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martedì 26 gennaio 2016

La durezza del vivere (ad personam)

A cortese richiesta:


ecco la durezza del vivere:












(...il profluvio di commenti ai post precedenti dimostra solo una cosa: vi prendete troppo sul serio. Si prende troppo sul serio il malcapitato che voleva usarmi da segretaria, si prende troppo sul serio chi si pone domande esistenziali sulla didattica, si prende troppo sul serio chi si affretta a consolarmi senza aver capito che io sono un vero universitario, e che dell'università, che una volta era libera, fa parte - cioè faceva parte - lo spirito goliardico, quello spirito goliardico che qui difendo dai pretini tutti luoghi comuni, menzogna e ipocrisia espressi da certi atenei di prestigio. Sì, una cosa è seria: non usatemi mai come segretaria, perché lì avete veramente chiuso. Ma a parte questo, mi corre l'obbligo di darvi un'informazione di servizio: moriremo tutti. Ah, non lo sapevate? Bè, mi spiace, funziona così. E allora, di questa vita così breve, cosa vogliamo fare? Vogliamo renderla noiosa con la seriosità dei colleghi che oggi ci spiegano che il problema è il debito privato? Vogliamo renderla stucchevole col gentilomismo del Quaresima? Vogliamo renderla pesante con il latinorum involuto di chi vuole semplicemente distrarvi mentre vi sfila il portafogli? Not in my name. Certo, chi mi ha scritto lettere accorate è tanto tenero, come chi mi ha scritto tomi per spiegarmi come si tiene un blog. Gli voglio bene, ma evidentemente non è una cima. Lo è invece Simone Previti, o anche, per quanto mi dolga ammetterlo, il giovine Baroni, i quali hanno capito benissimo che stavo scherzando - come molti di voi - e son stati allo scherzo (come Guido e Nat, gli autori dei due ultimi fotomontaggi)...

Scusate, qui è come la storia degli ortotteri che vogliono mettere il reddito della gleba per ridurre la greppia dello Stato: ma se fossi stato realmente deluso, amareggiato, avrei mai scherzato mimando su Twitter una serie di breaking news sul vostro eccesso di ribasso!? Scusate: ma veramente ritenete sia in vostro potere amareggiarmi!? Eppure questo passo di Proust ve l'ho citato così tante volte... Scusate: ma come mi posso ragionevolmente aspettare che voi capiate le cose pur semplici che vi esprimo in modo relativamente limpido, se abbiamo visto su Twitter, con i nostri occhi, ordinari di università top 20 letteralmente non sapere cosa sia un tasso di cambio!? È del tutto ovvio ed evidente che in queste condizioni solo pochi possano farcela. Ma voi non mi seguite perché capite i miei teoremi (che miei non sono). Voi mi seguite perché intuite la mia verità. La verità di uomo, intendo, quella che a certi interlocutori naturaliter manca. Non è una adesione razionale: è emotiva. Ma tanto basta. Poi, chi vuole, con calma, si prende i libri e se li legge. Ma se lo scopo del gioco fosse quello di essere capito, allora avrebbe avuto ragione chi all'inizio mi faceva le lezioncine di comunicazione: "non mettere grafici, non mettere numeri, laggente non capiscono...".

E invece aveva torto.

Agli esperti di comunicazione mando un abbraccio affettuoso. Voi potete essere esperti quanto vi pare. Ma non potete essere me. E qui la gente viene perché ci sono

IO

Se volete, vi spiego come si fa a essere io. La risposta è - ovviamente - controintuitiva: essendo voi, cioè non leggendo quattro libri americani del cazzo, pieni di scipite banalità, e non venendo a spiegare a me che un blog è un diario di bordo e non un manuale - non avendo voi scritto né l'uno né l'altro. Siate voi stessi. Siete così? Siate così. Meglio usare solo il 2% del proprio cervello che usarne il 100% riempiendo il 98% di roba altrui (e.g.: manuali di scienza della comunicazione...).

Fidatevi. Non di me. Di voi. O magari di Sandro Penna: felice chi è diverso...

Diversi lo nasciamo, comuni lo diventiamo.

Al fine di non diventarlo, al fine di tutelare quella diversità che è poi il bene sommo, il segno della libertà, cioè di quello che il progetto imperiale europeo ci vuole togliere, da me accettate solo un consiglio: non prendetevi sul serio, e soprattutto non prendetemi sul serio. Non ho bisogno delle vostre pacche sulle spalle, credetemi. Quando ne avrò bisogno, ve le chiederò. Non mi vergogno mica a chiedere, se ho bisogno.

Comunque, visto che siamo entrati in argomento, nei prossimi giorni parliamo della dissonanza...)


(...per l'ultima cazzo di volta: solo una cosa seria: non sono la vostra segretaria. Chiaro? Il mio tempo non è vostro, e comunque ricordate: quando si impara, si impara soli. L'apprendimento, come la morte, è un atto intrinsecamente individuale. Senza uccidere (voi) il vostro io ignorante con le vostre mani, non potrete mai far prevalere il vostro nuovo io, quello sapiente. Ma dovete farlo voi. Dovete farlo voi. Dovete farlo voi. La risposta è comunque già dentro di voi. Se poi non ci arrivate, pace. Non riuscirete a convincere i vostri vicini di casa, ma vi ho già detto di non provarci nemmeno, e di non venire qua a piagnucolare se non ci riuscite. State vicino a chi veramente ha bisogno di voi, e resistete. Non può durare...)

61 commenti:

  1. Non potrà durare...ma è già durato troppo

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    1. Se sei ancora qui non è durato abbastanza...

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  2. albè comm riceva Troisì tu si nu' mostro e purtròpp te capiscon sul altri mostr'

    https://www.facebook.com/MassimoTroisiRicomincioDaTe/videos/891588890909726/

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  3. Ognuno è solo nel suo viaggio.
    S.Quasimodo

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  4. Comunque per me tutta questa appassionante vicenda ha avuto un enorme vantaggio: che mai più dovrò fare uno sforzo per ricordarmi quali sono le ascisse e quali le ordinate. Credo che il concetto di "ordinate" mi resterà stampato in testa per sempre. :-D
    Complimenti per questo post, prof.

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  5. Appena in tempo! Stavo per cascarci, per stringermi a lei solidale e comprensivo bla bla... Mi hanno salvato in due. Il barbiere ("Non mi piaci con quei capelli", dice una, e non c'è urgenza che tenga, allora) e Frescobaldi.
    La leggo così: cognitiva. La dissonanza. Basta e avanza. Poi scoprirò che intende parlarci di tutt'altro, che la dissonanza non era questa che sto evocando. Amen. Si parte sempre da lì, per apprendere - e poi so' cazzi, ovvio. Nostri. E sono in una botte di ferro, perché se lei mi dice che non ho capito niente innesca una dissonanza cognitiva, e mi rimetto a pedalare.
    Ah, poi: bellissimo fraseggio, prof.!

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  6. “25 novembre

    Sono stato poco bene. Ho dormito male. È venuta la Hapgood.
    La Hapgood: «Perché non scrivete?»
    Io: «È un inutile passatempo».
    La Hapgood: «Perché?»
    Io: «Ci sono troppi libri, e ora qualsiasi libro scrivi, il mondo va avanti sulla stessa strada. Se venisse Cristo e desse alle stampe il Vangelo, le signore gli chiederebbero l'autografo, e niente più."

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    Risposte
    1. "Se venisse Cristo e desse alle stampe il Vangelo, le signore gli chiederebbero l'autografo, e niente più."

      Prego, ora chiederebbero il "selfie".

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  7. .... eppur se move la baldracca europea...
    Lei è un vero personaggio o personaggio vero.

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  8. Dai, un po' di segretaria... solo un pochino... non per sentirsi buoni, ma così come vizio : è piacevole, costa poco e lascia insoddisfatti...

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  9. Prof, ma era chiaro che scherzava. Mica poteva, proprio Lei, fare il teutonico maestrino "vincolista" della serie "siete delle merde, non capite niente e quindi vi meritate la TROIKA che vi farà un culo quadrato".

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  10. "State vicino a chi veramente ha bisogno di voi, e resistete. Non può durare"

    Ok a volte mi viene da pensare "adesso il prof si sta dando più arie di un tifone", poi ci sono questi momenti in cui mi rendo conto di sbagliare e mi riavvicino umilmente al suolo natal (quello dell'aure dolci e tutto il resto).

    RispondiElimina
  11. È ma IO l'avevo capito......io.....bo

    RispondiElimina
  12. È ma IO l'avevo capito......io.....bo

    RispondiElimina
  13. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  14. Prova prova prova

    viva la figa

    prova prova prova

    viva la figa

    ssa ssa ssa prova prova prova

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    1. Mi sembra di percepire cosa vi sia dopo quella "S."

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    2. Gentile Marco S.,
      a nome della Lega per la Diffusione del Galateo nei Blog (da me appena fondata), La invito a voler cortesemente sostituire la pur vivace espressione "viva la figa" con una a Sua scelta tra le seguenti: "viva la vulva"/"viva la vagina"/"viva la bella ragazza disinibita" (a seconda di quale Lei trovi più consona al nobile sentimento che Le preme esprimere).
      Scusandomi se Le avessi arrecato disturbo, La ringrazio anticipatamente e mi pregio porgerLe i più rispettosi e cordiali saluti.

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    3. Scus… zzzpprt … ma n…n se…prrztzr sto entrando in una ga…zzrtepppr… ria non c'è c…. zzrtpprtt po

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  15. "L'apprendimento, come la morte, è un atto intrinsecamente individuale. Senza uccidere (voi) il vostro io ignorante con le vostre mani, non potrete mai far prevalere il vostro nuovo io, quello sapiente. MA DOVETE FARLO VOI. DOVETE FARLO VOI. LA RISPOSTA È COMUNQUE DENTRO DI VOI. Se poi non ci arrivate, pace."

    Il motto del secondo Bagnai: non so di sapere. O forse è Sini?

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    1. No. È Platone. Cioè, ancora e sempre, le fottute basi.

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    2. "Voi avete scelto la più bella professione del mondo. Davanti ai vostri occhi sta l'obiettivo più alto che si possa raggiungere. Qui vi insegneremo a raggiungerlo. Voi siete qui per imparare ciò che dà alle vostre vite il suo significato definitivo. Voi siete qui per imparare come morire."
      (Discorso di presentazione ai cadetti della scuola sommergibili tedesca, 1918)

      (Pari pari, ciò che s'insegna nelle scuole di management...)

      Melete thanatou, ovvero esercizio di morte, la cui esatta collocazione non può che esser metafisica (sennò diventa uno sfruttabile e strumentale gioco al massacro - vedere alla voce "durezza del vivere" imposta per altrui voluttà).
      Un signore feudale franco rimproverò a un templare di "tener troppo alla vostra bella testa". Il templare rispose: "Signore, al momento opportuno saprò distaccarmi da essa". E infatti il templare cadde ai Corni di Hattin, mentre il signore franco si diede ignominiosamente alla fuga.

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    3. Lebbasi non dovrebbero mancarmi, nonostante la giovine età, provvederò. In quanto al motto ritengo che si potrebbe ancora andare più in base dicendo: il fatto che gli uomini non sappiano di sapere, per quanto ne sappiamo, potrebbe essere un risultato attribuibile a Socrate. Si pensi solo all'idea della sua attività come maieutica. Ma approfondirò ugualmente.

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    4. Mi sa che è meglio... Ad esempio: di Socrate sappiamo quello che ci dice Platone. Un po' come capire Caffè leggendo Draghi.

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    5. Infatti cosa ho detto? "...per quanto ne sappiamo..."

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    6. Ma... Ma... Ma allora sappiamo di sapere! Io stavo parlando di un'altra cosa, ma vabbè. A te voglio bene.

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    7. Meno male! Erano due anni che speravo in questo giorno: la conferma che qualcosa la so e che il guru me vo' bene! Mo la vengo pure a vede' in concerto 'na volta, e oggi anticipo il contributo menzile.

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    8. @Citodacal:
      "Every morning a warrior should recommit himself to death. In morning meditation, see yourself killed in various ways, such as being shredded by arrows, bullets, swords, and spears, being swept away by a tidal wave, burned by fire, struck by lightening, dieing in a earthquake, falling from a great height, or succumbing to overwhelming sickness. An elder warrior said, “Once out of your front door you are surrounded by death. Once you leave your gate you are surrounded by enemies.” This saying is not merely a parable, but a way to prepare for your fate."
      (Hagakure - datazione incerta, circa 1707)

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    9. E ciò che è bene, Fedro,
      e ciò che non è bene -
      dobbiamo chiedere ad altri di dirci queste cose?

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    10. @PaMar
      Le copie di Hagakure in circolazione alla fine della guerra vennero distrutte dagli americani, poiché le consideravano parte integrante del carattere nazionalista giapponese che avevano appena fronteggiato (per dire: non solo i nazisti "storici" bruciano i libri...). Eppure, da una attenta meditazione su quanto ci ha lasciato anche Tsunetomo, è chiaro che il senso profondo del Bushido autentico non sia affatto il superficiale, strumentale e irrazionale fanatismo (nemmeno là dove lo stesso autore dice che le grandi imprese non si compiono da "sobri"), ma tutt'altro (che come tu ben sai è espresso anche dal termine “kokoro”). Riflette appieno quel racconto zen ove quel tale aggrappato a una radice sporgente a strapiombo sopra un precipizio, osservi una tigre al fondo dello stesso e l'altro animale feroce, che lo ha costretto a lasciarsi penzolare, attenderlo al bordo superiore del dirupo; scorta una pianta di fragole selvatiche, una ne assaggia, trovandola assai dolce! L'etica del samurai dunque non è necrofilia, non più della discreta grazia che il petalo strappato del ciliegio doni al vento, e col suo abbandonato vorticare spire vivaci scriva e rapide figure.
      Quando Miyamoto Mikinosuke, primo discepolo di Musashi, dovette compiere seppuku, lasciò scritto nell’ultimo “jisei”:

      Spinte dalla tempesta
      sulla cima del monte Tatsuta,
      anche le foglie rosse nella valle
      cadono.

      Aveva ventitré anni e se ne andò come il suono limpido, penetrante e puro d'uno shakuhachi.

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    11. @Alberto

      Certo, senza Platone niente Socrate. Per fortuna, altrimenti ci rimarrebbe il Socrate di Senofonte. Semplicemente imperdonabile ciò che fa dire Senofonte a Socrate

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    12. Scusate, ma tutto questo mi ha convinta a mollare a metà i due-tre libri che avevo da troppo tempo per le mani e decidermi a rileggere prima il Fedro, cosa che bramavo fare da più di un anno.
      E voglio subito condividere con voi un brano di bellezza secondo me toccante. La traduzione è quella di Mauro Bonazzi per Einaudi.

      "E allora la ragione divina, che si nutre di intelligenza e conoscenza pura, e ogni anima a cui sta a cuore ricevere ciò che le è proprio, per tutto il tempo che guarda l'essere lo ama e contemplando la verità trova il suo nutrimento e la sua gioia".

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    13. gli uomini, quando sono interrogati (se li si interroga bene), da soli dicono ogni cosa com'è veramente.
      Eppure se in essi non ci fosse scienza e retta ragione, non sarebbero in grado di farlo. Se poi qualcuno li pone davanti a figure o a qualcosa di simile, allora si ha
      la manifestazione più evidente che è così.

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    14. @Nat

      Vogliamo semplicemente dire che Platone, messa da parte per un attimo la sua grandezza di filosofo, è uno dei più grandi scrittori della tradizione culturale occidentale? Basterebbe il Convivio a testimoniarlo.

      Elimina
    15. @Celso
      Davvero. Il Simposio (io l’ho sempre chiamato così) lo ricordo come una delle prime grandi emozioni che ti dà la letteratura greca, dato che di solito si legge al liceo (anche la mia seconda figlia l’ha letto un paio di anni fa… con una partenza opinabile, visto che la disgraziata è tornata a casa da scuola annunciandomi con entusiasmo “Mamma, ha detto la prof che dobbiamo comprare il “Semprosio”).
      Per me è rimasto indimenticabile. E questo meraviglioso busto di giovane del Bargello, che conoscerai bene, è una delle testimonianze più commoventi della fertilità della grande arte nei secoli (un po' come Omero che riaffiora in Montale).
      Questo accostamento tra la bellezza dell’adolescente e il mito dell’anima - la biga alata - è un vero tributo a Platone.
      Nota che il cammeo con la rappresentazione della biga alata occupa la stessa posizione che nei busti dei santi occupava tradizionalmente la reliquia, ovvero ciò che hai di più prezioso da conservare… è un’opera di cui avevo tuittato tempo fa con Martinet, parlando di Donatello (scultore che idolatro e già solo per questo invidio chi abiti a Firenze...), e lui mi aveva ricordato anche la bulla, la medaglia-amuleto da portare al collo che a Roma veniva fatta indossare ai figli maschi pochi giorni dopo la nascita.

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  16. White collar conservative flashin down the street, pointing that plastic finger at me, they all assume my kind will drop and die, but I'm gonna wave my freak flag high.
    Jimi Hendrix

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  17. La scienza si propone di essere accessibile a tutti.
    Ognuno che sia mediamente dotato deve avere la possibilità di fare propria la scienza, purchè si applichi con diligenza
    La scienza è trasmissibile. Il sapere invece non lo è.
    Noi però, purtroppo, confondiamo il sapere con complessi di conoscenza assolutamente insignificanti e fuorvianti.
    Questi ultimi sono trasmissibili, il sapere invece non è mai il risultato di diligenza, ma il risultato di un atto conoscitivo individuale, del tutto personale, che è di natura metafisica e ignora tatalmente le richieste delle masse di "sapere per tutti".
    Il sapere può essere soltanto il risultato della propria esperienza, e non può di conseguenza essere prelevato da altri o passato ad altri.
    Tutto quello che prendo dagli altri posso solo crederlo, mai saperlo veramente.
    Non ha importanza avere buoni motivi per credere a qualcosa o non crederci.
    Credere significa: non sapere.
    Una persona può apprezzare un insegnamento e utilizzarlo per sé solo quando il proprio livello di coscienza è adeguato a quello dell'insegnamento stesso.
    Una persona senza specifica cultura in campo fisico non potrà mai rendersi conto dell'importanza di una formula fisica, non gli dice niente anche se la formula è di importanza determinante per la fisica. La formula rimane segreta per chi non è iniziato alla fisica. Non c'è quindi alcun bisogno di nasconderla.
    Solo quando questa persona si sarà fatta una adeguata cultura in campo fisico, questa formula potrà rappresentare un passo gigantesco nelle sue conoscenze
    Se io non conosco le note, questo non mi autorizza certo di esigere che la musica venga scritta in lettere o numeri che io sono in grado di leggere. Piuttosto dovrò decidermi o a darmi la pena di imparare a leggere le note, o a rinunciare per sempre a una più profonda conoscenza della musica.
    Non è compito di chi sa, adeguarsi al livello di comprensione di chi non sa; chi sa, potrà semplicemente essere disponibile ad aiutare ad apprendere coloro che gli richiederanno aiuto.

    Da "Il destino come scelta" -psicologia esoterica- Thorwald Dethlefsen Edizioni Mediterranee

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  18. Ed ora...

    ...cantiamo insieme la nostra gratitudine
    - Gratitudine
    - A questo raro esempio di
    -Rettitudine
    -Perche'siamo una
    -moltitudine
    -Super
    -Super
    -Super
    -Supergiovane
    E ora cantiamo la nostra
    -Longitudine
    -Latitudine
    -Cosa c'e' nel mare?
    -La torpedine
    -Cosa c'e' in Friuli?
    -Trieste ed Udine-
    -Bravi
    -Grazie
    -Prego
    -Bravo
    -Grazie.
    -Tenchius
    -Tenchius
    -Fenchius
    -Fenchius
    -Tenchius supermuch!

    Se non sapete da dove è tratto vi mancano le bbbasi. :-)

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    Risposte
    1. Chi è quel giovanotto indisponente con la vespa scoppiettante che disturba la mia pubblica quiete?

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  19. Della morte e della tutela della diversità:

    "[...] A egregie cose il forte animo accendono
    l’urne de’ forti, o Pindemonte; e bella
    e santa fanno al peregrin la terra
    che le ricetta. Io quando il monumento
    vidi ove posa il corpo di quel grande
    che temprando lo scettro a’ regnatori
    gli allòr ne sfronda, ed alle genti svela
    di che lagrime grondi e di che sangue;
    e l’arca di colui che nuovo Olimpo
    alzò in Roma a’ Celesti; e di chi vide
    sotto l’etereo padiglion rotarsi
    piú mondi, e il Sole irradïarli immoto,
    onde all’Anglo che tanta ala vi stese
    sgombrò primo le vie del firmamento [...]"

    Invece a chi intende far pagare l'ingresso al Pantheon e ad altri importanti monumenti e a chi vuole svendere il patrimonio della Regione Toscana, segno dello Spirito del tempo:

    "[...] proteggete i miei padri: e chi la scure
    asterrà pio dalle devote frondi
    men si dorrà di consanguinei lutti,
    e santamente toccherà l’altare.
    Proteggete i miei padri. [...]"

    RispondiElimina
  20. "In fondo alla Moldava vanno le pietre,
    sepolti a Praga riposan tre re.
    A questo mondo niente rimane uguale
    la notte più lunga eterna non è."

    "State vicino a chi veramente ha bisogno di voi, e resistete. Non può durare..."

    È tutto quello che possiamo fare, niente di più e niente di meno, anche se vorremmo sfogare in qualche altro modo i sentimenti che ci vengono dalla conoscenza. Che ora abbiamo soprattutto grazie alla sua fatica.

    (Non ho nulla da insegnarle, non ho mai tenuto diari di bordo, ma di manuali ne ho sentito parlare...:-)).

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  21. Sbajio o è la canzone di Turro?

    :-))))

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  22. Risposte
    1. Allora potevi non dire nulla, perché non me ne sono mai andato.

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    2. Chiedo scusa, ma visto la sua incazzatura iniziale, ho preferito estraniarmi dal web (cosa buona e utile fare ogni tanto), perché lei era l'unica ragione per la quale mi collegavo. Torno a leggere i post arretrati e a cercare di comprendere il percorso da lei indicato.

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  23. Il libro:Contare e raccontare.Bernardini Carlo; De Mauro Tullio - Dialogo sulle due culture, Laterza editori, 2003.


    La cultura scientifica e la cultura umanistica si dividono il sapere dell'uomo fin da quando i primi popoli civili presero a scrivere e a far di conto. A volte alleati, a volte nemici, scienziati e umanisti hanno esercitato la loro influenza nella scuola, nell'università, nei giornali, nella formazione della classe colta e dei cittadini in generale. In questo "pamphlet" la disputa viene rievocata citando Benedetto Croce come Albert Einstein, Cicerone e Galileo, Darwin e Stevenson in una girandola di aneddoti, ricordi, notazioni. Tantissime le questioni da affrontare, tra cui: serve a qualcosa il latino? I numeri sono più belli delle parole? Come rendere piacevoli le formule matematiche e rigorose le proposizioni discorsive?

    Recensione IBS.it:
    Da sempre c'è chi subisce la seduzione delle scienze e chi invece preferisce quella delle discipline umanistiche; molto spesso le une vengono contrapposte alle altre come se fossero campi del sapere inconciliabili e in aperto contrasto. è proprio vero tutto ciò? Quale posto assegnare alla scienza nella cultura moderna e quale invece alla letteratura, alla filosofia e alle materie loro affini? La cultura umanistica si sente "dominante" nella attuale società italiana? Carlo Bernardini e Tullio De Mauro, indiscusse autorità dell'una e dell'altra parte in causa, ci invitano a riflettere su questi argomenti, svelando come in realtà tra i veri cultori del sapere, qualunque sia lo loro specializzazione, esistano più affinità che divergenze. Sfidandosi reciprocamente in una tenzone volutamente provocatoria, i due studiosi si cimentano in un dialogo che associa rigore delle argomentazioni, ricchezza di contenuti, stile chiaro, grande vivacità ed ironia; tutte caratteristiche che lo rendono adatto non solo agli addetti ai lavori ma anche a un più ampio pubblico. La conversazione, è articolata in due parti, una per ogni voce, e suddivisa in capitoli, ognuno dei quali dedicato ad un nodo nevralgico della questione. Inizia Carlo Bernardini, ordinario di metodi matematici della fisica presso l'Università la Sapienza, con un'accusa non tanto velata alla «corriva tolleranza umanista verso l'irrazionale» e alla visione crociana della «scienza». Seguono considerazioni sulla logica scientifica, sulla deduzione, sul metodo e soprattutto sul linguaggio delle scienze alternate ad aneddoti e citazioni di personaggi di rilievo della storia del pensiero. Il professore che fu, come ricorda lui stesso, «bacchettato pubblicamente per avere rifiutato che latino e greco servissero minimamente a capire il pensiero scientifico fornendo gli etimi, o per avere negato, pur con tutto il rispetto per il martire, che Giordano Bruno fosse il prototipo dello scienziato moderno», si rivolge direttamente al noto linguista ed ex ministro dell'Istruzione chiamandolo a controbattere le sue considerazioni. E Tullio de Mauro risponde, riprendendo le questioni cardine sollevate dal suo "avversario" ed esprimendo il proprio parere in proposito: serve a qualcosa il latino?, l'italiano è una lingua inadatta alla divulgazione?, la storia delle scienze deve essere una storia «interna», di idee, non una storia «esterna» di aneddoti biografici? Pur persistendo nelle loro convinzioni, Bernardini e De Mauro concordano su un punto fondamentale: quel che conta maggiormente è il riconoscimento di pari meriti alle diverse discipline, impegnate nell'indagine della realtà: gli umanisti rendono dunque l'«onore delle armi» agli scienziati e viceversa.

    Commento di un certo "manu" di cui ometto l'email, datata 11 Novembre "004
    "Interessante, ma troppo impegnativo per un profano della filosofia".

    Commento mio:
    Se lo ritrovo nella mia biblioteca me lo rileggo.Troppo interessante per dimenticarlo.

    Contare e raccontare.Bernardini Carlo; De Mauro Tullio - Dialogo sulle due culture, Laterza editori, 2003.

    Marco Sclarandis

    RispondiElimina
  24. Ma che sono riaperti i commenti? Nooo era molto meglio senza :). Prof io ho un master in comunicazione del web applicata alla divulgazione scientifica. Ho studiato a Tampere. La moderna letteratura al riguardo dice che i commenti fuorviano il messaggio scientifico del Blog nel 64.3% dei casi. A proposito potrebbe inviarmi un foglio Excel con i link agli ultimi suoi 14 interventi su reti televisive nazionali dalle 9:00 alle 11:15 sto facendo uno studio sulla permeabilità delle menti a mezza mattinata.

    Comunque a parte le fregnacce (quindi a parte l'euro in primi) lei ha un altra volta centrato il punto Prof. In questi tempi disgraziati la gente si prende troppo sul serio. E io ogni volta rimango allibito. Gente senza il minimo spessore intellettuale si offende se gli dici senza giri di parole che sta dicendo cazzate, piddini impenitenti te la menano con altre Europe solo per non ammettere di non aver capito un cazzo negli ultimi 30 anni, gente che dice non leggo Bagnai perché è arrogante, quel polacco di Ascanio detto Iulo...

    Che pena. Io considero amici solo quelli con cui mi posso serenamente insultare e mandare a fanculo, senza che facciano le fidanzatine sostenute.

    Siamo in guerra non abbiamo tempo per i convenevoli

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    Risposte
    1. "Guerra è sempre" celebre commento di Mordo Nahum ad una obiezione di Primo Levi durante il ritorno in patria dal lager.
      Da "La tregua" di Primo Levi.

      « Quando c’è la guerra, a due cose bisogna pensare prima di tutto: in primo luogo alle scarpe, in secondo luogo alla roba da mangiare; e non viceversa, come ritiene il volgo: perché chi ha le scarpe può andare in giro a trovare da mangiare, mentre non vale l’inverso.
      Ma la guerra è finita – obiettai: e la pensavo finita, come in quei mesi di tregua, in un senso molto più universale di quanto si osi pensare oggi.
      – Guerra è sempre – rispose memorabilmente Mordo Nahum »

      "Mentre non vale l'inverso.........."

      Simile a questo fatto: "Tutti i numeri primi, tranne il due, sono dispari, ma non vale l'inverso.
      Però esiste una eccezione, il numero due.
      Secondo me, per questa ragione ogni tanto bisogna darsi una tregua, e possibilmente anche due.

      Marco Sclarandis

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    2. Ma....allora si salverà solo il KPO!:)

      "La follia della donna,quel bisogno di scarpe che non vuole sentire ragioni"#Dar

      https://m.youtube.com/watch?v=bXTdaWlCY9o

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  25. ...ma alla fine, sul grafico dei pil rapportati, dopo aver lavorato ore per capire quali sono le ascisse e quali le ordinate, mi sfugge cosa c'è sulle ascisse?
    prof praticamente faccio il promotore finanziario e sono circondato da colleghi che non riescono a capire la differenza tra obbligazioni e azioni, e questi ti spiegano dove mettere li sordi!!!
    ...qualche mese fa, un nostro formatore spiegando il concetto di svalutazione ha detto:"è l'inflazione GRANNNDDEEE, cioè quando supera una certa soglia, l'inflazione diventa svalutazione"
    non ci resta che ridere

    p.s. i prodotti che propongo sono ottimi, non vorrei allarmare potenziali clienti;-)

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  26. Durante il periodo di oscurità che va dalla fine del quinto secolo alla metà dell'undicesimo, il mondo romano occidentale subì alcuni interessantissimi cambiamenti. Il conflitto tra il dovere verso Dio e il dovere verso lo Stato, che il Cristianesimo aveva introdotto, prese la forma di un conflitto tra la Chiesa e il Re. La giurisdizione ecclesiastica del Papa si estese sopra l'Italia, la Francia, la Spagna, La Gran Bretagna, l'Irlanda, la Germania, la Scandinavia e la Polonia. Al principio, eccetto l'Italia e la Francia meridionale, il suo controllo sui vescovi e sugli abati era molto tenue, ma dal tempo di Gregorio settimo (fine dell'undicesimo secolo) divenne reale ed effettivo. Da allora in poi il clero, in tutta l'Europa occidentale, formò un'unica organizzazione diretta da Roma, che aspirava al potere con intelligenza e decisione e di solito anche con successo, fino a dopo il 1300, nei con i regimi secolari. Il conflitto tra la Chiesa e Stato non era soltanto un conflitto tra clero e laicità. Era anche un rinnovarsi del conflitto tra il mondo mediterraneo e barbarie nordica. L'unità della Chiesa riproduceva l'unità dell'Impero romano; la sua liturgia era latina ed i suoi capi erano per la maggior parte italiani, spagnoli o francesi del sud. La loro educazione, quando l'educazione rinacque, era classica, le loro concezioni intorno alla legge sarebbero state più comprensibili a Marco Aurelio che non ai monarchi del tempo. La Chiesa rappresentava allo stesso tempo la continuità col passato e ciò che esisteva di più civile nel presente

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  27. Dopo quattro anni passati in questi lidi, di una cosa sono ormai ragionevolmente sicuro: chi ci sta imponendo tutto questo, sia ai piani alti che a quelli medi, deve necessariamente fare una vita di merda; di gran lunga peggiore di quella che sta imponendo a noi, almeno sotto il profilo umano.
    E non mi riferisco ai vari Monti, Draghi, Padoan, ecc. No, quelli no. Loro sono solo dei meccanismi e, come tali, vanno considerati. Sarebbe come provare pietà per, o attribuire colpe al meccanismo di sgancio dell’Enola Gay. Pulsanti e niente altro.
    Ma l’ordinario della Bocconi che è costretto a sparare cazzate, delle quali è spesso consapevole, su twitter, farà mica una bella vita? O questo o quel funzionario della UE?
    Ed allora ho capito che, almeno quella vittoria, non gliela voglio dare. E cerco di fare tutto quello che, ragionevolmente, a loro è precluso. Tiè!
    Loro lavorano fino a tarda notte per escogitare questo o quell’inghippo, piano o strategia per aumentare il loro controllo su di noi? Ed io alle 17:30 stacco dal lavoro (sì, sono spesapubblicaimproduttiva), me ne vado in darsena ed esco con il mio guscio di noce a vela finché c’è luce.
    Non so quanta soddisfazione provino loro nelle loro attività, ma io ne provo tantissima quando, usando tutte le manovre di cui dispongo, riesco a guadagnare qualche decimo di nodo. E qual è la ciliegina sulla torta di tutto ciò?
    Io so che loro non sanno che io so.

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  28. Zefiro torna, e 'l bel tempo rimena

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  29. Posso fare meglio di Maccio, posso usare l'un percento del mio cervello! E senza pillole! E soprattutto senza l'aiuto del prof.

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  30. Zefiro torna, e 'l bel tempo rimena

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