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domenica 20 marzo 2016

Swift vs. Salvati uno a zero


(...con un ringraziamento a Giancarlo Casimirri e Lorenzo Buresta...)

Lorenzo Buresta ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Di nuovo la questione tedesca (guest post)":

Dopo aver letto l'ultimo articolo di Salvati sul Corriere, non ce l'ho fatta e ho dovuto proprio suggerirgli una lettura edificante:
'Gentile professore, comprendo molto bene la logica interna delle sue argomentazioni, ma alla luce di 50 anni o più di letteratura economica e alla prova dei fatti, la loro ragionevolezza mi sfugge. In questo momento quindi l'unica cosa che mi viene in mente è dedicarle una lettura di 'A Modest Proposal' di Jonathan Swift. Cordialmente, un insegnante appassionato di letteratura e incidentalmente di studi economici.'

Postato da Lorenzo Buresta in Goofynomics alle 19 marzo 2016 21:59 








(...quello che fa spavento di Salvati non è il suo cinismo, ma la sua incompetenza. Ma di questo parleremo in altra sede, e quando ve l'avrò squadernata vedrete che Salvati fa ridere molto più di Poli, anche se, certo, involontariamente...)

50 commenti:

  1. La colpa è della Cina, quindi dobbiamo abbassare i salari ed espropriare i privati. Dateme l'indirizzo di Salvati...no, non devo sputargli in faccia...glie devo da regala il mio vecchio Mankiv!

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  2. Caro prof, non metto in dubbio che, su una base di squadernamento più ampia, l'incompetenza potrà risaltare in tutto il suo fulgore. Eppure, soprattutto leggendo l'ultimo articolo, precisi segnali suggeriscono che il livello di tale incompetenza non sia tale da soppiantare il livello di cinismo. E anche gli elementi forniti da Quarantotto sembrano portare in questa direzione.

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  3. salvati è disonesto intellettualmente:le operazioni di finanza straordinaria già sono in corso e continueranno .sono svvenute e avverranno attraverso la normativa sul bail in

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    1. La disonestà intellettuale e il cinismo (rispondo anche a Fabrizio) sono evidenti a tutti (tutti noi, intendo: non voglio sminuire)! Quello che è evidente solo a un addetto ai lavori è l'enorme spread fra Salvati e la letteratura scientifica sul tema.

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    2. Ma noooo...., ma cosa vuoi che c'entri Salvati e "la letteratura scientifica sul tema". Già ai miei tempi - figurarsi più di trent'anni fa - Michele era ormai un politologo a tempo pieno, occupato a fare le bucce a tutto quello che nella sinistra accennasse vagamente a velleità conflittuali. Non credo che da allora si sia mai più veramente interessato di economia. E quindi, e per forza, ha seguito le orme del compianto figlio dell'AD di Generali. Detto questo, all'epoca era un'ottimo professore, una persona disponibile e gentile che sembrava abbastanza sincera (pur con una discreta dose di narcisismo)nella sua ricerca ...veramente triste vederlo ridotto in questo modo !

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    3. Sì, ti capisco e ti credo. Anch'io ho osservato al mio livello, cioè su scala molto minore (perché ero molto più distante di te dalla politica) fenomeni di questo tipo. Nei film americani del dopoguerra i criminali nazisti sono sempre persone molto eleganti, che si rilassano ascoltando ottima musica in uniformi impeccabili,e sicuramente sono disponbili e gentili coi vicini di casa e/o i diretti subalterni o colleghi. Stiamo affrontando il confronto fra due antropologie, non fra due scuole di pensiero. Sul fatto che poi chi da giovane era a sinistra di Keynes da vecchio si trovi fatalmente a destra di Hayek non credo possiamo avere particolari dubbi, né perplessità: è un fenomeno naturale, rispetto al quale abbiamo un'unica certezza: che chi percorre questo arco di cerchio lo fa senza aver mai capito nulla che non sia il proprio diretto ed immediato interesse (peggio dell'imprenditore caricaturale dei testi di microeconomia uno, che in realtà non esiste perché altrimenti fallirebbe subito).

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    4. Non avrà conosciuto politici, ma la descrizione che ha dato di Padoan in ambienti accademici, prima, non corrisponde con quella del ministro che vedo adesso.

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  4. "Abbiate più paura dei fessi, che dei cattivi" recitava un antico adagio di saggezza popolare. Bisogna determinare a quale schiera appartiene il soggetto in questione. Il nostro Maestro e Donno propende per la prima, quindi dobbiamo temere!

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  5. Mi era sfuggita la perla satirica di Paolo Poli, testimonianza di un'epoca quando la RAI faceva veramente un altro mestiere. Vorrei aggiungere che la seconda parte del monologo-sketch cita apertamente un altro grande autore distopico inglese, questa volta del Novecento: Aldous Huxley, da 'Brave New World' (tradotto in italiano come 'Il mondo nuovo'). Quest'opera ha intuizioni fulminanti quando presenta una grottesca sintesi di iperconsumismo capitalista e totalitarismo staliniano. Il tutto governato da uno Stato Mondiale. Scritto nel 1932.

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    1. Io l'ho letto di recente, in una edizione che comprende anche "Ritorno al mondo nuovo" scritto nel 1957. Questo ultimo, un pamphlet che riprende i temi forti del romanzo alla luce anche del contributo dato in quel filone da un suo allievo che lo superó in notorietà, tale G. Orwell, con 1984 soprattutto, precorre decisamente i tempi rispetto al possibile impatto del capitalismo sregolato sulle società democratiche. Descrive in maniera molto chiara come l'avvento di tecniche di marketing e esperti di comunicazione, studiando alcune di quelle usate dalla propaganda nazista e sovietica, con le necessarie sofistificazioni e cosmesi, avrebbero potuto essere impiegate per stravolgere i paradigmi democratici in maniera soft ed inavvertita ai più. La cosa che mi ha colpito, quando ho scoperto che aveva fatto parte in gioventù del circolo di Cambridge, è la lucidità di come fossero chiare certe dinamiche in un epoca di sviluppo e crescita nella quale ci si aspetterebbe che le condizioni di benessere diffuso negli USA, cui si rivolge la sua analisi, avrebbero dovuto fungere da anticorpi. In pratica la mia sensazione è che Huxley ed il suo entourage avesse ben chiaro quali sarebbero stati gli sviluppi futuri e quali le tecniche per arrivarci.

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    2. "Comunità, Identità, Stabilità".

      No, non è il motto dell'Unione Europea.
      "Un edificio grigio e pesante di soli 34 piani. Sopra l'entrata principale le parole: 'Centro di incubazione e condizionamento di Londra Centrale' e in uno stemma il motto delle Stato Mondiale: 'Comunità, Identità, Stabilità' (Huxley, Il mondo nuovo).
      E l'ultimo, non è anche IL mandato della BCE?

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  6. Secondo la mia opinione quasi tutti sono a conoscenza che l" euro è un mezzo di distruzione di massa.
    Non sono fessi, fanno il loro sporco lavoro ossia dire quello che deve dire chi è pagato per fare propaganda.
    In questi anni ne ho sentite di tutti i colori ma la migliore fu dell" imprenditore DIego della valle che a fronte di una uscita dall" euro e una svalutazione del 50% della nuova moneta avremmo avuto inflazione del 50% o superiore.
    Ma veramente pensate che uno furbo e scaltro come lui non abbia la conoscenza o possa attingere alla conoscenza altrui per sapere la verità??
    Viviamo un film in cui uno tutti i giorni accende la tv o radio e sente dire stronzate, da quelle più sottili a quelle macroscopiche.

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    1. A volte le cose sono così come sembrano.

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  7. Ma è la stessa voce de 'I Racconta Storie' di quando ero piccolo :)!!! Mi ha fatto un effetto stranissimo. Probabilmente mi ha anche raccontato di Hansel e Gretel.

    Scherzi a parte, una società simile (a parte il cannibalismo...) è già stata teorizzata da Platone nel suo 'Repubblica'. Chissà, forse potrebbe funzionare, ma c'è bisogno che l'umanità si comporti come un formicaio, sicuramente non come un'unione capitalistica di monadi. Utopistico nel contesto culturale attuale. Ma forse nell'Iperuranio.... chissà?

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  8. Avevo già avuto modo di ricordare proprio su Goofynomics un articolo di Salvati apparso su CorrierEconomia in cui esaltava il modello Wal-Mart. Dovrebbe essere apparso il 21 marzo 2005. Mi rimase impresso, più che per le risibili argomentazioni (secondo Salvati era grazie a Walmart se gli Usa crescevano più dell'Europa), per il linguaggio, più da bettola che da giornale economico. Vale la pena, secondo me, ripescarlo. Anche se mi domando se il personaggio Salvati meriti queste attenzioni. I tradimenti nell'ambito della sinistra ormai coinvolgono la totalità dei suoi dirigenti e chi volesse farne in qualche modo la storia si troverebbe schiacciato dalla mole dei materiali disponibili. Sempre in ambito di tradimenti, quelli di Radio Popolare hanno appena aperto un museo dedicato a se stessi. Un bell'esempio di umorismo involontario.

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    1. A una ricerca mi sembra di trovare qualcosa anche il 9 maggio 2005 ma non riesco a scaricarlo e non voglio dare un centesimo.

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  9. C’è un’enorme differenza tra “capire” e “rendersi conto, essere consapevoli”.
    Alla fine però si scopre che tutto è piuttosto banale:
    per uscire dal torpore, basta smettere di ingoiare “le pillole” che ti vengono rifilate.
    E quando smetti, succede una cosa davvero straordinaria: ti riscuoti dall’allucinazione, ti risvegli in un sogno a occhi aperti e incominci a comprendere chi sei, dove sei, e cosa ti sta succedendo intorno.
    (Vadim Zeland, Transurfing Vivo)

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  10. Le ricette di Salvati stanno all'economia come 30 gocce di Guttalax starebbero ad un malato di dissenteria.

    Non so se sia cinismo o incompetenza, ma la sostanza è quella di un individuo nocivo e malvagio in maniera più o meno consapevole (io opterei per il "più")

    Per quanto riguarda la patrimoniale (che vigliaccamente e in maniera subdola non vuole a pronunciare), vada avanti lui spogliandosi dei suoi averi e, già che c'è, aumenti la sua competitività portandosi i suoi stipendi, emolumenti, vitalizi e pensioni ad un più ragionevole livello centro-sahariano.
    Veda anche di crepare in fretta, perché con la sua età è riuscito a sforare con le performance media di paesi più "competitivi" del nostro.

    Che dire?
    Che il piiddì abbia pietà di lui.

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    1. Sull'età auspicabile del decesso non mi pronuncio perché l'esperto, come sapete, è il professor Boeri. Quello che posso dirvi è che ho evidenze che in quella generazione di padri nobili si sa perfetamente che l'euro è il problema ma si preferisce passare per fessi perché l'unica cosa della quale si ha paura è la capital loss sul proprio portafoglio titoli in caso di innalzamento dei tassi. Questo qualcuno me l'ha anche detto apertis verbis, e lì è stato giocoforza perdonarlo.

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    2. Professore, non si incazzi, ma lei è troppo buono.

      Io, come la maggior parte delle persone che conosco, di padre nobile ho avuto il mio, che mi ha lasciato questo:

      http://www.olivettiani.org/ricordi-di-mauro.html

      Per quanto riguarda Salvati mi pare molto più uno che ha fatto il padre nobile con la nobiltà altrui (non scrivo "con il c..o degli altri" per rispetto al blog e per la festa appena trascorsa).

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    3. Caro professore, ad ogni modo dopo 4/5 anni una importante vittoria la vedo raggiunta. Al contrario di quello che accadeva fino all'anno scorso, la sua analisi adesso é chiaramente quella che é uscita vincente nel dibattito (che credo che come accademico sia molto piu' che simbolica, visto che aveva contro quel popo' di proofessoroni).
      Nel frattempo abbiamo perso 5 anni (qualcuno dovra' farlo notare a questi signori, ed i relativi costi per il paese). Strano che io veda questo cambio di analisi degli opinion maker e dei media ortodossi all'indomani del Bail-in... che caso... Sono piuttosto giovane (32 anni) ma ho imparato che il primo obbiettivo di una classe dirigente (non solo politica, ma anche nelle multinazionali in giro per l'europa per cui ho lavorato) é il suo mantenimento al potere. Lei sta facendo un bellissimo lavoro coinvolgendo la gente e parlando soprattutto di distribuzione del reddito. E' chiaro, un'uscita dall'euro riaprirebbe sicuramente una vecchia partita che si pensava chiusa. Questo secondo me continua a spaventare chi tiene i fili e pertanto adesso ci si ferma in un limbo di ignavia che non ha logica e coerenza. Se l'analisi é condivisa, ecco che si passa ai rimedi.
      Prima si comincia a spiegare che dovrebbe pagare la Germania, poi (ovvio) non ci si riesce ed ecco la patrimoniale.
      La patrimoniale chi la paga? Il cedo medio. Risultato: rivolta popolare, asset che crollano, economia distrutta. Poi in realta' scopriremo che é solo per rifinanziare le banche. Il problema sara' il giorno dopo con l'economia distrutta.. e senza aver risolto il problema.

      Oramai l'ora sta arrivando, lo dice anche Monti

      http://www.wallstreetitalia.com/per-monti-ue-ha-tre-anni-di-vita-ce-chi-la-vede-morire-prima/

      e non hanno soluzioni credibili...

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    4. Co-fondatore della "scuola di Modena" (v. qui), unito ai circoli dossettiani (v. qui)... che altro dire di queste persone, se non che "gli schizzi di sangue si notano di meno, sul grembiule rosso"?

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    5. Nella misura in cui si moltiplicano parole e comportamenti che denotano avvitamento solipsistico nei meandri di una costruzione delirante, mi pare che la spiegazione su base etica (cinismo) e quella su base cognitiva (incompetenza) convergano sempre più indistinguibilmente verso quella di tipo psichiatrico (psicosi collettiva). A una plastica esemplificazione di ciò ritengo di aver assistito venerdì pomeriggio, nel corso dell'incontro ludico che avevo anticipatamente segnalato qualche post fa.

      Non saprei infatti come meglio inquadrare il fatto che, a parte uno sconsolato intervento di La Malfa, l'acme del confronto dialettico sia consistito nella prosecuzione di una garbata disputa iniziata il giorno prima tra Monti e Padoan (per quanto riguarda quest'ultimo, per interposta persona, venerdì, del consulente MEF Federico Giammusso) sulla ascrivibilità a spese per investimento, ai fini del computo dei margini di flessibilità sul limite 3% deficit/PIL, dei "costi di recupero dei cadaveri dei migranti" affogati nel Mediterraneo (per la cronaca: nella fattispecie lo scettico era Monti).

      Per quelli a cui (come ingenuamente credo accadrebbe a me) una cosa del genere apparisse inverosimile, faccio presente di avere la registrazione.

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    6. Caro Fabrizio, Paganetto, persona insolitamente aperta, mi aveva invitato ad personam, attenzione da me molto apprezzata, e gli ho espresso il mio rammarico di non poter assistere a questo incontro. Rammarico sincero, che diventa sincerissimo quando penso che avrei potuto incontrarti. Non c'è niente da fare: Giorgio è l'unico che tenga la barra, con dignità ed eroismo, in quel consesso, anche se, nei nostri colloqui privati, non riesco mai a capire come si relazioni col teorema di Tinbergen (assegnazione statica: se eri lì, penso tu mi capisca, altrimenti spiego).

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    7. La Malfa ha brutalmente evidenziato la piaga, rigirandoci il coltello dentro, ma non traendone le inevitabili conseguenze terapeutiche: ha dimostrato dati alla mano che il perseguimento contemporaneo dei due obbiettivi dello sviluppo e della sostenibilità dei conti pubblici è (prevedibilmente) fallito, ha riconosciuto la totale irrealisticità di una politica fiscale europea coordinata come pur necessario strumento complementare della politica monetaria, ha concluso invocando una non meglio definita strategia alternativa. Ma lì si è fermato. Direi quindi che di fronte al teorema di Timbergen si relaziona ancora in modo un tantino... irrisolto (ma aspettiamo fiduciosamente l'outing).

      Sull'apertura di Paganetto avrei qualcosa da dire, considerato come, preventivamente a ogni pur improbabile sollecitazione in merito, si è premurato di esordire: "a scanso di equivoci, sgombriamo subito il campo dell'illusione di soluzioni semplicistiche come l'uscita dall'euro!"

      Per quanto riguarda infine la sua assenza, a meno che non sia stata motivata da impegni assolutamente improcastinabili o dal fatto che l'invito non la prevedeva al tavolo dei relatori, la considero una defezione difficilmente giustificabile (tanto più che Monti l'ha chiaramente tirata in ballo, celiando su coloro che l'accusano di essere un traditore e di aver lavorato per lo straniero). Istintivamente stavo per dire 'imperdonabile', ma mi sono autocensurato.

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    8. Giorgio non vuole capire che il problema è tutt'altro. Come abbiamo dimostrato su questo blog (mediante simulazioni del modello di a/simmetrie), e come peraltro qualsiasi studente sveglio del terzo anno ti dimostra sulla tovaglia di carta della pizzeria, con un moltiplicatore 1.5 (che si sa da sempre essere così) l'obiettivo di stabilizzazione del debito pubblico lo si sarebbe raggiunto con manovre espansive. Punto. Il problema che Giorgio non so perché non vuole ammettere è anch'esso da libro di testo: i due obiettivi incompatibili sono l'equilibrio interno e quello esterno. Per conseguirli entrambi ci vogliono due strumenti (Tinbergen) e lo abbiamo ribadito in questo post.

      Quanto al resto, io sono in Francia per ricerca. Paganetto ovviamente deve pronunciare parole liturgiche (ma se mi invita sa che posso andare e sa che non mi sto zitto, e peraltro l'ultima volta che è successo mi ha chiamato lui sul palco e poi mi ha pubblicato qui il discorso: io ero andato per ascoltare Giorgio e Piergiorgio).

      Il povero Monti fa bene a fare lo spiritoso. Come tutti sapete, è stato lui a dire quale dei due obiettivi incompatibili ha privilegiato: il saldo estero, cioè gli interessi dei creditori esteri (è un dato oggettivo), e quindi non ha potuto perseguire l'altro obiettivo, cioè l'equilibrio interno, che era compatibile con quello di stabilità dei conti pubblici.

      Ma questa è accademia. Non credo di dover perdere troppo tempo con i tolemaici.

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    9. Preciso: io sto qui a scrivere uno studio sull'uscita dall'euro. Che il prof. Paganetto esordisca citando questo fatto ineluttabile come una "soluzione semplicistica" non mi stupisce: so come la pensa. Faccio notare che così la pensano tutti, ma nessuno, tranne lui, è stato sufficientemente equilibrato da consentirmi di esprimermi. Questi sono fatti, che peraltro lasciano tracce materiali facili da verificare e anche da ricordare (una pubblicazione). Il resto non mi interessa.

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    10. 1) TiNbergen (diciamo che è stato un refuso).

      2) Ok, diamo a Paganetto quello che è di Paganetto e consideriamo la sua levata di scudi preventiva come l'excusatio non petita di chi, in fondo in fondo, cerca il castigo (e questo spiegherebbe anche le sue frequentazioni pericolose).

      3) Ho riascoltato la registrazione dell’intervento di La Malfa e confermo la mia impressione che gli manca (quasi) solo l’outing: A) capisce che l’euro-austerità compromette tanto la crescita quanto i conti pubblici; B) capisce che l’euro-flessibilità è (quantitativamente) un palliativo; C) intuisce che robuste politiche fiscali espansive C.1) coordinate, sono politicamente irrealistiche e C.2) non coordinate, sarebbero suicide (“i singoli paesi sono stati lasciati soli”). Quest’ultimo punto è peraltro quello che lo colloca un passo avanti rispetto ai Romanina boys, certificato dalla ‘chiusura aperta’ del suo intervento: “servono strategie alternative”. Ma non trova (o finge di non trovare) la quadra: vede le due equazioni, vede in entrambe la x ma vede-e-non-vede la y (in psicopatologia cognitiva, a livello percettivo, è un fenomeno noto e si chiama ‘visione cieca’). A sapere se in vita sua abbia mai incrociato e sufficientemente assimilato, oltre a quelle già segnalate dal prof, letture come questa e questa (o analoghe equivalenti), l’impressione potrebbe diventare certezza. Qualcuno (a caso) che lo conosce, se non l’ha già fatto, potrebbe suggerirgliele?

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    11. Ma ti pare che io vado a fare la lezioncina a uno che queste cose le sa meglio di me, che ha letto Keynes più e meglio di quanto io abbia avuto mai tempo o voglia di fare, che ha scritto la condanna dell'euro dieci anni prima di me? Se certe cose non le capisce, significa che non vuole capirle, non che non può capirle. E allora io prima chiedo se c'è un motivo di tattica politica che suggerisca l'opportunità di non volerle capire, poi, se non mi viene risposto, rispetto la decisione. Ma certo non vado a fare la lezioncina: a questo, per quanto mi riguarda, ci può tranquillamente pensare la Storia. Io sono felice anche perché parlo a chi mi ascolta.

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    12. Mah. Certo che, per chi cerca di ragionare linearmente (dovendo metterci anche un certo impegno), 'sta gente è veramente strana. Ma forse il problema sta di qua (la banalità del bene?)

      Comunque, anch'io sono felice di rodermi il fegato ascoltando (e mio malgrado, in una non trascurabile misura, comprendendo) ragionamenti lineari.

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    13. Guarda che è tutto linearissimo! Giorgio (e Paolo Savona) semplicemente si rifiutano di ammettere che il problema è il debito estero e non quello pubblico, cioè che il nemico non è lo Stato (settore pubblico) italiano. Se parti da qui, downstream vedi che tutte le contraddizioni si risolvono. Poi, se invece sali upstream, capisci il perché di questa posizione del tutto scissa dalle acquisizioni recenti (diciamo: degli ultimi 80 anni!) della macroeconomia (hint: se il problema è il debito pubblico, allora la soluzione è? P... pr... pri... priv... priva... Ci arrivi? Ecco. C'est purement idéo-logique. Siccome io non sono d'accordo, seguo una logica diversa, quella aristotelica, che è greca e non multinazionale).

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    14. Ok, mi arrendo e prendo atto della mia ingenuità. Evidentemente è tutto molto più terra terra di quello che immagino: prima l'ideologia e/o l'interesse (personale, corporativo, di bottega politica... purché non generale), poi la logica (prioritariamente strumentale ai primi due). A costo dell'autoinganno (ma, mi pare di capire, mooolto raramente!)

      Il rodimento di fegato ringrazia.

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    15. Scusate, voi siete molto carini ad essere qui, a farmi compagnia, a farmi tanti complimenti, o anche a mandarmi a fare in culo, lo apprezzo, mi sento molto solo e non ho niente da fare. Ma la domanda sorge spontanea: i miei libri li leggete sì, o li leggete no? Non fatemi pensare che mi fate i complimenti perché sono bello. Se è così cambio lavoro e mi metto a fare l'attore. Se invece i libri li avete letti, forse ricordarsi l'incipit del secondo aiuterebbe. Il fegato in questo caso c'entra meno del cervello, o, se vogliamo, usare il secondo, che tu certissimamente hai, ti aiuterà a tutelare il primo (che comunque in casi estremi si può trapiantare, mentre per il cervello è escluso: è contemplato solo il lavaggio).

      Daje.

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    16. Capita che non sia facile arrendersi all'evidenza. Comunque appena torno a casa corro a ripassare per arrendermici meglio.

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    17. Non riusciamo ad accettare il fatto che è tutto più semplice di come lo immaginiamo.
      Non ci convinciamo che c'entrano molto le debolezze umane e gli interessi personali negli interventi di questi attori secondari.
      Se teniamo presente questo diamo la giusta importanza a esternazioni di questi "influencer minori" (cit.), cioè nessuna, evitando distrazioni.


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  11. Vorrei dare un consiglio ai tanti amici del blog:smettetela di informarvi e iniziate solo a contro-informarvi(ovviamente in primis su Goofy);la vita vi apparirá completamente diversa,vi sentirete disintossicati e avrete più forza e lucidità per far capire agli altri come stanno le cose.
    Vi accorgerete che siamo molti di più di quel che vogliono farci credere,la "gente",quella in carne ed ossa non quella che disegna il mainstream,é stanca ma non stupida e aspetta solo un segnale concreto.

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    1. Questo lo sento dire spesso, e non solo lato "laggente", ma anche lato "erpalazzo". Io ci credo "toto corde", perché non posso rassegnarmi all'idea di essere il solo ad aver capito certe cose! Non sono un genio ed erano tutte scritte, qualche volta da decenni, quindi è impossibile che le capisca solo io e che solo questa comunità le condivida. Il non trascurabile problema logistico però è quello di contarsi, ed è reso più difficile dal fatto che anche se molti hanno abbastanza cervello per capirle, certe cose, quasi nessuno ha abbastanza palle per dirle, le stesse cose. Certo, io ai tanti giovini che mi si accostano lo dico chiaro e tondo: non fate gli eroi. Fate il vostro lavoro, dignitosamente, venite a patti con la vostra coscienza, ma non fatevi segare (cosa che in ambito accademico, bancario, ministeriale, confindustriale, ecc. inevitablmente avviene se si dice che la Terra non è piatta), perché noi abbiamo bisogno di amici dappertutto. Va ricordato che non è che dopo l'uscita dall'euro magicamente i concorsi saranno regolati da qualcosa'altro che non sia la Bocconi (anche se alcuni suoi docenti si sono distinti per aver proposto teorie del tutto infondate, per dirne una). Quindi io la paura dei giovini la capisco.

      D'altra parte, come dire, se sarà un pranzo di gala nessun problema: sappiamo come usare le posate. Se non lo sarà, sarebbe anche interesse di chi è embedded farci capire che esiste (non sia mai uno se la prenda involontariamente con chi invece gli è amico!).

      Ma il problema logistico è, temo, insormontabile, in un mondo nel quale essere d'accordo con un direttore di dipartimento di Harvard è più pericoloso che ipotizzare un universo infinito al tempo di Giordano Bruno.

      Detto questo, controinformarsi va benissimo, ma anche no, perché i social sono una enorme lente di ingrandimento (altrmenti detto: esiste una probabilità abbastanza cospicua che noi non si conti nulla) e perché laggente sono la televisione, e se vuoi capire cosa è laggente la televisione ti tocca guardarla. Io non lo faccio perché tanto lo fate voi per me, e quello che mi raccontate non è consolante.

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  12. Questo mi sembra un punto importante su cui forse occorrerebbe spendere qualche parola in più: Va ricordato che non è che dopo l'uscita dall'euro magicamente i concorsi saranno regolati da qualcosa'altro che non sia la Bocconi si può applicare un po' a tutte le istituzioni di potere attuali.

    A me pare, dai commenti di alcuni, che ci si aspetti (chi con timore, chi con rassegnazione, chi quasi con impazienza) una specie di Götterdämmerung dopo di che nulla sarà più come prima.

    Non stiamo parlando di una rivoluzione dove una determinata classe sale al potere deponendo la vecchia in maniera più o meno cruenta. Stiamo parlando di una crisi che potrà anche avere episodi violenti, ma la sostituzione della classe dirigente con qualcosa d'altro la vedo quantomeno improbabile - per cui teniamo sempre presente che "il senno di poi converrebbe semmai averlo prima" (A. Busi) e cerchiamo di tenere i nervi saldi.

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    1. Quello che norimberghisti e piazzaleloretisti proprio non vogliono capire, è che quello che loro chiamano il Potere (con la "P"), se e quando gli lascia tagliare un paio di teste, normalmente lo fa proprio perché vuole farli contenti e cojonati. Io vorrei sapere quando mai è successo che un cambio di regime, anche drastico, anche violento, abbia mai portato alla sostituzione dei direttori generali di tutti i ministeri e di tutte le altre amministrazioni dello Stato (e parlo dei generali: non scendo ai colonnelli). La risposta è: mai. Il motivo è semplice: se lo si fosse fatto, lo Stato si sarebbe paralizzato (ho idea che qualcosa di relativamente simile possa essere successo con la rivoluzzzzzione francese, ma i miei ricordi sono sfuocati e chiedo aiuto a chi sa). Quindi de che cazzo stamo a parlà?

      Qui il problema è un altro: quello che una rivoluzione porta con sé è un cambiamento (ipocrita) del comune senso del pudore economico, per cui il falso accrescitivo di turno potrà comunque tentare di segarti al concorso, ma tu potrai con maggiore speranza di successo fargli ricorso. Ricorsi e concorsi storici, hai presente? Io intanto me ne resto qui, se le cose continuano in questo modo.

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    2. Se non si liquidano tutte le posizioni pericolose del precedente regime, si rischia di essere liquidati alla prima occasione...

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    3. L' Iraq post Saddam, potrebbe servire da caso scuola.
      Visto cosa succede a scacciare tutta la precedente classe dirigente e annessi dall' esercito e dall' amministrazione?

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  13. No, nessuna presa del Palazzo d'Inverno, né fine di guerra hanno spostato direttori generali, docenti universitari et alia. Per il caso italiano e tedesco - quelli che conosco meglio professionalmente - sono falliti anche i tentativi - per fortuna incruenti - di liberare la pubblica amministrazione (Università compresa) dagli elementi più compromessi. Dopo pochi mesi hanno riavuto il loro posto e il passato obliato. Un buon esempio è Gaetano Azzariti - presidente del Tribunale della razza dal 1938 al 1943, Ministro di Grazia e Giustizia nel primo governo Badoglio e presidente della Corte Costituzionale. Se ora su wiki trovate la biografia per intero è solo perché nel 2011 gli storici sono stati capaci di tirare fuori tutta la sua biografia dagli archivi. La lista è lunghissima.

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    1. Esatto. Ciononostante, senza purghe staliniane, senza liste di prescrizione silliane, è stato possibile, per un po', riequilibrare la distribuzione del reddito. Nulla dimostra che un eccidio avrebbe reso questa operazione più persistente. Semplicemente, le persone non hanno le palle, e si mettono rapidamente al vento, se il vento cambia.

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    2. Ma ci sarà un'efficace posizione intermedia fra le inutili purghe staliniane e il ritrovarsi Guido Carli¹ governatore della Banca d'Italia! (Nonostante, come ci insegna Quarantotto, i liberali fossero stati messi in minoranza in fase costituente.)

      Inutile avere "la Costituzione più avanzata del mondo" se poi nei posti chiave lasciamo che siano posizionati soggetti di tal fatta. Soggetti che, in quanto appartenenti ad una fazione minoritaria², non avrebbero acquisito tanto potere se non avessero avuto ampio sostegno da intelligenze straniere.

      Tratto da Colonia Italia, pp. 93 e 94:

      Com'è già accaduto a Napoli, anche nella Roma appena liberata il punto di riferimento dello Psychological Warfare Branch [Pwb] è soprattutto il gruppo di intellettuali e giornalisti di estrazione crociana che si è formato intorno al foglio «Risorgimento Liberale», fondato subito dopo il 25 Luglio 1943 da Nicolò Carandini, genero del vecchio superdirettore del «Corriere [della Sera]» Luigi Albertini, e da Leone Cattani. Dopo un anno di sporadiche pubblicazioni clandestine nella città occupata dai nazisti, mentre altri organi di informazione antifascisti soprattutto cattolici e di sinistra faticano ad ottenere le necessarie autorizzazioni dal Pwb, il «Risorgimento Liberale» rivede la luce a tempo di record nell'Agosto del 1944. E in questa redazione, i britannici «coltivano» una rete di prim'ordine. Nomi già di peso, ma con un potere d'influenza che crescerà sempre più. A cominciare dal direttore Mario Pannunzio e dai suoi numi tutelari Benedetto Croce e Luigi Einaudi. Intorno a loro si ritrovano personaggi di grande spessore, l'élite della cultura liberale. C'è un giovane dirigente dell'Iri che risponde al nome di Guido Carli. Ci sono Mario Ferrara e Panfilo Gentile. E poi ne arriveranno altri: Manlio Lupinacci, Vittorio Gorresio, Luigi Barzini Junior, Paolo Monelli, Luigi Falqui, Vittorio Zincone, Carlo Emilio Gadda, Carlo Cassola, Carlo Mazzarella, Ennio Flaiano, Carlo Laurenzi, Vitaliano Brancati, Leonardo Sinisgalli. In quel gruppo di giornalisti e intellettuali, il Pwb intravede già il nucleo d'inseminazione politico-culturale in grado di generare, nel dopoguerra, una vasta area laica anglofila, una terza forza capace di contrapporsi sia ai cattolici sia alla sinistra comunista.³

      A che ci serve l'art. 243 del Codice Penale (atti di ostilità) se non lo usiamo almeno nei casi più gravi?

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      1. Un fanatico del vincolo esterno, si legga ad esempio “Io stavo dalla parte dei capitalisti”. Guido Carli e la modernizzazione italiana di Francesco Petrini.

      2. Interessante questo passaggio a p. 2 del lavoro di Petrini riportato in [1]:

      2. Vincolo esterno.

      Come scrive Carli, nella società italiana convivono, come nel Faust di Goethe, due anime: una statalista, corporativa, protezionista; l’altra aperta alla concorrenza e disposta a conformarsi alle regole di un’economia di mercato. Si tratta di una “lotta impari”, dato che la prima trova sostegni molto più ampi nel corpo della società italiana, prevalendo, con pochissime eccezioni, persino tra gli imprenditori.


      3. Altro che pericolo comunista: la deflazione salariale voluta da Carli mi pare sia stata la miglior ricetta per radicalizzare lo scontro fra parti sociali e impedire al Pci di emanciparsi da Mosca (possibilmente senza diventare i preferiti di Kissinger, alla Napolitano).

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    3. (continua)
      Sul ruolo di utile idiota della cosiddetta «ultrasinistra», ancora da Colonia Italia, pp. 94 e 95:

      I comunisti, appunto. Sono soprattutto loro a preoccupare gli inglesi. L'organizzazione del Pci è numericamente e militarmente la più consistente della Resistenza. Malgrado stia combattendo sullo stesso fronte antitedesco, costituisce una possibile minaccia. È il nuovo nemico che si sostituisce via via a quello nazifascista. E il Pwb si prepara a contrastarlo sul piano della propaganda e della guerra psicologica. Anche con azioni di disturbo. Mentre giornali cattolici, socialisti e comunisti tornano lentamente alla vita tra mille difficoltà e ostacoli, i fogli dell'«ultrasinistra» arrivano invece nelle edicole con estrema facilità. «Durante la Resistenza — spiega la storica Nanda Torcellan — si formano numerosi gruppi, che si collocano a sinistra del Pci, o comunque in aperto contrasto con i partiti della sinistra storica, e che si ispirano generalmente ai princìpi dell'internazionalismo proletario. Alcuni di essi giungeranno a negare anche gli ideali della lotta antifascista, svolgendo un ambiguo ruolo di provocazione e di estremismo».³⁵

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      35. Nanda Torcellan, La Resistenza, in V. Castronovo, N. Tranfaglia, op. cit.„

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  14. Un vecchio adagio recita: tieniti stretti gli amici, ma ancor più stretto i nemici!

    In questo caso i miei "nemici" sono quei sovranisti-nazionalisti-dichiaratamenteNeofascisti di CasaPound e del loro giornale "Il Primato Nazionale".

    Oggi un mio amico mi segnala quest'articolo e, quando lo leggo, non credo ai miei occhi! Sembra scritto da uno che bazzica Goofynomics! Ed è anche abbastanza chiaro. Cito testualmente:

    "dalla crisi non si può uscire se non con un adeguato programma di investimenti pubblici in disavanzo, finanziato dalla Banca Centrale, in regime di flessibilità valutaria. Entriamo nello specifico dei tre termini usati:

    Per riassorbire la disoccupazione bisogna pompare domanda nell'economia reale ed indurre così le imprese ad assumere, e questo può essere fatto solo se lo Stato spende più di quello che tassa.
    In una situazione di alto debito, altissima disoccupazione e deflazione galoppante, questo disavanzo non può e non deve essere coperto dall'emissione di obbligazioni, indi da un nuovo indebitamento, bensì si può e si deve semplicemente “stampare moneta”.
    Se però questi interventi fiscali espansivi sul reddito nazionale vengono fatti con un cambio sopravvalutato (come l’euro), l’effetto sarà solo quello di far esplodere nuovamente l’indebitamento estero, o in altri termini di aumentare le importazioni nette, o se preferite di far crescere…le economie altrui.
    È questo il punto: la retorica degli sprechi, come in generale la retorica autorazzista in particolare di sinistra, serve solo per mantenere in piedi questo orrido baraccone, l’Ue in generale e l’euro in particolare.
    Oramai dovrebbe essere chiaro a tutti: chiunque identifichi priorità politiche diverse, di qualsivoglia tipo, rispetto alla riconquista della sovranità nazionale è un nemico anche se si presenta come un amico. Anche se a parole si preoccupa dei “poveri” e degli “ultimi”. Anche se punta il dito contro i vizi e la corruzione*. Anzi, soprattutto in questo caso. Calvino e Lutero, in fondo, hanno iniziato proprio denunziando i vizi del papato, e sono finiti a lacerare in modo indelebile l’unità spirituale d’Europa, scatenando la guerra più sanguinosa che ci fosse mai stata fino a quel periodo."

    Che dire: fa (dis)piacere notare, per uno che si definisce di sinistra come me, leggere ed essere costretto ad apprezzare articoli scritti su un blog/testata online neofascista.....


    *la corruzzzzzzzzzzzzzzzzzioneeeeeeee

    http://www.ilprimatonazionale.it/economia/sprechi-spesa-pubblica-42037/

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  15. Certamente. Forse mi sono spiegata male. Non sono una piazza-loretista. Il mio peggior timore - e la mia persuasione - è che l'eurofollia finirà in un bagno di sangue - con più morti di quanti già non se ne contino. E che è nostro dovere cercare di impedire avvenimenti cruenti. Non mi dolgo che non ci siano state purghe o liste di proscrizione a fronte di quanto comunque di buono è stato ottenuto dal 1945 in avanti. Tuttavia l'oblio di alcune parti carriera è doloroso e tutto sommato se ne poteva anche fare a meno. Ma questo è un altro discorso. Volevo solo confermare quanto diceva lei: non ci sono né rivoluzioni né cambiamenti di regime che non debbano essere gestiti. Giocoforza, proprio perché lo Stato, deve continuare (o dovrebbe) a fare lo Stato molti protagonisti del "prima" continuano anche a esserlo dopo. Se questo fosse il solo pegno da pagare sarebbe un regalo.

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  16. Grazie per aver condiviso. Geniale! Vorrei credere che una risata li seppllirá... ma non ci riesco

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