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domenica 31 luglio 2016

Pensioni pubbliche e private: qualche dato e troppe opinioni

(...per voi non è una novità - almeno, per quelli di voi che hanno fatto i compiti a casa! Lo scopo del gioco, nell'economia delle bolle, è portare denaro fresco al circuito della finanza privata. La demonizzazione della finanza pubblica in tutte le sue forme di intermediazione del risparmio - dal debito pubblico, alle pensioni pubbliche, alla sanità pubblica, alla scuola pubblica - è ideologicamente orientata a sostituire queste forme di intermediazione con altre forme, private: debito privato, pensioni private, sanità privata, scuola privata. Bisogna quindi dire che il debito pubblico è troppo (salvo farlo aumentare con l'austerità), che la sanità pubblica non funziona (salvo farla funzionare peggio per privatizzarla) ecc. In questo modo, una massa di denaro fresco viene sottratta al circuito di intermediazione pubblico e destinata ad acquistare carta privata, gonfiandone il valore, fino a quando il palloncino scoppia. Lo ho spiegato chiaramente in Crisi finanziaria e governo dell'economia. Chi non l'ha letto non l'ha capito, ma, come diceva Satie, "Si la musique ne plaît pas aux sourds, même s'ils sont muets, ce n'est pas une raison pour la méconnaître". Il problema dei sordi che incontriamo noi è che non sono muti...

Comunque, ricevo da un abitante di Giovinia una lettera che condivido con voi. Seguirà dibattito...)




Chia.mo [Ndc: sta per chiarerrimo] Prof. Alberto Bagnai,

sono uno studente di finanza e metodi quantitativi per l’economia dell’Università degli studi di Piddinopoli (curriculum finanza e assicurazione). Durante la preparazione di un esame sulla valutazione delle imprese assicurative italiane, mi sono imbattuto in una serie di pubblicazioni da parte dell’Ania (Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici) che sono decisamente illuminanti. Mi scuso della lunghezza della mail ma per evitare di parlare a sproposito (speriamo) l’ho dovuta scrivere così.

Visto che oramai sono un appassionato lettore del suo blog Goofynomics parto dall’assunzione che non ci fosse alcun bisogno di riformare il sistema pensionistico italiano nel 2011 (a.k.a. riforma Fornero), visto che il grafico relativo all’indicatore S2:
 
 
a pagina 49 di questo report del lontano 2011 (Lei solitamente cita il fiscal sustainability report del 2012, con la riforma Monti/Fornero già implementata, mentre a me piace più questo studio in quanto dimostra che anche senza la riforma già nel 2011 si stava bene comunque [Ndc: giusto, e grazie per il contributo, ma non sono del tutto convinto che spiegare l'ovvio a dei cialtroni pezzi di sterco sia esattamente parte del mio lavoro, anche perché certe cose non le capisce solo chi non le vuole capire, e quindi il tuo lavoro, sappilo, è inutile. Però grazie sinceramente]) della commissione europea dimostra che non ne avevamo bisogno (ammesso che ancora riesca a leggere bene i grafici). 
 
Un’amante dell’austerità a tutti i costi [Ndc: questo presuppone una coppia lesbica, o un apostrofo di troppo. Preferisco la prima ipotesi: sono molto più tollerante in fatto di preferenze sessuali che di grammatica. D'altra parte, va anche scusato: è di Piddinopoli...] potrebbe argutamente far notare che i rischi riguardavano il breve termine, ma a questo punto gli si potrebbe far sommessamente notare che il fiscal sustainability report della commissione europea del 2102 riportava dei valori dell’indicatore S0 per l’anno 2011 sotto la soglia di pericolo:
 
 
(threshold, per gli amanti dell’inglese a tutti i costi), come peraltro lei ci ha fatto notare in numerosi e svariati suoi articoli nel blog. Quindi il succo della questione è che le prestazioni pensionistiche garantite dal sistema pubblico (che erano delle pensioni decenti) non rappresentavano una minaccia per la tenuta dei conti pubblici né tantomeno una minaccia per la sostenibilità del debito pubblico a lungo e a breve termine e quindi a questo punto possiamo finalmente metterci anche noi al riparo con il famigerato “CE LO DICE L’EUROPA” (ma non ce lo chiede, aggiungerei).

[Ndc: applausi!...]

Ed ecco che veniamo alla crescita della raccolta premi ramo vita. [Ndc: e qui cominciano i problemi...].
 
L’ipotesi dalla quale parto è la seguente: se lo stato non mi garantisce più delle prestazioni pensionistiche decenti e decorose, l’unica cosa che mi rimane è di rivolgermi al sistema privato [Ndc: un primer su questo argomento è rinvenibile a questo link]. L’unico problema è che i contributi che vengono versati all’aerarium (INPS) non si possono dirottare su piani pensionistici privati, pertanto per garantirmi una pensione (a.k.a. consumo posticipato) dovrò necessariamente rinunciare a parte dello stipendio (consumo corrente) per garantirmi in futuro una pensione decorosa (consumo posticipato). I manuali classici di politica economica e macroeconomia ci dicono, bonariamente ed ingenuamente, che il risparmio è pari agli investimenti (lo so che la sto facendo molto semplicistica, d’altra parte io studio finanza e per me la tassazione è la variabile T e molto spesso neanche la considero, poro bischero mi direbbe il mi babbo), quindi mi si direbbe che il risparmio rientra con gli investimenti e pertanto il Pil non ne risente affatto, ma neanche per sogno rispondo io. Infatti se si vanno a vedere i regolamenti per la composizione del portafoglio di investimenti per un fondo pensione si nota le compagnie assicurative sono obbligate ad investire la maggior parte delle risorse rivenienti dalla raccolta vita in titoli pubblici, quindi questo risparmio non ritorna come investimento.
 
[Ndc: Ehm... Qui l'economia c'entra poco e c'entra invece la contabilità, che abbiamo spiegato illustrando il caso della Grecia. Il ragionamento dell'amico di Piddinopoli presuppone che lo Stato getti in un vulcano i soldi che raccoglie emettendo titoli. Vabbè. In realtà, a dirla tutta, le cose stanno anche peggio di come dice lui, ad esempio perché circa 60 miliardi di debito pubblico sono andati a salvare le banche di altri paesi, come sapete. Ma lasciamo stare. A Giovinia sono bravi con le cose difficili, mica con quelle semplici. Però c'è un'età per tutte le cose, e quanto segue, nonostante questa sesquipedale imprecisione, è pieno di dati  considerazioni interessanti...] 
 
Quindi il consumo e il Pil ne risentono in modo drammatico. A questo punto i più arguti mi potrebbero dire: guarda che non è detto che i lavoratori abbiano rinunciato al consumo corrente per farsi una pensione anzi è molto probabile che abbiano svuotato i conti correnti e le altre forme di risparmio per finanziare il proprio piano pensionistico privato. Anche io mi ero fatto questa domanda e la risposta è stata delle più ovvie, no non lo hanno fatto come dimostrano queste pubblicazioni dell’Ania relative alla composizione delle attività finanziarie delle famiglie italiane nel periodo 2011-2012:
 
 
(pag 113, si in questo periodo hanno drenato risorse anche dalle assicurazioni private, d’altra parte i consumi stavano diminuendo e la gente doveva pure mantenere livelli di consumo normali [Ndc: ma sai che non l'ho capita? I depositi diminuiscono in c/c diminuiscono costantemente, tuttavia questa tabella non consente di fare un'analisi dei flussi né nel senso indicato dai tuoi ipotetici interlocutori, né nel senso che sembri suggerire tu, ovvero che la gente si è privata der cibbo per pagarsi la sanità privata. Sarà sicuramente andata così in alcuni caso, ma questo dato aggregato dove dovrebbe dimostrarlo?]) e nel periodo 2013-2014:
 
 
(occhio che qui la gente si rende conto che è obbligata a fare piani pensionistici privati, e occhio che qui  aumentano anche i fondi comuni). Quindi dal mio punto di vista e ammesso che abbia interpretato bene le tabelle, questi famosi piani pensionistici, a meno di altre sorprese, sono stati finanziati diminuendo il consumo corrente [Ndc: scusa, ma hai visto il dato relativo agli investimenti in obbligazioni?]. E quindi? Se si osserva questo bellissimo grafico a pagina 10:
 
 
 
si nota che le compagnie assicurative hanno incrementato la raccolta vita (risparmio/consumo posticipato) di un 20 miliardi di € nel 2013 rispetto al 2012 e di altrettanti miliardi (sono all’incirca 25) nel 2014 rispetto al 2013. Non sono pochi circa 40 miliardi di consumi in meno [Ndc: questo lo dici tu: potrebbero essere 40 miliardi di bond privato...] in soli 2 anni alla luce del fatto che questi non sono nemmeno rientrati nel circolo economico sotto forma di investimenti dato che le compagnie sono obbligate ad investirli in titoli del debito pubblico, per la gran parte [Ndc: a parte che su questa deduzione ci sono ovvi dubbi, vorrei far notare che l'aumento ha riguardato prevalentemente le forme di assicurazione tradizionali].

Quindi? anche io a questo punto ho molti dubbi che non mi riesco a spiegare e che sono il motivo di questa mail. Il succo della mia domanda è: si è smantellato un sistema pensionistico pubblico che garantiva pensioni decenti quando non ce ne era assolutamente il bisogno, questo per favorire il sistema privato che però a sua volta ha comportato una depressione consumi (questa è una mia ipotesi supportata da quelli che io ritengo siano fatti e di cui pertanto le chiedo conferma) e quindi di minore crescita del Prodotto Interno Lordo quando in realtà noi ne avevamo disperatamente bisogno, per raggiungere cosa? La famosa decrescita? Perché se quello fosse stato l’obiettivo, a questo punto mi sento di dire che l’abbiamo centrato in pieno, bravi ragazzi! Oppure c’è di più? La volontà di voler mettere in ginocchio un intero paese? Magari da parte di qualche paese che noi consideriamo amico ma che alla luce dei fatti non lo è? Magari di uno di quelli che diceva che avevamo finanze pubbliche marce perché avevamo una spesa pensionistica insostenibile (e occhio che qui il cerchio si stringe)? [Ndc: non funziona così].

Una delle poche certezze è che le assicurazioni private ci hanno guadagnato e molto come dimostra questo bel grafico qua:
 
 
(a pagina 13). E poi se i titoli di stato erano così pericolosi come ci hanno voluto far credere, perché le assicurazioni private non hanno fatto altro che aumentare la propria esposizione in titoli pubblici nonostante la tempesta, come dimostrato qua a pagina 57?
 
 
[Ndc: ma scusa!? Prima dici che usano i titoli pubblici a copertura delle riserve perché hanno vincoli di legge in tal senso, e poi ti chiedi perché hanno aumentato la loro esposizione verso attività risk-free in un momento di crisi finanziaria? Una spiegazione più articolata qui.]
 
Non è che sapevano che i titoli pubblici non erano rischiosi ma a quel punto garantivano un’occasione ghiotta per farci profitti risk-free (questo era il vero livello di rischio visto tutto il bel discorso che ho fatto qui sopra) e quindi era bene incoraggiare e sostenere la narrazione (story telling) che lo stato era inefficiente e spendaccione, visto che questo garantiva un’aumento della raccolta e quindi un’aumento dei profitti visto che i tassi d’interesse erano così alti, sarà mica andata così?
 
Non voglio e non posso crederci, ma sembra quasi che io debba crederci. [Ndc: in Italia c'è libertà di culto, ma c'è anche libertà di non capire cosa stai dicendo].

La ringrazio vivamente dell’attenzione ma ho ritenuto che lei fosse uno dei pochi che potesse darmi delucidazioni viste le sue posizioni accademiche e le competenze. Avrei avuto altro da fare, per inciso stò diventando pazzo con i modelli arima e garch, ma questo meritava di essere approfondito. [Ndc: i Garch non si prestano al complottismo, quindi te li sconsiglio. Per il resto, grazie per i dati, ma ribadisco: il mondo non funziona così...]

Distinti Saluti

Dino Pi


(...ti arrivano lettere così, che veramente non sai come reagire. Riassumendo: non avevamo bisogno di riformare il sistema pensionistico, e questo si sapeva; Monti e la Fornero non hanno salvato alcunché perché non c'era nulla che bisognasse di essere salvato - se non da loro - e questo si sapeva; il quadro generale è quello di una diversione dei flussi di risparmio dal circuito di intermediazione pubblico a quello privato, e questo si sapeva; ma con questi dati ben noti il discorso sviluppato dal nostro amico cosa c'entra? Voglio dire: un conto è dimostrare, con la contabilità ai flussi di fondi, che il sistema delle imprese degli Stati Uniti si autofinanzia, e quindi il risparmio "fresco" delle famiglie non viene convogliato verso investimenti "produttivi" - formazione lorda di capitale fisso, alla quale le imprese provvedono coi mezzi propri - ma verso operazioni di carattere sostanzialmente finanziario con l'intermediazione del sistema dei fondi privati. Ma se vedo che la raccolta tradizionale ramo vita aumenta di 40 miliardi mentre il flusso di investimenti in titoli privati crolla cosa ne devo dedurre? Voi ci avete capito qualcosa? C'è un assicuratore in sala?

Comunque, la conferma che la Commissione Europea ce lo diceva, e quindi non ce lo chiedeva, già nel 2011, vale da sola il prezzo del biglietto. Qualcuno vada a dirlo a Ricchiardo Pagliuzza, l'autofake del pasdaran della Fornero...)

36 commenti:

  1. "Si in questo periodo hanno drenato risorse anche dalle assicurazioni private, d’altra parte i consumi stavano diminuendo e la gente doveva pure mantenere livelli di consumo normali"

    Credo che qui ci si riferisca al fenomeno del riscatto delle polizze vita (cioe' quando il sottoscrittore vuole passare all'incasso del beneficio prima della scadenza contrattuale, cosa non sempre conveniente e comunque non sempre possibile).

    Grazie al combinato disposto della riforma Fornero e dell'introduzione del "licenziamento economico" molte decine di migliaia di persone si sono trovate negli ultimi anni improvvisamente senza reddito, in un contesto di alta disoccupazione strutturale, poco prima della fatidica soglia dei 60 anni.

    Tutte queste persone, avendo in larghissima maggioranza versato dai 35 ai 40 anni di contributi all'INPS, si sono quindi trovate di colpo di fronte ad un dilemma: come fare ad arrivare vivi all'eta' di 67 anni abbondanti necessaria, a leggi vigenti, per iniziare a percepire la pensione di vecchiaia.

    Per qualcuno per esempio sara' stato conveniente riscattare la polizza vita perche' con quei soldi poteva coprire gli anni mancanti di contribuzione volontaria per anticipare la pensione a 'solo' 63 anni abbondanti.

    Probabilmente invece per la larghissima maggioranza il riscatto sara' servito solo per vivere (una volta esaurito il periodo del sussidio di disoccupazione).

    Per esempio, il fondo dirigenti industriali prevede l'anticipazione (prima dei fatidici 67 anni abbondanti) di solo una parte del capitale investito nel fondo previdenziale integrativo, e solo in caso di gravi motivi, tra cui la disoccupazione.

    Tra l'altro, una eventuale ri-occupazione del lavoratore previo ingresso nel popolo delle partite IVA non risolverebbe il problema, in quanto tali contributi previdenziali confluiscono in un fondo a gestione separata dell'INPS, che potra' dare luogo a beneficio (dopo ricongiungimento) solo al raggiungimento dei fatidici 67 anni abbondanti.

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    1. Non vorrei cadere nel 'micugginismo', ma, da artigiano della medicina legale e delle assicurazioni, mi permetto di aggiungere due ulteriori argomentazioni a quelle già sviluppate da Luca nella lettura del fenomeno polizze vita ... 'in uscita'. Si tratta di argomentazioni che guardano al medesimo fenomeno ... 'in entrata'.
      Negli ultimi anni le Compagnie Assicurative si sono trovate a lamentare previsioni non brillanti nel settore RC auto: con una politica di lobby sono riuscite ad ottenere dal Governo e dal Parlamento il varo di norme che, in tema di risarcimento danni alla persona da circolazione stradale, sono venute incontro a parte delle esigenze, attutendo il suono dei lamenti ma non sopendo le sofferenze complessive (si parla prevalentemente di riserve, ma anche di esborsi soprattutto in caso di danni da lutto e di numerosità di microeventi). Per questo motivo le Compagnie sono diventate più aggressive sul fronte dell'offerta da un lato proponendo agli assicurati condizioni più favorevoli al loro portafoglio tramite la sottoscrizione di contratti che prevedono l'adozione di sistemi di controllo satellitare della guida (cd. scatole nere) e dall'altro inserendo nei pacchetti di offerta altre 'scommesse' con cui invogliare l'assicurato a fidelizzare il proprio rapporto con la Compagnia, mantenendo o variando di poco al rialzo il premio, pur a fronte di un rischio di sinistrosità invariato o persino ridotto. Così quasi tutte le Compagnie offrono agli automobilisti virtuosi pacchetti di tutela assicurativa che, oltre al rischio stradale, furto e incendio, si estendono a settori extra-automobilistici come gli infortuni, le malattie e la vita. Sarebbe interessante disporre dei dati ANIA per vedere l’effetto di trascinamento sulla sottoscrizione di polizze infortuni e vita indotto dal contributo degli automobilisti virtuosi. Questo sul versante offerta.
      Sul lato domanda anche qui non dispongo di dati numerici, ma mi limito a richiamare l'attenzione sul fatto che nel periodo 2012-2014 il numero di suicidi per motivi economici è passato dalle 89 unità rilevate nel 2012 alle 201 registrate nel 2014 (cfr. http://www.huffingtonpost.it/2015/04/08/crisi-raddoppiati-suicidi_n_7024414.html).
      Se si tiene conto delle caratteristiche strutturali di una polizza vita (per le quali il rischio può essere rappresentato o dal caso 'vita' oltre l'età indicata dal contratto o dal caso 'morte' prematura dell'assicurato) e del fatto che a norma dell'art. 1927 c.c., quando la morte è dovuta a suicidio, l'assicuratore non è tenuto al pagamento della somma assicurata se il fatto avviene prima che siano trascorsi due anni dalla stipulazione della polizza, salvo patto contrario (ex plurimis, cfr. Canuto G - Tovo S. Medicina Legale e delle Assicurazioni. Piccin, 1992; 492), ipotizzare un legame tra i due fenomeni, nell'ottica di chi si prefigurerebbe di far avere ai propri familiari il frutto dell'assicurazione in circostanze economiche congiunturali sfavorevoli, potrebbe non essere soltanto il frutto di una riflessione dettata dal mio tradizionale cinismo.

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    2. "quando il sottoscrittore vuole passare all'incasso del beneficio prima della scadenza contrattuale, cosa non sempre conveniente". Io direi mai conveniente. Anni fa, ancor prima della Fornero, lo feci, cioè passai all'incasso un paio d'anni prima della scadenza, e ricevetti una tranvata colossale in termini economici, che mi lasciò senza fiato.

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  3. Anch'io avrei qualche domanda proveniente dal periodo universitario ma tanto la risposta sarebbe sempre che qualcuno ha studiato più di me oppure che tutto sommato bastava piangere in conferenza stampa (il governo tecnico in lacrime)... ma cosa impedisce una rivoluzione? Maldetto Monti che parlava con vescovi e cardinali per dire a tutti che era cristiano cattolico e poi ha creato un aumento della povertà quasi fino ai 4,7 milioni! (... Via da Me operatori di iniquità...)

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    1. Senza dimenticare che in quel governo, se non ricordo male, c'erano esponenti dichiarati del mondo cattolico.

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    2. Il regno di Dio è degli ultimi, farli avanzare sarebbe perderli. La diseguaglianza è il sacrificio dei pochi per donare l'eternità ai molti.

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  4. "portare denaro fresco al circuito della finanza privata". è tutto lì il tema e lo sapevamo. Banalizzando, ma non più di tanto se l'aumento di capitale mps fosse avvenuto con l'intervento dello stato come facevano le sei banche del consorsio e bookrunners a godersi 250 milioni di commissioni ( una semestrale di mps!!) ed avere anche clausole per non accollarsi il rischio di inoptato in caso di disituazione avversa del mercato? Il dramma temo sia che su socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti l'unica discussione seria può avvenire sul lato sinistro del campo da gioco ove non gioca, non sa giocare, non vuole giocare piu' nessuno.

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  5. Avendo studi scientifici e non economici, quando si parla di pensioni, mi trovo sempre con due interrogativi che, magari, qualcuno potrà gentilmente chiarire.
    1) il mito della pensione contributiva.
    esiste davvero una sorta di "supermaialino" dove i nostri sudati eurini provenienti dai contributi INPS vengono stoccati?
    Perchè ho come il sospetto che, in realtà, i contributi vengano impiegati per spesa corrente, cozze pelose e chi più ne ha ne metta.
    E' un sospetto fondato?
    2) se (1) allora l'intera impalcatura delle asserite riforme previdenziali si basa... sul blabla
    3) se (1) allora i modi per sostenere le pensioni sono (mettiamo la configurazione OR, non XOR)
    - ridurle in valore assoluto
    - darle per meno tempo (poco prima della dipartita)
    - aumentare i contributi (che non fa male, vedi [1])
    - drenare i contributi verso altri utilizzi (salva banche degli amichetti di merende, Air FROX-ONE Renzi e così via)

    Nella mia totalissima ignoranza, non sarebbe più facile avere più ggiovani (ma tanti di più) che pagano contributi unitariamente più bassi?

    Attenzione: non ciabattanti che raccolgono i pomodori, ma ggiovani standard, insomma bimbiminkia autoctoni?

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    1. Interrogativi?
      Somigliano tanto ad affermazioni un po' sconnesse.

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    2. @Franco Corbelli

      Franco, io non sono nemmeno uno scientifico, figurati, e mi perdo facilmente in una lettura come questo post. Riesco solo a capire i concetti fondamentali, le linee di forza su cui si basa una società (mi risulta semplice capire che è in atto uno spostamento di risorse dal pubblico al privato, questo lo capisco bene). Ma c'è un'altra tendenza vagamente pericolosa secondo me, ed è il tipo di impostazione che tu dai alla discussione, cioè ribaltare l'unica ottica che io riesco a capire e concentrarti sullo specifico avulso dal contesto generale. Le pensioni diventano insostenibili, se tu metti la società in ginocchio, se mortifichi la sua economia e se rendi la sua popolazione solo un serbatoio di manodopera a basso prezzo. Non solo non puoi più erogare pensioni, ma non puoi più curare, non puoi più assistere e non puoi più educare (ma posso per esempio concentrarmi sull'educazione alimentare! Li ammazzerei, se potessi). Il tuo discorso sui tanti giovani che contribuiscono poco mi pare semplicemente micidiale: come fa un esercito di sottopagati a pagare a sufficienza? io non sono in grado di risponderti tecnicamente in maniera appropriata, e sono sicuro che il vecchio sistema, di cui faccio parte e di cui godo, possa essere migliorato, almeno così immagino (tutto può essere migliorato); ma di una cosa sono sicuro: uno degli aspetti politicamente e culturalmente criminale è quello di affrontare i problemi sociali in maniera tecnica, parcellizzata e avulsa da una visione complessiva della società. Come se creare una massa di sottopagati fosse un dato iscritto nel gran libro della natura

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    3. Per quel che può valere un parere personale: Io sono un tecnico e sono giunto alla conclusione che i problemi sociali non possono *mai* essere risolti con una risposta esclusivamente tecnica/tecnologica.

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    4. Normalmente posto mentre attendo il termine della compilazione, quindi non sono proprio superattento e dettagliato.
      D'altronde sono un cavajereneroazzurro, non un cavajerenero.

      Precisato questo, articolo in questi termini, vediamo se paiono più connessi.

      Supponiamo, per semplicità, che le pensioni siano pagate dai contributi (cioè non è scontato), e riferiamoci a quelle INPS.
      Supponiamo anche (sempre per semplicità) di "magicamente" considerare SOLO le pensioni contributive, cioè facciamo un gekandenexperiment (o come si scrive nel tedesco-hiddish), ponendoci in un mondo ideale.

      Nel quale tutte le pensioni sono contributive (cioè siamo diventati degli epigoni della Fornero).

      Supponiamo infine di tralasciare ogni genere di investimento o rivalutazione dei contributi
      (sempre per semplicità), non consideriamo inflazione e così via.

      Supponiamo infine che sia perfettamente nota e perfetta la stima dell'aspettativa di vita etc.

      Sotto queste ipotesi, estremamente restrittive, del tutto irrealistiche,
      ci si aspetterebbe che il "meccanismo" sia ontologicamente in perfetto equilibrio.
      Tot hai versato, tot ti viene erogato.

      E invece no [qui chiedevo l'autorevole conferma o smentita der cavajerenero].

      I contributi non vengono versati in una sorta di "supermaialone", dove i sudati eurini vengono serbati,
      per poter essere poi riconsegnate in comode rate.

      I contributi versati "oggi" non stanno lì, fermi, per pagare la MIA pensione di "domani".
      Servono per pagare la pensione "oggi" di QUALCUN altro.

      In altri termini: il monte contributivo NON esiste, è speso (o sperperato) man mano.

      Se questo è vero, ALLORA la gran parte dei discorsi più o meno terroristici sulle pensioni sono privi
      di pregnanza.

      Se "domani" non ci sarà "qualcuno" a pagare la mia pensione (perchè i miei contributi saranno già spariti
      da decenni), cosa accadrà?

      Chi può essere questo "qualcuno"?
      A mio parere unicamente qualcuno più ggiovane, esattamente come oggi sta capitando (cioè si drena dai giovani
      ai vecchi, dai lavoratori ai pensionati).

      Per quanto mi riguarda, in sostanza, il meccanismo delle pensioni odierne, cioè privo di un vero
      "maialone", può funzionare se e solo se ci son tanti ggiovani che pagano.

      Ma i ggiovani son sempre meno, e i ciabattanti non è che ragionevolmente avranno lavori così ben pagati
      da versare contributi sontuosi.

      Parafrasando il datore di lavoro del mio mito (il rag. Spinelli)...

      Ridurre le pensioni in valore assoluto, fatto.
      Ridurre le pensioni in termini di tempo (cioè erogate per meno tempo, alzando l'età pensionabile), fatto.
      Prelevare dalle casse INPS per pagare le "cozze pelose", fatto.

      Quindi, che famo?

      Cavajereneroooooooooooooooooooooo, help us!

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    5. (1)
      Caro Franco, posso provare a risponderti – indegnamente - io ? (sempre che il mio post corrisponda ai rigorosi standard qualitativi imposti da Alberto, corrispondenza non sempre verificata).

      Il tuo ragionamento è errato sotto molteplici aspetti.

      Il primo, del quale non hai colpa perché indotto dal propalarsi di errate convinzioni diffuse (ad arte?) da noti libberisti, è che non esista un "tesoretto" ( o “maialone” come tu lo chiami) costituito dal monte contributivo (ma anche dal monte retributivo) dei versamenti contributivi. L’errato convincimento parte dall’essere il nostro sistema pensionistico del tipo a ripartizione, il che significa, secondo la comune (ma errata) vulgata, che le pensioni sono pagate nell’anno N con i contributi versati dai lavoratori nell’anno N. Non ti sto qui a riferire del perché tutti i principali sistemi occidentali (e non solo) siano a ripartizione: ti basti far caso all’anno di introduzione del sistema, qui da noi, in sostituzione del precedente a capitalizzazione (il 1951) per trovare facilmente tutte le giuste risposte alle tue altrettanto giuste domande.

      Ma andiamo avanti. Se tutti i contributi versati nell’anno N vanno a pagare le pensioni dell’anno N, segue che nessun contributo va ad ingrassare il “maialone” il quale resta, ahilui ed ahinoi, miseramente vuoto. Ma questo è un discorso chiaramente fallace. Perché la garanzia del tesoretto, o della consistenza della pancia del “maialone”, è offerta dallo Stato, anzi dalle leggi dello Stato, incluse quelle dotate della massima rigidità (Costituzione). Quando versi in banca 100mila euro - beato te - nelle casseforti della predetta non restano i tuoi 100mila. Tutto ciò che hai è il diritto (ed è questo il tuo maialone) di richiedere nei confronti della banca la restituzione di quei soldi (e la banca, il fondo interbancario ec. garantiscono). Con il versamento contributivo hai il diritto di richiedere la pensione (ossia la restituzione rateizzata a vita del tuo monte contributivo) al verificarsi di determinati requisiti (età ec.): in questo caso lo Stato, le sue leggi (e soprattutto la Corte costituzionale) garantiscono. Quindi capirai che parlare di tesoretto inesistente è una stupidaggine (e lo è anche da un punto di vista giuridico perché una aspettativa pensionistica garantita da leggi dello Stato è equiparabile a un diritto di proprietà, ma questo è un discorso più complesso che non è opportuno fare in questa sede).

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    6. (2)

      Il secondo errore del tuo ragionamento consiste nel ritenere che in un sistema a ripartizione le pensioni dell’anno N siano pagate con i contributi versati dai lavoratori nel medesimo anno N. Questa è però una affermazione non solo errata, ma anche non corrispondente al vero. Se fosse vera non sarebbe necessario l’intervento dello Stato (fiscalità generale) ad integrazione dei contributi versati per il pagamento delle pensioni (inclusa la parte assistenziale) che, viceversa, si verifica puntualmente ogni anno. In realtà le pensioni sono pagate con le imposte riscosse dallo Stato nell’anno N, grandezza che include i contributi riscossi nell’anno N (il che equivale a dire che i contributi sono imposte). Ossia lo Stato finanzia il sistema complessivo della sicurezza sociale (categoria che comprende il sistema previdenziale ed il sistema assistenziale) con le imposte.

      (Poi possiamo anche discutere del perché si è voluto – furbescamente e dolosamente - mantenere separata la previdenza dall’assistenza, del perché il contributo versato è esente – furbescamente e dolosamente - da imposta, del perché le stime sulla spesa pensionistica in rapporto al pil siano – furbescamente e dolosamente - falsate ec. ec. )

      Da qui puoi intuire anche il terzo errore del tuo ragionamento, ossia ritenere che in un sistema in crisi demografica in futuro ci saranno sempre meno lavoratori che versano contributi e quindi la tua pensione sarà a rischio (l’occasione è ghiotta perché dalle considerazioni che se ne inferiscono è possibile anche teorizzare la necessità del cd. reddito di cittadinanza, problematica sulla quale avremo tempo di litigare con Alberto).

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    7. si, mi pare che la domanda di Franco sia se l'INPS fa investimenti o tiene solo la contabilità dei trasferimenti presenti e futuri. Domanda interessante, mi associo!
      A livello di domanda non cambia nulla se si tratta di investimenti o di spesa corrente: i bot poi possono essere emessi e sottoscritti sia per investimenti che per spesa corrente.
      - Io però, da abitante di "semi-giovinia" ho questa convinzione: che il contributivo sia stato fatto semplicemente per diminuire la spesa corrente in pensioni, spacciandola con l'idea che è "più giusto" perché coerente con i contributi versati. Ma chi l'ha detto che questo è più giusto del sistema retributivo? mi sembra che l'appello alla giustizia possa valere solo per i casi estremi di alcune baby pensioni
      Io potrei capire se, dato il monte pensioni, se ne volesse ridurre alcune strettamente al fine di avere una redistribuzione che passi meno per la famiglia e maggiormente individualizzata e progressiva - ma è stato così? non mi pare, si sono solo fatti tagli, indebolito la domanda, alzato l'età pensionabile, poi mi pare ovvio che la disoccupazione aumenti...
      - Comunque anche il "maialone" funziona solo se ci sono tanti giovani che lavorano, dato che i bot non si mangiano!:)

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    8. @Franco Corbelli

      Franco, non famo niente, perché è impossibile in una società che, per favorire una percentuale ridicola della sua popolazione, deprime la restante parte. Sono significativi, se mi permetti, i termini che usi: "cioè si drena dai giovani ai vecchi, dai lavoratori ai vecchi". Se posso dirlo, mi sembra di sentir parlare un 5s o il mio amico neoclassico che mi parlava così già molti anni fa (di ritorno dall'America) e io non capivo. Non stai drenando nulla, stai agendo all'interno di una cosa che si chiama "patto sociale", che è cosa profondamente diversa. Sia chiaro: siccome la realtà è in divenire, nessuno di noi pensa che tutto possa rimanere immutabile; quindi si può e si deve intervenire sul "patto sociale" per adeguarlo a una realtà mutata. Ma nell'attuale realtà europea non stanno adeguando il "patto sociale", lo stanno distruggendo. Quando i nostri figli avranno messo anni di contributi in un fondo pensioni di qualche eccellente banca privata che, piena di virtù morali, magari ha impegnato quei sudati soldi in qualche speculazione spericolata, dove va la loro pensione, se la banca va a gambe all'aria? La garanzia dello stato non è una bestemmia, è civiltà. In questo paese è ancora possibile ragionare in termini politico-sociali oppure ci dobbiamo far massacrare sociopoliticamente da chi fa finta di fare solo discorsi "scientifici", perché l'economia è una scienza dura? Forse se reindirizzassimo il nostro sdegno dall'idraulico fellone che non paga le tasse (a cui naturalmente dobbiamo farle pagare, non sono un fan degli evasori) verso Amazon che, pare, non paghi un centesimo di tasse in Italia (se mi sbaglio, qualcuno più informato mi corregga per favore), sarebbe meglio no? Ma come si fa a non essere sdegnati, sentendo parlare personaggi inqualificabili che pensano al futuro del meridione, e dell'Italia tutta, come luogo di svago per l'universo mondo? con le multinazionali che devono venire qui attirate dalla possibilità di pagare la gente sotto i 1000 euro al mese; le quali multinazionali poi nemmeno pagano le tasse. I giovani li trovano, caro Franco, anzi li hanno già trovati: sono gli immigrati, poveri disgraziati. Tu hai idea di quanto li pagano? Sono tanti, ma non serviranno a nulla, perché non serviranno nemmeno a se stessi. Il discorso pensionistico non può che essere basato sul patto tra generazioni; ma se io decido che la pensione non è più tale ma è un "vitalizio", se io comincio a dire che la mia pensione (proprio la mia, quella che sto prendendo ora) sta affamando un povero disgraziato che lavora all'IKEA, anzi che, se usassimo tra il 20 e il 30% della mia pensione per il riequilibrio generazionale, equivale a credere che la crisi economica in Italia è determinata dalla corruzione. La propaganda liberista è stata clamorosamente di successo nell'istillare nelle menti delle persone questi concetti mortali. Ma che discorso "scientifico" vuoi fare di fronte a un attacco di classe di queste proporzioni (sono un liberale di origine, ma non trovo definizione migliore e più appropriata)? Se me lo lasci dire, Franco, per il triste privilegio che mi deriva dall'età, questi argomenti non sono schermaglie intellettuali sul reperimento della migliore soluzione; fanno parte di una cosa molto più concreta e distruttiva: della guerra.

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    9. Scusa, Corbelli, tu fai il naturalista? Perché questa insistenza sulle cozze pelose mi sembra abbastanza dissonante. Non capisco se sei entomologo o insetto (ortottero). Ci chiariamo questo punto prima di andare avanti?

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    10. Beh, in realtà, Franco, non è proprio come dici tu. Il mio punto di vista sul sistema previdenziale risente della mia inclinazione politica (sinistra, che è ahimè al giorno d'oggi anche un aggettivo qualificativo dalle connotazioni fosche) e della mia formazione specialistica medico-legale: e però mi limito qui a richiamare l'attenzione sul fatto che il patrimonio immobiliare dell'INPS, costituito dalle sedi dei palazzi e degli uffici dedicati ad accogliere le attività istituzionali di questo Ente, ma anche dagli edifici i cui appartamenti sono ceduti in affitto a prezzi da calmiere con relative rendite, è una ricchezza dell'Istituto - che già si privò con la riforma sanitaria del 1978 dei Sanatori, ricevendo un indennizzo reinvestito in altri immobili - che si è prodotta in anni ed anni di contributi versati da generazioni e generazioni di contribuenti (e di pochi pensionati) con sistema a capitalizzazione ricordato da Anto (altro che tot verso e tot pago quelli che sono attualmente in pensione) archiviato definitivamente nel 1970 (sul piano sostanziale il modello era stato già azzoppato agli inizi degli anni ’50, come richiamato sempre da Anto). Questo sistema, che negli anni 50 e 60, grazie agli avanzi di bilancio, permise interventi di finanziamento a sostegno dell’occupazione, dell'edilizia e dell’estensione del sistema pensionistico pubblico ai lavoratori agricoli, ai commercianti ed agli artigiani, risultava in equilibrio, pur con il metodo retributivo, anche in concomitanza con la riforma Dini (che come è noto reintrodusse il metodo contributivo, ma fece anche qualcosa di peggio: ridusse l’INPS e la sua storia di Istituto Assicurativo sociale a semplice amministratore contabile del sistema pensionistico, un ruolo assai riduttivo, aprendo alle pensioni integrative e scaricando così sui singoli il peso del rischio demografico e finanziario). Il problema è che se tu carichi sull'istituto previdenziale (e quindi sulle spalle dei contribuenti dell'assicurazione sociale) i costi dell'assistenza sociale (sostenuti per voci quali invalidità civile, indennità di accompagnamento civile, cassa integrazione, pre-pensionamenti, ecc.) che dovrebbero essere spalmati sulla collettività generale e nel meccanismo del dare e avere non tieni neppure conto degli introiti che le pensioni erogate generano sul piano fiscale, allora è del tutto evidente che vuoi portare l'Istituto pensionistico pubblico in sofferenza per poi arrivare a scelte politiche inevitabilmente conseguenti.

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    11. @Celso: "della guerra", assolutamente giusto. Questa è la guerra che stiamo vivendo e quello che viviamo è una guerra tanto più insidiosa perché mai dichiarata. I bombardieri fanno capire che si vive uno stato anomalo, quello di guerra, appunto. Ma il liberismo via moneta unica no. Eppure questa è la loro azione: la guerra spietata, assoluta, infinita.

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  6. Vedo con piacere che "Crisi finanziaria e governo dell'economia" è nientepopodimeno che dell'11 Gennaio 2012... mi viene in mente la vecchia battuta "siamo sull'orlo del burrone: vota PCI, farai un passo avanti!". Sostituiamo pure PCI con PD, tanto non cambia nulla.
    Adesso vado OT: volevo dire che anche quest'anno ho indirizzato il mio 5x1000 ad Asimmetrie.
    Ora però la lettura di tutte queste "belle notizie" mi sta avvelenando l'esistenza; la lettura di "La deflazione (dei salari) mette tutti d'accordo" ha risvegliato un'angoscia che non sentivo da qualche tempo. D’altronde tre figli adolescenti che non sanno bene come orientare il loro futuro, un futuro che al momento vedo molto molto buio, mi crea un peso nell'animo che faccio molta fatica a gestire. La crisi mi ha segnato nel profondo più di quello che pensavo; la consapevolezza che siamo in mano a dei delinquenti che giocano letteralmente con il destino di (quasi) tutti noi non mi da tregua. Queste "elites" sono tutt'altro che illuminate, e come si dice spesso "che Dio li abbia (velocemente) in gloria". Nell'attesa cerchiamo di darci da fare, e di "pensare positivo". Ce la possiamo fare.

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  7. Ho riletto molto volentieri le 29 dense pagine di "Crisi finanziaria e governo dell'economia", traendone nuova comprensione. Visto il loro indubbio valore pedagogico è un vero peccato che i titoli dei paragrafi siano nel posto sbagliato, le note non siano link e soprattutto manchino le figure (di cui comunque viene riportata la didascalia).
    Se fosse disponibile il file originale, o come minimo i grafici mancanti, non sarebbe difficile farne un PDF decente o (vel) un HTML da pubblicare da qualche parte nel web.

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    1. Nella pagina del link il pdf c'è, completo di grafici.

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    2. Il pdf originale è quello indicato da:

      Download: Bagnai.pdf

      L'altro pdf sgarrupato è generato sul momento, probabilmente a partire da una versione html che non è più accessibile.

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    3. Grazie. Lo ho cercato (poco) e non lo ho trovato. Non è pigrizia, ma sono stra impegnato dalla chiamata diretta di mia moglie della (molto) cosiddetta "buona scuola". Quest'anno il delirio sta raggiungendo vette inimmaginabili.

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  8. È ufficiale: Stieglitz ha letto Il Tramonto dell'Euro!

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  9. Buongiorno Prof, io dal 2011 in poi mi sento "alquanto" tradito da questa sinistra e questo PD, che ha anteposto totalmente gli interessi esteri a quelli italiani. E che continua a farlo, con il permesso molto spesso degli italiani che, quando chiamati a votare (posto che possa ancora servire, visto i moniti/azioni di Bruxelles) spesso non li caccia via dal tutto.

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  10. Tempo fa andai alla presentazione di un fondo pensione privato con cui l'azienda in cui lavoro aveva stabilito delle agevolazioni.

    Il discorso parte con il (di)mostrare che gli abitanti di Giovinia e quelli che stanno emigrando in Mezzaetalandia non avranno pensioni decenti e pertanto sarebbe stato opportuno farsi la pensione privata.
    Ovviamente non potevo pretendere che un commerciale di una banca o assicurazione facesse un ragionamento diverso.

    Ma la cosa che mi colpii, avendo chiara la premessa del prof., fu la frase: 'Dato che non potrete avere una pensione decente, lo stato vi viene incontro e ha pensato di darvi la possibilità di farvi una pensione privata e lo ha fatto attraverso una serie di agevolazioni' segue spiegone...

    Quindi: le pensioni pubbliche non hanno sostenibilità (questo non è vero, ma facciamo finta di si), per avere delle pensioni decenti dovremmo optare per una contribuzione volontaria e lo stato ci agevola (ma che gentile) permettendomci di farlo con fondi privati (con tassazione agevolata).

    Ma non poteva svolgere direttamente lo stato questa funzione? Se proprio le pensioni non stavano bene, non era più semplice, ad esempio, prevedere una contribuzione volontaria direttamente all'INPS al fine di avere una pensione migliore in futuro?

    Ovviamente noi la risposta la sappiamo.









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  11. Provo a esprimere la mia opinione,da chi lavora nel settore,con paraocchi che mi lasciano la libertà di seguire questo blog e capire un po di piu dinamiche macro e geo-politiche.La famigerata raccolta "vita" negli anni 2013-2014 deriva perlopiù dalla diminuzione dei rendimenti dei titoli di stato, che in prossimità dell' entrata in territorio negativo anche sulle scadenze medie, ha visto come risposta il ricorso ai fondi assicurativi che garantivano rimborso del capitale sottoscritto ed in alcuni casi, almeno fino al 2014, rendimento garantito del fondo al 2%, grazie alla speciale legislazione dei titoli iscritti al costo storico.
    C' è stato anche un incremento dei Fondi Pensioni Aperti , che grazie alla deducibilità, hanno raccolto molto favore da tutti coloro che hanno scaglioni irpef importanti.
    Di sicuro, come veniva citato in qualche intervento, le masse di risparmio vengono pilotate e indirizzate da chi il risparmio ce l' ha e non c è spazio per chi dispone di coperta troppo corta.
    Sarà molto interessante vedere i prossimi dati del 2015, in quanto le nuove regole di Basilea , costringono le compagnie ad accantonamenti per ogni somma depositata in riserve vita:
    di conseguenza i colossi assicurativi stanno scaricando i capitali dalle riserve vita per due motivi:
    legali e finanziari, a causa dell' onere su contratti a rendimento del 2% o 3%, in un mondo a tassi negativi.
    In fondo in fondo, l' Austerità colpisce anche loro.
    Da qui nasce l' avversione del mondo germanico all' operato di Draghi. ( i diversamente piddini, neanche li cito !!! )

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  12. Ricordo per chi non lo ricordi questo articolo del 2014 di Alberto. Credo dia una risposta esauriente al quesito. Perchè si spostano risorse sul sistema privato, direi che è molto chiaro se si legge questa realtà:

    "Vediamo: pago 211 di pensioni e incasso 190 di contributi. Quindi sono sotto di 21 miliardi. Ma nel mentre pago le pensioni faccio pure 46 miliardi di ritenute fiscali ! quindi, IN REALTA’, pago solo 165 miliardi di pensioni (211-46). E se pago solo 165 miliardi di pensioni ( al netto delle ritenute fiscali) io Stato ci ho guadagnato, nel 2012 – udite udite – ben 25 miliardi di euro (190-165).

    E’ strano come una salita possa diventare una discesa e un deficit di 40 miliardi un avanzo di 25"


    Qualcuno lo ha capito e dati i tempi ha agito di conseguenza; poi non mi venite a dire che le cose avvengono per caso!

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  13. C’è anche da considerare che le società di gestione di fondi previdenziali sono costrette, per loro natura, alla ricerca di margini di profitto per sé stesse e per i propri sottoscrittori. In presenza di tassi d’interesse irrisori se non negativi, le quote sottoscritte saranno necessariamente indirizzate su profili di rischio non trascurabili, con il risultato di trasformare la futura rendita in una scommessa.

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  14. Chi ha una certa eta', diciamo almeno 35 anni di contributi o un po' meno, per favore cominci a prendere appuntamento al n. verde inps per sapere della pensione. Dobbiamo formare massa critica. Verra' accolto gia' con i conti in mano di quanto prenderebbe alla data della pensione se rimanesse disoccupato ora e quanto prenderebbe se avesse la fortuna di lavorare con lo stesso stipendio negli ultimi anni. La figata della Fornero e' che in pratica fanno il calcolo degli ultimi 10 anni, quindi piu' lavori, versi di contributi e piu' tardi vai in pensione, meno prenderai di pensione stessa, perche' gli stipendi via via diminuiscono. I calcoli forniti dai programmi tipo il sole sono errati, si fondano sull'inflazione invece siamo in deflazione. In pratica lavorando 15 anni di piu' rispetto ad una volta, per il combinato diposto di quanto sopra, la parte contributiva ecc. si raggiungera' una pensione pari al 50%-60% dei vecchi colleghi di lavoro andati in pensione agli inizi degli anni 2000 magari a poco piu' di 50 anni. Provare per credere.

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  15. Occorre fare alcuni ragionamenti di nicchia, la parte più rilevante dell'incremento dei premi vita nel 2013-2014 é dato dai rami vita tradizionali e di capitalizzazione. Una delle possibili ragioni - forse la più plausibile visto che la propensione al risparmio tende a mantenersi soprattutto nell'assicurativo "tradizionale" a premi ricorrenti - non é tecnicamente il "riscatto" ma la semplice scadenza delle polizze vita tipicamente ventennali (per ragioni fiscali), iniziate ad esplodere dal 1993 in poi per via della deduzione fiscale dei premi poi diventata detrazione al 19% col limite di due milioni e mezzo di lire (di recente più che dimezzato). Questa osservazione é compatibile con qualche dato di incremento di raccolta vita da parte delle agenzie di assicurazione nel 2015 rispetto all'anno precedente (lavoro sui clienti in "portafoglio"), in sostanza una parte dei capitali a scadenza di polizze a premi ricorrenti (anche in "riduzione") viene rigenerata in premi unici, tipicamente con profili di rischio assai bassi (tendenza alla semplice difesa dall'inflazione).

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