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lunedì 7 marzo 2016

I goti, i siriani, e la Cina

(...home, sweet home. Frate Alberto è nella sua cella, al quinto piano della facoltà. Sotto, quattro piani deserti e, come oggi si dice, allarmati, non nel senso che siano in allarme, ma nel senso che sono sotto allarme. Come facilmente immaginate, sono molto meno connesso qui che in Cina, e ne approfitterò per disintossicarmi. Da fare ce n'è: devo completare il paper sull'uscita dell'Italia; devo fare la revisione di un benza paper esteso, più un altro sul mercato USA; devo occuparmi con Arsène di un simpatico modellino kaleckiano centro-periferia; devo occuparmi con Anh-Dao della relazione fra diversificazione dei prodotti e crescita di lungo periodo nelle economie in via di sviluppo; e poi ci sarebbero anche due o tre libri da scrivere. Riuscirò a fare un decimo di tutto questo, ma sarà sufficiente. Intanto, per tenervi occupati, vi sottopongo un commento del nostro porter. Se c'è uno storico in sala, sarei lieto che intervenisse a dirci se le cose stanno come le rappresenta Barbero, che sulla carta non mi sembra l'ultimo arrivato...)


porter ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "La crescita del 2015: alla guerra dei decimali per...":

Consiglio la lettura di "9 agosto 378 il giorno dei barbari" di Alessandro Barbero, Laterza.
Illuminante stabilire le analogie con la situazione odierna: quella sì che non fu un'invasione, ma una migrazione permessa, anzi favorita dall'Impero.
Barbero ricorda come tutta la corte e l'alta burocrazia imperiale fossero consapevoli dell'assoluta necessità di braccia per l'agricoltura e per l'esercito che l'Impero, in crisi demografica, non riusciva più a trovare al suo interno.
La varie tribù di Goti, guidate da Fritigerno, sotto la pressione degli Unni, implorarono l'imperatore di accoglierli, disposti a servire nell'esercito e a coltivare le terre del demanio: molti Goti già servivano nell'esercito, e poiché erano buoni soldati, Valente ne aveva radunati parecchi in Siria per una progettata campagna contro i Parti.
Fu la flotta del Danubio a traghettarli, e Valente ordinò di allestire campi e prevedere rifornimenti per accoglierli, in attesa di destinarli all'interno dei territori dell'impero.
A fronte del magnanimo messaggio dell'Impero che sarebbe stati accolti e sfamati, tutte le tribù (anche quelle che non avevano negoziato con l'Impero il passaggio del fiume), si precipitarono al fiume.
La pressione era tale che i traghetti non erano sufficienti e molti si avventurarono nell'attraversamento del Danubio su mezzi improvvisati, con relative tragedie (ricorda qualcosa)?
La solita storia di castacriccacoruzzzzione intorno all'accoglienza dei "profughi" (ricorda qualcosa?) e l'aperta ostilità della popolazione romana della Tracia causarono prima il malcontento e poi l'aperta rivolta dei Goti, quindi Adrianopoli ecc. ecc.
 

Verstanden, Fräulein?
Postato da porter in Goofynomics alle 7 marzo 2016 18:10 


(...cosa c'entrino i siriani coi goti a questo punto dovreste averlo capito. Se Barbero ha ragione, e non vedo perché non dovrebbe averne, visto che questa roba qui si trova anche sui libri di scuola, nonché su Wikimm... pedia, allora qualcuno, ad esempio la nostra Angela, dovrebbe farsi una domanda e darsi una risposta. Ci sono almeno due lezioni di ordine generale da trarre da questo resoconto, lezioni che mi permetto da non storico di sottoporre al vaglio degli storici che qui pullulano - oltre agli arrotini come quello di Kalergi o quello di Friedman visti nei post precedenti.

La prima è che la storia ha lezioni da darci (oltre a quella che gli uomini queste lezioni non le imparano: ma il compito di non impararle possiamo lasciarlo agli altri: noi siamo gli happy few). Si suole dire che la storia si ripete, ma non credo sia corretto metterla così. Mi sembra più costruttivo far notare che l'uomo "storico" - per distinguerlo da quello "preistorico", cioè quello del quale sappiamo quello che riusciamo a capire con metodi da CSI - non è poi cambiato così drasticamente negli ultimi 3000 anni, che sono, come credo sappiate, a spanna, una cosa intorno al 2% della sua vicenda terrena. Ad esempio: noi parliamo di "rivoluzione industriale", e certo che all'inizio del XIX secolo la tecnologia ha cambiato la nostra esistenza - avevo appena iniziato il libro di Galbraith padre, "La società opulenta", ma l'ho lasciato a Roma perché pesava troppo: chi l'ha letto sa perché lo cito in questo contesto. Tuttavia, anche ora che ci sono le macchine servono braccia, esattamente come servivano, a maggior ragione, quando le macchine non c'erano, e le strutture economiche vedevano un peso preponderante del settore primario. Quindi questo dato non è cambiato, come non sono cambiate, par di intuire, le dinamiche attraverso le quali i sistemi maturi, che hanno bisogno di forza lavoro, si mettono nei casini cercando di attirarla dalla loro periferia. Chissà se Angelina sa la storia di Adrianopoli?

La seconda lezione che mi permetto di sottoporre alla vostra attenzione - e che, se interiorizzata, ci eviterebbe tante, ma tante chiacchiere da bar a proposito de "la Germagna/la Merika/er Bilderbegghe che non ce lo farà fare" e via minchieggiando, è che la storia è non lineare. Questa la capisce solo l'intersezione - prodotto logico - degli insiemi degli storici e dei matematici, che rischia di essere un insieme non molto più abitato della facoltà a quest'ora. Ma qualcuno capirà. Per chi non rientra nell'intersezione, mi limito a ricordare cosa mi ha detto Jacques Sapir dell'URSS negli anni '80: "Tutti sapevano due cose: che il sistema non poteva funzionare, e che sarebbe durato per sempre".

Chiaro?

E la Cina che c'entra? Bè, la Cina c'entra sempre, è come il prezzemolo. Quando vogliono impedirvi di leggere nella Storia la nostra storia vi dicono che "oggi è diverso, oggi c'è la Cina". Da oggi, però, voi potrete rispondere: "Ma ieri c'erano i Goti. E succedeva esattamente quello che succede adesso. So what?")

153 commenti:

  1. Prof. io seguo il Barbero da anni e mi pare ci abbia preso e molto bene... va detto anche che lui si astiene a fare paragoni col momento attuale.

    Per chi non avesse tempo e volesse fare una capatina veloce si dedichi 50'(+/-) nel vedere questo un resoconto di ciò che accadde poco prima di Adrianopoli ...e un po' dopo.
    Il video è del 2012

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    1. Grazie, molto interessante. Aspettando l'inevitabile cazziatone di Celso, faccio due considerazioni circa l'aspetto comparatistico. Indubbiamente, in storia questo metodo espone a trappole, molto più che in economia, o in diritto, altre due scienze umane dove invece viene applicato estesamente. Nel 2012 comunque Barbero non poteva fare alcun confronto, perché la replica siriana della farsa gotica non era ancora andata in scena...

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    2. E te credo che lui non fa paragoni piddino e sabaudo...... andatevelo a sentire su 1 guerra mondiale e risorgimento.

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    3. @Alberto

      La storia è nata come strumento per conoscere ciò che è "oscuro" (il futuro) attraverso ciò che è stato reso "chiaro" dal discorso storico (il passato). Quindi è paradigmatica per sua natura fin dalla nascita, perché così la pensò chi la fondò. Per molti secoli così l'abbiamo coltivata; da 30 anni circa cercano di convincerci che non è così. Come sai, personalmente faccio parte di una minoranza resistente, per il momento sconfitta. Con qualche accortezza però: nelle analogie storiche bisogna distinguere, credo, ciò che è "aneddotico" da ciò che è "strutturale". Le forme del divenire storico sono ovviamente sempre diverse (il contesto), ma spesso i meccanismi del divenire stesso appaiono persistenti. Le analogie si colgono in mezzo alle differenze con sguardo acuto, sottile ed elAstico. Più sotto riporto un passo di Keynes tratto da Le conseguenze economiche della pace, che mi sembra ben esemplificare tutto ciò (in risposta a @Zoe, che riporta le idee di un autore, che mi appare farneticante, ma ancora una volta significativo: ci vuole convincere che la storia non serve e che il futuro riposa sulle ginocchia di Zeus)

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    4. #iostoconCelso (si usa così, ora)

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    5. segnalo anche per chi fosse interessato a spendere un po' del suo tempo per ascoltare le lezioni del professor Barbero (che considero un eccellente narratore) questi video su "come scoppiano le guerre". vedi mai che serva rinfrescarsi la memoria ^_^

      https://www.youtube.com/watch?v=QUzc-6qeqUA prima guerra mondiale

      https://www.youtube.com/watch?v=xWUNQd3mYSw seconda guerra mondiale

      https://www.youtube.com/watch?v=6KE0O34Z-_Y guerra delle falkland

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    6. e già che ci siamo segnalo anche questo video su un confronto tra le crisi del trecento e del 2000

      https://www.youtube.com/watch?v=m9HxeKY39BU

      premetto che non sono uno storico, studio fisica e ho un diploma di conservatorio in clarinetto, quindi non ho i mezzi per stabilire quanto tutto ciò sia accurato, ma mi piace ascoltarlo e tutto sommato credo che sia una persona che merita la mia fiducia su questi argomenti, non avendo fino a ora trovato motivi per non meritarla

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  2. Ma anche ieri c'era la Cina. I goti erano "profughi" che poverini scappavano dagli unni (jong-nu in cinese), messi in fuga dai cinesi che contro di loro eressero anche la grande muraglia.
    Almeno questo è quello che racconta Montanelli (l'Italia dei secoli bui)

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  3. Non sono uno storico,ma è ovvio che se conduci una campagna contro i Parti poi ti ritrovi in piena crisi demografica!#Dar

    Ok,ho capito,mi sotterro da solo!

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    1. Un po' come la politica del figlio unico.

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    2. Attenzione, ora non c'è più, e, ci tengo a ricordarlo, nei fatti veniva rispettata nelle città ma non nelle campagne. Inoltre le minoranze etniche, ovvero tutte tranne una, ufficialmente 55, non erano tenute a rispettare la legge del figlio unico. Tenete conto che l'etnia di maggioranza, l'etnia Han, è il 96% della popolazione cinese. Saluti dalla...Cina.

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  4. http://scenarieconomici.it/immigrazione-la-lezione-dei-goti-che-non-abbiamo-imparato/

    Anche qui si affronta discretamente bene il problema dei Goti.

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    1. Molto interessante. Chi ha orecchio musicale avrà capito perché seguo poco quel blog (ricordate le "tasche forse"?), ma chi non ce l'ha può trarne senz'altro ottimi insegnamenti.

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  5. A questo proposito

    https://www.youtube.com/watch?v=mi5Nc0JGXzs

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  6. Mia madre, che è del 1932, ha visto per caso una conferenza di Barbero su youtube. Proprio quella in cui racconta dell'"invasione" dei Goti (e che si può trovare qui: qLe Invasioni barbariche: parte prima. L'immigrazione.
    E mi diceva: "Ma è proprio vero che non impariamo nulla. Stiamo facendo la stessa cosa, e finiremo nello stesso modo".

    Buona permanenza a Rouen. Mi piacerebbe incontrarti, se hai un poco di tempo libero il sabato o la domenica (il resto del tempo lavoro, come tutti - o quasi).

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    1. Anch'io avevo visto la conferenza che era stata segnalata da qualcuno su questo blog tempo fa.
      Non essendo storica non so valutare Barbero, né si possa parlare di cicli e ricicli, però mi pare che certe lezioni dal passato si possano trarre ed è abbastanza presuntuoso l "adesso è diverso" (cioè "noi siamo meglio"). Anche a me pare che le funzioni, le pulsioni e le motivazioni fondamentali dell'uomo non siano cambiate tanto. Quel velo di cultura e "civiltà" con cui ci siamo ricoperti tende facilmente a sgretolarsi quando in gioco entra la nostra sopravvivenza.
      A certe azioni corrispondono determinate reazioni non solo in fisica, quindi determinate politiche hanno esiti abbastanza prevedibili non nel singolo fatto, ma nell'andamento generale. Voglio dire: c'è da stupirsi che dopo aver portato guerra e sostenuto dittatori, dopo aver causato carestie, dopo aver sfruttato e impoverito il resto del mondo rendendolo invivibile, adesso arrivino in occidente masse di popolazioni disperate?

      Mi fermo perché non conosco bene la storia da poter affermare nulla circa somiglianze e differenze nella gestione del problema e sul modo in cui finirà.

      Però avrei una domanda: i romani avevano influenza sui territori e sui popoli extra-impero come oggi gli USA e la NATO? Li sfruttavano? Li impoverivano?
      Cioè, sono stati i romani a causare la situazione che ha, a sua volta, innescato le migrazioni oppure semplicemente i barbari erano attratti da una civiltà più ricca e avanzata che da soli e senza influenze esterne non avevano saputo realizzare?

      Comunque, qualunque sia la risposta, USA, EU e NATO devono piantarla di fare i padroni del mondo. Non li sopporto più io, non riesco a immaginare cosa provino quelle genti per noi e non riesco a dar loro torto.

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  7. Il Cigno nero di Nassim Nicholas Tale
    Cosa pensarono gli europei quando, giunti in Australia, videro dei cigni neri dopo aver creduto per secoli, supportati dall'evidenza, che tutti i cigni fossero bianchi? Un singolo evento è sufficiente a invalidare un convincimento frutto di un'esperienza millenaria. Ci ripetono che il futuro è prevedibile e i rischi controllabili, ma la storia non striscia, salta. I cigni neri sono eventi rari, di grandissimo impatto e prevedibili solo a posteriori, come l'invenzione della ruota, l'11 settembre, il crollo di Wall Street e il successo di Google. Sono all'origine di quasi ogni cosa, e spesso sono causati ed esasperati proprio dal loro essere imprevisti. Se il rischio di un attentato con voli di linea fosse stato concepibile il 10 settembre, le torri gemelle sarebbero ancora al loro posto. Se i modelli matematici fossero applicabili agli investimenti, non assisteremmo alle crisi degli hedge funds. Questo libro è dedicato ai cigni neri: cosa sono, come affrontarli, in che modo trarne beneficio.

    Che cos'è un Cigno nero? è un evento isolato e inaspettato, che ha un impatto enorme, e che solo a posteriori può essere spiegato e reso prevedibile. Nassim Nicholas Taleb, docente americano di Scienze dell'incertezza, e già autore del libro di successo Giocati dal caso, è convinto che manie, epidemie, mode, idee, nascita di generi e scuole artistiche, finanza, economia, tutte seguano la dinamica del Cigno nero. In pratica questo vale per tutto ciò che di importante succede intorno a noi. Secondo Taleb, nella vita individuale e privata, come in quella sociale e pubblica, noi agiamo come se fossimo in grado di prevedere gli eventi, da quelli sentimentali a quelli storici, a quelli naturali. Pensiamo ad esempio alla professione che abbiamo scelto, all'incontro con la nostra compagna o compagno, alla scelta di vivere all'estero, ad un improvviso arricchimento o impoverimento: quante di queste cose sono avvenute secondo i piani? E se prendiamo l'attacco dell'11 settembre 2001, lo tsunami del Pacifico nel 2004, l'ascesa di Hitler e la guerra che ne seguì, la rapida fine dell'Urss, o la diffusione di internet, ci accorgiamo che secondo la logica del Cigno nero quel che non sappiamo è molto più importante di quello che è noto. Molti Cigni neri sono causati e ingigantiti, nel bene e nel male, proprio dal fatto che sono imprevisti.
    Taleb in questo saggio afferma, contro molte abitudini di pensiero, che il mondo è dominato da ciò che è estremo, sconosciuto e molto improbabile (secondo la nostra conoscenza attuale), mentre noi continuiamo a occuparci di aspetti secondari, a concentrarci su ciò che è conosciuto e ripetuto. Invece il Cigno nero, l'evento estremo, andrebbe utilizzato come punto di partenza, non come un'eccezione da nascondere sotto il tappeto. L'autore propone l'idea più audace, e più fastidiosa, che nonostante il progresso della nostra conoscenza, il futuro sarà sempre meno prevedibile e che quindi, per vivere nel mondo d'oggi, sia necessaria molta più immaginazione di quella di cui disponiamo.

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    1. Chi poteva prevedere che dopo un secolo di benevolenza occidentale e americana in particolare, qualcuno si incazzasse? Chi poteva prevedere che dopo l'attentato del '93 alle torri ci avrebbero riprovato? Chi poteva prevedere l'ascesa del militarismo tedesco tra le conseguenze economiche della pace? Chi poteva prevedere che i mezzi di comunicazione si sarebbero sviluppati dopo il telegrafo? Chi poteva prevedere la fine dell'URSS (Paul Kennedy - tramite la solita analisi economica)?
      Una narrazione così vergognosamente assolutoria non è più classificabile come semplice IGNAVIA. Qui si parla di un profeta dell'ignoranza, di un sofista idiota, di un vero eresiarca che il mondo a caso pone - per 30 denari.

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    2. @Zoe
      "il pericolo che ci sovrasta, perciò, è il rapido calo del tenore di vita delle popolazioni europee, fino al punto che alcuni saranno ridotti a morire semplicemente di fame (un punto già raggiunto in Russia, e quasi raggiunto in Austria). Gli uomini non sempre sono disposti a morire tranquillamente. La fame, che genera in alcuni apatia e un'inerme scoramento, spinge altri temperamenti a un'isterica instabilità nervosa e al furore della disperazione. E nella loro angoscia costoro possono abbattere quel tanto di organizzazione che resta e sommergere la civiltà stessa nel tentativo disperato di soddisfare i prepotenti bisogni individuali. Questo è il pericolo contro il quale tutte le nostre risorse e coraggio e idealismo devono adesso collaborare"
      John Maynard Keynes, Le conseguenze economiche della pace, 1919

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    3. @Celso
      Sembra proprio quello che diceva Eugenione Nostro (*) nell'intervista alla giornalista Monica Mondo, che "i poveri, salvo pochissimi, non hanno bisogni secondari";
      UgualeUgualeUguale!

      (*) Che il Signore o chi per Lui gli riservi la sorte di quello che aveva rubato il motorino di Alex Drastico: "Che tu possa diventare sordo e muto, ma non per sempre: che la voce ti venga sporadicamente e per pochi secondi, nei quali tu spari cazzate immani!"

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    4. Ho iniziato da poco la lettura del Cigno Nero.
      Devo dire che nel leggerlo mi risuona una certa dissonanza con un paio di cosette che mi pareva di aver capito, e poste le dovute, come sempre, precauzioni, ne ritengo comunque interessante, per ora, la lettura.
      Chiedo venia a Celso da profana quale sono, ma
      ...la storia non striscia, salta....prefigura un
      sacco bene la consapevolezza della situazione di incertezza e di un ignoto che sentiamo vicino.
      Ho letto Le conseguenze economiche della pace. Bello.

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    5. Chi sta su Twitter sa cosa pensare del camel fucker.

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    6. @Francesco Pellegrini
      Alex Drastico faceva anche riferimento al sellino che salta mentre l'indebito nuovo proprietario sale al volo, e un ferro nel...

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    7. Onestamente? Mi mette parecchia tristezza osservare come in molti diano credito a ragionamenti del genere. Parlo in astratto, non mi riferisco a Zoe, che lo cita solamente. Ma uno non sente che c'è qualcosa che stride, che non trova senso, di artificiosamente caotico, tremendamente povero, contraddittorio e dunque dannoso, in quel che raglia Taleb?. Mi dà un fastidio indescrivibile la facilità con cui ci si lascia sedurre così da un'evidente inconsistenza. Questo vende milioni di copie. E ha ragione elu ei: è davvero un profeta dell'ignoranza. Non vi nascondo che più passa il tempo e più mi convinco che si possa fare ben poco per aumentare la consapevolezza in una fetta considerevole della collettività. E non so neppure se ritenere grave la cosa, considerando che sono piuttosto giovane e in teoria dovrei essere più portato all'ottimismo. Vorrei essere convinto del contrario, ma non ci riesco.

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    8. Scienze dell'incertezza?
      Mi sembra che i talebani,nello scrutare l'orizzonte alla ricerca del mitico cigno,stiano trascurando le traiettorie dell'uccello padulo,già descritte accuratamente da scienze certe.

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  8. Proprio il 5 marzo scrivevo un commento, sul post dei decimali, che ricordava la disfatta di Adrianopoli; dovrebbe apparire fra i primi per chi vuole vederselo, ma vista l'esposizione brillante di porter lo ritengo trascurabile. I miei ricordi sulla materia sono abbastanza frammentari, tanto da aver posto Fridigern fra i capi dell'insurrezione. Ringrazio porter per l'indicazione del testo.

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    1. Ho inserito il mio commento proprio in risposta a quello che indichi tu ...

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  9. se la ggente si rendesse conto che l'omuncolo non è per nulla cambiato , quello che è cambiato è solo la il tempo necessario per fare molte cose , non tutte per fortuna di qualcuno e per sfortuna di altri ( pensiero ludico .. ) . Ora la stanno a menare che il mondo è cambiato , no è solo piu veloce e non per tutti , ora qualcuno va in aereo ma altri continuano ad andare appiedati , il cell li accomuna tutti e tutti sanno o fingono di sapere tutte le news minuto per minuto , ma avendo sempre fatta vita da paese , le notizie si sono sempre sapute prima che succedessero quindi ora le vengo a sapere dopo e per me c'è stato un rallentamento evidente . Notevole la presidentessa della camera donna quasi ingenua , che ha dichiarato pubblicamente ' non mi ero ancora reso conta ( vuole sempre la a finale essendo donna ) di quanta povertà ci fosse anche in Italia ( avrebbe dovuto aggiungere che il lavoro fatto ha raggiunto lo scopo ! ) ma sarà per la prossima esternazione .

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  10. Una storia che pochi conoscono è quella relativa al Merchandise Mark Act che la Gran Bretagna decise di promulgare nel 1882 per difendere la propria industria e i brevetti sulle tecnologie adottate dai desideri e dai casi accertati di contraffazione da parte dei tedeschi. Il primo caso al mondo di etichetta di origine del prodotto.
    Proprio quei tedeschi che per superare la legge inglese riuscirono a escogitare alcuni trucchi come l'apposizione dell'etichetta che indicava il paese d'origine sulla confezione e non sul prodotto come prevedeva la legge inglese in modo che il consumatore una volta aperta la confezione non potesse più sapere quale provenienza avesse il prodotto o il bene acquistato.
    E' il caso anche di pianoforti e biciclette che venivano mandati disassemblati dagli imprenditori tedeschi in Inghilterra per poi farli assemblare qui.
    Il giornalista Ernest Edwin Williams scrisse un libro nel 1896 che raccontava queste ed altre storie di contraffazione tedesca sui beni esteri dal titolo "Made in Germany" e che è possibile trovare ancora su Archive.org edito dalla Cornell University Press <a href="https://ia700401.us.archive.org/25/items/cu31924031247830/cu31924031247830.pdf>Made in Germany</a>.
    Il libro diventa anche lo spunto per il giornalista di analizzare e comparare i differenti modelli produttivi e delle relazioni industriali con la vittoria del modello tedesco su quello inglese.
    Considerazione finale: siamo vittime di una subalternità culturale che ci fa vedere l'un l'altro brutti, corrotti e pigri.
    La Storia per fortuna ci viene in soccorso e dimostra esattamente il contrario.

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    1. @Gianluca Abbadessa
      Molto interessante, Gianluca. Grazie

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  11. "Si suole dire che la storia si ripete, ma non credo sia corretto metterla così."

    Il solo apporto a cui, come semplice e anonimo cultore, posso ricondurre in merito lo dà Franco Cardini, noto medievista, nonché uomo non troppo comodo (esce, come sintetico esempio, nel 2003 il suo eloquente titolo "Per essere Franco. Le rabbie di uno che non sta bene a nessuno"). Nella prefazione all'opera "Apologia dei Cavalieri Templari" di Michele Raffi, Cardini scrive: "La storia non si ripete mai, e tanto meno è magistra vitae; non è una scienza perché non segue alcuna regola né dispone di alcuna «interna ragione trascendente»; tanto meno è un «tribunale» che possa stabilire torti e ragioni, innocenze e colpevolezze. […] Chi ha parlato di «corsi e ricorsi» lo ha fatto – genialmente, del resto – fondandosi solo sulle analogie e sulle somiglianze empiriche. […] La Verità – quid est Veritas, chiese una volta un procuratore romano a un saggio eppure paradossale Maestro ebraico di saggezza, che non rispose – non sta nella storia: il che non impedisce, anzi a dispetto di tutto impone, di cercarne senza posa le tracce, gli indizi. A costo di doversi arrendere alla continua mutevolezza del «vero storico» alla luce di nuove prove e di nuovi sistemi di verifica. Checché ne blaterino fanatici e politicanti, la storia è sempre e comunque revisione: altrimenti non è nulla.”
    Mi pare dunque sensato prendere in considerazione l'uomo prima della storia, essendone peraltro un elemento compartecipante, e riconoscere che l'uomo storico non sia poi così cambiato nell'arco di alcuni millenni (forse rispetto a un orizzonte temporale più vasto sì, ma temo complessivamente in peggio - e purtroppo per questo genere di cose nemmeno i metodi da CSI sanno dirci alcunché). Del resto, la cosa non sfuggì nemmeno all'acuto Marco Aurelio, che come uomo storico aveva meno secoli di noi sul groppone, allorché scriveva, com'è ben noto: "Gli uomini non cambiano, per quanta pena tu ti dia".

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    1. @Citodacal

      Dire di Franco Cardini che "non è troppo comodo", è il minimo che si possa dire di lui.

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  12. Torno adesso da un incontro organizzato dall'associazione Primolunedìdelmese. Tutta gente piddina, ex piddina ma ora sinistra italiana (insomma piddini dentro). L'incontro verteva proprio sulla situazione siriana. Relatore Umberto Degiovannangeli inviato speciale dell'Unità. Tra lievi imprecisioni e gravi omissioni tutto sommato se l'é cavata. Quel che mi ha fatto morire dal ridere (sì perché adesso inizio a godere) è che alla fine del dibattito il capetto lancio un accorato appello per rimpinguare le casse dell'associazione. Io già due anni fa lo avevo avvisato che bisognava iniziare una riflessione sull'euro, ma per tutta risposta mi son sentito dare del visionario e del catastrofista. Beh visionario lo sono stato visto che è successo quello che qui tutti sappiamo. Xe finìi i schei. E come se non bastasse BPVi e Veneto Banca ha fatto sparire 10 miliardi dall'economia vicentina. Penso che a breve si avvererà anche l'altro anatema che mi è stato lanciato. Non che debba fare granché; basta solo aspettare...

    Terminata che ebbe la sua lamentazione lo avvicino e gli dico: ti ricordi di me? Avevi ragione a darmi del visionario e del catastrofista. Come vedi ci hai azzeccato tu e ci ho azzeccato io. E sai quando avverrà la catastrofe? Quando dopo che l'associazione è rimasta senza soldi ci rimarrai anche tu. E tu come fai a sapere che l'azienda per la quale lavoro è in crisi? Amico caro una alla volta chiuderanno tutte. Effettivamente avevi ragione e il prossimo mese abbiamo inviato Clericetti per parlare della crisi economica. IO Ma vai a cagare dovete morire tutti piddini di merda.

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    1. Clericetti è un bravo ragazzo: come sapete, lo abbiamo invitato al goofy4. Il capetto è un irrecuperabile fesso che merita la fine che farà. Perché, diciamocelo: se lo meritano. E se non fosse che zavorrano la barca nella quale stiamo anche noi, la strage dei fessi non meriterebbe nemmeno il divertito sorriso che tu gli dedichi.

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  13. L'imperatore Valente pagò con la sua stessa vita. Ad Adrianopoli, diede battaglia senza aspettare i rinforzi ormai prossimi giungenti dall'Impero d'Occidente per non dover condividere la gloria della vittoria preconizzata come certa. Una tracotanza purtroppo simile a quella manifestata dalla "classe dirigente attuale" parrebbe. Non sono uno storico e però, avendo perlomeno appreso a leggere e scrivere, sottolineo a riguardo il volume "La caduta dell'impero romano. Una nuova storia" di Heather Peter, edito in Italia da Garzanti nel 2006, in tempi non sospetti. Dinanzi all'usuale visione tramandataci a scuola della compagine imperiale decaduta a seguito di castacriccaecorruzzione, qui si evidenzia come l'Impero crollò dinanzi a flussi migratori incontrollabili di interi popoli germanici, a seguito della minaccia Unna, i quali desideravano semplicemente risiedere all'interno dell'Impero, e non provocarne il dissolvimento. Lo stesso Carlo Magno, quattro secoli dopo, nonostante sia a noi presentato come uno dei padri fondatori dell'Unione Europea (manco dell'Europa in senso lato), assurse ad Imperatore riconoscendosi come prosecutore dell'Impero Romano medesimo.
    Particolare interessante del libro suesposto risiede nell'analisi che l'Impero Romano del IV secolo d.C., prima dei flussi migratori, non si presentava affatto come entità decadente, essendo stato in grado di superare le reiterate crisi politiche del secolo precedente e di opporsi efficacemente alle mire espansionistiche del confinante Impero Sassanide, temibile potenza egemone dell'epoca. Purtroppo sono innumerevoli le civiltà scomparse a seguito di movimenti migratori incontrollabili, dall'India alla Cina, passando per le civiltà del Mediterraneo dell'età del bronzo, soggiogate dalla venuta dei Popoli del Mare.

    D'altronde, come disse un tedesco, "...tutto ciò che l'uomo ha imparato dalla storia, è che dalla storia l'uomo non ha imparato niente...".

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    1. Per inclinazione personale e per formazione culturale sarei cauto anche nell'esprimere giudizi. Non vorrei nemmeno cadere nella mistica della distruzione-creazione, però ecco, se da un lato sono scomparse innumerevoli civiltà, a causa di fenomeni migratori di massa sono anche sorte altrettante innumerevoli civiltà. La stessa Europa delle nazioni, in fin dei conti, è il risultato anche di quei fenomeni migratori che hanno contribuito al collasso dell'Impero. Poi per altro non sempre le civiltà conquistate o distrutte sono scomparse davvero e quello di Roma è sicuramente l'esempio più lampante e a noi vicino.
      La storia dell'umanità fin dalla sua alba è anche una storia di migrazioni, su questo occorre mettersi l'animo in pace. Indagarne le cause - anche in un'ottica storica, perché no - può aiutare la comprensione del fenomeno e quindi magari contribuire ad una riflessione sulla loro gestione. Ma i problemi si risolvono molto più facilmente a monte che a valle. Mi pare sia abbastanza evidente che nella situazione attuale alzare muri non serva a granché; piuttosto occorrerebbe rimuovere le cause che provocano esodi continui e su questo credo siamo d'accordo un po' tutti. E' anche banale, se vogliamo, ed è qui che casca l'asino: manca la volontà politica.
      Va anche poi detto che il multiculturalismo, categoria oggi un po' pelosa, è sempre stato praticato senza troppi strombazzamenti, specie nei centri urbani. Venezia ha sicuramente rappresentato un caso interessante (vedi E. Orlando "Migrazioni mediterranee", Il Mulino). Tenderei a conservare della fiducia, ecco.

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    2. Anch'io sarei piuttosto cauto, e mi limito a osservare quello che stiamo ormai capendo tutti, cioè che il problema non sono certe dinamiche in sé e per sé, ma l'uso che se ne fa. Nella situazione attuale, è un caso di scuola l'uso che Erdogan sta facendo della crisi per ricattare l'Unione Europea, come lo è, d'altra parte, l'uso che Merkel sta facendo degli immigrati per deflazionare i salari. Naturalmente questi intenti non esattamente umanitari vengono percepiti, e suscitano reazioni identitarie che anch'io trovo spesso spropositate (anche perché non servono più di tanto a capire cosa sta succedendo: vedetevi l'amico del bar Kalergi), ma che, purtroppo, vanno ormai inquadrate nella fattispecie della legittima difesa.

      Vorrei però dire che la retorica dell' "alzare muri" mi ha un po' stancato. Non trovo nulla di strano nell'esistenza di frontiere. In un mondo senza frontiere, forse dovremmo ricordarcelo sempre, nessuno avrebbe diritto di asilo in alcun luogo. Il mondo senza frontiere, non a caso, è quello vagheggiato dal capitalismo mercantile assoluto, e non è un bel mondo, perché per vincere alla guerra del commercio devi essere più bravo degli altri a sfruttare il lavoro. Quindi non parlerei di "alzare muri", come non parlo di "liretta". Le frontiere ci sono, devono essere controllate, lo chiede l'Europa, punto. Che i problemi non si risolvano a valle ma a monte è un'altra questione, sulla quale concordo.

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    3. Sono d'accordo, prof., anche sulla necessità delle frontiere. La mia voleva essere soltanto una banale constatazione: non c'è muro che possa tenere a lungo. Ecco forse questa è sì una delle lezioni che la storia può dare. Non era retorica e so perfettamente che sono espressioni che lei non usa.
      Dissento invece cordialmente sull'inquadrare le reazioni identitarie più o meno esasperate all'interno della legittima difesa. Posso comprenderle, questo sì, ma non mi sento di giustificarle. Se non altro perché colpiscono il bersaglio sbagliato. Ma qui apriamo un altro discorso interminabile...

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    4. Dobbiamo intenderci sui termini. Se capisci che ti stanno portando via tutto (inclusa la vita, perché se non puoi curarti muori), è naturale (non legittimo, se vuoi: naturale) che tu vada a cercare un nemico. A questo punto, se dall'altra parte ti viene proposto un argomento visibilmente ipocrita, diciamo che il nemico ti viene servito su un piatto d'argento. Certo che anch'io non sono d'accordo. Ma fra Bruxelles e il poraccio che sta in borgata, tendo ad attribuire le responsabilità al primo, e cordialmente auspico che nostro Signore provveda.

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    5. Avrei anche potuto dire "giustificare sto cazzo", dopo anni di dibattito in cui mi è stato attribuito di tutto, con intenti maliziosi e da persone spesso pagate per farlo. Ma intuisco che questo potrebbe non essere il tuo caso e quindi ho esposto meglio. In ogni caso, mi fa piacere se chi parla con me si ricorda con chi sta parlando.

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    6. Sì sì, ci mancherebbe. Non sono tra quelli che starnazzano "Bagnaiiii leghistaaa!" e, purtroppo, hanno smesso di pagarmi per scrivere cose qualche mese fa. Ma ero attivo in tutt'altro campo, le assicuro! (La storia moderna, per l'appunto).
      Colgo ben volentieri la sua precisazione e non avevo particolari dubbi al riguardo.

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    7. ..ma ho capito che sei uomo di lettere! Scusami se ti ho assimilato ai vari Wuminkia, tafani di mare, e bestiario pseudoprogressista assortito. Purtroppo una certa diffidenza è giustificata dalle circostanze e avrei fatto meglio ad usarla da subito.

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    8. Non ne posso più dell'opposizione "invasione-continuità", la sento dal tempo in cui frequentavo le lezioni del compianto Santo Mazzarino, il quale scrisse un mirabile libro sull'argomento (ne era specialista), ossia La fine del mondo antico. Le cause della caduta dell'impero romano del 1959, testo che consiglio a tutti. Le cose sono molto più complesse, e la politica c'entra sempre; io stesso mi occupo di "invasioni" indoeuropee (Gimbutas), scontrandomi spesso con i "continuisti" (Alinei), ma so perfettamente che non si può spiegare tutto in termini di distruzione e decadenza ovvero di mutazione e ri-creazione: in genere, sorvolo (non lo potei fare nella tesi di dottorato italiano, perché era sul latino tardo: ma ero giovine e sconsiderato), perché sono affatto consapevole che una prospettiva ermeneutica corretta è cosa ardua a darsi. V'è poi da vedere caso per caso: un esempio interessante di sostituzione etnica nei ceti sociali dominanti fu quando i soldati turchi dell'esercito del califfato abbaside divennero signori di molti territori islamici nel Vicino e Medio Oriente, scalzando l'etnia araba. Una "pacifica" invasione? Chiedere a Erdogan, magari dà anche una risposta soddisfacente per lo sterminio degli armeni: hai visto mai...?

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    9. A proposito di Gimbutas (curioso trovarla citata su questo blog), non sono un'archeologa ma... (oppure e quindi) quanto mi è piaciuto Il linguaggio della dea... poi oggi è l'8 marzo, capita a proposito!

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    10. @Alberto Bagnai @Simone Lonardi

      Certo che i problemi si risolvono a monte e non a valle. Ma, se l'emigrazione è prodotta dalla destabilizzazione programmata di medioriente e nordafrica da parte degli americani, che cosa facciamo? Quali armi hai in mano per reagire? Che la storia sia fatta anche di flussi migratori, va da sé, questa è la visione della storia dall'alto (con un codice cronologico a "maglie larghe"); ma se restringiamo lo sguardo (e usiamo un codice a "maglie strette"), ci ritroviamo non più in alto, ma in mezzo, e dunque oltre che spettatori diventiamo anche agenti di quella società che osserviamo. Cioè dobbiamo avere il coraggio di prendere una decisione. E decidere è sempre doloroso

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    11. @Martinet
      Io non mi occupo di continuità e nemmeno di invasioni o di crolli, distruzioni e altre amenità. Ho interessi meno ingombranti e, mettiamola così, meno altisonanti. Sono portato a ragionare in termini di continuità perché mi pare che nella storia ve ne sia e perché mi pare si tratti di un dato meno evidenziato rispetto ad altri. Almeno a livello divulgativo o di istruzione scolastica. Ecco tutto.

      @Celso
      Temo mi sfuggano le possibilità di scelta e la loro eventuale messa in pratica.

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  14. Da modernista, in attesa dei commenti di lettori-colleghi con competenze più specifiche delle mie, i miei umili 2 cents.
    Credo che ci possano essere pochi dubbi sulla ricostruzione sintetizzata nel commento citato nel post e basata sul libro di Barbero: i fatti andarono più o meno così, per quanto se ne sa. (La fonte del resto mi pare sia sostanzialmente una: Ammiano Marcellino).
    Tuttavia vorrei porre una questione più generale. Ritengo sia un'operazione rischiosa quella di cercare connessioni così dirette tra passato e presente. Ci andrei molto cauto. Mi pare che questo tipo di interpretazioni favorisca letture un po' appiattite sul presente, che non tengono in giusta considerazione le differenze rilevanti che invece esistono tra attualità e vicende storiche e riguardano la natura dei fenomeni migratori, la demografia, le politiche dell'immigrazione e tanto altro.

    Quando si parla di "invasioni" - di migrazioni - barbariche siamo davanti ad un fenomeno che forse solo il Libano e la Turchia oggi stanno vivendo in proporzioni paragonabili a quelle vissute dai nostri antenati sotto l'autorità imperiale. Si trattava letteralmente di interi popoli in movimento. Quando nel VI secolo i Longobardi si vennero a stabilire nella penisola, contavano circa 700.000 individui, se non ricordo male, su una popolazione che, dopo le devastazioni legate al crollo dell'Impero, in piena crisi economica e demografica, forse arrivava ad un decimo di quella dell'Italia attuale. Già solo questo dato dovrebbe rendere l'idea della sproporzione tra i due fenomeni. Mi pare che le dimensioni contino, ecco, per quanto nel medio periodo le proporzioni potrebbero finire col risultare compatibili.

    Senza andare troppo per il sottile, la politica romana in merito all'immigrazione prevedeva sostanzialmente due opzioni: l'annientamento o l'assimilazione. Ciò che non si poteva distruggere andava romanizzato. Quindi se un popolo premeva ai confini, o in qualche modo si poneva in collisione con gli interessi di Roma, le soluzioni passavano da quelle due alternative a seconda delle contingenze e della convenienza. Da un certo punto in poi dovette risultare difficile applicare sistematicamente la prima opzione. La sconfitta di Teutoburgo credo abbia rappresentato un discreto bagno di umiltà per Roma e che abbia reso bene l'idea che al di là del Reno e del Danubio non si scherzava affatto. Meglio romanizzare, dove e quando possibile, anziché rischiare di mandare al macello intere legioni.
    Quanto poi alla natura di quelle migrazioni, è senz'altro vero che si trattava di forza lavoro. Ma occorre far notare che quelli erano anche popoli guerrieri e servivano a rimpolpare le sfiancate legioni imperiali. Le vicende di uno Stilicone, esempio più che noto, dovrebbero essere abbastanza indicative; e di certo egli non fu il primo militare oriundo barbaro di un certo rilievo. Quando Valente perse ad Adrianopoli erano già almeno due secoli che una parte via via più importante dell'esercito romano era formata da barbari di varia origine.
    I Goti accolti da Valente non erano solo forza lavoro, ma anche un esercito di parecchie decine di migliaia di uomini. Uomini armati, per altro, perché nella fretta dettata dall'emergenza, e data la proporzione numerica non particolarmente favorevole, non vi fu modo di disarmarli prima che valicassero il confine.

    Detto questo, prof., sono d'accordo con lei: la storia non è affatto lineare, ma nemmeno ciclica, come giustamente ha sottolineato. Luciano Canfora in un'intervista ha detto che secondo lui - e penso abbia ragione - la storia non è né un cerchio né una linea: si va e si torna, ma sempre in modo differente. Quindi non sono troppo convinto che la storia abbia necessariamente da offrire lezioni o esempi.
    Sono meno propenso a credere che l'uomo negli ultimi tremila anni sia cambiato relativamente, ma sono invece d'accordo sul peso che le strutture - economiche e non - hanno avuto e continuano ad avere nel determinare il destino dei più.

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    1. Sono d'accordissimo sul dato generale (i limiti dei confronti intertemporali) e particolare (le dimensioni contano). So che occorrevano anche militari (lo dice Barbero, ma lo sappiamo tutti), il che peraltro contiene una lezione di ordine assolutamente generale: occorrevano tanti soldati perché l'impero era troppo grande, ecc. Faccio notare che oggi poche persone hanno un impatto "politico" maggiore di molte persone ieri, semplicemente perché è cambiato il sistema politico e sono cambiate le tecnologie di comunicazione (media). Quindi, paradossalmente, un paio di cose che ci allontanano da quell'uomo storico (la televisione e la "democrazia") in qualche modo rischiano di rendere attuale, in termini di impatto sugli equilibri politici, un'esperienza che con quella presente condivide senz'altro la struttura economica, ma forse non molto di più.

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    2. Infatti l'unica cosa che vale assolutamente oggi come allora è che dietro l' "accoglienza" non c'è nessun movente umanitario, ma fondamentalmente solo il bisogno di braccia (come è stato per gli italiani prima e per i turchi poi), meglio se extracomunitarie, così da poter tranquillamente derogare anche ai "diritti" dei cittadini UE.
      Un altro aspetto fondamentale da ricordare è che mentre l'impero romano si trovo a subire una situazione completamente indipendente dalle proprie azioni (gli Unni ecc.), il flusso dei profughi è stato causato dalle guerre, apertamente combattute o comunque fomentate dall'occidente (in Afghanistan, Iraq, Libia, Siria ecc.) ed usato come arma di ricatto nei confronti dei paesi europei da parte della Turchia affinché assecondassero le proprie mire su parte della Siria.

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    3. @porter: siamo perfettamente d'accordo, soprattutto sull'ultima parte. Le motivazioni umanitarie ci sarebbero, ma vengono usate in modo diciamo poco limpido, ad essere buoni. Questo credo sia ormai evidente.
      @ prof: sì, questo è vero. L'impatto di pochi, nell'odierno sistema dei media, rischia di essere maggiore rispetto a vicende passate dalle proporzioni ben più ampie.

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    4. Mi permetto di essere triviale, banale ed addirittura leghista (anche se non lo sono) ma le ragioni umanitarie valgono anche per noi disoccupati italiani? Valgono anche per il cittadino che vede chiudere il proprio ospedale?(a Firenze si sta parlando di chiudere l'osp. Di S. Giovanni di dio con un bacino di 200000 abitanti), nella vita si vive anche di pane... Non vorrei che a guardare troppo lontano o a volare troppo in alto si rischi di non vedere...

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    5. Vorrei solo puntualizzare che quando i Longobardi giunsero in Italia questi erano molto meno di 700mila. Non si conosce il loro reale numero, ma tra uomini, donne e bambini non dovevano superare le 300mila unità, forse anche meno. Bisogna anche aggiungere che non si trattava di un gruppo omogeneo essendo composto, oltre che dai Longobardi, anche da Sassoni, Gepidi, Sarmati, Svevi e perfino Romani del Norico e della Pannonia.
      Per quanto riguarda la crisi demografica, questa fu causata da alcune epidemie di peste avvenute nella seconda metà del III secolo. Ciò detto l'entità delle vittime, ossia quanto diminuì la popolazione all'epoca, fu probabilmente percentualmente minore rispetto alle epidemie di peste del XIV e XVII secolo. In sostanza la crisi demografia, che ci fu, non è a mio avviso una causa primaria che portò alla ricerca di manodopera esterna. La crisi del III secolo aveva trasformato l'economia dell'Impero: la vocazione commerciale delle grosse tenute era venuta meno con conseguente crisi del commercio (diminuzione della domanda di beni dai centri manufatturieri cittadini). Senza scendere nei particolari che sono dibattuti e su cui non mi esprimo personalmente, è chiaro che ci fu anche in quel caso un innesco economico (scelte di politica economica errate?).
      Io personalmente penso che siccome precedentemente e già dal I secolo nonostante le ricorrenti tensioni tra Impero e area barbarica europea si era sviluppato un fiorente commercio, successivamente a causa della crisi interna all'Impero ne dovettero risentire anche le regioni esterne.
      Sicuramente decisivo fu il fatto che questi barbaracci vendendosi come militari (visto che i Romani avevano altro da fare) seppero conquistarsi posizioni importanti e decisive (la forza bruta), come detto da Barbero.
      Quest'ultimo aspetto, ossia l'integrazione degli immigrati previo servizio militare mi ricorda quanto accade oggigiorno nelle forze armate (per lo più fanteria) degli USA, dove le minoranze e gli immigrati rappresentano una fetta percentuale maggiore del totale rispetto a quanto si registra osservando i dati della demografia del paese.

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    6. Credo che l'impatto dei flussi migratori vada considerato anche in basse a come esso stesso si organizza, oggi siamo difronte a flussi migratori di singoli individui mossi da motivi economici o umanitari, al tempo dei goti si muovevevano intere popolazioni mantenendo nello spostamento la struttura gerarchica e una certa organizzazione, ció rendeva molto piú gestibile il flusso di goti rispetto a quello attuale, se a questo sommiamo il fatto che i goti riconoscevano la superiorità culturale romana e volevano essere romani al contrario dei migranti attuali che nutrono un certo odio disprezzo ( comprensibile) verso la società occidentale, il confronto diventa molto meno simmetrico.

      Le soluzioni a monte sappiamo che non avverranno mai quindi ci restano quelle a valle che sono non soluzioni, non sono uno storico quindi quasi sicuramente sbaglio ma credo che il rischio che la storia si ripeta o peggio sia molto alto.
      Anchè perche esclusa la soluzione polita a monte le soluzioni a valle sono limitate,o li fermi a ogni costo o li accogli, fwrmarli a ogni costo richiede uno stomaco molto irsuto che abbiamo perso tempo fà, quindi accogliamo e qui nasce il problema accoglierli per metterli dove a fare cosa sfamandoli e alloggiandoli a spese di chi come lo spieghi agli autoctoni senza casa senza lavoro che già scontano il costo dell'euro che lo stato non puó fare nulla per loro ma da vitto e alloggio ai migranti.
      La crisi migratoria esigerà un caro prezzo dalle classi politiche che hanno dimostrato in modo lampante la loro drammatica inadeguatezza.

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    7. @Simone: grazie per le precisazioni. Sulle stime relative ai longobardi mi ero già corretto ieri sera, ma il post scriptum è finito un paio di post sotto.

      @Vasarite Dazss: sei sicuro che i migranti attuali nutrano odio o disprezzo verso la società occidentale? Tutti tutti? La mia esperienza dice tutt'altro. Ho anche seri dubbi sul fatto che le migrazioni di un tempo fossero più gestibili di quelle attuali, almeno a sentire Barbero.
      Ma io non c'ero e nella vita mi occupo di altro, quindi mi risulta difficile dare una valutazione netta.

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    8. @Simone Lonardi

      Secondo te, perché studiamo la storia? (Io sono rimasto a Tucidide, 1.22, pur tra aggiornamenti e ammodernamenti). Che la storia non sia una palla di fucile che corre da A verso B, come credevano cattolici, liberali e marxisti, è pacifico da tempo (visto che stiamo tornando a condizioni politico-sociali d'altri tempi, pur nella differenza ovviamente dei contesti); dovendo proprio usare un'immagine evocativa, vogliamo proporre la spirale?

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    9. @Celso
      Avevo scritto originariamente che la storia somigliava più che altro ad una spirale. Ma poi ho pensato che la spirale parte da un punto preciso e non sapevo bene dove collocarlo e neppure come far quadrare in quella forma tutto l'ammasso di vite e vicissitudini accumulato fino a qui. Alla fine mi sono censurato. Facciamo tante spirali irregolari?
      Sul perché studiamo la storia, io davvero fatico a rispondere. Immagino ci sia un aspetto di fascinazione che riguarda quasi tutti, anche chi a livello amatoriale semplicemente se ne interessa; poi ci sono innumerevoli variabili soggettive sulle quali non mi posso esprimere. Non posso dunque rispondere che di me stesso e delle mie motivazioni: volevo capire meglio quello che vedevo guardando fuori dalla finestra. Credo che in questo senso l'operazione sia riuscita.

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    10. ...tana!

      Se dici così, però, caro Simone, io ti capisco, ma ti faccio notare che vieni al mio punto. Tu sei partito criticando quello che vedevi (o volevi vedere) come un mio tentativo di stabilire connessioni dirette fra passato e presente. Operazione abbastanza aliena dalla mia mentalità, considerando che normalmente orino sopra (vedi? per te faccio lo sforzo di non dire parolacce!) perfino sugli studi dei miei colleghi che stabiliscono comparazioni fra presente e presente, mettendo insieme nello stesso campione statistico Danimarca, Papua Nuova Guinea e Corea del Sud per acquisire un campione più ampio. Il mio intervento era una cosa diversa. Era una manifestazione di insofferenza radicale verso la disonestà di chi vuole farci credere che oggi sia tutto diverso, fondamentalmente perché vuole confinare il ragionamento sulla società in una dimensio a-storica perché "naturalistica". Quegli imbecilli che vorrebbero che l'economia fosse una scienza dura, forse perché è l'unica cosa che gli rimane da irrigidire (se ci fate caso, la loro antropologia, anzi, andrologia, si presta spesso a simili sospetti). Se mi dico che studi storia perché vuoi capire quello che vedi dalla finestra, stai dicendo quello che io sto dicendo solo da cinque anni. Quindi?

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    11. Prof., il Kung Fu mi attende (la Ciiiiinaaaa!) e quindi rispondo un po' come viene, a mo' di flusso di coscienza. Magari articolo meglio in seguito, o anche no. (Passo al tu e ti ringrazio per la delicatezza con cui hai evitato improperi ignominiosi, ma non era necessario. Io sono veneto, quindi ogni tre parole pronunciate ci casca un'infrazione alle leggi sulla blasfemia. Condivido appieno le tue - diciamo - riserve sulle comparazioni fatte a cazzo di cane).
      Ad ogni modo, la mia motivazione - oltretutto piuttosto tarda: mi sono iscritto all'università a 23 anni e già lavoravo da un po' - era la curiosità, per molti versi simile a quella di un bambino: perché là c'è una chiesa? (E quindi: che cos'è una chiesa? perché è fatta in quel modo? Chi l'ha voluta? Perché? Chi l'ha costruita e come?). Eccetera, eccetera. Mi interessava conoscere il più possibile e poi in qualche modo provare a darci un senso. La storia è multidisciplinare per definizione, almeno dal mio punto di vista. Chi si interessa di storia finisce per interessarsi - anche solo a margine - di arte, cultura, economia, sociologia, filosofia, antropologia e altro ancora. Mi è venuto spontaneo andare in quella direzione perché mi sembrava quella in grado di offrire le risposte più complete alle mie domande. Ho cercato di farlo in modo il più possibile "riparato" da suggestioni attualizzanti. (Fino ad un certo punto, dal momento che mi sono occupato di storia della comunicazione politica. Ma va da sé: ogni storia è storia contemporanea, perché risponde comunque a istanze del presente, diceva Croce. Ma è un altro discorso). Dove non ho potuto farne a meno, ho sempre cercato di averne completa consapevolezza. La curiosità che mi ha mosso me la sono tenuta ben stretta e mi ha portato a godere quando giravo per archivi e biblioteche, pagato o meno, in sostanza per ficcare il naso nella vita dei morti (e che quindi non potevano avere diritto di replica: è una bella responsabilità, per altro. Se vogliamo c'è un'etica anche nell'utilizzo delle fonti).
      Più che una critica, il mio voleva essere un invito a considerare un elemento forse banale: i fili che uniscono passato e presente ci sono, naturalmente, ma sono molto profondi. C'è una distanza, non solo dettata dal semplice scorrere del tempo, che va sempre tenuta presente. Ecco, volevo solo mettere in guardia rispetto alla facilità con cui si tende a cadere in certe trappole. L'Historia per me non è magistra vitae. E' piuttosto un percorso di comprensione della realtà che deve partire proprio dalle differenze che rendono il passato ciò che è.
      Ecco, non so se mi sono spiegato. In ogni caso mi scuso per questo pippone un po' autoreferenziale. Potevo semplicemente rispondere al tuo post dicendo che non ce li vedevo tanto i profughi siriani, armati di spade e scudi, mettere sotto assedio Monaco di Baviera. Forse avrei reso meglio l'idea e avrei risparmiato a tutti un sacco di tempo.

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    12. Scusa sai, ma questa cosa non la vede nessuno. Io sono molto amico di chi si prende molto (o anche troppo) sul serio, purché non faccia l'errore di non prendermi abbastanza sul serio...

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    13. Quella finale era solo una battuta, dato che mi sono ritrovato a scrivere anche di cazzi miei. Di solito evito molto volentieri, ma in questo caso è andata così e va benissimo. E sono ben felice di aver contribuito a questa discussione.

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    14. La maggiorparte dei medioevalisti stima il numero totale dei Longobardi stanziatisi in Italia come al di sotto delle 150mila unita`, tutti inclusi.
      Cioe` circa 1.5% della popolazione stimata dell'Italia al tempo.
      Puo` essere interessante in tal senso leggere Geschichte der Langobarden, Stuttgart 1982.
      Se vogliamo fare un parallelismo con l'attuale, la migrazione longobarda del 568 risulta demograficamente molto meno significativa di quella albanese negli anni '90.
      Questo non ha implicazioni sull'impatto culturale, evidentemente enorme, dovuto soprattutto alle posizioni occupate da tale minoranza.

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    15. Mi scuso per la pedanteria, ma - sempre ammesso che abbia un senso - gradirei conoscere su quali basi si può considerare la migrazione longobarda del VI° secolo "demograficamente molto meno significativa" di quella albanese degli anni Novanta (del XX° secolo, naturalmente). I dati ufficiali parlano di circa 170.000 cittadini albanesi residenti in Italia nel 2001. Molto meno significativo de che?

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    16. Premesso che residenti e domiciliati sono insiemi distinti, specie nel caso di persone spostatesi recentemente, all'ISTAT ne risultavano oltre 300mila stabilitisi in Italia al 2001.
      Certamente ho sbagliato nel ritenerli piu` significativi, confusi il dato complessivo delle migrazioni, con il dato del primo paese (allora) per provenienza.
      Per una classifica aggiornata al 2015 questa tabella puo' essere interessante: https://it.wikipedia.org/wiki/Immigrazione_in_Italia#Provenienza
      In ogni caso, la realta` e` speculare rispetto a quanto sopra descritto. Le due migrazioni (la longobarda e l'attuale) sono difficilmente paragonabili, non per la maggiore rilevanza demografica della prima, ma al contrario per la maggiore rilevanza della seconda.

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  15. Probabilmente, Angelina s'è scordata Adrianopoli. Non così Luttwak, che ha fatto tesoro dello studio delle strategie militari dell'impero romano, applicandole a quelle degli U.S.A.

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    1. @Giorgio Bertani

      E' molto istruttivo vedere che cosa fanno gli americani con i classici e con l'antichità. Ricordo un rettore, di una certa ambizione politica (se fai il rettore, poi non puoi tornare alle amate carte in mezzo a improbabili studenti), che un pomeriggio ci arringò su come confrontarci con l'antichità: fioccarono le citazioni da Gadamer, imperversò il "distanziamento" (Verfremdung?), risuonò l'imperativo alla non "identificazione". Uscirono tutti rinfrancati da questa lezione di messa a distanza di una antichità rispolverata, aggiornata e riportata alle sue giuste dimensioni. Poi però t'imbattevi in quei ragazzacci un po' maneschi degli americani, e scoprivi che i neocon leggevano Tucidide come base ideologica alla guerra contro l'Irak, che Luttwak traeva ispirazione dalla storia romana. E, per finire, un amico filologo, un allievo di Luciano Canfora, mi disse che a Westpoint una sua amica insegnava greco... per Bacco! Dal che sembrava potersi dedurre che gli studi classici fioriscono (più o meno) là dove c'è la potenza (se sei espropriato delle armi, della moneta, e quindi della sovranità, puoi solo gingillarti con i testi antichi. Va da sé che "investire nella cultura" è un ridicolo slogan, se non hai i "cannoni" e un'economia forte)

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  16. PS: ricordavo male le stime sulla consistenza della popolazione longobarda. Studi di demografia storica e il libro di Jarnut sulla storia dei Longobardi parlano di 150.000-200.000 individui su 7-8 milioni di popolazione totale.

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    1. Ho letto solo successivamente questo tuo messaggio, scusa per la ripetizione nel mio.

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  17. Chi ci racconta costernato questi tragici fatti di questa "crisi dei rifugiati" protagonizzata degli antenati di frau Merkel caso vuole fosse un Siriano ( Ammiano Marcellino, grande storico contemporaneo ai fatti ).
    Per chi volesse leggere di queste vicende in forma piú leggera ancora, mi permetto di segnalare che esiste un gradevole romanzo storico scritto da Guido Cervo l'anno dopo di Barbero ( sospetto se ne sia inspirato )
    " Le mura di Adrianopoli " ed. piemme.

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  18. Questo e' quello che fa un sistema non lineare quando raggiunge un punto critico. Si era ipotizzato di non raggiungere questo punto critico se non nel 2100. Lo si raggiungera' nel corso di quest'anno.....I barbari, il clima, l'euro...sono sistemi non lineari. Leggete: http://www.slate.com/blogs/future_tense/2016/03/01/february_2016_s_shocking_global_warming_temperature_record.html

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  19. A proposito..."Our Emisphere"...e' il vostro...non il mio.

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    1. Emisfero di cui fa parte la Groenlandia, giusto?
      I cui ghiacchi si starebbero completamente sciogliendo, giusto?

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    2. Scusa Tiziano, non mi è chiaro il senso di questo commento. Sembrerebbe suggerire che i ghiacci non si stanno sciogliendo, ma nelle conclusioni dell'articolo che citi c'è scritto il contrario: As mentioned, satellites measuring the ice sheet mass have observed a loss of around 200 Gt/year over the last decade.

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    3. Sta dicendo che cose che capitano in un emisfero hanno impatto anche sull'altro.

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    4. Non credo, la Groenlandia è nell'emisfero nord, e anche l'articolo indicato da Maurizio parla dell'emisfero nord. Poi quel "si starebbero" sembra affermare che il fenomeno non esiste, ma il link dice il contrario. Il genere di lievi imprecisioni che mi infastidisce, ma siamo OT.

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  20. A proposito di intersezione fra matematica e storia: anni fa cercando in rete documentazione sul lavoro di Valentin Turchin mi sono imbattuto anche in quello del figlio, Peter Turchin.

    Peter Turchin (qui il suo sito) è tra i fondatori di una disciplina di cui ha coniato il nome, la cliodinamica (da Clio, musa della Storia): la modellazione matematica e l'analisi statistica delle dinamiche delle società storiche.

    Potete leggere una breve introduzione alla disciplina sul sito dell'ENEA: Se trattiamo la storia come la scienza… nasce la cliodinamica. Ha una sua rivista peer-reviewed, Cliodynamics: The Journal of Quantitative History and Cultural Evolution.

    Secondo Nature una parte degli storici non l'ha presa benissimo, ma in questo articolo Turchin sottolinea la non linearità della Storia:

    «But Turchin and his allies contend that the time is ripe to revisit general laws, thanks to tools such as nonlinear mathematics, simulations that can model the interactions of thousands or millions of individuals at once, and informatics technologies for gathering and analysing huge databases of historical information. And for some academics, at least, cliodynamics can't come a moment too soon. “Historians need to abandon the habit of thinking that it's enough to informally point to a sample of cases and to claim that observations generalize,” says Joseph Bulbulia, who studies the evolution of religion at Victoria University of Wellington in New Zealand.»

    Per tornare al nesso fra migrazioni e guerra, Turchin&Korotayev sostengono l'ipotesi che la pressione demografica causi un aumento delle guerre; si legga per esempio Population Dynamics and Internal Warfare: A Reconsideration (pdf), dove spiegano il motivo per cui l'assenza di una correlazione positiva non falsifica l'ipotesi, proprio per la natura non lineare del fenomeno. Il modello di Turchin è stato parzialmente confermato in uno studio indipendente, che ne analizza anche i limiti: Population and Warfare: A Test of the Turchin Model in Puebloan Societies (pdf).

    Infine segnalo questo articolo che mi sembra interessante: The Evolution of Economic History Since 1950: From Cliometrics to Cliodynamics.

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  21. "[...] La mia domanda ora è: la chiusura della frontiera macedone è solo un piano B o rischia di diventare l’unico rimasto alla fine del vertice di lunedì?

    Forse hanno agito così perché a loro tutto pare procedere troppo lentamente. La Germania ha un altro tipo di responsabilità. La nostra responsabilità è quella di giungere a una soluzione, che non vada però a discapito di un altro Paese. Noi dobbiamo trovare una soluzione buona per tutti i Paesi. Così abbiamo fatto durante la crisi dell’euro e così dobbiamo fare anche con i profughi.

    Così dicendo non le sembra di dare ragione a Orbán secondo il quale, il problema dei profughi “non è un problema europeo ma tedesco”? E così alla fine non ci sarà una soluzione turco-europea, ma semplicemente una soluzione turco-tedesca.

    No, anche Orbán ha accettato la priorità dell’agenda turco-europea, il controllo delle frontiere esterne. Solo che per lui tutto procede troppo lentamente e inoltre pensa che non funzionerebbe. Così ha fatto di testa sua. Ha idea di cosa succederebbe se io mi presentassi alla Turchia con un piano e al tempo stesso dicessi che tanto non ci credo, per cui faccio di testa mia? Il fatto è comunque che non si può lasciare la Grecia a gestire da sola questo problema. Per questo lunedì prossimo discuteremo, insieme alla Grecia, su come ripristinare passo dopo passo Schengen.

    Già, ma lei che strumento di pressione ha? Per gli altri Stati la loro soluzione funziona, e chi se ne importa della Grecia.

    Ma lei pensa veramente che l’anno scorso i Paesi dell’Ue che hanno fatto di tutto per tenere la Grecia nell’Eurozona – e allora noi tedeschi, se si ricorda eravamo i più severi – un anno dopo possano accettare che la Grecia finisca nel caos totale?

    Vero, ma allora lei era in un’altra posizione e poteva risolvere il problema con i soldi. Oggi dipende dalla benevolenza degli altri, è nella posizione del postulante. [...]"

    (Angela)


    Angelina non saprà nulla della storia di Adrianopoli (le sono vicino...), però sa bene cosa serve per diventare segretario generale delle Nazioni Unite.

    PS_I goti stanno ai siriani come gli unni stanno ai turchi?

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  22. Non c'entra nulla, però è un po' di giorni che mi frulla in testa una domanda:
    ma se è vero, come pare, che il surplus della Germania è dell'ordine di un trilione di Euro negli ultimi 4/5 anni, cioè 1000 miliardi, ma dove sono finiti tutti questi soldi?

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    1. Nel PIL tedesco. https://en.wikipedia.org/wiki/Gross_domestic_product#Components_of_GDP_by_expenditure

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    2. E' una buona risposta, e in parte è senz'altro così, però se interpreto bene i dati il PIl della Germania rispetto al 2014 è cresciuto di poco più di 100 miliardi di euro. Dove sono finiti gli altri 150?

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    3. non so se ti può essere utile Pepino.

      http://www.wallstreetitalia.com/germania-con-follie-finanziarie-simangiata-5-anni-di-surplus/

      Calogero

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    4. Grazie Calogero,
      la mia ipotesi era esattamente quella riciamata nell'articolo.
      Cioè, toglietevi dalla testa che i banchieri tedeschi siano dei mentecatti che comprano titoli spazzatura perchè ignorano i basilari principi del proprio mestiere.
      L'ipotesi è qiesta:
      1) La Germania è stata conquistata dagli USA (non è un'ipotesi)
      2) Gli USA impongono la politica economica dell'Eurozona, e in particolare manovrano perchè si generi l'enorme surplus tedesco.
      3) Il denaro viene trasferito agli USA tramite l'acquisto di titoli-spazzatura, cioè con un valore reale che è una frazione di quello nominale, mentre con denaro fresco le banche americane comprano titoli di Stato USA, sostenendo così la propria economia.
      Quindi l'unione mometaria serve in sostanza a pompare denaro nell'economia USA.
      (moderna e raffinata forma di imperialismo postcoloniale).
      Non ci sono pasti gratis. Neanche se il cuoco è Marshall.
      Naturalmente è un'ipotesi.
      Ma è meno peregrina e più credibile della narrazione ufficiale che vuole i banchieri tedeschi semideficienti.

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    5. Su come si sono mangiati i soldi ti consiglio di leggere #boomerang di Michael Lewis spiega come "investivano" le banche tedesche, su altri argomenti un meno interessante... opss lo trovi solo in inglese spagnolo e portoghese a e tedesco http://www.amazon.de/s/ref=sr_st_price-asc-rank?__mk_de_DE=ÅMÅZÕÑ&keywords=boomerang+michael+lewis&rh=i%3Aaps%2Ck%3Aboomerang+michael+lewis&qid=1457446278&sort=price-asc-rank

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    6. Stefano, ma se l'EU è loro (credo anch'io che lo sia) i banchieri americani non avrebbero più interesse che l'EU crescesse e producesse più ricchezza (da trasferire negli USA)? Non avrebbero più interesse a farla finita con tutta questa spazzatura che toglie risorse all'economia reale e crea recessione nel mondo intero? Che impegna i cervelli più acuti nell' "arte" della truffa legalizzata sottraendoli ad attività produttive? In definitiva neanche gli USA stanno benissimo, quindi il surplus tedesco è comunque sprecato.

      Secondo me banchieri, finanzieri e faccendieri sono solo accecati dalla loro avidità di denaro e di potere. Al di là della nazionalità, sono pericolosi sociopatici, completamente privi di scrupoli, abili e intelligenti nella manipolazione e nei raggiri tramite i quali si arricchiscono enormemente, facilmente e velocemente, ma al tempo stesso sono tutti dei veri idioti perché la ricchezza e il benessere complessivo potrebbero essere maggiori. A loro non interessa la dimensione della torta, pensano solo a come arraffare la fetta più grande per se stessi. In definitiva cosa importa ai banchieri tedeschi (e non) di investire in spazzatura? Ci hanno forse rimesso qualcosa loro? Testa vincono loro, croce perdiamo noi. Esiste una logica in tutto questo che non sia la miope volontà di arraffare sottraendo?

      Se vedessi un'alternativa al capitalismo, rimpiangerei che Keynes abbia salvato questi tronfi avidi ingrati così stupidi da non aver aver capito la lezione fino a rimettersi (e rimettere tutti noi) nella stessa disastrosa posizione (se non peggio, data la durata) da cui Keynes li (e ci) aveva salvati.

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    7. Cara Silvia,
      credo che si debba tener conto di 2 fatti:
      1) le banche (USA) non possono tenere il denaro fermo. In nessun caso e mai. Devono investire e investire subito.
      2) le banche troppo grandi per fallire sono oggi anche troppo grandi per investire, hanno cioè troppo denaro rispetto alla disponibilità di investimenti utili e produttivi che offrano anche un margine di guadagno adeguato.
      E' questa necessità di investire subito, senza che ci siano buoni investimenti disponibili, che genera la finanza spazzatura.

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    8. Il capitale viene esportato.

      QUI Fig. 7
      Blu = Partite correnti accumulate, 1.600 mrd.
      Rosso = Export di capitali accumulati, 1.800 mrd.

      I capitali vengono esportati un pò da per tutto. Naturalmente USA, UK, Francia, Cina in primis.

      Comunque nessuno è andato negli uffici degli "idioti di Düsselforf" con la pistola puntata è gli ha costretti di investire 800 mio. $ in spazzatura Lehman 3 giorni prima del Default.
      È nessuno ha costretto le banche tedesche di investire in spazzatura Subprime USA.

      Gli USA non sono la grecia, questo dovrebbe essere chiaro anche ai crucchi.

      Il Surplus tedescho nei confronti degli USA è di 54 mrd. $. Questo si è più che radoppiato negli ultimi 4 anni. Mi sà che anche qui i tedeschi andaranno a sbattere la testa. È quà gli USA non centrano niente, molto di più centra la Hybris tedesca del Export.

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    9. Scusa Pepino, quale sarebbe il mistero?
      Il pil e` una somma. E ogni anno questa somma comprende il saldo delle esportazioni.
      Non e` che il saldo di un anno diventa crescita del pil.

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  23. Dove finiscono i profitti delle grandi aziende? Nel caso della Germania parecchie sono controllate della Kfw. Hanno uno stato molto ricco...

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  24. Vorrei aggiungere un'altra nota: pochi anni più tardi (nel 410) i figli degli goti che sconfissero Valente ad Adrianopoli (le famose "seconde generazioni") guidati da Alarico arrivarono a Roma e la misero a sacco dopo 800 anni esatti di inviolabilità

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  25. segnalo per correttezza un post dell'Illuminato Ortottero di quasi un anno fa (molto prima che la Merkel aprisse le frontiere ai siriani) che parla della sconfitta di Adrianopoli e del flusso dei migranti che avrebbe fatto fare alla UE la fine dell'Impero Romano http://www.beppegrillo.it/m/2015/04/i_nuovi_venuti.html

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    1. Grazie. Mi sa che porter ha preso ispirazione! Io, come credo abbiate capito, non leggo molto, e soprattutto, mi occorre ribadirlo, non leggo le cose scritte da chi mi ha deluso e/o creato problemi e/o è un pezzo del problema. Ma voi ovviamente siete liberi di farlo! Se poi diventate un pezzo del problema, sarete avvisati (ma le due cose non sono in rapporto causale).

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    2. (e scoprimmo che porter era uno degli autori del sacroblogghe...)

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    3. Ortottero a me? Piano con le offese! Ma le paio il tipo che, non dico addirittura scrive, ma anche solo legge, quella roba? Ho citato la mia fonte.
      Questa è una pugnalata alla schiena!

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    4. @porter

      ottimo, porter, ottimo.

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  26. Solo un paio di considerazioni. E' interessante un fatto contemporaneo alle invasioni/migrazioni(è strano come una migrazione se vista...): la reazione della pars orientis, niente più goti nell' esercito, soldi alle frange guerriere delle stirpi per spingersi ad occidente più sterminio e deportazione delle genti gote (Pirenne).
    L' altra, un piccolo tentativo di capire perché la leaderona tedesca ragiona come un goto e non come un latino mediterraneo, lo ritrovo nella storiografia tedesca: dove è stato coniato il termine "wolkerwanderung", migrazione di popoli, alla radice del quale sta l' intento di rivalutare la parte barbarica (Azzara).

    Un piccolo particolare, spesso trascurato, è che all' epoca, le popolazioni barbariche si cristianizzarono e romanizzarono, lo stesso Teodorico, deposto Romolo Augusto, inviò le insegne imperiali all' Imperatore Zenone e assunse il titolo di Rex. Cosa che ai nuovi membri della wolkerwanderun di oggi pare interessare poco.
    Chissà se, con tutte le cautele che avete già esposto sul paragonare epoche diverse, il fatto che oggi roma stia dall' atra parte dell' atlantico, avrà conseguenze estreme sul Limes e un po' meno al centro.

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    1. Perché parli di migrazione delle nuvole?

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    2. Si, il termine corretto è emigrazione. Volevo fare notare, che il termine è ideologico sin dalla sua nascita.
      Poi, trovo del tutto normale che in una scuola della Pomerania, parlino del V secolo come periodo di "migrazioni" perché gli unni cattivi ecc..

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    3. Per la serie: io non conosco il tedesco, ma...

      Dino977: trattasi non di cavillo su migrazione/emigrazione, ma di battuta: migrazione dei popoli si scrive con la V, Völkerwanderung, mentre "nuvole" in tedesco è "Wolken" secondo il dizionario, termine che si avvicina a "wolker".

      Dice... ma c'era bisogno di sottolinearlo? Dico... se nun se capimo nemmeno fra noi è finita!

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    4. Grazie Correttore, di nome e di fatto in questoo caso. La prossima volta, mi toccherà copiare meglio il termine. mi smbra il minimo. :)

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  27. Quello che mi fa inca..volare è quando non attecchisce il solito ritornello, allora passano a sbandierarti il concetto di civiltà! Ti dicono che è civiltà e dare diritti a tutte le coppie. Ti sbandierano che è civiltà accogliere tutti. Ma poi quando concordi e fai la domandina: "Chi paga?" Arrivano gli attacchi ad personam. E allo dici: "Scegli, Falqui, Euchessina o...www.youtube.com/watch?v=qAdPL1u2z3A. Giamaica

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  28. Quando c'era l'Impero invece..
    "Si è creata una forma di feticismo verso l'editto di Caracalla, visto come la realizzazione di uno Stato pluralista, al di là di ogni forma di razzismo e nazionalismo. Si è immaginato questo momento come culmine di un processo di avanzamento della cittadinanza romana. Ma il possesso della cittadinanza, anche dopo l'editto, non rendeva tutti uguali e non creava un legame ideale fra le diverse popolazioni attraverso l'acquisizione di pari diritti. C'erano diversi gradi di cittadinanza e la libertà di movimento era severamente controllata."
    Ultimo numero dell'inserto domenicale del Corriere
    Recensione di "Citizenship and Empire in Europe"

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  29. Non voglio fare l'espertone e nemmeno rifugiarmi "nel non sono uno storico ma...". Da un po' di tempo circola un'ipotesi sulla dissoluzione dell'Impero Romano che, a mio avviso, si sposa abbastanza bene con quella di Barbero. È sostanzialmente una tesi genetica, avanzata in primis da Paolo Diacono nella Historia Langobardorum, che ha reso più facile il sopravvento dei barbari sui latini dai Goti in poi. Non ha nulla a che vedere con l'autorazzismo diffuso a più o meno basse latitudini, anzi, è una tesi che ne ridimensiona fortemente la portata. Quante volte abbiamo sentito che l'Impero Romano è finito perché ormai c'era la corruzZzione dilagante e che la casta o la cricca degli imperatori aveva sostituito l'onesta e giusta prima repubblica (che poi tanto democratica non era). Una certa filmografia anglosassone poi ci ha marciato un po' sopra, direi anche qualche fumettista francese (chi non si ricorda Asterix contro i "molli" romani?). Successivamente ai Goti, altre popolazioni germaniche anche di esiguo numero sono scese nella penisola italica. In alcuni testi diventa la storiella del grande e forte guerriero biondo longobardo contro l'imbelle e venduta popolazione latina, sottolineando l'esiguo numero degli invasori. In realtà la crisi demografica può essersi acuita in modo determinante a causa di ripetute epidemie a cui le popolazioni germaniche erano, almeno fino ad allora immuni. Il contatto e l'aumento della promiscuità può aver falcidiato la popolazione latina. Del resto, ciò non è avvenuto una sola volta; si pensi alla dominazione spagnola in Sud America che ha portato allo sterminio degli autoctoni non solo grazie alle armi ma anche perché gli europei erano portatori di malattie da cui la popolazione locale non poteva difendersi.
    Credo, senza esagerare, che qualche libro di testo vada riscritto. I romani avevano saggiato la forza di molte popolazioni germaniche tra cui anche i longobardi, seppur per un breve periodo, andando ben oltre il confine riconosciuto del Reno fino ad arrivare all'Elba, istituendo la provincia di Germania Magna (non alla romana come quella di oggi ma alla latina). I tedeschi preferiscono invece ricordare la storiella di Arminio che in realtà non fu altro che un inganno. Non so perché ma tendo ad associare tale evento a quelli che affermano che l'Italia campava con sotterfugi sleali con la sua liretta e non affrontando con un cambio unico la gloriosa Germania. Non è forse l'Euro di oggi l'inganno di un novello Arminio?

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    1. Per non parlare del fatto che i romani visti i problemi demografici avevano poco interesse ad espandersi oltre il reno combattendo per ogni palmo di terreno, considerando poi che il territorio germanico èra poco attraente allora piú che adesso, un territorio non particolarmente fertile a livello agricolo occupato da tribu ostili non è il massimo della conquista, infatti mandarono varo che non brillava come strategha.

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    2. Posso solo dire che guardando a tutti gli studi di genetica, l'apporto di dna germanico alle popolazioni interne all'Impero, ossia delle popolazioni provenienti dal nord della Germania (il centro, ossia le odierne Assia, Franconia e Turingia, e il sud, ossia Baviera, Austria e Svizzera, erano celtiche, e furono germanizzate precocemente le prime, mentre contemporaneamente furono romanizzate le seconde) e dalla Scandinavia, è davvero insignificante. Evidentemente fu un fenomeno soprattutto militare, e quindi di accesso al potere, più che demografico. La vera crisi demografica, dopo quella del III secolo, avviene nel VI secolo, quindi dopo la caduta dell'Impero d'Occidente e dopo la maggioranza delle invasioni barbariche, eccettuata quella dei Longobardi. Ma questi non erano poi moltissimi.

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    3. Varo doveva solo gestire la nuova provincia della Germania conquistata da Tiberio, e non seppe farlo. Successivamente e fino al III secolo furono molte le operazioni militari anche in profondità nel territorio germanico, come dimostrano, oltre alle fonti, anche i recenti rinvenimenti di un campo di battaglia con numerosi resti romani del III secolo nei pressi nella città di Kalefeld in Bassa Sassonia e di un accampamento romano datato al I-II secolo nei pressi della città di Hachelbich in Turingia.
      Le vittoriose campagne di Germanico successive alla disfatta di Teutoburgo sono solo un esempio, e nonostante la schiacciante vittoria si ritirarono. Evidentemente secondo i Romani a quel punto i costi superavano i benefici, ma non direi che la Germania non è particolarmente fertile.
      Ribadisco che i problemi demografici dei Romani erano relativi, ma non assoluti.
      Inoltre anche i Galli (solo per fare un esempio tra tanti) erano stati ostili ai Romani, ma questo non impedì ai secondi di conquistare i primi.

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    4. Mah... la teoria genetica da me riportata parla proprio di un rovesciamento del rapporto numerico tra latini e barbari nei confini dell'Impero. Probabilmente non dovuta solo all'immigrazione ma anche alla straordinaria immunità ad un certo tipo di epidemie. Non credo che si possa spiegare l'assenza di una reazione alle invasioni con la storiella della corruzZzione. L'italico, inteso come popolazione autoctona da un punto di vista genetico e probabilmente culturale si è diluito nel tempo.

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    5. L'italico si è certamente diluito nel tempo, ma ritengo sia dovuto prevalentemente alla sua posizione geografica e in particolare all'elevato numero di schiavi che da tutto l'Impero furono deportati nella penisola. In ogni caso l'area settentrionale dell'Italia è grossomodo intermedia tra le popolazioni del centro Europa e del sud Italia, mentre l'area meridionale è, ovviamente, più mediterranea. Nell'articolo che hai linkato si dice che l'aplogruppo U106 (R1b-S21) sarebbe celto-germanico. Già solo questa affermazione mi fa perdere fiducia in quell'analisi. La distribuzione di tale aplogruppo non coincide propriamente con l'area germanica originale, ma solo parzialmente. E con i Celti non ha nulla a che fare. Come si vede il centro, ossia il territorio con la più alta percentuale è l'Olanda e l'Inghilterra, ma tra i territori d'origine delle popolazioni germaniche solo la Norvegia ha percentuali rilevanti. I Goti, giusto per fare un esempio importante, provenivano dall'attuale Svezia. Le più antiche testimonianze archeologiche riferibili ai Longobardi (ovviamente sto semplificando), al di là del mito dell'origine scandinava, provengono dal territorio immediatamente a est di Amburgo su entrambe le rive dell'Elba, sia in Bassa Sassonia che nello Schleswig-Holstein. Tale territorio ricade nell'area della cultura archeologica di Jastorf (il sito da cui ho tratto l'immagine è quello che è, però l'areale della cultura materiale è attendibile, e inoltre non avevo voglia di scansionare un'altra immagine da un più attendibile articolo scientifico), unanimemente riconosciuta come il territorio d'origine delle popolazioni Sveve/Suebe, a cui appartenevano secondo molte fonti antiche anche i Longobardi.
      Per i Franchi la questione della loro etnogenesi è molto più complessa, e a mio parere comprende anche popolazioni celtiche germanizzate a partire dal I sec. a.C.-I sec. d.C..
      Molto più significativo per determinare l'entità dell'espansione germanica è l'aplogruppo I1
      Ovviamente tutte le popolazioni attuali sono il prodotto di mescolanze tra gruppi differenti, e la Germania ne è un chiaro esempio, con apporti molto elevati da ovest (aplogruppo R1b) e da est (aplogruppo R1a-M458) avvenuti in varie epoche, ma prevalentemente tra il neolitico e l'età del Bronzo.
      I dati sulla distribuzione dei differenti apogruppi si possono trovare su Eupedia. Non condivido tutte le interpretazioni poiché è chiaro che chi le ha sviluppate non è un archeologo e non conosce molto bene le culture materiali delle varie epoche.

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    6. Ovviamente se vi fosse stata una qualche sostituzione di popolazioni o anche solo una grossa influenza si dovrebbero rilevare maggiori somiglianze genetiche con l'area d'origine delle popolazioni germaniche, ossia Scandinavia e Germania settentrionale. Non mi sembra il caso. Quindi il discorso sulla crisi demografica della popolazione dell'Impero con parziale sostituzione da parte dei pappari sia stato altamente sovrastimato.
      L'assenza di una reazione? Non mi pare non ci siano stati tentativi di reazione, ma quando gli eserciti erano stati riempiti di popolazioni alloctone, queste con il progressivo deterioramento del tessuto sociale dell'Impero hanno pensato ai propri interessi. E visto che ormai erano gli unici ad essere armati... Comunque in Francia un certo Siagrio cercò di contrastare i Franchi, ma alla fine non gli andò tanto bene.

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    7. Simone, il mio intento non era quello di capire se le invasioni barbariche erano celtiche, germaniche o mongoliche. È vero che i Longobardi all'epoca romana erano stanziati nell'area dell'Elba anche se, diverse fonti, come da te affermato, sostengono che provenissero dalla Scandinavia. Del resto anche i popoli italici non sono originari dell'Italia in quanto Indo-europei. Il punto fondamentale è capire se i Goti ed i Longobardi fossero immuni ad un certo tipo di pestilenze, ovvero, se queste popolazioni avessero il gene mutato (CCR5-Δ32). Le fonti storiche, in particolare, Paolo Diacono, sostengono di sì, visto che dal punto di vista fattuale sembra che Alboino partì, con una certa nonchalance, per l'Italia dove si sapeva che vi era in corso una terribile pestilenza. Non solo, Paolo Diacono fa di più: scrive chiaramente che la pestilenza colpiva solo i romani: "Et haec quidem mala intra Italiam tantum usque ad fines gentium Alamannorum et Baioariorum solis Romanis acciderunt." In passato, avevo cercato altri riscontri su questa questione e non è l'unico articolo che mostra questa tesi. Ve ne sono altri come questo che affermano che nel 600 i latini avevano perso tutti i soldati e la popolazione italica era passata da 15 milioni a 5 mentre quella di origine barbarica passò da 5 a 15. In altre parole, ci fu una vera e propria sostituzione. È probabile che il risultato sia un mix di migrazione volontaria, coatta (schiavitù) o resistenza alle malattie ma quello che conta è il risultato: l'Impero Romano è probabilmente crollato per una questione demografica e non per la corruzZzione e la casta imperiale. Quello che in assoluto mi preme di più non è certamente la purezza della razza ma il fatto che sicuramente, gli eventi demografici hanno creato una discontinuità anche di tipo culturale ponendo fine ad una civiltà. Mi sembra chiaro che, di fronte a chi oggi pone la questione che i popoli germanici sono antropologicamente superiori rispondo che:
      1) le differenze, anche in ambito culturale, per i summenzionati motivi sono minime
      2) la vera discontinuità semmai sta tra gli italici e gli italiani
      3) se vogliamo salvare la civiltà europea dovremmo porci seriamente il problema dell'immigrazione. Non mi ritengo né razzista, né "globalista" ma come dice un buon detto popolare: "il mondo è bello perché è vario". Alla fine la ricchezza sta nella diversità e chi cerca di uniformarlo lo sta distruggendo (e non solo economicamente)...

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    8. Massimo, quello che ho cercato di dire con gentilezza era che la tua cosiddetta fonte è sostanzialmente spazzatura, visto che non si tratta di uno studio scientifico e soprattutto sbaglia fin da subito assegnando uno specifico aplogruppo (biologia) ad un'etnia (che è di fatto un'istituzione culturale e che quindi mutevole nel tempo).
      Tu confondi troppe cose, dai numeri non supportati da nulla (15 milioni? nemmeno in età augustea si arrivò a tanto in Italia, anche se il dibattito è ampio sulla demografia dell'Italia durante l'Impero romano) all'identificazione di aspetti linguistici (indoeuropeo) con un'etnia (gli italici) che a tuo avviso verrebbero da fuori... Ti dico solo che la cultura si muove e con essa anche le lingue. Giusto un esempio: in Africa parlano ormai inglese e francese, ma non sono stati sostituiti da europei.
      Quella della sostituzione della popolazione italica è una scemenza, e la genetica lo conferma. Poi se non vuoi capirlo a me non cambia nulla.
      I popoli germanici non erano una razza. Lo dimostra il fatto che i tedeschi del sud che erano culturalmente Celti (cultura di Hallstatt e poi di La Tène), poi in parte romanizzati o germanizzati, e infine tutti germanizzati durante il medioevo. Ma per te saranno stati sostituiti anche loro... il diffusionismo è morto e sepolto da decenni! E la genetica lo dimostra!
      Io non ho mai parlato di corruzione e credo che si possano trovare tranquillamente altre spiegazioni, che tu però ti ostini a non vedere.
      E il gene CCR5-Δ32 non centra una fava con Longobardi e Romani, visto che era già presente in tutta la popolazione europea dell'età del Bronzo: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16678299

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    9. Caro Simone, mi sembra che tu stia un po' esagerando ma non certo in gentilezza... A parte il fatto che quella che tu chiami spazzatura non è mia ma sono interpretazioni di altri soggetti che si basano comunque su fonti scientifiche. Siamo nel campo delle ipotesi, basate su eventi più o meno rilevati.
      A mio avviso, chi fa confusione non sono io ma anche questa è un'opinione. Cerchiamo di dimostrarlo...
      La fonte dei 15 milioni, non è riportata nel secondo articolo, così come quella di 8 milioni nel primo articolo che sostiene analogamente al precedente l'importanza delle epidemie nella caduta dell'Impero. Non sono certamente le stime sulla popolazione il punto della questione. A quel tempo, l'ISTAT (fortunatamente? visto l'utilizzo propagandistico che ne viene fatto) non esisteva e non è certamente il valore assoluto della popolazione che è la discriminante ma la componente relativa. Di conseguenza, che siano stati 8 milioni, 15 milioni o la cifra da te preferita non fa differenza.
      Per quanto riguarda gli italici, il discorso è molto più complesso, il termine indoeuropeo non ha connotati solo linguistici ma anche antropologici. Il dibattito è molto aperto come dimostra una certa letteratura non scientifica e non saremo io e te a sciogliere questo dilemma.
      Ho poi qualche dubbio su chi fa confusione... Per evitare qualsiasi misunderstanding preciso che cultura, lingua e razza sono tre concetti differenti e che una larga parte degli africani parli inglese o francese non significa che gli africani (termine generico che identifica una molteplicità di culture e di razze) siano culturalmente affini agli europei anche se la colonizzazione ha avuto i suoi nefasti effetti. Oltretutto, da un punto di vista antropologico, i nord-africani sono più simili agli europei, almeno quelli mediterranei, rispetto ai sub-sahariani, per ovvi e scontati motivi.
      L'unica cosa che sostengo è che la discontinuità biologica c'è stata ed ha favorito quella culturale probabilmente perché le popolazioni barbariche non erano state assimilate. O, se preferisci: se linguisticamente gli italiani sono i designati eredi dei latini potrebbero non esserlo da un punto di vista antropologico e culturale. Puoi pensare tutto quello che vuoi ma quello che tu definisci scemenza ha una connotazione logica che dovresti/potresti confutare. Evita di attribuirmi cose che non ho mai detto: non ho mai asserito che i germanici fossero una razza e aggiungo, per evitare fraintendimenti, che germanici e tedeschi sono 2 cose diverse allo stesso modo di italiani e italici. Ho solo più volte affermato che mi contrappongo a chi avanza pretese di superiorità antropologica o culturale.
      Di corruzione poi, ne ho parlato solo io, ma per oppormi ad una certa letteratura assai diffusa che affronta le cause sulla caduta dell'Impero. Basta gloogare su internet per vedere che cosa ne viene fuori...
      Infine, può anche essere che il gene CCR5-Δ32 non sia responsabile della resistenza dei Goti e dei Longobardi a certe malattie ma resta il fatto che quella resistenza è storicamente dimostrata e che quindi, almeno che tu non sostenga una diversità nelle condizioni igieniche, l'aspetto biologico rimane una concausa di declino, magari non è quel gene sicuramente sarà un altro... Infine, lascerei le fave ed i piselli altrove e ti inviterei a leggere meglio il primo articolo, il quale, come te, sostiene che 'sto gene era presente da un bel po' di tempo prima. Rimanendo nel campo delle opinioni, sembra che tu mi abbia attribuito qualche bischerata di troppo... ma ribadisco non devi pensarla come me: "il mondo è bello perché è vario".

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    10. Invece di darmi il link a PlosBiology, dammi allora il link all'articolo scientifico specifico. Ribadisco che leggere una scemenza mi basta per giudicare un'intera impalcatura teorica.
      Ergo, continuo a non capire su quali basi per te c'è stata una sostituzione di popolazione vista la continuità genetica rilevata in differenti studi a proposito delle varie popolazioni europee comprese le italiche, quando oltretutto oggi si rilevano differenze sostanziali proprio con le popolazioni eredi dirette di quelle che avrebbero dovuto sostituire i Romani. Te lo dico anche perchè questa mi è proprio nuova. Ma si sa mai che non esista una pubblicazione scientifica attendibile. Attendo...

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    11. Guarda Simone, il link a PlosBiology è la fonte dei dati relativa alla mappa nell'articolo. Se ti interessa hai tutti gli elementi per chiedere ed indagare a chi ha utilizzato questi dati. Il sito riporta una serie infinita di riferimenti. Credo che il documento di riferimento principale per molte delle analisi svolte sia questo. L'autore è un noto ricercatore esperto in genetica nonché fondatore di Eupedia. Credo di aver detto tutto... anche se ritengo che l'"ipse dixit" non sia un argomento scientifico. Secondo il tipo già i Romani avevano subito dei cambiamenti sostanziali: gli imperiali erano già diluiti ed annacquati rispetto ai repubblicani.
      Per stare più terra terra, ripeto, la genetica è solo una parte della questione, vi sono le fonti storiche, già da me ricordate ma anche archeologiche che fanno supporre una discontinuità. Per esempio, uno di quegli articoli da me citati fa riferimento alla statura. Sembra che gli italici latini avessero una statura compresa tra 150-160 cm che si è innalzata improvvisamente nelle zone sotto il dominio Longobardo.
      Discutere si può discutere, i dati son quelli, alcune interpretazioni lasciano dubbioso anche me ma liquidare il tutto con scemenza mi sembra un atteggiamento non molto rispettoso. Di conseguenza, ti invito a moderare i toni altrimenti l'attesa potrebbe essere molto lunga...

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    12. Caro Massimo, oltre ad averti segnalato io Eupedia, tu continui a non darmi un link specifico. Mi dici che l'immagine viene genericamente da PlosBiology, un po' come dire che da qualche parte in una biblioteca X puoi trovare un libro che parli delle Carpe auree dell'Abkazia meridionale... Bel modo di segnalare della bibliografia. Ma vado oltre.
      Su Eupedia al link che mi hai segnalato (e che come t'ho detto già conoscevo) si scrive: "The genes of the Goths and the Lombards became quickly diluted into the Italian population owing to their relatively small number and their geographic dispersal in order to rule and administer their kingdom."
      A me sembra che supporti il mio discorso. Oltretutto le tappe dei Longobardi prima di arrivare in Italia sono state meno e meno articolate di quelle dei Goti. I Goti in Italia furono falcidiati dalle guerre con i Bizantini (toccava farla a loro la guerra, non ai romani).
      Guarda, te lo dico perchè a questo punto un po' mi sono stufato. Sono un archeologo. Certe cose le conosco. Puoi non fidarti, ma so distinguere i siti di storia scritti dagli appassionati rispetto a quelli scientifici.
      La questione della statura è complessa e diversificata a seconda dell'epoca e della regione. La statura è influenzata dalle condizioni ambientali oltre che dalla genetica. Ma nel nord Italia sono sempre state più alti (anche se di poco) fin dal Neolitico. Quando dici sembra, comprendo che citi per sentito dire. E comunque nemmeno gli uomini Romani erano tanto bassi. Ma d'altro canto i Germani non erano così alti come talvolta si pensa. Sono dati desunti da varie necropoli.
      Sulla diluizione dei Romani anche di ciò ne ho parlato in un mio precedente commento, parlando appunto dell'apporto genetico degli schiavi che dovette essere molto più consistente rispetto a quello dei babbari.
      Le crisi demografiche di III e di VI secolo, causate da varie epidemie, sono state paragonabili a quelle di peste del XIV e del XVII secolo.
      Tirando delle conclusioni mi sono accorto che non hai letto con attenzione i miei commenti ne guardato ai link da me segnalati. Quindi chiudo una discussione che mi pare assurda.

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    13. Finalmente, qualcosa su cui concordo: è una discussione assurda ma non per i contenuti, estremamente interessanti, ma quando non si ascolta e non si ha la giusta umiltà i dialoghi funzionano male. Faccio le mie precisazioni non per continuare la discussione ma perché è veramente irritante vedersi attribuire dichiarazioni e conclusioni che non ritengo di aver fatto in un "luogo", seppur virtuale, che può definirsi pubblico.
      A parte il fatto che ti ho dato il link a Eupedia con un articolo scientifico ad hoc su cui si basano molte delle affermazioni ma non puoi dirmi che per l'articolo di PlosBiology ti ho detto di andare in biblioteca. L'articolo è firmato e ti ho detto abbastanza chiaramente che va chiesto all'autore. Se non lo vuoi fare non significa che l'articolo non esista. Un po' di ricerca accademica l'ho fatta anch'io, se uno vuole le informazioni le trova...
      Poi, è inutile che sostieni per mio conto che i Romani sono diventati Longobardi. Non ho mai scritto questo, ho detto solamente che le condizioni epidemiche hanno fatto sì che "quattro gatti" abbiano preso il sopravvento perché i latini erano in una situazione caotica, sia da un punto di vista militare che amministrativo. Confermo la sostituzione con "i barbari" che è stato un lungo processo che è partito ben prima e il cui epilogo è rappresentato dai Longobardi. L'articolo di Eupedia conferma proprio questo, il cambiamento era iniziato molto tempo prima, come ti avevo precedentemente scritto a proposito della differenza tra Romani "repubblicani" ed "imperiali". Il problema secondo me sta nella tua definizione di barbari. Secondo te i barbari erano solo germanici e non le varie popolazioni straniere assorbite nel tempo ma questo te l'avevo ribadito più volte dopo che avevi voluto farmi la lezZzioncina sull'origine svedese dei Longobardi (che conoscevo già..). E poi io non avrei letto con attenzione i tuoi commenti...
      L'unica cosa con cui concordo parzialmente è forse l'altezza ed il fatto che ci siano condizioni ambientali (probabilmente intendevi dire carestie o condizioni economiche sfavorevoli) che possono influenzarla. A dir la verità, da un esperto, mi sarei aspettato un'altra critica che avevo velatamente anticipato quando ho scritto "alcune interpretazioni lasciano dubbioso anche me": se i Longobardi erano quattro gatti come avrebbero potuto influire così tanto sulla statura media?
      Scherziamoci su: trombavano come dannati e con l'effetto sostituzione i German lovers sono diventati Latin lovers...

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  30. Per celiare. "In Veneto apprezzano molto i goti. Visigoti, Ostrogoti, ma vanno per la maggiore i Mezzi goti.specialmente quelli di bianco"!

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  31. Quindi gia' nel quarto secolo i Romani erano diventati choosy? Nessuno voleva piu' coltivare le terre periferiche, ingrate ed insicure? Oppure arruolare i figli? Certo non sarei felicissimo di veder mia figlia lavorare in catena alla Fiat - ma se fosse ben retribuita e protetta, non ce ne faremmo una ragione?

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  32. Posto solo perché ritengo bello ed utile celebrare le Veneri terrestri:

    Noi forse creiamo vette di bellezza
    ma voi generate abissi
    d’ineffabile attrazione
    noi fondiamo durissimi metalli
    lanciamo nel cosmo dardi
    ma voi scatenate corna
    zoccoli carni muscoli
    ed orde di viventi
    dal varco vostro irresistibile
    devono passare
    un vostro sguardo e si scatena guerra
    un cenno furtivo ed inizia tregua
    ora voglio terminare
    la mia vita come sono nato
    ma una prossima futura volta
    donna femmina
    vorrei provare ad essere.

    Marco Sclarandis

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  33. A proposito: un libro di pregevole narrazione e indiscusso valore storico è Aquila nella neve di Wallace Breem

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  34. Premessa: non è un chennepenZa, e nemmeno un OT (almeno parziale).

    Ma se non ponessi questa domanda ad un'economista dello svilluppo, che peraltro è anche un esperto di Ciiiiiiina, la dovrei porre a Nostro Signore.
    (con maggiori probabilità di risposta, immagino :-D ).
    Lo sviluppo verticale delle città cinesi, non ultimo quel progetto che ho visto in un documentario, di un palazzo alto 1,5 KM, al di là della capacità strutturale, ha un senso economico, oltre a quello fallico? (voglio dire, imbottigliarsi in orizzontale a gratis, non è più economico di imbottigliarsi in verticale tramite un processo ingegneristico avveniristico?).
    Sempre a proposito del fatto che quando gli uomini potranno gonfiarsi il pene, come le donne si gonfiano le tette, il dibattito si rasserenerà :-D

    P.S. La leggo sempre con foga.

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  35. Sul senso non lineare della storia e per rispondere a quei marxisti senza Marx che plaudono alla globalizzazione e aspettano che il Capitale venda la corda cui si impiccherà (alla Toni Negri) sulla scia di una visione dogmatica del Manifesto:

    "Già nella sua replica a Nikolai Michajovskij, che egli redasse in francese nel 1877, e che si astenne a rendere pubblica - essa fu scoperta dopo la sua morte e pubblicata nel 1884- Marx si era opposto contro il tentativo dei suoi interpreti di presentare il suo abbozzo sulla genesi del capitalismo nell'Europa occidentale come una "teoria storico-filosofica del cammino generale, fatalmente imposto a tutti i popoli, qualunque siano le circostanze storiche in cui essi si trovino posti". Per confondere questi esegeti troppo zelanti, Marx aveva richiamato alcuni passaggi del Capitale che trattavano le sorti dei plebei dell'antica Roma. "Erano originariamente dei contadini liberi, che coltivavano, ognuno per proprio conto, le loro piccole particelle. Nel corso della storia romana, essi furono espropriati. Lo stesso movimento che li separò dai loro mezzi di produzione e di sussistenza implicò non soltanto la formazione di grandi proprietà fondiarie, ma anche quella di grandi capitali monetari. Così un bel mattino c'erano da una parte, degli uomini liberi denudati di tutto tranne che della loro forza lavoro, e dall'altra, per sfruttare questo lavoro, i detentori di tutte le riccezze acquisite. Cosa accadde? I proletari romani divennero, non dei lavoratori salariati, ma un mob fannullone più abietto degli odierni poor white dei paesi meridionali degli Stati Uniti; ed accando ad essi si dispiegò un modo di produzione non capitalista, ma schiavistico. Dunque, degli avvenimenti di un'analogia notevole, ma che avvengono in ambienti storici differenti, portarono a dei risultati del tutto disparati. Studiando ognuna di queste evoluzioni a parte, e comparandole in seguito, troveremo facilmente la chiave di questi fenomeni, ma non vi riusciremmo mai con il passe-partout di una teoria storico-filosofica la cui suprema virtù consiste nell'essere sovrastorica"

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  36. sinceramente, se ripenso a questa estate e a quanti davano del nazista ad Orban perchè voleva applicare le regole (offendendo secondo me chi i crimini nazisti li ha subiti per davvero) mentre si santificava la culona inchiavabile, perchè apriva le porte ai siriani, derogando quindi quelle stesse regole, non riesco a non incazzarmi. ma di brutto.

    Chissenefrega poi se la causa diretta o indiretta di questi flussi migartori sono state proprio le politiche occidentali nei paesi del Medio Oriente e Nord Africa!
    Chissenefrega se il sorgere di questo prblema lo si poteva benissimo prevedere da anni! bastava semplicemente guardare i dati ed affacciarsi alla nostra finestra che da sul mediterraneo!

    Invece i furboni che ci danno i compiti a casa hanno fatto? hanno addirittura ridotto il budget di frontex nel 2014, rendendolo persino più basso (seppur di poco) del budget 2012! Cioè ste teste di cazzo che ci dicono a noi cosa fare ogni volta che gli pare, fanno stronzate così grosse che neanche la scusa dell'incompetenza può reggere! ed infatti non regge. ma ovviamente nessuno può dire loro nulla se no sei un nazista o leghista o chissà che altro!

    Poi nel frattempo diamo 3 miliardi alla "democratica" Turchia, che strizza l'occhio e forse qualcos'altro all'ISIS, che subito il nostro ALLEATO NATO ce ne chiede 6! e alla grecia? povera, disperata e tartassata da anni? NULLA.

    Tacciamo Putin come un despota con cui non dobbiamo avere nulla a che fare, ma ci mettiamo a pecoroni, anzi a pecorella, davanti ai nostri amici sauditi!

    mi fermo qua, ma potrei conitnuare per ore...ma è meglio di no! scusate lo sfogo

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    1. La diversamente sexy ha i seggi elettorali pieni di turchi, quindi non puo' trattare la Turchia come tratta, ad esempio, l'Italia.

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    2. Hollande ha conferito al Principe ereditario saudita la Légion d'honneur, a quanto pare per "per la lotta contro l'estremismo e il terrorismo" (prossimamente qualcuno penserà d'istituire il Premio Josef Mengele per la ricerca medica).

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    3. Che cattivoni li turchi signora mia!

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    4. Hollande e' allineato e coperto con la politica atlantica - che di volta in volta, sempre piu' goffamente, compra nuovi amici per difendersi dai vecchi amici. La mia multinazionale trita regolarmente gli attributi con gender balance, moral integrity e via dicendo. Per minima coerenza, non dovrebbe vendere un solo chiodo in buona parte dei paesi arabi, ma pecunia non olet, quindi business as usual.

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    5. Enti ed aziende stanno correndo nel darsi “codici etici”, che altro non sono se non dichiarazioni d’intenti e di comportamento, soprattutto per definire quelli che debbano essere assunti dai loro dipendenti (esempio dell’autista ATAC di Roma); venissero definiti “etilici”, invece di etici, poco o nulla cambierebbe. In quest’accezione anche l’ISIS possiede dunque un codice “etico”, ovvero comportamentale: distrugge monumenti millenari (i cui frammenti vengono, peraltro, acquistati anche dai musei occidentali, rappresentando una intrinseca fonte di finanziamento per il Califfato), sparge terrore e sofferenze, e sgozza i prigionieri secondo una tragica metodica specifica (la videocamera, particolari con cui vestire la vittima, il coltello, lo sgozzamento etc…). L’idea di seguire un’etica comportamentale (più prossima al senso della morale, che non dell’etica vera e propria) dovrebbe tranquillizzare tutti coloro che mai si sono chiesti seriamente cosa sia l’etica e cosa sia etico, senza andare al di là delle proprie ristrette vedute cosicché, anche in questo caso, l’indagine etica in merito all’etica, oppure la riflessione sopra i termini etici pre-esistenti (riflessione necessaria all’assimilazione dei medesimi) vengono sostituite da un ammennicolo di natura feticista, che tende a coniugare l’etica al più infimo e immediato utilitarismo: l’ennesimo impoverimento dell’animo umano quindi, oltremodo operato secondo le apparenze di ciò che, al contrario, dovrebbe arricchirlo e farlo fiorire.

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  37. Questo post mi ha fatto tornare in mente un film che si svolge pochi anni dopo queste vicende, De Reditu, tratto da una cronaca di un dignitario dell'epoca. Inizia infatti su queste premesse: cinque anni dopo il sacco di Roma ad opera dei Goti di Alarico, Namaziano, ex prefetto della città, decise di tornare in Gallia per accertarsi delle rovine nella sua patria e nei suoi possedimenti.
    Ho trovato suggestivi l'atmosfera di disfacimento, dell'impero e delle certezze, e i contrasti fra cultura pagana e cristiana. Ve lo consiglio, si può vedere su youtube a questo link

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  38. Buonasera professor Bagnai.
    Un saluto a tutti i frequentatori di Goofynomics.

    Sono, ormai da tempo, un "lettore silente" di questo blog, conosciuto, insieme alla personalità del professore, grazie ad un caro amico già lettore appassionato di Goofynomics, persona di ampia cultura (e rilevante funzionario di un "potere" della Repubblica) mio amabile conversatore sui più disparati argomenti, dai più dilettuosi ai "massimi sistemi" come è per la materia qui trattata; sono anche - chiedo scusa per l'aspetto "materialista" - acquirente e (nei ritagli di tempo libero) lettore de "Il tramonto dell'euro" e "L'Italia può farcela" .

    Colgo l'occasione per porgere al professore un sentito ringraziamento per l'opera di insegnamento, istruzione, formazione e divulgazione che svolge, per esprimergli la mia più genuina ammirazione, e per volgergli un incoraggiamento nel senso che "non è solo": trova infatti - in me, nel mio caro amico, in tanti altri - persone concordi alla sua passione "per la verità" e coinvolte dalla sua disamina, nonchè affini per indole, il che significa parimenti "convinti di ciò che è giusto e ciò che è ingiusto" (e qui mi scuso per la sommarietà dei termini).

    Finora ho voluto sempre esimermi dal commentare, per disparate ragioni: perchè il mio "carattere" appare simile a quello del professore (ebbene sì! :-) ) il che potrebbe portare a... incidenti diplomatici, perchè evito di esprimermi laddove non padroneggio la materia (e se lo facessi sarei colpevole), perchè rilevo che la discussione sia già abbondantemente ben sviluppata fra l'articolo del caso del professore ed i commenti intanto intervenuti (pertanto ulteriori considerazioni sarebbero superflue), perchè so che un blog (a differenza di un forum o un social network) è innanzitutto "il salotto privato" del titolare per cui non può essere assunto come luogo di personali declamazioni o divagazioni, insomma per vari giudizi di opportunità di volta in volta.

    Questo articolo consistente in una riproposizione di un commento di un lettore, però, mi incoraggia ad operare un personale apporto al dialogo, in quanto trattasi di una materia che non è propriamente oggetto degli studi, delle ricerche e del lavoro, del professore, mentre verte su elementi che costituiscono parte dei miei interessi intellettuali (la storia di Roma, più in generale la storia, poi la geopolitica, ecc.) e che ho appreso proprio tramite l'opera di quello stesso studioso: ho infatti letto anche io "9 Agosto 378 il giorno dei barbari" (Alessandro Barbera - Editori Laterza).
    E lessi pure (come è anche per altro lettore espressosi in precedente commento) "La caduta dell'Impero Romano - Una nuova storia" (Peter Heather - Garzanti).
    Da parte mia mi sforzo di recepire le cose, fatti e idee, sulla scorta dei miei percorsi di studio (dal liceo scientifico alla laurea in giurisprudenza da compiersi a breve) vertendo parimenti sulle esperienze personali e sociali (dal lavoro, di tecnico informatico presso università, a vari e diversificati "hobby"); chiedo scusa pertanto se risulterò erroneo in qualche mia ipotesi.

    Riassumere in un concetto sintetico, in una sorta di formula definitoria, un intero trattato scientifico, e nel caso storico, è, oltre che ovviamente riduttivo, un qualcosa di improprio, improvvido, lesivo del lavoro di ricerca, e forse un vero e proprio "delitto": faccio ricorso però ad un processo del genere per forza di cose, onde delineare la problematica che qui interessa e che scaturisce appunto da tale opera di studio, dovendo naturalmente adempiere agli obblighi di "economia di spazio".

    (Continuo in successivo commento, per i limiti di estensione.)

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    1. Benvenuto.

      Lesson number one: i limiti di estensione non ci sono per caso, ma perché io devo moderare i commenti. Chi vuole scrivere un post, invece di un commento, ha due opzioni: 1) fare un po' di gavetta; 2) aprire il suo blog.

      Nel secondo caso finisce regolarmente con la (meritata e ignominiosa) morte (cioè così).

      Suggerirei quindi caldamente la prima opzione, che però presuppone un percorso, il quale consiste nello stare zitti per un bel po' (e questo mi sembra sia stato fatto) e poi nell'intervenire con concisione per un altro po' (e questo non mi sembra sia stato fatto).

      Intervenire ex abrupto presumendo che io abbia tempo di leggere un feuilleton in cinque puntate significa attribuire un valore estremamente basso al mio tempo, cioè insultarmi (naturalmente indorando la pillola con mielosi complimenti: ma se sotto certe parole ci sono certi fatti, le parole scivolano).

      Altra lezione utile, visto che parliamo di storia. In italiano una decade consta di dieci giorni, non di dieci anni (questo era in una puntata successiva). Come vedi, sono pietoso e ti avverto: nel prossimo romanzo, che mi scriverai fra molto tempo, e che pubblicherò quando avrò capito chi o cosa sei, sarà meglio evitare questi casi di analfabetismo di ritorno, che mi ricordano la mia professione, una professione che disprezzo perché si è coperta di disonore, coinvolgendomi indirettamente nella sua onta (qui un esempio recente di ragionamento diversamente logico: reintroduciamo le frontiere per salvare Schengen, ma non reintroduciamo le valute nazionali per salvare l'Europa - nonostante gli autori che hanno proposto queste soluzioni coincidano; ad esempio: Meade). Questo - cioè il disonore della mia professione - non dipende, credo, da te (a meno che tu non ne faccia parte), ma purtroppo io sono umano, e fa parte della mia umanità non essere necessariamente ben disposto verso chi, anche involontariamente, evoca in me ricordi dolorosi.

      Peraltro, tutto questo credo sia chiaramente specificato nelle regole del blog disponibili nella sezione "Per cominciare".

      Initium sapientiae est timor mei.

      Buon proseguimento (if any).


      P.s.: scusa, mi ero perso un dettaglio. Sei giovane (se ti devi laureare). Ma quanto cazzo di tempo avete a disposizione voi giovini? La prima lettera del Giovine Baroni era un lenzuolo di 4 pagine, e lui sta con una ragazza (Diversamente Cozza) che pure meriterebbe qualche attenzione (la immagino discinta, in posa lasciva, mentre tamburella nervosamente con le dita sul comodino aspettando che il suo Dulcineo aggiunga un ultimo paragrafo alla sua filippica). C'è qualcosa nell'acqua di questo paese: se le cose continuano così, poi per forza avremo bisogno di immigrati. In certi casi penso che non tutta una pillola, ma un quarto di pillola, potrebbe essere la soluzione.

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    2. Colpirne uno per educarne uno.

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    3. Devo ammettere che pure io, come il Carmine e molti altri che probabilmente e giustamente mai leggeró, commisi la leggerezza di scrivere il primo commento con una critica al prof, nonostante ammirazione, lurkamento precedente, partecipazione al finanziamento di asimmetrie, ecc.
      Riuscire a contenere il proprio narcisismo é veramente un casino
      Se non altro , come ha detto lei e Mao, alcune lezioni sono fondamentali, anche per sopravvivere.

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    4. Scusate, meglio capirsi. Torno a dire che il problema non è il diritto di critica. Purtroppo, siccome a me piace vincere facile, ho scelto un argomento nel quale, come ormai avrete capito, tutti gli altri hanno torto marcio (lo dimostra in quasi tutti i casi la loro faccia, e negli altri le contorsioni logiche cui sono costretti per difendere l'indifendibile). Quindi le critiche le accetto ben volentieri, perché sono "autosgretolanti". Accetto anche i "vaffanculo" perché sono sintetici. Non accetto di dover leggere quattro cartelle di roba, anche se fossero lettere d'amore come quelle del Giovine Baroni. Mi spingo a dire che non farei eccezioni nemmeno per Di Cì. Semplicemente, non ho tempo, e non tollero che non venga capito almeno questo. Con l'occasione, mi preme segnalarvi che qui siete in 3423 a divertirvi, ma solo in 752 a contribuire, di cui solo il quinto percentile più generoso contribuisce per quali il 50% (il che significa che il restante 95%, preso tutto insieme, dà meno della metà), e che in media questa cosa costa (ai 752 donatori) 47 centesimi di euro al giorno. Mi sembra un po' troppo poco per pretendere (a) che funzioni e (b) che io possa stare dietro a tutte le vostre minchiate. Solo per sopravvivere devo impiegare almeno un terzo del mio tempo. Poi c'è la ricerca scientifica, il dibattito sui media, e tutte le altre cose che vi divertono. Questa storia comincia a rompermi un po' i coglioni. Se devo campare grazie a 20 persone, posso anche dedicarmi a loro e mandare tutti gli altri a fare in culo, tanto per essere chiari. Io a scrivere qui mi diverto sempre meno, e una parte del problema è anche il fatto che sinceramente non mi sembra che al mio sforzo corrisponda uno sforzo altrui.

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    5. ...mi piace l'odore dell'asfalto al mattino!

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    6. Buongiorno, professor Bagnai.
      Accolgo ed accetto la vostra reprimenda e la vostra "censura" in quanto corrisponde esattamente alle premesse ed alle regole, che ben conosco e riconosco, solo vorrei formulare alcune precisazioni per amor di verità.
      Laddove scrissi "decadi" volevo scrivere "decenni", la svista m'è capitata perchè ho scritto molto tardi in nottata, non ero del tutto "lucido", e ciò vale anche a precisare che il tempo libero (che è poco per tanti, e nella mia misura anche per me) personalmente cerco di volta in volta di "concentrarlo" su cose che assumo di valore superiore, come appunto la lettura di questo blog ed una eventuale mia partecipazione (nei modi possibili) ad esso, anche a costo di togliere ore al giusto sonno.
      A tanto si collega anche la precisazione che ho completa contezza e coscienza della disponibilità e preziosità del vostro tempo, e del suo valore, che tengo ben presente: giustappunto avendo deciso di fornire un apporto afferente ad una disciplina diversa dalla vostra non avevo ponderato che comunque ciò doveva passare per una vostra valutazione, desideravo solo aggiungere elementi a quella che era una dissertazione storica, e pertanto mi ero diffuso, evidentemente in modo eccessivo; detto da altra prospettiva, non mi sarei mai permesso di impegnarvi in una qualche critica al vostro operato, e quel che avevo esposto comunque non si poneva come critica (storica; solo "cronaca"), non era assolutamente mia intenzione sminuire il vostro tempo e così offendervi.
      Un'ultima precisazione, forse quella cui tengo di più: i miei complimenti sono sinceri, non si tratta di cortigianeria, sono davvero riconoscente e grato per l'impegno e l'opera che state facendo, con spirito assolutamente altruistico ed umanitario, per noi tutti, per un popolo intero.
      Ben mi sta, pertanto, che sia stato cassato, eventualità che avevo esplicitamente messo in conto scusandomi in anticipo per il mio andare oltre misura, ed a tal proposito rinnovo le mie scuse.
      Porgendo le mie scuse rimarrò a leggere, in silenzio per lungo tempo come è giusto che per ora sia.
      Auguro buona giornata e specialmente buon lavoro.

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    7. Anche a me Lei sta particolarmente simpatico, Alberto.

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    8. Alberto, coraggio! (Ah, questi gggiovini...)

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    9. Molto triste comunque che nonostante quanto sia stato detto l'anno scorso in merito alla partecipazione ed al costo della libertà, solo poco più del 20% degli utenti contribuisca...
      Ovviamente con tutte le attenuanti delle situazioni in cui ognuno di noi si possa trovare...

      #iostocolgiovine

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    10. ... Su, Alberto, coraggio...

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  39. Mi sono imbattuto nella "Storia comparata delle civiltà" di A.J Toynbee. Mi ha colpito molto, nell'introduzione al tomo "L'unità degli studi storici". In sintesi lo storico si chiedeva come individuare aree (per farmi comprendere) AVO ove gli accadimenti, come dire, deviavano dalla logica successione degli eventi.

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  40. I numeri che il professore ha appena citato mi hanno sorpreso.
    Non pensavo che dopo tutto il lavoro del professore, fossimo in meno di mille a contribuire ad Asimmetrie.
    Avrei pensato ad un numero di donatori tra 5000 e 10000. Egualmente credevo che i lettori regolari si misurassero nelle decine di migliaia.
    Ennesimo caso in cui le percezioni vengono stravolte dai fatti.

    A vedere il mondo attraverso la lente di Goofynomics sembra che la penetrazione del dibattito sia molto piu avanzata di quello che e', purtroppo.

    Roberto Seven

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    1. Caro Roberto, vi fornirò dopo un'analisi dettagliata della nostra situazione economica (intendo, della situazione di a/simmetrie). A parlare siamo bravi in tanti, me compreso. In ogni caso, gli obiettivi di bilancio che vi avevo proposto qui sono stati raggiunti, grazie anche a un budget molto "prudenziale", ma il numero di persone che contribuiscono al progetto non è aumentato di molto: erano un po' meno di 700 l'anno scorso, sono un po' più di 700 adesso. Just so you know con chi avete a che fare (io lo so, sappiatelo anche voi).

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    2. famoerpartito e facciamo versare metà dello stipendio dei citt... ehm, goofyni eletti ar blogghe de goofy, ma poi je imponiamo er pareggio de bilancio nello statuto!

      port..ottero

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    3. Non potendo tramite 5 xmille. Disoccupato. ma 150 euro posso darli. taglierò internet per un paio mesi. IBAN ove lo trovo?

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    4. Detta così pare brutta...
      Si è sempre parlato di 5€ al mese dati da tutti e con 3.400 lettori fissi verrebbe già fuori una bella sommetta con il minimo sforzo.
      Trovi tutto sul sito di asimmetrie

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    5. colto da profonda vergogna ho fatto un bonifico continuativo di sostegno ad Asimmetrie. Per ora è basso, 10€ al mese, poi rimpinguo. Questo spazio è prezioso.

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  41. Nel suo bellissimo libro Barbero racconta anche che l'esercito Romano era composto da ... Barbari, pagati per tenere lontano altri Barbari.
    A questo punto tecnica militare, organizzazione, strumenti del mestiere dei due schieramenti erano equiparabili, ma evidentemente non la fame e la motivazione.

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  42. Collegato all'argomento condivido questo articolo da cui si giunge a questo studio: Strategic Engineered Migration as a Weapon of War

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  43. ...because today there is Chiiiiiiiiiiiiiiiiina!

    (chiedo scusa, non ho saputo resistere)

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  44. Formidabile, leggerla é come guardare un documentario.

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  45. Barbero, uno dei migliori divulgatori medievisti viventi.
    Cardini è un genio alla pari, ma Barbero ha un'eleganza e una capacità di empatia con l'ascoltatore che lo rendono unico.
    Da 5 anni appuntamento fisso al Festival della Mente di Sarzana.
    Suggerisco (dall'ultima edizione) la lezione su Salvemini.
    Antidepressiva...

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