MIA15 - Vincitore   La libertà non è gratis: sostieni questo progetto contribuendo ad a/simmetrie.
Puoi anche destinarci il 5x1000 (CF 97758590588): non ti costa nulla, e qui ti spieghiamo come fare.

giovedì 28 gennaio 2016

Banche, bail-in e PMI: lettere dal fronte

(...ricevo e immediatamente pubblico. Segue breve commento...)




Questo è lo stralcio di una lettera inviata da una grande banca italiana ad una azienda sua cliente (ormai per poco) con la quale essa richiede il rimborso immediato di una somma consistente precedentemente finanziata dalla banca.

Ma da dove nasce questa lettera? Qual è la storia? Questa azienda aveva avuto l'impudenza di contestare alla banca l'applicazione di tassi d'interesse di poco inferiori al tasso soglia di usura (sono furbi, loro!) e aveva osato ribellarsi alla quotidiana pratica di pressione psicologica esercitata dai funzionari con telefonate sul cellulare dei titolari in qualsiasi momento della giornata per sollecitare versamenti, per comunicare che si rifiutavano di anticipare fatture (pur in presenza di fido disponibile) in assenza di ulteriori versamenti ed angherie varie assortite. Il tutto rigorosamente per telefono, evitando di lasciare tracce in posta elettronica.

La storia di questa azienda può assurgere a simbolo delle PMI italiane massacrate negli ultimi 5 anni:

Settore agroalimentare (uno di quei prodotti che ci invidiano all'estero e che tentano in tutti i modi di imitare), alta intensità di lavoro (35 famiglie, con fatturato tra €5 e €10milioni), imprenditore di seconda generazione geloso custode di un prezioso Know-how produttivo, presente in fabbrica 16 ore al giorno.

Pur lavorando in un settore relativamente stabile e potendo contare su una solida posizione di mercato, il morso della frenata dei consumi ha colpito anche questa azienda, provocando una diminuzione del fatturato del 5/10% per 3 anni consecutivi.

Al culmine della crisi, sono stati più volte sul punto di licenziare, tagliare i salari, chiedere contratti di solidarietà, ma hanno voluto resistere, anche a costo di indebitare la società.

"Non possiamo togliere il pane a questi uomini, il successo del nostro prodotto passa attraverso le loro mani" erano le parole dell'imprenditore quando, spalle al muro, doveva decidere se pagare i fornitori, i dipendenti o chiedere nuovo fido in banca, anche sconfinando sul conto. Si sa come sono fatti i piccoli imprenditori, sono legati ai propri dipendenti, che non sono numeri da tagliare con un tratto di penna nelle stanze ovattate di un consiglio di amministrazione, come invece accade per la grandi imprese. Li conoscono uno per uno, sanno dei loro debiti, delle loro difficoltà famigliari e, molto spesso, sono gli ultimi a lasciare la nave che affonda.

Invece, da parte delle banche, miopia assoluta. Esse si sono ulteriormente accanite e, nel maldestro tentativo di proteggersi dal rischio di perdita del credito, hanno cominciato ad aumentare i tassi ("perchè è peggiorato il rating, sa, noi non possiamo farci nulla, sono le regole di Basilea") hanno proseguito con la riduzione dei fidi, ed hanno effettivamente ottenuto proprio l'avveramento del fatto (la difficoltà dell'azienda) da cui intendevano proteggersi. La cura "Monti", insomma!

E siamo ad oggi. L'imprenditore si è trovato di fronte alla scelta di farsi sfilare l'azienda tacendo o provare a ribellarsi, col rischio di perderla comunque, ma con l'opportunità di sfilarsi dall'abbraccio mortale con l'aiuto di bravi avvocati e consulenti. La guerra è appena cominciata ma le prime bordate hanno avuto l'effetto di un sasso nello stagno. Infatti, gli aguzzini non immaginavano che chi aveva subito per anni incredibili angherie (incluso il "consiglio" di investire in titoli della stessa banca una quota del fido appena concesso) potesse alzare la testa e metterli di fronte alle proprie responsabilità.

La risposta della banca è stata una lettera di due pagine all'insegna de "la miglior difesa è l'attacco" (che termina con la frase riportata all'inizio) in cui si inanellano una serie di "imprecisioni" e termina con il pizzino della frase finale che, ad un non addetto ai lavori potrebbe dire poco, ma hanno fatto balzare sulla sedia l'avvocato. L'inciso "Perdurando lo stato di insolvenza" è un pizzino perché insinua che la società sia insolvente, cioè si è avverato il presupposto per la dichiarazione di fallimento. Per questi fenomeni del diritto a là carte, il rifiuto di rimborsare un credito concesso a condizioni capestro e gestito con metodi intimidatori e di cui si contesta l'ammontare, diventa fatto segnaletico di uno stato di insolvenza, cioè la impossibilità di pagare regolarmente i propri creditori in conseguenza di un insufficienza del patrimonio aziendale. Un'enormità che termina con la minaccia di segnalazione in Centrale Rischi il che equivarrebbe a trasformare l'azienda in uno zombie da cui qualsiasi altra banca si terrebbe lontana.
Questi sono i metodi adottati dalle banche, al di fuori della trita e ritrita retorica ufficiale. Persone che ubbidiscono solo a un sistema di valutazione basato su assurdi rating che mal si adattano alla nostra realtà di PMI per le quali servirebbe più la visita e la stretta della mano nodosa dell'imprenditore, per capire se il tuo credito è al sicuro.


(...breve commento. Come al solito, non entro nel merito. Ogni aneddoto ha torti e ragioni, ma un concetto credo sia chiaro. In un paese nel quale la piccola e media impresa è la spina dorsale dell'economia - e non solo nel manifatturiero, come l'esempio dimostra - l'unica garanzia perché il credito sia esercitato in modo non discriminatorio e il risparmio sia tutelato è che il sistema bancario ritorni almeno in parte in mano pubblica e che il sistema delle banche popolari e di credito cooperativo venga tutelato - come lo è in Germania, dove peraltro funziona notoriamente molto peggio che da noi. Invece, grazie al bail-in, stiamo procedendo a tappe forzate verso in sistema in cui l'esercizio del credito sarà concentrato in pochi colossi privati, che lo praticheranno a condizioni capestro, senza avere alcuna intelligenza del contesto nel quale si trovano ad operare, e agendo in base a parametri assurdi e impersonali, come sono, per definizione, tutte le regole fisse. Peraltro, voglio ricordare ai bancari e ai banchieri che quando avranno sterminato il nostro paese moriranno anche loro, e che gli influencer minori di Confindustria li stanno già attaccando, nel tentativo vano di presentare una crisi sistemica causata dall'euro - cioè dall'integrazione senza controlli dei mercati finanziari - in una serie di sfortunate coincidenze determinate da singoli episodi di malversazione attribuibili a banchieri corrotti. Fateci caso. Dopo la guerra fra poveri, l'euro ci regala anche la guerra fra ricchi (ancora per poco). Il simpatico funzionario di banca si troverà un giorno lontano al cospetto dell'Altissimo. Può anche accadere che si trovi in un giorno più vicino al cospetto di altri tribunali. Ma, comunque gli vada, quest'ultima sarà una passeggiata...)

75 commenti:

  1. "Settore agroalimentare (uno di quei prodotti che ci invidiano all'estero e che tentano in tutti i modi di imitare)".
    Non avranno più bisogno di imitare: semplicemente comprano per un tozzo di pane le aziende in difficoltà, i cui dipendenti saranno licenziati se non accettano condizioni capestro per (cercare di) mantenere il posto di lavoro; oppure le chiudono togliendo di mezzo la concorrenza di qualità.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. @Bruno Cleriti

      Le chiuderanno togliendo di mezzo la concorrenza di qualità. È questo che succederà. Ce lo siamo detti molte volte, ma è bene ripeterlo: la propaganda che è stata fatta per 25 anni almeno su qualità e specificità dell'agroalimentare, tutela del paesaggio, sviluppo ecosostenibile e via dicendo era, appunto, propaganda, faceva parte di un disegno di riconversione dell'economia italiana basata su turismo e agroalimentare (conosco persone che hanno abbandonato l'insegnamento, per fare gli affittacamere). Poi siamo passati alla fase operativa: via le acciaierie, via la meccanica di precisione, via i treni e gli autobus, via l'aerospaziale, via la plastica che ancora c'è (se ho capito bene), e spazio al fagiolo zolfino, al fagiolino km 0, utile idiota (ormai per me è formulare come "Aurora dalle dita rosate", per ricordare una nostra cara amica), ai B&B e così via. Un paese impazzito, preda del cupio dissolvi. Già, però, come ci ricorda Alberto, il tutto è stato sostenuto da una propaganda contro le PMI rivoltante. Essendo stati a Pisa, come non ricordare l'amore di Marcello De Cecco per le PMI? Come non ricordare l'ammirazione dei giovani comunisti, ora tutti in cattedra, per il modello tedesco, di cui parlavano con le lacrime agli occhi, maledicendo questo paese immorale e irrecuperabile fatto di piccoli imprenditori e proprietari, guardati con odio e riprovazione, perché il modello "vero" era quello VW con una popolazione di dipendenti benestanti ovviamente. E come era bello il modello "renano" con quell'intreccio di banche e industrie! Sono sicuro che tra gli "scissionisti" ci sono persone così, che dovrebbero chiedere scusa non solo per l'€, ma anche per tutto quello che hanno detto e scritto prima sul modello economico di questo paese. Nel frattempo abbiamo venduto le acciaierie perfino agli Algerini, ma la politica di Bxl distrugge contemporaneamente l'agroalimentare di qualità, mettendoci in prospettiva nelle mani di una decina di multinazionali, che faranno di questo paese la discarica per i loro prodotti alimentari (andate per favore in un supermercato francese o belga e leggete le etichette sui prodotti). Siamo letteralmente cornuti e mazziati, per di più sbeffeggiati da un inqualificabile individuo come Tobias Piller che oggi pare aver detto che abbiamo reagito male alla crisi, perché abbiamo venduto. Ci vogliono nervi saldi con questa gente. Intanto ieri sera abbiamo assistito a una performance di quella che Alberto chiama, giustamente, la "guerra tra ricchi": Barisoni che dialogava, preoccupato e non baldanzoso come ai bei tempi, con Borghi. (Naturalmente ha trovato modo di dire che le banche stavano già male nel 2009, non dal 2011/12; un s'avesse a parlar male del Gauleiter preferito da Bxl).

      Elimina
    2. Non solo quello che ha detto l'ottimo Celso.

      Perfino i giochi da tavolo, ci siamo giocati.....

      http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2016/01/27/risiko-e-scarabeo-canadesi-ceduta-editrice-giochi_2225f056-bef3-4be1-8cd4-917142c2b0b5.html

      Elimina
    3. ai evocato barisonni ; ma alfieri ? il giornalista bandolino? e in più la corsetta di grillo sulla spiaggia della sua villa ?...una visione allucinante un incubo ad occhi aperti...si me la sono cercata ma c'era borghi alla gabbia e volevo sostenerlo in qualche modo, è un uomo coraggioso e leale...

      Elimina
    4. "faceva parte di un disegno di riconversione dell'economia italiana basata su turismo e agroalimentare"


      Non capisco...l'economia italiana era basata su turismo e agroalimentare oppure la propaganda voleva un'economia italiana basata su turismo e agroalimentare?

      ...mooolto perplesso. Probabilmente non ho capito bene il commento. I B&B ci sono solamente perchè la fiscalità li favorisce (per ora).

      Elimina
    5. @gransage sage

      Ciò che dici è più che vero, verissimo


      @Hilda

      A un certo punto della nostra storia postbellica siamo stati la quinta potenza economica industriale. Non era solo turismo e agroalimentare.

      Elimina
    6. @Hilda

      Fino a due anni fa le prime tre voci dell'export italiano erano reffinati del petrolio, meccanica di precisione, farmaci. Quindi il made in italy agroalimentare scarpe vestiti e turismo come forza trainante dell'economia era una bufala. Più fagiolo zolfino, più servizi, più europa

      Elimina
  2. "Il simpatico funzionario di banca si troverà un giorno lontano al cospetto dell'Altissimo. Può anche accadere che si trovi in un giorno più vicino al cospetto di altri tribunali. "

    Od un giorno ancor più vicino al cospetto dell'ufficio di collocamento, visto che giusto la settimana scorsa la FABI contava 23.000 esuberi già decisi (su circa 300,000 del settore) nei prossimi 2 anni, senza contare quelli derivanti da "eventuali" fusioni. il tutto dopo, se non mi ricordo male, circa 50.000 esuberi negli ultimi 15 anni.

    Ah che loro non chiamano esuberi, beninteso. Sono sinergie, riconversioni professionali, cessioni, uscite,

    RispondiElimina
    Risposte
    1. @Guido Costantini
      "Sono sinergie, riconversioni professionali, cessioni, uscite".

      Medesimo lessico per cui le vittime civili di una guerra sono denominate "effetti collaterali" (come sui bugiardini farmaceutici, no?).

      Elimina
    2. Sì, sono curioso di vedere le Agenzie del Lavoro che tipo di corsi di "formazione e riqualificazione del lavoratore indispensabili per competere nel mercato del lavoro globalizzato" si inventeranno per questo nuovo truppone di forza lavoro a competenza zero, (datosi che non sei mai qualificato abbastanza). Attendiamo fiduciosi.

      Elimina
    3. Nel frattempo, ai 23.000 di cui sopra direi che da oggi possiamo aggiungerci almeno il 30% della forza lavoro di BPM e BP, visto che pare raggiunto l'accordo politico pr la fusione. Insomma, un'altra decina di migliaia, ma questi probabilmente saranno "razionalizzati" insieme agli sportelli.

      Elimina
  3. Cose comunque gia' ampiamente viste nel commercio, centri commerciali spuntati come funghi a massacrare le piccole botteghe di paese...nel silenzio assoluto.

    RispondiElimina
  4. China la testa; paga; non protestare; non denunciare.

    Insomma, par di capire che uno dei più grandi successi di questo "governo delle banche" (e di chi lo propugna) sia la legalizzazione del metodo mafioso.....

    RispondiElimina
  5. Ho lavorato 17 anni in banca, di cui 10 da responsabile di filiale (il simpatico funzionario di cui sopra...). Lo facevo per tradizione familiare (mio padre negli anni 70-90) e un po' per caso (nel 91 appena laureato fu il primo lavoro che mi offrirono e lo stipendio non era male). Posso testimoniare che è tutto vero, già nel 2007 si percepiamo segnali chiari di ciò che sarebbe avvenuto. Io che cercavo di lavorare con umanità fui lentamente emarginato e infine indotto a cambiare lavoro, passando dall'altra parte della barricata (pmi). La fortuna, qui, è di aver fatto (meno) senza soldi a prestito altrimenti ora chissà dove sarei.

    RispondiElimina
  6. Questo post "fa scopa" con l'incessante attivita' del "governo" "nazionale" (puah) tesa a favorire, tanto per fare un esempio, l'olio tunisino, le arance dell'Ecuador, ecc. ecc.
    Sono sempre piu' convinto che ci sia un piano di annientamento delle nazioni, anche tramite immigrazione selvaggia, possibilmente composta di avanzi di galere arabe e africane, al posto di una sana immigrazione selettiva, compatibile con le esigenze nazionali.

    Nessuna sorpresa; notizia di ieri che non e' correlata, ma fa capire i piani di distruzione: i manipolatori del tasso LIBOR in UK sono stati quasi tutti....assolti.

    RispondiElimina
  7. Le scelte hanno dei costi, tutte. Si tratta solo di analizzare se i costi sono inferiori o superiori ai benefici attesi. La valutazione si fa al meglio, ma resta un margine di incertezza: sono le aspettative. Vale in economia, vale in diritto, vale in politica, nella storia. Vale dal macellaio, dovi compri un chilo di macinato a 7 euro, supponendo che ti dia della carne non marcia. Vale in palestra dove paghi e vai ad allenarti aspettandoti un miglioramento fisico, ma magari ti prendi un crampo. Il governo che cotinua a procrastinare si assume dei rischi: la sua aspettativa è che il problema si risolva da sè, il margine di incertezza è che invece di risolversi da sè si aggravi e che chi paghi all'incasso del conto, invece di essere una porzione trascurabile per l'economía italiana (i pochi ma ben piazzati influencer che stipulano contratti in valuta straniera sotto giurisdizione britannica) è tutto il paese del parco buoi i cui risparmi sono stati azzerati. Il risparmio della povera gente non è uguale al risparmio dei ricchi e va tutelato. La tutela in un'economía di mercato solo può offrirla lo Stato. Perchè non si fa? io l'ho imparato qui: ufficialmente perchè si criticano l'inefficienza su basi tecniche della economía pubblica (il privato cura meglio gli interessi, perchè sono suoi) e la corruzione che si sviluppa in un sistema che immancabilmente declina in clientelare. Sulla prima, credo che ad oggi non vi siano ricerche che provino la validità del postulato. Se esistessero non si verificherebbero le crisi cicliche, i falimenti di mercato e non avremmo la disciplina della Politica Economica che di quei fallimenti si occupa. Sulla seconda, vabbeh tanto c'è Transparency International.
    Resta il fatto che le dinamiche di una grande impresa privata (verso cui il sistema spinge) non sono diverse rispetto a quelle di una impresa pubblica oppure un ministero: in entrambi i casi gli interessi da tutelare non sono quelli immediati di chi compie le scelte, gli amministratori o i dirigenti pubblici, ma molto lontane (azionisti o cittadini), per cui la paventata tutela di posizione che si invoca nel privato come responsabilità ed efficienza semplicemente non esiste. La corruzione in senso ampio, come fenomeno di mala gestione delle risorse e lotta alla meritocrazia, si da per le medesime ragioni nel pubblico come nel privato solo che nel primo caso è fonte di reati, nel secondo no.
    Paradossalmente la conferma del postulato liberista è rappresentata proprio dalle PIME che il grande capitale vuole distruggere e dai liberi professionisti: qui l'imprenditore è la sua azienda e l'interesse a che le cose vadano bene si persegue a costo della pelle. Però è anche vero che questi settori fanno gola a molti e infatti se li stanno mangiando. Nell'attesa che le cose migliorino, come non accadrebbe nel migliore dei mondi possibili, presento il sereno augurio che vadano loro di traverso.
    Bestie!

    RispondiElimina
  8. Oggi più che mai risulta necessario tornare a suddividere le banche d'affari da quelle di credito, affidando quest'ultime a un sistema sostanzialmente pubblico (le Banche d'Interesse Nazionale non mi sembra funzionassero male, così come mi pare che la Legge Bancaria del 1936 sia ancora di stretta attualità, dopo 80 anni).
    Sarà possibile, prima o poi?

    RispondiElimina
  9. Se si fosse parlato di questa impresa in un talk show tutti avrebbero detto che la colpa è della banca cattiva mentre qui si cerca di vedere in chiave sistemica il problema.Questo post offre altri spunti di riflessione a d'esempio sulla guerra,considerata dal Professore,sui grandi contro i piccoli.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. In un talk show l'attribuzione delle colpe sarebbe stata efficacemente teleguidata: alle banche cattive, oppure all'imprenditore poco avveduto, oppure ai funzionari corrotti, oppure alla Cina... tra spin, frame e persuasori occulti, l'unico luogo in cui si può riflettere sui fatti, è questo.

      Elimina
  10. Ma questi bravi e caritetavoli piccoli - medi imprenditori dove erano quando si realizzava la legge Biagi?
    Dove erano quando si realizzava il WTO ?
    E quando si è realizzato l'Euro qualcuno li vedeva protestare da qualche parte?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Prima, molti di loro hanno in gran parte sbagliato nel valutare positivamente politiche di moderazione salariale.
      Dopo hanno prevalentemente subito.

      Vale per molte categorie di italiani.

      Qualcuno le cose doveva spiegargliele, avrebbero dovuto avere una rappresentanza (come democrazia vuole).

      Le sue domande puzzano di autorazzismo (dunque di senso di superiorità) e a me gli autorazzisti non piacciono.

      Chi ha sbagliato non merita di subire quello che l' Italia sta subendo.

      Si vergogni

      Elimina
    2. Siamo tutti d'accordo sul fatto che gli imprenditori abbiano responsabilità su determinati aspetti economici,a d'esempio il Professore ha detto più volte che loro credevano di essere tutelati dalla politica quando proposero la flessibilità ed altre politiche volte a diminuire il peso dello Stato salvo accorgersi dopo che quelle politiche avrebbero schiacciato loro e i lavoratori italiani.Ti parla uno che viene da un paese in cui si sperimentò il contratto d'aria e molti imprenditori,finiti i sussidi,ritornarono nel nord est.Adesso è in atto un concordato preventivo riguardante un'impresa che ha quasi 200 dipendenti e se l'impresa non viene acquistata la stessa chiude.Molti si lamentano di questi imprenditori del nord est che non hanno investito più nel mio paese.Peccato che questa impresa nacque nel 1998 e già da un anno i nostri mercati di sbocco vennero chiusi e l'esperimento fu fatto in un contesto sbagliato sia europeo che nazionale per i lavoratori.

      Elimina
  11. Sono nuovo del blog, non capisco nulla di economia e di gran parte di quel che leggo qui, ma mi sto appassionando. Intuisco però il desiderio del prof di divulgare non solo la sua scienza ma anche la passione per lo studio, per l'arte, più in generale la sua passione per l'intelletto umano. Professore posso solo immaginare la fatica e la frustrazione, la prego di non mollare mai perché di tutto questo c'è un gran bisogno. Ora vado a studiare. Ancora grazie.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Suggerisco la lettura anche dei due libri del prof.

      Elimina
  12. OT
    Ma vuoi vedere che il nonno di MEB....stramaledetti archivi segreti!

    http://www.aldogiannuli.it/la-famiglia-boschi-e-la-p2/

    Abberluscone piduiiiistaaaaa,mica come l'asini-stra!

    RispondiElimina
  13. P.S.

    In dubio pro phiga!(#iostoconMEBsempreecomunque)

    RispondiElimina
  14. da http://www.lettera43.it/economia/macro/sussidio-disoccupazione-europeo-il-piano-di-padoan_43675231766.htm
    Il progetto per un sussidio europeo presentato agli europarlamentari .........
    «Si tratta di uno strumento di condivisione del rischio contro la disoccupazione di dimensione europea», spiega Padoan. Nell'unione monetaria «è uno strumento che rende meno costoso l'aggiustamento», perché laddove non c'è tasso di cambio, «l'aggiustamento avviene con la compressione del mercato del lavoro, e la pressione che avviene in un singolo Paese può essere molto forte».
    mi sembra la prima volta che dal governo viene tale ammissione e mi sembra grave che nessun giornalista ci faccia caso

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Giornali italiani no, ma un economista in Australia lo ha notato. Secondo Bill Mitchell la proposta di Padoan non serve a niente.
      E se non serve, forse è meglio che l'argomento sia sfuggito ai media italiani.
      D'altronde se Padoan voleva farsi sentire in Italia non avrebbe firmato un articolo del UK Guardian.

      http://www.theguardian.com/commentisfree/2015/jun/10/russels-bail-out-jobless-european-union-unemployment

      Credo che i paesi core dell'eurozona non risponderanno. O altrimenti la risposta verrà mutuata da Totò

      https://www.youtube.com/watch?v=Ydy_XCrxLl0

      Elimina
    2. Avevo dimenticato il link a Bill Mitchell.

      http://bilbo.economicoutlook.net/blog/?p=32857

      Elimina
  15. Forse caro Stefano, erano dove ero io, che adesso so tante cose, ma che allora nemmeno immaginavo le implicazioni, ero solo incuriosito dai soldini nuovi, non capivo e nemmeno sospettavo fossero stati pensati come l'arma definitiva contro gli stati e il welfare pubblico, difesa fino allo stremo dalle sue stesse vittime. Per quanto riguarda il wto, io nel 2001 guardavo i servizi da Genova e pensavo che brutta gente i black block. Ora grazie a Dio, al professore e a tanta gente che ho incontrato e letto mi è cambiata un tintinino la prospettiva sul mondo. Secondo me la tua domanda retorica avrebbe più senso se fosse: ma dove sono adesso.E poi se ne potrebbe parlare.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. "e pensavo che brutta gente i black block"

      I black block rimangono brutta gente e, fra l'altro, inutile, anzi conroproducente.

      Tanto per cominciare non devasti una città, inclusi negozietti e macchine private anche se avessi qualche ragione a cui dar voce.

      Secondariamente, diventi parte del problema prestando il fianco al "Hai visto chi è contrario alla globalizzazione? Vandali e farabutti, e tu vuoi stare con loro?"

      I black block non vincono le elezioni, non se lo pongono proprio il problema, ed anzi fanno perdere voti e voce a determinate istanze.

      Elimina
    2. Sono completamente d'accordo, è che all'epoca ero totalmente vittima degli spin doctors, e siccome i tg identificavano il dissenso con i bb, primo io pensavo che tutti i manifestanti facessero casino, secondo mi chiedevo " ma perché tutta sta cagnara contro la globalizzazione?" che i servizi mostravano il casino, ma nessuno spiegava cosa implicava la globalizzazione.
      del metodo Cossiga, degli infiltrati, e i pagati per buttare tutto in cagnara, coi giornalisti che riprendono solo quel pezzetto di corteo, ero completamente ignaro. Ero proprio beatissimo.

      Elimina
    3. Anche perché, a prescindere dalla modalità di siffatte "proteste", sopra un auto non sta scritto di chi è, che lavoro fa e quanto guadagna (e non mi risulta che i black blocks selezionino il modello o la cilindrata...). Ai disordini di Milano, con Expo appena cominciato, Renzi se ne uscì dicendo che non si sarebbe fatto intimidire da questi teppisti e che Expo avrebbe proseguito verso il successo; come dire: beghe personali che non mi creano nessun danno diretto, di vetrine sfasciate e automobili in fiamme altrui invece cosa importa, dopotutto.

      Elimina
  16. la mia era infatti una notazione retorica perchè vorrei che ci fosse qualche giornalista che alla prima intervista a Padoan chiedesse: Caro Ministro ma allora nell'Euro ci siamo per mazziare i lavoratori ? e se così è perchè mai dovremmo rimanerci ? capisco che lei un lavoro ce l'ha e ben retribuito ma chi deve sbattersi per lavorare non vede l'ora di mandare lei disoccupato ! allora il jobs act è compressione del mercato del lavoro, no ? insomma mi sembra che il Padoan si sia denudato da solo. Quanto a dove sono so che il lupo e l'agnello hanno entrambi il problema di mangiare ma non credo che abbiano soluzioni che vadano bene a entrambi: bisogna scegliere da parte stare !

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Stefano Cortesi diceva a Stefano F. e non a Lei, è capitato anche a me questa cosa poi ci sonotre persone che si chiamano Stefano :)

      Elimina
  17. Dalla serie "non sono un diplomatico ma"...
    Il Fatto Quotidiano le da spazio, traendone un vantaggio in termini di vendite e permettendo che le sue (ormai anche nostre) posizioni raggiungano un pubblico piu' ampio, che poi magari non sempre apprezza ma tralasciamo il discorso "perle ai porci" per un attimo. Quindi grazie al Fatto Quotidiano e blablabla. Quanto di utile viene fatto finisce pero' immediatamente e continuamente vanificato pubblicando a giorni alterni articoli sulla coruzzzzzzione (per esempio, ieri) e l'evasionefiscale (per esempio, oggi). Articoli indegni non tanto e non solo per la parzialita' dell'impostazione economica, ma anche perché finiscono per essere commentati principalmente dal quel fenotipo di italiota che sbava per l'Estero (categoria dello Spirito), parla per generalizzazioni da bar dello sport, non sa citare due cifre in croce e finisce invariabilmente con "che paese di merda" et similia. Io capisco tutti: capisco il Fatto che accarezza il proprio lettore ortottero, capisco il Fatto che utilitaristicamente ci da spazio pure a noialtri "benaltristi" tramite i Suoi articoli, capisco Lei che si trattiene, per motivi di opportunita', dal fare un culo come un secchio a Feltri e a Travaglio. Pero' quanto puo' ancora durare questa ipocrisia, questa ambiguita' totale nei confronti suoi, nostri e della Verita'? Gli stessi strali che riserviamo al fantastico mondo ortottero per me, che conto quanto il due di coppe quando regna bastoni, il Fatto Quotidiano se li merita alla settima potenza. Anzi sette volte settima... In tutta sincerita' se avessi saputo che razza di piega avrebbero finito per prendere mi sarei ben guardato dal sostenerli al loro lancio.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io lo compro solo quando c'è un articolo di Bagnai.

      Elimina
    2. Pure io ho la stessa sgradevole avversione al Fattoquotidiono. Lo leggevo all'inizio ma poi e' diventato "un mattinale delle procure" come un politico fozista disse un giorno. E' giusto comprarlo quando ci scrive il prof ma per il resto 'e la solita tiritera autorazzista. Pero c'è una cosa che mi chiedo, come fanno ad andare avanti se solo vendono 35.000 copie al giorno? Hanno una tiratura di 85.000 copie e una resa giornaliera di 35.000!!! Poi non ricevano manco finanziamenti pubblici, pero allora come fanno a stare in piedi con un reso del genere? Qui ci sono i dati: http://www.primaonline.it/wp-content/uploads/2015/12/QUOTIDIANIOTTOBRE.xls

      Forse che la solita cantilena autorazzista non tiri piu' in termine di vendite? Il mercato 'e il mio pastore...

      Elimina
    3. Non solo la cantilena autorazzista,che non tira più,ma anche la pochezza intellettuale di chi ci scrive;
      Per fare un esempio ieri ho letto un articolo su quello che ci spetta se cade Shengen,autore l'ex magistrato Bruno Tinti,ebbene ci spetta "Blade Runner"!! ...Se vi fate un giro sul sito del Fatto magari lo trovate ancora,ed io non vi anticipo il contenuto" DI UNA POCHEZZA INTELLETTUALE A DIR POCO STUPEFACENTE".Al che penso che questo personaggio un tempo giudicava la gente,arresto,carcere,la sua vita..e mi domando se anche noi,forse ingenuamente ed in buona fede,abbiamo contribuito a creare certi mostri.

      Elimina
    4. Allora cosa leggiamo ??
      Il Corriere oppure Il Sole 24 che oltre ad essere finanziati dai "poteri forti" ricevono pure il finanziamento dello stato !
      Il Fatto essendo scritto da giornalisti di varia opinione puo' essere non sempre accettabile ma e' sempre meglio di quello che pubblicani i Giornaloni.
      I vari Palumbo, Meletti ecc.. sono al momento il meglio che si puo' trovare come giornalisti.
      Inoltre l'evidenziare la "corruzione, l'evasione, ecc..." mi sembra una condizione "necessaria" per informare i cittadini della situazione della nostra amata Italia.
      Sicuramente e' una condizione non "suffiente" per risolvere i problemi.
      Infine se avete suggerimenti su cosa leggere come giornali (oltre a questo blog) li accetto ben volentieri.

      Elimina
    5. Purtroppo il Direttore del Fatto non parla di corruzione ed evasione a titolo informativo,me a mero titolo autorazzista.Vedersi come cerca di rendere la Germania un modello da seguire,il paese della Siemens,di Helmut Kohl,della Wolkswagen dei sindacati corrotti e della mega truffa del software,dei disastri finanziari(che abbiamo pagato noi),dei mondiali di calcio comprati,di calciopoli(l'unico paese insieme al nostro ad aver avuto un sistema dove si comperavano le partite) ed infine delle politiche "Leghiste" che hanno ammazzato mezza Europa,applicate con la forza che gli è derivata da una moneta farlocca L'EURO!!!

      PS:Ora caro signore si cerchi,nell'apposita finestra sotto la visualizzazione dei tweet,e si leggahttp://goofynomics.blogspot.com/2015/12/la-corruzzione-rende-ciechi.html

      Elimina
    6. @daje' a piagne'!

      Non so da dove lei derivi che il direttore del Fatto e' un sostenitore della Germania visto che lei legge il Fatto solo quando c'e' Bagnai !!
      Io lo leggo tutti i giorni oltre a leggere altri giornali via Internet.
      Se Travaglio evidenzia che in Germania c'e' oltre il 5% dei colletti bianchi in galera mentre in Italia c'e' meno del'1% non vuol dire che e' un sostenitore della Germania.
      Ripeto essere onesti e corretti non e' garanzia sufficiente per valutare una classe dirigente ma e' un prerequisito per poterla prendere in considerazione poi si dovranno considerare altri fattori.

      Elimina
  18. La storia mi suona estremamente familiare, pure troppo. E trovandomi per caso (per poco ancora, fortunatamente) in un organo di una famigerata assaciazione di categoria (dove si ostinano al collateralismo più sfrenato mentre gli associati muoiono, alle volte nel senso letterale della parola) posso dire che la situazione è estremamente diffusa. E spesso è innescata dalle mancanze del cattivo pagatore per eccellenza, cioè il settore pubblico. Tipo, azienda con conto in verde, il comune o la asl o che so io manca il pagamento a 90 giorni. La fattura è stata anticipata per coprire spese stipendi etc, e dopo il secondo rinvio diventa rosso sul conto corrente. E da lì si può arrivare tranquillamente, nel giro di un anno, all'ufficiale giudiziario che bussa alla porta. Fallimenti figli del patto di stabilità, cioè di Maastricht
    Per quel che riguarda l'aneddotica, ho personalmente sperimentato le continue richieste telefoniche di bonifici, il caldo invito a stipulare un'assicurazione se volevo continuare a lavorare con la banca, e per garantirmi dalla salita dei tassi mi è stata pure proposta una assicurazione che non era una assicurazione ma un CDS (e quindi ho evitato). Il sapere perché a me non è toccata la sorte di altri piccoli non mi da alcun sollievo.
    In conclusione, anche su questo fronte, le PMI contribuiscono senz'altro al monte delle sofferenze - ma un comportamento più non dico decente, ma intelligente da parte della banca premia la banca in primis perché mantiene in vita e solvibile la PMI. Ovviamente questa sensibilità è più diffusa nelle piccole banche che nelle grandi. Le grandi sofferenze e i grandi incagli riguardano grandi soggetti, incidentalmente di solito parte attiva del sistema eurista. Vedere Sorgenia di De Benedetti, che è stata "salvata" con 2 miliardi dalle stesse banche, e via dicendo...

    Ps, parlando di sofferenze bancarie e corpi intermedi, pare che le CNA dei nostri vicini emiliani abbiano accumulato dei buchi niente male...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Rispondo a Lettore Occasionale che ha postato mentre scrivevo, anche perché tocca altre questioni e mi consente di spiegare ulteriormente il mio punto di vista: le differenti associazioni di categoria ed i confidi, benedetti da banche e bancari, hanno la mia totale sfiducia essendo elementi distorsivi del mercato del credito. Penso di essere stato abbastanza chiaro, ma se non sono stato inteso posso tranquillamente tornare sul'argomento.
      Da ultimo, ho visto molte aziende volturate a sofferenze per dire che ho una certa esperienza. A mio giudizio molte aziende e molti imprenditori sono stati rovinati dalla concessione dei fidi, non dalla revoca dei medesimi. Poi ognuno è libero di pensarla diversamente. Ma sono certissimo che se si potesse fare uno studio serio sulle sofferenze la correlazione positiva sarebbe tra fidi inopinatamente concessi e sofferenze, piuttosto che tra comportamenti censurabili della banca e sofferenze.

      Elimina
    2. Egregio Aquilano,
      mi puo' confermare che:
      1) con un anticipo scaduto con cliente pubblico la banca fa quello che farebbe con qualsiasi altro cliente.
      2) in situazioni di credito IVA cospicue, la banca si comporta come se il credito non esistesse o giu' di li'
      3) in caso di finaziamenti regionali o statali, per l'anticipo vengano chieste congrue fideiussioni (tipo ammontanti al 10% del finanziamento) e l'anticipo venga regolato perlopiu' come scoperto di conto, con interessi sopra il 10%.
      4) che uno scoperto di conto, comunque sia nato, ora come ora genera tassi attorno al 15% annuo, secondo solo al credito al consumo.

      Forse non è al corrente che 12 mesi fa, all'inizio del QE di Draghi, in una finestra di 4 mesi le banche hanno offerto ai meritevoli (mi ci sono ritrovato) ulteriori linee di credito, e meritevoli gli hanno risposto perlopiù "ciccia".

      Elimina
    3. Fatico a credere che il QE si traduca in offerte di credito, legga più sotto Francesco Z, non è l'ottava di credito che manc ama la DOMANDA. L'unica domanda di credito che al momento viene presentata in banca è quella di clientela marginale e/o non in bonus. punto.
      Credere che la banca sia il bancomat dell'impresa (o degli imprenditori e dei loro suo, legga Betrieb più sotto) e che solo perché c'è un credito Iva DEBBA far credito e perché lo stato ritarda il saldo DEBBA perseverare è francamente poco rispondente alla realtà. Lei suona una campana stonata e il fatto che la maggior parte del paese suoni la sua musica non la rende meno stonata ai miei orecchi. Su questo blog siamo abituati alla solitudine e alle teorie minoritarie. Siamo cazzuti piuttosto sì anziché no.
      Poi ripeto che da imprese che dovrebbero INTERMEDIARE ATTIVI E PASSIVI FINANZIARI e che vendono appartamenti e libri, ci si può aspettare di tutto.
      Le banche non si conoscono solo perché si ha una apertura di credito. Gli imprenditori non si conoscono solo perché si fa quel mestiere. Fare banca consente di conoscere imprese e imprenditori.

      Elimina
    4. È già che siamo in tema di domande e risposte, e di confidenze, dica lei come è possibile che l'imprenditore socio di un confidi sia tenuto a pagare 1500, 2500, 3000 euro ad un confidi per avere 30.000 euro di credito da una banca. E mi spieghi lei il ruolo del confidi e se questo è fare banca. E mi dica anche se quello è un imprenditore meritevole di credito. Infine se quello è un credito benfatto da parte della banca.

      Elimina
    5. Forse le à sfuggito il senso. Quel che volevo far intendere à che se quel che viene prezzato ò il rischio, un debito pubblico o statale che non sia titolo di debito da tempo viene considerato o non garantito o poco garantito - ci sarà una qualche flebile connessione col fatto che da qualche tempo lo stato non batte moneta e che gli enti locali sono incatenati dal patto di stabilità?
      Che il bancario abbia questa fissa della banca bancomat lo so, e so che la fissa è motivata dai comporamenti scellerati di alcuni. Ma non vorrei che qualcuno finisse col pensare che le sofferenze bancarie derivano dal fatto che il piccolo imprenditore evasore ha prosciugato il fido per comprarsi il SUV BMW e ristrutturare la casa al mare.
      Il QE di Draghi non ha influito nel macro sulla quantità di credito erogato, ma in qualche caso - da me sperimentato - ha dichiaratamene causato un cambio di atteggiamento da parte della banca. La cosa è durata poco.
      Prima ho detto del tipo di credito pubblico-statale che non piace alla banca. Quello che invece piace molto è il dollaro. Che sia lettera di credito o meglio regolare flusso in entrata, piace molto. Tanto da rendere facili anche gli anticipi su estero, in certi casi. "L'estero fa gola", mi ha detto un direttore di filiale. Chissà perché fanno gola, l'estero e il dollaro...

      Elimina
    6. Non vedo che ci sia di strano nei confidi. I consorziati mettono una quota nella cassa comune per garantire i prestiti bancari dei consorziati stessi. Di solito quasi tutta la quota viene rimborsata dal confidi a estinzione del prestito. Poi confidi che vai procedura che trovi. Ah, anche la finanza regionale, quella bruttacattivacorrotta che ha finanziato anche i fallimenti di Renzi padre e del fratello (o cugino o cognato o quel che era) di Errani, ha aiutato a tenere assieme i pezzi. Solo che da Monti in poi è stato un fottuto massacro (ops, ho detto fottuto), e quando i garantiti dal confidi falliscono, la cassa (e quindi la capacità di garantire) del confidi si svuota, i fondi rotativi vengono prosciugati, etc etc etc.
      In quella sede associativa due anni fa dissi che oltre il -25% di produzione industriale era terra incognita (potevo sparare una citazione in aramaico, avrei ottenuto la stessa reazione). Ora che siamo a meno trenta quella terra la stiamo sperimentando: dopo i lavoratori e gli imprenditori, tocca alle banche.

      Elimina
  19. Grande è bello, quindi tutto grande a partire dalle banche. Perché quelle grandi sono più efficienti con benefici per il cliente e per il paese. Propaganda in atto da oltre un ventennio con avallo dell'impresa (Confindustria avanti a tutti con il sol invictus e bocconiani vari al seguito) e nel silenzio, ignorante, del paese. Ovviamente per cagare questa merda si sono inventati di tutto. Mitica la banca glocal, mercimonio più che contaminatio tra globale e locale. Insomma, né carne né pesce. Insomma, niente. Nel frattempo hanno cominciato con il Ccnl del 93 a deflazionare gli stipendi di quel funzionario additato al pubblico ludibrio. Un maledetto che prendeva 16 stipendi e quindi andava pesantemente colpito. Sono passati più di venti anni e ancora continuano a martellare, a sparare colpi di cannone e mortaio. L'attuale parola d'ordine è efficientamento, efficientare, risparmiare. Agire insomma sul lato dei costi perché incapaci di agire sul lato dei ricavi. Anche qui mitiche le banche che vendono di tutto di più: libri, bambole, assicurazioni, appartamenti. Spettacolo. La legge bancaria del 36? Certo, Benito... Che poi la sua approvazione seguì il fallimento di una banca, Banca Italiana di Sconto. Ma adesso le condizioni sono diverse. Hanno fatto fallire 4 banche e mi pare di poter affermare che nessuno - NESSUNO - ha detto a. Ormai è un tutti contro tutti. Bancari contro non bancari. Depositanti di banche non fallite contro depositanti di banche fallite. D'altro canto anche la legge del 93 non credo sia stata in toto da buttare. Alla fine ha introdotto il mutuo fondiario che ha permesso di acquistare immobili a centinaia di migliaia di italiani. Strumento quello del credito fondiario più moderno rispetto a quello del credito ipotecario. E transeat se su 300.000 bancari in essere e mettiamo 700.000 in pensione la differenza la conoscono in 500. Poi non ricordo se la legge del 93 ha introdotto il modello tedesco di banca ma pure poco mi interessa. I danni li ha fatti anche in questo caso il liberismo. La legge Amato. La fottuta corsa verso il mercato e l'efficienza che tanto bene fanno al consumatore finale. E allora consumatore, attaccati e tira. Da ultimo spezzerei non dico una lancia ma almeno uno stuzzicadenti in favore del funzionario. Ne esistono, pochi, di consapevoli. Ma che volete che facciano? Che si licenzino tutti? Considerate che le modalità operative ormai limitano enormemente la possibilità dell'intervento umano, le decisioni in ordine agli affidamenti sono, spesso, affidate a software. E allora sto maledetto funzionario da ex 16 mensilità, ma che dovrebbe fare? Condivido la necessità di non entrare nel merito. Ma comunque in media res stat virtus. Non credo alla favola delle banche cattive. Forse delle banche stupide. Delle banche che sbagliano. Ma cattive no. La banca ha procedure, non le umane debolezze. Mi pare che l'imprenditore della storia si sia indebitato per pagare i suoi dipendenti, per mandare avanti la sua azienda. Pagando anche le tasse e i tributi, immagino. INAIL, inps, imposte sul reddito e quant'altro. Qualche tempo fa qualcuno, sprezzante, lanciava strali chiedendosi chi fosse così cretino da indebitarsi per pagare le tasse. Eccolo accontentato.
    Da ultimo non credo che una chiamata alle armi possa essere rivolta ai funzionari. Neppure ai dirigenti, loro superiori che spesso, molto spesso, hanno un potere decisamente ristretto. Contenuto al nulla assoluto. Piuttosto ai banchieri. Sì. A quelli che guadagnano milioni di euro. Fate un po' voi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Alla base di tutto c'è un fatto semplice ed oggettivo: il calo della domanda. Se il mercato non compra, non compra. La piccola media grande impresa non può ignorare il fenomeno. Deve adattare la dimensione al mercato, oppure a medio termine va belly-up. Io sono per il reddito di cittadinanza alla finlandese, checché ne dica il Prof. (che comunque ringrazio per l'ospitalità).

      Elimina
    2. Non prenderei la Finlandia come esempio. Comunque anziche' il reddito di cittadinanza sarebbe meglio tornare al lavoro di cittadinanza, in linea con la costituzione.
      Ora in costituzione c'e' il pareggio di bilancio, e ho detto tutto.

      Elimina
  20. Porto la mia esperienza dall' altra parte delle barricata, sono una bancaria da anni all'ufficio crediti. Ho visto moltissime aziende soprattutto le PMI andare a gambe all' aria .Dopo questa lunga crisi di consumi, i ricavi scendono, mentre l' indebitamento sale per coprire i mancati incassi dei clienti in difficoltà, mentre i fornitori esigono pagamenti sempre più veloci. Onestamente risulta difficile dare ancora credito,con la consapevolezza che in molti casi, che non servirebbe a nulla. Non vedo via d' uscita, sono cosciente che il mio lavoro è a rischio di licenziamento.
    Spero che la ns. classe dirigente ne prenda consapevolezza e si esca presto da questa prigione dell' euro.

    RispondiElimina
  21. Potrei raccontare decine di casi contrari. Pseudo imprenditori che hai cercato di aiutare e che ad un certo punto non si fanno più' trovare al telefono. Gente indebitata che gira con X5 a cui dici di no, è ti sposta l'accredito dello stipendio per non pagarti le rate del mutuo. Imprenditori, commercianti a cui cerchi di spiegare che è' meglio rinunciare a qualche vendita se troppo rischiosa piuttosto che perseguire a tutti i costi i volumi e rischiare di ritrovarsi con il cerino in mano, che ti ascoltano con silenziosa arroganza e che sprezzanti pensano che sei solo un pirla incravattato forse laureato che non capisce la realtà'. Se mi fido e ti affido sbaglio: troppo credito fa male. Se cerco di allegerirmi, concordando un piano di rientro sostenibile sbaglio: perché' la banca deve dare credito. Ecco, banche viste come enti erogatori, a cui puoi raccontare le più' grandi minchiate perché' tanto "quando lo scopriranno?" Pero' l' SDD Sky o Mediaset non manca mai. La realtà' e' che non basta avere la patente per essere un pilota. E che tutto non è' dovuto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Condivido.E qui sta il grande punto: salvaguardare questa 'umanita' con tutto i suoi limiti o sperare che la finanza incontri la meritocrazia delle multinazionali ? Intanto le universita' hanno lavorato a tutta dritta verso questa prospettiva e, con le aziende medio piccole, l' incontro e' stato fatalmente mancato.

      Elimina
  22. Avete sentito la trasmissione di Ruggero Po, ospite Gianfranco Pasquino di questa sera tutta incentrata sull’elogio della nostra Costituzione?
    Ipocriti.
    Alle 20:09 un ascoltatore pone due domande:
    Come si concilia la nostra Carta Costituzionale con la perdita di sovranità monetaria?
    A proposito di Costituzione,
    come si concilia la difesa del risparmio con il bail-in?
    Alla prima domanda Pasquino risponde con una “ca..ta pazzesca” di Fantozziana memoria.
    Sulla seconda glissa bellamente.
    (Fottendosene se della Carta si fa tutti i giorni strame)
    Subito dopo si lancia in difesa dell’euro (coda di paglia? l'ascoltatore neanche lo aveva menzionato) dicendo che gli piacerebbe sapere i costi dello starne fuori (Eh, sì, perché i costi dello starne dentro li conosciamo molto bene!).
    Ipocriti.

    Stufo di sentire queste oscenità ho provveduto ad immediata donazione ad Asimmetrie. Mi sono sentito subito meglio.

    RispondiElimina
  23. nuove dal fronte: a Roma, sulla via Tiburtina, nell'indotto dell'industria Spazio&Difesa, officine di meccanica di precisione hanno difficoltà a rifornirsi di materia prima. Non tanto e non solo per proprie difficoltà, ma soprattutto per quelle dei loro fornitori che non riescono a loro volta ad approvvigionarsi di acciai speciali presso i produttori.

    RispondiElimina
  24. Benigni, Benigni ... cosa è rimasto di te (Scanzi, pure tu, se fossi stato più attento, lo avresti notato anni fa!).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il ruolo tanto mistificato di quello che un tempo era il giullare di corte, attualmente da taluni ritenuto un semplice spettacolo servile, era in realtà antitetico al ruolo dei moderni dileggiatori, i quali spesso finiscono col fare la fine imbarazzante di Benigni (imbarazzante per chi abbia ancora un poco di buon senso). Il giullare di corte infatti, esponendo le nudità del re attraverso la serissima maschera del lazzo, non voleva essere irriverente se non nelle apparenze, piuttosto rimarcare ciò su cui il monarca dovesse ripensare meglio, cosicché i molti prendessero le ilarità sfacciate e irriverenti, a loro affatto impossibilitate a farsi, soltanto come una follia di cui poter tranquillamente ridere senza rischiare la perdita del collo. Tutti, tranne quel re che fosse “realmente” saggio.

      Elimina
    2. Le sue critiche a Benigni le condivido naturalmente in pieno.
      Ma sono stato in settimana a teatro a vedere uno spettacolo di Scanzi "Il sogno di un'Italia".
      Ha proiettato e letto una bella frase di Levi:

      "Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed attuare la sua volontà. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col timore dell'intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l'informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l'ordine, ed in cui la sicurezza dei pochi privilegiati riposava sul lavoro forzato e sul silenzio forzato dei molti".

      Purtroppo si è ben guardato dal menzionare quale sia il fascismo dei nostri tempi ma ha abbondantemente ricordato le nefandezze di B. e dei suoi tempi immondi oltrechè altri episodi torpidi della nostra storia.
      Ha, per completezza, parlato (con enfasi) di vari personaggi, da Parri a Berlinguer, da Caponnetto e Pantani.
      Non un accenno sull'attuale stato della situazione politica italiana solo una fugace battuta.
      Posso dire che mi ha enormemente deluso concludendo poi con il desiderio di poter un giorno poter parlare bene del nostro paese.
      Mi aspettavo da lui un po' più di coraggio nel raccontare lo stato attuale e le cause della situazione sociale e politica e italiana anche se sono conscio che ciò gli sarebbe costato qualche ospitata, ma ne fa talmente tante....
      Gli auguro di invecchiare meglio di Benigni.

      Elimina
  25. Attenzione pero' a non "romantizzare" il mondo delle piccole e medie imprese.E' mondo che conosco bene fatta di gente spesso geniale ed eroica ma anche scapestrata, di bilanci falsissimi, mungiture aziendali tipo bancomat, dimensione padronale e spesso inciuciata coi capi area...ma sopratutto scarsa consapevolezza della distinzione tra l'entita' aziendale e quella personale.Aggiungerei anche l'idiosincrasia verso personale istruito e competente.Mah...sono la spina dorsale certo ma ... grandi limiti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Nessuno vuole santificare i piccoli imprenditori - dal morso alla mela in avanti siam tutti peccatori. Il punto è che il sistema euro in cui ci siamo andati a cacciare sta distruggendo la spina dorsale, come la chiami tu, del tessuto produttivo - attraverso tutti quei meccanismi che il prof. racconta e che non sto a ripetere. Quindi, come dire, può darsi che la nostra spina dorsale abbia un po' di cifosi, ma senza midollo spinale, semplicemente, non si sopravvive.

      Ciao

      Elimina
    2. Io invece,Giorgio Giorgio, conosco piccoli imprenditori che resistono, si dannano l'anima per far funzionare l'azienda e mantenere il lavoro di tutti quelli che dipendono da esso per vivere e mantenere i figli.
      Nel mio contesto sono la maggioranza, certo qualcuno (soprattutto col cambio generazionale) perde i colpi, ma tiene.
      E lo fanno in un contesto estremamente difficile, avverso, andato deteriorandosi nel tempo vuoi per la crisi, per la burocrazia, per i margini sempre più risicati (e per l'euro che sappiamo essere la ciliegina sulla torta che salverà le ns imprese e cosi via sproloquiando ).
      Mi piace pensare che loro resisteranno e faranno da traino e da esempio a quelli che descrivi tu (che per inciso continuando così sono destinati a sparire).

      Elimina
  26. E' una storia che conosco molto bene, avendola vissuta personalmente qualche anno fa. Auguro vivamente all'imprenditore un finale diverso dal mio.
    Qualche tempo fa mi è capitato di trovarmi a cena in casa di amici, dove era presente la funzionaria di banca (sapete il paese è piccolo) che qualche anno fa ci aveva praticamente dimezzato l'affido bancario. La signorina si lamentava del fatto che, a causa di fusioni bancarie (nella mia città, 17.000 abitanti di 3 banche finite sotto la stessa insegna, ne hanno tenuta aperta una sola) era stata trasferita in una filiale a 80 km da casa e che doveva farsi quasi 200 km al giorno per andare al lavoro, e spesso anche di sabato mattina, e via a lamentarsi....

    E' brutto dirlo, ma non mi sono dispiaciuto più di tanto; anzi ho pensato che magari tra qualche mese toccherà anche a lei provare ancora di più "la durezza del vivere", senza, ovviamente averci capito una mazza.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. É brutto dirlo, ma neppure la funzionaria, nel dimezzarle l'affido, si é dispiaciuta più di tanto.

      Ieri il titolare della piccola azienda (la famosa spina dorsale) dove lavoro, mi ha proposto di abbassarmi lo stipendio di circa il 27%. Dice che sono bravo, ma la colpa é della crisi.
      Nel dirmelo non mi sembrava dispiaciuto più di tanto.... Anzi.

      Da questa mattina sono in cerca di una nuova azienda che abbia bisogno della mia professione. Che il cielo mi sostenga....
      Il mio titolare perderà un buon programmatore e caporeparto. Di aziende come la sua ne ho viste molte. Da come é messo, credo che farà una brutta fine. E senza ovviamente averci capito una mazza.
      Sembra strano, ma neppure io sono dispiaciuto più di tanto....

      Elimina
    2. Giusto che tutti coloro che ritengono che le PMI sono la metastasi dell'economia italiana e hanno causato la rovina del settore bancario lo dichiarino apertamente. Dopodiché magari presentino come modello le grandi aziende internazionalizzate (cioè passate in mano estera, come Electrolux) e il loro fulgido esempio di rapporti industriali.

      Elimina
    3. @Alessandro Ale: brutta storia in un brutto momento. In bocca al lupo, davvero.

      Elimina
  27. @Citodacal

    Sono d'accordissimo. Benigni a me sembra, ed è sempre sembrato, il re. Il capo di una congrega che decide quali devono essere i nostri gusti in fatto di letteratura, film e musica. E soprattutto la più perversa delle infatuazioni che questa combriccola ci avrebbe dovuto indurre era scegliere per cosa avremmo dovuto ridere. Questa è l'intellighenzia di sinistra italiana. E ahimè come nemici politici influenti hanno avuto solo un vasto gruppo di piccolo borghesi che odiavano la cultura, condensatisi nei voti abberluscone.

    RispondiElimina
  28. Il fronte è delocalizzato, e.g.la virtuosa Finlandia già qui sviscerata, discussa e analizzata.. Pòsto qui, che non vada persa, una lettera ricevuta sulla lista universitaria unilex.


    Gentili Colleghi,
    qualche notizia sulla situazione (drammatica) dell'università di Helsinki, che aggiorna i miei messaggi di settembre.

    Come qualcuno ricorderà, l'attuale governo finlandese ha decretato il taglio del FO dell'università di Helsinki per 106 milioni di euro, pari al 20% del budget. In conseguenza di ciò, la governance dell'Ateneo ha annunciato una riduzione programmata del personale di 1.200 unità, dopo di che sono iniziati i negoziati con le parti sociali.
    Ieri sono state comunicate le cifre precise di questa campagna di licenziamenti: 980 persone, di cui 685 amministrativi e 295 tra personale docente e ricercatori (per lo più con contratti a tempo determinato: i licenziamenti veri e propri del personale strutturato riguarderanno "solo" 75 persone, e scommetto che saranno quasi tutti stranieri).
    Se qualcuno è interessato ai dettagli può leggere questa pagina:
    https://flamma.helsinki.fi/portal/home/fh?_nfpb=true&_windowLabel=general_contentview&contentId=HY349712&lang=en&_pageLabel=viewpage

    In realtà ancora non si sa chi e quando. Gli sfortunati saranno contattati direttamente, poco alla volta, dall'amministrazione.

    Praticamente tutte le università finlandesi hanno subito riduzioni del budget e hanno risposto con licenziamenti del personale, ma si è trattato di numeri molto più modesti.


    Poi, qualcuno mi fa notare che al governo c'è Finns:
    a populist and nationalist-oriented Finnish political party (...)
    The party combines left-wing economic policies with conservative social values, socio-cultural authoritarianism, and ethnic nationalism.


    ...vatti a fidare delle alleanze "per la nazione".

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il loro ministro delle finanze la settimana scorsa era a Davos a dire che il problema dell'economia Finalndese deriva dal non aver fatto le riforme del mercato del lavoro, da motivi demografici e dalle sanzioni conro la Russia (che ocmunque hanno votato) e quando un giornalista gli ha chiesto se, putacaso, l'euro aveva qualcosa a che fare con i guai economici la risposta, riportata in vigolette, pare sia stata "Absolutely not, it is not linked to the euro… The euro is not the cause of our economic downturn."

      Molta più durezza del vivere in arrivo (e dalle parti loro fa un sacco di freddo, quindi durezza gelida, come se non bastasse), visto che il Sipila (attuale primo ministro) aveva specificatamente fatto campagna elettorale sulla competitività da raggiungersi tramite taglio della spesa pubblica e blocco dei salari... se non altro, è di parola.

      Ad onor del vero anche in Finlandia c'è un dibattito sull'euro (da cui la domanda), ma poca roba (a meno che mi sa sfuggito qualcosa).

      Elimina
  29. In una logica di concentrazione della produzione e del credito unita all'impoverimento programmato del ceto medio fino alla sua distruzione, forse il comportamento della banca non è semplicemente "miope". Forse è soltanto perfettamente in linea con la politica economica dominante (miope in sé e molto peggio, questo sì). Perciò reagisce in quel modo.
    Che poi, anzi tosto prima che poi ci andranno di mezzo anche i bancari è altra storia: come tutti i lavoratori e i piccoli, sono ritenuti sacrificabili anch'essi.

    RispondiElimina
  30. Il grande pedagogo Riccardo Massa, morto aimè prematuramente, ha dato secondo me nel suo testo "Educare o istruire" gli spunti per le diagonali così difficili oggi di da pensare. Parlo di diagonali perchè continua ad essere difficile pensare di unire i punti che uniscono le multinazionali, la loro proposta di meritocrazia, le procedure UE che ne ricalcano le strutture con il modo operaio, con l'istruzione dei loro figli e la loro voglia di riscattarsi dalle sorti padronali e arbitrarie del siur padrun. Ma è così: educare è di destra e istruire è nel DNA della sinistra e il capitale finanziarizzato, sta da quest’ultima parte con le sue promesse ancora deluse, di eguaglianza sociale.

    RispondiElimina
  31. @Luigi Zundap
    Guardi io non sento alcuna necessità di leggere un giornale. Io ho necessità di informarmi. Lo faccio via Twitter, Zerohedge, Reuters, RT (e ovviamente Goofy), leggendo articoli e analisi in svariate lingue straniere. Ho chiuso coi giornali italiani da tempo, vanno bene per la cronaca locale e per percepire l'aria che tira ma è difficile che io trovi buoni motivi per spendere più di 10 minuti al giorno sulla pagina web di una testata. Non mi interessano le dichiarazioni dei politici, le opinioni del direttore, le tirate alla Scanzi (evoluzione delle tirate alla Travaglio), le cordate per questo o quel partito, le distorsioni dei problemi create ad arte da TUTTI i giornali per evidentissime carenze di deontologia professionale quando non proprio di cultura generale media. Il mio tempo è denaro e salute, non sento alcun bisogno di avere un giornale di riferimento. Al contrario reputo pessima questa abitudine, retaggio di un tempo in cui il giornale era una dichiarazione di identità politica. Io non appartengo a nessuno e non permetto a nessuno di considerarmi "fedele lettore". Per oltre un decennio ho spento il cervello: ho vissuto, letto, giudicato per appartenenze. Mi sono svegliato una mattina di ottobre vergognandomi, io figlio di un iper-dubbioso miscredente giacobino, di essere diventato un inutile fideista acritico. Mai più. Se dopo 8 anni di crisi e 30 di crolli della quota salari un giornale (a caso) o un partito (a caso) continuano a parlare SOLO di corruzione io ci taglio i ponti. A quasi 40 anni non regalo più un minuto di attenzione a cazzari, poveracci, gatekeepers e traditori della Patria. Provi pure lei, le assicuro che ne trarrà un enorme giovamento intellettuale e fisico.

    RispondiElimina
  32. Intanto prosegue la lotta alla grande evasione

    http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2016/01/29/cagliari_multa_salata_per_l_ambulante_5000_euro_per_15_chili_di_c-68-463188.html

    RispondiElimina