari. Aspetto fiducioso (sai che non sono un perdente perché non mi piace).

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    9. @ Pellegrina

      1) Non credo che la struttura economica determini tutto (non sono marxista o succedanei). Credo che siano più decisivi il politico e il culturale (nel quale comprendo il religioso). Ho letto anche io le posizioni di 48, e penso che si sbagli. Non argomento perchè la discussione eccede i limiti di questo scambio. Diciamo che la mia cultura è "dedestra", la tua e di 48 "desinistra" e forse ci capiamo.
      2) La UE e l'euro non sono un dettaglio in sè, naturalmente; e tra l'altro, come rileva Alberto, il FN li ha messi al centro della sua linea da anni. Diventano un dettaglio, cioè un aspetto secondario del conflitto, quando si rischia quel che si rischia oggi, in Francia e non solo in Francia. Penso che saranno un dettaglio anche nella battaglia elettorale francese, perchè gli attacchi dei jihadisti continueranno, e probabilmente ci sarà una surenchère. Se mancheranno le reazioni desiderate, i jihadisti dovranno rincarare la dose. Ricordo (pregando che non si verifichi) che i loro colleghi hanno fatto Beslan, e che or ora hanno assassinato un prete sull'altare, mentre diceva Messa, cioè hanno dissacrato una casa di Dio. Non sono cose prive di conseguenze.
      3) Dal punto di vista elettorale, il FN pare aver rastrellato tutti i voti di sinistra rastrellabili. Mélenchon non farà MAI il patto tra sovranisti col FN proposto da Sapir. La sinistra è così, e in tutto il mondo (v. Sanders), e non cambia in tempi umanamente prevedibili. Per vincere deve prendere voti degli astenuti, e soprattutto spaccare l'UMP. L'UMP non la spacca accentuando il coté sociale della sua linea, anzi. Si spacca, se si spacca, solo battendo sul tema "di destra" della identità e della nazione minacciata.

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    10. Da fan di Roberto Buffagni (anche se non sono "dedestra") pongo umilmente una questione. La guerra, di solito, la vuole il più forte, perché così può regolare i conti. Giusto? Nel caso francese dubito seriamente che i jihadisti siano la parte più forte in un conflitto. Mi sembra più naturale un quadro in cui gli attentati favoriscano il FN alle prossime elezioni e/o addirittura l'ala più estrema di questo e di altre formazioni dell'estrema destra. Non trova?

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    11. Io invece vorrei capire una cosa, nell'approccio "crociata".

      La guerra normalmente riguarda stati sovrani, centri di potere politico, economico e quindi militare dotati di una identità non solo "religiosa", ma anche organizzativa e generalmente statuale.

      Bene: assumiamo che qualcuno ci stia muovendo guerra.

      La domanda è: chi?

      Gli "jihadisti" ovviamente non è una risposta: la risposta è eventualmente il centro di potere ecc. che li coordina. Qual è?

      Io di poteri costituiti con quelle caratteristiche coinvolti nel processo che Roberto descrive ne vedo uno solo: tutti i rivoli (di soldi) conducono ad esso. Purtroppo se vogliamo combatterlo non basta eliminare gli sciroccati: dobbiamo dotarci di 7651 testate nucleari, o pensare a come strutturare un diverso sistema di alleanze, o, per lo meno, cominciare a chiamare le cose col loro nome.

      Mi sono capito?

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    12. Prof. si è capito benissimo, anche se io non ho gli elementi per sostenere o smentire la sua tesi.

      Le propongo il seguente argomento, da tirare fuori nel caso che qualcuno affermasse che lei è un complottista.

      E' complottista chi, dietro "gli attentati", ci vede uno stato sovrano, esattamente così come chi pensa che sia stato l'ISIS. Al momento, abbiamo solo delle persone che compiono degli episodi criminali ma non possiamo essere certi di cosa ci sia dietro.

      Dire che sono islamici (dell'ala estrema) è un po' come sostenere che sono milanisti, o juventini, perché quando compiono le loro azioni si mettono quella divisa, che chiunque può comprare in un qualsiasi negozio sportivo.

      Gli elementi che mi fanno pensare, anche se magari lei non ritiene che sia il caso di discuterne qui, ve li elenco qui sotto:

      1. il profilo degli "attentatori", per quello che ho capito io, ricalca quello delle persone psicologicamente manipolabili (o ricattabili) utilizzate in USA per progettare attentati sotto il controllo della polizia (FBI) e poi essere arrestati;

      2. come dicevo nel mio precedente intervento, non mi sembra che questi episodi favoriscano il jihadismo;

      3. è inquietante sapere (per come l'ho capito io) che il governo francese ha posto il segreto di stato sulla provenienza delle armi di due attentati (mi pare quello del supermercato kosher e quello di Charlie Hebdo), e che la magistratura francese sembra ostacolare le indagini sull'attentato di Nizza. Inoltre, gli "attentatori" vengon quasi sempre uccisi, con tutto il limite che questo rappresenta per le indagini.

      E' chiaro che quanto ho scritto sopra è comunque solo una mia personale selezione degli elementi rilevanti. Chi vuole, ne può prendere altri e convincersi in altro modo.

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    13. E se invece due stati "sovrani" fossero diventati sovrani? Per esempio Qatar e Arabia Saudita?

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    14. Anch'io fatico ad individuare un centro di potere che coordinerebbe questi "jihadisti". Invece, spostandomi sul piano culturale e identitario del cosiddetto Occidente, che a mio avviso è molto più disgregato ed individualista di quel che appare, penso che il vero suo collante non sia né il Cristianesimo - ucciso da tempo - né la Democrazia - probabilmente mai realizzata - ma il benessere e la sicurezza sociale diffusi - che stiamo pure perdendo peraltro. Il fatto è che questo benessere è stato conquistato e mantenuto con la violenza, l'orrore e la prevaricazione, impossibile che ciò non ci tornasse indietro come un boomerang. A scuola insegnano che Nietzsche profetizzò - nella sua lucida follia - il sangue della prima metà del '900, e che noi abbiamo relegato a parentesi storica, ma secondo me è ancora presto per collocare il pensiero del folle uomo. Insomma io non vedo alcuna minaccia esterna, ma una enorme interna. Ma proprio tanto interna.

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    15. @ Wendell Gee

      Grazie della replica e del consenso. Provo a rispondere.

      1) Non è storicamente esatto che la guerra di solito la vuole il più forte per regolare i conti. Per esempio, l'iniziativa della IIGM non fu del più forte (l'anglosfera). La guerra si può volere per tante ragioni: per esempio, si può volere la guerra perché si ritiene che la tendenza storica sia favorevole al possibile nemico, che diventa sempre più forte mentre tu diventi relativamente sempre più debole, quindi meglio fare la guerra subito finché hai una finestra di opportunità favorevole (uno degli argomenti principali del partito della guerra nella Germania e nell'Austria negli anni precedenti la IGM: il nemico che stava diventando più forte era la Russia). Anche i concetti di "più forte" e "più debole", se la sproporzione non è palmare (Italia vs. S. Marino) richiedono un approfondimento. Per vincere è determinante essere più forti nel momento e nel luogo giusto (è la chiave delle vittorie napoleoniche o della blitzkrieg: la rapidità degli spostamenti - "l'intendance suivra" -che porta più battaglioni sul luogo dello scontro e conquista la superiorità numerica efficace contro un nemico che avrebbe forze superiori ma non riesce a concentrarle in tempo; formazioni agili e veloci che sfondano le linee in molti piccoli settori di fronte, prendono il nemico in contropiede, ne colpiscono il sistema nervoso di comando, lo destrutturano, ne fanno crollare il morale). E' altrettanto importante capire qual è l'obiettivo strategico della guerra. Non tutte le guerre sono uguali, e non tutte le guerre sono "guerre assolute" nel senso di Clausewitz, che puntano cioè alla distruzione totale del nemico. Di solito, anzi, le guerre puntano a obiettivi limitati, anche se poi magari si trasformano in corso d'opera (la guerra è per antonomasia l’imprevedibile). Puntando a un obiettivo limitato, una potenza meno forte può decidere di muover guerra a una potenza più forte, perché valuta che per essa, alla luce delle altre minacce che deve fronteggiare e degli altri impegni che deve mantenere, il rapporto costi/benefici (politici, economici, militari) di quella specifica guerra sia tale da sconsigliarle di rispondere efficacemente con la potenza necessaria; e che quindi sia possibile la vittoria del debole sul forte. Qui buon esempio – istruttivo anche per il caso in esame - è la vittoria degli indipendentisti irlandesi contro l'impero britannico negli anni dopo il 1916: dalla sconfitta tremenda dello Easter Rising (scontro convenzionale in campo aperto), alla lunga e tremenda campagna di terrorismo irlandese e controterrorismo britannico, alla proclamazione della Repubblica d’Irlanda + e guerra civile tra chi accetta il compromesso che lascia l’Ulster ai britannici e chi no). “Vincere=raggiungere l'obiettivo strategico”, non “vincere=distruggere il nemico”
      [segue]

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    16. [segue dal post precedente]

      2) Per chi vota in Francia l'ISIS? Secondo me, la lista delle priorità dell'ISIS è la seguente (caveat: non so se ho ragione, sono pure ipotesi).
      a) guerra civile, cioè risposta illegale e simmetrica di bande di cittadini agli attentati. Le bande di francesi de souche che rispondessero con le armi prenderebbero simmetricamente di mira civili islamici, perché chi glieli indica i dirigenti responsabili della jihad? Dopo di che, tutti gli islamici presenti in Francia (6 MLN) si sentirebbero direttamente minacciati in quanto tali, e l'ISIS avrebbe ottime probabilità di egemonizzarli, come la mafia egemonizza i luoghi del suo radicamento (paura + interesse e solidarietà culturale). La logica degli attentati jihadisti è questa, e NON è violenza cieca, è un metodo collaudato che funziona eccome. Se la chiamiamo "violenza cieca", allora dobbiamo chiamare "violenza cieca" anche via Rasella, che aveva lo scopo di provocare la Fosse Ardeatine (esito sicuro: la rappresaglia collettiva era legale, annunciata ufficialmente, e per inciso permessa dal diritto di guerra; l'ufficiale in comando alle Fosse Ardeatine fu condannato dal tribunale italiano solo perché nella concitazione e confusione del momento ha sbagliato il conto, cioè ha fucilato più ostaggi del rapporto di 1: 10 previsto dai decreti delle autorità di occupazione). Perché volere le Fosse Ardeatine? Perché la "zona grigia" della popolazione italiana, cioè la sua grande maggioranza, che voleva soprattutto defilarsi dallo scontro in atto e non lasciarci la pelle come certo vuole la grande maggioranza degli islamici in Francia, provasse orrore e paura dei tedeschi, e fosse egemonizzata dalla Resistenza (il valore puramente militare dell'uccisione di una trentina di territoriali tedeschi essendo = 0,00000001).

      b) paralisi politica. Il FN è sul punto di vincere, ma perde in seguito alla conventio ad excludendum. Il vincitore Juppé fa molte chiacchiere ma non risolve la situazione. Tra i fautori di una risposta dura dello Stato (in primis gli elettori del FN, molti milioni) si fa strada la persuasione che nel quadro legale non si cava un ragno dal buco, e dunque si deve passare all'azione illegale: conseguenza, accade quanto al punto precedente, solo un po' più tardi. N.B.: nell'eredità genetica del FN ci sono i golpisti dell'OAS. Ora questi geni sono recessivi, perché la nuova linea politica paga. Dal momento in cui non pagasse più, potrebbero tornare dominanti.

      c) vince il FN, ma non riesce a dare una risposta efficace alla situazione (con la migliore buona volontà, non è per niente facile, specie per un partito che verrebbe attaccato con violenza come "fascista" non appena adottasse misure severe). Conseguenza: marasma, paralisi dello Stato; tra le masse islamiche si diffonde la convinzione che lo Stato francese è debole, l'ISIS è forte, quindi vale la pena di stare dalla parte sua (gli islamici potrebbero pensare che i jihadisti sono "compagni che sbagliano", ma pur sempre compagni). Nasce un partito islamico (che non si chiama così ma è così)che diventa il braccio legale dell'ISIS, secondo lo schema Sinn Fein/IRA. Se lo metti fuori legge rischi la rivolta degli islamici, se non lo metti fuori legge rischi la rivolta dei francesi de souche. Intanto questo contratta i suoi voti (milioni) con il PS (sull'orlo della sparizione) e ne ottiene l'appoggio, accede ai media maggiori e finanziamenti pubblici, etc.
      d) all’ultimissimo posto nella hit list dei jihadisti c’è un governo politicamente solido, quale che sia la sua etichetta politica, guidato con decisione e fermezza da politici competenti, che senza essere disturbato seriamente dall’opposizione mette in atto le misure legali E illegali necessarie per sconfiggerli (perché in questo caso i jihadisti perdono di sicuro, e molti dei loro dirigenti vanno all’altro mondo).

      Sintesi: tempi interessanti in vista.

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    17. @Roberto Buffagni
      Avevo già compreso le sue ragioni che è stato così cortese da svilupparmi nel dettaglio.

      Io non sono all'altezza di eseguire un'analisi complessiva della situazione politica in Francia. Nella mia umile ignoranza, quello che cattura la mia attenzione sono i punti che ho espresso nel mio secondo intervento, ed in particolare, il fatto che il profilo dei cosiddetti jihadisti sia molto simile a quello degli individui condizionabili (la galassia degli esclusi e dei border line). Cosa che li rende molto simili ai presunti terroristi catturati dall'FBI dopo averli sostenuti e armati (mi riferisco a due documenti: uno è un rapporto di Human Right Watch e un altro è di un giornalista indipendente).

      Chi ci sia dietro costoro io non lo so. Sono partito da una posizione fortemente differente dalla sua. Il mio giudizio infatti è basato, oltre che sul profilo degli attentatori, anche sul fatto che le istituzioni francesi mostrano una certa riluttanza alla trasparenza. Cosa che per altro ho notato in altri paesi (USA in primis) per altri eventi comparabili a questi.

      La discussione è comunque interessante, anche se ho paura di indispettire il padrone di casa continuando su questa pericolosa china.

      In ogni caso, come sempre, la ringrazio per la lucidità e la chiarezza dei suoi interventi.

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    18. @ Alberto.

      1) In Europa, la guerra “normalmente riguarda stati sovrani, centri di potere politico, economico e quindi militare dotati di una identità non solo ‘religiosa’, ma anche organizzativa e generalmente statuale” a partire dal Trattato di Westfalia, che sancisce la supremazia degli Stati territoriali sull’Impero, la feudalità, la Chiesa, gli ordini monastico-militari, etc. Gli Stati avocano a sé il monopolio della forza, non solo nel diritto ma nei fatti: gli altri attori possibili vengono esclusi, di diritto e di fatto, dal gioco della guerra (v. il Leviatano di Hobbes).
      2) La guerra in quanto tale, però, non si dà soltanto quando a combatterla siano Stati sovrani: “Non daremo della guerra una grave definizione scientifica; ci atterremo alla sua forma elementare: il combattimento singolare, il duello. La guerra non è che un duello su vasta scala. La moltitudine di duelli particolari di cui si compone, considerata nel suo insieme, può rappresentarsi con l'azione di due lottatori. Ciascuno di essi vuole, a mezzo della propria forza fisica, costringere l'avversario a piegarsi alla propria volontà; suo scopo immediato è di abbatterlo e, con ciò, rendergli impossibile ogni ulteriore resistenza.” (Clausewitz, Introduzione a “Della guerra”).
      3) Quando gli Stati non hanno vigore sufficiente per avocare interamente a sé, nel diritto e nei fatti, il monopolio della forza, la guerra può venire condotta da altre entità, non statali. E’ stato così in passato (es., le guerre feudali) è così oggi, dopo la crisi degli Stati nazionali indotta dalla mondializzazione a guida USA (e anche, in subordine, dalla UE, che di quella mondializzazione è un agente subalterno).
      [segue]

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    19. [segue dal post precedente]

      4) E verissimo che il jihadismo è stato promosso, finanziato, addestrato e coordinato politicamente dagli USA e da loro (e di conseguenza nostri) alleati nel Levante quali la Casa di Saud e il Qatar. Gli USA hanno iniziato questa politica in Afghanistan contro i russi; l'hanno proseguita in Jugoslavia, sostenendo i mussulmani contro i serbi nella guerra civile, creando lo Stato del Kosovo, che risulta da una pulizia etnica dei mussulmani ai danni dei serbi, etc. L'hanno proseguita in Medio Oriente, distruggendo il nazionalismo laico baathista di Saddam Hussein e di Gheddafi, e tentando di fare lo stesso con la Siria di Assad. A margine: Israele, con il beneplacito USA, ha promosso il takeover di Hamas (islamista) ai danni di Al Fatah (laica, nazionalista). In ciò, gli Usa hanno seguito l’esempio storico dell’Impero britannico, che ha sempre giocato la carta etnico-religiosa e tribale contro le nazionalità e gli imperi, per dividerli e conquistarli o attrarli nella propria sfera di influenza. Es., l’azione di Th. E. Lawrence (Lawrence d’Arabia) che suscita la guerriglia araba contro l’Impero Ottomano nella IGM. Noto per inciso che le politiche di gestione dell’immigrazione che seguono il principio della “multiculturalità” invece del principio assimilazionista o integrazionista sono di origine britannica, e sono mutuate e adattate dalla loro esperienza imperiale. L’impero britannico ha adottato questa linea per il semplice motivo che per dividere il nemico, nei territori che gli interessava conquistare, l’azione più efficace era sulle linee di faglia etniche, religiose, tribali, linee di faglia, che erano già presenti, e profonde: ha usato i mezzi disponibili. E’ così anche adesso. Se vuoi dividere, indebolire, distruggere uno Stato nazionale nel Levante, o in Africa, devi fare appello alle uniche altre forze già esistenti che siano in grado di farlo: la tribù, l’etnia, la religione, e fare leva sulle lealtà divergenti dalla lealtà allo Stato nazionale. Es.: Libia di Gheddafi.
      5) E’ un grande gioco che può scappare di mano (v. Afghanistan, dove gli USA si trovano a combattere i guerriglieri taliban che hanno armato, finanziato e istruito contro i russi). In Europa è scappato di mano. Non so se è scappato di mano agli USA. Secondo me, ci sono effettivamente forze, all’interno dell’Amministrazione e dello Stato profondo USA, che strumentalizzano e usano ANCHE in Europa e ANCHE adesso il jihadismo. Non credo che siano maggioritarie, ma penso che ci siano. In ogni caso, è SICURAMENTE scappato di mano ai governi europei, che mai hanno pensato che andasse a finire così (o almeno voglio sperare).
      [segue]

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    20. @Roberto Buffagni. Famo a capisse: che cosa intendi in concreto per "risposta forte/dura da parte dello Stato"?

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    21. [segue dal post precedente]

      6) Che andasse a finire come? Così. Che con l’immigrazione di massa in particolare arabo mussulmana ma non solo + il jihadismo (che ha esistenza autonoma), anche in Europa si sono aperte le linee di faglia etnico-religiose sulle quali non solo i jihadisti, ma anche altre potenze, statuali e no, possono agire per giocare il gioco del divide et impera, che prevede il passaggio per la casella intermedia “guerra civile su base etnica, religiosa, razziale”. Prima dell’immigrazione di massa le linee di faglia principali, in Europa, erano sociali e ideologiche: e su quelle agiva l’URSS. Adesso l’URSS non c’è più, e la linea di faglia principale non è sociale e ideologica, ma etnico-religiosa. Intendiamoci: la linea di faglia sociale e ideologica rimane, perché è un dato permanente. Non è più la principale perché di fronte alla minaccia di una guerra civile etnico-religiosa è difficile che i proletari europei si schierino con i jihadisti contro i borghesi europei. Possono farlo, e di fatto in un certo senso lo fanno, i loro rappresentanti politici, adottando provvedimenti che favoriscono i jihadisti quali lo ius soli o l’apertura delle frontiere o il dogma dell’accoglienza a ogni costo, etc., ma dubito che il proletario francese o italiano de souche (cioè bianco e cristiano, anche se è un patito dei raggi UVA e del cristianesimo se ne frega) al momento del redde rationem cioè dello scontro armato vero e proprio, preferisca l’ISIS allo Stato borghese, al Front National, o alla milizia diretta da un “fascista”. Se lo farà, lo aspetta una brutta sorpresa.
      7) L’ISIS sta provando a costituire uno Stato, che ha una base territoriale, batte moneta, leva truppe, organizza l’istruzione pubblica, etc. Il suo progetto statuale ha subito una battuta d’arresto in seguito alla resistenza davvero eroica delle FFAA siriane e al sostegno che hanno prestato loro i russi, che Dio li benedica. L’intensificazione della campagna di attentati jihadisti sul suolo europeo è diretta e logica conseguenza di questa battuta d’arresto. Ma lo scatenamento della guerra civile in Europa fa parte comunque del progetto ISIS, perché suo obiettivo strategico è la ricostituzione di un Califfato islamico nel Levante, e per provarci è assolutamente indispensabile paralizzare l’azione politica degli Stati europei, che naturalmente non potrebbero assistervi senza far nulla. Niente di meglio di una bella guerra civile in casa per tenerci le mani occupate. Non è improbabile, anzi è più che probabile che nel Sogno dell’ISIS ci sia anche la partita di ritorno di Lepanto e Vienna, con risultato stavolta a loro favore; qui si parla di lungo periodo, ma chi ha motivazioni trascendenti se ne frega della definizione keynesiana (“nel lungo periodo saremo tutti morti”)
      [segue]

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    22. [segue dal post precedente]

      8) Quanto precede per dire che questa è una cosa seria. Il rapporto di forza puramente militare ISIS-Stati europei (con o senza USA) è quello tra S. Marino e Italia. Cioè a dire, i mezzi operativi per annichilire la base territoriale dell’ISIS e sterminare la grande maggioranza dei suoi combattenti ci sono tutti. Mancano però le condizioni politiche per una coalizione militare, perché gli USA riluttano ad abbandonare completamente i loro progetti in Levante, anche per timore che la Russia li sostituisca quale potenza egemone nell’area (è da qui che saltano fuori i “terroristi moderati” cari a Kerry. Dio voglia che la Clinton non vinca le elezioni!). E anche perché la UE, e gli Stati che la compongono, sono paralizzati dalle loro contraddizioni interne, la principale tra le quali è proprio la natura disfunzionale e subalterna agli USA della UE. La disfunzionalità politica di Stati europei+UE rende MOLTO più verisimile l’ipotesi che i jihadisti dell’ISIS riescano sul serio a innescare una guerra civile su base etnico-religiosa sul territorio europeo: perché quando lo Stato non ha più né il monopolio della forza, né il monopolio della lealtà, ripeto e sottolineo: il monopolio della lealtà, si verifica la condizione di possibilità, necessaria anche se non sufficiente, della guerra civile.
      Quindi, a mio parere è vitale che gli Stati europei intervengano subito con prontezza e duramente.
      Fine, mi scuso per la lunghezza.

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    23. @ Fabrizio Laria.

      Nell'ipotesi che un futuro governo europeo volesse difendere il suo popolo, la ricetta è abbastanza nota.
      a) Costituire una polizia segreta parallela sul modello di quella voluta da de Gaulle e guidata dal prefetto Charles Pasqua per combattere l'OAS. A cose fatte la si scioglie, nessuno di coloro che ne hanno fatto parte mette mai più piede nelle strutture dello Stato, e nessuno chiede conto di come si è riusciti a vincere (intorno alla polizia parallela, prima durante e dopo, va steso un cordone sanitario, perchè va assolutamente evitato il contagio alle altre istituzioni). L'obiettivo della polizia parallela è: tagliare la testa alla tenia. Si punta ai dirigenti e ai finanziatori, sul territorio nazionale e fuori (sottolineo "e fuori")
      b) si presidia il territorio con l'esercito (ci vuole la leva, 130.000 uomini non bastano), e si accetta di subire più perdite di quelle che si infliggono, come i britannici in Irlanda del Nord. Perchè la posta in gioco è il consenso sia degli autoctoni, sia delle masse immigrate pacifiche o incerte (troppi per rimpatriarli in massa, mancano le condizioni politiche, che si verificherebbero solo in caso di guerra civile conclamata).
      c) si blocca l'immigrazione, si rimpatriano i clandestini con operazioni di rastrellamento, per gli stranieri presenti legalmente si stabilisce un sistema di controlli + premi e punizioni per accedere al lavoro, alla scuola, alle prestazioni del welfare, insomma alla vita sociale. Si dividono le varie comunità etnico/religiose, ci si allea con le più ordinate e meno pericolose. Via via che si procede, si fa capire agli stranieri che in futuro, potrà restare solo chi dimostra attivamente la propria lealtà allo Stato. "Dimostra attivamente" vuole dire a) denunciare (non alla Magistratura, solo un pazzo andrebbe a testimoniare contro i jihadisti che gli sterminerebbero la famiglia: ad apposito organo della polizia parallela) attivisti e simpatizzanti della jihad b) per chi sia in età militare, inquadramento in reparti appositi comandati da ufficiali autoctoni sul modello della Legione Straniera o del Tercio spagnolo c) condannare ufficialmente e senza distinguo, ricami e minuetti l'attività jihadista, propaganda compresa. Chi non ci sta, viene espulso amministrativamente, se ha la cittadinanza la perde e viene espulso.
      A grandi linee, una risposta così dovrebbe essere efficace, anche se non rapida. L'ideale sarebbe coniugarla con una risposta militare convenzionale contro la base territoriale dell'ISIS. Sempre nell'ideale, l'attacco alla base territoriale ISIS andrebbe condotto e comandato dagli Stati del Levante che come noi hanno interesse a liberarsene (Egitto, Irak, Siria) e la partecipazione occidentale dovrebbe avvenire in seguito a una regolare richiesta da parte di essi (fondamentale che l'azione militare sia legittima e non susciti ulteriori odi antieuropei nel Levante). La risposta dovrebbe essere di tipo romano, cioè annichilente, tipo Cartagine, per mandare un chiarissimo messaggio: "Mai più."

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    24. @ Wendell Gee.

      Grazie a lei. Neanche io sono in grado di analizzare la situazione politica francese; e la situazione politica mondiale, in questo momento in cui la storia sta voltando pagina, non è in grado di analizzarla sul serio e in modo affidabile nessuno (al massimo ci si prova più o meno bene).
      Le mie sono soltanto ipotesi, che si basano sulle regolarità più elementari della dinamica del conflitto.
      Insomma: penso che ci sia del verosimile, forse anche del probabile, ma niente di più.
      Il coinvolgimento di servizi segreti e altre forze, non statuali, nel terrorismo jihadista è certo. E' però anche questa una regolarità della guerriglia. Quando formazioni politiche non statuali passano alla lotta armata politica illegale, incontrano SEMPRE nella clandestinità gli altri suoi abitatori permanenti: i servizi segreti e la criminalità organizzata. Fu vero per Mazzini e la Giovine Italia, resta vero per i jihadisti. Per capire chi strumentalizza chi in ogni dato momento e tappa bisogna avere informazioni privilegiate che non ho. Per capire, alla fine della fiera, chi ha strumentalizzato chi, basta vedere chi ha vinto. Però è troppo tardi per agire.
      La cosa che più mi preme è questa: che si cominci a discuterne seriamente, tutti, perchè il punto davvero importante e urgente della situazione è questo.
      Questo è "il caso serio"; e di questo invece sono sicuro.

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    25. @Roberto Buffagni.

      Prima di tutto grazie per l'estrema chiarezza della risposta, che ritengo dirimente per comprendere appieno la tua posizione.

      Ti confesso che, proprio nella sua concretezza e operatività, la tua proposta, per quanto mi riguarda, è lungi dall'apparire scontata e anzi mi suscita non poca inquietudine. Sarà un riflesso condizionato, ma passaggi come "si accetta di subire più perdite di quelle che si infliggono", "nessuno chiede conto di come si è riusciti a vincere", "si rimpatriano i clandestini con operazioni di rastrellamento", De Gaulle o non De Gaulle, mi sanno troppo di deriva alla turca perché possano risultarmi commestibili.

      Concordo con te nel ritenere che "a grandi linee una risposta così dovrebbe essere efficace". Solo che... non so a che cosa: al di là della problematica giustificabilità di certi mezzi finanche con i più validi fini, la possibilità non remota che una sorta di patriot act al cubo finisca nelle mani sbagliate mi rende assai dubbioso sulla sua natura di male minore. D'altronde tu parlavi di guerra per prevenire un'altra (peggiore e probabile) guerra, e giustamente la tua proposta (complemento convenzionale compreso) è coerente con le tue premesse.

      Confesso anche che non so quanto tu abbia ragione nel ritenere la situazione attuale assai prossima allo sfuggire totalmente di mano a chi, da perseverante apprendista stregone, ha fortemente contributo a determinarla. Ritengo tuttavia che il tipo di soluzione da te proposta, anche a prescindere dai rischi che comporta, aggira le cause (economiche ma non solo, e spesso contraddittorie) che pure tu per certi versi ottimamente descrivi.

      Cause senza la neutralizzazione delle quali ogni altra "severa misura", oltre che potenzialmente rischiosa e controproducente, è destinata a mio avviso a rimanere impraticata proprio nella misura in cui le stesse forze che hanno creato l'attuale situazione (dalle quali la Le Pen non potrà prescindere) la riterranno, a torto a ragione, non funzionale ai loro scopi. Al fondo dei quali, oggi come ieri, l'egemonia economica, lo sfruttamento neocolonialistico, la preservazione di serbatoi di manodopera a basso costo costiuiscono il nucleo soggiacente.

      In sostanza: a perniciosi errori di calcolo possono seguire ancor più perniciosi errori di calcolo, ma finché il tipo di forze e moventi dominanti non cambia, l'agenda degli errori da compiere sarà dettata e realizzata, anche se in modo localmente e transitoriamente autolesionistico, sempre da espressioni di quello stesso tipo di forze (a prescindere da chi al loro interno avrà preso il testimone).

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    26. @ Fabrizio Laria.

      Grazie della replica. Ti rispondo in breve.

      1) Il punto a mio avviso è questo: l'ISIS ha designato come nemici gli Stati e i popoli europei, tutti (anche te e me). Le risorse di cui l'ISIS dispone sono (molto all'ingrosso): una base territoriale dove operano circa 80.000 soldati; una rete di guerriglieri (non so quanto numerosa) sul territorio europeo e non solo; un'area di simpatizzanti (non so quanto vasta) sul territorio europeo; una vasta immigrazione islamica in Europa, che per omogeneità culturale ed etnica PUO' essere egemonizzabile dall'ISIS.
      2) Il nemico ISIS può essere trattato come un fenomeno, grave finché si vuole, di criminalità organizzata comune? No. Perché
      a) Ha una base statuale nascente, e un progetto politico imperiale (la mafia vuole parassitare e strumentalizzare le istituzioni esistenti, non crearne di nuove)
      b) può egemonizzare le vaste popolazioni culturalmente affini che risiedono in Europa (è l'elemento più pericoloso)
      c) nessuna considerazione di opportunità limita la gravità e la ferocia delle sua azioni, perché l'IS non ha interesse a conquistare il consenso almeno passivo delle popolazioni autoctone europee. Es.: la mafia o la 'ndrangheta, organizzazioni non composte da suorine, non farebbero mai Beslan, non perché si facciano scrupolo di uccidere i bambini, ma perché metterebbero a rischio il consenso popolare senza il quale non possono operare. L'IS potrebbe farlo benissimo, come l'hanno fatto gli islamisti ceceni, perché del consenso degli autoctoni non sa che farsene: vuole solo il consenso degli islamici presenti sul territorio europeo. Costoro, per evidenti ragioni, non sono legati da antica e profonda lealtà alle istituzioni e alle tradizioni dei paesi che li ospitano. Il modo più efficace per iniziare a guadagnarsene il consenso è infondergli il timore reverenziale al cospetto del dispiegarsi immane della violenza ("Shock and Awe", come dicevano i neoconservatori USA) + la dimostrazione che lo Stato non è all'altezza di proteggere e rispondere efficacemente. Terra terra: chi non ha altre e più profonde motivazioni, tende sempre a stare dalla parte di chi sembra più forte, e il più crudele può sembrare il più forte (Es.: l’uso dei Turchi ottomani di impalare a migliaia i prigionieri dopo una battaglia vittoriosa è un esempio di uso scientifico della crudeltà a scopo intimidatorio).
      d) l'IS può essere equiparato alle Brigate Rosse, etc., e quindi combattuto allo stesso modo? Sì e no. Sì, perché come le BR ha un progetto politico, dei simpatizzanti, una vasta area culturalmente affine che PUO' esserne egemonizzata. No, perché il progetto politico dell'IS è teocratico, si richiama a una religione e a una cultura che non fanno parte della tradizione europea, e perché la linea di faglia sulla quale agisce è etnica, religiosa, razziale, non sociale e ideologica: il che inasprisce esponenzialmente il conflitto, sia per la ragione che richiamo al punto precedente (nessun interesse a conquistare il consenso degli autoctoni), sia perché un conflitto tra nemici culturalmente molto diversi porta subito alla disumanizzazione reciproca (la guerra tende a diventare guerra assoluta, le crudeltà si moltiplicano, l'orrore inconcepibile diventa normalissimo).

      [segue]

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    27. [segue dal post precedente]

      3) L’IS può essere combattuto mantenendosi rigorosamente nel quadro dello Stato di diritto, con i soli mezzi legali? No. La cosa più importante, per sconfiggerlo, è isolarlo dalle comunità islamiche presenti sul territorio europeo. Isolarlo non significa soltanto promuovere la deprecazione dell’IS da parte delle autorità islamiche, etc. Isolarlo significa esigere dalle comunità islamiche la lealtà allo Stato.
      “Lealtà” vuol dire: quando si viene al dunque, tu da che parte stai? Con me o con lui? (la risposta “né con lo Stato né con l’ISIS” non può essere consentita). Se i mezzi di pressione di cui dispone lo Stato sono le querele e la minaccia di ridurre i finanziamenti per le case popolari per gli immigrati, mentre i mezzi di pressione dell’ISIS sono la decapitazione tua e di tutta la tua famiglia bambini compresi + l ’elargizione di cospicue somme ricavate dai finanziamenti esteri e dall’attività criminale, secondo te al dunque da che parte staranno, le comunità islamiche? Io direi che staranno dove stanno le comunità italiane nei luoghi di maggior radicamento delle mafie, cioè dalla parte delle mafie.
      4) Proprio perché l’ISIS non può essere combattuto con i soli mezzi legali, è della massima importanza che l’uso di mezzi illegali da parte dello Stato sia contenuto il più possibile, altrimenti si rischia una deriva di tipo argentino (controterrore sistematico di Stato, su vasta scala). Ecco perché richiamavo l’esperienza francese della lotta contro l’OAS, e sottolineavo che la polizia parallela incaricata della lotta illegale va rinserrata in un cordone sanitario impenetrabile.
      5) Nel presidio e controllo del territorio bisogna accettare di subire più perdite di quelle che si infliggono al nemico perché lo Stato DEVE ottenere il consenso sia degli autoctoni, sia delle masse islamiche. Il territorio va presidiato, sennò la popolazione si sente, ed è, abbandonata; ma lo Stato può ottenere il consenso necessario (confermare la sua legittimità) solo se infonde in TUTTA la popolazione, autoctona e no, la certezza che esso soltanto rende possibile una vita pacifica e ordinata; mentre il nemico ha da offrire solo disordine e terrore. E’ un obiettivo strategico, ma ha un costo elevato. E’ così che i britannici sono riusciti a far cessare la guerra civile in Ulster (così, + azione spietata del controspionaggio e del SAS, che hanno preso di mira dirigenti e finanziatori dell’IRA. Tanto per essere chiari: “prendere di mira” vuole dire “uccidere”, e uccidere illegalmente).
      6) Le cause remote e strutturali di questa situazione certo ci sono, e certo le responsabilità dei governi occidentali ci sono, come no. Però, se uno aspetta che siano rimosse le cause strutturali, aspetta tanto, decisamente troppo; e invece il conflitto non aspetta per niente. Inoltre, non mi sembra proprio il momento dei mea culpa. “Quando mi guardo mi dispero, quando mi paragono mi consolo”: non siamo buoni, ma non abbiamo di fronte un nemico che possa metterci soggezione con la sua nobiltà cavalleresca. Pensiamo a difenderci.
      7) Parlare di misure come queste inquieta anche me. Nota che non so se ho ragione. In questo campo non esistono certezze ed esattezze. Si deve leggere la dinamica in corso, prevederne gli sviluppi possibili, proporre le contromisure adeguate. Ci si può sbagliare; anzi, in qualche misura è sicuro che ci si sbagli. Si può sottovalutare o sopravvalutare il pericolo. Secondo me il pericolo c’è, è quello che ho descritto, e sottovalutarlo conduce in luoghi dove nessuno di noi vorrebbe mai trovarsi.
      Unica cosa di cui sono davvero sicuro: bisogna smetterla di far finta di nulla, bisogna smetterla di far chiacchiere; bisogna affrontare la realtà, cercare di intenderla, e agire.
      Fine, mi scuso per la lunghezza.

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    28. @RB

      Ancora grazie per l'accuratezza della risposta. Sperando di non abusare dello spazio concesso, solo una brevissima replica:

      1) continuo a sperare (ma mi pare sia la tua stessa speranza) che le tue pur argomentatissime valutazioni circa il livello a cui la situazione è sfuggita di mano siano troppo pessimistiche;

      2) anche ammesso che i mali siano estremi, i fatti belgi e francesi mi sembra dimostrino come prima di arrivare agli estremi rimedi, con relative incognite e costi, c'è ancora molto fare in termini di ottimizzazione dei rimedi convenzionali (finora fin troppo approssimativamente applicati);

      3) in ogni caso, come ho detto, mi sembra accademico ipotizzare che, con gli artefici di questa situazione che ancora trafficano con concetti come "terrorismo moderato" ed esitano a infliggere il colpo di grazia a quella che rimane la principale forza di interdizione all'espansione dell'influenza russa nel teatro mediorientale, qualcuno dei vassalli europei possa decidere di fare sostanzialmente di testa sua, e per di più nei termini 'polemici' e 'antiparadigmatici' da te prospettati.

      E qui mi sbilancio io: nemmeno la Francia e nemmeno la Le Pen.

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    29. @ Fabrizio Laria

      Grazie a te per l'attenzione.
      Speriamo insieme che i miei timori siano eccessivi.
      Mentre speriamo, però, suggerirei di non mettere la testa sotto la sabbia, e di continuare a parlarne e a pensarci, pubblicamente.
      Ripeto: pessimistiche o no che siano le mie considerazioni, NON sono campate per aria, tipo domani l'Apocalisse + l'Anticristo o l'Invasione dei Mostri da Betelgeuse.
      Non so se sei mai stato in Jugoslavia prima che diventasse ex Jugoslavia. Se ci sei stato, che impressione ti ha fatto? Di un posto dove da un momento all'altro potevano succedere cose terrificanti? Se non sei un veggente, non credo proprio. Era un posto civile, una nazione europea con gente simpatica, magari un po' beona, belle ragazze, buon cibo, belle spiagge, vita quotidiana piacevole con persone di diverse etnie e religioni che stavano serenamente insieme, etc. Insomma, un posto normale, come qua. O no?

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    30. Dopo questo ultimo scambio tra Buffagni e Laria la situazione appare aperta, ma non impregiudicata, anzi: i rischi eventuali sono stati presi in considerazione, con le opzioni possibili e necessarie. La cosa più importante, convengo, è non dormire.

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  5. Cazzo la vedo male,molto male.
    "fortuna"che l'Italia è il cancello d'ingresso dei terroristi quindi non credo in attentati sull'Italico suolo pena chiusure catenacci e lucchetti,ma cosi non credo duri molto (e ci spero,anche se mi sento "manovrato" ed alla grande!.

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  6. Perche' non provare con Marine Le Pen, dopo tutto?

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    1. quello che sta accadendo è terribile e mette paura.

      Il fatto che la loi travail sia passata nel silenzio indica una lettura dei fatti da strategia della tensione.

      Ma questa situazione non sta anche avvantaggiando il front national in modo incredibile?

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    2. Ma infatti è proprio per questo che non vedo molto il senso di ricostruire disegni in una fase simile (anche se dobbiamo ricordare, ex post, che il supporto ai regimi fascisti è stata l'ultima spiaggia del capitale fra le due guerre...).

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  7. interessante il dibattito tra boldrin e daveri , parlano di riforme e di fiducia dei consumatori , probabilmente a causa degli attentati sparsi non escono più da casa o hanno cambiato nome alle cose , la fiducia al posto dei 'sordi' e le riforme al posto delle frustate che è l'ultima spiaggia verso la post schiavitù . Anche qui dove sto ora gli italici prendono gente a lavorare e tendenzialmente non la mettono in regola e pagano sui 4€ / ora ( in Italia anche meno ) mentre gli ispanici al minimo dei minimi ne pagano piu di 5 ma almeno regolari con assicurazione e pensione . Ora entrambi penso che abbiano letto qualcosa del Prof. e delle sue sempre azzeccatissime previsioni , ora se una persona riesce a prevedere il giusto senza essere un profeta , vuoi che per caso abbia proprio ragione su tutto ? ritornando agli attentati , mi pare una partita a scacchi dove le vittime ed i carnefici sono le pedine mentre i giocatori guardano dall'altro e giocano .

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  8. Professore, il Suo silenzio è assordante...

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    1. Tranquillo. Sei solo privo di orecchie.

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    2. Oggi, più ancora di ieri, c'è bisogno della Sua voce. Lei è un punto di riferimento per molti.

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  9. Si moltiplicano ormai gli insofferenti a questi attentati, anche tra i più tolleranti e moderati in Europa. Spero di sbagliare ma prevedo un'estate di sangue, compresi attacchi a altre zone turistiche, zone popolare di musulmani, moschee, ecc.

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    1. Certo che se qualche "vandeano" reagisce Hollande e Hillary fanno tombola!

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    2. Se qualche vandeano reagisce, per esempio entrando un una moschea e aprendo il fuoco, scoppia la guerra civile, e infatti la ratio degli attacchi islamisti è esattamente questa: far scoppiare la guerra civile.
      Se gli Stati europei non rispondono con la forza, prima o poi risponderanno con la violenza milizie di cittadini, e scoppierà la guerra civile (ne ho vista una, mi basta).
      E' totalmente falsa la formula rispolverata ieri sera da Hollande che "attaccano la democrazia" (la quale è invece il quadro politico-culturale più favorevole agli islamisti).
      Gli islamisti dell'ISIS non attaccano "la democrazia", vanno decisamente più a fondo: attaccano l'identità profonda degli europei. Li attaccano in quanto europei, in quanto di razza bianca, e in quanto di religione cristiana. Sinora non ci sono state rappresaglie delle popolazioni perchè a) queste dimensioni dell'identità profonda sono molto indebolite nella coscienza degli europei b) per ragioni d'ordine storico-culturale, gli europei sono imbelli (si veda ad esempio la stupefacente assenza di reazioni violente della popolazione dopo le aggressioni organizzate alle donne in Germania).
      Lungamente e sanguinosamente provocate, queste dimensioni dell'identità profonda si risveglieranno in minoranze significative, che reagiranno simmetricamente. Per evitare che si aprano le porte di questo inferno, gli Stati europei devono: a) dire la verità, cioè riconoscere la presenza di un nemico esterno e interno b) combatterlo con la forza, cioè con tutti i mezzi necessari, legali e no. Se si continua con le chiacchiere, finirà molto male.


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    3. Come erdogan? Ma poi non è detto che gli effetti di una "reazione" (sincera o pilotata) siano quelli "sperati", la ggggente è stufa e inizia a comprendere, l'omicidio cox dovrebbe aver insegnato qualcosa... Porcalapupazza come sono diventato malfidato e retroscenista...

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    4. Si, il nemico è dentro di noi - epperò è sbagliato.

      Pare proprio, senza invocare "disegni", che tutto quello che accade sia ben tollerato dalle nostre elites - seppure siano scocciate da dover interrompere le vacanze di tanto in tanto. Cioè è forte il sospetto che, come l'euro, il terrore adesso sia usato come metodo di governo. Perché - ahò - ci sta ancora troppa democrazia negli stati, quest'europa è quasi ingovernabile!

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    5. @Roberto Buffagni
      Probabilmente c'è un "concorso di interesse".

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    6. "Certo che se qualche "vandeano" reagisce Hollande e Hillary fanno tombola!"

      Ma guarda, sta' a vedere che anche il CVII è servito a qualcosa!

      Proprio vero che il Padreterno scrive dritto su righe storte… (e sinnò nun sarebbe il Padreterno #catalanomoment)

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    7. @ Alberto49.
      Il concorso di interesse c'è stato, ora comincia a non esserci più. La carta etnico religiosa è stata giocata da diversi governi occidentalisti, anzitutto gli USA, contro i loro nemici (anzitutto i russi, v. Afghanistan). Ora però è scoppiata in faccia non solo a noi, ma anche a loro: perchè il jihadismo ha esistenza reale e autonoma, e autonomi obiettivi e strategia. Le nostre élites europee NON potranno (più) usarlo come metodo di governo, perchè questa è una cosa seria. Cosa seria perchè la minaccia è reale, i popoli non tollerano a lungo governi che mancano di provvedere alla sicurezza, e se non vengono protetti si proteggono da soli, per bande (la guerra civile è questo). Le suddette èlites non sanno cosa dire e cosa fare perchè a) sono culturalmente impreparate, la loro cultura economicista, pacifista, progressista, cattolica o liberal-liberista, socialdemocratica, lato sensu "desinistra" è affatto inadeguata alla situazione b) sono legati a filo doppio sia con la grande industria che non vuole si ponga termine all'immigrazione e al mondialismo, sia con gli Stati arabi che la finanziano (insieme al jihadismo)c) si rendono conto che una inversione di rotta a 180°, posto che fossero in grado di operarla (e non credo) sconfesserebbe il loro operato di decenni, ergo si autoaccuserebbero di tutto e verrebbero spazzati via d) sono costretti a NON dire quel che dicono i loro avversari politici interni, i populisti, razzisti, xenofobi, etc., quindi sono costretti ad aggrapparsi alle parole d'ordine multiculturaliste, integrazioniste, e altre rovinose sciocchezze.
      Per concludere: credo sia un grave errore pensare che il jihadismo sia una variabile dipendente, e sia insomma sostanzialmente manovrato e strumentalizzato dai powers that be. Strumentalizzazioni e manovre ci sono, naturalmente, ma non sono loro a determinare il jihadismo. Il jihadismo si determina da solo.
      Altro grave errore, a parer mio, pensare che lo si possa sconfiggere nel medio periodo con la cura socialdemocratica (tanti investimenti, welfare, educazione, integrazione). A parte che i soldi non ci sono e se anche si fossero ci vorrebbero anni per approntare la cura (e intanto?), qui il problema non sono i soldi e la disoccupazione, che inaspriscono ma non determinano. Queste persone NON VOGLIONO diventare come noi e NON POSSONO tornare ad essere come i loro nonni che vivevano a casa loro, nel loro ethos (sono quasi tutti di seconda e terza generazione). Nel vuoto di identità, valori, prospettive che gli si è aprto dentro, immettono l'ideologia jihadista, che probabilmente rappresenta, per loro, una specie di redenzione dal doloroso nulla che si sentono di essere. In altre parole: è vano pensare di "recuperarli". Sono nemici, e da nemici vanno trattati, senza esitare; o sarà troppo tardi.

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    8. Saro' complottista ma non riesco a togliermi dalla testa uno scenario. Ci sono molte cose che non tornano degli attentati di Parigi dello scorso anno, di Nizza e del sud della Germania (Basta leggere Foa per esempio, senza andare tanto sul complottismo). Lo scenario e' questo: negli anni settanta 'qualcuno' usava gli estremisti di destra o di sinistra per fare attentati, oggi usano gli estremisti islamici. Nella maggior parte dei casi gli estremisti non si renderebbero neanche conto di essere usati come delle pedine. L'importante per i capofila e' creare le condizioni sociali e religiose affinche' si trovino delle persone disponibili a sacrificare la propria vita, poi si pescano queste persone e le si arma, il gioco e' fatto.
      Spero tanto sia un caso che gli attentati in Francia siano iniziati durante la trattativa della loi travail.

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    9. 1) #HASTATOBREXIT
      2) #HASTATOISIS

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    10. @Roberto Buffagni,
      concordo con molte delle cose che esponi, qui non è possibile non conoscere ed ammettere ciò che esponi(interessi, inadeguatezza, risorse diminuite etc), quindi la situazione, parlo della Francia in particolare, è sfuggita di mano, ma proprio per questo, proprio perchè è evidente il fallimento incipiente in quel paese di tutto il sistema, forse di più che nel nostro paese o di altri, messi sicuramente malissimo in UEM, e nel prossimo anno, man mano che si avvicinerà la scadenza elettorale che mette in pericolo la cosidetta stabilità francese e di conseguenza europea (date le caratteristiche di quel Paese), vedremo ulteriori fibrillazioni anche di altro tipo (strategia della tensione). Ora io non so e credo nessuno possa realmente affermare che lo jihadismo sia una variabile indipendente assoluta, ma sia che lo sia, sia che non lo sia, a mio avviso è una delle cause, forse la più utilizzabile per creare tensioni che servano a far passare certi messaggi di necessità di compattamento delle cosidette forze non populiste.

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    11. @Roberto Buffagni
      Quello che dici pare sensato, ma la via di fuga delle élites sembra già pronta; un attacco islamofobo, che forse stanno già fabbricando (gli sarebbe facilissimo, altro che quelli islamisti) permetterebbe di attivare quel dispiego di forze dello Stato che reputi necessario per rassicurare i cittadini senza rinunciare alle ideologie punto a), giustificando l'inversione c) e salvando capra e cavoli b), nonché accusando gli avversari al punto d) di esserne responsabili.
      Insomma sì, farebbero tombola, iniziando la guerra civile apposta per soffocarla in una massiccia repressione poliziesca e non solo. E in quella situazione UMP-PS vince.
      L'unica possibilità per il FN di restare a galla in un simile scenario è mostrando sempre e comunque la massima lealtà repubblicana e civile (bella la mossa di Marion).
      Ciò però li forza a doversi accodare (perdendo mordente) a ogni futura decisione di Hollande-UMP, ad es. una rappresaglia di terra in Siria, o peggio contro la Turchia.
      Certo, questo è improbabile fino a novembre, ma dopo...

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    12. Le suddette èlites non sanno cosa dire e cosa fare perchè a) sono culturalmente impreparate, la loro cultura economicista, pacifista, progressista, cattolica o liberal-liberista, socialdemocratica, lato sensu "desinistra" è affatto inadeguata alla situazione

      mah, diciamo anche
      - economicista solo per offuscare (come ci insegna il padrone di casa)
      - pacifista di facciata (in realtà in supporto delle guerre più sporche)
      - progressista solo per slogan (ma in realtà regressiva)
      - cattolica: non saprei (di sicuro non cristiana)
      - liberal-liberista: quando fa comodo
      - socialdemocratica: togliamoci pure social e pure democratica
      - "desinistra" : DAR

      Quindi di che stiamo a parla'? È sì inadeguata alla situazione, ma solo nel senso che è più un'accozzaglia di interessi personali e di lobby, uniti alla pochezza umana e alla non accountability - E un'accozzaglia che trae pure guadagno dalla situazione.

      Niente che non si possa osservare poi su scale piccole, intorno a noi... una degenerazione.

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  10. Dato che la situazione è insostenibile e non gestibile più democraticamente e l'impotenza dello stato francese(per ora è acclarata), vedo solo lo "squadrismo" come esito.

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  11. Il ventre molle sono le scuole. Se toccheranno i nostri bambini, sara' guerra totale. Lo sanno loro, lo sappiamo noi. Dio o chi per lui non voglia.

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  12. http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/07/26/terrorismo-qualcosa-non-torna/2934504/

    E’ consolante sapere che in giro c’è qualcuno che ha pensato per conto suo le stesse cose che per conto mio ho pensato io.

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    1. Alcuni pensavano nello stesso modo quando le " Brigate Rosse " operavano in Italia. Erano stranamente rosse...

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  13. Ci ritroveremo tutti soldati in questa guerra, arruolati nostro malgrado.

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  14. dal basso della mia ignoranza ho sempre visto l'emigrazione come la causa di tutti i mali e poi mi chiedo ma i popoli in guerra perchè scappano invece di combattere ? , anche noi codardi italiani 2 guerre le abbiamo fatte dopo un risorgimento in cui alcuni hanno certo mostrato un pò di valore o no? e allora se tengono cosi tanto alle loro terre facciano come i palestinesi che non emigrano e combattono

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    1. Dove scappavi n Europa nel '17 o nel '43 ? Non da molte parti. Il carattere locale delle guerre in Siria, Libia,etc. va' ricordato. E il Risorgimento a te l'hanno insegnato come tale e come eroico a Scuola...ma per il Sud e' stato una rovina coloniale. E di palestinesi ce ne sono veramente parecchi in giro...specie dopo che a Israele e' stata data mano libera per l'operazione di genocidio. Niente e' come appare...andando a scavare. E una discesa dal basso, somiglia terribilmente a una salita.

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    2. Temo che l'emigrazione sia la conseguenza di molti mali, nostri e di altri.
      Sul fatto di scappare o combattere pesa la distinzione tra aggressori ed aggrediti: gli aggrediti, di solito, se possono combattono quando non possono scappare. La situazione peggiore è quando non puoi combattere e non puoi scappare. Mai sentiti i racconti di chi ha vissuto il biennio 1943-1945 senza essere schierato, o si e dovuto schierare perché non poteva farne a meno?
      Se non si hanno a disposizione testimoni diretti (il tempo purtroppo se li sta portando via tutti un poco alla volta) "La Storia" della Morante e i vari libri scritti su questo periodo storico da Pansa possono aiutare a farsi un'idea di come ci si trova quando si finisce in certi merdoni: nessuno decide più nulla e ognuno spera di cavarsela (se ha ancora voglia di sperare). Dimenticavo: aggiungiamo pure "La luna e i falò" di Pavese (che adoro, sarà perché sono Piemontese e conosco quelle colline) e ringraziamo Dio che sono più di 70 anni che ci sta andando bene, anche se stiamo facendo di tutto per finire di meritarci questa fortuna.

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    3. Mah, per mio conto la risposta non è facile, ma la mia piccola esperienza latinoamericana mi fa apprezzare quelle comunità (di solito indigene) che, come poniamo in Chiapas, Ecuador ecc. (in quest'ultimo caso non mi riferisco a persone già sradicate a casa loro), anziché tagliare le proprie radici comunitario-culturali e spiaggiarsi in qualche paese straniero, si organizzano e lottano duramente per opporsi alla strategia del nemico. Certo, la grossa differenza è che là il nemico ha un'identità definita: lo Stato, i suoi sicari e le multinazionali, mentre nei paesi arabi la situazione è molto più fluida e caotica.

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  15. Idealmente, per difenderci in modo efficace ed abbassare la probabilità di altre stragi, dovremmo contemporaneamente:
    1 Contrastare eventuali pianificazioni attualmente in fieri (breve termine)

    2 Rimuovere le cause (medio termine).
    Per quanto concerne il punto 1, è accertato che, nonostante i media e la peggio intellighenzia di sinistra (curiosamente coincidenti) continuino a recitare il mantra del depresso e del pazzo, ci sia stata stata evidente pianificazione in diverse occasioni .
    Pertanto, ci sono diversi indizi di una struttura, perlomeno di minimo coordinamento, su base sovranazionale. Questo è un problema di intelligence, di polizia, delle sue eventuali regole di ingaggio (politicamente orientate in una o in un’altra direzione) e di gestione dei confini. Tutte prerogative che un governo che abbia a cuore le sorti del proprio paese è in grado di gestire (né mancano gli esempi vicini a noi, per dettagli citofonare Svizzera, Ungheria, Russia, …).
    Il problema che osservo è, quindi, trovare il governo che abbia a cuore il nostro paese.
    Per quanto concerne invece il punto 2 (evidentemente il più importante in prospettiva), dato che non c’è alcun dubbio (vero? Se ne avete parliamone) che gli attuali flussi di clandestini (o richiedenti asilo, come piace sempre ai media e ai quartieri bene) siano fortemente correlati all’ondata di violenza che subiamo, è necessario provvedere prima di tutto al rimpatrio assistito dei soggetti non in regola ed al blocco dei flussi in ingresso. E’ altresì evidente che non c’è nessun “razzismo” o “fassismo” in questo, con buona pace dei sinistrati pavloviani, semplicemente c’è la presa di atto che qualsiasi flusso migratorio indiscriminato (islamico, buddista od altro che sia) è dannoso.
    Quindi si dovrebbe provvedere ad allontanare con delicata fermezza dalla scena politica gli attori dell’accoglienza indiscriminata (idealmente a partire dalla signora Kasner, ma limitarci alla piazza italiana potrebbe essere sufficiente), allontanare da posizioni di pubblica influenza i giornalisti che l’hanno propagandata, allontanare i manager delle varie coop da successive gestioni di pubblica utilità, ecc ecc
    Come dite? Assomigliano a liste di proscrizione sullo stile delle pulizie estive di Erdogan? You don’t say.
    Scommetto che non vi piacciono, eh? Tranquilli, è normale, è anche per questo che ci terremo tutti i personaggi di cui sopra, e che la risoluzione proposta ai punti 1 e 2 rimarrà solo un semplice esercizio di calligrafia.






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  16. Devo dire che gli eventi degli ultimi tempi mi stanno profondamente disorientando, non so oggettivamente che pensare; ma è possibile che (ancora una volta) nonostante l'attentatore di Rouen fosse già stato schedato dalle autorità (aveva persino il braccialetto elettronico), abbia comunque avuto libertà d'azione? Parliamo di un ragazzo che ha anche tentato di partire in Siria per combattere. Qui o c'è dell'incompetenza esagerata, oppure...pensare alla strategia della tensione non è poi così fuorviante; valutando a posteriori, nel nostro Paese negli anni '70 ha avuto uno scopo (ma anche mandanti/esecutori) ben preciso.

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    1. Boh, anch'io non so più cosa pensare. In generale mi sembra che certi fatti sembrino più "sfuggiti di mano" che volutamente innescati (se non addirittura lasciati capitare con complici disattenzioni).
      Poi mi sembra che in Francia si forzino le connessioni all'ISIS o all'estremismo islamico anche quando sembrano inesistenti, mentre in Germania capita l'opposto. Forse perché la Francia ha meno problemi demografici e troppi immigrati mentre la Germania è sempre più vecchia e bisognosa di immigrazione? Ma non le basterebbe l'affluenza dall'est?

      C'è un clima da "primavera" e tutte le "primavere" sono state finanziate, ma non capisco a cosa mirino, cioè capisco il più Europa e la strategia del terrore, ma mi sembra che la posizione euroepeista di apertura all'immigrazione ottenga l'effetto contrario, cioè disgregazione anche tra paesi EU rafforzando i partiti anti-immigrati che poi sono anche anti-euro.

      Chi finanzia chi? Quante e quali forze sono in campo? Qual è lo scopo? Una guerra? Boh per me è troppo complicato, non capisco più niente... il filo puramente economico era più semplice da seguire (anche se penso che sempre di questioni economiche si tratti, le hanno rivestire e intrecciate così bene con altre motivazioni che non riesco a districare il garbuglio).
      L'unica cosa certa è che hanno spinto così oltre che non può finire bene.

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    2. Ci sono molte cose che non tornano negli attentati in Francia (vedi anche le assurde richieste di distruzione dei filmati di Nizza), ed è questo che mi fa pensare ad una strategia della tensione, che non necessariamente è finalizzata al "più Europa" (visto che, come giustamente dici tu, l'effetto che si crea è completamente opposto). Quindi per quanto concerne mandanti, scopi, forze in campo, brancolo assolutamente nel buio; ciò non mi toglie però dalla testa certe similitudini con gli anni di piombo, ma essendo giovane e non avendo vissuto direttamente quegli anni, la mia rimane pura speculazione. Butto lì però una riflessione; ma vi immaginate che, a fronte di una situazione che peggiora sempre di più, si arrivi, platealmente, alla sospensione delle elezioni del 2017 in Francia? Il tutto in nome della "stabilità" e per evitare la "deriva lepenista"? So che può sembrare complottismo il mio, ma ormai mi aspetto veramente di tutto. Rileggere poi queste parole di Pasolini, dopo tutto quello che sta succedendo, non fa che aumentare la mia inquietudine.

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  17. OT, scusate.
    L'altra sera ho visto un pezzo di «The Roast of Donald Trump».
    Mai sentire tante volgarità all'apparenza cattivissime, dissacranti, politicamente scorrettissime, ma fondamentalmente innocue.
    Battutacce scontate di bassissimo livello sulla capigliatura, su moglie e donne, perfino invocazioni al cancro... qualunque oscenità pur di non affrontare i problemi veri. Come quando in Italia si parlava solo di festini e delle plastiche del cavaliere, ma con accanita ed esibita volgarità. Tutti sembravano divertiti e penso si sentissero intelligenti nel ridere... la politica sembra non interessi più nessuno. Forse per questo si divertono tanto e si sentono tanto intelligenti.

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    1. Dicono cose ridicole. Considerano gli elettori bambini di cinque anni. Sono insopportabili, non so come facciano gli americani.

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  18. "Arrestati due sospetti terroristi nel Savonese. Espulso un imam radicalizzato di Reggio Emilia"

    C'è una cosa che non riesco a capire: perché espellere certa gente? Questi possono sempre tornare, più organizzati e velenosi di prima, andare a fare danni devastanti altrove... 'sto tizio, oltretutto, pare maltrattasse pure i figli.

    Ma, già che li abbiamo sotto mano, certi personaggi non sarebbe più saggio buttarli in una cella di isolamento e gettare via la chiave? E' il caso di cacciarli dalla porta nel rischio che rientrino dalla finestra? (magari di qualcun altro, ma poco importa: con la globalizzazione la finestra del mio vicino e anche la mia). Tra le altre cose, questo maiale passava il suo tempo cercando di devastare le menti dei giovani inculcandogli le sue cazzate da demente integralista. La legge che prescrive: "È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività, è punito, per il solo fatto della partecipazione o dell'assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da uno a sei anni", è valida solo per gli Italiani?

    Come dice Diego Fusaro "il terrorismo, quali ne siano gli agenti, è un’arma nelle mani dei potenti: fa il loro interesse. E lo fa per più ragioni", e questa indulgenza nei confronti di questi sgraditi ospiti parrebbe esserne l'ennesima conferma. Ma, detto questo, nessuna pietà per gli esecutori materiali ed i suoi fiancheggiatori.

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  19. Se mai vincessero le elezioni alternatif fur deutschland e la destra francese secondo lei ci potrebbe essere veramente la possibilità di un'uscita dall'euro?

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  20. Dico con grande tristezza che non accade mai nulla di veramente grave nel settore dell'ordine pubblico senza che lo stato lo voglia (lo so per esperienze personali). Avete sentito tutti che le Figaro aveva dato la notizia che il governo francese ha disposto LA DISTRUZIONE dei video delle telecamere di Nizza nella zona della strage? Io questa cosa non riesco a togliermela dalla mente

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  21. http://www.lefigaro.fr/actualite-france/2016/07/21/01016-20160721ARTFIG00225-attentat-de-nice-quand-la-justice-demande-a-la-mairie-de-detruire-24-heures-d-images.php

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  22. Bah, a me ricorda tanto il clima dei tempi delle Brigate Rosse. Non si staranno creando ad arte i presupposti per scatenare una guerra?

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  23. In tutto questo casino, nessuno nota che i più grandi giocatori di scacchi sono i....

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    1. Diverse discussioni si trovano su questo. (e.g.)
      E difatti è uno degli indicatori, il fatto che non hanno finito il lavoro di far fuori l'ISIS... Perché dovrebbero toglierci le castagne dal fuoco... E poi - anche loro usano il terrore come metodo di governo della geopolitica (per chi ha come idolo il cacciatore di orsi).

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  24. Oggi è l’anniversario dell’attentato a Umberto I di Savoia da parte di Gaetano Bresci (altri tempi…). Guardate che resoconto ne fa “La Stampa”: da leggere con calma mantenendo la calma (occhio soprattutto alla frase in chiusura).

    L’anarchico rubacuori che uccise il “re buono”: 116 anni fa l’attentato a Umberto I di Savoia
    Gaetano Bresci colpì a rivoltellate il sovrano. E poi morì suicida in carcere

    La folla lo strattonava e gli atleti lo colpivano con i loro bastoni, mentre i Carabinieri cercavano di sottrarlo al linciaggio. Un popolano, furioso, gli urlò in faccia chiedendogli perché l’avesse fatto, perché avesse sparato al Sovrano. Lui, calmo, con sguardo gelido, rispose: «Io non ho ucciso Umberto. Ho ucciso il Re. Ho ucciso un principio». Era il 29 luglio 1900: mentre, a Monza, assisteva a un saggio sportivo, Umberto I di Savoia veniva colpito da tre proiettili sparati dall’anarchico Gaetano Bresci.

    «Maestà siete ferito?» aveva chiesto il generale Felice Avogadro di Quinto, suo aiutante di campo. «Non credo sia niente» aveva risposto il Re, prima di accasciarsi sulle sue ginocchia. Aveva 56 anni il «re buono», così soprannominato per essersi prodigato nei soccorsi alla popolazione civile, durante il colera di Napoli del 1884. Per quanto, parzialmente, incarnasse una figura benevola di monarca, si era attirato aspre critiche per il suo conservatorismo.

    Dopo due attentati con arma bianca - da lui schivati con prontezza di riflessi - aveva profetizzato: «Quando dal pugnale passeranno alla pistola…».

    Il revolver di Bresci è oggi conservato al Museo Criminologico di Roma, dietro Via Giulia: è una pistola Harrington & Richardson modello «Massachusetts» a cinque colpi, calibro .38 S&W.
    Fu comprata dall’anarchico, il 27 febbraio 1900, a Paterson (U.S.A.), cittadina del New Jersey, meta preferita di quei sovversivi italiani costretti a lasciare l’Italia dopo l’emanazione delle «leggi crispine» in materia di ordine pubblico. Bresci, operaio tessile di Prato e intransigente anarchico (già amnistiato nel ‘95) vi era emigrato nel 1898, pare, anche, per sfuggire alle responsabilità verso una ragazza che aveva messo incinta.

    Era di bell’aspetto e le donne non gli mancavano. Vestiva con ricercatezza, come testimoniano i suoi effetti personali: bretelle a fiori, scarpe damascate, vasetti di pomata per i baffi: oggetti di un altro secolo, delicati, che producono una certa impressione se confrontati con la sua vicenda.

    Appena giunto a Paterson, seppe della sollevazione popolare di Milano: il generale Fiorenzo Bava Beccaris, aveva dato ordine di sparare sulla folla: 80 morti e 450 feriti. Ne fu sconvolto.

    Umberto I insignì Bava Beccaris della Croce dell’Ordine Militare di Savoia «per i preziosi servigi resi alle istituzioni e alla civiltà». Un gesto che, due anni dopo, gli sarebbe costato la vita.

    Nel giugno 1900, Bresci tornò a Prato, e quando seppe della visita del Re a Monza, si dedicò ancor più al tiro a segno. Praticò intagli a croce sull’ogiva dei proiettili, forse per farne micidiali pallottole “dum dum” che, frammentandosi nel corpo della vittima, provocano ferite devastanti. Al processo, dichiarò invece che «quel po’ di sudiciume che si sarebbe raccolto nelle incisioni del piombo, avrebbe potuto far infettare la ferita e condurre alla morte il Re, se fosse stato colpito superficialmente».

    L’anarchico rivendicò orgogliosamente il suo gesto, compiuto per vendicare le repressioni di Milano e l’onorificenza concessa a Bava Beccaris. Questa fierezza lo circondò di un alone epico-romantico che sopravvive ancor oggi in alcuni ambienti estremisti.

    Condannato all’ergastolo, finì nel carcere di Santo Stefano. Fiducioso nella Rivoluzione, Bresci si comportava come un detenuto modello. Eppure, appena quattro mesi dopo, fu trovato impiccato alle sbarre della cella, con un asciugamano. Non sopravvisse a lungo alla sua vittima, come tutti gli attentatori anarchici del periodo (Luccheni, Caserio, Czolgosz, Angiolillo), che cercarono il riscatto in una morte orgogliosa, o in un suicidio.

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