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giovedì 30 aprile 2015

Non sono un politico (il mio primo maggio)

(...scusate, mi porto avanti col lavoro, che poi ho l'assemblea e la cena sociale di a/simmetrie...)


Ho sempre detto di non essere né interessato né portato per la politica.

Alcuni di voi continuano a insistere, incitandomi in vario modo a varie forme di impegno, probabilmente tratti in inganno da un dato di fatto: questo blog è da anni l'unico luogo di elaborazione "politica" in Italia. I politici propriamente detti si dividono infatti in due: quelli che obbediscono a Bruxelles (e che in questa veste non hanno alcun bisogno di elaborare alcunché), e quelli che hanno capito qualcosa grazie a questo blog.

Se trovate altre categorie avvertitemi che le metto in elenco.

Tuttavia io non sono un politico: sono un intellettuale che fa l'intellettuale, e sono un povero Cristo come voi assetato di giustizia, che è un nettare delizioso, il quale, però, con il passare del tempo, prende un po' d'aceto, e diventa vendetta.

Ed è qui che si vede il mio non essere un politico. Anzi: scusate: il non essere un politicante

(...perché alla fine politico, se faccio politica, se questo blog è politica, lo sono, ma insomma ci siamo capiti: sopra, quando scrivevo politico, pensavo: politico di mestiere. Quindi, se per voi va bene, possiamo usare per questo mestiere il termine: politicante, così ci chiariamo i dubbi. Guardate, vi faccio un disegnino:

politico, s.m., cittadino che alimenta il dibattito nella polis.
politicante, s.m., cittadino che riceve uno stipendio dallo stato per esercitare una carica elettiva.

Va da sé che le due definizioni possono coesistere...)

Allora, diciamo che non sono, né voglio essere, un politicante, e ve ne fornisco immediata dimostrazione, questa:


Sì, cari amici che mi chiedete di "fare il partito", o cari amici che mi dite di "avere bisogno di me": devo dirvi una cosa che è giusto sappiate. C'è qualcosa che proprio non riesco a fare, ma che purtroppo è presupposto necessario di quello che mi state chiedendo. Per "fare il partito", o per "aderire a un progetto", io prima dovrei vincere il mio ribrezzo verso coloro i quali hanno assistito con acquiescenza bovina, per anni, al massacro dei loro simili, allo sterminio del loro paese, pensando di essere al sicuro, e pensando di essere dalla parte del giusto, e che si svegliano ora, ma naturalmente restando dentro al famoso recinto, cioè non contestando l'euro, che, si sa, è solo una moneta...

Poi c'è anche il problema dei paraculi dell'uscita "da sinistra", ma quello è un problema minore (come numeri).

Ecco, queste persone, un politicante, cercherebbe di lavorarle, di tirarle dalla sua parte, pensando (secondo me erroneamente, ma magari ne parliamo dopo) che la punta del cetriolo possa averle rese meno inerti, meno bovine, meno fasciste, per dire le cose come stanno.

Io non ce la faccio.

Mi spiace, ad esempio, per i poveri insegnanti: era insegnante mia madre, sono insegnanti tanti miei amici.

Ecco, parliamone: per anni i miei amici insegnanti si sono scontrati contro il muro di supponenza, di biasimo, di emarginazione opposto loro dai colleghi ai quali cercavano di aprire gli occhi (come ho fatto io con Iulo, che nel frattempo è andato a fare una doccia): si sono sentiti dare dei fascisti, dei nazionalisti, dei leghisti, solo perché stavano avvertendo i loro colleghi, nel comune interesse, che l'euro stava conducendo verso la Grecia, non verso il Fogno europeo.

Ora arriva il redde rationem, e naturalmente gli insegnanti si indignano e se la prendono, che so, con quel Fassina che però hanno votato e sostenuto mentre appoggiava Monti, Fornero, Bersani che diceva "noi siamo quelli dell'euro", il Fiscal compact, insomma: mentre appoggiava la qualunque venisse da Berlino per distruggere l'economia del nostro paese. Sul perché Stefano abbia fatto questo torneremo, glielo chiederemo quando si sarà posata la povlere della legge Acerbo (e con delicatezza, altrimenti Cate e Cristina mi massacrano). Lui, se vorrà, ci risponderà, ma nonostante lui sia, oggettivamente, più responsabile, alla fine mi fa molto meno schifo. Il carnefice, se ammazza, fa il lavoro suo: è uno sporco lavoro, ma qualcuno deve per farlo. La vittima, se si lascia ammazzare, va contro l'ordine naturale delle cose.

È tanto ingiusto, da parte di questi insegnanti, prendersela con Fassina ora, quanto era ingiusto prendersela cum pusillis meis prima.

Non so se è chiaro: gli insegnanti che svillaneggiavano, che insultavano i miei amici, i quali cercavano di aprir loro gli occhi, quegli insegnanti, quei fascisti di merda, quei figli della lupa, hanno appoggiato per mera appartenenza la parte politica che in futuro li avrebbe massacrati, come era ovvio che fosse, e quindi a me ora fanno schifo, e non riesco (perché non sono un politicante) a resistere alla tentazione di pensare che si meritino tutto quello che gli sta succedendo.

Cristo: ve lo stavano dicendo che erano quelli del rigore! A cosa pensavate che si riferissero? A una finale di campionato?

Su, diciamolo, a beneficio degli imbecilli che "l'economianonèunascienzaequestaèsolounatuaopinione": che sarebbe finita così era evidente, c'era una ben precisa logica economica. Noi l'abbiamo dichiarata in questo blog fin dal primo articolo, esaminando la famosa lettera della Bce del 2011, giungendo a questa ovvia conclusione:


Ma tutto questo Mirko Solinas non lo sa!

Mirko chi?

Mirko questo:

(qui).

Oh, povero cocco, come siamo tristi per te, cucciolotto pucci pucci...

Mentre gli imprenditori si impiccavano, mentre gli operai, il giorno dopo, per motivi sufficientemente ovvi, trovavano la fabbrica chiusa (e molti seguivano, o precedevano, nell'Ade l'imprenditore), tu eri a casa tua nel PD, vero? Questo mondo a misura di compressione dei diritti economici altrui, il mondo del rigore di bersaniana memoria, ti stava bene, vero? Non era necessario, per te, capire cosa stesse succedendo, non ti disturbava l'urlo nero delle madri e delle spose, non ti turbava il silenzio dei suicidati, più duro di un macigno, non ti crucciava lo sguardo spento dei giovani privati di un futuro, non ti incuriosivano i diktat di chi con la scusa di affrontare un problema di finanza pubblica interveniva massacrando i diritti dei lavoratori, non ti insospettiva questa ansia dichiarata di trasformare il lavoro da un diritto costituzionalmente garantito a materia privatistica.

Eh, no, tu eri a casa tua, cucciolotto pucci pucci...

Fuori grandinavano tagli dei salari, licenziamenti, contratti capestro, ma tu un tettuccio sopra la testa ce l'avevi, e una scodella piena di pappa buona, anzi, buonista: i diritti civili, la superiorità culturale, la buona educazione... "Il problema è il debito pubblico: tagliate i salari". Il non sequitur, tu, cucciolotto pucci pucci, non lo vedevi, vero?


Io non sono un politicante.

Un politicante, Mirko, se lo caricherebbe, come si caricherebbe, del resto, quei colleghi per i quali la svalutazione deprime la quota salari (e continuano a portare in giro sta stronzata in un roadshow che nemmeno la Smart!...).

Io non sono un politicante.

Trovarmi un'email di quei colleghi nella mailbox mi fa lo stesso effetto che trovarmi un'iguana sotto le lenzuola (l'ultima volta ho proprio sclerato, mandando a fare in culo il mondo), e leggere un tweet come quello del cucciolotto pucci pucci qua sopra mi rende tollerante come Cimourdain (googlatelo). Sono queste persone che hanno voluto che scorresse il sangue. Quello degli altri, certo, non il loro. E noi dovremmo, aspirando alla santità, ora che, poverini, posti di fronte al loro inevitabile massacro, cominciano a patire per qualche escoriazioncina, sollevarci dalle tombe dei nostri poveri morti per fare qualcosa di diverso che comprarci un chilo di popcorn e mandarli a fare in culo, le animucce belle che ora si risvegliano, i borghesucci filistei per i quali "io sò io e loro non sò un cazzo"?

Perché?

Perché in democrazia contano i numeri?

Ah, bè, certo, Mirko (per dire) è un numero. Lui si sente il numero uno: è molto educato, e le sue opinioni, s'intende, contano quanto le mie (come da copione):




Peccato però che oggi sta succedendo quello che io, non lui, avevo previsto quattro anni or sono: l'evoluzione in senso autoritario, ovvia conseguenza del fatto che... ricordate?

Ah, non ve lo ricordate?

Bene: vi rinfresco la memoria:


LE POLITICHE DI DESTRA NEL LUNGO PERIODO AVVANTAGGIANO SOLO LA DESTRA.

Si capisce meglio, ora?

Secondo me no.

Perché, vedete, chi poteva capirlo lo ha capito subito. Voi lo avete capito, io l'ho capito, Mirko no, quindi la sua opinione non conta quanto la mia, perché la sua era l'opinione di un borghesuccio egoista, e il mio era il ragionamento scientifico di un intellettuale che metteva in gioco la propria carriera (con grande facilità, perché io, capendo, capivo anche di non avere nulla da perdere)!

Ma voi ve lo ricordate Keynes? Cosa dice ne "Le conseguenze economiche di Mr Churchill"? He who will the end will the means. Vuoi l'euro, Mirko caro? Vuoi la compressione dei salari, vuoi l'incremento della disuguaglianza, vuoi la distruzione dello stato sociale? Non ci sono problemi, siamo in democrazia, se questa è la tua opinione be my guest. Ma allora devi volere il Jobs act e l'Italicum, che sono i means per assicurare l'end che tanto ti sta a cuore: non puoi, in democrazia, portare avanti un disegno che scontenta la maggioranza, se al contempo non comprimi i diritti politici (cioè, in pratica, se non elimini la democrazia)!

Quindi de che stamo a parlà?

Quello che dico è assolutamente ovvio, ed è per questo che il simpatico cucciolotto pucci pucci a un politico è inutile. La sua tronfia supponenza di provinciale sazio gli impedisce di fare alcunché per maturare e far maturare una reale coscienza di classe. Lui, si sa, ha opinioni che valgono quanto le mie. Ma ha anche pubblicazioni? No, ma tanto l'economia non è una scienza...

Persone così possono essere utili solo a un politicante.

E allora, contravvenendo alle regole della casa, lasciatemi concludere con un accorato appello:


Stefano: un consiglio. Io non sono un politico(ante), ma tu sì. Io certe persone vorrei solo vederle galleggiare gonfie nel Tevere mentre faccio i pesi al Flaminio, perché questo mi chiede il mio senso di giustizia e perché se mi lasciano del tutto indifferente gli insulti rivolti a me, per quelli rivolti uno de pusillis meis io chiedo (e avrò) vendetta dal mercato (purtroppo ho lasciato aperta la bottiglia della giustizia, che ha quindi preso d'aceto).

Ma tu devi essere diverso, a questo ti chiama la tua professione.

Quello che io non posso fare, perché non posso non essere me stesso, tu devi farlo, e allora dammi retta: vai alla manifestazione degli insegnanti. Qualcuno ti sputerà in faccia. Portati un ombrello, ma vacci. Perfino un simpatico nullacapente come il Mirko qua sopra riesce a intuire che avete fatto qualcosa "contro", quindi ora margini di manovra ce li hai. Non hai idea di quante tessere PD vengano metaforicamente stracciate su Facebook dagli insegnanti piddini in questi giorni.

Vattele a prendere.






(...e comunque, cari amici che vi svegliate adesso, i casi sono due: o partite da una seria autocritica, ammettete di avere, per egoismo, per mancanza di tempo, per quello che è, commesso un serio errore di valutazione, e vi dissociate preliminarmente dal progetto eurista, o, per quanto mi riguarda, io vi manderò a fare una doccia con Iulo. Non è facoltativo: dovete chiedere scusa, perché ci sono i morti di mezzo, e quei morti sono vittime anche della vostra indifferenza. E comunque, sapete che c'è? Fate un po' come vi pare! Il vostro voto non mi serve, e quello di voi che mi serve - i vostri brandelli, se non vi opponete all'eurismo ora - me lo porterà la SStoria comodamente sotto la vetrata del Flaminio, mentre faccio il "lento avanti". Io appartengo a una élite, io l'euro me lo posso permettere. Voi no...)







(...mi rendo conto che il post è un po' criptico, quindi vorrei aiutarvi a leggere fra le righe. C'è scritto questo:

SONO QUATTRO ANNI CHE VE LO STO DICENDO E SONO QUATTRO ANNI CHE MI INSULTATE E MI RIDETE IN FACCIA.

ORA CREPATE, IMBECILLI!

Che dite, così si capisce meglio? Ah, scusa Mirko, se ho detto una parolaccia. Ovviamente non mi stavo rivolgendo a te, ma agli altri, quegli altri che, per te, non esistono...)

mercoledì 29 aprile 2015

Audioresistenza

Scusate, ma prima che sia mezzanotte, per riportare in equilibrio la giornata, dopo esserci occupati di quella roba là, volevo segnalarvi questo.

Si capisce la differenza? Secondo voi Francesco Basso lo vedremo mai in televisione?

Dipende anche da noi... certo non da Iulo!

Ad Ascanio, detto Iulo

(...perché nessuno, dopo, possa dire di non sapere. Come ho scritto a Landini, così scrivo ad Ascanio, detto Iulo...)


Caro Ascanio,

ieri un lettore di questo blog mi ha segnalato questo ennesimo manifesto di regime, la consueta accozzaglia di proclami luogocomunisti:

[1] l'euro pilastro del mercato unico (scemenza: per avere un mercato unico non occorre una moneta unica, e lo prova il fatto che a questo mercato aderiscono paesi che non sono nell'euro, nei quali sia il reddito che il commercio si sono sviluppati di più che nei paesi aderenti all'euro. Va anche detto che è una colossale scemenza vedere nel "commercio" un bene in sé: cosa c'è di intrinsecamente positivo nel mangiare un'arancia spagnola anziché siciliana? La visione liberista che fa del commercio un feticcio si scontra con il buonsenso e anche con la ricerca scientifica, ma di questo parleremo solo se vorrai...)

[2] l'Europa che ci ha dato la pace (scemenza: la pace ce l'hanno data le basi Nato, cioè il fatto che, volens nolens, avendo perso la Seconda guerra mondiale, i paesi dell'Europa continentale sono stati ricostruiti coi soldi degli Usa e quindi posti sotto tutela - in base al principio "pago pretendo!" - per costituire un blocco coeso che si opponesse al blocco sovietico, come credo tu abbia notato e possa ricordare);

[3] il rigore necessario per affrontare la crisi del debito (scemenza: la crisi che stiamo vivendo non nasce dal debito pubblico, come ho dimostrato fin dal primo, profetico, articolo di questo blog, e come due anni dopo - cioè due anni fa - ammise perfino il vicepresidente della Bce! L'auterità, intesa come taglio della spesa pubblica o aumento delle imposte, è quindi stata la risposta sbagliata, come avevo previsto, e infatti ha portato a un deterioramento dei conti pubblici, con un rapporto debito/Pil che è aumentato di 13 punti! Risposta tanto più sbagliata in quanto l'Italia non ha un problema di spesa pubblica eccessiva, come i dati dimostrano - e questa è solo una delle menzogne del potere, che smonto nei miei libri. L'attacco ideologico al debito pubblico è condotto allo scopo di sottrarre allo Stato il ruolo di intermediario del risparmio, che svolge gestendo pensioni, sanità, istruzione, ecc., costringendo i cittadini a rivolgersi ad assicurazioni private per permettersi sanità, pensioni e istruzione, cioè a mettere i propri risparmi nel circuito della finanza privata, come ho spiegato in Crisi finanziaria e governo dell'economia, e con maggior dettaglio tecnico, se interessa, qui. La nostra è quindi una crisi di debito privato, determinata da uno squilibrio nella distribuzione del reddito - i ricchi guadagnano sempre di più e i poveri sempre di meno, e quindi devono indebitarsi; una crisi amplificata dall'adozione di una moneta unica che ha avuto effetti distorsivi pesantissimi, come ho spiegato al Parlamento europeo e al Parlamento italiano - questi due discorsi sono a prova di politico, quindi credo che dovresti ascoltarli, se ce l'hanno fatta loro ce la puoi fare anche tu...).

Inutile dire che questa immonda silloge di scemenze è firmata dai soliti noti.

Spicca, ad esempio, l'adesione di Romano Prodi, la persona che, come ricordo nel mio blog e nei miei libri, ha apertamente confessato (sul Financial Times!) di essere consapevole del fatto che l'adozione della moneta unica in Europa avrebbe portato a una crisi, ma che la violenza di questa crisi sarebbe stata motore di una dinamica politica positiva, perché avrebbe condotto i cittadini europei a chiedere "più Europa". Ti accordo il beneficio del dubbio, e quindi per tua comodità accludo il link alla confessione di Prodi, uno dei potenziali fondatori di un improbabile "nuovo Ulivo" (daje a ride...).

Che la violenza economica fosse da considerare un instrumentum regni legittimo, che le tante vite spezzate, private di futuro, fossero da considerare, nelle eloquenti parole di Keynes, an inevitable incident in the scheme of progress, Prodi (sì, il tuo cofirmatario, caro Ascanio) lo pensava e lo diceva, e forse tuttora lo pensa (se non lo pensasse sarebbe libero di dissociarsi da se stesso), ma non è certo stato lui il primo a teorizzarlo. Come ho scoperto, grazie ai lettori di questo blog, che è un laboratorio di pensiero critico e di resistenza unico in Europa, l'uso della violenza economica era stato apertamente teorizzato dai cosiddetti "federalisti europei": un pugno di reazionari pagati dalla CIA prima, e dalla Commissione Europa dopo, per proporre (o, se del caso, imporre) ai paesi europei il modello statunitense di "Stati Uniti d'Europa": modello funzionale agli interessi del paese che ci teneva sotto tutela, si intende, ma non ai nostri, e questo per l'ottimo motivo che da noi, questo modello, non può funzionare.

Gli Stati Uniti d'America, infatti, non sono una federazione, ma una nazione. Noi non potremo mai essere una federazione, se non a patto di reprimere la democrazia, perché non abbiamo la possibilità di evolvere verso un modello di integrazione politica sovranazionale realmente partecipato, dato che ci manca uno strumento essenziale della dialettica politica: una lingua comune. E infatti quelli che propugnavano gli Stati Uniti d'Europa sono anche quelli che ci hanno detto in faccia che questo percorso politico serviva a porre le scelte economiche cruciali "al riparo dal processo elettorale". Del resto, tutte le federazioni "di successo" sono residui dell'esperienza coloniale britannica: Usa, Australia, Canada, India... dove la colonizzazione, quando non ha fatto tabula rasa delle culture indigene (Usa, Australia, Canada), ha comunque livellato culturalmente le élite al potere, dando loro un minimo comune denominatore culturale (la formazione nelle università britanniche: India). Ormai, che il Parlamento europeo sia il paradiso dei lobbisti e l'inferno della democrazia lo dicono tutti, non sono più solo...

Credo tu stia piano piano capendo cosa hai firmato, vero?

Bene.

Tu non mi conosci, e io ti conosco.

Ora ti spiego come e quando ho deciso di espormi. Ho deciso di farlo, io, che sono un membro delle élite, che ho appena salutato il consigliere economico della signora Merkel, che parlo quattro lingue europee, che vivo ai Parioli, che ho un lavoro tutelato, che ho fatto consulenza per banche e governi, che scrivo sulle riviste scientifiche del mainstream, ho deciso di espormi quando un mio collega, che decisi di chiamare Aristide, mi fece un certo discorsetto: "Sai, il popolo non sa dove dovrebbe andare, ma noi lo sappiamo, e abbiamo scelto l'euro per costringerlo a fare la cosa giusta". Insomma: il discorsetto di Romanone e dei federalisti europeo. Lo raccontai nel 2011 in un articolo sul Manifesto, articolo che molti presero come uno schiaffo in faccia: lo schiaffo che ti dà chi vuole che tu riprenda i sensi.

E molti hanno ripreso i sensi.

Molti hanno capito, grazie a me, quello che io stesso ho capito troppo tardi: che l'euro non è una moneta, ma un metodo di governo, un metodo fascista, perché antidemocratico (cioè funzionale alla compressione della democrazia) e classista (cioè funzionale alla compressione dei salari).


Ora, tu sei uno che per lavoro dà voce alle vittime di questa epocale strage di Stato: la recessione più catastrofica dell'intera (intera) storia italiana, che ci ha riportato indietro di diciotto anni (noi lo dicevamo alcuni anni fa: oggi cominciano ad accorgersene tutti: ti chiedo nel tuo interesse di apprezzare questo dettaglio). Alcuni lettori si sono quindi stupiti nel vedere la tua adesione a questa robaccia, che stravolge la verità storica, che mistifica la spiegazione che della crisi danno perfino i più autorevoli organi ufficiali, che propone delle non soluzioni ad esclusivo uso e consumo di quelle élite criminali per le quali la violenza economica era uno strumento lecito di coercizione politica, per le quali l'Europa è un'opportunità in quanto consente di sottrarre al controllo democratico della maggioranza dei cittadini le scelte dalle quali dipende il loro benessere.

Ma come! Io, che sono un fottuto aristocratico, mi trovo paradossalmente a combattere gli interessi del potere cui mi sarebbe così comodo appartenere, mentre tu, figlio del popolo (o presunto tale, non conosco la tua biografia), firmi i manifesti del potere?

Scusami se sono malizioso, ma sai, io non sono uno di quelli "der popolo", che tu difendi. Da fottuto aristocratico ho letto tanti libri senza figure, e ne ho anche scritto qualcuno, che sta cambiando la testa di tante persone: ho letto troppo Proust, troppo Balzac, e quindi l'apparente paradosso di un intellettuale che si indigna per i call center ma sta muto sull'euro non mi ha stupito più di tanto (mentre avrai visto lo stupore, la costernazione dei miei 20 - mila - lettori!).
 
Perché certo, è vero: per le persone insieme alle quali hai festeggiato il 25 aprile chi si schiera dalla parte del popolo è populista, a meno che, però, non lo faccia con le debite forme...

Chi potrebbe non commuoversi sentendoti raccontare, col tuo talento di attore, le vicende degli umiliati e offesi? Se non piangi, di che pianger suoli? Le tue pittoriche (e un po' buoniste, if I may) descrizioni del sintomo, fanno la gioia dei simpatici e repleti borghesucci piddini, cui un po' di indignazione, di sera, smuove la bile, facilitando la loro digestione, e placando le loro coscienze. Al "penso quindi sono" hanno sostituito il "mi indigno quindi sono di sinistra", e tu in questi li aiuti, oh, come li aiuti! I tuoi racconti sono perfetti: c'è tutto: nessuno come te sa esprimere lo squilibrio di forze fra oppressi ed oppressori. Oddio, per la precisione dovrei dire che c'è quasi tutto. Una cosa in effetti manca. Tu aderisci, e fai aderire, emotivamente, alle vicende degli umiliati e offesi, ma manca, nel tuo racconto, un qualsiasi accenno alle cause delle offese e delle umiliazioni. Cosa rende così mortifero e devastante questo capitalismo? Cosa ha distrutto, qui in Italia, il tessuto industriale e la speranza di intere generazioni?

Su questo, sulle logiche del capitale, su quanto l'integrazione finanziaria (cioè la possibilità accordata al capitale di fare il porco del comodo suo senza alcun controllo né amministrativo né politico) stia opprimendo il lavoro, non mi sembra che tu ti esprima, forse perché se lo facessi passeresti dalla cistifellea al cervello dell'ascoltatore, con risultati potenzialmente destabilizzanti per il potere, che quindi non ti accoglierebbe più a braccia (semi)aperte, ma tenderebbe ad emarginarti, come sta provando (senza riuscirci) a fare con me

Perdonami, sarò sincero, anche al rischio di essere repellente (nel senso di repulsivo)! Vedi, io di quelli come te, che si commuovono per le sorti degli umili dalle televisioni dei potenti, ho sempre diffidato un pochino. Mi perdoni, vero, questo atteggiamento sospettoso? Se ho torto lo riconoscerò: mi succede così di rado che farlo mi costa molto poco. Sarei lieto di poter ammettere il mio torto: mi eviterebbe di litigare con la mia compagna, che ti ammira tanto e che tu conosci! Ma il potere, chi ha letto libri senza figure, lo sa come funziona, e non è che ci voglia poi molto a capirlo: basta pensare che ogni monarca ha il suo giullare, al quale è permesso di dire cose scomodissime, purché resti dentro al recinto.

È uno scambio vantaggioso per entrambi: il potere canalizza il dissenso, e il giullare monetizza il dissenso.

Nei libri che ho letto c'è scritto che il potere traccia un recinto, e nei libri che ho scritto spiego che oggi il recinto è l'euro.

Se hai avuto la bontà di leggere il materiale che ti ho linkato credo che anche tu, come decine di migliaia di italiani, sarai d'accordo con me.

Ora, io sono fortemente avverso all'uso della categoria di "buona fede" o di "sincerità", per almeno un paio di motivi. Il primo è la mia forma mentis scientifica: a me interessa ciò che è misurabile. Le intenzioni non lo sono, i risultati sì. Il secondo è la mia umiltà, che è ben nascosta, lo ammetto, ma c'è: la buona fede riguarda Dio. Quindi, a me, sinceramente, se tu abbia firmato quella merda coscientemente o incoscientemente, se tu sia organico al potere che ci opprime per motivi venali o per intimo convincimento, non interessa, non mi sembra rilevante.

Quello che invece è rilevante è che tu sei, per tanti motivi, un'icona di quella poltiglia buonista che si ritiene "di sinistra" e che, avendo le terga sufficientemente protette (per ora, perché fra un po' la scure della crisi si abbatterà su di lei) evita di mettere in discussione le proprie certezze ideologiche, e assiste imperterrita al massacro dei suoi prossimi, dei suoi concittadini, pensando che tanto a lei non toccherà mai, inveendo al grido di "Fascista! Populista! Nazionalista!" contro chiunque dica ciò che è nei libri di economia, ovvero che l'esperimento di integrazione monetaria europea, antistorico e distopico, è stato e sarà foriero di morte fino a quando non si deciderà di porvi fine.

Il problema non è se, ma quando e come, e quanto democratico sarà il "come" dipende da quanto gli intellettuali avranno saputo contribuire a creare una coscienza di classe.

Ripeto, caro Ascanio: tu sei, per tuo merito (cioè perché sei bravo), un'icona (dentro al recinto, certo, ma pur sempre icona), e in quanto tale incombe su di te una responsabilità morale: quella di essere coerente con te stesso e di passare dalla compassione per le vittime alla denuncia dei carnefici.

Io su Twitter mi sono espresso in modo un po' sommario, affidandomi al mio pregiudizio, che raramente falla, ma posso aver fallato, e allora, caro Ascanio, se sei veramente disposto a metterti in gioco, come mi ci sono messo io, per difendere i più deboli, dovresti fare due cose.

La prima l'hai già fatta (anche se, forse, si potrebbe fare di più): dissociarti da quella merda nella quale ti hanno coinvolto "a tua insaputa". Una frase un po' alla Scaiola, ma insomma, se è stato incastrato DSK, puoi essere stato incastrato anche tu. Ora però sei di fronte al tribunale dei social: il paese è piccolo, la gente mormora...

La seconda è un classico: RTFM, ovvero Read The Fucking Manual. Dai una letta, caro Ascanio, al Tramonto dell'euro, e a l'Italia può farcela. Qualcuno te li porterà. Poi starà a te decidere cosa fare. Tu hai un grande potere, e da un grande potere derivano grandi responsabilità. Se tu volessi contribuire al progetto di questo blog, quello di aprire gli occhi agli italiani, incontreresti enormi difficoltà, cercherebbero di massacrarti, ma avresti anche, ti assicuro, enormi soddisfazioni. Perderesti, forse, l'ospitalità della Dandini di turno (ma questo sistema non può tenere, Ascanio, fidati, e quindi la tua eclissi durerebbe poco): acquisteresti però la stima di decine di migliaia di italiani i quali hanno bisogno che qualcuno, a sinistra, dica cose di sinistra.

Certo, prima bisogna capire, bisogna studiare.

Non è stato facile nemmeno per me, che sono del mestiere e che avevo intuito decenni or sono che la fregatura c'era (e l'avevo anche scritto, come tanti altri prima e dopo di me). Convincere Fassina è stato relativamente facile: lui viene dalla Bocconi e dal Fmi, sono sicuro che aveva capito tutto prima di me, anche se non poteva dirlo, e comunque ora si sta esprimendo. Ancora più facile è stato convincere i tanti umili, quelli le cui vicende tu narri. Ti faccio questo esempio per farti capire che tendenzialmente io sarei "de sinistra", come te, capisci? Per rassicurarti, insomma. Se dopo aver letto i miei libri (e dopo essere state sconfitte politicamente) queste persone non ce la fanno più a mentire, questo qualcosa vorrà pur dire, no? Ad esempio, vorrà dire che per chi decidesse di cominciare a dire la verità ci sarebbero spazi, per ora risicati, ma in futuro sempre più ampi, di copertura politica.

Te lo dico solo nel caso che ti interessi...

Con una cosa come questa, caro Ascanio, si può fare un ottimo spettacolo. Io so scrivere e tu sai leggere: ci sono spazi per una collaborazione proficua.

Pensaci.

Non fare l'errore che fanno i politici. Loro pensano che siccome la crisi sembra finita (ma non lo è) questo non sia il momento per parlare di economia. Non è vero. Proprio ora, e proprio perché i toni si sono abbassati, questo è il momento per costruire capitale politico, per intervenire nel dibattito rinnovando le categorie culturali, aprendo a chi ci ascolta - e sono tanti - nuove prospettive. Il potere ha abbassato la guardia, proprio perché pensa di aver sedato i moti. Approfittiamo di questa finestra di relativa tranquillità per esprimerci: quando i nodi verranno al pettine, noi, da intellettuali, avremo la coscienza a posto, avremo la consapevolezza di aver fatto il possibile per far maturare i nostri concittadini, per favorire il processo democratico; loro, i politici, se avranno parlato chiaro adesso potranno dire dopo, appunto, di averlo fatto (e non sarà vantaggio da poco rispetto a chi ancora oggi, contro ogni evidenza, continua a mentire, proponendo un modello economico, politico e sociale distopico).

La vera battaglia per la democrazia, caro Ascanio, non è politica, è culturale, e in questa battaglia gli intellettuali sono arruolati per definizione, che piaccia loro o meno.

Io e te siamo in guerra, carissimo, e stiamo già combattendo, anche se magari non sempre ce ne rendiamo conto.

Tu da che parte stai?

La risposta la daranno i fatti.

Tuo,

Alberto


P.s.: questo è stato l'ultimo compleanno del mio blog, così ti fai un'idea. Se vuoi partecipare al prossimo, credo che molti ne sarebbero lieti. Sentirti leggere Il romanzo di centro e di periferia, o magari Eurodelitto ed eurocastigo, o, perché no, Il trotzkista e il liberista, sarebbe, appunto, un fatto. Nota bene: non ti sto chiedendo di farlo aggratise! Io ho pagato molto, di persona, per la mia battaglia, ma grazie a Dio posso pagare chi lavora per noi...

martedì 28 aprile 2015

Renzi vuol dire fiducia

(Al volo, aspettando Christopher...)

Renzi sta riavvicinando i piddini alla durezza del vivere. Come finirà non si sa. A me dissero di voler uscire. Chiesi: "Per andare dove?" Risposta: "Non lo sappiamo".

La morale della favola è molto semplice, ed è universale (nel senso di terrestre): difendere la democrazia dopo aver propugnato, a costo di mentire, l'euro, è un compito arduo, per tanti motivi. Perché è logicamente contraddittorio (mi fa pena chi vuole l'euro, cioè la disuguaglianza, ma non vuole gli strumenti per gestire il disordine sociale: le leggi "Acerbo", utili per blindare la minoranza al potere, e le leggi bavaglio, utili per reprimere il dissenso); perché non puoi costruire un consenso alternativo al blocco di potere col quale condividi una simile menzogna (gli elettori sceglieranno sempre il bugiardo vincente); perché non puoi avviare la necessaria rivoluzione culturale se tutto il tuo discorso si svolge all'interno del recinto di valori imposti dalle istituzioni della globalizzazione. Il Fassina che oggi uscirà (?) è quello che tre anni fa inneggiava all'austerità e due anni fa alla lungimiranza delle concessioni all'Europa, che "avrebbero aperto spazi politici".

Rispetto per l'evoluzione, ma ora occorrono due cose: posizioni nette, e soprattutto un resoconto chiaro di cosa abbia portato a questo cambio di prospettiva. Quando e come ha capito Fassina che stava sbagliando? Chiarendolo a tutti farà un gran favore a quella democrazia che ha leso forse irrimediabilmente difendendo l'euro. 

Aspettiamo fiduciosi...

(Accompagnato Christopher, aggiungo qualche parola aspettando Svetlana, la mia economista BRICS preferita...)

Due addendum rapidi.

Il primo ve lo immaginate: per voi non dovrebbe essere difficile cogliere le analogie fra la vicenda della "sinistra" PD e quella di Varoufakis. Se serve, farò un disegnino, ma il punto è sempre quello che sollevai fin dall'inizio e con riferimento ai 5 stelle: non puoi combattere il sistema degli oligarchi usando la loro Realpolitik, prima di tutto perché è immorale, e poi perché non funziona (non ritorno sul discorso del perché non funziona). Se sei Casaleggio, e quindi vuoi che non funzioni, la cosa la si può anche capire, ma se sei Tsipras o Fassina? E infatti come se n'è uscito oggi il compagno Trippas? Che si mette a 90 gradi ma fa un referendum (non ho capito bene su cosa: abbiamo invece capito tutti che i referendum oggi sono comunque sul nulla, perché nulla viene fatto per costruire una opinione pubblica consapevole).

E qui arriva il secondo addendum. Essere acquiescenti coi cialtroni che mentono è l'ennesimo errore politico, dopo l'esaltazione dell'austerità e la cedevolezza con l'Europa (che ha portato a firmare il Fiscal compact, non dimentichiamolo!), e questo certo non perché fa incazzare me, che pur avendo aperto il dibattito in questo paese sono nessuno e vorrei diventare nessunissimo, ma perché se vogliamo un esito democratico della vicenda dobbiamo distanziarci in fretta dal terrorismo mediatico e adoperarci per costruire una nuova coscienza di classe, fact e non dream based, dobbiamo attivamente deprecare chi ostacola un lavoro di verità. Chi non lo farà non avrà altra scelta che cooperare alla menzogna o scomparire. 

Last call for passenger...







sabato 25 aprile 2015

Smantelliamo l'euro, prima che lui smantelli noi

(...i compagni di Afd hanno voluto intitolare così il mio intervento, da una frase riuscita bene, perché non l'avevo preparata. Questo non è il post del 25 aprile, però. Quello sarà dedicato ai camerati del PD, e sarà lievemente più anal itico. Sapete, le cose in testa non gli entrano, e quindi...)




(...già me li immagino i marxisti dell'Illinois: Bagnai libberiiiiiiiiista! E poi si lamentano che non li caga nessuno. Ma insomma, Dio santo, ci vuole così tanto a capire perché io vengo ascoltato e tutti gli altri no - da decenni! Per un motivo molto semplice: parlo a ognuno nella sua lingua. Scusate, lo scopo del gioco qual è? Vincere, per caso? E allora avrebbe senso andare al gruppo conservatore del Parlamento Europeo coi jeans strappati "perché cioè compagni la tendenza è oggettiva, cioè, la composizione organica del capitale..."? No. Avrebbe senso non andarci? No. Ha senso andarci, con una cravatta del Berlu annodata con un bel nodo Windsor - Bagnai monarchiiiiiicoooooooo! - e smontare il giocattolo con parole che loro possano capire. Se poi voi non volete capire quello che vi dico con le vostre parole, perché gli altri mi capiscono quando parlo con le loro, il problema, sapete, non è né mio né loro, ma è vostro, come ho fatto capire ieri a Firenze al giovane pisquano che mi faceva la lezzzzioncina perché avevo detto che l'insostenibilità dell'euro era affermata dal pensiero economico più ortodosso. E non gli andava bene, al pisquano: lui mi avrebbe voluto dire che era il pensiero "eterodosso" ad affermarlo. A domanda su chi fossero gli eterodossi, citava i post-keynesiani e Marx. Inutile dire che aveva davanti agli occhi, sullo schermo, il grafico di un autore marxista, e che stava parlando a me. Non ci son santi: la sinistra è affezionata alla sconfitta e all'inefficacia. Perdere è così romantico! Io, che al romanticismo ancora non ci sono arrivato - prima vorrei prendere la Bastiglia - mi regolerò diversamente... col vostro permesso, s'intende!)

venerdì 24 aprile 2015

QED del post precedente

Come sa chi mi segue su Twitter, a tavola chiedevo a Lucke: "Ma qual è la difficoltà maggiore?" Risposta: " Se hai successo diventa una cosa che non riesci a controllare facilmente, e arrivano sciroccati di ogni risma: persone con ambizioni politiche frustrate, maniaci razzisti, e via dicendo".

QED: http://mobile.reuters.com/article/idUSKBN0NE2DN20150423?irpc=932

Facciamo il partito

(...giornata pesante, a Firenze mi sono speso molto, ho cannoneggiato gli avversari per ore con "io non sono un economista ma...", onde evitare di prenderli a male parole dopo, poi la corsa in stazione, l'incazzatura livida per non riuscire a fare nemmeno una telefonata dal treno demmmerda (cosa costerà mettere la linea telefonica in galleria fra Roma e Firenze?), il taxi, due cose fredde in cucina, mi metto a letto lacero, e mi risveglio subito, di soprassalto... troppo stanco per dormire... allora apro Retz, il mio alter ego del Grand Siècle, e senza andarle minimamente a cercare mi si offrono queste parole immortali...)



« Prince Louis de Bourbon Soissons » par Inconnu — Transferred from en.wikipedia(Original text : Painting). Sous licence Domaine public via Wikimedia Commons.


Monsieur le Comte avait toute la hardiesse du cœur que l’on appelle communément vaillance, au plus haut point qu’un homme la puisse avoir ; et il n’avait pas, même dans le degré le plus commun, la hardiesse de l’esprit, qui est ce que l’on nomme résolution. La première est ordinaire et même vulgaire ; la seconde est même plus rare que l’on ne se le peut imaginer : elle est toutefois encore plus nécessaire que l’autre pour les grandes actions ; et y a-t-il une action plus grande au monde que la conduite d’un parti ? Celle d’une armée a, sans comparaison, moins de ressorts, celle d’un État en a davantage ; mais les ressorts n’en sont, à beaucoup près, ni si fragiles ni si délicats. Enfin je suis persuadé qu’il faut plus de grandes qualités pour former un bon chef de parti que pour faire un bon empereur de l’univers ; et que dans le rang des qualités qui le composent, la résolution marche du pair avec le jugement : je dis avec le jugement héroïque, dont le principal usage est de distinguer l’extraordinaire de l’impossible. Monsieur le Comte n’avait pas un grain de cette sorte de jugement, qui ne se rencontre même que très rarement dans un grand esprit, mais qui ne se trouve jamais que dans un grand esprit. Le sien était médiocre, et susceptible, par conséquent, des injustes défiances, qui est de tous les caractères celui qui est le plus opposé à un bon chef de parti, dont la qualité la plus souvent et la plus indispensablement praticable est de supprimer en beaucoup d’occasions et de cacher en toutes les soupçons même les plus légitimes.









(...eh, beati voi che ecc.! Ma lo vedete questo come scrive? E lo capite cosa scrive? Transeat a me calix iste...)



(ah, volete sapere chi erano i potenti al tempo di Retz, chi erano i Renzi, gli Hollande, le Merkel, gli Obama? Sì, dai, li conoscete: Richelieu, poi "er Marsicano", Mazarino, e tutti i vari Luigi, ecc. Ma di loro quanto resta?

E questo mi rinvia alla mia Uga.

"Babbo, ho cominciato l'Eneide"

"Ah, bene, e di cosa racconta?"

"Di Enea che fugge da Troia con il padre sulle spalle."

"E basta?"

"No, tiene anche il figlio per mano."

"E chi l'ha scritta?"

"..."

"Virgilio, amore, Virgilio, che è nato a Mantova, dove si fanno i tortelloni con la zucca. Ti ricordi quando siamo andati a vedere l'Ara Pacis? Ecco, ora ti spiego: Augusto era molto ricco, molto potente, e voleva far credere ai suoi sudditi di meritarselo, addirittura perché sarebbe stato di stirpe quasi divina. Allora ha chiesto a Virgilio di scrivere questa storia, che serviva proprio a dimostrare che lui, Augusto, discendeva niente meno che da Venere per parte di Enea, via Ascanio, cioè Iulo, il figlioletto tenuto per mano. Insomma, Augusto si è fatto fare due monumenti: uno di marmo, che è quasi in cocci, come avrai visto, e che non vedi se non ti ci portano, come ti ci ho portato io, e uno di parole, che invece è ancora tutto qui, e mmo te tocca, come tocca a tutti quelli che vanno a scuola, anche se non se lo vanno a cercare. Quindi le parole sono più dure del marmo. Sono sicuro che ne saprai apprezzare la bellezza."

"Sì babbo".

D'altra parte, la giovane principessa Maria non ne ha coscienza, ma trasente nel suo destino l'ussaro che verrà a liberarla...)

giovedì 23 aprile 2015

De bello civili

(...scusate: la lettera del nostro amico, pubblicata nel post precedente, mi ha scosso nell'intimo. Io non sono nato per fare politica, e i motivi sono tanti. Uno è che non riesco ad assistere nell'indifferenza allo strazio di tanti di voi, che è anche il mio, al vostro sentimento di impotenza nel tentativo, perennemente frustrato, di salvare i vostri prossimi da se stessi, alla vostra crescente consapevolezza, che faccio mia, che questa situazione ormai potrà terminare solo con una guerra civile, dopo una parentesi più o meno lunga e sempre più probabile di repressione anche formale della democrazia. Eppure ci vorrebbe tanto poco a influire sul corso degli eventi. Basterebbe che i referenti di un certo piddinume, pur non dicendo la verità, cominciassero a prendere le distanze dalla menzogna. Quanto cambierebbero le discussioni in famiglia se il gatto e la volpe, invece di spalleggiare il vaniloquio di un Biasco - faccio solo l'esempio più eclatante - prendessero accuratamente le distanze da esso. Non capivo perché non volessero farlo, ma forse oggi comincio a capirlo. Ho scritto a Vladimiro una lettera che condivido con voi, nella quale vado alla ricerca di una spiegazione...)



Caro Vlad,

non so se hai letto la lettera del mio lettore nel post precedente, e le considerazioni dell'altro lettore, che constatava amaramente di capire, ora, come nascano le guerre civili.

La mia linea adesso è questa.

L'ho sicuramente scelta al momento sbagliato (forse), quindi forse tu starai bestemmiando e certamente starai pensando che sono irrecuperabile.

Ti sono vicino nel tuo dolore.

Mi consolo pensando che abbiamo una cosa in comune: scriviamo bene. Da molto tempo non riuscivo a leggere roba che non fosse scritta da me. Pensavo che fosse delirio narcisistico. Ora, questo sarà anche un pezzo del problema, ma l'altro pezzo è che quasi tutti gli altri scrivono demmerda. Le prime 50 pagine della Fabbrica del falso invece  sono andate giù come uno Chardonnay bello diaccio marmato. C'è ritmo, e come diciamo noi, diplomati all'università della strada: "De la musique avant toute chose". Mi ricordo quando a scuola l'insegnante di latino mi scassava i maroni col ritmo della prosa (di Cicerone, credo), e io non capivo. Ora aiuto er Palla a fare le versioni e capisco, cazzo, capisco le intenzioni nella costruzione del periodo, l'architettura, la simmetria e l'asimmetria, il loro come (che capivo anche da giovane) e il loro perché (che capisco solo da vecchio): capisco non c'è nulla di casuale, capisco che tutto è voluto, capisco che l'arte è un complotto ai danni del lettore (o dell'ascoltatore)!

La vita, evidentemente, è fare le cose giuste al momento sbagliato.

Questa sera a Firenze comincerò il mio discorso leggendo il tuo libro, anzi, forse la presentazione del mio libro sarà semplicemente una lettura del tuo. Perché il problema è lì, dove lo vedi tu, e non è da un'altra cazzo di parte. Cristo santo, tanto per fare un esempio: vi dimostriamo che le "weapon of mass distruction" non ci sono, e che alla fine obtorto collo perfino chi vi ha preso per il culo ammette di averlo fatto (cioè che le armi non c'erano), e apparentemente lo capite.

E allora volete aprire la vostra cazzo di mente all'idea che l'euro è una "weapon of ass distruction" sulla quale vi viene mentito altrettanto, se non peggio?

No: sulle bombe che non c'erano e che hanno scatenato una guerra della quale non ve ne fotte di base un cazzo perché non siete direttamente coinvolti - e che quindi deprecate solo per dar mostra di un polveroso antiamericanismo di maniera (del tutto sentimentale e scisso da una comprensione della vera pericolosità dell'odierno imperialismo americano, che ci coinvolge e del quale l'euro è testata d'angolo) - su quelle bombe e menzogne annesse vi indignate.

Sulle menzogne che stanno distruggendo la vostra vita invece glissate, e perché?

Perché dovreste ammettere che siete stati incauti e/o traditi, mentre preferite ammettere che "noi italiani" (cioè tutti gli altri, tutti i vostri concittadini tranne voi, s'intende!) siamo Untermenschen.

Bene, basta saperlo. Compro i popcorn e vi vedrò crepare. Quando sarà il momento metterò i miei figli al sicuro.

Allora: io te devo volè bbene perché scrivi bbene, però continuo ad essere roso da un tarlo.

Insomma: tu sei in Italia una delle poche persone in grado di capire fin nelle minime pieghe non solo quello che sta succedendo, ma soprattutto come quanto succede venga sistematicamente distorto, come se ne fornisca una rappresentazione artefatta, e quanto devastante sia questa fabbrica del falso per chi tenti come noi di costruire un esito non violento. E allora, sant'Iddio, aiutami a far capire al gatto e alla volpe quanto sia sbagliato banalizzare l'impatto nefasto del ciarpame appellista e terrorista che per motivi a me ignoti il gatto e la volpe hanno deciso di non stigmatizzare.

Qui bisognerà pure che arriviamo a una sintesi: non possono continuare a dirmi: "Ma lascia perdere, che te ne frega di chi mente, che te ne frega di chi ti insulta, tanto non contano niente, quello è un povero vecchio, quell'altro non lo ascolta nessuno", e poi però dirmi "Bè, però dovresti essere più pacato, abbiamo bisogno di quelle persone".

Per carità, io ho fatto giardinaggio tanti anni, so bene l'utilità della merda come fonte di azoto. Però ci deve essere, se non un limite, una direzione, e questa direzione non si vede. Il modo più chiaro e inequivocabile di indicarla era molto semplice: non tanto farmi simpatici complimenti in privato, quanto prendere in pubblico, civilmente e pacatamente, le distanze da chi inquina il dibattito. Ci voleva veramente così tanto a dire (o a scrivere) due parole del tipo: "Riteniamo che alcuni scenari fantasiosi, basati semplicemente su opinioni personali, danneggino una normale dialettica democratica facendo terrorismo su temi che devono invece essere affrontati con serietà"? Ci voleva così tanto? E magari anche aggiungere il nome di chi fa gli scenari fantasiosi? O, come fa Salvini, il nome di chi affronta questi temi con serietà? Perché il gatto e la volpe non vogliono portare le persone al libro che potrebbe farle capire (salvo rimproverarmi che il mio blog è troppo "divisivo" e violento)? Tu sei proprio sicuro che l'ignavia del gatto e della volpe non abbia nulla a che fare con l'odio potenzialmente fratricida che si è scatenato nella famiglia del mio lettore (e di migliaia di altri, come avrai notato)? Sicuro sicuro? Sicuro che il giusquiamo versato dal loro amico nelle pagine del Mulino (per fare l'esempio più eclatante) non coli poi, per li rami, attraverso la struttura del partito, attraverso gli "intellettuali" di zona, fino ad infettare ogni focolare, ogni tavola imbandita?

Io no.

"Contrordine compagni!" devono dirlo loro, e, per usare un temine caro a quei movimenti di borghesucci buonisti che fanno tanto "sinistra": "Se non ora, quando?".

Ma, purtroppo, di prendere serenamente, pacatamente, ma recisamente le distanze da chi "gli aerei resteranno a Berlino" o da chi "svalutando il salario cala" non se ne parla. Io, come sai, sono illuminista, devo trovare nel cosmo una razionalità. L'unico motivo di tanta passività di fronte a un messaggio che:

1) sarebbe di vera rottura ("Basta cazzate" sarebbe molto, molto rivoluzionario);

2) avrebbe rischio politico zero (capirebbe chi deve capire, e comunque basterebbe asfaltare uno che non conta un cazzo per far capire agli altri che aria tira, cioè che è finito il tempo della copertura politica integrale per argomenti menzogneri ed opportunistici);

posso solo ritrovarlo nel desiderio del gatto e della volpe di rinnovare il PD partendo da Prodi e naturalmente da Bersani, che a loro piace molto, del quale mi lodano l'onestà, e del quale, però, dovrebbero cominciare a capire che è crocefisso a questa dichiarazione, e da lì non si schioderà (e non li schioderà) a meno di non mostrare vero genio politico al momento giusto (che potrebbe anche essere questo, perché no?). Del resto, se avessero voluto rinnovare l'apparato partendo dal lavoro, anziché dall'apparato, avrebbero ecc. (qui ci capiamo noi e tanto basti).

E allora, come dire, auguri!

Un abbraccio.

Alberto


P.s.: per la testa non occorre un piatto di argento: andrà benissimo uno di ceramica, il materiale, appunto, delle tazze del cesso. Tengo anche a precisare che io godrò molto quando leggerò, scritta come sempre magistralmente da te, una eventuale civile confutazione. Sarà un piacere leggerla, ma dal mio punto di vista sarà inutile. Noi abbiamo già detto la verità. Ora, dalla menzogna, devono distanziarsi gli eredi spirituali di Prodi, Letta, e Bersani, quelli che erano (e sono?) del rigore e dell'euro. Loro, devono parlare, loro, non noi, o per lo meno non io. Io quello che volevo fare l'ho fatto: volevo lasciare una testimonianza, e direi di esserci riuscito. Ora sta a loro agire. Lo sanno, quello che vogliono? No? Male, perché chi sta in piazza, mi pare abbastanza chiaro, quello che vuole lo sa: la loro testa. Se un ci si vede, auguri...

mercoledì 22 aprile 2015

Famiglie e unioni monetarie

(...pubblico al volo, seduto fra Henkel e Lucke - Bagnai tedescooooooooo...)


Caro Professore,
la vita è dura. Qualche domenica fa sono andato al paese, a pranzo da mia madre, con le mie figlie. Da qualche mese non ci andavo, dirottato e distratto dalle mille cose. Mia madre (vedova di un ex partigiano come mio padre, sanguignamente iscritto al PCI sino all'ultimo dei suoi giorni: per pochi mesi non vide la svolta di Occhetto, il furbacchione!) aveva invitato pure mio fratello e una delle mie due sorelle, con la allegata famiglia (lavora in banca, poverina). Si parla di un po’ di tutto, come normalmente facciamo, tra una lasagna e un’insalata (sorvolo sul consueto arrosto bruciacchiato che nostra madre imperterrita continua a sfornare da più di 40 anni). Poi si parla della crisi e della politica. Io dico la mia (la nostra, mi permetta, Professore) sull’Euro e sul PD. 
Apriti cielo. 
A fronte dei dati scientifici che io ponevo come solidi mattoni nella discussione (che ho potuto estrarre e armonizzare dalla complessa realtà grazie a Lei, ai Suoi libri e al Suo lavoro di inestimabile valore)  ho ricevuto in ritorno dai miei (no, dalla mamma no, povera stella, ma dagli altri…) raffiche di qualunquismo terroristico sulla morte certa che attende noi e il nostro Paese una volta usciti dalla prospera unione monetaria di cui il PD è stato ed è tra i maggiori artefici e propagandisti.
Occhiate di sguincio, come a dire “Ma questo è nostro fratello? Quello che ha il mutuo e due figlie piccole? Gli hanno fatto il lavaggio del cervello? Scie chimiche?”.  Poi sguardi comprensivi, come si fa coi pazzi (sa, Professore, del tipo “Certo, hai ragione, è una vergogna, ma ora prendi le tue pastiglie.” ). Poi freddo dileggio (“Allora adesso sei leghista? Tu, che hai due figlie adottate in Africa? Oppure sei grillino? Hai firmato per il referendum?”). 
E passi che mi dicano leghista (e creda, professore, due figlie in Africa le ho adottate davvero, e non a distanza, ce le ho proprio sul groppone – gioiosamente, s’intende). Ma grillino mai . Dire grillino a me non è un insulto, ma la negazione stessa del fatto che io sia un essere umano. E’ come dire che il mio livello intellettuale, vitale e spirituale è venti chilometri  al di sotto di quello di un’ameba rincoglionita. 
Così ho proseguito. Aggrappandomi al tavolo coperto dalla tovaglia fiorita della domenica per evitare di alzare le mani (s’era sempre in presenza dell’ottantenne matriarca, che ci guardava inizialmente attenta, poi decisamente preoccupata), ho snocciolato tutto il repertorio. Ho esposto i fatti, i dati. La verità sulla svalutazione del lavoro (nostro padre, ne sono certo, si è già rivoltato nella tomba dodicimila volte). La verità sulla cicuta che ci viene data a bere spacciandola per ambrosia, cioè la retorica pro-euro e la propaganda sulle carriole di cartamoneta, il bank-run e la Grecia sprecona. La verità su come il PD sia diventato, nell’ansia di accreditarsi presso non si sa bene chi o che cosa, il servo sciocco delle élite auto-referenziali politiche ed economiche del Nord Europa. La verità sul fatto che siamo immersi nella menzogna e che neppure ce ne accorgiamo. La verità sul fatto che l’Europa non può essere questa roba qui.
Ma niente. Cecità. L’Euro è santo e io sono un pazzo. E i mutui? E il debito pubblico? E il costo dell’energia? E l’export? E l’Erasmus? (mio nipote diciannovenne, questo, porello...). E poi noi siamo latini, facciamo schifo. Corruzione, casta, magna-magna. Dovremmo dichiarare guerra al Benelux e poi arrenderci subito, così ci invadono e diventiamo bravi come loro (mio cognato meccanico, questo). 
Un incubo. Guardavo il muro di fronte a me, dove una volta ci sarebbe stata la foto di Berlinguer e ora c’è , triste, una fotografia del Golden Gate. Mi veniva in mente un verso di Guccini , “Stoviglie color nostalgia”.
Sembrava il pranzo di Babette, ma esattamente al contrario, come dietro lo specchio (in questo parallelo, l’arrosto bruciacchiato di mamma ha giocato un ruolo importante).

E’ difficile. E’ come essere gnostici in un mondo di cattolici (ehm, in effetti…). Hai voglia a dire che Jaweh non è il vero Dio, che l’inferno è questo mondo, che noi siamo puro spirito e che questo corpo e questo mondo sono un inganno, che Giuda ha fatto un favore a Gesù rimandandolo presso Dio (anzi, ogni  gnostico serio sa che è stato lo stesso Gesù a dire a Giuda “Denunziami, ché mi son rotto di stare qui e voglio tornare alla casa del Padre”). 
Se uno è cattolico, rigetta in blocco il tutto e ti dà dell’eretico. Punto. Non puoi demolire il suo mondo con le parole. Se gli apri gli occhi, lo distruggi. Demolisci la sua identità. Capirà che sino ad allora ha vissuto nell’inganno e ne morirà.
Ecco, è così. Se gli togli l’Euro, gli togli ciò che sono, o che pensano di essere.
Non ci siamo lasciati bene, con mio fratello. Ci siamo guardati in cagnesco sulla porta di casa, mentre con fredda cortesia salutava me e le bimbe. Mia sorella era silente e un po’ distaccata, credo abbia pensato “L’abbiamo perso”.
Ecco, un altro dei danni dell’Euro. Un piccolo solco tra me e miei fratelli. Ok, ci vogliamo bene e passerà, non ci siamo giurati odio eterno, non ci siamo accoltellati, non abbiamo litigato per l’eredità di nostra madre (chi terrà la credenza? Chi il vecchio merletto ? Ah, saperlo), né mai ci tireremo addosso alcunché. Ma abbiamo fatto un piccolo passo, indietro tutti e due (tre). Ci divide ora lo spazio , minuscolo e immenso, di una maledetta moneta.

Tornando a casa, in macchina, la grande (che io chiamo Mai Sazia) si è addormentata subito (e ci credo, al mattino alle 6 ha già gli occhi a palla e vuole giocare a qualunque cosa.). La piccola (che io chiamo Trattativa Continua), che viene dal Congo ed è una capatosta, ha preso la sua bambola e ha cominciato  a pettinarla, silenziosamente. 
Segue dialogo.
LEI: "Papà, posso vedere i cartoni a casa?"
IO: "No, tesoro, sarà già passata l'ora dei cartoni"
LEI: "Cinque minuti?"
IO: "No"
LEI: "Quattro?"
IO: "No"
LEI: "Tre?"
IO (esausto, sospirando): "Ma sì, tre minuti sì..."
LEI:"Papà, ti sei arrabbiato prima?”
IO:“No cara. Sai , i grandi discutono, a volte” (non riuscivo ad essere granché originale, al momento).
LEI: “Non ti devi arrabbiare, papà, per tutte quelle cose che dicete (sic) sulle monete (sic)”
IO: “Dici?” 
LEI: “Sì sì! Se una cosa è cattiva non può durare”
IO:  “Ah.”
Poi silenzio fino a casa, dopo un po’ si è addormentata anche lei. 
La notizia è che mia figlia, nell'ultimo film di Walter Veltroni, Professore, non c’è.

Grazie
Cordiali saluti

P.S.: se vuole e lo ritiene utile, può pubblicare. Ho provato ad inserire il testo come commento al suo blog, ma ci sono vincoli di spazio.... 

martedì 21 aprile 2015

Marco Porcio Pallone

Io (da FCO, boarding): "Allora, com'è andata la versione?"

Lui: "Bene, erano tutte infinitive, c'era solo un gerundivo".

Io: "Ah, e di che parlava?"

Lui: "Di Catone che voleva distruggere Cartagine".

Io: "Ma vieeeeeeeni! Carthago delenda est!? Ma questa vi vuole promuovere! Mi raccomando non fare il pyrla in classe. Dai, che quando torno dal Brabante risolviamo pure geography..."





(er Palla è recuperabile, il PD no...)

(Caeterum censeo PD esse delendum, che tradotto significa: fatemi meno complimenti, che a quelli ci credo solo quando me li faccio io, e magari stateme a ssentì...)

lunedì 20 aprile 2015

Vox populi, vox mei

Ricevo da uno di voi:



Stamattina ti ho pensato. Sono andato a comprare un rubinetto da un rivenditore specializzato di materiale per idraulici, un posto per professionisti, frequentato da idraulici e piccoli imprenditori delle costruzioni. Mentre aspettavo il mio turno, ascoltavo i discorsi, e la posizione “andiamo via da 'sto cazzo di euro maledetto” era la posizione dominante, insieme a cose come “la Grecia se la sono presa, se non usciamo dall'Europa la Germania si prenderà anche noi” e “lo stato ci ammazza di tasse per pagare quegli stronzi la' e 'sto branco di porci in parlamento non fa un cazzo!”...

Se rimanevo altri 5 minuti organizzavo una presentazione del libro la' dentro, sai che risate. In questo paese c'è tutto questo mondo del lavoro medio/piccolo e autonomo che vive o sopravvive con grande scaltrezza ma è senza rappresentanza ed è incazzato come una bestia; è una bomba ad orologeria. 



(...c'è chi aspetta che si schianti la Grecia, e chi aspetta che si schiantino quelli che aspettano. L'importante è non Biasc-icare troppe fesserie... Perché i forconi sono dietro l'angolo, cari compagni)

Datemi una mano....

Queste sono le domande della prossima intervista:

  1. Per quali ragioni l'entrata nell'Euro avrebbe favorito la svendita delle aziende italiane all'estero?
  2. In che maniera la moneta unica avrebbe distrutto la redditività delle aziende italiane?
  3. Sarebbe stato meglio non entrare nell'Euro?
  4. Possiamo delineare le vie percorribili per frenare questa 'svendita' delle aziende italiane?
  5. Qual è il ruolo dei decisori politici?
  6. Cosa comporterebbe l'uscita dall'Euro?
Naturalmente, risposte brevi.

Voi cosa rispondereste?

Me la date una mano?

domenica 19 aprile 2015

Silvio Pallico (dallo Spielberg)




(...è un bimbo adorabile, sempre lo è stato, e sempre lo sarà...)



Io: "Perché vedi, Guido, io non sono sportivo. Tu sei il male e io la cura. Ora non puoi più fare come ti pare, perché se ti prendi una materia, non è più una sconfitta tua, è una sconfitta mia, e a me non piace perdere".

Lui: "Buona fortuna!"

(...)

Io (a Rockapasso): "Ma lo sai che m'ha detto quella di scienze? Che lui va alla lavagna e fa scena muta! Ti rendi conto? Er Palla che non s'esprime!?"

Lui: "A volte un silenzio dice più di mille parole".

(...)

Io: "Ma cazzo! Non se ne parla di cambiare scuola. Il gioco nel quale ti sei messo non è più grande di te."

Lui: "Ma io non voglio giocare."

Io: "E a me non me ne frega un cazzo: porti 47 di piede, ormai sei too big to fail!"



(...adorabile. Sopporta gli arresti con uno stoicismo insospettato... Ve ne potrei raccontare tante, di quando aveva tre o quattro anni... A proposito: Silvio Pallico è un TM di Marco Iscariota. Non sia mai che io non riconosca un debito intellettuale. A dire il vero, mi era sfuggito, ma nulla sfugge alla "semper certa". E ora scusatemi: lui la versione non l'ha fatta - quella di greco - allora intanto me la leggo io, così domani dopo palestra, fisioterapia, intervista, sarà Isocrate. Ah, volevate il post tecnico? Eh, c'è pure quello, ma con calma. Intanto ripassate...)

(...l'anima de li mejo mortacci tua: se il sodio ha numero atomico 11, lo ione di sodio, con un elettrone di meno, sarà positivo, minchia! Dai, che se stai zitto a scienze è meglio così, e lo sai pure tu... Ma il sodio, il sodio, cazzo, manco quello! D'altra parte - e qui Dragan mi scuserà se gli rubo il lavoro - si sa che fra i Guido e il Na persiste una radicale incomprensione:


Guido improvvisamente mi domandò: "Tu che sei chimico, sapresti dirmi se sia più efficace il veronal puro o il veronal al sodio?"
Io veramente non sapevo neppure che ci fosse un veronal al sodio. Non si può mica pretendere che un chimico sappia il mondo a mente. Io di chimica so tanto da poter trovare subito nei miei libri qualsiasi informazione e inoltre da poter discutere – come si vide in quel caso – anche delle cose che ignoro. Al sodio?  Ma se era saputo da tutti che le combinazioni al sodio erano quelle che più facilmente si assimilavano. Anzi a proposito del sodio ricordai – e riprodussi più o meno esattamente – un inno a quell’elemento elevato da un mio professore all’unica presentazione a cui avessi assistito. [ …]
Dopo un’esitazione, Guido domandò ancora:
"Sicchè chi volesse morire dovrebbe prendere il veronal al sodio ?"
"Sì" risposi.
Poi ricordando che ci sono dei casi in cui si può voler simulare un suicidio e non accorgendomi subito  che ricordavo a Guido un episodio spiacevole della sua vita, aggiunsi:
"E chi non vuol morire deve prendere del veronal puro".
Gli studii di Guido sul veronal avrebbero potuto darmi da pensare. Invece io non compresi nulla, preoccupato com’ero dal sodio.

Be', direi che se Zeno avrebbe avuto motivo di preoccuparsi, io invece posso stare abbastanza tranquillo: il buon Palla non ha un dolore che un'ora di Playstation non possa dissipare. È il suo lato Montesquieu. E da buon philosophe, continuerà a farsi un po' di Bastiglia...
)

Dr Blanchard and Mr IMF

(...il titolo più appropriato secondo me sarebbe stato questo. Mi avevano chiesto un parere, ma non mi è venuto in mente subito. Se volete farvi due risate con il povero Pietrino, e magari vi siete persi il mio articolo sul FQ, potete trovarlo qui...).

venerdì 17 aprile 2015

Pentamestre e 5xmille (Kafka reloaded)

(wrong or wrong this is my country!)


Ogni giorno ha la sua pena, ma con la svalutazzzzione euro le pene si sono ingigantite a dismisura.

Oggi sono stato a consulto dai docenti der Palla. Bagnoufakis andava a rinegoziare il debito, insomma. Sarei andato più volentieri da Schaeuble, che almeno sa quello che vuole. La situazione nel mio caso era lievemente più complessa. Avreste apprezzato il mio self-control, appena increspato, l'ennesima volta che si menzionava il "pentamestre", da un "certo che non potete lamentarvi se fra latino e greco fanno un po' di confusione..." detto così, soavemente, a fior di labbra, con la certezza (non smentita) di non poter essere capito. Come non ho capito io la situazione der Palla. In storia era piuttosto semplice: dovrebbe essere a Carlo Magno, è ad Antonino Pio, non sapeva quand'era morto Cesare. Direi che il da farsi era chiaro. In scienze... eh, magari! Perché er Palla fa "Cambridge". Siccome non posso bestemmiare, evito di entrare in argomento. Sono invece entrato nel registro elettronico, e ho molto peccato (ma solo in pensieri).

Credo che ci sia un problema generalizzato di "appostismo": forse, se ci dividessimo il lavoro come si faceva una volta, poi staremmo tutti meglio. Esempio: tu sei l'insegnante, e tu devi insegnare. Se mio figlio non ti ascolta, il problema è complesso, e potrebbe forse essere tuo. Se mio figlio non ti rispetta, è maleducato, ed allora il problema è mio. Ma allora, se il problema è mio, come risolverlo lo decido io, no? Invece pare che la scuola sia diventata una istituzione che si preoccupa di educare i genitori, lasciando ai genitori il compito (a me gradito) di istruire i figli. Basta saperlo: sono sicuro che fra dieci giorni er Palla saprà usare i dizionari.

Altro esempio: deve fare er peperciù (Paper 2). E io, serafico: "Va bene. Che d'è?" Risposta: "Guido lo sa e poi è nel registro elettronico". Ok: dopo vi do username e password, e mi aiutate voi a capire dov'è, volete? In ogni caso, Rockapasso è stata sul sito dell'università di Cambridge (dove ci mettono due anni e mezzo a pubblicare un paper mio) e ha trovato la guida al peperciù.

Domani me la leggo.

Oh, quanto si sta affollando il doloroso circolo della mia appercezione...

In ogni caso, io sono all'antica, e la conclusione è che er Palla è agli arresti in fortezza (per la gioia di Uga, che cominciava a sentirsi negletta dal fratello). Ma io devo andare: domani a Lecce e dopodomani pure, come forse saprete. Quindi Livio, Plinio il giovane e Cesare se li dovrà fare da solo...

Mentre io mi aggiravo per il castello dell'istruzione secondaria, Luca si aggirava per quello dell'agenzia delle entrate, e lì aridaje a ride. Dunque, facciamo così, come in ogni buon paper #pirreviued: partiamo dall'abstract.


Abstract
Potete dare il 5x1000 ad a/simmetrie (indicando nell'apposito spazio della dichiarazione dei redditi il suo - cioè nostro - codice fiscale: 97758590588, dove per apposito spazio si intende quello destinato alle ONLUS, non agli enti della ricerca scientifica, né a quelli della ricerca sanitaria, ecc.).

Questo è quello che vi interessa, e potete farlo anche ora, se avete tanta fretta di finanziare il cialtrone di Rignano e i suoi pentamestri (wrong or wrong it is your country, d'altronde... anche se c'è un po' troppa taxation considerando quanta representation c'è in giro)!

Se invece volete capire cosa c'è che non funziona in questo paese (oltre ai pentamestri), disponetevi con animo lieto ad ascoltare il referto di quel santo di Luca, il quale, ieri, mi ha fatto pervenire un bel raccontino che vi sintetizzo.

La premessa è che come e quando fare la dichiarazione lo dovreste sapere dal vostro commercialista (o dal CAF, o da voi) e comunque ve lo abbiamo chiarito spero bene nel nostro sito (se non è chiaro, vi prego, avvertitemi)!

Ora, il fatto è che possono accedere al beneficio del 5x1000 le associazioni iscritte negli appositi elenchi, e quindi ci aspetta questa trafila:


  • Invio iscrizione in via telematica entro il 7 maggio 2015
  • Pubblicazione elenco provvisorio entro il 14 maggio 2015
  • Eventuali richieste correzioni entro il 20 maggio 2015
  • Pubblicazione elenco aggiornato entro il 25 maggio 2015
  • Invio dichiarazione sostituiva atto di notorietà entro 30 giugno 2015
  • Possibilità di inviare domande di iscrizione tardive entro il 30 settembre 2015 (ravvedimento)
Voi direte (e si era inizialmente chiesto anche Luca): "Ma scusa, ci dici che possiamo firmare oggi, ma non hai ancora potuto iscrivere l'associazione, visto che anche nei pentamestri il 17 aprile viene prima del 7 maggio, quindi non è che poi va tutto a monte e il nostro 5x1000 se lo prende il pentolaio?"

Eh, no, perché qui comincia il bello. In effetti, per quanto riguarda la possibilità di inserire il codice fiscale dell'associazione da sostenere prima che compaia negli elenchi, normativa e prassi non dicono nulla, né in un senso né nell’altro. Però va considerato che:

[1] la Circolare 26e/2015 dell’Ade, conferma che “la procedura per l’ammissione al beneficio e per la pubblicazione degli elenchi deve essere ripetuta annualmente con riferimento a ciascun esercizio finanziario. Pertanto, ciascun ente interessato all’ammissione al beneficio è tenuto a presentare per ogni esercizio finanziario la domanda di iscrizione e la relativa dichiarazione sostitutiva e gli elenchi saranno pubblicati con riferimento a ciascun esercizio finanziario”, il che significa che ad oggi nemmeno l'Unicef, per dire, è iscritta negli elenchi;

[2] è possibile per le associazioni inviare domande tardive di iscrizione negli elenchi delle associazioni ammesse al beneficio entro il 30/9, a dichiarazioni dei redditi ormai inviatedai contribuenti!

[3] il mod. 730 può essere inviato a partire dal 1° maggio 2015 (quando ancora non è scaduto il termine per la richiesta di inclusione negli elenchi del 5x1000), e quindi, come dire, una buona fetta dei contribuenti rischierebbero di restare privi del diritto di attribuire il 5x1000 a chi credono, se volessero essere solerti nel presentare la propria dichiarazione.

[4] in caso di indicazione di codice fiscale non ricompreso negli elenchi l’importo viene ripartito tra gli aventi diritto, con un controllo ex post (D.p.c.m. 23/4/2010)

A questo punto, è chiaramente del tutto fuori logica vietare di inviare una dichiarazione con un codice fiscale non ancora inserito negli elenchi, perché ad oggi nessuno è inserito negli elenchi, visto che si devono rifare ogni anno, a meno di non voler intendere che chi vuole attribuire a qualcuno il contributo deve attendere il  25 maggio, affinché il giorno dell’invio quel codice fiscale sia in elenco.

Però sarebbe anche logico che il pentamestre si chiamasse quinquemestre, per dire...

Luca allora ha sentito l’Agenzia delle Entrate. Il funzionario, suppongo passabilmente oberato di scartoffie, ha risposto che non si era letto l’ultima circolare ma che “per logica” dovrebbe essere possibile inserire in dichiarazione il codice fiscale di un'associazione ancora non inserita negli elenchi, altrimenti ci sarebbe una disparità di trattamento tra i contribuenti (vedi il punto [3] sopra). Al che gli ha detto che la cosa assurda era che il termine iniziale dell’invio delle dichiarazioni fosse antecedente alla formazione degli elenchi.

La risposta è stata: “Stendiamo un velo pietoso”.

La mia conclusione è che secondo me potete fare come vi pare, mentre Luca, che è più prudente, consiglia a chi vuole essere certo della presenza del CF di Asimmetrie negli elenchi, di attenderne la pubblicazione (25 maggio per i definitivi), visto che le scadenze per gli invii delle dichiarazioni sono:

-           730: il 7 luglio
-           Unico: 30 giugno (cartaceo) e 30 settembre (telematico)
-           busta separata del 5x1000: 30 settembre


(quest'ultima, come è spiegato nel sito, riguarda chi è esonerato dal presentare la dichiarazione dei redditi).

E naturalmente, come in ogni paper #pirreviued occorrono le

Conclusions
Fate un po' come vi pare, ma prima o dopo il 25 maggio mettete il nostro CF e la vostra firma nell'apposito riquadro della dichiarazione dei redditi o (per gli esonerati dalla presentazione) della scheda per la scelta della destinazione del 5x1000. Tutto questo, naturalmente, se vi interessa sostenere la nostra battaglia. Altrimenti siete dei pentamestri, ma questo, come concluderebbe ogni buon peperciù, is left for future research... 


(...comunque, Cristo, buttare al cesso una mattina senza avere una parola che è una che mi aiutasse a capire cosa devo fare, a parte troncare di mazzate er Palla... io dei soldi me ne fotto, della salute me sbatto, della carriera me ne frego, ma chi mi fa perdere tempo, dovesse vivere mille vite, non vivrà abbastanza da pentirsene...)